11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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L'11 gennaio 2008 iniziava la straordinaria saga di Midda's Chronicles...



... sul Diario, un piccolo pensiero celebrativo di questa occasione!

Sean, 11 gennaio 2018

martedì 23 gennaio 2018

2435


« Amici tuoi…? » domandò il capitano Vaherz, aggrottando la fronte con aria dubbiosa a quell’interruzione, da lei riconoscibile, al contempo, qual evento sgradito, nella totale mancanza di rispetto così dimostrata per il combattimento lì in corso, e gradito, nella possibilità di respiro che, in tal maniera, le venne garantita, nell’obbligata interruzione dell’assalto di quella straordinaria antagonista.
« Non proprio. » escluse per tutta risposta la Figlia di Marr’Mahew, storcendo le labbra verso il basso a meglio esplicitare tutta la propria contrarietà nel confronto con quella gente, con quegli individui ai quali, del resto, non avrebbe potuto gradire essere associata « Ti sia sufficiente sapere che, se ora sono stata costretta ad affrontarti, e quasi a ucciderti, tutto ciò si deve soltanto a loro… »
« Ehy… non dare per assodata la tua vittoria, dolcezza! » protestò l’altra, apparendo indispettita dalla scarsa considerazione così destinata alle proprie possibilità di successo e, in questa nuova occasione, accusando inaspettatamente il colpo, forse in conseguenza alla maturata consapevolezza di quanto tutt’altro che improbabile avrebbe avuto a doversi giudicare una simile eventualità, a dispetto di quanto, inizialmente, quietamente creduto « Il nostro scontro è appena iniziato… »
« Il nostro scontro è già finito, se non te ne sei resa conto. » escluse tuttavia la prima, indicando con un cenno del capo gli uomini in nero che, con incedere convinto, si stavano allor facendo strada fra la folla, diretti verso di loro, nell’evidente volontà di recuperare la proprietà in tal maniera appena rivendicata « Quei bei tomi non si faranno scrupoli a sterminare te e tutto il tuo equipaggio per raggiungermi… cambia aria, finché ancora ne hai la possibilità. »

Un invito non così fine a se stesso, quello da lei così offerto, laddove, a prescindere da tutta la propria più viscerale avversione a dei pirati, dei mari o dell’immensità siderale essi avrebbero avuto a doversi ritenere, pur ammirevole, dal punto di vista della donna guerriera, avrebbe avuto a doversi lì comunque considerare la quieta serenità nella quale, malgrado quanto attorno a loro stesse accadendo, i masnadieri al servizio della sua interlocutrice stavano ancora apparendo, fermi nelle proprie posizioni, lungo quell’ideale circonferenza da essi descritta  attorno a loro, attendendo, con la più assoluta dimostrazione di fiducia, un qualunque ordine da parte del loro comandante, chiaramente certi del fatto che, al momento opportuno, ella non avrebbe mancato di esprimersi e di esprimersi nei termini più corretti per garantire loro successo, in qualunque direzione avrebbe mai potuto decidere di muoversi. A fronte di quell’ennesima, inoppugnabile riprova del valore della propria antagonista e dei suoi degni compari, di quello spirito di cameratismo non così comune, non così ovvio non soltanto fra dei pirati, ma, anche e persino, fra semplici marinai, Midda Bontor non avrebbe quindi avuto piacere a vederli sterminare senza una reale ragione a motivare quelle morti, a definire quella strage: una strage che, beninteso, ella stessa avrebbe imperturbabilmente compiuto per la salvezza dei suoi bambini e che pur, parimenti, non avrebbe voluto avesse a occorrere in maniera tanto gratuita per mano della Loor’Nos-Kahn, andando ad aggiungere anche quella donna e il suo equipaggio all’annovero di tutti i morti inutili dei quali, nel corso di quella disavventura, la medesima ex-mercenaria e i due pargoli si stavano sgradevolmente circondando.
Ma se, in tutto ciò, una cortesia avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual quella alla base del suggerimento dell’Ucciditrice di Dei in favore di colei e coloro che pur, in altro contesto, non avrebbe esitato a uccidere sistematicamente, senza rendere propria la benché minima ragione di rimorso; non minor gentilezza avrebbe avuto a dover essere attribuita alla sua controparte, nel momento in cui, dopo un fugace e pur necessario momento di valutazione della situazione e dei possibili sviluppi della medesima, volle riprendere voce, ed esprimersi, al contempo, verso di lei e verso i propri compagni d’arme, condividendo con loro la propria decisione, la propria presa di posizione nel merito di quanto lì in atto…

