11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022
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sabato 9 ottobre 2021

3788

 

Fath’Ma aveva escluso la possibilità, per Be’Wahr e M’Eu, di fare ritorno a casa attraverso uno dei quadri minori, indicando qual unica via percorribile quella propria del quadro principale, della grande tela che per prima era stata creata come punto di contatto fra le due realtà. Un’esclusione, la sua, non conseguente a mera mancanza di fiducia nelle loro possibilità, quanto e piuttosto derivante da una ragionata e condivisa consapevolezza di quanto, nelle dinamiche assurde di quella realtà nascosta all’interno della loro realtà, la posizione di quei quadri non avrebbe potuto essere nota a prescindere, e, anzi, avrebbe avuto a dover essere intesa qual dispersa da qualche parte non meglio identificata nell’infinità della desolazione di quella terra, e in quella desolazione sol crescente.
Ciò non di meno, nell’escludere tale possibilità, Fath’Ma aveva giustamente preso in considerazione soltanto le forze proprie di Be’Wahr e di M’Eu, senza ragionare nel merito dell’esistenza di tutti i desmairiani e, in particolare, della possibilità per i due avventurieri di poter fare affidamento su una schiera di duecento e quarantotto figlie immortali di Desmair, e di duecento e quarantotto figlie immortali di Desmair assolutamente motivate all’idea di individuare e raggiungere uno di quei quadri, per permettere a tutte loro di sospingersi alla ricerca di una vita migliore, di un futuro alieno al solo passato e presente che fosse mai stato concesso loro di conoscere, proprio malgrado.
E duecento e quarantotto figlie di Desmair così motivate non impiegarono, in effetti, più di un mese a individuare la posizione di uno dei quadri, concedendo, in ciò, tanto a Be’Wahr e a M’Eu, quanto a tutta la loro smisurata famiglia, una via di fuga da quella realtà concepita al solo scopo di essere una prigione. E, non meno importante, una via di fuga dai propri antagonisti, dai terribili figli di Desmair.

Meno di un mese, quindi, fu il tempo di attesa che i due avventurieri del clan di Midda dovettero trascorrere all’interno della comunità dei rossi. E meno di un mese che, pur, non ebbe a rappresentare per loro alcun problema di sorta, ritrovandosi a godere di un’accoglienza e di un’ospitalità difficilmente immaginabili nel confronto con le premesse iniziali.
Il combattimento fra Raska e Be’Wahr, infatti, ebbe a entrare immediatamente nel mito. E nessuna fra tutte le figlie di Desmair poté più riservarsi dubbi di sorta nel merito delle parole di Siggia o dell’identità di Be’Wahr e di M’Eu, riconosciuti da tutti qual amici dell’Ultima Moglie... e di quella figura già leggendaria, a propria insaputa, anche in quelle terre. Una leggenda, quella propria di Midda Bontor, che, dopotutto, Be’Wahr e M’Eu non poterono ovviare a incrementare attraverso i propri racconti e, in particolare, tutti i racconti relativi al prosieguo della vicenda di Desmair, una questione che tutte loro, al pari di Siggia, avevano creduto ormai archiviata e che, proprio malgrado, ebbero altresì a scoprire ben lontano dal poter essere intesa qual tale.
Ma, con un approccio quietamente pragmatico, l’idea che loro padre, e quel padre mai da loro amato e che mai aveva loro amato, fosse sopravvissuto alla propria morte, non ebbe a concedere loro reazioni d’ira, nel ritrovarsi stemperata, nelle proprie più vivaci emozioni, da quella che, obiettivamente, avrebbe comunque avuto a dover essere riconosciuta qual la verità più importante: la possibilità, finalmente, di poter sperare in qualcosa.
La violenza più grossa che era stata loro imposta dall’essere nate e cresciute in quel mondo avvelenato, e dall’essere costrette lì a continuare a vivere per l’eternità conseguente alle loro vite immortali, infatti, avrebbe avuto a doversi riconoscere nella negazione loro imposta di qualunque prospettiva di speranza, al punto tale che, in effetti, quella parola avrebbe avuto a dover essere intesa del tutto desueta in quel mondo, e associata all’ingenuità propria degli sciocchi, piuttosto che a un’energia vitale alla quale aggrapparsi anche a confronto con le situazioni peggiori. La comparsa di Be’Wahr e di M’Eu, tuttavia, e la notizia dell’esistenza di altri quadri dispersi nel loro mondo attraverso i quali poter fuggire da esso, non avevano potuto mancare di rinverdire il senso di quella stessa parola, e concedere a tutte loro, per la prima volta nelle proprie esistenze, una reale possibilità di speranza, e una speranza alla quale aggrapparsi quasi con disperazione.
A confronto con tale contesto, quindi, alcuna obiezione ebbe a essere sollevata nel momento in cui, comunque, Siggia ebbe a farsi portavoce della richiesta avanzata dai due compagni dell’Ultima Moglie, condizione necessaria e sufficiente per garantire loro un passaggio verso l’altro mondo. Richiesta che, come già per la stessa Siggia, non soltanto ebbe a essere riconosciuta qual assolutamente ragionevole, ma, soprattutto, ebbe assolutamente a entusiasmare tutte loro, nell’implicita prospettiva così loro promessa di avere a potersi ritrovare al diretto confronto con colei che per prima, e fondamentalmente sola, aveva osato opporsi a Desmair, dopo secoli, millenni, di quieta sottomissione di tutte le loro genitrici a un tanto orrendo sposo e padre.

Meno di un mese, quindi, ebbe a trascorrere in assoluta quiete per Be’Wahr e M’Eu, i quali, alla fin fine, non poterono che sorprendersi della conclusione alla quale quella folle avventura li aveva condotti: una strana vacanza in una terra avvelenata in compagnia dell’immortale discendenza femminile del figlio del dio Kah e della regina Anmel Mal Toise, in quello che, in tali termini avrebbe potuto essere anche frainteso qual una sorta di incubo, ma che, obiettivamente, e sotto alcun punto di vista, ebbe a dimostrarsi qual tale. Anzi. A onor del vero, per il figlio di Ebano, tutto ciò ebbe a concedergli un’occasione assolutamente imprevista... ma ben lontana dal potersi considerare spiacevole, per così come il biondo mercenario ebbe imbarazzata possibilità di scoprire un giorno fra i tanti della loro permanenza in quella comunità, quando, nell’andare a cercare l’amico nella tenda a lui assegnata, lo ritrovò in dolce compagnia, quietamente adagiato fra le rosse forme di Siggia.

« ... fate finta che io non abbia visto nulla... e perdonate il disturbo!... » non aveva potuto ovviare a commentare, strabuzzando gli occhi e subito ritraendosi da quella tenda e da quella chiara violazione della loro intimità.

Non che, in effetti, anche a Be’Wahr non fossero mancate occasioni in tal senso. Colui che, dopotutto, aveva battuto la potente Raska, e che, amico dell’Ultima Moglie, si stava offrendo qual occasione e promessa di futuro per quelle donne a cui la vita mai nulla di buono aveva concesso, non avrebbe potuto ovviare ad apparire incredibilmente attraente agli occhi delle desmairiane, le quali, al di là dell’iniziale contrasto, non avrebbero comunque potuto negare la verità di propria di essere anch’esse, in fondo, per metà umane. E, in molti casi, di aver persino ricevuto più parvenza di affetto dalla propria genitrice umana che non dal loro, non a caso odiato, padre. A onor del vero, forse anche la stessa Raska avrebbe avuto qualche fantasia in tal merito, fosse anche e soltanto per cercare una propria personalissima occasione di rivincita a “discapito” dell’uomo che era stato in grado di batterla in duello. Ma Be’Wahr, a scanso di ogni possibilità di equivoco, aveva ben definito quanto ad attenderlo a casa vi fosse qualcuno di importante. E qualcuno che, in effetti, altri non avrebbe avuto a dover essere considerata se non una versione alternativa della stessa Ultima Moglie, proveniente da un’altra realtà. Motivo per il quale, almeno con lui, a nessuna sarebbe stata concessa possibilità di sorta.
Per M’Eu, in effetti, la situazione avrebbe avuto a dover essere intensa in maniera diversa. E, con il senno di poi, anche Be’Wahr non poté che rimproverarsi di aver ingenuamente ignorato molti segnali che, sin dal primo momento, avevano dimostrato un certo interesse da parte del figlio di Ebano nei confronti della prima desmairiana da loro conosciuta. E laddove, comunque, egli avrebbe avuto a doversi intendere giovane, in salute, e fondamentalmente libero da qualunque legame emotivo, nessuno avrebbe avuto diritto di giudicare quella sua scelta, non Be’Wahr, in primo luogo, non altri, con buona pace del fatto che, allora, la sua compagna di letto avesse a doversi riconoscere qual una delle figlie di Desmair.
Dopotutto, e per l’appunto, Be’Wahr divideva il proprio, di letto, con una donna proveniente addirittura da un’altra dimensione, e suo fratello Howe, per quanto aveva recentemente avuto occasione di scoprire, seppur soltanto attraverso un pettegolezzo, lo divideva con Lys’sh, una donna rettile proveniente da un altro mondo... cosa ci sarebbe mai potuto essere di strano, quindi, nel fatto che M’Eu avesse deciso di esplorare quella possibilità?!
Ragione per la quale, quando, poco dopo quell’evento, lo stesso M’Eu aveva provato a cercare occasione di dialogo con tono quasi di scuse verso l’amico, questi non aveva mancato di definire quietamente la propria posizione a tal riguardo con un amplio sorriso...

« Amico mio... sei adulto, ormai! Abbastanza da poter porre in gioco la tua vita in lotta contro uomini, mostri e dei. Abbastanza da poter superare i confini del nostro mondo natale per immergerci nella follia di questa vita che renderebbe pazzo chiunque altro. E, quindi, perché mai presumi di doverti giustificare per le tue scelte in camera da letto...?! » aveva scosso il capo, assolutamente accomodante nei suoi riguardi « Se tu sei d’accordo e se lei è d’accordo... l’unica cosa che posso fare è augurarti di godere al massimo di tutto ciò che questo momento potrà offrirti. Ed essere felice per te! »

Quando, alfine, giunse la notizia che uno dei quadri era stato trovato, l’esodo che ne ebbe a derivare fu qualcosa di straordinario. E qualcosa di chiaramente destinato, senza mezze misure, a cambiare il destino di ben due mondi, oltre, forse, a quello di M’Eu e Siggia.
E dopo Be’Wahr, il primo che ebbe a oltrepassare il quadro, fosse anche e soltanto per assicurarsi che tutto avesse a funzionare come speravano, furono proprio Siggia e M’Eu a seguirlo, e a seguirlo mano nella mano, decisi ad affrontare insieme, in quel modo, qualunque folle futuro avrebbe potuto derivare da tutto ciò. Un futuro che probabilmente non sarebbe stato facile, e, ciò non di meno, un futuro che, quantomeno, avrebbe avuto loro a non negare mai la possibilità propria della speranza.

« Provo una sensazione strana... » ammise Siggia, quando ebbe a riaprire gli occhi sul nuovo mondo, e su quel mondo esterno che mai avrebbe potuto immaginare di aver possibilità di esplorare « ... che cosa sta succedendo, M’Eu...?! » si appellò al proprio compagno, stringendo maggiormente la mano di lui nella propria, e quella mano così piccola, in effetti, rispetto alla propria.
« Si chiama freddo, Gia... » commentò egli, affettuosamente, per tutta risposta « ... e per la precisione si chiama “freddo cane”. » rise, e rise di gioia a confronto con una bianca distesa di neve, nella vallata fra i monti Rou’Farth in cui quel quadro li aveva allor condotti.

venerdì 8 ottobre 2021

3787

 

La questione si risolse in un attimo. Un fugace momento, un istante così rapido, da sfuggire a qualunque possibilità di controllo visivo da parte delle centinaia di sguardi pur proiettati in quel momento verso di loro, a seguire con la massima attenzione, e la massima tensione, quel momento, quella sfida. E si risolse con tanta immediatezza da rendere improbabile anche e soltanto intuire cosa fosse allor realmente accaduto. E, persino, se fosse allor realmente accaduto qualcosa.
Là dove, infatti, l’ultima immagine chiara avrebbe avuto a dover esser riconosciuta quella di Raska decisa a porre fine a quello scontro, e a porre fine a quello scontro nella morte del proprio antagonista, con rinnovata ferocia; la scena successiva che tutti loro ebbero occasione di distinguere fu volta a mostrare la stessa Raska imperiosamente dominante sul piccolo umano, con la propria lunga e larga lama tesa in avanti, in quello che avrebbe potuto essere frainteso, forse, qual un affondo, e, ciò non di meno, in un affondo mancato, là dove, d’altro canto, egli, allorché pendere sanguinante da quella lama, si poneva al di sotto di essa, oltre la pericolosa estensione di quella lama, per arrivare a sospingersi sino al corpo di lei, e a quel corpo schiacciato contro l’addome del quale avrebbe allor avuto a riconoscere, con la corta lama del proprio coltellaccio, corta, quantomeno, nel confronto con quella dell’enorme arma antagonista, profondamente conficcata al di sotto dello sterno di lei, con una traiettoria diagonale ascendente, a risalire verso il suo cuore e lì, alfine, a infrangerlo.

