11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022
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mercoledì 18 settembre 2019

3037


Be’Sihl iniziò quindi a parlare. E parlò a lungo. Riportando impietosamente ogni propria azione in sua assenza. Ogni omicidio commesso, ogni violenza perpetrata, ogni tortura della quale si era macchiato per riuscire a risalire, lentamente ma costantemente, la piramide dell’organizzazione messa in piedi di Desmair al solo fine di giungere sino a lui, e, una volta a lui giunto, ottenere la propria vendetta.
L’Implacabile: così lo stesso Desmair lo aveva alfine definito. E lo aveva definito in virtù di quanto da lui compiuto e di quanto da lui compiuto nella sola volontà di rendere un empio omaggio a tanta distruzione, a tanta morte della quale egli si era circondato, e si era circondato, in verità, senza poi un reale significato. Non laddove, alla fine, lo stesso semidio aveva ammesso di aver compiuto un errore, di aver perso il controllo su quanto compiuto, e, soprattutto, di aver necessità che la sua sposa tornasse in giuoco, e tornasse in giuoco per affrontare la comune minaccia rappresentata dalla regina Anmel Mal Toise, quell’avversaria per contrastare la quale, già in passato, già nel loro mondo natale, avevano fatto fronte comune. E così, ogni omicidio commesso, ogni violenza perpetrata, ogni tortura della quale si era allora macchiato l’ex-locandiere, avevano perduto ogni significato, ogni concreta ragion d’essere, nel momento in cui, alla fine, comunque, quell’insana alleanza era tornata a stabilirsi fra loro, ed era tornata a stabilirsi per permettergli, in grazia ai poteri di Desmair, di avere accesso alla mente della propria amata e, lì, di interagire con il suo sogno, nel tentare di risvegliarla da esso e da una realtà nella quale, in effetti, ella non avrebbe avuto a doversi fraintendere poi posta così a proprio disagio… anzi.
Metaforica ciliegina su quella torta, e quella torta di errori e di colpe delle quali Be’Sihl si era macchiato, non avrebbe poi avuto a dover essere trascurata la colpa più grande. E quella colpa che, anche posto innanzi all’evidenza del proprio errore di valutazione, del proprio sbaglio nell’aver deciso di affrontare a testa bassa quel problema, quella questione, egli non mancò di voler rendere propria e di rendere follemente propria definendo, in ciò, la propria stessa morte. Una morte, la sua, come ogni altra da lui dispensata, che ebbe a esser contraddistinta da un profondo senso di inutilità. E un profondo senso di inutilità non soltanto perché priva di ogni possibile significato, ma, anche e forse ancor peggio, perché, allor, prepotentemente cancellata nella propria stessa occorrenza dall’intervento di Desmair e del nuovo corpo sul quale, in grazia alla collaborazione di Midda, egli aveva potuto mettere le mani: un corpo infettato, in un’epoca non meglio precisata, da un arma, da una tecnologia in grado di riparare ogni danno da questi subito e di rianimarlo, e di rianimarlo, potenzialmente, all’infinito, nel definire, in tal senso, sconfitta persino la morte. Ma se, per quel corpo in particolare, e il corpo posseduto da Desmair, quella tecnologia avrebbe avuto a doversi riconoscere qual perfettamente funzionante, per chiunque altro essa avrebbe avuto a doversi altresì giudicare qual più prossima a una maledizione, e a una maledizione che, se pur avrebbe concesso una seconda opportunità a coloro da essa infettati, avrebbe poi avuto a pretendere in pagamento il costo stesso dell’eternità, e di un’eternità nel corso della quale quei loro stessi corpi avrebbero sì continuato a essere rianimati a ogni morte, perdendo, tuttavia, coscienza di sé e del mondo a loro circostante, e traducendoli, né più, né meno, in vuoti involucri, zombie tecnologici che, cedendo ai propri istinti più primitivi, avrebbero allor facilmente sparso distruzione e morte lungo il proprio cammino. Tale tecnologia, tale maledizione, in buona parte di quell’angolo di universo, era conosciuta come Sezione I: "I" come "imperituro", "indefettibile", "immarcescibile", "immortale"… il nome dato agli uomini e alle donne, mercenari e tagliagole fra i peggiori dell’universo, che, per primi impiegati nella sperimentazione di simile ritrovato, null’altro sarebbero divenuti, al momento della propria morte, che una piaga devastante per l’universo stesso, e una piaga priva d’ogni possibilità di contenimento o di freno, per così come tutti coloro che avevano provato ad arginarli avrebbero potuto testimoniare non con le proprie parole, quanto e piuttosto con la propria morte, nessuno mai essendo loro sopravvissuto.
E allora, tale tecnologia, tale maledizione, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta anche all’interno di Be’Sihl, del suo corpo, delle sue membra, del suo sangue. Perché già una volta egli era morto e ritornato indietro. E fosse nuovamente morto, nulla avrebbe potuto impedirgli di trasformarsi a sua volta in un mostro come quelli propri della Sezione I. Un mostro che, nella rabbia, nella violenza che ormai dominavano nel suo cuore, certamente non avrebbe dispensato altro che distruzione e morte attorno a sé.

« Beh… » esitò la Figlia di Marr’Mahew, posa a confronto con tale verità, e tale verità che, probabilmente, avrebbe dovuto sconvolgerla, ma che, almeno per tale aspetto, non la vide riservarsi particolari ragioni di preoccupazione « … in fondo non è molto diverso da quello che, comunque, potrebbe succedere a casa, no?! » minimizzò, in un quieto sorriso tirato, cercando di trascurare l’informazione relativa alla morte del proprio amato, per concentrarsi soltanto sull’evidenza di quanto, allora, egli fosse ben vivo innanzi a lei « Del resto, tu hai già avuto occasione di affrontare il “mio” zombie… »
« Se non fosse che, quella volta, non eri realmente tu. Essendoti soltanto limitata a fingere la tua morte… » sottolineò per tutta replica l’uomo, scuotendo appena il capo e aggrottando la fronte a quell’improprio paragone fra le loro situazioni.
« Intanto, quella volta è stata anche la volta buona che ti ha permesso, finalmente, di portarmi nel tuo letto, se ben ricordo. » ammiccò la donna, ridacchiando appena nel confronto con quei ricordi lontani, ricordi propri di una vita che, all’epoca, sembrava estremamente complicata e che, nel confronto con il tempo presente, avrebbe avuto a doversi, altresì, giudicare meravigliosamente semplice « E non credo che ti fosse andata poi così male, in ciò… »

Lo scherzo, il giuoco, verso il quale Midda stava allor impegnandosi a volgere quella discussione, quella lunga confessione da parte di Be’Sihl a informarla di quelle “colpe” che stavano lì gravando sul suo animo, difficilmente avrebbe avuto a poter essere compreso, nella propria occorrenza, da uno spettatore esterno, estraneo alla vita e alla psicologia propria di coloro lì coinvolti e, soprattutto, della stessa donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco.
Ciò non di meno, quanto per Be’Sihl potesse aver moralmente sbagliato in ogni omicidio commesso, in ogni violenza perpetrata, in ogni tortura della quale si era macchiato, mai egli avrebbe potuto trovare proprio in Midda Namile Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya e donna da dieci miliardi di crediti, una giudice severa o impietosa. Anzi. Ella, più di chiunque altro, molto facilmente avrebbe potuto intendere il senso di quanto accaduto, perché, a sua volta, ben lontana da qualunque parvenza di perfezione o di santità, per così come da lui denunciato, in senso contrario, di se stesso: nel corso della propria vita, dopotutto, ella aveva ucciso più di chiunque altro avesse mai avuto occasione di conoscere, aveva usato violenza più di quanto mai chiunque avrebbe potuto immaginare, aveva rubato ai vivi e depredato le tombe dei morti meglio di qualunque ladro, mai riservandosi, e aveva sovente agito, in ciò, soltanto sospinta dalla più pura e semplice brama di avventura, da quel desiderio viscerale di essere l’eroina delle mille e più avventure ascoltate da bambina nelle canzoni dei bardi e dei cantori. Così, a meno di non volersi dimostrare qual la persona più ipocrita dell’universo, tal da imporre qualche morale al proprio compagno laddove ella, da sempre, aveva agito in quieta indifferenza da qualunque comune senso della morale; Midda non avrebbe mai potuto riservargli colpa alcuna per i suoi “crimini”.
E per quanto, ancor, avrebbe poi potuto valere il discorso proprio della Sezione I, anche in tal senso, obiettivamente e quietamente, nessuna ragione di turbamento avrebbe mai potuto esserle imposta. Non laddove, fra tutte le persone che, nell’universo, avrebbero mai potuto ritrovarsi a essere colpite da quella maledizione, probabilmente coloro i quali provenienti dal mondo natale di Midda, e, in particolare, dalla zona di Kriarya, sì prossima alla palude di Grykoo e alla propria negromantica aura, avrebbero avuto a doversi riconoscere qual coloro i quali minore peso avrebbero mai potuto rivolgere all’idea, alla preoccupazione di avere a ritrovarsi tradotti in mostri dopo la propria morte, giacché, con buona pace per ogni senso di razionalità, tale avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la loro realtà quotidiana, e quella realtà quotidiana che avrebbe imposto loro di sbarazzarsi il prima possibile di qualunque corpo morto, bruciandolo, per ovviare al rischio di qualche sgradevole ritorno, nelle letali vesti di un non morto. La prospettiva in tal maniera imposta a Be’Sihl, per quanto non particolarmente edificante, non avrebbe avuto neppure a doversi fraintendere qual sì terrificante per così come, al contrario, era stata accolta da Lys’sh, unica testimone di quegli eventi nonché sola persona informata, in ciò, di quale oscuro destino avrebbe avuto a gravare sul futuro dello shar’tiagho, o per così come, ancora, avrebbe potuto essere accolta da chiunque altro. Anzi. A margine di tutto ciò, semplicemente positivo avrebbe avuto a doversi riconoscere quanto, in grazia a quella maledizione, la scempiaggine conseguente alla stupidità dimostrata dallo stesso ex-locandiere nell’agire per come aveva agito, e per come l’aveva poi condotto incontro a morte certa, fosse quindi stata annullata, concedendogli una forse immeritata, e pur quantomeno positiva, seconda occasione.
Scherzo e giuoco, quindi, non avrebbero potuto che essere giustificati da parte della donna guerriero. A maggior ragione motivati, invero, anche dall’idea di quanto, finalmente, anche quell’aura di perfezione abitualmente associata, all’interno della sua mente, al proprio compagno, avesse avuto modo di essere scalfitta, dimostrandolo pari a qualunque comune mortale, meravigliosamente abile all’errore, e, in ciò, molto più vicino a lei rispetto a quanto mai, altrimenti, avrebbe potuto sperare di essere.

« Davvero vuoi dimenticare quanto ti ho appena raccontato in maniera tanto banale…?! » domandò Be’Sihl, francamente spaesato dall’assenza di un qualche rimprovero da parte della donna amata, fosse anche e soltanto per il prolungato silenzio che egli si era imposto, omettendole tutto ciò che sol, ora, le aveva finalmente confidato.
« Non voglio dimenticarlo. » scosse il capo ella, stringendosi appena fra le spalle « Ma non desidero neppure avere a importi chissà quale rimprovero per quanto accaduto. Dopotutto non potrei vantare il benché minimo credito in tal senso… » puntualizzò, sorridendo « … e, anche l’avessi, qual senso avrebbe mai rimproverarti? E’ chiaro che, per quanto è accaduto, ti stia rimproverando più tu, da solo, rispetto a quanto potrebbe mai altrimenti fare chiunque altro. E, in ciò, quello di cui ora puoi aver bisogno non è di qualcuno che ti abbia a rimproverare, o peggio ancora, e in maniera terribilmente moralistica, a perdonare, quanto e piuttosto ad accettare, e ad accettare nella tua meravigliosa identità, ricca di pregi e difetti. » argomentò, levando ora entrambe le mani verso il volto amato, per invitarlo dolcemente a sé « Un’identità che non potrò mai smettere di amare con tutta me stessa… »

martedì 17 settembre 2019

3036


Ma se pur, a confronto con tale pensiero, giustificabile avrebbe potuto essere un moto di rabbia in Be’Sihl, in termini sol utili a colpevolizzare la propria amata, egli non avrebbe potuto ignorare che, volendo scaricare la responsabilità delle proprie stolide azioni sulla donna da lui amata, ella avrebbe potuto a sua volta considerare le proprie scelte come una costretta necessità conseguente al fatto stesso che Desmair fosse sopravvissuto alla propria altrimenti sicura fine, molti anni addietro, trasferendo la propria coscienza in lui, e potendola trasferire in lui solo in grazia a un lungo sodalizio che, fra loro, si era già venuto a creare in precedenza, riportando, in tutto ciò, la responsabilità e la colpa di tutto nuovamente a lui. Non che, tornando ancor più indietro, la questione non avrebbe potuto essere ricondotta a più di un decennio prima, addirittura, e agli eventi che, in maniera probabilmente priva di lungimiranza, avevano veduto la stessa donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, all’epoca tuttavia ancor nero corvini, ingannare Desmair per divenirne sposa… dando origine, in tal folle rito, a tutta la conseguente catena di eventi e responsabilità incrociate.
Troppo complicato, e troppo infantile, a confronto con tutto ciò, sarebbe stato per l’ex-locandiere voler realmente scaricare la responsabilità delle proprie stolide azioni su di lei, vigliaccheria emotiva che, laddove fosse occorsa, avrebbe avuto di che ben dire sulla genuinità dell’amore da lui proclamato nei riguardi di quella stessa donna. E così, allorché concedersi occasione per confermare le parole della propria amata e, in ciò, accettarne le scuse; egli preferì allor rifiutare ogni addebito nei di lei riguardi, ovviando, in tal senso, a qualunque tanto facile e quanto infantile tranello psicologico in cui, altrimenti, avrebbe potuto incappare…