« Splendore: io non amo ripetermi e, credimi, se ti ho detto che il nostro scontro è appena iniziato… il nostro scontro è appena iniziato! » dichiarò il capitano di quella ciurma di predoni e tagliagole, scuotendo appena il capo prima di rinfoderare, con un gesto elegante, la propria sciabola nel rispettivo fodero, a dimostrare, in un gesto, molto più di quanto avrebbe potuto argomentare con mille parole « Tuttavia, credo possa essere opportuno proseguire il nostro confronto altrove. Quindi, a meno che tu non abbia piacere a restare a intrattenerti con i tuoi vecchi amici, ritengo che questo abbia a considerarsi il momento giusto, per te, di seguirmi. » la invitò, ammiccando con fare complice verso di lei, prima di concludere il proprio proclama rivolgendosi a tutti i propri uomini « Amici miei… è tempo di fare ritorno alla Jaco Milade! »
« Cosa ti fa pensare che io ti seguirò…?! » parve esitare la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, innanzi a quell’invito francamente inatteso, la natura del quale, obiettivamente, sarebbe stata difficile da comprendere nel confronto con una figura tanto palesemente controversa qual avrebbe avuto a doversi considerare la sua interlocutrice e autoproclamatasi anfitrione.

Ma, allorché offrirle una risposta diretta, proseguendo quello scambio che si era già dilungato eccessivamente, Lles si limitò a voltarle le spalle e a dirigersi, con passo tranquillo e, pur, deciso, verso il mezzo di trasporto dal quale erano pocanzi scesi tutti quanti e all’interno del quale, allora, stavano tutti ordinatamente facendo ritorno. Lo stesso mezzo all’interno del quale, del resto, ancora si poneva la gabbia contenente, quali prigionieri, Tagae e Liagu, in tutto ciò rimasti silenziosi spettatori di quanto lì in corso, animati da un sentimento di fiducia verso la loro nuova madre adottiva non dissimile, e non inferiore, da quello dimostrato da tutti i masnadieri in direzione del loro capitano.
E solo prima di salire a bordo del medesimo mezzo di trasporto antigravitazionale, voltandosi appena verso la propria ipotizzata ospite, la donna dalla pelle bronzea ebbe a sorriderle e a offrirle nuovamente la visione delle fossette ai lati delle proprie labbra…

 « Francamente, ti giudico troppo intelligente per aspettarti davvero una risposta… » si limitò a esclamare verso di lei, a non concedersi la scortesia di una mancata risposta, dell’assenza di replica a quell’ultimo interrogativo, in tal senso declassato, palesemente, a meramente retorico.

