11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

mercoledì 1 dicembre 2021

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Per una donna che, nel timore della minaccia rappresentata dalla propria gemella, prima dei vent’anni aveva deciso di abbandonare tutto ciò che per lei, sino a quel momento, era stata vita, ossia il mare, la goletta Jol’Ange, e tutta la famiglia creatasi a bordo della stessa, preferendo in ciò votarsi a uno stile di vita solitario, refrattario a ogni sorta di legame emotivo, onde ovviare, in tal senso, di avere a porre in pericolo coloro ai quali ella si fosse affezionata, rendendoli possibili bersagli dell’ira della propria gemella; decisamente amplio avrebbe avuto a doversi intendere il giro di amicizie che, comunque, era riuscita a radunare attorno a sé, in termini tali per cui, con buona pace di ogni possibile senso commerciale, la quasi totalità della locanda, ormai, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual stabilmente, e gratuitamente, occupata dai membri di quello che, ormai, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un vero e proprio clan: persone provenienti da ogni parte di quello, e di altri mondi; persone giovani, giovanissime e non; persone umane e non; persone viventi e non.
E quell’amplia e sempre più variegata famiglia, come ogni famiglia, non avrebbe potuto ovviare a ritrovarsi insieme per alcuni momenti comunitari all’interno della quotidianità propria di una giornata, fra i quali, irrinunciabili, avrebbero avuto a doversi intendere la colazione e la cena. Così, persino in quello che, a tutti gli effetti, era il salone principale della locanda, e quel salone unico spazio ancor usufruibile anche alla clientela pagante, una porzione importante di tavoli avrebbe avuto a dover essere intesa comunque prenotata, riservata ai membri del clan. E se, per troppo tempo, quel clan era rimasto separato, nella capillare ricerca della loro capofamiglia, della loro matriarca, in quella prima mattina di una nuova epoca, nessuno avrebbe certamente disertato l’occasione della colazione comunitaria, facendosi in ciò tutti trovare già impegnati a muovere le mandibole al momento dell’arrivo, impropriamente tardivo, di Midda, Be’Sihl e, accanto a loro, fra di loro, di Tagae e Liagu.

« Ecco la dormigliona! » esclamò sorridendo Duva Nebiria, la donna che aveva voluto seguirla a partire dall’altra parte dell’universo, nel non voler rinunciare, in tal senso, a colei che riconosceva, e dalla quale era riconosciuta, al pari di una sorella « Che c’è...?! L’età inizia a farsi sentire... » domandò provocatoria, benché perfettamente consapevole di essere pressoché coetanee.
« Buongiorno. » salutò, accanto a lei, Har-Lys’sha, a sua volta giunta sino a quel mondo dalle più remote distanze siderali, legata tanto a lei, quanto a Duva, da quel medesimo, ed egualmente ricambiato, legame sororale, con buona pace per il fatto che ella non fosse neppure umana, quanto e piuttosto ofidiana « Anche se, in effetti, non è passato poi molto da quando ci siamo augurati la buonanotte. »
« Yawn... » sbadigliò Howe, dall’altra parte della tavolata rispetto a Duva e Lys’sh, a non allontanarsi troppo dalla propria amata donna rettile e, ciò non di meno, a tentare ancora di dissimulare l’esistenza di un rapporto fra loro, notizia non ancora di pubblico dominio, benché ormai nota alla stessa Midda « Spero bene che nessuno abbia ad aspettarsi particolare reattività da parte nostra oggi... » puntualizzò, non facendo mistero, in tal senso, della propria più profonda stanchezza.
« Credo proprio che dovrei sentirmi in imbarazzo a confronto con talune facce stanche... ma, francamente, non ho ragione alcuna di esserlo, dal momento che, comunque, sono stata costretta a restare in panchina per tutto il tempo. » commentò a margine di ciò Madailéin Mont-d'Orb, aggrottando la fronte con aria critica, ancor insoddisfatta per essersi ritrovata costretta a non muoversi da Kriarya nel mentre in cui gli altri pur si impegnavano alla ricerca di Midda, giacché la sua presenza in quel punto avrebbe avuto a servire alla sua gemella Nóirín come una sorta di faro spirituale per ritrovare la via del ritorno dal tempo del sogno.
« In che senso...? » esitò Be’Wahr, seduto fra lei, la sua amata, e Howe, suo fratello da una vita intera, benché figli di genitori diversi « Su quale panchina sei dovuta restare...?! » domandò, non riuscendo a cogliere il significato di quella metafora sportiva, e di quella metafora sportiva facente riferimento a concetti totalmente alieni a quel mondo, e quel mondo nel quale, in verità, persino il concetto stesso di sport non avrebbe avuto a doversi fraintendere ancora definito.
« E’ solo un modo di dire. » precisò allora la stessa Maddie, scuotendo il capo con un dolce sorriso verso il suo bel biondo « Significa che sono stata messa da parte, fuori da ogni giuoco. »
« E considerando la difficoltà che abbiamo già avuto così Be’Sihl e io a fare ritorno dal tempo del sogno, direi che mai scelta è stata più azzeccata di quella di tenerti in panchina, sorella. » ammiccò verso di lei Rín, un tempo copia perfetta della sua gemella e ora, tuttavia, leggermente diversa da lei, in quella pur quasi impercettibile differenza derivante da un paradossale anno in più di vita da lei vissuto in quell’ultimo periodo.
« Questa cosa, devo ammetterlo, non è che l’abbia ancora capita bene bene bene... » osservò Howe, ammettendo il proprio limite in tal senso « Ma del resto sono più le cose che non ho capito rispetto a quelle che ho capito, fra tutto ciò che ci è accaduto ultimamente. »
« Ma quanta voglia avete di chiacchierare...?! » domandò Midda, strabuzzando gli occhi con aria disorientata a confronto con tutto l’entusiasmo dei suoi amici, e quell’entusiasmo pur motivato dall’essere, finalmente, di nuovo tutti insieme « Non possiamo tutti prendere per qualche istante esempio da Siggia...? Guardate come è silenziosa e discreta! » invitò, senza ironia alcuna, nell’offrire riferimento all’ultimo acquisto della loro famiglia, seduta quasi dal lato opposto della lunga tavolata rispetto a lei, e lì quietamente impegnata a seguire la situazione senza pur prendere voce in essa e senza, in tal maniera, contribuire al crescere di quel vociare allor difficile da gestire nel confronto con la stanchezza arretrata e non completamente soddisfatta.

