11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022
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mercoledì 20 aprile 2022

3963

 

Quando la porta d’accesso alla cella sotterranea di Nissa Bontor ebbe a chiudersi, e secondo le sue esplicite volontà in tal senso iniziò a essere murata, lasciando giustappunto un minimo spiraglio appena utile a permettere una comunicazione di ordine verbale, per consentire a Mera Ronae e a Namile, ma anche alla stessa Midda, di avere possibilità di visitare quella prigioniera volontaria, tutti i suoi principali detrattori avrebbero avuto a dover gioire per tale risultato, il migliore che avrebbe potuto essere loro concesso qual epilogo di quella questione, in assenza della possibilità, in qualunque maniera, di avere a riportarla a una condizione di sicura morte perpetua. Ciò non di meno, né Howe Ahlk-Ma, né tantomeno lord Brote, primi esponenti fra tutti i più animosi oppositori dell’ex-regina dei pirati dell’isola di Rogautt, ebbero allora a essere contenti di ciò, trattenendosi a stento dal prendere voce in aperta, e contraddittoria, opposizione a tutto ciò.  Perché se pur facile, per loro, era stato odiare Nissa Bontor, ed estendere tale odio a includere, estemporaneamente, anche la loro amica Midda, identificandola soltanto qual la responsabile per tutto quanto di male era accaduto nelle loro esistenze, da un lato con la perdita del braccio sinistro dello shar’tiagho, e dall’altro con l’assassinio di lady Nass’Hya; nessuno dei due, in quel particolare frangente, sembrava essere in grado di continuare a riconoscere in quella donna la propria antagonista, nulla di più ravvisando se non una madre e una sorella che stava volontariamente offrendosi in sacrificio per soddisfare la loro brama di sangue, il loro desiderio di vendetta, in termini, tuttavia, divenuti quasi incomprensibili.
Non Howe, non Brote, tuttavia, ebbero a opporsi, alfine, a quella condanna, nel non riuscire comunque e ancora ad accettare l’idea di poter superare tanto facilmente quanto da lei compiuto a loro discapito e nel comprendere, in ciò, che mai avrebbero avuto a fidarsi di lei se, allora, non avessero permesso agli eventi di evolvere in quella direzione, tormentati per sempre dal dubbio di quanto, forse, ella non avesse avuto semplicemente a manipolarli, e a manipolarli psicologicamente per ottenere esattamente quel risultato finale, con la propria gratuita assoluzione.

Ma se pacificatorio, in tal senso, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto l’intento della ritornata, non tutti ebbero a provare soddisfazione per quanto lì stava occorrendo. Perché Mera Ronae e Namile, che già avevano una volta dovuto piangere la morte della loro genitrice, ora non avrebbero potuto mancare di percepire tutto ciò qual una nuova tumulazione, benché rassicurate in senso opposto dalla loro stessa madre, e da quella madre che, ricordando loro la propria attuale condizione, non aveva mancato di elargire parole mitigatrici di ogni loro possibile dubbio, di ogni loro possibile paura, e parole innanzi alle quali, teoricamente, entrambe avrebbero dovuto accettare la verità dei fatti, e di come né quello, né molto di peggio, avrebbero mai potuto avere ormai a danneggiarla. Così, malgrado tutto, al centro di quegli stessi volti chiaramente colmi di tristezza, non avrebbero potuto mancare di risaltare i loro occhi color ghiaccio, gli stessi della loro genitrice e della loro leggendaria zia, e quegli occhi ben lontani dal dimostrare sconforto, quanto e piuttosto rabbia, e rabbia per una situazione che, loro malgrado, non volevano capire.
Non che Meri e Nami non potessero capire tutto quello. Al contrario. Fin da subito, fin da dopo la morte della loro genitrice, quelle due gemelle erano state più che capaci di confrontarsi in modo quieto e razionale con gli eventi, e con quegli eventi sviluppatisi in maniera a loro avversa, elaborando in termini più che corretti quanto accaduto, a partire dalle negative responsabilità della loro stessa genitrice in tutto ciò, e, in questo, arrivando persino a dimostrarsi pronte ad assumersi personalmente l’onere derivante dalle colpe da lei commesse, benché nessuno avesse a voler riversare su quelle allor infantili spalle il peso di qualcosa di simile. Al di là, tuttavia, di quanto esse avessero sin da subito compreso la situazione, cinque anni addietro come al tempo presente, in quella occasione contemporanea le due fanciulle non vollero permettersi di accettare tutto quello, e di avere a doverlo considerare come qualcosa di giusto e di necessario, per così come pur la loro stessa genitrice stava fermamente proponendo.

E nel punto mediano fra lo sconforto di Howe e di Brote, e la rabbia di Mera Ronae e di Namile, non poté che ritrovarsi, in maniera quasi naturale, proprio Midda Bontor, la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya e di Lysiath, signora della città del peccato e, in quel momento, diretta responsabile per aver dato l’ordine di seppellire in tal maniera la propria gemella, e quella gemella da sempre sua antagonista, sua nemesi, e, ciò non di meno, in quegli ultimi tempi faticosamente ma piacevolmente riscoperta qual una sorella e, probabilmente, un’amica.

« Ricordate che è qualcosa di temporaneo... » suggerì sottovoce, verso le proprie nipoti, in parole che, tuttavia, sembrarono ben risuonare anche quali rivolte a proprio stesso conforto, a propria stessa rassicurazione, là dove, altrimenti, avrebbe ben volentieri abbattuto personalmente quella parete a pugni, per avere a liberare la propria gemella « Non appena riusciremo a ritrovare Be’Sihl, e a isolare la minaccia rappresentata da Anmel, non vi sarà più ragione alcuna per mantenerla così segregata. »
« Questo lo abbiamo capito... » rispose a denti stretti Namile, cercando di non dimostrarsi troppo aggressiva verso la loro parente, e quella parente che avevamo imparato ad apprezzare, ad ammirare, anche ad amare, e che, tuttavia, ora sembrava essere ritornata l’antica incarnazione del male per così come, un tempo, promossa loro dalla loro stessa genitrice « ... ma... »
« Lo so. » annuì Midda, storcendo le labbra verso il basso « Non piace neppure a me tutto questo. E se fosse dipeso soltanto da me, credetemi, non avrei mai accettato questo assurdo compromesso... »
« Lo sappiamo... » suggerì allora Mera Ronae, cercando di apparire più accomodante rispetto alla propria gemella « ... e non vogliamo riservarti colpa per tutto questo. »
« Non quando, del resto, c’è un’alternativa migliore verso la quale avere a rivolgere la nostra rabbia. » puntualizzò l’altra, quasi ringhiando quelle ultime sillabe.
« ... non vorrete riferirvi a...? » esitò la Figlia di Marr’Mahew, avendo a temere, per un istante, che le proprie nipoti potessero avere a covare rimorso verso Howe e Brote, ponendo le basi per l’inizio di qualche nuova, terribile faida, se soltanto il loro sangue fosse stato anche solo in minima parte degno di quello della loro stessa genitrice.
« ... Anmel Mal Toise. » sancì tuttavia Nami, a esplicitare meglio la propria sentenza precedente « Lo hai detto anche tu, zia, no...?! Non appena ritroveremo Be’Sihl e ci libereremo di Anmel, mamma potrà tornare libera. » ripeté, ora voltandosi a osservare in maniera esplicita la propria parente, e quella parente che, nell’assoluta somiglianza esistente fra loro, avrebbe potuto anche rappresentare una sua versione adulta, la donna che lei stessa sarebbe potuta diventare di lì a trent’anni e poco più.
« ... non starete pensando di...? » esitò nuovamente ella, avendo ora a intuire quanto la nipote volesse intendere e, in tal senso, non provando ragione di che esserne felice... anzi.
« Non dite idiozie, voi due! » intervenne addirittura la voce della stessa Nissa Bontor, da oltre la porta ormai quasi completamente murata e appellandosi, in ciò, al chiaro indirizzo delle proprie figliuole « Questa faccenda riguarda vostra zia e i suoi amici... voi due non dovete lasciarvi coinvolgere da tutto questo! »
« E’ un po’ tardi, non ti pare...?! » replicò allora Meri, con un amaro sospiro in direzione della propria genitrice non più visibile « Questa famiglia è la nostra famiglia. Tu, Midda, Be’Sihl... tutti quanti. E dal momento che Anmel ha dichiarato guerra alla nostra famiglia, né io, né Namile, ci tireremo indietro dal compiere quanto necessario. »
« Thyres! » esclamarono in coro Midda e Nissa, a confronto con quelle parole.

martedì 19 aprile 2022

3962

 

Le parole della Figlia di Marr’Mahew non ebbero a cadere nel vuoto, là dove, al di là di ogni possibile dubbio nel merito delle scelte da lei compiute nel merito della gestione della propria gemella, e di quella gemella propostasi qual or mossa da diversi intenti rispetto al passato, nessuno avrebbe potuto avere di che banalizzare il pericolo rappresentato da un’Anmel Mal Toise e, in particolare, da quell’Anmel Mal Toise, anche in considerazione del fatto che, purtroppo, una buona parte di loro aveva già avuto passata occasione di confronto con lei e con la sua crudeltà.
La prima, ovviamente, era stata proprio la stessa Maddie, la quale, quand’ancora inconsapevole di tutta quella complessa realtà e, anzi, di quell’insieme infinito di complesse realtà poi scoperte essere il multiverso, si era vista aggredire nel proprio stesso appartamento, in un universo parallelo a quello, da un malcapitato contagiato dal morbo cnidariano, e un malcapitato la testa e buona parte del busto del quale, in tal senso, si erano letteralmente aperti in due metà, e in due metà ornate da lunghe zanne sol desiderose di farla a pezzi o, peggio, di contagiarla, uccidendola, prima, e trasformandola a sua volta in un simile orrore. Un fato da cui soltanto Midda Bontor, un’altra Midda Bontor, aveva avuto a salvarla, aprendole gli occhi sull’esistenza di un numero infinito di mondi paralleli e, in questi, di molte altre versioni di sé, una parte delle quali, invero, decisamente diverse da quanto ella era stata sino ad allora, una frustrata, nevrotica e perennemente insoddisfatta vittima della propria stessa vita quotidiana, e di quella vita quotidiana che non era mai riuscita a soddisfarla e a confronto con la quale, ciò non di meno, non aveva mai neppur supposto potesse esistere una qualche alternativa. E un’alternativa, in effetti, gliel’aveva avuta a fornire proprio colei poi divenuta sua maestra d’arme e di vita, e colei che, tuttavia, alla fine, si era vista a propria volta contagiare tragicamente dallo stesso morbo cnidariano, trasformandosi in una sua antagonista e costringendola a ucciderla per salvare, in tal senso, la vita dei propri cari. Soddisfatta per la morte della propria antica avversaria, Anmel Mal Toise aveva quindi deciso di lasciare quell’universo, e quell’universo al quale, in verità, neppure apparteneva, per proseguire oltre, continuando nel proprio errabondo peregrinare attraverso varie realtà al solo scopo di cercare di uccidere quante più Midda o Maddie avesse potuto. Ed era stato proprio allora che Maddie, quella Maddie in particolare, aveva accettato l’occasione concessale dalla fenice, per abbracciare quella che forse da sempre avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la sua vera natura, e per diventare la donna che avrebbe voluto essere... la donna che oggi era.
Non soltanto Maddie, tuttavia, aveva avuto occasione di confronto con la violenza propria di quell’Anmel Mal Toise, là dove, di primo getto, anche Midda, Be’Sihl, Lys’sh, Be’Wahr, Seem, Rín e, addirittura, i piccoli Tagae e Liagu, si erano ritrovati nel mirino della stessa, e, in particolare, di uno dei suoi vicari, secondo-fra-tre, il quale, per la prima volta, aveva introdotto tutti loro a quella dimensione primigenia che, in breve, avrebbero indicato con il termine di tempo del sogno, su suggerimento della stessa Nóirín, lì trascinandoli con il solo scopo di avere a cancellarli tutti quanti, e per sempre, non soltanto da quella realtà, ma da ogni possibile realtà. E se pur, quella prima offensiva non aveva condotto ad alcun utile trionfo, Anmel non si era concessa occasione di demordere, reiterando i propri attacchi in tal senso e, alla fine, arrivando addirittura in prima persona, o quasi, ad agire contro di loro, attraverso una versione alterata di Carsa Anloch o, per lo meno, una versione alterata della Carsa Anloch che, involontariamente, era stata rievocata dai ricordi dell’Ucciditrice di Dei nel corso della loro prima visita all’interno del tempo del sogno. Una Carsa Anloch che, tempo dopo, avrebbe cercato di giocare un ruolo chiave nella loro disfatta, e nella disfatta di Midda, di Be’Sihl, di Duva, di Lys’sh, di Howe, di Be’Wahr, di H’Anel e di M’Eu, oltre che di molte altre dozzine di persone, ancora una volta, drammaticamente, vedendo schierato in giuoco il terribile morbo cnidariano.
Insomma: più della metà del clan aveva avuto un’esperienza diretta con la follia propria di quell’Anmel Mal Toise, e di un’Anmel Mal Toise, dopotutto, tanto folle da decidere di non limitare la propria violenza a una singola Midda Bontor ma, ancor meglio, estenderla a ogni Midda Bontor dell’intero multiverso e a ogni annesso e connesso le fosse passato vicino. E anche coloro che non avevano ancor avuto la sfortuna di ciò, avevano avuto occasione di ben intendere la questione, in termini tali da ben comprendere il pericolo rappresentato da quell’implicita dichiarazione di guerra nei loro confronti, e quell’implicita dichiarazione celata dietro il rapimento del buon Be’Sihl Ahvn-Qa.

