Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
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Visualizzazione post con etichetta 028 - Il giusto prezzo. Mostra tutti i post
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domenica 25 settembre 2011
1348
Avventura
028 - Il giusto prezzo
Eccezion fatta per pochi, fuggevoli momenti di ricercata ironia, a difendere il proprio, personale equilibrio mentale, i due mercenari non ricercarono, nel mentre del loro peregrinare all'interno della montagna, altre particolari occasioni di dialogo, escludendo, in ciò e particolarmente, ogni specifico riferimento alle cause che, a tutto quello, li avevano condotti. E se, da un lato, Howe non si era infatti ancora dimostrato particolarmente desideroso di esplicitare quanto accaduto all'interno della stanza in cui era stato lasciato con i tre thusser deformi a stabilire i termini del loro accordo, il giusto prezzo che egli avrebbe dovuto riconoscere loro per ottenere il nuovo arto metallico lì ricercato; sul fronte contrapposto, Midda non aveva reciprocamente espresso alcuna particolare curiosità in tal senso, ove, dopotutto, sin troppo trasparente avrebbe dovuto essere riconosciuta la dinamica dei fatti, per così come avvenuti.
Solo trascorsi i due giorni di incerto vagabondare all'interno degli stretti e labirintici cunicoli della montagna, e trascorsi, dopo di essi, altri cinque giorni, utili alla coppia a recuperare energie, ristorando e curando i propri corpi con tutta l'acqua e tutto il nutrimento che riuscirono a ricavare dall'inospitale ambiente a loro circostante, e a ritrovare il proprio equipaggiamento, là dove lo avevano abbandonato insieme ai propri equini sodali, questi ultimi prevedibilmente e irrimediabilmente scomparsi, il principale e unico promotore di quell'avventura volle far propria occasione di conclusivo dialogo attorno alla medesima, in quello che probabilmente sentì proprio qual un obbligo morale nei riguardi di chi, sino a quel momento, aveva accettato quanto accaduto con incredibile pragmatismo, senza addebitargli alcuna colpa in tal senso.
« Ti dispiace se ci fermiamo un attimo? » le propose, interrompendo il dialogo fra loro in atto su argomenti assolutamente faceti, e, in tal senso, offrendo un tono di voce più serio, più controllato rispetto a quello adottato sino ad allora, utile a trasmettere la propria volontà di affrontare un tema decisamente diverso e, dal suo punto di vista, indubbiamente meno gradevole.
« Mmm… » esitò la Figlia di Marr'Mahew, soppesando l'intensità di quella richiesta e la loro attuale posizione, e alfine valutando la questione come ammissibile, nel bloccare il proprio cammino e voltarsi verso di lui con un sereno sorriso « E' una cosa breve o preferisci sederti? » gli domandò, con trasparente tranquillità, tale da escludere, ove anche ella avesse intuito le intenzioni dell'interlocutore, una qualche sostanziale volontà di rimprovero o di condanna a suo discapito, quale, del resto, non aveva espresso evidenza sino ad allora.
« Sediamoci pure. » valutò egli, stringendosi fra le spalle a minimizzare l'importanza di tale scelta, e, dopo di ciò, lasciando appoggiare a terra la propria bisaccia, invero tutt'altro che scontento del riposo conseguente, in maniera collaterale, alla richiesta appena scandita « Mi piacerebbe chiarire quanto è avvenuto una settimana fa… ritengo che sia una scelta corretta da parte mia, soprattutto ove ti ho rimproverata troppe volte di avermi taciuto le informazioni in tuo possesso. »
« Come preferisci. » annuì ella, privandosi a propria volta del carico da lei condotto seco, prima di lasciarsi sedere, senza particolari cerimonie, sul bordo interno della tortuosa mulattiera da loro lì percorsa, con le spalle contro il profilo della montagna e il volto in direzione del vasto paesaggio aperto innanzi a loro, quest'ultimo, in effetti, privo di particolare ragione di attrazione come la quasi totalità del dominio proprio del regno di Gorthia « Rammenta, tuttavia, che non potrò fare altro che ascoltarti… » soggiunse, ancora con estrema serenità e indubbia cordialità verso di lui.
Howe, rivolgendo lo sguardo al proprio braccio mancino, a quell'immobile e probabilmente inutile protesi metallica che, comunque, era stata legata a quanto rimastogli dell'arto originale, comprese perfettamente l'accenno intrinseco in quelle ultime parole offertegli dalla mercenaria, ora non più considerandola, in ciò, qual a sé avversa. In tal modo, infatti, ella aveva chiaramente rievocato lo spettro del proprio impegno, del proprio vincolo già esplicitato quand'ancora dentro i limiti della Vallata, nel merito dell'impossibilità per lei di esprimersi in qualunque modo attorno alla questione thusser: un obbligo, altresì e forse paradossalmente, non gravante sull'uomo proprio in conseguenza del suo rifiuto ad accettare l'accordo con quelle creature.
« Io… » riprese voce lo shar'tiagho, accomodandosi accanto a lei e, tuttavia, subito smarrendo il filo conduttore dei propri pensieri, non riuscendo, in verità, a individuare parole utili a esprimere quanto desiderava comunicarle e, forse, non riuscendo neppure a prendere una chiara decisione nel merito di quanto effettivamente idoneo qual oggetto di tal discorso che pur si sentiva in obbligo a fare « … io credo di doverti ringraziare… e, al contempo, di dover invocare il tuo perdono. »
Midda restò in silenzio a quelle parole, offrendosi a lui qual attenta ascoltatrice senza, in ciò, offrire un benché minimo cenno utile a distrarlo, in un atteggiamento psicologico dopotutto non diverso da quello da lei già reso proprio nell'osservarlo dondolarsi al di sopra del fiume di magma incandescente.
« Sinceramente non ricordo se, da quando tutto questo ha avuto inizio, vi sia stata da parte mia una qualche espressione di gratitudine nei tuoi riguardi. » proseguì egli, continuando nella direzione già intrapresa, forse eccessivamente ampia nel merito del tema stabilito, ma utile a permettergli di individuare i termini più corretti con i quali esprimersi « Voglio tuttavia ringraziarti per quanto ti sei impegnata da fare per me: ora, purtroppo con il famigerato senno di poi, riesco a comprendere l'ordine di misura di quanto gravoso tutto ciò avesse da essere per te. Al punto tale che la disavventura con Quilon potrebbe persino perdere valore… »
« Beh… ora non esageriamo. » sorrise ella, interrompendolo e piegando appena il capo di lato, con espressione forzatamente divertita « Quilon era un grandissimo dannato cane, figlio d'una cagna maledetta. E l'occasione di aver potuto chiudere la questione con lui, rimasta effettivamente in sospeso da troppo tempo, non può essere assolutamente giudicata qual priva di valore… » puntualizzò, a rassicurare l'altro a tal proposito.
« Non intendevo riferirmi a quanto avvenuto questa volta con Quilon… ma a quanto occorso all'epoca. » si corresse, specificando meglio il riferimento da lui compiuto al fine di non riservarle ambiguità di sorta, per quanto simile accenno avrebbe potuto rievocare in lei immagini meno gradevoli rispetto alla recente vendetta ottenuta su quell'uomo « E ora, e purtroppo tardivamente, come dicevo, mi è stata data la possibilità di capire le ragioni della tua ritrosia a condurmi fin da loro. »
La donna dagli occhi color ghiaccio restò in silenzio a quelle parole, evitando di intervenire nuovamente ma sinceramente apprezzando la scelta lessicale da lui compiuta, nel non tentare di arrogarsi, in maniera troppo semplicistica e ingenua, una qualche reale confidenza con il peso gravante sul suo animo nel confronto psicologico con i thusser e la loro intera civiltà, quanto, piuttosto, riconoscendo la propria impossibilità in tal senso e, ciò nonostante, riconoscendo l'effettiva esistenza di tutto quello, e la sua fin troppo opprimente ombra sulla vita di lei. Con un lieve sorriso, pertanto, ella comunicò all'interlocutore tale approvazione, invitandolo implicitamente a proseguire per come desiderato…
« Io… » riprese ancora una volta lo shar'tiagho, per un istante arenandosi nuovamente innanzi a quell'ostacolo e, tuttavia, subito dopo sforzandosi a proseguire, ora con maggiore decisione per esprimere quanto sino ad allora rimasto taciuto « Io… non ce l'ho fatta. » ammise, con un profondo sospiro, offrendo corpo a una verità già trasparente, assolutamente retorica, e pur impegnativa, qual solo sarebbe potuta essere la ragione alla base del rischio imposto sulle loro vite, sul loro futuro nella fuga dai thusser.
« Ero convinto di farcela, ero sinceramente pronto ad accettare qualunque prezzo mi avrebbero domandato. E, per questo, hanno iniziato a impiantarmi il nuovo braccio, pur, ancora, non concedendogli animazione alcuna. » rievocò, proseguendo nella narrazione « Ma… quando hanno definito i termini del loro accordo, quando mi hanno chiesto di prendere il posto di Quilon, rimasto purtroppo vacante in conseguenza della sua prematura scomparsa, ho compreso che neppure il mio originale braccio sinistro, con la sua carne, le sue ossa e la sua pelle, sarebbero valsi la rinuncia alla mia libertà. » spiegò, non nel desiderio di giustificarsi, quanto, e piuttosto, di chiarire il perché quanto accaduto era occorso « Così mi sono spaventato, mi sono sentito tratto in trappola… e non sono riuscito a resistere un ulteriore istante. »
« E li hai uccisi… » concluse l'altra, senza dimostrare rammarico per quelle morti pur ingiustificate.
« Sì… » annuì Howe, storcendo le labbra verso il basso « Li ho uccisi quasi senza neppure rendermi conto di quanto stessi compiendo. E, così facendo, ho rischiato di condannarci entrambi a morte. Condanna che, nella mia idiozia, ho successivamente ribadito quando, ancora non ascoltandoti, sono cors… »
« Basta. » levò ella una mano a bloccarlo, a domandargli di non aggiungere altro « E' sufficiente. Non desidero che tu ti possa ulteriormente umiliare per questa ragione. » scosse il capo, a negare l'utilità di tanto insistere attorno a un'argomentazione ormai passata, nel rivangare la quale non avrebbero fatto proprio alcun vantaggio, alcun guadagno.
« Ma… » tentò di protestare egli, evidentemente non soddisfatto da tale arresto impostogli.
« Howe… » lo richiamò la donna, cercando con la propria mancina la sua destra e, in un gesto di sincero affetto, stringendola delicatamente, in una ricercata intimità qual mai prima vissuta fra loro « Non devi considerare quanto è avvenuto qual meritevole di rimprovero da parte mia. Al contrario… » sorrise ella, parlando con assoluta sincerità e trasparenza « Rifiutando di arginare, in maniera ridicola e artefatta, la tua mutilazione fisica, sei invero riuscito a difendere, e ripristinare la tua integrità molto più di quanto non abbia compiuto io stessa più di quindici anni fa, quando mi ritrovai nella tua stessa condizione. »
In conseguenza di simile asserzione, fu allora il turno dell'uomo di mantenersi in silenzio, rivolgendo la propria attenzione all'interlocutrice, nell'apprezzarne le parole e l'impegno da lei posto dietro alle medesime.
« Abbiamo rischiato di morire… è vero. Ma per noi, questo non è forse la affare di tutti i giorni?! » minimizzò la Figlia di Marr'Mahew, ancora serena nella propria voce e sul proprio viso « Credimi, amico mio. Con quanto hai compiuto una settimana fa, tu non ti sei dimostrato meritevole di critica alcuna da parte mia. Al contrario… » definì, ancora stringendo la mano di lui nella propria « … ti sei dimostrato meritevole di tutto il mio rispetto, per aver avuto successo là dove io stessa ho fallito. »
E se, in simile presa di posizione della compagna, nonché nel contatto fisico da lei ricercato, lo shar'tiagho non avrebbe potuto ovviare a un momento di intima esultanza, ringraziando gli dei tutti per quanto avvenuto, una parte della sua mente, del suo cuore e del suo animo non poterono ignorare un tragico dubbio, destinato tuttavia a restare tuttavia inespresso, sul giusto prezzo che Midda Bontor aveva accettato nel giorno in cui aveva reso proprio il nero braccio dai rossi riflessi in sostituzione al destro da lei perduto.
sabato 24 settembre 2011
1347
Avventura
028 - Il giusto prezzo
A un successivo tentativo di stima sul tempo trascorso all'interno della montagna, la Figlia di Marr'Mahew e il suo compagno di viaggio avrebbero potuto esprimersi in una valutazione del periodo loro occorso a riconquistare una possibilità di contatto con il mondo al quale appartenevano, e al quale sinceramente desideravano poter fare ritorno, in una misura non inferiore a un giorno e mezzo, sebbene, più probabilmente, si protendessero anche verso i due… e oltre.