« Abbiamo compiuto entrambi delle scelte. Scelte che ci sembravano giuste e che, forse, non avrebbero avuto a doversi effettivamente considerare tali. » scosse il capo egli, seduto innanzi a lei, chinando lo sguardo verso il basso nella necessità di sottrarsi, per un istante, dallo sguardo dell’amata, a non concedersi occasione di perdere il filo del proprio discorso, distraendosi nell’amore per lei provato allora come il giorno del loro primo incontro… e forse, persino, ancor più « Le scuse non occorrono… non a meno di non voler precipitare in un vortice di “mi dispiace” che a nulla di buono potrebbero condurci. »
« Hai ragione. » confermò ella, aprendosi in un lieve sorriso verso di lui « Le scuse non occorrono… ma parlare sì. E, io temo, che, dal mio ritorno, entrambi abbiamo dimostrato meno voglia di parlare rispetto al passato. Rispetto a un tempo in cui tutto era forse più semplice, e io uscivo dalla mia stanza, al mattino presto, solo per poter scambiare quattro chiacchiere con il mio caro amico, mentre questi, amorevolmente, si preoccupava di farmi mangiare soltanto ciò che, era certo, avrebbe contribuito in maniera migliore alla mia salute… » sancì, levando la mancina verso il suo volto, e, con una lieve carezza sotto il mento, invitandolo ad alzare lo sguardo verso di lei, e a ritrovare quell’intimità intellettuale che, forse, ormai, stavano iniziando a perdere, dopo tutti i problemi affrontati, dopo tutte le disavventure vissute, dopo tutti i drammi che avevano contraddistinto la loro quotidianità « Hai voglia di parlare con me, mio caro e vecchio amico?... »

Be’Sihl desiderava parlare con lei. Desiderava farlo da molto tempo. Forse e persino da prima di quegli ultimi e più disastrosi accadimenti, e a tutto quanto occorso durante i suoi mesi di coma.
In effetti, nel folle crescendo di quella quotidianità che avevano imparato a definire vita, se pur, da un lato, egli era stato in grado di riservarsi un posto vicino a lei già da molto tempo, emancipandosi da quel ruolo di semplice confidente, di semplice amico nel quale, troppo a lungo, egli aveva atteso che ella avesse ad accettarlo nella propria esistenza e nel proprio cuore; forse, sotto un diverso punto di vista, egli aveva perduto, a poco a poco, il più vero e puro contatto con lei, quello che, in quell’epoca lontana, in un’altra vita, li aveva visti imparare a conoscersi, a capirsi, e, persino, ad amarsi, entro le quattro mura della sua locanda in quel di Kriarya. E persino Desmair, pur colpevole di molti atroci crimini, non avrebbe avuto a  dover essere frainteso qual la causa di ogni male, quanto e piuttosto, semplicemente, una conseguenza… e una conseguenza del distacco che, entrambi, avevano imposto l’uno all’altra nella quieta convinzione, in ciò, di poter meglio agire per il bene della controparte. Ogni segreto e ogni parola non detta, ogni emozione e ogni sentimento non condiviso, avevano contribuito a creare un solco sempre più profondo fra loro. E un solco che, alla fine, li aveva trasformati, quasi, in un due estranei, per quanto dormissero ogni notte insieme, per quanto vivessero ancora la loro passione carnale, e per quanto, comunque, ancora si amassero al di sopra di ogni cosa, pronti a morire, e ancor più a vivere, l’uno per l’altra.
Be’Sihl desiderava parlare con lei. Desiderava farlo da molto tempo. Ma forse, ormai, le cose da dirle sarebbero state così tante da rendere impossibile comprendere da quale parte poter iniziare.
E, in tal senso, soltanto il silenzio non poté che conseguire a quell’invito da parte della donna amata...

« Cosa è successo mentre io ero in coma, Be’Sihl…? » insistette quindi Midda, piegando appena il capo per osservarlo, per cercare di cogliere, fosse anche e soltanto in una fuggevole espressione del suo volto, in un’effimera luce nel suo sguardo, una qualche risposta di sorta a tale interrogativo « Tu, meglio di chiunque altro, dovresti sapere quanto il fatto che gli dei mi abbiano voluto riservare una certa generosa abbondanza a livello toracico non ha a doversi fraintendere qual espressione di una mancanza sotto altri punti di vista. » sorrise, a sottolineare, in maniera così indiretta, quanto ella non avesse a dover essere considerata una stupida « Non credere che non abbia colto l’evidenza di quanto tu sia cambiato in quei mesi… e non intendo riferirmi solo a questo tuo nuovo taglio di capelli. »
« Ero spaventato, Midda. » sospirò l’uomo, scuotendo appena il capo e, ancora una volta, eludendo lo sguardo di lei, nel tornare a rivolgere la propria attenzione verso il basso e verso le di lei mani congiunte in grembo « Ero spaventato e arrabbiato. Arrabbiato con Desmair. Arrabbiato con te. E arrabbiato con me stesso. » ammise, storcendo le labbra verso il basso ed esprimendo tutto ciò con palese sconforto nella voce, ben consapevole dei propri errori, delle proprie colpe, e di quanto, in fondo, non avrebbe potuto che essere biasimato da lei per quanto occorso, per così come egli stesso non avrebbe potuto ovviare a biasimarsi « Ero certo che quanto accaduto fosse stato per causa di un qualche accordo da te stretto con lui. E non volevo, non potevo credere che, dopo tutto quanto, tu alla fine avessi preferito scendere a patti con lui piuttosto che parlare con me. Ma sapevo anche che, del resto, io stesso non avrei potuto che riservarmi la mia quota di responsabilità in tutto ciò… incarnando, in fondo, il problema stesso che ti stava lì assillando. »
« Be’S… » scosse il capo la donna guerriero, nuovamente invitandolo a rialzare il proprio sguardo verso quello di ghiaccio di lei « Io non ho mai pensato che tu potessi avere una qualche responsabilità in nulla di quanto occorso con Desmair. » negò ella, quietamente « Magari, all’epoca, non sono stata propriamente entusiasta all’idea che tu potessi aver stretto accordi con lui… ma non ti ho mai colpevolizzato per nulla di tutto ciò, consapevole di quanto, in fondo, quanto occorso avesse a doversi considerare soltanto conseguenza di un mio imperdonabile errore di valutazione. E di quel medesimo errore che, del resto, ha rovinato la vita di Fath’Ma… che Thyres mi possa perdonare per tutto ciò. » sancì, impietosa a proprio stesso discapito, nella ferma attribuzione a se stessa, e soltanto a se stessa, di ogni colpa, di ogni responsabilità, con lui, e non soltanto con lui, non avendo egli a dover essere frainteso qual la sola vittima di Desmair.
« Concedimi il mio punto di vista… » sorrise amaramente egli, morendosi appena il labbro inferiore nel tentare di contenere quel moto d’amore che, altrimenti, esplodendo dal suo cuore l’avrebbe allor condotto a cercare rifugio nell’abbraccio di lei, e in un abbraccio che, era certo, gli sarebbe stato offerto, ma che, ancora una volta, avrebbe loro impedito di portare a compimento quel confronto, e quel confronto che, allora, sarebbe stato giusto avvenisse « … non sono un santo, amor mio. Non sono un uomo perfetto. E in quei lunghi mesi ho avuto modo di dimostrarlo ampliamente, compiendo atti per i quali, probabilmente, il nostro accusatore potrebbe condannarmi a vita, e ancor più, se soltanto ne fosse informato. E compiendoli senza una reale motivazione, ma soltanto al fine di sfogare tutta la rabbia che avevo nel mio cuore… e quella rabbia che, allor, desideravo intendere e giustificare altresì qual impegno concreto volto a ritrovarti, a riportarti nella mia vita. »

lunedì 16 settembre 2019

3035


Il fatto che, quella stessa sera, gli uomini e le donne della Kasta Hamina, e i loro nuovi compagni di viaggio, poterono riservarsi occasione utile a concedersi una rigenerante doccia, un pasto decente e, ancora, un vero e proprio letto ove porre a riposare le proprie stanche membra, avrebbe avuto a potersi riconoscere improprio sotto molteplici punti di vista…
… improprio tal quieto riposo avrebbe potuto essere considerato già soltanto nel confronto con l’evidenza di quanto non semplicemente la guerra, ma anche e soltanto quella singola battaglia, fosse ancora decisamente in corso e ben distante dal potersi immaginare prossima a qualunque conclusione. Costretti a rinunciare alla propria stessa nave, a precipitare su quel pianeta, e a smarrirsi in un letale deserto, solo per ritrovarsi lì ancor braccati da un nemico non meglio precisato e pur evidentemente deciso a non concedere loro la benché minima occasione di tregua, pensare allora di potersi riservare un qualunque momento di pausa, un sereno intervallo in cui avere a ignorare, fosse anche e soltanto per poche ore, quanto lì in atto, avrebbe avuto a doversi condannare qual semplicemente stolido da parte loro, nell’ovvia evidenza di quanto simile lusso avrebbe avuto a poter essere proprio solo di chi giunto alla fine di una battaglia, o meglio ancora di una guerra, e non, certamente, di chi ancor bloccato in essa.
… improprio tal quieto riposo avrebbe potuto essere considerato nell’assurda prospettiva propria dell’aver a ringraziare, per esso, proprio colui il quale, per lungo tempo, mesi, interi cicli addirittura, era altresì stato riconosciuto qual loro avversario, loro antagonista, a volte in ombra, altre in maniera esplicita, ma, comunque, sempre presente da ormai quattro anni. Pitra Zafral, accusatore dell’omni-governo di Loicare, si era riservato per troppo tempo, in troppe occasioni, il ruolo di loro nemico, con particolare attenzione, con maggiore riguardo verso il trittico formato da Midda, Duva e Lys’sh, in termini tali per cui, obiettivamente, riuscire a offrire a lui fiducia nella serena e apparentemente incondizionata maniera proposta dalla stessa donna da dieci miliardi di crediti, tale divenuta proprio per sua responsabilità, non avrebbe potuto che risultare qualcosa di banalmente ingenuo da parte loro, nell’ovvia evidenza di quanto simile fiducia avrebbe avuto a poter essere rivolta verso un amico, o, al più, a un estemporaneo e giustificabile alleato, ma non, certamente, a un ipotetico ex-nemico.
… improprio tal quieto riposo avrebbe potuto essere considerato, ancora, nella semplice banalità della più evidente considerazione di quanto avere ad affidarsi, a margine di tutto ciò, all’ospitalità di quella stessa Corporazione Thonx che, dopo aver quasi impedito il loro atterraggio di fortuna, non aveva offerto particolare evidenza di intervento in loro aiuto, in loro soccorso, avrebbe rappresentato una scommessa quantomeno azzardata. E se pur, da parte dello stesso Fer-Ghas Reehm, responsabile della colonia, non erano mancate sentite scuse formali per l’apparente indolenza rivolta al loro caso, vedendo addotte giustificazioni sufficientemente condivisibili quali la grande distanza fra il loro punto di atterraggio e la colonia, nonché l’assenza di uomini e mezzi sufficienti per venire in loro soccorso, comunque tanta preventiva indifferenza nei loro riguardi non avrebbe dovuto essere così facilmente obliata come, altresì, non poté che apparire nel momento in cui, giungendo in grazia di quei tre caccia alla colonia, ogni precedente indifferenza parve essere già dimenticata, in favore del godimento di tutti i benefici propri derivanti dall’ospitalità in ciò loro offerta, loro garantita dai propri inattesi anfitrioni.
Non l’idea propria della battaglia ancor in corso, non la sfiducia in Pitra Zafral o nella Corporazione Thonx, tuttavia, ebbe loro a importare nel corso di quella sera. Non, quantomeno, nella quieta consapevolezza di avere a doversi riservare la fuggevole occasione propria del godere di tutto quello, fosse anche e soltanto nel confronto con la palese difficoltà a prevedere quanto, in futuro, e nel futuro immediato, sarebbe potuta essere concessa loro una qualche ulteriore possibilità di egual festeggiamento, di egual gioia e serenità. Un’occasione della quale, quindi, avere a godere, essere obbligati a godere, non tanto per un ingiustificabile capriccio, quanto e piuttosto nella naturale necessità di mantenere intatto il proprio equilibrio psicologico laddove, ogni cosa, attorno a loro, avrebbe altresì dimostrato di volersi impegnare in senso esattamente opposto.
Così, per quanto tutto avrebbe loro razionalmente suggerito una ben diversa linea di condotta, gli uomini e le donne di quella squadra, di quella sempre più amplia famiglia, abbracciarono con entusiasmo la possibilità di godere di tutto quanto lì loro offerto, e quanto, in altri contesti, avrebbero avuto a poter considerare ben poca cosa e quanto, in quel particolare momento, altresì, nulla avrebbe avuto a poter essere riconosciuto di più bello e gratificante.
Solo una persona, fra tutti loro, non poté riservarsi qualche ritrosia a godere al pieno di quel momento. Una persona che, dopo aver rimandato tanto a lungo, troppo a lungo, un certo discorso con la donna da lui amata, aveva allor compreso di non poterlo ulteriormente posticipare. Perché, in fondo, Be’Sihl aveva sempre saputo che quel momento sarebbe arrivato, non giudicando di certo Midda una stolida, una sciocca, incapace a comprendere quanto qualcosa, in lui, fosse mutato, fosse cambiato, se non nel suo corpo, quantomeno nel suo cuore, nel suo animo, e in quel cuore, in quell’animo, improvvisamente induritisi.
E se pur tanto a lungo tale discorso era stato rimandato, complice anche, in tal senso, una certa tolleranza da parte della medesima Figlia di Marr’Mahew, la quale, proprio malgrado, aveva necessitato di non poco tempo per riprendersi dagli inganni mentali nei quali era stata intrappolata per opera del proprio sposo, e, forse, ancor ella avrebbe dovuto riconoscersi, in tal senso, qual non completamente a proprio agio; quanto occorso in quella giornata, all’inizio di quella lunga giornata, non avrebbe potuto permetterle di ignorare ulteriormente la necessità di quel confronto e, in tal senso, di prendere una posizione, e una posizione chiara, netta, e tale da rendere quel dialogo praticamente obbligatorio, per il bene di entrambi, nella propria individualità, innanzitutto, e poi, anche, come coppia.
Così, dopo che Tagae e Liagu crollarono addormentati nel letto posto a loro disposizione, Midda e Be’Sihl ebbero a riservarsi un’occasione di intimità, e un’occasione di intimità che, allora, ancor prima di coinvolgerli fisicamente, li vide entrambi quietamente consapevoli della necessità di un confronto psicologico… e di un confronto psicologico quanto più possibile aperto e onesto.

