11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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L'11 gennaio 2008 iniziava la straordinaria saga di Midda's Chronicles...



... sul Diario, un piccolo pensiero celebrativo di questa occasione!

Sean, 11 gennaio 2018

sabato 20 gennaio 2018

2432


Se Midda Namile Bontor non avesse trascorso tre quarti della sua intera esistenza, sin da quando poco più che bambina ancor neppur definibile qual fanciulla, a combattere, e a combattere qualunque genere di battaglia le fosse offerta, contro uomini e stregoni, contro mostri e dei, sicuramente quell’attacco, quel movimento sì rapido e altrettanto straordinariamente preciso non avrebbe mancato di raggiungerla, di ferirla e, forse e persino, di condannarla a morte, sancendo la conclusione di quello scontro tragicamente breve. Laddove, tuttavia, i suoi forse altisonanti titoli, qual Figlia della dea della guerra Marr’Mahew, o Ucciditrice di Dei, non avrebbero avuto a doversi fraintendere qual espressione di mero vanto, quanto, e piuttosto, testimonianza concreta dei suoi straordinari successi, delle sue incredibili imprese, anche posta a confronto con tanta straordinaria velocità di esecuzione e precisione di movimento, ella ebbe a permettersi possibilità di sopravvivere e di sopravvivere, nel dettaglio, attraverso uno non di meno straordinariamente rapido movimento discendente, verso il suolo, che la esclude dalla traiettoria di quella lama e che le permise, allora, di tentare di condurre un contrattacco, una degna risposta, in un’ampia spazzata, un movimento rotatorio imposto a tutto il proprio corpo per spingere le proprie gambe a colpire quelle di lei e, in ciò, a privarla del proprio equilibrio, precipitandola al suolo.
Ma, se pur, l’evasione alla propria prospettiva di morte, allora, ebbe piacevole successo, non identico risultato ebbe a poter vantare nei riguardi della propria nuova offensiva, la quale si vide parimenti vanificata, nel proprio risultato, da un balzo, e un balzo estraneo a qualunque umana possibilità di movimento, tal da proiettare, sopra la propria testa, e sopra le teste di tutti, la sua controparte per quasi una dozzina di piedi rispetto al livello del suolo. Un salto sovrumano, quello in tal maniera compiuto, che non volle ovviare a riservarsi l’opportunità di trasformarsi in un nuovo, estemporaneo tentativo d’offesa a suo riguardo, trasformando l’ineluttabile ricaduta al suolo in una mossa volta a inchiodarla sotto di sé e, nel dettaglio, sotto il suo ginocchio destro, sospinto volontariamente verso il basso, a poterla, in tal maniera, schiacciare letteralmente a terra.
In ciò, quindi, ebbe a essere nuovamente il turno della donna dagli occhi color ghiaccio quello di ovviare agli effetti più negativi di quella nuova aggressione, di quella nuova mossa, sottraendosi a quell’offensiva nel rotolare rapidamente lateralmente e, in un sol movimento continuo, nel rialzarsi dal suolo, là dove, in tal condizione, sarebbe stata un bersaglio eccessivamente esposto. Per questa ragione, quando Lles ripiombò a terra, incrinando il manto stradale sotto il proprio ginocchio e lasciandogli assumere una aspetto simile a una ragnatela in conseguenza alle fratture impostegli nella violenza propria di quell’impatto, Midda ebbe a offrirsi nuovamente già in piedi, estraendo alfine la spada dal proprio fodero, nel ben valutare quanto, ormai, spiacevolmente stolido sarebbe stato per lei rifiutare quel conflitto, sottrarsi a quell’obbligato duello, non laddove l’altra non si sarebbe certamente fermata prima di aver preteso da lei un ineluttabile tributo di sangue e non laddove, per impedirle di raggiungere un simile traguardo, avrebbe avuto a dover ricorrere a tutte le proprie risorse, senza esclusione di colpi…

