11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022
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sabato 21 novembre 2020

3467

 

Fu così che Korl Jenn’gs e Lora Gron’d lasciarono Nuova Korrynia, dopo essere stati la principale, se non l’unica, ragione per cui essa venne fondata.
E fu così che Korl Jenn’gs e Lora Gron’d lasciarono Nuova Korrynia nella maniera più improbabile possibile, in misura tale per cui, se soltanto qualche mese prima avessero loro suggerito simile eventualità si sarebbero probabilmente messi a ridere divertiti se non, addirittura, scandalizzati da simile prospettiva: al seguito della loro assassina, al seguito di Midda Namile Bontor.

Midda Namile Bontor era, e sempre sarebbe rimasta, la donna che li aveva uccisi. Ciò era avvenuto in un momento imprecisato di una mai meglio chiarita epoca passata in quel della città di Thermora, nel quarto pianeta del sistema binario di Fodrair, quand’essi erano impiegati all’interno della sicurezza della sede locale della Loor’Nos-Kahn.
In quell’epoca essi non avevano idea di qual genere di esperimenti e traffici illegali e, soprattutto, immorali, stesse conducendo la Loor’Nos-Kahn nella stessa Thermora, a discapito di poveri bambini innocenti. Per loro quello era soltanto un lavoro, e un lavoro che avevano accolto con quieto entusiasmo non qual prospettiva di vita futura, quanto e piuttosto come occasione per conquistarsi una qualche migliore occasione di vita futura. E quanto certamente non avrebbero potuto immaginare sarebbe stato che quel lavoro, per loro, avrebbe sol rappresentato la prematura fine delle proprie vite e la prematura fine delle proprie vite nel giorno in cui, sciaguratamente, ebbero a incrociare il cammino di Midda Namile Bontor.
Midda Namile Bontor era, e sempre sarebbe rimasta, la donna che li aveva uccisi. E nulla avrebbe potuto cambiare simile dato di fatto.
Ciò non di meno, per ragioni a loro ignote, la loro esistenza non era terminata con la prematura conclusione della loro vita. E attraverso dinamiche che forse mai sarebbero state chiarite, essi si erano ritrovati, improvvisamente e inaspettatamente, a riprendere coscienza di sé e del mondo a sé circostante in quel mondo. E in quel mondo così primitivo, così alieno, così estraneo a tutto ciò che avrebbero mai potuto immaginare possibile.
In effetti, non fossero stati nuovamente posti a confronto con la loro assassina, essi avrebbero potuto anche presumere che tutto ciò avesse a doversi intendere qual l’Aldilà. Un bizzarro Aldilà, ben lontano da qualsiasi immagine mentale si sarebbero mai potuti riservare a tal riguardo. E pur un Aldilà. Del resto, la loro stessa condizione di immortali avrebbe avuto a riservarsi una qualche ragion d’essere nel confronto con l’idea di un Aldilà. Ma quanto non avrebbe mai potuto avere ragion d’essere sarebbe stata la presenza della loro assassina, e della loro assassina nelle vesti di donna mortale, al pari di molti altri uomini e donne lì autoctoni, nativi di quel mondo, e di un mondo nel quale, chiaramente, estranei avrebbero avuto a doversi intendere proprio loro.
Quello non era quindi l’Aldilà. Ed escludendo l’eventualità che fosse l’Aldilà, l’unica considerazione, pur paradossale, che avrebbero potuto riservarsi l’opportunità di compiere sarebbe stata quella che, malgrado la propria morte, la loro esistenza stesse andando avanti. Quasi, in fondo, la morte avesse a doversi intendere qual un temporaneo imprevisto nel proprio personale cammino.
In questo, quindi, per quanto Midda Namile Bontor fosse, e sempre sarebbe rimasta, la donna che li aveva uccisi; avere a incancrenirsi stolidamente attorno a quell’idea, a quel pensiero, non avrebbe potuto che nuocere loro. E così eccoli lì, al seguito della loro assassina, improvvisamente eletta a loro, improbabile, alleata. Una socia in affari, quasi.

Lasciare Nuova Korrynia, per Korl Jenn’gs e Lora Gron’d fu, invero, più emotivamente complesso di quanto non avrebbero potuto immaginare sarebbe stato.
Quella cittadina, sotto un certo punto di vista, era quasi una loro figlia, un frutto del loro talento, del loro impegno creativo, e della loro volontà di contribuire in maniera positiva e propositiva all’interno di quel mondo. E, probabilmente, se soltanto avessero voluto, avrebbero potuto vivere lì per sempre, e nel loro caso non sarebbe stato soltanto un modo retorico di esprimersi, come i patriarchi di quella nuova concezione del mondo, e di un mondo che avrebbero potuto plasmare senza problemi secondo i propri capricci.
Lasciare Nuova Korrynia, in effetti, avrebbe rappresentato non soltanto lasciare tutto ciò, ma anche lasciare quella sicurezza psicologica di accettazione che ormai li contraddistingueva. Perché per quanto nessuno, in città, fosse consapevole della loro reale natura, oramai da tempo non erano più considerati stranieri entro quei confini e la loro opinione, le loro idee, non soltanto erano ben accette, ma addirittura richieste, invocate, ricercate.
Ma era giunto il momento di andare oltre a Nuova Korrynia. Oltre i limiti di quel piccolo esperimento personale, non cercato e non pianificato, per provare a iniziare a fare sul serio. E a iniziare a fare sul serio per così come avrebbero forse avuto la possibilità di compiere in quel di Kriarya, della grande e famigerata città del peccato.

Ovviamente, ed entrambi ne erano perfettamente consapevoli, non sarebbe stato semplice ricominciare tutto da capo.
Quasi come giocatori di squadra amatoriale desiderosa di esordire in un campionato professionistico, Korl Jenn’gs e Lora Gron’d si sarebbero allor avventurati a confronto con dinamiche nuove ed estranee a quanto avrebbero mai potuto immaginare esistente, con un livello di difficoltà sicuramente maggiore e, soprattutto, con maggiori possibilità di fallire, in quella che, forse, non avrebbe neppure potuto essere realmente qualcosa per cui avrebbero avuto a potersi intendere psicologicamente pronti.
Ma proprio come giocatori di una squadra amatoriale desiderosa di esordire in un campionato professionistico, Korl Jenn’gs e Lora Gron’d erano pronti a sopperire alle proprie carenze atletiche con un maggiore entusiasmo, e con l’entusiasmo proprio di chi, in fondo, desideroso non soltanto di divertirsi entro i confini della propria zona di conforto emotivo, ma anche di osare qualcosa di più. Dopotutto erano entrambi già morti, erano pressoché immortali e, in ciò, sarebbero stati forse costretti a trascorrere l’eternità in quel mondo: tanto valeva, quindi, cercare di vivere nella maniera più intensa possibile ogni occasione loro concessa... o, in caso contrario, non sarebbero stati diversi da quelle immote bambole prive di volontà che, alcuni mesi prima, Nissa Bontor aveva schierato all’esterno delle mura di Lysiath, lasciandoli lì per ore, giorni addirittura, in immobile e indifferente attesa di un ordine, di un comando, senza che lo scorrere del tempo potesse avere minimamente a influenzarli, né nel bene, né nel male.
Non sarebbe stato semplice ricominciare tutto da capo. Ma sia Korl Jenn’gs, sia Lora Gron’d erano pronti a farlo. E non erano soltanto pronti a farlo. Ma volevano farlo. E lo volevano al punto tale, quindi, da accettare quello che avrebbe potuto essere considerato un terrificante compromesso ma che, in fondo, sarebbe stato semplicemente il fondamento dell’inizio di un nuovo capitolo in quel secondo, e inatteso, volume della saga delle proprie esistenze: l’alleanza con la loro assassina.

Un’alleanza così inconsueta, per non dire innaturale, che evidentemente non avrebbe potuto ovviare a risultare tale anche innanzi al giudizio della stessa Midda Namile Bontor.
La quale, la prima sera in cui ebbero ad accamparsi dopo essere partiti da Nuova Korrynia, non mancò di rivolgere loro una domanda diretta a tal riguardo...

« Non vi pare strano tutto questo...? » questionò, aggrottando appena la fronte « Cioè... non per tirarmi la proverbiale zappa sul piede da sola, ma... credo che non vi siate dimenticati quanto io sia stata colei che vi ha ucciso. » sottolineò, a dimostrazione di quanto anch’ella non avesse obliato a tale dettaglio tutt’altro che insignificante « Siete certi, quindi, che vi possa andar bene... andare oltre? »

La questione, in sé, avrebbe dovuto essere intesa pressoché retorica, laddove, in fondo, ormai i giuochi erano fatti, il viaggio aveva avuto inizio e, a meno di non voler improvvisamente fare marcia indietro, difficilmente avrebbe potuto essere espressa una qualche perplessità a tal riguardo.
Ciò non di meno, Korl non poté che apprezzare l’onestà intellettuale con la quale la Figlia di Marr’Mahew volle affrontare la questione... e la volle affrontare in un momento in cui, oltretutto, avrebbe potuto anche essere considerata in una spiacevole minoranza. Dopotutto, soli nelle pianure di Kofreya, loro erano due ritornati contro tre donne mortali: tre donne sicuramente non comuni, certamente temibili avversarie, e, ciò non di meno, tre donne mortali che, a meno di non possedere allora un cannone al plasma, così come non avevano dato evidenza di star conducendo seco, non avrebbero mai potuto nulla a loro reale discapito.

« Non dico che sia semplice... o naturale. » ammise quindi egli, per tutta replica « Ma nel considerare quanto, per l’appunto, siamo morti, andare oltre è obiettivamente l’unica cosa che ci può permettere di vivere serenamente la nostra esistenza. »
« Mmm...? » domandò Lys’sh, incuriosita da quelle parole.
« Cosa accomuna tutte le storie di spettri? » domandò quindi Korl, scuotendo appena il capo « L’incapacità per lo spirito del defunto di andare oltre, superando l’idea della propria morte e cercando di trovare un senso nella propria nuova condizione d’esistenza. » analizzò, con voce quieta e pacata, in quella che era una riflessione tutt’altro che improvvisata da parte sua, avendo già avuto molte occasioni di confrontarsi a tal riguardo con Lora « Quindi... o ci dimostriamo pronti ad andare oltre, o tutto quello che ci può attendere è la vita dannata di uno spettro, legato a un mondo che ormai non gli appartiene più, a una vita che non è più propria, e a una visione viziata di tutto ciò che lo circonda. »

Un momento di silenzio non poté che seguire quelle parole, nel mentre in cui le tre sorelle d’armi ebbero a concedersi un’opportunità di riflessione attorno alle stesse.

« Per maggiori informazioni, si prega di consultare la mia gemella... » ironizzò alfine Midda, con un lieve sospiro, non riuscendo a concepire un esempio migliore a tal riguardo.
« Già! » esclamò allora Lora, incuriosita da quell’accenno « Avete poi scoperto che fine ha fatto...?! »

venerdì 20 novembre 2020

3466

 

« Abbastanza... » aggrottò la fronte Korl, per tutta replica « Noi ritornati non siamo propriamente un’associazione. E se anche la fossimo, saremmo una di quelle associazioni così ampie da non consentirci neppure di immaginare l’effettivo numero totale degli iscritti. » commentò, scuotendo il capo « Mi dispiace. » soggiunse poi, non desiderando rischiare di apparire eccessivamente ironico con quella propria ultima uscita, con la quale aveva soltanto cercato di cavalcare i toni già resi propri dall’interlocutrice.