« Prima ancora di iniziare, desidero chiederti scusa… » decise di esordire la stessa Ucciditrice di Dei, nel rivolgersi così al proprio amato, al proprio compagno di molte avventure e, forse, di una vita intera, nel sedersi innanzi a lui, a gambe incrociate e mani conserte in grembo, per poter affrontare con maggiore attenzione e serietà possibile quel dialogo « … mi rendo conto che, da dopo gli eventi nell’altro mondo… o, per lo meno, in quello che per me è stato un altro mondo e un’intera altra vita vissuta lontano da qui… non mi sono mai concessa l’opportunità di affrontare apertamente con te questo discorso. » ammise, accennando un lieve sorriso imbarazzato « Non so se ciò sia stato più conseguente alla confusione emotiva e psicologica che, in quel periodo, mi ha caratterizzata… o, forse e piuttosto, per l’egoistica volontà di andare oltre, senza pormi eccessivi problemi di sorta, anche visto e considerato quanto, tutto ciò, sia avvenuto per colpa mia e del patto che, a tua insaputa, ho voluto stringere con Desmair. Ma, in ogni caso, è doveroso per me invocare il tuo perdono… e il tuo perdono per tutto quello che, a causa della mia ostinazione, ti ho fatto passare in quei lunghi mesi di coma. »

Lo shar’tiagho ascoltò in silenzio le parole della propria amata e, in effetti, non poté offrirle torto in quella volontà di scuse. Perché, se pur anch’egli, quando tutto era riuscito a ritornare alla normalità, o quasi, aveva voluto trascurare ogni chiarimento, nel timore, altrimenti, di avere a sua volta a dover ammettere quanto compiuto in sua assenza; egualmente non avrebbe potuto ignorare la veridicità propria di quanto, ciò che era poi occorso, fosse scaturito da una scelta avventata della propria amata, e una scelta che l’aveva vista stringere un empio accordo con il di lei semidivino sposo, per riconoscergli la libertà da lui tanto agognata e riconoscergliela, addirittura, entro un nuovo corpo immortale.

domenica 15 settembre 2019

3034


Tanto violenta e tanto inattesa, la reazione di Be’Sihl ebbe a cogliere del tutto impreparato l’accusatore, il quale, in caso contrario, non avrebbe offerto una si facile occasione al proprio inedito avversario. E se sorpreso ebbe a essere l’accusatore, non meno sorpresi ebbero a essere praticamente tutti i presenti, nella sola e quieta eccezione di colei che, sola, per lunghi mesi, aveva peregrinato nell’universo accanto allo shar’tiagho, potendone testimoniare l’evoluzione, e quell’evoluzione in una direzione tutt’altro che edificante… anzi.
Nel tempo, nei lunghi mesi, in cui Midda ebbe a ritrovarsi bloccata all’interno della propria stessa mente da una trappola mentale per lei costruita dal suo semidivino sposo, Desmair, Lys’sh e Be’Sihl avevano infatti viaggiato in lungo e in largo, nell’universo, seguendo piste più o meno flebili per giungere allo stesso responsabile dell’accaduto e trovare occasione di costringerlo a sciogliere quanto aveva legato, e quanto, in quel momento, stava negando loro la possibilità di riabbracciare ancora una volta la loro amica, la loro sorella, la loro amata. Ma se Lys’sh, in quel viaggio, si era imbarcata per l’amica, presto, e proprio per l’amica, aveva dovuto mutare il proprio obiettivo primario, avendosi a dover concentrare su Be’Sihl, e su quell’uomo evidentemente troppo provato dagli eventi occorsi, e dagli eventi occorsi per i quali non avrebbe potuto ovviare a reputarsi addirittura responsabile, nell’esser stato involucro, più o meno volontario, per molti anni, dello stesso Desmair, e, in tal senso, precipitato in una spirale negativa di violenza e di nichilismo a coronamento della quale, alfine, egli era addirittura morto, salvo, poi, esser riportato in vita in grazia a una tecnologia proibita, a un rimedio maledetto, e un rimedio forse persino peggiore del problema, laddove, sì, egli era ritornato, ma, al tempo stesso, avrebbe da quel momento in avanti avuto a doversi riconoscere condannato a un destino crudele, e a vedersi trasformare, al momento di una nuova morte, in un mostro privo d’ogni coscienza, in uno zombie tecnologico che, in grazia a tanta, troppa rabbia presente nel profondo del suo cuore, difficilmente non sarebbe divenuto altro se non una minaccia per chiunque attorno a lui.
Di quanto occorso, nessuno, al di fuori dello stesso Be’Sihl, e della discreta Lys’sh, era stato posto al corrente. Non laddove la prima ad aver diritto, a meritare la verità, sarebbe stata la stessa donna guerriero per la quale tanto era stato compiuto. E, a lei raccontarlo, sarebbe stato doveroso avesse a essere la voce di colui che l’amava, e che per lei tal insensato sacrifico aveva quindi compiuto. Insensato laddove, obiettivamente, e sia Be’Sihl, sia Lys’sh non avrebbero potuto ovviare a esserne consapevoli, il tutto era occorso non tanto per un’obbligata necessità, quanto e piuttosto per una reazione stolida e istintiva, violenta e cieca, non diversamente da quella che, anche in quel momento, lo stava vedendo protagonista. E una reazione innanzi alla quale, quindi, l’ofidiana non poté restare indifferente, avanzando rapidamente nella direzione dello shar’tiagho per cercare con lui un contatto fisico e, ancor più, emotivo, e, in tal senso, placarlo in una tanto furente reazione che a nulla di positivo, ancora una volta, avrebbe loro probabilmente condotto…

« Se continui così finirai per ucciderlo! » lo avvertì, afferrandolo per le spalle e tentando, vanamente, di tirarlo all’indietro, non potendo ovviamente competere né con la forza dell’uomo, né tantomeno con la sua massa, raggiungendo probabilmente a malapena la metà del suo peso « Lascialo andare, Be’Sihl! »
« Credo che, tecnicamente, chiudere le mani attorno al collo di qualcuno implichi un desiderio omicida nei suoi riguardi. » osservò Howe, aggrottando la fronte innanzi alla reazione violenta dell’ex-locandiere, una figura che, ai suoi occhi, era ricordata in termini decisamente meno irruenti all’epoca in cui, ancora, aveva i capelli lunghi e serviva birra ai propri clienti in quel di Kriarya.
« Credo che tu, in questo momento, sia tecnicamente di poco aiuto, Howe… » suggerì Rín, decidendo di accorrere in aiuto della donna rettile, fra tutti avendo a doversi riconoscere fra coloro che meno confidenza avrebbero potuto riservarsi nei riguardi di Be’Sihl o, anche e soltanto, della sua semplice nomea, non avendo, in tal senso, a potersi riservare eccessivo stupore per quanto stava succedendo, al di là di quello proprio e naturale di chiunque nel confronto con un tale sfogo di rabbia.
« … hanno… incastr… ato… anche… me… » tentò di argomentare l’accusatore, lì steso a terra, e parzialmente soffocato dalle azioni del proprio assalitore, azioni alle quali, superata la sorpresa iniziale, scelse allora coscientemente di non offrire reazione… non laddove, sicuramente, qualunque sua risposta violenta non avrebbe fatto altro che permettere a tutti loro di trovare solide conferme alle molteplici ragioni per le quali non avere a fidarsi di lui.
« Be’S. »

A richiamarlo, allora, con voce quieta e controllata, nel mentre in cui si mosse fino a raggiungerlo e a piegarsi innanzi a lui, per cercare con lui un maggiore contatto emotivo, ancor prima che fisico, fu la stessa Midda Bontor, la quale, pur non comprendendo le ragioni di tanta furia, di tanta violenza per così come esplosa dal cuore del proprio amato, e di colui che, in genere, avrebbe avuto a doversi riconoscere quasi a placida compensazione per tutte le proprie uscite altresì troppo sovente stolidamente irruenti, non avrebbe potuto permettergli di compiere qualcosa della quale, probabilmente, si sarebbe poi pentito… o, per lo meno, così ella avrebbe ancora potuto ingenuamente credere. E, nel richiamarlo, ella scelse di usare, per l’appunto, un tono quieto, un tono dolce, un tono che avesse a non offrire alcun genere di condanna a discapito di quella reazione, e di quella reazione che, obiettivamente, avrebbe potuto anche esserle propria se soltanto avesse avuto il tempo di condurla a compimento senza essere da lui anticipata, quanto e piuttosto a domandare la sua attenzione, a richiedere il suo ascolto semplicemente perché ella allora gli avrebbe desiderato parlare, e, nel rispetto che lì univa, egli non avrebbe potuto ignorarla, non avrebbe potuto ovviare a concederle il proprio interesse.
E laddove, l’energica insistenza di Lys’sh non si era dimostrata in grado di scuoterlo minimamente dal quel proprio stato di cieca e sorda violenza, la delicatezza propria del richiamo dolce, e ciò non di meno fermo, della voce di Midda, fu altresì capace di raggiungerlo più in profondità di quanto mai, alcun altro, in quel momento, si sarebbe potuto attendere sarebbe stata in grado di riservarsi occasione di fare. Ragione per la quale, nel mentre in cui ebbe a rialzare lo sguardo verso la propria amata, egli non mancò di allentare appena la propria presa attorno al collo di Pitra Zafral, riconoscendogli un’effimera opportunità utile a tornare a respirare.

« Temo proprio che, non appena saremo riusciti a uscire da questo pasticcio, tu e io dovremo parlare un po’, amor mio… » sospirò la donna guerriero, giungendo a lui e appoggiandogli delicatamente la mancina sulla spalla destra, in una leggera carezza « … ma ora, per favore, lascia andare Pitra: se ci avesse voluti morti, ci avrebbe potuti uccidere in più di un’occasione, e solo riferendomi a questi ultimi minuti. E, di certo, non avrebbe messo fuori giuoco i suoi stessi compagni. »
« Ha detto veramente “dobbiamo parlare”…?! » sussurrò Maddie in direzione della propria sorella, storcendo appena le labbra verso il basso a confronto con una frase archetipa che non avrebbe mai potuto sottintendere nulla di buono per Be’Sihl, nel confronto con il quale, quasi, ebbe a provare una certa simpatia all’idea di quanto poco piacevole avrebbe potuto essere per chiunque ritrovarsi a confronto con le conseguenze di una simile frase detta da un’altra se stessa.
« … già. » confermò Rín annuendo appena in direzione della gemella, e non potendo, in tal senso, ovviare a condividerne la posizione psicologica, e, pur, non potendo neppure negarsi una certa curiosità, e una certa curiosità volta a cercare di capire qualcosa di più di quanto allora stesse accadendo, laddove, obiettivamente, nel merito delle dinamiche interpersonali fra i vari attori presenti, e, ancor più, di molti eventi del loro passato più prossimo, ella non avrebbe potuto avere alcuna possibilità d’idea, essendo subentrata in scena, metaforicamente, non soltanto a film iniziato, ma, forse, a cinque minuti dai titoli di coda… o poco meno.

sabato 14 settembre 2019

3033


« L’impulso elettromagnetico può aver messo fuori uso i loro sistemi per qualche minuto, ma quelli sono dei caccia stellari di classe rapace e non è così facile fermarli. » dichiarò l’accusatore, senza concedersi particolari momenti di spiegazione a confronto con la propria sorpresa interlocutrice « Sarà meglio che tu e i tuoi amici riusciate a mettere fuori gioco gli altri piloti e copiloti prima di allora… o, questa volta, non avrò altri assi nella manica da giocare. »

