11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

lunedì 31 gennaio 2022

3898

 

Quando Raska, figlia della trecentoventiquattresima moglie del semidio Desmair, figlio del dio Kah e della regina Anmel Mal Toise, unica figlia dell’ultimo faraone dell’antico regno di Shar’Tiagh, ebbe a svegliarsi quella mattina, non poté che scoprirsi felice della propria vita. E di quella vita che mai avrebbe potuto immaginare potersi sviluppare in quella direzione, dopo che per secoli interi era rimasta costretta entro ben diversi confini.

Raska, come le sue duecentoquarantasette sorelle, l’intero gruppo dei Rossi, per così come si erano poco fantasiosamente denominate in opposizione ai loro fratellastri, i Bianchi, aveva lasciato ormai da qualche tempo il mondo nel quale era nata e cresciuta, quella realtà ricavata in una sorta di tasca di una realtà superiore, a opera della stessa Anmel Mal Toise animata, in tal senso, dall’unico scopo di imprigionare il proprio tutt’altro che amato erede. E se Desmair non si era visto amato né da propria madre, né tantomeno dal brutale dio suo padre, parimenti non si era sforzato di riversare il benché minimo interesse nei riguardi della propria progenie, e di quella progenie che, a conti fatti, null’altro che un incidente di percorso avrebbe avuto a considerare. Tale, quindi, si era dovuta da sempre considerare Raska, al pari di ogni altra propria sorellastra o fratellastro: un incidente di percorso, una figlia non voluta e non amata, ma che, in quanto contraddistinta da sangue divino, non avrebbe potuto trovare facilmente occasione di morte... neppur morendo fra atroci sofferenze.
Ritrovarsi a crescere in un mondo prigione, avvelenato nella propria stessa essenza, nella terra sotto ai propri piedi, nel cielo sopra la propria testa, e in quasi ogni frutto che, da tutto ciò, avrebbe potuto derivare, non aveva potuto che indurire il cuore di Raska, facendolo diventare simile a pietra. E non perché ella non desiderasse qualcosa di diverso per se stessa o per le proprie sorelle. Ella avrebbe ben volentieri vissuto un’altra vita se soltanto gliene fosse stata concessa l’occasione. Ma in quel mondo, in quella realtà, l’unica occasione per lei propria sarebbe stata quella di soffrire e di morire, e di tornare in vita e di soffrire ancora una volta e di morire, e così per anni, per decenni, per secoli e persino per millenni, sino alla fine dei tempi e anche oltre, in una prerogativa divina terribilmente simile a una condanna divina a loro imposta per colpe mai commesse. Una condanna già spiacevole, e che non avrebbe potuto che ritrovarsi a essere resa ancor più grave dalla blasfema deriva abbracciata dai propri fratellastri, coloro i quali, corrotti dall’ambiente a loro circostante, nel corso dei secoli si erano visti tramutati in albini, i Bianchi, per l’appunto, e avevano iniziato a vivere una vita brutale e violenta, che alcun rispetto, che alcun freno, si sarebbe mai riservato, neppure in direzione delle proprie sorellastre, di quelle proprie consanguinee. Fra i Bianchi e i Rossi, così, ineluttabilmente aveva avuto inizio la guerra. E una guerra che sarebbe durata per sempre se soltanto, un giorno come altri, nella loro realtà non fossero inaspettatamente comparsi due mortali, due esseri umani provenienti dalla realtà esterna, e disposti a condividere con loro tale realtà se soltanto avessero stretto un’alleanza, un patto di reciproca solidarietà.
A differenza di sua sorella maggiore Siggia, figlia della centotredicesima moglie, la quale subito aveva avuto a offrire fiducia a quei due estranei; Raska, con il cuore ormai divenuto simile a pietra, non aveva accettato quell’ipotesi e, anzi, si era resa protagonista di una sfida all’ultimo sangue con uno dei due, sol desiderosa di avere a dimostrare la totale infondatezza della loro storia. Quei due, infatti, erano a loro sopraggiunti vantando di conoscere l’Ultima Moglie, e di essere dei suoi compagni d’arme... impossibile! Non che Raska non credesse all’Ultima Moglie: come tutte le proprie sorelle, anzi, ella venerava l’Ultima Moglie, la numero novecentoundici, Midda Namile Bontor, l’unica donna che si era dimostrata in grado di tenere testa a Desmair. Ma il fatto che ella credesse nell’Ultima Moglie non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual condizione necessaria e sufficiente affinché ella avesse parimenti a credere a chiunque si presentasse a lei vantando di conoscere l’Ultima Moglie e, addirittura, di esserne compagno d’armi. No: Raska non ci aveva creduto, e non ci aveva creduto almeno fino a quando, effettivamente, il proprio avversario, un biondo dal fisico possente, almeno per essere un semplice umano, non era riuscita a batterla a duello, dimostrando con l’evidenza concreta dei propri fatti, ancor prima che con la futilità delle proprie parole, la propria identità.
Così, alla fine, anche Raska non aveva potuto che accettare di collaborare con quei due, in una scelta che, a posteriori, avrebbe avuto sicuramente a dover essere ricordata qual la migliore che avrebbero mai potuto prendere: una scelta in grazia alla quale, alfine, tutte e duecento e quarantotto poterono permettersi di abbandonare il loro mondo natale, l’unica realtà da loro mai conosciuta, per immergersi in qualcosa di più grande, di più bello, di più completo... il mondo vero. E in quel mondo vero, a Raska e alle sue sorelle era stata concessa l’occasione di essere guidate sino alla città dove risiedeva la stessa Ultima Moglie. Anzi: non semplicemente la sua residenza, quanto e piuttosto il suo dominio, giacché in quella città, nota come Kriarya, ella era riconosciuta come unica signora, di fatto regina.

In quel di Kriarya, per quanto straniere, per quanto non umane, per quanto, in effetti, persino mostruose agli occhi di semplici esseri umani, Raska e le sue sorelle erano state, tuttavia, ben accolte.
Quella popolazione, e quella popolazione composta da tutti coloro i quali erano considerati essere la feccia dell’umanità, e dell’umanità di quell’angolo di mondo, non si era fatta problemi ad accettare il loro arrivo. E non si era fatta problemi ad accettare il loro arrivo in nome di una quieta fiducia nella loro signora, in Midda Bontor, e nel fatto che ella avrebbe saputo certamente gestire quella situazione nel migliore dei modi possibili. Così, allora, era stato. E Midda Bontor, l’Ultima Moglie, si era offerta qual punto di contatto fra due mondi fra loro potenzialmente antitetici, garante di una concreta possibilità di pacifica convivenza, e di una pacifica convivenza che avrebbe permesso, finalmente, alle stesse desmairiane di poter vivere una vita vera, coltivando i propri interessi, i propri sogni, le proprie aspirazioni, e contribuendo, a proprio modo, al benessere di quella città, e di quella città che, sotto la guida della sua regina, avrebbe potuto ambire a diventare una vera e propria utopia, là dove, da sempre, era considerata al pari di una discarica, e di una discarica indicata con il nome di città del peccato.
Avendo, così, a poter scegliere per la prima volta in quale direzione muovere i propri passi, cercare un modo di dare un senso alla propria vita, Raska, al pari di altre trentacinque proprie sorelle, non aveva avuto esitazione alcuna a esprimere la propria richiesta: quella di venir accolte dalla stessa Ultima Moglie come proprie allieve, come proprie discepole, per essere da lei formate all’arte della guerra, da lei che, sola fra tutti, era stata in grado di tenere testa persino a Desmair, nonché, addirittura e forse ancor più incredibile, di uccidere lo stesso dio Kah e di dominare il potere della regina Anmel Mal Toise. Non che Raska, o le sue altre sorelle, avessero a doversi fraintendere quali delle guerrafondaie, in conseguenza a tale propria richiesta. No: esse semplicemente non potevano ovviare a riconoscere l’incredibile valore di quella donna in assenza della quale la loro vita immortale non sarebbe mai potuta mutare, e volgere in meglio. E, conseguentemente, esse non avrebbero potuto che desiderare riservarsi un’occasione per restare vicino a quella donna, quantomeno per l’effimera durata della sua esistenza mortale, un battito di ciglia per chi, come loro, promesse all’eternità, cercando di apprendere, da lei, tutto quanto sarebbe stato possibile apprendere, non soltanto sull’arte della guerra, ma su ogni cosa.
E sebbene, inizialmente, l’Ultima Moglie non era parsa particolarmente convinta di ciò, un evento imprevisto nella di lei vita l’aveva condotta ad avere necessità del loro aiuto, della loro collaborazione. Ragione per la quale quel desiderio si era così tradotto rapidamente in realtà. E ragione per la quale, Raska e le sue sorelle avevano così potuto iniziare il proprio percorso di apprendistato accanto alla leggendaria Midda Bontor.
Così, quelle trentasei semidee immortali, quelle trentasei principesse di Shar’Tiagh, si erano ben volentieri asservite a colei che, pur priva d’ogni lignaggio, pur priva di ogni potere, era divenuta regina. E colei che, con la propria sola forza di volontà, allora come in passato, avrebbe potuto plasmare la realtà stessa, traducendo l’impossibile in possibile e creando, realmente, quell’utopia alla quale pur ambiva.
Un’utopia che, purtroppo, non aveva avuto a poter partire comunque nel modo migliore, nel vederla entrare in duro contrasto con alcuno fra coloro i quali, per anni, avevano rappresentato tutta la sua famiglia... ed entrare in duro contrasto per difendere, malgrado tutto ciò, le proprie convinzioni e il proprio sogno. Un sogno che, per tradursi in realtà, non avrebbe allor potuto trascendere dal negarsi lo stolido reiterarsi di errori del passato. E quegli errori che, nel suo caso specifico, avrebbero avuto quasi sempre a doversi ricondurre a un’unica figura, a un’unica persona: la sua sorella gemella Nissa Bontor.

domenica 30 gennaio 2022

3897


« Non sto cercando di negare le responsabilità di Nissa. Io, più di chiunque altro, sono perfettamente consapevole di tutta la morte che da lei è derivata… » sancì la Figlia di Marr’Mahew, in replica all’obiezione in tal modo scandita dal proprio ex-mecenate, nonché amico « Nissa si è macchiata con molto… troppo sangue innocente. Ed è stato proprio per questa ragione che, alla fine, più di un lustro fa, molti fra voi qui presenti oggi hanno deciso di schierarsi al mio fianco in quella che avrebbe dovuto essere l’ultima grande battaglia fra noi… e che è stata l’ultima grande battaglia fra noi, conclusasi con la sua morte. E con una morte della quale, ella stessa, volontariamente, si è resa protagonista, se non per espiare tutte le proprie colpe passate, quantomeno nella volontà di non concedere ad Anmel Mal Toise ulteriore possibilità di azione, dopo che, sospinta dalla sua furia omicida, si era ritrovata persino a uccidere il proprio stesso figlio, nonché fratello maggiore di Mera Ronae e di Namile. » rievocò, indicando in tal mentre le proprie nipoti, e quelle due ragazzine che, in silenzio, stavano ascoltando attentamente le parole della zia e stavano seguendo ancor più attentamente l’evoluzione della questione, nella volontà di comprendere dove tutto quel discorso potesse voler andare a parare, desiderose sì di potersi riabbracciare alla loro genitrice e, ciò non di meno, di non essere costrette a perdere la loro zia, e quella zia che soltanto allora, dopo tanti… troppi anni, stavano iniziando a conoscere e ad ammirare.
« E, comunque, se proprio desiderassimo parlare di vendetta, chi fra di noi, potrebbe considerarsi in fede privo di responsabilità nella morte di qualcuno…? O, davvero, vogliamo avere a illuderci del fatto che soltanto i nostri cari, le nostre perdite, possano avere un qualche valore, mentre quelle proprie di chiunque altro hanno a doversi intendere semplicemente prive di significato….?! » continuò quindi Midda, non avendo ovviamente a includere in quel discorso, in quell’interrogativo, i più giovani, e, ciò non di meno, non mancando di scorrere con lo sguardo fra tutti i propri amici, fra tutti i propri cari, partendo proprio da lord Brote e da Howe, che sapeva non potersi certamente arrogare alcun diritto di giudicare in maniera così radicale il sangue indebitamente versato dalla propria gemella, avendone abbondantemente versato anche loro, nel corso delle proprie vite « Thyres… cosa dovrebbero dire, a questo punto, Korl e Lora…? E tutte le altre decine di migliaia di ritornati, che hanno a poter vantare quale unico fattore comune fra loro l’essere morti per mia mano…?! » rammentò, scuotendo appena il capo « Seguendo una logica di sangue, la battaglia di Lysiath non avrebbe avuto a dover terminare sino a quando io non fossi stata uccisa. »

