11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

sabato 2 febbraio 2019

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« Se desiderava essere una battuta… mi dispiace dirtelo, ma non fa per nulla ridere. » commentò per tutta risposta egli, ritornato allora improvvisamente serio in volto, a dimostrazione di quanto, dal proprio punto di vista, la cattura di Desmair avesse ancora a doversi considerare un requisito irrinunciabile, innanzi alla realizzazione del quale non avrebbe permesso a niente o a nessuno di arrestarlo… neppure alla morte stessa, così come, in buona sostanza, avrebbe potuto allor quietamente comprovare nella propria attuale condizione, a confronto con quanto accaduto.

A offrire replica alle sue parole, tuttavia, non fu Lys’sh, quanto e piuttosto un’altra voce, non nuova e pur lì sopraggiunta in maniera inaspettata, e sopraggiunta, allora, alle sue stesse spalle: una voce che, nel confronto con le sue orecchie, con i suoi ricordi, avrebbe avuto ancora a essere prevalentemente associata all’idea di Reel Bannihil, ma che, innanzi al proprio raziocinio, egli non avrebbe potuto in alcuna maniera equivocare se non quale la voce di Desmair.

« Comprendo quanto dal tuo punto di vista tutto ciò possa apparire quantomeno insolito, vecchio mio… ma la giovane rettile non sta né scherzando, né mentendo: desidero veramente aiutarvi a riportare indietro quella spina nel fianco che risponde al nome di Midda Bontor… la mia sposa, nostro malgrado. » sancì egli, attraendo a sé l’attenzione della coppia e mostrandosi, allora, quietamente in piedi innanzi alla porta di quell’ambiente, di quella piccola infermeria, con le braccia incrociate al petto a dimostrazione di tutta la propria più quieta remissività nella faccenda « Poi… se non desideri fidarti di me, uccidimi pure e portami via come cadavere: ho già dato disposizione a Zibi e a coloro che sono sopravvissuti fra i miei luogotenenti di non frapporsi più sul vostro cammino. Anche perché, francamente, sono per me più utili nelle loro attuali condizioni, allorché trasformati in morti o, peggio, in non morti. »

E se, per un istante, la sorpresa imposta a Be’Sihl in quell’inattesa apparizione fu tale da non permettergli di ipotizzare un’immediata reazione, concedendo al proprio avversario il tempo di concludere quel proprio intervento, fu questione di un attimo prima che egli, risollevatosi in piedi, avesse a scagliarsi contro di lui, serrandogli le mani al collo e tentando, in ciò, di soffocarlo.
Un gesto istintivo, una reazione praticamente obbligata, quella propria dell’Implacabile, conseguenza di quegli ultimi sette mesi trascorsi nel solo rimpianto, nel solo pensiero di non aver agito con sufficiente reattività in un altro momento, in un’altra occasione, e in quell’occasione, in quel momento che, all’epoca, avrebbero impedito quanto poi occorso, ovviando alla caduta della propria amata e il suo conseguente coma, e, con esso, a tutta la tragica serie di sviluppi conseguenti non soltanto per se stesso, ma per tutti loro. Se, infatti, sette mesi prima, in quel panorama glaciale nel quale si era consumato il preludio a quell’intera faccenda, egli avesse avuto la presenza di spirito utile a fermare, a uccidere Desmair non appena resosi conto di quanto accaduto, non appena resosi conto del suo trasferimento all’interno del corpo di Reel Bannihil, del quale, per una mai meglio precisata ragione aveva allora immediatamente preso il controllo e preso il controllo in maniera tanto efficace; Reel Bannihil sarebbe stato allor catturato, Desmair sarebbe stato allor catturato, e, probabilmente per così come desiderato sin dall’inizio dalla propria amata, sarebbe stato consegnato alle autorità di Loicare, a quello stesso omni-governo con il quale era stato allor stretto un patto, e un patto volto a liberare da qualunque accusa o condanna l’intero equipaggio della Kasta Hamina, quei loro amici, quella loro famiglia, che, altresì, in quello stesso momento, in quello stesso frangente, avrebbe avuto a doversi considerare obbligata alla clandestinità, nel timore che una delle più importanti forze politiche esistenti in quell’angolo di galassia avrebbe potuto allora avere a distruggere le loro esistenze, condannandoli ingiustamente a vita in sola conseguenza di un infame ricatto, e di un ricatto allora imposto loro solo per costringere la stessa Figlia di Marr’Mahew a portare a termine quella missione e a consegnare quell’individuo.
Sette mesi prima Be’Sihl aveva esitato, non aveva dimostrato sufficiente presenza di spirito, o sufficiente ferocia, per agire nella maniera nella quale avrebbe avuto a dover agire. E, in conseguenza di ciò, da sette mesi la sua amata giaceva nel proprio letto in stato di coma, i suoi figli erano stati privati dell’unica madre che ormai avrebbero potuto vantare di conoscere e i loro amici, la loro famiglia della Kasta Hamina, era stata costretta alla fuga, a vivere nell’ombra, come neppure ai peggiori criminali sarebbe stato imposto. Ora egli non avrebbe più commesso quell’errore: ora egli non avrebbe più esitato innanzi a Desmair o a qualunque altro avversario, riservandosi ogni dubbio, ogni domanda, ogni remora, ogni esitazione a un secondo momento, e votando il tempo presente, l’istante attuale, soltanto all’azione, e a un’azione ispirata a un desiderio di vittoria e di vittoria a ogni costo.

