Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
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Sean, 18 giugno 2022
Visualizzazione post con etichetta 060 - La resa dei conti. Mostra tutti i post
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sabato 11 gennaio 2020
3152
Avventura
060 - La resa dei conti
“Estinguetevi.” incalzò allora la voce nella loro mente, quasi a voler negare quanto così da tutti loro appena asserito, quella carica di positività che, insieme, avevano cercato di rendere propria, e di donare, soprattutto, alla donna attorno alla quale, in tal maniera, si erano chiusi, in un abbraccio psicologico non meno reale rispetto a quello che, fisico, le stava allor offrendo Be’Sihl.
Sicuramente Midda Bontor aveva commesso degli errori nel corso della propria vita. E non pochi. Errori la consapevolezza dei quali ella non si era mai negata e che, proprio malgrado, come per chiunque al mondo, in taluni momenti non avrebbero potuto ovviare a pesare, e a pesare come macigni sul suo cuore e sul suo animo, tormentandola nel dubbio di come avrebbero potuto svilupparsi gli eventi se soltanto ella si fosse comportata in maniera differente…
Certamente, in tal senso, le decine, centinaia di migliaia di vite che, in quel giorno, si stavano estinguendo, e si sarebbero probabilmente continuate a estinguere, in apparente ubbidienza a quell’ultimo ordine del Progenitore avrebbero pesato a lungo sul cuore e sull’animo della donna guerriero, tormentandola nella consapevolezza di quanto tutto ciò avrebbe potuto essere evitato se soltanto, quel giorno di tre anni addietro, ella avesse agito in altro modo, e non avesse, seppur accidentalmente, risvegliato quella stessa creatura che, ora, con tanta generosità, stava lì disseminando morte…
… ma, al di là di tutto ciò, al di là della colpa con la quale avrebbe avuto a dover convivere per il resto dei proprio giorni, ammesso, invero, che quello non fosse già l’ultimo fra tutti i giorni della propria esistenza; posta a confronto con quell’ultimo invito del Progenitore, così in apparente risposta a tutte le generose parole a lei tributate dai suoi amici, dalla sua famiglia, da tutti coloro che lì stavano incontrovertibilmente dimostrando di amarla, Midda Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya, non avrebbe allor permesso a se stessa di restare inerme a confronto con tutto ciò, non avrebbe allor permesso a se stessa di lasciarsi schiacciare, in quel momento, dal pensiero delle proprie colpe.
Perché se pur quelle morti avrebbero avuto a doverle essere legittimamente imputate, se pur quella strage genocida avrebbe potuto esserle ragionevolmente addebitata, ella avrebbe continuato ad agire, e ad agire con tutte le proprie forze al solo scopo di fermare l’ineluttabilità di quegli eventi, di arrestare quelle morti, compiendo tutto il possibile, e anche l’impossibile, in tal senso.
« … era solo un dio minore… » sussurrò quindi ella, per un istante ancor soffocata dall’emotività di quel momento, e un’emotività che pur si costrinse allor a spazzare via con un lieve colpo di tosse, e un colpo di tosse utile, allora, a schiarirsi la voce.
« Come…? » esitò Be’Sihl, il quale, pur essendo il più vicino a lei in quel frangente, non si dimostrò in grado di cogliere il senso di quel suo ultimo intervento, di quella sua ultima affermazione.
In un qualche futuro, un futuro forse lontano, un futuro forse soltanto utopistico, un futuro che, forse, ella non avrebbe mai potuto vivere; Midda Bontor avrebbe avuto la possibilità di cambiare la propria vita, per così come, pur, avrebbe desiderato potersi concedere occasione di compiere anche e soprattutto per il bene dei propri figli, e di quei figli ai quali, allor, avrebbe desiderato donare una prospettiva di vita diversa rispetto alla propria. Ma prima di poter anche e solo ipotizzare di giungere a quel futuro, e a quel futuro nel quale ella non avrebbe più abbisognato di combattere, ancora altre sfide l’avrebbero probabilmente attesa. Sfide nel corso delle quali ella avrebbe dovuto, allor, continuare a fare quanto di meglio, nel corso della propria esistenza, aveva dimostrato di essere in grado di fare: sconfiggere i propri avversari, abbattere i propri nemici, uccidere per non essere uccisa.
« … Kah era solo un dio minore. » ripeté così la Figlia di Marr’Mahew, intervenendo a rettificare quanto pocanzi dichiarato da H’Anel, e scuotendosi nel mentre in cui ogni singola membra del proprio corpo riacquistò vigore, rispondendo alla rinnovata volontà d’azione da lei così sancita nel profondo del proprio cuore.
Lentamente, e pur contraddistinta da un’energia a dir poco disarmante, la donna guerriero tornò a levarsi in piedi. E per quanto, all’interno di quel gruppo, ella fosse, insieme a Rín, una fra le presenze più discrete, non avendo mai potuto vantare un’altezza particolarmente significativa; in quel proprio movimento, e nell’energia in esso trasmessa, ella sembrò per un istante poter troneggiare al di sopra di tutti loro, imponendosi quasi fosse stata alta almeno il doppio dei propri cinque piedi o poco più: una palpabile energia a confronto con la quale nessuno fra tutti i presenti ebbe quindi ad azzardarsi a riprendere voce, nella quieta consapevolezza di quanto, a margine di quella nota, ella avrebbe avuto certamente altro a voler esprimere e a voler esprimere a sicura conferma di quanto da loro già asserito, di quell’investimento emotivo da loro rivolto in suo assoluto e indiscutibile supporto.
Così fu, e dopo un fugace istante nel quale ella si costrinse a osservare, ancora, la luce alta nel cielo, e quella luce di morte che pur tanto avrebbe potuto ferire lo sguardo di chiunque, costringendolo a guardare altrove nel timore, altrimenti, di perdere la vista; quella donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco tornò a esprimersi… e a esprimersi nella sola direzione entro la quale pur tutti loro stavano attendendo ella avesse a esprimersi.
« Oggi ammazzeremo uno dei Creatori dell’universo. » proclamò, voltandosi verso i propri amici.
E se un grido quasi primordiale esplose allora dalle gole di Howe e di Be’Wahr, presto imitato anche da H’Anel e M’Eu, in una risposta forse un po’ troppo selvaggia, e pur efficace nel proprio senso, a confronto con le parole così scandite dalla loro amica, tale da attirare qualche sguardo di imbarazzata curiosità da parte di Duva, Lys’sh e Rín, decisamente meno familiari con un certo genere di esultanza; proprio Duva si rese allor conto di non aver ancora consegnato alla propria amica un piccolo pensiero, e un piccolo pensiero che, insieme ad altro materiale utile, stava conducendo seco all’interno di un grande borsone sin dal momento del loro arrivo, e di un arrivo così movimentato e caotico che, per l’appunto, l’aveva vista dimenticarsi completamente di tutto ciò sino a quel preciso istante, e quel preciso istante nel quale, allora, semplicemente perfetto sarebbe stato rendere partecipe l’amica sororale della propria premura per lei.
Così, nel mentre in cui, ancora, stava perdurando quella sorta di ululato da parte di metà del loro gruppo, e quell’ululato di guerra in fondo utile a permettere, a tutti loro, di trovare la forza d’animo utile a tentare di compiere qualcosa di tanto folle come schierarsi in contrasto a uno dei Creatori dell’universo e, con estrema probabilità, a morire in tale esperimento; lo splendido ex-primo ufficiale della perduta Kasta Hamina ebbe a posare a terra il pesante borsone sino al allora mantenuto dietro la propria schiena, solo per poter, allora, avere ad aprirlo e a iniziare a estrarre, dallo stesso, alcune armi da fuoco, sia laser, sia al plasma, che aveva voluto condurre con sé per ogni evenienza, solo per arrivare all’oggetto riposto, per ovvie ragioni di ingombro, sul fondo di quello stesso borsone, e un oggetto che, in fondo, da solo avrebbe potuto rappresentare più di metà del peso proprio di quel carico. E se, in tal senso agendo, ella non poté ovviare ad attrarre a sé, via via, l’attenzione dell’intero gruppo, allor incuriositi nel cercare di comprendere a cosa la medesima si stesse lì dedicando con tanta premura proprio in quel momento; quando lo sguardo di Midda ebbe a cogliere un familiare luccichio metallico di una sfumatura azzurra non dissimile da quella dei tatuaggi tribali che, da tempo immemore, ornavano il proprio braccio macino, non poté ovviare a essere incredibilmente grata alla propria compagna d’armi per quel dono, e per quel dono, allor, tanto inatteso quanto, pur, apprezzato.
« Non so se potrà effettivamente essere utile per ammazzare un dio… » osservò quindi Duva, finendo di estrarre, un po’ a fatica, la grande spada bastarda dal borsone entro la quale l’aveva cacciata a forza, per porgerla, quindi, alla sua legittima proprietaria « … ma credo ti farà comunque piacere averla al fianco in questa battaglia. » concluse sorridendo.
« Oh… sì. » annuì Midda, per un istante quasi commossa nel ricongiungersi con la propria spada, e quella spada che, da ormai tre lustri, la stava accompagnando nel corso della propria folle vita, e che, in tal senso, avrebbe avuto a potersi considerare, per lei, quasi un’estensione naturale del proprio stesso corpo, completandola meglio di qualunque altra arma al mondo ella avrebbe mai potuto avere occasione di stringere a sé.
Con la propria spada stretta nella mancina, e con i propri amici a circondarla, Midda Namile Bontor avrebbe allor potuto considerarsi psicologicamente, emotivamente e spiritualmente pronta ad affrontare non soltanto un Progenitore, ma l’intera specie dei Progenitori, laddove altri, oltre a quello, fossero sopravvissuti alla distruzione del mondo dei Primi Eredi. Purtroppo se pur la sua mente, il suo cuore e il suo animo avrebbero avuto lì a doversi riconoscere quali più che pronti alla sfida, l’aspetto più fisico della stessa avrebbe avuto ancor a dover essere riconosciuto qual un problema… giacché, in fondo, non sarebbero certamente riusciti a sconfiggere una creatura come quella che, nei cieli sopra Loicare, stava spargendo sì impietosamente morte e distruzione soltanto in grazia a un po’ di positività, a un po’ di ottimismo e, sicuramente, a tanta… tanta… incoscienza.
Prima che, tuttavia, ella potesse avere occasione di esprimere, anche e soltanto all’interno della propria mente, un necessario e spiacevole interrogativo nel merito di come avrebbero mai potuto, effettivamente, tradurre in realtà il loro proposito, una voce ormai nota ebbe nuovamente a raggiungere le sue orecchie, pur apparentemente non udita da alcun altro attorno a lei, per così come già era avvenuto nel corso del proprio assalto al palco d’onore dell’omni-governo…
… la voce di Anmel Mal Toise.
« Sappiamo entrambe che quella spada non servirà a nulla. Può far scena, certamente… e posso anche comprenderne il valore affettivo: ma non ucciderai quel dio semplicemente con una spada. » sancì la propria nemesi, facendole ben intuire da chi suo figlio Desmair potesse aver ereditato quella propria speciale propensione a sapere sempre cosa dire per irritarla « Per tua fortuna, però, io potrei avere un’idea… »
venerdì 10 gennaio 2020
3151
Avventura
060 - La resa dei conti
« E’ forse un dio…?! » domandò, questa volta in maniera tutt’altro che ingenua, Be’Wahr, cercando di comprendere con cosa potessero avere a che fare in quel frangente.
« … peggio… » sussurrò per tutta risposta Midda, appoggiata contro il vetro da lei colpito e lì, ora, immobile, quasi privata di ogni energia, quasi privata di ogni volontà, schiacciata dal proprio stesso senso di colpa per tutta la distruzione in contrasto alla quale stava lì assistendo… una distruzione a confronto con la quale persino la minaccia rappresentata da Anmel Mal Toise sarebbe stata posta in necessario secondo piano, non riservandosi più alcuna reale motivazione d’essere.
« … è un Progenitore. » dedusse, e dedusse correttamente Lys’sh, osservando ancora sconvolta quello spettacolo di morte, e quello spettacolo di morte a confronto con il quale tutti loro non avrebbero potuto che restare lì inermi, come posti innanzi a una catastrofe naturale, per quanto nulla di naturale avrebbe avuto a doversi fraintendere in quell’essere.
« Quello è un Progenitore…?! » domandò Duva, cercando conferma in Midda a tal riguardo, francamente sorpresa da tale rivelazione, sebbene, in fondo, più che sensata nella propria stessa occorrenza, avendo a coincidere alla perfezione con le informazioni in loro possesso nel merito di simile civiltà, e di simile civiltà che, teoricamente, avrebbe avuto a doversi intendere estinta ed estinta proprio in grazia all’intervento della loro stessa amica « … credevo fossero stati tutti annientati nel sistema di Orlhun. »
« Temo che questo sia il momento sbagliato per domandare chi sia un Progenitore… » evidenziò Howe, storcendo le labbra verso il basso e, facendo appello a tutta la propria forza di volontà, cercando di scuotersi dal comune sconvolgimento di quel momento « … così come, mi dispiace evidenziarlo, questo è anche il momento peggiore per essere su questo pianeta, considerando quanto quella sorta di dio malvagio abbia deciso di eliminarlo per sempre dal Creato. » puntualizzò, con quello che avrebbe potuto essere frainteso qual cinico pragmatismo, per quanto, in verità, lì giustificato soltanto dalla necessità di sopravvivere e di sopravvivere alla fine di quel mondo e, fortunatamente, di un mondo che non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual il proprio… per quanto fino a poche settimane prima neppure fosse effettivamente consapevole dell’esistenza di altri mondi oltre al proprio, almeno entro i confini del proprio stesso piano dimensionale.
