11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

venerdì 27 maggio 2022

3987

 

« Il dubbio...? » esitarono i superstiti, non riuscendo inizialmente a comprendere a cosa ella potesse starsi riferendo con quelle parole.
« Beh... quello che è successo è comunque qualcosa di grave. » sottolineò Maddie, stringendosi appena fra le spalle « Alla fin fine, comunque, una squadra di avventurieri stranieri ha violato il vostro posto di blocco, e ha ucciso la maggior parte di voi. » riassunse, in un discorso che non avrebbe potuto ovviare ad apparire qual destinato a proprio esplicito discapito « In quanto unici sopravvissuti, certamente vi ritroverete al centro di molte domande e di molte perplessità nel merito di quanto è accaduto, di chi possa essere stato, e di come possiate, per l’appunto, essere riusciti a cavarvela, malgrado tutti gli altri siano morti. » puntualizzò, quasi in un flusso di coscienza espresso allor a voce alta « E dovrete stare ben attenti alla risposta che darete, perché da quella risposta potrebbe anche derivare un’accusa di tradimento, di diserzione, che potrebbe arrivare persino a costarvi la vita. » evidenziò, con un sorriso tirato « Insomma... non siete proprio in una bella situazione. Anzi. »

Il ragionamento proposto da quella donna dai capelli color del fuoco e dagli occhi color del ghiaccio, forse Midda Bontor, o forse no, non avrebbe potuto ovviare che apparire più che sensato all’attenzione delle guardie y’shalfiche, le quali, guardandosi per un istante l’un l’altro, dimostrarono l’evidenza di una profonda indecisione su come avere ad affrontare quella situazione.
Per un istante, probabilmente, essi ebbero persino a pensare di riprendere il conflitto a confronto con il quale si erano appena arresi, contando in ciò di avere a propria volta a morire in battaglia, soluzione ottimale per avere a ovviare a qualunque spiacevole conseguenza della propria stessa resa. Tuttavia, lo stesso desiderio di sopravvivenza che li aveva spinti a quel gesto, a quella rinuncia, non mancò ancora di intervenire, pretendendo da loro di non avere a vanificare quanto così ottenuto, in quella che, allora, sarebbe stata una morte estremamente stupida, per non dire, addirittura, gratuita.
Ma se non alla morte desideravamo votarsi, in quale misura avrebbero mai potuto avere a gestire quella situazione, e quella situazione a loro spiacevolmente avversa...?

« Siamo stati attaccati dalla guerriglia. » definì alfine uno di loro, suggerendo la versione ufficiale che avrebbero avuto a raccontare nel merito di quanto lì accaduto « Abbiamo intercettato un tentativo da parte di un gruppo di guerriglieri di muoversi a levante e siamo stati costretti a ingaggiare una violenta battaglia. E benché la sproporzione fra le parti fosse a nostro sfavore, siamo comunque riusciti a respingere i nemici, non senza purtroppo avere a pagare un altissimo prezzo in termini di vite umane. »

Una bugia. Una palese bugia, atta a scaricare la responsabilità di quanto accaduto sulla guerriglia e, in questo, utile a incentivare l’avversione pubblica, nonché propria del governo, a quel fenomeno di ribellione contro il potere sovrano, e quel fenomeno di ribellione proprio per arginare l’espansione del quale, dopotutto, era stato istituito quel posto di blocco, non l’unico presente nel territorio e, anzi, uno fra i tanti lungo le varie vie lì presenti. E, ciò non di meno, una bugia utile a permettere a tutti loro di avere a conservare, speranzosamente, la propria vita, nonché, addirittura, ad apparire simili a eroi, per l’incredibile coraggio così dimostrato nel porsi innanzi a una minaccia tanto grave.

« Sì... direi che è proprio quello che è successo oggi. » approvò la donna a cui avevano a dover riconoscere il merito della propria sopravvivenza « Non trovate...?! » domandò poi all’indirizzo degli altri due, i quali, non privi di una certa sorpresa per quanto così scandito dal loro compagno, sembravano incerti su come avere a reagire a confronto con quella manipolazione della realtà, quella completa adulterazione del concetto stesso di verità.

E per quanto, ovviamente, quella storia avrebbe potuto sollevare molti dubbi e molte perplessità, in quel momento quell’idea non avrebbe potuto che apparire la loro migliore possibilità, ragione per la quale, entrambi, si affrettarono allora ad annuire, confermando in buona sostanza la propria complicità in quanto, sempre di più, non avrebbe potuto ovviare ad apparire come un vero e proprio tradimento a discapito del proprio sultano e dell’intero regno.

« Bene... » confermò Maddie, con quieta soddisfazione per l’accordo così raggiunto « E, comunque sia, non abbiatevi a preoccupare per noi: non è nostra intenzione avere minimamente a turbare nulla di quanto accade da queste parti, né, tantomeno, di attentare alla vita del vostro sovrano o di chi per lui: siamo qui soltanto per avere a recuperare un’antica reliquia, ottenuta la quale ci leveremo quanto prima dalle scatole, permettendo alla vostra quotidianità di continuare a esistere, esattamente come ora. »

Sincera, in quelle parole, ella non poté che risultare, là dove sincera, in quelle parole, ella era realmente, non desiderando avere a soverchiare in alcuna maniera l’ordine costituito in quel regno, quanto e piuttosto sbrigarsi a compiere quel recupero per tornare a casa, possibilmente senza neppure avere più a esigere alcun prezzo di sangue, simile a quello che, in quel mentre, in quel luogo, si erano visti costretti a esigere dall’evoluzione avversa della situazione.

mercoledì 25 maggio 2022

3986

 

Di diverso avviso, tuttavia, apparivano essere i suoi compagni d’arme e, in particolare, i veterani del gruppo, Howe e Be’Wahr, i quali, con buona pace di quanto suggerito da Midda Bontor, loro comune amica nonché antica compagna d’armi, lì allora assente, non ebbero a dimostrare il benché minimo interesse a salvaguardare l’incolumità dei propri antagonisti, preferendo di gran lunga avere a concentrarsi sulla propria e su quella dei propri compagni. E così, ovunque avessero a passare i due fratelli d’arme e di vita, un cadavere finiva per ricadere a terra, in un crescendo di disagio psicologico e fisico per il fronte delle guardie y’shalfiche, sempre meno convinte delle proprie possibilità non soltanto di vittoria, ma anche, e più in generale, di sopravvivenza.
E così, quando del gruppo iniziale, soltanto in tre ebbero a riconoscersi ancora in vita, contusi per gli innumerevoli colpi ricevuti in particolare da Maddie, e, ciò non di meno, ancora in vita, la resa apparve loro essere l’unica possibilità per confidare ancora in un qualche futuro, motivo per il quale, gettando le proprie armi a terra, ebbero ad arretrare, con le mani rivolte a cielo a rendere evidente quanto non desiderassero più combattere.

« ... pietà! » invocarono, volgendo la propria richiesta, in particolare, proprio verso Maddie, colei che, malgrado tutto, non aveva ancora dimostrato alcuna evidente bramosia di morte a loro discapito.

E se pur, senza pensarci poi troppo sopra, Howe già si stava proiettando a negare loro non soltanto quella possibilità di resa, quanto e piuttosto la vita, la donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco ebbe allora a intercettare il proprio compagno d’arme e amico per frenarne l’incedere, frapponendo la propria accetta alla sua spada dorata, e bloccandone il moto già destinato a esigere altro sangue oltre a tutto quello lì abbondantemente versato.

« Fermati, Howe! » sancì ella, a non permettere in alcun modo di equivocare il senso del proprio gesto.

Maddie non desiderava giudicare negativamente i propri alleati. Già da tempo aveva ben compreso la diversa morale propria di altri mondi, di altre realtà, e già da tempo si era adeguata a essa. Ciò non di meno, e pur senza alcun giudizio di condanna volendo esprimere a discapito di Howe o di Be’Wahr per la ferocia dimostrata dalle loro azioni, e da quelle azioni atte a non permettere ad alcuno di avere a sopravvivere al loro passaggio; ella non desiderava neppure permettere loro di tradursi in brutali assassini, non là dove del tutto gratuito sarebbe stato incedere ulteriormente in quel percorso di morte.
E Howe, pur sino a quel momento mosso più dall’abitudine che da un vero e proprio desiderio di morte, e dall’abitudine a concludere una battaglia restando l’unico sopravvissuto nella stessa, sorpreso dall’intervento di lei, e dal blocco da lei impostogli, ebbe a dover ricollegare la mente al corpo, e a doversi rendere conto di quanto, effettivamente, non avesse più a essere necessario insistere in quella strage. Non a confronto, quantomeno, con la resa dei propri antagonisti.

« Sei troppo buona, Maddie... » sorrise egli, aggrottando appena la fronte e stringendosi fra le spalle, a minimizzare il valore aggiunto proprio del completare quell’uccisione o dell’evitarla, a dimostrare quanto, in fondo, tanto in un senso, quanto nell’altro, la questione non avesse a rappresentare per lui alcuna particolare ragione di importanza « Stai certa, però, che loro, al tuo posto, non avrebbero dimostrato tanta compassione. Non nei riguardi di una donna, e di una donna straniera come te... » sottolineò, a non concederle occasione di dimenticarsi con chi stavano avendo a che fare, e con l’evidenza di quanto quegli uomini, certamente, non si sarebbero concessi pietà alcuna nei loro riguardi.
« Sono certa che tu abbia ragione... ma il fatto che loro non siano migliori di noi, non implica necessariamente che noi abbiamo a dover essere peggiori di loro. » replicò ella, scuotendo appena il capo e ammiccando verso di lui, prima di liberare la spada dello stesso dalla morsa nella quale l’aveva bloccata con la propria accetta.
« Questa è difficile... » commentò quasi sottovoce Be’Wahr, socchiudendo appena gli occhi prima di ripetersi, mentalmente, le parole appena pronunciate dalla propria amata, e quelle parole che sembravano quasi voler essere uno scioglilingua ancor prima che una frase di senso compiuto.

Ma un senso, effettivamente, quell’intervento desiderava averlo. E, obiettivamente, lo aveva. E lo aveva nella misura utile a permettere loro di non insistere ulteriormente in quella mattanza, qual, in buona sostanza, era stata da parte loro, malgrado l’evidente inferiorità numerica.

« Grazie... » si azzardò a scandire, con un filo di voce, uno dei superstiti, restando ben immobile lì dove era arretrato, a non permettere in alcuna misura di avere a ipotizzare la volontà di una qualche offensiva da parte sua.
« Non ringraziateci. » escluse altresì Maddie, con un certo disappunto all’idea di quella manifestazione di gratitudine nei loro confronti « Invero, se soltanto non fossi stata così maldestra, a quest’ora sareste probabilmente tutti vivi e vegeti... e, soprattutto, non dovreste ritrovarvi a confronto con il dubbio di come avere a gestire questa situazione. »

lunedì 23 maggio 2022

3985

 

« Tranquilla... » la volle rassicurare H’Anel, scuotendo appena il capo « Alla fine, è meglio così. Almeno ci possiamo allenare un po’, che continuando a stare lì ferme a chiacchierare rischiavamo soltanto di impigrirci. » ironizzò, stringendosi appena fra le spalle.

L’arma bianca più facile da potersi procurare nel proprio mondo natale, e in un mondo nel quale le armi bianche non avrebbero più avuto propriamente a doversi intendere di moda, era stata, per l’appunto, l’accetta. Ragione per la quale l’accetta era stata la prima arma da taglio, e da lancio, che ella aveva imparato a utilizzare. E ragione per la quale, anche se ormai avrebbe potuto accedere a una più amplia varietà di armi, Maddie continuava a preferire l’uso dell’accetta, ritrovandosi a proprio agio con essa e con le sue potenzialità.
Non che, all’occorrenza, avendo a gestire una spada o una picca, ella non avrebbe saputo come muoversi, avendo ricevuto adeguata formazione anche nell’uso di simili armi: semplicemente, per così come la sua corrispettiva autoctona era solita prediligere le spade a una mano e mezza, le cosiddette spade bastarde, ella, ritrovandosi libera di scegliere, non avrebbe potuto mancare di orientarsi verso l’accetta, sapendo, in grazia della stessa, a dimostrare tutto il proprio più indiscutibile valore guerriero. Del resto, qualunque guerriero degno di tale titolo sarebbe stato perfettamente conscio di quanto, a fare la differenza, non avrebbe avuto a dover essere intesa la tipologia d’arma in sé, quanto e piuttosto l’esperienza maturata nell’uso di tale arma. In tal senso, quindi, una spada bastarda non avrebbe avuto a potersi considerare migliore di un’accetta, né un’accetta avrebbe avuto a potersi considerare migliore di una spada bastarda: erano solo armi diverse, e armi in grado di esprimere un diverso potenziale, e, ciò non di meno, un potenziale persino equivalente, se a maneggiarle fossero state due persone altrettanto esperte nell’uso dell’una piuttosto che dell’altra.
Così, se la scena lì in atto avrebbe potuto quietamente prevedere l’immagine di Midda Bontor intenta a danzare con letale grazia fra i propri antagonisti y’shalfichi, menando in grazia della propria spada bastarda colpi a destra e a manca, e parando colpi tanto da manca quanto da destra, con un’innata eleganza che avrebbe trasmesso un senso di assoluta banalità nel compiere tutto ciò, quasi non stesse neppur realmente impegnandosi in tal senso, quanto e piuttosto stesse muovendosi in maniera del tutto casuale e, pur, miracolosamente perfetta in ogni propria azione; quella medesima scena non avrebbe allor mancato di mostrare Maddie Mont-d'Orb intenta a danzare con eguale letale grazia fra i propri avversari, menando in grazia all’accetta stretta nella destra colpi a di diritto e di roverso, e parando colpi tanto di roverso quanto di diritto con il pugnale da lei mantenuto nella propria mancina, con eleganza forse appena meno disarmante rispetto a quella della propria corrispettiva autoctona, ma non per la propria arma, quanto e piuttosto per quel pur esistente dislivello di abilità. Insomma: spada o accetta non avrebbe avuto a mutare in alcun modo quanto lì in atto, e quanto allora in atto per merito di quella donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, che presto non mancò di evocare in qualcuna delle guardie dei ricordi nel merito della sua possibile identità.