Due giorni, pertanto e all'incirca, nel corso dei quali la coppia si ritrovò, proprio malgrado, costretta a dimenticare non semplicemente la luce del sole ma, più in generale, qualunque concetto di luce, sopravvivendo nelle viscere della terra all'interno di tenebre sì fitte quali mai avrebbero potuto sperare di affrontare nuovamente in futuro. Una condizione, oltre che fisicamente, innanzitutto psicologicamente avversa, la loro, nella quale, tuttavia, entrambi offrirono quieta riprova delle proprie capacità, della propria formazione, fisica e psicologica, ad affrontare situazioni entro le quali, probabilmente, chiunque altro avrebbe perduto il senno, rinunciando a ricercare una via di fuga diversa da quella più vile, il suicidio. Ma non l'assenza di luce, di acqua, di cibo e, inutile negarlo, di una qualunque consapevolezza sulla direzione da intraprendere per riconquistare quando desiderato, si posero in grado di frenare i passi di Midda e Howe, i quali, non senza un fugace attimo di commozione, riuscirono alfine a riemergere entro i mai tanto amati confini gorthesi, a rivedere, e ammirare con sincero affetto, l'argentea luce di un sottile spicchio di luna e delle stelle lì circostanti, in una serena e silenziosa notte.
Nel lungo e impervio cammino all'interno del cuore della montagna, ovviamente, non erano mancati, per loro, brevi momenti di crisi, atti a ricordare a entrambi, probabilmente, quanto al di là di ogni proprio impegno a dimostrarsi superiori, freddi e controllati, avessero sempre e comunque da dover essere considerati qual comuni mortali, semplici esseri umani con i propri pregi e i propri difetti. Crisi, quelle avvenute, spesso conseguenti a futili motivi, quali l'ennesimo graffio o taglio o contusione derivante da uno spiacevole impatto con la roccia loro circostante, e tale da porsi qual scintilla per un problema ben più profondo, un disagio intimo sicuramente presente, per quanto represso, che in tali occasioni sembrava prossimo a imporsi con forza sulla loro coscienza e, peggio ancora, nel rapporto con il proprio compagno.
Ciò nonostante, e malgrado ogni passata, remota e non, incomprensione fra quei due particolari alleati, si venne a rinforzare, o forse a rinnovare, ricreato dal proprio stesso principio, un rapporto di più intima complicità, che, Howe non si poté negare un sorriso al pensiero, probabilmente avrebbe generato non poca invidia da parte del proprio biondo fratello Be'Wahr, lì ritrovatosi a essere, senza colpa alcuna, escluso. Dopotutto, nell'essere posti soli e dispersi in una realtà per loro implicitamente avversa, venendo privati, in ciò, di qualunque concreta certezza di sopravvivenza, di ritorno alla propria quotidianità, inevitabile anche per due acerrimi nemici, quali essi, comunque, mai erano stati, sarebbe stato scendere a un qualche compromesso, a una tregua utile a non rinnegare la presenza, accanto a sé, del solo, altro essere vivente rimasto in quel mondo fuori dal loro mondo, in quella realtà estranea a ogni realtà a loro nota.
« Ti prego… » aveva sussurrato lo shar'tiagho in un momento di riposo, all'incirca dopo un giorno trascorso dagli eventi che lo avevano visto appeso a strapiombo sul fiume di lava, esprimendosi con tono soffocato in naturale reazione all'arsura presente nel profondo della propria gola e nella propria bocca, a causa della tragica assenza di liquidi loro imposta « … ammettilo. »
« Ammettere… cosa?! » aveva replicato la donna guerriero, la quale, nelle condizioni nelle quali si erano ritrovate, aveva ormai ampiamente rinunciato a impegnare i propri momenti di requie in un qualche esercizio fisico, conscia di come non avrebbe potuto permettersi di sperperare a cuor leggero le proprie energie in una simile abitudine.
« Ammetti che, se solo non fossimo entrambi sfiniti, avresti approfittato di questo ambiente tanto intimo per abusare di me… » aveva allora commentato egli, cercando evidentemente in quella maliziosa ironia di stemperare un proprio personale disagio nel confronto con quanto lì loro imposto « … lo so che mi desideri in maniera ossessiva sin da quando mi hai fatto spogliare qualche settimana fa, nel tempio di Thatres. »
« Howe… » aveva sospirato ella, non trattenendo una sommessa risata di sincero divertimento « Sei incredibile. Te lo ha mai detto nessuno?! »
« Oh… me lo dicono tutte, non ti preoccupare. » aveva concluso egli, prima di abbandonarsi a un lieve, e tutt'altro che sano, momento di sonno « Solo che, in genere, attendono di avermi provato prima di esprimersi in tal senso. »
Al termine di quel breve dialogo, rimasta sola nelle tenebre di quel cunicolo, del tutto identico a qualunque altro già esplorato in precedenza e, sicuramente, a qualunque altro avrebbero successivamente attraversato, al punto tale da poter suscitare il legittimo timore di star girando in tondo, ripercorrendo continuamente i propri stessi passi senza alcuna coscienza a tal riguardo, Midda non esitò a ricercare contatto tattile con il bracciale dorato avvolto sotto la propria spalla sinistra, muovendo le dita della stessa mancina ad accarezzarne le forme perfettamente plasmate e, in tal gesto, a rievocare nella propria mente il ricordo del proprio ultimo, e attuale, amante, Be'Sihl, domandandosi se e quando, effettivamente, sarebbe riuscita a fare ritorno da lui, a gettarsi, nuovamente, fra le sue braccia.
Conscia, del resto, ella era di come, anche riconquistando libertà da quel dedalo sotterraneo, ancora distante sarebbe stato il momento così tanto desiderato, in tutto ciò sognato, di ritorno a Kriarya, ove altre priorità l'avrebbero spinta a indubbia distanza dalla città del peccato e dalla serenità che solo là, nell'ultimo fra i luoghi che chiunque, nel resto del regno di Kofreya e in quelli confinanti, avrebbe avuto piacere di considerare qual propria dimora, ella avrebbe potuto ottenere. Ipocrita, tuttavia e in verità, ella avrebbe dovuto anche sentirsi in nostalgici momenti qual quello allora vissuto, ove, ovviando a ingannare se stessa, la mercenaria non avrebbe potuto negare quanto, malgrado la sincerità della propria malinconia al ricordo di Be'Sihl e dell'amore da lui sempre garantitole, entro i confini stessi della sua locanda e, più in generale, della stessa Kriarya, mai ella sarebbe comunque riuscita a permanere troppo a lungo, mai avrebbe potuto imprigionare il proprio animo irrequieto, ritrovandosi, allora come già in passato, impossibilitata a concedersi una vita tranquilla come chiunque altro.
Nissa non aveva forse iniziato a odiarla in quanto da lei tradita nelle proprie promesse, nei propri infantili giuramenti che le avevano garantito che mai l'avrebbe abbandonata, nel mentre in cui ella stava altresì progettando la propria fuga lontano dalla casa in cui era nata e cresciuta, e con essa dall'isola in cui mai avrebbe potuto conoscere violenza o dolore? E Ma'Vret, uomo straordinario, combattente valoroso, instancabile amante e, persino, affettuoso padre, che pur si era sempre dimostrato pronto a riaccoglierla a sé, a offrirle tutto il proprio più sincero sentimento, in una devozione indubbia e inoppugnabile, non era stato comunque da lei più e più volte abbandonato, ove mai ella avrebbe potuto condividere la vita di pace e di serenità a cui egli aveva voluto votarsi, estraniandosi dal mondo intero a sé circostante? Quale differenza avrebbe potuto caratterizzare il proprio rapporto con Be'Sihl rispetto a ogni altra relazione della sua vita, rispetto a quanto avvenuto con suo padre, sua madre, sua sorella gemella, tutta la sua famiglia e, ancora, a ogni altro amante da lei scelto nel corso della propria vita?
E, in tanto sconforto, una sola certezza avrebbe potuto, e riuscì, allora, a restituirle la necessaria serenità utile a mantenersi lucida e cosciente in un momento intrinsecamente drammatico qual quello lì vissuto. Una certezza volta a offrire risposta a ogni dubbio, a ogni timore in relazione al proprio rapporto con Be'Sihl, rapporto, del resto, dal quale già un anno prima aveva cercato stolida fuga, sciocca possibilità di evasione, salvo, successivamente e fortunatamente, comprendere il proprio errore, se pur non per proprio merito. La certezza che, a differenza di Nissa, a differenza di Ma'Vret, e a differenza di chiunque altro innanzi al quale ella era scappata senza poi concedersi occasione di ritorno, il suo buon locandiere mai avrebbe cercato di cambiarla, mai avrebbe tentato di chiederle di essere diversa da quello che era, con i propri pregi e i propri difetti, accettandola e amandola in futuro così come l'aveva accettata e amata in passato, per oltre quindici anni, anche quand'ella, troppo idiota per capirlo, aveva continuato a imporre una netta distanza fra loro.
venerdì 23 settembre 2011
1346
Avventura
028 - Il giusto prezzo
Alcun ulteriore cenno fu, in tal frangente, offerto dalla donna guerriero, nella volontà della medesima di non offrire al proprio compare la benché minima occasione non solo di distrazione, ma anche e solo di ulteriore rimando nel confronto di quanto anche da parte sua finalmente accettato qual inevitabile. Qualsiasi sua risposta, dopotutto, avrebbe potuto prevedibilmente scatenare un nuovo intervento verbale da parte dell'uomo, nell'inconscia volontà, in tal modo, di riservarsi maggiore tempo per riflettere, maggiore margine fra la maturata consapevolezza di dover agire e l'azione stessa, ragione per la quale eliminare ogni tentazione in tal senso sarebbe dovuto essere considerato solo e inevitabilmente a suo stesso favore, in suo indubbio aiuto. In quieto silenzio ella attese pertanto che lo shar'tiagho ponesse in essere quel salto, quel breve volo verso il basso che, nel migliore e più auspicabile fra tutti i casi lo avrebbe visto raggiungere la salvezza con il traguardo stabilito, mentre nel peggiore e più tragico lo avrebbe visto ricadere all'interno della lava e lì morire all'istante. E non un solo altro verso di incitamento, di esortazione gli venne rivolto, riconoscendogli il diritto di riservarsi tutta la concentrazione necessaria a concludere quanto necessario. Dal canto suo, Midda, non avrebbe potuto negarsi altre ragioni di parallela analisi e riflessione sull'immediato futuro, su quanto sarebbe da lei stessa dovuto essere compiuto dopo il proprio compagno. Ragione per la quale, rinfoderando alfine la propria spada, ormai superflua nella propria stessa presenza, ella si preparò a ridiscendere a sua volta lungo quella parete rocciosa, nella positiva presunzione di successo per il proprio compare.
E dopo un tempo privo di oggettive possibilità di stima, di valutazione, dall'uomo ritenuto pari a un intervallo di pochi istanti, mentre dalla donna a uno di intere ore, nelle diverse emozioni in loro predominanti, egli contrasse improvvisamente l'intera muscolatura del proprio corpo, sospingendosi, un fugace attimo prima verso destra e poi, sempre facendo perno sull'impugnatura della propria lama, slanciandosi verso sinistra, in direzione del proprio obiettivo. Un'enfasi, quella da lui resa propria, che a posteriori sarebbe stata giudicata persino eccessiva, dal momento in cui, in conseguenza della stessa, il mercenario non solo raggiunse il varco individuato ma, addirittura, fu prossimo a superarlo, costringendosi con incredibile prontezza a correggere il proprio moto nell'aggrapparsi al bordo frastagliato di quel cunicolo sul fronte opposto rispetto a quello sul quale aveva temuto di non giungere, a ovviare in tal modo al pericolo di trasformare quella spiacevole erronea valutazione in un'ancor più spiacevole tragedia.
« Lohr! » gemette, grattando con la punta delle dita e con le unghie della mano destra, unica per lui allora utilizzabile e utile, a trattenersi in quella precaria posizione, ancor proiettato con il proprio intero corpo a picco sul fiume di magma e, purtroppo, ora ancor più vicino al medesimo di quanto non fosse stato pocanzi.
« Dannazione… » commentò la donna dagli occhi di ghiaccio, stringendo i denti e, immediatamente, ponendosi all'opera per ridiscendere a propria volta lungo quella parete, per raggiungere il proprio compagno e, ove necessario, ora offrigli il supporto necessario, l'aiuto richiesto per porsi definitivamente al riparo da ogni pericolo di morte all'interno di quel flusso di roccia fusa incandescente « Sto arrivando, razza d'imbranato! » tentò di rassicurarlo, nel mentre in cui egli, contorcendosi come una serpe, tentava, vanamente, di conquistare una posizione migliore in quel punto.
