11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

domenica 31 gennaio 2021

3538

 

Il concetto così enunciato da Be’Sihl non avrebbe potuto che apparire al contempo incredibilmente semplice quanto terribilmente complesso da comprendere per le due figlie di Nissa, abituate a un ben diverso genere di struttura sociale. Dopotutto, anche gli ultimi anni, quelli trascorsi a bordo della Jol’Ange, avevano veduto prevalere sulle loro menti ancora una gerarchia estremamente semplice, con un capitano al comando della propria nave e un equipaggio ai suoi ordini. Quanto, invece, lì stava venendo loro suggerito avrebbe avuto a dover essere intesa la presenza di un proprietario, anzi addirittura due, non interessati al comando della loro locanda, pur, comunque, in essa avendo a vivere e, almeno nel caso proprio di Be’Sihl, a operare quotidianamente, in termini non poi molto dissimili rispetto al passato.

« Ma se non ti interessa più gestire la locanda, perché non la vendi...?! » obiettò Meri, cercando di comprendere la posizione dell’uomo « Potresti cederla ad Arasha... e con il denaro derivante da tale vendita, potresti comprare una nuova dimora altrove, lontano da qui, per te e per la tua famiglia... »

A confronto con quelle parole, fu ora il turno del locandiere di restare per un istante disorientato, aggrottando prima la fronte con aria sorpresa e arricciando poi gli angoli delle labbra in un sorriso divertito: non che egli desiderasse prendersi giuoco delle bambine, ovviamente, ma tutto quello non avrebbe potuto ovviare a ispirargli una certa ilarità, a confronto con un’obiezione assolutamente sensata per chiunque al mondo e, ciò non di meno, lontana da qualunque senso per lui o, ancor più, per la donna da lui amata e alla quale egli, propria delizia o propria croce, aveva votato la propria intera esistenza.

« Kriarya è la nostra città. » spiegò quindi alle due ragazzine, indicando poi i piatti davanti a loro per invitarle a iniziare a mangiare fra una chiacchiera e l’altra « Avremmo potuto restare a vivere fra le stelle del firmamento se avessimo voluto, sapete? E non sarebbe stata una brutta vita, anzi. La tecnologia... e non mi chiedete di spiegarvi cosa sia perché non saprei neppure da che parte iniziare... la tecnologia, lassù, offre un sacco di comodità e di vantaggi che non potreste minimamente immaginare. » ricordò, non privo di una certa nostalgia « Ma questa qui, con tutti i suoi limiti, i suoi pericoli e la sua puzza di fogna, è la nostra città, con i nostri amici, con la nostra famiglia. E in nessun altro luogo, probabilmente, saremmo in grado di immaginare il nostro futuro. »

Non che Be’Sihl non avesse preso in considerazione soluzioni alternative, idee diverse da quella. Ma, a tal riguardo, Midda si era invece sempre riservata idee ben più chiare delle sue. E, con il senno di poi, ella aveva dimostrato di avere ragione. Perché se fra le stelle, pur, entrambi non si erano trovati male, avendo la fortuna di conoscere nuovi amici, di stringere nuovi legami e di riservarsi, comunque, occasione per vivere la propria vita, nel bene o nel male; era lì in quel di Kriarya, nel luogo più lontano possibile da tutte le stelle del firmamento, che entrambi non avrebbero potuto mancare di riconoscersi realmente a proprio agio, capaci non soltanto di comprendere effettivamente la realtà a loro circostante, ma anche, e cosa non meno importante, di essere compresi realmente da essa.

« Eppure né tu, né la zia, siete originari di Kriarya... » commentò Nami, scuotendo appena il capo, ancora poco convinta da quell’argomentazione « Non è un po’ privo di senso ciò che stai dicendo...? »
« E voi...?! » sorrise allora Be’Sihl, rigirando su entrambe la questione « Siete cresciute al fianco di vostra madre, che, sono certo, non avrà intessuto particolari lodi attorno al nome di sua sorella. E, malgrado tutto ciò che è stato, vi siete sospinte sino a Kriarya nella volontà di trascorrere del tempo con una zia che potreste affermare di conoscere a stento. » osservò, incrociando le braccia al petto « Non è, anche questo, un po’ privo di senso...? »

Be’Sihl non aveva tutti i torti. E, di ciò, Mera Ronae e Namile ne erano perfettamente consapevoli. Eppure... effettivamente, qualcosa le aveva spinte a volersi riservare una qualche occasione di rapporto con quella donna. Qualcosa che non avrebbe avuto certamente a doversi fraintendere qual un particolare senso di legame familiare nei suoi riguardi, laddove, al di là di un ovvio vincolo di sangue, esse non avrebbero potuto razionalmente considerarsi legate a Midda in misura maggiore di quanto non avrebbero potuto asserire di esserlo nei riguardi di chiunque altro, a partire da Be’Sihl, passando per Arasha, sino ad arrivare al balordo che avevano incrociato al loro arrivo in città.
Possibile che fosse, banalmente, il di lei volto? Possibile che, nell’osservare le sembianze della gemella della loro genitrice, esse non potessero provare quel medesimo folle e insensato senso di appartenenza che muoveva, loro malgrado, Be’Sihl e Midda verso Kriarya...?

« Comunque, se vi può far sorridere, sappiate che state vivendo una tipica colazione di vostra zia: non soltanto per i cibo nei vostri piatti, quant’anche per le filosofiche conversazioni con il sottoscritto. » soggiunse dopo un istante di silenzio egli, rendendosi conto di un certo momento di imbarazzo da parte delle due, e delle due evidentemente incapaci a comprendere cosa rispondere alle sue parole, cercando così di spingere verso una differente direzione la loro conversazione « E’ veramente affascinante constatare quante cose vi accomunino, malgrado tutta la distanza che è sempre esistita, e che ancor esiste, fra voi. »
« Oh... » commentarono entrambe, ancora una volta quasi all’unisono, a quelle parole.

In effetti, tutto ciò avrebbe avuto a dover essere inteso parte della tipica mattina di Midda in città. O, quantomeno, della Midda di un tempo, quand’ancora non avrebbe avuto a doversi considerare legata ad alcun altro al mondo se non al proprio locandiere, e a quell’uomo verso il quale avrebbe pur voluto impegnarsi a non provare alcuna emozione, nel timore di rovinare, in tal maniera, una delle poche amicizie che mai le era stata concessa opportunità di conservare.
Oramai, fortunatamente per lei, per lui, e per tutti quanti, le cose erano un po’ mutate. E, in ciò, rare, se non sostanzialmente nulle, erano state le occasioni nelle quali, ancora, avevano avuto possibilità di concedersi quel piccolo, intimo momento mattutino sulla base del quale, nel corso di anni, addirittura lustri, aveva avuto occasione di essere eretto il loro rapporto e il loro amore. Oramai, fra Tagae e Liagu, o Duva e Lys’sh, per non parlare di Maddie o Rín, o di qualunque altro membro di quella loro sempre più larga, e sempre più assurda famiglia, la nuova consuetudine sarebbe stata quella di una colazione decisamente più affollata e chiassosa, costellata di battute, battibecchi, pettegolezzi e chiacchiere in libertà, nelle quali poter vivere quelle fugaci occasioni di serenità che erano loro concesse fra una battaglia e l’altra, fra un’avventura e la successiva, con buona pace di quegli storici momenti in intimità. E quegli storici momenti ai quali, pur, non poter mancare di rivolgere uno sguardo affettuosamente nostalgico.

« Comunque... credo sia meglio lasciarvi fare colazione in santa pace, piuttosto che assillarvi con inutili chiacchiere. » ammiccò l’uomo, tirandosi appena indietro « Io sarà meglio che vada a svegliare Tagae e Liagu... o faranno tardi per la loro lezione. »
« Già...! » commentò Nami, chinando lo sguardo verso il piatto a quel riferimento nei riguardi delle attività di studio che i loro cugini stavano seguendo presso la torre di lord Brote, insieme all’unico figlio del medesimo, nella quieta consapevolezza di quanto, presto o tardi, lei e Meri avrebbero dovuto farsi coraggio e decidere di affrontare di petto quella questione, prima che fosse la questione a prendere l’iniziativa e ad affrontare di petto loro in termini che, all’occorrenza, sarebbero potuti risultare decisamente poco piacevoli.

sabato 30 gennaio 2021

3537

 

Il fatto che Midda Bontor non fosse in città al loro arrivo, a conti fatti, non rese vano l’impegno fatto proprio dalle figlie di Nissa per raggiungere Kriarya. Impegno, il loro, che venne quindi più che ampliamente ripagato dalla rincuorante accoglienza loro offerta da tutti gli altri. Ovviamente, e non che alcuno desiderasse negare alle ragazzine le proprie origini, nessuno ebbe a sottolineare con particolare chiarezza, al pubblico, quanto le due nuove teste rosse avessero a essere proprio le figlie di Nissa Bontor, la donna la cui fama, purtroppo, non avrebbe avuto a poter essere fraintesa qual benevola.
Una fama, in effetti, quella della loro genitrice, già tutt’altro che positiva per le vicende passate, ma che, ciò non di meno, avrebbe potuto quietamente scemare nell’oblio dopo la sua morte se, soltanto, questa fosse stata imperitura. Purtroppo, tuttavia, la notizia dei recenti eventi della battaglia per Lysiath aveva fatto rapidamente il giro di tutte le capitali kofreyote, insieme, ovviamente, alla consapevolezza del ritorno alla vita di migliaia, di decine di migliaia di persone un tempo morte, e ora non più tali, sebbene in una versione decisamente diversa, e inusuale, rispetto ai comuni zombie, una versione dotata di intelletto, di raziocinio, e di un aspetto assolutamente “vivo”, per quanto vivi non fossero, che aveva preso il nome di ritornati, per loro stessa autoproclamazione in quanto tali: una notizia, quella della battaglia di Lysiath, nella quale, ineluttabilmente, un nome era ben rimarcato, e non in maniera del tutto gratuita... ossia quello di Nissa Bontor, colei che, del resto, aveva ispirato e comandato quel tentativo di insurrezione dei morti a discapito di tutti i viventi. In ciò, quindi, il nome della fu regina di Rogautt non aveva potuto ovviare a tornare sulle labbra di molti, se non di tutti, in associazione a un’idea persino più negativa rispetto alla precedente, e all’idea di una folle genocida sol desiderosa di estirpare dall’intera Kofreya, se non da tutto il continente di Qahr, la vita.
Molto meglio, per tutti, sarebbe quindi stato mantenere una certa assenza di precisa definizione attorno all’effettiva origine di Mera Ronae e di Namile, là dove, del resto, le cronache non offrivano riferimento alcuno nel merito della loro esistenza, non offrendo ad alcuno, quindi, occasione per ricollegarle alla figura di Nissa Bontor. Una scelta, quindi e comunque, non mossa dalla volontà di negare alle ragazzine le proprie origini, quanto e piuttosto di preservarle da inutili pericoli e discriminazioni, in una scelta, dopotutto, non poi così diversa da quella compiuta nei riguardi di altri elementi propri della famiglia allargata, del clan, che Midda Bontor aveva, più o meno volutamente, radunato attorno a sé.
Dopotutto, al di là dei confini stessi di quella loro schiera, pochi, o nessuno, era consapevole dell’effettiva origine di Madailéin e Nóirín Mont-d'Orb: troppo complesso sarebbe stato tentare di spiegare al mondo dell’esistenza del multiverso, e di infinite dimensioni parallele entro le quali infinite versioni alternative di se stessi esistevano e vivevano vite a volte simili, a volte completamente diverse dalle proprie. E del resto, ai più, era stato sufficiente cogliere la palese, e quasi imbarazzante, rassomiglianza con Midda Bontor per definire un’associazione parentale fra loro, ragione per la quale, in maniera estremamente generica, Maddie e Rín erano considerate due cugine di Midda, in assenza della notizia di altre sorelle.
E, allo stesso modo, anche nel merito del passato di Duva Nebiria e di Har-Lys’sha, così come degli stessi Tagae e Liagu, al di fuori dei confini del loro clan, non si era mai ricercata particolare puntualizzazione pubblica, là dove non meno complesso rispetto all’idea del multiverso sarebbe stato anche spiegare a quel mondo in particolare l’esistenza di altri mondi, di un intero universo che, a distanza incommensurabile da loro, si proponeva popolato da centinaia di altre civiltà, umane e non umane, quasi sempre più progredite rispetto alla loro: civiltà che avevano abbandonato la superstizione in favore della scienza, e che, grazie ai progressi della tecnologia, avevano avuto possibilità di conquistare le stelle, espandendo i propri confini fra le immensità siderali. Così, nel merito del quinquennale viaggio della Figlia di Marr’Mahew fra le stelle del firmamento non era stato offerto dettaglio alcuno al pubblico, e ognuno aveva, in tal senso, maturato una propria idea a tal riguardo, a giustificare non soltanto la sua assenza ma, anche, il suo ritorno lì accompagnata da quelle nuove figure, una fra le quali, addirittura, con le sembianze di una donna rettile. E ognuno, a tal riguardo, si era fatto una sua idea, un suo filone di pensiero, sempre decisamente originale, mai ovviamente azzeccato, e, ciò non di meno, utile a permettere a tutti loro di parlare, e di sfogare in tal maniera ogni possibile curiosità, senza pur concedere ad alcuno il benché minimo pretesto utile a cercare rogna con loro. In fondo, qualunque fossero le loro origini, quanto appariva certo avrebbe avuto a dover essere inteso il fatto che esse erano amiche di Midda Bontor... anzi: da lei, addirittura, trattate al pari di sorelle. Motivazione più che utile a non avere di che inimicarsele, per non avere, parimenti, a inimicarsi anche la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya e di Lysiath.
Insomma: anche l’arrivo di Mera Ronae e di Namile, in quel della locanda, in primo luogo, e in tutta la città, successivamente, venne accolto come un dato di fatto: esse erano lì; erano chiaramente parenti della più celebre cittadina della capitale; e... basta. Non sarebbe servito sapere null’altro per essere certi della necessità di non avere di che invischiarsi con loro. E di ciò, obiettivamente, tutti non avrebbero potuto che essere serenamente soddisfatti.

