Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
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lunedì 16 marzo 2020
3217
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
In quegli ultimi cinque anni, in quel di Kriarya, città del peccato del regno di Kofreya, la vita aveva continuato a trascorrere nella stessa, irrequieta, serenità di sempre.
Fra le varie capitali del regno, Kriarya era da sempre stata quella più esposta all’avversione del mondo circostante, ritrovandosi a confinare, proprio malgrado, con due fronti antagonisti: quello verso il regno di Y’Shalf, da sempre nemico giurato del regno di Kofreya; e quello verso la palude di Grykoo, un territorio insalubre e maledetto dominato da negromantiche forze tali da non concedere alcuna requie né ai vivi, né ancor più ai morti, rianimandoli e muovendoli nel bramosa ricerca di morte, e di morte per qualunque creatura mortale.
Nella propria non facile posizione, Kriarya aveva sviluppato un proprio certo livello di immunità psicologica. Chiunque non fosse in grado di sostenere tale situazione, già da lungo tempo, aveva lasciato la capitale dalle mura dodecagonali, o, peggio per lui, era morto vittima della propria debolezza, fisica o psicologica che essa fosse: in ciò, i restanti, avrebbero avuto a doversi intendere così quietamente abituati a confrontarsi con tutto quello da non avere neppure di che sorprendersi per qualcosa, trascorrendo le proprie giornate più a contatto con la morte che con la vita, ma, non per questo, dimenticandosi di aver a vivere ogni singolo istante in maniera, forse e persino, più piena di quanto non avrebbe mai potuto essere offerto ad altri in altri luoghi, e in luoghi più sereni, più felici rispetto a quello.
E così Kriarya, nel corso degli anni, aveva offerto occasione di vita ai peggiori reietti della società: ladri e assassini, mercenari e prostitute, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti lì quali la popolazione predominante. E, caso unico in tutta Kofreya, anche il concetto stesso di aristocrazia, in quel di Kriarya, avrebbe avuto a dover essere reinterpretato in maniera adeguata, ritrovando al potere non tanto qualche nobile incapace e indolente, quanto e piuttosto dei veri e propri condottieri, i migliori fra tutti i criminali della città, capaci di spartirsi la città stessa e di controllarla e dominarla con il carisma e con la forza.
Tale, quindi, era la città del peccato. E tale, quindi, essa era da ben prima che una giovane donna guerriero di nome Midda Bontor ne varcasse i confini, proponendosi, in termini ai quali inizialmente era stato offerto ben poco credito, qual avventuriera mercenaria, malgrado nel proprio genere, nonché nelle proprie forme e proporzioni, i più le avrebbero consigliato di avventurarsi in un ben diverso genere di professione mercenaria.
Tale, ancora, era la città del peccato. E tale, ancora, essa aveva continuato a essere anche dopo che un’ormai non più giovane, ma universamente affermata, Midda Bontor, ormai riconosciuta, entro quelle mura dodecagonali addirittura qual Campionessa, era scomparsa nel nulla cinque anni addietro, probabilmente partendo per una qualche nuova avventura verso l’ignoto, e una nuova avventura che, ben presto, avrebbe avuto occasione di divenire leggenda, affiancandosi alle molte altre che, già, ne costituivano l’epopea personale. Del resto non era la prima volta che l’ormai leggendaria Figlia di Marr’Mahew scompariva dalla città per intere stagioni… ragione per la quale, anno in più, anno in meno, ben poca importanza avrebbe potuto comportare per gli abitanti di Kriarya. Anzi: in effetti, ben poca importanza tutto ciò avrebbe potuto comportare per loro in senso lato.
In effetti, già da qualche stagione, da qualche anno, in quel di Kriarya, aveva fatto la propria apparizione un’altra donna, più giovane, e più integra, rispetto all’originale Campionessa, che pur non avrebbe potuto mancare di vantare una certa somiglianza fisica con lei, a partire dai medesimi occhi color ghiaccio, sino a giungere alle ben note, ed esagerate, proporzioni toraciche. Ma se in molti non avrebbero potuto mancare di scambiarla per l’”originale” Midda Bontor, non conoscendola e, in ciò, fraintendendone l’identità, al punto tale da arrivare a rivolgerle sfida nel desiderio di associare il proprio nome a quello di colui o colei che era riuscito ad abbattere la leggendaria Ucciditrice di Dei; quella stessa donna non aveva mai mancato di impegnarsi a ribadire, in ogni occasione utile, quanto ella non fosse chi pensavano essere, presentandosi, in effetti, con un nome diverso, per quanto a tratti foneticamente assimilabile all’altro.
Insomma: in quegli ultimi cinque anni, in quel di Kriarya, città del peccato del regno di Kofreya, la vita aveva continuato a trascorrere nella stessa, irrequieta, serenità di sempre.
« Elisee… smettila di correre in giro come una disperata! » richiamò la voce di Arasha, gestrice della locanda “Alla Signora della Vita”, cercando di riportare all’ordine la figlioletta di tre anni, la quale, priva di ogni imbarazzo abitualmente proprio di una bimba di quell’età, correva e saltava attraverso gli ampli spazi della locanda con ben poco interesse nei riguardi degli avventori lì attualmente presenti, e di quanto, chiunque fra essi, avrebbe avuto a doversi riconoscere, quantomeno, un furfante tale capace di vendere la propria stessa madre per un soffio d’oro o poco meno « … Seem, caro: potresti per cortesia andare a mettere un guinzaglio a “tua” figlia… o qualcosa del genere?! »
In quel di Kriarya, quella particolare locanda, e quella locanda che, nel proprio stesso nome, desiderava essere dedicata alla stessa Campionessa di Kriarya, aveva sempre goduto di stato privilegiato: il suo proprietario originale, Be’Sihl Ahvn-Qa, infatti, era sempre stato capace di mantenerla indipendente da ogni giuoco di potere proprio della città del peccato, unico edificio, di fatto, che non rispondeva in ciò ad alcun lord, e che, in tal senso, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un territorio neutrale all’interno dei complessi equilibri locali.
Della struttura originale del locale, in verità, già da qualche anno avrebbe avuto a doversi riconoscere presente soltanto il piano inferiore, pur a sua volta profondamente rinnovato, in conseguenza al devastante incendio che aveva distrutto tutto il livello superiore. Un incendio coscientemente appiccato dalla stessa donna guerriero che, in tal maniera, aveva voluto simulare la propria morte, nel corso di una delle varie disavventure cittadine delle quali si era ritrovata a essere protagonista. Ma se colpevole ella era quindi stata per la distruzione dell’edificio, altrettanto responsabile ella era stata per la sua ricostruzione, finanziando con i propri risparmi la riedificazione dell’intera locanda, in misura persino maggiore rispetto all’originale. E se, in grazia di ciò, ella era anche subentrata, a giusto diritto, qual comproprietaria della locanda, paradossale avrebbe avuto a doversi intendere quanto, da quel giorno, né lei, né tantomeno Be’Sihl, in tale locanda, avevano più realmente soggiornato, se non per qualche fugace momento.
Così, a subentrare loro nella gestione de “Alla Signora della Vita” erano stati la giovane Arasha, figlia di un defunto maestro d’arme della donna guerriero, e Seem, ex-scudiero della stessa Figlia di Marr’Mahew, l’unico al mondo che, in effetti, avrebbe potuto vantare un simile titolo. E, tutto sommato, erano stati anche decisamente bravi in tal senso, dimostrandosi capaci di portare avanti la situazione da ormai quasi un intero decennio, in termini tali per cui difficilmente qualcuno avrebbe potuto lì avere ancora a considerarli quali semplici ospiti, ancor prima che i reali padroni di casa.
E padrona di casa, in tutto ciò, avrebbe avuto anche a dover essere riconosciuta la piccola Elisee o, per essere più precisi, Midda Elisee, come suo padre Seem aveva espressamente voluto chiamarla, in chiaro omaggio al proprio mai dimenticato cavaliere: una bimba nata e cresciuta nella città del peccato e, forse complice anche il suo nome, così indifferente alla pericolosa natura stessa del mondo a lei circostante da apparire quasi surreale, se non fosse che tale, dopotutto, avrebbe avuto a doversi intendere il sol mondo che ella aveva mai avuto occasione di conoscere, l’unica realtà per lei allor esistente.
« Eli… » richiamò stancamente Seem, scaricando un vassoio carico di boccali su un tavolo circondato da un allegro gruppo di tagliagole, francamente divertiti dall’esuberanza propria di quella piccina « … ascolta un attimo tua madre, per favore, e mettiti tranquilla a giocare in un angolo senza disturbare i nostri clienti. »
« Ma io mi annoio! » protestò la bambina, accigliandosi e guardando malamente il proprio papà.
« Si vede proprio che è una Midda… » ridacchiò uno degli avventori, più prossimo al locandiere, nel mentre in cui questi scosse il capo e, svuotato il vassoio, se lo infilò sotto braccio prima di allungarsi ad agguantare la bambina in rapido allontanamento da lui.
« … anche troppo! » commentò per tutta risposta il padre, aggrottando la fronte e domandandosi se non esistesse qualche strana maledizione sulla locanda tale per cui non vi sarebbe potuta mancare una Midda esagitata al suo interno « Crescendo ti calmerai, vero, Eli…?! Non vuoi che al tuo papà possa venire un infarto nel saperti così disperata in giro per il mondo… »
« … no… no… no… » si lamentò la bimba, per nulla interessata, in verità, alla richiesta del genitore, e piuttosto intenta a cercare, in qualche modo, di evadere dalla presa di lui.
Fu in quel momento che, tuttavia, un evento del tutto inatteso ebbe a sconvolgere la consueta normalità propria di una sera come tante in quel di Kriarya. Ed ebbe a sconvolgerlo nella forma di un’inattesa colonna di fuoco che, quasi esplodendo dal nulla, si ebbe a manifestare nel centro esatto del locale, a pochi piedi di distanza da Seem e dalla piccola Elisee. E se la piccola Elisee, al pari di tutti i presenti, non poté ovviare a sobbalzare e a gridare spaventata a confronto con quelle fiamme, e con la sorpresa propria delle stesse lì divampate nel tempo proprio di un battito di ciglia; Seem, dal canto proprio, non mancò di ben riconoscere qualcosa di già visto in tutto ciò, e già visto in più di un’occasione…
« La fenice! » sussurrò fra sé e sé, perdendo la presa sulla bambina che, scappatagli di mano, corse rapida a nascondersi dietro la gonna della madre, cercando rifugio insieme alla stessa al di là del bancone.
E se pur il fraintendimento avrebbe potuto essere comprensibile, in una manifestazione di potere praticamente equivalente a quella propria della fenice, le figure che ebbero allora a emergere da quelle fiamme non si presentarono ignude, così come puntualmente era solito avvenire al termine di un viaggio sulle ali di tale mistica creatura, quanto e piuttosto del tutto vestite ed equipaggiate, con vestiti ed equipaggiamenti per lo più decisamente inconsueti innanzi agli sguardi di tutti i presenti.
E al centro del gruppo, e di un gruppo decisamente affollato qual quello che lì ebbe a fare la propria apparizione, non mancarono di mostrarsi addirittura tre Midda: due versioni più giovanili, riconoscibili dallo scudiero qual le gemelle Maddie e Rín, sebbene mai egli si sarebbe potuto attendere di rivedere la seconda, e, accanto a loro, l’unica, sola e originale… Midda Bontor!
« … mia signora… » quasi gemette Seem, per l’inevitabile commozione nel ritrovarsi posto innanzi all’immagine del proprio cavaliere, finalmente ritornata da lui.
« Visto…? » sorrise quietamente Midda, indirizzandosi a Rín « Il tuo potere, unito a quello di secondo-fra-tre, ci ha portati esattamente dove volevamo. » puntualizzò, ammiccando con aria rilassata « Siamo a casa! »
domenica 15 marzo 2020
3216
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
« Quella di questi ultimi cinque anni è stata una bella avventura. » dichiarò, prendendo voce ora a beneficio di tutti i presenti, nel voler rivolgere a tutti loro, in generale, un’ultima voce « E’ stata un’avventura che mi ha cambiato più di quanto non avrei mai potuto pensare fosse possibile. E non intendo riferirmi soltanto a voi-sapete-cosa! » puntualizzò, in riferimento al fatto che, ormai, ella fosse divenuta la nuova regina, un segreto tutt’altro che tale innanzi a quella platea di amici e compagni di ventura « Intendo riferirmi a quanto, tutto questo, mi ha dato occasione di crescere, di cambiare, di diventare una donna migliore rispetto a quanto non potessi essere mai stata prima. »
« Non che in passato mi fossero mancate tali opportunità! » volle immediatamente sottolineare, a escludere ogni possibilità di fraintendimento « Il fato, nella propria infinita benevolenza, mi ha sempre concesso l’occasione di avere accanto a me persone straordinarie. Persone straordinarie fra le quali degli amici fraterni, coloro i quali non hanno esitato ad attraversare l’universo per raggiungermi, per offrirmi il proprio aiuto, il proprio supporto… » sancì, volgendo lo sguardo, volutamente, verso Howe e Be’Wahr, che più di chiunque altro avrebbe avuto lì ragione di ringraziare per la propria presenza in quel luogo e in quel momento « Così come persone straordinarie fra le quali dei bambini, o quanto meno un tempo tali, soltanto bisognosi di un abbraccio materno, e a confronto con i quali, mio malgrado, non sono mai stata in grado di pormi in giuoco con quella serietà, con quell’impegno che pur avrebbero avuto a meritare, sebbene poi, questi, non mi abbiano voluta comunque dimenticare, né abbandonare… » soggiunse, or spostando la propria attenzione verso H’Anel e M’Eu, che prima di chiunque altro avrebbero, oltre quindici anni prima, potuto occupare nella sua vita il posto ora occupato da Tagae e Liagu, se soltanto ella non fosse stata così stolta da rifiutare simile opportunità.