« ... »

Raska non riuscì a esprimersi innanzi a quella propria sconfitta e a quella che, dopotutto, non avrebbe potuto ovviare a giudicare la propria più vittoriosa sconfitta di sempre, la migliore morte che mai avrebbe potuto allor desiderare. Una morte che, dopotutto, per le non sarebbe rimasta tale a lungo, non avrebbe avuto a doversi considerare una condizione permanente, ma che, al contrario, avrebbe potuto concedere a lei e a tutte le sue sorellastre, a tutta la sua gente, un’inattesa speranza di futuro, e di un futuro che mai avevano neppure avuto a immaginare possibile.
Ella, ovviamente, sapeva cosa fosse successo. E sapeva che, al di là di ogni possibile apparenza, quello non era stato un affondo. Né un affondo volutamente mancato.
Il colpo da lei condotto a termine aveva racchiuso al suo interno tutta la sua cosciente volontà di falciare il proprio antagonista. E, in tal senso, pur partendo verso di lui con l’ardore di un tondo, aveva deciso all’ultimo di mutarsi in ridoppio e in uno sgualembro, condotti alla massima velocità che la forza dei suoi muscoli le avrebbe mai concessi di riservarsi. Un colpo, un doppio colpo in effetti, a confronto con il quale egli non avrebbe dovuto avere alcuna speranza di sopravvivenza, fosse anche e soltanto nella repentina mutevolezza con il quale ella era stata sapientemente in grado di portarlo a segno. E, ciò non di meno, un colpo, un doppio colpo in effetti, che quel piccolo umano era stato ancora una volta in grado di eludere, e di eludere neppur ritraendosi, quanto e addirittura avanzando, e avanzando verso di lei in quella frazione infinitesimale di tempo utile a cadenzare la fine del ridoppio dall’inizio dello sgualembro. E così, senza che ella potesse obiettivamente opporsi a lui, senza che ella potesse aver la benché minima possibilità di frenare quell’avanzata che, in verità, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta addirittura passiva, e sol conseguenza del proprio stesso incedere, la lama di quel coltellaccio poté sorprenderla a metà dell’addome, poco al di sotto delle forme dei propri seni, lacerando la sua rossa pelle simile a cuoio e progredendo verso l’alto, alla ricerca del suo cuore, bloccandola con il braccio e la spada tese in avanti, in quell’equivocabile posa simile a quella propria di un affondo.
Raska non riuscì a esprimersi innanzi a quella propria sconfitta. Ma sul suo volto, nell’ultimo istante concessole prima della morte, e di una morte a lei imposta con mirabile efficacia, non poté essere riconosciuta alcuna rabbia per quanto accaduto, alcuna insofferenza per quell’ipoteticamente sgradevole epilogo, quanto e piuttosto un sorriso, nella quieta soddisfazione propria di chi, pur morendo, non avrebbe avuto a restare morta a lungo... ma, soprattutto, di chi, pur sconfitta, non avrebbe potuto realmente intendere tutto ciò qual una sconfitta, quanto e paradossalmente una vittoria.

« ... ce l’ha fatta... » sussurrò Siggia, sgranando gli occhi nel riuscire finalmente a elaborare quanto fosse accaduto, nel riuscire finalmente a comprendere l’esito finale di quella sfida e, in esso, nel riuscire a distinguere la vittoria di Be’Wahr e, con essa, del proprio piccolo fronte “ribelle” « ... ce l’ha fatta!... » ripeté, ora con tono più alto, aprendosi in un amplio sorriso, e in un sorriso trasparente di tutta la soddisfazione di quella vittoria, e di una vittoria che non avrebbe avuto a doversi intendere soltanto di Be’Wahr, quanto e appunto, di tutti loro e, soprattutto, anche sua, là dove, in fondo, su quell’uomo, e su quell’uomo a cui già doveva la propria vita e la propria libertà, aveva voluto nuovamente scommettere ogni cosa, ipotecando pericolosamente la propria intera eternità « Be’Wahr ce l’ha fatta! » insistette per la terza volta, quasi avesse necessità di convincersi della veridicità di tutto ciò, e di una veridicità, in fondo, tutt’altro che scontata.
« In gloria a tutti gli dei... sì! Ce l’ha fatta! » sorrise M’Eu, il quale non avrebbe voluto avere a dimostrarsi sorpreso di ciò, ma che, obiettivamente, non avrebbe neppure potuto negarsi di aver temuto per l’esito di quello scontro, e di quello scontro nel quale, in fondo, il suo amico non avrebbe avuto a doversi riconoscere in alcuna maniera avvantaggiato.

E se la sorpresa propria di Siggia e di M’Eu avrebbero potuto essere considerate quasi offensive nei riguardi del biondo mercenario, anche lo stesso Be’Wahr, scoprendosi a confronto con l’enorme figura di quella figlia di Desmair, e scoprendosi con la propria lama profondamente conficcata nel suo corpo, a salire a infrangere il suo cuore, non avrebbe potuto mancare di sorprendersi a propria volta, incredulo di quanto da se stesso compiuto in quel momento. Perché, dopotutto, pur sopravvissuto a una vita intera di avventure e disavventure, di conflitti e di battaglie, egli era ben distante dal volersi considerare alla pari di figure non soltanto come quella di Midda Bontor, ma anche e soltanto come quella di suo fratello Howe, o della maggior parte dei loro amici, della loro strana famiglia allargata, del loro clan. Eppure, al di là di ogni incertezza, al di là di ogni umiltà, egli non avrebbe avuto a doversi intendere inferiore rispetto ad alcuno di loro. E quell’intera avventura, e, soprattutto, quell’ultimo duello, avrebbero avuto a poterlo ben testimoniare, non soltanto innanzi al giudizio di chiunque altro ma, innanzitutto, al cospetto del proprio stesso sguardo interiore.

« Mi raccomando... torna indietro presto. » volle augurare così verso Raska, nel sollevare lo sguardo e nel riconoscere il sorriso sul di lei volto... e un sorriso che, in quel particolare frangente, in quell’assurda situazione, avrebbe potuto essere comunque inteso qual il successo più grande da lui ottenuto.

giovedì 7 ottobre 2021

3786

 

E se silenzio ebbe a imporsi lungo il perimetro di quella contesta, silenzio ebbe altrettanto alfine a predominare anche i contendenti di quello scontro, e quei contendenti che, posta da parte ogni facile provocazione, si ritrovarono costretti a impegnarsi oltremisura in quella contesa.
Raska, in particolare, seppur idealmente in una posizione di supremazia, così come confermato dal fatto che, sino a quel momento, fosse stata di fatto l’unica a menare colpi a potenziale discapito dell’antagonista, si ritrovò costretta a confrontarsi con un’amplia gamma di emozioni diverse: partendo dalla sorpresa, passando per l’incredulità, accarezzando la simpatia, sino a giungere persino a qualcosa di simile a vera e propria ammirazione per la propria supposta vittima, e quella vittima tutt’altro che ben disposta ad accettare tanto semplicemente la morte. Certamente ella non si era illusa che l’altro avesse sufficiente buon senso da accettare la propria fine come un evento ineluttabile, rassegnandosi a essa e permettendole di falciarlo al primo colpo, benché, sin dal primo colpo, ella non si fosse minimamente risparmiata. Ciò non di meno, ella non si sarebbe neppure potuta attendere che egli avesse a dimostrare un così straordinariamente marcato spirito combattivo, nonché l’abilità utile a permettere a tanto ardore di riservarsi possibilità di un qualche, concreto frutto. E così, sopravvissuto ai primi attacchi, egli si era dimostrato degno di quella vera e propria tempesta d’acciaio saettante... e una tempesta di acciaio saettante neppure a confronto con la quale sembrava disposto alla resa.
Che genere di uomo era quello...? Possibile che stesse dicendo il vero e che fosse legato in qualche misura all’Ultima Moglie...? Possibile che, quindi, anche Siggia stesse raccontando il vero e che per tutte loro avrebbe potuto esserci una qualche possibilità utile a raggiungere l’altro mondo, abbandonando per sempre la follia propria di quella realtà, e di quella realtà nella quale erano nate, e cresciute, e morte, e avevano continuato a morire chi per secoli, chi per addirittura millenni...?!

« No. » esclamò all’improvviso, balzando indietro e interrompendo i propri attacchi con non meno repentinità rispetto a quando avevano avuto inizio « Non può essere vero...! »

Un’inattesa, e piacevolissima, pausa, quella così improvvisamente offerta a Be’Wahr, che non poté che essere da lui parimenti colta per potersi concedere un’occasione di respiro, e per avere a scoprirsi, paradossalmente, ancora in vita, là dove, obiettivamente, non avrebbe avuto ragione alcuna per attendersi di esserlo.

« Siggia... chi è costui?! » domandò allora Raska, riportando l’attenzione in direzione della propria prima interlocutrice, e di quell’interlocutrice in contrasto alla quale si era fermamente schierata, decisa a non permetterle assolutamente di avere occasione di minare la sicurezza della loro comunità.
« Te l’ho già detto, sorella: si chiama Be’Wahr, e insieme a M’Eu mi ha tratta in salvo dalla fortezza. » replicò l’altra, accettando di ripetersi, benché in effetti non avesse nulla di nuovo da aggiungere a quanto già dichiarato « Sono due avventurieri amici di Midda Bontor, e sono giunti sino a noi attraverso un altro quadro. Un quadro che potrebbe permettere a tutte noi di abbandonare questo mondo maledetto in favore di una vita migliore... »
« Non può essere vero. Quello che dici non ha senso! » protestò tuttavia la prima, storcendo le labbra verso il basso, con evidente contrarietà a confronto con quella verità, e quella verità che, proprio malgrado, aveva difficolta ad accettare in quanto tale.

Eppure, per quanto nulla di quanto dichiarato da Siggia riuscisse ad apparire sensato all’attenzione di Raska, anche quanto appena lì accaduto non avrebbe potuto riservarsi particolare ragionevolezza, risultando quantomai assurdo, a meno di non volerlo leggere alla luce di quelle stesse parole, e di quelle parole che, con la propria insensatezza, avrebbero avuto a tradurre in ragionevolezza qualcosa di altrimenti assurdo.

« Tu... piccolo umano... » volle apostrofare direttamente il proprio avversario, nella necessità di chiarirsi le idee in merito a quanto stesse lì accadendo « Davvero conosci l’Ultima Moglie...?! »
« Sì. » replicò allora il biondo, stringendosi appena fra le spalle quasi a minimizzare l’importanza propria della cosa « Sono stato suo compagno d’armi per quasi un decennio intero, prima che ella decidesse di andarsi a fare un viaggio fra le stelle del firmamento. Salvo poi avere possibilità di tornare a combattere accanto a lei prima fra le stelle stesse, e poi nuovamente in questo mondo... » dichiarò, salvo rendersi conto di una imperdonabile imprecisione e avere a correggersi « ... cioè... non proprio in questo mondo: nell’altro mondo. In quello che per noi è il nostro mondo natale. »
« Come è possibile tutto ciò che dici...?! » esitò Raska, scuotendo appena il capo, nel tentare di rifiutare quella versione dei fatti, e quella versione, dal suo punto di vista, semplicemente assurda.
« Ah... non chiederlo a me. » escluse egli, per tutta replica, sottraendosi al rischio di qualunque genere di spiegazione « Io ancora faccio fatica a capire come possa esistere un multiverso, benché, di fatto, condivida il mio letto con una versione alternativa di Midda Bontor proveniente da un altro universo. » commentò, stringendosi appena fra le spalle « Se volete, tornati a casa, potrete provare a farvi spiegare la cosa da parte della stessa Midda... o da parte di Maddie... o di chiunque altro più acuto di me. Cioè pressoché chiunque, in buona sostanza...! » ammise, non privo di una certa autoironia nel riconoscere tutti i propri limiti.

Raska aveva iniziato quello scontro animata da un unico desiderio: uccidere quel piccolo umano e il suo amico, e condannare in questo modo Siggia all’esilio, e a un esilio perpetuo per colei che, chiaramente, doveva averle tradite o, altrimenti, non avrebbe dovuto avere occasione di liberarsi dalla stretta dei propri carcerieri. E la morte di quell’uomo non avrebbe pesato sulla sua coscienza. Dopotutto, in quanto essere umano, e quindi mortale, egli non avrebbe potuto fare altro che morire: magari non subito, ma presto o tardi, in cinque anni o in cinquanta, egli sarebbe comunque morto, in termini tali da rendere il suo omicidio nulla di più che un semplice passaggio abbreviato in direzione della fine inevitabile della propria esistenza.
Ma per quanto Raska avesse iniziato quello scontro animata sol dal desiderio di uccidere quell’uomo, quello stesso scontro non aveva potuto ovviare a porre in lei il seme del dubbio, e del dubbio di star allora agendo nella maniera più corretta.
Possibile che tutto quanto narrato e sostenuto da Siggia corrispondesse al vero...?!

