Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
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lunedì 4 febbraio 2019
2811
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
In quegli ultimi otto mesi, la vita a bordo della Kasta Hamina non era stata semplice. E non tanto in conseguenza del nuovo regime di clandestinità loro imposto, quanto e piuttosto nell’evidenza del confronto quotidiano con una dimensione umana a dir poco straziata, e straziata, in verità, nel coinvolgere quelle figure che, paradossalmente, fosse dipeso dal loro capitano, da Lange Rolamo, non avrebbero neppure avuto a dover essere accolte a bordo e che pur, lì integratesi per volontà della di lui ex-moglie, nonché comproprietaria della nave di classe libellula e suo primo ufficiale, Duva Nebiria, oramai avrebbero avuto a dover essere riconosciute parte della loro famiglia al punto tale per cui il già consueto intrattabile carattere del capitano avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual peggiorato nel confronto, prima, con lo stato di coma del proprio ufficiale tattico, Midda Bontor, e, successivamente, dell’uscita di scena di Be’Sihl Ahvn-Qa e di Har-Lys’sha. Ovviamente, a non ammettere il proprio disagio nel confronto con l’assenza di coloro che neanche avrebbe desiderato avere a bordo, Lange avrebbe sempre giustificato il proprio malumore in sola conseguenza all’obbligata e costante fuga dall’accusatore Pitra Zafral, il messo dell’omni-governo di Loicare che alcuna soddisfazione, alcuna pace si sarebbe concesso sino a quando tutti loro non fossero stati assicurati alla giustizia, nella violazione di quanto fra loro concordato e, in ciò, della mancata cattura e consegna di Reel Bannihil: ma al di là di quanto, pubblicamente, egli non avrebbe cessato di sostenere, e di sostenere per mantenere le apparenze, per non avere a rivelare il proprio maturato attaccamento anche a quei tre portatori patentati di problemi, chiunque, a bordo della nave, non avrebbe mancato di conoscere la verità, e la verità allor custodita nel profondo del suo cuore.
A margine di tale situazione, e di tale diffusa situazione emotiva, in quegli ultimi otto mesi, e soprattutto negli ultimi cinque, dalla partenza di Be’Sihl e Lys’sh, Tagae e Liagu, rimasti in buona sostanza nuovamente privi di genitori, si ritrovarono così a essere idealmente adottati dall’intero equipaggio, scoprendosi, in ciò, tutt’altro che soli, ma, piuttosto, circondati da così tanti zii e zie che non avrebbero mai fatto mancare loro tutto l’affetto necessario a superare una tale prova. E, ancora una volta, proprio il capitano Rolamo ebbe a riservarsi, in tal senso, un ruolo di spicco, qual ennesima, e pur fortemente rinnegata, dimostrazione di quanto non soltanto quella situazione stesse pesando emotivamente anche sul suo cuore ma, soprattutto, di quanto ogni pubblica ritrosia passata a confronto con l’idea di accoglienza offerta a quei due pargoli avesse ormai a doversi considerare mero artificio, e artificio allor ipoteticamente utile a non intaccare quell’aura di avversione nei confronti di tutto ciò che avrebbe avuto a conseguire alla presenza a bordo delle amiche della propria ex-moglie, e di quelle due donne, Midda e Lys’sh, che ella aveva espressamente voluto al proprio fianco nell’effettivo e non velato desiderio di indispettire il proprio capitano. Fu così che, praticamente dal giorno stesso della partenza di Be’Sihl e Lys’sh, Tagae e Liagu ebbero a scoprire il lato più paterno, più amorevole del burbero Lange, ritrovandosi da questi non soltanto accolti sotto la propria tutela, ma, anche, affiancati in quella quotidianità che, in effetti, già dal ritorno di Midda in quello stato di coma era venuta loro purtroppo meno, attentando a quel costrutto di ipotetica normalità che tanto la loro genitrice si era impegnata a voler loro offrire.
Accanto a Lange, quindi, Tagae e Liagu si ritrovarono presto a divenire presenze fisse, non soltanto trascorrendo con lui del tempo utile ai giuochi, ma anche, e soprattutto, alla loro istruzione, e a quel percorso di istruzione normalmente seguito dalla loro madre. E senza nulla togliere allo straordinario impegno con il quale Midda Bontor si era dedicata, fin da prima ancora di accoglierli nella propria vita qual propri figli adottivi, per offrire loro conoscenza nel merito dell’arte di far di calcolo, Lange Rolamo ebbe a dimostrarsi un mentore decisamente più acculturato rispetto a quanto mai ella avrebbe potuto sperare di arrivare a essere, nel confronto, senza alcuna colpa per la stessa Figlia di Marr’Mahew, con un diverso percorso di studi in conseguenza alle non indifferenti diversità esistenti fra le loro realtà quotidiane. Nel proprio mondo natio, infatti, alla donna guerriero tutto ciò che ella avrebbe potuto vantare di sapere lo avrebbe dovuto, innanzitutto, alla propria cara nonna Namile, la quale aveva insegnato, a lei e alla sua gemella Nissa, a leggere, a scrivere e a far di calcolo prima del compimento dei dieci anni, offrendo alle proprie nipotine molto più di quanto, in un mondo prevalentemente analfabeta, la maggior parte delle persone avrebbe potuto vantare di conoscere. Diversamente, al capitano della Kasta Hamina, non soltanto erano stati concessi degli studi elementari già più ampli e approfonditi di quanto Midda non avrebbe potuto immaginare, ma, anche, un’educazione superiore, nonché, infine, la frequentazione di un’università, un tempio sacro della conoscenza che, nel pianeta natale della Figlia di Marr’Mahew, sarebbe probabilmente stato frainteso qual un luogo mistico, nella straordinarietà delle informazioni, delle nozioni, delle conoscenze che, da lì, avrebbero potuto derivare per chi si fosse dimostrato in grado di accoglierle, di renderle proprie. Così, in una situazione fondamentalmente negativa, a Tagae e a Liagu fu concessa un’occasione positiva… e l’occasione positiva non soltanto di scoprire l’affetto del loro capitano, ma, anche, di essere da questi iniziati a tante straordinarie conoscenze prima per loro inimmaginabili. E conoscenze che, in verità, Lange Rolamo ebbe anche a dimostrarsi in grado di trasmettere ai due pargoli senza particolare fatica, tanto per la straordinaria predisposizione mentale all’apprendimento che i due avrebbero potuto vantare di possedere, quanto e non di meno per una propria predisposizione mentale all’istruzione che, in tutto ciò, egli poté scoprire, non senza una certa sorpresa, di possedere.
In quegli ultimi otto mesi, quindi, la vita a bordo della Kasta Hamina non era stata semplice. Ma in tante tenebre di disperazione, un barlume di luce non aveva potuto ovviare a rischiarare i cuori, e a riaccendere le speranze, di tutti i membri dell’equipaggio, nel confronto con un aspetto del carattere, della personalità, del loro capitano mai prima neppur immaginato. E quell’aspetto del proprio carattere, della propria personalità, che probabilmente egli stesso aveva dimenticato poterlo contraddistinguere, nell’averlo sepolto, molti anni prima, insieme al corpo della propria prima, e mai dimenticata, sposa: Kasta.
Per quanto, tuttavia, in tanto cupo disagio pur il bagliore dell’affetto che quei due bambini si dimostrarono essere in grado di ispirare nei cuori di tutti a bordo della nave, sì riuscì a mantenere un certo clima di speranza, otto mesi avrebbero avuto a dover essere riconosciuti obiettivamente troppi. E, in questo, quando finalmente Be’Sihl e Lys’sh comunicarono di star ritornando a casa, tutti a bordo del mercantile di classe libellula non poterono che gioire di simile annuncio, nella speranza che, finalmente, le cose potessero riprendere a girare nel verso giusto e la loro quotidianità potesse ritornare a essere quella di sempre, con i propri alti, con i propri bassi, con i propri tafferugli, e, comunque, con tutti i propri elementi, con tutti i soggetti che, in quegli ultimi cinque mesi erano mancati all’appello, a partire proprio dallo shar’tiagho e dall’ofidiana, per arrivare, infine, alla Figlia di Marr’Mahew, la grande assente di quell’ultimo anno.
Quanto, tuttavia, nessuno avrebbe potuto attendersi sarebbe accaduto, al momento di quel tanto atteso ricongiungimento, sarebbe stato veder giungere a bordo il famigerato Reel Bannihil, o, per meglio dire, l’ancor più famigerato Desmair nel corpo di Reel Bannihil, non qual prigioniero di Be’Sihl e Lys’sh, quanto e piuttosto qual loro accompagnatore, e un accompagnatore apparentemente volontario. Anzi… a buon dire, fra tutti e tre quello sul volto del quale avrebbe potuto essere colta maggiore insoddisfazione, trasparente di una certa costrizione psicologica o fisica a quella situazione, avrebbe avuto a doversi riconoscere proprio colui che, fra tutti, ci si sarebbe potuti attendere sarebbe stato il più lieto di quell’epilogo, nella speranzosa possibilità, in tal maniera, di liberare la propria amata dall’insano sonno nel quale era stata precipitata e, accanto a lei, tornare a vivere la propria serenità familiare, per tanto… troppo tempo perduta.
Così nessun momento di festa ebbe a essere lì immediatamente consumato e, anzi, Lange e Duva, entrambi presenti ad accogliere il ritorno dei loro compagni e amici, si ritrovarono a essere intimamente soddisfatti della decisione presa nell’impedire all’intero equipaggio di presentarsi nella rimessa delle navette, affidando, allora e altresì, alle cure di coloro lì assenti all’appello la cura dei due bambini, comprensibilmente desiderosi di riabbracciare il padre e, pur, prudentemente mantenuti, almeno nell’immediato, almeno fino a quando non fosse stato chiaro cosa fosse accaduto, e cosa fosse accaduto nel lungo mese di silenzio radio, a una certa distanza da quella che, troppo facilmente, avrebbe potuto evolvere in una situazione pericolosa…
« Bentornati. » non mancò di dichiarare Lange Rolamo nel momento in cui Be’Sihl e Lys’sh ebbero a scendere dalla navetta, seguiti, a breve distanza, dal loro supposto prigioniero e lì apparentemente ospite, in termini che non poterono ovviare a raffreddare ogni entusiasmo e, soprattutto, a imporre al tono del capitano un certo distacco emotivo tale da non suggerire, effettivamente, l’idea di quell’accoglienza che, allora, avrebbe avuto a dover contraddistinguere un tale saluto « Immagino che avrete molto da raccontarci… ma, prima ancora di invitarvi ad accomodarvi, spero che mi perdonerete se mi riservo il diritto di domandarvi come mai quell’uomo non sia quantomeno ai ferri… » soggiunse poi, ovviando a tergiversare attorno alla questione, nel preferire, piuttosto, giungere direttamente al sodo e al sodo allor rappresentato dalla presenza di Desmair libero fra loro.
« Rolamo… è un piacere rincontrarti dopo tanto tempo! » sorrise per tutta risposta Desmair, il quale, in effetti, aveva già avuto passata occasione di interagire con gli uomini e le donne della Kasta Hamina diversi anni prima, quando, durante il salvataggio nel quale tutti loro si erano impegnati in favore di Be’Sihl, egli aveva avuto la possibilità, e la necessità, di assumere per un breve periodo il controllo del corpo del proprio anfitrione d’allora, per salvare la pellaccia di entrambi « Vorrei dire che mi aspettavo un’accoglienza più calorosa ma, francamente, sarei stato deluso se non mi avessi immediatamente ringhiato contro non appena giunto a bordo. » puntualizzò, strizzando l’occhio con fare complice verso l’uomo.
« Be’S… Lys’sh… che succede?! » domandò preoccupata Duva, fremendo con la mano vicino alle proprie armi, e a quelle lame con le quali, in genere, a bordo della loro nave, non si sarebbe accompagnata, ma che, in quella situazione, non avrebbe potuto scoprirsi più che felice di aver preso seco.