Sebbene in quella particolare situazione animata dall'urgenza di raggiungere il proprio alleato, prima che, maldestramente, egli potesse vanificare ogni sforzo compiuto in direzione di quel cunicolo, la Figlia di Marr'Mahew impose sul proprio animo, sul proprio cuore e, in conseguenza, anche sulla propria mente e sul proprio corpo, il consueto intimo gelo per lei caratteristico, ben conoscendo i pericoli che, a propria volta, avrebbe potuto correre nell'affrontare quella discesa senza un adeguato livello di concentrazione. Non così stolida da sopravvalutare le proprie possibilità, seppur neppure tanto sciocca dal sottovalutarle, ella era sicura di poter raggiungere Howe senza eccessivo penare, e in tempi sufficientemente brevi, ma, al contempo, non si voleva permettere occasione di scordare come quello stesso cammino sarebbe potuto essere per lei non meno letale che per lui, se solo non fosse stata attenta a misurare ogni proprio gesto, ogni proprio movimento, cercando maggiore confidenza possibile con quella parete tanto sotto le dita della propria mancina, quanto sotto i propri piedi, non scalzi al pari di quelli dell'uomo, e pur, come di consueto, avvolti solo in molteplici fasciature, a proteggerli e, al contempo, a garantirle la possibilità di agire con maggiore libertà e destrezza possibile in situazioni quali quella lì attuale.
Così, agendo quasi come dimentica della situazione di rischio imposta sullo shar'tiagho, ella pretese qual proprio tutto il tempo necessario a non porsi mai in una situazione di fallo, soprattutto con la propria destra, in nero metallo dai rossi riflessi, che, come ormai anch'egli avrebbe dovuto ben comprendere nell'infinito numero di volte ripetutogli, non era in grado di offrirle alcun riscontro sensoriale nel rapporto con quella stessa parete, con le sue forme, con la sua resistenza.
Una scelta forse giudicabile crudele ed egoistica, quella della donna, e che pur sarebbe dovuta essere riconosciuta qual derivante da semplice logica, mero raziocinio, ove egli non avrebbe tratto di certo giovamento alcuno da una sua eventuale e prematura morte in diretta conseguenza di troppo concitato confronto con quella sfida. Una decisione, la sua, che come già molte altre in passato, e speranzosamente altre in futuro, si rivelò ancora assolutamente azzeccata, permettendole di conquistare, alfine, il cunicolo già parzialmente raggiunto dal compagno e, lì arrivata, di sollevare quasi di peso quest'ultimo all'interno del medesimo, non risparmiandogli, ovviamente, una meritata sarcastica osservazione…
« Sempre così con voi maschietti… » sbuffò, lasciandosi ricadere seduta al suo fianco, per un momento di necessaria requie, psicologica oltre che fisica « Non riuscite ad apprezzare l'infinito valore della tanto cara e sempre sottovalutata mezza misura, tendendo sempre a strafare per dimostrare chissà cosa. » ironizzò nei suoi riguardi « Non sarà forse un modo per sopperire, attraverso tanta aggressività psicologica, a una carenza di sicurezza in altri campi...? » suggerì poi, con intento trasparentemente malizioso, a voler giocosamente porre in dubbio la virilità stessa del proprio interlocutore.
« … guarda… » esitò egli, riprendendo parola per un istante ancora con tono sottomesso, quasi non si fosse ancora reso conto di poter nuovamente parlare libero da ogni pressione che, sino a un attimo prima, lo aveva costretto a esprimersi in mezzi sussurri « Questa volta te la cavi solo perché mi hai appena salvato la vita… altrimenti vedresti… »
« Altrimenti vedrei… cosa?! » ripeté ella, aggrottando la fronte e guardandolo con aria di voluta superiorità, con fare ricercatamente altezzoso, a negare in tal modo che egli potesse mostrarle qualcosa in grado di farle mutare idea rispetto alla propria ultima asserzione.
E lo shar'tiagho, innanzi al tono di lei, pur compreso come ancor rivolto a semplice volontà di ludo e non di concreta sfida, non riuscì comunque a formulare una sentenza di senso compiuto utile per controbattere alla stessa, conscio di quanto, dopo tutto ciò che era appena avvenuto, a partire dall'uccisione dei thusser deformi, per proseguire con la loro fuga dai guerrieri, e per finire con l'ultimo, necessario intervento della mercenaria in suo soccorso, qualunque suo tentativo di replica nei suoi confronti sarebbe apparso inappropriato e ridicolo.
« Ci penserò quando mi sarò riposato un poco e ti farò sapere al momento opportuno. » concluse pertanto, promettendole paradossalmente, in tali parole, di ritornare a quell'ipotetica minaccia in un qualche non meglio precisato futuro, quando fosse riuscito a individuare i termini giusti per la medesima.
« E, a tal proposito, credi che ci possiamo permettere un quarto d'ora di sosta o no? Non so te… ma io inizio a sentirmi un po' stanco. » ammise proseguendo e cambiando, in ciò, completamente registro nel dialogo con lei, e ritornando, alfine, a un clima di più quieta e serena collaborazione con lei, concedendole di potersi nuovamente proporre qual riferimento guida all'interno del loro ristretto, intimo gruppo.
giovedì 22 settembre 2011
1345
Avventura
028 - Il giusto prezzo
« Oh… » sorrise ella, non negandosi un accenno di meritata ironia in replica a tale richiesta d'aiuto da parte del proprio camerata « Puoi essere certo che ti tirerò fuori di lì, dal momento che non desidero rinunciare alla possibilità di essere io stessa a ucciderti, fosse solo per lo spavento che mi hai procurato! » lo rassicurò e, al contempo, gli promise, studiando rapidamente la situazione per comprendere in che modo poter agire in sicurezza.
« … scusa se non mi rotolo a terra, trattenendomi la pancia per le risate… ma in questo momento mi viene difficile apprezzare il tuo senso dell'umorismo… » replicò Howe, storcendo appena le labbra verso il basso in segno di sincera disapprovazione « … per Lohr… muoviti… »
La posizione in cui, proprio malgrado, egli si era andato a porre non avrebbe tuttavia potuto essere riconosciuta quale particolarmente propizia per un qualunque tentativo di impegno in suo soccorso, soprattutto non in assenza di qualunque supporto utile a tale scopo, prima fra tutti una pur semplice corda, ove egli avrebbe dovuto essere riconosciuto qual troppo lontano da lei per permetterle di raggiungerlo semplicemente sporgendosi. Al pari della quasi totalità dell'equipaggiamento proprio della coppia in quel viaggio congiunto, infatti, ogni fune loro lì di sicuro aiuto avrebbe dovuto essere individuata qual collocata all'esterno della montagna, là dove i cavalli erano stati legati prima del loro ingresso entro quei confini estranei. Sempre nell'ipotesi, tutt'altro che banale, che i loro equini sodali, in quel preciso momento, fossero ancora, effettivamente, presenti là dove erano stati costretti a salutarli, e non si fossero liberati o, magari, fossero stati sottratti da qualche viandante di passaggio, per quanto quest'ultima possibilità avrebbe dovuto essere valutata qual indubbiamente remota. Improbabile, in conseguenza di ciò, sarebbe stato per la mercenaria ipotizzare di calarsi a propria volta lungo quella parete nella volontà di raggiungere il proprio compagno e, con lui, ritornare a una collocazione meno precaria rispetto a quella da lui allora occupata. Sebbene, infatti, ella, abile scalatrice, sarebbe probabilmente riuscita senza problemi a ridiscendere a raggiungerlo, impossibile sarebbe successivamente stato per lei riuscire a offrirgli aiuto o supporto di sorta, non evitando, per lo meno, di precipitare insieme a lui, e a propria volta, nella lava incandescente.
Escludendo pertanto una soluzione atta a riportare lo shar'tiagho al cunicolo, qualunque altra possibilità sarebbe dovuta essere presa in esame, includendo, in maniera ineluttabile per quanto apparentemente e probabilmente paradossale, anche quella volta a indirizzarlo non tanto verso l'alto, quanto verso il basso, direzione indubbiamente più naturale e meno impegnativa da percorrere. Soluzione che, ovviamente, avrebbe dovuto prevedere un'alternativa più salubre rispetto a un tuffo all'interno del magma.
« Ascoltami bene ora. » riprese voce la donna dagli occhi color ghiaccio, ovviando a toni potenzialmente ambigui e imponendosi, allora come per lei consueto, con tono freddo, distaccato, quasi volto a negare la propria stessa umanità e a farla apparire realmente prossima alla semidivinità attorno al suo nome già sovente suggerita « So che è l'ultima cosa che vorresti sentirti dire in questo momento, ma ho bisogno che provi a sporgerti un poco e, soprattutto, a guardare verso il basso per individuare qualche un qualche pertugio, un altro cunicolo simile a questo da poter raggiungere. »
« … sporgermi?! » contestò l'uomo, con naturale rifiuto innanzi a un simile suggerimento « … ma non ci penso proprio… »
« Il tempo gioca a tuo sfavore, mio caro. » evidenziò ella, ancora atona nel proprio incedere, a non suggerire alcun desiderio d'ironia, di sarcasmo nei suoi riguardi « E più lo sprecherai mettendoti a discutere con me, meno forze ti rimarranno per salvarti la pellaccia. » puntualizzò, apparendo forse eccessivamente crudele nel confronto con lui e pur, in tali parole, limitandosi a evidenziare quanto ovvio e inoppugnabile « Quindi, ora… smettila di restare lì appeso come un dannato impiccato, cerca di puntare i piedi contro la parete per trovare una posizione più stabile e sporgiti quanto sufficiente per verificare se, là sotto, non c'è qualche possibilità di salvezza per te. »
Quasi nulla fosse mutato nei loro rapporti in quegli ultimi giorni, nelle settimane proprie di quell'ultima avventura, o disavventura qual sarebbe potuta essere ricordata, sulle labbra dello shar'tiagho si sarebbero ben volentieri riproposti molti, consueti improperi simili a quelli già rivolti alla propria alleata in passato, in tutto ciò umanamente dimentico di ogni propria volontà rivolta a migliorare la qualità della relazione con lei. Così come già in passato, tuttavia, egli si ritrovò costretto ad accettare come le parole della propria interlocutrice non avrebbero dovuto essere accolte semplicemente in quanto potenzialmente corrette, ma in quanto, nella particolare situazione venutasi a creare, obbligatoriamente corrette, dal momento in cui, personali egoismi a parte, impossibile sarebbe oggettivamente stato per lui riuscire a risalire per quei quattro o cinque piedi che lo separavano da lei, così come impossibile sarebbe oggettivamente stato per lei riuscire a farlo risalire di peso, eventualità nella quale nemmeno l'indubbiamente vigoroso Be'Wahr avrebbe potuto far propria qualche speranza concreto successo.
Costretto dal fato, e dal proprio mai rinnegato istinto di sopravvivenza, l'uomo si costrinse pertanto a recuperare il controllo sul proprio corpo, oggettivamente lì lasciato abbandonato qual peso morto al di sotto del braccio destro, muovendosi con attenzione nella volontà di trovare presa con i propri piedi, fortunatamente nudi come sempre, sulla parete a lui prossima e, successivamente, riuscire a spingere il proprio busto e il proprio capo all'indietro, ad ampliare l'allora estremamente ridotto raggio d'azione del proprio campo visivo. Operazione che, non senza inevitabile tensione, ebbe allora successo: successo non solo, e vanamente, nel mero movimento delle sue membra secondo le indicazioni ricevute dalla Figlia di Marr'Mahew, quanto, e piuttosto, nell'effettiva individuazione, a meno di tre piedi sotto di lui, e due piedi alla sua sinistra, di un nuovo, inatteso cunicolo. Cunicolo che, in verità, non avrebbe dovuto essere frettolosamente sentenziato qual unico altro lì presente, ma che, fra tutti quelli più o meno sparsi lungo quel non troppo esteso tratto di dirupo sul fiume di lava, avrebbe dovuto essere riconosciuto qual quello a lui più prossimo, più vicino, in effetti, persino di quello sull'ingresso del quale lo stava osservando la stessa donna guerriero.
« … ne ho trovato uno… » annunciò, senza particolare entusiasmo sebbene assolutamente legittimo, se non doveroso, sarebbe dovuto imporsi in tal momento.
« Puoi raggiungerlo?! » questionò immediatamente la donna, in un'espressione invero più prossima a un'affermazione, a un implicito ordine, ancor prima che a una semplice domanda o a un interrogativo banalmente retorico.
« … forse… » esitò Howe, per poi specificare le ragioni della sua incertezza attorno a tale occasione « … è un po' spostato di lato… »
« Devi farcela. » sentenziò ella, a spronarlo in tal senso « Lasciati calare verso di lui, sospingiti se necessario, e all'ultimo afferrati lì saldamente. » gli suggerì, sebbene nulla di particolarmente originale o meritevole di attenzione era in tali consigli « E non commettere errori o, questa volta sul serio, saranno gli ultimi che commetterai. »
Inspirando ed espirando ancor lentamente l'aria, quasi avesse sostanzialmente timore di appesantirsi eccessivamente nel trarre un respiro particolarmente profondo, il guerriero discendenza di Shar'Tiagh volse ancora il proprio sguardo alla meta ormai scelta qual propria, dal proprio inconscio ancor prima che da parte della propria alleata, cercando di convincere anche il proprio subconscio e la propria mente cosciente di quanto quella soluzione fosse realmente l'unica a lui concessa in tutto quello.