Così, dopo un’infanzia vissuta in quel di Rogautt, e cinque anni trascorsi a bordo della Jol’Ange, le due figlie di Nissa Bontor iniziarono un nuovo capitolo della propria esistenza in quel della città del peccato del regno di Kofreya, in un percorso paradossalmente molto similare a quello della loro celebre zia ancor prima che a quello della loro famigerata genitrice.
E se i primi giorni ebbero a servire a concedere loro possibilità di prendere le misure con quella nuova vita, presto ebbe a risultare evidente la necessità, per entrambe, di trovare un qualunque genere di attività nella quale impegnare il proprio tempo, non volendo certamente trascorrere le proprie giornate in indolente ozio.

« Be’Sihl... » apostrofarono quindi la mattina del loro terzo giorno di permanenza in città, raggiungendo il locandiere nella sala principale, dove già era all’opera al fine di predisporsi alla nuova giornata di lavoro.
« Ditemi, ragazze. » le invitò, cortesemente, egli, nel mentre in cui, senza che esse avessero a doverglielo chiedere, subito si pose all’opera per preparare loro la colazione, esattamente come, per anni, non aveva mancato di fare dietro a quello stesso bancone ogni mattina nella quale Midda era in città, approfittando dell’occasione offerta dal nutrirla per riservarsi una possibilità di quieta interazione con lei, per così come in alcun altro momento della giornata, necessariamente più caotico, gli sarebbe mai stato offerto.
« Pensi che sarebbe possibile per noi dare una mano qui in locanda...?! » domandò allora Meri, parlando a nome di entrambe.
« Oh... » esitò egli, colto sinceramente in contropiede a quella richiesta « Credo che sia meglio che ne parliate con Arasha più tardi. » suggerì poi, non senza un certo imbarazzo nel rendersi conto di quanto, ormai, la gestione della locanda fosse più nelle mani di quella donna che nelle proprie « Sinceramente è lei che gestisce i turni dei garzoni e il loro lavoro... e, in questo, non saprei proprio come rispondervi. »
« Credevamo che la locanda fosse tua e della zia. » osservò Nami, un po’ contraddetta da quella risposta, non in tono di critica verso l’uomo, quanto e piuttosto di quieta incapacità a comprendere il senso della cosa, abituate, del resto, a una gestione decisamente più autoritaria da parte della loro defunta genitrice nel merito delle proprie questioni.
« E infatti lo è. » confermò l’uomo, sorridendo a entrambe nel mentre in cui ebbe a posizionare innanzi a loro due piatti con molta verdura, una salsa di fagioli e due pezzi di focaccia ai bordi, a titolo di colazione « Però sono mancato per tanto tempo, mentre accompagnavo vostra zia nei suoi viaggi fra le stelle del firmamento... e, in questo, Arasha è stata sempre presente a gestire tutto con rispetto e professionalità tali che non mi sono sinceramente sentito di chiederle di fare diversamente ora che siamo tornati. » spiegò, con quieta soddisfazione e un certo orgoglio per l’equilibrio in ciò raggiunto con la figlia di Degan « La proprietà è mia e di Midda, sì. Ma la gestione del locale è tutta di Arasha... con tutti gli onori e gli oneri del caso. » ammiccò poi, con fare complice.

venerdì 29 gennaio 2021

3536

 

« Una sorpresa...? » domandarono praticamente all’unisono, strabuzzando gli occhi.
« ... è tornata mamma?! » suggerì speranzosamente Tagae, ipotizzando che, forse, potesse essere appena rientrata e, per questo, non avesse fatto in tempo a venire alla torre di Brote per salutarli prima.
« Ehm... no. » sorrise Arasha, scuotendo appena il capo « Però effettivamente un paio di volti nuovi... o quasi... sono arrivato in città. » puntualizzò, aggrottando lievemente la fronte « E mi sento sufficientemente sicura di poter affermare che sarete contenti di conoscerle. »
« Cosa vuol dire “o quasi”...?! » questionò Liagu, dimostrando di prestare molta attenzione alle parole pronunciate dalla zia, non essendosi lasciata sfuggire quel fugace inciso.
« Non voglio rovinarvi la sorpresa. » ammiccò verso i due « Andare a cercare Eli e vostro padre... e sono certo che capirete cosa intenda dire. » suggerì poi, tornando verso il bancone e preparandosi a riempire altri boccali per altri clienti.

I due pargoli non se lo fecero ripetere una seconda volta e, sospinti da una giusta curiosità, si mossero rapidi in direzione delle stanze, alla ricerca del genitore e della bimba, per cercare di comprendere cosa potesse voler dire quel “o quasi” e, soprattutto, chi fossero i nuovi volti arrivati in città. E non fu particolarmente difficile ritrovarli, né nella loro attuale ubicazione, che senza particolare originalità coincideva con la camera da letto di mamma e papà, né, tantomeno, nei gridolini di Eli, la cui vocina acuta, tipica di una bimbetta della sua età, non avrebbe potuto ovviare a riecheggiare squisitamente all’interno dei corridoi della locanda, giusto perdendosi soltanto a confronto con l’entropica confusione propria della sala principale.
Così, in quattro e quattr’otto, Tagae e Liagu raggiunsero loro padre Be’Sihl e la piccola Eli... e, così facendo, ebbero a ritrovarsi a confronto con due volti decisamente tutt’altro che nuovi, avendo a corrispondere, in tutto e per tutto, a quelli di Midda, o di Maddie, o di Rín, con l’unica differenza derivante da una decisamente più giovane età.

« Urca! » esclamò Liagu, ben comprendendo, ora, il perché di quel “o quasi” scandito da Arasha.
« Ma sono delle bambine! » osservò Tagae, non del tutto sbagliando dal proprio personalissimo punto di vista, laddove, in fondo, non più di un paio di anni avrebbero avuto a separarli da quelle due figure, già ormai prossime all’adolescenza e, ciò non di meno, ancor aggrappate agli anni più innocenti della propria vita, e di quella vita infantile nella quale, ancora, Tagae e Liagu avrebbero avuto a riconoscersi pienamente, almeno a livello anagrafico.

L’ingresso in scena di quella coppia non poté che cogliere di sorpresa Mera Ronae e Namile, le quali, per un fugace istante, avevano già dimenticato dell’esistenza di quei cugini adottivi, e di quei cugini che mai, sino a quel momento, avevano avuto occasione di incontrare.
Tuttavia, nel momento in cui quei due fecero la propria apparizione sulla soglia della loro estemporanea, nuova camera, non fu complicato riuscire a identificarli, anche in virtù del fatto di quanto, effettivamente, avessero a poter essere scambiati realmente per la possibile progenie di Midda e di Be’Sihl, e una progenie nella quale, a differenza loro, anche il sangue del padre si era chiaramente impegnato a offrire il proprio contributo ereditario.
Il caso, nella propria più palese ironia, doveva quindi aver cercato di offrire alla Figlia di Marr’Mahew un qualche genere di risarcimento morale, dopo che, ancor in giovinezza, loro madre Nissa le aveva negato in maniera imperitura la possibilità di avere dei figli, in conseguenza a una lama spiacevolmente affondata nel ventre. Ragione per la quale, pur ancor non conoscendoli, e, soprattutto, ancor non avendo ben compreso in quale maniera potersi emotivamente confrontare con la loro zietta; Meri e Nami non poterono negarsi una certa, quieta soddisfazione a confronto con tutto ciò, felici per la felicità stessa che, allora, doveva essere stata concessa alla loro parente in grazia all’ingresso nella propria vita di quella coppia.

« Immagino che voi siate Tagae e Liagu. » balzò subito in piedi Nami, muovendosi verso di loro per accoglierli e accoglierli in maniera quanto più possibile amichevole, a braccia aperte, fosse anche e soltanto per rispetto a tutte le premure che stava offrendo loro Be’Sihl « Il mio nome è Namile... e lei è mia sorella Mera. »
« Namile... Mera... » ripeté Tagae, quasi a soppesare quei nomi.
« Siete le figlie di Nissa! » riconobbe altresì Liagu, con aria, se possibile, ancor più sorpresa rispetto a quella che avrebbe potuto vantare un istante prima, evidentemente non avendo mai ipotizzato che sarebbe stata loro concessa occasione di incontrarle.
« Esatto. » annuì Meri, alzandosi a sua volta dai piedi del letto ove si erano accomodate per scambiare quattro chiacchiere con Be’Sihl, e muovendosi a sua volta in direzione della coppia di nuovi arrivati « E’ un piacere incontrarvi... Midda ci ha parlato molto di voi, pur nel poco tempo che siamo state insieme. »

Un’affermazione, la sua, che avrebbe potuto apparire mossa da un qualche desiderio di formale cortesia, ma che non avrebbe avuto a dover essere frainteso in tal senso, laddove, in effetti, Midda non aveva mancato loro di parlare di Tagae e Liagu in occasione del loro ultimo incontro in quel del porto di Lysiath, esprimendosi con la fierezza propria di una madre e, in tal senso, rassomigliando a sua sorella, alla loro defunta madre, molto più di quanto probabilmente ella stessa non avrebbe avuto piacere a scoprire.
Di Mera Ronae e Namile, d’altro canto, Tagae e Liagu non avevano avuto grandi occasioni di sentir parlare prima, sapendo della loro esistenza, certamente, e, ciò non di meno, poco di più, in termini tali per cui, probabilmente, non si fossero presentate, avrebbero potuto trovare più sensato indicarle come altre due viaggiatrici dimensionali, al pari di Maddie e Rín, piuttosto che loro stesse. E se, pur, non erano loro mancate numerosissime storie utili a indentificare istintivamente Nissa quale il peggiore dei mali possibili, soprattutto per tutto ciò che ella aveva fatto a discapito della loro genitrice adottiva, nel ritrovarsi innanzi a quei due volti pur necessariamente amati, in quanto equivalenti a quello di loro mamma, essi non poterono riservarsi esitazione alcuna nell’accettarle nella propria vita, e nell’accettarle non senza un certo, preventivo affetto.
Così, con una certa, necessaria timidezza, e pur nella volontà di non porre barriere fra loro, i due figli di Midda e le due figlie di Nissa ebbero, allora, a impegnarsi in un gesto tanto semplice quanto importante, almeno nel confronto con l’idea di una sorta di riconciliazione storica fra i loro due rami della medesima famiglia, e di una famiglia che per oltre trent’anni era stata dilaniata da una terribile faida: si abbracciarono.

« Benvenute... » dichiarò Tagae, stringendosi a Nami.
« Benvenute! » le fece eco Liagu, chiudendo le braccia attorno a Meri.