« Abbiamo indizi nel merito di ove potrebbe celarsi...?! » domandò lord Brote, uno fra i pochi a non aver avuto esperienza diretta con quell’avversaria, e, ciò non di meno, ben lontano dal doversi intendere bramoso di colmare tale lacuna, non dimentico di quanto fosse già stato complicato avere a sconfiggere la prima Anmel, quand’ancora non pienamente padrona di sé e dei propri poteri « Anche lei immagino abbia bisogno di un corpo, come già in passato... » puntualizzò, non potendo ovviare a volgere uno sguardo di disappunto in direzione di Nissa, quasi quanto accaduto fosse stato una scelta sua, salvo, poi, avere immediatamente a pentirsi di ciò, nel ricordare come, per colpa di Anmel, della “loro” Anmel, Nissa avesse avuto a perdere il proprio figlio primogenito, tragedia in conseguenza alla quale aveva preferito la morte a ogni possibile proseguo alternativo della propria esistenza.
« Purtroppo no. » replicò la stessa ex-regina dei pirati dei mari del sud « Ed è proprio per questa ragione che c’è bisogno ora più che mai che tutti voi torniate a collaborare così come avete sempre fatto... e come avete fatto anche quando avete deciso di spingervi a dichiararmi guerra addirittura in casa mia. » sorrise, senza alcun intento polemico a loro riguardo e, anzi, desiderosa in ciò di riconoscere i loro giusti meriti per quanto compiuto « E dal momento che, purtroppo, a oggi sono chiaramente io l’unica ragione per la quale tutto ciò non potrebbe essere possibile, ho deciso di rimuovermi volontariamente dall’equazione. » annunciò, sospingendosi immediatamente al nocciolo della questione « Ma prima che possiate fraintendere, non intendo andarmene via: resterò qui, imprigionata sotto terra, in maniera tale che non abbia più a poter essere giudicata una minaccia per alcuno... e, ciò non di meno, in termini utili a non permettere neppure che io possa essere riconosciuta, nuovamente, ospite volontaria o involontaria per un’altra Anmel Mal Toise. »

lunedì 18 aprile 2022

3961


Se Midda Bontor non avrebbe potuto ovviare a riservarsi dei personalissimi dubbi nel merito della decisione della propria gemella, ancor più marcata non poté che essere la contrarietà espressa da Mera Ronae e Namile, le figlie della stessa, così come da parte di Korne, Smirn, Melto, Thirse e Alode, i cinque ritornati con i quali ella era giunta a Kriarya, e lì si era stabilita. Nessuno di loro, in maniera tutt’altro che imprevedibile, avrebbe potuto riconoscersi particolarmente entusiasta di quella scelta, e di quella scelta che pur non avrebbe potuto mancare d’essere riconosciuta qual correttamente argomentata nelle proprie ragioni: il fatto che, allora, tutto ciò avesse a doversi intendere qual la cosa più sensata da compiere, e la cosa più sensata da compiere per il bene di tutti, non avrebbe tuttavia potuto escludere quanto tutto ciò avesse partimenti a risultare terribilmente ingiusto, in un sacrificio al quale, pur, Nissa Bontor si stava così votando per propria libera scelta.
Sacrificio, il suo, che non avrebbe potuto essere in alcun modo minimizzato in quanto tale, là dove, nella propria natura di ritornata, di non morta destinata all’immortalità, ella non avrebbe potuto allor provare né dolore, né stanchezza, né fame, né sete, in termini tali per cui, quindi, anche l’eventualità di essere sepolta sotto terra non avrebbe potuto in alcun modo rappresentare per lei una ragione di pericolo; ma, al tempo stesso, ella non avrebbe mancato di continuare a pensare, a ragionare, ritrovandosi, in tal senso, ad affrontare quella terrificante prova quell’isolamento, quella prigionia, con piena consapevolezza di sé, e, peggio ancora, con piena consapevolezza di quanto, lì rinchiusa, ella avrebbe avuto a perdere la possibilità di vivere ciò per cui aveva deciso di raggiungere un compromesso con la propria gemella, ossia il rapporto con le proprie figlie, e con quelle figlie della vita delle quali, proprio malgrado, aveva già perduto più di un lustro, negli anni nei quali ella era rimasta morta. E se, per lei, cinque, cinquanta o cinquecento anni, ormai, non avrebbero più potuto rappresentare un problema, per il resto del mondo attorno a lei, e per quel mondo privo del lusso dell’immortalità, anche e soltanto cinque minuti o cinque ore avrebbero avuto a dover essere considerati potenzialmente un dramma, in quanto avrebbero avuto a rappresentare, comunque, un’occasione irrimediabilmente persa.
Non banale, non gratuito, quindi, avrebbe avuto a dover esser inteso il sacrificio di Nissa. E, ciò non di meno, ella non ebbe esitazione alcuna a compierlo, consapevole di quanto, proprio malgrado, non vi sarebbe stata per lei altra possibilità per aiutare concretamente la propria gemella in quella sfida, nella prova così innanzi a lei proposta da un destino ostinatamente avverso. Perché se pur in alternativa ella avrebbe potuto offrire direttamente il proprio supporto a Midda, così facendo le avrebbe negato la possibilità di godere del supporto, del sostegno di tutti coloro che fino ad allora le erano comunque stati vicini, sostenendola e supportandola in ogni altra difficoltà, prima fra tutte ella stessa. Meglio, quindi, essere pronta a fare un passo indietro, e a permettere il ricongiungimento fra Midda e il resto del suo clan, che continuare a insistere in quella direzione, e in una direzione che, purtroppo, non avrebbe ottenuto altro risultato se non accontentare il proprio personale egoismo.
Affinché, comunque, il suo gesto non avesse a passare in sordina, vanificandone il senso, tornati in quel di Kriarya e arrangiata l’organizzazione logistica della cosa con l’aiuto di Korl Jenn’gs e di Lora Gron’d, per il suo estemporaneo addio alla luce del giorno e alla libertà vennero allor invitati tutti i membri del clan, a partire proprio da coloro a lei più antagonisti, quasi lord Brote e Howe. E, ad assicurarsi della loro partecipazione, e della loro partecipazione a quel momento speranzosamente utile a sanare le distanze sussistenti fra Midda e tutti loro, a margine di tale invito, di tale richiesta di partecipazione, venne sottolineata, per espressa volontà della stessa Nissa, quanto ciò avrebbe necessariamente rappresentato la fine di ogni necessario antagonismo fra loro.
Lord Brote, così come Howe, e così come tutti gli altri invitati all’evento, non ebbero a mancare a quella richiesta sospinti dalla curiosità di comprendere cosa stesse allor accadendo e, soprattutto, se vi fossero delle novità nel merito dello scomparso Be’Sihl. E solo quando, alfine, furono tutti presenti, Midda ebbe a prendere voce, rivolgendosi loro e informandoli, in maniera concisa, di quanto accaduto, e di quanto accaduto con le gargolle, e di come ciò avesse a suggerire, spiacevolmente, il coinvolgimento di Anmel Mal Toise nella questione.

« … Thyres! »

La prima a reagire a tale annuncio, ovviamente, fu Madailéin Mont-d'Orb, la quale non poté che essere travolta da quella sorpresa, e da quella sorpresa imprevista, e, a modo proprio, persino imbarazzante per lei, in termini tali per cui, dopo una prima, quasi obbligata, imprecazione, ella si ritrovò costretta a chinare lo sguardo innanzi alla propria versione autoctona locale e a invocare il suo perdono per tutto ciò…

« Mi dispiace. » dichiarò, storcendo le labbra verso il basso, con evidente contrizione impressa sul suo viso « L’unica ragione per la quale sono giunta in questa dimensione era quella di impedire che Anmel avesse a nuocerti… e, alla fine, non sono riuscita a dimostrarmi utile in nulla a tal riguardo. »
« Lascia perdere, Maddie… non è colpa tua. » scosse il capo Midda, credendo fermamente in quelle parole e credendoci anche alla luce dell’evidenza di quanto neppur volendo colpevolizzare la propria versione alternativa avrebbe avuto realmente senso farlo, non laddove, dopotutto, anch’ella avrebbe avuto a doversi riconoscere, a propria volta, una vittima delle circostanze, trascinata in maniera innocente e inconsapevole in una guerra più grande di lei, e in una guerra iniziata da un’altra Midda Bontor, e da un’altra Midda Bontor che, suo pari, aveva involontariamente liberato una Anmel Mal Toise dalla propria prigione eterna « Però, di certo, quello di cui ora avrò bisogno è di tutto l’aiuto tuo e di ogni altra persona qui presente… perché se Anmel Mal Toise ha deciso di aprire le danze, possiamo essere certi che non sarà facile fermare la musica prima che abbia a condannare a morte tutti quanti. »

sabato 16 aprile 2022

3960

 