« Ciò non di meno, in questi ultimi cinque anni, tutto ciò mi è stato nuovamente offerto, in grazia a nuovi amici, e nuove amiche, a una nuova famiglia straordinaria… » dichiarò, ora rivolgendo la propria attenzione agli uomini e alle donne della Kasta Hamina e, fra essi, sopra a tutti, a Duva e Lys’sh, che più di chiunque altro le erano state vicine, al punto tale, ancora, da non volerla lì abbandonare « … e in grazia a una nuova coppia di meravigliosi pargoli che, forse per una tardivamente raggiunta maturità o, chissà, per merito di quale illuminazione divina, ho finalmente avuto il coraggio di accogliere nella mia vita! » precisò, non mancando, in ciò, di volgere il proprio interesse anche all’indirizzo di Tagae e Liagu, in quel momento stretti ai suoi fianchi, l’uno a destra e l’altra a sinistra, quasi nel timore che, altrimenti, ella potesse loro sfuggire, al di là di quanto, pur, in direzione contraria avrebbero avuto a doversi riconoscere spese le sue parole « E tutto questo non ha potuto ovviar ad arricchirmi… e a rendermi, spero, la versione migliore di me stessa. »
Un momento di silenzio seguì quelle parole, nel mentre in cui ella si dimostrò impegnata a meglio valutare la direzione entro la quale proseguire con il proprio discorso, e quel discorso di commiato.
« Sapete… » riprese quindi, accennando un lieve sorriso « Alcuni anni fa, in grazia al potere degli scettri dell’ultimo faraone di Shar’Tiagh, ho avuto alcune visioni su quello che avrebbe potuto essere il mio futuro. » dichiarò, accettando di svelare, finalmente, quel particolare, e quel particolare che, sino ad allora, non aveva mai condiviso con nessun altro, nelle difficoltà che, la comprensione di tutto ciò, avrebbe potuto comportare per un eventuale ascoltatore « Non un futuro scolpito nella roccia, sia chiaro: un futuro possibile, e un futuro che, pur, in effetti, ebbe a dimostrarsi sufficientemente preciso sotto molti aspetti, lasciandomi conoscere, prima del tempo, gran parte della famiglia che, poi, mi ha effettivamente accompagnata in questi ultimi cinque anni. » rivelò, non mistificando la verità di quanto, in effetti, ella avesse già avuto pregressa occasione di rapportarsi con tutti i membri dell’equipaggio della Kasta Hamina ben prima di incontrarli veramente « Ma quella visione di futuro, quella sorta di profezia nel merito del mio avvenire, aveva comunque difettato sotto molti aspetti, fra i quali l’assenza, in quanto mi venne mostrato all’epoca, di figure chiave del mio presente e, se gli dei vorranno, del mio avvenire, quali il mio amato Be’Sihl… o la mia carissima Lys’sh… o, ultimi e non meno importanti, questi due pargoli meravigliosi. » sorrise, accarezzando le testoline di Tagae e Liagu, con un gesto delicato « Ed è in grazia loro, e in grazia di tutto voi, amici miei, mia amata famiglia, che oggi, più che mai, posso dichiarare di essere realmente appagata, per così come mai avrei pensato di poter essere. »
« Quindi… appenderai la spada al chiodo…?! » domandò incuriosita Maddie, aggrottando appena la fronte innanzi alle parole dell’altra se stessa, e di quella se stessa allor così apparentemente molto più vecchia di lei rispetto alla loro reale differenza d’età, in parole che, quasi, avrebbero avuto a poter essere giudicate adeguate per una festa di pensionamento, allorché per un semplice saluto prima di una partenza « E intendo in maniera metaforica, giacché, in effetti, hai anche perduto la tua spada… » puntualizzò, rendendosi conto di quanto, forse, quel modo di dire non potesse essere effettivamente compreso dalla controparte « In altre parole: lascerai perdere la tua vita da avventuriera…?! »
Midda ci aveva riflettuto a lungo, in effetti. E non solo in quelle ultime settimane, ma già da prima ancora. In effetti, sin da quando Tagae e Liagu avevano iniziato a far parte della propria vita.
Se, dopotutto, ella non aveva mai voluto assumere il ruolo della madre per nessuno, nella consapevolezza di quanto un tale impegno le avrebbe negato di vivere la propria vita nell’unico modo in cui ella avrebbe avuto a doversi intendere capace di viverla; nell’aver accettato, alfine, due pargoli nella propria quotidianità, non avrebbe potuto continuare a comportarsi come se nulla fosse, come anche, del resto, era stata costretta a fare in tempi recenti per chiudere la questione con Anmel, prima, e con il Progenitore, poi: non sarebbe stato giusto, non sarebbe stato corretto per loro. E, in questo, quindi, la soluzione probabilmente più corretta, più giusta, sarebbe per l’appunto stata quella di rinunciare alla propria vita da avventuriera… a quella vita per vivere la quale, ancora bambina, era scappata di casa, rinunciando alla propria famiglia, a tutti i propri affetti, e votandosi alla ventura.
Eppure, proprio tale era stato il suo errore, molti anni addietro. Ed ella, alla fine, lo aveva ben intenso.
« Quando avevo dieci anni, lasciai la mia casa, lasciai la mia famiglia, per inseguire i miei sogni di avventura. E, in questi ultimi sette lustri, in fondo, ho continuato a fare esattamente lo stesso… rifuggendo a ogni affetto, rifuggendo a ogni legame, quasi tutto ciò, in qualche modo, potesse negarmi l’occasione di essere me stessa, di esprimermi al pieno. » dichiarò, in risposta all’interrogativo proposto dalla propria versione più giovane, e a quella versione alla quale, allor, non si poté augurare di poter essere d’esempio nelle proprie scelte, nelle proprie decisioni in merito a se stessa e al proprio avvenire « Tuttavia, credo di aver finalmente, e tardivamente, compreso, quanto tutto ciò fu un errore. » sancì, offrendo, in apparenza, una quieta conferma all’interrogativo di Maddie.
Ma prima che chiunque potesse esprimersi a margine di simile annuncio, ella riprese ancora voce, proseguendo nella propria argomentazione: « Fu un errore, da parte mia, nell’approccio infantile proprio di una bambina qual io ero, quello di voler porre un netto distinguo fra quelle due possibilità, fra quelle due vite, mettendo in conflitto l’idea propria di una vita avventurosa con l’idea propria di una famiglia, di affetti ai quali essere legata… »
« … d’accordo… ora sono un po’ confuso. » commentò Howe, inarcando appena un sopracciglio « Si può sapere che accidenti ti sta passando per la mente…?! »
« Che cosa vuoi fare, Midda…? » domandò Be’Wahr, affiancandosi psicologicamente al fratello, nel tentare di comprendere quanto ella desiderasse intendere.
E se, per un fugace istante, ella sembrò francamente divertita a confronto con la curiosità così suscitata nei propri interlocutori, la Figlia di Marr’Mahew, la Campionessa di Kriarya, l’Ucciditrice di Dei, nonché la nuova regina, futura Portatrice di Luce e futura Oscura Mietitrice, non costrinse loro a restare troppo a lungo con il fiato in sospeso in attesa di una sua risposta, aprendosi in un amplio e sereno sorriso e dichiarando la sua più semplice, e più complessa, intenzione…
« Voglio vivere! » dichiarò, senza esitazione alcuna, senza fremito nella propria voce, scandendo con entusiasmo quelle poche sillabe così cariche di desiderio « Vivrò la mia vita, giorno dopo giorno, come ho sempre fatto. Ma la vivrò meglio di quanto mai abbia fatto, accompagnata dalle persone che amo, circondata dai miei amici, dalla mia famiglia, affrontando insieme ogni minaccia dovesse pararsi innanzi a noi, ed esplorando tutto quanto vi possa essere da esplorare nel nostro mondo! » dichiarò, in un proposito apparentemente simile a qualunque altro proprio proposito passato, ma in un proposito assolutamente inedito nella presenza, al suo fianco, di quella famiglia, di quegli amici, dai quali, allora, ella non sarebbe mai più rifuggita « E chissà… magari, il giorno in cui il nostro mondo dovesse iniziare a essere troppo piccolo per noi, potrò nuovamente pensare di tornare quassù, fra le stelle dell’universo infinito, a riprendere da dove mi sono interrotta! » concluse, ammiccando in direzione dei propri amici della Kasta Hamina, e di quegli amici ai quali, in ciò, non avrebbe avuto a dover dire “addio”, ma, forse e probabilmente, un semplice “arrivederci”.
« Beh, che dire?!… » sorrise Mars, ex-meccanico della prima Kasta Hamina e, ora, co-capitano della seconda, prendendo voce a nome di tutti gli ancor pochi membri del nuovo equipaggio, in direzione del loro ex-responsabile della sicurezza « Se mai tornerai a passare da queste parti, non mancare di venirci a salutare… allora! »
« L’importante è che tu non ci faccia aspettare troppo… » sorrise Lange Rolamo, scuotendo appena il capo con un enfatico sospiro « … non so te, ma io non credo di poter ringiovanire nei prossimi anni! »
« Lascia stare questo discorso… » scosse il capo Midda, per tutta replica, trattenendo una risatina divertita nel merito della questione così sollevata « … altrimenti mi toccherà far presente alla tua ex-moglie, tanto desiderosa di seguirmi nel mio pianeta natale, che laggiù sarà considerata pressoché al pari di una nonna, nel confronto con le ridotte aspettative di vita presenti. »
« Ecco! » sgranò gli occhi Duva, decisamente contrariata all’idea di doversi considerare una nonna, tutt’altro che abituata a sentirsi neppure al pari di una mamma « Detto questo, sarà meglio che ci muoviamo a partire… prima che possa cambiare idea! » incalzò, facendo atto di spingere in avanti la propria amica, benché, in realtà, non vi fosse fondamentalmente alcuna meta verso la quale poterla condurre in tal maniera « Andiamo…?! »
« Andiamo… » annuì Midda, sorridendo verso di lei e verso tutti gli altri « … torniamo a casa! »
sabato 14 marzo 2020
3215
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
Così, con un po’ di egoistica leggerezza, la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, aveva deciso di proseguire oltre, in una scelta che, invero, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa per lei qual inedita, per così come, non a caso, H’Anel e M’Eu avrebbero ben potuto testimoniare. E di Desmair, piacendo agli dei, ella non avrebbe più avuto ragione di doversi preoccupare…
« La stessa domanda dell’accusatore vale anche per te… » apostrofò Lange, rivolgendosi alla propria ex-moglie, e a quell’ex-moglie che, in fondo, non aveva mai smesso di amare, pur rendendosi conto, suo pari, di non poterle concedere quanto ella avrebbe potuto desiderare dal loro matrimonio, ragione per cui, molti anni addietro, erano giunti in tal modo alla separazione, e a quella strana e forse impropria separazione che pur, malgrado tutto, li aveva veduti continuare a condividere le proprie esistenze a bordo della Kasta Hamina, con ogni difficoltà propria del caso « Quindi sei proprio decisa a partire per sempre…? » ripropose quindi alla volta di Duva.
E l’ex-primo ufficiale dell’ormai perduta Kasta Hamina, nonché ex-moglie dell’ormai non più capitano, non poté ovviare a offrire un sorriso carico di dolce tenerezza nei confronti del proprio ex-sposo, e di quell’uomo che, a sua volta, non aveva mai smesso di amare, pur rendendosi conto, suo pari, di non poter continuare in quella storia, e in quella storia che a nulla mai avrebbe potuto condurli.
E in tale sorriso, in tale sorriso carico di dolce tenerezza, ella non poté ovviare a ritrovarsi intimamente più che felice alla prospettiva che, finalmente, la loro vita, e quella loro vita rimasta parzialmente in stasi a seguito del loro divorzio, stesse quindi riprendendo nel proprio corso, e stesse riprendendo nel proprio corso per così come ben dimostrato non soltanto dalla propria decisione di partire, ma anche, e ancor più, dalla dolce attesa di Rula.
« Sai… e lo dico con tutto il massimo rispetto possibile, probabilmente un giorno la distruzione della Kasta Hamina avrà a doversi ricordare qual uno degli eventi migliori che ci siano accaduti. » sancì, annuendo appena « La vita è mutamento… le storie iniziano e finiscono, e nuove storie attendono di essere narrate se si ha il coraggio di voltare pagina e di guardare oltre. » dichiarò, rinnovando il proprio sorriso a favore tanto di Lange, quant’anche di Rula.
« Accidenti! » commentò l’ex-capitano, sbarrando gli occhi a riprova di sincero stupore per la profondità propria di quella frase, e di quella frase che, certamente, non si sarebbe ma atteso di poter udire scandita dalla testa calda della propria ex-moglie.
« Eh già! » ridacchiò ella, condividendo in tutto e per tutto quella sorpresa, nell’essersi ella stessa ritrovata spiazzata dalla propria inedita profondità « Non mi chiedere questa da dove sia uscita, perché francamente non saprei risponderti… »
« Siamo proprio cresciuti, eh…? » sorrise egli, aggrottando la fronte e rendendosi conto di quanto, ormai, non fossero più le stesse persone di qualche anno prima, e quelle persone che, a stento, riuscivano a scandire qualche parola l’uno nei riguardi dell’altra prima di riservarsi l’occasione di un qualche, completamente gratuito e assolutamente immotivato, attacco verbale reciproco.
« Già. » confermò Duva, sospirando e poi soggiungendo « Diamine… venite qui ad abbracciarmi, prima che io inizi a diventare troppo sentimentale! »
E se né Lange, né Rula, esitarono a confronto di quell’invito, quello stesso abbraccio, lì allor quanto di più naturale avrebbe potuto occorrere fra loro, avrebbe avuto a doversi intendere evidenza concreta di quanto fossero cambiate le cose negli ultimi anni, giacché, solo qualche ciclo addietro, non improbabile, ma addirittura impossibile, sarebbe stato prendere in esame l’eventualità di qualcosa del genere.
Molti furono allora gli abbracci, molti furono i saluti. E, discretamente, persino qualche lacrima solcò i volti dei presenti, in taluni momenti, così come quando Rula e Lys’sh si ritrovarono costrette a salutarsi, o così come quanto Ragazzo prese commiato a Duva, o ancora quando Tagae e Liagu salutarono Thaare e Roro, con la consapevolezza che, purtroppo, non si sarebbero più rivisti.
La famiglia della Kasta Hamina, quella famiglia che negli ultimi cinque anni era cresciuta, si era allargata, sovente anche in contrasto ai desideri del suo stesso ex-capitano, era lì giunta a un epilogo. Un epilogo che, tuttavia, non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual tragico, laddove, malgrado tutto quello che era loro capitato, incredibile a dirsi, erano ancora tutti lì, tutti vivi, e tutti pronti a proseguire le proprie vite nelle nuove direzioni che, ognuno, aveva scelto per sé. Ma, ciò non di meno, comunque un epilogo… e un epilogo che, così come tutte le conclusioni, non avrebbe potuto aversi a intendere privo di un proprio importante carico emotivo.