« Quella donna... deve essere Midda Bontor, la mercenaria tranitha! »

Maddie, ovviamente, ovviò a smentire quell’idea, là dove, in un contesto come quello, non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual nulla di negativo essere accomunata alla propria versione autoctona, non là dove, in fondo, Midda Bontor era obiettivamente temuta, e temuta per la straordinaria guerriera che ella era. Avere, quindi, a poter godere, seppur impropriamente, del timore derivante da quel nome, da quella fama, non avrebbe potuto che sostenere il suo incedere, nel far sorgere, nei cuori e nelle menti dei propri antagonisti, sufficiente esitazione, sconforto, da avvantaggiare lei e tutti i propri compagni d’arme.
E così fu, benché, dimostrando maggior lucidità di pensiero, qualcuno fra gli y’shalfichi tentò di argomentare in diversa direzione quella questione...

« Non è Midda Bontor! » si levò una voce, e la voce di un uomo intento a ricaricare la propria balestra, mantenutosi sino a quel momento a una certa distanza da ogni ingaggio diretto in battaglia proprio per poter continuare a far guizzare i propri dardi attraverso l’aria « Midda Bontor è sfregiata... e ha un braccio metallico. »

Già: Midda Bontor aveva effettivamente una lunga cicatrice sul proprio volto, perpendicolare al proprio occhio sinistro, oltre che l’intero braccio destro ormai sostituito da una protesi in lucente metallo cromato, mossa da potenti servomotori alimentati all’idrargirio. Ma che Midda Bontor avesse una lunga cicatrice sul proprio volto, e una protesi metallica in luogo a un proprio braccio, non poté che apparire dettaglio di poco conto a confronto con l’incredibile abilità guerriera della stessa Maddie, la quale, malgrado ogni impegno in senso contrario, stava lì sopravvivendo a ogni offensiva, e menando colpi ben mirati, e mirati, in maniera coerente con quanto pocanzi dichiarato, a non uccidere i propri avversari, quanto e piuttosto a porli fuori combattimento, motivo per il quale, dell’accetta, anziché avere a usare la parte affilata della testa, ella stava impegnandosi a lasciar impattare il fronte opposto, per avere a imporre la violenza del colpo ancor prima della brutalità del taglio, e di un taglio che, allora, avrebbe potuto già contare, altrimenti, molti arti mutilati da tutti i colpi da lei sino a quel momento abilmente inferti.

domenica 22 maggio 2022

3984

 

Il vantaggio principale derivante dall’essere parte di un esercito regolare avrebbe avuto a dover essere riconosciuto, per i suoi membri, qual quello derivante dal vedersi assicurata non soltanto una paga puntuale, ma, ancor più, tutte le risorse belliche di cui avrebbero potuto abbisognare per il proprio ruolo nonché la necessaria formazione utile per l’assolvimento dei propri compiti. In questo, quindi, essere parte di un esercito regolare avrebbe permesso a chiunque di diventare un vero e proprio guerriero, un soldato addestrato all’arte della guerra, in grado di utilizzare alla perfezione le armi della propria dotazione e di interagire in maniera sinergica con tutti i propri alleati. In ciò, gli uomini a guardia di quel posto di blocco avrebbero avuto a dover essere riconosciuti perfettamente preparati ad affrontare un nemico, agendo e, all’occorrenza, reagendo, secondo l’addestramento ricevuto.
Lo svantaggio principale, tuttavia, derivante dall’essere parte di un esercito regolare avrebbe avuto a dover essere riconosciuto, per i suoi membri, qual quello derivante dal vedersi effettivamente riservata quella formazione comune, e quella formazione utile per l’assolvimento dei propri compiti. Perché, loro malgrado, quel comune addestramento avrebbe reso tutti loro troppo simili nel proprio agire e reagire, troppo omologati gli uni gli altri, in termini tali per cui, trovato il punto debole nella guardia dell’uno, lo stesso avrebbe avuto probabilmente a rispecchiarsi anche in tutti i suoi compagni.
Un vantaggio, quindi, che altro non avrebbe avuto a dover essere interpretato se non qual uno svantaggio. O, per meglio dire, un vantaggio il cui peso specifico negativo avrebbe avuto, suo malgrado, a doversi intendere maggiore di quello positivo, definendo, alla resa dei conto, tutto ciò qual una ragione di debolezza ancor prima che una ragione di forza da parte loro. E una debolezza nel merito della quale, loro malgrado, Maddie e i suoi compagni avrebbero potuto vantare una certa consapevolezza, avendo già avuto modo di partecipare a delle battaglie contro uomini dell’esercito regolare y’shalfico sul fronte di guerra in proprie, precedenti avventure passate, e, in tal senso, avendo avuto occasione di misurarsi con la loro abilità e, parimenti, con i loro limiti.

« Thyres... mi dispiace ragazzi. E’ tutta colpa mia! » dichiarò Maddie, storcendo le labbra verso il basso con palese disapprovazione per la propria goffezza, e quella goffezza che li aveva così precipitati all’interno di una battaglia che non avrebbero altrimenti avuto ragione alcuna di combattere.

Se fra i cinque, Maddie avrebbe probabilmente avuto a doversi intendere colei che meno confidenza avrebbe potuto vantare nei riguardi di situazioni di combattimento, fosse anche e soltanto per le sue particolari origini, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto proprio in momenti come quello la sua natura di Midda, e di “una” Midda, in fondo, addestrata all’arte della guerra da un’altra Midda Bontor, dimostratasi chiaramente capace di risvegliare in lei quel potenziale prima sopito. Perché benché, per l’appunto, colei che fra i cinque che avrebbe probabilmente avuto a doversi intendere contraddistinta da minor confidenza nei riguardi di situazioni di combattimento, il modo in cui ella stava avendo a muoversi, a giostrare in quella situazione di battaglia, e di battaglia comunque sufficientemente caotica e complessa, nel pur non risibile numero di combattenti in causa, non avrebbe potuto ovviare a far emergere tutta la propria più naturale, spontanea capacità di scendere a patti con quel genere di situazioni, con quel genere di follia, affrontandolo con maggiore naturalezza rispetto a quanto, in passato, ella stessa non sarebbe stata in grado di affrontare una semplice riunione di lavoro con i propri colleghi e i propri responsabili.
Impossibile, in effetti, sarebbe stato cercare di riconoscere in quella medesima figura la stessa Maddie che solo una manciata di anni addietro avrebbe avuto a doversi ricordare, tanto ella era mutata non soltanto nel proprio modo d’agire ma, ancor più, nel proprio modo d’essere. Quando Midda Bontor, l’altra Midda Bontor, la sua maestra d’arme, era giunta nel suo mondo natio, innanzi a lei si era presentata una giovane donna insicura e spaventata, ma non insicura e spaventata nel solo confronto con gli orrori propri del multiverso, come il mostro generato dal morbo cnidariano che aveva avuto ad aggredirla all’interno del proprio appartamento, quanto e piuttosto insicura e spaventata nei riguardi della vita stessa, e di una vita che ella non stava realmente vivendo, quanto e piuttosto stava osservando da lontano, astenendosi attentamente dalla possibilità di vivere. Forse bloccata dal un viscerale senso di colpa, del tutto immotivato, conseguente all’essere uscita indenne dal terribile e tragico incidente d’auto nel corso del quale la propria gemella aveva perso l’uso delle gambe e loro madre aveva perso addirittura la vita, Maddie non aveva mai realmente cercato di trovare il proprio ruolo nel mondo, neppure nel suo mondo natale, preferendo cercare di confondersi sullo sfondo, di non essere nulla di più di un sommesso brusio, allorché avere a gridare a pieni polmoni il proprio diritto a esistere.
Un blocco psicologico, il suo, che aveva avuto occasione di confronto con una vera e propria terapia d’urto quando un’altra se stessa, più matura e decisamente più consapevole di sé e delle proprie possibilità, era piombata nel suo appartamento per salvarla, per l’appunto, da un orrore lovecraftiano, aprendole poi gli occhi e la mente sull’esistenza del multiverso e, soprattutto, sulle proprie reali possibilità, e quel potenziale che ella avrebbe dovuto sbloccare quanto prima per riuscire a sopravvivere ad Anmel Mal Toise e al proprio folle proposito di eliminare quante più possibili versioni di loro dall’infinita varietà di ogni Creato. E così, Maddie aveva smesso di chiudersi a piangere sommessamente nel bagno dell’ufficio per sfogare la propria frustrazione sperando di non essere sentita dai propri colleghi e dalle proprie colleghe, per diventare la donna che, in quel momento, stava letteralmente danzando in quello scenario di battaglia, evitando i dardi sparati contro di lei, evitando gli attacchi dei propri antagonisti, e lasciando mulinare un’ascia e un corpo pugnale a destra e a manca in gesti che sol apparentemente avrebbero potuto ipotizzarsi qual casuali, e che pur, puntualmente, giungevano sempre al proprio bersaglio, sotto lo sguardo attonito di quei figli d’Y’Shalf, che mai avrebbero potuto immaginare tanto letale ardore da parte di una donna.

sabato 21 maggio 2022

3983

 

« Ma la nuova politica aziendale non era quella di minimizzare il numero di morti...?! » domandò Maddie, colta in contropiede tanto dall’accaduto, quanto dalla prontezza della reazione del proprio amato all’accaduto, con quel coltellaccio lanciato con mirabile precisione e straordinaria forza.
« Ancora parole strane... » sottolineò H’Anel, sbrigandosi a levarsi a propria volta il burqa solo per non ritrovarsi ostacolata dal medesimo nel combattimento che, ormai, appariva ineluttabile.
« E comunque sia, vogliamo minimizzare il numero di morti... soprattutto fra le nostre fila. » soggiunse Howe, approvando la mossa del fratello nel mentre in cui ebbe a doversi praticamente rotolare giù dal carro, nel ritrovarsi improvvisamente oggetto dei dardi scoccati da almeno un paio di balestre, e dal almeno un paio di balestre ritornate improvvisamente puntate contro di loro « Per prima cosa, vediamo di preservare le nostre di vite. Poi, se proprio possiamo, vedremo di non ucciderli tutti... anche se, probabilmente, sarà inevitabile. »