« Fammi indovinare: anche le gambe non sono originali… » ebbe a commentare osservando l’antagonista rialzarsi in piedi e non dimostrare il benché minimo disturbo nei propri movimenti dopo la violenza di quell’ultimo colpo che, a rigor di logica, avrebbe avuto a doverle frantumare la rotula e la gamba intera, più in generale, oltre a non offrire alcun piacere al resto del suo corpo, a partire, innanzitutto, dalla sua schiena.
« Ciò non di meno, non credo che si possa esprimere obiezioni su quanto siano egualmente splendide. » puntualizzò la donna pirata, dondolandosi appena prima a destra e poi a sinistra, quasi a voler offrire una migliore opportunità volta ad ammirare i propri magnifici arti inferiori, con quieta fierezza a tal riguardo, nella serena consapevolezza della propria beltà e, in questo, dei propri pregi, anche di natura esclusivamente fisica « O hai qualche pregiudizio in contrasto a ciò…?! » sorrise provocatoria, ammiccando verso di lei.
« Assolutamente. » negò l’altra, scuotendo appena il capo « In effetti, ho persino conosciuto una mia versione alternativa che riversava in condizioni non dissimili alle tue. » riprese e soggiunse, non tanto a soddisfazione di un qualche possibile curiosità nella controparte quanto, e piuttosto, nella mera rievocazione di quella particolare avventura, di quella singolare esperienza nel tempio sotterraneo della fenice, là dove, la seconda volta, le era stata concessa l’opportunità unica di porsi a confronto non soltanto con una singola, altra Midda proveniente da un universo parallelo, ma con un bel repertorio di proprie versioni alternative, fra cui, in effetti, una che, a differenza sua, non aveva perduto soltanto l’arto destro, ma anche il sinistro, nonché entrambe le gambe, ridotta brutalmente a un torso umano ma, ciò non di meno, in grazia alla propria forza di volontà, riuscendo alfine a riacquistare la propria mobilità attraverso una completa armatura di nero metallo dai rossi riflessi animata in grazia alla magia, soluzione non dissimile da quella che, fino a qualche anno prima, era anche per lei surrogato del proprio arto mancante.