« Io… non ho le forze per affrontare un nuovo salto. » ammise rammaricata Rín, cogliendo un indiretto riferimento al proprio stesso indirizzo, e al proprio indirizzo in quanto possibile tramite per la loro salvezza in quel momento « Varcare i confini del multiverso non è esattamente come prendere il tram… »
Nessuno, all’interno di quel gruppo, avrebbe potuto vantare di conoscere il significato dell’ultima parola da lei pronunciata, ma, in quel momento, esattamente nella stessa misura di chi, o cosa, potesse essere un Progenitore, per coloro che egualmente ignoravano tale dettaglio, tutto ciò avrebbe avuto a doversi riconoscere semplicemente superfluo, eccessivo, inutile rumore di fondo, e un inutile rumore di fondo a confronto con il quale, allora, non avere a doversi permettere distrazione alcuna, a meno di non voler divenire parte della tragica sorte di quel mondo.
Avrebbero dovuto riprendere a scappare. Avrebbero dovuto riprendere a fuggire. Ma fuggire… come? E verso dove…?!
La banalità con la quale quel Progenitore stava cancellando dal Creato intere miglia di colossali torri di vetro e metallo, con al loro interno migliaia e migliaia di anime, non avrebbe potuto loro riconoscere molte possibilità di salvezza nel momento in cui egli avesse scelto la loro area come la successiva sulla quale intervenire. Ciò non di meno, neppure restare lì fermi, in attesa dell’ineluttabilità di quel fato di morte, avrebbe avuto a doversi fraintendere, per loro, qual un’opzione accettabile… anzi.
« Forse sarà la nostra giovane età… e con essa una certa ingenuità nei confronti della vita e di tutte le sue insormontabili difficoltà… » prese allor voce H’Anel, in tal senso esprimendosi anche a titolo del fratello, e del fratello minore in quel momento, come sempre del resto, al suo fianco, non soltanto fisicamente, ma anche psicologicamente, a lei solidale in tutto e per tutto, pur non potendo sapere cosa ella avrebbe potuto lì voler comunicare al resto del gruppo « … ma M’Eu e io, e molti altri fra noi, proveniamo da un mondo nel quale una donna ci ha dimostrato, da molto tempo, e in più di un’occasione, quanto la parola “impossibile” abbia a dover essere considerata un inganno, e un inganno ordito da qualche dio malevolo desideroso di mantenere l’umanità asservita ai propri scopi, a propri capricci, imponendo facili tabù a confronto con i quali distinguere l’esistenza dei mortali da quella degli stessi dei, nulla negando ai secondi e tutto, piuttosto, rifiutando ai primi. Fosse anche e soltanto la libertà di definire la direzione della propria vita, facendola intendere allor qual predefinita nel proprio corso in virtù di un altro grande inganno, di un’altra parola a confronto con la quale, sempre la stessa donna, ci ha dimostrato non aver a doverci mai piegare, non aver a doverci mai sottomettere: “destino”. »
Facile sarebbe stato allor comprendere a quale donna H’Anel potesse lì star offrendo riferimento. E nessuno fra tutti i presenti, neppure Be’Wahr, ebbe in tal senso a riservarsi occasione di dubbio alcuno, volgendo l’attenzione verso colei che, più di tutte, lì aveva subito negativamente il corso di quei pur tragici eventi, e che, inginocchiata a terra, con le mani e la fronte contro un vetro parzialmente in frantumi, osservava ancor attonita l’orrore del quale non avrebbe potuto ovviare a sentirsi responsabile.
« Quante volte, nel nostro mondo natale, vi sono state creature da tutti credute, e credute per secoli immemori, quali immortali, che quella donna ha sconfitto e ucciso, dimostrandone la quieta mortalità…?! » insistette H’Anel, non volendo permettere alla propria quasi madre di abbattersi, nella quieta consapevolezza di quanto, se davvero avessero allor perduto Midda Bontor, avrebbero necessariamente perduto ogni cosa, laddove soltanto ella, in fondo, avrebbe avuto legittimamente a dover essere riconosciuta come la chiave di volta per la sopravvivenza di tutti loro « Addirittura un dio è caduto per mano di quella donna!... » proclamò, in riferimento alla morte di Kah, padre di Desmair, evento in conseguenza al quale ella aveva guadagnato, di diritto, il titolo di Ucciditrice di Dei « Dannazione… un dio! » sottolineò con enfasi, levando le mani verso l’alto, a meglio evidenziare l’enormità della cosa « E se anche un dio è caduto per mano tua, Midda… forse sarà la nostra giovane età, ma M’Eu e io non siamo francamente disposti ad arrenderci di fronte al primo Progenitore che passa sopra la nostra testa. » concluse, non avendo null’altro da poter aggiungere, nella speranza che quelle parole potessero aver scosso a sufficienza l’animo della propria indiretta interlocutrice, permettendole di riprendersi dallo sconforto nel quale sembrava essere precipitata.
« Se è per questo neppure Howe e io! » si accodò psicologicamente Be’Wahr, includendo in tal senso anche il fratello e il fratello che, al di là di tutto il proprio apparente cinismo, aveva affrontato già troppe volte l’”impossibile” accanto a Midda per poter veramente continuare a ritenerlo tale.
« Beh… » esitò Duva, aggrottando la fronte « Lys’sh e io non veniamo dal vostro mondo. E non abbiamo mai incontrato prima un dio… » puntualizzò, a scanso di equivoci, sebbene, probabilmente, quanto nel cielo in quel momento avrebbe avuto a dover essere inteso decisamente prossimo a una simile definizione « … ma credo di poter parlare a nome di entrambe nel dire che non siamo disposte ad arrenderci. E che continueremo a lottare come abbiamo sempre fatto. » annuì, incontrando, in tal senso, il quieto sostegno dell’ofidiana propria compagna d’arme e sorella di vita.
Un fugace momento di silenzio sembrò sottintendere la necessità di intervento, in quel momento di reciproca incitazione, di coloro che, in tal senso, ancora non si erano espressi… e, in ciò, ad affrettarsi a prendere voce fu allora Rín, decisamente in imbarazzo nel non potersi personalmente censire all’interno di quella schiera di guerrieri e, ciò non di meno, nel non volersi neppur sottrarre dal proprio impegno in quella compagnia: « Io sono quella che ha imparato a viaggiare attraverso il multiverso… » sorrise, non senza un certo, doveroso, orgoglio in tal senso « “Impossibile” è soltanto un modo per definire ciò che non siamo ancora riusciti a fare… non ciò che non siamo in grado di fare! » sancì, offrendo in tal senso il proprio quieto contributo alla questione.
giovedì 9 gennaio 2020
3150
Avventura
060 - La resa dei conti
Nel confronto proprio con la sorpresa derivante da un simile devastante evento, da una tale catastrofica tragedia, Lys’sh non poté ovviare a riservarsi un gridolino di sorpreso spavento, nel mentre in cui, dal canto proprio, Duva si ritrovò semplicemente ammutolita: fra tutti i presenti all’interno del loro variegato gruppetto, soltanto loro avrebbero potuto vantare una qualche effettiva consapevolezza nel merito di una possibile stima nel numero di vittime conseguente a quell’attacco, e tale stima avrebbe avuto a doversi intendere qual semplicemente annichilante. In un sol istante, diverse decine di migliaia di persone avevano cessato di esistere in quell’ondata di luce… e, di esse, neppure semplice polvere avrebbe avuto a poter essere lì identificata a testimonianza di quanto, un tempo, fossero esistite.
Ma se Lys’sh e Duva avrebbero avuto a poter essere considerate coloro più prossime a comprendere l’effettiva portata di quella catastrofe, anche da parte di tutti gli altri reazioni simili non ebbero a mancare, vedendo Rín sobbalzare per la sorpresa, Howe gemere tutto il proprio disagio, Be’Sihl bestemmiare il nome di qualche non meglio identificata divinità shar’tiagha, e H’Anel ritrovarsi, improvvisamente, gli occhi lucidi, non avendo effettiva idea nel merito di una qualsivoglia stima di quella carneficina e, ciò non di meno, intendendola comunque perfettamente qual tale.
« Non è possibile! » esclamò M’Eu, spingendosi il più possibile contro il vetro della finestra, per poter meglio osservare fuori e poter scorgere qualche indizio tale da smentire ciò che pur, in quel frangente, il suo sguardo credeva di aver appena veduto.
« … per la dea… » sussurrò Lys’sh, la cui personale relazione con il divino non avrebbe avuto a doversi riconoscere così quotidiana come per altre persone, a iniziare da Midda o da Be’Sihl, e, ciò non di meno, non potendo in quel momento ovviare ad appellarsi a una qualsivoglia forza superiore per tentare di superare tutto ciò.
« Che cosa diamine è accaduto…?! » domandò Duva, cercando una qualche opportunità di elaborare razionalmente quanto appena veduto, per quanto nulla di razionale avrebbe potuto esservi.
Midda temeva di conoscere la risposta a quell’interrogativo.
E temeva di conoscere la risposta a quell’interrogativo perché, se tale fosse stata realmente quella da lei ipotizzata, ciò avrebbe necessariamente riversato il sangue di tutti gli uomini, le donne, i bambini, umani e non, lì appena annientati, sulle sue mani, sulla sua coscienza, responsabile, indiretta, di tanta tragedia.
Perché ella aveva già avuto occasione di confronto, nella propria esistenza, con una figura di luce simile a quella che ora si stava stagliando accecante nel cielo. In effetti aveva avuto diverse occasioni di confronto con diverse figure di luce assimilabili a essa, ma soltanto una particolare figura, allora, avrebbe lì potuto essere presente, a macchiarsi di un tale crimine, di una simile colpa, in maniera così arbitraria, così apparentemente ingiustificata.
E quando una voce giunse alle loro menti… non alle loro orecchie, quanto e piuttosto alle loro menti, e alle menti di tutti coloro presenti su quell’intero pianeta, purtroppo Midda seppe di aver ragione. E, per un istante, dovette ricorrere a tutto il proprio sangue freddo per tentare di non precipitare nella follia, nella consapevolezza di quanto, quindi, ella aveva causato.
“Creature…”
« … no… » gemette in un flebile alito di voce la Figlia di Marr’Mahew, crollando allor a terra, in preda a uno sconforto troppo disarmante per poter essere facilmente assimilato, malgrado, probabilmente, non esistesse nell’intera Creazione un’altra donna, o uomo, o differente entità, dotata di egual forza d’animo quanto lei.
“… io sono Morte.”
Una nuova esplosione di luce scaturì da quell’empio sole nei cieli sopra Loicare e, in un istante, un’altra porzione di città, non più piccola rispetto alla prima, ebbe a essere a sua volta cancellata dall’esistenza, sotto gli sguardi atterriti del gruppo e, probabilmente, con essi, di chiunque lì attorno stesse allor testimoniando simile tragedia, tale immane spettacolo di morte.
« … nooooo! » gridò ora, rabbiosamente, l’Ucciditrice di Dei, scagliandosi contro quel vetro, contro quella finestra, e quella finestra che, sicuramente, avrebbe dovuto resistere alla maggior parte dei colpi, al fine di offrire sicurezza agli occupanti di quella torre, di quel grattacielo, ma che, allora, non ebbe a resistere all’impeto del pugno scagliato dalla mano destra di lei, da quella mano che, esercitò tutta la violenza per lei possibile contro quella superficie, quasi, in tal maniera, le sarebbe potuta essere concessa occasione di arrestare quello spettacolo di distruzione e morte, incrinandosi rumorosamente sotto tale attacco e, improvvisamente, mostrando una frattura a ragnatela, e una frattura a ragnatela utile a dimostrare, ancora, una certa volontà, un certo impegno, a resistere a tutto ciò, per quanto, ormai, fondamentalmente a pezzi.
« Midda! » la richiamò allora Be’Sihl, per un istante distratto da quello spettacolo, quasi dimentico di esso, nella preoccupazione, nell’amore per la propria compagna, tutt’altro che solito a vederla sì sconvolta, a vederla sì preda del panico e della rabbia come lì si stava dimostrando, apparentemente prossima a una crisi isterica.
“Noi siamo stati l’origine di tutto ciò che esiste.” riprese la voce, ancora risuonando direttamente nelle loro menti, e nelle menti di tutti sull’intera superficie di Loicare “E, ora, ne sarò il termine ultimo, ponendo la parola fine a un esperimento fallito, a un capriccio fuori controllo, a un giuoco venuto a noia.”
Nel corso della propria vita, Midda aveva ucciso. E aveva ucciso un numero sì straordinario di volte tale, obiettivamente, da non poterlo neppure stimare in linea di massima. Era una donna guerriero, era una mercenaria, e, in ciò, la morte avrebbe avuto a dover essere intesa sua compagna di vita in ogni singolo giorno della propria quotidianità, nella quieta consapevolezza di quanto, sovente, tale sarebbe stata l’unica occasione utile ad affermare la propria esistenza, e il proprio stesso diritto a esistere. In un campo di battaglia, nel cuore di una guerra, ella non avrebbe potuto permettersi di provare rimorso per una vita negata, per un’esistenza spezzata, o, in caso contrario, la prossima a essere negata, a essere spezzata, sarebbe stata la propria.