E Midda, proprio malgrado, al di là della domanda così dispersivamente formulata, avrebbe avuto effettivamente a riconoscersi troppo intelligente per poter avere reale esigenza di una qualche risposta, di una qualunque replica, giacché, in quel momento, in quel contesto, la sua scelta avrebbe avuto a doversi considerare sostanzialmente obbligata. E obbligata tanto per la presenza di Tagae e Liagu a bordo di quel mezzo, i quali, altresì, sarebbero stati superficialmente abbandonati al proprio destino al di là di tutte le promesse loro rivolte; quanto per la palese assenza di particolari alternative a lei riservate a confronto con la ritrovata minaccia propria della Loor’Nos-Kahn, in quel nuovo gruppo armato che, se soltanto non avesse accettato quell’invito, si sarebbe necessariamente ritrovata ancora ad affrontare, in una situazione che, nel dimostrarsi così straordinariamente ripetitiva, avrebbe potuto condurla, presto o tardi, alla follia.
Avendo quindi a scegliere fra il seguire i suoi bambini, affidandosi ai capricci di una potenziale sociopatica, qual la sua antagonista, e lì ipotetica alleata, avrebbe potuto temersi essere, e l’abbandonare i due pargoli al proprio fato, restando a offrirsi alle brame di quel nuovo, anonimo contingente di uomini e donne, umani e chimere nero vestiti, e rappresentativi del braccio armato della medesima organizzazione per colpa della quale tutto quello aveva avuto inizio; la donna guerriero non avrebbe dovuto obiettivamente riservarsi alcuna ragione di esitazione, affrettandosi a seguire i masnadieri nuovamente a bordo dello stesso mezzo da lei tanto violentemente assaltato, per affidare a esso, e a essi, il propri destino e il destino di Tagae e Liagu.
E così fece, benché…

« … sia chiaro: questo non significa che tu mi piaccia! » volle puntualizzare, rivolgendosi direttamente alla propria divertita padrona di casa, nel mentre in cui, senza alcuna esitazione, il mezzo ebbe nuovamente a decollare, per allontanarsi rapidamente da lì non appena ella, ultima rimasta ancora a terra, fu salita a bordo.