E se Mera Ronae e Namile, ancora, avrebbero potuto riservarsi, sino a quel momento, un qualche dubbio di sorta su quanto potessero aver fatto bene a lasciare la Jol’Ange per avventurarsi in quella nuova avventura, fu in quell’abbraccio così spontaneo che ebbero a potersi convincere definitivamente di quanto compiuto.
Un abbraccio al quale, immediatamente, volle prendere ovviamente parte anche la piccola Eli, la quale, saltando di corsa giù dal letto e correndo contro di loro, quasi le balzò contro al grido di: « Anch’io! Anch’io! »

“Cosa ti stai perdendo, amor mio...” pensò in cuor suo Be’Sihl, osservando, non senza una certa commozione, quella scena, orgoglioso per il comportamento di Tagae e Liagu, e felice per la serenità con la quale tutti quanti, in quel frangente, stavano impegnandosi ad affrontare la situazione “Cosa ti stai perdendo!” si ripeté, francamente dispiaciuto per Midda, la quale, nella propria assenza, non era lì ad assistere a quel gesto, e a quel gesto che, pur così semplice, non avrebbe potuto ovviare a riservarsi uno straordinario valore.

giovedì 28 gennaio 2021

3535

 

Molti bambini, legati a fratelli o sorelle a loro coetanei o pressoché tali, possono essere riconosciuti soliti ritrovarsi a essere intimoriti a confronto con situazioni estranee alla quieta quotidianità del proprio ambiente domestico, in misura tale da aggrapparsi, metaforicamente e, persino, concretamente, al proprio fratello o sorella per ritrovare, in lui, un’occasione di silenziosa rassicurazione, a ricordare che, per quante cose potranno mai accadere, non saranno mai soli. E, in questo, la quasi costante unione fra Tagae e Liagu, quasi sempre stretti per mano l’uno all’altra, avrebbe potuto essere facilmente fraintesa qual conseguenza di ciò, banalizzandola pertanto come un comportamento infantile e nulla più.
Purtroppo, però, quanto era solito costringere i due figli di Midda a quel continuo e costante contatto reciproco non avrebbe avuto a dover essere considerato qual un semplice timido timore nei confronti del mondo circostante, quanto e, piuttosto, una premura nei riguardi dello stesso, e di qualunque essere umano attorno a loro, là dove, se per errore Tagae e Liagu fossero stati separati da qualche dozzina di piedi di distanza, il mondo loro circostante avrebbe ineluttabilmente iniziato a morire. Tale, infatti, era la maledizione imposta su quei due poveri pargoli in conseguenza dell’osceno operato della Loor’Nos-Kahn, una crudele organizzazione criminale interplanetaria che, dopo averli sottratti alle loro famiglie e aver cancellato completamente i loro ricordi, negando loro persino i propri nomi e ribattezzandoli come Diciannove-Cinquantadue e Diciannove-Cinquantotto, aveva addirittura alterato i loro corpi per trasformarli in un’arma di distruzione di massa, una bomba batteriologica capace, ove innescata, di estinguere un intero pianeta nel giro di pochi giorni. Un’arma per evitare l’attivazione della quale, allora, l’unica cosa che avrebbero potuto fare sarebbe stata quella di restare quanto più vicini possibili, per far sì che la piaga prodotta costantemente dal corpo di Tagae potesse essere altrettanto costantemente neutralizzata dalla cura, parimenti emessa in maniera inconscia e involontaria da Liagu. Così, fino a quando i due bambini fossero rimasti vicini, meglio ancora a contatto, nessun pericolo sarebbe mai stato corso da alcuno: in caso contrario, soltanto coloro più prossimi a Liagu avrebbero mai potuto avere speranza di sopravvivere a una tragica e dolorosa fine. Il fatto che, comunque, Tagae e Liagu fossero l’uno per l’altro il proprio intero mondo, e lo fossero stati sino all’arrivo di Midda nelle loro vite, avrebbe sicuramente reso più semplice la cosa, portandoli in maniera naturale, e senza particolare impegno, a mantenere il tutto sotto controllo.
In verità, in conseguenza a quanto loro imposto dalla Loor’Nos-Kahn, non vi sarebbe potuta essere effettiva certezza di nulla riguardo alla loro esistenza prima della loro rocambolesca fuga dal centro di ricerca e sviluppo nel quale erano stati imprigionati: né nel merito dei loro nomi, che pur avevano rammentato forse essere Tagae e Liagu, né, addirittura, nel merito di un loro effettivo legame di parentela. Certo: a un esame visivo, facile sarebbe stato presupporre una simile realtà, a confronto con caratteristiche fisiche praticamente equivalenti nell’uno e nell’altra, come la loro pelle ambrata, o i loro capelli scuri, in termini tali, fra l’altro e con uno squisito senso di ironia da parte del fato, da permettere loro di essere esemplificazione perfetta di come avrebbero potuto realmente essere dei figli di Midda e Be’Sihl se soltanto fosse stata loro concessa tale opportunità; ma da qui a una certezza assoluta, a tal riguardo, vi sarebbe stata una bella differenza. Una differenza nel merito della quale, tuttavia, né Tagae, né Liagu, sarebbero potuto apparire interessati.
Per loro, dopotutto, la loro vita aveva avuto inizio praticamente nello stesso giorno in cui avevano incontrato Midda Bontor. E, dal momento in cui ella li aveva accolti come propri figli, trovando in lei tutto l’affetto che mai avrebbero potuto desiderare, null’altro era stato loro necessario ricercare nel merito della propria identità. E così, quei due bambini un tempo conosciuti con dei semplici numeri di serie, non soltanto avevano preso addirittura due cognomi, adottando tanto quello di Midda, quanto quello di Be’Sihl, ma, addirittura, e nel rispetto delle tradizioni proprie della terra d’origine della loro nuova madre, un secondo nome, e un secondo nome in riferimento a quei nonni che, tuttavia, ancora non avevano avuto occasione di conoscere: Diciannove-Cinquantadue, quindi, era ormai Tagae Nivre Bontor Ahvn-Qa, in onore del nonno paterno, mentre sua sorella Diciannove-Cinquantotto era Liagu Ras’Meen Bontor Ahvn-Qa, in onore della nonna materna. E ciò avrebbe avuto a doversi considerare quanto loro necessario e sufficiente per essere soddisfatti e felici delle proprie vite, malgrado tutto.

« Ehilà, bambini. » sorrise Arasha, cogliendo il loro ingresso nella locanda nel mentre in cui stava portando, con mirabile maestria, un pesante vassoio pieno di boccali traboccanti scura birra a un tavolo, per servire un gruppo di clienti « Come è andata oggi da lord Brote...?! »
« Ciao, zia Ara! » salutarono entrambi, quasi all’unisono, con sincero affetto verso quell’ennesimo membro della loro grande famiglia, e una famiglia qual mai avrebbero potuto immaginare di poter vantare.
« Tutto bene. » confermò poi Liagu, annuendo con convinzione « E’ stata una bella giornata e abbiamo studiato tante cose interessanti... »
« Lo sapevi che esiste un accordo di non belli... belgire... belligire... » tentò di dire Tagae, ritrovandosi tuttavia la lingua attorcigliata su quella parola.
« ... belligeranza...?! » sorrise Arasha, ascoltando i due bambini nel mentre in cui destinava il proprio ingombrante carico a coloro i quali lo avevano ordinato.
« ... belligeranza, sì! » esclamò il bambino, annuendo « Lo sapevi che esiste un accordo di non belligeranza fra Kofreya e Tranith destinato a durare fino a quando la palude di Grykoo resterà infestata dagli zombie? » domandò il bambino, evidentemente più che incuriosito da quel macabro particolare di diplomazia internazionale « Dopo di che, Kofreya potrà decidere di attaccate nuovamente Tranith, come quando ebbero in dono la provincia di Lysiath. »
« Stai tranquillo, piccolo. » sorrise uno degli avventori appena serviti da Arasha, intervenendo nel discorso e ridacchiando a quelle parole « Non c’è pericolo che la palude di Grykoo veda mutare la propria natura: quel luogo è infestato da prima che i nonni dei nonni dei tuoi nonni potessero essere nati... e lo resterà, sicuramente, ancora a lungo. »
« Ne sei sicuro?! » domandò un altro allo stesso tavolo, dopo essersi riservato l’immediata occasione di un sorso di birra, la quale ancora, in quel mentre, stava così impregnando i suoi baffi « Eppure stanno circolando già da anni voci di quanto la palude di Grykoo stia diventando meno pericolosa rispetto a un tempo... e il numero di non morti stia scemando rapidamente. »
« Già. » aggrottò la fronte il primo, poco convinto da ciò « Come no...?! » scosse il capo, escludendo quietamente quell’eventualità « La palude di Grykoo si sta spopolando nel mentre in cui decine di migliaia di non morti prendono d’assalto Lysiath. » ironizzò, in riferimento a recenti eventi occorsi in un’altra capitale kofreyota « Se c’è qualcosa che proprio noi di Kriarya dovremmo sapere è che i morti non trovano mai riposo... »

In effetti, fra tutte le capitali di Kofreya, proprio Kriarya, la più prossima proprio alla temibile e temuta palude di Grykoo, avrebbe potuto vantare un’indubbia esperienza con negromantiche piaghe, avendo avuto a doversi confrontare con esse già da molto tempo. E ben prima che Lysiath potesse ritrovarsi a essere assediata, per pochi giorni fra l’altro, dai ritornati, l’ultima novità che, proprio malgrado, si era poi presto diffusa in tutto il regno; proprio la città del peccato aveva dovuto affrontare un quotidiano assedio notturno da parte di ogni qual genere di negromantica creatura per molti, troppi mesi, fino a quando, fortunatamente, Midda Bontor non aveva fatto ritorno dal proprio viaggio a Shar’Tiagh, riuscendo, come soltanto ella sarebbe mai stata capace di fare, a salvare tutti loro da quell’orrore continuo e ossessivo, che li aveva costretti a un timoroso coprifuoco per troppo tempo.

« Andiamo, bambini. » intervenne Arasha, all’indirizzo di Tagae e Liagu, invitandoli a seguirla e a lasciare gli avventori alle proprie chiacchiere, chiacchiere che, di certo, avendo appena preso il via, sarebbero proseguite a lungo attorno a tale argomento « C’è una sorpresa per voi... »

mercoledì 27 gennaio 2021

3534

 

Ovviamente Be’Sihl ne era sicuro. Perché per quanto egli potesse essere razionalmente consapevole che, quella coppia di bambine, avessero a doversi intendere quali figlie di loro madre, la grande nemica la cui ombra aveva aleggiato su di loro per tanti anni; ancor prima di un qualsivoglia filosofico discorso sul non far ricadere le colpe dei genitori sui figli, quanto egli non avrebbe potuto ovviare a fare sarebbe stato riconoscere, nei loro volti, non quello di Nissa Bontor, ma, piuttosto, quello della stessa Midda, in termini tali da non riuscire a ovviare, istintivamente, a provare simpatia e affetto per loro. Simpatia e affetto nella misura utile, allora, a non poter accettare di offrire loro tutta la propria più assoluta ospitalità, affinché avessero a stare il meglio possibile in attesa del ritorno della loro zia vagabonda.

« State tranquille... andrà benissimo così. » le rassicurò pertanto, con un quieto sorriso, dirigendo allora i propri passi verso la propria camera da letto « Mi dispiace soltanto di non avere la benché minima idea nel merito di quando avrà a ritornare Midda. Non che l’abbia mai avuta, nel corso della mia vita: quando parte per un’avventura, l’unica certezza è, per l’appunto, il fatto che sia partita. Il resto, poi, è un’incognita. » sottolineò, con una certa nota di rassegnata disapprovazione nella propria voce, avendo già speso troppe energie, nel corso della propria esistenza, a cercare di mutare quella realtà, salvo poi arrivare a comprendere di non poter avere speranza alcuna in tal senso, con buona pace per ogni velleità di quieta vita domestica insieme a lei.
« Non te ne preoccupare. » scosse tuttavia il capo Nami, non desiderando che egli potesse riservarsi cruccio a tal riguardo « Quando abbiamo deciso di lasciare la Jol’Ange, sapevamo di correre questo rischio. »
« Sarà comunque un’esperienza formativa anche per noi... » puntualizzò Meri, annuendo quieta « Fra la vita a Rogautt, prima, e quella a bordo della Jol’Ange, poi, a oggi non abbiamo avuto alcuna reale possibilità di porci autonomamente a confronto con il mondo... ed è giusto che, anche noi, si possa iniziare a fare esperienza senza, necessariamente, un tutore a vegliare sul nostro domani. »
« Non ho avuto, purtroppo, particolari occasioni di confronto con vostra madre, quand’ella era ancora in vita... » replicò l’uomo a quelle parole « ... ma, e non so se sia una cosa buona o brutta a dirsi, avete decisamente ereditato il sangue dei vostri antenati, nella lucida risolutezza che siete in grado di dimostrare malgrado la vostra giovane età. »
« Beh... ci risulta che zia Midda avesse cercato la propria emancipazione molto prima rispetto a noi. » ridacchiò Mera Namile, a quelle parole « Non stiamo quindi facendo nulla di inedito, in fondo. »
« Zio Be’S...?! » interruppe quel dialogo la vocina di Eli, tornando a pretendere un momento di attenzione dopo qualche fugace istante di quiete « Manca ancora tanto prima che tornano Tagae e Liagu?! »
« “Tornino”... » la corresse Be’Sihl, accarezzandole il testolino con una mano e arruffandole, se possibile, ancor di più i già arruffati capelli, assolutamente degni della donna di cui ella portava il nome « Si dice “tornino”. »
« Manca ancora tanto prima che tornino Tagae e Liagu?! » riformulò quindi la piccola Eli, dopo quella necessaria correzione.
« Non credo. » scosse il capo l’uomo, escludendo tale eventualità, nel mentre in cui, finalmente, giunsero alla porta della sua camera... o, per meglio dire, della camera che sarebbe estemporaneamente divenuta quella di Mera Ronae e di Namile « Probabilmente stanno per arrivare. »

