11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

sabato 15 maggio 2021

3642

 

Dichiarare che, in grazia a quel dialogo, H’Anel Ilom’An ebbe a superare tutti i propri pregressi problemi psicologici, sarebbe equivalsa a una pericolosa semplificazione della realtà, e di una realtà decisamente più complessa rispetta a quanto non avrebbe avuto a dover essere per poter essere così banalmente risolta. Ciò non di meno, tutt’altro che improprio sarebbe stato evidenziare quanto, in grazia a quel dialogo, la figlia di Ebano ebbe occasione di maturare coscienza di un problema, e, in ciò, di compiere il primo e probabilmente più importante passo utile a risolverlo, là dove mai esso avrebbe potuto essere superato se neppur inteso qual, effettivamente, tale.
Ovviamente, per quanto pur contenuto avesse avuto a doversi considerare il confronto con Duva Nebiria, tale confronto ebbe a concedere alla giovane guerriera mercenaria molti spunti di riflessione per il proprio presente e, ancor più, per il proprio futuro, in termini tali per cui, con il tempo, ella sarebbe stata forse in grado di ritrovare maggiore controllo sulla propria vita, per così come, probabilmente, non avrebbe avuto a poter realmente vantare di possederlo. Un controllo riottenuto il quale, quindi, ella avrebbe potuto riservarsi l’occasione di prendere una decisione reale sul proprio destino, e una decisione che, forse, avrebbe potuto vederla riconfermare tutto ciò che aveva compiuto sino a quel momento, ma che, allora, l’avrebbe vista riconfermare tutto ciò con piena cognizione di causa a tal riguardo.
In attesa, tuttavia, del giorno in cui ella avrebbe potuto riservarsi la possibilità di riscoprirsi padrona della propria vita, nel tempo presente H’Anel non avrebbe potuto comunque ignorare l’evidenza di quanto, comunque, Midda Bontor fosse scomparsa, supposta prigioniera della Progenie della Fenice, ragione per la quale ogni esitazione, ogni incertezza, avrebbe dovuto trovare occasione d’esser superata per il suo bene.
Fu così che H’Anel e Duva si ritrovarono a confronto con l’ingresso al tempio della fenice, e quell’ingresso per secoli rimasto celato sotto le rovine della rocca, salvo poi essere riportato alla luce per volere del defunto lord Alidan. Un luogo, tuttavia, l’esatta ubicazione del quale restava ancor ignota ai più, e un luogo, ancora, avvolto da una fama eccessivamente negativa per poter esser ricercato con reale interesse dagli avventurieri, motivo per il quale, in effetti, non era nota alcuna notizia di frequentazione dello stesso da parte di altri al di fuori della stessa Figlia di Marr’Mahew. E, ovviamente, degli stessi esponenti della Progenie della Fenice.
Nessun particolare affollamento, quindi, ebbe a rallentare il procedere della coppia di alleate alla volta del tempio. E quando esse giunsero all’ingresso, non poterono ovviare a rivivere, in maniera decisamente appropriata, quelle emozioni di entusiastica eccitazione che, anni prima, erano state proprie della medesima Midda Bontor innanzi a tutto quello. Benché, a differenza della loro scomparsa amica, esse avrebbero potuto avere una qualche aspettativa nel merito di quanto avrebbero potuto incontrare oltre quella soglia. E un’aspettativa a confronto con la quale, in effetti, non avrebbero potuto mancare di riservarsi qualche legittima esitazione.

« Quindi, lì sotto, potremmo incontrare altre versioni di noi stesse...?! » ricordò Duva, a metà fra il titubante e il fervente, temendo, sì, quanto lì avrebbe potuto attenderle e, ciò non di meno, non potendo anche che provare un’eccitata curiosità all’idea di ritrovarsi a confronto con altre se stesse, secondo quanto, per Midda, ormai era diventato quasi consueto nel non dimenticare, in fondo, che anche la stessa Maddie altro non aveva a dover essere intesa se non, per l’appunto, una sua versione alternativa.
« Non è detto che accada. » sottolineò tuttavia H’Anel, a smorzare gli entusiasmi, o i timori, della propria compagna d’arme « In fondo, alla propria prima visita, Midda ebbe a incontrare soltanto un’altra se stessa. E, a tutti gli effetti, non si è mai dichiarata sicura di quanto da lei ricordato a tal riguardo... »
« Beh... diciamo che, comunque vada, per essere qui oggi le nostre versioni alternative non dovrebbero poi proporsi troppo differenti da noi. » osservò la prima, volgendo per un istante lo sguardo al cielo, con aria meditabonda « Cioè... la sequenza di eventi utili a giustificare la nostra presenza in questo luogo proprio in questo momento è decisamente specifica. E anche nel campo dell’aleatorietà, mi viene difficile pensare che, in un altro universo diverso dal nostro, un’altra Duva e un’altra H’Anel diverse da noi possano aver deciso di muovere i loro passi fino a questo luogo per salvare un’altra Midda Bontor dalle mani della Progenie della Fenice senza che tutto il resto del contesto abbia a risultare fondamentalmente inalterato... »

Benché nessuna fra loro due avrebbe potuto vantare una qualche particolare confidenza con le logiche proprie del multiverso, l’obiezione allor sollevata dalla Furia Nera non avrebbe avuto a doversi fraintendere del tutto fine a se stessa.
In fondo, per giustificare la loro presenza in quel luogo, non avrebbe avuto a dover mancare il particolare tutt’altro che secondario del rapimento di Midda Bontor a opera della Progenie della Fenice. Rapimento per giustificare il significato del quale, pertanto, Midda Bontor doveva aver comunque accettato il retaggio della regina Anmel Mal Toise. Inoltre, per poter essere lì entrambe presenti, ciò avrebbe avuto a significare che il percorso di vita di H’Anel avrebbe avuto a dover essere riconosciuto pressoché assimilabile a quello compiuto dalla loro H’Anel; così come anche quello di Duva non avrebbe potuto offrirsi particolarmente diverso o quantomeno improbabile, per non dire impossibile, sarebbe stato offrire una ragionevolezza alla sua presenza in quel particolare mondo. Insomma: troppi dettagli puntuali, troppe forzature, tali per cui difficile sarebbe stato avere a immaginare di ritrovarsi a confronto con delle versioni eccessivamente diverse da loro stesse.

« E così finirono per annoiarsi nell’esplorare un vecchio tempio abbandonato... » ironizzò la figlia di Ebano, scuotendo appena il capo « Dopotutto non sappiamo se veramente Midda sia stata portata qui. »
« Che sia un vecchio tempio abbandonato... è indubbio. Che ci annoieremo... un po’ meno. » la rassicurò, tuttavia, Duva, escludendo quietamente quella possibilità « Francamente mi viene difficile credere che in un luogo come questo non ci sarà offerta occasione utile per vivere un’avventura degna di una ballata. »
« La ballata di Duva e H’Anel...?! » sorrise l’altra, obiettivamente divertita da quell’idea.
« Le Furie Nere alla conquista del tempio della fenice. » sancì quindi la prima, ammiccando « Non sarà il titolo più politicamente corretto della storia dei titoli... ma di sicuro è di grande effetto! » puntualizzò, aprendosi in un amplio sorriso divertito.
« E sia. » approvò quindi H’Anel, non disdegnando quell’appellativo, e, anzi, sentendosi onorata di poterlo condividere con colei che per prima ne era stata insignita durate l’assedio di Lysiath « Le Furie Nere alla conquista del vecchio e noioso tempio abbandonato della fenice. » riformulò comunque, a riproporre il concetto già espresso di quanto, comunque, oltre quella porta avrebbero anche potuto rischiare di non trovare assolutamente nulla.

Così, con le armi in pugno e un sorriso stampato sul volto, utile a contrastare l’altrimenti schiacciante tensione psicologica del momento, Duva e H’Anel avanzarono oltre l’ingresso di quel mistico delubro, prive di qualunque certezza nel merito di quanto lì avrebbe potuto avere ad attenderle e, ciò non di meno, sicure quantomeno di poter contare l’una sull’altra, nell’aver avuto occasione, in quegli ultimi giorni, di vedere la loro complicità crescere ora dopo ora, e nel non potersi più permettere alcun dubbio, alcuna esitazione di sorta a confronto con l’idea che ognuna sarebbe stata comunque presente per la compagna, qualunque cosa fosse potuta accadere all’interno di quel dedalo sotterraneo.
O, per lo meno, con simile pensiero essere ebbero a muovere i loro passi oltre quella soglia, inconsapevoli di quanto, tuttavia e purtroppo, il fato avrebbe avuto a orchestrare qualcosa di ben diverso per entrambe, con buona pace per ogni loro proposito.

venerdì 14 maggio 2021

3641

 

Fosse stato chiunque altro a esprimersi in simili termini nel merito della Figlia di Marr’Mahew, probabilmente H’Anel non soltanto non gli avrebbe destinato particolare attenzione ma, anzi, e piuttosto, avrebbe avuto ragione di che irritarsi per quella che, allora, avrebbe potuto essere intesa qual un’inaccettabile mancanza di rispetto nei riguardi della stessa. Tuttavia, là dove, a esprimersi in tal senso, si stava proponendo una figura a lei amica e, anzi, una figura da lei stessa riconosciuta qual una sorella, e una sorella con la quale riservarsi un rapporto migliore rispetto a quello che aveva avuto occasione di concedersi con la sua unica e vera sorella, e, addirittura, sorella gemella, H’Anel non poté mancare di concederle quel minimo di beneficio del dubbio utile a non rifiutare, a prescindere, quelle parole, quell’opinione.
Un’opinione, quella di Duva, che si stava dimostrando particolarmente attenta nella scelta delle proprie parole, precisa nella propria formulazione, e, soprattutto, informata nel merito di eventi così indietro nel tempo tali per cui nulla di improprio avrebbe potuto essere considerato a confronto con una sua qualche ignoranza a tal riguardo, ancor prima che con una sua quieta consapevolezza. Una conoscenza storica accurata, la sua, che chiaramente avrebbe avuto a sottintendere una testimonianza diretta a tal riguardo, e una testimonianza qual, sicuramente, avrebbe avuto a dover essere considerata quella propria della stessa Midda Bontor.
Possibile, quindi, che quelle parole corrispondessero al vero? Possibile che anche la leggendaria Ucciditrice di Dei avesse non soltanto a provare dubbi e paure al pari di tutti... ma a farlo nella misura in cui ella stata allor riportando?!

« E comunque... giusto per non relegare tutta la questione soltanto a Midda... » riprese allor voce Duva, a confronto con il meditabondo silenzio della propria interlocutrice « Non avere a fraintendermi  nel credere che io non conosca ciò di cui stai parlando. » precisò, così pronta a mettersi in giuoco in prima persona nella questione « Perché, ovviamente, il discorso vale anche per me. »
« ... davvero?! » esitò allora la figlia di Ebano, aggrottando appena la fronte, nel trovare difficile che la propria interlocutrice potesse vantare simili debolezze, anche e soltanto a confronto con quanto accaduto quella stessa notte, e con la banalità con la quale ella si era ritrovata ad affrontare la minaccia rappresentata da quei briganti, senza neppure aver a coinvolgere la propria spada.
« Davvero. » annuì quindi ella, sorridendo quietamente « Un conto è ciò che decido di mostrare al resto del mondo... un altro conto è ciò che provo... e un altro conto ancora e come accetto di vivere ciò che provo. » spiegò, stringendosi appena fra le spalle « Ma non credere che, in tutto questo, non vi sia nulla di disfunzionale anche in me... » ironizzò a proprio stesso discapito, ammiccando verso di lei « Non per nulla ho accettato di vivere per lunghi anni a bordo della medesima, piccola nave con il mio ex-marito e la sua nuova moglie. Credi forse che una persona sana avrebbe avuto a comportarsi in quella maniera...?! » propose quindi, in riferimento al discorso fra loro già affrontato qualche tempo prima.
« ... » ovviò a commentare l’altra, forse per rispetto nei suoi riguardi o, forse, nel timore di poterla involontariamente offendere.
« No. Davvero. » insistette quindi Duva, annuendo appena « Ero poco più di un’adolescente quando ho deciso di arruolarmi, ritrovandomi a combattere delle guerre sbagliate sotto ogni punto di vista. E delle guerre che, purtroppo, ebbi a comprendere qual tali sol tardivamente. » ammise, con una nota di palese amarezza nella voce « Ciò a cui assistetti... e ciò che mi ritrovai costretta a fare, pur giustificata dal contesto bellico, non mancò di lasciarmi delle ferite dentro. E delle ferite le cicatrici delle quali, a distanza di anni, ancora sono presenti in me. » spiegò, con quieta franchezza « Il fatto che io ora ti stia provando a mettere in guardia sul pericolo di ignorare le ferite della propria psiche, non è motivato da motivazioni generiche... quanto e piuttosto dalla quieta consapevolezza del rischio conseguente ad agire in maniera diversa, consapevolezza derivante dalla mia stessa esperienza diretta a tal riguardo. »
« Ma se tu l’hai affrontato... come puoi dire di star ancor subendone le conseguenze...? » esitò H’Anel, trovando difficile comprendere il raziocinio di quel discorso.
« Perché le ferite della mente, esattamente come quelle del corpo, devono essere curate per non degenerare. Ma, sovente, e nuovamente al pari di quelle del corpo, anche ove curate possono lasciare il proprio segno: un segno a volte magari più estetico che sostanziale... e, altre volte, decisamente più debilitante rispetto a quanto mai avremmo piacere ad ammettere. » argomentò, ancora semplificando la questione con quel paragone forse improprio e pur deciso qual idoneo a rendere l’idea a confronto con la propria interlocutrice e il suo contesto culturale « Ripeto: da che mondo e mondo, non vi è nulla di sano nel convivere a bordo della stessa nave con il proprio ex e la sua nuova moglie. E, infatti, la questione ha gravato enormemente su tutti noi almeno fino a quando, grazie all’arrivo di Midda e Lys’sh nella mia vita, ho avuto occasione di comprendere la tossicità della situazione in cui mi ero andata a cacciare... e nella quale mi ero andata a cacciare non immaginando di poter vivere una vita diversa. »