A prendere parola, in risposta a quella giusta richiesta di spiegazioni, si offrì proprio la giovane ofidiana, la quale, con un profondo sospiro, non mancò di prepararsi a quella che sarebbe stata una lunga… lunghissima spiegazione…
« Il discorso è veramente molto complicato. » premesse ella, scuotendo appena il capo « E non fossi sicura che rifiutereste, vi inviterei ad accomodarvi prima di iniziare a parlarne. » suggerì, in maniera altresì retorica, certa di quanto mai si sarebbero concessi di abbassare in maniera sì imprudente la guardia « Ma tant’è… »
domenica 3 febbraio 2019
2810
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
Ma per quanto Lys’sh avrebbe potuto anche comprendere le ragioni emotive alla base del comportamento del proprio compagno d’arme, e quelle ragioni emotive tali per cui, probabilmente, l’unica possibilità di serenità sarebbe per lui allor conseguita al pensiero di precipitare il proprio nemico, quel proprio incubo incarnato, nel cuore incandescente di una stella, un’altra argomentazione non avrebbe potuto ovviare a prendere in considerazione e, in tal senso, non avrebbe potuto ovviare a spingerla ad agire, e ad agire in una ben diversa direzione rispetto a quanto, pur, non avrebbe potuto compiacere Be’Sihl. Perché, nelle lunghe ore di attesa alle quali ella si era vista obbligata nell’attesa del risveglio dello shar’tiagho, la giovane ofidiana aveva avuto occasione di confronto verbale proprio con Desmair e, in grazia a tale dialogo, a tale confronto, come sovente avrebbe potuto dirsi occorrere, ella aveva avuto la possibilità di ampliare i propri orizzonti a qualcosa di più semplicemente di quanto, pur, sino a quel momento avrebbe potuto vantare essere la sua comprensione di quella situazione: nuovi orizzonti nel confronto con i quali, in verità, non soltanto quella loro personale caccia al semidio avrebbe avuto a doversi considerare puerile ma, ancor più, anche quanto da questi compiuto a discapito della Figlia di Marr’Mahew… una scelta animata unicamente da un’ottusa volontà di rivalsa nei suoi confronti della quale, solo pochi mesi più tardi, si era pentito, e si era pentito fermamente, nel comprendere quale grave errore tutto ciò fosse stato.
Proprio alla luce di tale nuova e più amplia consapevolezza sull’effettiva situazione per loro presente, e su quanto, allora, sarebbe stato importante per loro superare i confini di quel conflitto interno, Lys’sh non avrebbe potuto ovviare a prendere inattesa posizione nella questione non tanto a fianco dell’uno o dell’altro, quanto e piuttosto a fianco di entrambi, laddove semplicemente auspicabile, per non dire sostanzialmente obbligata, avrebbe avuto a doversi considerare la loro unione e, nel superamento d’ogni passato antagonismo…
« E’ finita invece. » insistette quindi ella, tutt’altro che desiderosa di lasciar perdere la questione nel confronto con lui e, anzi, decisa a incalzare, e incalzare sino a quando Be’Sihl non si fosse convinto ad ascoltarla, e ad ascoltarla per davvero « E’ finita giacché una battaglia ha senso soltanto quando vi è un nemico da combattere. E, ormai, non è più Desmair il nostro nemico! »
« Come puoi parlare in questo modo…? » protestò egli, incredulo nel sentirla prendere le parti di quel semidio, di quel mostro che per troppo tempo aveva imposto la propria odiosa presenza sulle loro vite e che, fosse soltanto per l’amore che ella vantava di provare verso Midda, avrebbe dovuto sospingerla a tentare in ogni modo di distruggere quell’essere… non certamente di difenderlo « Sei stata forse plagiata da lui…?! »
« Nessuno mi ha plagiato. » replicò l’ofidiana, semplicemente stizzita a confronto con tale idea « Anzi… se vi è qualcuno che, in questo frangente, sta dimostrando di non avere controllo sui propri pensieri e sulle proprie azioni, tale sei proprio tu. » puntualizzò, nel tentare di sottolineare quanto, allora, egli stesse agendo semplicemente come un pazzo furioso, per ragioni sì comprensibili e, ciò non di meno, che stavano iniziando a divenire di difficile gestione e, ancor più, di difficile sopportazione « Quanto ti sta sfuggendo, e quanto sto provando a spiegarti già da prima, è che non è più Desmair il nostro nemico… perché non è per dare la caccia a lui che Midda ha lasciato il vostro mondo, e tu l’hai seguita sulle ali della fenice. Ed è proprio a quella minaccia che, ora, abbia a dover volgere la nostra attenzione, unendo le nostre forze e le nostre risorse, prima che sia troppo tardi! »
A chi Lys’sh stesse volgendo riferimento per Be’Sihl fu immediatamente chiaro, benché la giovane non avesse avuto alcuna occasione per avere a porsi a confronto diretto con il soggetto in questione. Certamente ella ne aveva sentito parlare, sin dal primo giorno con loro, direttamente da colei che più di chiunque altro avrebbe potuto vantare una personale esperienza sull’argomento, ossia proprio la stessa Figlia di Marr’Mahew che ella aveva preso l’abitudine a considerare al pari di una sorella: ma fra sentir parlare di qualcosa, o di qualcuno, e poter vantare di aver avuto un’esperienza diretta a tal riguardo, francamente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta un’enorme differenza… soprattutto nell’offrire riferimento a qualcuno come colei alla quale, allora, ella stava volendo riportare la sua attenzione.
Per tale ragione, benché in termini assolutamente retorici, la replica dell’uomo, e di quell’uomo le dita del quale ancora affondavano nella gola priva di vita del proprio antagonista, non poté che essere praticamente obbligata…
« Ti stai riferendo ad Anmel Mal Toise?! » cercò quindi conferma egli, non cogliendo la ragione alla base di un simile riferimento, in quel mentre, in quel frangente, ritenuto quantomeno inopportuno, qual un improprio tentativo di distrarlo dalla realtà lì presente, per così come rappresentata dalla presenza di Desmair fra le sue mani « Per quanto ragione della nostra presenza fra voi, ella non ci ha mai dato disturbo… costui, invece, non ha fatto altro! »
« … trascurando quando ti ha tenuto prigioniero a Loicare o il piccolo particolare della nostra avventura nel tempo del sogno, quantomeno… » commentò sottovoce Lys’sh, quasi fra sé e sé, per poi tornare a volgersi al proprio interlocutore e tentare di appellarsi, nuovamente, al suo raziocinio, ammesso che gliene fosse rimasta traccia alcuna « Non ti sei mai domandato come mai non vi ha mai dato disturbo…?! Ha cercato di mantenersi quanto più possibile lontana dalla nostra attenzione per poter rafforzare la propria posizione, il proprio potere! Pensa a quello che è successo nel vostro mondo… pensa a chi era, e a chi era divenuta. E capirai che l’ultima cosa che le può interessare è infastidirvi. » incalzò, piegando la propria bocca, priva di labbra, verso il basso, in segno di disappunto « Soprattutto laddove Midda ha da essere considerata la sola in grado di fermarla! »
E per quanto negli occhi iniettati di sangue di Be’Sihl, altro non avesse a doversi riconoscere l’ira, l’odio più puro verso quel nemico lì morto fra lei sue mani, le parole allor impiegate da parte della propria compagna d’arme non avrebbero potuto ovviare a incuriosire la parte più remota della sua mente, quel poco in lui rimasto di razionale, il quale non avrebbe potuto ovviare a riflettere sulla ragionevolezza di quel discorso, su qual genere di figura avesse a doversi riconoscere la fu regina di Shar’Tiagh Anmel Mal Toise, figlia dell’ultimo faraone, successivamente all’incauta liberazione del suo spirito a opera della Figlia di Marr’Mahew reincarnatasi, per quanto erano stati in grado di ricostruire, prima nel corpo di lady Lavero di Kirsnya, e poi, addirittura, nella sorella della stessa Midda, Nissa Bontor, allor divenuta regina di una vera e propria nazione di pirati, un esercito da sfruttare per i propri scopi, per i propri obiettivi, per i propri traguardi. Ma se, una parte di tale discorso, avrebbe avuto a doversi considerare qual quietamente già noto allo shar’tiagho, e per questo, in verità, tutt’altro che in grado di suscitare il suo interesse, quanto ebbe a risvegliare effettivamente la sua coscienza, il suo raziocinio, ebbe a essere giudicata l’ultima nota, e una nota che avrebbe potuto essere allor fraintesa qual una mera frase a effetto, ma che, nella fermezza dei toni adoperati dalla giovane donna rettile, non avrebbe potuto ovviare a suggerire qualcosa di ben diverso.
« Cosa intendi quando dici “la sola in grado di fermarla”…?! » domandò egli, ancor trattenendo a sé il collo di Desmair e, ciò non di meno, allentando la presa sullo stesso, segno evidente di quanto, in lui, quell’intervento avesse iniziato realmente a far leva, a trovare un punto d’appoggio « Anche la fenice ha insistito sotto questo punto di vista. » rimembrò, non avendo potuto ovviare a riflettere, già in passato, sulla cosa, laddove, per quanto amore, per quanto rispetto, per quanta stima e fiducia egli avrebbe potuto provare nei riguardi della propria donna, ritenere ella qual la sola in grado di contrastare colei divenuta emanazione di un principio fondamentale dell’universo, l’Oscura Mietitrice, avrebbe avuto a doversi considerare forse eccessivo, laddove, a dispetto di ogni leggenda, Midda Namile Bontor altro non avrebbe avuto a doversi riconoscere se non qual una semplice donna mortale, straordinaria sotto molti aspetti, e ciò non di meno nulla di più, o nulla di meno, di una comune umana.
sabato 2 febbraio 2019
2809
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
« Se desiderava essere una battuta… mi dispiace dirtelo, ma non fa per nulla ridere. » commentò per tutta risposta egli, ritornato allora improvvisamente serio in volto, a dimostrazione di quanto, dal proprio punto di vista, la cattura di Desmair avesse ancora a doversi considerare un requisito irrinunciabile, innanzi alla realizzazione del quale non avrebbe permesso a niente o a nessuno di arrestarlo… neppure alla morte stessa, così come, in buona sostanza, avrebbe potuto allor quietamente comprovare nella propria attuale condizione, a confronto con quanto accaduto.
A offrire replica alle sue parole, tuttavia, non fu Lys’sh, quanto e piuttosto un’altra voce, non nuova e pur lì sopraggiunta in maniera inaspettata, e sopraggiunta, allora, alle sue stesse spalle: una voce che, nel confronto con le sue orecchie, con i suoi ricordi, avrebbe avuto ancora a essere prevalentemente associata all’idea di Reel Bannihil, ma che, innanzi al proprio raziocinio, egli non avrebbe potuto in alcuna maniera equivocare se non quale la voce di Desmair.
« Comprendo quanto dal tuo punto di vista tutto ciò possa apparire quantomeno insolito, vecchio mio… ma la giovane rettile non sta né scherzando, né mentendo: desidero veramente aiutarvi a riportare indietro quella spina nel fianco che risponde al nome di Midda Bontor… la mia sposa, nostro malgrado. » sancì egli, attraendo a sé l’attenzione della coppia e mostrandosi, allora, quietamente in piedi innanzi alla porta di quell’ambiente, di quella piccola infermeria, con le braccia incrociate al petto a dimostrazione di tutta la propria più quieta remissività nella faccenda « Poi… se non desideri fidarti di me, uccidimi pure e portami via come cadavere: ho già dato disposizione a Zibi e a coloro che sono sopravvissuti fra i miei luogotenenti di non frapporsi più sul vostro cammino. Anche perché, francamente, sono per me più utili nelle loro attuali condizioni, allorché trasformati in morti o, peggio, in non morti. »
E se, per un istante, la sorpresa imposta a Be’Sihl in quell’inattesa apparizione fu tale da non permettergli di ipotizzare un’immediata reazione, concedendo al proprio avversario il tempo di concludere quel proprio intervento, fu questione di un attimo prima che egli, risollevatosi in piedi, avesse a scagliarsi contro di lui, serrandogli le mani al collo e tentando, in ciò, di soffocarlo.
Un gesto istintivo, una reazione praticamente obbligata, quella propria dell’Implacabile, conseguenza di quegli ultimi sette mesi trascorsi nel solo rimpianto, nel solo pensiero di non aver agito con sufficiente reattività in un altro momento, in un’altra occasione, e in quell’occasione, in quel momento che, all’epoca, avrebbero impedito quanto poi occorso, ovviando alla caduta della propria amata e il suo conseguente coma, e, con esso, a tutta la tragica serie di sviluppi conseguenti non soltanto per se stesso, ma per tutti loro. Se, infatti, sette mesi prima, in quel panorama glaciale nel quale si era consumato il preludio a quell’intera faccenda, egli avesse avuto la presenza di spirito utile a fermare, a uccidere Desmair non appena resosi conto di quanto accaduto, non appena resosi conto del suo trasferimento all’interno del corpo di Reel Bannihil, del quale, per una mai meglio precisata ragione aveva allora immediatamente preso il controllo e preso il controllo in maniera tanto efficace; Reel Bannihil sarebbe stato allor catturato, Desmair sarebbe stato allor catturato, e, probabilmente per così come desiderato sin dall’inizio dalla propria amata, sarebbe stato consegnato alle autorità di Loicare, a quello stesso omni-governo con il quale era stato allor stretto un patto, e un patto volto a liberare da qualunque accusa o condanna l’intero equipaggio della Kasta Hamina, quei loro amici, quella loro famiglia, che, altresì, in quello stesso momento, in quello stesso frangente, avrebbe avuto a doversi considerare obbligata alla clandestinità, nel timore che una delle più importanti forze politiche esistenti in quell’angolo di galassia avrebbe potuto allora avere a distruggere le loro esistenze, condannandoli ingiustamente a vita in sola conseguenza di un infame ricatto, e di un ricatto allora imposto loro solo per costringere la stessa Figlia di Marr’Mahew a portare a termine quella missione e a consegnare quell’individuo.
