11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

giovedì 30 settembre 2021

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« Di cosa hai paura, M’Eu...? » domandò la donna, aggrottando appena la fronte nel non comprendere la ragione dietro a tanti dubbi da parte sua « Apprezzo la premura che percepisco alla base delle tue parole... ma non ne riesco a comprendere la ragione. »
« Che qualcuno possa ferirti... possa farti del male. » ammise egli, abbassando appena lo sguardo, con aria a metà fra il pensieroso e l’imbarazzato « E non intendo soltanto a livello fisico. »
« Sono nata nel disprezzo di mio padre. Poche ore dopo la mia venuta al mondo, mia madre è stata costretta ad abbandonarmi in una terra ostile a ogni possibilità di vita. E, praticamente dal giorno stesso della mia nascita, e per molti anni a seguire, ho continuato a morire in centinaia, migliaia di modi diversi, senza neppure comprendere cosa mi stesse accadendo né, soprattutto, perché. » sorrise ella, narrando tutto ciò con un tono simile a una dolce malinconia « Mi sono ritrovata obbligata a difendermi dalle violenze dei miei stessi fratellastri. A combattere una vera e propria guerra contro di loro per secoli. E, negli ultimi anni, mi sono ritrovata costretta a subire ogni forma di violenza, fisica e mentale, in maniera praticamente ininterrotta, salvo qualche fugace pausa concessami soltanto dalla morte. » riassunse la storia di un’esistenza tutt’altro che particolarmente benevola nei suoi confronti « Credi veramente che il pregiudizio di un umano, o la sua cattiveria, potrebbero farmi del male in misura peggiore rispetto a continuare a vivere in questa realtà...?! »

Difficile dire se la domanda desiderasse proporsi qual retorica o meno. Certamente, però, decisamente retorica avrebbe avuto a dover essere intesa nel confronto con la sola risposta che mai avrebbe potuto essere allora formulata a confronto con tutto ciò, e a confronto con un fato che, francamente, M’Eu non avrebbe augurato neppure al peggiore dei propri nemici, per così come, obiettivamente, ella non sembrava comunque destinata a essere.
E se già, pocanzi, egli non aveva potuto ovviare a provare un certo imbarazzo per quanto da lui stesso così suggerito, a confronto con quelle parole il figlio di Ebano non mancò di desiderare sprofondare nel terreno, soltanto per la vergogna nel confronto del timore per lei, da lui così espresso.

« Sei fratello di tua sorella... e conosci e frequenti quotidianamente persone come Midda, Duva e Lys’sh, ma anche Maddie e Rín. E malgrado tutto questo riesci ancora a commettere l’errore di credere che una donna possa avere necessità di protezione soltanto perché tale...?! » sorride divertito Be’Wahr, rimasto in silenzio a confronto con quel dialogo, fosse anche e soltanto per non correre il rischio di intervenire in maniera inopportuna « Su. Su. Vedrai che se la sapranno cavare molto meglio di quanto non potranno esserne capaci tutti coloro con i quali avranno a relazionarsi in futuro... » commentò, riconoscendo molto più sensato avere a preoccuparsi per la sorte degli umani con i quali sarebbero entrate a contatto in futuro, allorché il contrario, anche e solo in considerazione della loro sostanziale immortalità.

Che Siggia avrebbe saputo cavarsela ovunque e comunque, invero, avrebbe avuto già a dover essere inteso evidente a confronto con la semplicità con la quale stava lì dimostrando di sapersela cavare nei confronti di quell’ambiente ostile, e di quell’ambiente a confronto con il quale, sicuramente, tanto Be’Wahr quanto M’Eu, ormai, sarebbero già certamente morti senza di lei. Certo: per lei tutto ciò avrebbe avuto a doversi intendere “casa”, per quanto paradossale simile definizione avrebbe avuto a doversi vedere attribuita a un luogo del genere e per quanto, soprattutto, ella desiderasse cercare comprensibile occasione di allontanarsi da tutto ciò. Ma, al di là di questo, indubbie avrebbero avuto a doversi intendere le abilità della medesima, la quale, al di là della propria immortalità, non doveva evidentemente avere piacere a morire...