Forse, nell’ascoltare quell’analisi introspettiva da parte sua, qualcuno avrebbe potuto allor obiettare a tali parole sollevando il dubbio di quanto, in effetti, ella non avesse fatto altro che traslare il problema da una situazione tutt’altro che sana a un’altra situazione ben lontana dal potersi considerare sana, aggrappandosi allor a Midda e a Lys’sh allo stesso modo in cui si era prima aggrappata alla Kasta Hamina e al suo equipaggio, a incominciare dal suo ex-marito Lange Rolamo. Anche perché, comunque, decisamente radicale avrebbe avuto a poter essere comunque considerata la scelta da lei compiuta, e la scelta volta ad abbandonare definitivamente tutto ciò che per lei era stata vita in favore di un’esistenza nuova, in un mondo per lei alieno e primitivo, un mondo controllato da leggi che non era in grado di comprendere e animato da costumi a confronto con i quali non avrebbe potuto vantare alcuna confidenza.
E, forse, se qualcuno avesse allor obiettato in tal maniera, avesse così sollevato simile dubbio, Duva Nebiria non avrebbe categoricamente escluso la questione, nel riconoscerla, anzi, persino motivata nella propria formulazione.
Semplicemente, però, e diversamente rispetto al passato, quella di seguire Midda Bontor nel proprio viaggio di ritorno al suo mondo natale, e di lì avere a vivere il resto della propria vita, probabilmente contraddistinta da un’aspettativa neppur particolarmente lunga a confronto con i canoni locali, era comunque stata una sua decisione, ben diversa dalla non decisione che, altresì, aveva contraddistinto il capitolo precedente della sua esistenza, e quella non decisione a confronto con la quale, nel non sentirsi probabilmente in grado di affrontare la propria esistenza da sola, aveva scelto di fermarsi in una situazione pur negativa per lei e per le persone attorno a lei. Una situazione, quella vissuta a bordo della Kasta Hamina, e, proprio malgrado, imposta a Lange e a Rula Taliqua, ben diversa da quella nella quale ora si poneva.
Poiché, nella stessa misura in cui viziosa avrebbe avuto a doversi considerare la sua convivenza con l’ex-marito e la sua nuova moglie; virtuosa avrebbe avuto a potersi intendere la sua collaborazione con Midda e Lys’sh, positiva non soltanto per se stessa, ma anche per le compagne, in un sinfonico crescendo dal quale ognuna di loro non avrebbe potuto ovviare a trarre forza e ispirazione per migliorarsi, e migliorarsi continuamente.
Così, per quanto probabilmente ella avesse forse traslato a soggetti diversi la soluzione alle proprie debolezze psicologiche, nulla di necessariamente erroneo avrebbe avuto a poter essere inteso in tutto ciò. Non fino a quando positiva sarebbe stata la crescita reciproca per tutti i soggetti coinvolti.
Dopotutto, in quali altri termini avrebbe altrimenti avuto a dover essere intesa una qualunque relazione sociale...?!

« A volte non ti puoi rendere conto di quanto una situazione sia deleteria finché non hai l’occasione di sperimentare qualcosa di diverso... » concluse, levando la mancina ad appoggiarsi alla spalla destra della propria interlocutrice, in un contatto delicato « ... però, quando poi lo capisci, non puoi far a meno di desiderare cambiare. Per il tuo stesso bene. »

giovedì 13 maggio 2021

3640

 

« Ed è giusto così. » annuì allora Duva, non negandole la possibilità di provare tutto ciò e, anzi, apparentemente invitandola a concedere spazio a simili emozioni « Non puoi e non devi rinnegare nulla di tutto questo. Nulla di quanto hai provato, a confronto con la violenza che ti hanno imposto. Più cercherai di ignorarlo, di far finta di nulla, ti tirare avanti come se niente fosse accaduto, e più tutto questo ti tormenterà, influenzando la tua vita e, per lo più, impedendoti di viverla per come altrimenti avresti potuto viverla. Insomma... prolungando ancora il tormento che ti era stato imposto, esattamente come se quel vecchiaccio malefico non fosse mai realmente morto. »

H’Anel si rese conto solo in quel momento, a confronto con quelle parole, di non aver mai realmente affrontato il discorso di quanto fosse successo in quei giorni lontani: allo stesso modo in cui, al risveglio da un brutto incubo, si cerca di non ripensarci più, nella speranza che la memoria di quanto visto possa presto essere obliata, ella aveva così affrontato quegli eventi, aveva così trattato il proprio trauma, non riuscendo a riconoscerlo neppure in quanto tale e, semplicemente, provando ad andare oltre, esattamente per così come Duva le stava dicendo in quel momento. E se pur, per tanto tempo, nel tenersi ben lontana da quella piana, quel ricordo era stato come dimenticato, il sol ritrovarsi ancora una volta a confronto con quell’immagine non aveva potuto ovviare a riprecipitarla nel baratro di molti anni addietro, in quell’incubo della propria infanzia, e in quell’incubo dal quale, in effetti, forse non aveva mai avuto occasione di risvegliarsi veramente.
Del resto, a differenza di H’Anel, Duva proveniva da una realtà diversa, sotto molti aspetti forse più progredita, anche se pur non poi così estranea a certe dinamiche lì comunque esistenti, prima fra tutte la guerra. E nel provenire da mondi diversi da quello, e da una formazione e da un’esperienza di vita diversa da qualunque mai avrebbe potuto essere loro offerta in quelle terre, Duva aveva avuto occasione di apprendere, anche in maniera spiacevolmente diretta, quanto una ferita della mente non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual meno grave di una ferita del corpo, anzi: nel proporsi meno evidente, tutt’altro che visibile, un trauma psicologico, a differenza di uno fisico, avrebbe potuto troppo facilmente essere ignorato nel proprio valore, nella propria gravità, in termini a confronto con i quali, proprio malgrado, non avrebbe potuto che ineluttabilmente peggiorare.
Purtroppo per H’Anel, per M’Eu, e per chiunque altro in quel mondo, però, tutto ciò che non avrebbe potuto essere fisicamente evidente non avrebbe avuto a poter essere neppure preso in considerazione. Ragione per la quale, non a caso, aveva potuto esistere una persona come Carsa Anloch, i traumi subiti dalla quale avevano avuto addirittura a dar corpo a una vera e propria fuga dissociativa, trasformando una ragazzina vittima di violenze e abusi in una mercenaria schizofrenica dalle personalità multiple. E ragione per la quale, ancora, la stessa H’Anel non avrebbe avuto a poter immaginare la gravità della propria situazione dal punto di vista psicologico...

« Ora crederai che sia una debole... » commentò la figlia di Ebano, desiderando rifiutare fermamente quell’idea « Un guerriero non dovrebbe provare certe emozioni. » sancì, quasi le parole appena scandite da Duva non fossero neppure state pronunciate.
« Assolutamente no. » rifiutò fermamente l’altra, scuotendo il capo « So che da queste parti non siete abituati a pensare a qualcosa del genere, ma devi capire che anche la mente, esattamente come il corpo, può subire le proprie ferite. I propri traumi. Ed esattamente un corpo, anche la mente deve essere aiutata a guarire, affinché nulla si abbia a infettare, portando a conseguenze di gran lunga peggiori. »
« Midda Bontor non prova paura. Né incertezza. Né ansia. » insistette H’Anel, aggrappandosi in tal maniera al proprio ideale, e a quell’idea sol appellandosi al quale, in tutti quegli anni, era riuscita ad andare avanti « E così neppure io devo provarne. »
« Non so quale Midda Bontor tu abbia conosciuto... ma ti assicuro che la donna che io considero al pari di una sorella, e che al pari di una sorella amo e per la quale sarei disposta a vivere e a morire, prova tutto ciò che hai detto. E anche di più. » sorrise Duva, ancora scuotendo il capo a escludere quell’assunto, e quell’assunto fondamentalmente viziato « Credi davvero che ella abbia sempre la risposta giusta a confronto con tutto ciò che accade...? Perché se così fosse, perdonami, ma ora non dovremmo essere costrette a cercarla in lungo e in largo, dopo che ha commesso una sciocchezza come quella di consegnarsi a una schiera di fanatici religiosi animati dall’unico desiderio di distruggerla...! »

H’Anel tacque a quelle parole, non riuscendo a decidersi nel merito di come poter reagire a confronto con le stesse. E innanzi a quel silenzio Duva poté riservarsi occasione di proseguire, nella volontà non tanto di impegnarsi in qualche particolare monologo, quanto e piuttosto di convincerla a superare quei discutibili pregiudizi a confronto con i propri mai affrontati problemi... per poter, quantomeno, riconoscerne l’esistenza e, in ciò, compiere il primo passo per riuscire a superarli.

« Solo un idiota non prova paura. E chi non prova paura, normalmente, agisce da idiota. » sorrise pertanto, stringendosi fra le spalle « Lys’sh ha mai avuto occasione di raccontarti quello che fece Be’Sihl quando Midda venne intrappolata all’interno della propria mente da Desmair...? E’ una storia molto interessante, ed esemplificativa di quello che ti sto dicendo ora: agì senza paura... e agì da completo imbecille, finanche arrivare quasi a essere ucciso. » dichiarò, forzando leggermente la verità dei fatti, là dove, in effetti, lo shar’tiagho aveva proprio finito per essere ucciso, salvo poi essere riportato in vita grazie da una tecnologia maledetta, la tecnologia della Sezione I « Ma, tornando a Midda, visto che sei stata tu stessa a tirarla in causa, credimi se ti dico che prova paura. Anzi. Probabilmente non ha mai provato tanta paura come in questi ultimi anni, sin da quando si è concessa piccole occasioni di lasciarsi affiancare da altre persone, di aprirsi al resto del mondo... permettendosi di instaurare, addirittura, legami affettivi se non, addirittura, sentimentali, per così come, in passato, non si era mai concessa di fare... e non si era mai concessa di fare proprio nel non voler provare paura, nel non dover temere per l’incolumità di altri al di fuori di se stessa. »
« Ed è male...? » esitò l’altra, aggrottando appena la fronte nel non riconoscere, proprio malgrado, evidenza utile a concepire tutto ciò come qualcosa di sbagliato.
« Perché non lo chiedi a due bambini che avrebbero desiderato poter trovare in lei una nuova madre... salvo poi ritrovarsi costretti a osservarla allontanarsi ripetutamente da loro, senza poter fare nulla per trattenerla a sé...? » la stuzzicò Duva, palesemente riferendosi a lei e a M’Eu, per quanto, nell’assenza di un nome o di un dettaglio più preciso quella storia avrebbe potuto adattarsi anche ad altri « Perché credi che non si sia mai concessa occasione di restare con te, tuo fratello e vostro padre fra le montagne...? »
« Perché aveva da vivere la propria vita...? Per dimostrare a tutti gli uomini e a tutti gli dei di essere l’unica padrona del proprio stesso destino...?! » suggerì H’Anel, scoprendosi tuttavia ora poco fiduciosa nella valenza di quella spiegazione.
« Ottima frase promozionale. Perfetta come argomento per un bardo o un cantastorie. » ridacchiò tuttavia la Furia Nera « Ma la verità è molto più semplice e prosaica: ella si è spaventata tremendamente a confronto con quanto vi è accaduto per colpa sua. E non avrebbe mai voluto che ciò potesse occorrere nuovamente. » sancì, con quieta sicurezza a contraddistinguere quell’interpretazione degli eventi e, soprattutto, della psicologia della propria amica sororale « Che poi è la stessa ragione per cui, in primo luogo, era venuta a trovarvi invece di impegnarsi nella ricerca della Jol’Ange, per così come avrebbe dovuto fare dopo che una tempesta l’aveva vista strappata dal ponte della nave, poco dopo l’omicidio del suo amico Salge Tresand: un omicidio occorso soltanto per colpa sua, in conseguenza alla sua semplice presenza a bordo di quella nave. E un omicidio per il quale ella non avrebbe potuto darsi pace. » spiegò con un quieto sospiro « Tale, dopotutto, era la maledizione che Nissa le aveva imposto: veder morire chiunque a lei si fosse legata... »

mercoledì 12 maggio 2021

3639

 

« Siamo arrivate. » comunicò H’Anel, con un sospiro privo d’ogni possibilità di entusiasmo.