Sette mesi prima Be’Sihl aveva esitato, non aveva dimostrato sufficiente presenza di spirito, o sufficiente ferocia, per agire nella maniera nella quale avrebbe avuto a dover agire. E, in conseguenza di ciò, da sette mesi la sua amata giaceva nel proprio letto in stato di coma, i suoi figli erano stati privati dell’unica madre che ormai avrebbero potuto vantare di conoscere e i loro amici, la loro famiglia della Kasta Hamina, era stata costretta alla fuga, a vivere nell’ombra, come neppure ai peggiori criminali sarebbe stato imposto. Ora egli non avrebbe più commesso quell’errore: ora egli non avrebbe più esitato innanzi a Desmair o a qualunque altro avversario, riservandosi ogni dubbio, ogni domanda, ogni remora, ogni esitazione a un secondo momento, e votando il tempo presente, l’istante attuale, soltanto all’azione, e a un’azione ispirata a un desiderio di vittoria e di vittoria a ogni costo.
« Be’Sihl! » gridò Lys’sh, voltandosi di scatto verso la scena e, in ciò, ritrovandosi costretta a emettere un alto gemito per il dolore impostole dalle ferite ancor lontane dall’aversi a poter considerare sanate, per un attimo dimentica delle stesse nell’urgenza di contenere la furia del proprio compagno « Be’Sihl! Fermati, per amore di tutti i tuoi dei! »
Ma soltanto il rosso del sangue e del desiderio del sangue avrebbe avuto a potersi ritrovare nello sguardo di quell’uomo, e di quell’uomo che si era visto portare via quel tutto per lui rappresentato dall’adorata Midda Bontor, e che, di conseguenza, aveva rinunciato a tutto il resto, abbracciando la parte più rabbiosa del suo cuore e alimentando tale furore, tale furia, tale ira giorno dopo giorno, nel pensiero di quanto, tutto quello, fosse dipeso soltanto da una sua debolezza, da una sua mancanza.
E così, senza che Desmair avesse a offrire la benché minima opposizione innanzi a lui a alla sua ira, le dita dello shar’tiagho poterono affondare violentemente in quel collo, non limitandosi, allor, semplicemente a soffocarlo ma, addirittura, dilaniandone le carni e dilaniandole con violenza devastante. Una violenza devastante, quella dell’iracondo Be’Sihl, che ebbe a placarsi soltanto nel momento in cui il sangue, esploso con entusiasmo dalla giugulare del proprio nemico, ebbe a fermare il proprio flusso, lasciando, inerme fra le sue mani, in quella morsa simile all’acciaio, un corpo morto, i resti inanimati di quell’individuo e di quell’individuo che pur, né allora, né mai, avrebbe potuto morire.
« Dannazione, Be’Sihl! » ringhiò, per il dolore, la povera ofidiana, facendo sforzo di rialzarsi in piedi, con l’aiuto di una stampella « Lo vuoi capire che è finita?! »
« Non è finita… non sarà mai finita con lui… » ansimò egli, ancor con le dita sprofondate nel collo del proprio nemico, della propria nemesi, incurante del sangue che, caldo, gocciolava allora dal suo volto, in una nuova orrenda maschera di morte lì così dipinta « Anche se riusciremo a riportare indietro Midda… lui continuerà a tormentarci. E’ così da anni… e non troverà mai fine, almeno sino a quando egli continuerà a esistere. »
Troppi anni di vessazioni erano stati quelli che, in maniera indiretta, Be’Sihl aveva subito a causa di quel semidio immortale. Vessazioni l’apoteosi delle quali, sette mesi prima, si era concretizzata in quell’ultimo attacco, quell’ultimo violento attacco che non aveva ucciso Midda solo nell’assurdo rispetto di un giuramento compiuto anni prima, in occasione delle loro odiate nozze, e di quelle nozze nel corso delle quali Desmair si era impegnato a non uccidere, né direttamente, né indirettamente, la propria sposa. Ciò non di meno, in quello stato di coma a lei imposto, egli aveva offerto riprova di aver trovato una soluzione, di aver trovato una falla in quel giuramento, in ciò riservandosi l’occasione di ucciderla pur tenendola in vita… e questo, per Be’Sihl, era stato troppo. Troppo da sopportare… troppo.
venerdì 1 febbraio 2019
2808
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
« So che potrebbe essere difficile da accettare per te, ma… » premesse la giovane ofidiana, desiderando arrivare a concedergli la notizia per gradi, nel timore che la propria nuova condizione avesse a doversi considerare eccessiva da digerire per lui, così come obiettivamente avrebbe avuto a doversi giudicare per chiunque.
« Sono morto. » concluse egli, ben interpretando il senso di quel tentativo di quieta introduzione all’argomento da parte della propria compagna e, ciò non di meno, preferendo tagliare corto, arrivando subito al punto « E Desmair mi ha contagiato con il proprio sangue per farmi rivivere, pur condannandomi, in ciò, al fato di tutti coloro appartenenti alla Sezione I. » soggiunse, apparendo decisamente più calmo di quanto l’altra non avrebbe potuto credere sarebbe riuscito a restare e, soprattutto, di quanto chiunque avrebbe avuto a poter essere in grado di offrirsi al suo posto.
« … d’accordo. Non è stato poi così difficile da accettare per te. » concluse l’altra, indubbiamente sorpresa dall’apparente serenità con la quale egli avrebbe avuto non soltanto a definire la propria attuale condizione quanto e piuttosto a rapportarsi con l’idea della stessa.
Un momento di silenzio, allora, ebbe a calare fra loro, nel mentre in cui Be’Sihl, riprendendo controllo sul proprio corpo, ebbe a ruotare lungo un asse verticale, verso il lato del letto, al fine di spingere le proprie gambe, i propri piedi, a ricercare contatto con qualcosa di diverso da quel giaciglio, magari recuperando, dopo un tempo ancor per lui non meglio definito, contatto con il suolo e, in ciò, con il mondo a lui circostante, quel mondo dal quale, proprio malgrado, era stato separato nel corso delle ore, o forse dei giorni, a lui necessari per riprendersi e per riprendersi da quell’estemporanea scocciatura che, invero, aveva avuto a divenire per lui la morte.
E se, quel momento di silenzio, venne da lui così adoperato per rialzarsi in piedi e per verificare quanto, effettivamente, il suo corpo avesse a doversi considerare assolutamente in salute, qual forse neppure avrebbe potuto vantare di essere prima della propria uccisione; alla sua interlocutrice, alla confusa Lys’sh, tale intervallo di tempo fu utile a tentare di comprendere in grazia di quale assurda freddezza emotiva egli potesse essere allora così in grado di rapportarsi con l’idea della propria morte, quasi come se, in fondo, avesse lì appena dichiarato di essere stato a letto per qualche giorno per colpa di una leggera influenza. Laddove, tuttavia, alla giovane non fu concessa occasione di comprendere, realmente, le dinamiche di pensiero proprie dell’uomo, questi fu altresì in grado di cogliere il dubbio proprio dello sguardo della compagna, ragione per la quale non mancò di riprendere voce verso di lei, a domandare lumi.
« Qualcosa ti turba, Lys’sh?! » le richiese, osservandosi attorno, ora, alla ricerca dei propri vestiti, nell’essersi scoperto lì rivestito soltanto da un leggero camice, e, magari, delle proprie armi, invero più interessato a queste ultime rispetto persino ai primi.
« Non so… » banalizzò ella, aggrottando la fronte con aria persino indispettita a quell’interrogativo « … stavo cercando di spiegarti quanto accaduto, di farti comprendere l’evidenza propria della tua morte e di quanto, poi, il tuo ritorno in vita sia stato tale soltanto per merito di una tecnologia maledetta destinata a tramutarti, presto o tardi, in un’abominevole creatura non morta… e tutto quello che sei stato in grado di fare è stato prendere atto dell’evento quasi avesse a doversi giudicare poco più di un’ovvietà. » argomentò la giovane, scuotendo il capo « Ti sembra normale…?! »
« Lys’sh… » sorrise lo shar’tiagho, riportando lo sguardo a lei e a lei, ora, avvicinandosi con passo quieto, solo per genuflettersi accanto alla sua poltroncina e, in ciò, porsi alla stessa altezza del suo sguardo, a non imporle occasione di inutile affaticamento fisico « … se tu fossi nata in un mondo dove ardere su una pira funebre i resti dei cari estinti ha da considerarsi non un vezzo, quanto e piuttosto conseguenza di una necessità concreta al solo scopo di prevenirne il ritorno in vita come zombie affamati di carne e di morte, comprenderesti quanto, in verità, quello che dal tuo punto di vista ha a doversi giudicare qual una sorta di maledizione, dalla mia prospettiva ha da intendersi, piuttosto, quasi una sorta di vita omaggio che mi è stata concessa dagli dei al fine di condurre a termine la mia missione. » sancì, a esplicitare la propria personale posizione a tal riguardo « Ergo… non intendo sprecare un solo istante di questa mia nuova vita in inutili esitazioni, giacché, a meno che tu non abbia a comunicarmi che Midda si è ripresa e, in questo momento, sta giocando con i nostri figli, il mio primario interesse non ha a potersi considerare mutato. »
Necessariamente ammutolita, in tutto quello, ebbe a trovarsi la giovane donna rettile, colta in totale contropiede da quella spiegazione e da quella spiegazione assolutamente razionale e che pur, altro, non avrebbe avuto a doversi interpretare se non qual il pericoloso preludio a una nuova battaglia, a una nuova caccia a Desmair, che, nel migliore dei casi, avrebbe probabilmente generato un nuovo massacro, e che, nel peggiore, avrebbe altresì definito in tempi terribilmente brevi una seconda morte per l’ex-locandiere e, allora, una morte dalla quale sarebbe potuto ritornare soltanto nelle sembianze di una sorta di zombie, non dissimile da quelli da lui così rievocati.
Così, a imporgli un necessario freno prima di un possibile, nuovo crescendo di sangue e morte, al di là di quanto, tale gesto, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual estremamente doloroso per lei, Lys’sh non mancò di sollevare la propria mancina e, con il dorso della stessa, colpire in manrovescio la guancia sinistra di lui, con quanta più energia, nelle proprie precarie condizioni di salute, avrebbe potuto permettersi di spendere in tal direzione. E prima che egli potesse reagire, fosse anche soltanto verbalmente, a domandare il perché di quello schiaffo, fu ella a prendere voce e a esporre, allora, le proprie di ragioni, per così come pocanzi anch’egli non aveva mancato di compiere…
« Avrai avuto anche una “vita omaggio”, così come l’hai appena definita, ma ciò non ti autorizza a sprecarla nel peggiore dei modi possibili… » decretò ella, con sguardo serio e tono di rimprovero verso di lui « Questo senza contare che, qualunque cosa tu voglia fare, non occorre che tu abbia a farla. Non per il bene di Midda, quantomeno! » soggiunse poi, in una frase che, almeno in questa occasione, sperò sarebbe riuscita a far leva sull’interesse del proprio interlocutore, nel giuocarsi la carta della Figlia di Marr’Mahew, così come mai, prima di quel momento, si era giocata.
E laddove, in verità, ben minimale avrebbe avuto a doversi considerare l’azzardo per lei proprio, nell’aver citato il nome dell’unica donna presente innanzi alla mente e al cuore dello shar’tiagho, egli non ebbe, allora, a reagire diversamente da come sperato, nell’arrestarsi incuriosito e nell’osservarla con sguardo inquisitore, a meglio cercare di comprendere cosa ella desiderasse comunicargli in tal senso.
« Sperando che, almeno in questa occasione, tu abbia a permettermi di completare una frase, permettimi di ripetermi nel sottolineare quanto io sappia che tutto ciò potrebbe risultare particolarmente complicato da credere per te… » continuò quindi Lys’sh, quasi a ricominciare da capo quel loro breve dialogo, pur, in tal senso, modificando completamente l’oggetto della frase che, di lì a un attimo, avrebbe scandito « … ciò non di meno, ti prego di credermi. Non c’è nessuna necessità di obbligare Desmair: egli desidera venire con noi e aiutarci di propria spontanea iniziativa. »
E se l’idea di essere morto e resuscitato avrebbe avuto a doversi considerare persino banale innanzi al suo giudizio, quanto semplicemente assurdo e inaccettabile avrebbe altresì avuto a doversi ritenere fu proprio quanto, in quel momento, sancito dalla voce seria e sincera della sua compagna d’arme, la quale, pur convinta delle proprie parole, non avrebbe mai potuto essere in grado di comprendere il senso delle stesse… non, quantomeno, nel suggerire il desiderio, da parte di Desmair, di agire allora in direzione esattamente contraria a quanto compiuto sette mesi prima, nell’intrappolare la propria stessa moglie in quello stato di profondo coma.
giovedì 31 gennaio 2019
2807
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
Be’Sihl Ahvn-Qa morì.