lunedì 22 gennaio 2018

2434


Che Midda Bontor, a seguito delle prime schermaglie già occorse, fosse lì ancora in piedi, in buona salute e, soprattutto, desiderosa di combattere al punto tale da ricercare, ella stessa, il confronto con la propria controparte; avrebbe avuto a dover essere intesa qual dimostrazione più che palese, più che evidente, più che trasparente di quanto probabilmente superficiale avrebbe avuto a dover essere considerato l’approccio adottato dalla sua avversaria, nell’ipotesi quietamente smentita di poter concludere quello scontro in maniera rapida e banale, erroneamente giudicando la fama pur esistente attorno a quel nome, attorno a quell’individuo, qual fondamentalmente immeritata, evidenza più di un eccesso di rumore attorno a lei che di meriti reali, di risultati concreti.
Che Lles Vaherz, a seguito delle prime schermagli già occorse, fosse lì ancora in piedi e in buona salute, per quanto forse non più così fiduciosa in un quieto e scontato esito in proprio favore, in una banale vittoria priva di particolari sforzi; avrebbe avuto a dover essere intesa qual comprova più che indubbia, più che incontrovertibile, più che indiscutibile di quanto certamente non così infondata avrebbe avuto a dover essere intesa la sua sicumera, quel suo approccio sprezzante nei confronti della minaccia altresì per lei giudicabile qual rappresentata dalla propria antagonista, nell’aver invocato, addirittura preteso, la possibilità di uno scontro nel confronto con il quale, l’esito finale non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto tanto ovvio così come aveva creduto sarebbe allor stato.
Che gli uomini della masnada, quei predoni e tagliagole, a seguito delle prime schermaglie già occorse, fossero lì ancora in piedi e immobili, a delimitare indomitamente il perimetro dell’area designata per quello scontro, senza né ipotizzare una qualunque fuga dalla scena, né, parimenti, intervenendo in essa, a sostegno del proprio capitano; avrebbe avuto a dover essere intesa qual evidenza più che solida, più che inattaccabile, più che ovvia di quanto assolutamente non così retorica avesse a dover essere intesa la loro fedeltà e la loro fiducia nei confronti della stessa, così come della sua possibilità, malgrado tutto, di quieta vittoria nei confronti di quell’avversaria che, pur, stava dimostrando con ardore incommensurabile quanto, effettivamente, avesse lì a dover essere riconosciuta qual temibile.
Che tutti gli uomini, le donne, umani e chimere, lì attorno radunatisi, fermatisi ad assistere al conflitto in atto, fossero lì ancora in piedi e immobili, a osservare silenziosamente l’evolversi di quella sfida, di quel combattimento, in necessario silenzio laddove, nella velocità della progressione dello stesso perdersi in chiacchiere avrebbe ineluttabilmente significato anche perdersi parte dell’evoluzione del medesimo; avrebbe avuto a dover essere intesa qual testimonianza più che inappellabile, più che concreta, se non, addirittura, banale, di quanto macabramente interessati avessero tutti loro a doversi riconoscere innanzi all’eventualità della morte di una delle due contendenti, attendendo quasi con voracità il sanguinoso epilogo loro promesso senza possibilità di dubbio alcuno nel merito di qual genere di morale guidasse le loro esistenze.
Nulla, in tutto ciò, nel confronto con la situazione in tal maniera osservabile, avrebbe potuto obiettivamente sconvolgere la Figlia di Marr’Mahew, abituata, nel proprio mondo, a dinamiche sociali tali per cui, anche tutto quello, avrebbe avuto a poter essere ritenuto persino normale. In effetti, anzi, la sfida lì riservatale, la folla lì attorno in attenta attesa della conclusione del conflitto e, persino, il proprio più o meno disgraziato allontanamento dai propri compagni della Kasta Hamina, non avrebbe potuto ovviare a riportare all’attenzione della sua memoria una scena non dissimile vissuta molti anni prima, in quel dell’Arena di Garl’Ohr, là dove, invero, in luogo a un singolo antagonista, a un’unica controparte, in sua offesa, a sua possibile condanna, erano state schiera una sequenza di uomini e bestie, concluse, addirittura, da una creatura mitologica, tali per cui, forse, tutto quello avrebbe avuto a doversi ritenere persino banale, addirittura noioso, se non fossero