Purtroppo per lui, il proprio inconscio e la propria interlocutrice non avrebbero potuto essere considerati nel torto con quelle idee, con quella pur pericolosa, e potenzialmente letale, strategia. E, ancora, più tempo avrebbe lì perduto nel cercare di convincersi di tale verità, meno energie gli sarebbero poi rimaste per quanto gli sarebbe stato richiesto di compiere.
« … grazie per l'incoraggiamento… » gemette, affidando intimamente l'anima al proprio prediletto dio Lohr, nel timore di non riuscire, alfine, comunque a farcela.
mercoledì 21 settembre 2011
1344
Avventura
028 - Il giusto prezzo
« No… non da quella parte! » cercò, tuttavia, di negare ella, a differenza del sodale riconoscendo in tale luminosità, in simile bagliore, qualcosa di ben diverso da un eventuale sbocco sul mondo esterno, in ciò, probabilmente, aiutata anche dal ricorso a mera logica, a freddo e pur semplice raziocinio nel confronto con la consapevolezza di quant'ancor breve tragitto avrebbe dovuto essere giudicato quello compiuto da entrambi all'interno della parete della montagna, in quello stesso cunicolo « Per Thyres… non da quella parte! » tentò di diffidarlo, purtroppo restando del tutto ignorata da parte sua.
« La luce! Dobbiamo andare verso la luce… » gemette ripetutamente lo shar'tiagho, ancora richiamandola a sé, sì desideroso di ritornare alla concezione della realtà per lui più consueta, da non voler ascoltare alcuna ragione in senso contrario, anche ove proveniente dalla medesima voce che, un istante prima, si era tanto impegnata a spronarlo, a domandargli, se non a comandargli, di proseguire senza tregua alcuna.
« Howe… no! » gridò Midda, in un ultimo, ormai disperato, tentativo di richiamo, rincorrendolo e, in ciò, graffiandosi braccia e cosce contro i bordi spesso affilati delle rocce attorno a sé, incurante del dolore così per sé derivante nella sola, e purtroppo vana, speranza di poter recuperare il distacco creatosi fra loro, bloccandolo prima che potesse essere troppo tardi per lui.
Purtroppo per entrambi, e soprattutto per il suo tanto stolido compare, ella restò proprio malgrado non creduta, quasi tutti gli sforzi sino ad allora compiuti da ambo le parti per colmare ogni distanza psicologica passata, ogni diversità di pensiero troppo spesso tale da poterli porre in sì netta contrapposizione dall'apparire più antagonisti che alleati, salvo, ovviamente, poi agire quali alleati e non antagonisti, fossero stati non semplicemente inutili ma, addirittura, dimenticati e quella donna dagli occhi color ghiaccio fosse tornata a essere considerata, da parte del mercenario, quale la sadica strega che egli stesso sovente, in passato, l'aveva accusata di essere. In verità, da parte di Howe, non tale inimicizia avrebbe dovuto essere riconosciuta a discapito della propria sodale, quanto, piuttosto, semplice e, purtroppo, pericolosa ingenuità.
Una dabbenaggine estremamente prossima all'idiozia, la sua, per la quale la sorte non gli volle concedere alcuna pietà, alcun perdono, nel ricordargli nei termini più drastici quant'egli, come guerriero e avventuriero, non avrebbe mai dovuto permettersi simile comportamento.
« Howe! » urlò la Figlia di Marr'Mahew, nell'assistere a una sua improvvisa scomparsa.
Una sparizione che non avrebbe dovuto essere giudicata conseguenza di un qualche potere oscuro, quanto, piuttosto, dell'inattesa apertura, sotto i suoi piedi, di un dirupo, una terribile ferita aperta nel roccia di quella montagna, o forse vulcano, impossibile esserne certi, al di sopra di un impietoso fiume di lava, probabilmente il medesimo già presente all'interno della Vallata e, in essa, imperante con la propria temibile presenza.
« Thyres! » bestemmiò la donna, senza arrestare la propria corsa verso la sua posizione e, pur, non potendo ovviare a temere il peggio, nel presumere, non a torto, quanto effettivamente appena avvenuto « Stupido figlio d'un cane… perché non mi hai dato retta?! Idiota… imbecille… stupido… stupido… stupido! »
Possibile che, alla fine, Nissa Bontor fosse riuscita a mietere un'altra vittima fra gli affetti, gli amici e gli alleati della propria gemella, l'ennesimo sventurato innocente da lei riconosciuto meritevole di morte in semplice e diretta conseguenza a una qualche più o meno estesa esperienza di vita al fianco di chi tanto odiata, a lasciar solo terra bruciata attorno alla medesima? Possibile che, ogni sforzo compiuto da entrambi in quel viaggio, ogni discussione, ogni chiacchiera, ogni risata fossero lì tanto rapidamente annichiliti, in conseguenza dell'incapacità dell'uno a gestire le proprie emozioni, e dell'altra a comprendere quanto pericoloso, alfine, si sarebbe dimostrato mantenere innanzi a sé l'uomo, a decidere il percorso da intraprendere, piuttosto che trascinarlo alle proprie spalle, sancendo in prima persona quanto sicuro da quanto no, sulla base di un'esperienza e una capacità di autocontrollo indubbiamente superiore a quella del proprio alleato?
E, ancora… con quale cuore, con quale coraggio, ritornando a casa, ella avrebbe dovuto affrontare Be'Wahr, a lei da sempre ancor più fedele e affezionato di quanto non si fosse mai concesso di essere shar'tiagho, e pur, indubbiamente, legato in misura ancor maggiore dalla costanza di un rapporto quotidiano per una vita intera allo stesso Howe, che a lei aveva implicitamente affidato nell'accettare di rinunciare a prendere parte a quel viaggio? Il biondo sarebbe riuscito ad accettare la sua versione dei fatti oppure l'avrebbe, alfine, e comprensibilmente seppur erroneamente, giudicata colpevole, responsabile per quanto accaduto, per quella morte che, sulla sua coscienza, avrebbe comunque gravato fino alla fine dei suoi giorni?
« … Howe… » sussurrò, alfine, ormai in un semplice e impercettibile alito, nell'approssimarsi a quello che riconobbe essere il bordo del precipizio e lì sopraggiunta nell'esitare a sporgersi, non tanto per timore del magma incandescente, da lei affrontato in molteplici occasioni, quanto, piuttosto, del nulla che le si sarebbe offerto allo sguardo, il vuoto che, in quel punto, doveva essere stato lasciato dallo sventurato shar'tiagho.
Ma, sorprendentemente, e per tutta risposta, la voce dell'uomo intervenne in quello stesso momento nello scandire il nome di lei, a sua volta in un leggero gemito quasi a voler replicare il tono di quel flebile richiamo: « … Midda… »
« Howe?! » ripeté ella, sgranando gli occhi e, immediatamente, proiettando il proprio capo a picco sopra il dirupo, a ricercar conferma di quanto udito o, forse, solamente creduto qual tale in conseguenza delle proprie emozioni, del proprio smarrimento psicologico all'idea della sua prematura morte.
Ed egli, effettivamente, si mostrò qual ancora vivo, ancor presente vicino a lei, a soli quattro, forse cinque piedi dalla sua posizione, seppur, drammaticamente, praticamente sulla sua stessa verticale, più in basso rispetto a lei.
« Howe! » esclamò, concedendosi un fuggevole attimo di gioia sì appassionata e sincera per tale scoperta, per simile inatteso, e pur non inattendibile, sviluppo, da avvertire qualche lacrima colmarle gli occhi « Grazie a Thyres sei ancora vivo… » soggiunse, lodando la propria dea prediletta con gratitudine tale da cancellare sicuramente in essa la memoria della precedente, e non propriamente rispettosa, invocazione del suo nome, peccato veniale chiaramente conseguente alla paura occorsa.
« … sì… » confermò l'uomo, a denti stretti, parlando ancora in un filo di voce, quasi avesse timore di poter sprecare preziose energie in caso contrario « … ma non so ancora per quanto, se non ti sbrighi a fare qualcosa per tirarmi fuori di qui… »
Con indubbia prontezza di riflessi utile a rivalutare il suo valore in quanto avventuriero, se pur non a obliare all'imperdonabile errore appena commesso, nel precipitare verso il fiume di lava, fortunatamente ad ancor una sessantina di piedi sotto la sua posizione, ella poté constatare come Howe non avesse rinunciato all'innata volontà caratteristica di tutte le creature mortali volta a preservare la propria esistenza in vita, la propria incolumità. E così, agendo con la forza della disperazione, e venendo sicuramente aiutato da una qualche pregressa e favorevole conformazione della parete, nel ritrovare, sotto il cunicolo naturale appena percorso, una qualche crepa o, comunque, una qualche venatura più debole entro la quale agire, l'uomo era riuscito, in un solo, rapido e deciso gesto, a conficcare la lunga lama della propria spada, quasi fino all'elsa, nella roccia, creandosi sì un sostegno al quale aggrapparsi, nel quale riporre tutte le sempre più evanescenti speranze per un qualche, personale futuro, ma, al contempo, in quello stesso punto e modo, anche e spiacevolmente, condannandosi a un'obbligata indolenza, nell'impossibilità a ogni ulteriore azione, a ogni possibile movimento, ove il suo unico braccio utile, il destro, si stava già dimostrando sufficientemente impegnato a sorreggere l'intero peso del suo corpo.
martedì 20 settembre 2011
1343
Avventura
028 - Il giusto prezzo
Una riflessione, quella propria della Figlia di Marr'Mahew, che, seppur fondata, in tal contesto, più su irrinunciabili speranze e preghiere, ancor prima che su riprove concrete, non mancò di incontrare fortunata riprova pratica non appena, dopo un tempo del tutto privo di qualunque ipotesi di stima, i due riuscirono a fuoriuscire dal perimetro urbano, con i polmoni in fiamme e la muscolatura delle proprie gambe apparentemente prossima a esplodere, nella tutt'altro che irrilevante tratta da loro così percorsa a costretta velocità costante, se non addirittura crescente, in conseguenza diretta alla pericolosa costanza, se non addirittura accelerazione, caratteristica dei loro avversari, alle loro spalle. Innanzi agli sguardi della coppia, infatti, quanto prima solo intuibile qual una ricca profferta di possibili vie di fuga, accennate in vaghe zone d'ombra lungo tutto il confine della Vallata, al diminuire della distanza esistente fra le parti venne meglio identificata quale, effettivamente, una sin troppo variegata proposta di eventuali percorsi alternativi all'unico da loro conosciuto, sebbene, necessariamente, privi di qualunque certezza nel merito del traguardo a cui, intraprendendoli, si sarebbe potuti giungere.
« Quale?! » ansimò Howe, quasi supplicando, in cuor proprio, un'occasione di rapida morte a risoluzione di quella folle corsa, di quella maratona per la quale non si sarebbe mai dichiarato fisicamente o psicologicamente pronto, ma alla quale si era ugualmente costretto, incalzato dal giusto sprone, qual solo avrebbe dovuto essere riconosciuto quello alle loro spalle.
« Una vale l'altra!… E non essere… troppo schizzinoso! » replicò Midda, ribadendo la propria più assoluta, e sincera, inconsapevolezza nel merito di quale, fra le vie lì loro presentate, avrebbe dovuto essere considerata quella corretta, quella effettivamente in grado di concedergli un'occasione di ritorno al mondo esterno, e proprio per tal ragione, loro malgrado, priva di qualunque possibile preferenza per una soluzione piuttosto che per un'altra, costretta a confidare ancora nella buona sorte ove pur, simile strategia, non avrebbe loro riservato alcuna garanzia di successo.
« Rischiamo… di perderci… » tentò di contestare l'altro, improvvisamente non riuscendo più a considerarsi particolarmente entusiasta nei riguardi di quella tattica, di quella strategia, probabilmente troppo improvvisata per risultare effettivamente attraente, soprattutto quando posta innanzi al non ottimistico giudizio di un uomo appena in grado di respirare, e di parlare, per quell'eccessivo impegno fisico, lì ancora in moto solo in grazia dell'adrenalina saturante il proprio sangue, e non in semplici termini retorici.