Non un’opinione, non un argomento suscettibile di discussione, quanto e piuttosto una constatazione, un dato di fatto, una pura e semplice verità: Be’Sihl, figlio di Be'Soul e Ras'Meen, compagno di Midda, nonché padre adottivo di Tagae e Liagu, quel giorno morì. E, ma tale avrebbe avuto altresì a doversi considerare un’opinione, un argomento suscettibile di discussione, egli sarebbe morto lo stesso anche senza il conclusivo intervento di Desmair in sua opposizione, quella lama profondamente conficcata nel suo addome a sventrarlo qual olocausto offerto in sacrificio sull’altare, in conseguenza alle numerose, e gravissime, ferite già prima accumulate, e che non avevano avuto ragione di fermarlo soltanto in conseguenza della sua fiera caparbietà, di quell’irremovibile volontà guerriera qual pur mai, probabilmente, alcuno si sarebbe potuto attendere di ritrovare in lui, da sempre rimasto in ombra alle spalle della Figlia di Marr’Mahew.
Be’Sihl Ahvn-Qa, quindi, morì. E, secondo quanto poté poi riferire Zibi Torpa, che ebbe a doversi occupare personalmente del suo corpo, egli rimase morto per almeno tre quarti d’ora.
Tale, infatti, ebbe a essere il tempo necessario al cuore dello shar’tiagho per riprendere a pompare sangue, e a pompare sangue all’interno di arterie e vene in quel tempo già ricostruite a opera del miracolo, o della maledizione, rappresentata dalla nanotecnologia che, in quel brutale contagio, Desmair ebbe consciamente a trasferire nel suo corpo, con il solo, esplicito scopo di salvarlo, e di salvarlo da quella situazione dalla quale, altrimenti, difficilmente avrebbe potuto sperare di sopravvivere. E se pur dopo solo tre quarti d’ora il suo sistema circolatorio era stato ripristinato, furono necessari, in realtà, più di due giorni di quieta attesa prima che gli fosse concessa nuovamente la possibilità di aprire gli occhi sul mondo a lui circostante: due giorni nel corso dei quali, quelle microscopiche macchine che tanto prontamente si erano premurate di porre rimedio alla questione di prioritaria importanza, non soltanto ebbero a rigenerare completamente il suo corpo ma, anche e soprattutto, a integrarsi completamente in lui, moltiplicandosi esponenzialmente in maniera del tutto autonoma. Una presenza, quella propria di tale straordinaria, e temibile, tecnologia, che non avrebbe avuto a potersi considerare percepibile da parte dell’uomo, e che pur, da quel momento in avanti, lo avrebbe accompagnato per il resto della propria esistenza… e anche oltre.
Due giorni dopo la propria morte, quindi, Be’Sihl Ahvn-Qa, l’Implacabile, ebbe a riaprire gli occhi, scoprendosi disteso all’interno di un letto d’infermeria. E avendo a posare lo sguardo, per prima cosa, su colei che, pur in condizioni invero peggiori di quanto ormai egli non avrebbe potuto accusare essere, non aveva mancato di vegliare fedelmente sul suo riposo per tutto quel tempo: la cara Har-Lys’sha.
A differenza di Be’Sihl, Lys’sh non avrebbe avuto a poter vantare la presenza, nel proprio sangue, nelle proprie membra, di microscopiche macchine preposte a rigenerare ogni sua singola cellula, restituendole tutta la propria integrità in misura persino migliore rispetto a quanto non avrebbe potuto vantare in precedenza: in ciò, quindi, la giovane ofidiana avrebbe avuto a dover pazientare per un tempo di convalescenza decisamente maggiore rispetto a quello che, così, aveva contraddistinto il proprio compagno, rispettando il naturale corso degli eventi. Per tale ragione, pur lì seduta in una comoda poltrona innanzi a lui, ella avrebbe avuto a dover essere riconosciuta strettamente fasciata a livello addominale e con il braccio destro saldamente legato al collo, a immobilizzarlo e a minimizzare il rischio, in qualche incauto movimento, di compromettere il proprio ancor delicato stato di salute.
In verità, comunque, ella non avrebbe potuto lamentarsi del servizio medico offertole: per quanto, allora, privata di qualunque possibilità di parola in merito, Lys’sh si era vista immediatamente offrire le migliori cure che in quella base avrebbero potuto esserle offerte, ritrovandosi a subire in tempi strettissimi un delicato intervento tanto alla spalla, quanto e ancor più all’addome, per porre rimedio alle ferite subite. E se pur la prognosi avrebbe avuto a doversi considerare riservata almeno per una settimana, soprattutto per il rischio corso dalla sua spina dorsale, ella non avrebbe potuto rinunciare a restare al capezzale del proprio compagno d’arme, per poter essere lì presente, accanto a lui, nel momento in cui alfine avrebbe riaperto gli occhi…
… per poter essere accanto a lui in quel momento.
« Be’S! » esclamò ella, cercando di non agitarsi troppo nel cogliere in lui quel primo, palese, segnale di ripresa e, ciò non di meno, non potendo ovviare a dimostrare un certo entusiasmo a confronto con quanto, probabilmente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta una maledizione, nell’aver in buona sostanza proiettato l’uomo all’interno dell’orrore proprio della Sezione I, e, ciò non di meno, in quel momento troppo facilmente equivocabile qual un miracolo, nella gioia, comunque, di non saperlo morto « … come ti senti?! »
Il silenzio di Be’Sihl durò per un lungo, lunghissimo istante. Un istante in cui, proprio malgrado, Lys’sh non poté ovviare a temere che qualcosa fosse invero mutato in lui, non soltanto nel suo corpo, quanto e piuttosto anche nella sua mente, e che, magari, egli fosse già stato tramutato in quella sorta di zombie nei quali tutti coloro infettati da quella nanotecnologia, un giorno, si sarebbero ritrovati a essere, quando, al termine della propria esistenza mortale, i loro corpi sarebbero stati mantenuti egualmente in vita, egualmente in attività da quelle microscopiche macchine e, in ciò, avrebbero procrastinato la propria violenza, la propria brutalità, anche oltre il limite della propria morte.
Fortunatamente per lei, ma ancor più per lui, quel pur lungo, lunghissimo istante, ebbe alfine a raggiungere la propria conclusione. Ed ebbe a raggiungerla nel momento in cui egli ritrovò voce, appellandosi, con aria confusa, alla propria interlocutrice…
« Lys’sh… » sussurrò egli, sbattendo le palpebre e osservandosi attorno, a cercare di meglio porre a fuoco la stanza ove si trovavano « … che cosa è successo? » domandò, nel mentre in cui, a poco a poco, la sua mente riprendeva a elaborare informazioni più o meno recenti, incluse, anche, quelle della propria morte, per quanto assurdo tale ricordo avrebbe avuto a dover essere « Dove siamo? »
« Grazie alla dea stai bene, Be’Sihl. » sospirò la giovane ofidiana, volgendo gli occhi al cielo in segno di lode, forse immeritata nel considerare la dinamica degli eventi, alla propria divinità « Ora è ancora troppo pericoloso per me pensare di prenderti a schiaffi… ma sappi che, non appena mi sarò ripresa, ti colpirò così forte che l’impronta delle mie cinque dita avrà a restare impressa sul tuo volto come un tatuaggio. »
Incerto nel merito delle ragioni della propria interlocutrice, e pur certo di meritarsi qualunque condanna ella avrebbe desiderato imporgli, lo shar’tiagho mosse delicatamente braccia e gambe, quasi a tentare di assicurarsi della possibilità di muoversi. E, nel non ritrovare apparente impedimento in tal senso, ebbe a tentare di risollevarsi, per porsi, quantomeno, a sedere su quel letto, a tentare di ritrovare controllo su di sé e sul mondo a sé circostante, ancor prima di impegnarsi a recuperare il controllo, evidentemente perduto, sui propri ricordi, e su quei ricordi che, ancora, insistevano per dichiararlo morto.
Nel riuscire a porsi a sedere su quel letto, Be’Sihl non poté allora ovviare a constatare quanto, in verità, non avrebbe potuto avere a lamentarsi di alcun genere di dolore fisico, e, anzi, per quanto concesso al suo sguardo, in quel momento non avrebbe neppure avuto a poter identificare la presenza di una singola medicazione sul suo corpo, né, tantomeno, di una qualunque ferita o, al più, testimonianza di passata ferita. E se pur, nel merito della propria morte, evidentemente qualcosa nella sua mente, nei suoi ricordi, avrebbe avuto a doversi riconoscere ancor privo di sincronia nel confronto con la realtà; la totale assenza della benché minima evidenza di una delle tante ferite da lui riportate, non avrebbe potuto ovviare a confonderlo maggiormente, nella certezza che pur, allora, avrebbe avuto a vantare in tal senso….
« … che cosa è successo, Lys’sh?! » si ripeté, insistendo in quell’interrogativo.
mercoledì 30 gennaio 2019
2806
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
« Nooo! » gridò l’ofidiana, con tutto il fiato rimastole in corpo, nell’aver ben compreso quanto fosse accaduto, non perché lo avesse visto, nella nebbia che le stava ancor offuscando la vista, quanto e piuttosto avendolo ascoltato, avendolo odorato, e, in tal senso, avendo potuto riservarsi, se possibile, un quadro d’insieme ancor più terrificante di quanto, semplicemente nel confronto visivo con quella scena, non avrebbe potuto esserle altrimenti offerto.
E laddove quell’agitazione non le avrebbe assolutamente giovato, non nelle proprie condizioni, non nel rischio che anch’ella stava allor correndo, Lo Sfregiato intervenne prontamente, e intervenne prontamente a iniettarle un blando sedativo a sua volta estratto dalla cassetta di primo soccorso, per costringerla in ciò a placarsi, se non, addirittura, a perdere i sensi nel contempo in cui, a lui, sarebbe rimasto allora l’ingrato compito di gestire da solo quell’intera situazione, non soltanto nel confronto con la giovane donna serpente, quanto e piuttosto anche nei riguardi del proprio condottiero e dello stesso Implacabile, il quale, alla fine, nella propria morte, e nella propria morte sì violenta, sì brutale, era stato spiacevolmente domato.
« Perdonami, piccola Lys’sh… » sussurrò quindi egli, riponendo il dispositivo di iniezione e ritornando a prestare tutta la propria attenzione ai due fori di laser, che non aveva ancor terminato di colmare di schiuma e che, comunque, avrebbero poi avuto a pretendere attenzioni maggiori rispetto a quell’immediato soccorso, avendo a dover essere entrambi riconosciuti, purtroppo, in posizioni indubbiamente spiacevoli, l’uno per i danni imposti al suo polmone, l’altro per quelli altresì rivolti al suo intestino e, forse e più sgradevolmente, anche alla sua colonna vertebrale « Desmair ha detto che mi devo preoccupare di tenerti in vita e, stai sicura, che farò tutto il possibile e anche l’impossibile per farlo… ma tu devi iniziare a collaborare e, per questo, devi evitare di agitarti così come stai insistentemente continuando a fare. »
E, per quanto ancor più stordita di quanto non avrebbe già potuto vantare di essere, l’ofidiana non si sarebbe potuta permettere alcuna ribellione a confronto con quell’interlocutore e le sue prese di posizione assolutamente unilaterali; ella, ancora sconvolta per l’omicidio del proprio compagno a cui era stata così costretta ad assistere, non poté mancare di impegnarsi a formulare un interrogativo estremamente conciso, e pur indubbiamente chiaro, nel voler cercare di comprendere meglio quanto fosse accaduto e quanto, ancora, stesse accadendo.
Non tanto nelle proprie dinamiche, purtroppo oscenamente trasparenti, quanto e piuttosto nelle proprie motivazioni…
« … perché…?! » alitò in un lieve sussurro, dimostrando tutta la propria mirabile forza di volontà nel riuscire a essere lì ancora cosciente, malgrado tutto.
« Perché ti sto salvando…? » tentò di meglio articolare la domanda l’uomo, aggrottando appena la fronte nel non comprendere il senso di quell’interrogativo « Te l’ho appena detto: Desmair ha detto che devi restare in vita. E, a differenza di quanto tu e il tuo amico avete voluto comprovare nei miei confronti, il mio rispetto per lui mi porta ad accettare di adempiere a una sua richiesta anche nel non comprenderne le ragioni… o nel non condividerle. » suggerì, non negandosi una lieve polemica in tal senso « Avete massacrato tutti gli altri luogotenenti… e, avendone la possibilità, avreste massacrato anche me: non farmene una colpa se, in tutto questo, non riesco a dimostrarsi particolarmente entusiasta all’idea di riconoscervi salva la vita. »
« … Be’Sihl è morto… » obiettò tuttavia ella, non a torto.