Midda era consapevole di starsi facendo carico di un compito non semplice. Perché, alla base della sete di sangue di Brote, di Howe, e di chiunque altro, non avrebbe avuto a doversi intendere semplicemente un discorso di rivalsa a discapito di Nissa, quanto e piuttosto una questione di ordine morale.
In quel mondo, nel suo mondo natale, infatti, e in quella società, nella sua società, la vita, in senso stretto, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual caratterizzata a un valore inestimabile, quanto e piuttosto da un prezzo, e il prezzo che sarebbe stato riconosciuto qual sufficiente a muovere qualcuno a cancellarla, e a cancellarla senza rimorso alcuno. Una mentalità, un ordine morale, quello, che era stato anche per lei proprio almeno fino a quando Desmair, il suo mai amato sposo, l’aveva intrappolata all’interno della propria stessa testa e l’aveva costretta a vivere una vita diversa dalla sua, in una società diversa dalla sua, e in una società contraddistinta da un diverso ordine morale, e un ordine morale atto, almeno nel proprio ideale, a identificare la vita qual il bene più prezioso, il valore più grande, e, per questo, priva di una qualunque possibilità di prezzo.
Non che in quella diversa realtà, e una realtà, in effetti, ispirata a quella di provenienza di Maddie e di Rín, non avessero a esistere brutalità e omicidi. E non che, ancora, tale rispetto per la vita avrebbe avuto a doversi riconoscere qual espresso in un ordine assoluto, là dove, comunque, un disgraziato avrebbe potuto egualmente morire in mezzo alla strada, o al mare, senza che alcuno avesse a rivolgergli la benché minima attenzione, arricciando, anzi, le labbra in una smorfia di disappunto per tanto plateale maniera di morire, allorché limitarsi a trapasso più discreto, e che non avesse a poter infastidire alcuno.
Ciò non di meno, e pur con tutti i limiti del caso, la regola di principio fra quella realtà e la propria avrebbe avuto a doversi riconoscere diversa, e diversa in misura sufficiente, allora, da poter ben giustificare il diverso punto di vista fra loro.
Tuttavia, e se davvero ella desiderava interrompere quel circolo vizioso che era divenuta la propria stessa esistenza, un evento dirompente avrebbe avuto a dover occorrere, soverchiando ogni equilibrio preesistente e permettendo la nascita di un mondo nuovo. Non diversamente da quanto era accaduto con l’attentato dinamitardo a Kriarya, evento che aveva completamente rivoluzionato ogni equilibrio preesistente, e preesistente da secoli, in favore dell’avvento di un unico sovrano in città… una sovrana, anzi: la stessa Midda Bontor.

« Desidero restare qui in Kriarya. Desidero restare insieme a voi, che siete la mia famiglia. Desidero proseguire nel cammino che stiamo percorrendo insieme, rinnovano questa città e dando vita a qualcosa di nuovo in questo mondo, e qualcosa che possa essere d’esempio anche per altri. » proclamò quindi, definendo in maniera chiara il nocciolo della questione, e quel nocciolo per giungere al quale era stato allor necessario tutto quel monologo, e quel monologo speranzosamente utile a giustificare quanto allora stava dicendo e, soprattutto, quanto ancora avrebbe detto « Ma per riuscire a fare tutto ciò, devo cambiare me stessa e il mio passato approccio con i miei problemi… e, soprattutto, con mia sorella Nissa. » puntualizzò, sforzandosi di apparire convinta e convincente nelle proprie parole « Ragione per la quale desidero provare a concederle fiducia pe… »

E fu il caos.

sabato 29 gennaio 2022

3896


Per i più, ella ne era perfettamente consapevole, Midda non stava raccontando nulla di nuovo. Al contrario. In effetti, agli esempi da lei scelti, quasi tutti loro avrebbero potuto avere ad aggiungerne ancora altri. Come altri ancora, poi, avrebbero potuto aggiungerne coloro che lì non erano presenti e che pur, ove lo fossero stati, avrebbero potuto suggerire ancora ulteriori eventi, accadimenti propri del passato di quella donna, e di una donna che, nella scusa di ricercare sempre nuove sfide, sempre nuove avventure, non di era mai concessa occasione di fermarsi troppo a lungo, rifuggendo non tanto a confronto con le crisi, quanto e piuttosto con gli impegni, con le responsabilità, e, ineluttabilmente, con gli affetti.
Quante persone, uomini e donne, più giovani o più vecchi rispetto a lei, avrebbero potuto allor offrire testimonianza del proprio sincero affetto per quella donna, e per quella donna, purtroppo, dimostratasi inafferrabile, effimera come l’aria del cielo o l’acqua del mare, impossibile da intrappolare e, probabilmente, impossibile da amare?
I presenti, coloro che lì erano in quel momento, a tal riguardo, avrebbero avuto a dover essere intesi qual una sorta di eccezione, e l’eccezione a confronto con la quale, quella sorta di regola non scritta nella sua vita si era andata ad arenare… e non, di certo, per merito della stessa Midda, comunque. A partire da Be’Sihl, suo amato, passando per Seem, un tempo suo scudiero; includendo H’Anel e M’Eu, coloro i quali più di ogni altra cosa avrebbero desiderato poterla chiamare madre, quand’ancora bambini; e giungendo, alfine e addirittura, a Duva e Lys’sh, che per lei avevano addirittura abbandonato tutto ciò che sino a quel momento era stata vita; Midda Bontor non aveva mai reso facile, ai propri amici, esserle tali. E, al contrario, sembrava impegnarsi in maniera forte a cercare di escludere simile possibilità, tale eventualità, dando sempre e soltanto il peggio di sé.
Pensiero paradossale, quello, soprattutto innanzi all’esempio antitetico proposto dalla stessa Nissa Ronae Bontor, la quale, al contrario della propria gemella, non era mai rifuggita innanzi ad alcuno e, anzi, aveva addirittura radunato attorno a sé una vera e propria nazione: una nazione di pirati, certamente, e pur una nazione che, in lei, aveva trovato il proprio cuore pulsante, la propria ragion d’essere, e d’essere tutti insieme, con buona pace di ogni possibile rivalità passata. Così simili, e così diverse, quelle due gemelle sembravano essersi imposte il compito, l’impegno, di avere a esplorare due diversi percorsi di una stessa vita, quasi, a loro volta, non fossero realmente gemelle, quanto e piuttosto due diverse incarnazioni della medesima persona, là dove, in effetti, maggiori avrebbero avuto a dover essere riconosciuti i parallelismi, e i punti in comune, esistenti allor fra Midda e Nissa rispetto a quelli esistenti fra Midda e Maddie, o fra Nissa e Rín… o, anche, fra Maddie e la sua gemella Rín, che pur poco o nulla sembravano avere in comune rispetto alle loro alternative autoctone a quella dimensione.
Approccio tanto criticabile quanto ostinato, quello così allor giustamente ammesso da parte della Figlia di Marr’Mahew, che, ancora una volta, avrebbe potuto avere a presentarsi… e a presentarsi in quello stesso momento, in quello stesso scenario, per così come ella non ebbe, quindi, a negarsi possibilità di asserire in tutta franchezza.

« E come già in passato, anche ora, a confronto con questa nuova crisi, una parte di me vorrebbe fuggire. » non negò, in un’ulteriore, quieta ammissione di colpa, per quanto con eccessiva semplicità avrebbe volentieri gradito fare « Per carità: non dico che lascerei nuovamente questo mondo, come accadde cinque anni fa, ma, quantomeno, potrei anche decidere di lasciare questa città, questo regno, e, persino, questo continente, volgendo l’attenzione a nord, verso la gelida Myrgan, oppure a est, verso la remota Hyn. Là dove, fra l’altro, alcuni anni fa una visione causatami dagli scettri del faraone mi ebbe a mostrare peregrina di qui a pochi anni. » sottolineò, a dimostrare quanto, comunque, quell’eventualità non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual così remota « Tuttavia… » riprese subito, ad anticipare ogni possibile fraintendimento nel merito delle sue effettive intenzioni « … non è ora mia volontà avere ad agire in questa maniera. »
« E’ vero che ogni qual volta che sono fuggita, nel corso della mia vita, ho avuto occasione di reinventarmi. Ed è vero che, probabilmente, molti di voi, se non tutti voi, non avrei avuto alcuna possibilità di incontrarli se non fossi fuggita. » sottolineò, a non demonizzare necessariamente tutte le scelte compiute nel proprio passato, scelte in assenza delle quali, dopotutto, quel presente non avrebbe avuto a poter essere tale, e non certamente in quella forma « Ma è anche vero che, ora come ora, non posso che amare ciò che ho. Non posso che amare la presenza di ognuno di voi nella mia vita. E, obiettivamente, non ho alcun desiderio, o alcuna ragione, di rinunciarvi. » puntualizzò, annuendo con vivace convinzione « Questo è l’inizio di una nuova era. E di una nuova era della mia vita che non avrà a trovare la propria genesi in una fuga, quanto e piuttosto nella decisione contraria: la scelta di restare. E, in ciò, spero di poter continuare a trovare il vostro supporto, il vostro sostegno, così come è stato sino a oggi… »

Un momento di silenzio seguì quelle parole. Non perché gli astanti non fossero d’accordo con le stesse, quanto e piuttosto per la necessità di avere a confrontarsi con quel lungo monologo e con quanto allora dichiarato. E con quanto allora dichiarato in termini tali che non sembravano andare ancora a coprire, in termini esaustivi, la questione cardine.
Che cosa intendeva dire ella in simili parole? Desiderava, forse, essere una dichiarazione di guerra a discapito di Nissa e del suo tentativo di nuovo avvento così condotto in città? O, piuttosto, voleva proporsi in termini esattamente opposti, e tali da accettarne la presenza, in nome di un diverso approccio alla questione, e a quella questione in fondo cardine della sua vita…?

« Sono felice che tu non abbia intenzione di dileguarti di nuovo… soprattutto alla luce di tutta la fatica che abbiamo dovuto spendere l’ultima volta per ritrovarti. » annuì Howe, decidendo alfine di prendere voce, e di cercare un chiarimento nel merito di quell’argomento che, non lo avrebbe in alcun modo negato, gli stava assolutamente a cuore, anche in considerazione dei propri pessimi pregressi con la stessa Nissa « Ma… tutto questo discorso in quali termini ha a doversi tradurre nei riguardi della tua sadica gemella pluriomicida? Desideri forse dirci che hai deciso di dichiararle nuovamente guerra…?! In tal caso, sia chiaro, per me nessun problema… anzi! » ribadì, a non permettere ad alcuno di fare mistero della propria posizione antagonista a Nissa Bontor e a tutto ciò che la riguardava.
« Ricominciare la guerra con Nissa non porterebbe ad alcun risultato produttivo… » escluse per tutta replica ella, negando per la prima volta apertamente quell’eventualità e, in questo, causando un certo irrigidimento non soltanto nel suo diretto interlocutore ma, anche, in altri presenti « Ci siamo fatte la guerra per quasi trent’anni e a cosa è servito?! Soltanto a piangere troppi amici perduti…. »
« Perduti a causa sua! » intervenne lord Brote, non apprezzando in alcuna misura la piega che quel discorso stava prendendo, e quella piega che, forse, egli aveva anche previsto nei propri possibili sviluppi, e, in tal senso, che si era ben preparato, psicologicamente, a osteggiare « La mia amata Nass’Hya non è morta per un incidente… è stata uccisa da Nissa, ed è stata uccisa in piena coscienza di quanto stava compiendo, e senza palesare, a margine di ciò, il benché minimo rammarico.. »

venerdì 28 gennaio 2022

3895

 

La propria vecchia vita ella la conosceva bene. L’aveva vissuta per molti anni. Forse anche per troppi. Il proprio vecchio modo di fare era noto. Così come prevedibili erano le inevitabili conseguenze dello stesso. Per anni ella aveva vissuto intrappolata in quel circolo vizioso. E un circolo vizioso nel quale si era andata a imprigionare proprio insieme alla sua gemella Nissa. Un circolo vizioso che aveva condotto a troppa sofferenza e a troppa morte. Un circolo vizioso che, quindi, ella desiderava interrompere. E interrompere immediatamente.
La propria vecchia vita ella la conosceva bene. Quella che, invece, le era ignota, era la nuova vita che avrebbe potuto attenderla se soltanto avesse avuto la forza di spezzare quel circolo vizioso, e di compiere una scelta diversa da qualunque altra abbracciata in passato. E, in particolare, la scelta di non avere a rifuggire, fosse anche e soltanto sospinta dall’illusione che ciò fosse per il bene delle persone a lei più care, quanto e piuttosto la scelta di restare, e di provare a sovvertire ogni regola che pur si poteva essere riservata prima.
Dopotutto ella era la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya e di Lysiath, una vera e propria leggenda vivente, dimostratasi innumerevoli volte capace di tradurre in realtà l’impossibile, e di rendere possibile quanto prima neppure immaginabile. Perché, quindi, non provare a rendere possibile una nuova vita per se stessa e per la propria gemella? Perché, non provare a sottrarsi a ogni percorso prestabilito, seppur da se stessa, per esplorare un sentiero nuovo, e un sentiero prima di allora ritenuto impossibile, neppure immaginabile?