« Be’Sihl! » gridò Lys’sh, voltandosi di scatto verso la scena e, in ciò, ritrovandosi costretta a emettere un alto gemito per il dolore impostole dalle ferite ancor lontane dall’aversi a poter considerare sanate, per un attimo dimentica delle stesse nell’urgenza di contenere la furia del proprio compagno « Be’Sihl! Fermati, per amore di tutti i tuoi dei! »

Ma soltanto il rosso del sangue e del desiderio del sangue avrebbe avuto a potersi ritrovare nello sguardo di quell’uomo, e di quell’uomo che si era visto portare via quel tutto per lui rappresentato dall’adorata Midda Bontor, e che, di conseguenza, aveva rinunciato a tutto il resto, abbracciando la parte più rabbiosa del suo cuore e alimentando tale furore, tale furia, tale ira giorno dopo giorno, nel pensiero di quanto, tutto quello, fosse dipeso soltanto da una sua debolezza, da una sua mancanza.
E così, senza che Desmair avesse a offrire la benché minima opposizione innanzi a lui a alla sua ira, le dita dello shar’tiagho poterono affondare violentemente in quel collo, non limitandosi, allor, semplicemente a soffocarlo ma, addirittura, dilaniandone le carni e dilaniandole con violenza devastante. Una violenza devastante, quella dell’iracondo Be’Sihl, che ebbe a placarsi soltanto nel momento in cui il sangue, esploso con entusiasmo dalla giugulare del proprio nemico, ebbe a fermare il proprio flusso, lasciando, inerme fra le sue mani, in quella morsa simile all’acciaio, un corpo morto, i resti inanimati di quell’individuo e di quell’individuo che pur, né allora, né mai, avrebbe potuto morire.

« Dannazione, Be’Sihl! » ringhiò, per il dolore, la povera ofidiana, facendo sforzo di rialzarsi in piedi, con l’aiuto di una stampella « Lo vuoi capire che è finita?! »
« Non è finita… non sarà mai finita con lui… » ansimò egli, ancor con le dita sprofondate nel collo del proprio nemico, della propria nemesi, incurante del sangue che, caldo, gocciolava allora dal suo volto, in una nuova orrenda maschera di morte lì così dipinta « Anche se riusciremo a riportare indietro Midda… lui continuerà a tormentarci. E’ così da anni… e non troverà mai fine, almeno sino a quando egli continuerà a esistere. »

Troppi anni di vessazioni erano stati quelli che, in maniera indiretta, Be’Sihl aveva subito a causa di quel semidio immortale. Vessazioni l’apoteosi delle quali, sette mesi prima, si era concretizzata in quell’ultimo attacco, quell’ultimo violento attacco che non aveva ucciso Midda solo nell’assurdo rispetto di un giuramento compiuto anni prima, in occasione delle loro odiate nozze, e di quelle nozze nel corso delle quali Desmair si era impegnato a non uccidere, né direttamente, né indirettamente, la propria sposa. Ciò non di meno, in quello stato di coma a lei imposto, egli aveva offerto riprova di aver trovato una soluzione, di aver trovato una falla in quel giuramento, in ciò riservandosi l’occasione di ucciderla pur tenendola in vita… e questo, per Be’Sihl, era stato troppo. Troppo da sopportare… troppo.

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