Il ritorno in scena, in quei modi, e in quei termini, di Pitra Zafral, non avrebbe potuto ovviare a sorprendere la Figlia di Marr’Mahew, o coloro a loro più prossimi, e in grado, in ciò, di distinguere il volto dell’uomo, emerso in luogo a quello decisamente più massiccio del tauriano da lui, sino a un attimo prima, dimostrato qual proprio. Ma se pur, la sorpresa e la necessità di comprendere cosa diamine potesse star accadendo avrebbero avuto a dover essere riconosciuti dei forti incentivi da parte della donna guerriero a frenare i propri passi e a cercare un immediato confronto con quell’uomo; il pericolo rappresentato da quei tre caccia stellari, non soltanto per lei, quanto e piuttosto per tutti i propri amici, per tutti i propri compagni d’arme, per tutta la propria famiglia, fu un incentivo ancor maggiore, e utile, allora, a spronarla ad agire, e ad agire esattamente nella direzione da lui domandata, raccogliendo da terra la propria spada, là dove l’aveva lasciata cadere pocanzi, e rapida scavalcando le voragini a lei circostanti, per dirigersi, con passo deciso, verso i tre caccia, rimandando a dopo qualunque spiegazione…

« Howe, Be’Wahr, Duva, Lys’sh… a me! » invocò i propri amici e le proprie amiche, i propri primi compagni e le proprie prime compagne d’arme, fratelli e sorelle di ventura, richiamando a sé loro, e non altri, più per abitudine che per altro, e vedendo rispondere, in tal senso, a tal invito e, ancor più, a tal rapido avanzare, non soltanto da loro quattro, ma anche da altri quattro, fra cui, ovviamente, H’Anel e M’Eu, così come Maddie e Rula, che mai avrebbero permesso alla donna guerriero di avere a divertirsi da sola in quella sfida, e in quella sfida che, in grazia a eventi ancor non meglio compresi, era improvvisamente ritornata a essere piacevolmente equa nella propria occorrenza.
« Niente morti, Bontor! » la raccomandò la voce dell’accusatore, nel momento in cui ella ebbe a superarlo e a proseguire oltre, con funesto cipiglio che, allor, non avrebbe potuto ovviare a preoccupare il magistrato, forse decaduto nel proprio ruolo, forse espropriato della propria stessa identità, e, ciò non di meno, ancor fedele a quella legge che tanto a lungo aveva servito, e che mai avrebbe potuto tollerare di essere testimone inerme, o, peggio ancora, complice, di un omicidio… o, peggio ancora, di cinque omicidi.
« Avete sentito tutti l’accusatore?! » sorrise Midda, stringendosi fra le spalle « Niente morti… » riportò all’attenzione di tutti i propri compagni, ora quasi correndo verso i tre caccia, e verso quegli occupanti ora decisamente meno audaci rispetto a pocanzi, e contraddistinti, allor, da un’evidente preoccupazione per la propria salute, nel confronto con quell’assalto da direzioni multiple di parecchie persone tutt’altro che bonariamente motivate nei loro riguardi « … ma nulla ci vieta di cambiare loro i connotati, dopo tutto quello che ci hanno fatto passare! »

E laddove, una simile frase pronunciata dalla donna da dieci miliardi di crediti, non avrebbe potuto essere considerata di buon auspicio da parte di nessuno fra coloro lì a bordo dei caccia, l’evidenza di quanto, allora, le loro armi energetiche fossero state poste fuori gioco dall’impulso elettromagnetico, costrinse i cinque rimasti, in netta inferiorità numerica, a ritrovarsi con ben poche alternative, alternative fra le quali, allora, solo le due primordiali opportunità di reazione avrebbero potuto riservarsi un qualche, effettivo, ruolo: la lotta o la fuga. Ma giacché, per l’appunto, contro di loro avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la donna da dieci miliardi di crediti, nonché tutti i propri amici, ponendoli, come se già la situazione non avesse a doversi riconoscere grave di per sé, in una posizione di spiacevole svantaggio; l’eventualità propria della lotta non avrebbe avuto a doversi fraintendere particolarmente motivante per loro… motivo per il quale, proprio malgrado, altro non ebbe a restare che la fuga, e la fuga che, in maniera a dir poco comica, tutti loro ebbero a cercare nell’unico fronte rimasto loro libero in quell’assalto, correndo confusamente verso il deserto e, in tal maniera, verso una salvezza ben difficile da poter effettivamente considerare tale.
Dimostrazione di quanto, loro malgrado, affidarsi a scelte primordiali, istintive se così si sarebbe potuto dire, avrebbe avuto a doversi considerare sempre un madornale errore. E un madornale errore nell’ordine di misura nel quale, se soltanto avessero avuto lucidità mentale sufficiente, quegli uomini non avrebbero ceduto al panico e si sarebbero limitati ad asserragliarsi all’interno dei propri stessi caccia, per aspettare il tempo utile ai sistemi per ritornare operativi e permettere loro di riguadagnare una posizione di dominanza…

« … razza di idioti! » rise, ben consapevole di ciò, Duva Nebiria, nel momento in cui, consapevole di quanto inutile sarebbe stato proseguire quell’inseguimento fra le sabbie del deserto, frenò i propri passi, scuotendo il capo « Francamente trovo a dir poco svilente l’idea che siano state persone così ad abbattere la nostra nave: la Kasta Hamina avrebbe meritato una fine decisamente più gloriosa. »

Ribaltata quindi, in pochi istanti, la situazione, e riportato il predominio della squadra di Midda rispetto agli avversari, il gruppo poté quindi piacevolmente ricompattarsi attorno a quei tre caccia, così da loro conquistati, per verificare di star tutti bene, per fare il punto della situazione e, soprattutto, per decidere nel merito del da farsi… e non soltanto in senso lato, ma, anche e soprattutto, in senso stretto, e nella direzione particolare di Pitra Zafral.
Un Pitra Zafral che, di principio, venne pressoché ignorato da Maddie e dal gruppo proveniente da Kofreya, ma che, altresì, non fu esattamente trascurato da parte dell’ex-equipaggio della Kasta Hamina, che troppo tempo aveva speso, negli ultimi mesi, se non anni, per sfuggire alla caccia che egli aveva sancito a loro discapito per poter credere in una mera coincidenza nella propria comparsa, lì in mezzo a loro, in quel preciso momento, a seguito dell’abbattimento del loro nave e, in tal senso, della quasi condanna su tutti loro imposta in quel violento attacco del quale erano stati oggetto qualche giorno prima.
E prima di chiunque altro, a mettere le mani al collo dell’accusatore, non furono né Midda né Duva, né Lys’sh né Rula, che pur, per storia personale, più di chiunque altro avrebbero potuto rifuggire all’idea di qualche particolare simpatia verso quell’uomo, quanto e piuttosto colui un tempo decisamente più pacato nei propri modi, nei propri approcci, e che pur, da qualche stagione, aveva veduto mutato il proprio carattere nell’identica radicale misura in cui aveva visto mutato il proprio taglio di capelli… Be’Sihl!
Lo shar’tiagho, un tempo quieto e bonario locandiere di Kriarya, l’uomo che, più di chiunque altro aveva dimostrato di saper attendere l’amore della propria vita, e il giorno in cui ella lo avrebbe mai accettato all’interno della sua, non ebbe a riservarsi esitazione alcuna, non nel confronto con la mole decisamente più imponente dell’accusatore, non nel confronto con il supposto aiuto che egli aveva loro appena offerto. E non appena la loro vittoria in contrasto ai tre caccia fu evidente, e ogni immediato pericolo scampato, egli ebbe a lasciar andare i propri figli solo per aver occasione di ripercorrere, rapidamente, i propri passi fino a raggiungere Pitra Zafral e, una volta a lui, menargli un violento montante dritto alla bocca dello stomaco, seguito da un gancio al volto, solo per proiettarlo in tal modo a terra e, montato di peso sul suo muscoloso petto, lì andare a stringere con forza le proprie mani attorno al suo collo, con quieta evidenza di non volergli riconoscere alcuna gratitudine, né, tantomeno, grazia.
Intento che, allora, fu anche ben esplicitato dalle parole che egli ebbe a ringhiargli contro, con funesta rabbia…

« Quali sono i tuoi piani, accusatore? » domandò, in termini a dir poco retorici nel considerare quanto, con quella morsa stretta attorno al proprio collo, ben difficile sarebbe stato per lui avere a offrire qualunque genere di replica a quell’interrogativo « Ci credi davvero così stupidi da credere che, improvvisamente, tu sia divenuto un nostro alleato e che tu non abbia il benché minimo ruolo in quanto è successo…?! E’ questo che pensi, dopo aver cercato di ucciderci…?! »

venerdì 13 settembre 2019

3032


« Pitra Zafral…?! »

L’accusatore Pitra Zafral, al servizio dell’omni-governo di Loicare, era stata una delle prime persone che Midda e Be’Sihl avevano avuto occasione di incontrare dopo aver lasciato i confini del proprio pianeta natale sulle ali della fenice.
Per ragioni non meglio chiarite, laddove la fenice non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual propriamente una gran chiacchierona, soprattutto a riguardo dei propri piani personali, ella aveva scelto proprio Loicare qual meta d’approdo per la Figlia di Marr’Mahew. E, in conseguenza al viaggio nelle sue mistiche fiamme, fiamme di vita ancor prima che di morte, per quelle regole che anche Maddie aveva avuto più volte occasione di sperimentare, e di sperimentare puntualmente con un certo imbarazzo, quando Midda e Be’Sihl erano giunti in quel di Loicare, si erano ritrovati completamente nudi, scaricati, metaforicamente ma non troppo, in un vicolo e lì lasciati al proprio destino. Un destino che, di lì a breve, li aveva visti incrociarsi a un gruppo di persone un po’ troppo allegre, a seguito di una serata alcolica, le quali, poste a confronto con la nudità della donna guerriero, si erano riservati l’occasione di formulare dei pensieri sbagliati a tal riguardo. Pensieri a confronto con i quali ella, quindi, aveva deciso di reagire e di reagire con la propria consueta delicatezza, dispensando un’abbondante quantitativo di schiaffi ancor prima di quelle carezze pur da lor stessi immaginate.
Ma laddove, in quel di Kriarya, la loro città d’origine, la loro residenza eletta, meglio conosciuta come città del peccato per la propria popolazione composta, prevalentemente, da ladri e prostitute, mercenari e assassini, un simile confronto fra gentiluomini sarebbe passato assolutamente inosservato; in quel di Loicare, al contrario, tutto quello ebbe ad attrarre l’attenzione delle autorità, e a veder immediatamente posti Midda e Be’Sihl in stato d’arresto, per essere quindi condotti all’attenzione del primo accusatore disponibile in quel turno, che, per loro sfortuna, ebbe a essere proprio Pitra Zafral, uno dei più noti, e integerrimi, magistrati di tutto l’omni-governo.
Pitra Zafral, dal proprio personale punto di vista, aveva agito con estrema equità, e assenza di qualunque pregiudizio, a confronto con quella coppia, affrontata ovviamente non in quanto tale ma nell’individualità dei suoi due componenti. E agendo con estrema equità, e in assenza di noti precedenti a discapito dei due, non essendo Anmel ancor intervenuta nel sistema informatico dell’omni-governo per offrire una pessima, e pur realistica, pubblicità alla propria nemica giurata, egli aveva rilasciato lo shar’tiagho e trasferito ai lavori forzati la donna guerriero, qual sola conseguenza dell’aggressione fisica e le minacce che, complice il proprio non semplicissimo carattere, ella non aveva risparmiato al proprio interlocutore, sicuramente, in tal senso, peccando in buona creanza e, soprattutto, in furbizia, laddove, posta a confronto con un mondo nuovo, con una nuova realtà, sarebbe probabilmente stato meglio per lei riservarsi l’opportunità di mantenere un profilo meno appariscente, almeno fino a quando non le sarebbero state chiare le possibili conseguenze delle proprie azioni.
Non tutto il male, comunque, venne per nuocere. Non laddove, paradossalmente, Midda ebbe a riservarsi maggiore fortuna di Be’Sihl. Perché nel mentre in cui, quest’ultimo, dopo alterne vicende, ebbe a esser catturato e imprigionato dalla stessa Anmel Mal Toise, chiaramente adeguatasi al nuovo contesto con maggiore semplicità rispetto a tutti loro; la donna guerriero poté, altresì, avere occasione di incontrare, proprio nel carcere dove era stata tradotta, coloro le quali, per lei, sarebbero presto diventate molto più che amiche, praticamente sorelle: Duva Nebiria, splendida bellezza dalla bruna carnagione e dalle forme slanciate, tanto a lei diversa nel fisico, quanto a lei uguale nel carattere, e Har-Lys’sha, meravigliosa ofidiana che, più di chiunque altro, avrebbe da quel giorno contribuito alla crescita psicologica della Figlia di Marr’Mahew, permettendole di maturare una ben diversa consapevolezza nel merito di quanto, fino a qualche tempo prima, altro non avrebbe considerato essere se non un mostro, e un mostro sol degno d’esser abbattuto, magari in nome di una qualche promessa ricompensa.
Pitra Zafral, in maniera ben poco consapevole, aveva quindi svolto un ruolo di fondamentale importanza nella definizione propria di quel fato che già, in passato, Midda Bontor aveva avuto occasione di profetizzare, in grazia all’uso di una coppia di antichi e potenti manufatti. Ma, dopo di che, egli non era completamente uscito di scena… non, soprattutto, a seguito dell’evasione della Figlia di Marr’Mahew, e delle sue amiche, dal carcere al quale erano state condannate e, ancor meno, a seguito dell’attacco che esse avevano condotto, con l’aiuto dell’intero equipaggio della Kasta Hamina, dritte al cuore di uno dei più importanti edifici di Loicare, una straordinaria torre di vetro e acciaio come la maggior parte degli edifici di quel progredito mondo, all’interno del quale avevano scoperto essere tenuto prigioniero lo stesso Be’Sihl, a opera della sfuggevole regina Anmel. E proprio in conseguenza all’opera di promozione che la stessa Anmel aveva compiuto in sfavore della propria avversaria, l’accusatore aveva potuto così essere informato della pericolosità della donna che egli stesso aveva avuto in custodia, salvo, poi, ingenuamente, lasciarsi scappare: una donna la ricattura della quale, quindi, da quel momento, era per lui divenuta una questione di principio, e un principio che, qualche tempo più tardi, lo vide arrivare a offrire quella straordinaria cifra di dieci miliardi di crediti per potersela aggiudicare nel corso di un’asta, dopo che ella, per altre, alterne vicende, era stata messa letteralmente in vendita al Mercato Sotterraneo, un pianeta con una fama non migliore rispetto alla cara e vecchia Kriarya.
Ovviamente Pitra Zafral non era riuscito a rimettere le mani su Midda Bontor in quell’occasione. Né in ogni altra occasione successiva, nella quale egli aveva tentato di giungere a lei. Non, per lo meno, fino a quando, su ordini superiori, non gli era stato richiesto di assoldare la stessa donna da dieci miliardi di crediti per giungere là dove l’omni-governo non sembrava poter o voler giungere in autonomia. Così era stato, e Pitra Zafral si era ritrovato nell’inedita posizione di mecenate per quella ex-mercenaria in un’iniziativa, tuttavia, purtroppo conclusasi secondo dinamiche ben diverse da quelle da lui desiderate e dinamiche alla luce delle quali l’intero equipaggio della Kasta Hamina era stato posto nella lista dei ricercati dall’omni-governo di Loicare, con diverse accuse, alcune delle quali, obiettivamente, deboli nel proprio stesso fondamento.
Ma il destino beffardo aveva chiaramente votato in favore di un nuovo incontro fra quelle due parti, fra l’accusatore e la latitante, e un nuovo incontro che, addirittura, era avvenuto entro i confini propri dell’appartamento di lui, quando la stessa Midda Bontor si era presentata nella sua camera da letto, al fine di condividere, con lui, una bizzarra storia di intrighi e complotti, e intrighi e complotti sulla base dei quali un’antica e potente creatura di nome Anmel Mal Toise si era infiltrata all’interno dell’omni-governo di Loicare e lì stava portando avanti un proprio personale piano per la conquista e la distruzione di ogni cosa. Una follia a confronto con la quale la donna guerriero si era così sospinta sino a lui nella volontà, nella speranza, di portarlo dalla propria parte e di poter contare su di lui nel soverchiare tale colpo di stato, qual, obiettivamente, tutto quello sarebbe stato, se soltanto fosse stato vero. Ma Pitra Zafral non avrebbe mai potuto crederlo vero… e, per questo, lì le loro strade si erano separate.
Ma se, su un fronte, quanto noto a Midda e ai suoi compagni avrebbe avuto a doversi considerare l’attentato condotto da una creatura mutaforma a discapito dell’accusatore, e una creatura mutaforma in quel particolare frangente facente proprie le sembianze della stessa Figlia di Marr’Mahew, per aggravare, ulteriormente, la sua già complessa situazione giudiziaria innanzi all’opinione pubblica; sull’altro fronte, quello proprio di Pitra Zafral, la realtà avrebbe avuto a doversi riconoscere particolarmente diversa e decisamente più complicata…
… complicata quanto sufficiente per vederlo, in quel momento, emergere dalle artefatte fattezze proprie di un tauriano, unica creatura con un corpo sufficientemente imperioso a competere con la sua comunque impressionante mole fisica, dopo aver messo fuori uso, tramite un impulso elettromagnetico, tutte le armi energetiche, e la tecnologia, propria di coloro che, idealmente, avrebbero avuto a doversi riconoscere quali uomini al proprio servizio. E che pur, invero, non a lui stavano più rispondendo da ormai parecchio tempo.