Ella, quindi, era consapevole di che genere di persona fosse. Perfettamente consapevole di che genere di persona fosse. Al punto tale, persino, da essere consapevole di non voler augurare un tale fato ai propri figli, soprattutto nel ritrovarsi posta a confronto con H’Anel e M’Eu, quei due un tempo bambini, ora giovani, che avrebbero potuto anche essere propri figli e che, sfortunatamente, avevano tuttavia voluto seguire le sue orme, e le orme che un tempo erano state proprie del loro famoso genitore, Ebano. Per Tagae e Liagu ella desiderava un avvenire diverso, desiderava una sorte diversa, e una vita nella quale non avrebbero avuto bisogno di uccidere per sopravvivere, nella quale non avrebbero avuto a dover vedere cadere, attorno a sé, uno dopo l’altro, i propri amici e i propri familiari, quali vittime di quel perverso giuoco che, comunque, è la guerra.
Ma pur essendo consapevole di ciò, perfettamente consapevole di ciò, mai ella, nel corso della propria vita, era ricorsa all’omicidio in maniera ingiustificata. Mai ella aveva rivolto i propri colpi in contrasto a vittime innocenti, come quelle decine di migliaia, forse centinaia ormai, che, in due fugaci battiti di ciglia erano lì stati eliminati dal Creato stesso. Ed erano lì stati eliminati per colpa delle sue azioni passate…
“Io sono l’ultimo dei vostri Creatori. Io sono l’ultimo dei vostri dei.” proclamò la voce del Progenitore risuonando ancora forte nelle loro menti, e schiacciandola sotto il peso di quell’immane responsabilità “E quest’oggi la vostra intera civiltà sarà cancellata dall’universo, a soddisfare la mia brama di giustizia.”
mercoledì 8 gennaio 2020
3149
Avventura
060 - La resa dei conti
Nel corso della Storia, della Storia locale di un paese, di una città, così come nella Storia di una nazione o di un intero pianeta, se non, addirittura, di un sistema solare, vi sono momenti particolari destinati a restare impressi nella memoria di chiunque in maniera imperitura. Sempre imprevisti, sempre inattesi nella propria occorrenza, tali momenti sopraggiungono nella Storia senza alcun preavviso, segnandola per sempre e mutando in maniera drastica il corso degli eventi, in misura tale da creare uno spartiacque fra il prima e il dopo, fra il passato e il futuro, e, generalmente, spartiacque non destinati a sancire un miglioramento, quanto e piuttosto un peggioramento. E’ raro, infatti, che la mente delle persone abbia a ricordarsi, con la stessa efficacia, i momenti positivi rispetto a quelli negativi: nel lungo periodo, certamente, si tende a dimenticare quanto di negativo vissuto nel corso della propria vita, osservandosi alle spalle e puntualmente osservando al proprio passato con malinconica nostalgia… ma tali momenti chiave, tali punti di svolta nella Storia, generalmente assumono connotazioni negative, con la sola, felice e fortunata eccezione della nascita propria di un figlio o di una figlia, anch’esso spartiacque fra il prima e il dopo e, tuttavia, speranzosamente da vivere in maniera positiva.
Maddie e Rín, nella propria Storia personale, avevano avuto occasione di vivere un simile momento, e avevano avuto occasione di viverlo negli anni propri della loro più tenera innocenza quando, purtroppo, loro madre era stata loro strappata via dal medesimo, terribile, incidente che aveva anche ridotto in sedia a rotelle la stessa Rín, ponendo un drastico segno fra il prima e il dopo, ergendo un tragico muro divisorio, nelle loro vite, fra il passato e il futuro, e un futuro che, senza la loro genitrice, non avrebbe potuto più essere, ovviamente, lo stesso. Era avvenuto tutto in un fuggevole attimo, e pur quell’attimo, e quell’attimo nel quale anch’esse erano state partecipi, non avrebbe potuto essere da loro giammai dimenticato, rammentando con perfetta precisione ogni dettaglio, a partire dal proprio vestiario, sino alla propria esatta posizione nell’istante stesso dello schianto, e di quello schianto che, con tanta violenza, aveva impresso una crudele fotografia nelle loro memorie infantili, tormentandole a lungo negli anni a venire. Sempre prendendo a esemplificazione Maddie e Rín, e al di là di quella che, purtroppo, avrebbe avuto a dover essere intesa la loro Storia personale, anche a un più amplio livello esse avrebbero potuto vantare di aver vissuto un simile momento, e un momento proprio della Storia del loro intero pianeta, nel giorno in cui, in quell’età nella quale si abbandona l’adolescenza per iniziare a vivere l’età adulta, quali giovani donne, si sono improvvisamente ritrovate entrambe a confronto con l’impressionante immagine del crollo di due torri, e di due torri l’immagine delle quali, da che ne avevano memoria, avrebbe avuto a doversi considerare il simbolo stesso di una città e di un intero Paese, e di uno dei Paesi più forti, più importanti, del loro mondo: un crollo non conseguenza di un disastro naturale, quanto e piuttosto di un attacco terroristico, e di un attacco terroristico atto a mutare radicalmente l’evoluzione della Storia in quel cambio di secolo, e di millennio, che tante speranze aveva condotto seco e che, dopo quell’istante, ebbe necessariamente a cancellare, a dimenticare, lasciando precipitare ogni prospettiva in una desolazione peggiore rispetto alla precedente. Era avvenuto tutto in un fuggevole attimo, e pur quell’attimo, e quell’attimo del quale esse non erano state altro che semplici testimoni, in diretta televisiva dall’altra parte del mondo, non avrebbe potuto essere loro giammai dimenticato, rammentando con perfetta precisione il momento in cui loro padre le chiamò al telefono, suggerendo di accendere il televisore, perché le Torri Gemelle stavano crollando, rammentando cosa stavano facendo un istante prima di quella telefonata, nulla di particolare, nulla di speciale, nel vivere una quotidianità anche monotona nella propria ricorsività, e rammentando con precisione ogni fotogramma allor visto, ogni dettaglio presentato innanzi al loro sguardo, con la confusione propria dei primi istanti nell’intendere cosa stesse succedendo e, soprattutto, perché stesse succedendo.
Ma non soltanto a Maddie e Rín era stata concessa occasione di vivere qualcosa di simile. Ogni persona, nella propria vita privata o in quella pubblica, avrebbe potuto egualmente vantare almeno uno di tali momenti, di tali spartiacque, e di tali spartiacque magari non subito intesi qual tali, e pur, con il passare delle ore, dei giorni, dei mesi e degli anni, divenuti necessariamente tali, divenuti necessariamente quei punti chiave nel corso della Storia… e di una Storia che non sarebbe più stata la stessa in conseguenza a quegli stessi eventi.
Quella notte, o, per meglio dire, quella mattina, di poco in anticipo rispetto all’aurora di un nuovo giorno, uno di questi momenti, di questi spartiacque, ebbe a occorrere lì, nei cieli di Loicare, proprio al di sopra della capitale di quel mondo e dell’amplio sistema a esso circostante.
E tutti, in quel di Loicare, non avrebbero potuto ovviare a dimenticarsi dell’occorrenza di tale momento, e del momento che, necessariamente, ebbe a mutare radicalmente la loro Storia, e quella Storia che, sino a quel giorno, avrebbe pur avuto a doversi riconoscere semplicemente grandiosa, dal loro personalissimo punto di vista, in un’ascesa costante dell’importanza del loro omni-governo all’interno di quell’angolo di universo, imponendosi con violenza straordinaria su ogni altro pianeta, su ogni altro sistema, e creando qualcosa di apparentemente forte, qualcosa di apparentemente immutabile… e qualcosa che pur, in quella notte, o, per meglio dire, in quella mattina, ebbe a doversi scontrare con qualcosa di ancor più violento rispetto a quanto mai tutte le forze armate di Loicare avrebbero mai potuto illudersi di arrivare a essere.
Ma non qualcosa… qualcuno.
Midda, Be’Sihl e tutti i loro sopraggiunti compagni d’arme erano ancora impegnati nella propria lotta per la sopravvivenza, e per la fuga dal grattacielo sulla cima del quale era stato trasportato il Teatro dell’Opera, quando quel momento occorse. E pur concentrati, quali pur avrebbero avuto lì a dover essere riconosciuti, sulla necessità di fuggire, nessuno di loro poté ovviare a volgere lo sguardo al cielo nell’istante in cui quel momento accadde, e accadde con la discrezione propria di un sole improvvisamente precipitato al di sopra della sconfinata metropoli.
« Lohr… » gemette Be’Wahr, sgranando gli occhi per lo stupore a confronto con quell’immagine, e quell’immagine fugacemente loro offerta attraverso un’ampia finestra innanzi alla quale si ritrovarono a transitare, e un’ampia finestra dalla quale, così, una luce a dir poco accecante lo costrinse, immediatamente, a coprirsi il volto, a non restare abbagliato dalla stessa.
« Ma che accidenti… » commento Duva, costretta a sua volta a coprirsi gli occhi con una mano e, ciò non di meno, anche desiderosa di comprendere cosa stesse lì fuori accadendo, nel timore, non del tutto fine a se stesso, che potesse in qualche misura trattarsi di un’azione dell’omni-governo in loro stesso contrasto.
Ma che l’omni-governo, pur corrotto da Anmel Mal Toise, avesse a doversi intendere lì estraneo a tutto ciò fu sufficientemente chiaro nell’istante in cui, da quella luce, da quel punto luminoso nel cielo così simile a un nuovo e inedito sole, un’esplosione di energia ebbe a prorompere in direzione della superficie del pianeta lì immediatamente sottostante, e della superficie del pianeta che, con tutti i propri edifici e con tutte le persone in essi ospitate, famiglie probabilmente ancor avvolte nel quieto abbraccio del sonno, e del sonno più profondo immediatamente antecedente al risveglio, vennero istantaneamente annichilite: non bruciarono, non esplosero, non si sgretolarono… semplicemente cessarono di esistere, oscurandosi nel violento impeto di quella luce e di quella luce che, inequivocabilmente, ebbe a dover allora essere intesa come sinonimo di morte…
« Thyres! » imprecò Midda, nel momento in cui ebbe a rendersi conto di quello che era così accaduto, quando la luce sfumò e, in luogo a una porzione di città, e una porzione amplia almeno un paio di miglia, null’altro ebbe a poter essere ravvisato se non il nulla, quasi, in quell’area, alcun edificio fosse mai stato edificato, alcuna vita avesse mai avuto occasione d’esistere, per così come pur, sicuramente, era stato un solo, semplice, istante precedente.
martedì 7 gennaio 2020
3148
Avventura
060 - La resa dei conti
Pitra iniziò dall’inizio. E Casta fu di parola, mai interrompendolo durante la propria narrazione.
Ovviamente, la Storia nel merito della quale l’accusatore poté esprimersi fu soltanto quella che egli aveva vissuto dal proprio punto di vista, in un’interpretazione sicuramente parziale dei fatti. Ma, quantomeno, tutto ciò permise alla donna di riservarsi qualche dato in più sul quale riflettere, e qualche dato in più rispetto dall’inutile pettegolezzo proprio dei media, che, in quegli ultimi cinque anni, tanto si erano impegnati a presentare la donna guerriero di nome Midda Bontor qual, fondamentalmente, l’origine di ogni male, in un ritratto decisamente troppo grottesco per poter essere giudicato credibile.
Purtroppo anche un altro particolare ebbe allora a risuonare in maniera impropria all’attenzione dell’accusatrice, ragione per la quale, quando il proprio collega ebbe a terminare la propria narrazione, ella non mancò di esprimersi a tal riguardo, sollevando il proprio legittimo dubbio a tal riguardo…
« Questa faccenda dei Progenitori… » prese voce ella, aggrottando appena la fronte con incedere ora decisamente serio, nel non riconoscere quello qual il momento giusto per smarrirsi in facili ironie o possibili giuochi « … tu come la vedi…?! » questionò, dimostrando una certa esitazione a tal riguardo « Ritieni che sia realmente possibile che questa Progenitrice, quella Anmel Mal Toise, si sia incarnata all’interno del capo di gabinetto Amaka Bomara, ordendo un rovesciamento dell’ordine costituito in Loicare e nel mondo intero…? »
Quell’interpretazione della Storia, per così come conosciuta a Pitra Zafral, in effetti, avrebbe avuto a doversi intendere qual il frutto di una parziale manipolazione della verità dei fatti, e una manipolazione in grazia alla quale Midda Bontor aveva voluto impegnarsi a presentare al proprio, all’epoca, avversario una qualche spiegazione nel merito della natura di Anmel Mal Toise, ovviando a riferirsi a concetti i quali avrebbero potuto avere a essere troppo alieni alla sua mente razionale per poter essere accettati.
Parlare di Anmel come di uno spirito, e di uno spirito di un’antica strega regina sposa di un dio minore, rimasto imprigionato per secoli, millenni all’interno di una corona, e da lei involontariamente liberato, per seguire e combattere il quale aveva, addirittura, viaggiato attraverso l’universo, a distanze ben maggiori rispetto a qualunque distanza che mai una nave avrebbe potuto coprire, sulle ali di una creatura leggendaria qual la fenice… beh… sicuramente sarebbe stato troppo folle per potersi riservare un qualunque margine di credibilità. Purtroppo, anche tirare in ballo i Progenitori, la cui esistenza Midda aveva avuto occasione di appurare qualche tempo prima, presentandoli qual la specie primigenia dell’universo, che, in tempi remoti aveva trasceso i confini stessi della carne mortale per ascendere a uno stato divino, e, in grazia di ciò, si erano persino divertiti, per ere indefinite, a interpretare il ruolo di dei, plasmando l’universo secondo ogni proprio possibile capriccio, salvo poi stancarsi di ciò e abbandonare il tutto per ritornare alla carne, e alla carne dei Primi Eredi nell’ormai distrutto sesto pianeta del sistema di Orlhun… beh… sicuramente non avrebbe avuto a poter vantare maggiore senso di realtà.