« Preparati a incontrare i tuoi dei, piccolo umano! » lo volle porre in guardia, nel prepararsi psicologicamente a un nuovo attacco, e a quello che allora sarebbe stato il di lei ultimo attacco, e quell’attacco che avrebbe avuto a definire la parola fine sulla vita di quello sventurato.

Una parola fine che, obiettivamente, ella sarebbe stata ora dispiaciuta a definire, ma che avrebbe avuto a doversi intendere comunque necessaria, per evitare la follia di quella fandonia. E di quella fandonia che tale si avrebbe avuto a rivelare in tutta la sua evidenza nel momento in cui quell’uomo fosse morto.
Una morte necessaria la sua. Un sacrificio indispensabile alla loro causa.

« Muori! » gridò.

E con quel grido, un vero e proprio urlo ancor prima che un semplice invito, ella ebbe a proiettarsi di nuovo in avanti, decisa a pretendere la testa di lui come un prezioso trofeo.

mercoledì 6 ottobre 2021

3785

 

« Se non vuoi essere chiamata “figlia di Desmair”, smettila di chiamarmi “piccolo umano”. » replicò allora Be’Wahr, scuotendo il capo in segno di disapprovazione per la di lei scelta di termini « Per tua informazione, gli altri umani non sono soliti considerarmi “piccolo”... » puntualizzò, piegando le estremità della propria bocca verso il basso, in una smorfia di contrarietà.
« Chi è ora che è in fissa con le dimensioni fisiche...?! » sorrise provocatoria l’altra, ammiccando verso di lui con aria quasi divertita.

Ma al di là di quell’apparente complicità psicologica fra i due, il duello non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual fondato sulle migliori intenzioni, soprattutto da parte di Raska, la quale, anzi, in immediata conseguenza a quelle parole, a quel sorriso, e a quell’ammiccamento, ebbe a levare nuovamente la propria spada, alla ricerca della carne di lui, del sangue di lui, in un nuovo colpo, un tondo dritto ora, che non avrebbe certamente avuto a risparmiarlo ove fosse stato condotto a compimento.
Un tondo dritto, contraddistinto da una potenza smisurata, e portato da una lama assolutamente coerente con le proporzioni della sua imponente proprietaria, a confronto con il quale egli non ebbe a potersi riservare troppe opportunità, troppe possibilità di scelta. Ove, infatti, egli avesse esitato, od ove, peggio ancora, avesse ipotizzato di tentare di opporsi a quel colpo, ineluttabile sarebbe giunta per lui la fine, dal momento in cui non avrebbe avuto alcuna possibilità, alcuna speranza, di arginare la violenza di quell’offensiva, di frenare l’incedere di quella lama a proprio discapito, probabilmente neppure frapponendo fra loro un intero albero, e non un alberello di pochi anni, quanto e piuttosto una grande e forte quercia secolare, il cui busto sarebbe necessariamente andato in frantumi a confronto con tutto ciò. Così, obbligato dagli eventi, egli non poté fare altro che impegnarsi in una nuova evasione, e una nuova evasione or contraddistinta da un minor carattere d’eccezionalità rispetto alla precedente, nell’essersi già tarato sulla velocità della propria antagonista, e quella velocità che non avrebbe avuto più a poterlo sorprendere.

« Per quanto ancora pensi di essere in grado di schivare i miei attacchi, piccolo umano...?! » domandò provocatoriamente ella, con un sorriso deliziato all’idea del sangue che presto avrebbe avuto a bagnare il terreno sotto ai loro piedi, o zoccoli, e il sangue di quel salterellante antagonista reo di spacciarsi per amico dell’Ultima Moglie, eventualità tanto improbabile, ai di lei occhi, quanto e forse ancor più rispetto all’idea che avesse a provenire da un altro mondo.
« Cosa succede, figlia di Desmair: sei forse già stanca?... » replicò prontamente egli, soddisfatto da se stesso per starsi dimostrando in grado di tenerle testa, non soltanto fisicamente, ma anche verbalmente, evidentemente capace di maggiore acume rispetto a quanto egli stesso non sarebbe stato pronto a scommettere possedere, con buona pace di ogni sbeffeggiamento da parte di suo fratello Howe « Ti assicuro che potrei andare avanti per ore in questo modo: un duello così è nulla rispetto alla follia propria di un vero campo di battaglia. »

Che quel duello avesse a doversi realmente intendere “nulla”, in verità, avrebbe avuto essere considerato quantomeno azzardato, affermazione allor giustificabile soltanto nel confronto con una chiara volontà provocatoria. Ma che quel duello, almeno per il momento, non avesse a doversi fraintendere particolarmente più problematico rispetto ad altre sfide da lui affrontate nel corso della propria vita, obiettivamente, non avrebbe dovuto essere considerato del tutto privo di fondamento... anzi.
In quel frangente, dopotutto, egli stava dovendosi concentrare su una sola, unica avversaria, e un’avversaria che, per quanto temibile, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual contraddistinta da una mole così imperiosa da rendere improbabile il perderla di vista. Certo: la di lei velocità appariva notevole e sicuramente sfidante; ma al di là di ciò difficile sarebbe stato poter considerarla peggiore di quanto non avrebbe potuto essere il porsi al centro di un campo di battaglia, in una zona di guerra, circondato da una confusione di improbabile gestione generata da una schiera sterminata di antagonisti pronti a ucciderti senza neppure rendersene conto, e immerso fino alle caviglie, se non ancor peggio, in una fanghiglia composta in maniera eterogenea di terra, sangue e altri liquidi supposti all’interno di un corpo anziché all’esterno dello stesso, nonché da ogni qual genere di viscere e budelli sparsi, tali da rendere ogni passo una vera e propria sfida alla gravità e all’equilibrio.
Sì: per quanto assurdo a pensarsi, quella sfida non avrebbe potuto che rappresentare per Be’Wahr il corrispettivo di un allenamento. Un allenamento impegnativo, certamente, e pur, comunque, soltanto un allenamento, non poi dissimile da quelli che sovente si riservata insieme alla sua amata Maddie, a beneficio di entrambi.

« Lo vedremo...! » rispose ella, non celando un tono di evidente minaccia nella propria voce.

Provocata dalle parole di lui, Raska decise allora di iniziare a impegnarsi ancor più seriamente in quella battaglia, e impegnarsi seriamente nella misura utile da non limitarsi a condurre un colpo alla volta a discapito del proprio antagonista, quanto e piuttosto da riversare contro di lui una vera e propria tempesta di acciaio saettante, in una sequenza così serrata e continua di colpi, e, soprattutto, così rapida, da sembrar contraddistinta non da una sola lama, quanto e piuttosto da una dozzina di lame, e una dozzina di gigantesche lame che, contemporaneamente tentavano di prevalere su quell’avversario, su quell’antagonista, su quella preda già considerata trapassata.
E ciò sì che, alfine, divenne problematico da gestire per Be’Wahr. Non tanto per il numero di colpi, non tanto per le dimensioni di quella lama, non tanto per la violenza di quegli attacchi, quanto e piuttosto per quella velocità veramente mirabile, e quella velocità che mai si sarebbe potuta associare a una figura tanto imponente. Una velocità per star dietro alla quale egli dovette impegnare oltremodo tutti i propri riflessi, guizzando a destra e a manca senza quasi neppure concedersi la possibilità di respirare, e ritrovandosi, per lo più, costretto a contrastare gli smisurati spostamenti d’aria che, da tutto ciò, erano generati. Nuovi tagli, così, si aprirono, seppur sol superficialmente, sulle sue vesti e sulla sua pelle, e persino un’intera ciocca di capelli ebbe a essergli tagliata di netto, in un fendente che, ove fosse giunto a segno, lo avrebbe visto diviso longitudinalmente in due, da capo a piedi.
E se ammirevole avrebbe avuto a doversi intendere quel confronto, ammirato lo fu realmente. E non soltanto dalle desmairiane che, proprio malgrado, si iniziarono a porre a confronto con l’evidenza concreta di quanto quel guerriero non avesse forse a mentire sulla sua origine e sul suo legame con l’Ultima Moglie, ma anche da parte della stessa Siggia e, persino, di M’Eu, che, pur impegnato a combattere al suo fianco ormai da diversi anni, non aveva ancora avuto occasione di vedere l’amico impegnarsi in qualcosa di così estremo come quel confronto.

« E’ incredibile... » sussurrò la figlia di Desmair verso il figlio di Ebano, in un alito di voce che quasi temeva poter disturbare il progresso di quello scontro « ... faccio fatica a distinguere i loro movimenti, al punto tale che mi sembra di vederli doppi, o persino tripli a volte. »
« Anche io sono in seria difficoltà... e non immaginavo che fosse capace di qualcosa di simile. » ammise per tutta replica l’altro, con egual tono.

Un silenzio, quello così da loro rispettato, che non avrebbe avuto a dover sussistere attorno a quella scena sino a pochi istanti prima. Ma che, innanzi a tutto ciò, non aveva potuto che imporsi in maniera spontanea fra tutti i presenti, così impegnati a cercare di seguire l’evolversi della situazione per potersi allor permettere di esprimere commenti o incitazioni di sorta.

martedì 5 ottobre 2021

3784

 

A Be’Wahr quella situazione non piaceva per nulla.
Ma come in molte altre occasioni della propria vita, e di una vita che, dopotutto, egli aveva scelto, avrebbe dovuto far buon viso a cattivo gioco... e impegnarsi con tutte le proprie forze per sopravvivere, a discapito di ogni ipotesi contraria.
E così, posto innanzi alla colossale e temibile Raska, egli non poté che trarre un profondo sospiro, prima di sguainare il proprio coltellaccio, il solo rimastogli, per prepararsi allo scontro. Un coltellaccio che, normalmente, avrebbe intimorito i propri avversari, ma che a confronto con le dimensioni della sua attuale antagonista avrebbe avuto a doversi intendere nulla più di un temperino...

« No... davvero? » esitò addirittura la stessa Raska, aggrottando la fronte innanzi all’arma da lui così sfoderata, nel domandarsi se, effettivamente, quello avesse a doversi intendere uno scherzo, una trappola o cos’altro, non potendo certamente essere quanto lì stava proponendosi essere « Stai forse prendendoti gioco di me, piccolo umano...?! »
« ... perché?! » domandò egli, non cogliendo immediatamente la ragione di quella domanda, e la critica, in essa, rivolta all’arma da lui impugnata, e un’arma che, chiaramente, non stava venendo considerata idonea a quello scontro « Che cosa ho fatto...? » insistette, voltandosi anche verso M’Eu e Siggia, a cercare da parte loro un qualche aiuto per comprendere cosa potesse essergli sfuggito.

E se Siggia, dal canto proprio, non poté negarsi una risatina divertita a confronto con quella innocente ingenuità da parte sua, M’Eu non poté che provare un certo imbarazzo, soprattutto volgendo l’attenzione alla smisurata spada che ella ebbe a sfoggiare qual propria in quello stesso momento, una spada abbastanza lunga da superare probabilmente lo stesso Be’Wahr in altezza.

« Non te la prendere, amico mio... ma credo proprio che la tua avversaria non sia rimasta particolarmente impressionata dalle dimensioni della tua arma. » suggerì quindi, storcendo appena le labbra verso il basso.
« Ehi! » protestò quindi il biondo, tornando con lo sguardo a Raska « Guarda che le dim... » tentò di argomentare, salvo essere zittito dalla medesima desmairiana.
« Per favore... risparmiati la solfa maschilista nel merito di quanto le dimensioni non siano importanti. » lo invitò la donna, scuotendo il capo e lasciando roteare l’enorme spada attorno ai propri fianchi, con un movimento così impetuoso che l’aria prodotta dallo stesso ebbe a sferzare Be’Wahr con impeto tale da sospingerlo all’indietro « Quella lama, al più, potrebbe essermi utile per pulirmi i denti a fine pasto. »
« Questa lama ha ucciso antagonisti molto più grandi di te. E, stanne certa, arriverà anche a trapassare il tuo cuore da parte a parte! » replicò l’altro, decisamente indispettito dalla critica così gratuitamente rivolta al proprio coltellaccio, e a quel coltellaccio che, rimasto privo del proprio compare, non mancò di passare fra la destra e la sinistra, predisponendosi psicologicamente a impiegarlo indistintamente tanto nell’una quanto nell’altra mano, a seconda dell’esigenza del momento.
« La tua lingua, certamente, non manca d’ardimento... chissà se, tuttavia, alle parole avranno a seguire anche i fatti, piccolo umano. »
« Ancora con questo “piccolo umano”...?! » evidenziò egli, cercando di non concederle quella vittoria psicologica, fosse anche e soltanto a non partire maggiormente svantaggiato anche sul piano fisico « Quella delle dimensioni credo abbia a essere veramente una fissa per te...! » obbiettò, scuotendo appena il capo.