Benché negli ultimi anni, prima insieme al fratello, poi in compagnia di Howe e di Be’Wahr e, alfine, accanto a Madailéin Mont-d'Orb, ella avesse viaggiamo in lungo e in largo, esplorando molti luoghi, visitando molte città e paesi, e affrontando ogni sfida, puntualmente, a testa alta e con cuore indomito; la figlia di Ebano non aveva mai fatto ritorno a quelle lande, non aveva mai cercato una nuova occasione di confronto con quell’area, indubbiamente ancor vittima del proprio passato, e di quel passato che, comunque, non avrebbe potuto avere occasione di considerarsi realmente pari a un capitolo chiuso, benché tanto tempo fosse ormai trascorso da allora e, comunque, lo stesso lord Alidan fosse indubbiamente morto.
In verità, impegnandosi a contemplare il suo percorso di vita con un approccio razionale e distaccato, facile sarebbe stato riuscire a cogliere l’evidenza di quanto il trauma infantile di quel rapimento, e di quel lungo periodo vissuto qual ostaggio e mezzo di ricatto, avessero segnato la vita di H’Anel, e di suo fratello M’Eu accanto a lei, molto più di quanto probabilmente entrambi non avrebbero potuto sospettare, né, tantomeno, avrebbero avuto piacere ad ammettere.
In quale altra maniera, infatti, giustificare un improvviso interesse, per quei due giovani, per la via della guerra che era sì stato un tempo proprio di loro padre, e che pur, da parte del medesimo, era stato abbandonato senza riserve, senza remore, in favore di uno stile di vita completamente diverso, se non qual occasione, per entrambi, per essere in grado di difendersi a confronto con nuove, potenziali minacce che il destino avrebbe potuto loro riservare? In quale altra maniera, ancora, offrire un senso all’impegno da entrambi dedicato in favore di una professione da avventurieri mercenari, in termini che avrebbero potuto essere obiettivamente considerati pressoché volti al suicidio, se non qual desiderio, per entrambi, di avvicinarsi il più possibile all’ideale della donna che tanto si era prodigata per salvarli, per restituirli alla loro innocenza e pur a un’innocenza, allor, irrimediabilmente perduta nel confronto con l’orrore e con la violenza di quegli eventi?
Gli eventi occorsi in quella piana, ai piedi del colle della rocca di Korya, pertanto, non erano stati soltanto decisivi per il futuro del malvagio lord Alidan, ma anche per quello di H’Anel e di M’Eu, i quali, pur riportati a casa sani e salvi nel corpo, si erano visti irrimediabilmente segnati nello spirito, nel cuore e nella mente, in termini tali per cui la loro vita non avrebbe più potuto tornare a essere quella di un tempo.
E benché attorno a tutto ciò, ovviamente, né H’Anel, né M’Eu avevano avuto la benché minima occasione utile a formulare una qualche riflessione di sorta, nel ritrovarsi allora nuovamente a confronto con quel paesaggio, e quel paesaggio rimasto pressoché immutato rispetto all’immagine nella sua mente, la figlia di Ebano non avrebbe potuto che scoprirsi decisamente più vulnerabile rispetto a quanto non avrebbe preferito essere.

« Che succede...? » domandò Duva, dimostrando indubbia empatia nei suoi riguardi e subito cogliendo l’espressione impressa sul suo volto, e quell’espressione di intimo disagio innanzi a quell’immagine apparentemente priva di qualunque motivo utile a giustificare tutto ciò.
« S-sì. » confermò H’Anel, meno ferma nella propria replica rispetto a quanto non avrebbe potuto impegnare a desiderare offrirsi in tutto ciò.

Benché Duva fosse solita imprimere sul proprio volto un amplio sorriso, e benché non mancasse mai di vivere la propria vita con allegria, ella non avrebbe potuto mai ignorare il proprio passato, e le guerre alle quali aveva partecipato in gioventù, guerre combattute quasi dall’altra parte dell’universo rispetto a quanto noto della propria attuale posizione, con mezzi e armi inimmaginabili in quel mondo così primitivo.
Ma sebbene le guerre da lei combattute avrebbero avuto a doversi riconoscere estranee a quanto mai avrebbe potuto esser considerato guerra in quel mondo, la Furia Nera non avrebbe potuto fraintendere l’espressione allor presente sul volto di H’Anel, e un’espressione che, molto sovente, aveva visto impressa anche sui volti di altri reduci, di altri sopravvissuti, e che, per un certo periodo, aveva contraddistinto anche il suo stesso volto: l’espressione di chi aveva maturato consapevolezza di essere del tutto inerme innanzi alla morte, e a una morte che non lo aveva raggiunto non per propri meriti, quanto e piuttosto per una mera gentilezza da parte della sorte, in una fortuna mai meritata e che, purtroppo, non era stata riconosciuta a troppi altri accanto a sé, tanto fra le schiere degli amici, quanto fra quelle dei nemici.
Anche H’Anel, quindi, avrebbe avuto a dover essere intesa tale: una sopravvissuta, una reduce, e una reduce lì riportata bruscamente a confronto con il proprio passato, e con un passato che, chiaramente, non era da lei mai stato affrontato.

« Cosa vedi...? » provò quindi a chiederle, con voce quieta, vellutata, quasi materna nel proprio premuroso incedere verso di lei.
« La nostra meta. » replicò l’altra, sforzando le labbra in un sorriso tirato, senza cogliere quanto avrebbe avuto a dover essere considerato desiderio della sua interlocutrice.
« No. » scosse quindi il capo Duva, escludendo quell’eventualità « Tu stai osservando qualcos’altro. » ribadì, sempre con tono pacato, animata in tal senso dalla volontà di poter in qualche maniera aiutare la propria interlocutrice.

E se pur, in un primo istante, H’Anel non avrebbe voluto intendere il senso di quell’interrogativo, dopo un momento di esitazione ella si arrese all’evidenza di quanto l’altra la stesse comprendendo meglio di quanto lei stessa non si stesse dimostrando capace di fare.
E dopo aver inspirato profondamente aria nei propri polmoni, ed averla a lungo espirato, socchiudendo gli occhi per meglio mettere a fuoco l’immagine impressa nella propria mente, ella non ebbe più dubbio alcuno su come poter rispondere a quell’interrogativo.

« Vedo un esercito. Un esercito di mercenari rosso vestiti. Membri della Confraternita del Tramonto. » spiegò pertanto, indicando gli spazi a loro antistanti, e quegli spazi lì effettivamente deserti nel tempo presente ma che, parecchi anni addietro, avrebbero avuto a presentarsi prepotentemente soggiogati dagli uomini della più potente organizzazione mercenaria di tutta Kofreya e, forse, di quell’intero angolo di mondo... quell’organizzazione all’epoca assoldata da lord Alidan per i propri scopi, fra i quali il loro stesso rapimento, sin fra le vette dei monti Rou’Farth, dove avevano vissuto in pace tutta la propria vita sino ad allora.
« E cosa provi nel vederli...? » insistette dolcemente la Furia Nera, con un piccolo sorriso d’incoraggiamento verso di lei, a renderla consapevole che non avrebbe avuto a doversi fraintendere sola al mondo.

Ancora un momento di silenzio a confronto con quel nuovo interrogativo, e un momento utile ad H’Anel, allora, non tanto per elaborare quella domanda, quanto e piuttosto per sforzarsi di comprendere meglio le proprie emozioni, e quelle emozioni che sentiva agitarsi nel suo intero addome, dal petto sino allo stomaco e al ventre.

« Ansia. Incertezza. Paura. » ammise alfine, non trovando parole più appropriate per descriversi, per quanto odiasse l’idea di avere a doversi così definire.

martedì 11 maggio 2021

3638

 

Sebbene indubbio avrebbe avuto a doversi considerare l’impegno di Duva al fine di risultare più smargiassa rispetto a quanto non avrebbe potuto avere a riconoscersi usualmente, quell’ultima affermazione non avrebbe avuto a dover ricadere banalmente in tale considerazione, proponendosi, piuttosto, animata nel proprio incedere da una reale nota critica a discapito dei loro antagonisti, lì definiti addirittura incapaci a concederle la possibilità di un reale senso di allenamento.
Con un’impostazione mentale decisamente più seria rispetto a quanto ella stessa non avrebbe avuto probabilmente piacere a riconoscere a se stessa, infatti, la Furia Nera era consapevole di quanto un esercizio, per risultare efficace, avrebbe avuto a dover impegnare il soggetto più di quanto non sarebbe stato abitualmente capace a fare, in maniera tale da spronare a un miglioramento continuo, e da ovviare, al contrario, un falso senso d’illusione volto a ritenere, erroneamente, d’essere già arrivato al meglio delle proprie possibilità. Una verità assoluta, questa, che avrebbe potuto e dovuto essere applicata, fondamentalmente, a qualunque aspetto della propria vita, e a qualunque genere di esercizio, avesse questo a essere a livello intellettuale o fisico. Così come volendo imparare a far di computo sbagliato sarebbe stato continuare a esercitarsi su calcoli banali, e sul medesimo modo di risolverli, senza avere a ricercare approcci sempre nuovi e sempre più complessi atti a stimolare la mente in maniera sempre originale, anche a costo di doversi confrontare con la frustrazione di un insuccesso; e così come volendo imparare a suonare uno strumento musicale qualsiasi sbagliato sarebbe stato continuare a concentrarsi sulle medesime melodie, senza ricercare note o accordi, o sequenze di note o di accordi, più difficili con i quali avere a potersi confrontare, atti a permettere alle proprie dita di prendere sempre più confidenza con le possibilità dello strumento stesso, anche accettando il rischio di spiacevolissime stonature; allo stesso modo impegnarsi in un conflitto privo di una reale sfida non avrebbe mai potuto realmente aiutare un guerriero a migliorarsi, rischiando anzi di giustificare persino il risultato opposto, nell’impigrirlo.
Ritrovarsi, quindi, innanzi ad avversari così palesemente mal commisurati rispetto alle loro potenzialità, non avrebbe potuto essere da lei in alcuna maniera interpretato qual un esercizio, qual un allenamento utile a migliorarsi e, neppure, a mantenersi al proprio attuale livello: un giuoco, forse, una danza scherzosa, magari, ma non certamente un allenamento, non assolutamente un esercizio.

« Mi sono stancata. » sbottò alfine Duva, storcendo le labbra verso il basso e mal tollerando la più totale incapacità per quegli interlocutori di proporsi a un livello vagamente apprezzabile.

Così, con buona pace di tutto l’impegno che i loro ammucchiati antagonisti stavano ponendo a loro discapito, finendo piuttosto e come prevedibile, soltanto per ferirsi, la Furia Nera decise di prendere il controllo della situazione, e di iniziare a mulinare colpi ben mirati attorno a sé, con le mani e con i piedi, al solo scopo di porre più velocemente possibile la parola fine a quella situazione imbarazzante... per non dire intollerabile.
E prima che i briganti potessero rendersi conto di quanto stesse allor accadendo, il conflitto ebbe a trovare la propria conclusione, nel ritrovarli distesi a terra attorno a loro per lo più privi di sensi, o, comunque, confusamente rantolanti.