Al di là di quel fugace intermezzo, di quell’estemporaneo scambio di parole fra loro, lo scontro, ovviamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere ben lontano dal potersi considerare concluso. Al contrario.
Posti ormai tutti i pezzi sulla scacchiera da entrambi i lati, nella spada sguainata della Figlia di Marr’Mahew, e nella condivisione in merito alle superiori capacità del capitano Vaherz in conseguenza alle proprie protesi artificiali, e protesi utili a concederle, al contempo, sia i benefici propri di normali arti di carne e ossa, sia quelli derivanti dalla potenza di straordinari servomotori alimentati all’idrargirio; le due combattenti, le due sfidanti, non avrebbero potuto procedere in altra direzione se non in quella della lotta, e di una lotta destinata potenzialmente all’annientamento reciproco, nell’eventualità in cui una delle due non fosse riuscita a prevalere sull’altra. E se, nei primi minuti, la folla attorno a loro era risultata sufficientemente animata, nell’incitarle entrambe al combattimento, nel momento in cui la sfida aveva avuto chiaramente inizio, soltanto il più assoluto silenzio era ridisceso attorno a loro, nell’attenzione richiesta a tutti gli spettatori, a tutti i testimoni lì presenti, per riuscire a seguire, effettivamente, movimenti altresì troppo rapidi, azioni, reazioni ed evoluzioni in un susseguirsi troppo concitato, per poter giustificare loro anche la più semplice distrazione derivante da un banale commento verbale.
Così, arma in pugno, l’Ucciditrice di Dei ebbe a proiettarsi, allora, in direzione della propria antagonista, iniziando a menare una straordinaria sequenza di colpi a confronto con la quale difficilmente, chiunque, avrebbe potuto avere possibilità di sopravvivenza, forse intercettandone uno, forse evitandone un altro, ma, alfine, necessariamente cadendo sotto un fendente, uno sgualembro o un ridoppio di quell’incessante serie di attacchi, tutti condotti con impareggiabile precisione e, soprattutto, straordinaria forza, e forza, in quel caso, sol merito dell’ammirevole forma fisica della protagonista di tutto ciò, avendo ella a dover maneggiare, necessariamente, la propria lama con la mancina, ove, priva di sensibilità nella propria destra, non sarebbe stata in grado di gestire i sottili equilibri di una pur tanto violenta e devastante azione. Ciò non di meno, al di là dell’impareggiabile offensiva che, allora, quella donna dagli occhi color ghiaccio ebbe finalmente a dimostrar qual propria malgrado uno stile nell’uso della propria spada inoppugnabilmente meno elegante, seppur egualmente efficace, rispetto a quello che avrebbe avuto a dover essere attribuito alla propria controparte, Lles non ebbe a cadere in conseguenza al primo, al secondo, al terzo, e neppure al decimo colpo menato: muovendosi, infatti, con non minor velocità e senso di controllo, e, in tal senso, sicuramente aiutata dai propri miglioramenti fisici di natura tecnologica, ella fu in grado di parare e deviare ogni colpo contro di lei rivolto, offrendo anche evidente dimostrazione di quanto la propria sciabola, benché dotata di una lama più stretta rispetto a quella della spada della controparte, avesse a poter vantare una straordinaria resistenza, mai cedendo nel corso di quel confronto e, anzi, quasi apparendo in una situazione di superiorità. Una superiorità quella propria dell’arma dell’avversaria, che Midda era certa non sarebbe stata egualmente tale se soltanto avesse avuto occasione di impugnare la propria lama bastarda, forgiata e temprata secondo un’antica e quasi perduta tradizione del proprio mondo atta a creare una lega dagli azzurri riflessi dotata di una forza priva d’eguali… ma, in quel momento, in quel contesto, ella avrebbe avuto a doversi impegnare a rendere il meglio con quanto le era stato concesso di possedere e, in ciò, di batterla anche partendo da condizioni di potenziale svantaggio qual pur, quella, avrebbe avuto a doversi ritenere.

