11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

lunedì 27 dicembre 2021

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Midda Bontor non era abituata a dimostrare di avere più di una parola. Quando ella faceva proprio un impegno, lo portava a compimento a ogni costo. Quando ella dichiarava qualcosa, non mancava di prestavi fede a ogni costo.
Per questo, nel ritrovarsi a confronto con quella domanda da parte della propria nipote, e con una domanda del tutto priva di ogni possibile malizia, ella non poté ovviare a riservarsi un istante di silenzio, non derivante dall’incertezza nel merito della risposta da offrire quanto e piuttosto conseguente alla necessità di avere a riservarsi la giusta consapevolezza nel merito di quanto quella risposta avrebbe poi avuto a dimostrarsi irrevocabile, in ciò che avrebbe avuto a essere un impegno forte non soltanto verso se stessa ma, ancor più, verso le proprie nipoti.

« Non ho mai voluto schierarmi necessariamente in contrasto a vostra madre. » dichiarò, sincera in tal senso, là dove, se pur gli eventi della loro vita, e le scelte compiute da entrambe, le avevano poste su fronti antagonisti, non vi era mai stato da parte sua desiderio alcuno di antagonismo a discapito di Nissa, per così come, reciprocamente, non avrebbe potuto essere affermato « E se dovessimo rincontrarla, lascerò che sia ella a sancire i termini del nostro rapporto. »

Ben lontane dall’età dell’infanzia, più per gli eventi vissuti nel corso della propria vita che non per reale età anagrafica, Mera Ronae e Namile non avrebbero potuto lasciarsi dominare da facili entusiasmi a confronto con chiunque, neppure innanzi a una simile affermazione da parte della propria parente. E così, in effetti, non accadde, vedendole proporsi a confronto con tutto ciò con quieta moderazione, e con quel giusto senso della misura utile a soppesare con attenzione il valore di quelle parole.
Parole, quelle così pronunciate da Midda, che non avrebbero escluso, ovviamente, la possibilità di un nuovo conflitto con Nissa, e che pur non lo avrebbero neppure considerato obbligato, delegando di conseguenza l’iniziativa alla loro stessa genitrice, e a quanto ella avrebbe desiderato riservarsi nei loro confronti... e, in particolare, a suo discapito.

« Credo sia la posizione migliore da assumere. » confermò Mera, annuendo alfine a quelle parole e alla posizione in tal maniera da lei espressa.
« Anche se, francamente, dubito che accadrà... » sospirò Nami, stringendosi appena fra le spalle, a minimizzare la possibilità di tale occorrenza.

Né Namile, né sua sorella Mera Ronae, avrebbero potuto immaginare uno scenario più bello rispetto all’eventualità del ricongiungimento con loro madre, e con quella madre che, purtroppo, avevano perduto al termine della grande battaglia di Rogautt, lo scontro finale fra i pirati che Nissa Bontor era stata capace di radunare attorno a sé e riunificare in un’unica, grande nazione, e le forze alleate di Midda Bontor, quegli amici, quei compagni d’arme, dei quali ella si era circondata nel corso degli anni, e che potevano vantare o qualche questione in sospeso con la stessa Nissa Bontor oppure un qualche debito nei riguardi della Figlia di Marr’Mahew.
Tuttavia, fra quello che avrebbe avuto a doversi riconoscere come un bel sogno, a tratti persino insperato, e la realtà dei fatti, e la realtà dei fatti propri di un mondo come il loro, che ben poco spazio era solito lasciare a facili speranze, avrebbe avuto a doversi riconoscere l’esistenza di un abisso, e di un abisso che difficilmente avrebbe avuto a poter essere riconosciuto qual colmabile.
Per permettere al sogno di divenire realtà, del resto, non solo sarebbe stato necessario avere a rincontrare loro madre, ma, ancor più sarebbe stato necessario che essa avesse a dimostrarsi desiderosa di dimostrarsi collaborativa nei loro confronti e, soprattutto, nei confronti di sua sorella Midda. Eventualità che avrebbe avuto a doversi riconoscere più nella sfera dei sogni che in quella della realtà, anche e soprattutto dal loro quieto punto di vista, e dal punto di vista di chi era stato cresciuto in odio a quella donna, imparando a temerla più di ogni possibile creatura mitologica, e forse e persino più della morte stessa...