« E ora che ne facciamo...?! » domandò dopo un momento di silenzio H’Anel, finendo di contare ben diciannove avversari « Escludendo l’ipotesi volta a ucciderli, dovremmo preoccuparci di legarli tutti quanti, affinché non abbiano a crearci nuovi problemi...? »
« Quanto credi che possa mancare ancora all’alba...? » le chiese per tutta risposta l’altra, non potendosi negare un certo rimpianto all’idea di non avere a disposizione un orologio per poter ottenere autonomamente una risposta a tal riguardo « Francamente non so valutare quanto potremmo aver dormito sino a ora. »
« Mmm... » esitò la figlia di Ebano, volgendo allora lo sguardo al cielo.

Sopra le loro teste, l’infinità del firmamento avrebbe avuto a rappresentare una mirabile fonte di conoscenza per chiunque, a patto di essere in grado di interpretare le informazioni lì riportate.
Benché, infatti, un cielo stellato avrebbe potuto essere frainteso qual nulla di più e nulla di meno di un cielo stellato, un occhio esperto avrebbe potuto riconoscere, in quella miriade di luci colorate, una certa regolarità, e una regolarità utile a tradurre, allora, stelle fra di loro lontanissime e in nulla e per nulla correlate le une alle altre quali delle costellazioni, offrendo loro i nomi più variegati in riferimento a miti e leggende locali, oltre che ad animali, oggetti di uso comune e quant’altro. Costellazioni, quelle presenti in cielo, che non avrebbero avuto a dover essere fraintese qual fisse nelle proprie posizioni, non in senso assoluto: in termini relativi, certamente, esse non avrebbero avuto occasione di mutare la propria collocazione, ma in senso assoluto, con il passare delle ore di una nottata o, anche e persino, con l’alternarsi delle stagioni, quelle costellazioni avrebbero avuto a trovare una diversa collocazione spaziale nel cielo, proponendosi più in alto o più in basso rispetto all’orizzonte, per esempio, o mutando la propria posizione attraverso le varie direzioni cardinali. Conoscendo, pertanto, le costellazioni e i loro abituali percorsi nel cielo notturno, sarebbe stato possibile desumere in maniera decisamente efficace informazioni relative all’ora corrente, così come, e persino, al giorno attuale.
Una capacità non semplice da acquisire, ovviamente, e non banale da raffinare. E pur una capacità che H’Anel avrebbe potuto vantare qual propria, nell’averla appresa durante tutta la propria infanzia, nella sostanziale assenza di molti altri svaghi a cui poter rivolgere il proprio interesse nel crescere isolati sulla cima di una montagna.

« Non dovrebbe mancare più di un’ora... » replicò pertanto, dopo aver ritrovato i necessari punti di riferimento, tanto al suolo, per ritrovare un orientamento necessariamente perduto, quanto in cielo, per poter desumere quanto richiestole « A cosa stai pensando...? »
« A levare l’ancora. » suggerì quindi Duva, ricorrendo involontariamente a un gergo marinaresco per lei consueto, salvo poi essere incerta sull’essersi espressa correttamente e, in questo, ritrovandosi costretta a riformulare la propria affermazione « A ripartire. » si corresse, per poi continuare « Direi che abbiamo riposato a sufficienza... e se mettiamo sufficiente terreno fra noi e loro, potrebbe anche darsi che possano accettare l’idea di lasciarci perdere, a meno di non essere del tutto idioti. »
« E sia. » annuì H’Anel, ritrovandosi concorde con quell’ipotesi, là dove difficilmente avrebbe avuto ragione di riaddormentarsi dopo quanto accaduto « E, comunque, avevi detto correttamente già la prima volta. » le confermò, non escludendo la correttezza della prima risposta propostale.

Lasciando, in tal maniera, sparsi per terra i propri antagonisti, e abbandonandoli, di buon grado, al proprio destino, con la speranza di non averci nuovamente a che fare, fosse anche e soltanto per la perdita di tempo che ciò avrebbe comportato, Duva e Lys’sh si rimisero quindi in viaggio, con la speranza, entro sera, se non di riuscire ad arrivare a destinazione, quantomeno di giungere in prossimità utile al proprio obiettivo finale, là dove, ormai, i giorni trascorsi dalla scomparsa di Midda Bontor iniziavano a essere parecchi... e ogni nuovo avrebbe potuto rappresentare una difficoltà maggiore nel sperare di ritrovarla e di riportarla a casa.
Una speranza, la loro, che non ebbe a essere disattesa, nel vederle raggiungere, prima del tramonto successivo, alla piana antistante il colle sopra il quale sorgevano i resti della rocca di Korya. Una piana ben nota ad H’Anel e a suo fratello M’Eu, per quanto tutt’altro che particolarmente amata, nel riportare alla memoria troppi ricordi per nulla piacevoli nel merito del loro rapimento, e del loro periodo di prigionia per volere dell’empio lord Alidan; l’uomo che, nella speranza di eludere la morte, aveva costretto Midda Bontor a condurgli l’uovo della fenice.

lunedì 10 maggio 2021

3637

 

« Secondo me vi state facendo veramente un sacco di male senza alcuna ragione. » sancì allora Duva, riservandosi l’opportunità di un profondo sospiro, prima di costringersi pigramente ad assumere una posizione eretta, nel porsi a sedere a terra, con le gambe incrociate, apparentemente dimenticando la propria spada a due piedi da sé, là dove pocanzi era prima sdraiata « Per carità: magari siete quel tipo di persone che godono nel soffrire ma... francamente credo ci siano modi migliori per procurarsi piacere rispetto a farsi prendere a legnate in faccia. »

Benché, allora, quei briganti non avrebbero potuto riservarsi alcun particolare beneficio dalla sconfitta di quelle due donne, in termini tali per cui avrebbero potuto anche e quietamente cedere il passo e tirarsi indietro; la questione, per loro, avrebbe potuto essere riconosciuta qual ormai animata da puro e semplice orgoglio, e quell’orgoglio a confronto con il quale mai avrebbe potuto essere accettata quell’umiliazione, e quell’umiliazione così inflitta da due figure apparentemente qualunque, in netta inferiorità contro di loro, fosse anche e soltanto dal punto di vista numerico.
Inoltre, se fossero state sufficienti davvero due semplici viandanti a costringerli a retrocedere lungo i propri passi, quale credibilità avrebbe mai potuto riservarsi la loro causa, e quella causa di supposta ribellione contro il potere sovrano di Kofreya...?
No. Quello scontro aveva avuto inizio per una loro scelta e non avrebbe potuto concludersi prima della sconfitta di quelle due donne.

« Maledizione! » ringhiò qualcuno nel gruppo « Attacchiamole tutti insieme...! »

Benché avrebbe potuto apparire qual qualcosa di stereotipato, nulla di improprio avrebbe mai avuto a dover essere inteso dietro la scelta, da parte di un gruppo numericamente superiore nel confronto con un avversario tanto sproporzionatamente inferiore a sé. Non in una rissa e, certamente, non in una battaglia.
Il problema principale di un combattimento, e di un combattimento atto a coinvolgere più di un paio di diretti rivali, infatti, avrebbe avuto a doversi riconoscere nell’incontrollabile e sempre crescente entropia che, da ciò, avrebbe potuto derivare, in termini tali per cui, dopo pochi istanti, minuti al più, impossibile sarebbe stato avere ancora un qualche reale controllo della situazione. E non soltanto in termini di mera identificazione dell’antagonista, motivo per il quale ogni esercito non avrebbe mai potuto negarsi l’opportunità di un vestiario uniforme, e di un vestiario uniforme utile a permettere, a colpo d’occhio, di distinguere l’amico dal nemico; quanto e piuttosto in termini di gestione spaziale, di libertà di movimento e, ancor di più, di affondo. Poiché, al crescere delle forze presenti su un fronte non avrebbe potuto che aumentare, corrispondentemente, anche il rischio di avere a ritrovarsi ostacolato, nei propri movimenti e dei propri attacchi, dai propri compagni ancor più che dai propri antagonisti, con la quantomai spiacevole opportunità di trafiggere brutalmente un alleato ancor prima di un nemico.
Così, anche in quel momento, tutt’altro che azzeccata avrebbe avuto a doversi considerare quella scelta, e quella scelta che in nulla avrebbe potuto sottintendere una loro qualche semplificata opportunità di vittoria e che, anzi e spiacevolmente, avrebbe potuto suggerire una decisamente più complicata e dolorosa eventualità di sconfitta.
Ma, almeno all’inizio, i briganti non sembrarono rendersi conto di ciò, nel trovare, al contrario, evidenza di quanto il loro operato stesse prendendo la giusta direzione, e la stesse prendendo nel costringere, finalmente, anche l’autoproclamatasi sorella della Figlia di Marr’Mahew a levarsi in piedi, apparentemente accettando, quindi, di lasciarsi coinvolgere in maniera seria da quel conflitto per così come, pur, sino a quel momento non aveva palesato la benché minima volontà di fare.
Una scelta, quella che Duva ebbe a rendere propria, non motivata da un qualche timore d’essere sopraffatta da quella situazione, quanto e piuttosto dalla volontà di non permettere ad alcun, incauto colpo di avere a sfiorarla, neanche per errore, senza pur desiderare rendere propria particolare timore di sorta a confronto con la violenza avversaria, così come ebbe ben a trasparire dalla sua decisione di dimenticare la propria spada a terra. E se, in effetti, ella aveva allor lasciato la propria spada a terra, tale lama non avrebbe avuto in alcuna maniera a poter essere fraintesa qual dimenticata, non nella misura in cui, avendola in mano, certamente ella avrebbe finito con l’adoperarla, e col compiere una strage che pur Midda non avrebbe quindi approvato.
In ciò l’unico rammarico che ebbe a contraddistinguere la Furia Nera in quel frangente fu l’assenza di un paio di tasche nelle quali aver a poter infilare distrattamente le proprie mani, a meglio evidenziare il proprio più completo disinteresse per quella battaglia...

« Perché non combatti, maledetta...?! » protestò un suo antagonista, osservandola scartare a destra e a manca, per sfuggire di volta in volta l’uno piuttosto che l’altro tentativo d’offesa a suo discapito.
« Ve l’ho detto il perché! » replicò Duva, storcendo le labbra verso il basso, con aria dispiaciuta a confronto con l’evidente mancanza di interesse per le parole da lei sino ad allora pronunciate « Mia sorella non vuole che ammazzi nessuno... e se ora combattessi, necessariamente qualcuno finirebbe per morire. »

In verità, comunque, neppure Duva era convinta di avere qualche ragione valida per ammazzare quegli idioti, nulla riuscendo a giudicarli di più se non quali, per l’appunto, degli idioti.
Certo: con un tale approccio, probabilmente in passato dovevano essersi macchiati di vari crimini, forse e addirittura di qualche omicidio, là dove, in fondo, non stavano lì facendo mistero di volerle uccidere. Ciò non di meno, nell’evidente difficoltà in cui si stavano venendo a trovare in loro contrasto, ella non avrebbe potuto ovviare a provare un senso di compassione per loro, non riuscendo a identificare alcuna reale ragione per la quale avrebbe avuto a doverli uccidere. E, del resto, almeno sino a quel momento, ella stava riuscendo a tenere loro testa senza neppure necessità di impugnare la propria arma, in termini tali, quindi, da riservarsi una certa ragionevole sicurezza di poter essere in grado di giungere alla fine di quel conflitto senza necessità alcuna di sbudellare chicchessia.