venerdì 19 gennaio 2018

2431


A dispetto dei timori espressi da Lles, e trascurando completamente la possibilità di entrare all’interno del retro di quel veicolo, e di raggiungere la gabbia lì riposta, Midda ebbe altresì a proiettare il proprio corpo in un primo salto, un balzo che la condusse ad appoggiare fugacemente il proprio piede sinistro su una curva utile della forma del mezzo e in tal dove trovare un punto d’appoggio allo scopo di spingersi ancora più in alto, quasi rimbalzando sul lato opposto e lì lasciando aderire, questa volta, il destro, su un altro punto idoneo, prima di sospingersi, in un’amplia parabola, in una straordinaria capriola all’indietro, a volare al di sopra della testa della propria avversaria, per atterrarle alle spalle e, in quel punto sopraggiunta, cercare di menare il proprio colpo, un montante che, condotto con il suo destro, non si sarebbe limitato a colpirla ma, addirittura, a distruggerla, nella forza dei servomotori alimentati all’idrargirio propri di quell’arto trapassandole la schiena e l’addome, fino a fuoriuscire dal suo petto. Un colpo, in tutto questo, contraddistinto non soltanto da audace concezione e da straordinaria esecuzione, ma, anche e ancor più, caratterizzato da un’impietosa volontà di condanna, di morte, a discapito della controparte, alla quale, potenzialmente, non sarebbe stata concessa altra possibilità al di fuori di una violenta e sanguinosa dipartita, avendo probabilmente appena il tempo di maturare l’idea di quanto così accaduto, e della fine alla quale, in tal maniera, si sarebbe ritrovata a esser tradotta in un nuovo stato d’esistenza, compatibilmente con le proprie eventuali credenze religiose.
Ma se pur, effettivamente, il potenziale di morte proprio di quell’azione avrebbe avuto a doversi riconoscere estraneo a qualunque possibilità di argomentazione o critica, tale potenziale, nella pratica di quello scontro, ebbe a doversi inaspettatamente confrontarsi con la ferrea volontà a mantenersi in vita, e in salute, della controparte, la quale, in conseguenza a ciò, non avrebbe potuto permettersi alcuna occasione volta ad attendere quietamente l’evolvere degli eventi, senza, in essi, agire e interagire. Così, nel dimostrare un ammirevole acume e un’incredibile capacità di freddo controllo sugli eventi, e sull’ambiente a sé circostante, il capitano dei pirati non ebbe ad accettare passivamente il destino al quale la propria antagonista l’avrebbe tanto banalmente condannata, preferendo mantenere quieta consapevolezza nel merito della posizione della stessa e, al momento del suo pur ipoteticamente letale attacco, offrire a quel suo pugno cromato non il calore e la morbida accoglienza delle proprie carni, quanto e piuttosto il nulla allor rappresentato dalla semplice aria, e dalla semplice aria nella quale lasciò fendere, incapace a imporle qualunque danno, quella temibile estremità, compiendo nel contempo proprio di quell’attacco, di quell’aggressione, un perfettamente misurato, lieve movimento, minimo indispensabile utile a escluderla dalla sua traiettoria e a permetterle di riservarsi, ancor, salva la vita. Mirabile, in tutto questo, ebbe a dover essere la sua velocità, anche all’attenzione della stessa Figlia di Marr’Mahew, la quale quasi non poté riservarsi il tempo di comprendere realmente quanto avesse lì a doversi considerare in corso prima che, altresì, tutto fosse allor terminato.
E laddove incredibilmente rapida ebbe a dimostrar di saper essere Lles in un contesto difensivo, altrettanto non mancò di dimostrarsi in uno offensivo, utile, nella nuova posizione così assunta, quasi frontale alla propria controparte, a menare a sua volta un colpo, lì animato, in verità, non da intenzioni apertamente letali quali quelle a lei riservate, quanto e piuttosto dalla volontà di offrire una dimostrazione, e una dimostrazione che, nel proprio intimo, ella volle probabilmente sperare essere utile alla donna da dieci miliardi di crediti per decidersi a concederle la sfida da lei desiderata, quella possibilità di singolar tenzone da lei ricercata e che, in un modo o nell’altro, l’altra sembrava intenzionata a eludere, non apparendo intenzionata a dedicarle quell’attenzione, quell’interesse pur quietamente preteso. Una dimostrazione, la sua, che fu allora espressa in una semplice spinta, e in una spinta che, con il palmo della mancina aperto, ella ebbe a muovere in direzione del suo basso addome con la stessa precisione di un pugno, e che pur pugno non volle essere, per fortuna della controparte, laddove se così non fosse stato, probabilmente l’effetto finale non avrebbe avuto a doversi intendere particolarmente differente da quello che, a sua volta, aveva sperato di imporre con il proprio arto cromato, giacché, in un’incredibile velocità d’azione, tale da non permetterle alcuna possibilità di difesa da tutto ciò, gli effetti propri di quella spinta, di quell’impulso imposto in contrasto al suo ventre, ebbero a definirsi nel vederla catapultata con disumano vigore per oltre nove piedi all’indietro, sino a raggiungere il limite della loro arena e, in ciò, a colpire, di schiena, la schiena di uno dei tagliagole lì disposti a mantenere intatto il limite circolare loro riservato e, ancora, quasi a sbilanciarlo in avanti, in conseguenza alla straordinaria energia cinetica che l’altra era così stata in grado di imporle.
Un colpo in conseguenza al quale, pertanto, Midda ebbe a ritrovarsi per un breve istante impossibilitata persino a respirare, istante nel corso del quale, tuttavia, la sua mente non si negò possibilità di rielaborare quanto appena accaduto, nel tentativo di offrire una chiave di interpretazione logica a tutto ciò. Una chiave di interpretazione, allora, che non poté ovviare a ricollegarsi a una delle ultime frasi ridacchiate da parte della donna pirata prima dell’inizio di quello scontro, di quella loro tanto invocata possibilità di duello, e, in particolare, al disinteresse dimostrato dall’altra alla prospettiva di poter perdere entrambe le mani in conseguenza a quel conflitto: eventualità che, sebbene nel mondo dal quale la donna guerriero proveniva avrebbe terrorizzato chiunque, proponendosi qual menomazione di impossibile superamento, in quella nuova e più amplia realtà, così come il suo stesso arto cromato avrebbe avuto a rappresentare, non avrebbe potuto più ritenersi qual ostacolo sì insormontabile, condizione sì immutabile, in grazia allo straordinario progresso tecnologico che contraddistingueva quelle civiltà…