Pur abituatasi all’idea di dover combattere, e di dover combattere per la propria vita, spesso e volentieri a discapito della vita dei propri antagonisti, per Maddie, nata e cresciuta in una realtà con un ben diverso profilo etico, l’idea dell’omicidio come mezzo di risoluzione base di ogni problema non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual propriamente naturale. Certo: anche nel proprio mondo d’origine la guerra era guerra, e, purtroppo, in guerra tutto appariva concesso, a incominciare dall’idea stessa di omicidio. Ciò non di meno, la freddezza con la quale Be’Wahr aveva appena condannato a morte della guardia “colpevole” soltanto di star facendo il proprio lavoro, non avrebbe potuto ovviare a spiazzarla, a disorientarla, facendola appellare in maniera naturale a quell’indicazione che Midda aveva loro fornito come regola generale, soprattutto a confronto con l’evidenza di quanto, tutti i morti da lei prodotti nella propria esistenza, avevano fatto spiacevolmente ritorno in quella nuova e migliorata forma di non morti, intelligenti, consapevoli di sé e, soprattutto, immortali.
Ovviamente le condizioni particolari che avevano condotto all’avvento dei cosiddetti ritornati non si erano più venute a proporre e, con buona pace dell’avversa situazione, ella avrebbe potuto trascurare quell’invito in direzione di tutti i propri compagni e compagne d’armi. Ma anche Midda, in termini decisamente insueti e complicati da spiegare, si era ritrovata a vivere in una realtà simile a quella di Maddie, avendo a confrontarsi con una ben diversa morale comune, e una morale comune che, alla fine, l’aveva necessariamente “contagiata”, allo stesso modo in cui, in senso opposto, era successo alla medesima Maddie Mont-d'Orb. E così, l’una cresciuta in una realtà in cui non si sarebbe mai sognata di uccidere qualcuno, aveva presto dovuto imparare a combattere e a esigere la vita dei propri antagonisti; nel mentre in cui l’altra cresciuta in una realtà in cui il valore di una vita avrebbe avuto a essere commisurato in meno di un soffio d’oro, aveva presto dovuto apprendere a non uccidere; portando, di fatto, entrambe allo stesso risultato, alla medesima condizione, nella possibilità di uccidere, e una possibilità oltretutto più che coerente con la morale propria di quel mondo, ma con una certa, intrinseca ritrosia all’idea di farlo, come se, comunque, fosse qualcosa di sbagliato. Una ritrosia, ovviamente, del tutto estranea a Howe e Be’Wahr, così come ad H’Anel e M’Eu, i quali, al contrario, sull’omicidio avevano fondato una certa parte della propria vita, in qualità di mercenari.
Non che tutti loro avessero a doversi fraintendere degli assassini di professione: al contrario. Il mestiere dell’assassino non avrebbe avuto ad attrarre alcuno di loro, benché l’omicidio fosse parte integrante della loro quotidianità: ma se uccidere, nel mezzo di un combattimento, avrebbe avuto a doversi considerare comunque qualcosa di giusto, di corretto, di equilibrato, concedendosi tanto la possibilità di uccidere quant’anche quella di essere uccisi; uccidere al di fuori di un combattimento, per così come era consuetudine fare per un assassino, avrebbe avuto a doversi intendere un atto privo di eleganza, privo di romanticismo, e un atto che, in linea generale, non interessava loro. A meno che ciò non avesse a doversi considerare strettamente necessario.
Comunque sia, in quel particolare frangente, il combattimento c’era. E, con buona pace di ogni possibile remora da parte di Maddie, quel combattimento avrebbe anche dovuto riconoscersi decisamente equo, nel confronto, per l’appunto, con la superiorità numerica dei loro avversari, che avrebbe avuto, necessariamente, a compensare l’ineluttabile disparità di esperienza bellica fra i due fronti opposti. Ragione per la quale, quindi, anche l’eventuale uccisione dei loro antagonisti non avrebbe avuto a doversi considerare necessariamente un male... non ove, quantomeno, propedeutica al conseguimento della propria possibilità di sopravvivenza, altrimenti necessariamente posta in dubbio.
Così tanto Howe quanto Be’Wahr, tanto H’Anel quanto M’Eu, ma anche la stessa Maddie, ebbero a combattere, e a combattere una battaglia che non avevano certamente cercato ma di fronte alla quale non avrebbero egualmente avuto a sottrarsi.

« Morte agli assassini kofreyoti...! » gridarono le guardie, per incitarsi reciprocamente in quella sfida, e in una sfida neppur da parte loro desiderata, e a confronto con la quale, certamente, non avrebbero comunque avuto a tirarsi indietro.
« Non sono certo che i sovrani di Kofreya sarebbero effettivamente propensi a riconoscerci dei loro... ma se vi fa piacere pensarlo, fatelo pure. » argomentò M’Eu, scuotendo il capo con aria divertita a quelle parole, e a quelle parole che, in verità, avrebbero avuto a doversi intendere sbagliate sotto ogni singolo punto di vista, là dove difficilmente sarebbero stati loro a morire, nessuno di loro, per l’appunto, si considerava un assassino e, soprattutto, nessuno di loro avrebbe avuto a potersi propriamente dire kofreyota.

venerdì 20 maggio 2022

3982

 

« Chiedo scusa. » si affrettò quindi a replicare la guardia, scuotendo il capo con aria ora palesemente rammaricata « Avete perfettamente ragione. »

Paradossale sarebbe stato riflettere su quante volte, non solo in quel momento, ma anche in passato e, in particolare, in riferimento diretto alla stessa Midda Bontor, le oppressive e patriarcali regole proprie di Y’Shalf avessero giocato involontariamente a loro favore, permettendo loro di addentrarsi all’interno di quel territorio con maggiore semplicità di quanto, altrimenti, non sarebbe stato possibile fare.
Anche in quello specifico contesto, del resto, per rimettere a posto le guardie era stata sufficiente solo qualche parola ben misurata, qualche parola ben misurata a chiudere ogni questione sul nascere e a permettere a tutti loro di apparire qual la più devota e ortodossa famiglia y’shalfica benché, in verità, alcuno di loro avrebbe potuto vantare particolare eredità a tal riguardo. Qualcosa di impensabile, di assurdo, in qualunque altro contesto. In effetti, fossero essi stati realmente dei figli di Y’Shalf e avessero avuto a doversi addentrare in quel di Kofreya, ben diverso avrebbe avuto a poter essere immaginato lo sviluppo di quella situazione, e uno sviluppo che, allora, li avrebbe probabilmente ostacolati in ogni proprio singolo passo, in ogni loro necessaria azione.
Per iniziare, del resto, il loro gruppo non avrebbe avuto certamente a potersi proporre così eterogeneo, là dove in Y’Shalf alcuna donna avrebbe mai avuto a poter divenire un’avventuriera e, in ciò, anche e soltanto a ipotizzare di compiere quanto loro pur stavano facendo. Ma anche escludendo allora il genere di Maddie e di H’Anel, e ipotizzando che esse fossero state due uomini, quel gruppetto, ritrovandosi a confronto con un manipolo di guardie kofreyote equivalenti a quelle che li avevano così bloccati in quel di Y’Shalf, non avrebbero potuto ovviare a palesare tutto il proprio disagio, nel migliore dei casi, o scandalo, in alternativa, a confronto con l’inevitabile presenza femminile all’interno delle schiere kofreyote, e di quelle schiere che, pur non mancando di riservare una certa proporzione di maggioranza agli uomini, certamente avrebbe presentato almeno una o due donne nel gruppo, e una o due donne a confronto con la sola vista delle quali l’animo y’shalfico non avrebbe potuto ovviare a palesare tutto il proprio più sincero disappunto. Inutile, poi, anche e soltanto supporre di poter elaborare una qualche scusante utile a proteggere un eventuale segreto sulla loro identità, vera o fittizia che essa fosse, o, addirittura, sul loro aspetto, per così come pur, in quel frangente, stava avvenendo con la stessa Maddie, contraddistinta da un volto che avrebbe sicuramente potuto attrarre troppa curiosità in un interlocutore: il volto di Midda Namile Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya e di Lysiath, nonché decisamente famosa, per non dire famigerata, anche entro quei confini, per tutte le proprie pendenze passate.
Decisamente semplice, quindi, apparve la risoluzione di quel possibile imprevisto. E, se la sfortuna non ci avesse posto il proprio zampino, certamente tale avrebbe avuto anche a essere, permettendo loro di allontanarsi senza colpo ferire da quel posto di blocco, con tanto di benedizioni e auguri di buon viaggio da parte dei loro supposti antagonisti. Purtroppo, però, la sorte non parve voler loro arridere sino in fondo a quella situazione, non concedendo loro di godere di quanto era pur stato apparentemente loro promesso a compenso dell’ottima pianificazione strategica e, ancora, della superba recitazione proposta da parte di M’Eu, assolutamente convincente nel ruolo da lui così interpretato in termini che Howe e Be’Wahr non avrebbero esitato a considerare più che degni persino della stessa Carsa Anloch, loro antica compagna e maestra dell’inganno. E così, esattamente  nel mentre in cui proprio Maddie stava risalendo sul carro, la malizia di qualche dio loro antagonista volle far incastrare un lembo del burqa della donna nella fenditura fra due assi di legno proprie del fondale del medesimo carro, strappandone la stoffa e avendo, inaspettatamente e spiacevolmente, a rivelare a tutti il suo aspetto al di sotto del nero tessuto, e quell’aspetto che, anche ove all’occorrenza non immediatamente riconducibile a Midda Bontor, certamente non avrebbe mancato di apparire terribilmente in contrasto con quanto sino ad allora sostenuto dal loro gruppo, là dove nessuna figlia di Y’Shalf avrebbe mai potuto presentare né dei capelli rossi come il fuoco, né tantomeno una pelle bianca come l’avorio.

« ... ma cosa...?! » esitò una delle guardie, colta di sorpresa da quell’evento e, soprattutto, dalla vista di quella criniera infuocata e di quella carnagione eburnea « ... all’armi! » gridò subito dopo, coprendo una violenta imprecazione che ebbe a uscire dalle labbra della stessa Maddie, in una lingua che né lui, né alcun altro dei presenti, avrebbe mai potuto comprendere.

E così, letteralmente a un solo passo dalla serena conclusione di quella fugace parentesi, gli eventi ebbero a precipitare, e il clangore delle armi ebbe a imporsi al di sopra della scena, là dove, purtroppo, ormai non vi sarebbe stata più alternativa allo scontro fra le due fazioni, e fra quelle due fazioni forse disequilibrate in termini strettamente numerici, ma, certamente, non in termini di possibilità di vittoria, là dove, a prescindere dalla confidenza con le armi che quegli uomini avrebbero potuto dimostrare, difficilmente avrebbero potuto avere a reggere comunque il confronto con l’abilità propria dei loro antagonisti, e di quegli antagonisti che, per avversa sorte di quelle disgraziate guardie, avrebbero avuto a dover essere tutti riconosciuti qual appartenenti al clan di Midda Bontor, nel ruolo di suoi degni compagni d’arme e di ventura.
Il primo a rendersi conto di ciò, proprio malgrado, fu così colui che ebbe a gridare l’allarme, e quell’allarme a cui non ebbe a poter offrire personalmente alcun seguito nella freddezza del gesto che ebbe allor a eseguire Be’Wahr, e un gesto che vide saettare una delle sue corte spade simili a coltellacci attraverso l’aria fra loro presente, colmando la distanza fra loro esistente e andando a conficcarsi nel cranio dello stesso fino alla propria impugnatura, stroncandone senza esitazione alcuna l’esistenza.

mercoledì 18 maggio 2022

3981

« Vi ringraziamo. » chinò appena il capo la guardia per tutta replica, nel mentre in cui, rassicurati dall’approccio collaborativo del gruppo, gli altri chinavano le proprie balestre, riservandosi opportunità di riposare le braccia « Posso domandare a voi, alle vostre sorelle e ai vostri compagni, di lasciare i vostri cavalli, e il vostro carro, per permetterci di ispezionare il vostro convoglio...? »
« Nessun problema. » confermò M’Eu prontamente, facendo addirittura gesto di smontare immediatamente da cavallo con un amplio sorriso « Comprendo bene la situazione e la difficoltà della vostra posizione, e non è mia intenzione imporvi maggiori difficoltà rispetto a quelle che normalmente possono esservi riservate. » sancì, tenendo fede al proprio ruolo.

Il fatto che M’Eu, al pari di Howe e di Be’Wahr, apparisse evidentemente armato non avrebbe avuto a dover sollevare alcun particolare genere di allarme da parte delle guardie: il loro essere armati, del resto, non avrebbe avuto a dover essere intesa qual un’eccezione, quanto e piuttosto una regola, e la regola base per la sopravvivenza, tanto nei lunghi viaggi, quanto entro i territori urbani. A nessuno sarebbe mai passato per la mente di incamminarsi, fosse anche e soltanto per una passeggiata postprandiale, senza accompagnarsi neppure con un pugnale, una spada corta o uno stiletto; così come, ancor meno, avrebbe avuto senso avere a impegnarsi in un lungo viaggio senza un adeguato supporto tattico, in grazia al quale avere a proteggersi, ragione per la quale, non a caso, nulla di sconvolgente avrebbe avuto a dover essere riconosciuto nel fatto che, allora, una coppia di mercenari potesse accompagnare quel supposto signore y’shalfico e le sue due sorelle, assumendosi l’onere della loro incolumità. In effetti, anzi, la situazione avrebbe avuto ad apparire decisamente più sospetta in assenza di Howe e di Be’Wahr nel ruolo di mercenari, o, peggio ancora, di armi al loro fianco a garantire la loro tutela.
Così, nel mentre in cui i M’Eu e Be’Wahr smontarono da cavallo, e Howe, H’Anel e Maddie scesero dal carro, nessuna fra le guardie ebbe a dimostrare la benché minima reazione di sorpresa o, peggio ancora, di allarme alla vista delle armi con le quali gli uomini si stavano accompagnando. Non che, al di sotto dei loro burqa, H’Anel e Maddie avessero a potersi fraintendere prive di un proprio pur minimo equipaggiamento, benché la lancia dell’una e le scuri dell’altra fossero riposte all’interno del carro, insieme ad altro materiale e ad altro materiale che, tuttavia, anche a confronto con un’eventuale ispezione come quella loro attesa, non avrebbe avuto a dover loro riservare problemi.