« Rischiamo molto di più… a non farlo. » negò ella, restando alle spalle del proprio compagno nell'unica volontà di poterne controllare la presenza, temendo, in effetti, di perderlo da un momento all'altro, evidentemente provato per quanto loro richiesto « E se anche ci perderemo,… potremo approfittare dell'occasione per riposare… e ritornare sui nostri passi quand'alcuno, ancora, ci starà cercando. »
Una teoria forse lontana dal potersi considerare perfetta e inoppugnabile, e tuttavia, in quel particolare frangente, sufficientemente solida delle proprie scarne motivazioni da riuscire a superare l'esitazione allora cresciuta nello shar'tiagho, permettendogli di rinnovare, ancora una volta, la fiducia già riconosciuta alla propria camerata. Un consenso, quello in tal modo tacitamente ribadito da parte dello sfinito Howe, il quale, probabilmente, non sarebbe egualmente occorso se tutto ciò, se quel rapido scambio di battute, fosse occorso in un altro momento, in un'altra situazione, ritrovando in lui maggiore riposo e, soprattutto, maggiore volontà polemica, non tanto quanto fine a se stessa, ma quanto utile a non permettere alla loro ristretta squadra di compiere passi falsi per colpa della sua indolenza psicologica ad assumere una qualsivoglia posizione personale, limitandosi più comodamente, e pigramente, a delegare ogni decisione a colei che, per propria indole, per propria natura, nonché perché abituata ad agire in solitario, non attendeva l'eventualità di un qualunque genere di confronto per tradurre un'idea in azione, un'estemporanea intuizione in subitanea pratica. In quel momento, purtroppo o per fortuna, difficile a discriminarsi anche per lui stesso, egli era tuttavia troppo provato, non solo dalla corsa, ma, ancor più, da quanto a quella stessa fuga aveva loro obbligato, per tentare di ipotizzare un controcanto più impegnato rispetto a quello già reso proprio.
Ragione per la quale, quieto, nel risparmiare fiato ed energia per non rallentare il proprio moto, per non ipotizzare neppur di fermarsi, il mercenario proseguì secondo le indicazioni della propria compagna, precipitandosi, alfine, entro una delle varie alternative lì loro proposte, discernendola dalle altre in banale conseguenza alle proprie dimensioni, giudicate sufficientemente ampie da permettere loro di avanzare, una dietro all'altro, ostacolando, altresì, il moto dei colossi thusser ancora dediti al loro inseguimento.
« E' dannatamente buio. » annunciò, dopo che le prime dozzine di piedi percorse all'interno del cunicolo li allontanarono a sufficienza dalla Vallata, e dalle sue fonti di luce, per lasciarsi precipitare nelle tenebre più fitte, quelle obbligatoriamente proprie di un sotterraneo ove anche nella notte più cupa, dal cielo era sempre solito giungere il bagliore della luna, di una stella lontana, o, persino, di un lampo, nel momento in cui un qualche temporale avrebbe impedito agli astri della volta celeste di rivelarsi apertamente allo sguardo.
Constatazione probabilmente priva di un qualunque valore pratico, quella da lui così proclamata, che pur, nel contesto proprio della fuga nella quale si stavano lì impegnando, volle tentare di giustificare, da parte sua, un inevitabile rallentamento, un freno alla propria corsa, fosse anche nel timore di potersi andare a spaccare la testa contro una qualche roccia sporgente, condannandosi, in tal modo, a una spiacevole morte estranea a ogni precedente argomentazione della Figlia di Marr'Mahew in favore all'utilità di smarrirsi in quelle tenebre piuttosto che mantenersi al di fuori delle medesime e, in ciò, a disposizione dei propri avversarsi.
« Continua a correre… » lo sospinse, tuttavia, ella, apparentemente non concedendogli possibilità di tregua e, ciò nonostante, garantendogli un'occasione di decelerazione superiore a quelle che avrebbero allora potuto permettersi in tutta sicurezza.
Sebbene non fossero più visibili all'uomo, necessariamente impegnato al confronto con la via innanzi a sé ancor prima che con quella alle proprie spalle, i thusser avrebbero purtroppo dovuto essere distinti quali tutt'altro che ostacolati dalla scelta dello shar'tiagho, sì, certamente, a propria volta rallentati, e pur, ancora e fedelmente, impegnati in quella caccia, non desiderando riconoscere loro alcuna vaga speranza di evasione, ove uno qualunque di quei cunicoli, magari, avrebbe potuto effettivamente ricondurre i due umani al loro mondo, e avvantaggiati in quell'inseguimento dalle proprie, misteriose, fonti di luce stregata, che la donna era chiaramente in grado di ravvisare alle proprie spalle, a non eccessiva distanza da loro.
« Midda… non riesco a vedere nulla… » protestò egli, evitando a stento lo spiacevole impatto con la solidità della parete rocciosa lì presente in un'inattesa biforcazione, innanzi alla quale fece propria fortuita occasione d'arresto solo in grazia del rintocco metallico prodotto dalla propria lama, lì mantenuta con la punta in avanti, e verso il basso, contro tale ostacolo.
« Dannazione, Howe… se tieni alla tua pellaccia, continua a correre come mai hai pensato di poter fare. » lo incalzò la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, non riservando qual propria maggiore possibilità di confidenza con l'ambiente loro circostante rispetto a lui e, ciò nonostante, non potendo approvare, da parte sua, quell'esitazione a proseguire, impossibilitata ad apprezzarne la ragione.
Fu in quel momento che Howe, prima ancora di poter reagire in pur giustificabile malo modo in risposta all'alleata, colse in lontananza, all'estremità di una delle due vie lì concessegli, una vaga luminescenza, un'effimera, ma riconoscibile, promessa di salvezza, che non gli riservò ulteriore possibilità di dubbio sulla direzione alla quale votarsi…
« La luce… Midda. Andiamo verso la luce! » propose con vivo entusiasmo, riprendendo in ciò a correre e, con la propria voce, richiamando la compagna, per permetterle di seguirlo, di non sbagliarsi nel merito della valutazione sulla scelta da lui compiuta.
lunedì 19 settembre 2011
1342
Avventura
028 - Il giusto prezzo
Accanto alla propria sola alleata, a colei che aveva voluto incolpare della propria menomazione, che aveva voluto coinvolgere in quel viaggio anche contro la sua volontà, e che, ancora, aveva alfine proiettato in quell'assurda battaglia priva di speranza alcuna senza neppure offrirle una benché minima spiegazione a tal riguardo, Howe si volle allora impegnare con tutte le proprie energie, deciso a rendere quell'ultimo giorno della sua vita, se tale si fosse rivelato alfine essere, quanto meno memorabile, nel trascinare con sé nell'aldilà quanti più avversari possibili.
Per tal ragione, sebbene sostanzialmente ancor privo del proprio arto sinistro, lì presente qual semplice ingombro inanimato, egli non si volle concedere la benché minima esitazione nell'ingaggiare tenzone quando lì domandatogli, sguainando la propria lama bastarda con un gesto deciso, che vide il fodero della medesima lanciato in volto a uno dei propri nemici, e subito volgendola alla ricerca del sangue thusser, del tutto dimentico di ogni depressivo tentativo volto a compatire la propria situazione fisica, volto a giustificare una qualunque propria inadeguatezza alla lotta in solo e obbligato riferimento alla perdita del mancino. Dopotutto, malgrado ogni pur oggettiva ragione di tragica pena per la propria condizione, egli non avrebbe mai potuto oggettivamente affermare una posizione di torto per la propria compagna dagli occhi color ghiaccio, nel momento in cui ella, ancor prima dell'inizio di quell'intero viaggio, lo aveva rimproverato, ricordandogli quanta fortuna, nella disgrazia, egli avrebbe dovuto giudicare propria nell'aver conservato integro il braccio con il quale si era addestrato a combattere, a gestire un'arma, vantaggio per lui assolutamente non indifferente, così come in quello stesso momento, finalmente, ebbe modo di costringersi a dimostrare. E nel mentre in cui, abilmente guidata, la lama un tempo appartenuta a Nissa e ora di sua proprietà, sembrò desiderare la ricerca di una competizione con quella di Midda, nel numero di avversari rapidamente abbattuti innanzi a sé, anche il suo arto mancino in metallo dorato, per quanto lì del tutto inanimato, nell'assenza della stregoneria indispensabile a concedergli vita al pari del destro della propria sodale, non mancò di riservarsi un ruolo di trasparente utilità, ergendosi, di peso, e in maniera assolutamente istintiva, innanzi al suo corpo a ogni tentativo d'offesa da parte dei propri antagonisti, fungendo da efficace scudo e, entro doverosi limiti, concedendogli l'illusione psicologica di essere pari a quello di un tempo o, addirittura, migliore rispetto a quello di un tempo, ove, certamente, prima non avrebbe mai potuto deviare la punta di una lancia avversaria con il proprio nudo braccio senza, in ciò, rischiare di ritrovarselo trapassato da parte e parte.
« Conosci vie alternative a quella?! » volle domandare alla propria sola alleata, lì probabilmente anche assimilabile a unica speranza di salvezza, di uscita da quella Vallata improvvisamente divenuta sinonimo di morte certa per entrambi… e soprattutto per lui.
« In verità no. » negò la donna, storcendo le labbra verso il basso e, ancora, riprendendo la comune corsa nel riuscire a superare una nuova schiera di colossali thusser, ovviamente ancora non uccisi ma, estemporaneamente, abbattuti in misura sufficiente a riservarsi quell'occasione di passaggio « Cioè… non proprio. » si corresse, non migliorando sostanzialmente il tenore della propria replica, seppur smorzandone la netta definizione iniziale « Temo proprio che dovremo improvvisare… »
Affermazione a dir poco retorica, quella così definita dalla Figlia di Marr'Mahew, dal momento in cui, oggettivamente, nella loro attività, nella loro professione, nel loro stesso stile di vita, in quanto mercenari e avventurieri, sebbene sempre animati da volontà di pianificazione strategica, volta a ridurre al minimo ogni occasione di sorpresa e, in ciò, di azzardo, tutt'altro che rari, occasionali, avrebbero dovuto essere riconosciuti i momenti in cui, effettivamente, una qualunque elaborata tattica veniva totalmente vanificata nella propria possibilità d'attuazione e, loro malgrado, diveniva necessaria, impellente, l'individuazione di una nuova e improvvisata via di risoluzione, di evasione da una qualunque trappola mortale loro destinata da una sorte sempre particolarmente sadica nel suggerire nuove occasioni di morte a loro discapito.
Consapevole di tale semplice e fondamentale verità, regola imprescindibile della loro quotidianità, allo shar'tiagho restava riservata la sola impellenza di decidere entro quali limiti continuare ad affidarsi alla propria compagna o meno. Fiducia non ovvia, non obbligata, che ella da lui non avrebbe mai preteso e che, tuttavia, in quel momento egli volle comunque concederle, fosse anche solo a riconoscimento della sua maggiore esperienza con quel particolare budello nel quale, per propria causa, erano entrambi finiti. E siccome non solo sciocco, ma anche compromettente, sarebbe stato per lui lì distrarsi allo scopo di disquisire sulle migliori possibilità loro riservate, nel proprio silenzio egli volle riconoscerle l'autorità utile a continuare a guidarlo, ovunque ella avrebbe giudicato meglio, per loro, incedere.
« Da questa parte! » esclamò la mercenaria, richiamandolo nel verso diametralmente opposto rispetto a quello da loro, sino ad allora, perseguito qual proprio, non più tentando di raggiungere il corridoio e il varco volto al mondo esterno là presente, quanto allontanandosi dal medesimo e inoltrandosi, pericolosamente, all'interno della capitale.
Una scelta, quella da lei così rapidamente compiuta per la salvezza di entrambi, che, sebbene apparentemente volta a slanciarli in maniera tragicamente entusiasta verso una situazione di morte certa, nel vederli diretti là ove avrebbero dovuto attendersi la maggiore concentrazione di avversari, riuscì, paradossalmente, a favorirli, ad avvantaggiarli, almeno in un primo, fuggevole tratto. I guerrieri thusser, infatti, a prevenire la fuga dei due umani dalla loro capitale, avevano rapidamente concentrato la propria attenzione a erigere inviolabile barriera fisica, di ossa, carne e sangue, a blocco d'ogni via, d'ogni strada, d'ogni sentiero fra il centro della capitale e quel necessariamente ambito passaggio verso il mondo esterno, unico a loro presentato, senza poter prevedere, non per una qualche propria limitata intelligenza, quanto, semplicemente, per mera logica, per pura razionalità, un qualche interesse da parte della coppia in un senso totalmente contrapposto, e così apparentemente suicida.
