11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

venerdì 8 febbraio 2019

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Ritrovatasi a doversi vestire fondamentalmente di corsa, nel ritardo che, a partire da quel bacio, e con tutto ciò che ne ebbe a conseguire, Maddie ebbe ad accumulare; la questione della scelta dell’abbigliamento ebbe a essere da lei necessariamente superata con obbligata rapidità, vedendola indossare una camicetta con balza anteriore, in seta di un tenue colore rosa antico, accompagnata da jeans di colore blu in tessuto elasticizzato, da un blazer beige, li allor presentato con le maniche arrotolate sino a metà avambraccio, a non negar una certa libertà di movimento, in un quadro d’insieme allor completato da sandali di egual colore con tacco alto, contraddistinti frontalmente da un motivo intrecciato particolarmente elegante e, ciò non di meno, sensuale: una scelta, la sua, tale da poter quindi soddisfare facilmente tanto dei requisiti di eleganza, quanto quelli di una certa semplicità alla quale pur non avrebbe mai voluto rinunciare, a non tentare di apparire particolarmente diversa da quanto, invero, ella non fosse.
E se tanta ansia la donna dagli occhi color ghiaccio si era riservata nei giorni precedenti, e in quella stessa mattina, per l’evento che, nella stessa libreria dove, sei mesi prima, era stato presentato il primo volume di “Midda’s Chronicles”, avrebbe visto ora essere offerto al pubblico il secondo; forse complice la distrazione che Desmond era piacevolmente riuscito a rappresentare per lei, in quelle due ore di appassionato amplesso, Maddie riuscì a giungere sul palco assolutamente rilassata, contraddistinta da un quieto sorriso anche nel ritrovarsi posta a confronto con una folla decisamente numerosa, una folla che, in buona sostanza, aveva preso d’assedio quella libreria sin dalle prime luci dell’alba nella volontà di riuscire a riservarsi l’opportunità di poter seguire la sua presentazione e, speranzosamente, di ottenere una firma, se non addirittura una dedica, su un volume in quelle premesse chiaramente destinato a esaurirsi in breve tempo se non, addirittura, entro mezzogiorno, almeno per quanto concernente quella singola libreria. Una serenità, una rilassatezza, quella propria dell’autrice, che riuscì così a garantirle di superare quella prova praticamente senza neppure un qualche reale impegno, vivendo quell’esperienza come una semplice e amichevole chiacchierata con una giornalista di settore molto preparata, prima, e un pubblico assetato di informazioni, di dettagli, dopo.
Dietro le quinte del piccolo palco allestito per l’evento, Desmond non poté ovviamente mancare di presenziare, e lì presenziare non soltanto in qualità di compagno dell’autrice ma, effettivamente, di suo fan numero uno, trascorrendo, in tal modo, l’ora e mezza che ebbe a durare quella presentazione, nel continuare ad arricchire il proprio profilo Instagram con riprese e foto della donna da lui amata, lì intenta a soddisfare ogni curiosità lì proposta, e a soddisfarla con mirabile professionalità, nel dimostrare quanto, all’interno della sua mente, il mondo da lei creato entro le pagine di quei libri, si estendesse in maniera assolutamente realistica al di là di quanto non avrebbe potuto essere stata capace di esprimere nel corso delle vicende narrate, offrendo ai propri lettori, ai propri sostenitori, l’idea di quanto, tutto quello, non avesse a doversi riconoscere qual un semplice racconto, quanto e piuttosto una piccola finestra aperta su un vasto, vastissimo mondo, nell’esplorazione del quale ci si sarebbe potuto impegnare per una vita intera senza, in ciò, essere comunque in grado di coprirlo integralmente. E, ovviamente, il fatto che, sino a due anni e mezzo prima tutto quello, per lei, fosse stato erroneamente creduto qual realtà, non avrebbe potuto ovviare a semplificare squisitamente le cose, permettendole di sostenere con quieta fermezza qualunque possibilità di dibattito.