« Posso domandare lo scopo del vostro viaggio...? » questionò la prima guardia ad aver preso voce, con tono più morbido rispetto a pocanzi e, ciò non di meno, ancor contraddistinto da una certa rudezza nei loro confronti.
« Certo. » annuì M’Eu, ancora una volta perfettamente pronto a offrire qualunque spiegazione in tal senso, per così come già adeguatamente preparati « Sto accompagnando la mia sorella minore a conoscere il proprio sposo. » dichiarò, indicando Maddie che, fisicamente quasi un piede più bassa rispetto ad H’Anel e allo stesso M’Eu, avrebbe potuto ben essere intesa qual una sorella minore.

In quel di Y’Shalf, ancor meno che in quel di Kofreya, l’idea di un matrimonio combinato avrebbe potuto avere a scandalizzare qualcuno. Anzi. Nel rispetto della tradizione y’shalfica, per così come mutuata da quella far’gharia, sostanzialmente impensabile sarebbe stata una qualunque alternativa, là dove preciso compito della famiglia della sposa sarebbe stato quello di avere a contrattare con quella dello sposo nel merito della dote da lui richiesta, a “compenso” per un matrimonio che, comunque, sarebbe stato idealizzato qual un atto di benevolenza da parte dello sposo stesso nei riguardi della sposa, accogliendola fra le proprie moglie e impegnandosi a proteggerla e a onorarla per il resto della sua esistenza o, quantomeno, fino a quando ella si fosse dimostrata rispettosa e ubbidiente al proprio sposo.
In ciò, benché l’idea non avrebbe potuto ovviare a far rabbrividire la stessa Maddie e, in effetti, persino a far infuriare H’Anel, profondamente contraria a quell’abuso patriarcale; l’argomentazione proposta da M’Eu avrebbe avuto a reggere perfettamente innanzi alle guardie, giustificando senza motivo alcuno di dubbio quel viaggio.

« Bene. » approvò quindi la guardia, senza battere ciglio, salvo subito soggiungere « E’ possibile conoscere il nome della vostra famiglia e quello della famiglia dello sposo...? Giusto per dovere di cronaca. »
« Ove possibile, preferirei di no. » replicò allora M’Eu, per la prima volta non collaborativo verso le guardie, con espressione improvvisamente, e volutamente, incupita « Ove la trattativa non dovesse andare in porto, e i nostri nomi fossero resi noti, la mia famiglia potrebbe essere disonorata da tutto ciò e sarebbe costretta a disconoscere la mia sorellina. E, francamente, voglio troppo bene alla mia sorellina per condannarla a cuor leggero... per semplice “dovere di cronaca”. »

Ancora una volta, l’argomentazione proposta da M’Eu non avrebbe avuto a doversi considerare retorica. Anzi. A confronto con l’ortodossia più spinta della fede y’shalfica e delle sue tradizioni, infatti, una famiglia che si fosse vista rifiutare il contratto di matrimonio, avrebbe avuto necessariamente a disconoscere la propria figlia, per allontanare da sé l’onta del disonore che da tutto ciò sarebbe allor derivato. E come un proverbiale capro espiatorio, la mancata sposa si sarebbe vista condannata a morte, e a morte per lapidazione, la prima pietra della quale avrebbe allor avuto a dover essere scagliata proprio dal padre e, dopo di lui, da tutti i suoi familiari maschi, fino a estendersi ai vicini e a qualunque compaesano o concittadino che lì fosse presente. E a nulla e a nessuno sarebbe importata la ragione del rifiuto: fosse anche derivante da ragioni del tutto estranee alla disgraziata, la morte della stessa sarebbe stata l’unica possibilità per la sua famiglia di non ritrovarsi esclusi dalla società, ridotti a paria intoccabili, in una fine meno truculenta e, ciò non di meno, egualmente non auspicabile.
Insomma: con buona pace delle richieste delle guardie di quel posto di blocco, insistere a pretendere di conoscere la loro identità avrebbe esposto la giovinetta rappresentata da Maddie a un ingrato fato per il quale nessuno avrebbe avuto a riservarsi ragione di esultanza.

martedì 17 maggio 2022

3980

 

I problemi li raggiunsero soltanto al terzo giorno di viaggio all’interno del territorio y’shalfico, quando, ormai lontani dal confine e dalle province di confine, si ritrovarono a confronto con un posto di blocco, e un posto di blocco formato da una dozzina di guerrieri d’Y’Shalf, intenti a escludere possibilità di infiltrazione di guerriglieri verso le province orientali.
Così come, infatti, in quel di Kofreya il fenomeno del brigantaggio aveva riunito tutti coloro contrari alla prosecuzione del conflitto in corso, organizzando una vera e propria resistenza popolare fondata da contadini e allevatori, e altra gente povera e sol desiderosa di poter vivere la propria esistenza privi delle continue vessazioni loro imposte dal governo centrale; in quel di Y’Shalf il medesimo fenomeno aveva assunto il nome di guerriglia, pur, di principio, conservando gli stessi, ipotetici, ideali. Ideali che, per amor di precisione, sovente erano quietamente traditi in conseguenza a soprusi alimentati da interessi personali, ma che, in linea di principio, avrebbero avuto a dover muovere quei due opposti e tuttavia spiritualmente fraterni fronti.
Con buona pace per i propri desideri, per le proprie aspettative, generalmente brigantaggio e guerriglia non avrebbero invero avuto a dover essere riconosciuti qual movimenti contraddistinti da una reale fattore di rischio per i due governi avversari. O, per lo meno, così era stato sino a quando l’emancipazione di Kriarya da Kofreya aveva cambiato le carte in tavola, dimostrando quanto quel sogno di autonomia dai propri governi centrali avrebbe potuto tradursi in realtà. E se, invero all’insaputa della nuova signora di Kriarya, là dove, comunque, saperlo non avrebbe poi cambiato nulla, molti briganti avevano iniziato a riversarsi in quel di quella capitale un tempo nota come città del peccato; in quel di Y’Shalf la questione avrebbe avuto a doversi intendere decisamente più spinosa, e spinosa in termini utili da vedere accentuarsi le tensioni fra la guerriglia e il potere del sultano.
Per tale motivazione, quindi, quel posto di blocco avrebbe avuto a riservarsi la propria ragion d’essere: garantire un contenimento dell’offensiva della guerriglia entro le province più occidentali, impedendo ogni sorta di ardimentosa azione a discapito del potere del sultano.

« Fermi, nel nome del nostro sultano! » intimarono loro le guardie, nel momento in cui essi ebbero ad appropinquarsi al posto di blocco, mostrandosi ben pronti a tradurre eventuali minacce, non ancora esplicitate, in azione, e nell’azione propria di una mezza dozzina di balestre pronte a scoccare contro i tre uomini lì loro presentati, due a cavallo, Be’Wahr e M’Eu, e uno alla guida di un carro coperto, Howe.

Ovviamente i tre si arrestarono, senza offrire evidenza di particolare sorpresa: la presenza del posto di blocco, del resto, era ben visibile ed era stata identificata ancora a una certa distanza, permettendo loro di decidere sul da farsi, e di decidere, in particolare, di tentare la sorte nel proseguire sulla propria strada, là dove, speranzosamente, non sarebbe stato loro imposto alcun male, non ove, in fondo, quelle guardie non avrebbero potuto riservarsi alcuna ragione di sospetto a loro discapito, né, tantomeno, di aggressività.

« Che la pace sia con voi. » salutò M’Eu, prendendo voce con perfetto accetto y’shalfico, appreso sin da bambino così come sua sorella H’Anel, cresciuti, in fondo, proprio sul confine fra i due paesi, e in una comunità formata da esuli provenienti da entrambi i fronti « E che gli dei tutti abbiano a coprire ora e sempre d’ogni benedizione il nostro amato sovrano. » soggiunse, muovendo la mano destra nel tipico saluto di quelle terre, mutuato, come tanto altro, dalla tradizione far’gharia.
« Che la pace sia anche con voi, nobili viaggiatori. » prese allor voce una guardia diversa dalla precedente, ricorrendo a un tono quasi opposto a quello intimidatorio pocanzi loro rivolto, nel ben apprezzare quel saluto e quelle parole, e nel riconoscere, in ciò, delle persone potenzialmente degne di rispetto « Vogliate scusarci per aver interrotto il vostro incedere, ma, come probabilmente saprete, il nostro sultano è minacciato dalla piaga della guerriglia e, in questo, è nostro dovere, e dovere di tutti i figli d’Y’Shalf, assicurare che nulla possa avere a turbare la serenità del nostro regno. »
« Certo, assolutamente. » annuì M’Eu, dissimulando completamente le spontanee reazioni di sorpresa e di curiosità a quelle parole e, con mirabile recitazione, palesandosi più che collaborativo nei loro riguardi « Non sia mai che qualcuno di quei cani maledetti, che le fiamme di Gau’Rol possano consumare le loro ossa, abbiano a estendere le loro assurde mire a levante, oltre che a ponente.  »
« Concordiamo. » confermò la guardia benevola, annuendo a quelle parole « Spero che non vi potrà essere alcun problema, quindi, se vi porremo delle domande nel merito del vostro viaggio, e se ispezioneremo il vostro carico, onde assicurarci che non abbiate a essere dei guerriglieri, o dei collaborazionisti degli stessi. »
« Il volere del nostro sultano è per noi tutti legge divina. » replicò il figlio di Ebano, chinando appena il capo in segno di quieta sottomissione a quella richiesta « Considerate, quindi, me, le mie sorelle e la nostra scorta a vostra completa disposizione. »

Tale, infatti, era stata la versione concordata fra loro, al fine di mantenere un profilo tranquillo e, soprattutto, coerente con quelle evidenze che alcun cambio di costume avrebbe potuto mistificare, come l’origine tranitha di Be’Wahr o quella shar’tiagha di Howe: diversamente da loro, infatti, il sangue misto di M’Eu, in parte figlio dei regni desertici centrali, e in parte no, gli donava una sfumatura squisitamente prossima a quella per lo più predominante all’interno delle terre y’shalfiche, incarnato in aggiunta al quale il costume e, soprattutto, il suo perfetto accento, avrebbero avuto a permettere alla sua storia di reggere perfettamente, e di reggere nel presentarsi come, per l’appunto, fedele suddito del sultano, in viaggio in compagnia delle proprie due sorelle e accompagnato, per motivi di protezione, da due mercenari, e due mercenari la cui origine, a quel punto, avrebbe avuto a perdere completamente di significato, con buona pace dell’aspetto di Howe e di Be’Wahr.

lunedì 16 maggio 2022

3979

 