E, in effetti, poco distante da “Alla signora della vita”, i due figli adottivi di Midda e di Be’Sihl stavano venendo riaccompagnati a casa dalla colossale figura di Duclar Mi’Chill, uno fra gli uomini di maggior fiducia al servizio di lord Brote.
In grazia al fatto che Na’Heer Al-Sehliot, figlio di lord Brote e della defunta principessa Nass’Hya Al-Sehliot, avesse a riconoscersi pressoché coetaneo rispetto a Tagae e Liagu, e in virtù della profonda amicizia esistente fra Midda e il proprio mecenate, nonché del legame sororale che, all’epoca, aveva unito la stessa Midda anche a Nass’Hya; quasi ineluttabile era stata la frequentazione di Tagae e Liagu con Na’Heer, a offrire ad ambo le parti, fra l’altro, una giusta occasione di confronto con altri bambini della propria età, e non soltanto con persone più grandi di loro. Per tale ragione, ogni qual volta che Midda Bontor era costretta a lasciare la città, dovendo, in tal senso, rinunciare all’impegno altrimenti personale di formazione dei propri figli; Tagae e Liagu erano soliti approfittare dell’ospitalità di lord Brote non soltanto per trascorrere un po’ di tempo con il loro amico Na’Heer, ma, anche e non meno importante, per proseguire nei propri studi, seguiti dal mentore personale del medesimo. E a non permettere a nessun rischio di gravare sull’incolumità di quei due pargoli, il tragitto fra la torre di Brote e la locanda era generalmente supervisionato dalla rassicurante presenza di Duclar, un uomo che già, di per sé, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual dotato di un’altezza e una corporatura imponenti, a enfatizzare le quali, comunque, non mancava di offrirsi anche una pesante armatura, in misura tale da tradurlo in quanto di più prossimo a un armadio con gambe.
Non che, comunque, la presenza di Duclar assolvesse a qualcosa di più di una semplice ragione di promemoria per qualunque malintenzionato: soltanto un folle suicida, del resto, avrebbe mai ipotizzato di poter prendere di mira i figli di Midda Namile Bontor, là dove, anche soltanto un semplice, e proverbiale, capello torto sarebbe stato sicuramente fonte di un’ineguagliabile pena a discapito del colpevole, tale per cui la morte, probabilmente, sarebbe quindi apparsa qual una piacevole liberazione ancor prima che una sostanziale minaccia.

« Siamo arrivati... » osservò Liagu, offrendo riferimento all’immagine della locanda, ormai ben distinguibile innanzi a loro.
« Chissà se mamma è tornata... » si domandò Tagae, aggrottando appena la fronte, benché, obiettivamente, ci credesse poco, laddove, in tal caso, certamente ella non avrebbe mancato di venirli a recuperare personalmente alla dimora di lord Brote.
« Tornerà. Non vi preoccupate. » li rassicurò, con tono paterno, il gigantesco Duclar « Non credo che possa esistere uomo, mostro o dio in grado di arrestare quella donna: è una vera e propria forza della natura. » commentò, con sincera ammirazione nei riguardi di quella leggenda vivente.
« Oh, sì! Mamma è la più forte che ci sia! » sorrise con quieta convinzione il bambino, annuendo.

E, del resto, forse più di chiunque altro Tagae e Liagu avevano avuto occasione di vedere Midda Bontor all’opera, in spettacoli decisamente poco adatti a bambini della loro ancor giovane età, e in spettacoli che, tuttavia, avrebbero avuto ad assumere connotazioni persino positive innanzi all’idea degli orrori ai quali, attraverso tanta violenza, ella era riuscita a sottrarli.

« Ci vediamo domani, Duclar...?! » domandò la bambina, voltandosi verso il loro accompagnatore, così alto da costringerla a gettare la testa all’indietro per sperare di adocchiarne il viso.
« Come sempre, bambini. Come sempre! » confermò egli, sorridendo verso quei due adorabili marmocchietti ai quali, innegabilmente, si era affezionato quasi quanto al figlio del suo signore, benché Na’Heer lo avesse letteralmente visto nascere « Salutatemi tutti alla locanda. » li raccomandò, come ogni sera, fermandosi soltanto a pochi piedi dall’ingresso, per lasciar proseguire soli, in quell’ultimo, breve, tratto, i due bambini.
« Sarà fatto! » confermò Tagae, levando la manina in segno di saluto verso quella figura, così apparentemente minacciosa eppur così amica per loro.
« Ciao ciao! Buonanotte! » lo salutò Liagu, stretta, come di consueto, al proprio fratello, nel timore, soprattutto quando all’aperto, di potersi ritrovare separata da lui, con quanto di terrificante, allora, sarebbe accaduto.

martedì 26 gennaio 2021

3533

 

« Ma abbiamo ancora delle camere libere...? » sussurrò Seem verso la moglie, proprio malgrado colto da quel dubbio tutt’altro che banale nel considerare il numero sempre crescente di camere occupate dalla “famiglia”, in termini tali per cui, di quel passo, lo spazio in locanda sarebbe stato presto esaurito.
« Sai che me lo stavo domandando anche io...? » replicò Arasha, incerta nel merito della risposta « Per intanto, di certo, ci sono fortunatamente quelle di tutti gli assenti. » osservò, scuotendo appena il capo, non priva di dubbi a tal riguardo « Purtroppo, però, le camere libere da affittare stanno restando sempre meno, con buona pace per gli affari. »

Sebbene, rispetto alla conformazione originale della locanda, la ricostruzione causata, e comunque finanziata, da Midda Bontor avesse veduto “Alla signora della vita” quasi raddoppiare i propri spazi, con l’aggiunta di un intero livello prima inesistente; la capienza della medesima non avrebbe avuto a doversi fraintendere illimitata. E laddove, sulla falsa riga di quanto già, per decenni, offerto da Be’Sihl in favore di Midda, già otto stanze, apparivano formalmente occupate da tutti i loro amici e parenti, fondamentalmente un intero piano della locanda avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual inutilizzabile. Questo senza contare, per l’appunto, l’arrivo, ora, di quelle due ragazzine dai capelli color del fuoco e dagli occhi color del ghiaccio, apparentemente marchio distintivo della loro famiglia.
Tuttavia, nel ben considerare quanto, a esprimersi in tal direzione, avessero avuto a riconoscersi gli stessi padroni di casa, né Arasha, né tantomeno Seem, avrebbero mai potuto o voluto intervenire a esprimersi in direzione contraria, benché poi, alla fine del mese, a impegnarsi a tirare le somme fra le spese e gli introiti sarebbero stati proprio loro, allo scopo di far tirare avanti la baracca.

« Beh, dai... » cercò di minimizzare con fare ottimista Seem, sorridendo e abbracciandosi alla propria dolce metà del cielo « Quando noi-sappiamo-chi si decideranno a ufficializzare il loro rapporto, quantomeno, un’altra stanza tornerà a essere finalmente libera. » ammiccò, con fare pettegolo nei riguardi degli assenti.
« Sempre che, anche da questa avventura, il tuo ex-cavaliere non torni a casa conducendo seco altri “randagi”... » sospirò Arasha, levando per un istante gli occhi al cielo « Sbaglio o, rispetto al passato, è diventata decisamente più socievole?! » osservò, in quella che soltanto apparentemente avrebbe avuto a dover essere intesa qual un’osservazione critica a discapito della Figlia di Marr’Mahew, laddove, comunque, la stima provata da Arasha verso la stessa, e una stima provata in maniera tutt’altro che immotivata nel considerare il numero di volte che ella le aveva salvato più o meno indirettamente la vita, non avrebbe avuto a poter essere posta in dubbio.
« Meglio per lei. » annuì l’ex-scudiero dell’Ucciditrice di Dei, francamente felice dell’idea che la propria signora non cercasse necessariamente di restare sempre e comunque sola, così come era solita fare un tempo « Comunque... torniamo al lavoro, che la sera si avvicina e, presto, avremo la taverna piena di clienti paganti. » la invitò, prima di schioccare un rapido bacio sulle di lei labbra, con fare giocoso.

Nel mentre in cui tale dialogo avveniva in quel della sala principale, Be’Sihl stava facendo strada alle due figlie di Nissa lungo i corridoi, conducendo, mentalmente, un’analisi non dissimile da quella che, in contemporanea, stava quindi coinvolgendo Seem e Arasha. Anche perché, fortunatamente o sfortunatamente che dir si volesse, egli era ben consapevole di quanto, al momento, le uniche stanze libere fossero, per l’appunto, quelle normalmente occupate da Maddie e Be’Wahr, come coppia, e da Rín, da Howe, da Duva, da Lys’sh, da H’Anel e da M’Eu, come singoli, in quel particolare momento tutti impegnati altrove in missione. Così, con buona pace per gli assenti, egli si sarebbe allor ritrovato costretto ad alloggiare estemporaneamente le due ragazzine nelle stanze di qualcun altro, in attesa che qualche altra camera avesse a liberarsi e potesse, di conseguenza, essere loro destinata.
Solo un dubbio non avrebbe potuto che restargli proprio in tutto ciò: alloggiarle insieme o offrire loro due camere separate...?!

« Non me ne vogliate per la domanda forse inopportuna... ma... posso considerarvi ancora troppo giovani per avere necessità di due camere distinte, vero...?! » apostrofò alla volta delle due ragazzine, in fondo poco più che bambine, e ancora distanti dal raggiungimento della propria maturità fisica, per così come, se il sangue di loro madre e loro zia non avesse mentito, sarebbe stato altrimenti decisamente riconoscibile da circonferenze toraciche decisamente più rilevanti di quanto non avessero attualmente a presentare « Non che voglia farmi i fatti vostri, sia chiaro: è solo per capire se alloggiarvi insieme oppure no. »
« Abbiamo trascorso gli ultimi cinque anni a bordo della Jol’Ange... » ridacchiò Nami, scuotendo appena il capo innanzi all’imbarazzo provato dal loro interlocutore nel cercare di capire quali necessità avrebbero potuto essere loro proprie a livello di spazi « Già il semplice pensiero di non avere a dover rispettare dei turni per dormire, nel dividerci le brande con tutto il resto dell’equipaggio, suona quasi strano. »
« Non abbiamo particolari pretese. » confermò quindi Meri, sorridendo concorde con la gemella « Qualunque soluzione vorrai offrirci, per noi andrà bene. »

Il fatto che le due non avessero avuto a cogliere il senso della sua premessa ebbe a convincere il locandiere di quanto le sue preoccupazioni nel merito delle loro necessità avessero, ancora, a considerarsi premature, esattamente per così come da lui sospettato. E questo, entro certi versi, ebbe anche a rincuorarlo, laddove, se quelle due avessero già avuto l’età utile per interessarsi al sesso, questo lo avrebbe necessariamente classificato in un’età utile per sentirsi nonno, in termini che, a ben vedere, a confronto con le sempre ridotte aspettative di vita proprie di quel mondo, non avrebbero avuto a dover essere fraintesi particolarmente errati, e che pur, proprio malgrado, egli avrebbe preferito non aver ancora a riconoscere, nel confronto con un’anzianità, fisica o mentale, che, francamente, non era in grado di avvertire ancora qual propria.

« Allora facciamo così... » propose quindi loro, riprendendo il discorso « Dal momento che, attualmente, non abbiamo delle stanze sfitte, per le prossime notti dormirete nella stanza mia e di vostra zia... la stanza migliore che abbiamo, ovviamente. » suggerì, pacatamente generoso nei riguardi di quelle ragazzine, non desiderando poter riservare loro nulla di meno del miglior trattamento possibile, soprattutto in assenza di Midda a potersi occupare, personalmente, della faccenda « Io intanto andrò a dormire insieme a Tagae e Liagu... tanto, anche noi, negli ultimi cinque anni, abbiamo diviso un spazio poco più grande di uno sgabuzzino e, sono certo, non avranno nulla di cui lamentarsi. Anzi...! »

Sebbene, dopotutto, egli fosse il proprietario della locanda, e nessuno spazio al suo interno avrebbe avuto a doversi considerare a lui interdetto, Be’Sihl non avrebbe potuto apprezzare l’idea di andare a occupare la stanza di qualcuno dei suoi amici né, tantomeno, di farla occupare a quelle due nuove ospiti.
Dal suo personalissimo punto di vista sarebbe equivalso a violare uno spazio privato, in termini probabilmente molto più premurosi rispetto a quanto mai chiunque si sarebbe potuto attendere da parte sua, o da parte di chiunque altro. E così, per quanto, certamente, Lys’sh o Duva, non si sarebbero riservate motivo di scandalo alcuno a sapere la propria stanza estemporaneamente occupata da altri, o, addirittura, da egli stesso; lo shar’tiagho non poté che preferire abbracciare quella soluzione, forse più scomoda da un punto di vista fisico, e, ciò non di meno, assolutamente ideale, almeno per lui, sotto ogni profilo psicologico.