passati, suo malgrado, dieci anni da tutto ciò… e se, in questo, per quanto spiacevole ad ammettersi, ella non avrebbe avuto a doversi più considerare la giovane irrefrenabile che avrebbe potuto essere giudicata un tempo. Non che, sino a quel momento, lo scontro in atto, la sfida lì postale da Lles avesse avuto occasione di porla realmente a rischio, nelle dinamiche proprie di un ordinario duello fra due donne straordinarie: ciò non di meno, nel profondo del proprio cuore, non avrebbe avuto occasione per potersi considerare certa di poter uscire nuovamente trionfatrice dall’Arena di Garl’Ohr, laddove le fosse mai stato richiesto di rientrarci: fortunatamente, però, tanto il suo mondo, tanto il regno di Gorthia, avrebbero avuto a doversi considerare così distanti da non poter correre alcun rischio a tal riguardo. La sola preoccupazione, la sola sfida che, in tutto questo, avrebbe mai avuto a poter attrarre la sua attenzione, pertanto, avrebbe avuto a dover essere identificata nella stessa donna dalla pelle bronzea con la quale, in quel momento, in quel preciso istante, stava scambiando una nuova sequenza di rapidi attacchi di spada, sequenza ancor mantenuta a un ritmo sì martellante, sì incessante tale per cui, alla stessa, non avrebbe potuto essere riservata alcuna possibilità di offesa, alcuna occasione di replica a suo discapito, a meno di non voler rischiare, nell’ipotizzare un attacco, di esporsi, mortalmente, alla sua lama.
A favore della propria antagonista, in verità, l’Ucciditrice di Dei non avrebbe potuto mancare di riconoscerle un meritato tributo guerriero, sicuramente con l’aiuto dei propri arti artificiali, ma altrettanto indubbiamente in grazia anche di una mente attenta e straordinariamente focalizzata su quanto lì in atto: poche, pochissime, nel corso della sua vita, erano state le persone in grado di dimostrarsi capaci di sostenere una prova del genere in maniera sì prolungata, senza, in tutto questo, perdere fede in una possibilità di vittoria o, più semplicemente, nella speranza di sopravvivere a quanto in atto. Il capitano Vaherz, in tutto ciò, non soltanto sembrava riuscire a essere animata da simile positività, ma, ancor più, malgrado tutto, sembrava ancor in grado di offrirsi serena innanzi a lei, per quanto, inevitabilmente, concentrata sul mantenersi ancora in piedi e in buona salute.
A confronto con tutto ciò, quindi, facile sarebbe stato presumere quanto quello scontro avrebbe potuto proseguire ancora a lungo, prima di sancire una vincitrice e una sconfitta, in un discernimento non tanto scontato, non tanto ovvio così come, entrambe le parti in causa, avrebbero probabilmente avuto piacere a poter considerare. Ciò non di meno, nel lasciarsi coinvolgere da quegli eventi, da quella donna e, soprattutto, dalla necessità di salvare i due pargoli, quei due proclamati figli adottivi che, con tanto ardore, stava cercando di riscattare dal proprio fato di prigionieri; Midda Bontor aveva necessariamente finito con il trascurare un particolare tutt’altro che banale, un dettaglio del quale ella non avrebbe più avuto a potersi considerare inconsapevole e che, nella foga della battaglia, aveva pur totalmente obliato: nel suo sangue, così come nel sangue dei due pargoli, avrebbe avuto a dover essere ancora considerato presente quel particolare sistema di tracciamento tale per cui i suoi antagonisti originali, gli uomini in nero della Loor’Nos-Kahn, avrebbero avuto facile occasione di rintracciarli, per ridestinarli, quietamente, ognuno al proprio destino. Un destino al quale, nel suo particolare caso, nel suo valore, per così come definito da una regolare asta, di ben dieci miliardi di crediti, difficilmente quell’organizzazione avrebbe mancato di volerla indirizzare… non, per lo meno, dopo tutti i danni che ella aveva loro inflitto, non dopo tutte le morti che ella aveva loro causato, tali per cui, quella cifra, altro non avrebbe avuto a dover essere intesa che la minima aspettativa di risarcimento.
Così, ritrovatasi allor distratta dal pensiero della minaccia pur rappresentata dalla Loor’Nos-Kahn, la Figlia di Marr’Mahew si era concessa l’opportunità di impegnarsi in tutto quello a testa bassa, concedendo, ineluttabilmente, ai propri inseguitori occasione di ritrovarla, di raggiungerla, e, soprattutto, di circondarla…