« Vi ringrazio per la pazienza che nelle ultime ore avete dimostrato innanzi alla “crisi” che stiamo affrontando... » volle esordire, prendendo voce innanzi a tutto il proprio clan, e al proprio clan lì riunito al completo, nella sala grande della locanda, per quell’occasione « Posso comprendere quanto l’idea della presenza della mia gemella, e della mia gemella rediviva, qui in città, sotto questo tetto, non abbia avuto a rendere felici e soddisfatti diversi fra voi, e, probabilmente, abbia avuto a preoccupare la maggior parte degli altri: il passato lo conosciamo bene tutti quanti, purtroppo, e quanto è accaduto non può essere mutato, per quanto, sono certa, tutti avremmo piacere a correggere errori commessi in corso d’opera, ed errori in assenza dei quali, forse, molte altre persone a noi care, oggi, sarebbero qui con noi. »

Non soltanto Be’Sihl, Tagae e Liagu erano lì presenti ad ascoltarla, a incarnare la propria famiglia per intero. Non soltanto Duva e Lys’sh erano lì accanto a lei a sostenerla, nel ruolo di proprie sorelle. E non soltanto Howe e lord Brote, erano allora lì schierati, in attesa di conoscere in qual maniera ella potesse aver deciso di aver ad affrontare la situazione.
Tutti erano lì presenti, grandi e piccini. C’erano Be’Wahr e Maddie; Rín e H’Anel; M’Eu e Siggia; così come Mera Ronae e Namile; Seem, Arasha e la loro piccola Midda Elisee; e persino il giovane erede di Brote, Na’Heer, con il fedele Duclar a sua protezione. E, a estendere quel concilio, e quel concilio straordinario, avrebbero avuto a dover essere conteggiate anche le presente di Korl e Lora, i ritornati loro amici, incaricati dei lavori in città; così come quelle di Ghora, figlia della nona moglie, e di Raska, figlia della trecentoventiquattresima, a rappresentanza di tutto le desmairiane.
E già la presenza stessa di quello schieramento di persone avrebbe avuto a doversi intendere qual evidenza concreta dell’importanza di quanto ella desiderava allor comunicare, e desiderava allor comunicare cercando un confronto con tutti loro. Ragione per la quale, anche coloro che meno avrebbero potuto vantare di conoscere le vicende personali di Midda e di Nissa, come, per l’appunto, Korl e Lora, o le figlia di Desmair, non avrebbero avuto lì a potersi comunque concedere facile distrazione, nella consapevolezza di quanto, chiaramente, non avrebbe avuto a doversi fraintendere quello il momento migliore per incedere nei propri pensieri, nelle proprie più intime elucubrazioni.

« Quando più di venticinque anni fa sono giunta a Kriarya per la prima volta, non ero nessuno. » ricordò, volgendo poi lo sguardo, per un momento, ai soli che avrebbero potuto rammentare tale evento, il suo bel locandiere, Be’Sihl, e il suo ex-mecenate, Brote, che, non a caso, erano anche coloro i quali, per primi, ebbero ad accoglierla in città « Anzi... forse ero anche meno di nessuno. » si corresse, scuotendo appena il capo con un sorriso amaro « Ero una donna ferita, un’esule scacciata via dalla propria stessa vita, costretta con la violenza ad abbandonare tutto ciò che aveva desiderato e aveva realizzato sino a quel momento soltanto per tentare di esorcizzare l’oscura ombra di morte su di sé imposta dalla propria gemella, e da quella gemella in cerca di imperitura vendetta nei suoi confronti. » rammentò, riservandosi l’occasione di un fugace sospiro « Certo: giungendo alla città del peccato, mi impegnai ad apparire quanto più forte e decisa possibile, impavida e, persino, arrogante, nella necessità di avere a tentare di non essere schiacciata da un ambiente a me estraneo, e da un ambiente che, sapevo, avrebbe avuto troppo facilmente a potersi definire ostile nei miei confronti. E, così, in effetti inizialmente fu, là dove impossibile avrebbe avuto a potersi concepire per i più l’idea che una giovane donna come all’epoca ero potesse riservare per proprio il mestiere dell’avventuriera mercenaria. »
« Il resto della mia storia lo conoscete. Chi più, chi meno. E non intendo, certamente, avere ora a tediarvi inutilmente con tali elucubrazioni. » puntualizzò poi, escludendo la volontà di insistere troppo a lungo in quella direzione apparentemente nostalgica « Quello che, tuttavia, desidero che sia chiaro è come il mio giungere qui, e dar inizio a un nuovo capitolo della mia vita, non avrebbe avuto a doversi fraintendere espressione di una mia reale volontà in tal senso, quanto e piuttosto la risposta a un evento avverso, e a un evento avverso scatenato dalla mia gemella. » sottolineò, aggrottando la fronte « Un evento avverso a confronto con il quale, mio malgrado, mi sono ritrovata a rifuggire. » ripeté, sorridendo amaramente « La cosa non deve suonare inedita per la maggior parte di voi, là dove, in effetti, è stato il mio modo d’agire per molto tempo... per troppo tempo. » ammise, stringendosi appena fra le spalle « Da quella volta in avanti, in effetti, io non mi sono mai concessa possibilità di risolvere in maniera diversa i miei problemi. E a confronto con ogni crisi, mi sono ritrovata a rifuggire. In maniera diversa, in modi diversi, e, ciò non di meno, a rifuggire. »
« Cosa feci quando la Jol’Ange si ritrovò a perdere tragicamente il proprio capitano e una delle più straordinarie donne che il suo equipaggio avesse mai visto? » domandò, offrendo riferimento a Salge Tresand e alla formidabile Ja’Nihr « Fuggi, rifugiandomi fra i mondi Rou’Farth, e fra le braccia di Ma’Vret. » sorrise con imbarazzata espressione colpevole in direzione di H’Anel e di M’Eu, nel citare loro padre e, indirettamente, il loro primo incontro.
« Cosa feci quando cercarono di uccidermi in questa stessa locanda, attentando alla mia vita nel sonno? » proseguii quindi, ora passando con lo sguardo in direzione di Be’Sihl, di Brote, di Seem e di Duclar, coloro i quali avrebbero potuto rammentare tale evento e, soprattutto, la sua risposta allo stesso « Simulai la mia morte, diedi fuoco a questa stessa locanda e tentai di scomparire nel nulla. » ricordò, non cercando in alcuna maniera di giustificare quella propria stolida scelta.
« E cosa feci quando, in quel di Shar’Tiagh, scoprii che Desmair, il mio riprovevole sposo, aveva preso di mira Be’Sihl spingendomi quasi a ucciderlo?! » incalzò, in un nuovo balzo in avanti nella propria storia, seppur, in effetti, di soltanto pochi mesi rispetto agli eventi appena citati « Gli lasciai una lettera e tentai di scomparire, invitandolo a non avere più a cercarmi malgrado, in quel tempo, la nostra relazione avesse avuto finalmente occasione di iniziare a esplorare nuovi orizzonti. » sottolineò, non mancando di destinare allo stesso Be’Sihl uno sguardo carico di scuse per tutto ciò.
« Potrei andare avanti ancora a lungo a elencare tutte le volte che sono fuggita... l’ultima e non meno grave fra le quali l’avete tutti avuta a vivere in tempi recenti, proprio qui a Kriarya, quando, a confronto con la minaccia impostaci dalla Progenie della Fenice, ho deciso di consegnarmi a loro, fondamentalmente ancora una volta rifuggendo a tutto e a tutti, allorché fermandomi a combattere accanto a coloro che pur, in tutti questi anni, non hanno mai mancato di dimostrarmi tutto il proprio affetto, la propria fiducia, la propria fedeltà, la propria amicizia. »

giovedì 27 gennaio 2022

3894

 

Se cinque o dieci anni prima le avessero detto che, un giorno, ella avrebbe avuto a comandare sulla città di Kriarya, come unica signora della stessa, regina della città del peccato, Midda Namile Bontor sarebbe scoppiata a ridere, escludendo radicalmente tale possibilità.
Ella, a differenza di quanto poi dimostrato dalla propria gemella Nissa, non avrebbe potuto vantare alcuna velleità di comando su chicchessia. E anche ai tempi della propria giovinezza, quando insieme a Salge Tresand aveva ridato vita alla Jol’Ange, non aveva minimamente preso in considerazione l’idea di agire da capitano, né da suo vice: già la sua amica, la sua sorella Duva, ritrovandosi a vivere in una situazione non dissimile dalla sua, a bordo della Kasta Hamina in compagnia del proprio allor marito Lange Rolamo, non aveva disdegnato la carica di primo ufficiale, fosse anche e soltanto per avere la possibilità di far valere la propria opinione, la propria volontà. Alla futura Figlia di Marr’Mahew, invece, ciò non era mai interessato. A lei interessava vivere la propria vita, senza avere a doversi preoccupare della vita di altri e, piuttosto, avendo a concentrare tutto il proprio interesse, tutta la propria attenzione, su di sé e sulle proprie esigenze, prima fra tutte quella di avere a definire inequivocabilmente la propria piena autodeterminazione.
Eppure, in quel momento, ella comandava sulla città di Kriarya, come unica signora della stessa, regina della città del peccato. E, addirittura, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere fondamentalmente in guerra con l’intero regno di Kofreya, come conseguenza, o forse motivo, di quella stessa ricerca di indipendenza, di emancipazione rispetto a un governo centrale da lungo tempo, secoli addirittura, del tutto indifferente alle necessità e agli interessi di quel luogo e delle persone che, in esso, vivevano.

Se cinque o dieci anni prima le avessero detto che, un giorno, ella avrebbe avuto a convivere e cooperare quotidianamente con la progenie di Desmair, una schiera di semidee immortali, avendo addirittura a educare all’arte della guerra una porzione delle stesse, Midda Namile Bontor sarebbe scoppiata a ridere, complimentandosi con la fantasia di chi in grado di elaborare un simile, complesso scenario.
Ella, in effetti, fino a due giorni prima ignorava, addirittura, l’esistenza di una qualsivoglia progenie del proprio sposo, e di una progenie condannata a marcire in eterno nella prigione che la stessa Anmel Mal Toise aveva forgiato per intrappolare il proprio figliuolo immortale, e quel figlio con il quale, obiettivamente, non avrebbe voluto avere nulla a che fare. Ma anche ipotizzando di essere informata dell’esistenza di un’intera popolazione di desmairiani, ella non avrebbe avuto a ritenere possibile l’idea di una qualche collaborazione fra loro... anzi: il pensiero dell’esistenza di altre creature simili al proprio tanto odiato sposo l’avrebbe sicuramente condotta a riconoscerli quali propri antagonisti, e a impegnarsi con tutta se stessa per tentare di cancellarli per sempre da quel piano di realtà, o, quantomeno, per assicurarsi di mantenerli imprigionati sino alla fine dei tempi e oltre nella loro dimensione tasca natale.
Eppure, in quel momento, ella stava organizzandosi proprio al solo scopo di convivere e cooperare quotidianamente con la progenie di Desmair, una schiera di semidee immortali, avendo addirittura a educare all’arte della guerra una porzione delle stesse, in qualità di proprie allieve. E nulla di tutto ciò la turbava. Al contrario, ella non avrebbe potuto che riconoscersi francamente sollevata all’idea dello straordinario aiuto che avrebbe potuto derivare da quell’imprevista e imprevedibile nuova risorsa, e una risorsa offerta nella sua vita e nella vita della stessa città di Kriarya senza che alcuno di loro avesse fatto nulla per meritarsi simile, prezioso dono.