Certo, a sostenere la tesi dei Progenitori molti sarebbero stati gli eventi storici, e contemporanei, che avrebbero potuto essere ben accolti da un qualunque intelletto razionale, a partire dalla distruzione stessa del sesto pianeta del sistema di Orlhun a seguito di un devastante attacco combinato di due grandi vascelli spaziali pirata che, in tal maniera ispirati dalla stessa Figlia di Marr’Mahew, avevano cercato di prevenire il risvegli degli stessi Progenitori. Una distruzione alla quale, nell’interpretazione dei fatti offerta da Midda a Pitra, Anmel Mal Toise era riuscita a sottrarsi, rifugiandosi quindi su Loicare e dando inizio, in ciò, a tale nuovo, folle piano di conquista, prima dell’omni-governo, e poi dell’universo intero. Ma, per quanto tutto quello avrebbe potuto vantare alcune riprove concrete, e alcune terribili esperienze di vita vissuta anche da parte dello stesso Pitra, nonché dell’equipaggio intero della Rad Dak-Wosh, ritrovatosi inconsapevolmente al servizio di quel mutaforma, e di quel mutaforma ricollegabile, per propria esplicita ammissione, ad Anmel Mal Toise; ancora tutt’altro che chiaro avrebbe avuto a doversi intendere quel quadro d’insieme, anche e soprattutto in conseguenze alla manipolazione della Storia che Midda Bontor aveva voluto riservarsi nel presentarla all’accusatore…
… manipolazione, purtroppo, fallace, per così come, senza troppa fatica, Casta Nikta poté allora permettersi di evidenziare.
« Capiamoci… le prove a supporto tanto dell’esistenza dei Progenitori, quanto di questa Anmel Mal Toise non mancano. E non hanno a doversi fraintendere del tutto circostanziali, soprattutto nel merito di quest’ultima e della sua negativa influenza all’interno dell’omni-governo, come la nostra stessa fuga potrebbe testimoniare… » argomentò la donna, riflettendo ad alta voce « … ciò non di meno, è l’incastro delle due questioni che non torna. E non torna, soprattutto, a livello di linea temporale degli eventi… »
« … cosa intendi dire…? » esitò Pitra, la cui curiosità non avrebbe potuto negarsi essere più che stuzzicata da tale osservazione, per quanto, da ciò, troppo semplice sarebbe stato allor giungere a evidenziare una propria qualche superficialità nell’analisi di quei presunti fatti, e nel discernimento della verità, o della menzogna, celata dietro di essi.
« La distruzione del sesto pianeta del sistema di Orlhun risale a circa tre anni or sono. Giusto? » domandò, con incedere quasi retorico l’accusatrice « Mentre il tuo primo incontro con Midda risale ormai a cinque anni addietro. Sbaglio? » insistette ella, cercando in tal maniera di guidare una qualche riflessione da parte del proprio interlocutore.
« No… non sbagli. » confermò questi, cercando di comprendere come i due eventi avessero a dover essere posti in relazione.
« Tuttavia fino a cinque anni fa, di Midda non esisteva praticamente traccia nelle cronache locali. Quasi ella non fosse mai esistita. E tu stesso l’hai descritta decisamente confusa al vostro primo incontro… del tipo che non soltanto non conosceva neppure la lingua franca, ma sembrava non essere neppure in grado di comprendere cosa le stesse accadendo. » puntualizzò la donna, aggrottando appena la fronte.
« Ho sempre ritenuto che quel suo comportamento altro non fosse stato che un tentativo utile a dissimulare la propria identità… » argomentò egli, riflettendo a propria volta ad alta voce attorno a tal pensiero.
« Se nonché, di lì a qualche mese, improvvisamente chiunque in tutta Loicare, finanche nelle colonie periferiche, avrebbe potuto vantare di ben conoscere il nome di Midda Bontor e di avere a temerlo… » sottolineò Casta, ponendo di nuovo l’accento sul particolare che, da sempre, meno l’aveva convinta attorno al negativo mito di quella ipoteticamente terribile donna « … e, come sappiamo, questa Anmel Mal Toise ha un interesse personale in contrasto a Midda Bontor, almeno quanto Midda non ne abbia in suo contrasto. »
« Mmm… » esitò l’uomo « Vorresti intendere che sia stata Anmel Mal Toise a promuovere la fama negativa di Midda, spingendomi per anni al suo inseguimento…? » domandò egli, ben consapevole di quanto, in effetti, tutto ciò avesse senso « Ma questo come potrebbe essere possibile se, fino a tre anni fa, Anmel avrebbe dovuto ancora essere nel sistema di Orlhun, insieme agli altri progenitori…?! »
« Ottima domanda. » annuì l’altra, arricciando appena le labbra nello spingerle verso sinistra, con fare pensieroso « Ottima domanda… »
Prima che qualunque risposta potesse essere loro posta, però, qualcosa attrasse la loro attenzione verso l’alto. E considerando quanto, pur a bordo della piccola utilitaria di Casta, stessero già viaggiando nell’alto dei cieli, tutto ciò che avrebbe potuto attrarre la loro attenzione avrebbe avuto a doversi riconoscere collocato quantomeno nell’atmosfera di Loicare se non, ancora più in alto, nello spazio…
… ma cosa avrebbe mai potuto apparire luminoso e alto nel cielo quasi quanto un sole in anticipo rispetto alle prime luci dell’alba…?!
lunedì 6 gennaio 2020
3147
Avventura
060 - La resa dei conti
Non fu immediato, per Casta e Pitra, potersi considerare in salvo rispetto alla caccia all’uomo che Anmel aveva così scatenato a discapito della donna da dieci miliardi di crediti e di ogni suo potenziale alleato, compreso anche l’accusatore. E se diverse ore dovettero essere spese in vane peregrinazioni, ciò non fu certamente per colpa della piccola utilitaria di Casta, in difesa della quale tanto ella si era posta sulla difensiva in opposizione al proprio collega, e che, anzi, ebbe ad assolvere perfettamente al proprio compito, mai tradendoli e permettendo loro di compiere tutta la strada necessaria prima di aversi a fermare. Un traguardo, quello così alfine conquistato, che pur non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual potenzialmente duraturo… anzi.
La prima scelta della coppia, ovviamente, era stata, dietro suggerimento dello stesso Pitra Zafral, il raggiungimento della navetta in grazia alla quale, dalla Rad Dak-Wosh, l’accusatore e i suoi due compagni erano giunti sino a Loicare. Collocata, ovviamente, al più vicino spazioporto, quella possibilità avrebbe avuto a doversi intendere qual il più naturale punto di ritrovo per il loro trio, nell’ipotesi che, ovviamente, avrebbe mai potuto effettivamente occorrere un momento di ritrovo. Purtroppo però, i due accusatori dovettero presto rendersi conto di quanto, ovviamente, tale possibilità avrebbe avuto a doversi intendere sì banale da poter essere egualmente prevista, e anticipata, anche da parte delle forze dell’ordine di Loicare, le quali, non tradendo la propria rinomata fama di efficacia ed efficienza, avevano quindi già posto sotto sequestro l’intero spazioporto, sancendo un blocco su ogni partenza, e su ogni nuovo arrivo, sino a quando quella situazione di allarme non avesse avuto a rientrare.
Sfumata simile idea, probabilmente troppo banale per poter essere degna di una qualche reale opportunità di successo, la seconda scelta della coppia, in maniera non meno ovvia, era stata, questa volta dietro suggerimento di Casta Nikta, il raggiungimento dell’appartamento di lei entro il quale, allora, avrebbero potuto riservarsi l’occasione utile a riordinare le idee e a pianificare le mosse successive. Meno centrale rispetto a quello proprio di Pitra, raggiungere la dimora dell’accusatrice richiese loro un’intera ora di viaggio, e un’intera ora di viaggio al termine della quale, loro malgrado, ebbero lì a doversi confrontare con l’evidenza stessa della propria ingenuità. Purtroppo infatti, ancora una volta, i due accusatori dovettero rendersi conto di quanto anche tale altra soluzione, tale altra idea, non avesse a potersi fraintendere così geniale, in termini tali per cui, giunti in zona, ebbe immediatamente a ravvisarsi la prospettiva di una trappola, laddove avessero commesso l’imprudenza di atterrare: il tradimento di Casta, evidentemente, era stato più che correttamente inteso da parte dell’omni-governo, e, in ciò, diverse pattuglie di poliziotti stavano lì presidiando la sua dimora, attendendone il ritorno.
« Dannazione! » non aveva ovviato a esclamare Pitra, nel confrontarsi con quel nuovo, metaforico, buco nell’acqua, e quel buco nell’acqua che, purtroppo, non stava rendendo particolarmente onore al loro intelletto « Evidentemente siamo entrambi più capaci come magistrati che come criminali… »
« O, forse, è vero che tutti i criminali finiscono per comportarsi in maniera straordinariamente prevedibile… » aveva suggerito, in alternativa, Casta, scuotendo il capo con rassegnazione « … in effetti, da accusatori, avremmo potuto prevedere sia la chiusura dello spazioporto, sia un picchetto attorno al mio appartamento. » aveva soggiunto poi, a porre l’accento su quanto, purtroppo, la loro ingenuità fosse stata a dir poco disarmante in tal senso.
« Direi di lasciar perdere anche il mio, di appartamento. E i nostri rispettivi uffici… » non aveva potuto mancare di puntualizzare, allora, l’uomo, scuotendo appena il capo « Va bene peccare di ingenuità, ma a insistere in questa direzione saremmo veramente stupidi. »
« Dobbiamo trovare un posto dove poterci riservare occasione di fare mente locale sulla situazione… e dove, magari, potrai spiegarmi qualcosa di più di questa stessa situazione, nella quale, in maniera veramente stupida, mi sono andata a cacciare. » aveva quindi ribadito l’altra, aggrottando appena la fronte e proseguendo oltre il proprio appartamento, con la quieta consapevolezza di quanto, quella sera, ella avesse potenzialmente mandato alle ortiche non soltanto la propria carriera, ma anche la propria intera vita… per quanto, ancora, questa sarebbe potuta durare.
In effetti, sino a quel momento, a bordo del piccolo veicolo il silenzio era rimasto pressoché una costante, nell’evidente difficoltà di comunicazione fra loro, la stessa difficoltà che, già nella parte più serena della serata, era emersa in maniera sufficientemente palese. Paradossalmente, però, proprio in tale silenzio avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la più assoluta fiducia che Casta desiderava riporre nel proprio interlocutore, e in quell’interlocutore così in imbarazzo per trovare parole adatte a esprimersi verso di lei: se, infatti, ella non fosse stata allor animata da un simile spirito, da una tale spinta positiva e propositiva, difficilmente quel silenzio avrebbe potuto riservarsi possibilità d’essere, sostituito, piuttosto, da troppi interrogativi, troppe domande che pur, certamente, non avrebbero avuto a dover essere riconosciute qual meno che legittime nella propria occorrenza.
In conseguenza al duplice fallimento delle prime, due, ingenue idee, Casta e Pitra ebbero così a impostare una rotta di ritorno verso il centro della capitale, nella consapevolezza che, muovendosi in quella direzione, quantomeno, avrebbero compiuto l’unico percorso che mai avrebbe potuto essere supposto avrebbero avuto lì a poter scegliere: chiunque, nei loro panni, avrebbe dopotutto cercato di allontanarsi quanto più possibile dal luogo del misfatto, cercando di darsi alla macchia e di far perdere completamente le proprie tracce. Una scelta, quindi, quantomeno controcorrente, con la quale i due accusatori sperarono di potersi riservare una qualche opportunità di riscatto psicologico a seguito del fallimento delle prime due ipotesi prese al vaglio e, purtroppo, sfumate tanto banalmente nel nulla.
Fu allora che, con un sospiro utile a tentare di darsi forza, Pitra decise di provare a riprendere voce, e a riprendere voce in direzione di Casta, con la speranza, almeno allora, di non aver, nuovamente, a mandare tutto all’aria…
« In effetti non credo che vi sia bisogno di atterrare da qualche parte per provare a raccontarti qualcosa di più nel merito di quanto sta accadendo… o, per lo meno, di quanto io sappia nel merito di ciò che sta accadendo. » commentò pertanto, suggerendo, in maniera decisamente contorta, quanto forse, allora, egli stesso avrebbe potuto riservarsi l’opportunità di approfittare di quel loro stesso viaggio per cercare di aggiornare la collega, e ormai complice, nel merito dei fatti, e dei fatti per così come gli erano stati presentati, originariamente, da Midda Bontor e per così come, ancora, egli aveva avuto spiacevole opportunità di vivere in prima persona, ritrovandosi a dover combattere per la propria sopravvivenza in contrasto da una creatura mutaforma che, per mesi, aveva impropriamente occupato il suo posto nell’universo.