« Sai che non sono mica certa del fatto che abbiano capito che ti stai riferendo a Midda...?! » osservò allora H’Anel, intervenendo divertita nella questione e, dal canto proprio, continuando a dispensare sonori colpi con l’estremità inferiore della propria lancia, arrotondata, sì, ma anche pesantemente rivestita di metallo, in termini tali per cui, pertanto, il contatto con la stessa, e il violento contatto con la stessa, non avrebbe potuto in alcun maniera avere a poter essere considerato gradevole.
« Secondo me questi sono così furbi che non sarebbero neppure in grado di riconoscerla neppure fosse qui presente in prima persona. » replicò la Furia Nera, scuotendo appena il capo « Si sono incapricciati con l’idea di doverci uccidere e non sembrano intenzionati a lasciare la presa. »
« Peggio per loro. » minimizzò la figlia di Ebano, non riservandosi ragione di disagio per tutto ciò e, anzi, accettando di buon grado quella verità, e quella verità che, piacevolmente, avrebbe loro concesso un’occasione di inatteso allentamento notturno « Non ho mai provato a confrontarmi con così tante persone senza neppure avere a ucciderne una. In fondo è un ottimo esercizio, se ci pensi un attimo. »
« Mah... più che un esercizio, a me sembra una quadriglia. » ridacchiò quindi Duva, in effetti lì impegnata in quella sfida con la stessa serenità con la quale avrebbe potuto apparire in un ballo di gruppo, a dimostrare, in maniera assolutamente degna, il proprio legame sororale con la celebre Campionessa di Kriarya e di Lysiath, e con quella donna in grado di tradurre il mito in realtà con la stessa banalità con la quale avrebbe potuto consumare un pasto.

domenica 9 maggio 2021

3636

 

« Ma davvero a nessuno importa sapere che mia sorella è Midda Bontor...?! » domandò alfine, non senza una certa marcata sorpresa, Duva.

Ovviamente, anche quella stessa uscita altro non avrebbe avuto a dover essere intesa se non parte della tattica di combattimento psicologico da lei adottata fin dall’inizio del conflitto e già portata avanti sino a quel momento.
E non perché quanto ella stava allor dicendo avesse a potersi fraintendere qual non corrispondente al vero. Né, tantomeno, perché ella non avesse a potersi intendere fiera del proprio particolare rapporto sororale con Midda e con Lys’sh. Ma, semplicemente, perché quell’affermazione, scandita in quel particolare contesto, e in quelle particolari modalità, avrebbe avuto necessariamente a doversi riconoscere qual da lei ricercata nel solo intento di avere a spiazzare ulteriormente i propri avversari, e a spiazzarli con un riferimento tutt’altro che casuale a un nome che mai avrebbero potuto avere a ignorare, e a un nome qual quello della Figlia di Marr’Mahew, dell’Ucciditrice di Dei, della Campionessa di Kriarya e di Lysiath.
Un affondo psicologico, quello da lei così portato avanti, che non ebbe a mancare di raggiungere il proprio obiettivo, suscitando un brivido di tesa sorpresa lungo le schiene dei propri avversari.
Possibile che quella donna sconosciuta, e dalle fattezze proprie di una figlia dei regni desertici centrali, stesse effettivamente dicendo il vero? Possibile che avesse a esistere un qualche rapporto di sì intima complicità fra lei e Midda Bontor, in termini tali da poterla considerare al pari di una sorella e da poter essere da lei considerata egualmente? Oppure, e più semplicemente, ella avrebbe avuto a dover essere intesa, né più né meno qual una mitomane? In fondo, chiunque avrebbe potuto asserire un qualche rapporto con chicchessia, fosse questi il re di Kofreya o la Figlia di Marr’Mahew. Ma dietro tale affermazione avrebbe avuto a potersi riconoscere corrispondere anche un qualsivoglia fondamento di realtà...?!
Di certo, fosse anche e soltanto nella sicumera che ella stava allor dimostrando, una qualche correlazione fra lei e l’Ucciditrice di Dei non avrebbe potuto essere facilmente smentita...

« E mia sorella è la regina delle amazzoni tal’harthiane! » replicò, dopo un istante di incerto silenzio, uno degli uomini che, ancora, non avevano tentato di prendere posizione contro di loro « Mettiamo a tacere questa folle... » spronò quindi, invitando i propri compagni ad avanzare in contrasto alla donna lì ancora quietamente sdraiata a terra.

Ma forse per le sue parole, forse per la più assoluta quiete da lei dimostrata, tutti i presenti non avrebbero potuto avere a riservarsi una certa ritrosia all’idea di quel confronto. E di quel confronto che improprio sarebbe stato aver a definire banale, scontato nel proprio esito.
Dopotutto, se improbabile avrebbe avuto a potersi considerare una simile parentela, fosse anche e soltanto per la banalità intrinsecamente propria di quell’affermazione, inoppugnabile avrebbe avuto a doversi intendere la sicumera con la quale ella stava avendo a confrontarsi con quella situazione, e con una situazione pur a lei potenzialmente sgradita. Una situazione a confronto con la quale non soltanto non stava minimamente scomponendosi, ma, anzi, sembrava avere addirittura a dimostrare una certa, qualsivoglia superiorità e una superiorità a confronto con la quale difficilmente qualcuno avrebbe avuto a potersi considerare confidente di poter prevalere.
E nulla avrebbe avuto a potersi considerare più potente del dubbio, e del dubbio di avere a perdere un conflitto ancor prima di avere a iniziare a combatterlo.

« Avanti! » insistette un’altra voce, differente dalla precedente per quanto animata dagli stessi desideri, nel mentre in cui, pur, nessuno ebbe a tradurre in realtà quella richiesta.
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Alla fine, dopo tale sprone, soltanto un’altra coppia di coraggiosi ebbe a slanciarsi, or destinando il proprio interesse unicamente a discapito di Duva, quasi H’Anel non avesse più neppure a doversi intendere in giuoco. E non perché, in tutto ciò, H’Anel non avesse dato riprova adeguata della propria pericolosità, quanto e piuttosto a chiara dimostrazione di quanto il giuoco psicologico della Furia Nera stesse rendendo i propri frutti, spingendoli ad agire in maniera sempre meno razionale e sempre più emotiva, per così come, tuttavia, non avrebbe potuto condurre loro a nulla di buono.
Una mancanza di attenzione, la loro, che, non a caso, la figlia di Ebano non ebbe allor a perdonare, nell’intercettare quel duplice tentativo di offesa alla propria amica, e nel lasciar precipitare pesantemente l’estremità contundente della propria arma a discapito di quei due nuovi antagonisti, e di quegli antagonisti che, senza colpo ferire, ebbero a essere travolti dalla sua lancia, per essere respinti l’uno in una direzione e l’altro nel verso opposto, ricadendo pesantemente a terra.

sabato 8 maggio 2021

3635

 

« Tu e tua sorella, oggi, morirete! » sancì il primo a essere stato colpito dalla lancia di H’Anel, evidentemente fraintendendo il senso di quell’affermazione e comprendendo, non senza una certa ragionevolezza, quanto la sorella in questione avesse a doversi intendere proprio in colei che lo aveva così violentemente travolto, lasciandolo per qualche istante frastornato.

E a non permettere alle proprie parole di apparire vane, il medesimo frastornato ebbe allora a sfoderare una corta daga, con la quale tentare un affondo diretto alle viscere di H’Anel, a voler chiaramente restituirle il favore per quanto subito. Una premura, la sua, che pur venne rifiutata dalla figlia di Ebano, la quale, non lasciandosi cogliere impreparata, scartò elegantemente quell’affondo e, con una rapida piroletta, condusse l’estremità smussata della propria lancia a infierire nuovamente contro il proprio avversario, colpendolo altrettanto violentemente all’altezza delle reni in termini tali che egli, proprio malgrado, si ritrovò costretto a emettere un alto gemito, per offrire sfogo al dolore allor provato.

« Devo essere sincera: sono lusingata per il fatto che possiate veramente considerarci sorelle. » dichiarò nel contempo di ciò Duva, scuotendo il capo e ancor restando quietamente sdraiata a terra, con una certa, irritante, indifferenza nei riguardi della minaccia così loro ipoteticamente offerta dai loro aggressori « Ma, purtroppo, non è così. E la sorella a cui faccio riferimento non è ora qui presente, per quanto, probabilmente, conosciate molto bene il suo nome... »

H’Anel non poté che riservarsi opportunità di ammirare la quieta pacatezza con la quale, a margine di una situazione potenzialmente a loro svantaggio, la sua compagna d’arme stava giostrando, dimostrandosi non soltanto del tutto padrona di sé, ma, parimenti, del tutto padrona anche di quanto lì stava allor accadendo, quasi, in fondo, tutto ciò fosse stato pianificato da tempo. Ovviamente ella era consapevole che tutto quello avrebbe avuto a doversi intendere soltanto qual un semplice trucco psicologico da parte della stessa Furia Nera, e un trucco psicologico degno di una combattente veterana qual ella era: una guerriera esperta, ella, ben consapevole di quanto una battaglia non avrebbe avuto a dover essere combattuta solamente sul piano fisico ma, anzi e piuttosto, principalmente sul piano psicologico, per così come, del resto, anche la stessa Midda Bontor aveva più volte dimostrato nel corso della propria esistenza.
Perché per quanto una situazione abbia ad apparire spiacevolmente a proprio svantaggio, di fondamentale importanza sarebbe sempre stato non offrire la benché minima evidenza di ciò a chicchessia e non, soprattutto, ai propri avversari. Al contrario, più una situazione si fosse dimostrata disperata, maggiormente importante sarebbe stato ostentare sicurezza, e una sicurezza a confronto con la quale i propri antagonisti non avrebbero potuto ovviare a porsi dei dubbi, delle domande, nell’incertezza di quanto, allora, potesse star sfuggendo loro un qualche dettaglio non trascurabile tale da giustificare una tale sicumera.
Innumerevoli, in tal maniera, erano state le sfide che la stessa Midda Bontor era riuscita a vincere anche laddove, altresì, improbabile sarebbe stato un suo trionfo. Ed, evidentemente, anche Duva doveva aver già sperimentato in passato simile tattica, là dove, altrimenti, non si sarebbe allor impegnata immediatamente in essa, soprattutto a confronto con una situazione che, anche e soltanto a livello numerico, avrebbe avuto a potersi riconoscere a loro palese svantaggio.

« Taci, maledetta! » ringhiò l’uomo che da Duva era stato catapultato via, dopo essersi rimesso in piedi.

Anch’egli, come già il suo compagno, non ebbe a esitare a tentare un nuovo approccio a discapito della donna, e di quella donna ancor quietamente sdraiata a terra, come già pocanzi, seppur, ora, per evidente scelta, decisione personale da lei palesemente abbracciata nella volontà di dimostrare quanto, in fondo, non stesse ravvisando in quell’assalto notturno alcuna ragione per avere di che preoccuparsi.
E se egli, così facendo, si impegnò a tentare di precipitare la propria spada contro quella vittima designata, la stessa ipotetica preda ebbe a ribadire la propria posizione di predatrice, anticipando il suo fendente con una rapida giravolta, e una giravolta che la vide andare a impattare con le proprie gambe su quelle dell’avversario, spazzandole violentemente e proiettandolo, in tal senso, ancora una volta in aria, prima di precipitare pesantemente a terra. Una giravolta alla quale, allora, ella fece seguire un deciso colpo con il proprio tallone destro alla volta della tempia sinistra di lui, con impeto sufficientemente a porlo allor a tacere senza avere neppure a impiegare la propria lama contro di lui.

« Non è carino interrompere una persona mentre sta parlando. » scosse il capo la Furia Nera, tornando allor a sdraiarsi sul fianco, per continuare a rivolgersi alla non ancor meglio distinta schiera di antagonisti lì schierati in loro opposizione « Anche perché immagino che starete morendo di curiosità per il nome della mia celebre sorella. Anche se, in effetti, ci tengo a precisare che, purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, non siamo sorelle di sangue... » specificò, a escludere fraintendimenti in tal senso.