Se cinque o dieci anni prima le avessero detto che, un giorno, ella avrebbe avuto a impegnarsi insieme alla sua gemella Nissa a tentare di ricostruire un clima di serenità e di collaborazione, con buona pace di tutti coloro che pur avrebbero potuto avere a pretendere la testa di lei come giusto prezzo per tutte le atrocità dalla medesima commesse, Midda Namile Bontor sarebbe scoppiata a ridere, e a ridere amaramente per l’ingenuità di chiunque potesse presupporre qualcosa di simile.
Ella, nel proprio complesso rapporto con la propria gemella, e in quel rapporto venutosi a degenerare a seguito dei loro dieci anni, e della sua fuga notturna dalla casa natale in cerca di avventure, non aveva mai avuto a ravvisare alcuna possibilità di quieta soluzione per quella faida, per quella guerra, animata dalla consapevolezza che l’unico finale possibile, fra loro, avrebbe avuto necessariamente a prevedere la morte di una delle due. E quando, alfine, la morte era sopraggiunta, ed era sopraggiunta per Nissa, difficile sarebbe stato definire, per la stessa Midda, se essere più appagata o dispiaciuta per tutto ciò, là dove, in fondo, la propria morte avrebbe avuto soltanto a lasciare amici e affetti, mentre quella della sua gemella, purtroppo, aveva avuto a lasciare orfane due bambine, e due bambine la responsabilità della quale non si sarebbe potuta considerare pronta ad assumersi. Quando, poi, Nissa aveva fatto ritorno, e aveva fatto ritorno in quella propria negromantica versione, la Campionessa di Kriarya e, successivamente, anche di Lysiath, non aveva potuto che interpretare tutto ciò qual un terribile incubo, e un incubo divenuto realtà, in parole che troppo facilmente avrebbero potuto apparire qual una retorica metafora e che pur mai come in quel frangente avrebbero avuto a dover essere considerate concrete e motivate.
Eppure, in quel momento, ella stava seriamente abbracciando l’ipotesi di impegnarsi insieme alla sua gemella Nissa a tentare di ricostruire un clima di serenità e di collaborazione, con buona pace di tutti coloro che pur avrebbero giustamente avuto a opporsi a tutto ciò. Coloro i quali, per inciso, avrebbero avuto a doversi intendere fra le poche persone al mondo a cui ella aveva realmente a tenere, e che mai avrebbe voluto contrariare in tal maniera... e non, certamente, per difendere la propria antica antagonista.

Era passato poco, pochissimo, dalla propria vecchia vita. E da quella vita alla quale, in fondo, ella aveva ipotizzato di poter quietamente fare ritorno nel riportare la propria quotidianità entro i confini del proprio mondo natio, dopo quel lustro trascorso a vagabondare fra le stelle del firmamento, esplorando mondi lontani e scoprendo la reale vastità del Creato, e di un Creato nel quale tutto il suo intero pianeta d’origine avrebbe avuto a doversi intendere nulla di più di un granello di sabbia.
Eppure della propria vecchia vita non era ormai rimasto nulla. O, quantomeno, nulla che ella avrebbe avuto a poter vivere o, forse e persino, a voler vivere.
La propria nuova vita, in effetti, non avrebbe potuto ovviare ad apparire strana, bizzarra e, a tratti, persino paurosa. Una vita sulla quale ella non avrebbe potuto avere a vantare alcun genere di controllo. E una vita i possibili sviluppi della quale ella non avrebbe potuto avere a prevedere in alcuna maniera.
Una nuova vita popolata di responsabilità inimmaginate e di nuove sfide, di non morti coscienti di sé e di semidee immortali, e di tante persone che ella amava e che, tuttavia, avrebbe probabilmente finito per ferire con le proprie azioni, con le proprie decisioni, e con quelle decisioni che, difficilmente, essi avrebbero avuto a poter accettare, per così come ella stessa, al loro posto, non avrebbe mai accettato.
Certo: la volontà di fuggire non avrebbe avuto a poter essere considerata poca. E, anzi, visioni avute in un passato remoto e relative a un proprio ormai non lontano futuro, in effetti, non l’avevano più collocata in quel della città di Kriarya, e neppure del regno di Kofreya, e neppure nel continente di Qahr, partita in maniera imprevedibile alla volta del continente orientale di Hyn, per avere lì a vivere una nuova vita e nuove avventure incredibilmente simili a quelle proprie della sua vecchia vita.
Sarebbe bastato poco per tradurre in realtà quella visione. E non sarebbe stata, certamente, la prima volta nella quale ella non avrebbe avuto a dimostrare esitazione nell’abbandonare tutto e tutti per cercare lontano il proprio destino, per inseguire altrove la propria brama di autodeterminazione.
Eppure ella non desiderava offrire seguito a quella volontà. Ella non desiderava avere a sottrarsi all’apparente follia che, nel tempo presente, era divenuta la sua realtà quotidiana.

mercoledì 26 gennaio 2022

3893

 

« Non puoi star dicendo sul serio... » sgranò gli occhi Duva, ben intendendo a cosa ella stesse volgendo la propria attenzione e non avendo in alcun modo ad approvare quella prospettiva, non laddove, ciò avrebbe obiettivamente significato compiere una follia... soprattutto in considerazione dei recenti accadimenti, e degli accadimenti che avevano visto protagonisti proprio gli stessi Rín e Be’Sihl.
« Sorellona... io non credo che quella sia una buona idea. » tentò di frenarla anche Lys’sh, in pieno accordo con Duva e con l’escludere quanto l’altra stava evidentemente prendendo in considerazione... qualcosa che nessuna persona sana di mente, allora, avrebbe avuto a prendere in considerazione, soprattutto in relazione all’idea della stessa Nissa Bontor.
« Ci serve un miracolo... » riprese tuttavia Midda, dopo un istante di ulteriore, intima riflessione a tal riguardo, apparentemente ignorando del tutto le opinioni in senso contrario così espresse dalle proprie interlocutrici « E noi abbiamo a disposizione una dannatissima fabbrica di miracoli, chiamata tempo del sogno! »

Definire il tempo del sogno una “fabbrica di miracoli” non avrebbe avuto a dover essere considerato del tutto giusto, seppur nemmeno del tutto errato.
Dimensione primigenia del multiverso stesso, il tempo del sogno era stato, era, e sempre sarebbe stato, il punto di origine di tutto il Creato, e di tutto ciò che soltanto attraverso di esso avrebbe potuto essere tale. Nel tempo del sogno, così come lo aveva immediatamente battezzato la stessa Nóirín Mont-d'Orb in occasione della loro prima, involontaria, visita nello stesso, spazio e tempo non avrebbero avuto a doversi fraintendere concetti reali, così come anche l’idea stessa di una qualche legge fisica o quant’altro. Luogo non luogo, e privo di ogni idea di tempo, quella dimensione avrebbe avuto a plasmarsi in base alla semplice forza di volontà, traducendo in realtà qualunque fantasia, qualunque sogno o, all’occorrenza, incubo. E, ancora, il tempo del sogno non avrebbe potuto soltanto generare nuove realtà, ma anche, e ancor più, riscrivere le realtà esistenti, o la realtà di singoli individui in esse esistenti.
Dal tempo del sogno, così, Rín aveva avuto occasione di uscire risanata nel proprio corpo prima spezzato. Nel tempo del sogno, ancora, Midda era stata in grado di generare, anche in grazia ai poteri della regina Anmel, un’intera nuova dimensione nella quale avere a permettere a un’onnipotente specie divina, i Progenitori, di avere a poter vivere la propria esistenza senza, in ciò, attentare volontariamente, o involontariamente, all’esistenza del loro medesimo piano dimensionale. Dal tempo del sogno, ancora, avevano avuto a fuoriuscire tutti i ritornati. E nel tempo del sogno, recentemente, Be’Sihl si era ritrovato a ritornare a una propria versione giovanile, e a vivere altri decenni di vita in un costrutto ipotetico, e un costrutto ipotetico che trovava il proprio fondamento sull’idea che il suo primo amore non fosse stato brutalmente assassinato molti anni prima.
Che, quindi, nel tempo del sogno tutto fosse possibile non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual errato. Benché, obiettivamente, i pericoli derivanti dallo stesso avrebbero avuto a poter essere considerati maggiori rispetto ai benefici, soprattutto in virtù della presenza di un vicario di Anmel Mal Toise, e di un vicario desideroso di avere a cancellarli dall’esistenza, per così come, in maniera tutt’altro che metaforica, avrebbe potuto facilmente riuscire a fare uccidendoli nel tempo del sogno stesso, e causando, in tal maniera, la loro scomparsa da qualunque piano di esistenza, quasi nessuna versione di loro fosse mai esistita in alcun mondo.
Insomma: per quanto in passato il tempo del sogno fosse stata una comoda scorciatoia, e una scorciatoia loro facilmente accessibile in grazia ai poteri che Rín aveva avuto ad acquisire; folle sarebbe stato avere a insistere in quella direzione, condannandosi solamente a qualche nuova, irreparabile tragedia...

« No. » sancì con fermezza Duva, scuotendo il capo e muovendo le mani a escludere esplicitamente qualunque possibilità in tal senso « Lungi da me considerarmi una persona pavida, o che ha a sottrarsi all’idea di correre rischi e affrontare pericoli. Ma un conto è correre rischi e affrontare pericoli, e un altro conto è puntarsi una pistola al plasma alla testa e aprire il fuoco, sperando che la batteria all’idrargirio sia completamente scarica. » esplicitò, in un’immagine figurata che, sperava, avesse a rendere bene l’idea.
« Concordo pienamente con Duva. » ribadì Lys’sh dal canto proprio, nuovamente schierata in maniera solidale con l’amica « Oltretutto, per quanto io stessa non abbia che a sperare in una riconciliazione fra te e Nissa, non posso che riconoscere più che imprudente, per non dire insensata, l’idea di avere a condurre la donna in contrasto alla quale ha vissuto la maggior parte della tua vita, responsabile della maggior parte dei tuoi problemi e della morte della maggior parte dei tuoi amici, offrendole in tal maniera occasione di tradurre in realtà qualunque propria fantasia, per quanto brutale. »
« Appunto! » annuì nuovamente la Furia Nera, strabuzzando gli occhi a confronto con quella folle prospettiva « Va bene prendere la vita di petto, ma non puoi rinunciare alle scale di grigi fra il bianco e il nero, passando dal considerare Nissa qual la tua nemesi, a volerle offrire la possibilità di accedere al tempo del sogno con l’esplicito intento di avere a riscrivere la propria realtà. » puntualizzò, ancora scuotendo il capo « D’accordo voler dimostrarle fiducia... ma, a questo punto, abbi il coraggio della tua scelta in maniera sensata: dimostrale fiducia affrontando coloro i quali non saranno d’accordo con questa tua iniziativa, allorché rischiare di ritrovarti a essere eliminata da ogni realtà per un semplice errore di giudizio! »

L’idea della Figlia di Marr’Mahew, in verità, non avrebbe avuto a doversi fraintendere animata da un intento suicida. A spingerla in quella direzione, in effetti, avrebbe avuto anzi a doversi considerare la volontà di permettere a Nissa di ritornare a essere umana e mortale a tutti gli effetti, alterando la propria natura di ritornata in favore di una vera, nuova vita. E una nuova vita che, pertanto, avrebbe avuto a riequilibrare la situazione fra lei e tutti coloro che avrebbero potuto vantare un credito di sangue nei suoi riguardi, e un credito che, improvvisamente, si sarebbero così ritrovati nella possibilità di avere a riscuotere senza doversi confrontare con la frustrazione derivante dalla certezza che, qualunque cosa avrebbero potuto desiderare compiere, ella era e sarebbe comunque rimasta così come era, sopravvivendo a tutte le loro stesse morti come se nulla fosse.
Non che Midda, così facendo, desiderasse condannare a morte Nissa: ella sperava veramente di avere l’occasione di un nuovo inizio con lei. Ciò non di meno, per avere un nuovo inizio con lei avrebbe dovuto anche permettere a tutti gli altri di avere a chiudere le questioni in sospeso, e quelle questioni in sospeso che sarebbero rimaste eternamente tali fino a quando ella fosse rimasta parimenti eterna.
Tuttavia, Duva Nebiria non aveva torto. E anche la stessa Ucciditrice di Dei non poté avere a riconoscerlo, nel comprendere quanto, sospinta in tal senso dal proprio entusiasmo, per un istante aveva trascurato di considerare ai possibili risvolti negativi della questione... non diversamente da come era accaduto quando, in maniera sicuramente troppo avventata, aveva scelto di offrirsi alla Progenie della Fenice, non avendo a considerare quanto tutto ciò avrebbe avuto effettivamente a comportare, e a comportare non soltanto per lei, ma anche, e ancor peggio, per tutti coloro attorno a lei. Così come, in effetti, era stato. Senza conseguenze eccessivamente gravi, fortunatamente per tutti, e, pur, per così come, comunque, era stato.