« Ottima idea. » concordò la donna, con tono di chi, in verità, intenta a evidenziare quanto, a simile conclusione, avrebbe potuto giungere anche in tempi decisamente più contenuti e, pur, con sufficiente benevolenza utile ad accettare quanto, giunto sì tardivamente, e pur giunto, a tale consapevolezza, egli avrebbe potuto avere a raccontarle « Anche perché, per quanto poco tu ne possa sapere, ne saprai certamente più di me… e mi farebbe piacere comprendere per quale ragione sto rischiando la mia libertà, se non la mia vita, nel decidere di schierarmi in contrasto al mio stesso omni-governo. »
« Già… » osservò egli, storcendo appena le labbra verso il basso « Detta così non suona proprio bene… »
« Suona veramente come uno schifo, se mi permetti l’eufemismo… » puntualizzò Casta, aggrottando appena la fronte « Inizia pure dall’inizio. » lo incalzò poi, a ovviare all’eventualità che egli potesse decidere di richiudersi nuovamente in qualche ulteriore momento di imbarazzato silenzio, lasciandola priva di una qualsivoglia risposta « Prometto che ti ascolterò con attenzione e riserverò tutte le domande per quando avrai finito. » si impegnò, ammiccando appena verso di lui con l’occhio destro.
domenica 5 gennaio 2020
3146
Avventura
060 - La resa dei conti
« Che diavolo è successo, Midda…?! » domandò allora Duva, non nascondendo la preoccupazione maturata in quelle ultime ore per il fato suo e di Be’Sihl accanto a lei « Abbiamo avuto notizia del tuo assalto all’omni-governo… e poi più nulla! » sancì, con un implicito rimprovero a tal riguardo, a ben evidenziare quanto nulla di tutto quello avrebbe avuto a doversi fraintendere qual qualcosa di preventivamente concordato fra loro.
« E’ una storia abbastanza lunga e complicata… » suggerì ella, con una certa esitazione a condividere la questione con il resto del gruppo, soprattutto nella consapevolezza di un approccio quantomeno egoista da parte propria nel merito di quella piccola parentesi di intimità concessasi con Be’Sihl, e quella piccola parentesi di intimità che aveva sicuramente dilatato di molto i tempi della loro fuga, più che giustificando ogni possibile preoccupazione da parte dei loro amici, della loro famiglia, e di quella famiglia lì sopraggiunta senza esitazione in loro soccorso.
Tacere, tuttavia, nel merito di quanto effettivamente accaduto in quelle ultime ore, e di quanto, allora, aveva condotto a quelle ultime ore di totale silenzio radio nei confronti dei loro interlocutori avrebbe significato non soltanto rimarcare quell’egoistica mancanza di rispetto già rivolta loro ma, anche e ancor peggio, sollevare un enorme dubbio nel merito del loro stesso intelletto, e di quell’intelletto che, ben presto, avrebbe avuto ad accorgersi della condizione pietosa di quanto rimasto del loro abbigliamento, e di quell’abbigliamento così malridotto non soltanto in conseguenza alle necessità proprie di una battaglia. Ciò senza mancare di prendere in considerazione l’acuto senso dell’olfatto di Lys’sh, il quale, probabilmente, aveva già ben circoscritto i termini della questione, non vedendoli ancora posti all’attenzione pubblica soltanto per un senso di rispettosa discrezione per quelli che, in fondo, non avrebbero avuto a doversi intendere qual fatti propri.
Così, a muoversi in soccorso psicologico alla Figlia di Marr’Mahew, ebbe lì a prendere voce lo stesso Be’Sihl, il quale, in maniera meno titubante, condivise in maniera più diretta quanto avvenuto…
« Abbiamo riconosciuto Anmel fra il seguito del Reggente stesso dell’omni-governo di Loicare: ha preso il controllo di una donna conosciuta come Amaka Bomara, capo di gabinetto del Reggente stesso. » lì informò, con tono serio « Purtroppo anch’ella ha riconosciuto noi e ha tentato di tenderci una trappola, nella quale non siamo precipitati in maniera del tutto inconsapevole solo in grazia all’aiuto di una vecchia conoscente di Pitra, anch’ella un’accusatrice che, prendendo in simpatia Midda, ha voluto porla in allarme allorché contribuire al nostro arresto. » proseguì, in un resoconto decisamente esaustivo, per quanto al tempo stesso sintetico « Midda, quindi, ha deciso di affrontare da sola l’omni-governo stesso solo per creare una situazione di sufficiente confusione a permettere a me e Pitra di fuggire, aiutati dalla nostra nuova alleata. Ma, non desiderando lasciarla sola, sono intervenuto a mia volta nell’attacco, e, con un po’ di fortuna, siamo riusciti a fuggire. »
« … e…?! » incalzò loro Duva, aggrottando la fronte e iniziando a rendersi conto di quanto, tutto ciò, avrebbe potuto giustificare qualche manciata di minuti, e non certamente quelle ultime ore di assoluta mancanza di comunicazione.
« … e, durante la nostra fuga, Midda ha ricevuto due diverse visite, prima da parte della fenice, volta a condividere la necessità di restare in guardia innanzi all’imminente arrivo di un non meglio definito nemico che, evidentemente, dovrebbe preoccuparci anche in misura maggiore rispetto ad Anmel; e poi da parte di Desmair, volta a concedergli di essere la consueta fonte di irritazione che è sempre stato. » continuò quindi lo shar’tiagho, ancora condividendo sinteticamente, ma in maniera quanto più possibile completa, le informazioni in loro possesso « E, fra queste due visite, abbiamo fatto l’amore. Per tre volte. E, poi, ci siamo addormentati. » concluse rapidamente, lasciando la bomba libera di esplodere e di travolgere quanto, allora, sarebbe stato necessario.
« … come?! » sgranò gli occhi Howe, disturbato non tanto da quella notizia in sé, in fondo nulla di nuovo nel considerare quanto la loro relazione andasse ormai avanti da una decina d’anni, quanto e piuttosto dall’idea del fatto che, nel mentre in cui tutto loro si stavano preoccupando per il fato di quei due, quegli stessi due fossero impegnati a rotolarsi in qualche angolo appartato di dovunque fossero finiti in quel momento, del tutto disinteressati al resto del mondo.
« Ah! » commentò altresì Duva, sorridendo e aggrottando la fronte con fare divertito, nel volgere lo sguardo verso Lys’sh e nel vederla sogghignare annuendo, a confermare quietamente quanto così appena ammesso dall’uomo « Tre volte addirittura…?! » ironizzò con malizia, cercando di non scoppiare a ridere a confronto con quella giustificazione fra il grottesco e il ridicolo, se posta a confronto con tutti i pensieri decisamente più gravi che avevano alfine animato la necessità di muoversi in massa per avere ad aiutarli in qualunque dannata situazione avessero avuto a cacciarsi « Per fortuna avete trascurato i preliminari e le coccole alla fine, o saremmo arrivati noi a svegliarvi… altro che Desmair. »
« … l’avevo detto essere una storia abbastanza lunga e complicata. » si ripeté la donna guerriero, cercando in qualche maniera di giustificare l’ingiustificabile e, in ciò, di scendere a patti con il necessario imbarazzo conseguente a tutto quello… un imbarazzo allor alimentato non tanto da qualche senso del pudore, per lei ignaro, quanto e piuttosto, per l’appunto, dalla consapevolezza di non essersi premurata neppure per un istante di pensare a quante persone avrebbero avuto a potersi preoccupare per loro nel mentre in cui, dal canto proprio, essi si stavano così concedendo qualche fugace occasione di carnale diletto.
« Sarebbe stata sicuramente più breve se si fossero fermati alla prima, quantomeno. » commentò H’Anel in direzione del fratello, ridacchiando sommessamente.
« Massimo rispetto per Be’Sihl, comunque… » osservò per tutta replica M’Eu, sinceramente ammirato dalla dinamica propria di quegli eventi, e di quegli eventi nei quali, personalmente, non gli sarebbe mai venuto in mente di riservarsi una simile occasione di distrazione, iniziando, in tal senso, a riconoscere il giusto merito al successore di loro padre fra le braccia della Figlia di Marr’Mahew, verso il quale, forse in maniera un po’ infantile, non avrebbe potuto ovviare a provare una certa gelosia, quasi avesse a doversi considerare colpa sua il fatto che Midda non fosse rimasta a essere per loro la madre che, pur, avrebbe potuto essere.
A interrompere quel momento di pubblico confronto nel merito degli aspetti più intimi della relazione fra Midda e Be’Sihl, ritornarono alla carica, in quel momento, gli uomini e le donne di Loicare, gli stessi che, prima ritiratisi, avevano avuto in ciò occasione utile di riorganizzarsi, e di riorganizzarsi con un adeguato numero di rinforzi, per tentare, nuovamente, di muoversi all’attacco del rinvigorito gruppo di antagonisti con i quali, ancor senza ben comprendere come, si erano ritrovati a confronto.
Per loro sfortuna, però, prima ancora che un solo colpo potesse essere esploso da parte loro, Rín ebbe nuovamente a vanificare ogni loro sforzò, riversando, dalle proprie mani, un’ondata di energia, luce e fiamme che, come già al loro arrivo, ebbero così a saturare il pur ampli corridoio entro il quale si stavano lì ponendo, creando un vero e proprio muro fra le due parti, e, necessariamente, atterrendo per qualche istante quegli uomini e quelle donne del tutto inconsapevoli nel merito di quanto stesse lì accadendo e, soprattutto, di come tutto ciò potesse essere possibile, non ricollegandosi all’idea di alcuna arma loro nota.
« Sarà meglio continuare a schernire la nostra amica in un altro momento… » annunciò, a margine di ciò, la medesima, ancor proiettando per qualche istante quell’energia innanzi a sé e, ciò non di meno, pur consapevole di quanto tutto quello non sarebbe durato a lungo, avendo tutto ciò soltanto a considerarsi qual un modo come un altro per disfarsi dell’energia residua del salto, e di quell’energia della quale, in caso contrario, si sarebbe potuta liberare scaricandola meno enfaticamente a terra.
sabato 4 gennaio 2020
3145
Avventura
060 - La resa dei conti
Risvegliatisi e rimessisi in cammino, Midda e Be’Sihl ripresero la propria discesa lungo la smisurata altezza del grattacielo con minore serenità di quella che, probabilmente, avrebbe avuto a poter essere loro propria a seguito di quella piacevole pausa che pur si erano arrischiati occasione di riservarsi.
L’oscura ombra di Desmair, proiettata sul loro presente e sul loro avvenire, aveva infatti turbato entrambi in misura tale da compromettere la positività che avrebbe potuto pur essere loro propria dopo quella parentesi di passione e di riposo, lasciando, imponendo, insieme al monito della fenice, più domande e dubbi rispetto a quanti non avrebbero pur abbisognato in quel frangente. Così, ancor potenzialmente in trappola all’interno di Loicare, certamente braccati da chiunque in conseguenza al diretto attacco sferrato dalla famigerata donna da dieci miliardi di crediti a discapito dello stesso omni-governo, essi ebbero a ritrovarsi, paradossalmente, più preoccupati di come aver ad agire a confronto con la non meglio definita minaccia rappresentata da Desmair, allorché interessarsi ad Anmel e, con lei, a tutti i problemi dell’immediato.
Ma, come di consueto avviene nella vita di chiunque, difficilmente l’ordine degli eventi avrebbe potuto essere definito da coloro i quali tali eventi avrebbero avuto a doverli affrontare. E così, nel momento in cui entrambi meno attenzione stavano avendo a rivolgere a quell’immediato, l’immediato ebbe a ricercare la propria occasione di reimporsi alla loro attenzione, e di reimporsi nel farli precipitare, al termine dell’interminabile discesa, dritti fra le braccia di un gruppo di uomini armati, e di uomini armati più che chiaramente interessati a loro…
« Eccoli! » gridò il primo a rendersi conto del loro arrivo per rendere partecipi, di ciò, anche tutti i propri compagni e, senza riservarsi un solo istante di esitazione, aprire immediatamente il fuoco a loro discapito, nel più palese intendimento volto a ucciderli, ancor prima che a catturarli.
« … Thyres… » bestemmiò la mercenaria, ritraendosi di scatto e respingendo all’indietro anche il proprio compagno, nel rendersi tardivamente conto del pericolo e, ciò non di meno, nel riuscire a frenare in tempo utile a ovviare alla traiettoria di quel colpo, e di quel colpo che, in caso contrario, le avrebbe potuto aprire uno spiacevole foro al centro del ventre, proponendosi qual il colpo di un’arma laser, allorché di un’arma al plasma.
« Già… » commentò Be’Sihl, con tono di severo rimprovero nei propri medesimi confronti e, indirettamente, anche in quelli della propria compagna, non di meno partecipe di quella mancanza « … ci stavamo proprio dimenticando di questi simpaticoni. » evidenziò, scuotendo appena il capo e richiudendo, istintivamente, le braccia attorno alla vita dell’amata, per far sì che la spinta da lei impostagli avesse, comunque, a riflettersi anche su di lei stessa, trascinandola seco lontano dalla traiettoria di fuoco così tracciata.
Per loro fortuna, una sorte evidentemente più benevola di quella che avrebbero potuto riconoscere in quegli eventi, o comunque meritare, non vide quel momento qual soltanto di ricongiungimento con i propri antagonisti, ma, ancor più, con i propri alleati, e con quegli alleati che, in maniera non semplicemente imprevista, ma addirittura imprevedibile, ebbero improvvisamente a palesarsi fra i due schieramenti, materializzandosi senza preavviso alcuno in una colonna di pura energia, di fuoco e luce, la cui apparizione, necessariamente, non poté che sconvolgere tutti gli altri spettatori lì presenti, imponendo un momento di necessaria tregua a confronto con un fenomeno con il quale, in fondo, non avrebbero potuto vantare alcuna familiarità e che, in ciò, avrebbe potuto rivelarsi quantomeno pericoloso, se non esplicitamente dannoso, per tutti loro.