A tentare, ancora una volta, di infierire a loro discapito, nel contempo di quelle ultime parole, ebbero ad avanzare, ora, in quattro, precipitando in due contro H’Anel e in due contro Duva, con le armi in pugno.
Un’accetta, in particolare, ebbe ad attraversare rapidamente l’aria accanto alla testa della figlia di Ebano, minacciando l’incolumità del suo collo tornito e l’unione esistente fra il suo capo e il resto del suo corpo. Un’accetta alla quale, comunque, H’Anel non ebbe a concedersi così semplicemente come l’altro avrebbe forse desiderato, lasciando allor saettare la propria lancia ad affondare saldamente nella di lui spalla, e nella spalla del braccio la cui mano stava allor reggendo quell’arma, con una violenza e una subitaneità in conseguenza a cui quel colpo ebbe a restare incompiuto nella propria esecuzione e quell’arma ebbe a cadere pesantemente a terra, ormai incontrollata, e incontrollabile, dal  proprio proprietario. E se un grido, allora, ebbe a esplodere dalla gola di lui, a confronto con il dolore da lei così impostogli, tale grido non ebbe a frenare il suo compagno, il quale, altresì, proseguì nel proprio incedere contro quell’avversaria, e quell’avversaria in contrasto alla quale cercò di portare a compimento uno sgualembro roverso. Colpo, il suo, al quale ella ebbe a sottrarsi con una nuova giravolta, e una giravolta allor contemporaneamente utile per estrarre la punta della propria lancia dalla spalla del primo avversario, per così avere possibilità di andare a precipitare pesantemente contro il gomito avversario, non con la punta, quanto e piuttosto, ancora, con l’estremità smussata, e un’estremità sì smussata e, pur, rafforzata nella propria offerta da un pesante rivestimento metallico utile non soltanto a porre in equilibrio l’arma rispetto alla punta ma anche a garantirne un uso alternativo, e un uso nel quale, chiaramente, ella si stava dimostrando confidente e confidente nella misura utile, allor, a fracassargli letteralmente il gomito, senza palesare alcuna fugace remora a tal riguardo.
Ovviamente, là dove H’Anel non avrebbe avuto a potersi intendere in difficoltà nel confronto contro quella nuova, duplice minaccia, anche Duva non ebbe a riservarsi occasioni di dubbio nel merito del proprio successo nel confronto contro quegli avversari, e quegli avversari che, chiaramente mossi dall’erroneo preconcetto di non aver a dover temere una coppia di donne, si stava allor muovendo in loro contrasto con eccessiva ingenuità, e un’ingenuità a confronto con la quale ella non si sarebbe concessa pietà alcuna. Ragione per la quale, nel mentre uno dei due ebbe a finire faccia a terra, dopo essersi visto ripiegare all’indietro entrambe le ginocchia, in un gesto non piacevole che ebbe a essere reso ancor meno gradevole dal suono che ebbe ad accompagnare tutto ciò; l’altro poté riservarsi l’onore di vederla, finalmente, levarsi da terra, e levarsi da terra soltanto per poter andare a parare, prima, in di lui colpo a suo discapito, per poi impattare pesantemente contro il suo volto con il pomello della propria spada, in un gancio che, oltre a fargli saltare qualche dente, ebbe a confonderlo in maniera utile a permetterle di chiudere anche con lui rapidamente la questione andando a farlo ricadere a terra con una nuova, e rapida, spazzata.

venerdì 7 maggio 2021

3634

 

Le province di Kriarya e Krezya, poste sul fronte orientale del regno di Kofreya, avrebbero avuto a dover essere riconosciute, da sempre, le più coinvolte nel conflitto con Y’Shalf. Ma se sulla città di Kriarya, la prima capitale a ritrovarsi direttamente coinvolta nel conflitto, a un certo punto della Storia la famiglia reale kofreyota aveva perduto il controllo, vedendola tradursi nella città del peccato, ciò non era avvenuto in quel di Krezya, attorno alla quale, al contrario, aveva stretto ancor di più la propria presa, nel timore, dopotutto non del tutto incomprensibile, che un’eventuale deriva anche di quella seconda provincia avrebbe potuto condurre a uno spiacevole sbilanciamento nel sostanziale equilibrio esistente con la nemica Y’Shalf e, in ciò, a una spiacevole vittoria y’shalfica su di loro.
Alla stretta di potere imposta dal potere sovrano sulla popolazione di quelle province, tuttavia, era necessariamente corrisposto un peggioramento nelle condizioni di vita della gente comune, e di quella gente comune che, minacciata dal pericolo y’shalfico e, parimenti, vessata dalla prepotenza del proprio stesso governo, aveva finito con ritrovarsi costretta a reagire, e a reagire nella maniera peggiore possibile per la migliore delle ragioni: aveva ceduto alla violenza, e non a quella violenza criminale propria di Kriarya, quanto e piuttosto a una violenza anarchica, e a una violenza atta a rivendicare la propria autonomia da tutto e da tutti. Così, quindi, era nato il brigantaggio.
I briganti, in tal senso, avrebbero avuto a dover essere fondamentalmente riconosciuti qual dei disgraziati, in contrasto ai quali il destino si era già accanito a sufficienza, ma che, nella propria continua irruenza, nella propria costante e violenta ricerca di rivalsa su chiunque incrociassero sul proprio cammino, inevitabilmente non avrebbero potuto ovviare a riservarsi nuove ragioni di guai. Così come, del resto, era avvenuto a ogni incontro con Midda Bontor. Perché se pur non sprovveduti essi avrebbero avuto a doversi riconoscere in quanto guerrieri, ancor meno sprovveduta ella avrebbe parimenti avuto a doversi intendere sotto il medesimo profilo. Così come, seppur forse a livelli diversi, ma non per questo meno competitivi, anche Duva e H’Anel.
Ma se pur, oramai, difficile sarebbe stato per chiunque non avere a riconoscere una delle donne più famose di quell’angolo di mondo, se non del mondo intero; ben diverso discorso avrebbe avuto a valere per la figlia del pur famoso Ebano e la Furia Nera, due donne il cui mito avrebbe avuto ancor a dover essere adeguatamente cantato dai bardi.
Così, quando in quell’ennesima, e ipoteticamente ultima, notte di viaggio, un drappello di briganti ebbe a ipotizzare di aggredire quelle due donne, la cui carnagione non avrebbe potuto ovviare a tradire un’origine straniera, e il cui incedere solitario non avrebbe potuto mancare di suggerire una scarsa attenzione alla propria stessa sicurezza; probabilmente essi ebbero a presumere una facile vittoria...
... facile vittoria che, ovviamente, non ebbe a riservarsi alcuna possibilità di realizzazione.

Sin da dopo la notte del proprio rapimento, occorso in età infantile, H’Anel non era più riuscita a riservarsi l’opportunità di una profonda dormita, come quelle che, pur, un tempo non si era mai negata opportunità di rendere proprie. E se, per chiunque al mondo, un sonno irrequieto avrebbe potuto rappresentare uno spiacevole incomodo, per una donna guerriero, una mercenaria e avventuriera qual ella aveva scelto di divenire seguendo le orme del padre, tutto ciò avrebbe avuto a dover essere considerato nulla di meno che la necessaria base di partenza per una vita sana e lunga a sufficienza da poter sperare di superare almeno i trent’anni.
Discorso diverso, proprio malgrado, avrebbe avuto a dover essere considerato per Duva, la quale, pur donna guerriero e avventuriera a sua volta, raramente aveva avuto ragione di negarsi il piacere di un quieto sonno nel corso della propria vita. In fondo, anche in quell’ultima fase della propria storia personale, e in quella fase contraddistinta da spiacevoli e pressoché costanti minacce, ella non si era mai vista mancare la presenza, al proprio fianco, di mirabili figure quali le proprie sorelle d’arme e di vita, Midda e Lys’sh, le quali non si sarebbero fatte di certo sorprendere da alcuno nel corso della notte. Fosse stata lì da sola, o in compagnia di una diversa camerata, quindi e probabilmente, ella avrebbe avuto a scoprire nel peggiore dei modi possibili quanto pericoloso avesse a doversi intendere concedersi un’occasione di sonno profondo.
Ma, anche allora, ciò non sarebbe avvenuto. Non là dove, per l’appunto, l’irrequietezza notturna di H’Anel ebbe a mettere la stessa in guardia a confronto con l’improvviso silenzio degli insetti attorno a loro; concedendole l’opportunità di allungare la destra verso la propria lancia nel mentre in cui la sinistra non mancò d’essere mossa a sfiorare la spalla della propria compagna di ventura, a invocarne il risveglio. Un risveglio nel cuore della notte, quello che così fu richiesto a Duva, che non avrebbe potuto essere allor giustificato per alcun’altra ragione se non per quella dell’imminenza di un pericolo, e un pericolo a confronto con il quale ella non avrebbe allor mancato di proporre inesorabilmente la propria lama.
Non vi fu così bisogno di una sola parola fra le due donne. E, a ben vedere, neppure di uno sguardo. In fondo, l’esigenza di coordinarsi sarebbe stata loro utile non avessero saputo cosa fare, come reagire innanzi al pericolo. Ma entrambe, in verità, sapevano esattamente cosa fare, sapevano perfettamente come reagire innanzi al pericolo.
Ragione per la quale, quando il pericolo sopraggiunse, esse furono pronte.

La prima a essere raggiunta da un aggressore, seppur per soltanto uno scarto di pochi istanti, ebbe a essere proprio H’Anel. Una scelta, quella in apparente favore della figlia di Ebano, non dovuta da una qualche razionale selezione della medesima, quanto e piuttosto dalla mera fatalità, e dalla fatalità che vide sopraggiungere gli aggressori sul di lei fronte destro. Una fatalità, quella, che pur ebbe a volgere a loro stesso favore, là dove, allorché piombare su una giovinetta addormentata, il bruto che ebbe a saltarle, letteralmente, addosso, ebbe a incontrare una guerriera ben desta e pronta al combattimento, per così come ebbe a intendere sol tardivamente, nel cogliere, all’ultimo istante, gli scuri occhi di lei spalancati nel cuore della notte. Scuri occhi, i suoi, che ebbero ad anticipare di una frazione di secondo la sua reazione fisica, e quella reazione che la vide, allora roteare con forza la propria lancia per andare a impattare, con forza mirabile, la lunga metà inferiore della medesima, opposta alla picca, contro il fonte destro del volto dell’antagonista, travolgendolo con impeto sufficiente a scaraventarlo lontano da sé, nel mentre in cui, a non perdere tempo, ella riguadagnava una posizione eretta con un semplice colpo di reni.
In leggero ritardo rispetto a tutto ciò, e comunque in tempi troppo ravvicinati per potersi permettere un cambio d’iniziativa, anche il secondo assalitore, quello intento a raggiungere Duva, ebbe a slanciarsi sul proprio obiettivo, considerando di poter prevalere facilmente su di lei. Ma prima ancora di comprendere come ciò potesse essere accaduto, egli si ritrovò scaraventato in aria ben oltre il proprio obiettivo, ben oltre la propria preda, destinato ad atterrare, dopo un’improbabile capriola, pesantemente a terra. Quanto era allora accaduto, in verità, era stato molto semplice: ritrovandosi in tal maniera assalita, e potendo rendere proprio un certo fattore sorpresa in contrasto a quello avversario, sol presunto, la Furia Nera aveva deciso di accogliere l’impeto del proprio nemico soltanto per restituirlo al mittente, elevando la propria gamba destra ripiegata innanzi a sé, afferrandolo per le spalle, e reindirizzando la sua foga per farlo proseguire oltre la sua meta designata, lì letteralmente catapultato dall’elegante efficacia di quel semplice gesto.

« Cagne! » ringhiò allora un altro antagonista, a pochi piedi di distanza da loro, assistendo a quanto imposto a discapito dei suoi compari.
« Sono sveglie! » esclamò con una certa sorpresa un altro, accanto a esso, subito sguainando la propria lama per porre rimedio a quella situazione.
« Sì... a differenza vostra siamo sveglie. » ironizzò allora Duva, rigirandosi sul fianco destro e, ciò non di meno, restando ancora a terra, quasi con noncuranza verso di loro « Perché non decidete di sorprenderci ritornando a casa sani e salvi...? Mia sorella sta attraversando una sorta di crisi mistica nella propria vita e non vuole più che io uccida qualunque fesso decida di attaccarmi. Ma non ha detto nulla sulle condizioni nelle quali abbia a dover lasciare in vita quali abbia a doverlo lasciare...! »

giovedì 6 maggio 2021

3633

 