« Avete ragione. » ammise alla fine, annuendo con un sospiro lievemente amareggiato « Devo ammettere che ultimamente il mio giudizio non è più così infallibile... e, in questo, sarà meglio che abbia ad affidarmi un po’ di più a coloro che mi circondano, e che mi vogliono bene, per aiutarmi a comprendere quando potrei essere in procinto di commettere un’idiozia. E un’idiozia che, poi, potrà avere anche a riversarsi su tutti loro... » aggrottò la fronte, con aria mesta « No. Per quanto io possa desiderare avere un’occasione di un nuovo inizio con Nissa, non mi posso assolutamente permettere di mettere a rischio altri, nel condurla al tempo del sogno: se già Rín è stata in grado di maturare un tale controllo su quella realtà, pur provenendo da un mondo del tutto estraneo all’idea stessa di magia, mia sorella potrebbe tradursi in una strega come neppure Anmel Mal Toise è stata, pur dominando il potere della Creazione e quello della Distruzione come Portatrice di Luce e come Oscura Mietitrice. »

martedì 25 gennaio 2022

3892

 

« Non è detto che debba per forza vivere qui in locanda o, in effetti, qui in città... » argomentò Lys’sh, cercando di dimostrarsi propositiva a tal riguardo « Dopotutto anche questo mondo appare contraddistinto da dimensioni sufficientemente grandi per poter ipotizzare di trovarle una collocazione che non abbia a infastidire alcuno. »
« Stai suggerendo di chiederle di andarsene...? » domandò Midda, poco convinta a quella prospettiva, benché, obiettivamente, non fosse in alcun modo attrezzata per compiere miracoli « Posso anche essere poco sicura ne merito di poter condividere i medesimi spazi con lei... alla luce di tutto il nostro passato; ma mi sento sufficientemente certa del fatto che nessuno gradirebbe avere a perderla completamente di vista... proprio alla luce del nostro passato. »
« Tieni gli amici vicini e i nemici ancor più vicini...? » parafrasò Duva, sorridendo a confronto con quella prospettiva « E poi avete davvero il coraggio di criticarmi per il fatto che vivessi a bordo della Kasta Hamina insieme alla nuova moglie del mio ex-marito...?! » puntualizzò non priva di un certo desiderio di riscossa orgogliosa per quanto pocanzi obiettatole.
« Lasciamo perdere il discorso... e, comunque, non si tratta di questo. » sottolineò la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo appena il capo « Io e Nissa abbiamo già vissuto distanti una vita intera... la sua intera vita, in effetti. E abbiamo ben visto come è andata a finire. » osservò, con una smorfia di disapprovazione « Se davvero questo desidera essere l’inizio di qualcosa di nuovo, indispensabile ha da considerarsi la necessità di approcciare in maniera diversa ai vecchi problemi. »
« Giusto! » annuì la giovane ofidiana, più che d’accordo con quel punto di vista « Finché si ripercorre gli stessi passi, inevitabile sarà giungere alla medesima destinazione. E, anzi, sciocco ha da considerarsi l’attendersi qualcosa di diverso... »
« ... a meno che, nel frattempo, un meteorite non sia caduto dal cielo e abbia aperto una voragine immensa proprio là dove pensare di andare a parare. » osservò la Furia Nera, ridacchiando in maniera provocatrice a confronto con la metafora così proposta.
« In effetti non sbagli. » replicò tuttavia la donna rettile, con aria serafica « E in questa immagine figurata, il meteorite caduto dal cielo potrebbe essere riconosciuto proprio in Nissa e nel suo desiderio di trovare un’intesa con Midda, malgrado tutti i loro trascorsi. » argomentò, nulla negando della provocazione offerta dall’altra e, anzi, avendola a rendere propria e a rigirarla a completo favore della propria tesi « Ergo... o Midda ora avrà a mutare il proprio cammino, o finirà ineluttabilmente per precipitare nella voragine immensa innanzi a sé. »
« Sei astuta, Har-Lys’sha. Te lo concedo. » si arrese quindi Duva, osservandola con occhi socchiusi e aria scherzosamente critica nei suoi riguardi, nel riconoscere il punto così da lei condotto a segno con quell’ultimo affondo dialettico.

Comunque la si volesse girare, quindi, per la signora di Kriarya impossibile sarebbe stato ignorare l’evidenza di quanto accaduto con l’arrivo di Nissa in città, e tornare alla propria vita di prima, come se nulla fosse effettivamente occorso. In un modo o nell’altro ella avrebbe dovuto affrontare la situazione, e avrebbe dovuto cercare di trovare un modo per riuscire a gestire tutte le contrastanti emozioni lì in giuoco, fra le proprie, quelle dei propri amici lì presenti, e, anche, quelle di coloro i quali, pur lì non presenti, non avrebbero certamente avuto a tardare troppo nello scoprire cosa stava succedendo, là dove impossibile sarebbe stato mistificare l’informazione dell’arrivo in città della sua gemella e là dove, comunque, ella non avrebbe mai desiderato avere a ingannare alcuno nel celare la cosa.
Me se già, allora, avrebbe avuto a doversi intendere complicato avere a scendere a patti con le emozioni proprie di Howe e di lord Brote, due casi indubbiamente esemplificativi della situazione, quanto improbabile sarebbe stato per lei riuscire a gestire adeguatamente persone più lontane, prime fra tutti i membri dell’equipaggio della Jol’Ange, che, a causa di Nissa Bontor e delle persone ai suoi comandi, avevano perduto sin troppi amici e parenti, a iniziare dal loro stesso capitano, Salge Tresand?

« Ragazze... » gemette Midda, richiamando nuovamente a sé l’attenzione delle due amiche sororali « Per quanto io provi a sforzarmi di trovare un modo per risolvere questo bisticcio, francamente il problema mi sembra complicarsi istante dopo istante. »

Duva aveva ragione. Aveva pienamente ragione. Solo un miracolo avrebbe potuto sistemare quella situazione. Ed ella non era attrezzata per compiere miracoli...

« ... »

... ella no. Ma qualcun altro, forse sì!

« Non mi piace quello sguardo. » commentò Duva, ritrovandosi innanzi agli occhi color ghiaccio dell’amica e riuscendo a vedere al loro interno mutare radicalmente l’emotività della loro proprietaria, passando dalla disperazione a un nuovo barlume di speranza, e a un barlume rapidamente destinato a infiammarsi, espandendosi come un incendio e un incendio che, se incontrollato, avrebbe sicuramente avuto a bruciare chiunque lì attorno, a iniziare proprio da lei e da Lys’sh « A che cosa stai pensando, razza di disgraziata che non sei altro...?! »
« A Be’Sihl... » rispose Midda, con tono ancora distaccato, nel mentre in cui la sua mente stava macinando rapidamente quel pensiero, stava elaborando velocemente quell’idea, e quell’idea indubbiamente folle, ma, dopotutto, non più folle di altre esplorate in passato.
« Beh. Se vuoi pensare al tuo splendido uomo che non potrai mai meritare a sufficienza, francamente non mi trovi in disaccordo... » sorrise sorniona l’altra, cercando di esorcizzare, in tal maniera, altre eventualità... ed eventualità indubbiamente meno positive rispetto a quella.
« ... e al fatto che, obiettivamente, è stato recentemente miracolato! » precisò tuttavia la Figlia di Marr’Mahew, spazzando ogni possibilità di fraintendimento positivo di quel suo flusso di coscienza, e di quel suo flusso di coscienza ancor non condiviso con le due amiche « Così come, prima di lui, lo era stata anche  Nóirín! »

Be’Sihl Ahvn-Qa non sarebbe stato probabilmente d’accordo nel ritrovarsi a essere definito miracolato. Ciò a cui Midda, allora, desiderava offrire riferimento era al fatto che egli, un tempo vittima della stessa maledizione tecnologica della Sezione I, si era ritrovato indelebilmente contaminato da un’infinità di nanomacchine, e di nanomacchine che, se pur una volta avevano avuto a salvargli la vita, in futuro lo avrebbero destinato a diventare una sorta di zombie, condannato a un’esistenza priva di vita e di coscienza oltre la propria morte. E al fatto che egli, di ritorno dalla propria drammatica disavventura all’interno del tempo del sogno, si era ritrovato completamente risanato sotto tale punto di vista, oltre che fisicamente ringiovanito per quanto, in effetti, avesse vissuto un’intera vita in più rispetto a lei e a chiunque altro allor lì presente.
E allor stesso modo, seppur in termini molto diversi e inequivocabilmente positivi, anche la versione alternativa della propria gemella, Rín, si era ritrovata a essere a sua volta miracolata. E si era ritrovata a essere miracolata proprio a seguito del proprio passaggio nel tempo del sogno, e in quella realtà primigenia che le aveva restituito l’uso delle gambe dopo che un tragico incidente, in età infantile, l’aveva ridotta su una sedia a rotelle per il resto della propria esistenza.

lunedì 24 gennaio 2022

3891

 

« Quindi hai deciso di farla restare...? » cercò conferma Duva, aggrottando la fronte a quella notizia, e a quella notizia nel merito della quale, invero, non sarebbe certamente stata pronta a scommettere.
« Perché me lo chiedi...? Non ho detto nulla in tal senso... » negò tuttavia la Figlia di Marr’Mahew, dimostrando quasi una certa ansia a confronto con quell’idea, e con quell’idea in tal maniera data per certa da parte dell’amica.
« Se tu non avessi deciso di farla restare, Howe e Brote non potrebbero rappresentare una preoccupazione. Né, tantomeno, una preoccupazione principale. » evidenziò Lys’sh, avendo ben colto le ragioni della puntualizzazione dell’altra a tal riguardo, e quelle ragioni che, probabilmente, non avrebbero avuto a doversi considerare consce in Midda, per giustificarne la sorpresa così appena espressa « E, per inciso, non posso che condividere i tuoi timori in tal senso, là dove non posso che essere purtroppo priva di fiducia all’idea che, nell’immediato o in futuro, potrebbero mai avere ad accettare la prospettiva di una convivenza con lei... al di là di tutta la stima e la fiducia che provano nei tuoi confronti. »
« Sono metaforicamente fra l’incudine e il martello... » sospirò allora la donna guerriero, chinando appena il capo in avanti e sollevando ambo le mani a coprirsi il volto, in un gesto di sconsolata resa a confronto con quella situazione apparentemente priva d’uscita « Qualunque cosa io possa pensare di fare andrà a creare problemi e a scontentare qualcuno. » dichiarò, scuotendo appena la testa nel mentre in cui non mancò di mantenere il volto nascosto dietro le mani, quasi come una bimba desiderosa di nascondersi dalla realtà a lei circostante « Dannazione... quasi mi manca la possibilità di creare un nuovo universo, come già abbiamo fatto per i Progenitori: fossi ancora la Portatrice di Luce, potrei portare tutti quanti da un’altra parte... e risolvere la situazione senza colpo ferire! »
« Idea straordinaria... che tuttavia non ti è passata per l’anticamera del cervello durante i giorni di assedio di Lysiath. » obiettò Duva, inarcando un sopracciglio a confronto con simile prospettiva « Ti devo ricordare che per evitare di correre il rischio di utilizzare ancora, e involontariamente, i poteri della regina Anmel, sei arrivata persino a consegnarti volontariamente alla Progenie della Fenice e sei scesa a patti con coloro i quali ti desideravano morta...?! » ricordò, a ovviare all’improbabile eventualità che ella se ne fosse già dimenticata « Non prenderti in giro da sola, sorella: tu non avresti mai fatto nulla del genere... e non lo faresti tuttora, neppure potendo. »

Ovviamente la Furia Nera aveva pienamente ragione a tal riguardo, là dove, allorché fare esplicito ricorso ai poteri della regina Anmel Mal Toise, Midda avrebbe di gran lunga preferito avere ad affrontare l’ira di Nissa o quella di Howe, di lord Brote e di chiunque altro avrebbe potuto avere meritatamente ragione di essere contrario a qualunque possibilità di tregua con lei.
Ciò non di meno, ella non avrebbe potuto allor ovviare a desiderare una qualunque via di fuga da quella situazione apparentemente priva di uscita, e da quella situazione a confronto con la quale, a prescindere, ella non avrebbe potuto riservarsi una qualche possibilità di vittoria. E non che, dal canto proprio, ella avesse una qualche particolare e infantile necessità di vincere a tutti i costi: semplicemente, in quel momento, non si sentiva in grado di scegliere in che maniera avere a perdere. E, francamente, non avrebbe neppure potuto ovviare ad accusare una certa stanchezza fisica, e psicologica, tale per cui una capricciosa regressione infantile, da parte sua, non avrebbe potuto essere del tutto ingiustificabile...