Se Midda e le sue compagne si erano sospinte sino a lì animate dalla speranza di avere a riservarsi occasione di chiarezza nel merito del mistero di quelle armi, purtroppo, tale viaggio avrebbe avuto quindi a doversi intendere il proverbiale buco nell’acqua, dal momento che né Korl, né Lora avrebbero potuto essere loro di qualsivoglia aiuto. Ma se ciò ebbe a scontentare le medesime, nessuna fra loro ebbe a palesarlo, probabilmente già più che sicure di quanto, effettivamente, non sarebbe stato così semplice venire a capo di quel non banale interrogativo.
Quanto, tuttavia, la mente di Korl non poté ovviare di constatare, fu l’evidenza di un particolare tutt’altro che fine a se stesso: il fatto che, fra tutti i ritornati a cui avrebbero potuto appellarsi, quelle tre donne avessero deciso di provare a rivolgersi proprio a loro due. Improbabile, dopotutto, sarebbe stato ipotizzare che, in Kriarya o nei dintorni della stessa, non fossero stati smistati altri ritornati loro pari, del gruppo di coloro un tempo estranei a quel mondo e alle sue primitive regole. Anzi. Nel ben considerare il loro numero, e il loro numero tutt’altro che banale, facile sarebbe stato ipotizzare come pressoché in ogni villaggio di tutta Kofreya, e probabilmente non solo, fossero stati smistati il loro “simili”, se così si fossero voluti apostrofare, a distribuire il più possibile la presenza degli stessi sul territorio, massimizzandone le speranze di integrazione e, parimenti, minimizzandone quelle di ghettizzazione, volontaria o coatta che potesse essere. Se pur vero, quindi, che quelle tre potevano aver fatto tanta strada per giungere fino a Nuova Korrynia in conseguenza a tutti gli sforzi da loro due compiuti in quel luogo per il progresso del medesimo, non escludendo a prescindere l’eventualità di un loro coinvolgimento; tutt’altro che improbabile avrebbe avuto comunque a poter essere inteso un qualche senso di fiducia dalle stesse provato a lor riguardo. Un senso di fiducia utile a giustificare l’essersi rivolti proprio a loro, fra le centinaia, se non migliaia, di alternative possibili.
E per quanto l’ultima cosa che mai avrebbe potuto prevedere di fare sarebbe stata avere a volersi schierare in favore della propria assassina, e di quella donna che, se pur magari non avrebbe odiato, certamente non si sarebbe neppure spinto ad apprezzare; Korl Jenn’gs ebbe lì a maturare rapidamente un pensiero, una decisione, abbracciandola con forse eccessiva spontaneità, e rendendola propria con tanta convinzione da avere subito a volersi esprimere a tal riguardo, prima che, se pur in maniera decisamente improbabile essendo appena arrivate, le tre potessero decidere di girarsi e andarsene per la propria strada...

« Vi aiuteremo. » dichiarò, annuendo con ferma convinzione, quasi in risposta a un interrogativo esplicitamente espresso a tal riguardo, e un interrogativo che, tuttavia, non era mai stato scandito da alcuno sino a quel momento.
« Eh...?! » domandò Lora, decisamente colta in contropiede da quell’annuncio, e da quell’annuncio l’eventualità del quale, evidentemente, non aveva preso in esame.
« Eh...?! » le fecero eco, o forse accompagnamento, anche Duva e Lys’sh, non attendendosi ovviamente una simile reazione da parte del loro interlocutore né, tantomeno, avendo preso in esame una simile opportunità prima di allora.

La sola a non esprimersi in maniera tanto spontanea e immediata ebbe allora a essere la stessa Figlia di Marr’Mahew, la quale, a differenza delle proprie sorelle, e della feriniana, volle mantenere una certa neutralità emotiva a confronto con quell’annuncio, quasi, in fondo, egli non avesse detto nulla di strano.
Addirittura dimostrando quel suo consueto approccio pragmatico alla realtà, Midda Bontor non soltanto ovviò a dimostrare stupore o disorientamento a confronto con quelle parole, ma, al contrario, ebbe addirittura a contestarle, richiedendo da parte sua un ulteriore precisazione nel merito delle proprie intenzioni...

« In che maniera...? » domandò ella, accennando un nuovo, e sempre quieto, sorriso nei suoi riguardi, per poi soggiungere, a scanso di qualunque possibilità di fraintendimento del senso della propria questione « In che maniera pensi che potreste aiutarci...? In fondo hai appena dichiarato di non avere la benché minima idea nel merito di chi possa aver fatto qualcosa del genere... »

Fu allora che Lora comprese. E comprese il perché di quell’intervento da parte del proprio amico e amato, dandosi della sciocca per averci messo un istante di troppo a capirlo.
Perché egli, chiaramente, non aveva scordato il proprio intento iniziale, e quell’intento nel seguire il quale aveva deciso di rivoluzionare la vita della piccola Korrynia. Tuttavia, e per così come riconosciuto sin dall’inizio, per quanto gli sforzi compiuti lì a Nuova Korrynia avrebbero avuto a riservare loro un certo palcoscenico utile a farsi conoscere, e, in ciò, a riservare loro un’occasione migliore; Nuova Korrynia non avrebbe mai avuto a poter essere fraintesa qual l’obiettivo finale dello stesso Korl, nella sua ricerca di persone utili a garantirgli l’occasione di far realmente progredire quel mondo, e di farlo progredire ben più in là di quanto allor utile per creare un motore a vapore o un rudimentale telefono.
E in quel preciso istante, in quell’esatto frangente, la loro stessa assassina, la responsabile principale per tutto ciò che era loro accaduto, laddove se ella non li avesse uccisi, nulla di tutto ciò sarebbe mai stato tale, si era appena presentata offrendo loro l’occasione perfetta per garantire un primo, importante salto di qualità. E un salto di qualità come quello utile a passare da un piccolo villaggio di provincia a una capitale, e a una capitale tanto particolare come la stessa città del peccato, Kriarya.
Che Korl potesse allor avere in mente una qualche effettiva possibilità di aiuto alla donna guerriero e alle sue amiche nella loro impresa, avrebbe avuto persino a doversi intendere un particolare secondario, e un particolare allor sol utile per replicare in maniera adeguata all’interrogativo della medesima. Quanto, di certo, egli non avrebbe allor mancato di cogliere, sarebbe stata quell’occasione di trasferirsi in un nuovo ambiente, e in un ambiente nel quale sarebbe stato loro assicurato non soltanto maggiore possibilità d’azione, ma anche di contatti, e di contatti con altri ritornati loro pari, con i quali poter sperare di cooperare nella realizzazione di quell’assurdo proposito volto alla riconquista dell’infinito siderale.

« E’ vero. » confermò quindi il giovane, all’indirizzo dell’interlocutrice « Non abbiamo la benché minima idea di chi possa aver realizzato una simile arma. Ma, comunque, appare evidente che il mondo attorno a noi sta cambiando e sta cambiando, se non per il nostro operato, per l’intervento di terzi a noi sconosciuti, e pur, palesemente, animati da pessime intenzioni. » evidenziò, proseguendo nella propria personalissima arringa « E’ un cambiamento già in atto, in termini palesemente meno affascinanti di quanto possiamo aver tentato di realizzare qui a Korrynia. Ed è un cambiamento che, ora, potente subire... oppure potete decidere di cavalcare. » sancì, con risoluta fermezza « E se deciderete di cavalcarlo, credo proprio che due persone come noi vi potranno essere d’aiuto, visto e considerato quanto abbiamo realizzato qui a Nuova Korrynia sino a oggi. »

Un discorso assolutamente razionale, quello che egli aveva deciso di offrire in risposta al pragmatismo della propria controparte, che non avrebbe potuto che essere apprezzato dalla medesima. E che, in effetti, venne apprezzato dalla stessa, nel riconoscerne il giusto merito, fosse anche e soltanto per la lucidità dell’analisi così da lui compiuta.

giovedì 19 novembre 2020

3465

 

« No. » escluse la donna guerriero, accennando un quieto sorriso « Non lo credo. » ribadì, a scanso di ogni possibilità di fraintendimento « Ciò non di meno, credo che concorderete con me come questo deve essere frutto dell’opera di un ritornato come voi, alieno a questo mondo. »

Volendo essere gratuitamente polemici, Korl e Lora avrebbero potuto obiettare a quelle ultime parole domandando in maniera piccata se, per caso, ella desiderasse imputare a loro discapito la colpa di qualcun altro, magari decidendo di ucciderli nuovamente per il solo fatto di essere, per l’appunto, dei ritornati.
Ciò non di meno, in quel frangente, né Korl né Lora avrebbero potuto riservarsi ragione alcuna per essere gratuitamente polemici nei riguardi della donna guerriero. E, anzi, avrebbe avuto a dover essere inteso loro interesse assicurarsi che quel clima di serena collaborazione fra loro potesse trovare occasione di divenire qualcosa di consueto fra loro, non desiderando arrivare a immaginarsi grandi amici della loro assassina e, ciò non di meno, neppur necessariamente nemici. Anche perché, dopotutto, quanto interessava loro avrebbe avuto a dover essere riconosciuto in un’occasione di quieto vivere, e un quieto vivere del quale ella avrebbe potuto essere fautrice oppure oppositrice... ma che, ovviamente, essi speravano avesse a volersi riconoscere, per l’appunto, fautrice.
Così, allorché sollevare facili polemiche a confronto con quell’affermazione, essi si limitarono allora ad annuire. E, dopo un breve istante di silenzio, Korl si riservò addirittura occasione di prendere parola, esprimendosi in totale solidarietà con la loro interlocutrice.

« Assolutamente d’accordo. » confermò egli, annuendo con convinzione a quelle parole « Anzi... nel considerare l’eleganza di questo prodotto, non credo neppure che abbia a doversi fraintendere privo di arte o di parte nostro pari. » commentò, nel dover riconoscere quanto, effettivamente, quell’arma fosse decisamente di una classe superiore a quanto mai egli potesse essere stato in grado di progettare, nel proprio approccio purtroppo elementare alla materia « Cioè... senza nulla togliere ai risultati che siamo riusciti a conseguire finora, abbiamo avuto più fortuna che abilità nel riuscire a reinventare le basi del progresso industriale, approcciando a tutto ciò che abbiamo fatto con l’ingenua inconsapevolezza di un bambino desideroso di fare bella figura a una fiera delle scienze. » dichiarò, in un paragone tutt’altro che gratuito, nello spingere la propria memoria agli anni della sua infanzia, e a tutte le fiere delle scienze a cui aveva ben volentieri partecipato all’epoca « Chi ha disegnato quest’arma, invece, era perfettamente consapevole di come dover gestire il suo meccanismo... che per quanto semplice possa essere, comunque, può riservare pericolose insidie ove affrontato senza una certa cognizione di causa. »
« Poco ma sicuro. » concordò Duva, annuendo a quelle parole « Anche fabbricare i proiettili non è qualcosa di banale, nel considerare quanto, un semplice errore, potrebbe portare a perdere una mano, laddove il proiettile esplodesse malamente o laddove il revolver si inceppasse nel modo sbagliato... » osservò, dimostrando di aver già riflettuto a tal riguardo e, probabilmente, di aver già condiviso anche simili riflessioni con le proprie sorelle « Malgrado il mio passato militare, e la mia dimestichezza con le armi, francamente non avrei la benché minima idea di dove iniziare a progettare qualcosa di così primitivo. »
« Perché invece a progettare un cannone al plasma saresti capace... vero?! » ironizzò la Figlia di Marr’Mahew, aggrottando la fronte a quelle parole, ammiccando poi verso di lei con fare scherzosamente complice.

Duva non le rispose, limitandosi, in un gesto probabilmente troppo infantile per la sua decisamente matura età, a mostrarle la lingua.
E se Midda ridacchiò ancora a confronto con tutto ciò, Korl sembrò desideroso di ritornare ad affrontare il discorso principale, non concedendo spazio a facezie di sorta.

« Credo che colui o colei che state cercando sia un esperto nelle armi d’epoca... » osservò egli, riportando tutti metaforicamente in carreggiata « Per quanto possa apparire strano definire arma d’epoca qualcosa che, in questo mondo, ha a doversi comunque riconoscere qual straordinariamente avanzato. »
« Anche troppo avanzato... » annuì Lys’sh, piegando gli angoli della bocca e tendendo le mani ad accogliere nuovamente la pistola, nel richiederne, in tal maniera, la restituzione « Fate conto che è stato sufficiente un solo proiettile a mettere a repentaglio la vita di due dei lord più importanti di tutta Kriarya, rischiando di alterare irrimediabilmente gli equilibri interni della città del peccato. » spiegò, aggiungendo un piccolo dettaglio prima non riportato nell’introduzione a quell’arma « Potete immaginare da soli quanto danno potrebbe fare un piccolo esercito di uomini equipaggiati con armi come questa, laddove decidessero di impiegarle per conquistare potere... »

Korl Jenn’gs e Lora Gron’d non conoscevano Kriarya, la città del peccato, se non di fama.
Sapevano, ovviamente, essere la città adottiva della loro assassina, la quale, dopotutto, non avrebbero potuto che immaginare perfettamente integrata all’interno di una capitale popolata quasi integralmente da ladri e assassini, mercenari e prostitute, e sapevano essere considerata, all’interno di Kofreya, in termini estremamente critici, non avendo neppure un reale feudatario effettivamente riconosciuto dalla famiglia reale kofreyota, là dove, altresì, era mantenuta da un sistema oligarchico di potere frazionato fra un certo numero di signori, i lord della città, tali per meriti di sangue, ma non per il sangue ereditato dai propri antenati, quanto e piuttosto perché conquistatisi tale potere nel sangue dei propri avversari, e di coloro che avevano dovuto affrontare e sconfiggere per assurgere alla propria posizione di potere.
Sapevano, inoltre, che per quanto sarebbe potuto apparire strano, Midda Bontor non ricopriva un vero e proprio ruolo di dominio politico all’interno della città, sebbene, in passato, fosse stata riconosciuta qual Campionessa di Kriarya e, in ciò, avesse avuto per un breve periodo il controllo assoluto di tutta la capitale, nella necessità di difenderla da una terrificante minaccia esterna. Evento, in fondo, non dissimile da quello più recentemente occorso anche a Lysiath, e nel corso del quale proprio loro due facevano parte della terrificante minaccia esterna alla città.
Altro, tuttavia, essi non sapevano. E, in questo, non avrebbero potuto immaginare quanto, fra i due signori coinvolti nell’attentato, avesse allora a doversi riconoscere anche un certo lord Brote, uno dei più cari e vecchi amici della stessa Ucciditrice di Dei, oltre che il suo storico mecenate, artefice, a modo proprio, della straordinaria fama di quell’avventuriera mercenaria, in quanto, comunque, colui che nel corso del tempo l’aveva spronata a compiere le proprie imprese. E se anche, ormai, erano anni che Brote non poteva più fare affidamento alla straordinaria Midda Bontor per le proprie necessità, il rapporto fra i due non era minimamente mutato, in termini tali per cui mai l’ex-mercenaria avrebbe potuto perdonare qualcuno colpevole di aver attentato alla vita del proprio ex-mecenate.