giovedì 12 settembre 2019

3031


« Fatemi capire… perché finora che cosa avete fatto? Giocato a freccette?! » commentò ella, per tutta replica, piegando appena il capo di lato con aria incredula nel confronto con la frase appena udita « E, comunque, la mia spada è già a terra… furbacchioni! » protestò, coprendosi per un istante il volto con la mancina, a dimostrare un certo imbarazzo per la scarsa attenzione propria dei suoi interlocutori, in termini che ben poco onore avrebbe potuto rendere allora loro.

Se la situazione non fosse stata a dir poco drammatica, probabilmente in quell’ultimo scambio di battute avrebbe potuto quietamente essere intesa qual, altresì, comica, nel confronto fra la donna guerriero e i suoi aggressori, e quegli aggressori che, dopo averle sparato contro sì tanti colpi, non mancarono di riservarsi l’opportunità di una frase di perentoria intimidazione, annunciando tardivamente quanto, del resto, già avvenuto, seppur fortunatamente senza conseguenze per lei.
A confronto con tutto ciò, gli amici e i compagni della Figlia di Marr’Mahew si ritrovarono francamente indubbio su come agire, ma lo sguardo di ghiaccio della medesima in direzione di coloro i quali ipotizzarono di compiere qualche passo nella sua direzione ebbe a chiarire la di lei posizione a tal riguardo, nel respingerli e nel domandare, piuttosto, di poter restare allor sola a confronto con quanto sarebbe accaduto. Non che, tuttavia, agli uomini e alle donne della Kasta Hamina, così come ai viaggiatori provenienti da Kofreya, avrebbero avuto a poter essere offerte molte possibilità alternative, nel lungo periodo: anche ove, infatti, l’eventualità di una qualche fuga fosse stata allor perseguita, dopo la perdita di tutte le loro risorse, e di tutto quello che, negli ultimi giorni, aveva loro permesso di sopravvivere, un triste fato di morte sarebbe stato comunque loro imposto anche allontanandosi di lì. Ragione per la quale, se pur, ubbidendo alla loro amica, non ebbero a riavvicinarsi a lei, concedendole quello spazio da sola sulla scena, per compiere quanto avrebbe potuto desiderare compiere; al tempo stesso nessuno di loro avrebbe potuto egualmente allontanarsi troppo da lì, non potendo ravvisare concrete alternative nel proprio immediato futuro in alcuna altra direzione al di fuori di quella.
Così, con l’intero gruppo di amici, fratelli e compagni d’arme sparso in un amplio perimetro irregolare, Midda Bontor non poté che restare lì in quieta attesa, e quieta attesa dell’atterraggio di quei caccia, giacché, qualunque fato essi avrebbero avuto in mente per lei, escluso, in maniera sufficientemente palese, quello proprio della sua morte, per condurlo a termine sicuramente necessario sarebbe stato per loro atterrare, al solo scopo, successivamente, di stordirla, di incatenarla o chissà quale altra premura avrebbero voluto dimostrare nei suoi riguardi. E se, a confronto con tutto ciò, la sua idea sarebbe stata quella di avere ad affrontarli, e ad affrontarli proprio in tale momento, sfruttando a proprio vantaggio l’occorrenza di quella ideale resa, qualcosa ebbe a impedirle di condurre a termine una simile idea, vedendo, altresì, la situazione lì presente, gli equilibri lì imperanti, mutare per altre ragioni…

« Non ti muovere! » annunciò un uomo, dopo che i caccia furono atterrati, facendo capolino dall’abitacolo proprio del pilota, nel mentre in cui, ai lati del veicolo, i sistemi di puntamento del medesimo ebbero a rivolgere le armi al plasma nella direzione della medesima donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, dichiarando in maniera sufficientemente palese la propria minaccia « Ti abbiamo sotto tiro, e qualunque gesto inconsulto da parte tua, sarà punito severamente. »
« D’accordo… » sospirò l’Ucciditrice di Dei, levando per un istante gli occhi al cielo, a dimostrare un grande sforzo di pazienza nei confronto di tutto ciò « … potremmo però darci una mossa? In grazia al gran macello che avete combinato poco fa, la sabbia è riuscita ad arrivare in punti del mio corpo decisamente poco piacevoli e, ora come ora, tutto ciò che desidero è semplicemente una bella doccia. »

Accanto al simpatico interlocutore dal primo caccia, anche gli altri due piloti ebbero allora a emergere dai rispettivi abitacoli, mentre altre armi automatiche venivano allor rivolte dai ogni veicolo presente in direzione della Figlia di Marr’Mahew e di quella donna che, pur ancor risparmiata nella propria vita, non avrebbero commesso l’errore di sottovalutare, ben disposti a estinguerla nel momento in cui fosse stato ravvisato un qualunque pericolo a loro discapito.
E a dimostrare quanto, allora, ben poca fiducia essi avrebbero potuto dimostrare verso di lei, fu anche la scelta di colui che, fra i tre, avrebbe avuto a doversi occupare di lei, affrontandola direttamente: una scelta decisamente cauta che, allor, vide coinvolto un nerboruto tauriano, il quale, sovrastando di quasi tre spanne l’altezza della stessa Midda, si mosse con passo pesante fino a lei, offrendole uno sguardo ben poco amichevole.

« Scusa per il braccio… » sussurrò il tauriano, nel momento in cui, allora, ebbe a esserle innanzi, e a sovrastarla con la propria enorme mole.
« … il braccio…?! » esitò l’altra, aggrottando appena la fronte e non comprendendo, in effetti, a cosa egli potesse star offrendo allora riferimento, nel non ravvisare alcun danno alle proprie braccia, né al mancino, in carne e ossa, né tantomeno al destro, in lucido metallo cromato.

Ma prima ancora che quell’implicita domanda potesse essere conclusa nella propria formulazione, qualcosa avvenne. E avvenne nel momento in cui, innanzi a lei, il tauriano ebbe a scoprirsi il possente petto e a mostrare, legato a esso, un dispositivo per lei sconosciuto… e un dispositivo che, sino a quel momento da lui mantenuto lì celato, ebbe allora ad attivare, premendo un grande pulsante al suo centro.
E se, per una frazione di istante, per un’effimera, e pur interminabile frazione di eternità, la mente della donna guerriero ebbe a ritrovarsi a temere, in maniera del tutto priva di fondamento, l’eventualità di una bomba, di un gesto suicida da parte di quel pilota, così come pur non avrebbe potuto avere alcun senso, alcun fondamento; nessuna esplosione ebbe allora a occorrere in conseguenza alla pressione di quel pulsante. O, quantomeno, nessuna esplosione evidente, giacché, in effetti, un’esplosione ebbe lì a essere generata, e l’invisibile esplosione propria di un impulso elettromagnetico a confronto con il quale il braccio destro della donna guerriero ebbe a ricadere inerme lungo il suo fianco, peso morto inutile e inutilizzabile, ben giustificando, in ciò, la richiesta di scuse da lui appena formulata.
Ma l’effetto di quell’esplosione non ebbe a contenersi soltanto alla donna da dieci miliardi di crediti, espandendosi istantaneamente, piuttosto, ben oltre quel corto raggio e andando a coinvolgere, più precisamente, tutta la tecnologia lì presente, l’esemplificazione più evidente della quale avrebbe avuto allora a doversi riconoscere proprio nei tre caccia così appena atterrati e in tutti i loro armamenti, i quali, in maniera chiaramente inaspettata per tutti, ebbero a ritrovarsi contraddistinti dalla medesima vivacità che, allor, avrebbe potuto essere considerata propria della protesi dell’ex-mercenaria. E, a margine di tutto ciò, anche al dispositivo di camuffamento olografico dietro il quale, da settimane ormai, mesi persino, l’autore di quell’attacco elettromagnetico avrebbe avuto a doversi riconoscere abilmente celato, e lì celato nella necessità, nel bisogno di conservarsi in vita, laddove, proprio malgrado, la sua stessa identità gli era stata violentemente sottratta… e, in tal senso, la sua mera esistenza avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una minaccia per coloro i quali, in tal senso, avevano agito contro di lui, in primo luogo, ma anche contro la stessa donna guerriero lì innanzi a lui, vittima suo pari di quel terrificante complotto.
Così, laddove prima della pressione di quel pulsante, innanzi a Midda Bontor avrebbe avuto a riconoscersi un anonimo tauriano; nell’istante successivo alla pressione di quel pulsante, innanzi a lei tornò a presentarsi un volto noto. E il volto di colui che, in effetti, non avrebbe avuto a dover vantare propriamente un passato da suo simpatizzante… anzi.

mercoledì 11 settembre 2019

3030


Fu questione del tempo proprio di un fugace battito di ciglia, e laddove, un attimo prima, qualunque spettatore di quegli eventi avrebbe potuto osservare l’indomita figura della Figlia di Marr’Mahew in statica posa innanzi a quella terribile minaccia, un istante dopo soltanto la devastazione propria di una pioggia di fuoco, e non in senso metaforico, ebbe a contraddistinguere quei pochi piedi quadrati di spazio in quell’ampio deserto, avendo a perdere qualunque possibilità di effettivo contatto visivo con la donna guerriero nel poter contemplare, per qualche lungo, e interminabile, momento, soltanto l’inquietante coltre di sabbia sollevata, allora, da quella dozzina di colpi di plasma sparati in tale direzione, verso simile bersaglio.
E molteplici furono le grida che, a contorno di tutto ciò, ebbero a sollevarsi da tutti coloro lì presenti, e tutti coloro i quali, quindi, proprio in quel proprio ruolo di spettatori di tanto drammatici eventi, videro sostituirsi all’indomita figura della Figlia di Marr’Mahew in statica posa innanzi a quella terribile minaccia soltanto la devastazione propria di quella pioggia di fuoco.