Abitualmente Be’Wahr non avrebbe avuto a doversi fraintendere un chiacchierone, soprattutto a confronto con una sfida, e con una sfida particolarmente difficile qual quella. Del resto, abitualmente, egli era solito ricoprire più il ruolo di gregario che altro, affiancandosi a Howe, a Midda, o a Maddie, e lasciando a loro ogni eventuale necessità di parola, per potersi concentrare solo ed esclusivamente su un compito: fare a pezzi qualunque antagonista gli si parasse innanzi.
Ciò non di meno, in quel particolare frangente, egli non avrebbe potuto ignorare l’importante insegnamento offertogli proprio dalla stessa Figlia di Marr’Mahew, nel merito dell’importanza di vincere una sfida innanzitutto all’interno della propria mente, del proprio cuore e del proprio spirito, e soltanto dopo con il resto delle proprie membra. E giacché, allora, nessun altro avrebbe avuto a poter prendere voce per lui, in maniera forse inedita egli non si negò di impegnarsi in tal senso, a non concedere alla propria già colossale antagonista di avere a imporsi su di lui ancor prima con le proprie parole che non con le proprie azioni.
E, del resto, se anche Raska non si stava negando occasione di intervenire in tal senso, giuocando con lui a livello psicologico ancor prima che fisico, ciò non avrebbe potuto che essere giudicata evidenza di due possibili interpretazioni fra loro non mutuamente esclusive: che ella non avesse a dover essere fraintesa un’avversaria di poco conto, ben consapevole proprio dell’importanza di combattere a ogni livello; e che ella, al contrario delle proprie stesse parole di scherno, non dovesse assolutamente star sottovalutando quella sfida, né il proprio avversario, probabilmente non desiderando escludere a prescindere l’eventualità che Siggia potesse essere dalla parte della ragione e, in ciò, l’eventualità di poter essere sconfitta da quel pur misero umano.

« Che inizi pure il duello. » propose alfine Ghora, in prima fila nell’amplio anello venutosi a creare attorno a loro, e in quell’amplio anello di desmairiane desiderose di poter seguire l’evolversi di quella situazione, e di quella situazione certamente estranea a ogni idea di normalità.

Non appena Ghora ebbe concluso quell’invito, Raska agì. E, a dispetto della propria mole straordinaria, agì con una velocità straordinaria, che non mancò di sorprendere non soltanto Be’Wahr, ma anche M’Eu, pur a sua volta in piedi lungo il perimetro, a seguire l’evoluzione dello scontro accanto a Siggia: quasi trenta piedi avrebbero avuto a doversi intendere distanziare i due avversari prima dell’inizio dello scontro e quei trenta piedi, purtroppo per il biondo mercenario, vennero coperti dalla figlia di Desmair in un battito di ciglia, facendola apparire di colpo innanzi a lui, e pronta a sferrare un terribile sgualembro roverso a suo discapito, con una violenza che, certamente, ove fosse giunta a segno, lo avrebbe visto separato letteralmente in due metà, e in due metà che avrebbero avuto, in ciò, a rappresentare la fine non soltanto di quel duello e della propria missione, ma anche della propria esistenza mortale.
Fortunatamente per Be’Wahr, i lunghi anni spesi in contrasto a ogni genere di antagonista, sicuramente in termini meno leggendari rispetto a quelli propri dell’Ucciditrice di Dei e, ciò non di meno, assolutamente degni della stessa, avevano addestrato il suo corpo a prevenire gli attacchi reagendo ancor prima che la sua stessa mente potesse avere a elaborarne la minaccia. Ragione per la quale, seppur istantaneo ebbe a essere il tentativo di offesa di Raska a suo discapito, altrettanto subitanea ebbe a essere la sua reazione, e la reazione che lo portò a sottrarsi a quell’aggressione compiendo un amplio balzo all’indietro, e un amplio all’indietro che, in effetti, si ritrovò misurato al sedicesimo di pollice nella propria estensione, e, forse, persino un po’ troppo in difetto, al punto tale che, nella parabola così tracciata dalla punta di quell’enorme spada, un lungo taglio ebbe occasione di aprirsi sulle bende del suo torso, finanche giungendo ad accarezzare la sua pelle, e quella pelle che, in tal maniera, fu fortunatamente solo graffiata, pur non mancando di offrire, comunque, un piccolo tributo di sangue in risposta a quella prima offensiva.

« Per Lohr... » gemette Be’Wahr, sgranando gli occhi nello scoprirsi ancora in vita, in una condizione tutt’altro che scontata in quel particolare momento « Sei veloce, figlia di Desmair! »
« Non mi chiamare in quel modo! » protestò tuttavia ella, evidentemente, e al pari di Siggia, tutt’altro che affezionata alla memoria del padre « E, comunque, anche tu sei stato lesto nella tua reazione, piccolo umano... »

lunedì 4 ottobre 2021

3783

 

A Be’Wahr quella situazione non piaceva per nulla.
Un conto, infatti, avrebbe avuto a doversi intendere affrontare uno a caso fra i figli o le figlie di Desmair potendo godere del fattore proprio della sorpresa. Un altro, invece, avrebbe avuto a doversi considerare affrontare una vera e propria campionessa scelta fra tutta la schiera dei rossi, e affrontarla in un duello diretto, in un confronto aperto, e un confronto aperto in conseguenza al quale sarebbe stata riconosciuta o meno la veridicità della versione da loro presentata.

Purtroppo, infatti, quando innanzi alla richiesta di condurre le desmairiane al quadro utile via di fuga da quella realtà, per fare ritorno al loro mondo natale, era stata offerta una spiegazione molto precisa e puntuale della situazione, riproponendo in maniera quanto più attenta possibile quanto loro spiegato da parte di Fath’Ma nel merito della particolare situazione di espansione di quella realtà, con conseguente deriva di tutto ciò posto al di fuori della fortezza; la reazione che venne loro proposta fu l’unica obiettivamente prevedibile innanzi a ciò, ossia una reazione di palese dubbio per l’obbligata difficoltà a considerare difendibile tante informazioni senza il supporto di una sola, singola prova in loro favore. Una prova che, d’altro canto, avrebbe potuto anche avere a domandare loro la stessa Siggia se soltanto a legarla a loro non fosse stato un incolmabile debito di sangue, e quel debito in grazia al quale, quindi, ella non avrebbe avuto a concedersi occasione di dubitare di loro, delle loro identità, delle loro origini e, soprattutto, della verità delle loro parole. Ma se con lei vi era stata una circostanza favorevole utile a porre le basi per quella fiducia, con tutte le altre tale circostanza non era, ovviamente, stata concessa. Ragione per la quale, spiacevolmente, tutto ciò che avevano avuto a narrare loro non aveva potuto riservarsi maggior valore di una fiaba della buonanotte.
Una fiaba della buonanotte a confronto con la quale, ineluttabilmente, il rumoreggiare delle desmairiane era ripreso in maniera vivace, almeno fino a quando Ghora, figlia della nona moglie, non aveva deciso di riprendere ancora voce, e di pretendere il silenzio da parte di tutti, affinché la sua valutazione potesse essere ben udita da chiunque...

« In assenza di una prova utile a supportare la vostra versione dei fatti, difficile è pensare di poter offrire gratuitamente credito alla tutt’altro che semplice storia che ci avete narrato. » aveva quindi argomentato, dimostrandosi ancora una volta quanto più possibile neutrale nella propria analisi, non favorendoli di certo e, ciò non di meno, neppure pregiudicandoli negativamente, in termini tali per cui, in quel frangente, avrebbe comunque avuto a riconoscersi ineluttabilmente qual a loro potenziale vantaggio « Malgrado tale difficoltà, non desidero negare alla nostra sorella Siggia occasione utile per difendere il proprio onore, la propria dignità. Senza ignorare il fatto che, se vi fosse un fondo di realtà in quanto da voi così presentatoci, questa potrebbe essere la notizia più importante di sempre per tutte noi, motivo per il quale banalizzare troppo rapidamente la questione avrebbe a doversi riconoscere quantomeno azzardato. »
« E quindi, mia onorevole sorella, cosa suggerisci di fare...?! » aveva domandato Siggia, incalzandola senza malizia, ma soltanto con semplice e sincera curiosità, nel desiderio di comprendere come poter uscire da quello spiacevole stallo nel quale, loro malgrado, si erano venuti a ritrovare.
« I tuoi compagni umani affermano di provenire dall’altro mondo. E questo, in assenza del quadro, non può essere comprovato. » aveva allor continuato l’altra, scuotendo appena il capo a enfatizzare la negatività di quella situazione « Ciò non di meno, essi affermano anche altro. Ossia di essere amici e compagni d’arme dell’Ultima Moglie. Di Midda Bontor. » aveva proseguito, passando con lo sguardo fra M’Eu e Be’Wahr, quasi a tentare di soppesare in tal maniera la possibile veridicità di tale affermazione.
« E’ così. » aveva lì preso voce Be’Wahr, deciso a non permettere che tale dettaglio potesse essere posto in dubbio, fiero della propria amicizia con Midda e tutt’altro che disposto a permettere a chiunque di suggerire qualcosa di diverso « Conosco Midda Namile Bontor da ben prima che giungesse in questo mondo, che conoscesse Desmair e che finisse per sposarlo con l’inganno, sottraendo alle sue brame la principessa Nass’Hya di Y’Shalf. » asserì, a fronte alta e con tono deciso « Accanto a lei ho combattuto innumerevoli battaglie, in questa e in altre realtà. E sono a lei legato non meno che alle mie sorelle di sangue. »
« Bene. » aveva annuito Ghora, proponendo un quieto sorriso a margine di quelle parole e di quelle parole l’offerta delle quali, tuttavia, aveva anche irritato qualcuna delle astanti, evidentemente tutt’altro che ben disposta nei loro riguardi e tutt’altro che felice di avere a sentire la sua voce, non soltanto ove non esplicitamente interpellato, ma anche, e ancor peggio, a interrompere il discorso condotto allora dalla figlia della nona moglie « Stando così le cose, immagino che non abbia a rappresentare un problema, per te, avere ad affrontare una fra le nostre migliori guerriere. » aveva voluto suggerire, muovendo quindi lo sguardo dal suo interlocutore, Be’Wahr stesso in quel frangente, a raggiungere la colossale figura di Raska, per avere così a indicarla « Vi affronterete in un duello regolare. E se riuscirai a vincerla, non soltanto avrai dimostrato il tuo valore guerriero, e quel valore guerriero proprio di un combattente tanto vicino all’Ultima Moglie ma, anche, non vi sarà possibilità di dubbio alcuno nel merito del come due piccoli umani siano riusciti a liberare una nostra sorella dalla propria lunga prigionia in quel della fortezza di Desmair. »

Inutile sarebbe porre l’accento su quanto il sorriso di crudele soddisfazione che ebbe a dischiudersi sul volto di Raska, a confronto con l’idea di poter finalmente chiudere la questione, e chiuderla spargendo il sangue di uno di quei due supposti eroi, ebbe a potersi considerare direttamente proporzionale alla smorfia che Be’Wahr avrebbe voluto potersi riservare occasione di dipingere sul proprio volto innanzi a quella medesima prospettiva. E una prospettiva spiacevolmente simile a una condanna a morte a proprio stesso discapito. Ciò non di meno, in quegli ultimi giorni erano già state parecchie le occasioni in cui egli era stato in grado di rifuggire alla morte anche quando apparentemente ineluttabile, ragione per la quale, dopotutto, quella sfida non avrebbe avuto a doversi concludere necessariamente a suo discapito...

... o per lo meno così aveva avuto piacere a pensare nel momento in cui aveva deciso di accettare quella sfida, quel singolar tenzone contro Raska.
Salvo, nel momento in cui tutto fu predisposto ed ella ebbe a offrirsi innanzi a lui in tutta la propria più evidente ferocia d’intenti, ritrovarsi necessariamente costretto a domandarsi se non avesse avuto a dimostrare di essere quel vero idiota per così come tanto a lungo suggerito da suo fratello Howe.