« Fermi tutti! » ordinò, pertanto, una voce estranea al contesto, alla sfida lì in atto, irrompendo sulla scena dall’esterno della folla lì attorno radunatasi « Quella donna è di nostra proprietà… e chiunque le farà del male dovrà vedersela con noi, con la Loor’Nos-Kahn! » sancì, con tono arrogantemente imperioso, nel definire quel nome, e, con esso, nel pretendere che la questione avesse, repentinamente, a doversi considerare già risolta.
« … Thyres… » sussurrò la donna dagli occhi color ghiaccio, immediatamente ricondotta alla realtà antecedente a quello scontro e, in tal senso, non potendo ovviare, nel profondo del proprio cuore, a insultarsi pesantemente per essersi permessa di obliare a un dettaglio simile, per esserci concessa l’occasione di dimenticarsi dei propri primi antagonisti.

domenica 21 gennaio 2018

2433


Consapevole che, al di là delle straordinarie capacità per lei derivanti dalle proprie protesi robotiche, tanta velocità e tanta forza a nulla sarebbero valse senza l’attento controllo della propria mente, controllo che, ineluttabilmente, avrebbe potuto venir meno nel momento in cui, nel continuo, costante e ossessivo succedersi di attacchi a suo discapito, l’avrebbe posta a confronto con i limiti della propria pur intrinseca natura umana; Lles Vaherz non avrebbe potuto ignorare quanto l’assedio a lei imposto avrebbe avuto a dover terminare, e terminare nel minor tempo possibile, per permetterle di sperare di sopravvivere al medesimo. Così, a ogni nuova, necessaria parata, ella non avrebbe potuto ovviare a tentare di invertire i loro rispettivi ruoli, evadendo dalla posizione di costretta difesa entro la quale l’altra sembrava averla intrappolata, per poter assumere nuovamente un approccio offensivo e, in ciò, sperare di dimostrarsi egualmente temibile qual pur, in tutto ciò, la sua antagonista si stava dimostrando essere. Purtroppo per lei, tuttavia, la sua desiderata preda sembrava star offrendole finalmente quanto da lei richiesto, quanto da lei preteso in quella stessa sfida, a lei alfine proponendosi degna della propria fama, degna della propria nomea, e degna, probabilmente, anche degli altisonanti titoli dalla medesima proclamati a proprio stesso riguardo, qualunque cosa avrebbero avuto a dover significare parole come “Marr’Mahew” o “Kriarya”: in conseguenza a ciò, malgrado ogni suo sforzo, ogni suo impegno volto a tentare di rovesciare la situazione in proprio favore, nonché malgrado la maggiore velocità a lei assicurata dalla mirabile tecnologia delle proprie protesi; quell’avversaria, quell’antagonista sembrò in grado di poterle tenere serenamente testa, senza palesare il benché minimo affaticamento in tutto ciò, quasi quella, in effetti, altro non avesse che a doversi considerare una mera attività ricreativa, ancor prima che una letale sfida. Comprendendo, proprio malgrado, di non avere molte altre alternative rispetto a un gesto meno elegante rispetto a quello che non avrebbe voluto riservarsi; nel fugace intervallo concessole fra un colpo e il successivo, troppo breve per poter riprendere il controllo della propria arma e, con essa, tentare di contrastare il costante evolversi di quel flusso d’attacco, la donna pirata ebbe a riservarsi l’occasione utile per sferrare un rapido colpo, con la propria mancina libera, direzionato al basso ventre della propria antagonista, non tanto nella speranza di raggiungerla e di riservarsi occasione d’offesa a suo riguardo, ma, piuttosto, pregando affinché, in conseguenza a tutto ciò, l’altra avesse a rendere propria premura di evaderla e, in ciò, di allontanarsi da lei, interrompendo, di conseguenza, la propria sequela di colpi potenzialmente letali.
Ancora una volta, tuttavia, l’incommensurabile familiarità che la donna da dieci miliardi di crediti avrebbe potuto vantare nei riguardi della guerra, e non di una guerra moderna, elegante e sovente persino priva di reale contatto fisico fra le controparti, quanto e piuttosto una versione più antica e più pura della guerra, una versione più carnale e violenta, tale per cui la benché minima esitazione, il più effimero errore avrebbe potuto comportare di ritrovarsi con un pugnale, apparentemente comparso dal nulla, infilzato nell’addome, le permise di vanificare il pur plausibile desiderio della controparte di sorprenderla, e di sorprenderla in quel gesto tanto veloce da risultare fondamentalmente impercettibile agli sguardi meno esperti, meno attenti, e pur, altresì, straordinariamente palese all’attenzione di chi, nel dettaglio rappresentato dal più banale fremito di un muscolo avrebbe avuto a dover distinguere la differenza fra la vita e la morte, fra la propria vita e la propria morte. Così, benché alcun errore avrebbe avuto a dover essere attribuito all’esecuzione sostanzialmente perfetta della controparte, Midda Bontor fu in grado di comprendere quanto lì sarebbe avvenuto forse persino prima di rispetto a una qualsivoglia maturata consapevolezza a tal riguardo da parte del medesimo capitano di masnada, in termini tali per cui, la sua, non avrebbe avuto a dover essere intesa qual una reazione, quanto e piuttosto un’azione concorrente a quella mossa a propria ipotetica offesa, azione utile, allora, a schierare il proprio destro a propria difesa, a propria protezione, impiegandone la metallica solidità allor cromata, così come già quella a essa antecedente in nere tonalità dai rossi riflessi, qual uno scudo fra sé e ogni avverso destino potenzialmente promessole.
A nulla, in tutto ciò, valse lo sforzo della donna dalla bronzea pelle, la quale, con disappunto, ebbe lì a guadagnare soltanto un fugace intervallo di tempo utile a comprendere di aver fallito e, in ciò, a saltare all’indietro, cercando, se non in termini assoluti, almeno da un punto di vista squisitamente relativo di riuscire a guadagnare quel distacco, quello spazio fra loro idealmente utile a permetterle di riorganizzarsi. Ipotesi di fronte alla quale, ancora una volta, la donna guerriero non volle permetterle di riservarsi alcun successo, nel proporsi, nuovamente, con straordinaria prontezza, innanzi a lei, in termini che, pertanto, ebbero lì a costringerla a compiere quella che, necessariamente, sarebbe stata interpretata qual un’estemporanea ritirata, il tentativo di ripiegare quanto allor sufficiente per riprendere quantomeno fiato, occasione che ebbe così a riservarsi richiedendo alle proprie gambe un nuovo straordinario sbalzo verso l’alto dei cieli, unica direzione entro la quale, sino a prova contraria, l’altra non sarebbe stata in grado di seguirla.