« E ora...? Cosa intendi fare...?! » domandò la giovane ofidiana, non celando la propria preoccupazione per quello sviluppo imprevisto « E’ da mesi che Maddie sta cercando di rintracciare in lungo e in largo Anmel, senza riuscire a riportare successo. » ricordò, in un dettaglio sicuramente retorico, e pur obbligato a confronto con la notizia del rapimento di Be’Sihl a opera di quella particolare figura.
« Per quanto ne possiamo sapere, in questo momento potrebbe celarsi anche all’interno delle mura di Kriarya... addirittura fra le nostre fila. » sottolineò Midda, scuotendo il capo con assoluta serietà a tal proposito « Comunque, se ha deciso di agire in maniera così plateale, arrivando a prendere Be’Sihl in ostaggio, sono certa che presto si farà avanti... in un modo o nell’altro. »
« Quindi... dobbiamo aspettare...?! » esitò Duva, non dissimulando quanto l’idea la lasciasse decisamente insoddisfatta, preferendo l’azione all’indolente attesa « Far finta di nulla mentre Be’S è finito chissà dove e sta subendo chissà cosa...?! »
« Non ho detto questo. » escluse l’altra, rifiutando simile prospettiva « Tuttavia, come giustamente ha appena ricordato anche Lys’sh, tentare di rintracciare Anmel senza una concreta pista a tal riguardo non può che tradursi in un buco nell’acqua... » puntualizzò, stringendo poi le labbra « Ergo... meglio pensare a riorganizzarci e a prepararci per qualunque nuova mossa potrà porre in essere nei prossimi tempi, se non, addirittura, nelle prossime ore. »
« Sì, però se pensi che io voglia tornare a giocare ai divorziati in casa, ti sbagli di grosso! » protestò allora l’altra, in ovvio riferimento ai dissidi intercorsi dall’arrivo di Nissa in città, e a quei dissidi che avevano costretto anche lei e Lys’sh ad allontanarsi dalla loro amica sororale « Non possiamo permetterci di farci trovare divisi dinnanzi alla minaccia di quella psicopatica...! »

A intervenire nel discorso, in riferimento a quelle parole e a quel preciso argomento, fu allora la voce di Nissa, rimasta sino ad allora in disparte per concedere qualche momento di quieto confronto alla propria gemella con quelle sue amiche, e con quelle sue amiche che, spiacevole ad ammettersi da parte sua, avrebbero probabilmente avuto a doversi riconoscere più famiglia rispetto a quanto ella non avesse proprio malgrado a essere o a essere mai stata.
Perché anche quando gli eventi avversi avevano costretto loro tre a dividersi, nessuna fra loro aveva cessato di avere fiducia e rispetto per le altre, né aveva mai avuto a porre in discussione il loro rapporto, la loro amicizia, la loro sorellanza. E quando, poi, nuovi eventi avversi avevano richiesto loro di serrare nuovamente i ranghi, nessuna esitazione aveva animato alcuna fra le tre, vedendole immediatamente essere pronte a sostenersi a vicenda, ad aiutarsi contro qualunque pericolo... persino contro un pericolo qual quello rappresentato dalla regina Anmel Mal Toise.
Ella, al contrario, aveva votato la propria intera esistenza passata al rancore e alla bramosia di vendetta soltanto perché ritrovatasi separata dalla propria gemella, e da quella gemella che era convinta di amare e che, forse, nell’ingenuità propria dei bambini, non aveva realmente compreso come avere ad amare, riconoscendole quel rispetto, quella dignità e, all’occorrenza, quella libertà di cui ella pur avrebbe necessitato per realizzare se stessa, e per realizzarsi nella maniera pur straordinaria nella quale, malgrado tutto, e malgrado anche lei, aveva finito per realizzarsi.
Nissa aveva sbagliato in passato. Ma, ora, non avrebbe più permesso a se stessa di rovinare la vita della propria gemella. Non come, involontariamente, stava nuovamente facendo... malgrado ogni pur ottima volontà in senso contrario.

« Sono d’accordo. » dichiarò pertanto, sostenendo l’argomentazione promossa da Duva e prendendo posizione in quel dialogo « Ed è per questa ragione che, tornati a Kriarya, dovreste imprigionarmi da qualche parte. Magari realizzare una stanza sotterranea e lì chiudermi dentro. »

Una presa di posizione decisamente inattesa, quella così espressa da parte di Nissa, che ebbe ad attrarre l’attenzione di tutte le presenti e, in particolare, l’attenzione di Midda, la quale non poté che essere colta in contropiede dalle parole della propria gemella.

« Nissa... non è questa la sol... » tentò di replicare, escludendo qualcosa di così radicale, salvo, tuttavia, ritrovarsi posta a tacere dalla propria gemella.
« Midda, ascoltami, te ne prego. » sorrise l’altra, levando una mano a richiedere da parte sua un momento di silenzio « Non voglio in alcun modo ritrattare quanto ci siamo dette, né, tantomeno, vanificare gli sforzi che abbiamo compiuto in questi ultimi tempi, per riuscire a riconciliarci. » sottolineò, a scanso di ogni possibilità di equivoco a tal riguardo « Tuttavia è evidente come una nuova, pericolosa crisi si stia delineando all’orizzonte... e a confronto con questa crisi tu avrai bisogno di tutto l’aiuto possibile. Un aiuto che non ti potrà essere concesso pienamente fino a quando la mia ombra sarà legata alla tua, per così come è in questo momento. » argomentò, cercando di dimostrarsi quanto più razionale possibile a confronto con quei fatti.
« E allora vattene... » la incitò Midda, scuotendo il capo e suggerendo un’alternativa alla soluzione da lei proposta « Prendi i tuoi uomini, prendi le tue figlie se loro vogliono, prendi anche una nave, e cerca la tua pace altrove! » le propose, in termini che mai avrebbe pensato di avere a suggerire alla propria gemella, e alla propria gemella rediviva, implicitamente indicandole di avere a ritornare ai propri domini, alle proprie terre, e a quella vita che era per lei propria un tempo.
« No. » escluse fermamente Nissa, ancora sorridendo « Andarmene sarebbe la cosa più sbagliata che potrei mai fare in un momento come questo. Sono già stata posseduta da Anmel e i sospetti che già aleggiano su di me, a confronto con una mia uscita di scena, diventerebbero presto certezze. » esplicitò, dimostrando di aver già riflettuto a tal riguardo, nel merito di una simile opportunità « Senza scordare, poi, che, per l’appunto, non desidero perdere quanto stiamo faticosamente tentando di ricostruire... e, in questo, non desidero nuovamente allontanarmi da te, dopo tutto quello che abbiamo dovuto affrontare prima di riuscire a ritrovarci. » sottolineò, con trasparente quiete « Fai realizzare una stanza e imprigionami lì dentro. Non morirò... non potrei farlo neppure volendo! » ironizzò, stringendosi appena fra le spalle « Questo dovrebbe permetterti di riuscire ad appianare la situazione con i tuoi amici... con il tuo clan... e dovrebbe darti la possibilità di affrontare Anmel al pieno delle tue forze. » puntualizzò, con una logica difficile da contrastare, e la logica propria di chi, del resto, abituata a tracciare con cura le proprie strategie, non lasciando nulla al caso « E, comunque, in qualunque momento tu potrai avere bisogno di me, sorella mia... saprai dove trovarmi. »

venerdì 15 aprile 2022

3959

 

Quando Midda, Nissa e Pemir intravidero altri due cavalieri galoppare dall’orizzonte verso di loro, provenendo dalla direzione propria di Kriarya, ineluttabile fu per tutte loro prepararsi a un nuovo attacco, e a un nuovo attacco a opera di una coppia di gargolle o altre sorprese equivalenti.
Solo nel momento in cui, accorciandosi le distanze fra loro, esse ebbero a riconoscere le sagome proprie di Duva e di Lys’sh, ed ebbero a riconoscerle nei propri giusti colori, prive di qualunque deriva rocciosa, ogni possibilità di allarme ebbe a essere scongiurata, almeno per l’immediato. Ma scongiurata quella possibile crisi, una nuova, e forse peggiore, ebbe a delinearsi all’attenzione della stessa Figlia di Marr’Mahew, la quale non poté ovviare a iniziare a immaginare le peggio possibilità a giustificazione della loro presenza lì, in quel momento.
Perché mai Duva e Lys’sh stavano loro correndo incontro...? Era forse accaduto qualcosa a Kriarya...?! Ma se Kriarya fosse stata presa d’assalto, le sue due amiche sororali certamente non avrebbero mai lasciato il proprio posto, preferendo, altresì, mantenere la propria posizione per difendere fino all’ultima delle proprie energie quel luogo e le persone al suo interno. Possibile, quindi, che Kriarya fosse già caduta...? Possibile che quella di Duva e Lys’sh non fosse altro che l’estrema ritirata da una città ormai perduta, ormai nelle mani di Anmel...?! Ma se Kriarya fosse caduta, le sue due amiche non sarebbero allora state lì da sole, là dove avrebbero avuto certamente a condurre seco almeno Tagae e Liagu, e con loro probabilmente anche gli altri ragazzini e bambini del loro clan, quella generazione di futuri guerrieri che, al di là di ogni possibile divergenza attuale fra le loro schiere, nessuno avrebbe voluto condannare a un infausto destino e a quel solo, possibile infausto destino che avrebbe potuto essere loro garantito dalla regina Anmel Mal Toise. Ma allora... perché mai Duva e Lys’sh stavano loro correndo incontro...?!
La risposta più semplice, che poi avrebbe avuto a doversi lì riconoscere anche qual quella corretta, fu la sola che, in tutto ciò, non ebbe ad animare le fantasie ansiogene della donna guerriero. Motivo per il quale, quando alfine i due gruppi ebbero a collidere, le prime parole della stessa furono trasparenti di tutta la propria ansia in tal senso...

« Che accade...?! » domandò direttamente, alle due amiche, squadrandole rapidamente da capo a piedi ad assicurarsi della loro inalterata incolumità.
« Che accade...?! » le fece eco Duva, strabuzzando gli occhi con aria quantomeno perplessa per quell’interrogativo « Be’S viene rapito, tu trovi una traccia, e non ti degni minimamente di informarci...?! » protestò, allor sul piede di guerra per quella questione « Che accade a voi, piuttosto...? Perché state tornando indietro...? Dove è Be’Sihl...? »
« Ma... » esitò per un istante la Figlia di Marr’Mahew, ancor troppo focalizzata sul proprio falso convincimento, e sul falso convincimento che avesse avuto a dover essere occorso qualcosa a Kriarya, per permettersi allora di comprendere quanto nulla di male fosse accaduto e quanto, in effetti, la sola ragione per cui erano lì sopraggiunte era nella speranza di esserle d’aiuto, quali le migliori amiche e sorelle che mai avesse avuto possibilità di sperare di avere « ... a Kriarya com’è la situazione?! Stanno tutti bene...?! »
« Perché non dovrebbero...? » esitò allora Lys’sh, prendendo voce nella questione « Sei preoccupata per quelle gorgoni...? » ipotizzò, offrendo evidenza di quanto avessero, ovviamente, avuto anche occasione di incrociare il resto delle desmairiane di ritorno in città con quelle peculiari prigioniere « Le tue allieve le stavano tenendo ben sotto controllo quando le abbiamo incontrate, secondo le disposizioni ricevute. »

Solo allora Midda riuscì a superare lo stallo mentale nel quale era precipitata, per avere a rendersi conto della realtà dei fatti, e di una realtà ben distante dal doversi considerare già declinata verso scenari apocalittici. E nel ritrovare la calma interiore, a confronto con la consapevolezza che, almeno sino al momento della partenza delle due dalla città del peccato tutto fosse ancor stato in ordine, ella poté permettersi di affrontare in maniera più sensata la situazione, aggiornando le proprie amiche nel merito delle ultime, spiacevoli, novità.