E dannoso, in fondo, ebbe a essere, quel fenomeno, per lo schieramento di casa, per gli uomini e le donne lì preposti alla difesa dell’omni-governo di Loicare, e di Loicare tutta, in contrasto alla minaccia di quei due terroristi. Giacché, attraverso quel fenomeno, il numero degli avversari lì schierati in loro contrasto ebbe a moltiplicarsi in maniera improba, capovolgendo inaspettatamente gli equilibri numerici sino a quel momento apparentemente esistenti e traducendo quell’apparentemente semplice caccia all’uomo in qualcosa che, allora, avrebbe avuto a dover assumere, piuttosto, le proporzioni proprie di una vera battaglia, laddove né Howe né Be’Wahr, né H’Anel né M’Eu, ma, invero, neppure Duva o Lys’sh, ebbero a riservarsi la benché minima esitazione di sorta ricomparendo sulla superficie del pianeta dopo quel viaggio attraverso il multiverso, e, in particolare, attraverso il tempo del sogno, riconoscendo immediatamente gli uomini e le donne schierati innanzi a loro qual avversari e, in ciò, immediatamente precipitandosi contro di essi, quasi quell’azione avesse avuto a esser stata preventivamente pianificata.
« … e questa?! » esclamò allora Midda, sgranando gli occhi con non minor sorpresa, in fondo, rispetto agli uomini e alle donne di Loicare, non potendosi francamente attendere quell’evoluzione degli eventi, pur, in più rispetto ai propri avversari, avendo a ben comprendere le dinamiche di quanto allor accaduto, e quanto allor accaduto in grazia all’intervento della protagonista di quell’esplosione di luce… la versione più giovane della sua compianta gemella Nissa « Rín! »
« Dopo tanto silenzio, abbiamo ipotizzato potessi essere in difficoltà… e a quanto pare non ci siamo poi sbagliati di molto! » si giustificò l’interpellata, quasi a chiedere scusa per l’intromissione improvvisa da parte sua e di tutti i suoi compagni di viaggio.
In verità, come ben presto tutti ebbero a rendersi conto, ritenere quella situazione qual problematica per la Figlia di Marr’Mahew, per l’Ucciditrice di Dei, per la Campionessa di Kriarya, avrebbe avuto a equivalere a una malcelata critica nei confronti delle sue effettive capacità guerriere, giacché, complice sicuramente anche il fattore sorpresa, il piccolo contingente armato di Loicare che, lì, per puro caso, aveva avuto occasione di imbattersi in Midda e Be’Sihl, ebbe a essere rapidamente sbaragliato dall’impeto dei nuovi arrivati, ritrovandosi costretto a una rapida ritirata nel riconoscere di non essere in numero adeguato a sostenere quel confronto e nel timore, quindi, di aver allora a rimetterci la pelle.
E nella rapida conclusione di quell’effimero conflitto, tanto Be’Wahr quanto H’Anel, ma anche Duva, non poterono ovviare a provare un certo senso di insoddisfazione, quasi tutto il loro impegno nel giungere sino a lì avesse allor a doversi riconoscere qual fondamentalmente vano, in un senso di inutilità generale che, inutile a dirsi, ebbe quindi a essere ben evidenziato da Howe, nel momento in cui, a sua volta non privo di un certo rammarico, si ebbe a ritrovare costretto a riporre la propria spada dorata senza che questa avesse avuto neppure occasione di veder sporcarsi la propria lama…
« … in verità mi sa che ci siamo sbagliati di brutto! » osservò egli, aggrottando la fronte, a completare il commento che Rín, a margine di tutto ciò, aveva appena fatto in tempo a esprimere « Non ci credo che questi quattro debosciati potessero rappresentare per voi una qualche minaccia… » soggiunse poi, protestando in direzione della propria vecchia amica, della stessa Figlia di Marr’Mahew « … a meno che tu non ti sia veramente rammollita. » ipotizzò, aggrottando appena la fronte « In tal caso, forse è un bene che ti sia trasferita lontano da Kriarya… o la tua leggenda avrebbe avuto un ben triste epilogo. »
Fosse stato chiunque altro a esprimersi in tal senso nei suoi confronti, sicuramente costui o costei si sarebbe ritrovato o ritrovata a dover fare i conti con un manrovescio che, senza troppe cerimonie, avrebbe avuto ben occasione di chiarire in qual misura ella avrebbe avuto a poter essere fraintesa qual “rammollita”. Trattandosi, tuttavia, di Howe, cioè di un amico fraterno di così vecchia data, Midda ebbe a perdonargli gratuitamente tale libertà, benché, accanto a lui, già Duva e Lys’sh si fossero preparate al peggio, temendo di dover intervenire, allora, in sua difesa, a sua protezione nel confronto con la loro sorella d’arme.
« Assolutamente concorde… » ammise pertanto la donna guerriero, aggrottando appena la fronte, non priva di un certo imbarazzo « … in effetti non avevamo neppure avuto ancora occasione di ingaggiare battaglia con loro quando siete arrivati voialtri. » sottolineò, quasi a propria difesa, a propria giustificazione.
venerdì 3 gennaio 2020
3144
Avventura
060 - La resa dei conti
Quando, sempre con una certa discrezione, al fine di non stuzzicare l’attenzione di eventuali sensori ambientali, la giovane ofidiana ebbe così a condividere quel proprio flusso di coscienza con Maddie e Rín, e con il resto della compagnia, le reazioni furono ineluttabilmente controverse, sebbene, alla fine, tutti non poterono ovviare ad accettare la correttezza propria di quel ragionamento, e di quel ragionamento che pur, necessariamente, non poté incontrare particolare entusiasmo da parte della stessa Maddie, nella penalizzazione che, a confronto con tutto ciò, sarebbe derivato per lei.
In effetti, e a onor del vero, improbabile sarebbe stata l’eventualità nella quale quel gruppo avrebbe avuto a fare ritorno attraverso quella stessa modalità, in termini tali per cui, allora, la presenza di Maddie a bordo della Rad Dak-Wosh avrebbe avuto a doversi riconoscere sì fondamentale, quel pratico faro in assenza del quale impossibile sarebbe stato per loro ritrovare la via di casa. I tempi necessari, infatti, a Rín per riacquisire le forze necessarie ad aprire un portale per il tempo del sogno e, di lì, nuovamente per un punto qualunque all’interno dello spazio proprio di una qualunque dimensione, di un qualunque piano di realtà, infatti, avrebbero avuto a doversi riconoscere tali per cui, proprio malgrado, il loro avrebbe avuto a doversi considerare, sostanzialmente, un viaggio di sola andata, avendo a dover prevedere il ritorno a bordo attraverso altri mezzi, attraverso altre dinamiche. In ciò, quindi, facile sarebbe stato garantire anche a Maddie di prendere parte a quella missione, non abbisognando di restare così a bordo per permettere alla propria gemella di ritrovare la strada per la Rad Dak-Wosh. Ma nell’incognita propria di quanto avrebbe potuto attenderli, nell’incognita propria di come il destino avrebbe avuto allor a evolversi non soltanto nell’immediato, ma anche nel futuro più prossimo, irresponsabile sarebbe stato da parte loro precludersi una simile possibilità di rientro…
Così, a malincuore, Maddie fu la prima non soltanto ad accettare, ma a sostenere la necessità che ella avesse lì a restare, per quanto voci contrarie, in tal senso, non ebbero a mancare di sollevarsi in particolare dai suoi compagni d’arme, Be’Wahr per primo, ma anche Howe e M’Eu, i quali non avrebbero avuto a doversi riconoscere entusiasti dell’idea di separarsi da lei, non dopo aver attraversato l’universo intero al suo fianco. Ma l’universo intero era stato attraversato al suo fianco non in maniera fine a se stessa, quanto e soltanto per potersi muovere in soccorso, in aiuto alla sua versione “originale”, a Midda Bontor, la quale, in quel frangente, avrebbe avuto a doversi riconoscere potenzialmente sola in un mondo a lei nemico. Ragione per la quale, alla fine, tutti non poterono ovviare ad accettare quella spiacevole necessità e, in tal senso, a prendere commiato dall’amica, per seguire, a dimostrazione di grande, grandissima fiducia verso di lei, quella specie di strega della sua gemella, e di una gemella che, in particolare all’attenzione di Howe e di Be’Wahr, non avrebbe potuto essere ignorata qual, invero, una versione alternativa della famigerata, e ormai da tempo defunta, Nissa Bontor, la più temibile avversaria contro la quale, accanto alla Figlia di Marr’Mahew, si fossero mai ritrovati a combattere.
« … e poi non dire che non mi fido di te. » borbottò, a tal riguardo, Howe, nel mentre in cui, conclusi tutti i finti preparativi necessari alla partenza, e preso commiato da Maddie, ebbe ad affiancarsi a Rín pronto a seguirla ancora una volta, nella follia propria di quel viaggio.
« Sei consapevole che il fatto stesso che tu stia considerando necessario sottolinearlo vanifica completamente il senso di quello che stai dicendo…?! » sorrise sorniona Rín, non volendogli riconoscere colpa per la propria diffidenza a suo riguardo e, ciò non di meno, non potendo comunque ovviare a scherzarci sopra « E’ come se, di fronte a una persona insopportabile, te ne uscissi fuori con una frase del tipo: “Vorrei proprio dirti di andare a farti friggere in questo momento… ma, siccome sono una brava persona, non lo farò.”… » ammiccò ella, con fare complice.
« Stai cercando di dirmi di andare a farmi friggere…?! » domandò lo shar’tiagho, aggrottando appena la fronte a confronto con tutto ciò, sinceramente confuso per così come avrebbe potuto essere il proprio fratello di vita e d’arme, e per così come non gli sarebbe potuto piacere sentirsi a confronto con le parole di qualcuno.
« Non lo direi mai… » ridacchiò ella, per tutta replica, ora ricercando la complicità emotiva di Lys’sh che, accanto a lei, stava evidentemente trattenendosi da sogghignare a sua volta nel ritrovarsi ad assistere a quello scambio di battute fra loro « … proprio come non direi mai che non ti fidi di me. » concluse, richiudendo il metaforico cerchio proprio di quel discorso prima di avere a chiudere anche, e ora fisicamente, gli occhi, a ricercare la concentrazione utile per compiere quanto, di volta in volta, stava divenendo sempre più naturale compiere, per lei.
La prima volta che Rín si era spinta attraverso lo spazio e il tempo, per accedere al tempo del sogno, erano stati necessari molti giorni, settimane addirittura, di preparazione fisica, spirituale, mentale ed emotiva per raggiungere la condizione utile a violare quel confine, e a violare fisicamente quel confine abitualmente inviolabile e varcato, per lo più, sporadicamente e in maniera del tutto inconsapevole, soltanto dallo spirito delle persone durante il sonno. In effetti, quello che ella aveva compiuto non avrebbe neppure avuto a doversi riconoscere qual naturale, qual facente parte del giusto ordine delle cose: ma neppure ritrovare l’uso delle gambe, dopo che per oltre due terzi della propria vita ella era rimasta bloccata su una sedia a rotelle, avrebbe avuto a doversi considerare parte del giusto ordine delle cose; né, tantomeno, veder partire la propria gemella per un viaggio attraverso il multiverso sulle ali della fenice avrebbe avuto a doversi considerare parte del giusto ordine delle cose… e, così, che tutto ciò fosse naturale o meno, alla fine ella era riuscita nel proprio intento. E ci era riuscita non soltanto una volta… ma molte, e molte altre: tutte quelle necessarie, saltando da una dimensione all’altra, da una Maddie o una Midda all’altra, a ritrovare la propria, talvolta capitando in mondi che la propria sorella aveva già avuto occasione di visitare, e incontrando persone che avevano avuto già occasione di conoscerla, e di conoscere, con lei, l’esistenza del multiverso; altre finendo in mondi ancora vergini a confronto con tale consapevolezza, e lì, comunque, avendo a dover far tappa obbligata il tempo necessario a riprendersi prima di tentare un nuovo viaggio.
E se, a ogni nuovo “salto”, ella non avrebbe potuto ovviare a vantare sempre maggiore confidenza con ciò, anche il tempo necessario fra un viaggio e l’altro, o il tempo necessario per prepararsi al viaggio, aveva avuto via via a ridursi sempre più, sino a quando, ormai, non avrebbe potuto ovviare ad apparire mirabilmente confidente con tutto ciò, per quanto tutto ciò rappresentasse, a buon titolo e, invero, in accordo con le perplessità proprie di Howe, qualcosa del tutto innaturale, per non dire, addirittura, folle.
Così, in quell’occasione, a Rín furono necessari soltanto pochi minuti di silenzio, pochi minuti di concentrazione prima di avere a riaprire i propri occhi azzurri come il ghiaccio, caratteristica comune con la propria gemella e con ogni loro versione alternativa, e prima di avere a mostrarli dapprima iridescenti, per poi divenire effettivamente luminescenti, fino a quando quello che in alcun altro termine se non qual fuoco ebbe da essi a sprigionarsi, avvolgendo rapidamente il suo corpo, quasi fosse colta da un qualche fenomeno di combustione spontanea. Combustione che, tuttavia, non ebbe a occorrere, laddove, al pari del fuoco proprio della fenice, anche quelle fiamme non avrebbero avuto a doversi fraintendere qual dannose, espressione fisica di un’energia straordinaria, e dell’energia allor utile a dischiudere una soglia che, altrimenti, non avrebbe lì avuto neppure a esistere: un’energia che, in un istante, ebbe a essere estesa a tutto il contingente attorno a lei, a tutta quella compagnia, avvolgendola in quelle meravigliose fiamme, in un crescendo di intensità e di luce che tutto ebbe a oscurare, fino a quando, all’improvviso, si estinsero, quasi in conseguenza a un’esplosione silenziosa.