« Nulla di irrimediabile. » banalizzò comunque Lo Sfregiato, quasi ella avesse dichiarato che egli stesse limitandosi a riservarsi una pennichella, prima di rialzarsi e di rimettersi all’opera « A differenza di quanto avete imposto a molti dei luogotenenti, e a differenza di quanto non potrebbe essere per te o per me, per lui c’è ancora speranza… è il vantaggio di essere un umano nel momento in cui si ha a disposizione una straordinaria nanotecnologia capace di riportare in vita i morti e, purtroppo per tutti noi, limitata nella propria applicabilità soltanto agli esseri umani. » spiegò, forse in tal senso rovinandole la sorpresa con quella che avrebbe avuto a doversi considerare un’antipatica anticipazione e, tuttavia, volta allora a concederle occasione di acquietarsi, e, in tal senso, forse di ispirarla a riconoscere loro, e soprattutto a Desmair, quel beneficio del dubbio che, fino a quel momento, non aveva voluto prendere neppure in esame di garantire.
Per un attimo Lys’sh non fu in grado di elaborare il senso della frase rivoltale, nell’estraneità di tale dichiarazione nel confronto con tutto ciò che, per lei, così come per chiunque altro, avrebbe potuto avere senso. Ciò non di meno, dopo un momento di smarrimento, ella ebbe a ricordare i dettagli loro concessi da Be’Sihl nel merito della Sezione I e della sua origine, degli esperimenti condotti dalla Loor’Nos-Kahn su molti soldati mercenari e di come, fra tutti, proprio Reel Bannihil fosse stato l’unico campione che, effettivamente, aveva offerto il risultato sperato, garantendogli quell’immortalità qual pur, a nessun altro, era stata parimenti concessa posticipando, soltanto di una volta, l’irrimediabile fine… o forse qualcosa di anche peggio. E nel ricordare tali dettagli, ella non poté ovviare anche a rammentare quanto, proprio nel corso della loro ultima missione insieme sulle tracce dello stesso Reel Bannihil, Midda e Be’Sihl avessero avuto occasione di incontrare un insediamento umano in condizioni di vita a dir poco estreme, e un insediamento, tuttavia, molto particolare, laddove contraddistinto, nel bene o nel male, soltanto da persone alle quali Reel Bannihil aveva trasmesso la versione fallata del proprio dono, sì concedendo a molti fra loro ancora una nuova possibilità di vita nel momento in cui, altrimenti, non avrebbero avuto alcuna speranza e, ciò non di meno, condannandoli al contempo a quell’esistenza da non morti al momento della loro eventuale, successiva fine, in termini poi non così dissimili dagli zombie che, nel loro pianeta d’origine, entrambi si erano illusi di essersi potuti lasciare alle spalle.
Reel Bannihil era la chiave di quel miracolo, o di quella maledizione, a seconda di come si sarebbe voluta interpretare. E, da quel lontano giorno di sette mesi prima, Desmair era divenuto tale chiave.
Desmair: il semidio immortale figlio della crudele regina Anmel Mal Toise e di un brutale dio minore; la creatura demoniaca che ella aveva avuto occasione di incontrare nel tempo del sogno; l’indesiderato marito che, per troppi anni, aveva perseguitato la sua amica sororale e che, sette mesi prima, l’aveva intrappolata, per sua stessa ammissione, nel suo medesimo corpo, in quell’insalubre stato di coma. Tale avrebbe quindi avuto a dover essere considerato il nuovo custode di quell’osceno potere tecnologico, di quella capacità quasi negromantica di riportare in vita i morti o, peggio ancora, di trasformarli in zombie, in quello che avrebbe allora avuto a dover essere non gratuitamente inteso qual un terrificante preludio a qualcosa di veramente nefasto.
“Nulla è irrimediabile.” ripeté Lys’sh nella propria mente, rievocando e riascoltando, in tal maniera, le parole appena scandite da parte di Zibi “E’ il vantaggio di essere un umano nel momento in cui si ha a disposizione una straordinaria nanotecnologia capace di riportare in vita i morti.”
Tale sarebbe quindi stato il destino di Be’Sihl? Tale avrebbe avuto a doversi considerare il senso dell’altrimenti inesplicabile gesto omicida e suicida compiuto da Desmair?!
Har-Lys’sha, in cuor suo, non avrebbe potuto ovviare a temere la risposta a simili interrogativi. E a simili interrogativi ormai probabilmente solo retorici. Giacché qualunque risposta ella avrebbe avuto a dover prendere in esame, difficile sarebbe stato discriminare quanto ella, o anche lo stesso Be’Sihl, avrebbero avuto occasione di gioire di ciò o, piuttosto, di maledirsi. E di maledire Desmair per la propria folle crudeltà. E di maledire, ancora, se stessi, per la propria folle stupidità, nell’aver tanto ingenuamente creduto di poter ribaltare a proprio favore una situazione qual quella nel cuore della quale, ciecamente, si erano andati a catapultare con imperdonabile superficialità.
martedì 29 gennaio 2019
2805
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
Per quanto allora lo shar’tiagho avesse obiettivamente a considerarsi più morto che vivo, e per quanto già nel tentare di sostenere lo scontro con Zibi avesse osato più di quanto il suo corpo non avrebbe potuto concedergli occasione di compiere, nel ben giudicare non soltanto le sue ferite la gravità delle sue ferite ma, ancor piò, il suo livello dissanguamento qual oltre ogni umano limite di sopravvivenza; udire quella voce, ancor prima di quelle parole, e riconoscere quella voce, ancor prima di riuscire a comprendere quanto essa stesse cercando di comunicare, fu in grado di imporgli una scarica di adrenalina tanto violenta da concedergli, in maniera del tutto inattesa, un’ultima occasione d’azione, un’ultima reazione e un’ultima reazione, allora, in contrasto a colui responsabile di tutto ciò. E ben poco avrebbe avuto a dover essere giudicato importante il fatto che questi non avesse a poter obiettivamente morire, come già risaputo e come quell’ennesimo ritorno in vita avrebbe allor quietamente dimostrato: Be’Sihl non avrebbe potuto spirare senza tentare, per un ultima volta, di condurre Desmair con sé.
« … muori… » gridò l’ex-locandiere, ancora una volta in shar’tiagho, risollevandosi praticamente anch’egli cieco al mondo a lui circostante e, ciò non di meno, indifferente a tale condizioni, nell’aver a essere giudicata sufficiente l’informazione offerta dalla sua voce per agire, e per agire in contrasto a quell’uomo, a quel semidio, al collo del quale ebbe a fiondarsi nella volontà di strangolarlo, o anche e soltanto, se le forze non glielo avessero concesso, di ucciderlo nuovamente strappandogli la gola a morsi, ove necessario, pur di non concedergli ancora un istante utile a gongolarsi per la propria vittoria, e quella vittoria che pur, obiettivamente, sarebbe alfine stata sua.
« In questo nuovo corpo, la morte è fastidiosamente dolorosa… ma se proprio non c’è alternativa…. » sospirò Desmair, celato dietro le fattezze di Reel Bannihil, l’esperimento della Loor’Nos-Kahn alla base dell’origine stessa della temibile Sezione I il corpo immortale del quale aveva preso possesso, e aveva preso possesso in conseguenza a uno sventurato accordo compiuto con la propria sposa, Midda Bontor, la quale, un istante dopo, egli aveva ripagato per la cortesia intrappolandola all’interno della sua stessa mente, e lì condannandola a un morte vivente, a quell’apparentemente irrisolvibile stato di coma « Zibi… prenditi cura di quella donna serpente: non deve morire! » ordinò al proprio sottoposto, a lui rivolgendosi non più in shar’tiagho ma nella lingua franca, prima di lasciarsi cadere a terra sotto l’impeto dell’aggressione del proprio ex-ospite e, in ciò, alle sue mani offrendosi quietamente, qual volontaria vittima sacrificale.
Se Be’Sihl, in quel momento, avesse avuto ancora un pur fugace controllo sulla propria coscienza, sul proprio intelletto, ineluttabile per lui sarebbe stato comprendere quanto, tutto quello, avesse a doversi considerare sbagliato, quanto il fatto che Desmair si stesse arrendendo a lui senza neppure ipotizzare una qualsivoglia reazione avesse a doversi giudicare assurdo, e, sicuramente, in tal senso, egli avrebbe frenato il proprio feroce incedere, cercando di comprendere cosa stesse accadendo, perché stesse accadendo tutto ciò e, soprattutto, quale oscuro manifesto stesse allor giustificando l’operato del semidio. Ma in quel frangente, l’Implacabile avrebbe avuto a doversi riconoscere ridotto, in conseguenza alla propria ira e alle ferite riportate, a quello stato di imminente morte ormai irrimediabilmente definito, a nulla di più di una sorta di bestia selvaggia, e a una bestia spinta, lì, da un solo, primordiale istinto: uccidere il proprio nemico.
In ciò, quindi, a Be’Sihl non venne concessa neppure sufficiente coscienza per rilevare quanto, all’altezza delle proprie stesse viscere, Desmair avrebbe avuto a dover essere lì riconosciuto armato di una lama, e di una lama che, senza alcuna esitazione, ebbe ad affondare nel suo addome, per porre apparentemente, in tal maniera, la parola “fine” sulla vicenda, su quella che, tanto a lungo, era stata fra loro un’alleanza e che, in quell’ultimo anno, era irrimediabilmente declinata in una guerra. Ma anche dove tardivamente egli ebbe a rendersi conto di ciò, nel mentre in cui quella lama affondava nelle già martoriate carni, scavando in esse, alcun orrore, e persino alcun dolore, ebbe allora a pervaderlo, giacché, in tal senso, null’altro tutto quello avrebbe confermato se non la sua morte. E, in tal senso in nulla rallentato, in nulla demotivato rispetto al proprio intento iniziale, egli ebbe a serrare le dita delle proprie mani attorno al collo della propria nemesi, e lì a iniziare a stringere, e stringere con tutte le proprie ultime energie rimaste.
Per quanto sicuramente ammirevole avrebbe avuto a doversi giudicare quell’ultimo, estremo gesto di rivolta, tuttavia fondamentalmente inutile esso avrebbe avuto a doversi riconoscere, giacché ormai le ultime energie a lui rimaste non sarebbero state sufficienti neppure a soffocare un passero. E pur, proprio malgrado o propria fortuna, Be’Sihl non ebbe a rendersi conto di nulla di tutto questo, giacché, nell’incalzante oscurità che la morte stava dispiegando sulla sua coscienza, altro non gli rimase che l’idea di quell’ultima rivalsa, di quell’ultimo, folle, tentativo di morte imposto al proprio antagonista, concedendogli, in tal senso, quell’ultima, inutile gioia nell’abbandonare la vita mortale e, con essa, quella donna da lui tanto amata e che pur, proprio malgrado, mai avrebbe potuto rivedere…
« Come stavo dicendo, sei uno stupido, vecchio mio… » scandì quietamente la voce di Desmair, ormai inudibile alle sue orecchie « … se solo non ti fossi accanito così tanto contro di me, non soltanto molta gente avrebbe evitato di morire inutilmente qui, quest’oggi. Ma anche tu, anche tu stesso, non saresti morto. » dichiarò, in una semplice constatazione di quanto, da parte sua, avrebbe avuto lì a doversi riconoscere qual semplice verità « E, anziché impegnarsi reciprocamente in questa mattanza, avremmo potuto unire le nostre forze per andare a recuperare quella fedifraga della mia sposa, dalla prigione psichica nella quale, forse troppo affrettatamente, e troppo efficacemente, l’ho rinchiusa. »
Se Be’Sihl nulla di tutto quello poté udire, ben diversa avrebbe potuto considerarsi la posizione di Lys’sh.
Nel mentre in cui, infatti, in ottemperanza agli ordini ricevuti, Zibi stava già in quel momento iniziando a prestare i primi soccorsi in favore di colei che pur, probabilmente, pochi istanti prima non avrebbe esitato a uccidere, nell’aver recuperato una valigetta di emergenza e nell’aver, da essa, già estratto quell’utile schiuma medica con la quale andare a riempire i fori prodotti dai laser, a iniziare, in tal senso, a tamponare le ferite e, soprattutto, ad arginare il processo di necrotizzazione dei tessuti, quel processo che, se non in prima battuta, avrebbe comunque condotto a morte sicura la donna laddove non fosse stata presa alcuna rapida posizione nel merito del quale; Har-Lys’sha, distesa a terra, immobilizzata a terra in condizioni sicuramente gravi e pur non sì irrimediabili quali quelle del proprio martoriato compagno, avrebbe potuto essere lì giudicata ancor sufficientemente conscia da rendersi conto di quanto stesse accadendo attorno a lei, nel ritorno in vita di Desmair, in quell’ultimo, disperato, tentativo di rivolta di Be’Sihl e, soprattutto, in quell’imprevista, e incomprensibile, svolta intrapresa proprio dallo stesso semidio, il quale, pur avendo la possibilità di finirla con loro, aveva appena ordinato a Lo Sfregiato di soccorrerla, di aiutarla, di non consentire la sua morte.