« Avete idea di cosa farete una volta giunti nel mondo di Midda…?! » domandò a un certo punto Mars, alla volta di Lys’sh e Duva, rendendosi conto di quanto, in effetti, di tante cose avevano parlato in quelle ultime settimane, ma, forse, quella specifica domanda non era mai stata formulata, non era mai stata scandita, lasciando ancora una certa aura di indeterminatezza attorno al loro futuro, e a quel futuro che, mai come in quel momento, avrebbe avuto a doversi quindi riconoscere imminente.
« Quello che facciamo sempre, direi… » minimizzò Duva, stringendosi appena fra le spalle, nel mentre in cui, ben intendendo cosa ella volesse suggerire, Lys’sh ebbe a levare per un istante lo sguardo al cielo, con aria volutamente disperata, per quanto, ovviamente, tutto ciò non avrebbe potuto mancare di divertirla.
« … intendi dire metterci nei guai e trovare, poi, qualche modo per sopravvivere a noi stesse?! » provò quindi ad argomentare l’ofidiana, nella consapevolezza che ella stesse effettivamente intendendo ciò.
« Beh… in fondo siamo brave in questo, no…?! » ammiccò l’altra, con fare complice « Non vedo perché mai dovremmo cambiare approccio. »
A margine di tutto ciò, un momento di necessario commiato intercorse anche fra Midda e Casta Nikta, quella donna che, purtroppo, il destino le aveva concesso di conoscere soltanto in maniera troppo fugace per poterla annoverare fra le proprie amiche, e che, ciò non di meno, si sarebbe potuta egualmente considerare certa del fatto che, se solo ne avessero avuto l’occasione, certamente lo sarebbero state, nel provare un senso di sincera ammirazione per la forza d’animo propria di quel magistrato.
« Cerca di tenerlo d’occhio, questo bel tipo… » suggerì la donna guerriero in direzione dell’accusatrice, tendendo a lei la propria mancina, in segno di saluto, e riferendosi, in tal senso, ovviamente alla volta di Pitra Zafral « Non vorrei che, senza più l’idea di dovermi dare la caccia a dare un senso alle sue giornate, abbia ad annoiarsi troppo in futuro! » sancì, non negandosi la possibilità, allora, di una nuova, e forse ultima, frecciatina a discapito di colui che pur, per tanto tempo, aveva rappresentato un antagonista per lei, prima di ritrovarsi, nelle vivaci vicissitudini del fato, a divenire un suo alleato.
« Oh… non ti preoccupare per questo. » scosse il capo Casta Nikta, per tutta risposta « Ho un paio di progetti in mente che lo riguardano… e puoi stare certa che non gli permetterò di impigrirsi. Anzi. » sorrise sorniona, gettando uno sguardo divertito, con la coda dell’occhio, in direzione del soggetto in questione.
E se pur i saluti, le chiacchiere, le battute, avrebbero potuto proseguire ancora a lungo, giunse alfine il tempo di partire, per così come, allora, ebbe a dichiarare la stessa Figlia di Marr’Mahew…
venerdì 13 marzo 2020
3214
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
« Quindi sei proprio decisa a partire per sempre…? »
A porre simile domanda, alla volta della Figlia di Marr’Mahew, fu Pitra Zafral, colui che per primo, invero, le aveva dato il benvenuto fra le stelle, arrestandola e condannandola ai lavori forzati per rissa, resistenza e aggressione a pubblico ufficiale, e colui che, in conseguenza a tutto ciò, non avrebbe certamente potuto mancare nel momento degli ineluttabili saluti.
Si trovarono tutti lì, insieme. Il passato, il presente e il futuro di Midda Bontor.
Persone provenienti da angoli diversi non soltanto dell’universo, ma addirittura del multiverso, che per ragioni differenti, per motivazioni fra loro assolutamente estranee, erano pur giunte a incontrarsi, e a ritrovare sovrapposti i propri cammini, e i propri cammini che, attraverso vicende alterne, li avevano quindi condotti sino a lì, sino a quel giorno e a quel luogo: il giorno fu il giorno designato della partenza della Figlia di Marr’Mahew, a un mese di distanza dall’attacco del Progenitore a Loicare; il luogo fu la sala mensa della Rad Dak-Wosh, quella nave a bordo della quale quell’ultimo capitolo della loro Storia insieme era stato scritto e stava, allor, vedendo concludersi la propria narrazione.
E vi erano proprio tutti. A partire dall’accusatore Pitra Zafral, passando per Lange Rolamo e tutti i membri dell’equipaggio di quella che un tempo era stata Kasta Hamina, sino a giungere, ultima ma non meno importante nel proprio contributo, all’accusatrice Casta Nikta, senza la collaborazione della quale, pur, gli eventi avrebbero probabilmente preso una piega sicuramente diversa. E, accanto a loro, oltre a loro, ovviamente, non mancarono di essere presenti coloro che, quel giorno, sarebbero ripartiti, e ripartiti in un viaggio incredibile sino al capo opposto dell’universo… al “mondo di Midda”, come, impropriamente, tutti gli altri iniziarono a definirlo, in assenza di un termine più appropriato per indicarlo: Be’Sihl, con Tagae e Liagu, frementi all’idea di poter iniziare una nuova vita ben lontano da tutto quello; Maddie e Rín, che pur non appartenendo propriamente a quel mondo, lì avrebbero ancora avuto a poter vantare delle questioni in sospeso con un’altra Anmel; Howe e Be’Wahr, nonché H’Anel e M’Eu, a modo proprio contenti di fare ritorno a una realtà più facile da comprendere per tutti loro; nonché, ultime e non meno importanti, Duva e Lys’sh, ferme nel proposito espresso un mese addietro, e in quel proposito volto a seguire la propria amica sororale in quel viaggio verso casa, qualunque futuro laggiù avrebbe potuto attenderle.
E così, lì radunati per quei saluti, tutti loro ebbero a confrontarsi con l’evidenza di quanto, in un modo o nell’altro, sarebbe comunque stato ricordato qual un momento chiave nella vita dei più.
Un momento chiave per Lange Rolamo e sua moglie Rula Taliqua, i quali, alla fine, avevano ben deciso di abbandonare le vie dello spazio siderale per cercare un po’ di serenità, motivati in tal senso da un interessante ritardo da parte della stessa Rula, in qualcosa di non ricercato, di non atteso, e che pur, allora, avrebbe potuto rappresentare, per il non più giovane ex-capitano, l’occasione di chiudere un capitolo della propria vita e aprirne uno nuovo, che mai avrebbe cancellato dal suo cuore l’amarezza della perduta prima moglie, Kasta, e che pur, forse, avrebbe potuto permettergli di ottenere, alfine, un po’ della serenità che, in fondo, pur avrebbe meritato.
Un momento chiave per Mars e Ragazzo, i quali, con l’onnipresente complicità di Thaare e Roro, forse non più giovani, e pur ancor non abbastanza vecchi, a dir loro, per costringersi a una vita più tranquilla, avevano pur deciso di non abbandonare le vie dello spazio siderale e, in esse, del commercio intergalattico, investendo un po’ di risparmi nell’acquisto di una nuova nave: di una nuova nave mercantile e una nave che, un po’ a onorare la memoria del passato, un po’ in assenza, in verità, di alternative più significative, si sarebbe comunque chiamata Kasta Hamina II.
Un momento chiave per Howe che, ritrovatosi più o meno proprio malgrado condotto nello spazio infinito, non sarebbe comunque tornato a casa privo di un personalissimo tornaconto, e un tornaconto espresso in un arto mancino nuovo di zecca: una splendida protesi artificiale alimentata all’idrargirio e una splendida protesi che, a differenza di quella propria della Figlia di Marr’Mahew, avrebbe allor avuto a replicare, in tutto e per tutto, il perduto arto originale, restituendogli persino la sensibilità tattile, nonché, ovviamente, una parvenza di integrità per così come dai tempi del proprio personalissimo scontro con Nissa Bontor non avrebbe più potuto vantare.
Un momento chiave per Midda che, insieme alla propria nuova famiglia e a quella famiglia costituita con Be’Sihl, Tagae e Liagu, pur ancora con qualche problema da affrontare e da chiarire, avrebbe finalmente fatto ritorno a casa, alla ricerca di un futuro e di un futuro forse nuovo, forse inedito, come ben avrebbe potuto testimoniare l’assenza, dal suo fianco, della sua storica spada, e di quella spada bastarda compagna di innumerevoli avventure, di indimenticabili e straordinarie imprese purtroppo andata irrimediabilmente perduta nel tempo del sogno.
E, inutile negarlo, un momento chiave anche per lo stesso Pitra Zafral, il quale, dopo aver dedicato cinque anni della propria vita a dare la caccia alla donna da dieci miliardi di crediti, tanto per lei era arrivato a offrire al Mercato Sotterraneo, si sarebbe allor ritrovato a doverle dire addio, nella consapevolezza di quanto, a seguito di tutti gli eventi occorsi, e occorsi anche e soprattutto per colpa sua, la propria vita non sarebbe mai più stata la stessa. Perché se pur egli aveva visto cadere ogni accusa a proprio discapito, anche e soprattutto in grazia all’intercessione di Casta Nikta, Pitra Zafral, l’accusatore più famoso e temuto di tutto l’omni-governo di Loicare, non avrebbe più potuto tornare a coprire il ruolo di un tempo… non dopo essersi confrontato, tanto duramente, con la fallibilità del sistema, e di un sistema del quale, se avesse voluto continuarne a fare parte, avrebbe avuto a dover diventare protagonista in termini decisamente diversi da quelli ricoperti sino a quel momento.
« Sembra quasi che ti dispiaccia, Pitra… » sorrise canzonatoria la donna guerriero, scuotendo appena il capo con aria divertita a confronto con tutto ciò « Eppure ufficialmente sono morta già da un mese e, in questo, dovresti ormai esserti abituato all’idea di non rivedermi più. »
« Già… » esitò egli, per poi storcere le labbra verso il basso con aria critica e rivolgere un nuovo sguardo carico di avverso rimprovero a discapito della propria interlocutrice « Peccato che, andandotene via, mi lasci solo a raccogliere i cocci di tutto ciò che hai rotto… »
« … “solo”?!... » commentò a margine di ciò Casta, inarcando un sopracciglio con aria di aperta critica a discapito del proprio collega.
« … senza contare che ci stai anche lasciando l’impiccio proprio rappresentato da tuo… uhm… marito. » soggiunse Pitra, ignorando l’intervento piccato di Casta, alla quale avrebbe avuto a chiedere scusa a posteriori, per poter proseguire all’indirizzo della propria prima interlocutrice « Il quale, per inciso, secondo le ultime informazioni che abbiamo raccolto, sta conquistando sempre più potere e ben presto potrebbe diventare una spiacevole spina nel fianco, nel suo duplice ruolo di politico emergente, come Reel Bannihil, e di capo della criminalità organizzata, come Desmair. »
« Nulla che non potrete divertirvi a gestire… ne sono certa. » ammiccò la Figlia di Marr’Mahew, minimizzando l’importanza della cosa ed, egoisticamente, essendo più che felice di essersi, forse, finalmente riuscita a liberare dell’incomoda presenza di quel semidio immortale dalla propria quotidianità, per quanto, purtroppo, sarebbero comunque rimasti legati per il resto della loro esistenza dal giuramento compiuto davanti agli dei il giorno del loro matrimonio « Senza contare che, nel suo duplice ruolo, avrà a doversi confrontare con duplici problemi, contrapponendosi tanto all’omni-governo di Loicare, quanto e non meno importante, alla Loor’Nos-Kahn. »
Già. Per quanto Midda Bontor avesse chiuso un cerchio, con la conclusione della propria caccia alla regina Anmel Mal Toise, in quegli ultimi cinque anni tante, forse troppe, erano le questioni in sospeso nelle quali si era lasciata coinvolgere. Ma se davvero avesse voluto porre la parola fine a tutte loro, avrebbe avuto a dover vivere, probabilmente, almeno una dozzina di vite… e, forse, non avrebbe avuto comunque tempo sufficiente a concludere tutto.
giovedì 12 marzo 2020
3213
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
« Che succede, reginella…?! » ridacchiò Duva, francamente divertita dall’espressione della propria amica e da un’espressione obiettivamente inedita su quel volto, non riuscendo a ricordare una sola occasione precedente nella quale fosse riuscita a porta tanto in scacco come allora « Pensavi di riuscire a liberarti di noi tanto facilmente…? »
Ovviamente Midda non avrebbe mai voluto “liberarsi” delle proprie amiche, di quelle due sorelle con le quali era riuscita a stringere un legame persino superiore a qualunque legame avesse mai potuto vantare con la propria vera sorella, nonché gemella, di sangue. Ma, egoismi a parte, ella non avrebbe mai potuto prendere in esame l’idea di chiedere loro di trasferirsi con lei sul proprio mondo natale, rinunciando alle proprie vite per così come erano sempre state e, peggio, abbracciando una realtà decisamente più primitiva rispetto a qualunque quotidianità avrebbero potuto immaginare.
Nel proprio mondo natale, Midda era abituata a svuotare il proprio pitale fuori dalla finestra, a lavarsi in una tinozza di legno riempita con acqua più o meno pulita, a ricucire le proprie ferite in maniera quantomeno approssimativa e, all’occorrenza, a cauterizzare con una lama arroventata. Nel proprio mondo natale, Midda non aveva mai avuto un rubinetto al quale attingere l’acqua corrente, non aveva mai avuto l’occasione di accendere o spegnere la luce in una stanza con un semplice interruttore, né, tantomeno, aveva mai potuto sfruttare la comodità propria di un traduttore automatico per interfacciarsi con ogni qual genere di lingua diversa dalla propria. E, ancora, nel proprio mondo natale, Midda era abituata all’idea che la vita avesse a vantare un valore assolutamente irrisorio, in termini nei quali, purtroppo, uccidere non sarebbe mai stata considerata una soluzione estrema, quanto e piuttosto la via più consueta per la risoluzione di un qualunque conflitto, fosse anche una semplice rissa da osteria.
Insomma… il mondo natale di Midda non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual un bel posto. E se già ella non avrebbe potuto mancare di riservarsi i propri intimi dubbi nel merito dell’offrire ai propri figli adottivi, Tagae e Liagu, un qualche futuro in una simile realtà, mai e poi mai ella avrebbe potuto domandare alle proprie amiche sororali di avere a seguirla in un simile viaggio e in un simile viaggio che, soprattutto, avrebbe avuto a doversi considerare, molto probabilmente, qual di sola andata.