E quando Maddie tornò a distinguere il mondo a sé circostante, e il mondo proprio di quell’area della Rad Dak-Wosh, per un istante inevitabilmente accecata da tutto ciò, di Rín, così come di Howe e Be’Wahr, di H’Anel e M’Eu, e anche di Duva e Lys’sh, nulla era allor lì rimasto, se non un malinconico ricordo, nella speranza di aver agito allor per il meglio nello scegliere di restare.
giovedì 2 gennaio 2020
3143
Avventura
060 - La resa dei conti
Per accedere al tempo del sogno, a Rín non sarebbe occorso in effetti nulla di particolare, se non la possibilità di un po’ di quiete, utile a entrare nel giusto stato d’animo per richiamare a sé le energie utili a gestire quel particolare evento. In ciò, quindi, ella avrebbe potuto quietamente negare la necessità di qualcosa, di qualunque cosa, in termini che, probabilmente, sarebbero risuonati quantomeno bizzarri all’attenzione del proprio interlocutore, ragione per la quale, al contrario rispetto all’effettiva esigenza, ella ebbe a sollevare una serie di richieste, e una serie di richieste che potessero risultare al contempo sia credibili, sia e comunque non eccessive, in termini tali da non rischiare di ritrovarsi, poi, di fronte a una qualche, presunta, impossibilità d’azione.
Così, Rín, accompagnata da coloro che ebbero allora a candidarsi a tal viaggio, ebbe a ritrovarsi all’interno di un ampio rimessaggio per caccia stellari, rapidamente riallestito secondo le sue presumibili esigenze con una serie di schermi di protezione da radiazioni e una rampa in salita verso il nulla, là dove, come ebbe a spiegare, avrebbe allor aperto il varco spazio-temporale. In verità, né la rampa, né gli schermi di protezione da radiazioni avrebbero avuto a doversi ritenere effettivamente necessari, così come, del resto, neppure gli elaboratori che, sempre a titolo di scena, ella ebbe a richiedere nella necessità di compiere i calcoli necessari al cosiddetto salto. Ma già che lì avevano a dover allestire un tale spettacolo, tanta pena sarebbe valsa da accettare anche quell’ulteriore materiale di scena, a beneficio dello sguardo che, pur, certamente, non avrebbe mancato di essere comunque rivolto loro tutto il tempo, se pur non in maniera diretta, quantomeno attraverso qualche sistema di videosorveglianza.
Accanto a Rín, pronti ad affrontare quel viaggio, così, si ebbe a schierare l’intero blocco dei viaggiatori originariamente provenienti dal mondo natale di Midda, inclusa ovviamente anche Maddie, coloro che già una volta avevano affrontato quel passaggio e che, avendolo affrontato soltanto allo scopo di poter essere di una qualche utilità alla Figlia di Marr’Mahew, di certo non avrebbero tollerato di restare ancora lì con le mani in mano ad attendere, quietamente, una qualche notizia a suo riguardo. Ma Maddie, Howe, Be’Wahr, H’Anel e M’Eu non ebbero a essere soli in tal senso, laddove niente e nessuno, ovviamente, avrebbe potuto trattenere anche Duva e Lys’sh dall’accorrere in soccorso all’amica sororale. E se pur, anche Rula, non avrebbe voluto sottrarsi all’occasione di accompagnare le proprie amiche, e di offrire il proprio modesto contributo alla questione, e, con lei, perché no?, anche Mars e Ragazzo, fino a quel momento rimasti proprio malgrado nelle retrovie e, ciò non di meno, egualmente desiderosi di offrire il proprio contributo allorché essere lì dimenticati in quell’oblio proprio di quell’attesa, fu la necessità sollevata dalla stessa Duva di non avere a frammentare eccessivamente il gruppo originale della Kasta Hamina a motivare il diniego a quel loro intervento, nella volontà di non aver a lasciare, soli a bordo di quella nave loro alleata e pur, in fondo, potenzialmente ancora loro antagonista, Lange, ancora convalescente dalle ferite riportate, privo di un braccio e, praticamente, di un occhio, il più non giovanissimo Roro, ex-medico di bordo, la stessa Thaare, ex-cuoca di bordo, e i due figli di Midda, Tagae e Liagu.
Così, a partire, si ebbero a preparare soltanto in sette, accanto a Rín. Anche se, in effetti, all’ultimo, solo sei fra loro ebbero realmente a lasciare la Rad Dak-Wosh… in conseguenza di un calcolo strategico che, proprio malgrado, Maddie stava dimenticando di rendere proprio, e che, ancor più proprio malgrado, la costrinse, all’ultimo, a scegliere di restare, e di restare, a sua volta, estranea a quell’azione, per quanto ciò avrebbe significato, anche, avere a separarsi dai proprio compagni d’arme, dal proprio uomo e, soprattutto, dalla sua gemella.
« Non vorrei essere nei panni del mio ex-marito nel momento in cui il capitano Lomic realizzerà che, a prescindere da tutta la tecnologia della quale Rín potrebbe essere in possesso, c’è un piccolo problema logico nel tentare di razionalizzare qualcosa di così irrazionale quanto quello che mi avete spiegato avrà ad accadere… » ebbe a commentare, nel bel mezzo di quei preparativi fittizi, Duva, rivolgendosi sottovoce in direzione di Lys’sh, nel moderare i toni al fine di ovviare a poter essere eventualmente intercettata in tale commento da qualche sistema di sorveglianza della nave e, ciò non di meno, non potendosi trattenere dall’esprimersi con ironia al pensiero dei salti mortali che Lange avrebbe allor dovuto compiere per giustificare l’accaduto.
« A cosa ti riferisci…? » le domandò per tutta risposta l’ofidiana, non comprendendo a qual problema logico ella potesse star riferendosi… non che vi potesse essere, effettivamente, molta logica in quanto stava per accadere, e in quanto, allora, avrebbe totalmente ignorato qualunque forma di tecnologia, a dispetto di tutto quell’allestimento scenico, per immergersi a piene mani in una sorta di arcano misticismo, e quell’arcano misticismo di cui tante volte Midda aveva loro parlato e con il quale, pur, avevano avuto soltanto fugaci e tangenti occasioni d’incontro sino a quel momento.
« Beh… » si strinse fra le spalle l’ex-primo ufficiale della Kasta Hamina, quasi a minimizzare una questione invero tutt’altro che minimale « Nell’enfasi propria dell’idea di una tecnologia utile ad aprire un varco spazio-temporale, il buon Potr non ha preso in considerazione un aspetto quantomeno banale: va bene essere in grado di farlo… ma verso dove?! Avessimo una qualche occasione di tracciare scientificamente la posizione di Midda, in fondo, lo avremmo già fatto, a prescindere da qualunque alternativa poi impiegabile per muoverci sino a lei. E senza una posizione di destinazione, qualunque genere di viaggio, convenzionale o meno, sarebbe comunque impossibile… »
« Oh… già! » annuì allora Lys’sh, facendo anche lei attenzione a quel particolare che, sino a quel momento, era stato da tutti trascurato e che, pur, dal loro punto di vista, non avrebbe avuto a doversi riservare un qualche particolare valore, giacché, fortunatamente, la rotta di quel loro viaggio sarebbe stata tracciata in maniera estranea a qualunque possibilità di comprensione tecnologica, sfruttando il legame esistente fra Maddie e Rín, e fra Maddie e Midda, per permettere a Rín di individuare l’energia vitale della stessa Midda ovunque ella potesse essere nell’intero multiverso e, in ciò, di muoversi sino a lei.
Del resto, tanto Duva, quanto Lys’sh, quanto anche ogni altro membro della Kasta Hamina, ben sapevano quanto, quello, avrebbe avuto a doversi riconoscere già il terzo viaggio intrapreso da Rín in quella particolare direzione: il primo, infatti, era stato frutto di un errore da parte della giovane, la quale, tentando di rintracciare, alla cieca, la propria gemella all’interno dell’infinita vastità del multiverso, aveva viaggiato a lungo prima di giungere, anche e soltanto, nella stessa dimensione da lei occupata, pur, con puntuale sfortuna, sbagliando obiettivo e, fra due possibilità, quali quelle a lei offerte dalla coesistenza nello stesso piano dimensionale di Maddie e Midda, andando a scegliere quest’ultima ancor prima dell’altra. Tale, quindi, era stata la prima occasione di incontro fra Rín e l’equipaggio della Kasta Hamina al gran completo, benché durante una precedente esperienza condivisa all’interno dello stesso tempo del sogno, la stessa nel corso della quale Rín aveva riacquistato l’uso delle gambe, già ella aveva avuto occasione di incontro con una parte di loro, fra i quali Midda e Be’Sihl, i piccoli Tagae e Liagu, e la stessa Lys’sh.
In immediata conseguenza a tale primo salto, tempo prendere confidenza con lo stesso equipaggio della Kasta Hamina, quindi, non era poi mancato, nella necessità di almeno un paio di giorni di riposo, meglio anche qualcuno di più, per la stessa Rín, prima di potersi permettere un nuovo viaggio, e quel viaggio che, allora, l’avrebbe portata fino alla propria sorella gemella. E se, in quel periodo di forzato riposo a bordo dell’ormai perduta Kasta Hamina, Rín aveva avuto occasione di ben condividere con tutti loro la dinamica di quel proprio particolare modo di viaggiare, tanto per Duva, quanto per Lys’sh, avrebbe avuto a dover essere più che chiaro quanto, per muoversi, e per muoversi tracciando una qualche idea di rotta, e non disperdendosi irrimediabilmente all’interno del multiverso, ella avrebbe avuto bisogno della propria personalissima versione di faro, e di un faro che, nella fattispecie, avrebbe avuto a dover essere una Midda o una Maddie che dir si volesse.
« Diamine! » sgranò quindi gli occhi Lys’sh, concludendo quella riflessione intima a tal proposito e comprendendo, quindi, quale madornale errore sarebbe stato per tutti loro permettere a Maddie di prendere parte a quella missione di salvataggio.
mercoledì 1 gennaio 2020
3142
Avventura
060 - La resa dei conti
« Perdonate la domanda: ma non ci dovrebbero essere problemi a fare… cosa…?! » domandò Potr Lomic, non potendo vantare alcuna particolare confidenza con le figure lì presenti e, in ciò, non potendo minimamente comprendere di cosa esse potessero star parlando in quel momento, ma necessariamente preoccupandosi per l’impatto che, qualunque possibile piano, avrebbe potuto avere per il proprio equipaggio o per la propria nave.
In effetti, a semplificare una questione altrimenti troppo complicata, Maddie e Rín erano state presentate all’equipaggio della Rad Dak-Wosh e allo stesso Pitra Zafral quali delle semplici parenti della stessa Midda Bontor, cugine per la precisione, esemplificazione vivente di un paradossale e ben scarso ricircolo di geni all’interno della loro famiglia, nel considerare non una semplice somiglianza fra le tre, ma la più totale uguaglianza. E, nel semplificare in tal maniera l’intera faccenda, ovviando in ciò a coinvolgere nel discorso questioni quali dimensioni parallele, realtà alternative e, soprattutto, il multiverso, anche l’esistenza di poteri speciali quali quelli che, in quegli ultimi anni, Rín era stata in grado di apprendere, e poteri utili a raggiungere il tempo del sogno e, da lì, a muoversi all’interno dello stesso multiverso, non erano stati sino ad allora particolarmente promossi con i loro ultimi alleati, nel preferire, allora, trascurare quanto, in fondo, ritenuto superfluo da raccontare loro.
Superfluo, per lo meno, sino a quel momento, e al momento in cui, al centro del loro discorso, finì quindi per essere posta proprio simile questione.
« Le spiego io, capitano. » prese voce Lange, decidendo di riservarsi un ruolo da ambasciatore in tal senso, nel preferire porre in giuoco la propria diplomazia ancor prima che avere a cercare di affidarsi a quella di chiunque altro, e, soprattutto, di chiunque altro facente parte di quella sconclusionata combriccola, la cui semplice esistenza già avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un vero e proprio affronto a ogni raziocinio « La qui presente Nóirín Mont-d'Orb è in possesso di… una tecnologia sperimentale… che le permette di aprire dei varchi estemporanei nel tessuto spazio-temporale, utile a trasferire materia organica e inorganica da un punto a un altro dell’universo, in tempistiche praticamente irrisorie. »
« Wow… » commentò sottovoce Rín, in direzione della gemella « Detto così faccio qualcosa di veramente forte…! » sottolineò, sorridendo divertita a quella prospettiva, ingenuamente inconsapevole di quanto effettivamente straordinario avrebbe avuto a doversi riconoscere qualcosa che, prima di lei, era stato possibile soltanto alla fenice.
« Beh… in effetti, lo fai. » puntualizzò per tutta risposa Maddie, in un alito di voce, aggrottando appena la fronte nel trovare francamente spiazzante la banalità con la quale la propria gemella stesse dimostrandosi in grado di affrontare un tale discorso.
A confronto con le parole pronunciate da Lange, dapprima Potr restò impassibile, socchiudendo appena lo sguardo in termini utili a tentare di comprendere in quale misura l’altro capitano stesse volendosi prendere giuoco di lui e in quale, altresì, avesse a dover essere riconosciuto qual effettivamente serio nel proprio incedere; poi, maturando la consapevolezza che dietro al volto austero dell’ex-proprietario della Kasta Hamina non avesse a dover essere frainteso alcun margine di ironia, ebbe a voltarsi rapido in direzione della stessa Rín, per squadrarla, allora, con lo sguardo di chi si stesse rendendo per la prima volta conto della sua esistenza lì fra loro; per, infine, ritornare nuovamente da Lange, a intendere un silenzioso: “Non stai raccontando fole, nevvero?!”