« Thyres… » ebbe, a tal riguardo, a lamentarsi la Figlia di Marr’Mahew, invocando il nome della propria dea nel vedersi sottrarre il proprio bersaglio, la propria preda, la propria antagonista, in quanto, per un fugace istante, ebbe a risultare persino qual una mistica sparizione, salvo poi essere correttamente interpretato per quanto effettivamente avrebbe avuto a dover essere inteso, ossia un nuovo, straordinario salto compiuto verso l’alto dei cieli.

Un balzo, il secondo, che ebbe a superare in altezza il primo, elevando Lles addirittura per una quindicina di piedi, prima di vederla, necessariamente, ridirigersi a terra e trovare nuovamente contatto con il suolo, tuttavia, non nella medesima posizione prima occupata quanto, e piuttosto, a una più prudente distanza di nove piedi dalla controparte, distanza utile, in tutto ciò, a garantirle non soltanto l’intervallo da lei sperato, ma, anche, occasione per riprendere voce e per cercare, almeno verbalmente, occasione di giustificare quel proprio gesto, mistificandone le effettive motivazioni dietro al consueto sarcasmo che, sino a quel momento, aveva voluto dimostrar qual proprio…

« Stupefacente ardore, dolcezza! » dichiarò pertanto, sorridendole e lasciando ricomparire, dopo tutta la necessariamente tesa concentrazione degli attimi precedenti, le fossette ai lati delle proprie labbra « Scusa se mi sono voluta sottrarre a te, ma avevo paura che, nell’insistere con tanta foga, potesse venirti un principio d’infarto… » ironizzò, sperando in tal maniera di rigirare la questione su di lei ancor prima che su di sé, o, quantomeno, di provocarla quanto sufficiente a non permetterle di elaborare il reale perché di tanto impegno da parte sua.
« Potrei sbagliarmi, ma non ti darei più di trent’anni di vita. » sancì Midda, per tutta risposta, lasciando roteare la spada attorno a sé prima di assumere una nuova postura di guardia, e una postura volta a preludere a una nuova carica nei riguardi di quell’antagonista, a dimostrazione di quanto, ancora, non avesse a doversi fraintendere qual stanca di tutto ciò « In questo, posso dire con assoluta certezza di aver iniziato a usare l’ironia come arma psicologica nei miei combattimenti prima ancora che tu fossi in grado di soffiarti il naso da sola, mia cara. » puntualizzò, ammiccando appena « Non sperare, quindi, che tutto questo tuo chiacchierare possa distrarmi tanto facilmente… »

E prima che la donna pirata potesse aver nuova occasione di argomentare la propria posizione, probabilmente impegnandosi a smentire le pur corrette intuizioni della controparte nel merito dei propri intenti; la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco ebbe nuovamente a proiettarsi verso di lei, desiderosa di concederle quella battaglia per la quale tanto aveva insistito, quel combattimento per il quale tanto si era prodigata a sfidarla, non ancora, purtroppo, pienamente consapevole di qual genere di antagonista, di avversaria, allora, avrebbe avuto occasione di trovarsi innanzi.