« Non è che io voglia liberarmi di voi… » protestò l’altra, scuotendo il capo con aria disorientata « E’ che non stiamo parlando di una gitarella come quella che abbiamo fatto sul pianeta della guerra: qui si tratterebbe di rivoluzionare per sempre le vostre vite, rinunciando a ogni tecnologia, a ogni comodità, e finendo a vivere in un mondo nel quale è facilissimo morire per una semplice infezione… » sancì, volgendo poi uno sguardo ulteriormente preoccupato verso Lys’sh « … e un mondo nel quale tu saresti vista come un mostro meritevole soltanto di essere ucciso, e nulla di più! »
« Credevo che tu avessi una certa reputazione da quelle parti: la Figlia di Marr’Mahew, la Campionessa di Kriarya, l’Ucciditrice di Dei… » commentò per tutta risposta Duva, non desiderando mollare la presa « … c’è qualcosa di vero dietro a tutto questo, o ci hai soltanto raccontato un sacco di fole…?! »
« Non sono fole! » negò tuttavia la donna guerriero, sospirando e levando lo sguardo al cielo alla ricerca di un qualche aiuto dall’alto « Ma non significa neppure che la gente mi rispetti per tutto questo: anzi… mi pare di avervi raccontato quanto, laggiù, svegliarsi al mattino sia sempre stato uno straordinario risultato, sovente conseguenza del fatto di aver dormito letteralmente con un occhio aperto, a prevenire possibilità di spiacevoli attentati notturni! »
Purtroppo, osservando Duva e Lys’sh negli occhi, ella non avrebbe potuto riservarsi dubbio alcuno sull’evidenza di quanto, ormai, entrambe avevano già compiuto la propria scelta. E di quanto, probabilmente, tale scelta non fosse neppure stata realmente compiuta in quel momento, ma fosse maturata nel corso del tempo, sino a giungere allora a sbocciare in tutta la propria pienezza.
« Siete certe della follia nella quale vorreste così avventurarvi…?! » domandò quindi, riconoscendo a entrambe sufficiente maturità per prendere in autonomia le proprie decisioni, ma sperando, in cuor proprio, che tale decisione stesse venendo presa in maniera realmente consapevole, e non soltanto qual espressione di una semplice emozione del momento « Non posso promettervi che ci potrà mai essere una qualche possibilità di ritorno da questo viaggio, se anche poi cambiaste idea… »
Così incalzate, Lys’sh e Duva si scambiarono un fugace sguardo, a comprendere quanto, effettivamente, entrambe fossero pronte a essere coerenti con le proprie affermazioni precedenti, e con quelle affermazioni volte a negare per loro qualunque ragione utile per restare ancora lì, a vivere le proprie vite per così come le avevano sempre vissute, allorché seguire la loro comune amica, e sorella, in quel nuovo, epico viaggio insieme.
E per quanto, obiettivamente, molteplici avrebbero anche potuto essere le ragioni utile a frenarle, a suggerire loro di cambiare idea, né l’una, né l’altra avrebbero voluto esplorare alcuna altra soluzione diversa da quella, per così come, con tono quieto, la giovane ofidiana volle ben esprimere…
« Il problema, in questo momento, non è tanto valutare le possibilità di un rimorso all’idea di essere venute con te, quanto e piuttosto di un rimpianto all’idea di non averlo fatto: e, francamente, fra rimorsi e rimpianti, io ho sempre preferito i rimorsi… » ammiccò Lys’sh, a escludere, in tal modo, l’eventualità di lasciarsi fuggire quell’occasione per timore di quanto, in futuro, avrebbe potuto avere a pensare riguardandosi alle spalle « E se anche mi dovessero considerare un mostro… che problema c’è? Non è che quando la gente mi addita dandomi della chimera mi stia considerando in maniera particolarmente migliore. » si strinse poi fra le spalle, a escludere, da parte propria, un qualche timore all’idea del pregiudizio che si sarebbe potuta ritrovare ad affrontare « Troveremo il modo di gestire la cosa… e chissà che, alla fin fine, questo non finisca per alterare qualche equilibrio nel tuo mondo natale! »
« Per quanto mi riguarda, come ho già detto, la mia prospettiva futura, da queste parti, sarebbe quella di restare a fare la terza incomoda fra Lange e Rula per il resto della mia vita… e, francamente, non credo che nessuno dei tre potrebbe far salti di gioia in tal senso. » si giustificò nuovamente Duva, riproponendo quella particolare chiave di lettura sulla realtà, e su una realtà a confronto con la quale, allora, sarebbe stato per lei meglio trovare un diverso approccio, un altro punto di vista, e un punto di vista che, magari, potesse allor prevedere anche maggiore distanza fra lei e quel capitolo, ormai chiuso, della propria vita, diversamente da quanto non si fosse concessa occasione di riservarsi sino a quel momento « E poi, con tutte le tue storie, mi hai francamente incuriosita nel merito del tuo pianeta d’origine… quindi… perché no?! »
Un nuovo sospiro, e un lieve scuotere del capo, fu quanto Midda ebbe allora occasione di commentare nel merito della questione, arrendendosi all’evidenza di quanto, proprio malgrado, i giuochi fossero ormai fatti, che ella potesse volerlo o meno.
E non potendo opporsi alle proprie amiche, e, soprattutto, non avendo la benché minima ragione utile a opporsi alle proprie amiche, nello scoprirsi, anzi, ben lieta della possibilità di avere ancora futura occasione di godere della loro compagnia, la Figlia di Marr’Mahew si concesse allora di aprirsi in un amplio sorriso, e un amplio sorriso con il quale, alfine, esprimere tutta la propria più intima e sincera contentezza a confronto con tale prospettiva…
« Così sia, allora! » concluse ella, allargando le braccia per accogliere a sé le due sorelle d’arme e, ora, anche di vita « E’ tempo che il mio mondo abbia a temere anche voi due, pazze che non siete altro! »
mercoledì 11 marzo 2020
3212
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
« Continuerò a vivere la mia vita come ho sempre fatto. » si strinse ella fra le spalle « Certo: presterò più cautela in quello che farò… e soprattutto in quello che proverò, ma non intendo certamente suicidarmi se è questo che temete! » sorrise, scuotendo appena il capo ed escludendo fermamente tale eventualità, e un’eventualità che, obiettivamente, ella non aveva mai preso neppur vagamente in considerazione « E non intendo, neppure, atteggiarmi a regina di nulla: il fatto che io possieda ora i poteri di Anmel non implica che li debba usare… né, tantomeno, che li voglia usare! Anzi… »
« Uff… e io che già ti immaginavo a edificare una gigantesca piramide dalla cima della quale controllare ogni tuo dominio! » sbuffò scherzosamente contrariata Duva, suggerendo, non casualmente, una soluzione non poi così dissimile a quella che le era stata raccontata aver adottato, nell’epoca che fu, la stessa Anmel, quando aveva preso il controllo anche della parte meridionale del continente di Qahr, nel mondo natio di Midda, lì realizzando un’enorme piramide nera, sulla cima della quale non aveva mancato, ovviamente, di erigere un tempio a se stessa dedicato.
Un momento di ilarità, a quell’immagine, non poté ovviare a coinvolgere le tre amiche, le quali, in tal maniera, ebbero quindi a ben esorcizzare ogni possibile prospettiva negativa attorno alla questione.
Tuttavia, quella risatina, non poté ovviare a scemare rapidamente quando un nuovo interrogativo, già spiacevolmente presente nell’aria, dovette essere allor formulato, laddove sarebbe stato assurdo ignorare l’evidenza della cosa, e l’evidenza di quanto, allora, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual, potenzialmente, la fine di tutto…
« Comunque sia… ormai la caccia è finita. » suggerì Lys’sh, la quale, già con la propria precedente domanda, non avrebbe voluto certamente né suggerire il suicidio dell’amica, né, parimenti, ipotizzare l’edificazione di colossali piramidi dall’alto delle quali ella potesse avere occasione di dominare il mondo « E con questo, immagino, che tu e i tuoi amici non avrete più ragione per restare qui… »
« Beh… voglio sperare che nessuno di noi resti proprio qui… » puntualizzò Duva, roteando gli occhi e offrendo, così, implicito riferimento alla nave a bordo della quale si trovavano in quel momento « Non per dire… ma… io non è che abbia ancora digerito il fatto che questi balordi abbiano distrutto la nostra cara Kasta Hamina. » sancì, consapevole di star impegnandosi in una spiacevole recriminazione di eventi passati già adeguatamente chiariti nelle proprie dinamiche e, ciò non di meno, non potendo ovviare, malgrado tutto, a provare ancora una sincera antipatia per la Rad Dak-Wosh e per il suo equipaggio, allor pur responsabili di quanto, quindi, accaduto.
« E dai… » protestò l’ofidiana, in direzione della propria compagna, e di quel continuò disturbo che, allora, stava impedendo alla Figlia di Marr’Mahew di avere occasione per affrontare, con serietà, l’interrogativo così propostole « … hai capito quello che intendo dire: senza più Anmel a cui dare la caccia, Midda, Be’Sihl e tutti gli altri non hanno più ragione di restare con noi. »
Già. Dopotutto la donna guerriero aveva lasciato il proprio mondo, la propria famiglia, la propria vita e tutto quanto, cinque anni addietro, soltanto per poter seguire la propria nemesi in un inesplorato, e inimmaginato, spazio siderale. E dal momento i cui, ormai, tale missione, tale impresa, era stata condotta a termine, seppur forse con un finale non propriamente consono alle aspettative iniziali, nulla avrebbe più avuto ragione di trattenerla lì. Nulla a parte i propri amici, si intende.
Purtroppo, per quanto fra le stelle del firmamento l’Ucciditrice di Dei non avesse mancato di ritrovare nuovi amici, e di costruirsi anche una nuova famiglia, difficile sarebbe stato ignorare quanto, nel proprio mondo natale, altri amici, e altre famiglie, avessero ancor ad attenderla… a incominciare dalle proprie nipoti, da quelle due bambine, figlie di Nissa, che ella non aveva avuto il coraggio di accogliere nella propria quotidianità, affidandole piuttosto alle cure del loro nonno, e innanzi al giudizio delle quali, pur, sarebbe stato giusto andare alfine a presentarsi, fosse anche e soltanto in quanto, proprio malgrado, responsabile per il loro attuale stato di orfane. In ciò, quindi, per quanto, in quegli ultimi cinque anni, ella non si fosse negata occasione di stabilire parte del proprio cuore lì, con quegli amici, con quella famiglia, in quella più amplia visione della realtà e di una realtà così tanto aliena a qualunque avrebbe mai potuto immaginare esistere in quel di casa propria, del proprio pur straordinario mondo natale; piuttosto facile, addirittura banale, sarebbe stato immaginare quanto ella, di lì a breve, avrebbe avuto ad annunciare la propria partenza e, con essa, il proprio addio.
Addio. Non arrivederci. Perché fra loro, fra quell’angolo di universo in cui era collocato il suo mondo natale, e i propri attuali amici, avrebbe avuto a dover essere intesa una distanza tale per cui neppure in molteplici vite ci si sarebbe potuti permettere di coprirla, al di là dei pur già straordinari viaggi interstellari che lì, per gente come Duva e Lys’sh, avrebbero avuto a doversi intendere qual normalità. E, in ciò, difficilmente Midda sarebbe mai potuta ritornare da loro…
« Certo che ho capito cosa intendi dire! » replicò tuttavia e ancora una volta Duva, anticipando ancora una volta una qualsivoglia risposta da parte di Midda in direzione della giovane e affascinante donna rettile, e di quell’amica sempre più indispettita da quel comportamento da parte sua le ragioni del quale non avrebbe potuto certamente immaginare « Ma se anche loro non hanno più ragione per restare con noi, forse potremmo essere noi ad avere una qualche ragione per restare con loro… no?! » ammiccò quindi, a cercare di chiarire la propria posizione a tal riguardo.
E se sincera fu la sorpresa sul volto di Lys’sh alla prospettiva così suggerita da Duva, ancor più marcata fu tale espressione sul volto di Midda, la quale, per un fugace istante, temette di non aver ben compreso quanto ella desiderasse allor intendere e, soprattutto, quanto ella avesse così a doversi intendere seria nel proprio incedere, e nel proprio incedere a tal riguardo.
Ma Duva, che pur non si era mai fatta mancare occasione di scherzare praticamente su ogni cosa nella propria vita, preferendo un approccio quantomeno giocondo alla stessa, in quel mentre avrebbe comunque avuto a dover essere intesa straordinariamente seria. E seria nella misura in cui, dietro al suo sorriso, avrebbe avuto a dover pur essere riconosciuto un chiaro intendimento… e l’intendimento a non rinunciare, allora, all’amicizia di quella sorella che il fato le aveva voluto concedere cinque anni prima, nel modo più assurdo che mai avrebbe potuto essere per loro proprio.
« … aspetta… » esitò quindi la Figlia di Marr’Mahew, con gli occhi quasi fuori dalle orbite nel confronto con quel proclama.
« In effetti… » la scavalcò e la ignorò Lys’sh, or improvvisamente non più interessata a quanto ella avrebbe potuto avere a dire, quanto e piuttosto alle argomentazioni addotte da Duva « … in fondo io non ho alcun legame, al di fuori di voi… »
« E io non ho certamente intenzione di continuare a reggere il proverbiale moccolo al mio ex-marito… » puntualizzò l’altra, annuendo vigorosamente « … per quanto, sia chiaro, i rapporti con Rula ormai abbiamo avuto un’evoluzione assolutamente positiva, grazie a voi due. » soggiunse, in riferimento alla loro comune amica, e quell’amica che pur, per lunghi anni, ella non aveva potuto ovviare a bistrattare, colpevole, oltre che della propria giovine età e della propria bellezza, soprattutto di essersi innamorata e sposata con Lange Rolamo, già capitano della Kasta Hamina e, prima ancora, marito della stessa Duva Nebiria.