« Colui che era in possesso di queste pistole non vi ha detto nulla...? » domandò, quindi, con una certa innocente ingenuità Lora, aggrottando appena la fronte per cercare di comprendere perché non avessero iniziato dall’approccio più semplice al problema.
« Diciamo che non ne ha avuto la possibilità... » minimizzò Duva, non desiderando che Midda avesse a doversi rimproverare nuovamente per essere ricorsa, ancora una volta, all’omicidio come risoluzione dei propri conflitti, in una scelta che, purtroppo, anche in quell’occasione era stata quantomai affrettata, avendo loro negato, per l’appunto, la possibilità di comprendere qualcosa di più nel merito dell’origine di quelle rivoltelle « E comunque, sciocco a chiedersi, non avete idea di chi potrebbe essere stato in grado di realizzare una simile arma...?! » insistette, in un azzardo improbabile, laddove assurdo sarebbe stato che proprio loro potessero avere la risposta giusta a quel tanto generico interrogativo.

mercoledì 18 novembre 2020

3464

 

« Lo scorso mese, abbiamo fermato un tizio a Kriarya... con addosso una di queste. » annunciò la donna guerriero, facendo cenno ai due, con la mano mancina, in carne e ossa, di aver ad accogliere l’offerta loro tesa dall’amica.

In ubbidienza a tale invito, fu quindi Korl ad accogliere il pacchettino. E quanto immediatamente ebbe a notare fu il peso del medesimo, utile a classificarlo qual un utensile di metallo e di un metallo decisamente pesante, probabilmente ferro.
Per un istante, nel momento in cui Lys’sh aveva estratto quel fagotto dalla propria borsa, una parte della sua mente aveva ipotizzato potesse trattarsi di un’arma e, magari, di un’arma destinata a loro discapito. E soltanto nel momento in cui, per l’appunto, quel fagotto era emerso da lì, offrendosi in maniera quasi povera alla loro attenzione, egli aveva escluso la correttezza della propria prima, e più superficiale, intuizione, comprendendo che, qualunque cosa essa fosse, di certo non avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un arma: decisamente improbabile, per non dire impossibile, sarebbe infatti e altresì stata quella stessa offerta al loro indirizzo da parte di colei che, dopotutto, per prima si era preoccupata che nessuna arma avesse a essere più maneggiata da un ritornato, nell’eccessivo grado di pericolo che ciò avrebbe potuto altresì rappresentare per qualunque essere vivente.
Non privo di una certa curiosità, quindi, egli ebbe a iniziare a svolgere il lurido panno nel quale era avvolto quel pesante oggetto metallico. E soltanto nel momento in cui esso ebbe a comparire fra le pieghe di quella stoffa, egli non poté che maturare consapevolezza di quanto, in fondo, la propria prima intuitiva analisi non fosse poi stata così erronea...

« Ma che... » esitò egli, estraendo l’arma dal fagotto senza impugnarla, ma osservandola con attenzione, in un misto di sorpresa e curiosità.
« ... oh... » commentò accanto a lui Lora, osservando anch’ella il contenuto del fagotto e non potendo, a propria volta, ovviare a sorprendersi per lo stesso.
« Eh già... » annuì Lys’sh, accennando un lieve sorriso a confronto con la coppia a cui aveva consegnato quel tanto particolare carico.

Che quella fosse un’arma, né Korl Jenn’gs, né Lora Gron’d, poterono riservarsi dubbio alcuno. Una pistola, nella fattispecie.
Ma che quella fosse un’arma con la quale avrebbero potuto vantare un qualunque genere di confidenza pregressa... beh... quello avrebbe avuto a dover essere inteso un altro paio di maniche. Perché forse una volta avevano veduto qualcosa di simile in un museo, o comunque in un ambiente affine, qual esempio di arma risalente a prima della scoperta dell’idrargirio e, con essa, della facilità a produrre armi energetiche, laser o al plasma, indubbiamente più comode e pratiche rispetto a qualcosa come quello.
Quella che avevano fra le mani era una pistola. Una pistola metallica, priva di tecnologia di sorta e, in effetti, in tutto e per tutto meccanica, frutto evidente di un’attenta lavorazione, e della lavorazione di qualcuno ben consapevole di come avere a progettare un’arma a tamburo girevole, comunemente definita...

« ... revolver! » osservò Korl, incerto nel merito che nella lingua kofreyota esistesse già una parola con significato equivalente a quella e, ciò non di meno, certo di quanto le proprie interlocutrici comunque l’avrebbero inteso, condividendo con lui un eguale bagaglio culturale, soprattutto a livello lessicale « E’ un revolver... »
« Già. » confermò Duva, con un sorriso tirato, non dissimile a quello nel quale si era appena impegnata anche la propria sorellina ofidiana « Un genere di arma che, a quanto pare, in questo mondo nessuno aveva mai veduto prima. »
« L’uomo che abbiamo fermato ne possedeva addirittura due. » sottolineò Midda, scuotendo appena il capo con aria necessariamente critica nel merito di quella non piacevole sorpresa « E pare che non siano dei modelli unici... »

Fu allora che Korl e Lora ebbero a comprendere il motivo della visita della loro assassina.
Ma ancora prima di impegnarsi in una qualche difesa di sorta, essi preferirono avere a permettere che ella formulasse per intero il proprio prevedibile interrogativo.

« Spero che mi vorrete perdonare la domanda... » dichiarò quindi ella, nel preferire non tergiversare ulteriormente attorno a quella questione « Ma fa forse parte delle vostre invenzioni d’annata? »
« Assolutamente no. » negò fermamente Lora, scuotendo il capo e facendo atto di respingere quell’arma, ad allontanare fisicamente, oltre che psicologicamente, anche soltanto l’ipotesi di quell’idea « Abbiamo sempre rispettato i termini del nostro accordo. E non abbiamo mai messo mano a delle armi... figurarsi, quindi, produrne delle nuove. » scosse il capo la feriniana, esprimendosi in assoluta sincerità.
« Non desideriamo grane. » intervenne Korl, insistendo a tal riguardo « Quello che abbiamo fatto qui a Nuova Korrynia è stato soltanto per il benessere di tutti... chiedete a chiunque, se non vi basta la nostra parola. » le invitò, non avendo nulla da nascondere a tal riguardo « Oltretutto, quale vantaggio potremmo mai ricavare da costruire armi da fuoco...?! »
« Brama di ricchezza...?! » domandò Midda, stringendosi appena fra le spalle « Per un’arma del genere, sono certa che si sarebbe disposti a pagare molto bene. E i soldi, per qualcuno, non sono mai abbastanza. » commentò, con fare quietamente disilluso a confronto con tutto ciò.

Ovviamente Midda Bontor avrebbe avuto a dover essere intesa la prima a non credere a una simile ipotesi in riferimento a quella strana coppia, nel merito della quale, sino ad allora, non aveva mai avuto ragione di sollevare lamentela alcuna.
In effetti, al di là di ogni possibile e giustificabile timore da parte di Korl o di Lora, la Figlia di Marr’Mahew provava quasi un senso di vergogna nei loro riguardi, e un senso di vergogna derivante da un dettaglio ignorato dai due, così come da qualunque altro ritornato: verso tutti loro, purtroppo, ella non avrebbe avuto a doversi riconoscere soltanto debitrice della loro vita, in quanto loro assassina; ma anche, e forse peggio, del loro ritorno in quella condizione di non morte, giacché se tutti loro esistevano, ed esistevano lì, in quel mondo, in quel momento, ciò avrebbe avuto a doversi intendere sol conseguenza del fatto che ella aveva involontariamente e inconsciamente utilizzato i poteri della Portatrice di Luce per rigenerarli.
Di tal dettaglio, e di tal dettaglio tutt’altro che trascurabile, allora, avrebbero avuto a dover essere considerati consapevoli soltanto pochi intimi, laddove troppa incontrollabile confusione avrebbe potuto diffondersi nel momento in cui tale verità fosse stata resa di pubblico dominio, e laddove ella fosse stata riconosciuta qual l’erede della regina Anmel Mal Toise, l’ultima Portatrice di Luce e Oscura Mietitrice, qual, proprio malgrado, ella era. Ma proprio a partire dalla propria personalissima consapevolezza nel merito di tal dettaglio, ella non avrebbe potuto ovviare a considerarsi tremendamente responsabile per tutti i ritornati, e per qualunque cosa che qualunque ritornato avrebbe potuto compiere, tanto nel bene, quanto e soprattutto nel male.
Di tutto ciò, e, soprattutto, delle reali motivazioni alla base dell’agire della stessa Midda Bontor, comunque, né Korl né Lora avrebbero potuto avere la benché minima consapevolezza.
Ragione per la quale, quindi, quasi obbligatoria fu una reazione di giusto scandalo a confronto con la prospettiva da lei così suggerita...

« Forse te ne sei dimenticata... ma noi siamo dei non morti immortali. » replicò quindi Lora, quasi stizzita per le sue parole « Non necessitiamo di mangiare, di bere, di dormire, o di respirare... non invecchiamo e non ci ammaliamo. E nulla ci potrebbe mai ferire. » puntualizzò, prestando bene attenzione a non parlare in kofreyota, quanto e piuttosto in lingua comune, onde ovviare al rischio di poter essere inavvertitamente udita da qualcuno « Credi veramente che potrebbe mai esservi la ricerca di una qualsivoglia ricchezza alla base del nostro agire...?! »

martedì 17 novembre 2020

3463

 

« Dannazione! » gemette Korl, saltando all’indietro per la sorpresa.
« Per la dea! » gli fece quasi eco Lora, in una reazione non dissimile, nel mentre in cui, dietro il suo tornito collo, il corto pelo nero si drizzava, a palesare al di là di ogni possibile equivoco la sua reazione emotiva a confronto con ciò.

Inutile, per la Figlia di Marr’Mahew, sarebbe allor stato cercare di dissimulare la propria reazione divertita a confronto con tutto ciò. Anche e perché, quella duplice reazione di sorpresa e, forse, di spavento, si stava riproponendo esattamente negli stessi termini di quella da entrambi offertale in occasione del loro ultimo incontro, nel momento in cui ella si era palesata innanzi ai loro sguardi con la stessa quieta inoffensività propria del momento attuale.
E se già la prima volta tutto ciò era stato particolarmente divertente dal proprio personale punto di vista, in occasione di simile reiterazione del loro comportamento la questione non avrebbe potuto che apparire a dir poco spassosa, nel proprio insistere quasi grottesco.

« Il mio amor proprio potrebbe iniziare a considerarsi seriamente offeso. » ridacchiò quindi, ironizzando attorno alla cosa benché, in effetti, non sarebbe stato per lei del tutto inopportuno sollevare qualche dubbio nel merito della propria parvenza fisica, se tale, puntualmente, aveva a doversi intendere la reazione da lei suscitata in quella coppia di interlocutori « Salute a voi, comunque! » soggiunse poi, chinandosi appena a esprimere il proprio formale rispetto nei loro confronti.

Difficile sarebbe stato, tanto per Korl, quanto per Lora, avere allor a comprendere il perché di quella propria personalissima reazione innanzi a quella figura e a quella figura che pur non avrebbe avuto a potersi fraintendere in alcun modo spaventosa o inquietante. E se banale sarebbe stato ricondurre ancora una volta il tutto al fatto che ella li avesse uccisi, tale avrebbe avuto ancora a dover essere intesa l’unica spiegazione utile a margine di ciò. O, quantomeno, l’unica a cui sarebbero stati in grado di giungere.