H’Anel Ilom’An non avrebbe potuto asserire, in fede, di aver avuto una brutta infanzia o adolescenza. In effetti, sino a quel momento, la sua vita era stata semplicemente ideale sotto molti punti di vista.
Era nata e cresciuta nell’affetto di una famiglia e nell’abbraccio di una comunità entro la quale si era sempre potuta considerare al sicuro dal resto del mondo. Aveva un padre a dir poco straordinario e aveva avuto una madre che, sino a quando le era stata concessa, non aveva mai mancato di amarla con tutta se stessa. E, accanto a tutto ciò, aveva anche un fratello minore che, di buon grado, avrebbe avuto a potersi intendere anche il suo migliore amico. Insomma: a voler essere insoddisfatta per la propria vita non avrebbe potuto che risultare quantomeno ingrata, per non dire addirittura ingiusta, nei confronti con la stessa.
Tuttavia, e con buona pace di tale inappellabile verità, una cosa era effettivamente mancata nella vita di H’Anel, soprattutto negli anni della propria adolescenza: una figura femminile a cui poter fare riferimento, a cui potersi appellare per meglio misurarsi con il mondo a lei circostante, e quel mondo nel quale, alla fine, si era voluta immergere a capofitto, abbandonando l’oasi di pace nella quale era nata e cresciuta.
Sua madre, dopotutto, era mancata troppo presto, quand’ella ancora nulla era se non una bambina, in termini tali per cui non aveva potuto esserle accanto nel proprio percorso per diventare donna. Midda Bontor, alla quale ella si era subito affezionata e che, all’occorrenza, avrebbe potuto divenire per lei una nuova madre, sopperendo a quella mancanza nella propria esistenza, non si era concessa tale opportunità. E con Fath’Ma, l’attuale compagna di suo padre, avrebbe dovuto ammettere, in cuor proprio, di non poter vantare un qualche particolare rapporto, invero accettandola soltanto per rispetto verso il suo genitore e non per una qualche stima in suo favore. Certo: a un certo punto della propria vita aveva fatto la propria apparizione Maddie, la quale avrebbe potuto essere intesa, a ragion veduta, qual una sorta di utile surrogato di Midda: ma in Maddie, allorché una figura materna, aveva avuto occasione di ritrovare piuttosto l’idea di una sorella maggiore, un’amica e una complice con la quale avere a condividere le proprie avventure, le proprie imprese, e, certamente, all’occorrenza, i propri drammi, ma non quell’idea di madre della quale, purtroppo, difettava.
Insomma... senza desideralo, senza ricercarlo, senza neppure immaginarlo, quella conversazione che aveva avuto occasione di riservarsi con Duva Nebiria si era riservata, per lei, quanto di più prossimo a ciò che le mancava. E, in questo, ella non avrebbe potuto ovviare a scoprirsi quantomeno entusiasta per tutto ciò...
Così, nei giorni successivi, e in quel viaggio che le vide risalire fino alla provincia di Krezya, là dove era collocato il tempio della fenice, H’Anel non ebbe a mancare di approfittare di quella imprevista opportunità di collaborazione per concedersi molti momenti di confronto con Duva, affrontando la più amplia varietà di temi e non mancando di concedersi la possibilità di meglio conoscere quella compagna d’arme nel merito della vita della quale, pur, non avrebbe potuto vantare alcuna particolare confidenza...

« Non ci credo! » esclamò, in termini forse non particolarmente originali, e ciò non di meno sinceri, a un certo punto del loro dialogo « Hai davvero accettato di vivere a bordo della stessa nave, e di una piccola nave, con il tuo ex-marito e la sua nuova moglie...?! »
« Beh. Metà di quella nave era anche mia... » minimizzò ella, stringendosi appena fra le spalle « Per quale ragione avrei dovuto essere io ad andarmene e non lui...?! » ammiccò quindi, in direzione dell’interlocutrice.

Ogni istante trascorso insieme a quella donna, ogni scambio di parole con lei, ogni commento da lei scandito, faceva crescere sempre più in H’Anel l’ammirazione per la medesima.
Non riusciva a comprendere come potesse essere possibile, ma Duva sembrava essere in grado di offrire la risposta giusta a ogni quesito, la replica perfetta a ogni provocazione, la reazione ideale a ogni situazione, con una confidenza di sé semplicemente straordinaria. In tal senso, quindi, nulla di sorprendente avrebbe avuto a poter essere inteso nell’idea che ella fosse ritenuta da Midda Bontor quella gemella che non aveva mai avuto, nel proporsi a lei molto più vicina di quanto non fosse mai stata, o avrebbe potuto mai essere, non soltanto Nissa, ma anche, e addirittura, la stessa Maddie, che pur di Midda incarnava una versione alternativa.

« Dei... io credo avrei dato di matto all’idea di dover dividere uno spazio così ristretto con il mio ex-marito e con la sua nuova moglie... » insistette, scuotendo il capo, ben memore degli angusti corridoi della Kasta Hamina, sulla quale, pur per breve periodo, era stata anch’ella ospite, insieme a suo fratello, a Howe e Be’Wahr, nonché a Maddie e a Rín, per dare supporto alla Figlia di Marr’Mahew nel proprio confronto finale con Anmel Mal Toise.
« E’ proprio quello il punto: cercar di far impazzire il proprio ex-marito prima che lui faccia impazzire te! » ridacchiò l’altra, con aria sinceramente divertita a confronto con tutto lo stupore dimostrato dalla propria interlocutrice nello scoprire che Lange Rolamo e lei fossero stati sposati, un tempo ormai lontano « E, credimi.... non mi sono mai lasciata mancare occasione in tal senso. » precisò poi, a scanso di equivoci « In effetti, anche accogliere Midda e, soprattutto, Lys’sh all’interno dell’equipaggio della Kasta Hamina non è stato affatto facile da digerire per lui. Benché poi, con il tempo, abbia imparato a tollerarne la presenza. »
« Midda posso ancora comprenderlo... è stato come vederti sostanzialmente raddoppiata. » commentò allora H’Anel, non mancando di inarcare l’estremità mancina delle labbra in un’espressione sadicamente divertita « Ma Lys’sh...?! Che c’entra lei, povera cara...? »
« Diciamo che il buon capitano Rolamo aveva una certo problema di fiducia nei riguardi delle specie non umane. » puntualizzò Duva, a meglio esplicare il senso della propria affermazione « Un problema che accade nel momento in cui tua moglie e la tua futura progenie vengono brutalmente massacrati da un gruppo di predoni stellari non umani. » soggiunse, non desiderando giustificare il razzismo del proprio ex-marito e, ciò non di meno, dimostrando quantomeno di comprenderne le motivazioni, giuste o no che esse avessero comunque a dover essere intese.
« Aspetta... quale moglie...?! » domandò in maniera confusa la figlia di Ebano, strabuzzando gli occhi innanzi a quell’affermazione « C’è stata un’altra moglie dopo di te e prima di Rula Taliqua? »
« No. » scosse il capo l’altra, in un sorriso ora dolceamaro, non desiderando certamente avere a scherzare su quegli eventi « Ma c’è stata un’altra moglie prima di me. Kasta Hamina. »

Il silenzio che seguì quell’affermazione non sarebbe stato tale se a Duva fosse stata concessa occasione di ascoltare il suono dei metaforici ingranaggi in movimento all’interno della testa della propria interlocutrice, intenta qual ella ebbe a ritrovarsi a confronto con la necessità di riuscire a elaborare quell’informazione.
Anche perché, per l’appunto, H’Anel, pur ignorando la maggior parte delle informazioni nel merito delle quali stavano allor chiacchierando, non aveva avuto certamente a dimenticare il nome della loro nave, la stessa nave di cui ella, come pocanzi ribadito, era proprietaria per metà: la Kasta Hamina.

« Non ci credo! » esclamò, per l’ennesima volta, H’Anel, decisamente colta in contropiede da tutto ciò « Vuoi dirmi che non soltanto tu hai accettato di vivere a bordo di una nave con il tuo ex-marito e con la sua nuova sposa, ma, peggio ancora, quella nave stellare, di cui tu comunque eri comproprietaria e a bordo della quale avevi accettato un mero ruolo da secondo in comando, portava il nome della sua defunta moglie, venuta prima di te...?! »
« Non giudicarmi male. » levo ambo le mani in segno di resa « Ero giovane e parecchio innamorata quando accettai tutto ciò. » si giustificò, non trovando un’argomentazione migliore in propria difesa.

mercoledì 5 maggio 2021

3632

 

« Mmm... » esitò H’Anel, poco convinta da quell’argomentazione o, in effetti, da quella che pareva proporsi più qual una provocazione, in assenza di una vera e propria argomentazione di sorta.
« Immagino che da queste parti il discorso di una parità di genere non sia ancora stato affrontato... non che da dove vengo io la questione abbia a considerarsi risolta, sia chiaro. » sorrise Duva, in un sorriso tuttavia contraddistinto da una nota di amarezza, ben udibile anche nella propria voce « Ma non credo che ti abbiano a mancare esempi più o meno costruttivi di quanto una donna non abbia a doversi considerare seconda a nessun uomo in alcun campo. E, soprattutto, quanto una donna non abbia a dover rinunciare alla propria identità femminile nell’intento di riservarsi un ruolo in un mondo predominato da una forte impronta patriarcale. » puntualizzò, stringendosi appena fra le spalle « Lasciamo perdere Midda, che potrebbe risultare un esempio quasi banale nella propria occorrenza e, soprattutto, suggerire l’idea di un’unicità irripetibile, e prendi, piuttosto, Nissa. »
« ... Nissa?! » ripeté l’altra, incerta fra aver compreso bene, benché quelle due sillabe non potessero essere facilmente fraintese « Vuoi davvero che prenda a esempio di vita quella psicopatica...?! »
« Non a esempio di vita. Ma, comunque, a esempio. » puntualizzò la prima, trattenendo una risatina divertita dallo sconcerto così suscitato, e così volutamente suscitato nell’interlocutrice « Con tutto il dovuto rispetto per le persone coinvolte nella questione, Nissa era una ragazza qualunque, figlia di un pescatore qualunque, cresciuta su un’isoletta qualunque: non era certamente una predestinata, non avrebbe avuto a poter vantare importanti lignaggi, celebri discendenze, ammesso ma non concesso che il sangue possa valere realmente qualcosa... dettaglio al quale, per inciso, io non credo assolutamente. Ciò non di meno, senza alcuna particolare predestinazione, senza alcun vantaggio di sorta, né fisico né psicologico, ella si è messa in giuoco. Ha lasciato la propria casa, ed è salpata alla ventura con un solo intento: divenire la regina dei pirati dei mari del sud. E cosa ha fatto...?! »
« Lo è diventata...? » replicò in termini sostanzialmente retorici H’Anel, tutt’altro che sicura di voler comprendere il senso di quel discorso.
« Sì. Ma non è che sia semplicemente successo. » precisò Duva, scuotendo il capo « Correggimi se dico qualcosa di sbagliato, ma prima di Nissa non era mai esistita una nazione di pirati: ogni equipaggio era un mondo a se stante, sovente in lotta gli uni con gli altri, oltre che in lotta contro il mondo intero. » spiegò, tutt’altro che in maniera impropria pur nel riferirsi a eventi da lei non vissuti in prima persona ma, soltanto, riportatile « E’ stata lei ad avere, per prima, l’intuizione che i pirati dei mari del sud avrebbero potuto radunarsi sotto un’unica bandiera. E’ stata lei ad avere il coraggio di provarci, proponendosi sola in contrasto non soltanto a dei pirati o a degli uomini, ma a dei pirati uomini, che, certamente, osservandola non avrebbero mai potuto riservarsi alcuna ragione di rispetto nei suoi riguardi, lasciandosi altresì dominare da pensieri decisamente poco galanti a suo riguardo. E, ciò non di meno, ella ce l’ha fatta. E’ riuscita a tradurre la sua idea in realtà. Ed è riuscita, anche, a dare il tormento per lustri interi alla propria gemella... e non a una gemella qualsiasi ma a niente poco di meno che alla leggendaria Midda Bontor! »
« Trovo un po’ inquietante l’ammirazione che sembri avere per la nemica giurata della donna che sei solita considerare al pari di una sorella... » osservò la figlia di Ebano, ancor turbata da tutto ciò.
« Ti stai concentrando sul dito, perdendo di vista la luna. » ridacchiò l’altra, a esprimere un certo divertimento per l’approccio psicologico della propria controparte, pur non negandosi una certa premura nei suoi riguardi, nella volontà di permetterle di comprendere la questione « Il discorso non è quanto sia buono ciò che ha fatto Nissa nella sua vita... ma il fatto che Nissa lo abbia fatto... e lo abbia fatto senza, in questo, mai rinunciare alla propria femminilità. Non ha mai cercato di essere “il re dei pirati”: è sempre stata la regina dei pirati. E accanto a sé non ha mai trattenuto alcun uomo che avesse a poterla definire in rapporto a se stesso, al punto tale che, proprio malgrado, Meri e Nami non hanno neppure idea di chi sia loro padre. »
« Una donna un po’... allegra, insomma... »
« Eh no! » protestò Duva, escludendo fermamente quella visione della realtà « Questo no, dai. » insistette, cercando di moderare i toni, pur restando fedele a se stessa « Mi spieghi per quale ragione se una donna non si lega a un uomo deve essere considerata “allegra”, mentre al contrario va tutto bene...? » domandò, in termini tutt’altro che retorici, desiderando una replica da parte sua « Se un uomo dorme ogni notte con una donna diversa è considerato un idolo... ma se una donna dorme ogni notte con un uomo diverso è considerata una meretrice. Perché...?! »
« Mmm... » esitò nuovamente H’Anel, forse iniziando ora a comprendere il senso di quella presa di posizione da parte della propria interlocutrice « Scusa... ma così facendo non ricadiamo esattamente nel discorso del potersi affermare nella propria identità anche senza necessariamente comportarsi da uomo? » domandò, priva di intento polemico, ma soltanto desiderosa di meglio comprendere quanto ella stesse sforzandosi di comunicarle.
« Aspetta... » levò Duva la propria destra, a invocare da lei un momento di pausa, per ovviare a facili opportunità di fraintendimento « Non voglio dire che una donna, per poter affermare la propria identità, debba necessariamente passare ogni notte da un letto all’altro. » precisò, con un quieto sorriso « Quello che voglio dire è che una donna, per poter affermare la propria identità, non debba necessariamente agire come chiunque altro, uomo o donna che sia, abbia ad aspettarsi che debba agire. » spiegò, rallentando appena nello scandire quelle parole, nel rendersi conto di quanto la frase potesse apparire decisamente poco lineare « Se io ora voglio divertirmi ogni notte con un compagno differente... devo potermi sentire libera di farlo, senza in questo avere a dover rendere conto a nessuno del mio comportamento. » espresse, ricorrendo alla prima persona singolare in quanto, in effetti, quella questione avrebbe anche avuto a coinvolgerla personalmente, laddove, e non era un segreto, da quando era giunta in quel mondo ella aveva deciso di concedersi qualche libertà maggiore rispetto al passato, e agli anni trascorsi, del resto, all’interno di una piccola nave mercantile circondata sempre dalle medesime persone, nonché dal proprio ex-marito e dalla sua nuova moglie « Così come se io un giorno volessi altresì concedermi occasione di frequentare un solo compagno... beh... non vi dovrebbe essere nulla di grave in tal senso. E nulla per cui, soprattutto, abbia a poter essere giudicata meglio o peggio di quanto io non sia ora. »
« Forse ho capito... » dichiarò allora la figlia di Ebano, socchiudendo appena gli occhi nel concentrarsi sulla questione « Quello che stai cercando di dirmi è che il mio voler essere una guerriera non debba dipende dal riconoscimento altrui, ma soltanto da me stessa e da come io desidero vedermi in questo momento, nel bene o nel male. »
« Precisamente. » confermò con soddisfazione Duva « Tu devi essere l’unica autrice della tua vita... non perché guerriera, non perché donna, non perché... boh... quello che vuoi tu. Ma semplicemente perché la vita è la tua. E nessuno deve potersi arrogare il diritto di venire a importi, in maniera diretta o indiretta, come averla a vivere. » asserì, con quieta convinzione « Quindi, se tu vuoi essere donna... sii donna. E abbi a esserlo per come tu lo vuoi: non per come credi che altri abbiano ad attendersi che tu abbia a doverlo essere. E se tu vuoi essere guerriera... sii guerriera. A modo tuo. »
« Come Midda... e come te. » puntualizzò H’Anel, sorridendole e annuendo in ciò.
« Come noi. E come chiunque altro insieme a noi, prima di noi, e dopo di noi. » annuì a sua volta l’altra, contenta di essere riuscita a spiegarsi « Dopotutto la vita è solo una... e allora tanto vale viverla in prima persona, e non per come altri possano pensare sia giusto o sbagliato averla a vivere. No...?! »
« Soprattutto nel considerare come, fra qualche giorno, potrebbe anche finire. » ironizzò la prima, riportando l’attenzione alla loro missione potenzialmente suicida.
« Ma per quanto ci è dato di sapere, potrebbe anche finire fra qualche ora... o qualche minuto. » si strinse nelle spalle Duva, minimizzando il valore di tutto ciò « Ti pare...?! »
« Assolutamente sì. » sorrise H’Anel, non potendo negarsi di provare, a margine di tutto ciò, ancor più ammirazione per la propria compagna in quella missione.