« Le tue braccia… » esitò la Figlia di Marr’Mahew, aggrottando appena la fronte nel cercare di recuperare voce e posizione eretta, separandosi da colui che, involontariamente, le si era offerto qual scomodo materasso utile ad arrestare il volo in tal maniera impostole dalla controparte.
« Un modello senza dubbio più elegante del tuo. » sottolineò Lles, riservandosi occasione per un nuovo sorriso immancabilmente sornione, nel levare innanzi a sé la propria estremità mancina e nell’osservarla quasi con compiacimento, nell’assoluta verosimiglianza della stessa con un arto reale, risultando apparentemente contraddistinto da pelle e da carne, garantendole tutta quell’importante sensibilità tattile propria della pelle e della carne, e, ciò non di meno, non avendo a doversi considerare, a tutti gli effetti, qual più naturale di quanto non avrebbe avuto a doversi reputare il destro cromato della propria allor sorpresa interlocutrice « Con rispetto parlando, per quanto sicuramente possa contribuire all’immagine di ragazza cattiva alla quale, evidentemente, tanto tieni, io avrei qualche remora a mostrarmi in giro con una protesi così rozza qual quella: sembra quasi un semplice modello da lavoro di quelle che vengono installate ai detenuti delle prigioni di Loicare. » la criticò, scuotendo appena il capo « … o forse è veramente così, tesoro?! » ridacchiò, strizzando l’occhio sinistro in un gesto di ricerca di complicità con lei.

Cercando di approfittare della distrazione da lei resa propria in quel breve monologo, la donna guerriero si impose una rapida ripresa dal lieve stordimento nel quale il colpo a lei inferto l’aveva fatta ricadere, per scattare in avanti, in grazia di tutta l’energia propria dei vigorosi muscoli delle sue gambe, per coprire in un attimo la distanza fra loro esistente e cercare, nuovamente, di raggiungerla, e di raggiungerla, ancora, non nell’impiego della propria spada, ma, più semplicemente, del proprio arto destro, nella volontà di imporle quell’unico, singolo colpo in grazia al quale, allora, quell’intera questione avrebbe potuto essere facilmente conclusa, nella morte della propria controparte, nonché dell’attuale carceriera dei due bambini.
Purtroppo, ancora una volta, la sua pur straordinaria velocità d’esecuzione venne sostanzialmente umiliata da quella che, altresì, ebbe modo di riservarsi la sua avversaria, restando in immobile attesa del suo arrivo sino all’ultimo istante utile e, solo quando ormai avrebbe avuto a dover essere bersaglio designato per il suo colpo, compiendo quel pur lieve movimento utile, allora, a sottrarla al medesimo, lasciando sfogare tanta forza, tanta violenza, nel vuoto lasciato in propria vece, in un’evasione da quell’offensiva straordinariamente misurata e che, ora, volle riservarsi anche l’opportunità di condurre un primo movimento della propria lama a potenziale discapito di quell’antagonista, in un ridoppio diritto volto in direzione del suo fianco mancino…