Parole disorientanti, quelle da lui in tutto quello scandite, che avrebbero avuto a doversi riconoscere, oltremodo, in netto contrasto con le sue azioni, e con quelle azioni, al contempo di ciò, pur rivolte a decretare la morte di Be’Sihl in quel pur inutile sventramento. Gesti disorientanti, quelli da lui promossi, che avrebbero avuto a doversi riconoscere, oltremodo, in netto contrasto con le sue parole, e con quelle parole, al contempo di ciò, pur rivolte a decretare la necessità di una collaborazione fra loro.
Parole e gesti in paradossale e antitetico contrasto, i suoi, che avrebbero, tuttavia, trovato la propria apoteosi, la propria pienezza, soltanto nell’ultima azione, nell’ultima scelta da parte del semidio e di quella scelta, apparentemente immotivata, e pur semplicemente rivoluzionaria, di estrarre la propria arma dal ventre di Be’Sihl solo per averla ad affondare, volutamente, nel proprio, sventrandosi con le proprie stesse mani e, in ciò, condannandosi a quell’assurda, e pur non immotivata, morte abbracciato al proprio più fiero nemico…
lunedì 28 gennaio 2019
2804
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
Fu questione di un istante. Del tempo proprio di un fugace battito di ciglia. E dove un attimo prima quella pistola appariva puntata verso il centro della testa della giovane ofidiana, un attimo quella medesima arma dopo si ritrovò a essere saldamente stretta nelle sue mani e puntata, per tutta risposta, verso il centro della fronte del proprio aggressore, in conseguenza dell’esecuzione assolutamente perfetta di una tecnica di disarmo tale per cui, in tutta onesta, al Figlio delle Ombre non venne effettivamente neppur concesso di comprendere cosa potesse essere accaduto, o in grazia di quale assurda dinamica di eventi potesse essere mai stato possibile che quel sicuro vantaggio, prima saldamente impugnato nelle sue mani, avesse a poter essere ora riconosciuto qual parimenti proposto a suo esplicito svantaggio.
Ma laddove stupore avrebbe dovuto sussistere in conseguenza a un simile operato, ciò che ebbe ad aprirsi sul viso dell’uomo altro non fu che un malinconico sorriso divertito, nella quieta consapevolezza di quanto, in tutto quello, gli fosse stata appena concessa una quieta conferma nel confronto con quanto, sino a quel momento, da lui sostenuto e da lei, altresì, rinnegato…
« Ed ecco dove s’infrange la tua supposta superiorità morale! » scosse il capo, aggrottando appena la fronte « Tante belle parole… ma poi, alla fine, in cosa dovresti mai essere diversa da me?! » le domandò, osservandola con quieta fermezza « Allo stesso modo in cui, un istante fa, ero io a minacciare te; ora sei tu a ricambiare la cortesia, con il medesimo cipiglio. »
E se facile, in ciò, sarebbe stato comprendere un intento provocatorio, tale intento provocatorio altro non avrebbe avuto, e non ebbe, a preludere se non a un tentativo di reazione da parte sua e, in particolare, di reazione per mezzo, ancora una volta, di quell’utile frusta, quell’arma già dimostratasi particolarmente efficace fra le sue mani in contrasto a Be’Sihl e che, allora, avrebbe potuto rivoluzionare ancora la situazione, ribaltandola nuovamente e ristabilendo quel suo precedente dominio.
Ma per quanto nulla avrebbe avuto a poter essere eccepito nella rapidità dei movimenti propri di quell’uomo e nella potenziale perfezione di quell’esecuzione, quanto ebbe a fallire, in quel frangente, fu proprio quell’ipotesi di provocazione, e quella provocazione che, a margine di ciò, non avrebbe potuto trovare, e non ebbe a trovare, in lei terreno fertile, vedendola quindi rispondere con altrettanta rapidità e controllo alla sua reazione, esplodendo un colpo in direzione della frustra elettrificata e, in ciò, spezzandola di netto in due, all’altezza dell’impugnatura. Fu così che, ancora non senza una certa sorpresa, a Lo Sfregiato altro non restò in mano che un semplice pezzo di metallo del tutto inutile e inutilizzabile, soprattutto nel confronto con un’arma da fuoco che, così come ella aveva appena comprovato, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta gestita con indubbia maestria.
« Non ho mai voluto sottintendere di essere superiore a te, Zibi: non moralmente… non sotto qualunque altro punto di vista. » rispose tuttavia ella, ricollegandosi al discorso da lui proposto un attimo fa e, nello scandire quelle parole, sforzandosi di non avere a scomporsi, malgrado le ferite da lei riportate stessero imponendo al suo intero corpo delle scariche di dolore tanto violente da impedirle quasi di respirare e da accecarla completamente, mostrando innanzi al suo sguardo soltanto delle scariche bianche nel quale tutto il mondo attorno a lei sarebbe necessariamente annichilito « In verità, ammiro il tuo operato, quello che sei stato in grado di realizzare con Casa. E, permettimi di dirtelo, ti sono sinceramente riconoscente per la nuova occasione di vita che non hai esitato a offrire a quel gruppo di bambini che Be’Sihl e io abbiamo sottratto al giogo della Loor’Nos-Kahn… » sopraggiunse, esprimendosi, in tal senso, in termini del tutto onesti, qual sino a quel giorno non aveva potuto, per ovvie ragioni, realmente essere.
« Non avere a prendertela a male, ma tanti bei complimenti da chi mi sta puntando una pistola contro non possono che risultare terribilmente inconsistenti. » osservò il Figlio delle Ombre, gettando a terra quanto rimastogli della propria ormai inutile arma e limitandosi, poi, ad aprire le braccia, a palesare tutta la propria attuale impossibilità a offrire qualsivoglia danno.
Un gesto, il suo, ancora una volta tutt’altro che sincero, tutt’altro che privo di un qualsivoglia secondo fine, laddove, esattamente come a confronto con la provocazione verbale precedente, altro egli non avrebbe voluto allora tentare se non di imporle occasione di distrazione, di un’occasione di distrazione utile a tentare di sopraffarla. E benché, ancora una volta, ella non avrebbe potuto ovviare a essere perfettamente consapevole di ciò, nelle proprie pessime condizioni fisiche e, ancor più, nell’assenza di un reale antagonismo a suo discapito, la giovane ofidiana non fu in grado di prevenire l’insurrezione del proprio avversario, ritrovandosi da lui inopportunamente aggredita e scaraventata a terra senza poter avere alcuna occasione di opporsi, nel non voler aprire il fuoco, nel non voler allora ucciderlo, per così come, altresì, avrebbe offerto assoluta ragione alla sua ultima obiezione, all’inconsistenza di quella proclamata gratitudine a cui non sarebbe seguito alcun fatto.
Così, emettendo un grido soffocato per la scarica di straziante dolore che ebbe ad attraversarla nel piombare al suolo, ella non poté ovviare a riservarsi una certa difficoltà anche e soltanto a mantenersi cosciente, nel mentre in cui, non lontana da lei, non manco di avvertire un gemito provenire da Be’Sihl, e da quel proprio compagno d’armi allor intento a cercare, a sua volta soffocato dal dolore e dal proprio stesso sangue accumulatosi in gola, di opporsi a quanto lì stava accadendo, chiaramente inveendo pur in una lingua da lei non comprensibile e, in ciò, probabilmente invitando con le proprie ultime energie, con i propri ultimi respiri, il loro comune avversario, quell’ultimo antagonista lì rimasto in piedi, a non avere a prendersela con lei, quanto e piuttosto a dedicarsi a lui…
« Lurido… figlio d’un cane! » sussurrò lo shar’tiagho nella lingua della sua terra madre, di Shar’Tiagh, in quel momento troppo sconvolto, troppo privo di reale coscienza per potersi permettere il lusso di tradurre i propri pensieri in qualunque altro modo « Lasciala in pace… o ti giuro su tutti gli dei che… ti strapperò il cervello dagli occhi… e userò il tuo cranio come un pitale nel mentre in cui… il tuo cuore starà ancora battendo! »
Parole violente, parole disperate, quelle di Be’Sihl, che pur sarebbero allora andate perdute per sempre nel nulla, destinate a scomparire così come anche entrambi loro avrebbero avuto lì ad apparire, se una persona non si fosse riservata occasione di intervenire. Una persona che sola, fra tutti i presenti, avrebbe potuto allor vantare non soltanto di comprendere alla perfezione quella lingua, ma anche di saperla fluentemente parlare, essendo, del resto, anche la sua lingua madre, o, per la precisione, la lingua di sua madre.
E così, nel mentre in cui, proprio malgrado, il mondo attorno all’ex-locandiere di Kriarya iniziava a farsi confuso, in quello che avrebbe potuto essere lì il suo ultimo barlume di coscienza, una voce nota ebbe a rivolgersi al suo indirizzo, proprio scandendo quelle parole inattese parole in lingua shar’tiagha.
« Dannazione, Be’Sihl! Ho sempre creduto che quella rossa fosse capace di mandarti fuori di testa… ma non avrei mai immaginato che tu potessi andare così tanto fuori di testa! » ebbe a commentare, con tono a metà fra il sarcastico e l’ironico « E’ quasi un peccato che tutti i tuoi sforzi avranno a ricordarsi non soltanto qual inutili, ma addirittura qual stolidamente dannosi… giacché, ancora una volta, così come in passato, i nostri obiettivi hanno a doversi considerare spiacevolmente convergenti. E, in questo, che tu lo possa accettare o no, ancora una volta abbiamo bisogno l’uno dell’altro… » suggerì, riservandosi occasione di un profondo sospiro, quasi in tal maniera, in quel gesto, a cercare di invocare a sé la possibilità di riuscire a mantenere il quieto controllo della situazione benché, sino a quel momento, nulla, e nessuno, si fosse dimostrato propriamente attento a offrirgli retta.
domenica 27 gennaio 2019
2803
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
« … Be’Sihl!... » gemette Lys’sh, con occhi sgranati nell’osservare quel colpo proiettare a terra il proprio compagno d’arme, il proprio commilitone, e sancire, in quella maniera, la fine di tutto.
Sette mesi erano trascorsi da quando Midda era precipitata in quel sonno simile a morte. Quattro mesi erano trascorsi da quando ella aveva lasciato la Kasta Hamina per seguire Be’Sihl in quella missione potenzialmente suicida, con la sola volontà di non renderla tale, di non permettere all’amato della propria amica sororale di rinunciare tanto facilmente alla propria esistenza. Un mese era trascorso da quando si erano illusi di essere riusciti a infiltrarsi all’interno dell’organizzazione de Lo Sfregiato, intraprendendo un difficile percorso di sangue e morte che, alla fine, li aveva condotti lì, a quella resa dei conti.
Tanto tempo, tanto impegno, tanti morti: tale era stato quanto loro richiesto per tentare di sistemare quanto accaduto, e quanto accaduto, in primo luogo, in conseguenza all’ostinata testardaggine di una donna che, sola, aveva tentato di sistemare quanto accaduto ancor prima, e quanto accaduto, in primo luogo, ancora una volta in conseguenza alla propria ostinata testardaggine. Un circolo vizioso, un assurdo, negativo e continuo ripetersi di errori e di errati tentativi di solitari di rimediare a tali sbagli. E un circolo vizioso, un assurdo, negativo e continuo ripetersi di errori, nel quale, in quel momento, stava risultando più che evidente quanto Be’Sihl, in primo luogo, ma anche ella stessa, al suo seguito, si erano stolidamente lasciati trascinare, nella sciocca illusione di poter realmente combattere il fuoco con il fuoco, e, in ciò, di poter riuscire nello stesso giuoco nel quale, pur, da sempre Midda altro non aveva fatto che fallire.
Così, alla fine, lì sarebbero morti. E la morte sarebbe stata comunque la miglior cosa che avrebbe loro potuto occorrere, laddove, se così non fosse stato, probabilmente si sarebbero nuovamente ritrovati a reiterare insistentemente nel proprio sbaglio, si sarebbero nuovamente impegnati a tentare di correggere il proprio insuccesso perseguendo ancora una volta le stesse vie e, in tal senso, altro non destinandosi che a ritrovare, nuovamente, tutti i propri errori, tutti i propri sbagli, tutti i propri fallimenti, così come era stato per Midda prima di loro, e così come sarebbe stato, necessariamente, per chiunque avrebbe avuto la sciagurata idea di provare a impegnarsi in quella direzione dopo di loro.