« Dimmi la verità, Siggia... » sussurrò quindi verso la propria amica, o, quantomeno, verso colei che fra tutte le presenti avrebbe avuto a doversi fraintendere qual certamente più prossima a tale definizione « ... la tua sorellastra è veramente imbranata a combattere, giusto...?! » domandò, nella ricerca di un po’ di incitamento psicologico, una qualche speranza di sopravvivenza nel confronto con un duello che non sembrava volergliene garantire alcuna.
« Se preferisci che ti menta per farti coraggio... sì. E’ la peggiore fra tutte noi. » sorrise l’altra, aggrottando la fronte con aria trasparentemente dispiaciuta a confronto con l’evidente, e trasparentemente dichiarata menzogna « Ma la verità, purtroppo, è che Raska è forse una fra le migliori combattenti della nostra famiglia. E, obiettivamente, una delle più sanguinarie...  » ammise, ora storcendo le labbra verso il basso « Non avresti dovuto accettare la sfida, Be’Wahr. Non che non voglia credere in te e nelle tue capacità, dopo tutto ciò che hai fatto per me... ma... »
« Se non avesse accettato, saremmo comunque stati condannati a morte. » sospirò M’Eu, offre ragione all’amico nella propria scelta, e in quella scelta forse non così ben valutata nelle proprie motivazioni e, ciò non di meno, tutt’altro che fraintendibile qual errata « Almeno, in questo modo, possiamo avere una possibilità di tornare a casa. Una possibilità forse esile... e pur sempre una possibilità. »

domenica 3 ottobre 2021

3782

 

Due furono, allora, i dettagli su cui M’Eu e Be’Wahr poterono avere occasione di concentrarsi, cogliendoli in maniera inedita benché, sino a quel momento, e per tanto tempo, fossero stati palesemente innanzi al loro sguardo: il fatto che Siggia fosse sostanzialmente nuda, coperta all’altezza dei seni e dei fianchi soltanto da due striminzite fasce di stoffa; e il fatto che la pelle di Siggia, effettivamente, fosse di un rosso straordinariamente acceso, in nulla e per nulla dissimile da quello di tutte le sue sorellastre. Un particolare, quest’ultimo, che, per così come da lei giustamente appena sottolineato, avrebbe dovuto riconoscersi evidenza concreta di quanto, nel corso di quell’ultimo lustro, ella avesse patito fame e sete in maniera per loro, e per chiunque altro, inimmaginabile, costretta a rifiutarsi di bere o di mangiare qualunque cosa potesse esserle offerta al fine di mantenere intatta la sua natura, di non avere a corrompersi, e corrompersi a livello fisico, al pari dei bianchi.
Quale straordinaria forza di volontà poteva aver permesso a quella figura di morire, e di morire probabilmente in maniera ciclica e straziante, per la sete e per la fame, per così tanto tempo?! Dopotutto, e come già ampliamente appurato, ella non era in grado di ignorare il dolore e la sofferenza al pari del proprio genitore e, anzi, benché poi destinata a ritrovare la propria integrità fisica, ogni patimento, ogni pena sarebbe da lei stata avvertita così come da parte di qualunque essere mortale. Un patimento, una pena, quella propria del costretto rifiuto di cibo e acqua, che pur ella aveva affrontato con straordinario controllo di sé, e aveva affrontato non per qualche giorno, non per qualche settimana o mese, ma per, addirittura, cinque anni.
Ammirazione, così, entrambi non poterono ovviare a provare per quella figura, e per quella figura che era stata capace di sopportare stoicamente quanto loro due avevano patito sol per pochissimi giorni, per qualche dozzina di ore, e che pur, già, era stato decisamente lesivo, tanto per il corpo, quanto e ancor più per la mente. E imbarazzo, oltre che ammirazione, entrambi non poterono negarsi nel rendersi conto di quanto, nella follia di quella situazione, e di quella situazione ben oltre a ogni loro iniziale possibilità di aspettativa, la nudità di lei non fosse stata minimamente colta: una nudità, oltretutto, atta a offrire alla loro attenzione un corpo indubbiamente degno di nota che, al di là del rosso intenso della sua pelle, e di quella pelle che, in ciò, non avrebbe potuto ovviare di apparire simile a cuoio, non avrebbe avuto in alcuna misura a doversi fraintendere sgradevole... al contrario.

« Ti prego... se mai dovremo raccontare questa storia a Maddie... » sussurrò allora Be’Wahr verso M’Eu, distogliendo immediatamente lo sguardo dalla loro compagna di viaggio.
« ... stai tranquillo: eviteremo di soffermarci su questo particolare. A meno che tu non abbia esigenza di farla ingelosire... » lo anticipò il figlio di Ebano, sorridendo divertito e, comunque, non avendo dal canto proprio neppure in quel frangente ragione di distogliere lo sguardo, non avendo a dover temere l’ira di alcuna compagna al momento del loro ritorno a casa e, anzi, desiderando approfittare dell’occasione per godere di quanto stolidamente sino a quel momento sostanzialmente ignorato.
« No. A meno che non abbia esigenza di farmi uccidere da lei... » sospirò il biondo mercenario, storcendo le labbra verso il basso all’idea di quanto la sua amata avrebbe potuto essere capace di dimostrarsi violenta all’occorrenza.

Pochi sussurri, quelli così intercorsi fra loro, che non ebbero allora a interrompere l’arringa di Siggia, la quale, nel contempo di ciò, ebbe a continuare per la propria strada, e la strada così già tracciata...

« Fatto numero due: loro sono qui presenti al vostro cospetto oggi. Due umani! Be’Wahr e M’Eu. » ebbe quindi a indicarli direttamente, invitando l’attenzione di tutti a rivolgersi verso di loro « Quanti umani abbiamo avuto occasione di vedere nel corso di questi secoli, di questi millenni, che non avessero a essere nostre madri, o madri dei bianchi...?! Nessuno. Eppure essi sono qui, ora, innanzi a voi. In carne e ossa. » sottolineò, insistendo sull’evidenza propria della loro presenza « Ma se non vi sono mai stati umani da queste parti che non fossero le nostre madri o le madri dei bianchi, e là dove, comunque, nessuno fra gli umani che sono mai stati in questo mondo ha mai avuto origine in questo mondo... quale origine voler attribuire a Be’Wahr e M’Eu se non il luogo d’origine di qualunque umano: l’altro mondo?! »
« Eppure il quadro è andato distrutto... lo abbiamo visto tutti. » suggerì Raska, provando a riprendere voce in quel discorso, per sottolineare l’ovvio, e quell’ovvio a confronto con il quale, pur, ogni argomentazione della propria sorellastra avrebbe avuto a infrangersi « Non possono provenire dall’altro mondo per il semplice fatto che l’altro mondo è ormai per noi irraggiungibile. »
« Sorella... » sorrise Siggia, verso la figlia della trecentoventiquattresima, con aria ora serena, forte nella quieta consapevolezza dell’inattaccabilità delle proprie posizioni « Quello che dici sarebbe logico se soltanto non fosse palese l’assenza di umani da questo mondo. E l’assenza di qualunque umano sin dai tempi dell’Ultima Moglie. » argomentò, scuotendo appena il capo « Partendo quindi dal presupposto che essi abbiamo effettivamente a giungere dall’altro mondo, quale logica conclusione può essere raggiunta...?! »
« ... che esistono altri passaggi?! » propose l’altra, incredula a tal riguardo e, ciò non di meno, or convinta a voler offrire il beneficio del dubbio al ragionamento che ella stava così conducendo.
« ... che esistono altri passaggi. » annuì la prima, con un aperto sorriso di soddisfazione innanzi a quel risultato « Be’Wahr e M’Eu, già compagni d’arme di Midda Bontor, sono giunti sino a noi attraverso un altro quadro... e una quadro che potrà permettere a tutti noi di lasciare per sempre questa terra desolata! »

Neppure la presenza di Ghora, figlia della nona moglie, poté allora arginare l’esplosione di commenti ipoteticamente sommessi, ma, per lo più, ben udibili, che succedettero a quell’affermazione, e a quell’affermazione che non avrebbe potuto passare inosservata neppure impegnandosi in tal senso, per così come pur, allora, non si era minimamente dedicata a fare.
L’altro mondo. Il mondo originale. La realtà al di fuori di quella prigione, e di quella prigione creata per contenere il loro genitore e tradottasi, mestamente, nella loro.
Possibile che avesse a esistere una via di fuga che era rimasta loro sconosciuta per tanti anni? Per tanti secoli? Per tanti millenni? Possibile che Siggia stesse dicendo il vero e che per tutti loro quello potesse essere il momento di un nuovo inizio...?!
Anche Ghora, evidentemente, si ritrovò costretta a riflettere su quelle parole prima di prendere nuovamente voce nella questione, prima di invitare le presenti al silenzio, fosse anche e soltanto per poter essere udita.

« Le tue argomentazioni sono razionali e convincenti, Siggia. » riconobbe alfine Ghora, annuendo verso di lei « Ciò non di meno, anche i sospetti delle tue sorelle non hanno a doversi fraintendere del tutto privi di una loro ragionevolezza, benché meno strutturati rispetto alla tua versione. » continuò, nel non escludere immediatamente l’eventualità che, comunque, nulla di tutto quello avesse a doversi intendere qual vero « A questo punto, credo che la migliore possibilità che ti può essere concessa per dimostrare la solidità della tua posizione sia quella di condurci a questo altro quadro, a questo altro collegamento verso l’altro mondo. E dal momento che i tuoi... accompagnatori... giungono da lì, non avrà a essere difficile, per loro, riuscire a ritrovare la via utile per tornare a casa. »
“E ti pareva se sarebbe potuta risolversi semplicemente...” sospirò in cuor suo M’Eu, levando gli occhi al cielo a cercare, ancora una volta, un minimo di collaborazione dall’alto, l’aiuto di una qualche divinità a permettere loro di trovare le parole più corrette per avere a illustrare a quelle desmairiane la questione... e una questione, purtroppo, tutt’altro che banale nella propria formulazione.

sabato 2 ottobre 2021

3781

 

Sebbene fra le caratteristiche proprie di Be’Wahr non avesse a dover essere considerata una particolare arguzia nel cogliere al volo le dinamiche proprie delle situazioni per cosi come a lui proposte, anch’egli non poté che considerarsi certo di quanto, in quel frangente, il tutto stesse evolvendo attorno a loro ben più rapidamente rispetto a quanto mai non avrebbero saputo essere in grado di gestire, in termini utili, quindi, a farli quietamente dichiarare in totale balia degli eventi. E di eventi, in particolare, che stavano sviluppandosi attorno a loro secondo regole per loro stessi del tutto ignote, benché, a tratti, non del tutto inintelligibili. A partire dall’evidenza di quanto, allora, il ritorno a casa di Siggia stesse venendo accolto con palese timore da parte delle sue sorellastre, timore alimentato dalla dichiarata difficoltà, da parte delle stesse, ad accettare che ella potesse essere stata allor liberata dalla propria prigionia senza che tale libertà fosse stata pagata a prezzo del tradimento di tutte loro. Di meno immediata comprensione, invece, avrebbe avuto a dover essere intesa l’organizzazione propria di quella società, e un’organizzazione nel merito della quale né Be’Wahr, né M’Eu avevano avuto la premura di avere a informarsi prima di giungere sino a lì e che, per tal ragione, ora stavano subendo senza particolare possibilità di interazione.
Quanto avrebbe potuto essere inteso, nel confronto con quel dialogo, avrebbe avuto a dover essere considerata l’esistenza di una qualche abitudine di identificazione personale basata, oltre che sul nome proprio, anche su un identificativo numerico associato alla propria stessa genitrice, identificativo numerico in riferimento, allora, all’ordine degli innumerevoli matrimoni di Desmair. Dopotutto, figlie dello stesso padre e, per quanto loro suggerito da parte di Siggia, dal medesimo ripudiate al momento stesso della loro nascita, esse non avrebbero potuto definirsi tutte quante sulla base della discendenza paterna, e di quella discendenza comune e, di conseguenza, inutile a qualunque scopo di univoca identificazione: ragione per la quale la madre avrebbe avuto a dover essere considerata la sola, reale possibilità in tal senso. Una reale possibilità che, tuttavia, per poter essere gestita su base nominale avrebbe dovuto premettere la consapevolezza, da parte di ognuna di loro, del nome della propria stessa genitrice, consapevolezza che, purtroppo, non avrebbe potuto essere considerata scontata. Così, quindi, identificarsi e appellarsi reciprocamente facendo riferimento al numero ordinale della propria genitrice, avrebbe potuto decisamente semplificare la questione. E, soprattutto, come suggerito dall’ingresso in scena di Ghora, figlia della nona moglie, e dal rispetto che immediatamente fu da tutte tributatole, tale sistema avrebbe anche potuto offrire un metodo utile di definizione gerarchica fra di loro, e una definizione gerarchica che, per una progenie immortale, avrebbe avuto quietamente ragion d’essere considerata sensata in quieto riferimento all’anzianità di ognuna di loro, e a quell’anzianità alla quale, necessariamente, non avrebbe potuto che corrispondere una maggior esperienza. Esperienza che, per la figlia della nona moglie, avrebbe forse avuto a tradursi in termini di millenni ancor prima che di secoli, più che giustificando, in ciò, quel senso di comune venerazione allor tributatole al suo solo ingresso in scena.