« Mamma! »

Grida straziate quali quelle proprie dei due bambini, intrappolati nell’abbraccio di Be’Sihl, quest’ultimo ancor di spalle, intento a correre così come ella gli aveva domandato, gli aveva richiesto e, in tal senso, ancor per qualche attimo inconsapevole di quanto potesse essere accaduto.

« Midda! »

Grida rabbiose quali quelle proprie di Howe o di Be’Wahr, così come di Duva o di Lys’sh, che non avrebbero allor potuto credere ai propri stessi occhi, e accettare l’evidenza di quanto pur appena accaduto, e di quanto appena accaduto che, in alcun altra maniera avrebbe potuto tradursi se non qual l’assurda fine della vita della loro amica, della loro sorella d’arme.

« No! »

Grida sconvolte quali quelle proprie di Ragazzo, di Rula e di Lange, così come di Maddie e di Rín, e di chiunque altro che, non di spalle o non a terra, ebbe lì sventurata occasione di assistere a quegli eventi, e di confrontarsi con l’inquietante eventualità propria di quella morte, e di una morte del tutto priva di qualsivoglia significato… non che, altresì, una morte avrebbe comunemente potuto accompagnarsi a chissà qual profonda ragione.

« … coff… coff… » giunse tuttavia qualche colpo di tosse, dall’interno di quella nuvola di sabbia, di lì a un ulteriore istante accompagnati da un più esplicito commento « Thyres… vi era davvero bisogno di… coff… tutto questo macello?! »

E nel momento in cui la sabbiosa nebbia ebbe a iniziare a dissiparsi, nel quieto e naturale ritorno a terra di quanto, allor, in aria proiettato da quei colpi, Midda Bontor ebbe ancor, e incredibilmente, a distinguersi esattamente là dove era e dove, altresì, nessuno avrebbe più potuto aver a credere sarebbe potuta lì egualmente essere… non dopo una sì fitta sequela di tanto devastanti colpi.
Un miracolo, qual solo esso avrebbe potuto essere frainteso, non conseguente, tuttavia, a un qualche merito divino, né tantomeno a qualche mirabile dimostrazione di inumana capacità guerriera da parte di colei che pur non nuova avrebbe avuto, eventualmente, a doversi riconoscere nel confronto con simili imprese, quanto e piuttosto della volontà stessa di coloro i quali, dall’alto di quei tre caccia, avevano creato una vera e propria trincea attorno alla donna guerriero, scavando, un colpo dopo l’altro, un profondo fosso quasi perfettamente circolare nel suo intorno, senza, tuttavia, avere a spingere alcun attacco, alcun colpo, effettivamente a segno, in una disattenzione priva di qualunque possibilità di giustificazione, eccezion fatta per un’esplicita e ponderata scelta in tal senso.
Chiunque avesse lì sparato, non desiderava uccidere la donna da dieci miliardi di crediti, quanto, all’occorrenza, arginarne ogni possibilità d’azione e sancire, in quella precisa corona di colpi, la propria quieta superiorità, il proprio assoluto controllo su quel contesto e, con esso, sulla sua vita e sulla sua morte, a prevenire, chiaramente, qualunque possibile fantasia di ribellione da parte sua…
E molteplici, nuovamente, furono le grida che, a contorno di tutto ciò, ebbero a sollevarsi da tutti coloro lì presenti, e tutti coloro i quali, quindi, proprio in quel proprio ruolo di spettatori di tanto incredibili eventi, videro tornare a sorgere l’indomita figura della Figlia di Marr’Mahew, incredibilmente viva, in statica posa al centro di tanta devastazione…

« Mamma! »

Grida gioiose quali quelle proprie dei due bambini, in lode a tutti gli dei, e alla dea Thyres tanto cara alla loro genitrice, scopertisi in tal maniera non nuovamente orfani, per così come, drammaticamente, per un lungo istante avevano avuto più che solide ragioni per aver a temere d’esser tornati a essere.

« Midda! »

Grida entusiaste quali quelle proprie di Howe o di Be’Wahr, così come di Duva o di Lys’sh, che, nuovamente, non avrebbero allor potuto credere ai propri stessi occhi, e accettare l’evidenza di quanto pur appena accaduto, e di quell’assurdo miracolo per così come occorso, e quell’assurdo miracolo superata la felicità dell’occorrenza del quale, comunque, nulla avrebbe impedito loro di avere a prendere a schiaffi la propria amica, per l’incredibile stolidità comunque dimostrata, a porre in essere tutto ciò.

« Sì! »

Grida giubilanti quali quelle proprie di Ragazzo, di Rula e di Lange, così come di Maddie e di Rín, e di chiunque altro che, non di spalle o non a terra, ebbe lì fortunata occasione di assistere a quegli eventi, e di confrontarsi con l’incredibile ritorno in scena di quell’amica, di quella compagna di ormai troppe avventure, l’assurdo sacrificio della quale, per così come temuto, non avrebbe potuto essere comunque accettato… non in quel momento, né mai.

« Sto bene, sto… coff… bene! » tranquillizzò tutti i presenti, nel mentre in cui, ancora, qualche colpo di tosse non avrebbe potuto ovviare a sorgere in conseguenza di tutta la sabbia che, purtroppo, aveva finito per respirare, nella confusione così creata attorno a lei « I nostri avversari volevano soltanto chiarire un concetto… e un concetto abbastanza semplice, in verità. »

Un concetto che, a confronto con quell’introduzione, una voce elettronicamente amplificata e proveniente da uno dei caccia, volle quindi esplicitare, a scanso di qualunque ulteriore possibilità di ambiguità fra loro…

« Midda Namile Bontor! » la nominò quell’ignoto antagonista, scandendo con cura ogni singola sillaba del suo nome completo « Getta le tue armi e arrenditi, o saremo costretti ad aprire il fuoco! »

martedì 10 settembre 2019

3029


« Meno chiacchiere. » sancì, qual unico commento a margine di tutto ciò, la stessa Har-Lys’sha, rimettendosi rapidamente in piedi e suggerendo loro, implicitamente, di far altrettanto, a meno di non essersi già stancati della propria vita.

Fu un tentativo del tutto gratuito e, sin da subito, percepito qual privo di senso, ma Duva non volle rinunciare a tale possibilità, nel fermarsi, nel levare un pesante fucile al plasma verso il cielo, nel prendere la mira e nell’aprire il fuoco a discapito di uno di quei tre caccia. Ma laddove il colpo, pur esploso con mirabile precisione dalla bocca dell’arma, ebbe a infrangersi contro il nulla, disperso dal campo di forza preposto a protezione di quel bersaglio; lo stesso non ebbe a rinunciare a replicare a simile, folle offensiva, aprendo a sua volta il fuoco e destinandolo, in tal senso, ad annichilire quella donna, laddove, se solo fosse giunto sino a lei, di lei nulla di più di qualche resto bruciato sarebbe stato alfine riconoscibile.

« La malor… »

Fortunatamente per Duva, laddove la subitaneità di quell’azione e di quella reazione non le avrebbe potuto concedere molte possibilità di salvezza, a vegliare su di lei avrebbero avuto lì a doversi riconoscere Mars e M’Eu, i quali, ravvisandone la sconsiderata audacia, non esitarono a sollevarla letteralmente di peso dalla posizione in cui si trovava per spingerla via di lì, per trascinarla quei pochi passi utili a ovviare a una fine ignominiosa in funzione della conquista di un altro fugace momento utile a combattere.
E così, come già per Howe e Rín, provvidenziale era stato l’intervento di Lys’sh, anche per Duva salvifica fu la presenza di Mars e di M’Eu, i quali, insieme a lei, si ritrovarono sbalzati a terra in conseguenza all’onda d’urto, e i quali, tuttavia, rapidi si affrettarono a rialzarsi e a invitarla a fare altrettanto…

« Davvero, Duva? » protestò Mars, scuotendo il capo « Sono dei maledetti caccia stellari classe rapace. Come potevi pensare di abbatterli con un semplice fucile al plasma?! » la rimproverò, là dove impossibile sarebbe stato per lei poter credere realmente di avere una qualche possibilità in tal senso.
« Che vuoi che ti dica…?! » rispose l’ex-primo ufficiale, storcendo le labbra e, ciò non di meno, incassando passivamente quel rimprovero, più che corretto a suo discapito « … sono un po’ a corto di idee in questo momento. E, in assenza di idee intelligenti, tutto ciò che resta sono quelle stupide… »

Già. Le idee stupide…

« Ce la fai a portare anche Tagae…?! » domandò Midda, in direzione dell’amore della propria vita, di quell’uomo che per tanti anni l’aveva attesa, e che per tanti anni l’aveva seguita, con pazienza, con sentimento sincero, rinunciando a tutto il proprio intero mondo per lei, e mai, mai imponendole un solo rimprovero per tutte le proprie colpe, per tutte le proprie mancanze a suo discapito.
« Cosa stai pensando di fare…? » replicò egli, consapevole di quanto, dietro a quella domanda, non avesse a doversi celare una qualche dimostrazione di stanchezza da parte dell’indomabile donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, quanto e piuttosto una qualche idea…  e probabilmente una qualche idea particolarmente stupida.
« Devo fare qualcosa per fermare tutto questo… » sancì la Figlia di Marr’Mahew, rallentando appena nel proprio incedere solo per tendere il pargolo in direzione dell’amato « … ma tu continua a correre, e tieni d’occhio i nostri figli! »
« Mamma…?! » esitò Tagae, scuotendo il capo e non volendo lasciare la madre, nel timore, più che condivisibile, che ella stesse per compiere qualcosa di estremamente pericoloso per tentare di salvarli.
« Andate con papà, bambini… io arrivo subito! » dichiarò ella, schioccando un rapido bacio sulla fronte del piccolo nel mentre in cui ebbe a scaricarne il peso sul proprio amato, prima di rigirarsi in direzione contraria rispetto al loro moto sino a quel momento e iniziare a correre, ora con maggiore velocità, verso i caccia dai quali poc’anzi stavano pur tentando di sfuggire.
« Mamma! » gridarono all’unisono entrambi i pargoli, tendendo le braccia verso la madre e agitandosi nel timore di quanto allora avrebbe potuto accadere, e nella volontà, sempre e comunque, di seguirla.

E laddove Be’Sihl, fosse stato solo, non avrebbe minimamente esitato all’idea di rincorrere la propria amata e di affrontare, accanto a lei, qualunque fato fosse stato loro destinato; in quel momento, ritrovandosi fra le braccia quei due bambini e quei due bambini urlanti, non poté ovviare a preoccuparsi innanzitutto per loro, per la loro salvezza, consapevole, a sua volta, di avere non pochi debiti morali nei riguardi di quei pargoli, e di quei pargoli che, per lunghi mesi, aveva abbandonato accanto al corpo inanimato della loro genitrice nel mentre in cui, spinto soltanto dal proprio desiderio di vendetta, aveva attraversato l’universo alla ricerca del responsabile di tale condizione. Non era stato un buon padre per loro in quell’occasione, e, per quanto qualcuno avrebbe potuto perdonargli l’obiezione di non esser mai voluto divenire padre di quei pargoli, in una decisione unilaterale da parte della propria amata, egli non avrebbe voluto imporre ulteriore colpa, ulteriore danno a quei bambini nel confronto dei quali il destino non si era comunque dimostrato di voler essere particolarmente pietoso, permettendo loro di essere sottratti alle proprie vite, alle proprie identità, e di essere trasformati in armi di distruzione di massa da parte di una crudele organizzazione criminale.
Così, pur animato dal timore di non poter essere accanto alla propria amata, a intervenire a salvarla nel momento del bisogno, egli strinse con maggiore vigore a sé quei due bambini, e quei bambini che tanto valore avevano proprio per lei, e per colei che, per la prima volta nella propria vita, per amore di quei bambini, aveva accettato di divenire madre di qualcuno, per continuare a correre, e a correre quanto più lontano possibile da ciò che, allora, sarebbe successo.

« Luridissimi figli di un cane maledetto e di una cagna rognosa… io sono qui! » tuonò la voce dell’Ucciditrice di Dei, imponendosi nell’alto dei cieli in direzione dei tre caccia, nel mentre in cui ella, sguainando la propria spada e allargando le proprie braccia, iniziò a impegnarsi ad attrarre l’attenzione dei propri avversario a proprio stesso discapito, in una scelta che chiunque avrebbe potuto considerare suicida… senza, in questo, allontanarsi probabilmente di molto dalla realtà « Io sono Midda Namile Bontor! La donna da dieci miliardi di crediti! » proclamò, sperando che, dall’alto della loro posizione, i sensori di rilevamento acustico dei tre veicoli fossero ben in ascolto di quelle sue parole, e che le stesse potessero allor essere colte dai loro antagonisti « E’ me che state cercando! Venite a prendermi, cani dannati! » insistette, continuando a muoversi verso di loro « Venite a prendermi, per Thyres! »

E se, per un lunghissimo istante, tutto sembrò proseguire nel più completo disinteresse per quelle parole, un attimo dopo la pioggia di fuoco ebbe a interrompersi e i tre caccia, prima impegnati, in volo ormai quasi statico, sopra le loro teste, verso diverse direzioni, ebbero improvvisamente a concentrarsi soltanto verso di lei, e verso colei che, come ella aveva correttamente presunto, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual l’obiettivo di interesse principale di quel gruppo, chiunque essi fossero.
Così soddisfatta, ella si arrestò nel proprio moto e, ancora con le braccia aperte ai propri fianchi, aprì la mancina, lasciando cadere la propria spada al suolo, sulla morbida superficie della fine sabbia ai propri piedi. Un gesto plateale, molto più di quanto probabilmente sarebbe stato quindi necessario, e pur un gesto allor utile a dimostrate quanto, da parte sua, non avrebbe voluto esservi ulteriore ragione di disfida, nella quieta consapevolezza, in fondo, di averla già perduta…

« Forza, ragazzoni! » li invitò la donna guerriero, scuotendo appena il capo « Fate pure quello per cui siete venuti fino a qui! »

lunedì 9 settembre 2019

3028


Difficile sarebbe stato riuscire, allora, a immaginare una situazione peggiore nella quale aver ad accogliere un attacco, e un attacco aereo, rispetto al ritrovarsi nel bel mezzo di un deserto, e di un deserto sabbioso qual quello, e di un deserto che, dune a parte, non avrebbe potuto vantare la benché minima irregolarità e che, in questo, non avrebbe avuto a poter riservare loro alcun potenziale nascondiglio entro il quale aversi a celare, o rifugio entro il quale aversi a proteggere dall’eventualità di un bombardamento. Su quella superficie sabbiosa, fra quelle alte dune che tanto impegno e tanta difficoltà stavano loro imponendo da più giorni di quelli che avrebbero potuto conteggiare secondo la velocità di rotazione di quel pianeta, quanto avrebbe potuto essere loro lì riservato, nel confronto con quei tre caccia, sarebbe stato soltanto la speranza che, a quel punto, potesse essere loro interesse avere a catturarli vivi ancor prima che morti, e, in tal senso, che avessero a voler giungere sino al suolo, a lì ingaggiare battaglia su un piano orizzontale e su un piano a confronto con il quale, probabilmente, tutti loro avrebbero avuto occasione di riservarsi una qualche occasione di successo.