« Non che non sia mai morta di fame o di sete in questi secoli... » ammise, aggrottando appena la fronte, in risposta a una domanda non formulata, e pur intuibilmente dominante nelle menti dei propri compagni di viaggio « E, ve lo assicuro, non sono assolutamente morti piacevoli. Anzi. Fosse necessario redigere una classifica dei peggiori modi di morire, credo che rientrerebbero tranquillamente entro i primi cinque. » dichiarò, storcendo le labbra verso il basso « Per questa ragione, tutti noi abbiamo dovuto presto imparare ove trovare acqua e cibo, all’occorrenda. Con l’importante differenza di cui vi ho già parlato fra i rossi e i bianchi, nel merito delle preferenze alimentari... »

Ovviamente, di pari passo all’offerta di risposte e di spiegazioni nel merito del proprio mondo e della propria vita, da parte di Siggia non mancarono anche domande e dubbi nel merito del mondo e delle vite dei propri interlocutori, domande che, per lo più, finivano poi puntualmente a convergere in un modo o nell’altro su due argomenti principali: Midda Bontor, da un lato, e Desmair, dall’altro.
E per quanto né Be’Wahr né M’Eu avrebbero potuto offrirle dettagli puntuali, in particolare, nel merito della nuova vita del di lei padre, ella fu egualmente in grado di essere informata, da parte loro, nel merito del lungo periodo di convivenza dello spirito di Desmair nel corpo di Be’Sihl Ahvn-Qa, attuale compagno di vita di Midda Bontor; così come nel merito del fatto che, alla fine, per riuscire a liberare lo stesso Be’Sihl da tale incomoda presenza, la Figlia di Marr’Mahew aveva quindi deciso di concedere in sacrificio un nuovo corpo immortale al proprio mai amato sposo, e un nuovo corpo immortale, in tal maniera, sottratto ingiustamente al proprio legittimo proprietario; e così come, ancora, nel merito dell’attuale collocazione dello stesso Desmair, sperduto da qualche parte dell’infinito del cosmo, intento a giocare al signore della guerra, o qualcosa del genere, a una distanza sostanzialmente incolmabile dal loro pianeta.

« E così, alla fine, è proprio riuscito ad avercela vinta... » osservò, non priva di un certo disappunto, la figlia del medesimo, tutt’altro che soddisfatta dall’idea del padre in ottima salute e, soprattutto, impegnato a vivere la vita del sovrano da lui sempre ricercata in forza del proprio stesso sangue, su qualche non meglio precisato pianeta lontano « Avrei francamente preferito continuare a pensarlo morto. Ma, evidentemente, neppure gli dei gradiscono correre il rischio di ritrovarselo innanzi. »
« Sai come si dice, no?! » si strinse fra le spalle Be’Wahr, a minimizzare la cosa « L’erba cattiva non muore mai... »
« In verità è la prima volta che lo sento dire. » inarcò un sopracciglio ella, scandendo nuovamente, poi, quelle parole senza proferir tuttavia verbo, quasi a volerle assimilare « Come credo abbiate potuto constatare, l’erba non è propriamente un concetto noto da queste parti. Anzi... giusto per essere sicuri: di che colore è veramente?! Perché non sono rari i dibattiti sull’argomento, fra coloro che dicono di ricordarsi di aver sentito parlare di erba verde e coloro i quali, al contrario, sono convinti che l’erba sia rossa, come il cielo. »
« Ehm... » esitò allora il biondo, volgendo lo sguardo verso M’Eu e ritrovando, tuttavia, l’altro ben lontano dall’avere piacere di esprimersi, nel non voler aggiungere altre ragioni di imbarazzo a quelle già accumulate sino ad allora « Diciamo che chi sostiene che l’erba sia rossa come il cielo, purtroppo, commette due errori. Il cielo, infatti, è per lo più azzurro di giorno e blu scuro o nero di notte, tingendosi di giallo, arancione e rosso all’alba e al tramonto. E l’erba, per la precisione, è proprio verde. »
« Dannazione...! » protestò la donna, con nuovo, chiaro, disappunto « Anche io avevo scommesso in favore del rosso. » ammise pertanto, a esplicitare il motivo di quella propria palese contrarietà « Ma quindi è vero che nel vostro mondo avete l’occasione di assistere all’alternanza frenetica di giorni e di notti...?! » insistette, incuriosita da tale argomento.
« Non direi “frenetica”... però sì. » annuì Be’Wahr, con un quieto sorriso « E la durata del giorno dipende dall’alternanza delle stagioni, nel mentre in cui le stesse stagioni dipendono a loro volta dalla propria posizione nel mondo... »

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