« Siggia, figlia della centotredicesima moglie. » appellò Ghora, rivolgendosi in direzione della sorellastra così posta sotto inchiesta da parte di tutta la comunità « Sono certa che tu possa comprendere facilmente l’incredulità delle tue sorelle a confronto con quanto stai dichiarando. Una reazione di prudente reticenza, la loro, che, certamente, a ruoli inversi, avrebbe avuto a contraddistinguere anche te. » argomentò, dimostrandosi giustamente misurata nei propri toni e apprezzabilmente analitica nel proprio incedere « Hai modo di produrre qualche evidenza di quanto stai asserendo, affinché discernere la realtà dei fatti non abbia a essere inteso soltanto qual un esercizio di fiducia nei tuoi confronti, quanto e piuttosto il giusto esito di un processo razionale...? »

Qualcuno, nelle fila delle sorellastre di Siggia, ebbe a rumoreggiare a confronto con la disponibilità di ascolto che Ghora stava dimostrando verso di lei, evidentemente preferendo avere a definirla necessariamente antagonista soltanto in conseguenza all’umore del momento, allorché a qualche giustamente ragionata motivazione. Ma tale rumoreggiamento, che pur non osò tradursi in alcuna reale presa di posizione in aperto contrasto alle parole della figlia della nona moglie, venne al contrario dalla stessa prontamente posto a tacere, chiaramente non apprezzando che simili malumori potessero serpeggiare fra le loro schiere...

« Vorrei ricordare a tutte le presenti quanto, a distinguere noi rossi dai bianchi, sia da sempre stata la volontà di agire sulla base della ragione, ancor prima che su quello dell’umore. » definì quindi, or rivolgendosi a tutte quante « Non è stato l’istinto a permetterci di discernere il bene dal male attorno a noi, in questa terra desolata: è stato il raziocinio. E, in ciò, continuerà sempre e comunque a essere in raziocinio a guidare le nostre azioni e le nostre decisioni. » sancì, seria nella propria voce « A chiunque fra voi preferisse lasciarsi guidare da altro, che abbia a essere un sentimento, che abbia a essere una superstizione, l’invito è ben noto: lasciate questa comunità e cercate la vostra strada altrove. Ma quando la vostra pelle diventerà bianca, e il vostro divino retaggio avrà a smarrirsi insieme alla vostra identità, ricordate di avere a ringraziare, e rimproverare, soltanto voi stesse per tutto ciò. »

Ovviamente, a confronto con quelle parole, ogni rumoreggiamento ebbe immediatamente a scemare e non pochi furono gli sguardi allor riconoscibili qual dominati da un vivace imbarazzo, nella certezza da parte di molte fra loro, di essersi ben allontanate da quella via, e da quella via che, nelle parole di Ghora, avrebbe avuto a dover esser riconosciuta qual caratterizzante non soltanto il loro modo di agire ma, ancor più, il loro stesso modo di essere, e di essere comunità. Una via, chiaramente, non egualmente riconosciuta da parte dei bianchi, e di quei bianchi a contrasto dei quali avrebbe avuto a doversi comunque considerare rivolto ogni senso di avversione lì imperante.

« Torniamo a noi, Siggia. » sorrise non senza una certa soddisfazione Ghora, volgendo nuovamente lo sguardo verso l’inquisita « Che prove puoi produrre affinché la tua storia non abbia a poter essere considerata soltanto una storia, quanto e piuttosto una testimonianza della realtà dei fatti...?! »

A confronto con quell’interrogativo diretto, Siggia non si lasciò cogliere impreparata. Perché se anche in contropiede l’aveva evidentemente sorpresa la reazione comune delle proprie sorellastre, quegli ultimi istanti le avevano comunque garantito la possibilità di riordinare le idee, e di prepararsi ad arringare la propria posizione in termini tali che, era certa, non avrebbero potuto offrire spazio alcuno a dubbi di sorta.

« Vogliamo parlare di fatti, sorelle mie...? » esordì quindi, con un quieto sorriso sul volto « Ecco i fatti. Noi, qui di fronte a voi, siamo i fatti. » asserì, non priva di una certa fierezza nella propria voce « Fatto numero uno: io sono qui presente al vostro cospetto, oggi, con le corna spezzate e, ciò non di meno, con ancora la mia rossa pelle, dopo cinque lunghi anni di agonia nelle profondità della fortezza appartenuta a nostro padre. Come credete che ciò sia stato possibile, se non in virtù della resilienza da me dimostrata a confronto con ogni violenza fisica e psicologica subita in questi anni...? Vi avessi tradite, avessi ceduto alle lusinghe dei bianchi, come potrebbe ora la mia pelle essere ancora rossa come il sangue all’interno del mio corpo...? Guadatemi... sono praticamente nuda: eppure non una macchia contraddistingue la superficie del mio corpo. Non un pallore è visibile sulla mia pelle. » dichiarò, aprendo le braccia e roteando lentamente sul proprio stesso asse verticale, a permettere a tutte di poter constatare la veridicità di quelle parole, di quella posizione « E poi, se anche vi avessi tradite, quale senso potrebbe mai avere il mio ritorno qui, in questo modo...? Come giustamente ha sottolineato la nostra sempre onorevole sorella Ghora, figlia della nona moglie, i bianchi non agiscono in virtù della ragione, quanto e piuttosto dei propri istinti: avendo a disposizione un’indicazione utile a ritrovare la nostra comunità, davvero credete esiterebbero ad agire...? O, meglio ancora, davvero credete elaborerebbero un qualche assurdo piano volto a tentare di farmi riaccettare da voi...? Per quale ragione, poi...?! »

venerdì 1 ottobre 2021

3780

 

« ... complicato... » commentò ella, socchiudendo appena gli occhi a riflettere nel merito di ciò, e di quella rivelazione quantomeno disorientante dal proprio punto di vista « ... decisamente complicato!... »

Nulla di improprio avrebbe avuto a doversi riconoscere nella difficoltà a comprendere l’alternanza fra il giorno e la notte, o fra le quattro stagioni, espressa da parte di chi, proprio malgrado, nata e cresciuta in un mondo come quello, e che, ancor peggio, null’altro aveva mai avuto occasione di conoscere al di fuori di quello stesso, maledetto mondo. E se già curiosità e confusione non avrebbero potuto ovviare a suscitare in lei quelle poche, scarne informazioni, facile sarebbe stato prevedere quanto il loro mondo, la loro realtà, avrebbe ineluttabilmente sconvolto Siggia e tutte le sue sorellastre, offrendo loro, letteralmente, una nuova concezione della realtà del tutto estranea da quanto mai avrebbero potuto immaginare esistente.
Ovviamente, prima di giungere a preoccuparsi di ciò, e di quanto l’impatto con il loro mondo avrebbe potuto disorientare o, forse, entusiasmare le figlie di Desmair, necessario sarebbe stato riuscire a trovare la via utile per fare ritorno a tale realtà. Una via utile che, per quanto Be’Wahr e M’Eu avrebbero potuto sapere, avrebbe potuto essere ovunque attorno a loro, celata dietro le false sembianze di un quadro. Un quadro la ricerca solitaria del quale, probabilmente, avrebbe richiesto loro una vita intera e forse anche di più; ma che, avendo a poter contare sulla collaborazione di più di duecento desmairiane, e di duecento desmairiane confidenti con quel territorio, con le sue leggi, e con i suoi pericoli, forse non avrebbe avuto a dover essere allor frainteso così improbabile, per non dire impossibile, da raggiungere.
Più che obbligata, quindi, e a conti fatti, avrebbe avuto a dover essere intesa quell’alleanza. E un’alleanza fondata esplicitamente su reciproci e incontestabili benefici per ambo le parti...

... o così, per lo meno, avrebbe potuto essere inteso, e fu inteso in quanto tale tanto da Be’Wahr e M’Eu, quanto da Siggia. Una posizione, la loro, che non ebbe tuttavia occasione di apparire egualmente apprezzata da tutti i rossi, una volta che, al termine del loro viaggio, i tre ebbero a raggiungere il loro insediamento principale.
Un arrivo che, se anche avrebbe potuto essere immaginato contraddistinto da qualche celebrazione in pompa magna per festeggiare il rientro della sorella a lungo perduta, non ebbe a scoprirsi qual tale, vedendo, altresì, la stessa Siggia, e ancor più i suoi due accompagnatori umani, essere accolta con diffidenza e ritrosia, oltre che con una fitta distesa di armi puntate contro di loro, e utili a comprovare quanto alcun particolare senso di accoglienza avrebbe potuto essere frainteso per loro.

« Per le nere sabbie di Yridha... che accidenti state facendo?! » esclamò la figlia di Desmair, storcendo le labbra verso il basso a meglio manifestare tutto il proprio più quieto disappunto per l’avversione così destinatale da coloro le quali, pur, avrebbero avuto a dover essere riconosciute qual la sua famiglia « Vi siete già dimenticate di me...?! Sono Siggia, figlia della centotredicesima! »
« ... posso dire che da queste parti avete dei grossissimi problemi di natura famigliare...?! » sospirò M’Eu, levando le mani in quieto segno di resa innanzi a quelle alabarde, quelle picche, quelle lance puntate contro di loro, e a confronto con le quali tanto lui, quanto Be’Wahr sarebbero certamente morti prima ancora di poter ipotizzare una qualche reazione violenta.
« ... sembrano quasi le riunioni famigliari in casa Bontor... » ironizzò, quasi involontariamente, Be’Wahr, aggrottando appena la fronte e imitando il gesto dell’amico, nel riconoscere di non poter certamente dichiarare battaglia a quella pletora di antagoniste, oltretutto senza neppure una qualche opportunità di vantaggio derivante da un qualche fattore sorpresa, lì del tutto assente.
« Quelle bestiole parlano...?! » si domandò una delle loro antagoniste, osservando con una certa sorpresa i due accompagnatori della sorellastra a lungo considerata dispersa.
« Ti riconosciamo, Siggia, figlia della centotredicesima. » annuì in risposta all’interrogativo di lei un’altra delle guerriere così schierate innanzi a loro, una donna a confronto con la quale la stessa Siggia avrebbe avuto allor a rischiare di apparire esile e minuta, e che in altezza avrebbe tranquillamente superato Be’Wahr e M’Eu anche ove uno dei due si fosse messo in equilibrio in piedi sulle spalle dell’altro, e una donna armata di un’alabarda con una scure, alla propria estremità, grande almeno quanto l’intero addome del biondo mercenario « Quello che non comprendiamo è come tu possa essere sfuggita ai bianchi. E se non sei sfuggita, ciò significa che ti sei alleata con loro... »
« Bestiole...?! » esitò M’Eu, non sapendo come avere a considerare quella totale mancanza di riguardo verso di loro, e una mancanza di riguardo pur comprensibile da parte di quelle gigantesse al cospetto delle quali, probabilmente, non avrebbero potuto che risultare simili a una coppia di curiose scimmiette glabre.
« Non dire idiozie, Raska, figlia della trecentoventiquattresima. » protestò allora Siggia, accigliandosi vistosamente all’accusa così rivoltale « Per più di un lustro sono stata tenuta prigioniera all’interno della fortezza, venendo ripetutamente seviziata, torturata e stuprata da buona parte di tutti i figli di Desmair. E in tutto questo tempo, malgrado ogni genere di violenza subita, non ho mai neppure pensato di tradirvi. »
« E allora come hai fatto a liberarti...?! » replicò la donna identificata come Raska, contraddistinta da una doppia coppia di corna ai lati della propria enorme testa, due aperte ai lati e ripiegate verso l’alto, e due rivolte in avanti, per poi ripiegarsi a propria volta verso l’alto « Non vorrai farci credere che alla fine si sono dimostrarti misericordiosi verso di te...?! »
« Non i bianchi. No di certo. » escluse fermamente la prima, scuotendo vigorosamente il capo « Misericordia, invece, mi è stata concessa da questa coppia di umani. Umani provenienti dall’altro mondo. E umani amici e compagni d’armi dell’Ultima Moglie. »

Probabilmente se ella avesse ammesso di essere in combutta con i bianchi, la notizia sarebbe stata accolta con minore scandalo rispetto a quanto ebbe così a dichiarare. Parole che, risuonando forti alle orecchie di tutte le presenti, ebbero chiaramente a sconvolgerle, a disorientarle, fosse anche e soltanto nel riferimento all’Ultima Moglie.

« Ci credi veramente così idiote, donna...?! » protestò allora un’altra fra le tante presenti, quasi ringhiando quelle parole in un moto di rabbiosa rivolta per quanto da lei allor suggerito.
« Questo e l’altro mondo sono stati separati per sempre alla morte di Desmair! » ricordò una nuova voce, provenendo da una figura non meglio identificata nel fitto schieramento innanzi a loro.
« Come potrebbero quei due microbi sconfiggere i bianchi...?! » insistette una terza, sempre in evidente contrarietà all’ipotesi allora suggerita.
« Lascia l’Ultima Moglie fuori da questo discorso... eretica! » gridò un’ulteriore figura, dimostrando, nella foga di tali parole, una certa visione quasi religiosa nei riguardi di Midda Bontor.
« SILENZIO! »

A tuonare sopra tutte loro ebbe a imporsi una voce inedita sino a quel momento, e una voce che costrinse tutte a voltarsi di scatto all’indietro, per rendere il giusto omaggio alla proprietaria della stessa.
Proprietaria la quale, avanzando con sembianze non poi troppo dissimili da quelle di Siggia, se non per le estremità inferiori, lontano dal poter essere fraintese di ispirazione umana e, altresì, decisamente prossime a quelle che un tempo erano state proprie del loro comune genitore, con tanto di enormi zoccoli neri a martellare sul terreno a ogni suo singolo passo.