Lunghi, interminabili minuti, all'attenzione degli autoctoni, e pochi, impalpabili istanti, innanzi alle capacità di stima dell'uomo e della donna, furono pertanto necessari alla popolazione locale per comprendere come i due violenti e folli rappresentanti di quella popolazione barbara sostanzialmente dominante sul mondo esterno non stessero anelando, con i propri passi, con il proprio affanno, a riconquistare il medesimo itinerario già percorso per giungere all'interno della Vallata, e, in conseguenza di ciò, a riorganizzare le proprie forze, le proprie risorse per scatenarsi in un nuovo, inatteso, inseguimento, reso, in effetti, ancor più complesso dalla più completa imprevedibilità sulla meta finale dei fuggiaschi. Meta finale che, nelle intime elucubrazioni della donna guerriero, avrebbe dovuto essere riconosciuta in un qualche, dubbio passaggio naturale speranzosamente esistente sul versante opposto della grotta, una via sicuramente meno confortevole di quella in grazia della quale erano lì giunti ma che, fiduciosamente avrebbe loro permesso di riconquistare la libertà, riemergendo forse su un diverso versante della montagna entro la quale erano penetrati.
In effetti, tanto in occasione di quella seconda e ultima visita, così come anche in concomitanza alla precedente, Midda Bontor, oltre all'incantevole architettura locale al centro della Vallata, non si era lasciata sfuggire l'evidenza dell'esistenza, lungo tutto il perimetro della medesima, di tanti oscuri anfratti, riconoscendo in essi ipotetiche estensioni della grotta principale percorrendo le quali, forse, si sarebbe stati condotti a un semplice vicolo cieco, a un passaggio chiuso o, peggio, a un qualche profondo budello cadendo entro il quale non ci si sarebbe riservati alcuna vaga speranza di sopravvivenza, ma che, forse, ed eventualità indubbiamente più desiderata in quel momento, avrebbero altresì potuto guidare gli incauti esploratori a una qualche più proficua, per quanto sicuramente inattesa, destinazione. Ingenuo, del resto, sarebbe stato allora limitarsi a considerare l'esistenza di un unico cunicolo, di una sola via di collegamento con il mondo esterno, sebbene, ufficialmente, solo una sembrasse effettivamente esistere, fosse anche, e semplicemente, per questioni di mera sicurezza per gli stessi thusser, ove questi, altrimenti, troppo facilmente avrebbero potuto essere intrappolati in quel medesimo angolo di mondo entro il quale si erano andati a imprigionare volontariamente, tanto per effetto di un semplice crollo, un cedimento spontaneo di quel pur indubbiamente studiato percorso, quant'anche per un'azione dolosa in loro contrasto, magari a opera di un qualche nemico esterno.
domenica 18 settembre 2011
1341
Avventura
028 - Il giusto prezzo
« Howe?! » domandò ella, individuando rapidamente, e razionalmente, la ragione della propria ancor più repentina, e istintiva, agitazione nell'espressione presente sul viso dell'uomo, decisamente più pallido rispetto al proprio abituale colorito, trasparente in ciò di un forte disagio psicologico.
Prima ancora che egli potesse comunque far propria una qualunque occasione per replicare a tale richiamo, ella aveva già terminato una rapida ispezione sul suo intero corpo, soffermandosi in particolare all'altezza del suo braccio nuovo, e, in virtù di ciò, aveva già compreso quanto potesse essere necessario capire da simile situazione. E i suoi occhi azzurri reagirono in maniera adeguata con quanto sarebbe stato ora richiesto a entrambi di compiere anticipando di un solo istante la formulazione verbale delle sue parole in tal senso, mostrando all'interno delle proprie glaciali iridi le nere pupille stringersi alle dimensioni di una capocchia di spillo e lì smarrirsi, imponendo su di lei un'immagine oggettivamente non meno aliena, non meno inumana di quella propria dei thusser e del loro sguardo bianco.
« Andiamo… » comandò la Figlia di Marr'Mahew, porgendo al proprio compagno il fodero con la sua spada e, in tal gesto e in tale invito, non rendendo necessaria per lui alcuna ulteriore spiegazione, alcuna voce nel merito di quanto accaduto all'interno dell'edificio in sua assenza.
E Howe, per tutta replica, non sollevò la propria nuova mancina per afferrare l'arma così restituitagli, confermando implicitamente, nel movimento della propria destra, sola estremità in carne e sangue rimastagli, ogni deduzione della propria compagna, ogni razionale risultato da lei raggiunto in grazia dei pochi, e pur chiari, indizi lì presenti. In metallo dorato particolarmente idoneo nel rapporto con la sua origine shar'tiagha e con la propria già consueta predisposizione verso ornamenti di quella metallica tonalità, il nuovo arto artefatto, più elegante e più elaborato rispetto alla nera destra della donna guerriero, restò infatti inerme al suo fianco, con le dita serrate a pugno e il gomito appena piegato, gocciolando sulla pietra sotto ai propri piedi alcune gocce di fresco sangue.
Senza alcuna ulteriore ricerca di dialogo, in quel momento del tutto superfluo, i due compagni si mossero con passo svelto, e pur non ancora comparabile a una vera e propria corsa, in direzione dell'uscita dalla città e, con essa, del corridoio già percorso per giungere sino alla Vallata, cercando di non attirare eccessivi sguardi su di sé, per quanto, ovviamente, complesso tale impegno avrebbe dovuto essere riconosciuto, nell'essere entrambi gli unici umani lì presenti, estranei in un mondo al quale non appartenevano né, in effetti, avrebbero mai voluto appartenere.
« Midda… io… » tentò di prendere esitante voce lo shar'tiagho, affidatosi allora ancora alla compagna, troppo sconvolto per quanto occorso da potersi concedere occasione di contestarne le decisioni, e pur, probabilmente, bramoso di condividere con lei quanto accaduto, fosse anche e solo per giustificarsi nel merito della necessità di quella fuga, ove anche tanto prontamente accettata senza richiedere personalmente alcuna spiegazione a tal riguardo.
« Se vorrai, ne parleremo dopo, Howe. » negò ella tale urgenza di confronto verbale, continuando a camminare con fare deciso e, nel mentre di ciò, non ovviando a tenere sotto controllo l'intera popolazione a loro circostante, nel ringraziare Thyres, intimamente, di non averle proposto innanzi strade sì affollate quali quelle di una qualunque altra capitale umana, fosse anche e solo in grazia delle dimensioni di più ampio respiro di quei viali e di quell'intera struttura urbana « Ora è importante uscire di qui prima che qualcuno si possa accorgere di quan… »
Un lugubre rintocco metallico, forse di campana, si levò improvvisamente nell'aria, provenendo inequivocabilmente da una posizione alle loro spalle: ciò nonostante, il suono non rimase per molto confinato entro quell'area, ma parve espandersi attorno a loro, a circondarli da ogni direzione, decuplicandosi in grazia di numerose altre campane intervenute repentinamente in assistenza alla prima, quasi nell'esplicita volontà di spezzare di netto le parole allora accennate dalla mercenaria, con una per lei estremamente sgradevole ironia del fato, così come in molti l'avrebbero descritta. Loro malgrado, infatti, in immediata conseguenza all'imporsi di tale rintocco, il mondo circostante la coppia di fuggiaschi parve allora bloccarsi di colpo. Ogni thusser presente all'interno del loro campo visivo, sino a quel momento quietamente impegnato nelle proprie consuete attività quotidiane, nelle proprie arti, fossero esse di natura pittorica piuttosto che scultorea, si interruppe facendo propria un'espressione di sgomento sufficientemente chiaro, trasparente nel proprio imporsi, da non offrire dubbi nel merito della propria stessa natura, malgrado le sempre incredibilmente variegate e originali deformità presenti sui loro volti e sui loro corpi.
Uno sgomento, quello che sconvolse l'intera popolazione locale, che durò solo pochi, pochissimi istanti e che prima ancora della conclusione di quel richiamo, di quell'allarme, qual solo sarebbe potuto essere interpretato anche all'attenzione di Midda e Howe, vide chiunque spostare la propria attenzione, il proprio interesse, verso la coppia di stranieri sino a quel momento osservata solo in maniera discreta, con fuggevole curiosità.
« Midda…?! » esitò l'uomo, arrestandosi in conseguenza di quell'inattesa evoluzione, conscio di esserne direttamente la causa e, ciò nonostante, ben lontano da qualunque desiderio di sacrificio per offrire ammenda, nell'ipotesi tutt'altro che ovvia che una sola morte sarebbe allora stata giudicata sufficiente a coprirne tre… quattro considerando il thusser guerriero perito nella prova iniziale, quali quelle da lui stesso causate.
Meno incerta sulla sola strategia lì loro concessa fu, ancora e fortunatamente, la donna guerriero, la quale, senza più invocare particolare discrezione, levò la propria voce alta sopra ogni suono a loro circostante, per comandare al proprio alleato e interlocutore un semplice ordine: « Corri! »
Folle e violenta fu, così, costretta a divenire la fuga della coppia di umani all'interno della città thusser: folle, in quanto solo follia avrebbe potuto essere riconosciuta alla base della speranza di riuscire a riconquistare libertà dalla trappola mortale entro la quale si erano in tal modo sospinti; violenta, in quanto ben presto, al sangue già versato, dovette esserne sommato altro.
Sebbene, invero, alcuno fra i thusser deformi tentò di aggredire la coppia, limitando tutta la propria offesa nei loro riguardi a sguardi carichi di disprezzo e di letale condanna, da ogni angolo della città iniziarono a comparire gli appartenenti alla casta dei guerrieri, avversari che, potendo scegliere, lo shar'tiagho non avrebbe certamente preferito alla propria alternativa, nel tutt'altro che entusiasmante ricordo della difficoltà per lui propria ad abbatterne un singolo esemplare all'interno della pizza dell'Accoglienza. A differenza di quel primo confronto, e come Midda volle prontamente dimostrargli attraverso la pratica delle proprie stesse azioni, ancor prima di qualunque teoria delle proprie parole, in quel nuovo frangente egli non avrebbe dovuto impegnarsi a mani nude in contrasto a quegli avversari, lì ovunque schieratisi grandi numeri, con l'intento di decretarne morte certa, quanto, piuttosto, armato della propria spada e con la più semplice prerogativa di salvaguardare la propria vita, sempre ove in termini di semplicità in tal senso sarebbe stato opportuno riferirsi. Incredibile ed estasiante nei propri gesti qual sempre, del resto, la Figlia di Marr'Mahew non si armò un singolo istante prima del momento più opportuno per agire in tal senso, preferendo mantenere la spada a riposo all'interno del proprio fodero sino all'ultimo, salvo, poi, sguainarla con gesti fugaci e quasi impercettibili per impiegarla in colpi sempre perfetti, in offensive sempre accuratamente calibrate, allo scopo di non sprecare il proprio tempo, e le proprie energie, in nulla di più del necessario per assicurare ad entrambi una pur effimera speranza di sopravvivenza.
« Cambio di rotta, vecchio mio! » avvisò il proprio commilitone, quest'ultimo tuttavia già sufficientemente smarrito all'interno della pianta di quella città da non aver preteso la benché minima confidenza sul percorso stabilito dalla donna già dall'inizio della loro fuga « Il corridoio d'ingresso sarà ormai stato precluso a chiunque… »
sabato 17 settembre 2011
1340
Avventura
028 - Il giusto prezzo
« Thyres… » sussurrò, scuotendo appena il capo, in quieto rimprovero contro quel proprio inadeguato comportamento « Devo cercare di darmi un minimo di dignità. »
Fosse stata ella in qualunque altro luogo al di fuori di quello, seppur impegnata nel mezzo di una qualche pericolosa missione in un sotterraneo pieno di trappole mortali, così come in una fortezza perduta fra innevate cime montuose, avendo da spendere un certo quantitativo di tempo in semplice attesa per eventi esterni a ogni propria possibilità di controllo, indubbio sarebbe stato il suo impegno in qualcuno dei suoi consueti esercizi fisici, dei suoi quotidiani e solitari allenamenti per garantirsi la possibilità di svolgere i quali non si era mai serbata particolare pudore o timidezza innanzi a un'eventuale presenza di pubblico. Ma ove compiere ciò innanzi a sguardi umani o animali, o, persino, creature non morte, sarebbe stato da lei vissuto con il medesimo, e indifferente, animo che l'avrebbe caratterizzata nell'agire in totale isolamento da ogni possibile pubblico, l'idea di impegnarsi in quel suo momento di personale riconquista di un equilibrio fisico e psicologico innanzi ai bianchi e vacui occhi dei thusser non sembrava rientrare entro i confini di quanto da lei considerabile desiderabile e, ancor più, salubre. Ragione per la quale, a dispetto di quanto per le più consueto, più abitudinario, la Figlia di Marr'Mahew non prese pertanto neppure in esame tale ipotesi, simile possibilità, preferendo, piuttosto, lasciarsi scivolare pigramente sul ciglio del viale, con le spalle appoggiate a un muro del medesimo edificio da lei appena lasciato, per lì tentare un più umano, e per lei invero improprio, momento di riposo, ove pur il suo corpo non ne sentiva assolutamente l'esigenza, non gliene stesse domandando la necessità. E se, nell'agire in tal modo, ella scontentò tanto apertamente il proprio aspetto fisico, nell'imporsi un'indolenza per lei estranea, a occupare il tempo così impostole la donna tentò, per lo meno, di non dispiacere la sua mente, impegnandosi, almeno all'inizio per mera volontà di distrazione, nell'analisi della spada appartenuta a Nissa e ormai di proprietà dello shar'tiagho, la lama bastarda adoperata dalla sorella allo scopo di fingere un'identità diversa dalla propria, nel ricalcarne i gusti e le abitudini anche sotto quell'aspetto tutt'altro che trascurabile, alla quale sino ad allora, in effetti, non aveva dedicato ancora particolare interesse, reale attenzione, nell'essere, dopotutto, più che soddisfatta, e affezionata, alla propria per poter valutare seriamente l'idea di separarsene volontariamente.