« Urca! » esclamarono quasi all’unisono le due interlocutrici, colte in contropiede da quella proposta, decisamente più generosa rispetto a quanto non avrebbero mai potuto permettersi di ipotizzare « Ne sei sicuro...? » domandò Mera Namile, aggrottando la fronte « Noi ci possiamo davvero adattare anche in altri, meno importanti, spazi. » argomentò Namile, sentendosi quasi in colpa all’idea di togliere a quell’uomo tanto generoso il proprio letto.

lunedì 25 gennaio 2021

3532

 

« Thyres... hai indovinato per puro caso o, veramente, ci hai riconosciute?! » domandò non senza un certo entusiasmo Meri, strabuzzando gli occhi color ghiaccio innanzi a quella sorta di parente acquisito, che pur mai, nella loro mente, era stato qualcosa di più del compagno della loro zia e dal quale non si sarebbe mai potuta attendere attenzione sufficiente per riuscire tanto banalmente là dove, a stento, riuscivano i loro amici della Jol Ange dopo anni di convivenza.
« Fra Midda e Nissa, prima, e Maddie e Rín, poi... credete davvero che non abbia imparato qualche trucco per riuscire a distinguervi...?! » ridacchiò l’uomo, con aria bonaria, scuotendo la propria folta chioma ordinata in strette e lunghe treccine « E, comunque, voi gemelle state diventando veramente troppe... »

Fu allora che, a distrarre le due ragazzine dall’ineluttabile stupore per tutto ciò, per quell’inattesa identificazione a colpo sicuro dell’una rispetto all’altra da parte di Be’Sihl, intervenne il ritorno in scena della piccola Midda Elisee, la quale, attardatasi rispetto al padre per chissà quale infantile motivazione, rientrando nella sala principale della locanda ebbe a confrontarsi con i volti scoperti delle due sue desiderate nuove amiche...

« Urca! » esclamò con la propria vocettina acuta, richiamando immediatamente ogni attenzione a sé « Urca! Urca! » ribadì, iniziando poi a battere le mani e avvicinandosi a sua volta al gruppetto così creatosi attorno al tavolo delle due nuove arrivate « Siete uguali alle zie! »

Se per Mera Ronae e per Namile, Midda Bontor avrebbe avuto a dover essere legittimamente identificata qual zia, in quanto sorella, e gemella addirittura, di loro madre; in quel della grande famiglia allargata che la stessa Midda Bontor aveva radunato, volontariamente e involontariamente, attorno a sé in quella locanda, in effetti, il titolo di zia, così come di zio, avevano finito ineluttabilmente per essere un po’ abusati, soprattutto a confronto con le nuove generazioni.
Così, dal punto di vista della piccola Eli, tanto Midda, quant’anche e prima ancora di lei, Maddie e Rín, erano state accolte nella propria vita come semplici zie, senza porsi poi troppe domande sul fatto che fossero così simili fra loro; in quello stesso clima di genuina fiducia nei loro riguardi che non mancò, allora, di coinvolgere anche quelle due nuove arrivate, per le quali non mancò di provare ancor più entusiasmo rispetto a quanto già non ne avesse dimostrato pocanzi.

« Beh... » sorrise Meri, chinandosi appena verso Eli, per poterla riaccogliere a sé dopo il triste saluto precedente « ... è perché Midda è anche nostra zia. » ammiccò, con aria complice verso di lei.
« E questo ci rende, tecnicamente, cugine... » precisò Nami, a sua volta lieta di poter già rimediare a quanto accaduto pocanzi, allungando la propria mancina a offrire una carezza sul capetto della piccola.
« Altre cugine...?! » esclamò la bimba con evidente gioia « Che bello! Che bello! » esultò pertanto, saltellando con un’allegria a dir poco contagiosa.

Già... altre! Perché, e di questo Mera Ronae e Namile erano perfettamente consapevoli, la piccola Eli non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual la sola bambina della locanda, nell’ovvia e legittima presenza, entro quelle mura, anche dei due figli adottivi che erano tornati, accanto a Midda e Be’Sihl, dalle infinità dello spazio profondo: Tagae e Liagu.
Ovviamente, sino ad allora, Meri e Nami non avevano avuto precedenti occasioni di confronto con i propri “cuginetti”, sebbene avessero già avuto occasione di sentire parlare di loro e sapessero che, presumibilmente, dovevano essere di qualche mese, forse un paio di anni, più giovani di loro. E, francamente, non avrebbero potuto negarsi una certa curiosità a loro riguardo, non riuscendo, obiettivamente, a immaginarsi come avrebbero potuto essere quei due figli delle stelle che una donna come Midda Bontor aveva voluto eleggere a propri.
Tuttavia, malgrado il riferimento indiretto ai medesimi Tagae e Liagu, per così come offerto dalla piccola Eli, in quel momento non era ravvisabile alcuna traccia dei due lì attorno, motivo per il quale avrebbero avuto a dover ancora attendere per una qualche soddisfazione in tal senso...

« Zio... » esclamò quindi Midda Elisee, in direzione di Be’Sihl « Quando tornano Tagae e Liagu...?! Anche loro devono conoscere le mie due nuove cugine! » sancì, desiderosa di condividere, quanto prima, quell’inattesa crescita della loro famiglia con tutti.

E se la piccola Eli desiderava condividere tutto ciò con chiunque, in effetti, ella non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual particolarmente distante dal proprio obiettivo, là dove, un po’ per il loro affollamento, un po’ per i continui gridolini della bambina, ben pochi sguardi all’interno de “Alla signora della vita” avrebbero avuto ancora a ignorare quanto lì stava accadendo, ritrovandosi necessariamente incuriositi a confronto con l’immagine di altre due Midda in scala ridotta.

« Sapete che c’è...? » sorrise quindi Be’Sihl, nel rendersi conto di quanto stessero lì offrendo spettacolo, e nel non apprezzare l’idea di eccessiva attenzione a loro riguardo, soprattutto in assenza della maggior parte delle loro risorse belliche « Credo proprio che sia meglio proseguire questa chiacchierata da un’altra parte... credo che, a questo punto, abbiamo disturbato a sufficienza tutti i nostri avventori. » osservò, ammiccando in direzione delle più giovani interlocutrici con fare complice.
« Sì! Andiamo di là! Andiamo di là! » concordò entusiasta la piccola Eli, forse neppur realmente conscia a quale “di là” avere ad appellarsi in tal senso, e, ciò non di meno, felice di quanto allora stava accadendo, dal suo personalissimo e infantile punto di vista sul mondo pari a una vera e propria avventura.

Ben lontane dal potersi considerare adulte e, ciò non di meno, decisamente più mature rispetto alla loro nuova, chiassosa cuginetta, le due figlie di Nissa non poterono ovviare a comprendere il senso di quell’invito, e, necessariamente, ad apprezzarlo, nel ben considerare quanto, sino a quel momento, si fossero pur impegnate al fine di mantenere una certa discrezione nel merito del loro arrivo in città.
Così, limitandosi ad annuire a quelle parole, entrambe ebbero ad alzarsi praticamente in sincrono, pronte a seguire il locandiere ovunque egli avrebbe desiderato condurle.

« Arasha... Seem... potete occuparvi voi per un momento della clientela...? » domandò egli, più per cortesia che per una qualche necessità in tal senso, certo di quanto, anche in assenza di quell’esplicito invito, sarebbe stato esattamente così, come, del resto, lo era stato per tutto il tempo in cui egli si era avventurato, negli ultimi anni, ben lontano da Kriarya e dalla propria locanda.
« E quando mai non è così...?! » ironizzò per tutta replica la madre di Elisee, aggrottando appena la fronte e inarcando un sopracciglio, non ravvisando obiettivamente differenze rispetto alla normalità.
« Hai ragione. » annuì Be’Sihl, non potendo negare quanto, anche successivamente al proprio ritorno in città, la maggior parte delle attività all’interno della locanda avevano comunque continuato a essere organizzate, gestite e, persino, poste in essere, proprio da Arasha e Seem, senza che egli potesse francamente trovare la benché minima ragione di critica nel merito del loro operato.

Del resto, dal punto di vista di Arasha e Seem, l’impegno così da loro garantito nel locale per permettere a Be’Sihl di far sistemare i due nuovi arrivi in famiglia, impegno che, comunque, sarebbe stato loro anche altrimenti; avrebbe avuto a doversi riconoscere più che compensato da un piccolo, ma tutt’altro che trascurabile, dettaglio: il fatto che Elisee li avrebbe inarrestabilmente seguiti, concedendo loro qualche piacevole momento di tregua dalla presenza della figlioletta, straordinariamente amata, sì, ma anche terribilmente impegnativa nella propria inesauribile energia.

domenica 24 gennaio 2021

3531

 

Che da parte loro decidere di partire alla volta di Kriarya, senza avere ad avvisare preventivamente, del proprio arrivo, avesse a corrispondere a un azzardo... beh... Mera Ronae e Namile ne erano perfettamente consapevoli. In caso contrario la loro ingenuità nel merito di qual genere di vita avesse a essere proprio della loro zia sarebbe stata a dir poco imbarazzante. Tuttavia, e per l’appunto, le due figlie di Nissa erano perfettamente consapevoli del fatto che riuscire a trovare Midda Bontor in città avrebbe significato riservarsi un palese colpo di fortuna, in termini per i quali, nel momento in cui quelle parole di Seem ebbero a suggerire l’esatto opposto, nulla di tutto ciò ebbe a coglierle di sorpresa.
Del resto, la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya e di Lysiath, non aveva avuto occasione di divenire una vera e propria leggenda vivente trascorrendo la propria esistenza chiusa in casa. E sebbene, ormai, ella avesse a dover essere intesa qual la prima a dichiarare di desiderare cambiare vita, fosse anche e soltanto per poter trascorrere tutto il tempo necessario con i propri figli adottivi, Tagae e Liagu, fondamentalmente ineluttabile avrebbe avuto a dover essere inteso il suo coinvolgimento in nuove avventure, tanto che ella avesse a cercarle, quanto che, piuttosto, si ritrovasse a subirle.
Con un semplice scambio di sguardi, quindi, le due gemelle ebbero lì ad accogliere quella notizia, comprendendo, senza particolare delusione, di non aver goduto della fortunata occasione di ritrovare la propria parente in casa, e accettando tutto ciò con quieto pragmatismo, nella speranza che, quantomeno, tutto ciò avesse a doversi considerare pari a un credito nei riguardi della buona sorte che, al momento più opportuno, sarebbe stato loro concesso di riscuotere in futuro...

« Ovviamente nostra zia non è a Kriarya... » esplicitò Meri, in un’affermazione scevra da qualsivoglia declinazione interrogativa, laddove la loro non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual domanda, quanto e piuttosto mera presa di coscienza su qualcosa di quietamente atteso.
« Ehm... no. » sorrise Seem, quasi in imbarazzo a confronto con la pacatezza con la quale le due ragazzine avevano accolto la notizia, dopo aver fatto tanta strada per arrivare lì a incontrare la succitata zia « Al momento è partita insieme alle sue sorelle in supporto al gruppo di Maddie, per seguire una traccia nel merito della possibile, attuale collocazione della regina Anmel Mal Toise. »

Se soltanto Mera Ronae e Namile non avessero già avuto, in tempi sufficientemente recenti, occasione di chiarirsi le idee direttamente a confronto con tutte le principali interpreti della folle vita della loro parente, probabilmente quell’affermazione avrebbe avuto a risultare semplicemente incomprensibile. Per loro fortuna, però, esse erano perfettamente in grado di offrire un senso a tutto quello, in termini utili a non dover insistere ulteriormente per avere maggiore dettaglio a tal riguardo.
Con il termine “sorelle”, infatti, avevano già avuto occasione di scoprire che la loro zia era recentemente solita indicare le proprie due amiche e attuali complici e compagne in tutte le proprie scorribande, l’umana Duva e la serpentina Har-Lys’sha, entrambe non originarie di quel mondo, quanto di altri mondi fra le stelle del firmamento, al pari, del resto, anche di Tagae e Liagu. Mondi lontani, i loro, che tanto i due pargoli che avevano accolto Midda nella propria vita come una madre, tanto quelle due temibili guerriere che a lei si erano affezionate al pari di sorelle, avevano accettato di lasciare a tempo indefinito nella sola volontà di non perdere occasione di rapporto con lei.
Inoltre, il riferimento alla regina Anmel Mal Toise non avrebbe avuto a dover essere frainteso in relazione alla stessa Anmel Mal Toise che aveva condotto alla morte di loro fratello Leas e della loro madre Nissa, quanto e piuttosto a un’altra Anmel Mal Toise proveniente da una ben diversa realtà, per dare la caccia alla quale, non a caso, Madailéin Mont-d'Orb aveva viaggiato sino al loro mondo, sino alla loro realtà sulle ali della fenice, in maniera non poi così dissimile da quanto anche l’”originale” Midda Bontor avesse accettato di fare in contrasto alla “propria” Anmel. Anmel, quella responsabile della morte di loro fratello e di loro madre, che, in effetti, loro zia era stata alfine in grado di sconfiggere, nel mentre in cui, sfortunatamente, l’altra Anmel Mal Toise aveva deciso di imporre la propria minaccia sul loro mondo, lì dove, comunque, Maddie e molti altri alleati, stavano pur impegnandosi per cercare di porre la parola fine anche a suo riguardo.
La frase di Seem, pertanto, opportunatamente riformulata, avrebbe potuto essere espressa come: « Al momento è partita insieme a Duva e Lys’sh in supporto a Maddie e Rín, Howe e Be’Wahr, nonché H’Anel e M’Eu, per seguire una traccia una traccia nel merito della possibile, attuale collocazione dell’Anmel Mal Toise proveniente da una diversa dimensione... ma non per questo meno pericolosa dell’originale, anzi. »
Ovviamente, però, nessuno si sarebbe mai impegnato a proporre un simile elenco di nomi e dettagli in una singola risposta, ragione per la quale più che comprensibile non avrebbe potuto che risultare la sintetica scelta proposta da Seem non avrebbe potuto che risultare indubbiamente apprezzabile.