« Quindi, per voi, c’è una sorta di predestinazione multidimensionale tale per cui, a prescindere dal contesto circostante, prima o poi tutti avremo necessariamente a ripercorrere i medesimi passi...?! » domandò Maddie, priva di qualsivoglia intento polemico a loro riguardo, ma sol animata dalla volontà di comprendere la loro posizione sull’argomento e su un argomento nel merito del quale ella, dal proprio punto di vista, non si era mai particolarmente impegnata a spendere tempo in riflessioni di sorta.
« Non direi questo. » obiettò H’Anel « Parlerei piuttosto di una sorta di ostinazione multidimensionale... tale per cui, non appena il contesto lo permette, si ritorna a percorrere quelle vie che più sono in linea con la nostra vera natura. A prescindere da quanto questa possa essere stata favorita o sfavorita dagli eventi della nostra vita. » argomentò, in una deriva a dir poco filosofica nel merito di un discorso iniziato come semplice riempitivo a margine di un viaggio troppo lungo e decisamente noioso.
« Quello della predestinazione è un tema inviso a Midda, sai...?! » osservò Howe, ricollegandosi all’interrogativo così loro rivolto « Se c’è un modo utile per farla arrabbiare è proprio suggerire che la sorte di ognuno di noi abbia a essere già definita ancora prima della nostra nascita, e che nulla di quanto noi possiamo sforzarci di compiere possa permetterci di alienarci da essa. » sottolineò, stringendosi appena fra le spalle, a evidenziare quanto, dal proprio personalissimo punto di vista, non avesse problemi di sorta né all’idea della predestinazione né, tantomeno, all’idea dell’assenza di predestinazione « In effetti, credo che la maggior parte delle volte in cui si mette nei guai contro qualche creatura semidivina o immortale, lo faccia anche e proprio per questa ragione: dimostrare di essere la sola padrona del proprio destino. »
« E se il suo destino fosse proprio quello di avere a impegnarsi al fine di dimostrare di essere la sola padrona del proprio destino...? » domandò provocatoriamente Maddie, aggrottando la fronte a confronto con simile rivelazione nel merito della propria corrispettiva autoctona a quel piano dimensionale « Sarebbe un bel paradosso... non trovate?! »
« E tutto questo come si collocherebbe nel confronto con le infinite probabilità proprie del multiverso...?! » domandò H’Anel, divertita da quella sempre più assurda deriva « Se tutte le Midda, o Maddie, del multiverso fossero predestinate a questa vita, a prescindere da tutto e da tutti, come potrebbero mai avere a diramarsi infiniti universi paralleli...? »
« Beh... diramarsi potrebbero pure diramarsi. Salvo poi avere a ricongiungersi tutti nello stesso punto. » osservò l’altra, seguendo il filo del discorso per così come loro proposto « Stiamo dicendo, in fondo, che non è importante il punto di partenza, tanto quello di arrivo. »
« E qui, ammetto, che mi sto iniziando a perdere nei vostri deliri... » sospirò Howe, non sforzandosi ulteriormente di avere a seguire quelle elucubrazioni, decisamente troppo complicate per lui « Tuttavia, il punto di arrivo di tutte le Midda e le Maddie del multiverso quale dovrebbe mai essere...? La sfida con Anmel Mal Toise? Oppure quella con Nissa...? » cercò comunque di sforzarsi di restare in tema, pur rinunciando ad affrontare quell’argomento sotto un profilo teorico e, in ciò, preferendo farlo proprio in termini decisamente più pratici ed esemplificativi « O, magari, finire per sposarsi con Desmair...?! » soggiunse, ridacchiando all’idea.
« Thyres... spero francamente di no! » escluse tuttavia Maddie, sgranando gli occhi e scuotendo vigorosamente il capo a tutte quelle alternative e, in particolare, all’ultima così ipotizzata « Anche se, in effetti, fra i vari mondi in cui sono passata prima di giungere qui, ho visitato una realtà che sembrava uscita da un poliziesco americano e nella quale Desmair, in un’inedita versione umana, era comunque l’ex-marito di Midda... »
« Al solito ho compreso ben poco di quello che hai appena detto... ma, ti prego, alla prossima occasione cerca di trovare modo di raccontare a Midda di questo mondo che hai visitato, che sono proprio curiosa di vedere la sua reazione all’idea di altre se stesse comunque sposate a Desmair. » la invitò quindi H’Anel, non potendo capire a cosa ella si potesse star riferendo con parole come “poliziesco americano” e, ciò non di meno, non essendosi lasciata sfuggire l’immagine di una Midda sposata a un Desmair umano.
« Una delle scelte peggiori della sua vita... » commento Howe, storcendo le labbra verso il basso « Come possa esserle venuto in mente di sposarsi con quel dannato semidio ancora non lo comprendo... »
« Beh... non è che avesse molte alternative. » osservò la figlia di Ebano, in difesa della donna guerriero finita a essere, inconsapevolmente, al centro di quelle loro chiacchiere « O così, o Desmair avrebbe sposato Nass’Hya e, probabilmente, avrebbe finito per uccidere tanto lei quanto Midda e Fath’Ma... »
« Meglio, quindi, incastrarsi a vita con un semidio immortale...? » domandò l’altro, ancora ben poco convinto dell’assennatezza di quella scelta.
« Beh... qualche vantaggio, comunque, gliel’ha portato. » suggerì Maddie, domandandosi intimamente lei cosa avrebbe mai fatto nel caso si fosse ritrovata a vivere in prima persona quelle stesse vicende e a dover prendere una qualche decisione a tal riguardo « Io non credo che la sua decisione sia stata sbagliata. Probabilmente presa in maniera un po’ inconsapevole di quanto l’avrebbe attesa... ma non, per questo, necessariamente sbagliata. »

Riflettere sulle scelte alternative che Midda avrebbe mai potuto compiere nel corso della propria esistenza, in fondo, avrebbe avuto a corrispondere a riflettere nel merito del multiverso stesso, là dove, comunque, nella vasta varietà dello stesso, sicuramente avrebbe avuto a esistere almeno una dimensione, o forse più di una, nella quale Midda, quel giorno, non ebbe a scegliere di sposare Desmair, comportandosi in maniera diversa e dando, conseguentemente, origine a un diverso sviluppo della Storia nel proprio complesso. Anche perché, per così come giustamente avevano avuto occasione di riflettere insieme a Sha’Maech, quel loro presente, quella loro attualità, avrebbe avuto a doversi comunque intendere qual la somma di uno smisurato numero di fattori la cui riproposizione, nel medesimo ordine o in ordini comunque equivalenti, non avrebbe avuto necessariamente a ricondurre a quello stesso risultato, in termini tali per cui, quindi, pur non arrivando in ciò a poter parlare di predestinazione, certamente quel loro presente avrebbe avuto a dover essere considerato come intrinsecamente dipendente da quel passato, e da quel passato che mai si sarebbe dovuto alterare al fine di non voler alterare, irrimediabilmente e, forse, imprevedibilmente, anche il loro presente.

domenica 15 maggio 2022

3978


« Posso dire una cosa…? » domandò a un certo H’Anel, a margine della nuova deriva di quelle chiacchiere in libertà, e di quella deriva ora rivolta a Midda e alle differenze esistenti fra lei e Maddie « Se non aveste lo stesso identico viso, lo stesso identico fisico e la stessa identica voce, difficile sarebbe accettare l’idea che tu e Midda siate la stessa persona. » dichiarò, non attendendo alcuna conferma per quanto pur appena domandato, rendendo evidente quanto quell’interrogativo avesse a doversi comunque intendere assolutamente retorico « Certo: alcuni aspetti della vostra indole sono simili… ma se dovessimo basare la questione solo su questo, probabilmente Duva potrebbe essere più Midda di quanto non lo sia tu. Se intendi quello che sto dicendo… »
« Oh sì, certo che lo intendo! » confermò Maddie, non ravvisando evidenza della benché minima offesa per quanto così dichiarato e, anzi, concordando pienamente con tutto ciò « Pensi forse che la prima volta che ho avuto occasione di incontrare Midda Bontor… la mia maestra d’arme, intendo… non abbia avuto fortissimi dubbi nel merito di quanto da lei dichiarato sulla nostra comune identità…?! Cioè… l’unica ragione per la quale, alla fine, mi sono ritrovata costretta a crederle è stato solamente perché un dannato mostro frutto della contaminazione del morbo cnidariano ha tentato di divorarmi all’interno del mio stesso appartamento. » ammise, stringendosi appena fra le spalle, a conferma di quanto anche dal suo punto di vista fra le e Midda, e, fondamentalmente, qualunque Midda avesse avuto occasione di incontrare sino a quel momento nel multiverso, avesse a doversi intendere obiettivamente abissale « Purtroppo è indubbio come l’ambiente a noi circostante influenzi necessariamente la formazione del nostro stesso io… ragione per la quale, come appare evidente, fra Midda e me la differenza sia palese, ben al di là di eventuali cicatrici o mutilazioni per lei proprie. »
« Ciò significa che in un altro universo potrebbe esistere un Be’Wahr più intelligente del mio…?! » ironizzò Howe, non mancando di impegnarsi in una frecciatina gratuita, e obiettivamente ingiustificata, a discapito del proprio fratello d’arme e di vita, il quale allora non avrebbe potuto replicare ma che, certamente, non avrebbe mancato di essere quindi difeso dalla sua donna, la quale, certamente, non avrebbe lasciato ricadere la questione nel nulla.
« Tutto è possibile. Come è possibile che abbia a esistere un Howe meno irriconoscente per la smisurata fortuna a lui concessa dalla sorte nell’avere un fratello come Be’W… » replicò, infatti e puntualmente, Maddie, offrendo buon viso a cattivo giuoco, benché, obiettivamente, anch’ella non avrebbe potuto negare quanto, talvolta, il proprio bel biondo avesse a smarrirsi in un proverbiale bicchier d’acqua, pur poi, magari, andando a compensare quell’apparente ingenuità con delle osservazioni dotate di un’inconsapevole, straordinaria arguzia.
« Ma io sono riconoscente agli dei per Be’Wahr. » escluse categoricamente l’altro, scuotendo appena il capo « Senza di lui, chi mai potrei divertirmi a prendere in giro…?! » sorrise sornione, levando poi una mano in segno di saluto verso l’inconsapevole soggetto di quel discorso, il quale, in groppa al proprio cavallo a qualche decina di piedi di distanza dal carro, non mancò di ricambiare quel cenno con assoluta serenità.
« Non dargli corda… » suggerì H’Anel verso Maddie, a titolo di promemoria nei confronti della regola fondamentale per avere a confrontarsi con Howe, soprattutto in riferimento a Be’Wahr « Comunque sia, non sono del tutto certa di poter concordare con il discorso dell’influenza dell’ambiente nella formazione degli individui. » rifletté, cercando di ritornare al tema principale « Dopotutto M’Eu e io siamo cresciuti isolati dal mondo, in una comunità pacifica… eppure abbiamo finito con il ritrovarci a vivere questa vita. »
« E non dimenticate che anche Midda è cresciuta in un contesto simile… » intervenne Howe, a margine dell’obiezione sollevata dalla figlia di Ebano « Non è che si possa considerare propriamente una “figlia della guerra”, né, tantomeno, può vantare un’infanzia dilaniata da particolari traumi… anzi. E’ nata e cresciuta un una vera e propria “isola felice”… e nonostante questo… beh… la conosciamo! »
« Sì, certo. » sorrise Maddie, nulla negando di quanto da loro osservato « Ma, in effetti, quello credo sia il nostro carattere comune, e innato, atto a sospingerci a cercare il modo migliore per rovinarci la vita. » ridacchiò Maddie, accettando tutte quelle argomentazioni e, anzi, estendendole in ciò anche a se stessa, al pari della propria corrispettiva locale « Sia chiaro: non è che io e Rín abbiamo avuto una brutta vita. Non tale da giustificare il fatto che entrambe abbiamo iniziato a peregrinare in giro per il multiverso, rinunciando potenzialmente a fare ritorno al nostro mondo natale e a tutto ciò che abbiamo sempre considerato normalità… » puntualizzò, a scanso di equivoci « La verità è che, credo, a “noi” Midda o Maddie che siamo, o che possiamo essere, piace questo genere di vita: piace l’avventura, piace il rischio, piace la sfida… e, soprattutto, piace riuscire a primeggiare innanzi a uomini, a mostri e a dei. »
« E a Rín…? Anche a lei e a Nissa piace tutto ciò…?! » domandò H’Anel, con fare curioso a confronto con quell’analisi introspettiva così proposta dall’amica, e quell’analisi introspettiva facente proprio, addirittura, un confronto parallelo fra più dimensioni « Come giustamente hai detto, anche tua sorella non è che abbia vissuto una brutta vita. »
« Posso dire a mia…?! » intervenne allora Howe, pronto a esprimere il proprio giudizio a tal riguardo e, come già H’Anel pocanzi, non attendendo alcuna conferma per avere a offrire voce al proprio pensiero « Per come la vedo io, quanto spinge Nissa o Rín a fare ciò che fanno è soltanto l’affetto per la propria gemella. Affetto che in taluni casi evolve in maniera terribilmente morbosa e violenta, come è accaduto fra Nissa e Midda, ma che, in altri, riesce comunque a trovare il proprio equilibrio. » analizzò lo shar’tiagho, in parole ben difficili da non essere condivise « Almeno per il momento, dopotutto, Rín non ha ancora cercato di uccidere te o le persone a te circostanti… e non che non ne abbia avuto opportunità, nel considerare anche il suo controllo d’accesso al tempo del sogno. »