Come guerriero, combattente esperta e, usualmente, accompagnata nelle proprie imprese da spade, ella non avrebbe mai potuto ovviare a sviluppare una certa confidenza con quelle armi, un occhio esperto tale da distinguere, spesso anche in maniera estremamente rapida, uno strumento di morte degno di attenzione da un giocattolo inutilmente sfarzoso e scintillante, al più utile per ciondolare qual ornamento al fianco di un aristocratico incapace, cresciuto negli agi derivanti dalla propria ricchezza e che mai e poi mai avrebbe avuto bisogno di servirsi realmente di una qualunque lama, non, per lo meno, sino a quando il proprio oro gli avrebbe concesso occasione di assumere professionisti esperti nel settore per assolvere a tali incombenze. Proprio in grazia a tale non innata, e pur indubbia, qual frutto di tanti, forse troppi anni trascorsi a maneggiare quella particolare categoria di armi, ella aveva già avuto modo di riconoscere la spada di Nissa qual tutt'altro che priva di valore, tanto nella particolare lega adoperata per forgiarla, quando nella propria manifattura, più che rispettosa di ogni consueto canone per una lama bastarda: tuttavia, nell'assenza di un'analisi più accurata, ella non aveva avuto modo di apprezzare realmente quanto quella spada fosse buona, addirittura ottima, tale da poter essere quotata, da chi realmente esperto in tal campo, con un valore pari a quello di un piccolo tesoro. E, negandosi qualunque pregiudizio associabile a quell'arma in connessione psicologica all'identità della sua ultima proprietaria, nel considerarla solo qual appartenente al proprio alleato e, in ciò, non meritevole di alcun particolare astio, Midda non avrebbe potuto rifiutare di ammettere, addirittura, quanto quella spada probabilmente fosse una delle migliori da lei mai osservate e strette fra le proprie mani, seconda solo e necessariamente alla sua stessa.
« Non ho proprio nulla da eccepire. » ammise al termine della propria analisi, nel rinfoderare l'arma in questione con fare tranquillo e gesti perfettamente controllati « E' una spada assolutamente notevole e, per quanto personalmente non accetterei mai un'offerta in tal senso, conosco molte persone che sarebbero pronte a rinunciare a un braccio per poterne possedere una… » argomentò, quasi a voler, in simili termini, consolare il proprio compagno, pur lì assente e, in ciò, incapace di poter apprezzare quella sua considerazione.
Indubbiamente interessante, alla luce di simili considerazioni, sarebbe stato scoprire l'origine di quella lama e, ancora, in che vie essa potesse essere finita fra le mani di Nissa, per quanto, diffidando della propria gemella, ella difficilmente avrebbe potuto ritenere tale percorso compiuto senza grandi spargimenti di sangue e, soprattutto, in assoluto rispetto della volontà dell'originale proprietario della stessa.
Quante vite erano state sterminate da Nissa e dalla sua ciurma di pirati per permetterle di porre le mani su quell'arma? Quanto dolore aveva patito il precedente proprietario di quella lama, uomo o donna che egli fosse, prima che la morte giungesse a porre fine a ogni sua sofferenza, offrendogli la pace abitualmente giudicata propria dei morti? E, ancora, quante maledizioni egli o ella aveva scagliato, prima di morire, a discapito di colei che lo aveva ucciso e che, forse, ancor prima che egli o ella fosse morto, si era già impossessata di quella spada, magnifica certo, e pur risultata alfine inutile a ovviare a quella triste fine?
Nella mente della donna dagli occhi color ghiaccio, stimolata da quegli interrogativi, improvvisamente sorse un'immagine degna di una ballata, mostrandole un uomo, ferito a morte e ancor incapace di accettare il proprio fato, che fino all'ultimo, stringendo quella lama bastarda, tentava di difendere non tanto se stesso, quanto la propria famiglia, nascosta terrorizzata alle sue spalle, da un branco di pirati assetati di sangue: poteva, forse, essere davvero accaduto qualcosa del genere quel giorno, il giorno in cui Nissa si era impossessata di quell'arma? Era, inquietante a pensarsi, il dolore di quell'uomo rimasto imprigionato all'interno della lama ad averle suggerito simile doloroso quadro? Oppure, più semplicemente, tutto ciò avrebbe dovuto essere considerato solo il frutto della sua fantasia, e della sua giustificabile rabbia repressa nei riguardi della propria gemella, alla quale, ormai, non desiderava più associare alcuna immagine positiva, alcun ricordo piacevole, nella necessità, divenuta urgenza, di trovarla, di raggiungerla e di ucciderla, prima che altre vite fossero crudelmente da lei spezzate?
Purtroppo, o per fortuna, qualunque ipotesi attorno a simile tema, nel merito di tale argomento, sarebbe obbligatoriamente rimasta confinata entro i limiti propri della mera teoria, del semplice supposto, nella più completa assenza di qualunque speranza volta a scoprire l'effettiva realtà dei fatti. Consapevolezza innanzi alla quale alla mercenaria non restò altro da fare che cercare distrazione verso diversi pensieri, altre elucubrazioni, a non volersi avvelenare eccessivamente, e gratuitamente, il sangue con il pensiero della sempre amata sorella divenuta per lei, suo malgrado, nemica giurata.
« Uffa! » esclamò pertanto, sollevandosi in piedi con un gesto agile ed elegante, nella volontà di riattivare la circolazione delle proprie gambe dopo troppa inattività « Quanto sarà passato ormai?! » questionò, rivolgendosi a tutti e a nessuno in particolare, frustrata in tale attesa dall'esplicita impossibilità a percepire qualunque evidenza dello scorrere del tempo, all'interno di quella gigantesca grotta.
Fu proprio allora che qualcosa accadde, quasi gli dei tutti, o forse solamente la sua tanto nominata Thyres, avessero avuto modo di cogliere la sua irrequietudine decidendo di intervenire a non imporle ulteriore possibilità di tedio qual quello che lì tanto ne stava torturando il corpo e la mente. Un evento in grazia del quale, intrinsecamente, non vi sarebbero dovute essere ragioni di sospetto o allarme per lei, nel veder semplicemente comparire sulla soglia dell'edificio da lei presidiato la sagoma dello shar'tiagho, nuovamente in piedi e, ancor più, nuovamente completo nella propria umana sembianza, non più mutilato subito sotto il gomito sinistro ma, lì, sfoggiando un nuovo arto, così come da lui tanto desiderato. Un evento in conseguenza del quale, tuttavia, il suo flusso sanguigno si ritrovò improvvisamente saturo di adrenalina, comandando a tutta la sua muscolatura, a ogni singolo membro del proprio corpo, di prepararsi al peggio.
venerdì 16 settembre 2011
1339
Avventura
028 - Il giusto prezzo
« Esattamente. » annuì il terzo thusser, prendendo in ciò parola e, malgrado la propria intrinsecamente sgradevole voce, apparendo alle orecchie di Howe, in quella conferma, quasi impegnato nel dar corpo a una meravigliosa melodia, una canzone innanzi alla quale restare affascinati, incantati, addirittura rapiti « Questo è il frutto dell'opera di Ligotherass, uno dei nostri mastri fabbri: è stato scelto sulla base delle tue misure fisiche, della tua corporatura e delle tue proporzioni, e, con esso, tu avrai modo di rendere grazia al nome del suo creatore forse anche oltre la durata stessa della sua vita, così come Vlogethoria-tus ha tanto efficacemente concesso a mastro Vlogethoria con il proprio. »
« E… io… posso vederlo? » questionò, ancora, l'uomo, agitato come un bambino posto a confronto con l'idea di un dono a lungo atteso, un regalo fortemente desiderato e pur mai concretamente sperato « Cioè… toccarlo. Indossarlo… o qualunque altra cosa debba farci. » tentò di correggersi, ritenendo estremamente sciocca, da parte sua, una questione nel merito di una semplice sbirciata, seppur, allora, sinceramente agognata « Insomma… posso già averlo?! » concluse, semplificando ai minimi termini l'interrogativo da lui così formulato, ritrovandosi a essere frenato, in un proprio eventuale movimento volto all'appropriamento di quella scatola e del suo contenuto, solo dal timore di poter infrangere un qualche protocollo, un quale rituale gradito ai suoi ospiti, così come, del resto, non avevano dato sino a quel momento riprova di farsene mancare l'occasione.
« Ovviamente. » riprese voce il primo fra i tre thusser a essersi precedentemente espresso, annuendo in risposta a tale dubbio con un gesto che, nella propria deformità, apparve quantomeno grottesco, seppur indubbiamente apprezzabile nel proprio intrinseco e fortunatamente trasparente significato « Prima, tuttavia, è necessario stabilire quello che la vostra gente normalmente definisce come giusto prezzo, a sancire questa nuova, piccola ma importante alleanza fra i nostri due popoli. »
Una scelta di termini, quella da lui lì adoperata per esprimersi, che non mancò di spingere le budella della Figlia di Marr'Mahew, fortunatamente per tutti già azzittitasi alla comparsa del trio, a ribellarsi violentemente per l'iniquità di quanto da loro considerata alleanza e, altresì, sostanzialmente pari a un asservimento volontario ai loro capricci, alla rinuncia, in un modo o nell'altro, di una propria libertà per il loro esclusivo compiacimento. E ove anche, nell'entusiasmo della lotta, della vittoria di Howe e della sua apparente realizzazione personale, per un fuggevole intervallo ella si era quasi dimenticata di quanto tutto ciò avrebbe poi significato, a quanto gli sforzi del proprio compagno lo avrebbero stolidamente condotto, nel ritrovarsi nuovamente posta innanzi a un discorso da lei già conosciuto e sufficientemente disprezzato, estremamente difficile fu, per lei, ovviare a una violenta ribellione psicologica, ribellione che, ben volentieri, l'avrebbe vista prendere prontamente voce nella questione per imporre allo shar'tiagho di rinunciare a quella follia e di seguirla, immediatamente, verso il mondo esterno, là dove, comunque, aveva già ampiamente dimostrato avrebbe potuto ancora combattere e sopravvivere alla propria consueta e quotidiana esistenza, così come aveva vissuto sino a quel momento.
Suo malgrado, nel rispetto che ella aveva sempre voluto rivolgere all'autodeterminazione personale, alla libertà di scelta del singolo sopra chiunque altro, uomo o donna, mortale o immortale che fosse, Midda si ritrovò nuovamente bloccata dalla consapevolezza che così facendo, forzando, in quel modo, il volere del proprio compagno, ella si sarebbe arrogata lo stesso potere decisionale sul suo fato che, dall'altra parte, erano desiderosi di pretendere i thusser, finendo, in ciò, per non comportarsi in maniera migliore rispetto ai medesimi e, soprattutto, nel non riconoscere il proprio compagno e alleato qual degno di fiducia, terribile insulto che, paradossalmente, gli avrebbe così rivolto non per qualche scelta estranea a ogni propria possibile elucubrazione, quanto per voler ripercorrere un cammino da lei stessa già percorso, per poter godere di un'occasione, qual ella l'aveva veduta, ed egli ora la vedere, pari a quella di cui da oltre quindici anni ella, indubbiamente, usufruiva… e usufruiva con innegabile utilità nella propria vita quotidiana.
Chi era lei per poter negare ad Howe quella scelta? Con quale diritto avrebbe potuto esprimersi, ancora una volta, in contrasto a quella sua decisione, quand'ella non si era certamente posta la pur minima esitazione all'epoca della stipulazione del proprio contratto con i thusser? Con quale arroganza avrebbe potuto definire ingiusto il prezzo contrattato fra quelle creature e la loro nuova controparte umana, quand'egli l'avrebbe accettato quale giusto e legittimo, per l'ottenimento di quanto da lui desiderato?
« Io… io credo che sia meglio che attenda fuori. » si riservò occasione di domandare parola, intervenendo nel dialogo prima dell'inizio di qualunque trattativa « Dopotutto queste sono faccende tue personali… » soggiunse, rivolgendosi direttamente al proprio camerata, con un lieve sorriso, ricolmo, in maniera forse sin troppo evidente, di malinconia per quanto sarebbe presto avvenuto « … con permesso. » concluse, levandosi in piedi e facendo atto di lasciare la stanza, non senza, tuttavia, in ciò attendere rispettosamente una risposta da parte dello shar'tiagho, nel non desiderare, certamente, lì abbandonarlo contro il suo volere.