« Secondo voi cosa dovrei fare...?! » domandò quindi, scoprendosi il volto e volgendo la questione direttamente alle proprie due amiche sororali, appellandosi al loro giudizio per poter trovare una qualsivoglia soluzione a quell’assurdo dramma « E non ditemi, per cortesia, che la decisione deve essere soltanto mia: siete state dopotutto voi due a mettermi in questo pasticcio, e, ora, quantomeno, dovrete aiutarmi a cavarmene fuori... » protestò verso di loro, anticipando qualunque possibilità da parte delle stesse di aversi a sottrarre alla possibilità di esprimere un qualsivoglia giudizio a tal riguardo, per così come, purtroppo, aveva fatto Be’Sihl, nel voler rispettare, in maniera allor quantomeno antipatica, la sua assoluta e piena libertà di scelta a tal riguardo.
« Ma Nissa cosa ha chiesto di preciso...? » questionò allora Lys’sh, nel non potersi negare una certa ignoranza a tal riguardo « Quali sono le richieste che ha avanzato in cambio della propria resa...?! »
« Il suo unico desiderio è quello di poter tornare a crescere le proprie figlie, avendo la possibilità di essere presente per loro per il tempo che potrà essere loro concesso. » replicò a Figlia di Marr’Mahew, in una richiesta, tutto sommato, più che comprensibile e giustificabile da parte di una madre a confronto con le sole figlie rimastele « Non ha chiesto immunità di sorta... né nulla del genere. »
« Non che le abbia a servire... » osservò Duva, storcendo appena le labbra in una smorfia di disappunto « In quanto ritornata, da quando ci ha portato via le armi la plasma, non vi è nulla in nostro possesso che potrebbe imporle danno in maniera duratura. »
« Ecco... a tal riguardo, insiste a dichiararsi del tutto estranea a quegli eventi. » puntualizzò Midda, avendo a riproporre alle amiche la stessa versione da loro già ascoltata direttamente attraverso la voce di Nissa, il giorno prima « E, per quanto assurdo a dirsi, temo che possa essere vero. Anche perché, obiettivamente, non avrebbe alcuna ragione per mentire a tal riguardo... anzi. »
« Ma se non è stata lei a prendere le armi, chi è stato...? » replicò la Furia Nera, accigliandosi a tal prospettiva « E, soprattutto, perché mai Nessuno avrebbe dovuto mentire a tal riguardo...?! »
« Ti ringrazio per la domanda... » annuì la donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, stringendosi poi fra le spalle « ... e quando mai avrò maturato una qualche risposta utile da offrirti, ti prometto che sarai la prima a esserne informata. » puntualizzò, a esprimere, in tal maniera, la propria più completa assenza di idee a tal riguardo, in un discorso, in verità, nel merito del quale, in quel frangente, non si sentiva in grado di spendere un solo istante di attenzione, pur senza nulla voler negare della tutt’altro che gradevole prospettiva di non avere la benché minima idea di dove potessero essere finite delle potentissime armi al plasma, e armi in grado di spazzare via, potenzialmente, una città intera.
« Comunque, che possieda le armi o meno, alcun valore questo toglie all’analisi di Duva... » osservò la giovane ofidiana, tornando a guidare l’attenzione comune sul tema centrale di quel loro dialogo « ... il fatto che Nissa non abbia a necessitare alcuna immunità, là dove, in fondo, sostanzialmente impossibile sarebbe negargliela. »

Già. Qualunque cosa mai Howe o lord Brote, o l’intera popolazione di Kriarya, o il mondo intero, avrebbero mai potuto desiderare imporre a discapito di Nissa Bontor, alcun danno avrebbe avuto effettivamente a esserle imposto in maniera duratura, vedendola spiacevolmente avere a riprendersi da qualunque violenza, da qualunque condanna, da qualunque brutalità, avrebbe potuto esserle rivolta.
E ciò, in fondo, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual il problema più grave dal punto di vista di coloro i quali, come Howe o Brote, avrebbero potuto vantare qualche tragico credito di sangue nei suoi riguardi: la consapevolezza della propria più totale impotenza, qualunque cosa avrebbero mai potuto ipotizzare di fare o non fare per esigere la propria vendetta, per trovare in qualche modo soddisfazione innanzi all’incommensurabile danno subito da parte sua.

« Quindi dovresti trovare il modo di accettare, e di far accettare, l’idea che ella, malgrado tutto ciò che ha compiuto nel corso della propria vita a discapito tuo e di chiunque attorno a te, abbia a vivere serenamente nella tua stessa città, fra coloro i quali consideri come una famiglia, come il tuo clan, con buona pace di quanto accaduto in passato...?! » provò a riassumere la Furia Nera, roteando gli occhi con aria decisamente poco convinta « Non sapevo che ti fossi attrezzata per compiere miracoli, ultimamente. »

domenica 23 gennaio 2022

3890

 

Se la notte precedente Midda non aveva avuto quasi occasione di dormire, in quella nuova notte ella non tentò neppure di addormentarsi, nel ritrovarsi, proprio malgrado, con la mente eccessivamente satura di pensieri per potersi concedere una qualche occasione di sonno. A non negare, tuttavia, simile occasione a Be’Sihl, ella non mancò di dichiarare di voler provare a riposare e, ancora, di simulare l’essersi addormentata, in un’interpretazione che ebbe a convincere in maniera sufficiente lo shar’tiagho, quanto necessario a concedergli, quindi, di porsi a riposo.
A torturarla, in quel momento, non avrebbe tuttavia avuto a dover esser frainteso un qualsivoglia genere di angoscia in conseguenza alla presenza della sua gemella all’interno di quello stesso edificio: se così fosse stato, infatti, ella non avrebbe resistito neppure a restare in camera propria, preferendo andare a piantonare in prima persona Nissa, ad assicurarsi che ella non avesse a giocarle qualche brutto scherzo. Ma, fortunatamente, tale pensiero non avrebbe avuto a doversi censire fra quelli allor presenti a impedirle di dormire, anche e soprattutto in grazia alla consapevolezza di quanto tre dozzine di semidee immortali, in quel momento, stavano alternandosi a guardia della stessa ex-regina dei pirati di Rogautt, in numero mai inferiore a due terzi del loro totale: insomma... se anche Nissa avesse voluto tentare qualcosa, avrebbe dovuto trovare il modo di abbattere almeno ventiquattro desmairiane senza che queste potessero aver occasione né di risponderle, né, tantomeno, di dare l’allarme, in uno scenario che, al di là della bravura della sua gemella, difficilmente avrebbe potuto avere speranza di considerarsi realistico. No: fortunatamente Nissa o, quantomeno, una qualche possibile minaccia diretta da parte della stessa, non avrebbe avuto a doversi riconoscere al centro dei suoi pensieri, timore soppiantato, piuttosto, da tutti quelli che già avevano affollato la sua mente in quelle ultime ore e che, malgrado ogni sforzo compiuto da Be’Sihl, non erano riusciti a essere dissipati.

Fu poco prima dell’alba che, anticipando di poco il risveglio di Be’Sihl, ella ebbe allora a lasciare discretamente il proprio letto, per avere a muoversi con passo leggero nella locanda e raggiungere le porte delle camere di Duva e di Lys’sh, arrendendosi all’evidenza di abbisognare di un nuovo confronto, e di un confronto che, sperava, ove intercorso con le proprie sorelle d’armi e di vita, e con le stesse che a lei avevano condotto la stessa Nissa, avrebbe avuto possibilità di aiutarla a schiarirsi le idee.
E se sulla porta di Duva, il suo leggero bussare dovette insistere qualche istante più del dovuto, per vincere il sonno dell’amica e invitarla a distaccarsi dal suo amante occasionale per giungere ad aprirle e a insultarla, necessariamente, per essere lì sopraggiunta, salvo ovviamente poi rivestirsi rapidamente ed essere pronta a seguirla ovunque ella avesse desiderato; sulla porta di Lys’sh non fu neppure necessario avere ad avvicinare la punta metallica delle dita della propria destra, ritrovandola aprirsi delicatamente innanzi a lei e a Duva non appena entrambe ebbero lì ad avvicinarsi, solo per avere a mostrare l’ofidiana già pronta a muoversi, avendo avuto a cogliere quanto stava accadendo, e tutti gli improperi rivolti dalla stessa Duva a discapito di Midda, in grazia al proprio straordinario udito.
Scendendo, così, nella sala principale della locanda, e in quella sala che, a quell’ora avrebbe avuto a potersi offrire completamente loro, Midda e le sue sorelle si ritrovarono, tuttavia, a essere accolte da un sorridente Be’Sihl, il quale, per nulla colto in contropiede dalla “fuga” della propria amata, l’aveva anticipata nelle proprie mosse, facendo loro trovare un tavolo già pronto per la colazione...

« Tu non ti meriti quest’uomo. Sappilo. » sancì Duva, rivolgendosi a Midda e indicando Be’Sihl, verso il quale non avrebbe potuto ovviare a provare allora sincera gratitudine per quell’importante contribuito calorico utile a rimetterle in moto il cervello « Non te lo meriti per nulla. »
« Non lo sapessi... ma lo so. Purtroppo lo so. » sospirò per tutta risposta Midda, scuotendo appena il capo in direzione del proprio amato, e di quell’amato che, a lei da sempre e per sempre fedele malgrado tutto, non aveva mancato di sfruttare il tempo a lei necessario per convocare Duva e Lys’sh in quella maniera, benché avrebbe potuto continuare quietamente a riposare nel loro letto, disinteressandosi a tutto il resto.
« Allora... immagino che il tema al centro di questo confronto mattutino sia Nissa, non è vero?! » domandò Lys’sh, accomodandosi al tavolo senza esitazione e subito allungando le proprie mani l’una verso un pezzo di pane e l’altra verso le posate, scoprendosi, tutto sommato, sufficientemente desiderosa di nutrimento, e di assaporare quanto allora arrangiato da Be’Sihl, i gusti del quale, sino a quel momento, non le avevano mai tradite « Come è andata ieri sera il vostro confronto...? Non abbiamo avuto occasione di parlarne... »
« Già... » annuì Midda, in un quieto assenso cumulativo a due delle tre questioni così verso di lei formulate, delegando poi a qualche parola di più il compito di riassumere, a beneficio delle due amiche, il proprio incontro con Nissa.

E se le due donne non mancarono di iniziare a consumare la colazione nel mentre in cui ella parlava, parimenti restarono comunque ben attente a ogni parola che ella ebbe a pronunciare, senza, tuttavia, avere mai a interromperla, nel non costringerla, in tal senso, a frammentare eccessivamente il proprio discorso.