« Temo che dietro il rapimento di Be’Sihl possa esserci Anmel Mal Toise... » annunciò quindi, con tono greve « Purtroppo la pista che abbiamo seguito era solo un diversivo, e un diversivo che ha visto coinvolte delle gargolle atte a offrire l’impressione che si trattasse effettivamente di Be’Sihl. »
« Intendi l’Anmel di Maddie...? » domandò subito Duva, a cercare retorica conferma a tal riguardo, là dove, teoricamente, dell’Anmel “originale” non avrebbe più avuto a dover essere considerata l’esistenza « Quella è una dannata psicopatica. E se ha deciso di aprire le danze, le cose non finiranno certamente bene per nessuno... »
« Ecco spiegato perché non ravvisavo alcuna traccia dell’odore di Be’Sihl lungo questo sentiero... » rifletté Lys’sh, avendo in ciò implicitamente a confermare quanto, purtroppo, il locandiere shar’tiagho non avesse a dover essere frainteso qual transitato lungo quella via.
« Sta iniziando a diventare un po’ un vizio quello di avere a prendere in ostaggio Be’Sihl, però... » soggiunse l’altra, scuotendo appena il capo e storcendo le labbra verso il basso « Potrebbero iniziare a trovare dei modi più originali di agire. »
« Lascia stare. » la bloccò Midda, levando la mancina a indicarle di non avere a insistere a tal riguardo, fosse anche e soltanto a livello scaramantico « Ricordati che questa Anmel ha la mania di ricorrere al morbo cnidariano... è l’ultima cosa di cui in questo mondo abbiamo bisogno è un’epidemia di quella dannata roba. »

giovedì 14 aprile 2022

3958

 

Se poche settimane prima qualcuno fosse andato da Pemir, e dalla Pemir che viveva ancora intrappolata nella realtà celata all’interno di quella realtà, e lì ripiegata dai poteri della regina Anmel Mal Toise al solo scopo di imprigionare il proprio mai amato figlio Desmair, quella realtà dove Pemir, al pari di tutte le proprie sorellastre e di tutti i propri fratellastri, era nata e cresciuta, e lì fosse andato da lei per dirle che poche settimane più tardi ella non soltanto si sarebbe ritrovata a vivere nel mondo esterno al proprio, ma, addirittura, a vivere lì insieme a tutte le proprie sorellastre sotto l’ala protettiva dell’Ultima Moglie, riservandosi persino la possibilità di essere addestrata all’arte della guerra dalla medesima Ultima Moglie e di vivere delle avventure al suo fianco; ovviamente ella sarebbe scoppiata a ridere, trovando quelle parole tanto divertenti quanto irrealistiche. Se poi, a margine di ciò, quell’ipotetico qualcuno avesse suggerito come, addirittura, ella si sarebbe ritrovata a doversi scontrare prima con delle creature capaci di tramutare la carne in pietra, e poi con creature la cui carne altro non avrebbe avuto a dover essere intesa essere se non pietra, accompagnata in tal sfida da una non morta simile a Nissa, dotata di intelletto e di autodeterminazione, e, ciò non di meno, del tutto incapace a provare qualunque genere di patimento; beh... a quel punto ella avrebbe avuto forse e addirittura ad arrabbiarsi con tale, supposto, interlocutore, dicendogli di impegnarsi a inventare delle panzane più credibili rispetto a quelle.
Tuttavia nulla di tutto ciò avrebbe avuto a dover essere giudicato una panzana. E, anzi, tutto ciò avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual la propria nuova realtà quotidiana.
Una realtà quotidiana che, dopo aver visto la stessa Pemir, solo poche ore prima, ritrovarsi a essere pietrificata, salvo, fortunatamente, avere a scoprire che il sangue di suo padre non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual contraddistinto soltanto da elementi negativi; la stava vedendo ora tentare di elaborare una tattica utile a sconfiggere quelle statue di pietra animate, e quelle statue di pietra che, spiacevole ad ammettersi, stavano imponendo loro più difficoltà di quanta non avrebbe voluto ammettere.
Alla fine, però, grazie al sostegno della Figlia di Marr’Mahew, la giusta soluzione riuscì a delinearsi, e a condurle alla vittoria nel momento in cui la violenza dell’attacco del falso Be’Sihl ebbe a scaricarsi contro il proprio falso rapitore e viceversa, costringendoli entrambi a ridursi in frammenti scomposti. E la chiave di volta per conseguire tale risultato non ebbe a essere né qualche e sicuramente controproducente tattica basata sul sacrificio suo o di Nissa, quanto e piuttosto, e per così come suggerito dalla stessa donna guerriero sua maestra d’arme, una tattica basata sul presupposto che entrambe avrebbero potuto allor morire e morire definitivamente, come delle comuni mortali, affinché i loro movimenti non avessero a essere motivati da un qualche autolesionismo, quanto e piuttosto rivolti all’autoconservazione.
Così, prima costringendo i loro antagonisti a separarsi e a ingaggiare singolar tenzone su due fronti separati, e poi avendo a coordinarsi tacitamente nei reciproci movimenti in misura utile da guidarli né più, né meno, là dove avrebbero dovuto essere guidati, Pemir e Nissa ebbero a condurre cavalli e cavalieri di pietra a rivolgere la propria violenza l’uno verso l’altro, definendo in maniera non rapida, non semplice, e pur alfine efficace, la conclusione di quel conflitto.

« Ecco fatto! » si complimentò l’Ucciditrice di Dei, passando poi in rassegna i vari frammenti di quei corpo distrutti, e i frammenti più grandi che ancora avrebbero potuto rappresentare per loro un problema, e andandoli a frantumare del tutto con il proprio arto destro, in pochi colpi ben assestati « Brave! Entrambe brave! Complimenti davvero! » ribadì ed esplicitò il concetto, annuendo verso le proprie due compagne d’arme « E non siete neppure morte o ferite troppo gravemente. » sottolineò, con palese soddisfazione a tal riguardo « Ora torniamo a Kriarya... » concluse, dirigendosi verso il proprio cavallo, dispesosi qualche decina di piedi più in là, nell’intento di tradurre immediatamente in realtà tale proposito.
« ... come?! » esclamò Nissa, sgranando gli occhi « E’ Be’Sihl...?! »
« Be’Sihl è nelle mani di Anmel Mal Toise. » sancì allora ella, fermandosi e voltandosi verso la propria gemella, per concederle la spiegazione da lei desiderata.
« Ma non l’avevi sconfitta...? » esitò l’altra, non conoscendo, in verità, i dettagli della cosa ma sapendo che, in linea generale, quello avrebbe dovuto avere a considerarsi un capitolo chiuso, per loro fortuna.
« Una sì. L’altra non ancora... » scosse il capo la Figlia di Marr’Mahew, in un’affermazione che, era consapevole, non avrebbe avuto immediatamente a trovare riscontro « Madailéin Mont-d'Orb, del resto, è ancora qui con noi non perché siamo persone simpatiche... ma perché ha giurato di avere a chiudere la questione con colei che ha ucciso la “sua” Midda Bontor, la maestra d’arme che, per prima, le ha salvato la vita dagli attacchi di quest’altra Anmel. » sottolineò, in parole che non avrebbero avuto a doversi fraintendere come nulla di straordinario, e pur sottolineando una realtà forse non quotidianamente palese, soprattutto là dove, malgrado tutti gli sforzi posti da Maddie negli ultimi tempi, di quell’Anmel non avrebbe avuto a doversi più riconoscere traccia in circolazione da parecchio tempo.
« E come fai a essere certa che si tratti di lei...? » domandò Pemir, cercando di star dietro al discorso, e a quel discorso per lei, altresì, inedito, e che stava suggerendo la presenza di una qualche versione alternativa di sua nonna in circolazione per quel mondo... della stessa nonna che aveva condannato suo padre e tutta la di lui progenie a marcire per l’eternità in quella stessa realtà avvelenata nella quale ella era nata e cresciuta.
« La certezza non la posso avere. Ma un certo margine di confidenza a tal riguardo sì, nel considerare, soprattutto, come in passato fosse stata soltanto Anmel a dimostrare di possedere potere sufficiente per dar vita a delle gargolle. » esplicitò, storcendo le labbra verso il basso in segno di chiara disapprovazione per ciò « Quindi: o c’è un nuovo stregone in circolazione con potere sufficiente a generare delle gargolle... e un nuovo stregone che, guarda caso, ha preso di mira proprio la sottoscritta... oppure Anmel Mal Toise, l’altra Anmel Mal Toise, ha deciso finalmente di fare la propria mossa e di dichiararci apertamente guerra, rapendo Be’Sihl. » spiegò, scuotendo appena il capo « Mossa, per inciso, tutt’altro che originale, là dove anche la “prima” Anmel Mal Toise aveva agito in questa stessa maniera non appena Be’S e io siamo giunti fra le stelle del firmamento... »
« Quindi Anmel ha trovato un nuovo corpo ospite...? » esitò Nissa, per nulla entusiasta a quel pensiero, ben ricordando le conseguenze di quando Anmel era finita in lei, conseguenze che avevano condotto drammaticamente alla morte di suo figlio Leas.
« E’ probabile... non che manchino possibilità qui in circolazione. » confermò la donna guerriero, riprendendo a muoversi in direzione del proprio cavallo « E dal momento che non possiamo essere certi di chi sia, o di dove abbia potuto condurre Be’Sihl, non possiamo neppure escludere che, in realtà, non si sia mai mossa da Kriarya... o, per lo meno, non si sia mai mossa da Kriarya almeno fino a quando non abbiamo abbassato la guardia, mettendoci sulle tracce di questo diversivo. » puntualizzò, cercando di mantenere il controllo sulle proprie emozioni, e su quelle emozioni che, in quel particolare frangente, avrebbero potuto troppo facilmente tradirla « Purtroppo non sappiamo il perché di questo diversivo... o, in effetti, cosa desiderasse ottenere con questo diversivo: se la possibilità di scappare da Kriarya oppure... »
« ... la possibilità di allontanarci dalla citta...?! » concluse l’ex-regina dei pirati dei mari del sud, intuendo il ragionamento della propria gemella.
« Sarebbe una follia! » escluse tuttavia Pemir, non avendo certamente elementi sufficienti per poter collaborare a quel ragionamento e, ciò non di meno, potendosi esprimere in tal senso sulla base di quanto, comunque, in suo possesso « A Kriarya è comunque presente Maddie... e con lei tutti gli altri, incluse le mie sorelle che, ti assicuro, non sarebbero certamente animate da sentimenti d’affetto per nostra nonna. Non avrebbe senso mettere in piedi questo stratagemma soltanto per eliminare te dall’equazione, maestra, con tutto il dovuto rispetto. »
« Speriamo sia così... o potremmo non ritrovare Kriarya nelle condizioni in cui l’abbiamo lasciata. » sospirò la donna guerriero, decisa a ovviare a trarre qualunque conclusione a tal riguardo fino a quando non fossero ritornate a casa, preoccupata, in quel momento, non tanto per Kriarya in senso generale, quanto e piuttosto per i suoi figli, Tagae e Liagu, lì rimasti potenzialmente soli alla mercè di Anmel Mal Toise... e di un’Anmel Mal Toise che aveva già dato riprova di essere forse e persino più folle della propria corrispettiva autoctona.