« Urca... » commentò quindi Namile, conteggiando lo straordinario dispiego di forze così posto in campo dietro a quella “traccia”, e non potendo ovviare che restarne quantomeno ammirata « ... la formazione al gran completo, insomma. »
« Deve essere un traccia molto importante... » puntualizzò Mera Ronae, aggrottando appena la fronte, a margine dell’osservazione della propria gemella.
« Mah... » subentrò una nuova voce tutt’altro che estranea, sopraggiungendo alle spalle del gruppo e prendendo estemporanea posizione nel dialogo in corso, senza particolari annunci « Questo è quello che vogliono farci pensare. Ma io resto convinto che, semplicemente, si stessero iniziando ad annoiare troppo qui in città e abbiano deciso di andare a farsi una scampagnata tutti insieme sui monti Rou’Farth. »

Scostandosi appena per fare spazio al nuovo arrivato, Arasha e Seem ebbero ad accogliere al tavolo delle loro giovanissime ospiti la figura del padrone di casa lì presso “Alla signora della vita”: Be’Sihl Ahvn-Qa. Il quale, ovviamente, non si era lasciato sfuggire occasione per commentare in maniera critica la scelta di quella partenza di gruppo che pur era parsa stuzzicare l’interesse delle due ragazzine, non tanto per banalizzare tale interesse, quanto e piuttosto nella volontà di ricondurre l’intera questione entro una misura più intellettualmente onesta.
Del resto si stava parlando di Midda, Duva e Lys’sh, tre disgraziate patologicamente incapaci a godersi troppo a lungo la serenità della vita; di Howe e Be’Wahr, già compagni di disavventure di Midda e, appena offertasi l’occasione, subito alleatisi con Maddie soltanto per avere occasione di rischiare in maniera sempre più originale le proprie esistenze; nonché di H’Anel e M’Eu, figli del celebre mercenario Ebano, il quale si era ritirato a vita privata nella speranza di offrire ai propri figli un futuro diverso dal proprio e che pur, suo malgrado, non doveva aver preso in considerazione quell’evidente irrequietezza che, da lui, essi dovevano aver palesemente ereditato. Insomma: le sole figure che, innanzi al giudizio di Be’Sihl, avrebbero potuto considerarsi realmente interessate a indagare su Anmel Mal Toise, in tutto ciò, avrebbero avuto a dover essere intese quali Maddie e Rín, le quali, tuttavia, non avrebbero avuto a dover essere dimenticate quali versioni alternative di Midda e Nissa, diverse da loro sotto moltissimi aspetti e, ciò non di meno, forse anche molto simili alle stesse sotto altri, primo fra tutti una certa, insalubre, predisposizione a mettersi nei guai.

« Mera Ronae e Namile... dico giusto?! » domandò il locandiere di Shar’Tiagh, rivolgendosi quindi alle due ragazzine, e non rivolgendosi loro per cercare di ricordare correttamente i loro nomi, quanto e piuttosto nell’evidente intento di associare correttamente i nomi ai volti, per quanto identici, delle due gemelle, indicandole una alla volta nello scandire i due nomi.

Un impegno nel quale, forse per fortuna, o forse per effettiva abilità, egli ebbe allora e comunque a riuscire, sorprendendo sinceramente le dirette interlocutrici, tutt’altro che abituate a essere riconosciute nella propria individualità.

sabato 23 gennaio 2021

3530

 

Seem e Arasha, figlia di Degan: ora tutto non avrebbe potuto che essere chiaro all’attenzione delle due ragazzine. Le quali, per inciso, avevano già avuto occasione di un passato incontro con Seem, quando, alcuni anni prima, egli aveva presenziato alla cerimonia che si era svolta in quel di Rogautt a distanza di un anno dalla tragica battaglia che aveva condotto alla morte di Nissa e, successivamente, alla partenza di Midda per le stelle.
Seem altri non avrebbe avuto a dover essere inteso se non l’unico scudiero che mai Midda Bontor avesse accettato accanto a sé nella propria vita. Figlio illegittimo di un lord della città e di una prostituta, dopo esser rimasto prematuramente orfano era stato accolto ancora fanciullo da Be’Sihl Ahvn-Qa qual proprio garzone, in una scelta mossa dal caritatevole desiderio di salvarlo da destini peggiori. E proprio in quella locanda, o, per meglio dire, nella precedente incarnazione di quella locanda, Seem aveva incontrato per la prima volta Midda Bontor, infatuandosi in maniera adolescenziale per lei. Deciso, in un modo o nell’altro, a diventare parte della vita di quella straordinaria guerriera, egli aveva ottenuto, dopo alterne vicende, l’occasione di poterla affiancare nel ruolo di scudiero, soltanto dopo esser stato addestrato all’arte della guerra dallo stesso primo maestro d’armi del proprio futuro cavaliere: maestro Degan, per l’appunto.
Negli ultimi tempi della guerra fra loro madre e loro zia, quando, ormai, a riservarsi un ruolo di rilievo nella questione avrebbe avuto a dover essere intesa l’ancor non riconosciuta minaccia di Anmel Mal Toise, Seem aveva sempre meno avuto occasione di accompagnare la propria signora in battaglia, sostituito sovente dalla figura di Be’Sihl. E quando, dopo la caduta di Nissa e la fuga di Anmel fra le stelle, Midda e Be’Sihl avevano a loro volta lasciato quel loro mondo per volare lontano sulle ali della fenice, a Seem non era rimasto altro da fare se non portare avanti la gestione de “Alla signora della vita”, aiutato da colei con la quale, sin dagli anni del proprio addestramento, aveva iniziato a sviluppare un genuino rapporto d’amore, non basato su quelle folli fantasie per le quali si era invaghito del proprio cavaliere, quanto e piuttosto su sentimenti più autentici e saldi. Sentimenti che, evidentemente, alla fine erano sfociati nella nascita della piccola Midda Elisee... il cui nome, ora, avrebbe avuto una propria palese ragione d’essere, qual riconoscente omaggio di quel ragazzo, ormai divenuto uomo, nei riguardi dell’unica, sola e originale Midda Namile Bontor.
Chiarita, in tal maniera, l’identità della loro interlocutrice, e riconosciuto quanto, al di là di ogni possibile sospetto, entrambe avrebbero avuto ormai a potersi considerare al sicuro entro quelle mura, Mera Ronae e Namile decisero di rispondere alla questione loro rivolta nella maniera più semplice possibile: abbassando i propri cappucci e mostrando, senza più alcuna mistificazione, i propri volti e il proprio aspetto.

« Per la barba di Tarth! » gemette Arasha, strabuzzando gli occhi a confronto con quell’immagine, e con quell’immagine ovviamente del tutto inattesa « Ce ne sono altre due! »

Ovviamente, di primo acchito, la donna aveva del tutto equivocato l’identità delle due ragazzine, scambiandole, in tutta franchezza, per un’altra coppia di Midda e Nissa provenienti da chissà quale realtà alternativa. Perché per quanto la soluzione più ovvia, ossia pensare a qualche parente, in quel frangente, sarebbe stata la più corretta; proprio malgrado Arasha aveva imparato ad abituarsi, ormai, a ignorare ogni qualsivoglia senso di ovvietà, in favore di soluzioni forse più folli e, ciò non di meno, generalmente azzeccate.
Dopotutto, già all’arrivo di Madailéin Mont-d'Orb, alcuni anni prima, ella aveva sprecato inutilmente l’argomentazione di una parente della scomparsa Figlia di Marr’Mahew, vedendosi altresì poi costretta ad accettare la realtà dell’esistenza di un incredibilmente complesso multiverso, con un’infinità di altre versioni di sé, di Seem e, ovviamente, anche di Midda e di chiunque altro, a volte sufficientemente simili agli “originali”, se così si fossero potuti impropriamente definire, altre del tutto estranei agli stessi. E se, alla fine, ella aveva avuto occasione di abituarsi alla presenza di Maddie, il fato aveva chiaramente voluto giocare al rialzo catapultandole innanzi anche Nóirín Mont-d'Orb, la quale, tuttavia, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual un’altra Midda, quanto e piuttosto un’altra Nissa... e non una Nissa psicopatica e omicida, per fortuna di tutti. Ciò senza dimenticare, ovviamente, il ritorno della “prima” Midda, accompagnata, al termine del proprio viaggio quinquennale nello spazio, non soltanto da Be’Sihl, ma anche da una coppia di figli adottivi e due nuove amiche sororali di cui una... neppur umana.
Insomma: per quanto Arasha avrebbe voluto considerarsi una donna razionale, innanzi ai volti lentigginosi di Mera Ronae e Namile, innanzi ai loro occhi azzurri come il ghiaccio e ai loro capelli rossi come il fuoco; ella non poté mancare di temere di essere innanzi ad altre due visitatrici provenienti da altri mondi... e, ora, decisamente molto più giovani rispetto a quanto non sarebbe mai stato possibile attendersi.
Fortunatamente, a risolvere l’inghippo, ebbe a subentrare l’allor quanto mai rassicurante voce di Seem, il quale, recuperato dalla propria figlioletta secondo le istruzioni della madre, aveva fatto ritorno nella sala principale giusto in tempo per ritrovarsi a confronto con quei due visetti noti...

« Mera Ronae e Namile Bontor! » esclamò, avvicinandosi con evidente emozione al tavolo « Che piacere ritrovarvi... e quanto siete cresciute! » osservò, ovviando a pensare a quanti anni fossero passati dal loro ultimo incontro e, in ciò, ovviando a riflettere su quanti anni fossero passati da quando lui stesso aveva avuto l’età ora per loro propria « Non avevo idea sareste venute da queste parti... cioè... Midda aveva accennato alla speranza che ciò avvenisse ma... »

Per le due figlie di Nissa, ritrovarsi a essere accolte con tanto entusiasmo, e forse e persino affetto, da quell’uomo ebbe a essere, per un fugace istante, quasi imbarazzante. Dopotutto non avrebbero potuto vantare particolari trascorsi con lui e, obiettivamente, a stento avrebbero avuto a riconoscerlo, tanto fugacemente avevano avuto occasione di rapportarsi con lui in passato. Ciò non di meno egli non aveva minimamente esitato ad accoglierle, allora, quasi come fossero parenti sue, due nipoti, o cugine, o quant’altro, in termini che, ineluttabilmente, le colsero in contropiede.
Ovviamente, ad animare in tal senso Seem, non avrebbe avuto a dover essere frainteso un qualche affetto diretto nei riguardi delle due ragazzine, quanto e piuttosto un giusto riflesso del profondo affetto vissuto per il proprio ex-cavaliere, quella donna che, per lui, era stata, ed ancora era, a metà strada fra una sorella maggiore e una madre. E laddove quelle due ragazzine, ineluttabilmente, avrebbero avuto a dover essere riconosciute quali parenti della propria signora, egli non avrebbe potuto mancare di estendere, genuinamente, tutto il proprio più sincero affetto anche a loro, con la quieta speranza, ovviamente, di non avere ragione di che pentirsi di ciò in futuro.
Insomma: in contrapposizione a qualunque timore di negativo pregiudizio a proprio discapito per il fatto di essere figlie di loro madre, Mera Ronae e Namile sperimentarono, in quel momento, gli effetti di un pregiudizio positivo a proprio vantaggio per il fatto di essere le nipoti di loro zia. E di una zia che, al di là di ogni possibile remora, avrebbe dovuto chiaramente poter vantare qualche pregio per riuscire a essere così amata...