« Perdonaci. » replicò quindi Lora, placandosi e accennando un sorriso imbarazzato nel confronto con la loro interlocutrice « Sembra proprio che tu sappia sempre come sorprenderci... » osservò, chinandosi appena a propria volta verso di lei.
« Non è che abbia fatto nulla di particolare... » negò tuttavia la donna guerriero, escludendo, da parte propria, una qualsivoglia intenzione a tal riguardo « ... ma soprassediamo tranquillamente sulla questione. » si strinse quindi fra le spalle, a non concedere a quell’argomento ulteriore spazio « Vi chiederei come state, ma immagino che la domanda apparirebbe più retorica che altro. »
« Se posso dirla tutta, e senza offesa, stavo meglio prima di vederti... » ammise Korl, storcendo le labbra verso il basso prima di ricambiare l’inchino da lei loro rivolto con un lieve movimento del capo « Spero di sbagliarmi, ma temo proprio che tu non sia ritornata a trovarci dopo così breve intervallo di tempo per una semplice visita di cortesia. » suppose, aggrottando appena la fronte.
« Soprassediamo anche sul vostro concetto di “breve intervallo di tempo”, anche perché ho deciso di iniziare a non contare più le stagioni che passano per non sentirmi troppo vecchia... » ammiccò l’altra, per tutta replica, non dimentica del fatto di quanto, per i suoi due interlocutori, l’idea stessa di tempo avesse ad apparire, ormai, qual qualcosa di puramente teorico « Però sì... non ti sbagli. » non negò quindi, escludendo l’eventualità che la propria avesse a potersi intendere qual una semplice visita di cortesia « E’ successo qualcosa di spiacevole a Kriarya... e stiamo cercando di fare chiarezza sull’accaduto. »

L’uso del plurale, praticamente d’obbligo, servì ancora una volta a introdurre, con mirabile tempismo, l’ingresso in scena anche delle sue due immancabili sorelle e compagne d’armi: Duva Nebiria e Har-Lys’sha.

« Ehilà! » sorrise Duva, accennando un distratto saluto con la mano per poi guardarsi attorno con curiosità, a tentare di cogliere tutte le novità che, nel frattempo, potevano esser subentrate in quel di Nuova Korrynia dalla loro ultima visita « Come va da queste parti...? Sempre al lavoro su qualche novità...?! » domandò, portando finalmente lo sguardo alla coppia di ritornati « A quando la reinvenzione dell’aeroplano...? Potrebbe risparmiare i nostri poveri lombi dall’essere torturati da estenuanti cavalcate! » suggerì quindi, a metà fra il serio e il faceto.

E se, in effetti, in tal direzione Korl Jenn’gs non aveva ancora rivolto particolare interesse, quasi banale fu per lui avere a notare quanto, con ciò che già era in loro possesso sarebbe stato probabilmente semplice iniziare a lavorare, a livello più esteso e strutturato, su una rete ferroviaria e, magari, persino su dei dirigibili: soluzioni arcaiche, dal loro punto di vista, e che pur avrebbero rappresentato un indubbio balzo in avanti dal punto di vista tecnologico per quelle terre e per i loro abitanti, riducendo di gran lunga quelle distanze ora colmabili soltanto a piedi o a cavallo.
E dove l’inventiva di Korl ebbe immediatamente a essere alimentata da quella battuta provocatoria, Lora Gron’d, ben conoscendo il proprio compagno, non poté che sospirare nell’intuire correttamente quanto, probabilmente, le parole di Duva non sarebbero cadute nel vuoto...

« Perché gli metti in testa certe idee...?! » protestò, con fare ironicamente sconsolato « Già ci pensa bene da solo a trovarsi nuove opportunità per complicarsi la vita! » sottolineò, scuotendo appena il capo.
« Ehi! » protestò tuttavia il giovane thermorese, mostrandosi offeso per quelle parole « Si dà il caso che io stia cercando di semplificare la vita di tutti... non di complicarla. »
« A tal riguardo, potremmo anche aprire un tavolo di discussione. » roteò gli occhi la feriniana, con fare volutamente provocatorio « Non sempre il progresso ha per forza a semplificare la vita delle persone, sai?! » puntualizzò.
« Per quanto mi riguarda sono d’accordo con Korl... » intervenne tuttavia Duva, nello spezzare una proverbiale lancia a favore del medesimo « Prova a dimenticarti la vostra acqua corrente, le vostre vasche e le vostre docce; e a riprendere a lavarti in un catino di legno, con dell’acqua di un colore improbabile già prima che vi siate immersi. E poi, magari, sarai meno critica nei confronti del progresso! » sottolineò, avendo trascorso l’intero viaggio verso Nuova Korrynia soltanto bramando il momento in cui sarebbe stato loro concesso nuovamente di usufruire di quel minimo barlume di modernità, che pur, dal proprio personalissimo punto di vista, avrebbe avuto a doversi intendere già tutto quanto desiderabile.
« Buona ora... » la invitò Midda, levando una mano a zittire la propria compagna sororale nel non voler deviare troppo dall’argomento principale, e dall’argomento per il quale avevano fatto tanta strada « Avrai tempo più tardi per emozionarti all’idea di tutto ciò che, in questi mesi, possono aver realizzato qui in città. » la rassicurò, a confronto con un fugace sguardo stizzito da parte dell’altra « Prima di distrarci in ogni genere di facezie, però, credo sia meglio arrivare subito al nocciolo della questione. »

Anticipando, quindi, la prevedibile richiesta della propria sorellona, Lys’sh portò la mano a una bisaccia che stava portando a tracolla, per estrarre da essa un oggetto di medie dimensioni, avvolto in uno straccio non propriamente pulito, probabilmente al fine di proteggerlo da urti o altro. E, dopo aver incrociato il proprio sguardo con quello di Midda, ebbe ad avanzare di un passo verso Korl e Lora, per tendere loro quel pacchettino misterioso.

lunedì 16 novembre 2020

3462

 

Se la narrazione della storia di Korl Jenn’gs, ormai divenuta anche di Lora Gron’d, si fosse conclusa in quel momento, il più classico dei lieto fine sarebbe stato così loro assicurato.
Una storia indubbiamente insolita la loro, nell’aver avuto inizio in un altro mondo, in un’altra vita, totalmente aliena rispetto a quanto per loro alfine divenuto quotidianità; e con uno sviluppo quantomeno inusuale, nell’averli visti entrambi morire praticamente ancor prima dell’inizio di ogni evento, salvo poi risorgere come degli insoliti zombie, o qualcosa di idealmente simile, seppur contraddistinto da una più gradevole presenza fisica rispetto al più classico concetto di non morto; e che pur avrebbe potuto lì trovare una propria serena conclusione, al termine di un percorso di crescita sufficientemente lineare, quasi banale, nell’escludere, quantomeno, la parentesi propria della guerra contro Lysiath al seguito di Nissa Bontor.
Insomma: tutto avrebbe potuto risolversi in quel giorno, con quel bacio, per poi, al più, prevedere, in una serie di quiete dissolvenze, qualche fugace anticipazione sul loro futuro. E su quel futuro che, nel loro caso specifico, non avrebbe mai avuto fine.

A voler concludere in quel momento la narrazione della loro storia, per esempio, si sarebbe potuto sospingersi più in là nel tempo di qualche mese, prima, di qualche anno, poi, e, perché no?, di qualche secolo e di qualche millennio, data la particolare natura dei due protagonisti.
In ciò, quindi, si sarebbe potuto raccontare quanto, dopo essersi rappacificati e finalmente ritrovatisi, Korl e Lora ebbero a proseguire con ritrovata serenità nelle proprie attività, e nelle proprie attività in favore alla crescita di Nuova Korrynia. E, ancora, si sarebbe potuto evidenziare come, di lì e per gli anni a venire, Nuova Korrynia non avrebbe potuto ovviare a continuare a crescere, in dimensioni, in popolazione e in fama, trasformandosi in una delle città più importanti di tutta Kofreya.
A tal riguardo, si sarebbe potuto raccontare quanto, in tale crescita di prestigio e di fama, anche l’aristocrazia di Kofreya non ebbe a restare indifferente a quel fenomeno, vedendo addirittura la stessa famiglia reale coinvolgersi direttamente nella questione. Ma se Nuova Korrynia era divenuta ciò che era divenuta nella quiete del proprio isolamento da ogni inutile bega politica, e da ogni dispendiosa catena di tasse e balzelli utili a mantenere un’ancor più inutile piramide feudale; forse si sarebbe arrivati a narrare quanto, a un certo punto, Korl e Lora furono costretti a prendere la questione in mano, suggerendo ai propri concittadini una soluzione non meno radicale rispetto a ogni soluzione già proposta in passato, se pur, in quel caso, non sul piano tecnologico, quanto e piuttosto su quello amministrativo: una proclamazione di indipendenza per Korrynia e Nuova Korrynia dal resto di Kofreya, con il passaggio a una forma di governo repubblicana e democratica, fondata su quel senso di suffragio universale che pur essendo così normale per loro, avrebbe avuto a dover essere inteso assolutamente inedito in quel mondo... o, quantomeno, in quel piccolo angolo di mondo noto come regno di Kofreya.
A confronto con tutto ciò, quindi, un’ipotetica, e riassuntiva, narrazione di eventi futuri avrebbe potuto prevedere la necessità di spendersi per qualche istante sugli scontri, ideologici e, purtroppo, anche fisici, ai quali gli abitanti di Korrynia si ritrovarono costretti per la difesa di simile proposito, di un tanto audace manifesto. Scontri che, tuttavia, li videro presto supportati anche da altre realtà non meno interessate all’idea di un’emancipazione da un sempre più inutile governo centrale, prima fra tutte quella di Kriarya, città del peccato. Spostando, quindi, lo sguardo di un secolo nel futuro, si sarebbe potuta suggerire la caduta del regno di Kofreya in quanto tale, e la nascita di una federazione di province fra loro autonome, alcune ancor sotto il giogo di un rimasuglio di quel sistema feudale che un tempo tutto dominava, nel mentre in cui, al contrario, la maggior parte delle altre avrebbe avuto a potersi riconoscere del tutto rinnovata nella propria forma di governo, chi con più tradizionali oligarchie, chi, ancora e addirittura, in forme repubblicane prima inimmaginabili. Un completo rinnovo di tutto l’assetto politico kofreyota, al quale ebbe a conseguire non soltanto il ritorno della provincia di Lysiath al regno di Tranith, per scelta della maggior parte dei suoi stessi abitanti, ma anche, e ancor più incredibilmente, la definizione di una nuova unione fra l’ex-regno di Kofreya e i propri vicini tranithi che, di lì a qualche ulteriore decennio, avrebbe condotto all’ingresso anche delle province tranithe all’interno della federazione, dando così vita a un’unica, grande realtà nel sud-ovest del continente di Qahr, e una realtà nota con il nome di Confederazione kofreyota-tranitha... o, più semplicemente, Confederazione. Una nuova realtà, quella della Confederazione, ovviamente e fortemente influenzata da una sempre più importante integrazione dei ritornati all’interno del tessuto civile e sociale, tale da veder esportato il modello già sperimentato con Nuova Korrynia in ogni provincia, allo scopo di traghettare quell’intera realtà verso un futuro sempre più innovativo.
Ancora, balzando in avanti di un migliaio di anni, o poco più, si sarebbe potuta ritrovare la Confederazione estesa a includere non soltanto le province un tempo proprie di Kofreya e Tranith, ma anche di Gorthia, di Y’Shalf, e via via di ogni altro regno di quell’estremità sud-occidentale del continente, sino ad arrivare, in effetti, a coprire oltre un terzo dell’intero Qahr, all’insegna di una via diplomatica per la gestione dei problemi, allorché della guerra che, secoli addietro, aveva pur dominato quegli stessi territori. Una Confederazione qahrrita, quindi e ormai, dominata da un progresso tecnologico che aveva da molto tempo superato tutti quegli ostacoli in origine frustranti per Korl Jenn’gs, scoprendo occasione di imbrigliare quella che, un tempo, era l’energia magica di creature e artefatti, in nuove celle, utili ad alimentare nuovi motori diversi da quanto mai chiunque avrebbe potuto immaginare di vedere nell’universo, e pur utili a garantire molto più di quello che avrebbe potuto essere il fabbisogno di chiunque. Energia la quale, alla fine, sarebbe stata persino utile a permettere a Korl Jenn’gs di coronare il proprio sogno, e quel sogno che, molto tempo addietro, molte generazioni prima, l’aveva spinto a cercare di reclutare ogni persona utile attraverso dispacci diffusi per tutto il regno di Kofreya, e dispacci scritti in lingua comune, affinché potessero essere letti e interpretati solo da coloro i quali, veramente, avrebbero mai potuto contribuire in maniera costruttiva a quell’impresa.
Così, a meno di due millenni dal risveglio di Korl Jenn’gs e di Lora Gron’d nella Biblioteca di Lysiath, la prima nave stellare avrebbe potuto lasciare con successo l’orbita del pianeta, spingendosi nell’esplorazione di quel sistema solare e, da lì, verso un’infinità siderale ancor tutta da scoprire.