« Chi può dirlo...?! » replicò tuttavia Midda, stringendosi a sua volta fra le spalle, quasi a fare da contraltare rispetto al gesto della nipote « Se c’è una cosa che questa mia folle vita mi ha insegnato è che nulla è impossibile. » dichiarò, aggrottando appena la fronte « O credete veramente che soltanto mezza dozzina di anni fa avrei mai immaginato di trascorrere un lustro della mia esistenza fra le stelle del firmamento, a bordo di una nave in grado di solcare i cieli come fossero mari...? E di avere occasione lì di incontrare le due migliori amiche con le quali mai avrei potuto immaginare di incrociare i miei passi...? »
« Una delle quali, fra l’altro, con le sublimi sembianze di un rettile... come le terribili gorgoni contro alle quali tante volte ti sei impegnata a combattere nel corso della tua vita. » intervenne con autoironia e divertimento Har-Lys’sha, non potendo fare a meno di scherzare nel merito di quello che, proprio malgrado, per lei era divenuto un tormentone sin dal loro arrivo lì, venendo puntualmente confusa da chiunque, per l’appunto, per una gorgone.
« Adesso non esagerare. Avrò combattuto una o due volte al massimo contro delle gorgoni... e quando ancora viaggiavo per i mari del sud a bordo della Jol’Ange... » ammiccò la Campionessa di Kriarya verso la propria sorellina ofidiana, pur non potendo obiettivamente negare quanto mai avrebbe potuto immaginare che, un giorno, sarebbe stata capace di considerare una donna rettile al pari di una sorella... e di una sorella nel senso migliore del termine.
« E di avere occasione lì di incontrare due piccole armi di distruzione di massa da adottare in quanto tuoi figli, lo avresti mai immaginato...?! » intervenne con un tentativo di eguale autoironia la piccola Liagu, offrendo riferimento a se stessa e a suo fratello Tagae, in un risultato tuttavia meno riuscito, là dove, diversamente da quelle di Lys’sh, le sue parole non ebbero a trovare facile sponda nella propria mamma, la quale non avrebbe avuto piacere a sentirla descrivere se stessa, o suo fratello Tagae, in quei termini.
« Liagu... » l’apostrofò pertanto la donna guerriero, con tono di dolce rimprovero « Per favore, sai che non mi piace che tu e tuo fratello abbiate a presentarvi in quella maniera, neppure per scherzo. » dichiarò, scuotendo appena il capo « Il fatto che la Loor’Nos-Kahn abbia tentato di ridurvi a semplici strumenti di morte non significa che voi dobbiate permettere a voi stessi o ad altri di considerarvi tali... né come prima, né come ultima definizione. » puntualizzò, a scanso di ogni possibile equivoco « Per me voi non siete delle armi di distruzione di massa, ma due meravigliosi bambini, ricchi di curiosità, di intelletto, di buona volontà e di amore... al punto tale, persino, da arrivare ad amare una donna come me, e da accettarla in quanto madre là dove nessuno mai avrebbe potuto immaginare di fare qualcosa di simile. »

Un lieve colpo di tosse proruppe allora dalla gola di Namile, nel mentre in cui la piccola poi ebbe a sorridere, sorniona, in direzione della propria zietta, a sottolineare quanto quell’ultima frase di autocompatimento non avrebbe avuto a doversi considerare del tutto corretta...
... non nel confronto con l’esistenza di più di un precedente utile a dimostrare esattamente l’opposto, non tanto sottintendendo lei o sua sorella Mera, che pur, rimaste orfane di madre, avrebbero quietamente accettato l’eventualità di esplorare una nuova vita accanto a lei, ma anche, e ancor prima, in riferimento a H’Anel e M’Eu, i quali, fossero stati lì presenti, non avrebbero mancato di risentirsi non poco per la banalità con la quale ella sembrava essere pronta a risolvere la questione, indicando solo Tagae e Liagu quali coloro i quali in grado di amarla come dei figli, e di desiderarla in quanto madre.

« D’accordo... d’accordo. Lasciamo perdere quest’ultima frase. » si corresse ella, inarcando appena un sopracciglio nel comprendere il perché di quel colpo di tosse e di quel sorriso sornione « Però tutto il resto che ho detto resta valido... assolutamente! »

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