« In effetti non abbiamo anticipato alla zia la nostra intenzione di venire in città. » spiegò alfine Nami, decidendo di intervenire in risposta a quella tanto calorosa accoglienza, dopo un momento utile per riprendersi dalla stessa.
« E speriamo che questo non possa essere di disagio per alcuno... » soggiunse Meri, scuotendo appena il capo a ribadire quanto, per l’appunto, non avrebbero voluto essere di disturbo per alcuno.
« Disagio...?! » ridacchiò Seem, aprendosi, ove possibile, in un sorriso ancor più amplio del precedente, sinceramente divertito da quell’affermazione « Non credo che abbiate idea di quanto sarà felice di trovarvi qui ad attenderla...! »

venerdì 22 gennaio 2021

3529

 

Quella presentazione ebbe a disorientare, per un istante, le due figlie di Nissa.
Per carità: non che Midda fosse un nome unico al mondo. In accordo con il tranitha antico, del resto, il nome Midda significa “misura”, così scelto da Nivre Bontor per la propria figlioletta in conseguenza all’attento e profondo sguardo con il quale la frugoletta, appena nata, lo aveva accolto, quasi a voler commisurare il valore del suo cuore e del suo animo. Ma, per quanto Midda non avesse a dover esser frainteso un nome unico al mondo, essere accolte da una Midda all’interno de “Alla signora della vita” ebbe a risuonare decisamente strano per loro, lì sopraggiunte, del resto, proprio alla ricerca della loro zia Midda. E per quanto, certamente, in quella bimbetta dalla carnagione scura, dai capelli castani e dagli occhi dell’egual colore, non vi sarebbe potuta essere fraintesa alcuna rassomiglianza con l’altra Midda, per un attimo le due ragazzine non poterono che domandarsi che cosa potesse c’entrare quella frugoletta con loro e con la loro famiglia, quasi nel suo nome dovesse celarsi, necessariamente, un rapporto con loro.
A fugare ogni dubbio, tuttavia, intervenne nuovamente la voce della gentile signora che le aveva accolte al loro ingresso nella locanda, sopraggiungendo al di sopra dei capelli arruffati della bimba...

« ... Eli! » la richiamò la giovane donna, con quel tono che soltanto una madre avrebbe potuto concedersi occasione di adoperare, e di adoperare verso una figlia, arrivando alle spalle della piccola e sollevandola di peso fra le proprie braccia, nel chiaro intento di allontanarla di lì « Quante volte te lo devo dire che non è carino che disturbi i nostri avventori...?! »
« Ma mamma... » protestò la piccola presentatasi come Midda, ma appellata come Eli, decisamente contrariata da quell’intervento « Sono anche loro due bambine! Sono grandi, ma sono bambine! » argomentò, come a rivendicare, in conseguenza alla giovane età delle due incappucciate un qualche diritto a poter godere della loro compagnia.
« Midda Elisee Degangor. » insistette la donna, ricorrendo a quello che apparve allor essere il nome completo della frugoletta « Se pagano, sono clienti. A prescindere dalla loro età... »
« E se non pagassero...? » domandò la piccola, speranzosa nel poterle sentir nuovamente accreditate quali semplici bambine, in quella logica propria di una mente infantile e aperta a qualunque possibilità.
« Se non pagassero, sarebbe male. » ammiccò la donna, ora rivolgendosi alle due clienti « Ma voi volete pagare, non è vero...?! »

Mera Ronae e Namile erano a metà fra un malinconico sentimento di nostalgia, conseguenza a quel dolce rapporto madre-figlia, e un deciso senso di disorientamento, nel confronto con l’evoluzione di quegli eventi. Se da un lato avevano avuto finalmente conferma dell’effettivo nome della bambina, fra i quali compariva anche Midda, e compariva in prima posizione a conferma del fatto che ella non avesse mentito; dall’altro ancora non riuscivano a orientarsi con l’ambiente a loro circostante e, nel dettaglio, con quella donna sconosciuta, e per ora certamente identificabile semplicemente come la madre di Midda Elisee.
Tuttavia, a quella richiesta, non ebbero a esitare, annuendo prontamente a conferma del fatto che avrebbero potuto pagare. Anche se, in effetti, ancora non avrebbero avuto la benché minima idea nel merito di cosa voler ordinare, non essendo, propriamente, lì sopraggiunte con l’intenzione di essere clienti.

« Visto...? » sorrise la madre verso la piccola, annuendo con convinzione e poi facendo un paio di passi indietro, per andare a posarla nuovamente a terra « Sono delle clienti. » ribadì, come a sancire un muro divisorio fra loro « Ora vai a vedere cosa sta combinando tuo padre in cantina... visto che ci sta mettendo dei secoli a tornare! »
« Uffa... » protestò ancora Eli, rivolgendo uno sguardo deluso verso le sue due nuove supposte amiche, le quali, purtroppo, non parevano essere destinate a tal ruolo « ... ciao ciao. » salutò poi, con un cenno della manina, prima di allontanarsi verso il bancone.

Per un istante le due ragazzine non poterono ovviare a provare un certo senso di colpa nei riguardi di quella bimbetta, che sembrava soltanto desiderosa di condividere un po’ di tempo con loro. Ma, in fondo, se tutto fosse andato come speravano avesse ad andare, e se la piccola Eli, come pareva, avrebbe avuto a scoprirsi di casa lì in locanda... beh... avrebbero avuto tutto il tempo utile per farsi perdonare da lei.

« Vi chiedo ancora scusa per l’esuberanza di mia figlia. » sorrise la donna, tornando a rivolgersi a loro e risistemandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio destro « Allora... in che maniera posso esservi utile?! »

Abituate da propria madre a essere sempre attente ai dettagli, alle due figlie di Nissa non aveva potuto sfuggire un’informazione interessante fra quelle proposte loro in quegli ultimi istanti. E un’informazione, nel dettaglio, celata nel nome della bambina: Degangor, ossia “figlia di Degan”. Un nome che non avrebbe avuto alcun particolare significato se non fosse stato posto in correlazione a quello di Midda, laddove, come ormai pressoché tutti sapevano nel conoscere la canzone dell’inizio della faida fra lei e Nissa, Degan altro non avrebbe avuto a doversi intendere se non il primo maestro d’arme della futura Figlia di Marr’Mahew, in anni nei quali ella era stata ancor più giovane rispetto a loro due.
Insomma: se il fatto che quella bimba si chiamasse Midda, all’interno de “Alla signora della vita”, avrebbe avuto a potersi considerare una bizzarra casualità, il fatto che il suo cognome avesse a ricollegarla, in maniera così esplicita, al primo maestro d’arme della stessa Figlia di Marr’Mahew non avrebbe avuto a potersi ottusamente giudicare qual una pura casualità.

« Degangor è un cognome molto particolare. » osservò allora Mera Ronae, accettando il rischio di poter apparire eccessivamente sfacciata, ma desiderando chiarirsi le idee, prima di aver a rivelare la loro identità a quell’estranea « Suo padre si chiama Degan...? »

Mera Ronae e Namile erano ben consapevoli di quanta importanza avesse a dover essere celato in un nome, nella loro cultura. E, del resto, entrambe avrebbero avuto a dover essere riconosciute esemplificazioni esemplari di ciò, facendo propri solo nomi utili a ricollegarle al proprio retaggio, e al proprio retaggio matriarcale, giacché nel merito dell’identità di loro padre la loro defunta madre non si era mai espressa, né aveva dato evidenza di volerlo considerare un dettaglio degno di nota. Così, se il loro cognome era Bontor, come quello della loro genitrice e della famiglia di lei da innumerevoli generazioni; il nome Mera avrebbe avuto a doversi riferire alla loro nonna, moglie di Nivre e madre di Nissa e di Midda; il nome Ronae alla madre di loro nonno Nivre; e il nome Namile alla madre di loro nonna Mera. Nomi, questi ultimi, che già, e non a caso, erano stati utilizzati nella loro famiglia come secondi nomi di loro madre, Nissa Ronae Bontor, e della loro zia, Midda Namile Bontor, secondo un’antica tradizione della loro terra natia.
Alla luce di ciò, quindi, quella domanda non avrebbe avuto a dover esser fraintesa qual gratuita. Anzi. Perché se quella bambina si era vista attribuire quel cognome, doveva chiaramente essere imparentata con il maestro Degan. E se non ne era figlia, essendo egli già morto da parecchi anni, molto prima che ella potesse essere concepita, più probabilmente avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual una sua nipote, da comprendere se da parte di madre o di padre.

« Oh no. » sorrise tranquillamente la loro interlocutrice, scuotendo appena il capo « Il padre di quella disperata si chiama Seem. Degangor è il nome della mia famiglia. O, per meglio dire, Degan era il nome di mio padre, che gli dei lo abbiano in gloria. » specificò, rivolgendo per un istante un istintivo sguardo al cielo, quasi a poter, in tal modo, salutare il defunto genitore « Comunque sia, io sono Arasha. » si presentò, avendo ormai sostanzialmente avuto occasione di illustrare tutto l’albero genealogico della piccola Eli « E voi sareste...? » domandò, non tanto per curiosità, quanto e piuttosto per cortesia, dopo che esse avevano dimostrato tanto interesse verso di lei ed Eli.

giovedì 21 gennaio 2021

3528

 

Probabilmente impietoso avrebbe avuto a dover essere inteso il giudizio di Meri nel merito del disgraziato in questione laddove, obiettivamente, se soltanto egli non avesse avuto la sfortuna di voler tentare di derubare proprio quelle due, avrebbe potuto quietamente cavarsela senza avere ad attrarre troppa attenzione. Ciò non di meno, la sua reale colpa, almeno innanzi al loro sguardo, non avrebbe avuto a dover essere intesa quel tentativo di furto, quanto e piuttosto l’arroganza successiva, in nome della quale aveva ipotizzato di poter avere la meglio su di loro soltanto perché armato e perché più alto, e più grande, rispetto alle proprie giovanissime antagoniste. E proprio per quell’arroganza esse non avevano potuto mancare di punirlo... dopotutto, e malgrado tutto, figlie di loro madre.

« Rompiscatole. » sancì Meri, a definire conclusa a propria volta, e in tal maniera, la questione.

Risolto in tal modo quel fugace contrattempo, e rimpinguato le proprie finanze in termini che probabilmente non avrebbero incontrato l’approvazione del loro nonnino, e che pur avrebbero allor avuto a doversi riconoscere squisitamente pragmatici, le due gemelle di Nissa Bontor poterono finalmente raggiungere l’ingresso de “Alla signora della vita”, ancor mantenendo ben calati i propri cappucci sulla testa. Per quanto, infatti, ormai fossero giunte a destinazione, entrambe non avrebbero potuto ovviare a preferire mantenere un certo riserbo nel merito della propria presenza in città prima di aver effettivamente avuto occasione di ricongiungersi alla propria parente. Ricongiungimento che non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual allor ovvio nella propria occorrenza soltanto per il semplice fatto di essere lì sopraggiunte, nelle infinite possibilità a confronto con le quali la loro zietta avrebbe potuto essere altrove.
Al primo impatto visivo, l’ingresso de “Alla signora della vita” apparve loro meno peculiare di quanto non avrebbero potuto attendersi, in termini tali per cui, in effetti, avrebbe anche potuto non essere poi così facile distinguerlo nel confronto con l’eterogeneità degli edifici circostanti: forse in conseguenza all’altisonante nome, o forse nel rapporto con l’idea mentale che avevano della loro zietta, anche in conseguenza a tutte le storie della quale ella era protagonista, le due sorelle non avrebbero potuto ovviare ad attendersi qualcosa di maestoso, appariscente, persino pacchiano, che avesse a promuovere il proprio intimo legame con colei che, in effetti, ne era anche divenuta comproprietaria a seguito dell’ultima ristrutturazione. Ma, a dispetto di tutte le proprie aspettative, “Alla signora della vita” si volle offrire contraddistinta da tutta quella quieta modestia propria del suo altro comproprietario, nonché proprietario originale: Be’Sihl Ahvn-Qa, attuale compagno di Midda e, in tal senso, loro supposto zio acquisito. Di origine shar’tiagha, Be’Sihl era giunto in quel di Kriarya parecchi lustri addietro e, dal nulla, aveva dato vita alla prima versione di quella locanda, senza riservarsi motivo di particolari attenzioni, senza voler suscitare particolare clamore e, ciò non di meno, riuscendo a riservarsi un primato importante: quello di non avere a dipendere da nessuno dei lord di Kriarya, quei capi criminali che, in sostituzione all’inesistente aristocrazia locale, si erano spartiti in maniera pressoché equilibrata la città, definendo i propri territori di influenza e non escludendo alcuno dal proprio dominio. Alcuno, per lo meno, tranne quella piccola locanda che, in maniera semplicemente incredibile, era riuscita comunque a mantenersi indipendente da tutti. Non un uomo di poco conto, quindi, Be’Sihl, qual mai avrebbe avuto a poter essere frainteso anche e soltanto per il fatto di essere riuscito a conquistare il cuore dell’indomabile Midda Bontor. E, ciò non di meno, un uomo dall’aspetto medio, dai modi discreti e dal carattere modesto, dietro i quali celare, più o meno consciamente, tutto il proprio valore: insomma... l’evidente corrispettivo umano di quella locanda, così modesta esteriormente quanto ricca al proprio interno, fosse anche e soltanto per le persone che erano solite frequentarla.
Nel corso degli anni, del resto, e di quegli ultimi anni, in particolare, “Alla signora della vita” era divenuta, per forza di cose, il riferimento geografico per quell’eterogenea famiglia radunatasi attorno alla figura di Midda Bontor, il suo clan, si sarebbe potuto definire in assenza di una migliore opportunità di definizione, sempre più amplio nella propria formazione. Formazione dettaglio della quale, in effetti, Mera Ronae e Namile avevano avuto occasione di raccogliere informazione in vari momenti distinti, entrando, forse, o forse no, a contatto più o meno con tutti coloro lì riconoscibili. Tutti...
... o quasi, come si resero allor conto superando la soglia del locale e venendo accolti dal sorriso di un’affascinante, giovane donna da dietro il bancone, dalla carnagione ramata e dai lunghi capelli neri, nel merito dell’identità della quale non avrebbero potuto riservarsi alcuna consapevolezza di sorta.