Se la narrazione della storia di Korl Jenn’gs, ormai divenuta anche di Lora Gron’d, si fosse conclusa in quel momento, il più classico dei lieto fine sarebbe stato così loro assicurato.
E tutti questi eventi avrebbero potuto essere parte del loro futuro, e di un futuro da raggiungere direttamente, senza ulteriori e dispersive tappe intermedie.

Ma la narrazione della storia di Korl Jenn’gs e di Lora Gron’d non avrebbe potuto concludersi in quel momento, in quanto non frutto della fantasia di un qualche annoiato autore, quanto e piuttosto di quell’avventura continua e imprevedibile comunemente chiamata vita. Una vita all’interno della quale l’unica possibilità di conclusione, lieta o no, avrebbe avuto a poter essere intesa soltanto nella morte. E in una morte che, allora, avrebbe avuto a dover esser riconosciuta qual loro negata.
In ciò, quindi, se anche quel lontano futuro si fosse mai potuto realizzare, tale sarebbe stato soltanto, e per l’appunto, in un futuro ancora lontano. Un futuro al quale, probabilmente, sicuramente, entrambi sarebbero arrivati. Ma a confronto con la prospettiva del quale il cammino sarebbe stato molto più complesso di quanto non avrebbe potuto essere banalizzato in un sì sintetico epilogo.
E di ciò, proprio malgrado, entrambi ebbero a maturare coscienza nel giorno in cui, alla porta della loro abitazione, ebbe a far nuovamente capolino una figura che ormai non avrebbero saputo più come definire, se nemica oppure amica, e pur una figura che, a prescindere da ciò, avrebbero presto imparato essere raramente accompagnata da buone notizie.
La figura di quella splendida donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco che aveva contraddistinto la fine della loro precedente esistenza: Midda Bontor.

domenica 15 novembre 2020

3461

 

A offrire immediato seguito alla propria decisione, Korl Jenn’gs ebbe a voltarsi con l’intento di lasciare quella stanza e quell’edificio per non farvi più ritorno. A frenarlo, però, dall’attuare tale proposito, intervenne la voce di lei, la quale ebbe a richiamarlo, per frenarne i passi.

« Dove vai...?! » lo apostrofò ella, con tono mesto.
« Te l’ho appena detto... » replicò egli, con la mano già sulla maniglia della porta, nell’intento di andarsene.
« E con quale faccia...? » domandò la feriniana, aggrottando appena la fronte.

E se pur quell’interrogativo avrebbe potuto essere frainteso qual metaforico, nel suo specifico caso avrebbe avuto a dover essere piuttosto interpretato in misura squisitamente letterale, laddove, a seguito della di lei aggressione, egli non aveva più un volto da poter mostrare in giro. Non per il momento, quantomeno, avendo sì a poter contare su uno straordinario fattore di rigenerazione e, ciò non di meno, non così efficace da cancellare istantaneamente i segni di quanto avvenuto.
Ovviamente Korl, non provando alcun genere di patimento per quanto occorso, e avendo avuto a volgere il proprio pensiero in ben altra direzione, non si stava minimamente ricordando di quel particolare non così trascurabile. E se non fosse intervenuta ella a frenarlo, poco ma sicuro egli avrebbe lasciato quella stanza nelle proprie attuali condizioni, con buona pace del segreto che entrambi stavano cercando di custodire sin dal proprio arrivo in quel villaggio.

« ... vero... » sospirò quindi, scuotendo appena il capo nel rendersi conto della stupidaggine che stava per commettere e, in ciò, nell’inveire intimamente contro l’avversa sorte, che non gli stava neppur concedendo l’opportunità di uscire di scena con quel minimo di dignità che aveva tentato di rendere propria.

Ma la sorte, allora e invero, non desiderava offrirsi qual avversa al giovane thermorese, per così come egli stava credendo. Perché, nell’impedirgli di lasciare allora la stanza, il fato volle concedergli l’opportunità di non abbandonare il confronto con la propria interlocutrice prima che esso avesse a essere realmente concluso, per così come egli credeva esserlo e per così come, altresì, ancora avrebbe avuto a doversi riconoscere non esserlo. Non, per lo meno, nella volontà da parte di Lora Gron’d di avere ancora qualcosa da condividere con lui.

« E comunque non desidero che tu abbia ad andartene da qui... » soggiunse quindi ella, a riprendere il discorso, ora in toni meno aspri rispetto ai precedenti « Non, soprattutto, dopo aver detto ciò che hai detto. » puntualizzò, in non così velato riferimento alla dichiarazione da lui resa propria, e resa propria nei modi e nei tempi peggiori, e, ciò non di meno, per l’appunto, resa propria.
« Perdonami... io non avrei dovuto permettermi di dirtelo. » si scusò quindi Korl, sinceramente rammaricato da quanto avvenuto « Non ora... e non così. »
« Sì. » confermò ella, annuendo lievemente « Non avresti dovuto dirmelo. Non ora e non così. » ripeté, a concedere maggior enfasi a quell’affermazione « Ma poi... è almeno vero...?! » soggiunse, scrutandolo intensamente con i propri occhi felini, e quegli occhi allora forse desiderosi di trascendere i limiti del piano materiale per sospingersi a perscrutare direttamente il suo cuore e la sua anima, per cercare di comprendere in quale misura quanto da lui dichiarato potesse corrispondere a verità.

E nell’aver già sbagliato a uscire fuori con quell’affermazione nel modo e nel momento peggiore, Korl Jenn’gs fu estremamente incerto su come avere a replicare a quell’interrogativo, nel timore di poter provocare ancor più danno rispetto a quanto già non poteva aver reso proprio.
Per un istante, addirittura, egli fu tentato di buttarla in caciara, tentando di far apparire la propria uscita precedente qual una sorta di scherzo, un gioco mal riuscito del quale avere a vergognarsi. Ma, sotto lo sguardo inquisitore della propria interlocutrice, egli non se la sentì di avere a tentare di rimediare a quel danno con qualcosa che avrebbe potuto offrir spazio a un danno ancor maggiore. E, con buona pace della situazione, decise di avere a rispondere con tutta la sincerità che avrebbe potuto essergli propria in quel frangente...

« Io... credo di sì. » sospirò egli, chinando lo sguardo verso il suolo, in quieto imbarazzo.
« Credi...?! » ripeté ella, non particolarmente convinta da simile affermazione, soprattutto ove formulata con tanta, palese incertezza « Cosa significa che “credi”...? O sei innamorato... o non sei innamorato. Non puoi “credere” di essere innamorato. » puntualizzò, storcendo le labbra con fare di palese disapprovazione « Ma se tu fossi realmente innamorato, non avresti dubbi a tal riguardo. » sottolineò poi, scuotendo appena il capo « Ergo... »
« Dannazione! » protestò il giovane, non potendo sopportare essere posto così all’angolo solo per aver detto qualcosa della quale, almeno in quel momento, era convinto « Sì. Sono innamorato di te! » ribadì, senza più mezze misure a margine di quell’affermazione « E probabilmente sono stato da sempre innamorato di te, pur senza rendermene conto. O senza volermi permettere di rendermene conto. » asserì, levando ora lo sguardo verso di lei, quasi in segno di sfida « Dopotutto sei la mia migliore amica. Forse l’unica amica che mi sia rimasta. E la sola persona in questo folle e assurdo mondo capace di capirmi, e di capirmi veramente. E, oltretutto, sei una donna straordinaria... probabilmente la migliore che mai abbia conosciuto in tutta la mia vita o che mai avrò l’occasione di conoscere da qui all’eternità. » dichiarò, costringendosi a stringere i denti soltanto per non avere a gridarle contro « Vuoi forse farmene una colpa...?! »

Che ella non volesse, allora, fargliene colpa alcuna, però, si dimostrò sufficientemente palese nel momento in cui, afferrandolo con ambo le mani fra il collo e il retro della nuca, ella ebbe a trarlo a sé, e a trarlo a sé per pretendere da lui un bacio. E non un bacio fra amici, ma un bacio carico di passione e di sentimento, contraddistinto da una foga che, se soltanto fossero stati entrambi vivi, avrebbe avuto a ritrovarli presto costretti ad annaspare alla ricerca di un filo d’aria, altrimenti impossibilitati a respirare: fortunatamente per loro, anche il respirare era lì divenuto un impegno del tutto accessorio, un esercizio nel quale, abitualmente, si sforzavano al solo scopo di non avere a generare spiacevoli sospetti nei propri interlocutori; ragione per la quale, allora, ebbero a potersi dedicare a quel bacio senza distrazioni di sorta, offrendo, alfine, libero sfogo a qualcosa che, evidentemente, entrambi avevano da lungo tempo desiderato pur senza concedersi possibilità alcuna di ammetterlo.

« ... as... aspetta... » gemette a un certo punto egli, ritraendosi appena da lei non per riprendere fiato, giacché, per l’appunto, non avrebbe potuto necessitare di ciò, quanto e piuttosto per cercare di razionalizzare quanto allora stava accadendo, e stava lì accadendo in maniera indubbiamente inattesa, almeno dal proprio personalissimo punto di vista « ... che cosa significa questo...?! » esitò, cercando di dare un senso a quel bacio, ancora convinto che ella, forse neppur mai innamorata di lui, avesse ormai a odiarlo.

E la feriniana, obiettivamente sorpresa da quella domanda, non poté che riservarsi una risatina divertita innanzi alla serietà di quell’interrogativo, e di un interrogativo a confronto con il quale soltanto una risposta avrebbe potuto essergli allor concessa.

« Che sei un imbecille... ovviamente! » sussurrò ella, a tranquillizzarlo, prima di tornare a baciarlo.

sabato 14 novembre 2020

3460

 

Se la loro storia fosse stata la trama di un lungometraggio d’azione, come quelli che Lora adorava vedere al cinema con i propri colleghi, avendo poi a scherzare su tutte le assurdità lì rappresentate a beneficio del pubblico pagante; a quel punto qualcosa di devastante sarebbe successo negandole alla medesima feriniana la possibilità di rispondere a quella presa di posizione nei propri confronti. Forse un nuovo attacco al villaggio, forse una catastrofe naturale, forse un terrificante incidente: qualcosa avrebbe anticipato di un sol istante la sua risposta, costringendo la scena a sospendersi brutalmente, in favore di qualcosa di ben diverso da qualche facile romanticismo.
Se la loro storia fosse stata la trama di una commedia romantica, come quelle che pur Korl non avrebbe mai ammesso in vita sua di essere solito letteralmente divorare nel proprio tempo libero, nel dover comunque difendere una certa immagine di mascolina virilità; a quel punto Lora non avrebbe potuto ovviare a esplodere in una reazione carica di sentimento, dando sfogo a tutte le emozioni da lungo tempo represse nel saltargli al collo, nello stringersi a lui e nel baciarlo con foga, a offrire una degna conclusione a quel loro litigio, e a quel loro litigio il significato del quale sarebbe stato così banalizzato qual un’incomprensione fra innamorati, e fra innamorati incapaci a gestire i propri, reciproci sentimenti.
Ma la loro storia non avrebbe avuto a dover essere fraintesa né qual un lungometraggio d’azione, né qual una commedia romantica. E, in ciò, nessuna delle due soluzioni ebbe a tradursi allor in realtà, benché, forse, la descrizione della reazione della seconda avrebbe potuto in parte adattarsi a quanto lì accadde.
Perché, effettivamente, Lora Gron’d non ebbe a poter ovviare a esplodere in una reazione carica di sentimento, dando sfogo a tutte le emozioni da lungo tempo represse. E quelle reazioni che, allora, ella ebbe a tradurre, tuttavia, non nella foga di un appassionato bacio, quanto e piuttosto in uno schiaffo. E in uno schiaffo che, nella sua natura feriniana, non ebbe a essere lì offerto con il palmo della mano, quanto e piuttosto con cinque lunghi artigli affilati, e cinque lunghi artigli affilati che, quasi, ebbero a strappare via la faccia di Korl Jenn’gs, scavandola così profondamente da arrivare a graffiare, persino, il cranio sottostante la pelle e la carne.
E se Korl non ebbe, ovviamente, a provare dolore a confronto con tutto ciò, per un istante, addirittura, neppure comprendendo cosa effettivamente fosse accaduto, fu lo scoprirsi improvvisamente cieco da un occhio, e dall’occhio sinistro, squarciato al pari della sua faccia, a renderlo cosciente della situazione, e della situazione ben distante da quella che, probabilmente, avrebbe avuto piacere a ispirare con la propria dichiarazione d’amore.