sabato 14 maggio 2022

3977


« Giusto per capire: facendo finta abbia a esistere questa ferrovia a cui ti riferisci... quanto tempo potrebbe permettere di risparmiare rispetto a un viaggio a cavallo?! » domandò la figlia di Ebano, offrendo voce alla propria curiosità, anche in considerazione del tempo da dover occupare in qualche maniera.
« Difficile esserne sicuri così su due piedi… » scosse il capo l’altra « Francamente non ho idea della velocità alla quale potrebbero essere in grado di sospingere una locomotiva a vapore. Tuttavia, credo che un cavallo viaggi in media fra i quindici e i venti chilometri all’ora. E anche nell’ipotesi in cui il treno non avesse a superare i cinquanta chilometri all’ora, avremmo comunque un risparmio di circa due terzi del tempo. Senza considerare che un treno, a differenza di un cavallo, non ha necessità di riposare nelle tratte più lunghe… »
« Chilometro…?! » esitò H’Anel, non conoscendo quella che intuiva essere un’unità di misura e un’unità di misura riferita alle distanze « Quanto è un chilometro…?! »
« Sì, scusa… è che sono cresciuta con il sistema metrico decimale e nella mia mente ancora ragiono con quelle unità di misure. » si giustificò Maddie, non desiderando di certo disorientare la propria interlocutrice con il proprio discorso, ma, semplicemente, ritrovandosi ancora più a proprio agio a pensare alle distanze in chilometri, ai pesi in chili, e al valore delle cose in euro, ancor prima che riferirsi a miglia, libbre e… oro « Se non sbaglio a stimare, un chilometro dovrebbe equivalere a poco meno di due miglia. » dichiarò, sbagliando completamente la conversione nel star in verità pensando esattamente al contrario di quanto ebbe coì a erroneamente a dichiarare.
« Quindi mi stai dicendo che il treno che Midda desidera costruire potrebbe viaggiare addirittura a cento miglia orarie…?! » domandò, affidandosi alla conversione suggeritale e proponendo una cifra evidentemente esagerata, o, quantomeno, esagerata nelle aspettative proprie di quel mondo e di una tecnologia ancora tutta da definire.
« Premesso che da dove vengo io i treni ad alta velocità arrivavano tranquillamente a più di centocinquanta miglia orarie, e in altre parti del mondo so che potevano toccare senza problemi le duecentocinquanta miglia orarie… e forse anche qualcosa di più, credo che tu abbia fatto un piccolo errore di calcolo. » puntualizzò quindi la donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco « Quello che ti stavo dicendo è che il treno che Midda ha in mente potrebbe viaggiare addirittura oltre le venticinque miglia orarie. »
« Ma hai detto che un chilometro sono poco meno di due miglia. » obiettò H’Anel, non trovandosi nella correzione in quella maniera riservatale dalla propria interlocutrice.
« D’accordo… allora ho detto una cavolata. » ridacchiò Maddie, scuotendo il capo « In realtà è esattamente all’incontrario: un chilometro equivale a poco più di mezzo miglio. » si corresse, non priva di un certo imbarazzo per la confusione in tal maniera suscitata.
« Ah, ecco! » replicò l’altra, unendosi alla risatina di lei « Non conoscerò di certo il chilometro, o altre strane misure del tuo mondo natio ma, di certo, so ancora fare dei calcoli semplici come quelli necessari per moltiplicare per due o dividere per due… » precisò la giovane avventuriera, non priva di una certa autoironia nel merito della propria pur più che giustificabile ignoranza nel merito delle convenzioni proprie della realtà originale della propria amica e interlocutrice.
« Evidentemente sono io che ho dimenticato come si raddoppia o si divide a metà. » sancì l’altra, levando le mani in segno di resa « Ed è un bene, quindi, che tecnicamente non sia una mercenaria… o rischierei di trovarmi senza un soldo. » ammise, non priva di autocritica per l’errore compiuto, e un errore, comunque, in buonafede, dovuto a una semplice distrazione piuttosto che alla propria ignoranza nel merito dei concetti più elementari della matematica.
« Se ti servono lezioni su come andare al rialzo… beh… chiedi pure a Midda! » intervenne la voce di Howe, sopraggiungendo dalla parte anteriore del carro, ove era seduto alla guida dello stesso « Ha sempre avuto la straordinaria capacità di iniziare un’avventura pattuendo una cifra, e di chiuderla avendo a domandare almeno cinque o sei volte tanto. »
« Se tuttavia ogni volta l’hanno comunque pagata, evidentemente ne valeva la pena. » sorrise sorniona Maddie, non potendo ovviare a provare un certo orgoglio per tutto ciò, benché non la riguardasse direttamente ma riguardasse un’altra Midda… l’altra Midda, autoctona in quel mondo.

Dando così sfogo a un disordinato flusso di coscienza figlio non di un solo intelletto, ma, addirittura, di tre, contando come attori principali soltanto Maddie, H’Anel e Howe, quel dialogo ebbe a proseguire verso direzioni ben distanti da quella da cui aveva avuto inizio, in relazione al discorso del treno e delle sue potenzialità. Del resto, e al di là di qualunque ipotetico calcolo, giusto o sbagliato che fosse, appariva ormai chiaro come il treno, o, quantomeno, l’idea propria del treno, avesse necessariamente a battere il cavallo, in termini tali da ben giustificare l’interesse espresso da parte della Figlia di Marr’Mahew in quella direzione.
Del resto, Midda stessa, nella propria parentesi siderale, aveva avuto occasione di beneficiare in prima persona dell’utilità di mezzi assimilabili, anche e soltanto a livello urbano, dove, comunque, le dimensioni proprie delle città di quei mondi lontani avrebbero avuto a far apparire semplicemente ridicole quelle proprie di una pur importante capitale come Kriarya. E se, su scala così amplia, quei mezzi di locomozione si ritrovavano ad avere una ragion d’essere anche in predilezione a mezzi ancora più incredibili, come i veicoli antigravitazionali, di indubbio interesse sarebbe stato tentare di applicarne una qualche primitiva versione anche nel loro mondo, ad abbattere quelle distanze che, ove affrontate a piedi o a cavallo, avrebbero comunque avuto ad apparire indubbiamente onerose.

mercoledì 11 maggio 2022

3976

 

Con una guerra imperitura fra il regno di Kofreya e quello di Y’Shalf, tutt’altro che semplice avrebbe avuto a dover essere supposto il passaggio, per qualcuno, da un fronte all’altro, nell’eventualità di ritrovarsi spiacevolmente proiettati all’interno di una qualche battaglia fra i due eserciti antagonisti.
Tuttavia, vuoi per il tutt’altro che circoscritto confine fra i due regni, vuoi per la pregressa esperienza di tutti loro lungo quella stessa frontiera, lì già sospintisi, anche in gruppo, in più di un’occasione, per motivi vari e variegati, per il gruppo di Maddie non ebbe a essere complicato varcare i confini di Y’Shalf e inoltrarsi in quel territorio straniero e potenzialmente a loro avverso, fosse anche e soltanto per la loro provenienza occidentale. Che poi, in effetti, in quegli ultimi tempi la stessa città di Kriarya avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual un vero e proprio obiettivo bellico da parte del medesimo regno di Kofreya, in termini tali per cui, alla fine, da semplice provincia di confine si era addirittura giunti a un proclama d’emancipazione, una vera e propria dichiarazione d’indipendenza tale da rendere quell’urbe, e il suo territorio, fondamentalmente estraneo a ogni velleità bellica a discapito di Y’Shalf; ben poco avrebbe potuto avere a valere innanzi a un eventuale giudizio y’shalfico, e un giudizio che, anzi, probabilmente si sarebbe dimostrato estremamente severo in contrasto a tutto ciò, onde ovviare al rischio che anche sul proprio fronte potesse emergere una qualsivoglia velleità in tal senso.
Così, pur non avendo riscontrato difficoltà di sorta nell’accedere al territorio di Y’Shalf, per i cinque avventurieri ebbe a essere di fondamentale importanza avere a mistificare la propria provenienza, e a mistificarla, innanzitutto, nell’adottare gli usi e i costumi locali, primo e più antipatico fra tutti, quello del burqa, indumento obbligatorio per tutte le donne e, in questo, necessariamente anche per Maddie e per H’Anel. Un abbigliamento concepito al solo fine di non permettere neppure al loro sguardo di emergere da sotto quello scuro manto, e un abbigliamento che, come già per Midda in passato, non poté che essere comunque utile alla stessa Maddie al fine di ovviare a sguardi indiscreti al proprio indirizzo, e sguardi indiscreti a confronto con i quali troppo complicato sarebbe poi stato chiarire la propria identità, e la propria identità estranea a quella della leggendaria Midda Bontor. Una leggendaria Midda Bontor il cui mito, in effetti, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto presente anche nei territori di Y’Shalf, in riferimento tanto a questioni connesse alla sua giovinezza, quanto, e non secondario, al “rapimento” della principessa Nass’Hya Al-Sehliot, già promessa sposa al sultano e da lei sottratta a tale ben definito destino per concederle la possibilità di inseguire i propri sogni d’amore, e quei sogni d’amore che, con buona pace per il sultano, l’avrebbe avuta a voler essere condotta sino a Kriarya e sino a lord Brote, alfine divenuto il suo sposo nonché padre di suo figlio. Insomma: tanto per cambiare Midda era particolarmente famosa, per non dire famigerata, anche entro i confini di Y’Shalf, e meno persone avrebbero potuto avere a riconoscere un’ovvia somiglianza fra Midda e Maddie, meglio sarebbe stato per la stessa Maddie e per tutto il suo gruppetto, tutta la sua squadra, nell’intento di potersi muovere liberamente per quelle lande, sino a sospingersi decisamente lontani dal proprio confine.
Sempre allo scopo di minimizzare ogni possibile fraintendimento a loro riguardo, alla prima occasione utile i cinque ebbero a doversi preoccupare di acquistare un carro sul quale far accomodare le due donne del gruppo, e quelle donne che, in effetti, tutt’altro che comune sarebbe stato poter osservare dedite all’equitazione, soprattutto per lunghi viaggi. Fortunatamente, però, come già la violazione dei confini di quel regno, anche l’acquisizione del carro non ebbe a riservare particolari sorprese negative a discapito del gruppo, e così quel loro viaggio poté riservarsi occasione di proseguire, secondo tutti i tempi necessari per lo stesso. Non che, allora, essi non potessero avere una certa urgenza di giungere quanto prima a impossessarsi dello specchio, e a fare ritorno a Kriarya, là dove ogni nuovo giorno di viaggio avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un nuovo giorno nel corso del quale il povero Be’Sihl avrebbe avuto a riconoscersi prigioniero di Anmel Mal Toise: purtroppo, e tuttavia, ancora una volta qualunque possibile premura avrebbe avuto a doversi spiacevolmente riconoscere vana nei tempi comunque loro imposti dal viaggio stesso, e da un viaggio che, paradossalmente, prima della propria stessa conclusione avrebbe potuto anche vedere lo stesso Be’Sihl già liberato, e liberato, se non in maniera spontanea, per l’intervento dei loro altri compagni d’arme, e di quegli altri compagni d’arme, membri del clan di Midda, che parallelamente a loro avrebbero avuto comunque e necessariamente riconoscersi impegnati a tentare di sbrogliare quella spiacevole matassa, trovando un qualche modo per riportare l’uomo a casa, dalla propria famiglia.

« Come se già non avessimo i nostri rallentamenti, muoverci a bordo di questo carro ci porterà ad accumulare almeno una settimana di ritardo, se non più. » sospirò H’Anel, in effetti persino più insofferente di quanto non si stesse dimostrando Maddie a confronto con tutto ciò « Dannazione... come servirebbero anche da noi i mezzi che abbiamo potuto vedere quando tua sorella ci ha portati fra le stelle del firmamento, a offrire supporto a Midda. »
« Beh... a quanto ho inteso l’idea di applicare i locomotori realizzati da Korl e Lora a un sistema ferroviario è già nelle corde della mia versione autoctona... » sottolineò Maddie, stringendosi appena fra le spalle quasi a minimizzare le ragioni di quella lamentela, benché, ovviamente, il treno a vapore così ideato non avrebbe avuto assolutamente nulla da spartire con quel genere di mezzi fantascientifici ai quali, ora, l’altra stava offrendo in tal maniera riferimento « Il brutto è che per rendere efficace un sistema ferroviario, si deve riuscire a realizzare dei tracciati utili. E fino a quando Kriarya si ritroverà politicamente isolata dal mondo, non ci saranno molti posti da poter raggiungere, anche ammesso di avere a fare tutto per bene. » osservò, con una nota critica a tal riguardo, e critica assolutamente non a discapito di Midda, altresì impegnata a tal scopo, quanto e piuttosto della situazione in generale, e di quella situazione nella quale ogni sforzo compiuto dalla stessa per aiutare la sua quotidianità a progredire a livello tecnico e tecnologico avrebbe avuto a doversi spiacevolmente confrontare con un panorama politico a lei tutt’altro che favorevole.

martedì 10 maggio 2022

3975

 

In accordo al mito, tredici ebbero a essere i tentativi della regina di uccidere la giovinetta, uno più crudele e scabroso dell’altro. Secondo l’opinione di Sha’Maech, tuttavia, tale numero avrebbe avuto a dover essere interpretato in maniera figurata, non qual un’effettiva quantità, quanto e piuttosto l’indicazione idealistica dell’impegno da lei posto in tal senso. Le fonti storiche, infatti, a tal riguardo avevano a riportare soltanto un tentativo da parte di Id-Shemiril, e un tentativo sventato dall’intervento del suo stesso figliuolo, il quale, resosi contro della follia della genitrice, ebbe fortunatamente a impedire quell’omicidio rituale, minacciando la madre di avere a togliersi a sua volta la vita se ella avesse portato a termine il proprio sanguinario proposito.
E se il mito, a tal riguardo, aveva a riportare la morte della regina malvagia prima del quattordicesimo tentativo, vedendo la propria violenza riflettersi a suo stesso discapito e sancendone così la disfatta; le fonti storiche confermavano la scomparsa della medesima, e l’ascesa al trono dell’erede, senza tuttavia implicare necessariamente la morte della medesima genitrice: una zona d’ombra all’interno della quale, quindi, avrebbe avuto a potersi collocare la partenza della stessa Id-Shemiril verso qualche terra lontana, forse e ancora una volta animata dall’intento di trovare una risposta alle proprie domande e, soprattutto, alla propria brama d’immortalità.