lunedì 11 aprile 2022

3957

 

« Potremmo provare a spingerle allo scontro reciproco... » suggerì allora Pemir, riflettendo attorno a quanto nelle loro possibilità per tentare di sconfiggere quegli antagonisti « Se le nostre forze non sono sufficienti per riuscire a vincere, forse potremmo lasciar fare a loro stesse il lavoro sporco. » argomentò, a sostegno di quell’ipotesi, di quell’accenno di soluzione tattica che, indubbiamente, avrebbe necessitato di un certo lavoro di rifinitura per tradursi in qualcosa di concreto, ma che, parimenti, avrebbe avuto a dover essere inteso qual un primo passo, una prima proposta e una proposta che sperava avrebbe avuto a incontrare il favore dell’Ultima Moglie.
« Mi piace come approccio... » confermò ella, annuendo a confronto con quell’idea « ... come potremmo attuarlo concretamente?! » domandò poi, avendo ad appellarsi, in tal senso, nuovamente all’iniziativa della propria allieva, con tono più che propositivo.

Fu allora che Nissa ebbe a comprendere quanto, in effetti, la propria gemella avesse già in mano la risoluzione di quella situazione, di quel conflitto, ma, con buona pace di ogni possibile scorciatoia, stesse volutamente procrastinando la conclusione di quella battaglia al fine di concedere a loro, o, forse, a Pemir in particolare, occasione utile per porsi alla prova, e per porsi alla prova in una sfida concreta, là dove, proprio malgrado, le desmairiane si erano già ritrovate poste in spiacevole secondo piano durante il confronto con le gorgoni.
Complice, quindi, il fatto che né lei, né la stessa Pemir, avrebbero potuto correre il benché minimo rischio in quel conflitto, nell’avere a ritrovarsi, al peggio, mutilate o decapitate, ma senza che ciò avesse a potersi fraintendere in alcuna maniera permanente; la Figlia di Marr’Mahew doveva aver deciso di approfittare della questione per adempiere al proprio ruolo di maestra d’armi o, forse e ancora, per meglio valutare le loro reali capacità, e le loro reali capacità in un conflitto pur non così elementare come avrebbe potuto esserlo contro delle creature mortali o, comunque, facilmente eliminabili. E se pur ella stessa non si sarebbe tirata indietro da quella disfida, non relegandosi a un ruolo di mera osservatrice degli eventi, al tempo stesso non stava palesando neppure il desiderio di essere conduttrice degli stessi, lasciando a loro la possibilità di esprimersi su come agire a confronto con quella minaccia.

« Dal momento che né io né Pemir rischiamo danni permanenti da questo scontro, potremmo esporci in prima persona ai loro attacchi distraendole e portandole a condurre la propria violenza l’una a discapito dell’altra. » intervenne pertanto, prendendo a sua volta voce e posizione in quella faccenda, e provando a partecipare, in tal maniera, all’esercizio che la sua gemella stava loro proponendo.
« Idea non errata... ma da meglio ridefinire. » osservò la donna guerriero, scuotendo appena il capo nel continuare, a margine di ciò, a proteggere la propria gemella dagli attacchi della “propria” gargolla « Innanzitutto Pemir è esente dalla prospettiva di una morte permanente, ma non di una morte estemporanea e, soprattutto, di tutto il dolore che potrebbe accompagnarla nel frattempo. » ricordò, a non permettere insalubri fraintendimenti nel merito della condizione della figlia di Desmair « In secondo luogo, anche tu non sei comunque invulnerabile... e limitandoti a esporti in maniera gratuita all’offensiva delle gargolle, c’è il serio rischio che di te non abbia a restare nulla di sufficiente per permettere la riuscita di una simile strategia. » sottolineò, più che giustificata, in tale osservazione, dall’evidenza della situazione attuale, e di quella situazione nella quale, proprio malgrado, Nissa non stava offrendo il meglio delle proprie possibilità « Se mi posso permettere un consiglio, non polarizzate le vostre azioni partendo dal presupposto della vostra immortalità: allorché esservi d’aiuto, infatti, potrebbe avere a dimostrarsi sol d’intralcio. »

Ora Nissa non aveva più dubbi a tal riguardo: sua sorella Midda aveva già concluso quella battaglia in quanto tale e l’aveva tramutata in una vera e propria sessione di allenamento per loro, e una sessione di allenamento che, a modo proprio, avrebbe potuto avere a svilire spiacevolmente la pericolosità rappresentata dalla supposta minacciosa presenza di quelle gargolle in luogo al ritrovamento di Be’Sihl e del suo rapitore.
Ma perché tutto ciò...? Perché sprecare il loro tempo in quella maniera, in quei termini del tutto gratuiti, per non dire persino controproducenti a confronto con l’evidenza della scomparsa di Be’Sihl...?!
Tutto ciò non aveva senso. A meno che l’intento di Midda non fosse quello di avere a valutare le loro capacità in previsione di una sfida di maggiore rilievo, e di una sfida che, forse, non avrebbe avuto a potersi fraintendere di prevedibile esito neppure per loro, pur in considerazione della loro stessa immortalità.
Ma qual antagonista avrebbe mai potuto giustificare qualcosa del genere...? Qual antagonista avrebbe potuto spingere la Figlia di Marr’Mahew a considerare necessario avere a stimare in tal maniera le loro effettive potenzialità guerriere, spronandole a non partire dal pur retorico presupposto proprio della loro naturale condizione di immortalità...?!

« Poi ti degnerai di spiegarmi questa storia, vero...? » domandò allora l’ex-regina dei pirati di Rogautt, accettando di confrontarsi con le condizioni così da lei poste, e, ciò non di meno, non negandosi la possibilità di evidenziare quanto ella avesse comunque colto l’evidenza della situazione e di una situazione chiaramente più complessa rispetto a quanto già non avrebbe potuto apparire.
« Tu vedi di riattaccarti quel braccio prima di domani... » la spronò allora l’Ucciditrice di Dei, scuotendo appena il capo con un sorriso divertito innanzi alla difficoltà propria della sua gemella « ... poi cerchiamo di sconfiggere queste gargolle. E quando tutto sarà concluso, allora ci potremo permettere di avere a disquisire del perché e del per come delle cose. »

domenica 10 aprile 2022

3956

 

« Maestra... non credo che riusciremo a ottenere qualche risultato degno di nota in questo modo. » osservò Pemir, non negandosi un certo scoramento a confronto con l’evidente futilità dei loro attacchi, e di quegli attacchi che, per quanta forza ebbe a tentare di imporre nei propri attacchi, sembrarono riservare come unico successo quello di avere a rovinare il filo della propria lama, allorché intaccare in qualsivoglia misura i corpi di pietra delle loro antagoniste.
« Mi sento di concordare con lei... » sostenne Nissa, la quale, dal canto proprio, non era ancora riuscita a recuperare il proprio arto, ritrovandosi ostinatamente al centro degli attacchi di quell’altra gargolla, a stento contenuta in ciò dalla difesa fornitale dalla propria gemella « Questa situazione rischia di dimostrarsi decisamente improduttiva... e a lungo andare questo stallo non potrà che volgere a loro favore. »
« Certo che per essere due immortali, avete ben poca pazienza voi due! » replicò tuttavia la Figlia di Marr’Mahew, la quale, unica mortale lì presente, avrebbe dovuto essere allor contraddistinta da maggiori preoccupazioni rispetto alle proprie compagne d’arme, in una situazione del tutto rovesciata e, a modo proprio, del tutto paradossalmente rovesciata « Fatemi comprendere: davvero credete che un avversario si debba poter sconfiggere sempre in una singola mossa...?! » ironizzò, scuotendo appena il capo.

A onor del vero, Midda avrebbe potuto anche sconfiggere quelle gargolle in maniera sufficientemente semplice, e in maniera decisamente molto più semplice di quanto non le fosse mai stata concessa occasione di compiere in passato, se soltanto avesse avuto a impiegare il proprio braccio destro nel conflitto, e quel braccio destro che, a seguito della propria trasferta siderale, si era visto riaggiornato nella propria natura con la progredita tecnologia lassù a disposizione, e si era visto riaggiornato con una protesi da lavoro, e da lavoro pesante, in lucente metallo cromato, mossa da piccoli ma potenti servomotori, alimentati a loro volta da un piccolo ma straordinariamente potente nucleo all’idrargirio: una combinazione che, quindi, avrebbe avuto a doversi riconoscere capace di permetterle di tirare giù un muro a pugni o, all’occorrenza, di frantumare quelle gargolle con pochi singoli colpi ben assestati.
Pur avendo tale possibilità a propria disposizione, tuttavia, ella non desiderava avere a farvi ricorso nell’immediato, concedendo, piuttosto, tanto a Nissa quanto e ancor più a Pemir, occasione di avere a prendere le giuste misure in quel confronto con quelle gargolle, e con quelle gargolle che, se ella aveva ragione nella propria teoria, avrebbero avuto spiacevolmente a doversi considerare soltanto le prime di molte altre che, ancora, sarebbero state loro concesse di incontrare. Alternativa, invero, persino positiva a confronto con una possibilità ben peggiore, e una possibilità che, sperava, non avrebbe mai avuto a essere scatenata sul proprio mondo, e in un mondo già decisamente ricco di piaghe di ogni genere, in termini tali per cui, quindi, non vi sarebbe stata alcuna necessità di avere a introdurre anche qualcosa di terribile come il morbo cnidariano. E nel considerare quanto, in fondo, né Nissa né Pemir avessero a correre il benché minimo rischio in quel momento, in quella situazione, alla fin fine se anche avessero avuto a tirare un po’ per le lunghe quel conflitto, e quel conflitto, dopotutto, appena iniziato, non avrebbero avuto comunque a doversi preoccupare di nulla.