Chi sarebbe stato…? Duva forse…? O Rula…? O chiunque altro a bordo della Kasta Hamina?!
O, forse, sarebbero stati i due bambini, quei due bambini destinati a ritrovarsi ancora una volta soli al mondo e, in questo, alfine forse a loro volta desiderosi di una qualche occasione di vendetta?!
O, magari, sarebbe addirittura intervenuta l’altra Midda, quella più giovane, proveniente da un diverso universo e che, per quanto era stato dato loro di comprendere, ora stava già impegnandosi a seguire i passi della sua predecessora in quel del suo stesso pianeta d’origine, accanto ai di lei amici e alleati d’un tempo?!
No! Tutto quello avrebbe dovuto essere fermato!
Lys’sh lo aveva già sperimentato. E proprio in grazia dell’intervento di Midda era riuscita a ovviare a scegliere la via più stolida. Quando, quattro anni prima, si erano incontrate all’interno di quel carcere, di quelle miniere per l’estrazione dell’idrargirio sulla terza luna di Kritone, nelle quali la giovane ofidiana stava ostinatamente ricercando vendetta per la propria gente, per il proprio popolo, in contrasto al loro assassino, al loro genocida, Nero, era stata proprio la Figlia di Marr’Mahew a permetterle di comprendere che la morte di quell’uomo non sarebbe stata affatto una punizione degna, permettendogli nella morte di trovare quella pace che, altresì, in vita non gli sarebbe stata più concessa, non nel doversi ritrovare a sopravvivere a confronto con l’idea della propria sconfitta, e della propria sconfitta per sua mano. Non per pietà, quindi, ella aveva lasciato sopravvivere la propria nemesi, quanto e piuttosto nella conscia crudeltà di quanto, la vita, sarebbe stata per lui molto più insopportabile della morte. E, così facendo, ella era stata anche in grado di scendere a patti con i propri demoni interiori, con la rabbia che, per molti anni, prima di allora, l’aveva guidata, l’aveva sospinta ad abbracciare tutte le scelte sbagliate, per così come, stolidamente, si era nuovamente ritrovata a compiere in quegli ultimi mesi, fallendo nel porre un freno, in tal senso, a Be’Sihl nello stesso modo in cui, prima ancora, egli stesso aveva fallito nel porre un freno, paradossalmente, proprio alla stessa Midda Bontor.
Era giunto il tempo di finirla, era giunto il tempo di spezzare quella catena di errori ovviando ad aggiungere su di essa un nuovo anello. E se per giungere a tal fine ella avrebbe dovuto versare il proprio sangue, avrebbe dovuto rinunciare alla propria vita, tale prezzo sarebbe stato da lei felicemente pagato, a saldo di quel debito che, allora, avrebbe potuto riconoscere di avere proprio nel confronto con Midda, con colei che l’aveva aiutata in passato a liberarsi dei propri demoni e con colei che, ora, ella avrebbe parimenti aiutato a liberarsi dei suoi.
« Basta! » gridò Lys’sh, ferita, e ferita più gravemente di quanto non avrebbe apprezzato di ammettere, nel riuscire, comunque, a trovare la forza di rialzarsi, e di rialzarsi per prendere posizione, e prendere posizione, in maniera figurata e in maniera letterale, fra Be’Sihl e Zibi, non per combattere il secondo, non per ucciderlo, ma, semplicemente, per fermarlo, per impedirgli di proseguire oltre in quella follia… e in quella, ella ne era certa, che egli stesso non avrebbe potuto ovviare a riconoscere qual tale « Hai ragione… quanto è avvenuto qui è stato un ingiustificato massacro. Ma il nostro errore non deve giustificarti… cough… nel permetterti di commettere un errore altrettanto grave… » sancì, tossendo a metà di quelle parole e scoprendo, proprio malgrado, di star tossendo sangue, a dimostrazione di quanto, in verità, la propria situazione non avrebbe avuto a doversi riconoscere sì rasserenante qual, dal proprio punto di vista, il suo stesso compagno d’arme si era illuso avesse a poter essere.
« Francamente non colgo raziocinio in queste tue parole, piccola Lys’sh. » scosse il capo il Figlio dell’Ombra, rievocando purtroppo in tale ostinata avversione tutto quell’odio, tutto quel pregiudizio che, per anni, l’aveva guidata sulle tracce di Nero e che, in quell’ultimo mese, ella si era impegnata a tentare di superare, e a tentare di superare nel rispetto che pur non avrebbe potuto ovviare a dimostrare nei riguardi di chi aveva dato vita a una realtà stupenda come Casa « Forse ti ho offerto l’impressione sbagliata, ma io non sono esattamente un bravo ragazzo. Non nel confronto di chi desideroso di offrire minaccia in contrasto alla mia famiglia, alla mia casa, e a tutto quello che sto duramente lottando per realizzare. E, in questo, te lo assicuro, tu e il tuo amico non sarete né i primi, né gli ultimi che avrò a uccidere… » sancì, estraendo da dietro la schiena la propria pistola laser e levandola dritta in direzione del centro della fronte della propria interlocutrice, a palesare quanto quelle sue parole non avrebbero avuto a dover essere fraintese qual prive di fondamento « Desmair non desiderava farvi del male. E nessuno di noi avrebbe mai alzato la mano contro di voi, se soltanto non foste stati tanto stupidi da agire come avete agito. » dichiarò, iniziando a imporre una lieve pressione sul grilletto dell’arma, per energizzarla e preparare, in tal maniera, il colpo, e quel colpo che, allora, avrebbe alleviato le sofferenze di quella giovane ofidiana, il cui fato di morte, dopotutto, avrebbe comunque avuto a doversi riconoscere qual già decretato « Purtroppo non gli avete concesso neppure il beneficio del dubbio… e, in tal senso, non credo che riconoscerlo a voi, ora, potrà portare a qualche miglioramento. Anzi. »
« … e a cosa porterà non concedercelo?! Quale beneficio trarrai dalle nostre morti, ora…?! » insistette la donna, scuotendo dolorosamente il capo « Se vuoi ucciderci… fallo. Ormai non ci è rimasto comunque molto da vivere. Ma questo non produrrà altro effetto se non ispirare altre persone a proseguire nella nostra missione, animati dal desiderio di vendicarci esattamente come tu, in questo momento, desideri vendicare coloro che qui sono morti oggi. E ti assicuro che i nostri amici non avranno a ricordarci come dei semplici colleghi. » suggerì, rievocando le parole da lui stesso pocanzi adoperate « Così questa guerra non avrà mai fine… e tutti, presto o tardi, saremo schiacciati da essa. »
« Davvero stai cercando di sostenere una tesi pacifista dopo il massacro che tu e il tuo amico avete qui compiuto…? » aggrottò la fronte Zibi, semplicemente divertito da tutta quella faccenda « Non credi che vi sia un po’ di malcelata ipocrisia alla base di tutto ciò…?! »
sabato 26 gennaio 2019
2802
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
Così aveva avuto inizio la fine.
Perché se pur, eventualmente, gli uomini e le donne lì radunati da Desmair, i suoi luogotenenti, avevano ricevuto l’ordine di non dimostrare avversione a discapito di quei due “ospiti d’onore”, così come egli stesso li aveva pocanzi definiti, quell’aggressione, quella violenza, quell’omicidio, se pur consapevolmente destinato a non restare tale a lungo, non avrebbe potuto essere quietamente tollerato, non avrebbe potuto essere ignorato nella propria occorrenza, in termini tali per cui, allora, tutti loro avevano avuto a porre mano alle proprie armi, alle proprie pistole, alle proprie spade e daghe, ai propri coltelli, per riscattare il nome del loro condottiero, del loro sovrano, e di quel sovrano così brutalmente assassinato sotto ai loro stessi occhi. E se, in pochi istanti, quell’intera sala si era quindi ritrovata a essere trasformata in un campo di battaglia, da tale campo di battaglia due figure importanti erano state allor immediatamente escluse: lo stesso Desmair, la morte del quale, pur non avendo a doversi considerare una condizione permanente, non gli avrebbe potuto concedere l’occasione di intervenire in alcuna maniera nella questione; e il loro accompagnatore, Zibi Torpa, Lo Sfregiato, a discapito del quale, prima ancora che potesse aver occasione di comprendere cosa stesse accadendo, aveva deciso di avventarsi colei in quel momento a lui più prossima, Lys’sh.
La giovane ofidiana, infatti, nel forse controverso intento di tentare di riconoscergli salva la vita, aveva deciso di intervenire immediatamente nella questione, diventandone a sua volta interprete e, in ciò, colpendolo violentemente alla base della nuca, a privarlo di ogni consapevolezza nel merito del mondo a lui circostante. Un gesto, il suo, del quale, di lì al termine della battaglia, avrebbe avuto forse a pentirsene, e che pur avrebbe avuto a dover essere allor giustificato dalla ferma volontà di non desiderare permettere che l’uomo responsabile del benessere di Casa potesse lì stolidamente soccombere, privando della propria saggia guida quel piccolo e felice angolo di mondo l’ispirazione alla creazione del quale egli aveva mirabilmente offerto al di là di qualunque assolutamente giustificabile critica nel merito del mezzo scelto per finanziare una simile, e tutt’altro che economica, opera.
Purtroppo, come probabilmente la sua amica Duva le avrebbe rimproverato fosse stata lì presente al loro fianco in quell’occasione, e in un’occasione a confronto con la quale sicuramente non si sarebbe tratta indietro, nella propria indole di attaccabrighe, nessuna buona azione sarebbe mai rimasta impunita. Ragione per la quale, appunto, quando ormai immobilizzata a terra per le ferite riportate, osservando passivamente Be’Sihl tentare di sostenere e concludere da solo quel confronto, ella non avrebbe potuto ovviare a rimproverarsi aspramente nel cogliere il Figlio delle Ombre riprendersi dallo stato di incoscienza nel quale lo aveva prepotentemente, e pur premurosamente, precipitato, giusto in tempo per avere occasione di schierarsi qual ultimo avversario del suo compagno d’arme, del suo amico, dell’amore di sua sorella Midda, in quella che, purtroppo, allora non avrebbe potuto ovviare a essere considerata una lotta impari.
Perché se pur qual semplicemente straordinario avrebbe avuto a dover essere applaudito lo shar’tiagho per quanto era stato in grado di compiere, per quella sanguinaria battaglia alla quale, più morto che vivo, era stato comunque in grado di resistere, rendendosi protagonista di una carneficina del tutto degna del nome della sua amata, della leggendaria Figlia di Marr’Mahew, nel ben considerare quanto, comunque, egli non avrebbe potuto vantare la di lei medesima confidenza con la guerra; difficile sarebbe stato allora poter immaginare, poter supporre una sua vittoria anche nel confronto con quell’ultimo avversario, con quell’ultimo antagonista, il quale, in verità, non avrebbe neppure avuto a dover menare un solo colpo per abbatterlo, riservandosi, piuttosto, quella semplice attesa utile a concedere alle ferite dall’altro già accumulate, di completare il lavoro.
« … attaccami!… » stava allor incalzando Be’Sihl, in direzione del proprio antagonista, reggendosi a stento in piedi e, ciò non di meno, impugnando nella destra una spada delle dimensioni di una lama bastarda, con la quale, nelle sue condizioni, avrebbe avuto a doversi confrontare quantomeno impiegando anche la mancina lì, purtroppo, per lui del tutto inservibile « … cosa aspetti?!... ho ucciso tutti i tuoi amici… » tentò di aizzarlo a proprio contrasto, ben consapevole di quanto, nelle proprie condizioni, non avrebbe potuto riservarsi grande agilità, e, in tutto quello, desiderando che fosse l’altro a riservarsi l’iniziativa, al fine di concedergli occasione di attaccarlo, di aggredirlo, minimizzando i propri movimenti.
« Amici è una parola grossa. » obiettò tuttavia Zibi, scuotendo appena il capo e, pur lì armato da una frusta elettrificata, dimostrandosi comunque reticente a concedergli quell’occasione di confronto per così come allor richiesta, per così come allor invocata a gran voce « Diciamo colleghi, più che altro. Verso i quali, francamente, non ho mai provato meno della metà del rispetto che, nel corso dell’ultimo mese, ho imparato a provare verso di te e verso la dolce Lys’sh. » dichiarò, in parole che, sorprendentemente, avrebbero potuto lasciar sottintendere in qualche personale sostegno per la loro causa, così come, tuttavia, di lì a un istante dopo ebbe comunque a escludere « Ciò non di meno, non amo essere trattato da stupido. Ed è chiaro che, nel corso di quest’ultimo mese, voi mi avete trattato da stupido… e, per questo, non credo di potervi perdonare. Per quanto, sia chiaro, tutto ciò mi dispiaccia: siete stati due risorse a dir poco straordinarie, folli ma straordinarie. Folli quanto sufficiente per aggredire la Loor’Nos-Kahn. Ma anche, e purtroppo, folli quanto sufficiente a compiere questo ingiustificato massacro. »
Con un movimento scevro di qualunque segnale di qualunque preavviso, i muscoli de Lo Sfregiato ebbero a guizzare rapidi nell’animare la lunga e pericolosa frusta elettrificata, al solo scopo di andare a colpire la spada di Be’Sihl, disarmandolo senza che egli potesse avere la benché minima possibilità di opporsi a ciò.