« Se ora ci dici che lo specchio è scomparso insieme a lei, però, mi metto a ridere fino a domani sera... » minacciò Maddie, nel ritrovarsi così a confronto con l’epilogo della storia, e di quella storia loro proposta in maniera decisamente ricca di dettagli da parte dell’uomo, senza, tuttavia, ancora avere a suggerire in alcuna misura ove potesse essere quello specchio, sempre nell’ipotesi, non ovvia, che avesse realmente a esistere, in una commistione veramente forte di mito e di realtà dietro a quella che, oltretutto, nel suo mondo natale avrebbe avuto a dover essere riconosciuta soltanto qual una fiaba.
« Limitandosi a offrire riferimento alla ballata di Degimirl o alle cronache di Id-Shemiril, in effetti, lo specchio ha a doversi comunque considerare perduto per sempre se non, addirittura, volontariamente infranto affinché alcun altro potesse avere a interrogarlo nuovamente traendone nuove ed empie indicazioni. » parve confermare l’uomo, scuotendo tuttavia il capo a escludere che quella avesse a doversi intendere realmente la conclusione della storia « Tuttavia, molti anni fa mi ero impegnato a cercare di approfondire la questione relativa a questo specchio, con la speranza di poter offrire per mezzo della conoscenza dello stesso a una mia giovane protetta di avere a ritrovare propria perduta salute... e, in tal senso, ero riuscito a ricollegare altre leggende, altre storie apparentemente estranee a questa e, tuttavia, offerenti comunque riferimento di volta in volta a un qualche mistico artefatto fonte di grande conoscenza che, in almeno un paio di occasioni, era addirittura ed esplicitamente indicato qual uno specchio. »
« Quindi... sai dove si trova...?! » esitò M’Eu, incerto nell’aver compreso correttamente quanto egli desiderasse affermare con quel giro di parole e quel riferimento a una nuova, possibile storia che, per quanto sicuramente interessante da ascoltare, avrebbe potuto portare loro via ancora qualche ora se soltanto gli fosse stata concessa occasione di continuare a parlare a ruota libera.
« Potrei saperlo... sì. » confermò Sha’Maech, annuendo a quell’esplicita richiesta di conferma « Tuttavia non è in un luogo facilmente accessibile e, soprattutto, potrebbe non essere così semplice avere a recuperarlo. » precisò, a chiarire in maniera sufficientemente trasparente quanto, con buona pace del loro entusiasmo, la questione non avesse a doversi fraintendere qual banale, né di immediata risoluzione.
« E quando mai...?! » sospirò allora Howe, banalizzando la questione e, soprattutto, il pericolo così in essa loro presentato, addirittura promesso.

Non una vana vanteria quella così suggerita dallo shar’tiagho, quanto e piuttosto la più pura e semplice constatazione di un dato di fatto, e di quel dato di fatto che mai, in tutta la loro ormai più che decennale carriera di avventurieri, non aveva concesso possibilità alcuna di raggiungere facilmente, senza sforzo, o senza incommensurabili pericoli, un proprio qualunque obiettivo, avesse questo a essere un oggetto concreto quanto, o piuttosto, anche e soltanto una semplice idea.
Quella, dopotutto, era la loro vita. Una vita che ognuno di quei cinque compagni d’armi, in momenti diversi, in esistenze diverse, aveva voluto abbracciare, rendere propria, in controtendenza a qualunque genere di istinto di autoconservazione, nel preferire, alla possibilità di una serena quotidianità priva di particolari occasioni di crisi, una vita frenetica e mai scontata, ma non soltanto nei propri contenuti, quanto e piuttosto nella propria stessa esistenza.
Quante volte Howe e Be’Wahr avevano rischiato di morire...? E non in generale, nel corso delle proprie ormai non più giovanili esistenze, quanto e piuttosto in soltanto quegli ultimi tempi, quell’ultimo ciclo di stagioni, e quell’ultimo ciclo di stagioni che, comunque, aveva riservato loro più avventure, e disavventure, rispetto a quanto chiunque altro non avrebbe potuto supporre di avere a vivere in un’esistenza intera.
Quante volte H’Anel e M’Eu, pur decisamente meno veterani rispetto ai propri amici, avevano creduto di non poter raggiungere una nuova alba...? E non in generale, in una vita che, loro malgrado, si era ritrovata posta in discussione sin dalla loro più infantile età, quanto e piuttosto in soltanto questi ultimi mesi, quell’anno, e quell’anno che, pur, avrebbe avuto a essere sì affollato da risultare persino difficile a discriminare in quanto effettivamente tale... e soltanto tale!
Quante volte, ancora, Madailéin Mont-d'Orb aveva rischiato di morire...? Dopo una vita intera trascorsa in una realtà quieta e ripetitiva, nella quale la più marcata espressione di incertezza avrebbe avuto a doversi intendere nel menu che sarebbe lei stato proposto a pranzo, ella aveva radicalmente riscritto la propria quotidianità, e nel compiere ciò aveva iniziato a vivere una realtà nuova, e così affollata di eventi, da sovrascrivere completamente ogni memoria di quel passato, e di quel passato che, pur non avendo a poter essere considerato sì remoto, non avrebbe potuto che risultare tanto lontano nella sua mente da risultare difficile da rammentare, quasi come neppure le fosse realmente appartenuto.
Quale disorientante sorpresa, quindi, avrebbe mai potuto essere riconosciuta da ognuno di loro a confronto con l’idea di un qualche pericolo mortale nella ricerca di quello specchio leggendario...?!

lunedì 9 maggio 2022

3974

 

Sulla base dei dati in possesso di Sha’Maech, la figura leggendaria della regina Degimirl avrebbe avuto a dover essere ricondotta, invero, a un’antica sovrana y’shalfica, appartenente a un’epoca antecedente alla contaminazione della cultura di quel paese da parte delle repressive regole patriarcali qualche secolo, o forse millennio, più tardi mutuate dalla cultura far’gharia.
In tale periodo storico, e in un territorio che ancora non avrebbe potuto essere considerato del tutto equivalente a quello dell’attuale Y’Shalf, la regina Degimirl, o, più probabilmente, Id-Shemiril, era succeduta al proprio sposo, il re, nella gestione del regno alla sua prematura dipartita, come reggente nell’attesa che il loro figlioletto, ed erede designato, raggiungesse un’età adeguata per potersi far carico di tale incombenza. Donna contraddistinta da una straordinaria capacità politica, e da un vivacissimo intelletto, ella non aveva reso proprio il ruolo di reggente accogliendolo con superficialità, ma, anzi, lo aveva accolto con assoluto senso di responsabilità, impegnandosi con assoluta dedizione non soltanto al mantenimento di quanto ereditato dal proprio defunto sposo ma, in effetti, alla crescita e all’ampliamento di tutto ciò, in uno di quelli che, secondo diverse fonti storiche, avrebbe avuto a dover essere considerato uno dei più floridi periodi del remoto passato di Y’Shalf.
Tuttavia, accanto a tante straordinarie doti, ella non avrebbe potuto ovviare anche a qualche difetto, primo fra tutti quello della vanità. Donna di rara bellezza, ella temeva più di ogni altra cosa l’idea di avere un giorno a sfiorire e, in questo, ebbe a porre tutti i propri più valenti alchimisti alla ricerca di valide soluzioni alla propria mortalità. Anch’ella studiosa di arti arcane, e di quelle scienze incredibilmente prossime alla stregoneria, ritrovandosi insoddisfatta dall’assenza di risultati dei propri studiosi ebbe a convogliare tutte le proprie conoscenze nella creazione di un artefatto che potesse offrirle la risposta al proprio sì angosciante interrogativo, uno specchio incantato che tutto avrebbe potuto conoscere.

“Insomma... un motore di ricerca alimentato ad anime.” non mancò di ironizzare Maddie, nell’ascoltare quella narrazione, e nel non poter ovviare a sorridere a confronto con l’assurda esagerazione propria di quelle leggende, e di quelle leggende atte a presentare puntualmente figure ben lontane da ogni speranza di veridicità... un po’ come Anmel Mal Toise, la quale, tuttavia e purtroppo, non avrebbe potuto essere fraintesa in alcuna misura qual fittizia.

Nel merito di come tale specchio ebbe a essere creato, né la Storia, né tantomeno la leggenda, avrebbero potuto esprimersi con sufficiente certezza, benché Sha’Maech, a tal proposito, non aveva mancato di elaborare una propria teoria, e una teoria atta a ricollegare a tale narrazione un’altra storia, un altro mito, e una storia, un mito, concernenti la sanguinaria follia di una strega e di una strega che, per ottenere il più potente fra i propri artefatti stregati, ebbe a sacrificare le vite, e le anime immortali, di una folta schiera di adepti, intrappolandole, per l’appunto, in uno specchio. Facile, in tal senso, sarebbe quindi stato ipotizzare come Id-Shemiril, vittima della propria assurda ricerca di immortalità, nonché, per l’appunto, insoddisfatta dall’assenza di risultati dei propri alchimisti, ebbe a decidere di sacrificare gli stessi per dare corpo al proprio specchio e a quello specchio che una risposta a ogni propria domanda avrebbe saputo riservarle. E a confronto con l’interrogativo per lei più pressante, la replica dello specchio non mancò di apparire spiacevolmente coerente con la crudeltà della propria stessa genesi: per impedire al proprio corpo di subire la corrosione propria del tempo, ella avrebbe dovuto sacrificare un’altra vita in luogo alla propria. E non una vita qualunque: ma quella dell’animo più puro che avrebbe saputo trovare.
Nell’epoca propria di tali eventi, ormai diversi anni dopo la morte del sovrano e l’ascesa al potere della regina, il giovane principe avrebbe avuto a dover essere ormai riconosciuto qual fanciullo: un giovinetto ricco di entusiasmo per la vita e di amore da offrire al mondo, oltre ovviamente alla propria genitrice, da lui conosciuta soltanto per il proprio profilo pubblico, e quel profilo di grande sovrana illuminata. Ben lontano da ogni suo interesse, quindi, avrebbe avuto a doversi intendere l’ascesa al trono, trono che ben volentieri avrebbe così lasciato alla propria amata madre, nel non avere desiderio alcuno di dedicarsi alla fin troppo onerose incombenze proprie di un tale ruolo. E in luogo alla successione, egli non avrebbe potuto che preferire viaggiare per il regno stesso, conoscendo le sue terre e i suoi abitanti, e vivendo ogni giornata con spensieratezza.
Proprio in uno dei tanti viaggi del giovane principe, egli ebbe a conoscere una giovinetta a lui pressoché coetanea, innanzi alla quale, per la prima volta, il suo cuore ebbe a sussultare di sentimenti prima mai esplorati. Ed ella, in effetti, non avrebbe potuto che meritare quell’infatuazione da parte del proprio giovane spasimante, nell’essere, invero e seppur d’umili origini, una giovinetta assolutamente degna d’ogni ammirazione, dotata non soltanto di indubbia beltade ma, anche e ancor più, di un profondo intelletto, a contorno di uno spirito curioso guidato, tuttavia, da un cuore saldo nei propri principi morali. Una perla rara, insomma. E una perla rara nei riguardi della quale, purtroppo, non soltanto il giovane principe avrebbe avuto a dover essere riconosciuto interessato, giacché, a molte miglia di distanza da loro, il volto della giovinetta ebbe a comparire riflesso nello specchio stregato della regina Id-Shemiril, come la candidata perfetta per assicurare alla regina una prima vittoria contro l’ineluttabilità del tempo.