« Ricordatevi che, per quanto sicuramente più capaci rispetto a degli semplici zombie, le gargolle non devono essere considerate dotate di grande intelletto... anzi. » evidenziò, a beneficio comunque « In genere sono programmate con un compito, un singolo compito, e certamente hanno a porre tutto il proprio impegno in esso, laddove ha a dover essere in fondo considerato la ragione stessa della loro esistenza. Ma al di là di tale perimetro, i limiti della loro natura di artefatti magici hanno a mostrarsi in tutto e per tutto... »
« Che stai cercando di dire, Midda...?! » domandò Nissa, ammettendo una quieta difficoltà a seguire il senso di quel discorso, probabilmente proprio malgrado distratta dalla crescente frustrazione per l’impossibilità a raggiungere il proprio braccio destro, e quel braccio che, lì riverso a terra, impugnava la propria unica arma, la sola difesa che avrebbe mai potuto sollevare innanzi a quelle antagoniste.
« Stai dicendo che, per sconfiggerle, dobbiamo pensare fuori dagli schemi della loro programmazione...? » ipotizzò Pemir, cercando di seguire il ragionamento proposto dalla sua maestra.
« Esattamente. » annuì la Figlia di Marr’Mahew, non senza una certa soddisfazione per la corretta risposta offerta dalla propria discepola « Che poi, come principio, è più che valido non soltanto nel confronto con le gargolle, ma anche con la maggior parte degli avversari che potrai mai ritrovarti a dover affrontare: per vincere non è necessario essere più forti, o più resistenti, rispetto all’avversario. Quello che è veramente importante è essere più adattabili di lui, sapendosi riplasmare a seconda dei casi, delle situazioni. »

Nissa ascoltò con sorpreso interesse quelle ultime parole da parte della propria gemella, e quelle parole fondamentalmente semplici, quasi retoriche, e, tuttavia, incredibilmente vere. Parole, le sue, che, in effetti, avrebbero avuto a doversi intendere probabilmente alla base del leggendario successo della stessa Figlia di Marr’Mahew, dell’Ucciditrice di Dei, della Campionessa di Kriarya e di Lysiath.
Una verità, quella, che, in effetti, un tempo anch’ella conosceva e che, tuttavia, aveva finito poi con il dimenticare, quando gli eventi della vita l’avevano condotta a consolidarsi su una determinata posizione, e sulla posizione della regina dell’isola di Rogautt. Midda, al contrario, e anche per merito suo, o per colpa sua, si era ritrovata continuamente costretta a mutare, a reinventare se stessa in mille modi diversi. E da ogni avversa occasione, da ogni spiacevole caduta, ella era stata in grado di rinascere più forte che in passato, definendo in maniera quasi naturale la chiave del proprio straordinario successo.
Tale era quindi la sua gemella. E a confronto con una tanto semplice, quasi retorica, verità, Nissa non poté che ritrovarsi a constatare quanto, proprio malgrado, non aveva mai avuto una qualche reale occasione di sconfiggerla nel corso della loro pur interminabile disfida. Perché alla brutale violenza del suo acciaio, Midda era stata sempre in grado di offrire non tanto un’eguale, solida resistenza, quanto e piuttosto la mutevolezza dell’acqua, di quel mare del quale entrambe erano figlie, e dell’acqua di quel mare capace di vincere, nel tempo, anche sulla roccia delle scogliere, per così come, apparentemente, impossibile sarebbe stato per chiunque altro.

sabato 9 aprile 2022

3955

 

« Thyres! »

A imprecare in tali termini fu Nissa, la quale, proprio malgrado, ebbe a confrontarsi con la solida tenacia di quelle statue, e di quelle statue sol in apparenza fragili, nelle proprie forme, e, a dispetto di ciò, decisamente resistenti, tanto quanto sufficiente, per lo meno, da resistere a un attacco diretto e a un attacco diretto del proprio tridente.
Agendo sicuramente in termini superficiali, anche in conseguenza del fatto che non avrebbe avuto in tutto ciò a correre alcun reale pericolo di sorta, l’ex-regina dell’isola di Rogautt non si era sottratta alla possibilità di uno scontro frontale, e di uno scontro con quelle statue di pietra. Tuttavia, non soltanto il suo tridente non era parso in grado di scalfire quei corpi ma, ancor peggio, quelle statue, anzi, quelle gargolle, si erano dimostrate decisamente aggressive nei suoi confronti, in termini sufficienti, addirittura, da tagliarle di netto un braccio, e il braccio destro, nella mano del quale, allor riverso a terra, era ancora stretta, per l’appunto, la sua arma.

« Scusa se non provo compassione a confronto con questa scena... » ironizzò Midda, in quella che avrebbe potuto essere considerata una battuta un potenzialmente polemica nei confronti della propria gemella e, ciò non di meno, una battuta a modo suo meritata a confronto con il loro passato, e con quel passato nel corso del quale Nissa non si era negata l’opportunità di agire nella medesima misura, amputandole di netto proprio il destro e costringendola, in ciò, a reinventarsi mancina.
« Tranquilla. » minimizzò l’altra, replicando a tono a quelle parole e subito aggiungendo « Tanto, a differenza del tuo, io ora posso riattaccarmelo! »

Che il loro rapporto non si stesse fondando sui migliori presupposti avrebbe avuto a doversi intendere indubbio. Che, tuttavia, entrambe si stessero impegnando, non senza una certa ironia e, anche, autoironia, a cercare di far funzionare quelle cose, avrebbe avuto a doversi riconoscere egualmente indubbio. Anzi. Se soltanto qualcuno, di lì a qualche tempo addietro, avesse provato a suggerire la possibilità, per le due gemelle Bontor, di ritrovarsi a combattere in quella maniera fianco a fianco, dedicandosi frecciatine ironiche in quegli stessi termini, probabilmente entrambe avrebbero reagito escludendo radicalmente qualunque possibilità in tal senso, con buona pace di quanto, altresì, la realtà dei fatti stava loro ora altrimenti dimostrando.
Ritrovatasi, pertanto, così disarmata, e, peggio ancora, mutilata, e pur non provando in tal senso alcuna sensazione di dolore, né, tantomeno, sanguinando, a riprova di quanto, obiettivamente, ella non avesse a poter essere fraintesa più in alcun modo qual una comune umana; Nissa Bontor discese allor dal proprio cavallo con l’intento dichiarato di andare a recuperare il proprio arto destro e avere a riattaccarselo al corpo, azione che avrebbe richiesto probabilmente non più di qualche istante. Così facendo, tuttavia, ella si espose scioccamente, e ancora una volta, alle possibilità di offesa dei loro antagonisti, i quali, non paghi per la prima ferita impostale, tentarono allora di completare l’opera decapitandola. A intervenire in suo soccorso, tuttavia, in questa occasione fu la stessa Figlia di Marr’Mahew, la quale, pur ben consapevole di quanto Nissa non avrebbe avuto a rischiare nulla neppure nell’eventualità in cui fosse stata decapitata, scelse comunque di risparmiare alla propria gemella tale spiacevole contrattempo, stendendo la propria spada a protezione del suo collo, nel momento in cui la gargolla che avevano avuto a presumere fosse il rapitore di Be’Sihl tento, per l’appunto, di muovere la propria spada contro tale obiettivo.

« Capisco che ora sei una non morta e non ti devi più preoccupare di certe banalità... tipo sopravvivere. » commentò ella, a margine di tale necessità di intervento « Tuttavia mi sento in obbligo di invitarti a non avere a perdere la testa così facilmente... anche perché, per l’appunto, non stiamo confrontandoci con antagonisti comuni. »
« Che simpatico gioco di parole. » replicò Nissa, osservando non senza un certo disappunto quella lama così pericolosamente vicina al suo collo, e quella lama che, proprio malgrado, non si era minimamente sforzata di avere a eludere nella propria possibile occorrenza « E’ bello sapere che la mia sorellona ha a preoccuparsi per me, malgrado tutte le volte che ho tentato di ucciderla. »
« Stai proprio sforzandoti a offrirmi un’ottima ragione per ritirare la mia lama e permettere a quella di questa gargolla di decapitarti...?! » osservò d’altro canto Midda, aggrottando appena la fronte innanzi a quello stolido promemoria che la propria gemella avrebbe quietamente potuto risparmiarsi.

Nel contempo in cui le due sorelle si stavano così confrontando con una metà dei loro antagonisti, l’altra metà avrebbe avuto a doversi necessariamente intendere impegnata contro Pemir e contro quella figlia di Desmair che, pur contraddistinta dalla stessa immortalità di Nissa, se non nelle proprie specifiche condizioni quantomeno in senso lato, non avrebbe avuto a potersi fraintendere così indifferente alla possibilità di essere ferita dagli attacchi del falso Be’Sihl, e da quegli attacchi che, pur sicuramente incapaci a ucciderla, non avrebbero mancato di provocarle molto male, in termini che, personalmente, avrebbe fatto ben volentieri a meno di esplorare.
Così, a ogni nuovo tentativo di affondo, di montante o di fendente di quella gargolla, ella non avrebbe mancato di reagire con tutto il proprio più sincero impegno e tutta la propria attenzione, in termini tali per cui, proprio malgrado, Nissa non si era dimostrata più interessata a compiere.

giovedì 7 aprile 2022

3954

 

Quando, alfine, fu evidente la realtà dei fatti, la distanza ormai esistente fra loro e il loro presunto obiettivo fu ormai tale da non permettere di ovviare all’ingaggio, e all’ingaggio di una battaglia che pur, allora, non avrebbero avuto alcuna ragione di combattere. Perché, malgrado tutto il loro impegno, malgrado la fatica di quella lunga cavalcata, purtroppo non soltanto non avevano raggiunto Be’Sihl ma, peggio, non avrebbero potuto neppure sperare di raggiungerlo. Non ove, in fondo, non era mai stato realmente innanzi a loro, legato sul dorso di quel cavallo, e di quel cavallo che, in effetti, non avrebbe neppure avuto a dover essere considerato realmente tale...

« ... sono di pietra! » esclamò Pemir, prendendo voce per prima a confronto con la tardiva evidenza di quanto non tornava nella questione, e di quanto, alfine, risultò chiaro, nel presentare, innanzi al loro sguardo, non due cavalli e due cavalieri, quanto e piuttosto dei simulacri di pietra, atti ad apparire in tutto e per tutto simili a due cavalli e a due cavalieri e, in particolare, per uno dei due, allo scomparso Be’Sihl Ahvn-Qa.
« Sono delle gargolle... » precisò Midda, storcendo le labbra verso il basso e subito frenando l’incedere del suo cavallo, a confronto con quell’immagine e quell’immagine allor evidenza concreta non soltanto dell’inutilità di quella corsa ma, anche, della trappola nella quale erano cadute « Preparatevi allo scontro! » suggerì poi, ora ponendo mano alla propria spada, a dimostrare quanto, purtroppo e ormai, non vi fosse alternativa alcuna a quella conclusione.
« Gargolle...?! » esitò la desmairiana, frenandosi a sua volta e ritrovandosi animata dall’ansia di coprirsi gli occhi con una mano, nel fraintendere la natura di quelle creature e, in tal senso, nell’accomunarle alle gorgoni, a confronto con le quali aveva già avuto una pessima esperienza.
« Non ti preoccupare... non hanno poteri simili a quelli di una gorgone. Anzi, non hanno poteri di sorta. » la volle tuttavia rassicurare Nissa, frenandosi a sua volta, nell’osservare tuttavia con interesse quelle che la sua gemella aveva identificato come gargolle, nel non aver avuto alcuna passata occasione di confronto con nulla del genere in vita sua.

Ritrovandosi a essere identificate in quanto tali, quelle gargolle, allora, non ebbero più ragione alcuna di insistere in quella messinscena così divenuta fine a se stessa, avendo, piuttosto, a mutare radicalmente la direzione del proprio incedere e, in tal senso, avendo a rigirarsi, e a rigirarsi in direzione delle loro un tempo inseguitrici, e ora antagoniste. E nel rigirarsi, esse ebbero a dimostrare l’evidente bravura di chiunque le avesse plasmate, e di chiunque le avesse plasmate con il chiaro intento di distrarre l’attenzione della Figlia di Marr’Mahew, trascinandola in quell’inutile inseguimento e facendole del tutto perdere ogni possibilità di raggiungere realmente il proprio amato, ovunque egli fosse stato trasportato.