« Sei un imbecille! » ringhiò ella, ancora quasi soffiandogli contro, prima di tirarsi indietro e di voltarsi, nell’offrirgli le spalle e, in ciò, probabilmente, nel voler ricercare un momento utile a placarsi.

Chi, in ciò, ebbe comunque a calmarsi, fu proprio Korl. Il quale, come a seguito di una doccia fredda, fu costretto a ritrovare contatto con la realtà, e con una realtà all’interno della quale, proprio malgrado, ebbe a comprendere di non aver ancora trovato la propria giusta collocazione.
Sin dal giorno del proprio risveglio, della propria risurrezione, Korl aveva tentato di dare un senso a tutto quello che stava accadendo, per elaborarlo, per comprenderlo, e, in ciò, per capire in che relazione porsi con ciò. Purtroppo egli non era stato in grado di offrire una ragione a tutto quello e, malgrado ciò, a un certo punto aveva anche smesso di sforzarsi di farlo, iniziando ad accettare quella realtà qual la propria nuova realtà, con la stessa sospensione dell’incredulità che avrebbe potuto offrire nei riguardi di uno strano sogno, e di quel complesso sogno nel quale, in effetti, sin dall’inizio aveva pensato di essersi ritrovato.
Ma nell’accettare quella realtà senza riuscire realmente a comprenderla, l’aveva condotto a viverla in maniera forse irresponsabile, agendo senza riflettere realmente sulle conseguenze delle proprie azioni, quasi nulla di quanto lì stesse facendo o vivendo avesse a dover essere inteso effettivamente qual reale.
E così egli si era permesso di inseguire quella folle idea di ispirare, se non addirittura di guidare, quella civiltà retrograda verso la propria rivoluzione industriale, verso il proprio futuro, e verso un futuro che avrebbe cercato di anticipare il più possibile nei propri tempi soltanto nella volontà di realizzare l’astronave dei propri sogni e, con essa, avere a fare ritorno fino al sistema binario di Fodrair, e al suo quarto pianeta, là dove era nato e cresciuto, là dove era la sua casa, per quanto consapevole del fatto che avesse a doversi intendere più lontano, nel tempo e nello spazio, di quanto mai qualunque mortale avrebbe potuto riservarsi l’opportunità di coprire. Ma che senso avrebbe mai potuto riservarsi tutto ciò...? Anche nell’ipotesi di impiegare meno di un paio di generazioni a trasformare quella civiltà medievale in qualcosa di così progredito che lì non avrebbe neppure avuto a poter essere inteso come scienza, e anche nell’ipotesi di poter essere in grado di inventare, in che modo poi?!, un motore più potente rispetto a qualunque altro motore esistente nella galassia dalla quale egli proveniva, a cosa sarebbe mai servito, per lui, fare ritorno a Thermora a distanza di... quanto?... due o tre generazioni?! Dannazione: in effetti non avrebbe avuto neppure senso fosse stato in grado di farvi ritorno il giorno dopo, nel dover ben ricordare quanto chiunque, lì, avesse a ritenerlo morto, anche in considerazione del fatto che lui, effettivamente, era morto!
Purtroppo, però, in quella propria perdita di contatto con la realtà, e in quello stolido disinteresse nei riguardi della propria attuale esistenza, e delle conseguenze delle proprie azioni, egli non aveva trascinato seco soltanto l’intero villaggio di Korrynia, ma anche, e soprattutto, quella donna, quell’unica figura rimasta a far parte della propria quotidianità con la quale potesse avere un reale dialogo, un onesto rapporto: Lora Gron’d.
Con quanto egoismo aveva agito nei suoi riguardi sino a quel momento?
Cielo... altro che amore. Egli aveva vissuto quella loro vita insieme con egoistico disinteresse per lei, per le sue emozioni, per i suoi sentimenti e, soprattutto, per i suoi desideri. E se per un po’, forse, quel giuoco doveva averla trovata piacevolmente complice, egli non avrebbe dovuto permettersi di dimenticare quanto anch’ella stava vivendo il proprio dramma esattamente suo pari, con le sue stesse difficoltà, con le sue stesse frustrazioni, con le sue stesse paure. Ella non era, né avrebbe dovuto essere da lui fraintesa, qual una semplice figura accessoria nel racconto della di lui vita: ella era una protagonista nella narrazione della di lei esistenza, in tutto e per tutto suo pari. Con i propri problemi. Con le proprie incertezze. Con la propria capacità di sbagliare. E con una propria coscienza, e una coscienza che avrebbe avuto a dover fare i conti con i propri errori per il resto della sua vita... e di una vita, ormai, immortale.
Sì. Egli era un’imbecille.
Era un imbecille nell’aver sottovalutato il dramma di quanto accaduto durante la battaglia di Lysiath. Era un imbecille nell’aver ignorato il suo punto di vista e, in effetti, l’esistenza di un suo punto di vista sulla realtà che stavano vivendo. Era un imbecille nell’aver deciso di proiettare su di lei quelli che erano i propri sentimenti... e, forse, era un imbecille anche nell’aver così rapidamente deciso di essere innamorato di lei, per quanto sino a poco prima non aveva neppure mai preso in esame l’idea.

« Perdonami. » sussurrò allora egli, chinando il capo « Io... » esitò, cercando le parole giuste da pronunciare in quel frangente « Hai ragione. » ammise quindi, scotendo appena la testa « Sono un imbecille. »

Silenzio.
Non che egli avesse lì ad attendersi altre parole da parte di lei.

« Cercherò di sistemare i miei affari e, con il prossimo convoglio mercantile diretto verso est, partirò per andare a parlare con Midda Bontor a Kriarya e chiederle di essere trasferito altrove. » annunciò quindi, non desiderando avere ulteriormente a gravare con la propria presenza sulla vita della propria amica, per così come, evidentemente, stava spiacevolmente facendo.

venerdì 13 novembre 2020

3459

 

Passò un pomeriggio, una notte e una mattina prima che Lora Gron’d si decidesse a palesarsi.
Un intervallo di tempo sufficientemente lungo da garantire a Korl Jenn’gs, allora, non soltanto di incontrare Ersbeth e, dopo di lei, Andoer, come riscoprì chiamarsi l’uomo sulla quarantina; ma anche Pohme, il timido ragazzo del turno fra la mezzanotte e il mattino, e Krahus, la corpulenta e vivace donna di quello ancor successivo; in termini utili da fargli ben comprendere quanto, in quegli ultimi tempi, egli fosse spiacevolmente diventato estraneo al mondo della propria amica, e potenziale innamorata. Un mondo che egli si rese conto di non conoscere minimamente non soltanto nei nomi e nei volti dei propri protagonisti, ma anche e più semplicemente nel loro numero, non avendo veramente la minima idea di quanti altri nuovi personaggi avrebbe potuto veder giungere attraverso l’ingresso prima dell’arrivo della feriniana, da prevedersi in un tempo ignoto.
Fortunatamente per tutti, comunque, Krahus ebbe a essere l’ultima compagna di attesa di Korl, giacché, all’incirca all’ora di pranzo, la voce di Lora ebbe a sorprenderlo, sopraggiungendo da oltre il bancone a dimostrazione di quanto, in effetti, ella fosse sempre stata all’interno dell’edificio, così come da lui ben sospettato, e sino a quel momento mai confermato da alcuno dei suoi collaboratori.

« Tirati in piedi e seguimi. » gli ordinò, con tono piatto e freddo, che nessuna emozione avrebbe mai voluto lasciar trapelare, fosse anche e soltanto di disappunto per la sua presenza lì.

Per quasi ventiquattro ore, Korl non si era minimamente mosso dal proprio angolino, quasi effettivamente null’altro avesse a doversi intendere se non una bizzarra e inquietante decorazione lì posta per soddisfare un qualche eccentrico senso estetico: egli non aveva mangiato, non aveva bevuto, non era mai andato al bagno, e, in effetti, non aveva neppure respirato, non abbisognando di nulla di tutto ciò. E soltanto il continuo alternarsi di cerusici a presidiare l’ingresso del centro medico aveva avuto a permettergli di ovviare a spiacevoli sospetti a suo riguardo, nel confronto con un comportamento che non soltanto avrebbe avuto a doversi intendere ostinato, quanto e piuttosto assolutamente inumano, laddove nessun essere umano, e nessun essere vivente umano, avrebbe altrimenti potuto resistere tanto a lungo senza neppure dover rispondere a un qualsivoglia fabbisogno fisiologico.
Dopo quasi ventiquattro ore, tuttavia, Korl non ebbe la benché minima esitazione a muoversi in conseguenza al richiamo della propria amica, o forse amata, rialzandosi da terra con discreta scioltezza, nel veder il proprio corpo, allora, avere a rispondere alle sue richieste con quieta naturalezza, quasi e addirittura con indolente rilassatezza, come se lì a terra si fosse appena adagiato e non avesse poi particolare necessità di avere a ricercare una posizione diversa, una postura più comoda di quella.

« Eccomi! » annuì quindi, e prontamente, accennando un cenno di saluto in direzione di Krahus, la quale, comunque, non poté ovviare ad ammirarne la reattività, certa che, al suo posto, per alzarsi da terra le sarebbe stato necessario qualche istante e, certamente, non avrebbe avuto a potersi alzare con così tanta naturalezza come da lui resa propria.

Del resto, laddove, ovviamente, per Korl Jenn’gs nulla di tutto ciò avrebbe avuto a doversi fraintendere particolarmente straordinario; di ben diverso avviso avrebbe avuto a dover essere chiunque altro posto a confronto con lui, e chiunque altro che non avesse a conoscere la sua reale natura e la sua natura di non morto, di ritornato.
E solo per tale ragione, solo nella volontà di evitare dubbi scomodi nei propri collaboratori, che reputava, del resto, tutt’altro che stupidi; Lora Gron’d si era convinta a concedergli l’opportunità di quel colloquio. E di un colloquio che, a scanso di qualunque ambiguità, volle immediatamente iniziare scoprendo le proprie carte, a non concedere, al proprio interlocutore, possibilità alcuna di fraintenderne le intenzioni...

« Si può sapere che accidenti ti passa per l’anticamera del cervello?! Sempre ammesso che tu abbia ancora un cervello... » scattò ella, esprimendosi in lingua comune, affinché nessuno attorno a loro potesse avere di che origliare in quella conversazione che desiderava mantenere privata fra loro « Ti sei piazzato lì seduto a terra per un’intera giornata, senza minimamente simulare stanchezza, sete, fame o necessità di andare in bagno...! Mancava giusto un cartello sul quale evidenziare che non stavi neppure respirando e avresti degnamente chiuso il giro! » gli urlò contro, non tentando di mistificare una certa rabbia per la sua tanto gratuita stupidità « Cosa pensavi di ottenere in questo modo? Ti sei forse stancato di giocare a fare l’ingegnere e hai deciso che tutti devono sapere che sei un dannatissimo zombie...?! »

Korl si sforzò di restare serio a confronto con la sfuriata di Lora. Ma, in verità, dentro di sé non avrebbe voluto far altro che scoppiare a ridere. E a ridere di gusto. E a ridere di cuore. E a ridere, addirittura, a crepapelle.
Korl Jenn’gs avrebbe lì voluto ridere per la gioia essere riuscito nel proprio intento. E nel proprio intento di costringere, alla fine, Lora a tornare a parlargli. E avrebbe voluto ridere per la contentezza del vederla tanto arrabbiata nei suoi riguardi, per così come aveva temuto di non poterla più vedere. E avrebbe voluto ridere per l’allegria che, nel suo cuore, sentiva scaturire a confronto con il di lei ritorno nella propria vita, seppur in termini tanto furiosi nei suoi riguardi. Per quanto ella potesse lì essere arrabbiata, egli non avrebbe potuto che essere lieto di tutto ciò. Essere lieto di essere di nuovo insieme a lei. Essere lieto di essere innamorato di lei...
... sì, perché, obiettivamente, egli non poteva che essere innamorato di lei. O in alcun altro modo si sarebbe potuta giustificare tutta la gioia che, improvvisamente, era tornato ad animarlo, e ad animarlo al punto tale, addirittura, da volergli far gettare la testa all’indietro per dar sfogo a un’esplosione di ilarità incontrollata, quasi fosse ubriaco, o sotto l’effetto di una qualche sostanza stupefacente.
Ma tanta gioia, da parte sua, non riuscì a essere assolutamente mistificata. E nel vederlo così divertito, Lora non poté ovviare a infuriarsi maggiormente a suoi discapito.