giovedì 18 gennaio 2018

2430


E fu il silenzio…
… in silenzio, innanzi a tale sfida, ebbero a presenziare Tagae e Liagu, attendendo pazientemente la vittoria della loro tutrice, nonché genitrice adottiva, ancora imprigionati all’interno della propria gabbia e, in effetti, all’interno del mezzo di trasporto nel quale, sino a lì, erano stati condotti.
… in silenzio, nel confronto con quel duello, ebbero a testimoniare tutti gli uomini al servizio di Lles Vaherz, attendendo quasi con tedio la vittoria del loro capitano, nonché compagna d’armi, quietamente disposti a limite di quell’area circolare, di quel palcoscenico al di sopra del quale, presto, anche la famigerata Midda Bontor avrebbe certamente incontrato la propria ineluttabile sconfitta.
… in silenzio, innanzi alla minaccia di quella spada sguainata, ebbe a permanere la stessa donna guerriero dagli occhi color ghiaccio, immobile con le braccia conserte innanzi a sé.
… in silenzio, nel confronto con la quiete così provocatoriamente riservatale, ebbe a restare la medesima donna dalla bronzea pelle e dagli occhi ambrati, in attesa nella propria postura di guardia.
E fu il silenzio…
… o quasi.

« Allora…?! » si sollevò una voce maschile di protesta fra gli astanti, fra coloro lì arrestatisi incuriositi alla prospettiva di una sfida, di un combattimento così a loro gratuitamente offerto, un piacevole spettacolo con il quale potersi intrattenere al proprio arrivo, o prima della propria ripartenza dal Mercato Sotterraneo e, ciò non di meno, lì apparentemente destinati a restare insoddisfatti, nella quiete immobilità così precipitata.
« E dai… attaccala…! » insistette una seconda voce, questa volta femminile, richiedendo l’evolversi della situazione, e l’evolversi proprio di un’offensiva allor da riservarsi a discapito di colei che, tanto impunemente, stava lì rifiutandosi di estrarre la propria lama per rispondere alla questione.
« Forza, pollastre! Non abbiamo tutto il gior… » tentò di intervenire una terza voce, nuovamente maschile, salvo essere arrestata dall’intervento di un pesante pugno, e un pugno in grazia al quale, allora, l’intero cranio dell’incauto commentatore venne letteralmente fracassato, vedendo lo stesso crollare a terra morto sul colpo, qual giusta punizione a lui inferta da uno dei masnadieri per la propria così intollerabile mancanza di rispetto nei confronti delle due contendenti e, in particolare, del capitano Vaherz.
Un richiamo a toni più riguardosi, quello in tal maniera fisicamente espresso, che non mancò di essere anche ribadito verbalmente da colui che, senza apparente preoccupazione, aveva appena definito la morte di un perfetto sconosciuto: « Ogni mancanza di educazione non sarà tollerata. » sancì, con voce tuonante al di sopra della folla, della folla necessariamente sorpresa da quella morta occorsa in maniera tanto subitanea e inattesa « Spero di essere stato chiaro… »

Solo un quieto annuire, soprattutto da parte di coloro più vicini a quell’uomo, si riservò il compito di confermare comprensione nel merito di tali parole, permettendo, allora, al silenzio di tornare a imporsi al di sopra della scena.
E Midda, che pur aveva sperato, nella propria reazione, di incontrare, come di consueto, come già avvenuto un numero ormai incalcolabile di volte nel corso della propria vita, una qualche espressione di contrarietà da parte della sua avversaria, che, in tal maniera, avrebbe avuto a doversi considerare quantomeno offesa da tutto ciò, dall’apparente mancanza di attenzione che ella stava dimostrando nei suoi riguardi; non poté lì ovviare a comprendere quanto, proprio malgrado, tale tattica non avrebbe avuto occasione di riscontrare il successo sperato. Non, per lo meno, da parte di chi, evidentemente, avrebbe avuto a doversi considerare non soltanto in temibile parallelismo alla propria gemella ma, come sin da subito intuito, in spiacevole somiglianza a se stessa, anche nei propri approcci, nelle proprie strategie.
Una consapevolezza, quella da lei alfine così maturata, che evidentemente ebbe a dover essere espressa in maniera sufficientemente trasparente dal suo sguardo, dai suoi occhi abitualmente enigmatici per i propri avversari, e che pur, da quella controparte in particolare, vennero correttamente interpretati nelle proprie emozioni e nei propri pensieri, confermando, anche ove non necessario, quanto avesse a doversi considerare pericolosa…