martedì 4 maggio 2021

3631

 

Per Duva Nebiria quell’avventura non avrebbe potuto ovviare a riservarsi il sapore di una straordinaria esperienza inedita, all’interno di un quadro generale che pur nulla di già visto avrebbe potuto rendere proprio. E una straordinaria esperienza inedita resa tale, in particolare, dal ritrovarsi, per la prima volta, priva della compagnia delle sue sorelle d’armi e di vita: Midda Bontor e Har-Lys’sha.
Per carità: durante l’assedio di Lysiath, nel corso di quella stessa battaglia che le era valsa l’appellativo di Furia Nera, ella si era già ritrovata necessariamente separata da Midda e Lys’sh, in conseguenza alla follia degli eventi. Ciò non di meno, benché fisicamente distante dalle proprie sorelle, ella era comunque impegnata insieme a loro nel medesimo contesto bellico, in termini tali per cui, in fondo, avrebbe avuto a potersi intendere come sostanzialmente schierata al loro fianco, e esse stesse al suo.
Ma in quel nuovo frangente, in quella nuova missione, Duva si sarebbe trovata per la prima volta realmente separata tanto da Midda, per ovvie ragioni, quanto da Lys’sh, nel rispetto della divisione degli incarichi, ritrovandosi in ciò fondamentalmente sola in un pianeta a lei del tutto alieno.
... no. Definirsi sola sarebbe stato per lei irrispettoso nei confronti della giovane H’Anel, figlia di Ma’Vret Ilom’An, il leggendario Ebano di cui tanto aveva avuto occasione di sentir parlare da Midda e che, obiettivamente, non le sarebbe dispiaciuto aver avuto occasione di incontrare quand’ancora privo di particolari legami sentimentali, giacché, secondo le ultime notizie che le erano state riferite, avrebbe avuto oramai a doversi riconoscere impegnato con Fath’Ma, quella giovane serva fuggita insieme a Midda e a Nass’Hya, o, per meglio dire, rapita da Midda durante la propria fuga con Nass’Hya, molti anni addietro, e quasi condotta sull’orlo della follia dalla violenza psicologica, e fisica, di Desmair.
Comunque, benché non si sarebbe potuta certamente considerare estranea rispetto ad H’Anel, avendo già avuto diverse occasioni di collaborazione con lei, Duva non avrebbe neppure potuto propriamente definirsi in intimità con la stessa. Non, ovviamente, ai livelli del proprio rapporto con Midda e Lys’sh, e non in termini idonei ad affrontare, pertanto, una sfida così potenzialmente letale.
Ciò non di meno, tale disagevole situazione non avrebbe avuto a poter essere fraintesa una sua esclusiva: nel medesimo contesto, in fondo, avrebbe avuto a potersi intendere anche Lys’sh, in missione con Howe, e, reciprocamente, gli stessi H’Anel e Howe, in missione con loro... due aliene provenienti da una realtà completamente diversa da quella che in quel mondo avrebbe potuto essere loro offerta, e una realtà contraddistinta da navi in grado di veleggiare attraverso le stelle del firmamento, armi in grado di incenerire in un sol colpo chiunque, persino un ritornato.

« Ti suona strano se dico che sei una bellissima donna...? » prese voce H’Anel, nell’evidente intento di rompere il ghiaccio fra loro al termine della prima giornata di viaggio, nel momento in cui ebbero a sedersi attorno a un fuocherello scoppiettante sul quale aver a cuocere della selvaggina che la stessa non si era negata occasione di catturare nel mentre del loro viaggio.

Figlia di un figlio dei regni desertici centrali e di una donna di Kofreya, al pari di suo fratello M’Eu anche H’Anel non avrebbe potuto vantare la stessa cupa carnagione che al padre era valsa il titolo di Ebano, né quella che a Duva, parimenti, aveva destinato l’appellativo di Furia Nera, in un’evidente mancanza di un qualunque senso di politicamente corretto all’interno di quella società. Al contrario ella, così come suo fratello, era contraddistinta da un incarnato più delicato, ma non per questo meno esotico, ad accompagnare il quale avrebbero avuto a dover essere riconosciute alcune caratteristiche tipiche dei figli dei regni desertici centrali, quali zigomi tondeggianti e carnose labbra, con un piccolo mento al di sotto di esse e un naso leggermente schiacciato al di sopra, in un quadro d’insieme già adeguatamente affascinante che, tuttavia, non avrebbe mancato d’esser completato, nel proprio mirabile effetto finale, da due grandi e scuri occhi, nei quali qualunque uomo avrebbe fatto l’impossibile per avere occasione di smarrirsi.
Un connubio, quindi, di mirabili caratteristiche, quelle proprie di H’Anel, che non avrebbe potuto ovviare a renderla squisitamente appetibile, malgrado, nel proprio atteggiamento, nel proprio incedere, e, ancora, nelle proprie larghe spalle e nei muscoli guizzanti al di sotto della sua epidermide, non avrebbe mai mancato di porre maggiormente in evidenza la propria indole guerriera allorché quella di semplice donna.

« Considerando che probabilmente hai meno della metà dei miei anni... e decisamente non hai motivo di invidia nei riguardi di alcun’altra donna... sì. Un po’ mi suona strano. » sorrise Duva, scuotendo appena il capo ornato da lunghe treccine, nel non poter negare l’evidenza di quanto assolutamente conturbante ella avesse ad apparire.
« Che dici...?! » protestò la figlia di Ebano, sgranando appena i propri già grandi occhi, a dimostrare un certo stupore a margine di tutto ciò « Non sei certamente così vecchia! »
« Bambina... » ridacchiò l’altra, ancora muovendo il capo a esprimere un incontrovertibile diniego « Per quanto mi piacerebbe considerarmi certamente una tua coetanea, mi spiace informarti che sono altresì coetanea con la donna che ha rinunciato a riservarsi l’opportunità di divenire per te e per tuo fratello una seconda madre! » ammiccò quindi, riferendosi ovviamente a Midda.
« Ma non ci credo! » escluse fermamente l’altra, rifiutando quell’ipotesi.
« Credici. » annuì altresì la prima, ribadendo quella verità « Per carità... non che mi dispiaccia esser vista più giovane di quanto non sia. »

A giustificare, in verità, il fraintendimento di H’Anel avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la diversa aspettativa di vita esistente fra quel mondo e i mondi nei quali Duva era nata, cresciuta e vissuta fino a poco tempo prima. Se infatti in quella realtà contraddistinta, proprio malgrado, da dubbie condizioni igieniche, primitive conoscenze mediche e sostanzialmente assente considerazione per la vita umana, propria o altrui, il traguardo del mezzo secolo di vita avrebbe avuto a potersi intendere qual obiettivamente ammirevole, vedendo generalmente riservare, a quell’età, non semplicemente il ruolo di genitori o di nonni, ma, addirittura, quello di bisnonni; nella realtà natia di Duva e Lys’sh, in grazia a una ben diversa concezione della vita, i trent’anni avrebbero avuto a poter essere considerati pressoché ancor parte di una sempiterna fanciullezza, non vedendo alcuno avere a riservarsi preoccupazioni per il proprio domani e, sovente, neppure per l’idea di una qualsivoglia progenie non prima dei quaranta... o dopo ancora.
In una così disarmonica concezione della vita, quindi, forse e paradossalmente, la giovinezza di H’Anel e la non più così fanciullesca età di Duva, che, obiettivamente, di lei avrebbe potuto essere madre, non avrebbero avuto a poter essere considerate troppo distanti. Anzi.
Motivo per il quale nessuno avrebbe potuto riconoscere, in fede, a Duva la propria effettiva età... e neppure accettarla a confronto con l’evidenza della stessa.

« Per tutti gli dei... » gemette alfine H’Anel, accettando di buon grado quella verità « ... a questo punto non posso che invidiarti ancora di più! »
« E io non posso ovviare a sottolineare quanto non vi sia per te alcuna ragione utile d’invidia nei miei riguardi. » ridacchiò Duva, ferma a tal riguardo « Ti sei mai guardata allo specchio...? Guardata realmente, intendo...! Sono certa che potresti far dannare l’anima di qualunque uomo se soltanto tu lo desiderassi. »
« Devo essere sincera... non ho mai provato a considerarmi in questi termini. » ammise quindi la figlia di Ebano, escludendo quietamente tale eventualità « Mi sono sempre impegnata a cercare di essere degna del nome di mio padre, concentrandomi più sull’affermarmi come guerriera ancor prima che come donna. »
« E perché mai una cosa dovrebbe escludere l’altra?! » domandò allora la Furia Nera, aggrottando la fronte con aria disorientata a confronto con tale dichiarazione.