« Tu non sei normale! » gli gridò contro, con la bocca aperta, in quello che non avrebbe potuto ovviare a essere accomunato all’idea di un soffio felino, e un soffio carico di tutta la propria frustrazione « Ti pare forse che io stia scherzando...?! In cosa diamine stai trovando ragione di divertimento...?! »

E se, forse, egli avrebbe potuto trovare tempi e modi migliori per esprimersi, ebbro dalla gioia che stava provando e sol desideroso di averne a provare sempre di più, Korl ebbe lì a risponderle pronunciando le sole parole che mai, probabilmente, avrebbe dovuto permettersi di scandire in un simile frangente, durante un tale litigio e a seguito di un periodo di gelido distacco qual quello che era intercorso fra loro negli ultimi tempi.
Poche, semplici parole, una manciata di sillabe e poco più, che pur non avrebbe potuto ovviare a sentire sinceramente nel proprio cuore e, in ciò, non avrebbe potuto che desiderare condividere con lei, anche in quel momento, e nel momento in assoluto più sbagliato che mai avrebbe potuto rendere proprio.
Poche, semplici parole, una manciata di sillabe e poco più, che quasi gli saltarono fuori dalle labbra in una risata, e in una sincera risata liberatoria. Uno sfogo, quasi, a confronto con tutto ciò che era stato e con tutto ciò che era in quel particolare frangente.
E uno sfogo che, tuttavia, non avrebbe mai dovuto essere lì accomunato proprio a quelle parole in particolare...

« Io... ti amo! »

giovedì 12 novembre 2020

3458

 

« Io... avrei bisogno di parlare con Lora. » ribadì egli, scuotendo appena il capo a escludere la possibilità di ottenere aiuto da quella giovane « Mi sai dire dove poterla trovare, per cortesia...?! »
« ... » esitò ancora l’altra, in un mutismo che, se pur al primo giro avrebbe potuto essere giustificato dalla sorpresa per la sua irruente apparizione, ora non avrebbe potuto che lasciar sospettare qualcos’altro « Io... credo che stia riposando. » escluse l’altra, scuotendo appena il capo « Posso dirle che sei passato e... sono certa che si farà viva lei. »

Fu a confronto con quell’incerto tentativo ipoteticamente volto a tranquillizzarlo che Korl ebbe a mangiare la proverbiale foglia, comprendendo quanto improbabile sarebbe stato per lui poter essere ricontattato da Lora fosse uscito di lì.
Evidentemente, infatti, ella doveva aver dato disposizioni ben precise a suo riguardo e anche laddove egli non ricordava, francamente, di conoscere quella ragazza, probabilmente una fra i nuovi acquisti della cittadina, Lora doveva averlo ben descritto, in misura tale da renderne ben chiara l’identificazione e, in ciò, da ovviarsi spiacevoli perdite di tempo.

« Immagino che tu sappia chi io sia... » dichiarò quindi, con tono volutamente tranquillo in direzione della propria innocente interlocutrice « E suppongo che lei ti abbia detto di rimbalzarmi via, laddove fossi venuto fino a qui. » proseguì, a dimostrare di aver ben compreso le regole di quel gioco.

E se pur, fino a quell’istante, il suo avrebbe avuto a potersi intendere un azzardo ancor prima che una reale deduzione, il rossore che ebbe ad avvampare sul viso della sua interlocutrice si dimostrò più che trasparente di quanto egli non avesse sbagliato nella propria analisi. E, anzi, ci avesse proprio azzeccato... e azzeccato pienamente.

« D’accordo. » annuì egli, sorridendole ancora con incedere assolutamente quieto « Facciamo così: io mi siedo qui per terra, in un angolino, e attendo tranquillo tranquillo che abbia a ritornare disponibile. »
« Ma... » tentò di commentare l’altra, non sapendo proprio come reagire a confronto con quell’affermazione e con quell’affermazione chiaramente provocatoria, se pur non a proprio personale discapito « ... non sono certa che tornerà entro oggi. »
« Nessun problema. » si strinse egli fra le spalle, muovendosi in direzione dell’angolino individuato per poi avere a incrociare le gambe e lasciarsi, quindi, sedere a terra « Aspetterò. »
« Ma... » cercò ancora di intervenire la giovane, preoccupata all’idea di avere, in tal maniera, a scontentare Lora Gron’d.
« Aspetterò. » ammiccò egli, incrociando anche le braccia al petto e appoggiando la schiena al muro, per lì, poi, avere a immobilizzarsi in quieta attesa del momento in cui, alla fine, Lora avrebbe ceduto.

Chiunque altro, posto a confronto con una simile prova fisica, avrebbe probabilmente retto al più per un’ora o due, prima di non riuscire a tollerare oltre né quell’immobilità, né, tantomeno, quella posizione, e quella posizione non propriamente comoda sul lungo periodo.
Tuttavia, Korl Jenn’gs non era propriamente “chiunque altro”. E uno dei vantaggi derivanti dalla propria attuale condizione, sarebbe stato sicuramente quello di non aver a poter provare alcun genere di disagio fisico. Non nell’essere lì seduto a terra, così come neppure nell’essere, all’occorrenza, smembrato e sparso per tutto il pavimento.
In effetti, a dirla tutta, egli avrebbe potuto lì quietamente attendere non soltanto per un paio di ore, o di giorni, ma anche, e probabilmente, per un paio di millenni senza, in questo, avere ad accusare il benché minimo motivo di disappunto, se non, al più, in un certo senso di noia che, a un certo punto, non avrebbe potuto ovviare a coglierlo, una volta esauriti i propri pensieri. Ma, in quel momento, non gli mancavano certamente argomenti a cui volgere la propria attenzione, a incominciare su come poter meglio affrontare il discorso con Lora, per poi proseguire con qualunque altro possibile progetto per Nuova Korrynia.
Trascorse così la prima ora. E anche la seconda ebbe a seguirla a ruota, accompagnata da una terza. E quando il sole ebbe a calare all’orizzonte, un’altra figura fece la propria apparizione in quell’ingresso: un uomo sulla quarantina, a questo giro, che egli aveva già veduto in passato e del quale, pur, non riusciva allora a ricordarsi il nome. Anch’egli, comunque, era un cerusico. Ed, evidentemente, il suo arrivo lì avrebbe avuto a dover essere inteso in relazione a una qualche sorta di turnazione, con la quale Lora doveva aver fatto in modo di offrire sempre a disposizione per ogni necessità uno dei propri collaboratori.

« Salute a te, Ersbeth! » esordì l’uomo in direzione della giovane, ancora in transizione dall’ingresso dell’edificio e, in tal senso, non avendo ancora maturato consapevolezza nel merito della presenza di una terza figura in scena, e una terza figura lì immobile a terra, in un angolo, quasi avesse a doversi fraintendere qual un elemento d’arredo « Tutto bene il pomeriggio...?! »

Forse, a Ersbeth, ebbe a essere sufficiente uno sguardo, e pur uno sguardo che, dalla propria posizione, a Korl Jenn’gs non fu concessa opportunità di cogliere, per indicare al nuovo arrivato la sua presenza lì a terra. Perché fu allora che, improvvisamente, egli ebbe a spostare la propria attenzione dalla propria supposta interlocutrice a quell’angolino dimenticato, e quell’angolino nel quale, non senza una certa sorpresa, ebbe a cogliere la figura di uno degli uomini più famosi di quel villaggio.

« Oh! » commentò egli, a cercare di contenere la propria sorpresa entro i limiti di quella semplice espressione « Korl... che piacere rivederti! » sorrise, mistificando ogni possibile imbarazzo in un quieto sorriso, prima di avere ad accennare un lieve inchino verso di lui, a dimostrazione della propria non immeritata stima nei suoi riguardi.
« Il piacere è tutto mio... » si rianimò il giovane progettista, riprendendo voce per la prima volta da quando lì si era accomodato, e pur, ancora, non avendo a muoversi di lì, per non offrire spazio alcuno all’idea che potesse voler cedere dai propri propositi iniziali « Perdonami se non mi alzo, ma temo che le gambe si siano un po’ addormentate. » commentò, mentendo in maniera spudorata ma credibile, e sviando elegantemente, in tal maniera, dalla propria personalissima ignoranza nel merito del nome di quell’uomo, mentre aveva ad appuntarsi mentalmente il nome della giovane, nell’impressione che, nei giorni a venire, avrebbe avuto ancora a confrontarsi con lei, così come con chiunque altro fosse stato lì di turno.
« Sta aspettando che torni Lora. » accennò Ersbeth, facendo capolino da sopra il bancone e guardandolo con un misto di compassione e imbarazzo, imbarazzo per la sua presenza lì e commozione per il fatto che egli stesse così appassionatamente resistendo da ore in quel proprio proposito.
« Comprendo... » annuì l’uomo, affrontando la questione con quieto pragmatismo « Vorrà dire che stasera non sarò solo ad annoiarmi qui dentro. » ridacchiò poi, minimizzando la questione e facendo atto di passare oltre il bancone, per andare a sistemarsi dove dovuto « Vai pure a casa, mia cara... che qui restiamo noi di guardia! »

E se Ersbeth, probabilmente, avrebbe avuto ancora qualche ragionevole motivo di esitazione all’idea di andarsene così, ella si limitò allora ad annuire e a salutare entrambi, prima di lasciare il centro medico per godersi in libertà il resto della serata.

mercoledì 11 novembre 2020

3457

 

A confronto con quelle parole, impossibile sarebbe stato per Korl Jenn’gs definire per cosa potersi considerare più sconvolto, fra l’idea di essere innamorato di Lora, che Lora potesse essere innamorata di lui o che per gli abitanti di quel mondo la relazione fra due specie diverse potesse essere tanto quietamente accettata, qual qualcosa di assolutamente normale.
Korl non avrebbe potuto che essere sconvolto all’idea di essersi innamorato. Davvero egli si era innamorato di Lora?! A partire dal giorno della loro resurrezione erano stati travolti da un susseguirsi di eventi così folli, che, in effetti, tutto sarebbe potuto occorrere senza che egli avesse a rendersene conto. E, del resto, in quel mondo a lui così estraneo, e in quell’esperienza che avrebbe potuto fargli perdere il senno, ella si era riservata, sin dal momento stesso della propria ricomparsa in scena, un ruolo da protagonista, qual la sua migliore amica, la sua complice, la sua confidente, unica persona con la quale potersi concedere l’occasione di essere sincero con la consapevolezza di poter essere sempre realmente compreso. Tutto questo l’aveva condotto, quindi, a innamorarsi di lei? E a innamorarsi di lei senza rendersene conto...?! Possibile...?!
Ovviamente, Korl non avrebbe potuto che essere anche sconvolto all’idea che Lora si fosse innamorata. Davvero ella si era innamorata di lui?! Certo, per così come egli aveva trovato in lei un’amica, una complice, una confidente, nonché l’unica persona con la quale potersi concedere l’occasione di essere sincero con la consapevolezza di poter essere sempre realmente compreso; anche ella aveva trovato altrettanto in lui. E avevano trascorso bei momenti insieme, contraddistinti da un’amorevole complicità e una reciproca premura a confronto con la quale non improbabile sarebbe stato maturare sentimenti più profondi. Tutto questo l’aveva condotta, quindi, a innamorarsi di lui?! Possibile...?! E per tale ragione, ancora, ella aveva reagito così malamente alla propria sfortunata uscita a suo discapito? I suoi sentimenti avevano accentuato il senso di tradimento a confronto con tutto quello...?!
Ancora, poi, Korl non avrebbe potuto che essere anche sconvolto all’idea che per gli abitanti di quel mondo una relazione fra specie diverse potesse anche essere così quietamente accettata, per come Balgi aveva suggerito con il proprio commento. Davvero quella popolazione così primitiva, contraddistinta da ignoranza e superstizione anche e soltanto nei confronti di un mero temporale, avrebbe potuto rivelarsi tanto intellettualmente matura da non porre limiti di sorta a un rapporto come il loro? Già avrebbe avuto a dover essere inteso quantomeno straordinario il fatto che essi si stessero riuscendo a dimostrare fiduciosi nel proprio relazionarsi con una feriniana, e una creatura che, ai loro occhi, avrebbe avuto a dover essere altresì considerata pari a un mostro: in quale misura tutto ciò avrebbe avuto a dover essere riconosciuta esponenzialmente straordinaria nel confronto con l’idea di una relazione fra specie diverse...?!
Dannazione. Anche a Thermora, con tutto il progresso scientifico, tecnologico e sociale che li contraddistingueva, le relazioni fra specie diverse, pur non essendo apertamente osteggiate, non avrebbero avuto a dover neppure essere fraintese qual particolarmente ben accette. Anzi. Eppure a Thermora umani, feriniani, ofidiani, canissiani, e dozzine e dozzine di altre specie diverse coesistevano da generazioni, collaborando in maniera pacifica e costruttiva, se pur con una certa predominanza umana. E nonostante ciò, se lui e Lora avessero voluto frequentarsi in quel della propria città natale, avrebbero avuto a dover mettere in conto chiacchiericci sommessi, critiche velate, battutine ironiche al loro passaggio per strada, al loro ingresso in un negozio o quant’altro: un conto, del resto, sarebbe stata l’avventura di una notte, come quella che egli aveva vantato in quel lontano passato proprio di un’altra vita; un altro paio di maniche, altresì, sarebbe stata l’idea di una relazione stabile... e una relazione stabile che pochi sarebbero stati disposti ad accettare con semplicità.