Ma tutt’altro che deciso a lasciarsi vincere, lo shar’tiagho avrebbe avuto a dover essere riconosciuto, in quel momento, qual l’uomo più pericoloso dell’intero Creato, giacché, nel non presumere di avere qualcosa da perdere, avrebbe lì rischiato il tutto e per tutto al solo scopo di condurre a compimento quella sfida. Così, sotto lo sguardo consapevolmente angosciato di Lys’sh, lì purtroppo incapace di esprimere nulla di più di qualche sussurro, di qualche soffocato rantolo, egli ebbe a portare la destra, l’unica mano sulla quale avrebbe ancora potuto fare affidamento, alla coscia ferita, a quella coscia nella quale, profondamente conficcato, avrebbe avuto a doversi riconoscere un pugnale. E nella certezza di quanto, allor, rimuovendolo egli avrebbe potuto riguadagnare non soltanto un’arma, ma anche un certo livello di mobilità, e un certo livello di mobilità speranzosamente utile a condurre a compimento quello scontro prima che le forza lo avessero ad abbandonare insieme alla propria stessa vita; l’Implacabile, qual lo aveva voluto lì ribattezzare il suo antico ospite, forse in qualche occasione alleato, e ormai chiaramente nemico, ebbe a sottrarre con violenza quella lama dall’abbraccio delle proprie carni, solo allo scopo di gettarsi in avanti, e di gettarsi in avanti con l’intento di concludere quanto iniziato, e di abbattere anche quell’ultimo ostacolo lì presente a protezione, a difesa dello stesso Desmair.
Ma se pur ammirevole avrebbe avuto a doversi considerare la foga con la quale, in tutto quello, Be’Sihl Ahvn-Qa, fiero figlio delle desolate terre di Shar’Tiagh, tentò di riservarsi l’ultima parola, quantomeno maldestro ebbe a doversi giudicare quel suo tentativo nel confronto con la guizzante arma del proprio avversario, e a quella guizzante arma che, in un lampo, ebbe a schioccare di nuovo nell’aria e a raggiungerlo, e a raggiungerlo, questa volta, non per disarmarlo, ma per colpirlo, e per colpirlo in pieno petto, scaricando contro di lui una potete scarica elettrica, che, alle già numerose ferite presenti, ebbe lì ad aggiungere, quindi, una nuova e lunga bruciatura, così come il nauseante odore che ebbe a diffondersi immediatamente nell’aria non mancò di palesare. Più della bruciatura, comunque, quanto ebbe così a respingerlo fu la violenza di quel colpo, e quel colpo che, adiuvato dall’impeto di quella scarica, vide letteralmente rimbalzato all’indietro il povero ex-locandiere, scaraventandolo come un giocattolo rotto sul pavimento, in quell’oscena pozza di carne, sangue e altri fluidi corporei che, egli stesso, aveva tanto brutalmente generato nel corso di quel massacro.
venerdì 25 gennaio 2019
2801
Avventura
054 - L'ira di Be’Sihl
« … non può finire così. » insistette, ripetendosi, in quanto pur, tuttavia, in altro modo non sarebbe potuto essere giudicato se non simile al pianto di un bambino, al lamento di chi, in quel momento, incapace anche solo a pensare a un’alternativa, e, in questo, ostinatamente intento a rifiutare la realtà, e quella realtà che, pur, giunti a quel punto, sarebbe apparsa necessariamente irreversibile.
Avevano sbagliato. Avevano peccato di superbia, credendo di poter rigirare a proprio favore la trappola che essi avrebbero inizialmente desiderato tendere al loro antagonista e che, tuttavia, nel contempo di ciò, egli non avrebbe mancato di offrire evidenza di voler parimenti rivoltare, e rivoltare a loro esclusivo discapito. In troppi passaggi, in troppi giri di mano, essi si erano illusi davvero di poter ancora godere del controllo della situazione, non comprendendo quanto, altresì, tale controllo era stato da loro perduto già da tempo, sempre nell’ipotesi, tutt’altro che scontata, che fosse mai stato effettivamente loro concesso.
Così, quando quella mattina, come d’accordo, erano partiti da Casa insieme a Zibi, facendo rotta verso una destinazione tutto sommato prossima al terzo pianeta del sistema Novarts, Be’Sihl e Lys’sh avrebbero avuto ancora a dover essere riconosciuti sufficientemente arroganti dal poter ritenere, in cuor loro, di avere realmente ancora il controllo della situazione e, in tal senso, di poter effettivamente giungere sino al cospetto di Desmair, laddove, negandosi qualunque occasione di sorpresa, sarebbero stati in grado di ribaltare la situazione e ritrovarsi quietamente vittoriosi. Quanto, tuttavia, nessuno dei due aveva stolidamente preso in considerazione, avrebbe avuto a doversi altresì considerare lo scenario nel quale allora avrebbero avuto a ritrovarsi, e avrebbero avuto a ritrovarsi in netta, e devastante, posizione di inferiorità rispetto agli avversari che, in loro contrasto, non avrebbero mancato di schierarsi.
Se, infatti, quando più un mese prima erano stati introdotti al cospetto de Lo Sfregiato, la prima impressione non aveva potuto ovviare a risultare quella propria dell’essere al cospetto di un qualche signorotto feudale, sontuosamente circondato dalle proprie cortigiane e dai propri lacchè, lacchè successivamente reinterpretati qual fedeli amici e cortigiane comprese quali sue compagne, in un’ammirevole, ma non invidiabile, poligamia; nel ritrovarsi al cospetto di Desmair, la prima impressione non poté ovviare a proporsi qual quella propria dell’essere al cospetto di un sovrano guerriero, di una figura abituata al controllo, confidente con l’idea di comando, ma, al tempo stesso, non estranea all’idea del campo di battaglia, e del campo di battaglia non contemplato da una comoda distanza di sicurezza, quanto e piuttosto dalla prima linea, dal cuore del conflitto, nel fulgore della lotta, immerso nel clangore delle armi. E se, per Lys’sh, qualunque immagine di Desmair avrebbe avuto a doversi considerare fondamentalmente inedita, nell’aver limitato tutto il proprio pregresso rapporto con lui a quell’assurda esperienza condivisa con Be’Sihl, Midda e i bambini nel tempo del sogno; invero anche per il suo compagno d’arme, che pur per molteplici anni aveva proprio malgrado condiviso il proprio stesso corpo con quell’essere semidivino, non avrebbe potuto ovviare a scoprirsi quasi disorientato da tutto ciò, abituatosi a considerare Desmair per quello che era sempre stato, nella condanna impostagli, dalla notte dei tempi, dalla sua stessa genitrice, la regina Anmel Mal Toise: una creatura solitaria, estranea al mondo, estranea alla vita, e abituata a confrontarsi con la stessa a debita distanza, senza mai desiderare riservarsi l’opportunità di immergersi in essa. L’uomo che, con le affascinanti fattezze di Reel Bannihil, era stato così introdotto loro, tuttavia, non avrebbe avuto a palesare alcuna evidenza di ciò… al contrario.
Quando, al seguito de Lo Sfregiato, erano quindi giunti a una grande stazione spaziale, e a una grande stazione spaziale presentata loro come una delle principali basi operative del superiore del loro supposto comandante, Be’Sihl e Lys’sh non avrebbero potuto attendersi di ritrovare, entro tali confini, il loro obiettivo non seduto su un grande trono, magari al fondo di un’immensa stanza deserta presidiata da guardie armate, quanto e piuttosto, sì in un’immensa stanza, ma lì in piedi, ai bordi di amplio tavolo circolare circondato da molti uomini e molte donne, umani e chimere, a loro volta in piedi, a parlare, a discutere, in maniera assolutamente ordinata e composta, delle proprie prospettive, delle proprie idee, e, con esse, dei propri fabbisogni, delle proprie necessità in termini di risorse, di uomini, di armi, così come presso la seduta di un qualunque governo planetario mai ci si sarebbe potuti attendere di trovare, e di trovare contraddistinti da una medesima dignità, da un’eguale senso di mirabile comunione d’intenti. Una comunione d’intenti, e ancor più una dignità, quella lì imperante, che proprio di Desmair, o Reel Bannihil che dir si volesse, avrebbe avuto occasione di incontrare il proprio carismatico ispiratore, così come mai, né Lys’sh, né tantomeno Be’Sihl, avrebbero potuto immaginare di potersi ritrovare a contemplare. Giacché egli, lì, a quella tavola, non qual dominatore, non qual monarca assoluto, qual pur tutti lo avrebbero comunque riconosciuto essere, quanto pari fra pari, non avrebbe avuto a dover dimostrare una qualche ricercata occasione di risalto in nulla, non nelle proprie vesti, non nella posizione da lui occupata, e neppure in quello scranno allora addirittura assente, ma, pur, fra tutti, sarebbe riuscito egualmente a emergere, per l’ineguagliabile energia da lui emanata fosse anche e soltanto con la propria postura, con le proprie movenze, con il proprio sguardo e, ovviamente, con qualunque parola da lui pronunciata. E se tale avrebbe avuto a doversi considerare Desmair nelle proprie vesti di signore della guerra, di padrino di un’emergente organizzazione criminale interplanetaria, a maggior ragione assolutamente comprensibile sarebbe stato capire come, in quel di Koll-Nos’Sh, egli, con il nome di Reel Bannihil e nelle vesti di un nuovo capo politico, di un’alternativa rivoluzionaria al sistema imperante, stesse riservandosi occasione di una rapida, e probabilmente non immeritata, ascesa al potere.
« Ecco qui i nostri ospiti d’onore… » aveva quindi sorriso egli, il loro desiderato antagonista, la loro supposta preda, nell’accogliere senza manifestare alcuna sorpresa, senza neppur tentare di simulare alcuno stupore, a confermare quanto, in effetti, egli avesse avuto a intendere perfettamente del loro arrivo se non, addirittura, a progettarlo, a richiederlo esplicitamente « Signore e signori… permettetemi di presentarvi la splendida Har-Lys’sha e l’implacabile Be’Sihl Ahvn-Qa. » aveva dichiarato, non negandosi quella consueta inflessione sarcastica nella propria voce, in termini che quasi avrebbero avuto a doversi considerare dispregiativi a discapito di coloro così introdotti al pubblico presente, e a discapito dei quali, pur, non era apparso ipotizzare alcuna azione, limitandosi, semplicemente, ad avanzare verso di loro a braccia aperte, in maniera addirittura accogliente « Essi sono i principali responsabili dei successi conseguiti dalla nostra organizzazione nel sistema di Novarts nell’ultimo mese, nonché delle più spiacevoli perdite subite altrove nei tre mesi precedenti. » aveva dichiarato, ponendo in tal maniera un enfatico accento sulla duplice e paradossale natura propria di quella coppia, delizia e rovina dei loro piani.
Desmair, avanzando verso di loro per accoglierli, era ormai giunto a meno di una decina di piedi dallo shar’tiagho e dall’ofidiana, nel mentre in cui, alle sue spalle, nessuno degli astanti dimostrò di avere interesse a muovere un singolo passo verso di loro, obiettivamente incerti su come avere a doversi confrontare con gli stessi e con il loro arrivo entro quelle mura.
Attorno a quel tavolo, in quel momento, si ponevano riuniti tutti i luogotenenti di Desmair, abitualmente sparsi in una buona fetta di quell’angolo di universo. Assassini, trafficanti, schiavisti e mercanti d’armi: tali avrebbero avuto a dover essere per lo più classificati quegli uomini e quelle donne, ognuno dei quali, ognuna delle quali, posti a capo di una propria organizzazione criminale già da prima di conoscere Desmair, da prima di essere da lui reclutati in quel concilio, e in quel concilio in grazia al quale poter meglio coordinare le proprie operazioni, le proprie attività, cooperando sotto la sua illuminata guida a una crescita comune in termini qual mai, singolarmente, avrebbero potuto sperare di avere a sospingersi.
E proprio nel confronto con una tanto variegata e pericolosa clientela, Be’Sihl, l’implacabile come lo aveva appena presentato Desmair, non aveva avuto a dimostrare esitazione alcuna nel proiettare il proprio corpo in avanti, in uno scatto quasi felino, per aprire un secondo sorriso lungo il suo collo, da orecchio a orecchio e, in tal modo, escluderlo estemporaneamente dai giuochi…
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