« … aspettate… » tentò di intromettersi l’Ucciditrice di Dei, non riuscendo a credere a quanto stava udendo e non potendo fare a meno di impegnarsi, in qualche modo, a cercare di riprendere il controllo della situazione, e di una situazione, tuttavia, ormai completamente allo sbando « … io non credo che… »
martedì 10 marzo 2020
3211
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
Per un fugace istante, innegabile a dirsi, Midda ipotizzò di mentire, e di mentire nuovamente e spudoratamente a quelle due amiche che, negli ultimi cinque anni, erano state per lei al pari di due sorelle.
Ciò non di meno, ella alfine decise di non farlo.
Anche in quella menzogna, dopotutto, ella avrebbe agito da Oscura Mietitrice, votandosi alla Distruzione ancor prima che alla Creazione, e alla distruzione di un rapporto di amicizia, di fiducia, di stima e di solidarietà che, con tanta naturalezza, era riuscito a nascere fra loro ed era stato coltivato nel corso di quell’ultimo lustro. Già, in sincerità con se stessa, ella non avrebbe potuto ovviare ad ammettere quanto, con Be’Sihl, avrebbe avuto non poco lavoro da fare per riuscire a salvare il loro amore, e quell’amore che entrambi desideravano preservare ma che, entrambi, in maniera diversa, e pur animati dalle migliori intenzioni, avevano avvelenato in grazia a troppe scelte sbagliate, e, soprattutto, a troppe scelte non condivise, per le quali avevano agito senza alcun genere di confronto.
E così, fedele al proprio proposito di Creazione, fedele al proprio impegno volto a non lasciarsi corrompere dal potere di Anmel e da quel potere che, purtroppo, o per fortuna, ora risiedeva in lei, ella scelse di esprimere parole di verità verso le proprie amiche, verso quella propria peculiare famiglia…
« Non ho mentito definendo Anmel non qual uno spirito, quanto e piuttosto un eco, fusosi con il suo stesso potere. » confermò ella, rifiutando l’addebito di un vero e proprio desiderio d’inganno nelle proprie parole precedenti, nel preferire, da sempre, un’omissione a un’aperta bugia, soprattutto là dove l’omissione sarebbe sempre risultata più semplice da difendere rispetto a una seria alterazione della realtà « In effetti credo che tutte le Anmel che possano esistere in questo e in altri universi, altro non siano null’altro che tutto ciò. In termini che ben giustificano tanto la loro costante ricerca di un ospite ideale con il quale fondersi, e fondersi completamente, tanto il loro altrettanto costante rifiuto di tutto ciò, là dove, così facendo, a differenza di quanto potrebbe accadere con un Desmair di turno, cesserebbero di esistere in quanto tali, per divenire qualcosa di nuovo, in comunione con il malcapitato di turno. »
« Non credo di star ben comprendendo le implicazioni di questo discorso… né tantomeno il suo senso. » ammise Duva, sinceramente confusa a confronto con tutto quello, e con tutto quello che, proprio malgrado, non riusciva a vantare alcun particolare significato innanzi al suo personale punto di vista.
« Prendiamo per esempio quanto era accaduto a Be’Sihl e Desmair… » tentò di semplificare la cosa l’altra, sorridendo appena nei riguardi della propria amica, proprio malgrado psicologicamente lontana da tutto il misticismo alla base di quello stesso discorso, nell’essere nata e cresciuta, e sempre vissuta, in un mondo governato da leggi fisiche che ella avrebbe potuto vantare di essere ben in grado di comprendere e, sovente, piegare ai propri voleri « Due spiriti distinti, due coscienze separate, un solo corpo: era un po’ come due persone a bordo di un solo caccia, e di un caccia che, per quanto entrambi possano essere in grado di guidarlo, non può prevedere una reale concomitanza di controllo, quanto e piuttosto un’alternanza. »
« Quando Desmair prendeva il controllo, Be’Sihl ne era escluso. E viceversa… » annuì Lys’sh, a dimostrare di star seguendo quel ragionamento.
« Esattamente. » confermò la donna guerriero, dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco « E questo non c’entra assolutamente nulla con quanto è accaduto a me ed Anmel. »
« E cosa è accaduto… di grazia?! » insistette Duva, cercando di raccapezzarsi nel discorso, e in un discorso che non sembrava volgere verso alcuna reale conclusione.
« E’ accaduto quello che accade quando la nostra bravissima Thaare ci cucina una torta: prende l’acqua, la farina, il latte, le uova, lo zucchero, il lievito… e mischia tutto insieme. Tutto ciò che prima era continua ancora a essere e, al contempo, cessa di esistere, per creare qualcosa di nuovo. » esemplificò quindi la Figlia di Marr’Mahew, in un paragone che non poté francamente ovviare a inquietare le proprie due ascoltatrici, in un sottinteso tutt’altro che piacevole « O, anche quello che accade quando ci prepara una cioccolata calda: latte e cacao sussistono, e sono ancora fra loro riconoscibili nella propria presenza… ma, al contempo, sono anche qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, e qualcosa che non potrà più tornare a essere distinto nelle proprie identità originali. »
Un necessario momento di silenzio si impose a seguito di quell’affermazione nel mentre in cui, studiandola con un misto di inquietudine e di curiosità, le due donne cercarono di riuscire a valutare la situazione per così come loro proposta, non potendo ovviare a domandarsi se la persona con la quale stavano allor parlando fosse ancora, effettivamente, la loro amica o se, in coerenza con le parole da lei pronunciate, fosse qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo.
Ma osservando gli occhi color ghiaccio della donna guerriero, in essi, in quello specchio sull’anima della loro amica, né Duva, né Lys’sh, poterono cogliere altro che la donna con la quale da cinque anni condividevano le proprie giornate, le proprie avventure e le proprie disavventure, per così come ella si era sempre offerta loro…
« … mmm… » esitò Lys’sh, piegando appena il capo di lato « Stai forse cercando di dirci che non sei più Midda…? »
« Sono ancora Midda… » ridacchiò l’altra, scuotendo appena il capo « … ma sono anche Anmel. E non sono nessuna delle due. »
« Rischi forse, in un attacco di follia, di farci a pezzi tutti quanti…?! » domandò Duva, aggrottando la fronte e rigirando la questione in termini diversi dai precedenti, e in termini che, tuttavia, avrebbero avuto a doversi intendere squisitamente pragmatici nel confronto con la cosa.
« Questo no… o almeno spero. » ridacchiò ancora Midda, negando anche tale seconda ipotesi « Ma… di certo, sarà meglio che d’ora in avanti impari ad affrontare in maniera più costruttiva la mia quotidianità. Perché se consideriamo i miei pregressi, e i pregressi di Anmel, temo che la nostra unione potrebbe risultare decisamente più pericolosa anche rispetto allo stesso Progenitore. »
« Ergo la minaccia rappresentata da Anmel Mal Toise non è ancora realmente archiviata. » ragionò l’altra, storcendo appena le labbra verso il basso, in segno di evidente disapprovazione a confronto con le conseguenze proprie di tale ragionamento « Ha solamente cambiato volto… »
Un’affermazione grave, quella così formulata, tale da indicare la Figlia di Marr’Mahew come la loro nuova antagonista, come la loro nuova avversaria, per così come Anmel era stata prima di quel momento. E pur un’accusa che, ove fosse stata offerta la giusta attenzione, era stata già confermata dalla stessa donna guerriero con le parole da lei pronunciate per annunciare la verità di quanto accaduto: “Io… sono… lei.”
Un’accusa a fronte della quale ella non si ritrasse e, anzi, ebbe semplicemente ad annuire, confermando la verità dei fatti e di quei fatti che, malgrado ogni omissione, aveva quindi già riconosciuto in quanto tali.
« Già. » confermò ella, accennando un lieve sorriso « In una misura qual mai è stata propria di altre, prima: se per mia sorella Nissa, così come per ogni altro ospite del potere di Anmel, non vi era mai stata una reale fusione, in termini tali per cui, in effetti, avrebbe ancora potuto valere il paragone con Be’Sihl e Desmair; adesso, per me, riconosciuta in quanto erede in virtù della conquista della corona perduta, e, ancora peggio, di tutto ciò che ho compiuto nel corso della mia vita, la valenza è persino superiore. »
« E ora…? Cosa intendi fare…?! » domandò quindi Lys’sh, non riuscendo a immaginare tutto ciò verso qual genere di epilogo avrebbe mai potuto condurre la propria amica, o, più in generale, tutte loro, tutti loro, lì con lei coinvolti in vario modo, in varia misura.
lunedì 9 marzo 2020
3210
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
Se di vittoria si ebbe a poter obiettivamente parlare, difficile per chiunque fu, almeno nell’immediato, trovare ragioni utili a festeggiare. Forse, in un qualche futuro anche sufficientemente prossimo, in quel di Loicare si sarebbe potuto rivivere in maniera diversa il ricordo della tragedia dell’attacco del Progenitore: ma per quanto la conta delle vittime avrebbe potuto scoprirsi decisamente maggiore se soltanto Midda e i suoi compagni non avessero condotto quell’essere altrove, nessuno riuscì a trovare ragione di che gioire in ciò, concentrandosi, con assoluta e ineccepibile condivisibile risposta emotiva, sulla strage che lì era stata compiuta.
E, a ben dire, nessuno ebbe realmente a sapere quello che era lì accaduto, né, tantomeno, ebbe a comprendere la misura nella quale la famigerata donna da dieci miliardi di crediti aveva avuto occasione di essere coinvolta. Quanto all’opinione pubblica fu evidente ebbe a essere il sacrificio, secondo dinamiche mai meglio chiarite, di Amaka Bomara, capo di gabinetto del Reggente. Suo, infatti, venne identificato a posteriori essere il veicolo antigravitazionale che si era spinto a cercare un ingaggio diretto con quella devastante minaccia: e così come del Progenitore nessuno ebbe mai a conoscere il fato, allo stesso modo dell’eroica Amaka Bomara rimase incerto il destino, in un finale più che perfetto, più che ideale per entrare a far parte della Storia, prima, e della leggenda, poi.
Nel merito di Midda Bontor, in effetti, tutti ebbero rapidamente a dimenticare persino quanto occorso la sera della prima al Teatro dell’Opera: quasi ormai fosse un evento lontano nel tempo, qualcosa appartenente a un lontano passato, l’effimera minaccia terroristica di quella fantomatica figura, già più leggenda che realtà, ebbe a essere rapidamente obliato nella memoria della collettività e tutti gli eventi a lei connessi, quasi neppure fosse mai realmente esistita. E, dal canto proprio, la stessa donna da dieci miliardi di crediti fu ben lieta di ciò.
Ciò a cui Midda Bontor, al pari di buona parte dei suoi compagni, e di quei compagni che, dopo quegli eventi, ebbero a scomparire per sempre dal panorama proprio di quella realtà siderale, non poté mai avere occasione di assistere, comunque, fu lo straordinario processo di ricostruzione che, in quel di Loicare, venne attuato a partire dalla settimana successiva all’attacco del Progenitore. Un processo di ricostruzione in cui, a riservarsi un ruolo fondamentale, ebbero a essere Casta Nikta e Pitra Zafral, i quali, abbandonati i propri ruoli quali accusatori dell’omni-governo, ebbero a iniziare a ricoprire un’importante ruolo di critica a discapito di tutte le mancanze e di tutti gli abusi dello stesso omni-governo che, di lì a qualche mese, condusse a una profonda crisi politica dalla quale, ineluttabile, fu un rinnovamento, e un rinnovamento radicale in quello che pur, per decenni, se non secoli addirittura, era stato l’ordinamento proprio di Loicare.
Ma di tutto ciò, per l’appunto, Midda Bontor, al pari di buona parte dei suoi compagni, non ebbero a potersi riservare consapevolezza alcuna, nel preferire, conclusa la propria missione, scomparire discretamente nel nulla, così come, del resto, dal nulla erano arrivati.
« Che accade…? Hai deciso di tagliare corto sul finale…?! »
Mmm…
« Ti ho lasciato parlare, ti ho lasciato raccontare la storia per così come tu desideravi raccontarla. E ora decidi di concludere con un epilogo stringato dal quale è più quello che non si intende rispetto a quello che si riesce a comprendere… non è molto corretto da parte tua. Anche e soprattutto per quanto mi concerne… »
E’ che ormai l’antagonista è stato sconfitto, l’eroina ha compiuto il proprio percorso di crescita e…
« Bubbole. »
Non sono bubbole!
« Bubbole! Così facendo hai mostrato una versione quantomeno faziosa e partigiana della reale vicenda, tagliando quanto non ti era comodo mostrare e concentrandoti soltanto sulle parti che più avrebbero potuto porre in risalto la tua cosiddetta eroina. »
E’ la sua storia… non la tua.
« O racconti tu come sono andate realmente le cose, o giuro che lo faccio io. E sai che ne sarei capace… »
… d’accordo. D’accordo.
Facciamo allora un passo indietro e ricominciamo.
Se di vittoria si ebbe a poter obiettivamente parlare, difficile per chiunque fu, almeno nell’immediato, trovare ragioni utili a festeggiare. Forse, in un qualche futuro anche sufficientemente prossimo, in quel di Loicare si sarebbe potuto rivivere in maniera diversa il ricordo della tragedia dell’attacco del Progenitore: ma per quanto la conta delle vittime avrebbe potuto scoprirsi decisamente maggiore se soltanto Midda e i suoi compagni non avessero condotto quell’essere altrove, nessuno riuscì a trovare ragione di che gioire in ciò, concentrandosi, con assoluta e ineccepibile condivisibile risposta emotiva, sulla strage che lì era stata compiuta.
Ma al di là di quanto confuso ebbe a poter apparire quanto occorso innanzi a uno sguardo esterno, estraneo ai più segreti sviluppi della questione, anche per coloro che, al contrario, avrebbero potuto vantare di aver combattuto in prima linea quella battaglia, molti, troppi aspetti attorno a quanto accaduto non ebbero alcuna possibilità di essere chiariti e, forse, non vollero neppur essere chiariti, nell’accettare che Midda Bontor, la nuova regina, la nuova Portatrice di Luce e la nuova Oscura Mietitrice, potesse aver risolto in maniera quasi banale una lunga vicenda tutt’altro che tale. Però, al di là della quieta conclusione di tutto, e di quella vittoria strana, che, paradossalmente, aveva visto restituiti i morti allo sconfitto e sottratti i vivi a coloro i quali, pur, avrebbero avuto a poter vantare un qualsivoglia senso di vittoria, obiettivamente ancora molte, troppe ombre ebbero a circondare quanto accaduto. Nella misura in cui, allora, se pur Rín, così come H’Anel e M’Eu, o, persino, Howe e Be’Wahr, e addirittura lo stesso Be’Sihl, non vollero allor spingersi a indagare, comprendendo quanto, a volte, l’ignoranza potesse avere a doversi riconoscere pari a una benedizione, e, in tal senso, preferendo continuare a restare accanto alla loro amica senza, in questo, avere necessariamente a riservarsi dubbi morali a suo riguardo; diverso approccio fu altresì abbracciato da Duva e Lys’sh, le quali, alla fine di tutto, non vollero concedere alla propria sorella d’arme la possibilità di cavarsela così facilmente al pari di quanto, da parte di tutti gli altri, le stava pur venendo riconosciuta occasione di compiere.