« Sì. E’ inutile che tu abbia ad aspettare di farmi innervosire, splendore. » sorride Lles, facendo ricomparire le proprie irriverenti fossette ai lati delle labbra « Se pensi di potermi battere in grazia a una così banale tattica psicologica, mi spiace per te, ti sbagli di grosso! »

Ovviando a imprecare verbalmente, e pur non mancando di scandire il nome della propria dei prediletta all’interno del proprio cuore, la donna guerriero ebbe allora a lasciar ricadere le braccia ai propri fianchi, prima, e poi ad alzarle in posizione di guardia, innanzi a sé, con i pugni chiusi, quasi a prepararsi, in tal maniera, a una rissa ancor prima che a un combattimento all’arma bianca. E a sottolineare la propria mancanza di entusiasmo per la prospettiva di confronto lì offertale, in un nuovo tentativo di irritare la propria controparte, ella si impegnò anche a sbuffare nel mentre di ciò, sollevando per un fugace istante gli occhi al cielo, a meglio evidenziare le proprie, supposte emozioni…

« L’ultima volta che ho avuto occasione di affrontare un insistente spadaccino, non è finita molto bene per lui. » volle ricordare l’ex-mercenaria, rendendo omaggio a un semplice Nessuno del proprio passato, un uomo che tanto aveva insistito per affrontarla, e affrontarla ripetutamente, e che, pur, alfine, si era dovuto necessariamente pentire della propria scelta « Lascia andare i miei bambini e permettici di allontanarci senza creare problemi. E, forse, per te, andrà meglio… »
« Lasciami indovinare… lo hai ucciso in un colpo solo?! » ipotizzò, dimostrandosi soltanto divertita, la sua interlocutrice, pur senza ancora ipotizzare alcun movimento d’offesa nei suoi confronti, in quieta attesa dell’inizio reale del loro scontro.
« Peggio… l’ho lasciato vivere, dopo avergli amputato entrambe le mani. » replicò la prima, sincera in quella dichiarazione, nell’aver proceduto in tal senso, in conseguenza di dinamiche nello spiegare le quali, in quel mentre, avrebbe preteso più tempo di quanto, probabilmente, non avrebbe potuto considerare proprio.
« A tal riguardo, francamente non ho problemi… » ridacchiò Lles, quasi ella le avesse appena raccontato una barzelletta « E se non hai altri aneddoti da condividere, direi che potremmo anche iniziare, prima che faccia notte. » la volle invitare, sollevando, per un momento, la mancina quietamente appoggiata al proprio fianco sinistro, per invitarla, con un cenno delle dita, ad attaccarla, a provare a dimostrarle nei fatti, ancor prima che nelle parole, il proprio valore « Avanti… ti sto aspettando. »
« Come preferisci… » si strinse nelle spalle la Figlia di Marr’Mahew, gettando uno sguardo alle proprie spalle e, poi, decidendo alfine di agire, per così come incitata a fare.

Con uno scatto felino, per un istante, la donna guerriero sembrò allora diretta alla volta del mezzo dal quale erano appena scesi e, in particolare, in direzione dei due bambini lì ancora imprigionati.
Un gesto innanzi al quale, necessariamente, la sua controparte, il capitano della masnada di predoni e tagliagole, non poté che reagire accennando a scattare a sua volta in avanti, per poterle impedire qualunque eventuale azione in tal senso, qualunque tentativo di liberazione della coppia prima di aver guadagnato qualunque diritto a tal riguardo, secondo i termini del loro accordo, della loro sfida.

« Non penserai davvero di potermi fuggire?! » protestò la donna pirata, decisamente contrariata da quell’idea, da quella prospettiva così irriverente innanzi al duello in corso.