« Ehi... » ridacchiò l’alcalde, notando la sua espressione evidentemente sconvolta « Tutto bene...?! Non desideravo mandarti in crisi più di quanto già tu non fossi! » specificò, quasi a titolo d’ammenda per quanto appena dichiarato.

Ma Korl non rispose, ancora perso nelle proprie elucubrazioni. Ancora impegnato a tentare di comprendere meglio se stesso e i propri sentimenti.
Possibile, forse, che egli non avesse mai preso in considerazione l’idea di essere innamorato di Lora, o che Lora potesse essere innamorata di lui, in stolida conseguenza a quei pregiudizi propri della società nella quale erano nati e cresciuti? E, se così avrebbe avuto a dover essere inteso, possibile che, forse, quel proprio sentimento non fosse neppure qualcosa di così nuovo come, in quel momento, si stava illudendo avesse a essere, a concedersi tanta sorpresa...?!
Del resto, fra tutte le donne che mai avrebbe potuto coinvolgere, a propria insaputa, in quella storica fola spudorata, perché egli era andato a citare proprio lei? Non che mancassero altre colleghe all’interno della loro divisione nella Loor’Nos-Kahn. E non che fra esse mancassero colleghe umane, di indubbia attrattiva, che, in quella propria vanesia fantasticheria, avrebbe potuto coinvolgere in luogo a Lora Gron’d. Eppure, fra tutte le candidate possibili, egli aveva citato proprio lei, in una scelta, forse, dettata non dal caso, quanto dal proprio inconscio...
Ma, se tale ragionamento avesse avuto a valere per lui, forse anche in merito a lei avrebbe potuto avere qualche altra corrispettiva analisi. Perché, suo pari, forse anch’ella non si era mai concessa occasione di immaginare l’eventualità di una relazione sentimentale fra loro in conseguenza a tutti quei preconcetti propri della società nella quale erano nati e cresciuti. E, suo pari, forse anche per lei la propria reazione a quella sua stupida menzogna non avrebbe avuto a dover essere considerata così priva di significato. Possibile che ella, all’epoca, avesse confermato tutte le sue assurde parole perché spinta dal proprio inconscio, e da un mai razionalmente accettato sentimento nei suoi riguardi...?!

« Guarda che continuando a dimostrarti tanto in imbarazzo per le mie parole, non farai altro che offrire conferma nel merito di quello che penso. » suggerì allora Balgi, obiettivamente divertito dall’ingenuità del proprio giovane interlocutore « O, davvero, non ti sei mai concesso l’opportunità di cogliere l’evidenza di quanto pur così palese agli occhi di chiunque altro...?! »

Fu in quel giorno, a seguito di quel dialogo con Balgi, che Korl Jenn’gs decise quindi di lasciar perdere ogni ulteriore esitazione, per avere a correre a parlare con la propria amica, la propria complice, la propria confidente. E se pur Balgi non ebbe occasione di essere presente a quel loro ricongiungimento, fu quasi come se egli fosse stato lì presente. Egli e tutta la popolazione di Korrynia, nel passaparola che, ineluttabile a confronto di un evento tanto importante in un paese ancor così piccolo, ebbe a scatenare il loro ricongiungimento a partire dai pochi fortunati che, altresì ed effettivamente, ebbero a essere lì presenti in quel giorno, a seguito di quel dialogo con Balgi.
Un ricongiungimento, quello fra Korl e Lora, che, tuttavia, non ebbe a incominciare nel migliore dei modi possibili, per così come, sicuramente, per molti anni a venire sarebbe stato scherzosamente ricordato da tutti...

« Lora! » gridò Korl, entrando di gran carriera all’interno della sala d’ingresso del centro medico, e quasi andando a schiantarsi contro il bancone dell’accettazione, oltre il quale sperava di avere a cogliere l’immagine della propria amica.
« ... » esitò una figura femminile, e pur una figura femminile che, palesemente, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa per Lora, fosse anche e soltanto per il semplice fatto di essere umana e non feriniana « Non è disponibile in questo momento... » rispose ella, dopo essersi ripresa dalla sorpresa di quell’approccio tanto irruento « Ma se fosse necessario un aiuto medico, potrei pensarci io. »

martedì 10 novembre 2020

3456

 

In tal maniera, quindi, attorno a Lora si era venuta presto a creare una vera e propria squadra, e una squadra di supposti professionisti che, ciò non di meno, non avevano mancato di rivolgere tutto il proprio più profondo rispetto e tutta la propria più quieta obbedienza innanzi ai dettami che aveva avuto loro a concedere quella donna gatto. Già: una donna gatto! Una figura che, probabilmente, in un altro contesto, in un’altra situazione, tutti loro, uomini e donne che fossero, avrebbero avuto a temere come un mostro, e dalla quale, nel migliore dei casi, si sarebbero ritrovati intenti a rifuggire; ma a confronto con la quale, in quel particolare contesto, non ebbero a mancare di proporsi non soltanto collaborativi, ma addirittura quasi adoranti, come se ella avesse a doversi intendere una sorta di dea discesa per loro dal cielo a offrire loro una nuova visione della medicina.
Dopotutto, quel poco che Lora sapeva, non mancava mai di condividerlo con tutti loro. E per quanto poco, dal proprio personalissimo punto di vista, ciò avesse a essere, immenso avrebbe avuto a dover essere inteso, piuttosto, per quegli uomini e per quelle donne altrimenti abituati a suturare tranquillamente una ferita senza ripulirla e, tantomeno, senza neppure pensare, ancor prima, di avere a lavarsi le mani, nell’innocente inconsapevolezza di quanto dannoso, tutto ciò, avrebbe avuto a poter essere per il disgraziato di turno, il quale, non fosse morto per la ferita, certamente sarebbe poi morto per l’infezione conseguente.
Accanto a ciò, a quelle prime e più semplici nozioni di primo soccorso le quali, fin dal primo giorno di quel nuovo capitolo della propria vita, Lora si era ritrovata a professare come un credo religioso; ella non aveva comunque mancato di impegnarsi a cercare di ottenere qualcosa di più rispetto al nulla lì presente. E se pur, come Korl su un ben diverso genere di fronte, non avrebbe potuto ovviamente considerarsi prossima a nulla di tutto quello che un tempo avrebbe potuto esserle offerto in una qualunque infermeria, senza neppur arrivare a pensare a un ospedale; anch’ella, al pari di Korl, non volle mancare di impegnarsi a cercare di rielaborare parte del tesoro di attrezzature e, soprattutto, medicine che un tempo avrebbero potuto esserle banalmente offerte in una qualunque farmacia, a incominciare, forse, dalle due più importanti di tutte: il disinfettante e l’antibiotico.
Insomma: Lora Gron’d, anche senza Korl Jenn’gs a sostenerla, non si era voluta concedere occasione di indolenza o requie. Al contrario, quasi entrata in una sorta di competizione psicologica con lui, tanto più era trascorso il tempo da quel loro diverbio, tanto più ella si era impegnata a trasformare quel primo centro medico e, successivamente, anche il nuovo edificato all’interno di Nuova Korrynia, qual il proprio personalissimo dominio intellettuale... in una misura più che proporzionale rispetto, d’altro canto, all’impegno riposto dal suo ex-amico nel far crescere Nuova Korrynia attorno a loro.

« Non credo che, ormai, avrebbe tempo o interesse ad ascoltarmi... » scosse il capo il giovane thermorese, con un lieve sospiro, in replica alle parole dell’alcalde « Sta andando avanti con la sua vita. E ha già troppe persone in grado offrirle tutta la comprensione e l’apprezzamento che merita per aver ancora bisogno di me... »

Korl Jenn’gs non desiderava apparire vittimista nel confronto con quella situazione, e con una situazione la responsabilità della quale, era perfettamente consapevole, essere soltanto sua. Ciò non di meno, a sentirlo parlare non si sarebbe certamente potuto fraintendere a interpretare il ruolo del carnefice... anzi.
Del resto, se la colpa iniziale era indubbiamente stata sua, quanto poi era accaduto o, per meglio dire, non era accaduto, era indubbiamente stata responsabilità di entrambi, se non, forse e maggiormente, della stessa Lora, in quella sua reazione di totale indifferenza nei suoi confronti.

« Dici...? » ridacchiò Balgi, aggrottando appena la fronte ed evidentemente trovando qualcosa di divertente in quelle parole « Eppure giusto un paio di giorni fa ho vissuto una scena estremamente simile a questa proprio con lei, nel mentre cercava, con aria frustrata, di elencarmi tutte le cose che desidererebbe riuscire a costruire, ma nel merito delle quali non ha la benché minima idea su come procedere... »

In effetti, non erano passate neppure quarantotto ore da quando, in visita al centro medico nella città vecchia, l’alcalde era stato accolto da un’entusiastica Lora ben lieta di avere a condividere con lui i propri progressi nella sperimentazione del tredicesimo lotto della prima famiglia di antibiotici che era riuscita a ottenere a partire da alcune muffe, e che, a differenza di tentativi precedenti, aveva offerto ottimi risultati sugli animali che aveva adoperato come cavie.

« Non che sia felice di dover sacrificare queste bestioline... » aveva sottolineato la donna gatto, scuotendo appena il capo con aria seria e mesta « Purtroppo in assenza di altre metodologie utili per verificare l’efficacia della medicina, l’unica possibilità che ho è questa. Ma se tutto andrà bene, entro fine mese potremo avere una produzione seria di antibiotici, che eviteranno molti più morti per cause stupide rispetto a quanti non possiate immaginare... »

Già la parola “antibiotico”, in effetti, non era riuscita a offrirsi contraddistinta da alcun senso all’attenzione di Balgi, il quale, ancor prima di poter domandare lumi a tal riguardo, si era tuttavia visto offrire nuove riprove della propria incapacità a interloquire adeguatamente con lei...

« Nel frattempo, abbiamo già alcuni prototipi di microscopio... non che ci possano servire a molto in questo momento. E non che abbia realmente idea di come poterli adoperare, ma sono certa che, a tempo debito, troveremo qualcuno che ne avrà bisogno. » aveva incalzato ella, per poi ancora proseguire « Quello su cui siamo a un punto morto, invece, è la realizzazione di un sistema efficace per la trasfusione del sangue: in assenza di un’adeguata possibilità di sintetizzazione di polimeri idonei, non sono ancora riuscita a trovare un’alternativa utile a tal scopo. »

Povero alcalde: la faccia che aveva allor dovuto offrire alla propria interlocutrice non avrebbe potuto che esprimere tutto il proprio sconforto per la sua incapacità a comprendere cosa ella stesse dicendo, nonché tutta la propria più sincera preoccupazione all’idea del concetto che ella stava suggerendo, per quanto, comunque, fosse sempre più che disposto a offrirle tutta la più assoluta fiducia del caso.
Fiducia, la sua, pari a quella che, egualmente, stava lì garantendo anche a Korl Jenn’gs, nel credere ciecamente che quanto egli avrebbe potuto allora voler realizzare avesse a doversi effettivamente intendere come qualcosa di buono e giusto per tutti loro.

« Non voglio impicciarmi di fatti che non mi riguardano... ma... » riprese quindi voce verso il giovane, sorridendogli ora con fare quasi paterno « ... non credi che sarebbe meglio per entrambi che voi due tornaste a parlarvi? Posso comprendere che, a volte, in amore ci siano delle incomprensioni ma... »
« Aspetta! » sgranò gli occhi Korl, interrompendolo di colpo e subitaneamente voltandosi verso di lui con aria sorpresa e imbarazzata « Guarda che fra me e Lora non c’è mai stato nulla di più di una semplice amicizia! » precisò, dimostrando quanto la parola chiave che l’aveva tanto allarmato fosse stato il riferimento offerto all’idea di una relazione sentimentale fra loro « L’amore non c’entra nulla... »
« Ne sei sicuro...? » domandò Balgi, ammiccando verso di lui con l’occhio sinistro « Magari non sarò in grado di capire molte delle cose che dite... ma credo proprio di essere ancora in grado di riconoscere certi atteggiamenti. E nulla, fra voi, ha mai suggerito una semplice amicizia! »