« Che accidenti sono delle gargolle...?! » domandò allora la figlia di Desmair, osservando con un misto di curiosità e di sospetto quelle statue, e quelle statue che, ora, si stavano muovendo verso di loro, lasciando perdere ogni superflua simulazione per avere, alfine, a palesare la propria aggressività, e la propria aggressività per così come comprovato dalle armi che ebbero a impugnare.
« Sono degli artefatti frutto di stregoneria. » rispose allora Nissa, ritrovandosi a confronto con un insolito, e forse preoccupante, silenzio da parte della propria gemella, la quale, dopo aver così annunciato la necessità di quello scontro, sembrava aver escluso il resto del mondo attorno a sé, per restare concentrata sulle loro antagoniste o, forse, sui propri pensieri « Allo stesso modo in cui un negromante può infondere una parvenza di vita all’interno di un corpo morto da tempo, generando uno zombie; uno stregone può infondere una parvenza di vita all’interno di una statua, generando una gargolla. E la differenza è ovvia: la gargolla può essere plasmata secondo i desideri del proprio creatore, mentre lo zombie è comunque limitato alla propria forma originaria... e alla propria condizione di decomposizione. »
« Quindi non sono vive...? » esitò Pemir, non potendo ovviare a evidenziare quanto, ancora una volta, le loro antagoniste non avessero a potersi fraintendere in alcun modo degli avversari mortali, andando quietamente a vanificare il possibile vantaggio proprio suo e della medesima Nissa Bontor.
« Non più di quanto non possa esserlo io... » escluse quietamente l’altra, non mancando di dimostrare quieta consapevolezza nel merito della propria condizione, e della propria condizione di non morta.
« Non sono vive, non provano dolore, e possono essere estremamente coriacee. » puntualizzò la Figlia di Marr’Mahew, riprendendo alfine voce in favore delle proprie compagne « E l’unico modo per poterle fermare è distruggerle, riducendole a pezzi e a pezzi tanto piccoli che non abbiano a poter più nuocere in alcun modo. » specificò, osservando con perplessità la propria spada, e quella spada di incerta fattura, rimpiangendo non soltanto la sua arma di un tempo ma, all’occorrenza, anche e soltanto un qualche martello o mazza di sorta, che, in quel momento, avrebbe avuto a potersi sicuramente riconoscere più congeniale alle loro esigenze « Non esitate... perché loro non esiteranno di certo. »

E quasi a voler così offrire quieta conferma a quelle parole, le gargolle, giungendo a loro, cercarono immediatamente l’ingaggio, cercando di travolgerle con l’impeto della propria corsa, e della corsa di chi, del resto, nulla avrebbe avuto a poter temere, per il semplice fatto di non avere neppure una vera e propria coscienza, ma di essere, semplicemente, delle marionette nelle mani del loro creatore.
Mani che, francamente e spiacevolmente, Midda Bontor era certa di conoscere, là dove, nel corso della propria vita, ogni apparizione di gargolle era sempre e soltanto rimasta associata a una singola figura, benché, prima di rendersi conto di ciò, era stato necessario molto tempo...

mercoledì 6 aprile 2022

3953

 

« Laggiù! » annunciò la Figlia di Marr’Mahew in favore delle proprie due compagne di viaggio, levando la propria destra, in lucente metallo cromato, a indicare quel punto confuso lungo l’orizzonte innanzi a loro « Li stiamo recuperando! »

Ovviamente a quella distanza impossibile sarebbe stato per loro avere a essere certi della reale natura di quel punto confuso e, ciò non di meno, null’altro avrebbe avuto a essere necessario alla Figlia di Marr’Mahew per avere a spronare il proprio equino sodale a coprire nel minor tempo possibile quella distanza, per raggiungere quel traguardo e avere, finalmente, a comprendere cosa potesse essere successo. Nissa e Pemir, per conto proprio, altro non poterono quindi fare che seguire la donna guerriero, spronando a propria volta i rispettivi cavalli e sperando per lei che quella avesse effettivamente a poter essere intesa la conclusione di quella vicenda.
Purtroppo per tutte loro, però, ciò non avrebbe avuto a doversi intendere tale, per così come, di lì a poco, avrebbero avuto a scoprire...

« Sono loro! » esclamò Midda Bontor, ben distinguendo, ormai, la sagoma del proprio amato, e quella sagoma che avrebbe saputo riconoscere fra mille e più, e ben distinguendola qual trascinata dal proprio rapitore, e da un’altra, non meglio identificabile, figura maschile, che stava conducendo seco Be’Sihl e il cavallo sul quale egli era legato esattamente così come era stato loro riferito dagli unici testimoni oculari di quanto accaduto due notti addietro « Avanti... non dobbiamo lasciarceli scappare! »

E se l’entusiasmo dell’Ucciditrice di Dei avrebbe pur avuto a dover essere giudicato qual ben comprensibile nelle proprie motivazioni, qualcosa, a margine di tutto ciò, non avrebbe potuto che avere a suggerire all’ex-regina dell’isola di Rogautt una ragione di sospetto, di diffidenza nei riguardi di quanto stava allor accadendo. Un sospetto, una diffidenza, che ella non avrebbe saputo argomentare in termini concreti, con motivazioni che avrebbero potuto essere sostenute e difese, soprattutto a confronto con l’entusiasmo della propria gemella, e pur un sospetto, una diffidenza, che ella avrebbe avuto a dover riconoscere qual ben annidato nelle proprie viscere: qualcosa che, pertanto, non avrebbe avuto a poter condividere con Midda o con Pemir, ma che, al tempo stesso, non avrebbe neppure potuto ignorare, ritrovandosi costretta a temere per il peggio anziché avere a sperare per il meglio per così come, probabilmente, avrebbe dovuto fare in quel momento, a confronto con quell’immagine.
Cosa avrebbe mai potuto dire, d’altro canto? Tentare di fermare la propria gemella, o di rallentarla, giustificando la cosa come una negativa impressione...?!
Già fra loro vi era stato un chiaro attrito nel merito della questione delle gorgoni, per le scelte che la signora di Kriarya aveva voluto rendere proprie in contrasto a quanto, altresì, ella avrebbe avuto a poter sol considerare buon senso. Se allora, invece di esserle vicina nella parte finale di quel lungo inseguimento, ella si avesse tentato in qualsivoglia misura di sollevare obiezioni di sorta, ineluttabilmente Midda avrebbe potuto avere ragione di interpretare in maniera negativa la sua presenza lì, e, addirittura, di sospettare un suo qualche coinvolgimento di sorta nella sparizione di Be’Sihl, per così come, certamente, in molti sarebbero stati ben lieti di avere a considerare, non esitando a esprimersi in sua condanna.
Meglio, quindi, avere a tacere. Non ignorando le proprie sensazioni e, ciò non di meno, non offrendo loro voce. E se Midda e Pemir, in quel mentre, avessero continuato a lasciarsi trascinare dall’entusiasmo del momento; allora sarebbe toccato proprio a lei riservarsi l’ingrato compito di prepararsi a quanto di male sarebbe accaduto, in quella che, istante dopo istante, non avrebbe potuto ovviare a percepire sempre più qual una trappola.

« Qualcosa non va... »

A prendere tuttavia voce in termini critici attorno a quella scena, fu allora proprio la stessa Figlia di Marr’Mahew, la quale, forse troppo precipitosamente mal giudicata dalla propria gemella, evidentemente non avrebbe avuto a doversi considerare così ciecamente animata dalla più completa fiducia nei riguardi di quella situazione e di una sua positiva conclusione.
Perché se pur ella stava continuando a spronare il suo sauro per avere a colmare nel minor tempo possibile quella distanza residua, al tempo stesso il linguaggio del suo corpo avrebbe avuto a trasmettere una crescente tensione, e una tensione che forse avrebbe potuto anche essere intesa come preparatoria al duello che le avrebbe attese per la liberazione di Be’Sihl, ma che, a margine di tali parole, non avrebbe potuto ovviare a essere altrimenti letta come preparatoria a un qualche genere di imboscata, e a quel genere di imboscata che anche le viscere di Nissa stavano quindi suggerendo.

« Lo credo anche io. » confermò allora e prontamente l’ex-regina dei pirati dei mari del sud, portando la propria mano destra a stringere saldamente il proprio tridente, in un gesto troppo a lungo posticipato nel confronto con quanto, in effetti, avrebbe voluto compiere se soltanto avesse seguito fin da subito le proprie sensazioni « Ma non riesco proprio a comprendere che cosa... »
« Quello è Be’Sihl... o, per lo meno, lo sembra... ma... » tentò di analizzare Midda, socchiudendo appena gli occhi, quasi a voler in quella maniera meglio focalizzare il proprio sguardo su quell’immagine, sempre più prossima « ... qualcosa non torna. » soggiunse, non riuscendo a trovare una maniera migliore per esprimersi, per quanto tutto ciò non potesse che apparire frustrante.
« Già. » ribadì nuovamente Nissa, a sottolineare quanto avesse a doversi ora riconoscere del tutto allineata alla propria gemella, in termini che non avrebbero potuto ovviare a compiacerla per una ritrovata sintonia con lei... al di là della negatività di tale particolare frangente.

lunedì 4 aprile 2022

3952

 