« Ho la vaghissima sensazione che non sia stata un’idea particolarmente geniale la nostra... » commentò al termine del resoconto Duva, storcendo le labbra verso il basso con un approccio necessariamente autocritico « Quella di condurre Nissa in città, intendo. »
« Forse. O forse no. O, quantomeno, io vorrei sperare di no. » dichiarò Lys’sh, accennando un sorriso tirato « Alla fine, comunque, per ora non ha dato evidenza di voler creare problemi... »
« Sì, ma la sua sola presenza si sta già rivelando un problema. » puntualizzò l’altra, scuotendo il capo « E non credo che il tuo caro Howe mi darebbe torto in tal senso. » soggiunse, non mancando di offrire riferimento al mercenario che più di tutti, la sera prima, aveva palesato il proprio disappunto a confronto con quanto stava lì accadendo.
« Questo è indubbio. » confermò la giovane ofidiana, non mancando di riservarsi una nota mesta nella propria voce « Questa notte non è stato facile, per me, farlo restare tranquillo in camera e, poi, farlo addormentare: fosse stato per lui, sarebbe rimasto di guardia insieme alle desmairiane, non avendo a fidarsi del fatto che tre dozzine di semidee immortali potessero essere un ostacolo sufficiente per Nissa. »
« D’accordo che è la signora del male... e in versione ritornata, per lo più. Ma la reazione di Howe mi pare un po’ esagerata. » obiettò allora Duva, inarcando appena un sopracciglio « Vedi che avresti fatto bene a non andare a letto con un “collega”...? E’ inevitabile che certi problemi, poi, arrivino anche all’interno delle mura della propria camera. » la rimbrottò, in verità ancora un po’ in disappunto nei suoi confronti fosse anche e soltanto per il fatto che ella aveva voluto mantenere a lungo segreta l’identità del proprio amante.
« ... disse la donna che si era sposata il proprio capitano e che, in quanto comproprietaria della medesima nave, anche dopo il divorzio aveva continuato a vivere accanto a lui e alla sua nuova moglie. » replicò sorniona la donna rettile, aprendosi, a modo proprio, in un amplio sorriso verso l’amica, nell’averle risposto per le rime a confronto con quella sua frecciatina del tutto gratuita.
« Buone, voi due... » le richiamò all’ordine Midda, pur non potendo ovviare a concedersi a sua volta un sorriso divertito tanto per la provocazione dell’una quanto per la replica dell’altra « Sono già abbastanza confusa di mio senza che si abbia ad aggiungere altra carne sul fuoco. » ammise poi, invocando, in tal senso, un po’ di collaborazione utile ad aiutarla a districare la matassa dei pensieri nel proprio cervello, non a ingarbugliarla ancor di più « E comunque Howe e Brote sono due fra le mie preoccupazioni principali, in questo momento... »

sabato 22 gennaio 2022

3889

 

« ... già... » sospirò Midda, in una quieta ammissione a tal riguardo « E non è forse proprio così...?! » insistette, certa di quella chiave di lettura e, ciò non di meno, disperatamente bisognosa di una smentita da parte sua, di poterlo sentir negare categoricamente tutto quello.
« No che non è così. » scosse il capo egli, sorridendole ancora una volta con tono pacifico « Certo... questo non è certamente un bel periodo per me. E mi ci vorrà ancora una po’ di tempo per riuscire a superare quello che è successo. » sottolineò, non negando nulla a tal riguardo « Ma niente di quello che è accaduto è accaduto per causa tua, Midda. Niente. » escluse, in quelle parole che ella abbisognava di sentirsi rivolgere, per quanto, in effetti, non avesse a condividerle « Quanto mi è successo è stato colpa di secondo-fra-tre e di Anmel Mal Toise. E di un’Anmel Mal Toise, addirittura, con la quale non hai mai avuto niente a dividere. » puntualizzò, là dove, in effetti, quell’Anmel avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual quella sopraggiunta da un diverso piano dimensionale con il solo scopo di avere a ucciderla, semplicemente in quanto se stessa « E, comunque sia, non credo di poter dire che l’esperienza che ho vissuto mi abbia rovinato la vita... » soggiunse, a prendere le distanze da quell’idea « ... sicuramente me l’ha complicata, e mi sta rendendo complicato, ora, riuscire a ritornare alla mia vecchia vita come se nulla fosse. Ma, in fondo, avrebbe potuto anche andarmi peggio, là dove avrebbe potuto divertirsi a seviziarmi in maniera molto più profonda e brutale rispetto a quanto non ha fatto... »
« D’accordo. Ma se non mi fossi arresa alla Progenie della Fenice tu non avresti avuto necessità di venirmi a cercare. E se non fossi stata l’erede di Anmel Mal Toise, la Progenie della Fenice non avrebbe avuto a interessarsi minimamente di me. E se... »
« ... e allora...?! » la interruppe egli, levando una mano a chiederle di non proseguire oltre in quello strano e autolesionistico esercizio psicologico « Abbiamo già detto che tu hai commesso i tuoi errori. Ma ciò non definisce che ogni cosa abbia necessariamente a derivare da essi... ti pare? » le domandò, aggrottando la fronte « O davvero desideri essere così megalomane da arrogarti anche la responsabilità delle azioni di altri, o delle scelte di altri...?! » ridacchiò divertito « Non ricordo che sia stata tu a chiederci di venirti dietro. E non ricordo, neppure, che sia stata tu a suggerire chi sarebbe dovuto andare e dove... o sbaglio? » sottolineò, a respingere al mittente ogni possibile responsabilità in tal senso « Il fatto che io e Rín si sia voluti andare a cercarti nel tempo del sogno è stato forse una tua scelta...? O il fatto che Be’Wahr e M’Eu siano stati nella realtà prigione concepita per Desmair è stato forse in conseguenza a una tua richiesta...?! » continuò a interrogarla, seppur con intento puramente retorico, nel non avere necessità che ella rispondesse realmente a tutte quelle proprie domande « Senza contare che, per inciso, eviterei di enunciare la presenza delle tue “figliastre” come qualcosa di negativo: certamente sono figlie di loro padre... ma sino a questo momento hanno dato riprova di non desiderare altro che vivere una vita normale, così come non è mai stata concessa loro la possibilità di fare in passato. Perché, quindi, riferiti a loro come se fossero un problema...? E, addirittura, come se fossero un problema causato da te...?! A quanto ho inteso, la più giovane fra loro è comunque di almeno un secolo più vecchia rispetto a te: nulla che abbia, quindi e comunque, a riguardarti... o no?! »

In effetti, la Figlia di Marr’Mahew non aveva desiderato riferirsi alle desmairiane quasi esse avessero a rappresentare un problema, in un giudizio, in una condanna, a loro discapito, sicuramente ingiusto e immeritato, nel considerare, oltretutto, quanto una buona parte di loro altro non desiderasse che avere occasione di rapportarsi con lei, e di rapportarsi con lei con assoluta ammirazione, quasi ai confini della devozione. Ciò non di meno, e così come giustamente Be’Sihl non aveva mancato di sottolineare, la frase da lei pronunciata avrebbe avuto a doversi intendere decisamente ambigua. E ambigua in termini sufficienti a lasciar intendere che ella avesse a considerarle parte del problema... e di quel problema che, in fondo, e in maniera probabilmente infantile, avrebbe avuto a doversi riconoscere come una mera nostalgia per il passato, e per un passato che, contemplato con lo sguardo del futuro, non avrebbe potuto che apparire semplicemente meraviglioso, benché, in effetti, non lo fosse mai stato.
Che cosa aveva quindi ella a rimpiangere del proprio passato e di quello stesso passato al quale, in quelle parole, aveva voluto riferirsi...?
Forse ella rimpiangeva l’epoca in cui fra lei e Be’Sihl non vi era alcuna complicità intima, e tutto il loro rapporto era fondato su una fortissima tensione reciprocamente soffocata? Forse ella rimpiangeva l’epoca in cui Tagae e Liagu non erano ancora suoi figli, tenuti prigionieri dalla Loor’Nos-Kahn e destinati a essere impiegati come un’arma di distruzione di massa? O forse ella rimpiangeva l’epoca in cui né Duva né Lys’sh erano parte fondamentale della propria vita... e, probabilmente, una delle parti migliori della stessa?!
Quale periodo, di preciso, ella rimpiangeva del proprio passato...?
Forse rimpiangeva gli anni in cui non poteva concedersi la possibilità di legarsi ad alcuno, fosse anche in mera amicizia, nel timore che Nissa, o qualche suo inviato, giungesse all’improvviso a imporre la morte a chiunque le si fosse avvicinato? Forse rimpiangeva gli anni in cui solo nel rischiare la propria vita in imprese impossibili ella era in grado di tornare a sentire di avere un qualche senso, un qualche scopo, e di non essere una mera ombra aggrappata a un’illusione di esistenza? O forse ella rimpiangeva l’epoca in cui di alcuno avrebbe avuto a potersi interessare, tanto nel bene, quanto nel male, dispensando egualmente morte a destra e a manca con più generosità di quanta non ne avesse mai avuta a riservarsene nei saluti?!

« Non volevo muovere critica alcuna alle figlie di Desmair. » escluse ella, tornando a esprimersi verso il proprio amato, dopo quel fugace momento di introspezione psicologica, per così come da lui stesso ispirata con le proprie parole « Sarei una stupida a farlo, fosse anche e soltanto per l’imbarazzante ammirazione che dimostrano nei miei riguardi. E, obiettivamente, il loro arrivo potrebbe essere uno degli eventi migliori occorsi a questa città non soltanto in questi ultimi anni, ma da sempre, per come potrebbero veramente cooperare a reinventare la natura stessa di questo luogo... » sancì, avendo davvero fiducia in tal senso, anche e soprattutto per quanto entrambi avevano avuto occasione di confronto nel corso del proprio viaggio fra le stelle, esplorando altri mondi, altre civiltà, e civiltà in cui, talvolta, una mirabile integrazione fra due specie diversi aveva portato a risultati semplicemente straordinari.
« E allora...?! » domandò egli, tornando a insistere a tal riguardo « Perché tanto cruccio...? Se persino l’intera discendenza femminile di Desmair alle porte di Kriarya non è da te interpretata qual qualcosa di negativo... perché dovrebbe esserlo tutto il resto...? Perché dovresti esserlo te stessa, con tutto il tuo passato ricco di scelte, alcune compiute nella giusta direzione e altre, necessariamente, sbagliate...?! Se persino dai lombi di quel disgraziato del tuo sposo, qual indubbio frutto di rapimenti e di violenze fisiche e psicologiche, ha potuto derivare qualcosa che vuoi intendere qual positivo... perché non vuoi concedere eguale indulgenza a tuo stesso riguardo, e a riguardo di tutti i tuoi errori...?! »
« E quindi...? » rigirò tuttavia la questione la stessa donna guerriero, tornando a guardare il proprio amato per avere a domandare a lui in che termini poter gestire quella questione « Come dovrei vivere, secondo te, tutto questo? Come dovrei accogliere l’idea della volontà di tregua espressa da parte di Nissa? E come dovrei gestire tutta questa folle realtà che in così poco tempo da Portatrice di Luce e da Oscura Mietitrice, ho direttamente o indirettamente contribuito a plasmare, con i ritornati, con le desmairiane, con nuovi progressi tecnici, e quant’altro...?! » gli domandò, aggrottando la fronte con aria perplessa « Vuoi forse che mi limiti a scrollare le spalle e a banalizzare tutto quello che è successo...?! »
« Non credo che sia importante quello che io voglia o che io non voglia. » ridacchiò Be’Sihl, divertito nel confronto con quell’inaspettata questione « Però, se proprio desideri saperlo, ciò che io voglio è che tu e io, e Tagae e Liagu, e tutti gli altri nostri amici, si possa riuscire a ritrovare un giusto equilibrio... per tentare di riprendere a vivere le nostre vite con un qualche senso di quieta quotidianità. Un po’ come è stato stamattina a colazione... insomma. » ricordò, offrendo riferimento a quell’evento così apparentemente distante nel tempo « Perché, in fondo, non dovrebbe essere questo che conta, a prescindere da tutto il resto...?! »

venerdì 21 gennaio 2022

3888

 

« E... quindi...?! » domandò tuttavia Be’Sihl, scuotendo appena il capo « Partiamo pure dal presupposto che tu abbia ragione, e che tutto ciò che è accaduto, sia accaduto per colpa tua e di come tu hai reagito in quell’occasione di... quando?!... trent’anni fa...? » continuò egli, seguendo quietamente il ragionamento da lei proposto « E allora...? » si ripeté, stringendosi appena fra le spalle « Eri una ragazzina e hai commesso un errore...? Non per sminuire la tua autostima, ma sono certo che non sia stato il primo e, soprattutto, ti posso assicurare quanto non sia stato l’ultimo, giacché di errori ne continui a commettere ogni giorno. » sottolineò, sorridendo con aria quasi divertita, a dimostrare l’assenza di qualunque volontà di rimprovero da parte sua in tal senso « Il più recente dei quali, per inciso, è stata la pessima idea di consegnarti alla Progenie della Fenice, ben sapendo quanto il solo e unico desiderio da parte di quei folli fanatici fosse quello di ucciderti! » non mancò di sottolineare, in un evento che, benché per lui apparisse di quasi trent’anni addietro, per lei e per chiunque altro al mondo avrebbe avuto a doversi riconoscere, cronologicamente, l’errore più recente del quale avrebbero potuto offrire esempio.

Il ragionamento compiuto dalla Figlia di Marr’Mahew, in verità, non avrebbe avuto a poter essere considerato sbagliato. Ma neppure il ragionamento compiuto, allora, dal suo degno compagno di vita e di letto, in verità, avrebbe avuto a poter essere considerato sbagliato. Perché egli, pur nulla negando di quanto da lei asserito, aveva posto la propria attenzione su un fronte ben diverso, e un fronte comunque del tutto inattaccabile: quello della fallibilità della stessa Midda Bontor, in quanto, proprio malgrado, fallibile essere mortale.