« Salute a voi. » le apostrofò, levando la mano verso di loro in cenno di saluto e di accoglienza, offrendo nella loro direzione una lunga fila di piccoli e candidi denti fra sottili labbra color della terra « Accomodatevi e siate le benvenute. Sarò subito da voi... »

Per quanto l’orario non fosse ancora tale da giustificare il pienone all’interno del locale, la sala principale de “Alla signora della vita” si presentava già decisamente affollata, con diversi avventori intenti, principalmente, a consumare la propria cena, nel mentre in cui qualcuno, già, aveva iniziato, o forse non aveva ancora terminato, di bere birra e vino. L’atmosfera, in generale, appariva allegra ma serena, e, certamente, a contribuire in tal senso avrebbe avuto a dover essere inteso l’approccio di colei lì facente le vesti di anfitrione, l’identità della quale, tuttavia e per l’appunto, avrebbe avuto a dover essere considerata ignota alle due gemelle, in termini tali per cui, non fossero state certe del nome per così come riportato sull’insegna esterna, si sarebbero potute riservare dubbi nel merito di essere giunte al posto sbagliato.
Ipotizzando quanto, comunque, quella donna avesse a dover essere intesa una dipendente della locanda, Meri e Nami non si riservarono particolare ragione di esitazione, osservandosi attorno e puntando al primo tavolo libero che ebbe a offrirsi alla loro attenzione.
E fu proprio mentre aspettavano che la gentile signora avesse a tener fede al proprio impegno che, accanto a loro, con furtività degna di un gatto, fece la propria apparizione una figurina dalle dimensioni non particolarmente più imponenti di quelle di un gatto, per così come avrebbe potuto essere proprio di una bimba di quattro, o forse cinque anni...

« Ciao! » sorrise verso le due ragazzine, sbucando all’improvviso in mezzo a loro, alla destra di Mera Ronae e alla mancina di Namile.

Quell’apparizione, francamente, le due gemelle non l’avrebbero potuta attendere. E questo non mancò di costringerle a un lieve sobbalzo, conseguenza della sorpresa che fu così loro imposta da quell’esile scricciolo.

« ... Thyres!... » gemette in maniera spontanea Nami, portandosi una mano al petto a enfatizzare involontariamente il proprio sincero spavento.
« ... ma cos...?! » le fece eco e contraltare Meri, quasi cascando dalla sedia nel tentativo di allontanarsi.

La bimbetta rise a fronte di quella reazione, evidentemente tutt’altro che nuova a un simile gioco. E a un simile gioco che, in una città qual Kriarya, avrebbe avuto a doversi considerare tutt’altro che salubre, nella troppa semplicità con la quale avrebbe potuto finire uccisa in conseguenza a ciò. Ma, di questo, ella non parve essere particolarmente preoccupata, come ebbe a dimostrare un amplio sorriso sul suo piccolo volto tondo, e una cristallina risata che ebbe a esplodere dalla sua gola in conseguenza di ciò.

« Io sono Midda! » si presentò quindi la piccola, tendendo la propria manina destra in direzione di Nami, nel mentre in cui Meri tornava a raddrizzarsi sulla sedia « E voi chi siete...?! »

mercoledì 20 gennaio 2021

3527

 

Fossero state le stesse bambine di cinque anni prima, probabilmente Mera Ronae e Namile si sarebbero potute spaventare innanzi a quella minaccia. Ma nell’ultimo lustro e poco più molti, troppi erano stati gli eventi occorsi, che le avevano costrette a crescere, e a crescere non soltanto a livello fisico, ma ancor più a livello psicologico.
Dopo la morte del loro fratellone Leas, e della loro madre Nissa, e dopo la partenza della loro zietta per un viaggio verso le stelle del firmamento, Meri e Nami, come erano solite apostrofarsi a vicenda con intento affettuoso, erano state affidate alle cure del loro mai conosciuto nonno materno, Nivre Bontor, e avevano vissuto, insieme a lui, a bordo della Jol’Ange, non soltanto divenendo parte di quella piccola, ma forte famiglia, quanto e ancor più avendo occasione di scoprire insieme a loro il mondo, tanto nel bene, quanto nel male. In fondo, per quanto fossero nate e cresciute nell’isola di Rogautt, con una propria peculiare scala di valori, in quel del cuore del dominio della loro genitrice esse non avevano mai avuto a doversi confrontare con alcuna asperità, con alcun reale pericolo: tutto ciò che avevano vissuto, in quegli anni, anche negli aspetti più moralmente criticabili, era stato fondamentalmente un giuoco costante, senza che mai, in verità, potessero avere a correre un qualsivoglia pericolo né, tantomeno, avessero necessità di difendersi da alcunché. In quell’ultimo lustro, altresì, e non senza una certa, pericolosa, analogia alla storia della loro zia Midda, esse avevano invece avuto a doversi necessariamente porre in giuoco, non sospinte, al pari della loro più celebre parente, da una qualche effettiva brama di avventura e di sfida costante contro uomini, mostri e dei, quanto e piuttosto nella mera necessità di sopravvivere alle difficoltà che la vita aveva, e avrebbe ancora, posto loro innanzi.
Meri e Nami, quindi, avevano imparato a combattere. E a combattere con la stessa tenacia di qualunque figlio dei mari, di qualunque marinaio, con uno stile forse non del tutto adatto a un contesto terrestre e, ciò non di meno, tale da non lasciarle essere del tutto sprovvedute innanzi al primo balordo con il quale avessero avuto la sfortuna di incrociare il proprio cammino.
Un balordo come quello che, per l’appunto, ora si stava offrendo loro innanzi...

« Che ne pensi...? » domandò Namile all’indirizzo della propria gemella, in un quieto sussurro utile a decidere insieme in che maniera avere ad affrontare la situazione.
« Che probabilmente deve avere addosso molto più denaro di noi. » replicò Mera Ronae, con egual tono, aggrottando appena la fronte e risollevandosi da terra « E che certamente merita una lezione. » puntualizzò con un lieve sorriso, certa di quanto la propria pari non soltanto avrebbe inteso quello che stava suggerendo ma, anche e sicuramente, lo doveva aver già preso a sua volta in esame.
« Che state bofonchiando voi due...?! » protestò il tagliaborse, agitando la propria corta lama innanzi a sé, con evidente disapprovazione per quel sorrisetto ironico che aveva intravisto comparire sul volto in ombra di una delle proprie due presunte vittime « Muovetevi a darmi tutto ciò che possedete, o, altrimenti... »
« No no. » intervenne Meri, levando le mani innanzi a sé in segno di resa, e or dimostrandosi apparentemente agitata a confronto con quella minaccia « Ti daremo tutto... » lo rassicurò, nel mentre in cui, accanto a lei, ora anche Nami annuiva con fare accondiscendente.

Da sotto i propri mantelli, quindi, le due ragazzine estrassero due piccoli borselli, gli stessi che egli aveva già preso di mira e che avrebbe loro sottratto se non fosse stato così banalmente colto in flagrante. E se, quel loro gesto, ebbe a rasserenare in parte l’animo dell’uomo, concedendogli una certa soddisfazione innanzi all’evidente remissività delle proprie vittime, di lì a un istante più tardi egli ebbe a rendersi conto quanto, tutto ciò, avrebbe piuttosto avuto a doverlo porre maggiormente in guardia, ben lontano dal doversi riconoscere qual averle spaventate.
Complice sicuramente l’effetto sorpresa, ma in grazia, innanzitutto, alla mirabile velocità di esecuzione di quelle due ragazzine, ciò che avvenne di lì a un battito di ciglia dopo colse del tutto impreparato l’uomo. E se, un attimo prima egli avrebbe avuto a doversi intendere posto in maniera minacciosa innanzi a loro, con quel corto pugnale a suggerire una tragica possibilità di conclusione per quel confronto; un momento dopo il pugnale ebbe a doversi riconoscere a terra, nel mentre in cui il suo polso destro, se non fratturato, poco ebbe ad allontanarsi da tale condizione. Perché i due borselli da lui agognati, e ben stretti nei pugni della coppia di gemelle, avevano avuto a essere mossi con repentinità, precisione, e perfetto sincronismo, a ricadere con violenza contro il polso della mano nella quale stringeva il pugnale, incrementando la forza lì imposta in grazia a una duplice piroletta, così puntuale nella propria doppia esecuzione da apparire prossima a un’illusione ottica, allorché, effettivamente, il movimento di due distinte figure.

« Gorl...! » gemette l’uomo, afferrandosi istintivamente il polso destro con la mano sinistra, in conseguenza al dolore provato.

Due distinte figure, quelle di Mera Ronae e Namile, le quali, dopo aver così schiantato i borselli bramati contro il suo polso, ebbero lì a balzare all’indietro soltanto per riservarsi occasione utile a ritornare nuovamente in avanti e puntare, ora, con un doppio montante, al mento del loro avversario, a porre la parola fine a quel conflitto in soltanto due semplici mosse.
E prima che chiunque, lì attorno, potesse maturare coscienza di uno scontro in atto, la battaglia ebbe quindi termine, vedendo ricadere pesantemente il supposto aggressore a terra, dolorosamente privato di sensi e, anche, di un paio di denti, infranti in conseguenza al colpo subito.

« E non ti lamentare ora... » lo redarguì Nami, scuotendo appena il capo e tornando a legarsi il borsello alla vita, al di sotto del mantello.
« ... dopotutto ti abbiamo dato esattamente ciò che hai chiesto. » completò Meri, con una divertita puntualizzazione nel merito di quanto occorso.

Ovviamente, al danno, le due figlie di Nissa Bontor, regina dei pirati dei mari del sud, non vollero lì mancare di aggiungere la beffa, nel frugare rapidamente la propria vittima e nell’individuare, come previsto, i suoi averi, dei quali ebbero a impossessarsi a titolo di risarcimento emotivo per quanto accaduto. Il tutto, ovviamente, nella più completa indifferenza del resto del mondo a loro circostante, innanzi al giudizio del quale nulla di realmente degno di nota era accaduto. Dopotutto quella era pur sempre Kriarya, la città del peccato, e il minimo che avrebbe potuto occorrere sarebbe stata qualche scaramuccia per strada. Scaramuccia che, in quel caso, non conducendo neppure a uno spargimento di sangue, non avrebbe avuto a doversi considerare nulla di più di un giuoco fra ragazzi.

« Comunque ti sbagliavi. » sottolineò Namile, nel mentre in cui, accanto alla sorella, riprese il tragitto verso l’ingresso della locanda, sperando ora di non aver più a essere interrotte.
« ... riguardo a cosa? » domandò Mera Ronae, non comprendendo nel merito di quale dettaglio si potesse essere recentemente espressa in maniera erronea.
« Riguardo al fatto che quell’idiota potesse avere più denaro rispetto a noi. » incalzò la prima, storcendo appena le labbra a dimostrare tutto il proprio disappunto.
« Ma lo hai visto...?! » protestò l’altra, scuotendo appena il capo « Quel disgraziato, a Rogautt, non sarebbe stato riconosciuto degno neppure di pulire le latrine... figurarsi andare in giro a derubare la gente. »
« Ciò nulla toglie al fatto che tu abbia sbagliato. » ammiccò divertita Nami, a chiudere, non senza una certa soddisfazione, la parentesi così aperta.