« Un personaggio, devo essere sincera, mi ha particolarmente colpita: Carsa Anloch. » ebbe ad apostrofare, a un certo punto della lunga chiacchierata, la giornalista « Innanzitutto complimenti, per il carisma che sei riuscita a offrirle… ma, permettimi di anticiparti una polemica che potrebbe facilmente accompagnare tale figura: aver introdotto un personaggio donna esplicitamente omossessuale, se non, forse e addirittura, bisessuale, all’interno di un panorama che hai già sottolineato qual dominato da un forte patriarcato, benché qualche eccezione abbia a esistere, come scopriranno tutti nell’incontrare lady Lavero, non potrebbe sembrare un mero tentativo di strizzare l’occhio alla comunità LGBT in maniera non dissimile da come sta accadendo ultimamente con quasi ogni film o serie televisiva statunitense? Insomma: ha realmente senso un personaggio gay in una serie sword & sorcery…? O, forse, ha da considerarsi una scelta gratuita al solo fine di risultare politicamente corretti…?! »
« Ti ringrazio per la domanda, Agata. » non aveva mancato di chinare appena il capo l’autrice, sorridendo quieta nel confronto con quella che avrebbe avuto a potersi considerare una domanda quantomeno pericolosa e che, pur, non ebbe in alcun modo a sconvolgerla « In effetti, in questo periodo storico, stiamo assistendo al proliferare di personaggi omosessuali talvolta giustificati dalle ragioni che hai esposto, in termini che potremmo discutere per ore se abbiano a essere considerati più positivi o negativi per la causa LGBT. Ciò non di meno, per Carsa Anloch non è questo il caso. » si era concessa di premettere, a quella che, allora, avrebbe avuto a dover formulare qual la vera risposta all’interrogativo offertole « Porsi il dubbio sul fatto se Carsa sia ciò che è per simpatizzare verso un movimento per i diritti civili, equivarrebbe a porsi il dubbio sul fatto se Be’Sihl, Salge, Berah, Ja’Nihr, Av’Fahr, Ron-Hun, Ma’Vret, Howe o la stessa Carsa, siano di diverse etnie solo per esprimere un sostegno in favore ai flussi migratori che, in questi ultimi mesi, hanno dominato la discussione politica nel nostro Paese. Ma, al di là di quelle che potrebbero essere le mie personali idee a riguardo di simili temi, ciò che ti posso dire è soltanto che ogni personaggio in “Midda’s Chronicles” è ciò che è perché… così egli o ella è. E se la mia risposta ti può apparire insoddisfacente, permettimi di volgere a te una domanda. Come mai i tuoi capelli e i tuoi occhi sono castani? E come mai la tua pelle è bianca?!… »
« Beh… perché è così che sono nata. » aveva minimizzato l’altra, stringendosi appena fra le spalle nel confronto con una questione sì banale.
« E questo vale anche per Carsa… così come per qualunque altro personaggio all’interno delle storie che narro: è così che sono nati, che ciò possa piacere o meno. » aveva quindi concluso Maddie, esprimendo quella che avrebbe potuto apparire qual qualcosa di estremamente profondo così come qualcosa di banalmente superficiale, e che pur, obiettivamente, avrebbe avuto a dover essere considerato qual pura e semplice realtà, nel confronto con la particolare origine di quei racconti, un’origine tale per cui, allora, nel confronto con alcuno di quei personaggi avrebbe potuto vantare la benché minima proprietà intellettuale, non avendoli concepiti per così come ci si sarebbe potuti attendere da parte di un’autrice, quanto e piuttosto nell’aver vissuto con loro nelle proprie fantasie, e in quelle fantasie a confronto con le quali, quindi, alcuno fra loro avrebbe potuto riservarsi una qualche particolare giustificazione di sorta nel merito del proprio aspetto fisico, piuttosto che della propria origine, o della propria fede, o, ancora, delle proprie preferenze sessuali, come nel caso specifico di Carsa.

In grazia alla spontaneità di simili repliche, di tali risposte, non soltanto quell’intervista ebbe a trasformarsi, piuttosto, in una quieta chiacchierata fra lei e la giornalista, ma, più in generale, quell’intero evento, quella presentazione, ebbe a configurarsi qual un’esperienza quantomeno coinvolgente, per non dire entusiasmante, per tutto il pubblico antistante, uomini e donne, giovani e meno giovani, che, appassionatisi alla narrazione da lei offerta di quel mondo straordinario, non avrebbero potuto ovviare ad accogliere con gioia la quieta semplicità con la quale ella non avrebbe potuto ovviare a parlare di quelle vicende, o di quei personaggi, esattamente come avessero a doversi considerare realmente esistenti, vere e proprie persone con le quali ella aveva avuto a riservarsi passati trascorsi in termini sicuramente irrealistici e, ciò non di meno, l’idea dei quali non avrebbe potuto ovviare a compiacerli, a incuriosirli, a spingerli a sognare a loro volta e, in tal senso, a poter considerare quel mondo fantastico qual una realtà realmente esistente e una realtà che, magari attraverso un portale magico, avrebbero potuto raggiungere, per vivere anch’essi mirabili avventure accanto alla straordinaria Midda Bontor o ai suoi incredibili compagni d’avventura.

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