« L’errore è intrinseco della nostra natura umana e mortale... » insistette quindi egli, guardandola con dolcezza infinita, e, a tratti, persino paterna, in quella che, probabilmente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta in lui qual una nuova maturità non soltanto conseguente alla sua attuale età psicologica, di gran lunga a lei superiore benché, al contrario, fisicamente fosse addirittura ringiovanito a suo confronto, quanto e piuttosto alle esperienze di vita vissute, e a quella paternità da lui affrontata nel crescere ben tre figli, e nel ritrovarsi, addirittura, prossimo ad assistere al matrimonio del maggiore fra gli stessi « Certamente questo non può divenire una scusante tale da giustificare ogni sbaglio, ma, parimenti, non può neppure rappresentare un’inibizione tale da impedire ad alcuno di vivere la propria vita, nel timore degli sbagli che potranno occorrere e, soprattutto, delle possibili conseguenze degli stessi. »
« Non sono certa di comprendere dove tu voglia andare a parare con questo tuo discorso... » esitò allora la donna guerriero, aggrottando la fronte con aria dubbiosa, là dove, pur non avendo certamente a poter muovere critica a quanto da lui asserito, non avrebbe neppure potuto considerarsi sicuro di quanto egli avrebbe effettivamente voluto suggerire così dicendo.
« Quello che voglio dire è, semplicemente, che non puoi permettere all’idea di un errore commesso quand’ancora eri una ragazzina, di influenzare il tuo presente o il tuo avvenire. Tanto nel bene, quanto nel male. » riformulò l’uomo, ammiccando verso di lei « Hai dato tu origine al conflitto con Nissa...? D’accordo. Bene. E’ successo. Hai fatto tornare tu Nissa e tutti gli altri dal regno dei morti...? D’accordo. Bene. E’ successo. Devi essere lapidata in pubblica piazza per questo, decapitata e arsa al rogo come la peggiore fra tutte le streghe...? Può anche darsi. » dichiarò, con tono che non avrebbe potuto far fraintendere la provocatoria ironia propria di quell’ultima ipotesi « Ma che debba essere tu stessa a radunare la folla in quella piazza, a distribuire le pietre, e a organizzare la tua esecuzione... beh... scusa, ma questo mi sembra un pochino esagerato. » puntualizzò, scuotendo il capo « Hai commesso degli errori. Lo hai sempre fatto. E lo continuerai a fare per sempre. E a confronto con questa verità, l’unica domanda che, secondo me, dovrebbe contare è: permetterai a questa consapevolezza di rovinarti la vita? »
« ... » esitò nuovamente ella, non sapendo, in effetti, cosa rispondere.

Il discorso proposto da Be’Sihl non avrebbe potuto che risuonare strano alle orecchie della Figlia di Marr’Mahew, simile a quello che avrebbe potuto intercorrere fra loro tanti anni addietro, all’inizio del loro rapporto di amicizia e di complicità, e pur, al contempo, estremamente diverso, probabilmente vittima dell’accresciuta maturità dello stesso, non soltanto negli anni e nelle avventure da loro vissuti insieme, quanto e ancor più negli anni e nelle avventure da lui affrontati lontano da tutto quello, in quella fittizia e perduta realtà alternativa.
E proprio nel doversi confrontare con un Be’Sihl così simile e così diverso da quello da lei da sempre conosciuto, ella non avrebbe potuto che scoprirsi necessariamente ancor più confusa nel merito di tutto il mondo attorno a lei, e di un mondo che, istante dopo istante, si stava terribilmente rivoluzionando.

« E’ che è tutto così... strano. » sospirò alfine, ritornando ad abbassare lo sguardo « Tutto quanto. » ribadì, ad anticipare un’eventuale richiesta di ragguaglio da parte sua « Noi due. Questa città. Questo mondo. La mia vita e tutto il resto. » ammise, non potendo ovviare a provare nostalgia per l’idea di una qualche normalità, e una normalità che, pur, non le era mai stata propria e che non avrebbe neppure saputo probabilmente come definire di preciso « Cioè... dannazione: ero soltanto una mercenaria al servizio di uno dei tanti signori della città del peccato. D’accordo, non una mercenaria qualsiasi, di certo. Ma, comunque, soltanto una mercenaria fra tante. E ora sono la signora di questa città. L’unica signora di questa città. E io che non sono mai stata capace di realizzare nulla di buono, là dove, invece, ho sempre dimostrato una grandissima predisposizione a distruggere ogni cosa, mi ritrovo ora con la responsabilità di dover gestire e, addirittura, riedificare questa città! » definì, strabuzzando per un momento gli occhi « Una città al di fuori delle mura della quale riposano quasi duecentocinquanta semidee immortali, che guardano a me come chiunque guarderebbe a una dea, e che confidano in me come non hanno mai avuto ragione od occasione di confidare prima d’ora in alcun altro. Diamine: tre dozzine di loro, in questo momento, sono in questa stessa locanda, a tenere sotto controllo la mia gemella non morta e i suoi degni compari, rinchiusi nella tua cantina! » puntualizzò, scuotendo il capo « E, giusto per non farsi mancare nulla, ecco per l’appunto che la mia gemella, la stessa a cui io ho rovinato la vita e, in buona sostanza, ho anche già ucciso una volta, si è ritrovata condannata a un’esistenza da non morta ancora una volta per mia sola responsabilità... accompagnata, giusto per l’occasione, da qualche migliaio, o qualche decina di migliaia, di altre persone, umane e non, nonché mostri mitologici di varia natura, che nel corso della mia vita ho ucciso, e ho ucciso in maniera estremamente sistematica e continuativa, manco avessi a dover battere un qualche genere di primato di sorta! »
« E a margine di tutto ciò, non hai neppure la possibilità di guardare in viso l’uomo che ami e ritrovare nei suoi occhi il suo sguardo, là dove, sicuramente ancora incolpandoti anche per questo, parti dal presupposto di avergli rovinato l’esistenza... » suggerì egli, andando a completare la narrazione così da lei impostata « O sbaglio...?! »

giovedì 20 gennaio 2022

3887

 

« E’ stata Nissa a metterti in testa questa idea...?! » domandò Be’Sihl, osservandola con aria quanto più serena possibile, a tentare, in ciò, di trasmetterle occasione di quiete, psicologica e fisica « Perché, in tal caso, scusa se lo dico, ma non credo che possa considerarsi propriamente la figura più affidabile alla quale rivolgersi per una valutazione nel merito del tuo operato. » sottolineò, sorridendo con aria quasi divertita a confronto con tale prospettiva « Cioè... stiamo parlando della medesima donna che ha maledetto la tua vita per oltre vent’anni, non di una vecchia amica che non vedi da un po’ di tempo: anche tutto quello che ha fatto prima di essere una ritornata è, forse, colpa tua...?! »
« No... sì... non lo so. » negò, affermò, e poi ammise la donna guerriero, dimostrandosi un po’ confusa a tal riguardo « Non mi è facile valutare. » sottolineò poi, storcendo le labbra verso il basso « Cioè... e se mi fossi soltanto convinta che ella fosse “cattiva”, finendo per costringerla in tale ruolo in maniera tale da poter essere poi io la “buona” della situazione...?! » esitò, disimpegnandosi dallo sguardo del proprio amato, che trovava in quel mentre difficile da sostenere « In fondo lo hai detto anche tu: è innegabile che io non abbia a dover essere fraintesa qual l’innocenza fatta persona. »

Nessuno al mondo, in quello e in altri mondi, avrebbe potuto allora comprendere il turbamento della stessa Figlia di Marr’Mahew meglio di Be’Sihl, e di colui che, proprio malgrado, aveva avuto a vivere una situazione simile, seppur diversa, da quella che lei aveva vissuto, e che l’aveva portata, nel bene o nel male, a ritrovarsi a rimettere in dubbio tutta la propria concezione della realtà, per così come, sicuramente, mai in passato avrebbe avuto motivo di fare.
Entrambi, infatti, si erano ritrovati, proprio malgrado, a vivere una vita diversa in una realtà diversa, confrontandosi con emozioni estranee alle proprie, con scenari inediti nelle proprie vite, e ritrovandosi costretti a rimettere in dubbio tutte le proprie scelte, tutto il proprio approccio con il mondo stesso. E benché, per entrambi, alla fine tutto si fosse dimostrato soltanto conseguenza dell’impegno a imporre loro una crudele trappola, psicologica e fisica, quanto da loro vissuto, per quelli che erano stati percepiti qual anni interi, decenni addirittura, non avrebbero avuto a poter essere cancellati dalle loro stesse menti con un semplice colpo di spugna, quasi nulla fosse mai realmente successo.
E così come, egli, pur amando sinceramente la Campionessa di Kriarya, e amandola da più tempo di quanto lei non avrebbe potuto asserire valere per se stessa in termini di reciprocità, si stava ritrovando in difficoltà a confrontarsi con lei, nel ritrovarsi costretto a confrontarsi dolorosamente con l’immagine ancora troppo vivida, nella mente e nel cuore, della propria amata Deeh’Od, e dei tre figli avuti e cresciuti insieme a lei; Midda Bontor, costretta a confrontarsi non soltanto con i falsi ricordi di una realtà nella quale andava d’amore e d’accordo con la propria gemella ma, ancor peggio, con l’evidenza quotidiana di quanto meraviglioso potesse essere tale rapporto, e quell’evidenza quotidiana involontariamente impostale da Maddie e Rín, non avrebbe potuto ovviare a desiderare, anche e soltanto inconsciamente, di poter tornare a tutto quello... e, in ciò, di riappacificarsi con Nissa, riservandosi l’occasione di un nuovo inizio.
Nulla di male, ovviamente, avrebbe potuto derivare da tale idea, da simile prospettiva, se soltanto tale idea, simile prospettiva, avesse avuto a fondarsi su qualcosa di reale, di solido, di concreto. Ma decisamente pericoloso, al contrario, sarebbe stato avere a rincorrere simile idea laddove fosse stata soltanto una chimera, e una chimera dietro la quale, troppo facilmente, avrebbe potuto avere a celarsi un triste fato di morte, per lei o, peggio ancora, per coloro attorno a lei, per così come era sempre stato in passato ogni qual volta Nissa Bontor aveva avuto a palesarsi.

« Midda... » sospirò quindi egli, allungando una mano verso il mento di lei per sfiorarlo delicatamente e costringerla, in tal maniera, a riportare a sé il proprio sguardo « Io ti comprendo. Ti comprendo ora meglio di quanto non avrei mai potuto immaginare essere possibile in passato. E meglio, ovviamente, rispetto a quanto non avrei mai potuto fare in passato. » sottolineò egli, sorridendole dolcemente « Capisco quanto tu possa desiderare riuscire ad avere con Nissa quel rapporto che, in fondo, non vi è mai stato concesso: ritrovarsi costretta, ogni giorno, a doversi confrontare con la serenità propria della relazione esistente fra una propria versione alternativa e la sua gemella, rammentandosi, oltretutto, quanto provato quando tutto ciò era anche la propria vita, è qualcosa che manderebbe chiunque fuori di testa. Ma devi stare attenta a ricordarti i termini propri di questa realtà, e di questa realtà nella quale, purtroppo per te... per voi, tu e Nissa non siete mai state amiche, sin da quando ancora bambine. »
« Ma se ciò fosse stato soltanto per colpa mia...?! » insistette la donna, storcendo le labbra verso il basso in una smorfia trasparente di tutta la propria mancanza di fiducia in proprio stesso favore « E non intendo riferirmi a cosa sarebbe potuto accadere se non fossi mai partita... quanto e piuttosto a cosa sarebbe potuto accadere se, una volta tornata a casa, non avessi immediatamente definito Nissa qual mia nemica, soltanto in conseguenza al litigio che avemmo quello sventurato giorno. » sottolineò, cambiando punto di vista sul loro passato, e, in tal senso, non andando a puntare l’attenzione su quello che da sempre era stato considerato l’evento chiave, quanto e piuttosto l’accadimento seguente, e l’accadimento che le vide protagoniste in età ormai non più infantile ma adolescenziale « E’ vero che Nissa mi ha aggredita, e ha praticamente riversato contro di me la responsabilità per la morte di nostra madre, vomitandomi addosso tutto il proprio risentimento per ciò... ma è anche vero che io non ho cercato in alcuna maniera di andare a colmare la distanza così venutasi a creare fra noi, decidendo, altresì, di partire nuovamente, di allontanarmi ancora una volta, e di definire in maniera insanabile la nostra reciproca avversità. »

Il ragionamento compiuto dalla Figlia di Marr’Mahew, in verità, non avrebbe avuto a poter essere considerato sbagliato. E ciò avrebbe avuto a dover essere inteso, anzi, il punto più complicato della questione, e di una questione che non avrebbe avuto a dover essere banalizzata qual una semplice crisi nostalgica come pur, forse, avrebbe potuto apparire.