Fu così che, dopo il ritorno dal tempo del sogno, e il ritorno a bordo della Rad Dak-Wosh, là dove lì attendevano il resto dei loro amici, della loro famiglia, e di quella famiglia che la perduta Kasta Hamina aveva contribuito a formare, e dopo aver informato tutti gli altri nel merito di quanto occorso, e di quanto a loro, ovviamente, non era stata concessa opportunità di assistere, Lys’sh e Duva presero da parte la propria amica, e decisero di affrontarla, e di affrontarla a viso aperto...
« Sei consapevole che ci devi di più di una semplice fola…? » esordì la splendida ex-comproprietaria della stessa Kasta Hamina, nonché loro ex-primo ufficiale, e loro complice dall’inizio di quella lunga vicenda ormai durata ben cinque anni « E prima che tu abbia a poter propinarci altre fesserie, ti ricordo che la qui presente Lys’sh è praticamente una macchina della verità vivente... » puntualizzò, ricordando come, in grazia ai propri più sensibili sensi, per la giovane ofidiana sarebbe stato facile cogliere quanto pur ella avrebbe preferito celare, e, in questo, comprendere l’esistenza di una menzogna anche dietro la più convincente argomentazione che ella mai avrebbe potuto offrire « Che cosa è successo, veramente, con Anmel Mal Toise?! »
E, a ben dire, nessuno ebbe realmente a sapere quello che era lì accaduto, né, tantomeno, ebbe a comprendere la misura nella quale la famigerata donna da dieci miliardi di crediti aveva avuto occasione di essere coinvolta. Quanto all’opinione pubblica fu evidente ebbe a essere il sacrificio, secondo dinamiche mai meglio chiarite, di Amaka Bomara, capo di gabinetto del Reggente. Suo, infatti, venne identificato a posteriori essere il veicolo antigravitazionale che si era spinto a cercare un ingaggio diretto con quella devastante minaccia: e così come del Progenitore nessuno ebbe mai a conoscere il fato, allo stesso modo dell’eroica Amaka Bomara rimase incerto il destino, in un finale più che perfetto, più che ideale per entrare a far parte della Storia, prima, e della leggenda, poi.
Nel merito di Midda Bontor, in effetti, tutti ebbero rapidamente a dimenticare persino quanto occorso la sera della prima al Teatro dell’Opera: quasi ormai fosse un evento lontano nel tempo, qualcosa appartenente a un lontano passato, l’effimera minaccia terroristica di quella fantomatica figura, già più leggenda che realtà, ebbe a essere rapidamente obliato nella memoria della collettività e tutti gli eventi a lei connessi, quasi neppure fosse mai realmente esistita. E, dal canto proprio, la stessa donna da dieci miliardi di crediti fu ben lieta di ciò.
Ciò a cui Midda Bontor, al pari di buona parte dei suoi compagni, e di quei compagni che, dopo quegli eventi, ebbero a scomparire per sempre dal panorama proprio di quella realtà siderale, non poté mai avere occasione di assistere, comunque, fu lo straordinario processo di ricostruzione che, in quel di Loicare, venne attuato a partire dalla settimana successiva all’attacco del Progenitore. Un processo di ricostruzione in cui, a riservarsi un ruolo fondamentale, ebbero a essere Casta Nikta e Pitra Zafral, i quali, abbandonati i propri ruoli quali accusatori dell’omni-governo, ebbero a iniziare a ricoprire un’importante ruolo di critica a discapito di tutte le mancanze e di tutti gli abusi dello stesso omni-governo che, di lì a qualche mese, condusse a una profonda crisi politica dalla quale, ineluttabile, fu un rinnovamento, e un rinnovamento radicale in quello che pur, per decenni, se non secoli addirittura, era stato l’ordinamento proprio di Loicare.
Ma di tutto ciò, per l’appunto, Midda Bontor, al pari di buona parte dei suoi compagni, non ebbero a potersi riservare consapevolezza alcuna, nel preferire, conclusa la propria missione, scomparire discretamente nel nulla, così come, del resto, dal nulla erano arrivati.
« Che accade…? Hai deciso di tagliare corto sul finale…?! »
Mmm…
« Ti ho lasciato parlare, ti ho lasciato raccontare la storia per così come tu desideravi raccontarla. E ora decidi di concludere con un epilogo stringato dal quale è più quello che non si intende rispetto a quello che si riesce a comprendere… non è molto corretto da parte tua. Anche e soprattutto per quanto mi concerne… »
E’ che ormai l’antagonista è stato sconfitto, l’eroina ha compiuto il proprio percorso di crescita e…
« Bubbole. »
Non sono bubbole!
« Bubbole! Così facendo hai mostrato una versione quantomeno faziosa e partigiana della reale vicenda, tagliando quanto non ti era comodo mostrare e concentrandoti soltanto sulle parti che più avrebbero potuto porre in risalto la tua cosiddetta eroina. »
E’ la sua storia… non la tua.
« O racconti tu come sono andate realmente le cose, o giuro che lo faccio io. E sai che ne sarei capace… »
… d’accordo. D’accordo.
Facciamo allora un passo indietro e ricominciamo.
Se di vittoria si ebbe a poter obiettivamente parlare, difficile per chiunque fu, almeno nell’immediato, trovare ragioni utili a festeggiare. Forse, in un qualche futuro anche sufficientemente prossimo, in quel di Loicare si sarebbe potuto rivivere in maniera diversa il ricordo della tragedia dell’attacco del Progenitore: ma per quanto la conta delle vittime avrebbe potuto scoprirsi decisamente maggiore se soltanto Midda e i suoi compagni non avessero condotto quell’essere altrove, nessuno riuscì a trovare ragione di che gioire in ciò, concentrandosi, con assoluta e ineccepibile condivisibile risposta emotiva, sulla strage che lì era stata compiuta.
Ma al di là di quanto confuso ebbe a poter apparire quanto occorso innanzi a uno sguardo esterno, estraneo ai più segreti sviluppi della questione, anche per coloro che, al contrario, avrebbero potuto vantare di aver combattuto in prima linea quella battaglia, molti, troppi aspetti attorno a quanto accaduto non ebbero alcuna possibilità di essere chiariti e, forse, non vollero neppur essere chiariti, nell’accettare che Midda Bontor, la nuova regina, la nuova Portatrice di Luce e la nuova Oscura Mietitrice, potesse aver risolto in maniera quasi banale una lunga vicenda tutt’altro che tale. Però, al di là della quieta conclusione di tutto, e di quella vittoria strana, che, paradossalmente, aveva visto restituiti i morti allo sconfitto e sottratti i vivi a coloro i quali, pur, avrebbero avuto a poter vantare un qualsivoglia senso di vittoria, obiettivamente ancora molte, troppe ombre ebbero a circondare quanto accaduto. Nella misura in cui, allora, se pur Rín, così come H’Anel e M’Eu, o, persino, Howe e Be’Wahr, e addirittura lo stesso Be’Sihl, non vollero allor spingersi a indagare, comprendendo quanto, a volte, l’ignoranza potesse avere a doversi riconoscere pari a una benedizione, e, in tal senso, preferendo continuare a restare accanto alla loro amica senza, in questo, avere necessariamente a riservarsi dubbi morali a suo riguardo; diverso approccio fu altresì abbracciato da Duva e Lys’sh, le quali, alla fine di tutto, non vollero concedere alla propria sorella d’arme la possibilità di cavarsela così facilmente al pari di quanto, da parte di tutti gli altri, le stava pur venendo riconosciuta occasione di compiere.
Fu così che, dopo il ritorno dal tempo del sogno, e il ritorno a bordo della Rad Dak-Wosh, là dove lì attendevano il resto dei loro amici, della loro famiglia, e di quella famiglia che la perduta Kasta Hamina aveva contribuito a formare, e dopo aver informato tutti gli altri nel merito di quanto occorso, e di quanto a loro, ovviamente, non era stata concessa opportunità di assistere, Lys’sh e Duva presero da parte la propria amica, e decisero di affrontarla, e di affrontarla a viso aperto...
« Sei consapevole che ci devi di più di una semplice fola…? » esordì la splendida ex-comproprietaria della stessa Kasta Hamina, nonché loro ex-primo ufficiale, e loro complice dall’inizio di quella lunga vicenda ormai durata ben cinque anni « E prima che tu abbia a poter propinarci altre fesserie, ti ricordo che la qui presente Lys’sh è praticamente una macchina della verità vivente... » puntualizzò, ricordando come, in grazia ai propri più sensibili sensi, per la giovane ofidiana sarebbe stato facile cogliere quanto pur ella avrebbe preferito celare, e, in questo, comprendere l’esistenza di una menzogna anche dietro la più convincente argomentazione che ella mai avrebbe potuto offrire « Che cosa è successo, veramente, con Anmel Mal Toise?! »
domenica 8 marzo 2020
3209
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
« Nessun inganno. » scosse il capo ella, rialzandosi in piedi « Questo è il tempo del sogno, la dimensione primigenia di tutto ciò che è, che è mai stato e che mai sarà, nell’intero multiverso. » sancì, non arrogandosi, ovviamente, alcun personale merito per tutto ciò, ma riconoscendo la peculiarità di quel luogo, e di quel luogo entro il quale, soltanto, tutto ciò avrebbe potuto esistere « E grazie ai poteri di secondo-fra-tre, abbiamo potuto qui restituire vita a tutto ciò che è stato, per concedere a te e alla tua specie una nuova occasione… »
“Non è possibile!” escluse fermamente il Progenitore “Questo ti renderebbe pari a una dea!”
« Sono ben lungi dall’essere, o dal voler essere, una dea: ma, non per qualche particolare merito, anzi, e piuttosto, per molti demeriti, sono stata investita di uno straordinario potere. Un potere che, come mi ha spiegato una mia cara amica, posso facilmente impiegare per Distruggere, diventando l’Oscura Mietitrice, o posso sforzarmi di utilizzare per Creare, incarnando i valori della Portatrice di Luce. » spiegò ella, rifiutando ogni accredito divino a tal riguardo, non desiderando in alcun modo rischiare d’esser fraintesa in tal senso, in simile direzione « E, per quanto tutto ciò possa sembrare incredibilmente ambizioso, io vorrei tentare di rimediare in minima parte alle mie colpe passate, fra le quali il genocidio della tua specie, restituendoti la possibilità di ricominciare… e, questa volta, magari, di ricominciare con il piede giusto. »
“Che cosa stai dicendo…?!”
« Sto dicendo che sappiamo bene entrambi come, ancor prima del mio intervento, la tua civiltà si fosse estinta, e si fosse estinta, sostanzialmente, per ben due volte. » dichiarò la Figlia di Marr’Mahew, con quieta fermezza « E’ vero che avete trovato un’occasione di trascendere dai confini della carne, e divenire pura energia, divenire i Progenitori. Ma è anche vero che, così come tu mi hai mostrato durante il nostro primo incontro, ciò è avvenuto, ogni volta, perché vi siete maldestramente spinti a un passo dall’annichilimento reciproco, nel lasciarvi animare da intenti a vostra volta più rivolti alla Distruzione che alla Creazione, per quanto, in fondo, avreste potuto vantare il potere di compiere qualunque cosa aveste voluto! »
“…”
Per la prima volta, e per la prima volta dal proprio ingresso in scena nella vita della donna guerriero, il Progenitore ammutolì. E ammutolì non perché reso tale dalla rabbia dell’Ucciditrice di Dei, e da quella furia che, ella aveva compreso, essere arma più che efficace per contrastare il suo controllo mentale, e con esso anche la sua voce nella propria mente; ma ammutolì perché obiettivamente incapace a elaborare una qualche risposta adeguata a quelle parole, e a quelle parole a confronto con le quali, dopotutto, non avrebbe potuto che riconoscere pura e semplice veridicità.
E cogliendo tale silenzio come una conferma del fatto che il proprio operato stesse allor spingendosi nella giusta direzione, Midda Bontor, la regina Midda, proseguì, incalzando nel proprio discorso…
« So che tutto questo non potrà realmente cancellare il fatto che, con indifferenza raccapricciante, io abbia decretato la fine della tua civiltà, distruggendo il tuo intero mondo. » ammise pertanto, scuotendo appena il capo e riconoscendo al pieno le proprie colpe, e quelle proprie terribili colpe « Potrei giustificarmi dicendo che ho agito in difesa di tutto ciò che esiste nell’universo, nel nostro universo, giacché quanto mi hai mostrato essere il tuo desiderio di dominio assoluto su di esso ben poco spazio di libertà avrebbe potuto concedere a tutti coloro che, ormai, lo popolano. E lo popolano a prescindere dal fatto che in un’epoca lontana, in un tempo dimenticato, possiate essere stati proprio voi a dare vita a tutto ciò! » dichiarò, ancor tutt’altro che sicura di aver a poter riconoscere nei Progenitori quelle stesse divinità della creazione per mezzo delle quali tutto era stato generato e, ciò non di meno, non desiderando, allora, riservarsi possibilità di polemizzare a tal riguardo, non avendo quello a doversi riconoscere il contesto migliore per tentare di dirimere eventuali controversie a tal riguardo « Ma non desidero farlo… »
« Non desidero tentare di giustificarmi, giacché, per quanto ho compiuto, non può esistere giustificazione alcuna. » sancì ella, proseguendo e stringendo appena le labbra in una smorfia di rimprovero a proprio discapito « Non avrei dovuto agire in quella maniera… così come, nel corso della mia vita, tante sono le scelte che avrei dovuto compiere in maniera differente. Ma quanto è stato fatto, ormai non può essere sciolto… e questo non è un tentativo per cancellare la mia colpa. » insistette, seria in tale condanna a proprio discapito « E’, tuttavia e comunque, un’occasione per te, e per tutta la tua civiltà, di ricominciare per una terza volta… godendo di qualcosa di più di quanto a chiunque altro sia mai stato concesso prima! » evidenziò, laddove obiettivamente difficile, se non impossibile, sarebbe stato trovare un tale precedente, nella Storia di tutte le civiltà del loro universo, o di qualunque altro universo.