« Sparpagliamoci! » sancì allora Duva, prendendo voce e proclamando quell’ordine che, non fosse allor stato scandito da lei, necessariamente sarebbe giunto dalla Figlia di Marr’Mahew, o da qualcun altro all’interno del gruppo, nel confronto con l’evidenza di quanto, in tutto ciò, soltanto assurdo sarebbe stato restare uniti, offrendo agli avversari un bersaglio più semplice contro il quale rivolgersi.

Due alternative avrebbero avuto a poter essere loro riservate, infatti, in quello specifico momento, dalla presenza di quei tre puntini in cielo: quella propria di tre navette, e tre navette le quali, allora, avrebbero potuto quietamente trasportare una dozzina di uomini l’una, in termini tali da veder sbarcare un quantitativo di nemici, sicuramente ben equipaggiati e pronti all’azione, almeno due volte superiore a loro; o quella propria di tre caccia, e tre caccia a bordo dei quali, altresì, sarebbe stato presente soltanto spazio utile a un pilota e a un copilota, abitualmente destinato a occuparsi del comparto tattico, per un quantitativo totale di uomini decisamente inferiore al loro… e che, speranzosamente, già solo nel confronto con l’Ucciditrice di Dei, avrebbero avuto vita breve. Invero, a margine di tale considerazione, fossero allor sbarcati anche una quarantina di soldati ben armati e peggio intenzionati, probabilmente Midda Bontor sarebbe comunque stata sufficiente, da sola, per tenere loro testa: e nel considerare quanto, in quel momento, ella non fosse sola, accompagnata dai migliori fra i propri antichi e nuovi alleati, tale disfida, fosse giunta sino al suolo, difficilmente sarebbe volta a loro sfavore.
Purtroppo se, così come non avrebbe potuto che apparire evidente, i loro avversari avessero avuto a doversi riconoscere effettivamente consapevoli dell’identità di colei alla quale, in quel frangente, stavano dando la caccia, ossia la celebre donna da dieci miliardi di crediti, difficilmente sarebbero stati tanto stolidi da arrischiarsi in un confronto diretto e, allora, avrebbero altresì preferito tentare di finirli comodamente dall’alto, senza che, alle controparti, e in particolare alla guerriera più celebre, e ricercata, di quell’angolo di universo, potesse essere concessa la benché minima occasione di replica. Ovviamente così fu… e mentre ancora il gruppo stava spargendosi in diverse direzioni al fine di non facilitare l’operato dei propri antagonisti, i caccia, quali presto si rivelarono essere, non vollero mancare di aprire il fuoco, e tentare di spianare l’intera area con violenti colpi di plasma.

« Thyres… » gemette Midda, reggendo in grazia al proprio arto destro Tagae, nel mentre in cui, accanto a lei, Be’Sihl stava abbracciando a sé Liagu, decisi entrambi a non permettere a un piede in fallo, su quella superficie comunque insidiosa, soprattutto ove affrontata in un contesto come quello, di permettere loro di smarrire i propri figli « … io quelli li ammazzo. » sancì, poi, non qual minaccia, non qual promessa, ma qual semplice constatazione di fatto, una realtà ineluttabile come soltanto avrebbe potuto esserlo la morte stessa, per così come, allora, ella non avrebbe potuto perdonare l’audacia con la quale, ancora una volta, stavano lì impegnandosi non tanto in sua offesa, questione che avrebbe potuto anche essere quietamente tollerata, ma, ancor peggio, in offesa ai suoi amici, alla sua famiglia, ai suoi figli, in termini che mai, in alcun modo, ella avrebbe potuto perdonare.

La prima area a essere colpita, necessariamente, fu quella propria dell’accampamento, e di tutto il materiale che essi erano stati in grado di recuperare dai rottami della Kasta Hamina, e di quelle scorte che, allora, avrebbero avuto a dover assicurare loro una qualche possibilità di sopravvivenza entro i confini propri di quel deserto: là dove, un istante prima, avrebbero avuto a doversi riconoscere le tende parzialmente smontate, e le casse con tutto il resto del loro equipaggiamento, armi escluse; un attimo dopo soltanto un ampio cratere avrebbe avuto a distinguersi, in una nuvola di sabbia sollevata in conseguenza all’impatto di quell’energia distruttrice con il suolo.
Crateri e nuvole di sabbia che, di lì a breve, ebbero a proporsi sempre più numerosi attorno a loro, rappresentando per quel gruppo una terrificante scommessa, e una scommessa che, a ogni nuovo passo, a ogni nuovo movimento, avrebbe visto loro, metaforicamente, gettare in aria una moneta al fine di conquistarsi un nuovo istante di vita piuttosto che, altresì, avere a scoprirsi spiacevolmente morti, ridotti a un ammasso di carne bruciata in conseguenza alla violenza propria di quel plasma.

« Dannazione… dobbiamo trovare modo di reagire, o moriremo tutti! » ringhiò Lange, sorretto da Rula e da Ragazzo, rabbioso quanto mai con se stesso, in quel frangente, nel rappresentare un sì evidente peso per il proprio equipaggio, e un peso che avrebbe potuto costare loro la vita.

Già. Avrebbero dovuto trovare il modo di reagire… ma come?!

« Rín… non puoi fare una delle tue stregonerie e toglierci questi dannati uccelli di metallo da sopra la testa, per la grazia di Lohr?! » invocò, e imprecò, Howe, nell’essersi ritrovato a correre accanto a Lys’sh e alla rossa così da lui interpellata, riferendosi, entro il confine proprio della sua comprensione su tutti gli eventi occorsi dalla comparsa della medesima nella propria quotidianità, a una violenta esplosione di fuoco che ella era stata in grado di generare dalle proprie stesse mani proprio in occasione del loro primo incontro.
« Ti ho già spiegato che non funziona così, testone che non sei altro! » protestò la giovane, la quale sarebbe anche stata ben lieta di poterlo accontentare, ma che, dalla sua, non avrebbe potuto vantare alcun incantesimo, ma, soltanto, la pur straordinaria capacità di accedere al tempo del sogno e, tramite esso, violare i confini propri degli infiniti universi paralleli, azione che, quando condotta a compimento, generalmente le riservava una quota in eccesso di energia dimensionale, e una quota in eccesso di energia che avrebbe allor potuto scaricare nel generare le fiamme alle quali, allor, lo shar’tiagho stava offrendo così riferimento.
« Proprio a me doveva capitare l’unica strega inutile dell’intero Cr…?! » commentò l’altro, o, per lo meno, tentò di commentare, prima di essere afferrato, nella propria destra, dalla mancina di Lys’sh, la quale, nel contempo di ciò, si preoccupò ovviamente anche di agguantare, con la propria destra, la mancina di Rín e di tirare entrambi improvvisamente di lato, con un tempismo a dir poco straordinario, laddove, sì essi furono sbalzati a terra dall’onda d’urto conseguente all’impatto, ma, quantomeno, ebbero occasione di sfuggire al colpo che, altrimenti, avessero compiuto quell’ulteriore, fatale passo in avanti, avrebbe loro portato a incontrare i propri dei.
« … Lohr… » gemette Howe, già dimentico degli insulti che stava rivolgendo a Rín, nel contemplare quella promessa di morte che, non fosse stato per grazia della donna lucertola, avrebbe avuto a imporsi impietosamente su di loro.

domenica 8 settembre 2019

3027


Dopo molte ore di estenuante cammino, anche il secondo giorno ebbe a giungere al termine, conducendo seco una nuova notte di riposo e, al mattino seguente, un altro giorno lo sviluppo del quale, ormai, tutti non avrebbero potuto ovviare a presumere di già conoscere, laddove, alienati dalla realtà esterna a quel deserto, e abituatisi, ormai, a concepire quel deserto qual pari a tutta la loro esistenza, tutti loro ebbero a iniziare persino a obliare alle ragioni per le quali erano lì precipitati, quasi, invero, altro non fossero che da sempre lì esistiti. E se tale avrebbe avuto a doversi riconoscere il loro stato mentale a distanza soltanto di due giorni dall’accaduto, ben difficile sarebbe stato presumere quanto sarebbe potuto loro accadere ora del sesto… o del decimo.
Purtroppo, le informazioni offerte a Ragazzo dalle proprie mappe non avrebbero avuto a doversi considerare particolarmente clementi in tal senso. E per quanto, al fine di non riservare ai propri compagni e alle proprie compagne, ragione utile a perdersi d’animo egli prestò ben attenzione a evitare di diffondere determinate notizie, stando ai propri dati, al loro attuale tempo di marcia avrebbero potuto impiegare ben più di paio di mesi prima di lasciare quel deserto… e chissà quanto ancora prima di raggiungere la civiltà.
Ovviamente, a distanza di ormai due giorni dal loro schianto, Duva non avrebbe potuto ovviare a iniziare a porsi serie domande sul ritardo nell’intervento da parte degli uomini della Corporazione Thonx: considerando il contatto avvenuto fra loro, considerando quanto certamente dovevano aver avuto occasione di seguire il loro schianto sui propri schermi, e considerando quanto dovessero ben sapere che, in quel deserto, difficilmente avrebbero avuto occasione di sopravvivere senza un qualche genere di aiuto esterno, l’evidenza di quanto, dopo tanto tempo, ancora nessuno di loro si fosse fatto vivo non avrebbe potuto suggerire nulla di buono. Anzi…
Nel migliore dei casi, innanzi all’analisi razionale dell’ex-comproprietaria della Kasta Hamina, la Corporazione doveva aver semplicemente deciso di non immischiarsi in affari che non li riguardassero, preferendo, in tal senso, che fosse il deserto a occuparsi di loro, sancendo la loro fine. Nel peggiore dei casi, gli stessi avversari che tanto si erano dati da fare per abbatterli, forse avevano deciso di prendere posizione anche in contrasto alla colonia lì presente, per il potenziale aiuto loro offerto e, in tal senso, nessun uomo della Corporazione avrebbe potuto avere lì occasione di giungere a soccorrerli, in quanto ormai morto.
Ovviamente, questa seconda possibilità, decisamente catastrofista, avrebbe avuto a sollevare importanti domande nel merito di chi accidenti avesse a essere il loro ignoto aggressore… domande alle quali, probabilmente, non avrebbero voluto offrire risposta, non laddove, allora, tale risposta avrebbe necessariamente coinvolto la regina Anmel Mal Toise e la sterminata forza militare propria dell’omni-governo di Loicare, entro il quale ella si era infiltrata. Ma laddove, veramente, la nemesi di Midda fosse stata in grado di spingersi a tanto, e di spingersi al completo sterminio di una colonia, per quanto pur di dimensioni ridotte qual quella propria di quel mondo, a dir poco folle sarebbe stato ipotizzare, per il loro pur quasi raddoppiato contingente, di potersi riservare una qualche, reale possibilità di intervento in suo contrasto. Meglio, quindi, escludere per il momento tale eventualità, e concentrarsi su alternative meno tragiche, e alternative quali, semplicemente, un quieto disinteresse da parte della Corporazione nei loro confronti. Non che, in tale prima alternativa, il loro destino avesse a doversi fraintendere qual particolarmente più roseo…
Fra mille pensieri, e mille pensieri in molte menti diverse, ognuna concentrata, necessariamente, su un aspetto diverso della questione, anche quel terzo giorno ebbe a passare e, con quella che, ormai, avrebbe potuto iniziare a essere considerata una quieta abitudine, il loro campo iniziò a essere ricostruito per affrontare una nuova notte nel deserto.
E fu proprio in quel mentre, nel mentre in cui, non senza concedersi qualche occasione di giuoco e di scherzo a contorno di quel momento altresì obiettivamente noioso nella propria ripetitività quotidiana, che gli eventi ebbero improvvisamente a mutare direzione rispetto a quella abbracciata sino a quel momento, e a presentare finalmente loro una minaccia e la minaccia allor propria di tre caccia, e di tre caccia spaziali che, scendendo direttamente dall’atmosfera sopra le loro teste, ebbero a dirigersi, esattamente, verso la loro posizione, aprendo il fuoco...