« Bontà divina… » esclamò il capitano della Rad Dak-Wosh, sgranando allora gli occhi con fare stupito « Se quello che state raccontando corrispondesse al vero, sarebbe la scoperta più straordinaria della Storia dopo quella delle vele solari, dei motori all’idrargirio e dello sfasamento quantistico! » sancì, nel dimostrare di essere pronto ad accettare l’esistenza di una tecnologia simile, e, soprattutto, di riuscire già a immaginarla applicata alla realtà quotidiana.
« Già. » confermò con tono saggio la corpulenta Thaare, l’ex-cambusiere della Kasta Hamina, decidendo di prendere voce nella questione, in maniera del tutto inedita « Cambierebbe radicalmente la nostra stessa idea di viaggio stellare… e sconvolgerebbe ogni equilibrio geopolitico attualmente esistente. »
« Cosa intende dire…?! » esitò Potr, voltandosi in direzione della donna e, probabilmente con un certo pregiudizio conseguente alla severa organizzazione gerarchica propria di una nave militare, domandandosi intimamente perché mai una cuoca volesse prendere voce in una simile discussione, esprimendo giudizi attorno ad argomenti nel merito dei quali non avrebbe potuto vantare la benché minima conoscenza.
« Intendo dire che, in grazia a una simile tecnologia, il concetto stesso di distanza perderebbe di significato e, in ciò, non avrebbe più senso parlare di sistemi centrali e di sistemi periferici: un mondo sarebbe semplicemente un mondo, a prescindere dalla propria collocazione fisica all’interno della galassia… e questo non potrebbe più sostenere la possibilità di pochi di imporre il proprio dominio sui molti. » sancì con voce ferma la donna, non esitando a esprimere il proprio giudizio, per così come, del resto, mai aveva esitato in vita propria, non a bordo della Kasta Hamina, non al di fuori della stessa.
Un momento di silenzio seguì quelle parole. Un momento di obbligato silenzio, a concedere a tutti occasione di riflettere nel merito di quanto da lei appena pronunciato e di quanto, obiettivamente e ineccepibilmente, vero nella propria stessa formulazione.
E se pur, allora, Potr non ebbe a dimostrare baldanza utile a proseguire in quel discorso, formulando l’interrogativo che pur, allora, gli stava ronzando per la mente nel merito dell’origine della stessa cuoca, così particolarmente sensibile a determinati argomenti, Lange e Duva, al pari di Rula e Ragazzo, o di Mars e Roro, avrebbero potuto offrire quieta risposta a quel dubbio inespresso, confermando quanto, in effetti, Thaare, non provenisse, allora, da un felice e ricco sistema centrale, ma da quegli stessi, succubi, mondi di periferia che, in virtù delle proprie posizioni, e delle proprie posizioni arbitrariamente considerate meno fortunate, erano soliti vivere all’ombra degli altri, all’ombra di mondi come Loicare, fra i tanti, che a loro spese era solita definire la propria forza, il proprio potere, la propria supremazia.
« Comunque è una tecnologia ancora sperimentale… » riprese e puntualizzò Lange, nel non voler disperdere l’attenzione comune rispetto a quello che avrebbe avuto a dover essere lì riconosciuto il loro obiettivo « … e chissà quanto tempo avrà a passare ancora prima di poterla realmente veder impiegata nella vita di tutti i giorni. » concluse, con un sorriso tirato.
Nel pronunciare quelle parole, Lange si era così reso conto di quanto, probabilmente, si era arrischiato eccessivamente nel voler banalizzare in tal modo qualcosa di tanto importante, di tanto rivoluzionario qual la supposta tecnologia da lui proposta; e, in tal senso, non poté ovviare a pregare, in ciò, per un po’ di fortuna allo scopo di evitare che la questione avesse a gonfiarsi più del necessario e, in tal senso, facesse esplodere un caso laddove, in verità, alcun caso avrebbe avuto a dover essere frainteso, non esistendo effettivamente alcuna tecnologia simile e, forse, neppure avendo a poter esistere, nelle eccessive difficoltà teoriche che, a tal riguardo, da secoli stavano dopotutto appassionando studiosi e ricercatori da ogni angolo dell’universo senza che, tuttavia, alcuna soluzione potesse essere individuata, riducendo tutto ciò, quindi, a un mero discorso di fantascienza, ancor prima che di scienza.
« Capisco… » annuì alfine Potr, accettando di avere a considerare estemporaneamente chiusa la questione, pur personalmente interessato a poterci comprendere di più « … cosa vi serve, allora?! » domandò propositivo, volgendosi anche in direzione di Rín e ipotizzando che, per attivare una simile risorsa, la donna potesse comunque abbisognare di un aiuto esterno, fosse anche e soltanto l’accesso a una qualche fonte di energia, come i motori all’idrargirio della sua nave.
martedì 31 dicembre 2019
3141
Avventura
060 - La resa dei conti
Maddie era irrequieta.
Da quando era giunta la notizia dell’assalto solitario di Midda ad Anmel, il senso di inutilità che già, da tempo, stava provando, non aveva potuto ovviare a crescere e a crescere a dismisura.
Per carità, la più giovane versione di Midda, circa sette-otto in meno rispetto della titolare di quella dimensione, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual sola a tal riguardo, in quel sentimento di futilità che tanto la stava perseguitando. Anche Howe e Be’Wahr, così come H’Anel e M’Eu, i suoi compagni di viaggio e di ventura, sembravano patire quella situazione, e quella situazione nella quale, dopo aver attraversato un intero universo per mezzo dei nuovi, straordinari poteri di sua sorella Rín, al solo scopo d’essere d’aiuto alla Figlia di Marr’Mahew, alla fine si stavano tutti ritrovando posti in panchina, ad aspettare pazientemente il proprio momento… e il proprio momento per far cosa, fra l’altro?! E, pur con una storia personale sicuramente diversa dalla loro, anche Duva, Rula e Lys’sh, le tre, interessanti, nuove amiche di Midda, stavano chiaramente subendo gli effetti di quel comune senso di inutilità, nel domandarsi per quale ragione avrebbero avuto a dover lì restare in quieta e vana attesa nel mentre in cui, nel pianeta sotto di loro, la loro amica, la loro sorella d’arme, stava ponendo in giuoco, da sola, la propria vita.
Per carità: per amor del vero, e per coerenza di pensiero, dal canto proprio, in effetti, Maddie avrebbe avuto a doversi preoccupare più della “propria” Anmel che di quella in opposizione alla quale, in teoria, in quel frangente, Midda stava muovendo allora i propri passi. Un’Anmel Mal Toise, la sua, aliena quanto lei e quanto Rín a quell’intero piano di realtà, e lì sopraggiunta al solo scopo di eliminare la Midda autoctona, senza, evidentemente, prendere in considerazione l’eventualità di quanto, lì, tale Midda avesse a doversi riconoscere qual ben capace di difendersi da sola e, ancora e soprattutto, già intenta in lotta contro un’altra Anmel, tale da rendere la propria presenza lì, in quel luogo, assolutamente superflua, per non dire, addirittura, ridondante. E se superflua, per non dire, addirittura, ridondante, avrebbe avuto lì a riconoscersi una seconda Anmel, a maggior ragione in eguali termini avrebbe avuto allor a doversi sentire ella stessa, una seconda Midda, e una seconda Midda che, se pur, sino a quel momento, aveva avuto occasione di riservarsi un proprio ruolo nell’occupare il vuoto lasciato dalla prima nel proprio mondo natale, dopo la propria partenza per le stelle del firmamento, nell’essersi portata a sua volta fra le stelle, altro ella non avrebbe avuto a risultare che… di troppo.
Maddie era irrequieta.
E come tutte le persone irrequiete, anche una Midda, o Maddie, che dir si volesse, sarebbe stata spiacevolmente propensa a commettere sgradevoli errori in virtù della propria irrequietezza.
« Non ci sono ancora novità. » confermò loro un ufficiale della Rad Dak-Wosh, aggiornandoli puntualmente nel merito della situazione e della situazione corrente « Un massiccio spiegamento di forze sta cercando di rintracciare Midda e i suoi possibili complici… ma, a ora, senza successo alcuno. »
« Sono trascorse ormai almeno tre ore. » sbottò Howe, alzandosi in piedi a confronto con quell’annuncio e iniziando, in tal senso, a muoversi avanti e indietro all’interno dello spazio di quella saletta, non dissimile da una tigre in gabbia « Se non l’hanno ancora catturata, dove accidenti è finita…? Dove sono finiti tutti quanti…?! »
« Invero sono quattro ore e mezza, ormai… » puntualizzò Lys’sh, dopo aver verificato con precisione quell’informazione dall’altro desunta in maniera tuttavia imprecisa, per quanto pur palese nel proprio intento « … anche se, per quanto siamo tutti stanchi e provati, potrebbero esserne passate anche dodici o più. »
« Al diavolo! » sbottò Maddie, levandosi a sua volta in piedi « Se ancora non hanno comunicato con noi, vuol dire che sono in difficoltà… e se anche non li hanno ancora trovati, ciò non significa che non li troveranno. » sancì, in un’osservazione più che legittima, a dir poco quasi retorica « Dobbiamo fare qualcosa… sono stanca di attendere passivamente l’evolversi degli eventi. »
« Abbiamo già preso contatto con Desmair. » ricordò loro Lange, ancor riservandosi le proprie personali difficoltà a conciliare razionalmente l’irrazionalità propria dell’individuo in questione, pur avendo avuto già passate occasioni di confronto con lo stesso, anche e soprattutto nella sua nuova forma, e in quella forma sottratta a Reel Bannihil « Nessun riscontro in tal senso…? » domandò, alla volta dell’ufficiale che aveva loro appena offerto quell’aggiornamento.
Questi, tuttavia, si limitò a scuotere mestamente il capo, escludendo risposte positive a tal riguardo.
« Altre idee…? » domandò quindi Duva, più che interessata a confronto con le reazione propria di Maddie, e con tale reazione che, complice anche l’identico aspetto e l’identica voce, avrebbe potuto quietamente essere propria di Midda Bontor, se soltanto in quel momento fosse stata lì con loro, attendendosi da lei qualche trovata particolarmente azzardata, ma risolutiva, dell’intera questione.
Già. Idee…
Quello che stava mancando loro avrebbe avuto a doversi considerare proprio simile dettaglio. Perché pur in possesso di una potente nave da guerra, di certo non avrebbero potuto mettersi ad aprire il fuoco, dall’alto dei cieli, su un’inerme città ricolma di tanti, troppi innocenti, che allor sarebbero stati tradotti in una statistica bellica nel solo intento di giungere a una singola persona… e a una singola persona la cui esatta ubicazione, per inciso, non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta in loro possesso, o l’azione di ricognizione condotta da Midda e da Be’Sihl non avrebbe avuto ragion d’essere in primo luogo.
E scendere a tentare di recuperare gli amici lì sotto dispersi…?
Improbabile. Per non dire impossibile. Se, infatti, a tal riguardo da oltre quattro ore, quattro ore e mezza ormai, non stavano riservandosi successo alcuno tutte le forze di Loicare, in che modo avrebbero mai potuto essere più incisivi loro, potendo vantare, per inciso, una minor confidenza con l’ambiente e la situazione, oltre che, ovviamente, a un minor numero di risorse fisiche?
No. Dovunque Midda, Be’Sihl e Pitra Zafral fossero finiti, avrebbero avuto a doversela cavare in maniera autonoma. Ovviando, da soli, a tutte le insidie del caso e trovando, da soli, occasione di salvarsi.
… o forse no…?!
« Rín. » suggerì M’Eu, giungendo a quella conclusione praticamente nel contempo in cui anche Maddie non avrebbe potuto mancare di completare un assimilabile ragionamento.
« … dimmi… » esitò la gemella di Maddie, così chiamata in causa, non cogliendo quanto, in quel momento, il suo nome non fosse stato pronunciato a scopo d’appello, quanto e piuttosto nella volontà di suggerire, allora, la soluzione a quel loro stallo psicologico e fisico.
« Oh… no… » escluse tuttavia fermamente Howe, ben interpretando il senso di quel nome, e di quel nome lì così pronunciato, e non rallegrandosi minimamente alla prospettiva di quanto ciò avrebbe potuto significare.
« Oh… sì! » confermò tuttavia Maddie, più che concorde con la proposta del figlio di Ebano, avendo maturato quella medesima idea nel suo contempo « Rín… sei tu la nostra idea! E stupidi noi tutti a non averci pensato prima! » commentò entusiasta la donna guerriero, muovendosi decisa in direzione della sorella « Ci hai permesso di raggiungere Midda attraverso l’intero universo… cosa mai potranno essere pochi milioni di chilometri?! » sorrise, rendendo esplicito il comune pensiero che, in quel momento, stava animando non soltanto lei, ma anche M’Eu e, proprio malgrado, Howe, quest’ultimo per nulla entusiasta a confronto con una simile prospettiva.
« Oh… » arrossì allora la gemella ritrovatasi improvvisamente al centro dell’attenzione collettiva, e arrossì nell’imbarazzo per lei proprio derivante dal non essere stata ella stessa a giungere a un tale pensiero, a una simile conclusione, laddove, in fondo, quella avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una propria esclusiva prerogativa « … sì… non ci dovrebbero essere problemi a farlo. »
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