Un brusio non poté ovviare ad accompagnare simili parole, originandosi fra le fila degli amici, dei compagni, degli alleati della donna, i quali, dopo aver assistito impotenti a un altro genocidio, e al genocidio compiuto dallo stesso Progenitore a discapito degli uomini e delle donne di Loicare, non avrebbero potuto, ragionevolmente, dirsi contenti alla prospettiva di restituire libertà non soltanto a quello stesso dio psicopatico, ma a un’intera e nuova progenie di altri dei, dei riportati in vita da un lontano passato, certo, ma comunque, in ciò, ben capaci di evolvere, nuovamente, secondo i medesimi percorsi che li avevano già condotti una volta a tutto quello, e che, allora, avrebbero potuto violentemente impattare anche sulla loro stessa Storia, sul loro futuro, e sul futuro di tutto il loro universo.
Ma ignorando tali brusii, più che prevedibili e, allor, più che previsti, la donna guerriero proseguì… e proseguì dimostrando quanto, pur forse non avendo un piano all’origine di tutto ciò, essa fosse riuscita a elaborarne rapidamente uno, e a elaborarne rapidamente uno in termini sufficientemente completi da potersi realmente riservare l’occasione di porre la parola “fine” a tutto ciò…
« E per assicurarti la mia buona fede in tutto questo, il mio più sincero impegno a tal riguardo, desidero addirittura concedere a te e alla tua gente un universo completamente nuovo. » dichiarò, in una frase che mai si sarebbe potuta immaginare di rendere propria, e in una frase che pur, allora, ebbe a scandire, riconoscendosi proprio malgrado ormai più che entrata nel proprio nuovo ruolo, e nel proprio ruolo di erede della regina Anmel, la stessa che, in un universo nuovo, dopotutto, aveva voluto esiliare la propria medesima progenie, Desmair, nel tentativo di liberarsi di essa, in quanto, per lo stesso Desmair non aveva potuto ovviare a risultare prossima a una prigione, mentre, laddove fossero stati animati da un diverso intento, e da un intento volto a mettere a frutto tale occasione, per i Progenitori avrebbe potuto al meglio rappresentare un nuovo inizio, una nuova pagina bianca sulla quale poter iniziare da capo a scrivere la propria storia « Se accetterai questo mio dono, se accetterai di porre fine a questo assurdo conflitto, la tua civiltà potrà ricominciare tutto da capo, scegliendo, magari anche con il tuo consiglio, nuove strade da percorrere… per ovviare a ripetere gli errori del passato e per scoprire un futuro completamente diverso da quanto mai avreste potuto immaginare essere possibile! »
“… e se non volessi accettare questo tuo dono…?” esitò egli, più per principio che per un qualche, effettivo, intento di ricusa a confronto con tutto ciò, e con quanto, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi intendere una prospettiva ben più allettante rispetto a quella che, inizialmente, aveva reso propria, nel distruggere l’intero universo e nel ritrovarsi, solo, a tentare di rifondarlo.
« Se davvero ad alimentare il tuo desiderio di vendetta nei miei confronti è il ricordo della tua civiltà perduta, sono certa che non rifiuterai questa opportunità. » escluse fermamente ella, negando la possibilità, per lui, di rigettare l’occasione così offertagli, e l’occasione di ricominciare tutto da capo, in un universo vergine, in una dimensione entro la quale niente e nessuno avrebbe potuto più disturbarli, né tantomeno minacciarli « A te la scelta… però. »
sabato 7 marzo 2020
3208
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
« Dove accidenti siamo finiti…?! »
A formulare la domanda, in quello specifico frangente, fu Lys’sh. La stessa Lys’sh che un attimo prima si poneva intenta a tentare di tenere a galla la propria amica Duva e che, un attimo dopo, si era ritrovata, insieme a lei, a poggiare nuovamente i piedi a terra, trasportata lontano dal mare e dalle sue fredde acque. Ma come lei avrebbe potuto essere formulata da chiunque altro all’interno del loro variegato gruppetto, nel porsi a confronto con una nuova situazione, con un nuovo ambiente, e con un ambiente che, tuttavia, avrebbe avuto a doversi riconoscere assolutamente inedito per tutti loro. E inedito, in effetti, anche per la stessa Figlia di Marr’Mahew.
Il mondo a loro circostante appariva essere un mondo florido e rigoglioso, un mondo contraddistinto da una mirabile commistione di architettura e di natura, là dove, fra smisurati alberi, sorgevano in maniera quasi spontanea altrettanto smisurati edifici. Sotto certi aspetti, tutto ciò avrebbe potuto richiamare alla mente l’idea stessa di Tranith, e della citta di Seviath, a confronto con la quale si erano appena ritrovati condotti. Ma rispetto a Tranith, e a Seviath, quel luogo si poneva ancora diverso, non permettendo agli edifici di rinunciare alle loro innaturali forme, alle loro innaturali proporzioni, così proprie di una mente razionale ancor prima della mirabile, apparente confusione propria della natura, pur, in tal senso, non contrastando la natura stessa, ma asservendosi a essa, abbracciandola e facendola propria, fondendosi in essa al punto tale che, meglio osservando, alcuni alberi avrebbero avuto a dover essere riconosciuti quali emergenti dagli stessi edifici e alcuni edifici fondati sugli stessi alberi, in un’immagine di armonia, di pace, difficilmente priva di eguali.
Ma in un tale contesto, in una simile situazione, quanto di più bizzarro a osservarsi avrebbe avuto a dover essere inteso come, in verità, nulla di tutto ciò apparisse realmente abitato, realmente vissuto nel senso più comune del termine, là dove, altresì, a popolare tale scena, ad animare quella strana città, se così si sarebbe potuta definire, altro non avrebbero avuto a dover essere intese se non delle figure luminose, delle figure umanoidi di pura energia, non dissimili dal Progenitore stesso, e che del Progenitore stesso non poterono ovviare ad attrarre immediatamente lo sguardo…
“Che accade…?” domandò egli, cessando immediatamente le ostilità soltanto per potersi osservare attorno, per poter comprendere cosa stesse succedendo “Quale inganno è mai questo…?!”
« Ce l’hai fatta! » esclamò Midda, senza nascondere un certo stupore, un’evidente sorpresa, nel rivolgersi in direzione del proprio vicario, e di quel vicario che, allora, stava lì venendo riconosciuto qual l’unico artefice di tutto ciò.
« E’ solo un costrutto iniziale, mia signora. » chinò il capo secondo-fra-tre, “Bob”, pur evidentemente onorato dal riconoscimento che ella aveva voluto concedergli in tal senso « I miei poteri non mi permettono di agire al di fuori del tempo del sogno: se vorrai condurre a compimento quanto mi hai domandato, dovrai essere tu a farlo. »
« Thyres… » gemette la donna guerriero a confronto con quella doverosa precisazione, e quella precisazione che pur non avrebbe potuto suggerire nulla di buono « … io non so se riuscirò a farcela. »
« Che cosa sta succedendo…?! » domandò H’Anel, avvicinandosi, insieme agli altri del loro gruppo, a Midda, anch’ella ormai fuori dal mare, e da un mare ormai non più esistente, pur lì ancora intenta a stringere a sé il corpo di Be’Sihl.
« Perché sembra quasi che tu ci abbia condotti al pianeta d’origine di quel dannato mostro…?! » incalzò Howe, aggrottando la fronte e dimostrando di aver ben delineato i confini della situazione.
« Siamo nel sesto pianeta del sistema di Orlhun…?! » esitò Duva, prendendo allor voce e dimostrando che, per quanto frastornata e indolenzita, anch’ella avrebbe avuto a doversi riconoscere lì ancor presente e cosciente.
“No. Questo non è il mondo dei Primi Eredi.” escluse tuttavia lo stesso Progenitore, ancora temporeggiando, ancora ovviando a sferrare nuovi attacchi, nella volontà di tentare di comprendere quanto potesse lì star accadendo “Questo è il Primo Mondo. Il vero mondo natale dei Progenitori. Dei veri Progenitori. Questa è l’origine di tutto…” sancì egli, con tono evidentemente sorpreso, nel non comprendere, ancora, il senso di tutto ciò “… che inganno stai ordendo, sciocca mortale?!” si ripeté, avvampando immediatamente d’ira, nell’offesa che tutto ciò avrebbe pur potuto rappresentare dal proprio punto di vista, nell’insulto che un simile complotto avrebbe potuto rappresentare ai suoi occhi “Tutto questo è estinto da eoni… da prima che ognuno dei vostri inutili pianeti venisse anche e solo plasmato!”
Ma prima che la donna guerriero, o chi per lei, potesse avere occasione di intervenire nella questione, una nuova voce si impose nella mente di tutti loro, attirando l’attenzione, allora, su un gruppetto di Progenitori in quieto avvicinamento alla loro posizione, evidentemente, a propria volta, incuriositi da quanto lì stava accadendo…
“Fratello!” apostrofò tale voce, con tono apparentemente femminile, per quanto improprio sarebbe stato cercare di imporre una caratterizzazione di genere a quelle creature di pura energia “Sei nuovo da queste parti…?! Nessuno di noi ti conosce…” esitò ella, nel mentre in cui una delle figure, a capo del drappello, ebbe a piegare appena la testa di lato, creando una sufficientemente chiara correlazione fra quelle parole e l’origine delle stesse, là dove altrimenti ben difficile sarebbe stato creare una qualche associazione fra un messaggio intento a risuonare nelle loro menti e una figura in particolare, fra tutte quelle presenti.
“Che accade, stupido sacco di carne…?!” insistette nuovamente il Progenitore loro antagonista, non desiderando lasciarsi irretire da tutto ciò, soprattutto laddove tutto ciò avesse a doversi razionalmente riconoscere qual irreale.
« Accade che ella è la Portatrice di Luce e l’Oscura Mietitrice… »
A intervenire, con quelle parole, e con quelle solenni parole, fu allora la voce di Be’Sihl e di un Be’Sihl che, di tutta quella vicenda, aveva potuto seguire il fugace pregresso, e quel pregresso altresì ignoto a tutti gli altri, nel dialogo occorso fra la propria amata e il suo vicario: un dialogo che egli non avrebbe mai desiderato avere possibilità di udire, perché mai avrebbe voluto che la propria compagna potesse divenire ciò che era divenuta, ma che, a modo suo, ebbe a concedergli l’occasione di rivalutare, prima di chiunque altro, ciò che stava accadendo, e ciò che, in contrasto a ogni pregiudizio, ella si stava riservando l’occasione di impegnarsi a compiere.
« Accade che ella è la regina Midda Namile Bontor… » insistette ancora lo shar’tiagho, sciogliendo delicatamente l’abbraccio nel quale era ancora trattenuto solo per avere occasione di levarsi in piedi, e di affrontare direttamente il proprio interlocutore « E accade che, dopo aver imposto la distruzione al tuo mondo, al mondo dei tuoi avi, ella ora desidera restituire a esso la vita perduta, in grazia al tempo del sogno e in grazia ai propri poteri. »
“Tutto ciò è un inganno!” escluse tuttavia l’altro, rifiutando categoricamente la verità di quanto lì presentatogli innanzi agli occhi “Neppure io, con tutto il mio potere divino, potrei mai compiere qualcosa del genere…”
Rinvigorita dalle parole udite per mezzo della voce del proprio amato e da quelle parole di rinnovata fiducia nei propri riguardi, e nei riguardi dei propri propositi e di quegli stessi propositi che egli doveva, evidentemente, aver udito pocanzi; la donna guerriero, la regina Midda, decise allora di intervenire personalmente nell’esplicitare il proprio intento… e quell’intento forse folle, forse arrogante, forse assurdo… e pur quell’intento che ella, comunque, avrebbe condotto sino in fondo, nella volontà di iniziare a rimediare, almeno in minima parte, a tutta la Distruzione della quale si era resa araldo nel corso della propria esistenza, sino a quel momento.
venerdì 6 marzo 2020
3207
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
« Tutte le prove a protezione della mia corona erano state predisposte per scegliere l’erede del mio potere… la nuova Portatrice di Luce e la nuova Oscura Mietitrice! »
Con queste parole Anmel le aveva recentemente dischiuso gli occhi sulla verità dei fatti. E su una verità che, forse, in parte, ella aveva sempre conosciuto e pur aveva sempre rifiutato di accettare qual vera, qual possibile, qual propria.
Parole a porre chiarezza attorno alle quali, subito dopo, un dialogo con la fenice aveva voluto cercare di riservarle occasione di chiarezza…
« Anmel dice il vero, asserendo che io sono destinata a essere la nuova Oscura Mietitrice…?! » aveva domandato la donna guerriero in direzione di quella mistica creatura, incarnazione stessa del principio di creazione alla base del concetto della stessa Portatrice di Luce.
«… e la nuova Portatrice di Luce, se vuoi metterla in questi termini. Anche se, in effetti, non sono termini completamente adeguati.»
« E allora quali sono i termini adeguati…?! Perché non provi a essere chiara, almeno questa volta…? » aveva insistito, alla ricerca di una definitiva trasparenza nel merito di tutto ciò.
« Anmel è sempre stata una giovane donna ricca di passione e di ambizione. Difficile non esserlo, in quanto figlia di un faraone. Ma lei si è spinta decisamente oltre, cercando di superare il limite della propria stessa mortalità. E, di questo, tu nei sai qualcosa… »
« Spero tu voglia riferirti al suo matrimonio con Kah. E al concepimento di Desmair. E spero che tu non voglia sottintendere quanto, fra me e lei, ci siano punti in comune… anche se, mi rendo conto, la questione potrebbe risultare decisamente imbarazzante, nel considerare il mio di matrimonio. »
« Spinta dalla propria brama di potere, Anmel ha superato confini che non avrebbe dovuto. Ha giocato con forze che non avrebbe dovuto. Ha evocato creature che non avrebbe dovuto evocare. E per quanto ella avrebbe potuto spingersi verso traguardi straordinari, ha finito soltanto con il precipitare verso i meandri più oscuri della propria anima, consumata dal proprio stesso potere. »
« Portatrice di Luce e Oscura Mietitrice sono sempre stati usati solo in maniera metaforica per lei… non è vero? Vogliono soltanto indicare la dualità propria dell’animo di ognuno di noi, nella capacità di creare e in quella di distruggere… » aveva concluso.