La prima a rendersi conto di quanto stava per accadere fu la piccola Liagu. Impegnata, insieme al fratello, a offrire il proprio quieto contributo nel trasportare le cassette più leggere, le sole che sarebbero riusciti a sollevare, la bambina stava giustappunto reagendo a uno stupido gioco di parole suggerito da Tagae levando gli occhi al cielo in segno di quieta rassegnazione quando, così facendo, ebbe a intravedere, in lontananza, tre puntini neri, a distanza regolare, a formare un perfetto triangolo isoscele. E giacché, sin da quando erano precipitati in quel deserto, nessuna presenza animale si era manifestata attorno a loro, non fra la sabbia, non nell’alto dei cieli, il ravvisare la presenza di quei tre puntini non poté che attrarne l’attenzione, la curiosità, l’interesse, vedendola interrompersi nel proprio lavoro e lì arrestarsi, a cercare di meglio mettere a fuoco quell’immagine lontana, a comprendere cosa potesse essere.
Vedendo la sorella in tal maniera distratta, ovviamente, anche Tagae non mancò di tentare di comprendere la ragione di quella sua improvvisa serietà e, scrutando il cielo nella medesima direzione della sorella, ebbe allora a distinguere, a sua volta, quei tre puntini, restandone a sua volta incuriosito. Una curiosità, quella propria della coppia, che avrebbe allor potuto anche passare inosservata, nell’operosità che stava allor contraddistinguendo il resto del gruppo, e che pur trovò nell’ex-capitano della Kasta Hamina un potenziale ascoltatore, giacché, proprio malgrado, ancora troppo debole a seguito delle ferite riportate per potersi concedere di collaborare attivamente con il resto del gruppo, costretto, in tal senso, per lo più a pesare su di loro, per quanto, il giorno seguente, avrebbe tentato di imporsi, come già Rín prima di lui, per rinunciare alla portantina e per permettersi di camminare, finalmente, sulle proprie gambe, a non potersi concedere l’occasione di sentirsi, in tutto quello, nulla di più e nulla di meno di un inutile vecchio.

« Che succede, bambini…?! » domandò Lange, accostandosi pertanto ai due pargoli, incuriosito dalla loro attenzione, così fermamente rivolta al cielo sopra di loro.
« Lassù! » indicò allora Tagae, in risposta la capitano, sollevando la manina e puntando l’indice destro al cielo, in direzione dei tre puntini, e di quei tre puntini che, stranamente, iniziavano a sembrare più marcati rispetto a pocanzi, quasi fossero stati ripassati da un’invisibile penna intenta a pasticciare nel cielo « Cosa sono, capitano…?! » interrogò l’uomo, abituato a ritrovare, in Lange, una figura saggia e dotta, capace di rispondere a quasi tutte le curiosità che mai avrebbero potuto affollarsi nella mente di un bambino.

Sollevando quindi, a sua volta, lo sguardo in cielo, Lange impiegò un attimo, complice l’occhio ancora ferito e lì fasciato, in termini tali da ritrovarsi, in questo, carente nel senso della profondità, a mettere a fuoco l’immagine così indicata dal pargolo. Ma quando, alla fine, il suo unico occhio ancora operativo ebbe a identificare quei tre puntini, l’uomo non ebbe la benché minima esitazione a lanciare l’allarme, comprendendo immediatamente il senso di quei puntini e quanto, allora, non avrebbero avuto a dover suggerire nulla di positivo per alcuno di loro… non provenendo da così in alto, non giungendo loro dall’atmosfera superiore del pianeta, in termini tali, quindi, da permettere di indentificarli, necessariamente, non quali membri della Corporazione Thonx, magari tardivi aiuti in loro soccorso; quanto e piuttosto, obiettivamente, quali i propri inseguitori, e quegli inseguitori che, evidentemente, alla fine avevano riportato la propria attenzione verso di loro, individuandone, spiacevolmente, la posizione attuale…

« Alle armi! » tuonò, ruggì la voce dell’ex-capitano, in un’esplosione che, sorgendo dal profondo del suo petto, ebbe a richiamare immediatamente alla pugna l’attenzione di tutti gli astanti, fossero essi membri originali del suo equipaggio, fossero essi i nuovi amici trovati in quegli ultimi giorni « Stanno arrivando! »

sabato 7 settembre 2019

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Conclusa la colazione e ogni operazione utile alla smobilitazione, il gruppo si rimise nuovamente in marcia, praticamente in una formazione identica a quella del giorno precedente se non per una lieve modifica che vide coinvolte la terza e la quarta fila e che, soprattutto, segnò il rientro in squadra di Rín.
Sentendosi decisamente meglio, e non desiderando gravare, più del dovuto, sui propri compagni di viaggio, ella insistette infatti per rinunciare alla portantina e per proseguire, a sua volta, in quel lungo cammino solo in grazia alle proprie forze. Nel corso della propria vita, e di ben cinque lustri della propria vita, infatti, ella era stata già troppo a lungo costretta a lasciarsi condurre da altri, a gravare con la propria disabilità su altri, qual pur non le era mai stato fatto pesare dai suoi cari e qual pur ella non avrebbe mai potuto ovviare a giudicare a proprio stesso discapito, per potersi concedere ancora a lungo di restare lì immobile su quella portantina. E se il giorno precedente, obiettivamente, di difficile argomentazione sarebbe stata una sua qualunque tesi volta a permetterle di proseguire in autonomia il proprio cammino, dopo essersi ritrovata, proprio malgrado, con il ventre aperto in conseguenza a quello sventurato incidente; in quel giorno successivo, e in quel lungo giorno successivo, niente e nessuno l’avrebbe potuta convincere a restare ancora quieta su quella barella, trascinata dalle pur affettuose premure del proprio quasi cognato.
Così, abbandonata la portantina, Rín proseguì in autonomia il proprio percorso e, dalla quarta fila, Maddie ebbe ad avanzare in terza, per restare al fianco della gemella ed essere pronta, all’occorrenza, a soccorrerla, nel momento in cui si fosse resa conto di qualche sua esitazione, nel mentre in cui Be’Wahr, adempito al suo onere di lettighiere, ebbe a retrocedere allora in quarta fila, per affiancare Lys’sh in un ruolo tattico.
Ovviamente, a margine di tutto ciò, Rín non avrebbe potuto neppure ovviare a sperare di riuscire, in grazia alla propria forza di volontà, a recuperare con maggiore celerità quelle energie utili a permetterle di aprire un varco, per tutto il gruppo, verso il tempo del sogno e, di lì, a condurli da qualche altra parte, in un qualche altro mondo più ospitale, e più sicuro, rispetto a quello. Ma al di là di simili desideri, il quieto confronto con la realtà non avrebbe potuto concederle illusioni di sorta, lasciandole comprendere di essere ancora troppo debole per potersi permettere un simile sforzo… sforzo che, del resto, non avrebbe probabilmente tentato neppure al massimo della propria forma fisica, in così stretta vicinanza al precedente salto dimensionale.
In tal maniera riorganizzata, quindi, la carovana riprese il proprio cammino e, al primo giorno, ne aggiunse, con dimostrazione di grande impegno e ammirevole determinazione, anche un secondo, giungendo a sera senza inconvenienti.
Per loro fortuna, non i loro avversari dall’alto, non altri e ancor ignoti nemici dal basso, emersero a cercare occasione di confronto. E, in tal senso, le varie linee di difesa tattica del gruppo ebbero a potersi concedere un cammino sufficientemente sereno all’interno di quel pur cocente deserto.

Al di fuori di quel gruppo, da un punto di vista estraneo a quello proprio dei membri di quella carovana, l’attenzione che gli stessi stavano allor ponendo non soltanto verso l’alto dei cieli, a scorgere, per tempo, l’eventualità di un attacco, quant’altro anche al terreno sotto ai loro piedi, per la medesima ragione, avrebbe avuto probabilmente a ritenersi una paranoia del tutto gratuita e immotivata. Ciò non di meno, solo un paio di anni prima, o poco più, Midda Bontor aveva avuto di che volgere molta attenzione al terreno sotto i propri piedi ritrovatasi, qual si ebbe, nel bel mezzo del deserto proprio di un pianeta alieno: ritrovatasi alle forzate dipendenze del capitano di una nave pirata, una splendida donna di nome Lles Vaherz, la quale, per conquistarsi il diritto ai suoi servigi era ricorsa alla ben poco originale iniziativa di rapire i suoi figli, o, quantomeno, coloro i quali, giusto nel contempo di quegli eventi, ella ebbe ad accogliere nella propria vita quali propri figli; la Figlia di Marr’Mahew si era ritrovata ad affrontare un paesaggio, in fondo, non dissimile da quello che, nuovamente, lì, la stava circondando, e un paesaggio la quieta serenità del quale, tuttavia, avrebbe avuto a doversi riconoscere letalmente turbata da un’oscura presenza, celata sotto quella sabbia, e sol desiderosa di annientare qualunque forma di vita si fosse presentata in tale territorio.
Così, benché il pianeta allor protagonista di simili vicende avrebbe avuto a doversi identificare ben lontano dalla loro attuale posizione, e, soprattutto, le ragioni alla base della presenza di tale minaccia non avrebbero lì avuto, speranzosamente, a doversi egualmente riconoscere qual presenti, ineluttabile sarebbe quindi stato, per lei, in primo luogo, e per tutti i suoi compagni di ventura, in secondo piano, ben prestare attenzione alle sabbie sotto ai propri piedi, nel timore di quanto, da un momento all’altro, una qualche minaccia avrebbe potuto loro sorgere, ad aggredirli.
E, riguardo ai loro piedi, o, quantomeno, a una coppia di piedi in particolare, nel corso di quel secondo giorno di cammino, e in quel cammino che, necessariamente, li vide anche costretti ad affrontare le ore più cocenti della giornata, qualcuno ebbe a ben rimpiangere la propria fedeltà a tradizioni proprie di un popolo nella terra natale del quale, pur, non aveva mai avuto occasione di vivere, per così come già proclamato nel corso del giorno precedente…

« Come accidenti fai a essere tanto tranquillo nel camminare su questa sabbia rovente?! » protestò furente, a un certo punto, Howe, non riuscendo più a tollerare non tanto il calore sotto ai propri nudi piedi shar’tiaghi, quanto e piuttosto l’impassibilità del quale sembrava rivestito il suo connazionale, il quale, innanzi a lui, anzi, su quella superficie sabbiosa pareva, allora più che mai, aversi a considerare ritemprato nella propria più intima essenza « Stupida tradizione shar’tiagha… » imprecò poi, quasi a rinnegare il proprio stesso sangue, e quell’educazione che, in nome dell’umiltà dinnanzi agli dei, richiedeva a uno figlio o a una figlia di Shar’Tiagh di mantenere sempre nudi i propri piedi, affinché mai, in futuro, nuova arroganza potesse sorgere da coloro i quali un tempo erano stati soliti considerarsi il popolo eletto, salvo poi ritrovarsi a pagare amaramente tale colpa, simile peccato di presunzione.
« Come hai voluto ben sottolineare ieri, amico mio, a differenza tua, io ci sono nato in una terra simile. E, francamente, dopo aver passato a la mia vita a poggiare i piedi su qualunque genere di superficie, non posso che apprezzare la presenza vellutata di questa fine sabbia, così simile a un dolce e premuroso abbraccio da parte della terra stessa. » sorrise, per tutta risposta, Be’Sihl, pur non visibile al di sotto tanto della lunga sciarpa avviluppata attorno al capo, quanto della tecnologica maschera lì sotto celata a raccogliere ogni particella di umidità propria del suo fiato, per poterla ricondensare in acqua « Ed è un peccato, anzi, che tu non abbia mai visto Shar’Tiagh… »
« Se questo è ciò che mi può aspettare in Shar’Tiagh, sono ben felice che i miei genitori abbiano emigrato per tempo. » commentò l’altro, scuotendo appena il capo « … che poi, fai tanto il nostalgico, ma non mi risulta che tu sia rimasto a vivere in quel della splendida Shar’Tiagh! » puntualizzò, a evidenziare quell’incoerenza da parte del proprio interlocutore, e di quell’interlocutore che, pur tanto elogiando la propria terra natale, da tale terra natale aveva voluto allontanarsi tanto quanto sufficiente a condurlo sino al lato opposto del continente, in quel di Kofreya « Non sarà forse che, alla lunga, questo paesaggio può finire per annoiare…?! » propose sornione, rifiutando, in questa occasione, di apparire qual il solito polemico, nel ben ritenere di avere la sua parte di ragione a fondamento di tutto ciò.

E se pur altre, invero, avrebbero avuto a doversi riconoscere le ragioni per le quali, molti anni prima, decenni prima, l’allor giovane Be’Sihl aveva deciso di abbandonare la terra dei propri avi, e la propria famiglia, per giungere, effettivamente, addirittura al lato opposto del continente; egli ovviò allora di ribattere al proprio interlocutore, nel concedergli quell’effimera vittoria morale a proprio discapito. Una vittoria morale, dopotutto, la quale ben poco avrebbe cambiato della realtà dei fatti, e di quella realtà che, in quel momento, non avrebbe potuto ovviare a spingere Howe a continuare a bestemmiare, a denti stretti, quasi tutti gli dei di Shar’Tiagh, del resto da lui mai realmente professati, per quella sgradevole tradizione in ubbidienza alla quale, allora, i suoi piedi non avrebbero potuto ovviare a lessarsi, al di sopra di quella superficie ardente.