“Una versione decisamente più appassionante di quella del cartone animato...” osservò allora Maddie, seguendo con sincero interesse quelle parole, nella curiosità di sapere ove il tutto sarebbe andato a parare, là dove, avendo ormai avuto occasione di esplorare un po’ il folklore proprio di quel mondo, raramente il lieto fine avrebbe avuto a dover essere inteso a margine di simili narrazioni.

domenica 8 maggio 2022

3973

 

« Mi pare una cosa laboriosa e complicata... » rifletté Sha’Maech, aggrottando appena la fronte e provando a immaginare l’impegno che un simile lavoro avrebbe potuto richiedere da parte del miniaturista in questione « E a cosa serve questo... cartone animatto...?! »
« Animato. » corresse nuovamente Maddie, con un quieto sorriso « In verità... non è che abbia una propria peculiare utilità: è solo uno strumento per raccontare una storia. » suggerì, cercando di illustrare al meglio il concetto « E’ un modo per tradurre un’idea, una fantasia, in qualcosa che chiunque possa vedere... anche per quanto assurda e totalmente irrealistica. » soggiunse, stringendosi appena fra le spalle « Anche il pubblico finale può essere estremamente variegato: dai bambini più piccoli, passando per quelli più grandicelli, per gli adolescenti e arrivando alfine anche agli adulti. Ovviamente a seconda del pubblico, la storia e il disegno variano, per venire incontro alle diverse esigenze e aspettative. »
« In altre parole è un’alternativa al cantastorie...? » ipotizzò l’altro, cercando di tirare le somme nel merito del discorso da lei proposto.
« Eh, sì. Diciamo di sì. » confermò ella, riconoscendo corretto quel parallelismo « In fondo il desiderio di fondo è lo stesso, così come l’esigenza da soddisfare: quella di raccontare, e di ascoltare, una storia. »
« ... affascinante. » riconobbe Sha’Maech, sinceramente incuriosito dall’idea di quei cartoni animati e, soprattutto, da una società così tecnicamente evoluta da rendere realtà qualcosa del genere « E giusto un’ultima curiosità e poi la smetto, parola... » soggiunse, cogliendo lo sguardo critico da parte di Howe nei riguardi di quella deriva e di quella deriva altresì ingiustificabile nel confronto con la situazione corrente e con la necessità di avere a rintracciare quanto prima Be’Sihl « Quanti disegni sono necessari, normalmente, per permettere a questo cartone animato di... funzionare? »
« Non vorrei sbagliarmi, ma dovrebbero essere almeno ventiquattro disegni al secondo. » dichiarò l’altra, salvo poi rammentarsi di quanto, in effetti, il secondo non fosse un’unità di misura riconosciuta in quella realtà, e in una realtà che, in assenza di un mezzo preciso per misurare il tempo, non avrebbe potuto scendere al di sotto delle frazioni principali dell’ora senza rinunciare a ogni cognizione di causa « Il secondo equivale a un sessantesimo di minuto. E il minuto equivale a un sessantesimo di ora. » illustrò, a chiudere in maniera adeguatamente completa quella parentesi.

A Sha’Maech fu necessario qualche istante per riuscire a ricondurre la questione entro i giusti numeri. E quando il calcolo fu compiuto, il risultato non mancò di impressionarlo, facendogli sbarrare gli occhi in termini tali che sembrarono sul punto di cascare fuori dalle proprie orbite...

« Stai dicendo che per un quarto d’ora di cartone animato occorrono ventunomila e seicento disegni...?! » esclamò, decisamente spiazzato da tutto ciò « E’ folle! »
« Un po’... » annuì ella, stringendosi appena fra le spalle e non sapendo cos’altro poter commentare a margine di tale calcolo e del relativo commento, e di quel commento che, dopotutto, avrebbe potuto riservarsi le proprie ragioni.

In una realtà dominata da ben diversi fabbisogni rispetto a quella per lei natia, Maddie lo comprendeva, l’idea di ventunomila e seicento disegni per realizzare pochi minuti di animazione avrebbe avuto a dover essere intesa qual priva di qualunque senso, soprattutto nell’ottica di andare, in ciò, a rimpiazzare il lavoro del cantastorie, e un lavoro che, in tal proporzione, non avrebbe potuto essere in alcuna misura posto in dubbio da tale diversa tecnica.
Perché mai, del resto, qualcuno avrebbe dovuto prendere in considerazione la possibilità di porre in essere tutto il lavoro necessario per realizzare una tale, monumentale opera per raccontare soltanto un quarto d’ora di storia, e un quarto d’ora che, attraverso la voce di un bardo, avrebbe potuto essere molto più comodamente coperto, senza eguale sforzo né impegno...?!
No: in quella società l’idea stessa di un cartone animato non avrebbe potuto che risultare folle. Così come folle non avrebbe potuto che risultare la maggior parte delle altre inutili futilità di cui, nel suo mondo natale, non si sarebbe potuto fare a meno per alcuna ragione. Dopotutto, in quella realtà, la ricerca della soddisfazione dei bisogni delle persone avrebbe avuto a dover concernere, in primo luogo, quella dei bisogni basilari. Ragione per la quale tutto il superfluo non avrebbe mai potuto ovviare a essere riconosciuto, appunto, in quanto tale: superfluo. Non che nel suo mondo natale il superfluo avesse a essere agognato da chiunque: anche lì, purtroppo, molte persone non avrebbero saputo neppure come avere a soddisfare bisogni basilari come acqua, cibo e salute, in termini tali per cui, con buona pace di ogni impeto consumista, a nessuno di loro avrebbe avuto a importare quale sarebbe stata trasmessa la nuova stagione di una qualunque serie animata o quando sarebbe mai stato rilasciato il nuovo capitolo di un qualsivoglia videogioco.

« Comunque sia... e per tornare in tema, una delle nostre versioni della storia è quella che una donna molto bella, una regina, possedeva questo specchio incantato a cui era solita domandare chi avesse a dover essere riconosciuta qual la più bella del suo regno. E lo specchio, in genere, le concedeva soddisfazione confermandole che proprio lei avesse a dover essere considerata la più bella. Almeno fino a quando, un infausto giorno, non indica una giovinetta innocente che, per tal ragione, si ritrova a essere al centro delle brame assassine della stessa regina... » riassunse Maddie, sforzandosi di tornare in argomento e, in ciò, riprendendo la questione rimasta in sospeso prima di quella dissertazione sui cartoni animati.
« In linea di principio è effettivamente simile alla nostra ballata relativa alla regina Degimirl. » confermò H’Anel, avendo ormai ricordato alla perfezione i dettagli della questione « Attraverso il proprio specchio, Degimirl può controllare la propria rivale e inizia ad agire in maniera tale da tentare, ripetutamente, di condurla alla morte in modi sempre più atroci, per quanto, ogni volta, l’altra ne abbia a uscire sempre e miracolosamente indenne. »
« D’accordo... questa parte della storia a noi manca. » osservò la donna dai capelli color del fuoco e dagli occhi color del ghiaccio « Ma sul resto direi che ci troviamo sufficientemente allineati. » sancì, cercando di non scoppiare a ridere all’idea di doversi porre alla ricerca dello specchio della regina cattiva di Biancaneve.

sabato 7 maggio 2022

3972

 

« Trovato! » esclamò la voce del sapiente, raggiungendo tutti e tutti ridestando improvvisamente dal proprio riposo, in maniera così improvvisa e inattesa che, addirittura, Howe e M’Eu ebbero a ruzzolare a terra, entrambi privati del precario equilibrio distintamente raggiunto « Quello che vi serve è lo specchio di Degimirl. » asserì poi, non privo di una chiara soddisfazione, tornando a loro con un grosso tomo fra le mani.

In conseguenza del brusco risveglio, per un istante nessuno dei cinque avrebbe potuto dirsi effettivamente conscio di cosa stesse succedendo e del perché di tutto ciò, spiacevolmente disorientati dalla situazione come chiunque, del resto, al posto loro, avrebbe avuto a essere.
Un senso di disorientamento, il loro, che tuttavia non ebbe a perdurare a lungo e che li vide, rapidamente, recuperare contatto con la realtà, riuscendo non soltanto a identificare nuovamente ove fossero e chi stesse loro parlando, ma anche, e ancor più importante, perché fossero effettivamente lì.

« Lo specchio di Degimirl...? » esitò H’Anel, stropicciandosi poi gli occhi e trattenendo a stento uno sbadiglio, nel mentre in cui ebbe a distendere i muscoli della schiena, intorpiditi dalla scomoda posizione in cui, ognuno di loro, necessariamente, aveva finito per ritrovarsi « Perché questo nome non mi suona nuovo...?! »
« Non è il nome della strega regina protagonista di una vecchia ba-ahhh-llata...? » ipotizzò Be’Wahr, reagendo in maniera non dissimile dalla propria compagna d’arme ma, diversamente da lei, ovviando a sforzarsi di trattenere lo sbadiglio, con il quale ebbe quasi a slogarsi la mandibola.
« Lei. » confermò Sha’Maech, piombando in mezzo a loro solo per postare il grande tomo su un basso tavolino al centro della stanza, aperto su una pagina riccamente illustrata accanto a una pagina altresì popolata da un fitto testo, scritto con piccoli caratteri ordinati.

Allungandosi incuriosita per poter sbirciare meglio il libro così loro offerto dal vecchio saggio, Maddie ebbe a ritrovarsi al cospetto di quella che avrebbe potuto essere quietamente un’illustrazione tratta da una qualche edizione di pregio della fiaba di Biancaneve, con questa donna dotata tanto di grande bellezza, e lì meravigliosamente ritratta, quanto di una certa, palese empietà, posta in piedi innanzi a un piccolo specchio il quale, allorché restituire la sua immagine speculare, le stava presentando un’altra se stessa, e una se stessa intenta allora a parlarle.

« “Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella di tutto il reame...?!” » non si trattenne allora dal commentare, con un sorriso divertito a confronto con quel bizzarro parallelismo con il proprio mondo natale, non il primo offertole e, ciò non di meno, evento neppur così consueto dal non meritare di essere enfatizzato nella propria occorrenza.
« Per Lohr... la tua donna è uscita di testa, fratello. » suggerì Howe in direzione di Be’Wahr, a confronto con le parole così scandite da Maddie, e parole che non avrebbero potuto riservarsi alcun significato dal proprio personale punto di vista « Per carità: prima o poi sarebbe necessariamente dovuto accadere... ma speravo, francamente, che riuscisse a durare più a lungo. » soggiunse, a palese dimostrazione di quanto il suo intento fosse allor assolutamente scherzoso nei riguardi della loro amica e compagna d’arme.
« Scusatemi. » replicò la donna dai capelli rossi come il fuoco e dagli occhi azzurri come il ghiaccio « E’ che questa immagine mi ha ricordato una fiaba del mio mondo natale. »
« Affascinante parallelismo fra universi distinti. » osservò quindi Sha’Maech, certamente incuriosito da tutto ciò, così come, del resto, non avrebbe potuto ovviare a essere incuriosito, in generale, da lei « Hai voglia di raccontarmi qualcosa di più a tal riguardo...?! »
« Oh... accidenti! » commentò Maddie, ritraendosi appena, quasi in imbarazzo di fronte a quella richiesta, e a quella richiesta che non avrebbe potuto mancare di trovarla ingiustificabilmente impreparata « Qui ci vorrebbe proprio mia sorella Rín... anche perché io, francamente, ricordo giustappunto poco e male la storia del cartone animato. » dichiarò, non trovando un modo opportuno per tradurre nella lingua kofreyota il termine “cartone animato” e, in tale senso, scandendolo nella propria lingua madre.
« Il... carrone annimato?! » ripeté l’altro, piegando appena il capo di lato nel cercare di soppesare il senso di quelle parole, e di quelle parole che, tuttavia, non avrebbero potuto risuonare in alcun modo comprensibili dal suo punto di vista.
« Cartone animato... » scandì meglio Maddie, affinché, quantomeno, il significante potesse essere compreso « Per Thyres... e ora come ti spiego che cosa sia un cartone animato...?! » si domandò, appellandosi alla dea dei mari in maniera non diversa dalla propria corrispettiva autoctona o, in effetti, dalla propria maestra d’arme, la prima Midda Bontor che aveva avuto occasione di incontrare ancora nel proprio mondo, assimilando quasi per osmosi quell’intercalare, benché, in effetti, non avesse a professare una qualche fede in particolare, né verso di lei, né verso altre divinità « Puoi immaginarlo come un disegno che si muove. »
« Opera di stregoneria, quindi...? » esitò Sha’Maech, non avendo ovviamente a riservarsi alcun genere di aspettativa a confronto con una tale eventualità, nell’aver già inquadrato quanto quella donna avesse a doversi riconoscere quanto di più lontano possibile da qualunque concetto di stregoneria, almeno per così come proprio di quella loro realtà.
« Assolutamente no. » negò ella, confermando in tal senso quanto atteso dall’interlocutore « E’ opera di ingegno tecnico, e nasce da proporre in rapida sequenza tante immagini distinte e fra loro pressoché identiche se non per qualche minuscolo dettaglio, e qualche dettaglio utile da rendere, nell’accumulo di immagini, il senso di un movimento, o l’evolversi di un’espressione, o quant’altro si voglia.  » tentò di spiegare, cercando di rendere la questione il più semplice possibile « Pensa di avere un cerchietto disegnato su una pagina di un libro e sulla pagina successiva lo stesso cerchietto spostato soltanto di pochissimo verso il basso. E in quella dopo ancora di nuovo e un po’ più in basso. Immagina di avere un libro intero con questo cerchietto sempre più in basso, fino a scomparire addirittura oltre il bordo inferiore della pagina. E poi immagina di sfogliare rapidamente il libro, fissando le pagine in continuo movimento: quello che il tuo cervello finirebbe per vedere non è un cerchietto in una data posizione, ma un cerchietto che si muove verso il basso, fino a scomparire addirittura oltre il bordo inferiore della pagina! »