« … oh… » sembrò esitare egli a quell'annuncio, per un istante colto in contropiede non solamente dal contenuto del medesimo quanto più dal tono con il quale esso era stato espresso, esternazione emotiva indubbiamente insolita per la donna dagli occhi color ghiaccio e che, in tale rarità, non avrebbe potuto certamente essere trascurata nel proprio valore « … d'accordo… » chinò il capo subito dopo, non dimostrandosi particolarmente convinto da quell'annuncio e, ciò nonostante, accettando il desiderio della compagna in tal senso, tutt'altro che inconsapevole nel merito di quant'ella non avrebbe potuto gradire assistere a ciò per evitare l'occorrenza del quale sin troppe confidente aveva condiviso con lui e ciò che pur egli si stava lì apprestando ugualmente a compiere.
« Resto qui fuori… non ti preoccupare. » lo rassicurò ella, sorridendo ora in maniera più serena, a imporsi di contrastare la debolezza da lei espressa nel palesare in tal modo tutte le proprie emozioni, debolezza della quale non desiderava di certo rendere edotti i loro anfitrioni, per quanto fosse convinta che essi fossero più che consapevoli di tutto l'astio necessariamente vissuto nei loro stessi riguardi « Quando avrete finito, tornerò per offrirti ogni consiglio utile alla manutenzione quotidiana del tuo nuovo braccio… » proseguì, addirittura simulando un intento scherzoso nei suoi riguardi, ove pur, sinceramente, non sarebbe potuta essere considerata l'esistenza di alcuna ragione per la quale poter sorridere o ridere in tal senso.
« D'accordo… » si limitò, ancora una volta, a confermare, nuovamente accettando la volontà dall'interlocutrice nell'eguale misura in cui comprendeva ella stesse accettando la sua e, tuttavia, lasciando alfine trasparire un certo disagio all'idea di dover restare solo a confronto con quelle creature deformi e, peggio, con le loro stregonerie.
Ma Midda non volle raccogliere alcuna provocazione psicologica nel tono del proprio compare, non volle riservarsi ulteriore possibilità di inutile accanimento in una discussione già perduta troppe volte, e dalla quale, ancora, sarebbe irrimediabilmente uscita sconfitta e, peggio, frustrata da ciò, motivo per cui non soggiunse una sola parola e pose in essere quanto prima solamente accennato, lasciando Howe e i tre thusser soli all'interno della stanza per guadagnare l'uscita dalla stessa e dall'edificio nella quale essa era stata ricavata.
E ritornando in strada, ponendo di nuovo il proprio sguardo sulle vie di quella capitale tanto meravigliosa quanto pericolosa, più di qualunque urbe kofreyota, più della stessa Kriarya, città del peccato, ella si ritrovò estemporaneamente costretta a cercare un'occasione di appoggio, di sostegno, su un muro lì prossimo, sopraffatta da un profondo disagio psicologico, un'emozione che non avrebbe mai creduto di poter vivere e che pur, in quel particolare momento di debolezza, la vide desiderare profondamente la compagnia del proprio amato Be'Sihl, il solo nelle braccia del quale, era certa, avrebbe potuto ritrovare reale occasione di serenità, dimentica di ogni problema, di ogni affanno. Purtroppo per lei, il suo locandiere non era lì, né, del resto, avrebbe mai potuto essere lì, per quanto sicuramente avrebbe desiderato poter continuare ad accompagnarla sempre e dovunque come era accaduto nel corso dell'anno precedente, e, in ciò, ella non avrebbe potuto concedersi ulteriori comportamenti da frivola fanciulla, verginella innamorata dell'idea stessa di amore, non invocando, troppo comodamente, la possibilità di ottenere da lui quella forza che, sempre e comunque, aveva e avrebbe dovuto ricercare solo in se stessa.
giovedì 15 settembre 2011
1338
Avventura
028 - Il giusto prezzo
Ragione, la sua, che ella comprese perfettamente e, alla quale, pertanto, volle rispondere in maniera appropriata, rispettosa di lui e del suo personale dramma così dissimulato, celato in maniera apparentemente scherzosa, ironica e autoironica, dietro quelle parole pur necessariamente e intrinsecamente cariche di tensione.
« No, non temere. » lo rassicurò, con tono dolce e pur onesto nei suoi riguardi, non lì impiegato al fine di rendere per lui più accettabile una verità altresì indubbiamente sgradevole « Questa volta ne sei uscito tutto d'un pezzo, malgrado ti sia chiaramente impegnato con ammirevole dedizione a verificare la solidità della piazza con il tuo stesso corpo. » evidenziò, scuotendo appena il capo con fare volutamente divertito « Volevi essere certo che il materiale di costruzione scelto da parte dei thusser fosse buono? Con dubbi a tal riguardo, avresti fatto meglio a chiedermi numi, piuttosto che massacrarti in quel modo… »
« Spiritosa. » storse le labbra egli, pur apprezzando sinceramente l'intento della compagna, equa reazione all'interrogativo così come da lui formulato « Veramente spiritosa. » ripeté, sforzandosi di socchiudere gli occhi, e, una volta individuata una macchia confusa a lei corrispondente, estraendo la punta della lingua con gesto infantile, in altrettanto equilibrata risposta al giuoco di lei.
Fortunatamente ogni timore per le proprie condizioni, già in parte dissipato dalla tranquillità della propria compagna attorno a tal tema, ebbe modo di svanire completamente non appena egli riprese concreto contatto con il mondo a sé circostante e con il proprio stesso corpo, verificando come, sostanzialmente, fatta eccezione per numerosi lividi, vistosi ematomi e almeno un paio di vertebre incrinate, la sua situazione dovesse essere generalmente giudicata più che positiva, estremamente positiva, anzi, al pensiero di quanto da lui affrontato prima di giungere a simile traguardo. Nessun danno permanente, insomma, tale da dover far ricordare quel combattimento qual più spiacevole, drammatico o tragico di qualunque altra sfida da lui già sostenuta in passato e tale, probabilmente, da rendere le memorie di quanto lì affrontato quali persino gradevoli, utili per intrattenere un proprio pubblico, attorno a un tavolo in una locanda o in una taverna, nel far vanto delle proprie eroiche gesta.
Inevitabile fu, allora, un rapido momento di dialogo fra Midda e Howe, con le scuse della prima per non aver potuto anticipare nulla al proprio alleato di quanto lo avrebbe lì atteso; seguite dalle rassicurazioni del secondo nel merito di quanto non portasse rancore verso di lei per tutto ciò; seguite, ancora, dalle critiche della mercenaria per aver commesso troppe ingenuità nel corso di quella lotta; e, successivamente, dalle sue comunque doverose congratulazioni per la mossa finale, il gesto, invero assolutamente improvvisato, con il quale egli era riuscito a porre fine alla vita del proprio antagonista e, con essa, a quella prova alla quale avrebbe altresì rischiato di non riuscire a sopravvivere.
« Non che la vita di quel bestione mi fosse particolarmente cara, e non che abbia rimorso particolare per quanto è occorso… » prese voce, a un certo punto, lo shar'tiagho, continuando a riflettere su quegli ultimi eventi « Tuttavia non è assurdo che questi… thusser… pretendano qual dimostrazione di merito, di valore, di dignità, qualcosa nel corso della quale uno fra loro stessi rischia d'esser ucciso? Fra l'altro, considerando come non disdegnino di principio il contatto con il mondo esterno al punto tale da arrivare costringere un essere umano al loro servizio qual guida, che senso può avere tutto ciò? »
« Oh… beh… » la donna dagli occhi color ghiaccio si strinse nelle spalle, minimizzando la ragione del dubbio da lui lì formulato « Tu parti dal presupposto che, per un thusser, la vita stessa dei membri della casta dei guerrieri abbia un qualsivoglia valore. Ma non è così… » negò, scuotendo appena il capo « E, prima che tu possa provare scandalo, ricorda quello che ti dissi poco prima di giungere a contatto con loro, sulle profonde distinzioni sociali qui esistenti e, ancor più, ricorda come nel nostro mondo, in verità, le cose non funzionino di principio molto diversamente. » sottolineò, sorridendo con fare tranquillo, per nulla contrariata da quella che, era consapevole, essere una semplice verità, una mera constatazione dei fatti per così come, da sempre, tali « O, forse, i tuoi mecenati sono soliti attribuire un qualche particolare valore alla tua sopravvivenza, impedendoti di affrontare missioni potenzialmente pericolose nel timore che tu non possa fare più ritor…?! »
Prima che alla Figlia di Marr'Mahew fosse, tuttavia, concessa possibilità di concludere la propria argomentazione, pur trasparente, e assolutamente condivisibile, nelle proprie analisi, quel loro dialogo, sino ad allora svoltosi nella tranquillità di un alloggio assegnato allo stesso Howe quand'ancora privo di sensi, e all'esterno del quale non si aveva ancora ipotizzato di sospingersi, venne interrotto, dall'avvento, per lui inatteso, per lei altresì ampiamente previsto e, forse, giudicato persino tardivo, della medesima delegazione dei tre thusser deformi che già li avevano accolti all'ingresso della loro capitale, e che lì si presentarono senza ulteriori accompagnatori, nella consapevolezza di non poter avere più nulla da temere da colui che, dopo tanto sforzo, tanto sincero impegno al fine di scendere a patti con loro, non avrebbe di certo rifiutato l'occasione di un sereno confronto verbale e, con esso, dell'inevitabile accettazione dei termini del loro accordo, così come era avvenuto in passato per chiunque prima di lui e così come, indubbiamente, sarebbe continuato a essere anche in futuro, dopo di lui e dopo, anche, la scomparsa della loro intera generazione.
« Siamo spiacenti di intrometterci nel vostro dialogo, Vlogethoria-tus… » prese voce uno fra loro, all'attenzione di Howe, e probabilmente della stessa Midda così appena richiamata, ancora privo di qualunque nominativo, non diversamente da come lo stesso shar'tiagho stava continuando a essere in senso opposto, nell'indubbia e già evidenziata reticenza, da parte degli stessi thusser, a adoperare un qualunque nome estraneo a quelli della loro stessa specie « Purtroppo per voi, a noi non è concessa un'aspettativa di vita tale da concederci di perdere eccessivo tempo in futilità. »
« Motivo per il quale, se il vincitore della piazza è cosciente e in grado di sostenere una conversazione, è importante sfruttare tale tempo per definire gli ultimi dettagli nel merito di quanto da lui desiderato… prima che egli possa essere qui ricordato con il nome di Ligotherass-tus. » proseguì nelle parole del proprio pari un altro del trio, anticipando, in tale, solo apparentemente, banale affermazione una sorprendente rivelazione dell'onore della quale era allora stato il loro terzo compagno a essere incaricato.
E questi, il terzo thusser lì rimasto in silenzio, avanzando con il proprio consueto faticoso incedere, nelle terribili deformazioni proprie di quel corpo da loro pur, paradossalmente, giudicato qual perfetto in opposizione all'orrenda imperfezione propria dei loro guerrieri, si mosse in direzione del giaciglio del loro ospite, per appoggiare ai piedi del medesimo un'ingombrante scatola in legno chiaro concepita con l'evidente funzione di contenitore, di custodia per qualcosa di ben più prezioso della medesima, per quanto anch'essa finemente lavorata in ogni proprio più minimo dettaglio, con decorazioni che l'avrebbero resa un tesoro ambito a molte nobili dame delle grandi capitali kofreyote o y'shalfiche.
Un contenuto che, non volendosi stolidamente ingannare, Howe poté immediatamente valutare quale il trofeo da lui tanto ambito, il premio tanto ricercato, e per la sola conquista del quale aveva accettato, sino a quel momento, di sottostare serenamente a ogni loro regola, a ogni loro capriccio, espresso in maniera diretta nella richiesta di quello scontro all'interno della piazza dell'Accoglienza, ma anche in maniera indiretta nelle numerose limitazioni imposte alla propria stessa compagna nel rapporto con lui, impossibilitata, sostanzialmente, a qualunque riferimento diretto a quanto da lei affrontato per ottenere, a sua volta, il proprio arto metallico, surrogato del destro da lei perduto non diversamente dal proprio sinistro.
« E'… è già pronto? » sobbalzò entusiasta, improvvisamente dimentico di tutto, persino del dialogo che in quella stessa stanza, fino a un istante prima, era ancora in corso, nel focalizzare ogni proprio interesse, ogni propria brama in direzione di quella scatola e del suo contenuto « Il mio… il mio nuovo braccio, è lì dentro: non è forse vero? » domandò, seppur in maniera del tutto retorica, non potendo accettare altra verità al di fuori di quella.
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