E se, in effetti, la desmairiana avrebbe avuto a doversi intendere in quieto silenzio, tale laconicità non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual assenza di desiderio di dialogo, quanto e piuttosto con un certo, e ancor esistente, timore reverenziale verso l’Ultima Moglie, verso la stessa Midda Bontor, tale da imporle di ammutolirsi al suo solo ingresso in scena.

« Mia signora... » rispose allora, nel ritrovarsi a essere in tal maniera direttamente appellata dall’altra « Ben alzata. »
« Midda... non mia signora. » sospirò la donna guerriero, scuotendo il capo con aria pur stancamente rassegnata « Te l’ho già detto ieri... o poche ore fa, addirittura, che io non sono signora di nulla. »
« Scelta di termini quantomeno discutibile, nel considerare il tuo ruolo di signora di Kriarya. » ridacchiò allora lord Brote, scuotendo il capo a confronto con la resilienza della propria ex-mercenaria all’idea di essere riconosciuta per quanto pur ormai era.
« In effetti, probabilmente ora sarebbe giusto chiamarti lady Midda. » osservò provocatoriamente la giovane H’Anel, ammiccando in direzione di colei che un tempo aveva sperato poter riconoscere qual madre, benché il fato non avesse concesso né a lei, né a suo fratello minore M’Eu, una simile possibilità.
« Per cortesia... ho dormito soltanto un paio di ore e non ho ancora fatto colazione. » osservò la stessa Midda Bontor, aggrottando la fronte a quelle parole, pur riconosciute qual scherzose « Davvero volete farmi rimpiangere l’ospitalità della Progenie della Fenice...?! »
« Stai tranquilla... non ce l’ha con te. » rassicurò, a margine di ciò, M’Eu, rivolgendosi all’amata Siggia, seduta accanto a lui, notando un’espressione disorientata a confronto con quell’ultimo scambio di battute, le quali avrebbero allor potuto anche fraintendersi diretta conseguenza del suo rispettoso saluto.
« Certo che non ce l’ho con te, Siggia. » confermò allora la donna guerriero, escludendo categoricamente quell’eventualità « Anzi... a ben vedere tu sei la sola verso la quale non ce l’abbia in questo momento. » incalzò, giocosamente polemica a discapito di tutti gli altri in quel momento impegnati in quel caotico confronto collettivo, e quel genere di caotico confronto collettivo che, obiettivamente, in quel momento si poneva difficile da gestire per lei, fosse anche e soltanto in conseguenza alla propria stanchezza.

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