« Ghora, figlia della nona moglie... » la identificò Siggia, forse anche a beneficio dei propri due alleati, mutando rapidamente espressione e, scemata la rabbia, inchinandosi rispettosamente verso di lei.

giovedì 30 settembre 2021

3779

 

« Di cosa hai paura, M’Eu...? » domandò la donna, aggrottando appena la fronte nel non comprendere la ragione dietro a tanti dubbi da parte sua « Apprezzo la premura che percepisco alla base delle tue parole... ma non ne riesco a comprendere la ragione. »
« Che qualcuno possa ferirti... possa farti del male. » ammise egli, abbassando appena lo sguardo, con aria a metà fra il pensieroso e l’imbarazzato « E non intendo soltanto a livello fisico. »
« Sono nata nel disprezzo di mio padre. Poche ore dopo la mia venuta al mondo, mia madre è stata costretta ad abbandonarmi in una terra ostile a ogni possibilità di vita. E, praticamente dal giorno stesso della mia nascita, e per molti anni a seguire, ho continuato a morire in centinaia, migliaia di modi diversi, senza neppure comprendere cosa mi stesse accadendo né, soprattutto, perché. » sorrise ella, narrando tutto ciò con un tono simile a una dolce malinconia « Mi sono ritrovata obbligata a difendermi dalle violenze dei miei stessi fratellastri. A combattere una vera e propria guerra contro di loro per secoli. E, negli ultimi anni, mi sono ritrovata costretta a subire ogni forma di violenza, fisica e mentale, in maniera praticamente ininterrotta, salvo qualche fugace pausa concessami soltanto dalla morte. » riassunse la storia di un’esistenza tutt’altro che particolarmente benevola nei suoi confronti « Credi veramente che il pregiudizio di un umano, o la sua cattiveria, potrebbero farmi del male in misura peggiore rispetto a continuare a vivere in questa realtà...?! »

Difficile dire se la domanda desiderasse proporsi qual retorica o meno. Certamente, però, decisamente retorica avrebbe avuto a dover essere intesa nel confronto con la sola risposta che mai avrebbe potuto essere allora formulata a confronto con tutto ciò, e a confronto con un fato che, francamente, M’Eu non avrebbe augurato neppure al peggiore dei propri nemici, per così come, obiettivamente, ella non sembrava comunque destinata a essere.
E se già, pocanzi, egli non aveva potuto ovviare a provare un certo imbarazzo per quanto da lui stesso così suggerito, a confronto con quelle parole il figlio di Ebano non mancò di desiderare sprofondare nel terreno, soltanto per la vergogna nel confronto del timore per lei, da lui così espresso.

« Sei fratello di tua sorella... e conosci e frequenti quotidianamente persone come Midda, Duva e Lys’sh, ma anche Maddie e Rín. E malgrado tutto questo riesci ancora a commettere l’errore di credere che una donna possa avere necessità di protezione soltanto perché tale...?! » sorride divertito Be’Wahr, rimasto in silenzio a confronto con quel dialogo, fosse anche e soltanto per non correre il rischio di intervenire in maniera inopportuna « Su. Su. Vedrai che se la sapranno cavare molto meglio di quanto non potranno esserne capaci tutti coloro con i quali avranno a relazionarsi in futuro... » commentò, riconoscendo molto più sensato avere a preoccuparsi per la sorte degli umani con i quali sarebbero entrate a contatto in futuro, allorché il contrario, anche e solo in considerazione della loro sostanziale immortalità.

Che Siggia avrebbe saputo cavarsela ovunque e comunque, invero, avrebbe avuto già a dover essere inteso evidente a confronto con la semplicità con la quale stava lì dimostrando di sapersela cavare nei confronti di quell’ambiente ostile, e di quell’ambiente a confronto con il quale, sicuramente, tanto Be’Wahr quanto M’Eu, ormai, sarebbero già certamente morti senza di lei. Certo: per lei tutto ciò avrebbe avuto a doversi intendere “casa”, per quanto paradossale simile definizione avrebbe avuto a doversi vedere attribuita a un luogo del genere e per quanto, soprattutto, ella desiderasse cercare comprensibile occasione di allontanarsi da tutto ciò. Ma, al di là di questo, indubbie avrebbero avuto a doversi intendere le abilità della medesima, la quale, al di là della propria immortalità, non doveva evidentemente avere piacere a morire...

« Non che non sia mai morta di fame o di sete in questi secoli... » ammise, aggrottando appena la fronte, in risposta a una domanda non formulata, e pur intuibilmente dominante nelle menti dei propri compagni di viaggio « E, ve lo assicuro, non sono assolutamente morti piacevoli. Anzi. Fosse necessario redigere una classifica dei peggiori modi di morire, credo che rientrerebbero tranquillamente entro i primi cinque. » dichiarò, storcendo le labbra verso il basso « Per questa ragione, tutti noi abbiamo dovuto presto imparare ove trovare acqua e cibo, all’occorrenda. Con l’importante differenza di cui vi ho già parlato fra i rossi e i bianchi, nel merito delle preferenze alimentari... »

Ovviamente, di pari passo all’offerta di risposte e di spiegazioni nel merito del proprio mondo e della propria vita, da parte di Siggia non mancarono anche domande e dubbi nel merito del mondo e delle vite dei propri interlocutori, domande che, per lo più, finivano poi puntualmente a convergere in un modo o nell’altro su due argomenti principali: Midda Bontor, da un lato, e Desmair, dall’altro.
E per quanto né Be’Wahr né M’Eu avrebbero potuto offrirle dettagli puntuali, in particolare, nel merito della nuova vita del di lei padre, ella fu egualmente in grado di essere informata, da parte loro, nel merito del lungo periodo di convivenza dello spirito di Desmair nel corpo di Be’Sihl Ahvn-Qa, attuale compagno di vita di Midda Bontor; così come nel merito del fatto che, alla fine, per riuscire a liberare lo stesso Be’Sihl da tale incomoda presenza, la Figlia di Marr’Mahew aveva quindi deciso di concedere in sacrificio un nuovo corpo immortale al proprio mai amato sposo, e un nuovo corpo immortale, in tal maniera, sottratto ingiustamente al proprio legittimo proprietario; e così come, ancora, nel merito dell’attuale collocazione dello stesso Desmair, sperduto da qualche parte dell’infinito del cosmo, intento a giocare al signore della guerra, o qualcosa del genere, a una distanza sostanzialmente incolmabile dal loro pianeta.

« E così, alla fine, è proprio riuscito ad avercela vinta... » osservò, non priva di un certo disappunto, la figlia del medesimo, tutt’altro che soddisfatta dall’idea del padre in ottima salute e, soprattutto, impegnato a vivere la vita del sovrano da lui sempre ricercata in forza del proprio stesso sangue, su qualche non meglio precisato pianeta lontano « Avrei francamente preferito continuare a pensarlo morto. Ma, evidentemente, neppure gli dei gradiscono correre il rischio di ritrovarselo innanzi. »
« Sai come si dice, no?! » si strinse fra le spalle Be’Wahr, a minimizzare la cosa « L’erba cattiva non muore mai... »
« In verità è la prima volta che lo sento dire. » inarcò un sopracciglio ella, scandendo nuovamente, poi, quelle parole senza proferir tuttavia verbo, quasi a volerle assimilare « Come credo abbiate potuto constatare, l’erba non è propriamente un concetto noto da queste parti. Anzi... giusto per essere sicuri: di che colore è veramente?! Perché non sono rari i dibattiti sull’argomento, fra coloro che dicono di ricordarsi di aver sentito parlare di erba verde e coloro i quali, al contrario, sono convinti che l’erba sia rossa, come il cielo. »
« Ehm... » esitò allora il biondo, volgendo lo sguardo verso M’Eu e ritrovando, tuttavia, l’altro ben lontano dall’avere piacere di esprimersi, nel non voler aggiungere altre ragioni di imbarazzo a quelle già accumulate sino ad allora « Diciamo che chi sostiene che l’erba sia rossa come il cielo, purtroppo, commette due errori. Il cielo, infatti, è per lo più azzurro di giorno e blu scuro o nero di notte, tingendosi di giallo, arancione e rosso all’alba e al tramonto. E l’erba, per la precisione, è proprio verde. »
« Dannazione...! » protestò la donna, con nuovo, chiaro, disappunto « Anche io avevo scommesso in favore del rosso. » ammise pertanto, a esplicitare il motivo di quella propria palese contrarietà « Ma quindi è vero che nel vostro mondo avete l’occasione di assistere all’alternanza frenetica di giorni e di notti...?! » insistette, incuriosita da tale argomento.
« Non direi “frenetica”... però sì. » annuì Be’Wahr, con un quieto sorriso « E la durata del giorno dipende dall’alternanza delle stagioni, nel mentre in cui le stesse stagioni dipendono a loro volta dalla propria posizione nel mondo... »

mercoledì 29 settembre 2021

3778

 

La piega presa dagli eventi non avrebbe potuto che apparire semplicemente paradossale innanzi allo sguardo di Be’Wahr e di M’Eu.

Sospintisi in quella dimensione estranea alla loro, per quanto parte della loro, con la certezza di non aver a dover incontrare alcuno se non una pletora di spettri, e con la speranza di aver a poter ritrovare la perduta Midda Bontor, prigioniera della Progenie della Fenice; essi fondamentalmente non avevano quasi avuto occasione di incappare in alcuno spettro, né tantomeno in Midda Bontor o nella Progenie della Fenice, ritrovandosi piuttosto al confronto con un’intera, nuova generazione di eredi di Kah e di Desmair. Eredi fra loro in guerra. Ed eredi almeno la metà dei quali, i cosiddetti “rossi”, che sarebbe meglio stato definire “rosse”, a confronto con la loro totalità femminile, non soltanto non avrebbero avuto nulla di negativo a dover addebitare a Midda Bontor, altresì nemica giurata del loro genitore, ma, anzi e addirittura, avrebbero avuto a doversi intendere quasi parte di una vera e propria tifoseria in di lei favore, anche e forse soprattutto in conseguenza a una profonda avversione, a un sincero risentimento a discapito dello stesso genitore.
E così, dopo essersi ritrovati a salvare, quasi senza neppure rendersi conto di essersi impegnati in tal senso, una figlia di Desmair, i due avventurieri si erano addirittura sospinti a scendere a patti con lei promettendo, per lei e per tutte le sue sorellastre, un’occasione d’accesso al loro mondo, alla loro realtà, e a quella realtà esterna rispetto all’unica che esse avessero mai avuto occasione di conoscere. Una realtà tutt’altro che pronta, probabilmente, ad accogliere chissà quante di quelle creature, e di quelle altre creature immortali, soprattutto là dove già stava dovendosi confrontare con l’avvento dei ritornati e con tutti gli sconvolgimenti a essi conseguenti; e una realtà la gestione della quale, ciò non di meno, avevano forse avventatamente ipotecato a discapito della stessa Midda Bontor, confidando sul fatto che ella, presto o tardi, con il loro aiuto o senza, avrebbe trovato un modo di fare ritorno a casa.
Insomma: nulla di tutto ciò che Be’Wahr e M’Eu si erano attesi di compiere aveva avuto occasione di essere compiuto. Ma, in compenso, tutto ciò che mai avrebbero potuto immaginare di ritrovarsi a compiere, in quel frangente, sembrò configurarsi per essere compiuto.
E per quanto difficile sarebbe stato riuscire a prevedere cosa tutto ciò avrebbe potuto comportare nel lungo periodo, sufficientemente palese fu comprendere quanto, nell’immediato, nulla di tutto quello avrebbe avuto a potersi fraintendere qual una decisione sbagliata, fosse anche e soltanto per l’immediato aiuto che a loro stessi venne assicurato in conseguenza all’inedita e inattesa alleanza con la figlia di Desmair.