« Non proprio. Giacché tutto è in conseguenza a una costante ricerca di equilibrio fra il principio della Creazione e quello della Distruzione, fra la Portatrice di Luce e l’Oscura Mietitrice, è più corretto dire che in ogni cosa, e in ogni persona, vi è una parte di entrambe. Una parte generalmente limitata… e una parte che, per Anmel Mal Toise, ha smesso di essere sì limitata in conseguenza all’accrescimento del suo potere. »
« E immagino che, per lei, la parte più marcata sia quella dell’Oscura Mietitrice… » aveva suggerito.
« Non giudicarla. Distruggere, in fondo, è molto più semplice che Creare. E, in tal senso, non credo che tu non abbia a poter vantare la tua personale esperienza. »
Già. Così come anche il Progenitore avrebbe potuto ben testimoniare, Midda Bontor era sempre stata squisitamente brava a distruggere.
« Non giudicare neppure te stessa. Se pur il Distruggere può sembrarti una tua naturale inclinazione, non è a quello che deve essere rivolta la tua attenzione nel formulare una qualsivoglia valutazione a tuo stesso discapito. Non laddove, pur, il tuo impegno, e il tuo impegno cosciente, ha da volersi rivolgere al Creare. Non sei forse tu ad aver da sempre dichiarato quanto importante, per te, sia la tua autodeterminazione? Quanto importante, per te, sia poterti considerare l’unica reale autrice del tuo stesso destino…?! »
« … sì… » aveva voluto confermare, incerta, nei confronti della fenice.
« E allora sii ciò che desideri essere. E se non vuoi essere come Anmel, se non vuoi cedere all’Oscura Mietitrice, non farlo… per quanto tutto possa sembrare impegnarsi a suggerire il contrario. »
Midda Namile Bontor, l’erede designata della regina Anmel Mal Toise, la nuova Portatrice di Luce e la nuova Oscura Mietitrice, nel corso della propria vita non aveva mai speso troppo del proprio tempo in favore della Creazione allorché della Distruzione. E, di ciò, per l’appunto, anche il Progenitore avrebbe potuto offrire palese testimonianza, qual ultimo della propria intera specie, della propria intera civiltà. Una civiltà forse già morta, una civiltà probabilmente già da considerarsi estinta da molti secoli, millenni addirittura, ma nel merito dell’indomani della quale la donna guerriero aveva voluto arrogarsi il diritto di esprimersi nel male ancor più che nel bene, decretandone la condanna a morte, e una condanna a morte pur giustificata, pur motivata, invero, dalla volontà di preservare il resto dell’universo.
Così facendo, in un’epoca ancor lontana da ogni sospetto, da ogni epifania, ella aveva agito in maniera più che degna per il proprio ruolo di Oscura Mietitrice. E, forse, solo in virtù di tale distanza, ella avrebbe potuto in parte giustificare se stessa, considerando di aver agito per così come, all’epoca, al meglio avrebbe potuto agire, al meglio avrebbe potuto risolvere quell’emergenza.
Ma da allora, qualcosa era cambiato. E non qualcosa di poco conto, quanto e piuttosto il proprio ruolo nell’ordine stesso dell’universo. E là dove, in passato, ella aveva potuto concedersi occasione di agire in favore della Distruzione senza eccessive remore morali, al tempo presente ella non avrebbe potuto ovviare a rammentare l’invito della fenice… e quell’invito privo di qualunque possibile ambiguità d’interpretazione.
« E allora sii ciò che desideri essere. E se non vuoi essere come Anmel, se non vuoi cedere all’Oscura Mietitrice, non farlo… per quanto tutto possa sembrare impegnarsi a suggerire il contrario. »
Forse, in grazia ai poteri di Anmel Mal Toise, combinati con il tempo del sogno, Midda Namile Bontor, la regina Midda, avrebbe potuto anche estirpare per sempre, dal proprio universo, e dall’intero multiverso, la minaccia propria persino di un Progenitore. E, così facendo, avrebbe potuto anche riconoscersi nella giustificata posizione morale di aver dovuto agire al fine di prevenire la distruzione del proprio stesso universo, e di quell’universo che egli non avrebbe esitato a condurre all’estinzione per riservarsi l’occasione, quindi, di ricostruirlo, e di ricostruirlo da zero, secondo i propri capricci, secondo le proprie velleità.
Forse, Midda, la regina Midda, avrebbe potuto permettersi tutto ciò.
Ma il fatto che ella avrebbe potuto permettersi tutto ciò, non avrebbe avuto a doversi fraintendere necessariamente qual giusto da compiere. Anzi…
« Distruggere, in fondo, è molto più semplice che Creare. »
Midda Namile Bontor, la nuova Portatrice di Luce, la nuova Oscura Mietitrice, non avrebbe potuto vantare particolare esperienza pregressa in favore della Creazione. Per così come ben aveva descritto la stessa fenice, il suo passato, la sua esperienza, il suo cammino di vita, era sempre stato in favore della Distruzione.
Ma, al di là delle proprie scelte passate, nulla, se non la propria stessa volontà, avrebbe potuto allor impedirle di cambiare. Di provare a compiere qualcosa di diverso. Di provare ad abbracciare una via diversa.
E così, per una volta, e forse per la prima volta nella propria vita, Midda Bontor, donna guerriero, volle tentare di risolvere quella battaglia senza invocare la morte del proprio antagonista… quanto e piuttosto l’occasione di una nuova vita per lui e per tutta la sua stirpe.
giovedì 5 marzo 2020
3206
Avventura
061 - Il cerchio si chiude
“Morirete tutti…” dichiarò allora il Progenitore, tornando a imporre la propria voce maledetta all’interno delle teste dei presenti, approfittando di quel momento di generale sconforto per cercare di soggiogarli, e spronando tutti loro, di conseguenza, a ricorrere alla rabbia qual unico antidoto noto a tale rischio.
« Lurido dannato! » ringhiò Duva, spronata allora dagli eventi a evocare qualcosa di decisamente più grande rispetto a quanto non si fosse impegnata a compiere sino a quel momento, sebbene qualcosa che, già nella realtà esterna al tempo del sogno, aveva dimostrato di non avere alcuna speranza in contrasto a quel divino antagonista, come, addirittura, un’intera nave stellare, soltanto per potersi avventare, in suo contrasto, a bordo della stessa.
E, in effetti, quella che lì Duva ebbe a riproporre agli sguardi di tutti non fu, allora, una nave stellare qualsiasi, quanto e piuttosto la nave stellare che a lei avrebbe avuto a dover essere considerata più vicina, più cara e, in questo, più facile da ricreare all’interno di una realtà capace di attingere alle memorie e alle fantasie delle persone dei presenti… la Kasta Hamina!
Con la propria peculiare forma, e quella forma propria di tutte le navi di classe libellula, la cara vecchia Kasta Hamina, quanto per lei, e per tutti gli altri membri del suo equipaggio, era stata pari a una casa per lunghi anni, accogliendo sogni e speranze al pari di frustrazioni e difficoltà, la Kasta Hamina ebbe, così, a ritornare alla vita, dopo l’impietosa fine alla quale era stata condannata per opera dell’Anmel antagonista di Maddie, solo per consentire a Duva di spararsi, insieme a essa, contro il Progenitore. Un gesto, il suo, non animato da qualche sciocca illusione di poterlo in tal maniera vincere, quanto e piuttosto motivato a tentare di concedere a tutti i presenti ancora qualche istante di tempo utile, nei termini nei quali ormai, in fondo, si era trasformata quella loro battaglia, quella loro comune lotta: una battaglia, una lotta, animata dall’intento di ritagliare anche e soltanto un singolo secondo in più, un fuggevole attimo di vita sottratto alla violenza del Progenitore, speranzosamente utile a concedere loro la possibilità di giungere a una qualche idea risolutiva, a quell’intervento chiave in grazia al quale, allora, porre la parola fine a tutto ciò.
Così, nel momento stesso in cui, dalla superficie irrequieta del mare, il volto di Midda ebbe a riemergere, conducendo seco, svenuto e pur, evidentemente, ancora in vita, il buon Be’Sihl, la Kasta Hamina, appena ritornata all’esistenza in grazia ai ricordi di Duva, ebbe nuovamente a incontrare un’impietosa fine, venendo distrutta, letteralmente, da un gesto della mano del Progenitore, e un gesto che, allor, non ebbe a spazzare di conseguenza anche la vita di Duva soltanto in grazia al fatto che, conscia della futilità intrinseca in tutto ciò, e tutt’altro che desiderosa di sprecare vanamente la propria vita, la stessa splendida ex-primo ufficiale di quella nave ebbe a gettarsi fuori dalla stessa un istante prima del compimento ineluttabile del fato, e un attimo prima, in ciò, di condividere con la stessa una nuova sorte di distruzione e morte.
« Vicario! » gridò a pieni polmoni Midda, osservando inerme il corpo della propria amica precipitare a sua volta in mare, con un tonfo decisamente meno elegante, meno controllato rispetto al proprio, e dal quale, probabilmente, non sarebbe allor uscita senza qualche acciacco.
Timorosa per il fato della propria amica sororale, nel vedere precipitare dall’alto dei cieli anche Duva, come già Be’Sihl prima di lui, Lys’sh non ebbe a riservarsi esitazione di sorta e, rapidamente, ebbe a gettarsi anche lei nell’abbraccio di quelle onde, con l’intento di giungere a soccorrerla, ad aiutarla, laddove certamente, dopo quel volo, dopo quella caduta, ella avrebbe avuto piacere a ricevere un aiuto.
E se pur, a margine di tutto ciò, le grida della Figlia di Marr’Mahew, in direzione di un’oscura e mistica entità lì allor non presente, non avrebbero avuto a concedere loro una qualche particolare, positiva e propositiva speranza per il futuro, nessuno fra tutti i presenti smise, neppur per un istante, di lottare, e di opporsi a quell’empio dio, nella quieta consapevolezza di quanto, allora, tutto ciò che essi ancora avrebbero potuto compiere sarebbe stato proprio quello: lottare, e lottare per sopravvivere ancora un istante di più, lottare per dimostrare a se stessi, e all’intero Creato, il proprio diritto a esistere, anche in opposizione al volere contrario di un essere primigenio, creatore e distruttore dell’universo stesso, o, quantomeno, di una parte di esso.
« Secondo-fra-tre! » ribadì l’Ucciditrice di Dei, nuotando verso la riva insieme al corpo privo di sensi di Be’Sihl, e gridando ancora il nome del vicario, a pretendere la sua presenza lì, in quel preciso momento, richiesta imprescindibile, indiscutibile, a confronto con la quale, allora, egli avrebbe avuto a doversi palesare, pena la sua ira, l’ira della sua signora e padrona.
“Ogni sforzo è vano. Ogni impegno è inutile.” insistette il Progenitore, respingendo ogni altra aggressione, respingendo ogni altro attacco “State per estinguervi… insieme a ogni altra creatura dell’universo!”
E se, probabilmente complice la nanotecnologia all’interno del suo corpo, Be’Sihl ebbe improvvisamente a riaprire gli occhi, riproponendosi al mondo a sé circostante perfettamente vigile e cosciente come nulla fosse accaduto, con un sussulto fra le braccia dell’amata ancor intenta a stringerlo a sé per trascinarlo fino a quella riva ormai a soltanto poche bracciate di distanza da loro; nello stesso istante di ciò un’ormai familiare nebbia ebbe a iniziare ad avvolgere la coppia, preludio di quella che, almeno dal punto di vista proprio di Midda, non avrebbe potuto ovviare a considerarsi qual una gradita ricomparsa, e la gradita ricomparsa di secondo-fra-tre, il cui orrido busto mutilato ebbe allor a ripresentarsi innanzi a lei, fluttuante nell’aria e nella nebbia che, al pari di primo-fra-tre, sembrava contraddistinguere e accompagnare quelle creature, qualunque avesse a dover essere intesa, in effetti, la loro reale natura.
« Mia signora… » esordì quell’essere privo di genere e privo d’età, offrendosi quietamente servile al cospetto di colei in contrasto alla quale, pur, un’altra versione di se stesso non aveva mancato di avventarsi con tutta la violenza e tutta la brutalità a lui concessa, in un intento, in fondo, tutt’altro che diverso rispetto a quanto, allora, il Progenitore non potesse star rendendo proprio « … sono ai tuoi comandi, ora e per sempre. »
E se Be’Sihl, ancor trattenuto fra le braccia di lei, e da lei reputato qual ancor privo di coscienza, laddove nella concitazione degli eventi ella non aveva avuto occasione di maturare consapevolezza utile a coglierne il ritorno in sé, ebbe lì a offrirsi quindi testimone in prima linea del dialogo che, rapido, ebbe a occorrere fra l’erede della regina Anmel Mal Toise e il suo vicario; ciò che fu da lui udito, non poté ovviare di aprirgli in cuore e colmarlo di gioia, e di una gioia incommensurabile, nella riprova più evidente e concreta di quanto, a dispetto di ogni suo timore, di ogni sua avversione, ancora avesse a dover essere intesa un possibilità per la propria amata.
Soltanto lo shar’tiagho, comunque, ebbe lì occasione di vedersi informato del piano della donna guerriero, laddove, nel mondo attorno a loro, la battaglia non avrebbe potuto riservarsi occasione alcuna di requie, nel più quieto, e allor ingenuo, disinteresse che il Progenitore ebbe a rivolgere nei riguardi del nuovo arrivato, e di quell’essere che non ebbe, minimamente, a riconoscere degno della propria attenzione, del proprio interesse, non laddove, presto, sarebbe a sua volta stato estirpato dal piano stesso della vita, al pari di chiunque altro.
« Ho compreso. » annuì il vicario, non sollevando dubbi, non sollevando domande di sorta alla propria signora, non avendo a dover essere suo compito quello di disquisire nel merito dei suoi desideri, quanto e soltanto quello di attuarli, di tradurli in realtà, entro i confini delle proprie possibilità, delle proprie prerogative « Farò come desideri, padrona. » confermò quindi, iniziando ad agire immediatamente, e agendo immediatamente nell’estendere, attorno a sé, e attorno a tutti loro, la propria nebbia, e quella nebbia nella quale l’intera spiaggia, il mare, la città, il cielo e quant’altro lì circostante, ebbe allor a scomparire.
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