Affrontare le lande desolate di quel mondo in compagnia di Siggia, infatti, ebbe a rivelarsi qualcosa di decisamente meno complicato rispetto a quanto non era stato, o a quanto non avrebbe potuto ancora esserlo, senza di lei, così come anche, sin da subito, dimostrato nella semplicità con la quale ella si era dimostrata in grado di procurare loro una fonte di approvvigionamento d’acqua utile a contrastare l’altrimenti crescente disidratazione che, presto, molto presto, si sarebbe tradotta in una minaccia letale a loro discapito.
Non soltanto nella ricerca di quel pozzo, comunque, ella ebbe occasione di dimostrare la propria confidenza con quell’ambiente. Al contrario, dimostrando di saper leggere quel territorio così come se avesse avuto una mappa in mano a guidarla, ella ebbe a condurli in un lungo viaggio, e un viaggio che, idealmente, poterono valutare in non meno di tre giorni di cammino, benché, come inizialmente sospettato, in quel mondo il concetto di giorno e di notte non avesse a doversi intendere entro gli stessi termini di quanto, per loro, considerabile giorno e notte. Ciò non di meno, e al di là della propria impossibilità a restare morta, anche Siggia ebbe a dimostrare sin da subito tutti i limiti, tutte le difficoltà proprie di una creatura mortale, quali l’esigenza di dissetarsi, di nutrirsi e di riposare. Ragione per la quale, in effetti, quel viaggio ebbe a poter quindi essere condotto in quieta comunione fra loro, non vedendo i due umani gravare in alcun modo sulla desmairiana, o viceversa, ma avendo a ritrovare condivise le medesime esigenze su ambo i fronti.
E non soltanto quelle esigenze ebbero allora a essere condivise fra loro, là dove, ormai lontani dai pericoli della fortezza e dei bianchi, finalmente nulla ebbe a impedire loro di impegnarsi in lunghe conversazioni, e in conversazione atte a concedersi reciprocamente occasione di soddisfare ogni possibile curiosità riguardo gli uni o l’altra, così come i rispettivi mondi.
Fu in tal maniera che Be’Wahr e M’Eu ebbero a scoprire che l’impegno da loro preso nei riguardi dei rossi avrebbe avuto a doversi intendere, più precisamente, destinato a tradurre nella loro realtà ben duecento e quarantotto figlie di Desmair, un numero decisamente inferiore rispetto alle decine di migliaia di ritornati che, involontariamente, Midda Bontor aveva riversato in quel di Kofreya, e, ciò non di meno, un numero comunque decisamente significativo, soprattutto a confronto con l’idea iniziale di avere a condurle tutte quante entro i confini di Kriarya: imporre, dall’oggi al domani, una schiera di duecento e quarantotto figure demoniache all’interno dei confini della città del peccato avrebbe avuto a doversi intendere qualcosa di decisamente complicato da dover gestire, tanto a livello politico, quanto a livello sociale, quant’anche e semplicemente a livello organizzativo e logistico. Ragione per la quale, obiettivamente, non poterono ovviare a preoccuparsi nel confronto con l’idea di quanto così promesso loro, in termini che non poterono mancare di trasparire anche sui loro volti e di apparire evidenti alla loro ancor unica interlocutrice...

« Immagino che non aveste propriamente previsto di dover gestire un simile esodo... » sorrise ella, proponendosi comprensiva nei loro confronti « Ma non abbiate timore: a differenza dei bianchi, noialtre siamo decisamente più civili. E sono certa che non vi saranno problemi a confrontarci con altri umani vostri pari. » sancì, dimostrando una certa stima, un’indubbia fiducia nei confronti dell’umanità, e di quell’umanità da lei conosciuta, sino a quel momento, soltanto nella loro minuscola rappresentanza.

E per quanto, ovviamente, sia a Be’Wahr, sia a M’Eu, quelle parole non poterono che risultare lusinghiere, entrambi non poterono ovviare a confrontarsi con la palese consapevolezza di quanto, nel loro mondo, e, soprattutto, in una città come Kriarya, la questione non avrebbe potuto essere banalizzata in quei termini. E in termini atti a immaginare una spontanea convivenza pacifica fra uomini e desmairiani. Al di là dell’autorità, e dell’autorevolezza, propria di Midda Bontor, anche e soprattutto entro i confini della medesima città del peccato, e di quella città in cui, ormai, oltre a essere Campionessa, era divenuta sostanzialmente regina.
Entrambi, dopotutto, avevano ben in mente le difficoltà che tanto Har-Lys’sha, quanto Lora Gron’d si erano ritrovate costrette ad affrontare all’inizio. E quelle difficoltà che, in effetti, non avrebbero avuto a doversi fraintendere già del tutto superate tanto dalla giovane ofidiana, quanto dalla conturbante feriniana ritornata. Ma se Lys’sh e Lora erano soltanto due, e due unicità poste sotto all’ala protettiva di Midda Bontor; duecento e quarantotto desmairiane improvvisamente riversate in città non avrebbero potuto che sconvolgere ogni equilibrio. Rischiando di suscitare reazioni avverse, e violente, da parte della cittadinanza stessa, e di una cittadinanza che, in quel di Kriarya, non avrebbe avuto a doversi dimenticare essere fondamentalmente composta da mercenari e assassini, ladri e prostitute.

« So che questo mio giudizio potrebbe apparire gratuitamente lusinghiero nei tuoi riguardi, Siggia, anche a confronto con il ben minimo tempo trascorso dal nostro primo incontro, e la ben minima conoscenza reciproca... » premesse allora M’Eu, in replica alle propositive parole della donna « Ma ti posso assicurare che, sin dal primo istante, e nei limiti di quanto intercorso sinora fra noi, guardandoti io non ho difficoltà a vedere una persona mio pari, meritevole di vedersi riconosciuto tutto il dovuto rispetto e tutta la più sacrosanta dignità del caso. » asserì, con un quieto sorriso verso di lei, sincero nello scandire quelle parole « Ciò non di meno, allo stesso modo in cui i figli di Desmair non sono tutti uguali fra loro, non devi credere che gli esseri umani lo siano. Ragione per la quale, non credo che in molti saranno facilmente disposti a confrontarsi con te, o con le tue sorelle, allo stesso modo in cui possiamo esserlo io o Be’Wahr... »

martedì 28 settembre 2021

3777

 

« Già... » esitò anche il biondo mercenario, volgendosi in direzione dell’amico, nel non riuscire a cogliere ove egli desiderasse andare a parare in quella maniera.
« Della stessa donna per cercare la quale siamo giunti sino a qui. E che, seppur ora scomparsa, certamente tornerà presto a far parte delle nostre vite... » dichiarò il figlio di Ebano, con ferma convinzione nella propria voce « Colei che sola saprà capire come gestire al meglio il vostro arrivo nel nostro mondo, per garantire tanto a voi, quanto a chiunque altro, la necessaria serenità. »
« Midda...?! » aggrottò la fronte Be’Wahr, incerto sul fatto che la loro amica avrebbe voluto vedersi imporre anche questa nuova rogna, soprattutto a confronto con tutte quelle che già, recentemente, non le erano mancate, anche da prima della ricomparsa in scena della Progenie della Fenice « ... ne sei sic... »

Ma la domanda che egli stava così tentando di compiere non riuscì a raggiungere la propria conclusione, ritrovandosi a essere repentinamente interrotta da una nuova reazione. E una reazione in diretta conseguenza al nome dell’amica che egli stesso aveva così scandito.
Una reazione, ora, da parte della stessa figlia di Desmair...

« ... Midda? » ripeté ella, quasi saltando in avanti a confronto con quel nome, tanta l’enfasi che la sorpresa di quel momento ebbe a imporle « State parlando di Midda Bontor...? L’Ultima Moglie...?!  »

Se nel balzo così compiuto da lei verso di loro, per un momento i due non avevano potuto ovviare a provare un certo, giustificabile, spavento, non potendo comunque ignorare chi ella fosse o, in effetti, cosa ella fosse, figura sino a quel momento offertasi loro amichevolmente ma che, certamente, non avrebbe potuto essere fraintesa qual priva della propria intrinseca pericolosità; a confronto con il tono della sua voce, e un tono a dir poco entusiastico, così come a confronto con l’espressione del suo viso, e un viso allor quantomai raggiante, impossibile sarebbe stato attribuirle intenzioni negative nei loro confronti. Anzi... ove fosse possibile, ella avrebbe avuto persino a dover essere considerata un’ammiratrice della Figlia di Marr’Mahew in misura persino maggiore rispetto a quanto non fossero essi stessi.

« ... ehm... sì...?! » deglutì M’Eu, ora quasi in imbarazzo, nel timore di aver appena scandito una proposta quantomai assurda.
« Voi conoscere veramente l’Ultima Moglie? L’unica donna a essere mai riuscita a competere con Desmair...?! » insistette ella, cercando esplicita conferma a tal riguardo.
« ... sì. » confermò quindi Be’Wahr, concedendosi un sorriso incerto « E’ una mia carissima amica da più di tre lustri, ormai... nonché una compagna d’arme eccezionale. »
« E per me è stata quasi una seconda madre... o, per lo meno, mi piace considerarla qual tale, benché, obiettivamente, non abbia avuto a impegnarsi particolarmente a tal riguardo. » annuì il figlio di Ebano.
« Ora capisco come mai voi due siate così... incredibili! » esclamò Siggia, guardandoli con occhi così sgranati che sembravano sul punto di poter cascare fuori dalle loro stesse orbite « Dannazione... Midda Bontor! Voi conoscete Midda Bontor! Voi siete compagni d’arme dell’Ultima Moglie! »
« Sia chiaro... nessuno di noi era con lei quando uccise Kah... » volle puntualizzare il biondo tranitha, nel timore che il giudizio di lei a loro riguardo potesse ritrovarsi a essere mal formulato, avendo a crescere più del dovuto e avendo, all’occorrenza, ad attribuire loro meriti non corrispondenti al vero « Quella è stata tutta farina del suo sacco, come si suol dire... »

La donna, a confronto con quell’ultima precisazione, si ammutolì di colpo e, per un istante, sembrò quasi trasformarsi in una statua, sfoggiando sul proprio volto un’espressione quantomai imperscrutabile, dietro la quale avrebbe potuto celarsi qualsiasi genere di emozione, dall’idolatria al disgusto, dall’ammirazione più smisurata, all’orrore più profondo.

« ... »

E se, ancora una volta, i due non ebbero a comprendere come potersi proporre innanzi a tutto ciò, incerti fra il considerare positiva o negativa quella reazione, e incerti fra il potersi permettere una qualsivoglia serenità interiore piuttosto che doversi premurare di avere timore di lei e in ciò prepararsi al conflitto; quando alla fine ella esplose in un alto grido, non poterono fare a meno di saltare all’indietro, decisamente sorpresi, per non dire spaventati, da tutto ciò. Ma, ancora una volta, quella reazione non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual avversa, quanto e piuttosto entusiastica... e di quell’entusiasmo che ci si sarebbe potuti attendere da una bambina posta a confronto con un meraviglioso dono inatteso.

« Non... ci... credo! » scandì parola per parola ella, con un sorriso tanto amplio da sembrare volersi aprire a raggiungere entrambe le orecchie « Volete davvero dirmi che Midda Bontor ha persino combattuto nella battaglia contro Kah e lo ha addirittura sconfitto...?! » domandò ella, osservandoli con or indubbia adorazione, e adorazione non rivolta a loro, quanto e piuttosto alla figura che loro, in quel momento, rappresentavano innanzi al suo sguardo... quella della Figlia di Marr’Mahew, dell’Ucciditrice di Dei, della Campionessa di Kriarya e di Lysiath.
« ... ehm... sì...?! » sembrò quasi ripetersi M’Eu, in una situazione che stava iniziando a risultare quasi grottesca nella propria ripetitività.
« Una donna umana che sconfigge un dio...?! » ripeté ancora Siggia, trasudando tutta l’ammirazione da lei chiaramente provata verso di lei « Ma quella donna è... un mito! » dichiarò, non trovando parole migliori per riuscire a descriverla, nell’incredibile esplosione di emozioni in quel momento presenti nel suo cuore nell’ascoltare quelle notizie, e quelle notizie che, dal punto di vista proprio dei due, avrebbero potuto essere considerate Storia, ma che, dal suo personalissimo punto di vista, non avrebbero potuto mancare di essere intese come un’incredibile e inimmaginabile novità « Cioè... a onor del vero, da queste parti lo era già... ma... diamine... lo diventerà ancora di più, non appena tutte le altre lo sapranno! »

Ecco, quindi, qualcosa che né Be’Wahr né M’Eu avrebbero mai potuto attendersi di incontrare in quel di quella realtà nella realtà: una vasta progenie di Desmair, divisa internamente in una lotta fratricida di genere, di cui, almeno metà della quale, avrebbe avuto a doversi intendere qual animata da tanto marcati sentimenti d’ammirazione per la donna altresì più odiata dal loro stesso, comune genitore, e quel genitore dal quale, ineluttabilmente, non avrebbero potuto ovviare a ereditare aspetto e poteri. E una vasta progenie di Desmair metà della quale, comunque, avrebbe avuto probabilmente quindi ad accompagnarli nel loro viaggio di ritorno a casa, e in un viaggio che, certamente, avrebbe avuto occasione di essere ricordato nei secoli a venire, fosse anche e soltanto per la natura dei protagonisti che lo avrebbero caratterizzato.
Ciò, ovviamente, sempre a patto di riuscire a definire un comune accordo a tal riguardo...

« E comunque sia... assolutamente d’accordo! » riprese voce Siggia, ancora sorridendo entusiasta.
« ... su cosa...?! » domandò disorientato Be’Wahr, per un istante già dimentico della proposta a lei rivolta dal suo compagno di ventura.
« A rispettare l’autorità dell’Ultima Moglie, ovviamente! » ribadì la figlia di Desmair, ancora una volta palesemente entusiasta a tal riguardo « E, a dirla tutta, l’avrei rispettata anche se non me lo aveste mai chiesto... » ammise poi, ammiccando giocosa verso di loro.