Se l’assalto delle gorgoni aveva diffuso malumori e contrasti all’interno del gruppo, il ritorno in vita di Pemir si riservò occasione di essere cagione di un effetto opposto, andando a restituire alla quasi totalità del gruppo fiducia e speranza, con la sola eccezione rappresentata dall’ex-regina dell’isola di Rogautt, la quale, restando ferma sulla propria posizione critica, non si lasciò convincere da tutto ciò del fatto che la propria gemella avesse compiuto la scelta più ragionevole nel merito della sorte delle gorgoni.
Così, quando il gruppo dovette dividersi, e dividersi in una parte predominante di ritorno a Kriarya in scorta a quelle prigioniere, e in una parte ancor sulle orme di Be’Sihl e del suo rapitore, premura della Figlia di Marr’Mahew fu quella di mantenere accanto a sé la propria sorella, onde ovviare al fatto che questa potesse decidere di agire di propria iniziativa a discapito di quelle gorgoni, in un’ipotesi, dopotutto, tutt’altro che priva di fondamento nel non avere a dimenticare chi ella fosse e quanto, in fondo, non avesse a doversi fraintendere abituata a ricevere ordini, quanto e piuttosto a impartirli. Sulle tracce di Be’Sihl, quindi, ebbero a proseguire Midda, Nissa e la stessa, rediviva Pemir, qual unica rappresentante, in quel momento, di quella non ufficiale guardia personale della stessa Figlia di Marr’Mahew: le altre nove desmairiane, altresì, si videro delegate al non banale compito di fare ritorno alla città del peccato, ivi conducendo quelle prigioniere e, soprattutto, assicurandosi che non avessero allor a nuocere ad alcuno, compito per adempiere al quale, alla bisogna, avrebbero anche potuto permettersi di fare nuovamente a pezzi le gorgoni, benché Midda, sinceramente, sperava che non vi sarebbe stata necessità di arrivare a tanto.
Restringere il proprio contingente a soltanto tre elementi, fra cui se stessa e la propria gemella, e una sola, singola, figlia di Desmair a garante della sua incolumità, avrebbe avuto a doversi riconoscere, in tutto ciò e comunque, un profondo attestato di stima da parte dell’Ucciditrice di Dei verso la propria antica rivale, anche e soprattutto a seguito di quel contrasto di opinioni, e di quell’irrisolto contrasto di opinioni in conseguenza al quale facile sarebbe stato avere a temere un riaccendersi di contrasti e conflitti fra loro. Tuttavia, destinare un numero inferiore di desmairiane al ruolo di scorta di quelle gorgone avrebbe necessariamente rappresentato porre le sue stesse figliastre in pericolo, per così come, comunque, ella non desiderava riservarsi gratuita occasione di compiere. Ciò anche in considerazione del fatto che, sebbene lì accompagnata soltanto da una semidea, chiunque fosse stato responsabile per il rapimento di Be’Sihl avrebbe avuto necessariamente a doversi comunque confrontare con lei, con la sua gemella e con la medesima semidea, in un trittico di indubbio valore e a confronto con il quale nessuno avrebbe potuto avere ragione di minimizzare la situazione.
E, del resto, per quanto potenzialmente pericoloso, chiunque avesse a doversi riconoscere presente dietro al rapimento di Be’Sihl, avrebbe avuto comunque a doversi intendere umano, ove, in caso contrario, non avrebbe certamente avuto occasione di passare inosservato all’interno de “Alla Signora della Vita”, o, più in generale, per le vie della città, e di una città indubbiamente ormai abituatasi a un certo livello di stranezze, e che pur, comunque, non avrebbe mai mancato di abbassare del tutto la guardia, non, soprattutto, a confronto con qualcosa di inatteso, di imprevisto. E se umano avesse avuto a doversi riconoscere il loro antagonista, per quanto potenzialmente ritornato, questi non avrebbe comunque avuto certamente a rappresentare una sfida per la Figlia di Marr’Mahew; soprattutto ove accompagnata dalla propria gemella e, ancor più, da una desmairiana.
Inoltre, nell’essersi separate dalla maggior parte del gruppo, e di un gruppo che, per quanto adeguatamente selezionato, avrebbe avuto comunque a doversi intendere costituito da elementi dotato di una certa stazza e, di conseguenza, di un certo peso; Midda, Nissa e Pemir, ora, avrebbero avuto a doversi altresì riconoscere contraddistinte da una maggiore rapidità di progresso, e da una maggiore rapidità di progresso che, speranzosamente, avrebbe permesso loro di colmare quanto prima la distanza ancor esistente fra loro e il loro obiettivo, arrivando a porre presto la parola fine a quell’avventura.
Una fine che, oltre a ritrovarsi a essere giustamente animata dalla volontà di presto ricongiungersi a Be’Sihl, e di ritrovarlo, in ciò, sano e salvo, avrebbe avuto allor a doversi intendere motivata, per la Campionessa di Kriarya e di Lysiath, anche dalla volontà di presto avere a tornare indietro, e di presto risolvere la questione relativa alle gorgoni, nella quieta consapevolezza di quanto più fosse stato posticipato tutto ciò, e più la tensione fra lei e Nissa avrebbe potuto avere ragione di credere, nella percettibile insoddisfazione da parte della stessa ex-regina dei pirati dei mari del sud per tutto ciò.
Nissa Bontor, dal canto proprio, dopo aver espresso in maniera decisamente chiara la propria posizione si era volutamente richiusa in un silenzio passivo aggressivo, e un silenzio che avrebbe avuto a doversi intendere più che trasparente di tutti i suoi dubbi sulla situazione e sulle capacità di giudizio della propria gemella. Capacità di giudizio che, del resto, non aveva mai avuto occasione di enfatizzare in termini positivi, là dove, anzi, ella era stata per anni, decenni addirittura, impegnata a condannare ogni singola azione da lei compiuta, cercando sempre di declinarla entro i termini peggiori.
E benché, in quel frangente, ella non potesse essere intesa qual motivata ancor da un indole polemica nei riguardi della propria gemella, l’avere a confrontarsi con il rischio così imposto dalle gorgoni sulle proprie figlie, e su quelle sole superstiti della sua famiglia, non avrebbe potuto ovviare a fomentare in lei un profondo senso di rifiuto... e di nuova critica a discapito di Midda Bontor.
Una situazione delicata, un equilibrio troppo precario, quello quindi venutosi a creare, che avrebbe dovuto presto essere affrontato in maniera attenta fra loro, onde ovviare a troppo facili possibilità di degenerazione, e che pur, in quella stessa giornata, non ebbe a riservarsi occasione di sviluppo alcuno, nell’avere a preferire concentrare le energie sulla missione corrente...
... e quella missione che, prima di sera, concesse loro occasione di cogliere la presenza di un puntino molto interessante all’orizzonte, e un punto che, forse e speranzosamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual il loro stesso obiettivo.

domenica 3 aprile 2022

3951

 

Benché fra le desmairiane e Midda Bontor il rapporto esistente avrebbe comunque avuto a dover essere riconosciuto qual qualcosa di estremamente recente, tale da non poter giustificare occasione di grande e profonda fiducia in senso lato; il mito proprio della stessa Ultima Moglie presso le fila delle figlie di Desmair avrebbe avuto a dover essere inteso tanto forte da non permettere ad alcun senso di sfiducia di avere a prevalere sulle stesse nei riguardi delle decisioni della Figlia di Marr’Mahew, soprattutto ove ella non aveva offerto evidenza di voler minimizzare il loro valore ma, anzi, aveva voluto esprimere una positiva valutazione nel merito della sorte della loro sorellastra Pemir, e una positiva valutazione animata da una quieta fiducia nei riguardi del loro sangue divino, e di un sangue divino che non avrebbero dovuto concedersi facile occasione di avere allor a minimizzare nel proprio valore. Una valutazione, la sua, che non avrebbe potuto ovviare a trovare ragione in diversi secoli, millenni per alcune fra loro, di vita vissuta in un mondo ostile, avvelenato nella propria terra e nella propria aria, e in un mondo a confronto con il quale, necessariamente, la morte era per loro divenuta una realtà molto più della vita, in molteplici modi diversi, e tutti indubbiamente angoscianti e dolorosi.
Così, al di là della concreta evidenza di quanto Pemir fosse divenuta pietra inanimata, le desmairiane ebbero, alla fine, a mantenere fede al proprio ruolo di discepole dell’Ultima Moglie, accettando di rinnovare la propria fiducia in lei sino anche ad accettare quella decisione, e quella decisione per loro di difficile comprensione, di difficile digestione, e, pur, una decisione a confronto con la quale avrebbero potuto o dimostrare fiducia o dimostrare sfiducia, senza alcuna sfumatura di grigio. E con buona pace di ogni pur espresso malumore a tal riguardo, nessuna ebbe a esitare a mettere in atto quanto da lei indicato, recuperando con attenzione i corpi e le teste delle gorgoni e riassemblandoli dopo essersi assicurate che le loro possibilità di movimento fossero inibite e, soprattutto, i loro occhi fossero coperti.
Un’operazione, quella così posta in essere dalle figlie di Desmair, che pur non ebbe a incontrare l’approvazione di Nissa Bontor, la quale, restando altresì ferma nella propria posizione critica nel merito della scelta compiuta dalla propria gemella, non mancò di palesare il proprio dissenso, se non a parole, quantomeno con il proprio comportamento, e con un comportamento decisamente avverso a tutto ciò. Un comportamento del quale, ovviamente, Midda non mancò di prendere atto, fosse anche e soltanto come atto dovuto nei riguardi della propria gemella, e al quale, tuttavia, non ebbe a offrire alcun seguito, per ovviare a fomentare facili avversioni fra loro in una situazione nella quale, allora, non avrebbe avuto alcun senso avere ad alimentare ulteriori possibilità di problemi.
Il resto della notte, quindi, ebbe allor a trascorrere senza che, tuttavia, alcuno avesse reale possibilità di riposare, o reale desiderio di tentare di riposare, attendendo, semplicemente, l’arrivo dell’alba per avere occasione di rimettersi in cammino, chi all’inseguimento di Be’Sihl e del suo rapitore, chi, allora, altresì in direzione di Kriarya, di scorta a quelle prigioniere. E quando il nuovo giorno giunse, insieme ai primi raggi di quell’attesa alba ebbe a concretizzarsi, in maniera a dir poco provvidenziale, la profezia formulata da parte della stessa Ultima Moglie, nel veder la mutazione di Pemir in roccia trovare occasione di regressione, e nel vederla risorgere, così come se nulla, in effetti, fosse accaduto.
Non qualcosa di cui essere sorpresi, in realtà, nel ben conoscere le desmairiane e dell’averle viste, in altre occasioni, avere a riprendersi da qualunque genere di ferita o di morte in sì breve tempo, e, ciò non di meno, qualcosa che si propose, a tutti gli effetti, come dimostrazione evidente della ragionevolezza della posizione assunta dalla stessa Figlia di Marr’Mahew nel merito della questione, e di quella questione che, chiaramente, ella era stata allor in grado di affrontare con quieto controllo...

« Pemir si sta riprendendo! »

A quell’annuncio, tutte le presenti ebbero ad accorrere alla statua che un tempo era stata la loro sorella, o compagna d’armi, per poter constatare la veridicità di quelle parole. E, anche in grazia alla crescente luminosità di quel nuovo giorno, tutti ebbero a poter assistere alla trasformazione che coinvolse la pelle e la carne della desmairiana che, dalla fredda e grigia apparenza della pietra, ebbe allora a riacquistare la calda e vivace tonalità rossa per lei naturale, fino a quando anche il suo petto riprede a muoversi e, ultimo ma non meno importante, i suoi occhi tornarono a vedere, e a confrontarsi in maniera cosciente con il mondo a sé circostante.

« Ben risvegliata. » l’accolse allora Midda Bontor, la quale avrebbe avuto a dover essere intesa qual la più felice a confronto con l’evidenza propria dell’aver avuto ragione a tal riguardo « Come ti senti, bambina...?! » le domandò, non riuscendo a ovviare a quell’approccio quasi materno nei suoi riguardi, benché razionalmente fosse consapevole che quella creatura immortale esistesse da diversi secoli prima della sua stessa nascita.
« M-maestra... » esitò per un istante ella, ritrovandosi proprio malgrado ancora un po’ intorpidita nella propria mente e nei propri muscoli, in termini tali da non riuscire a esprimersi immediatamente con scioltezza « C-cosa è s-successo?! »
« Tecnicamente sei morta. » non negò la donna, stringendosi tuttavia fra le spalle quasi a minimizzare quanto accaduto, e a minimizzarlo a ragione veduta a confronto con il suo ritorno in vita « Fortunatamente per te, però, sei coriacea almeno quanto tuo padre... e neppure lo sguardo pietrificante di una gorgone è stato in grado di avere la meglio sul tuo sangue divino! »
« Ah... » commentò Pemir, accettando per fede quelle parole e quelle parole che, in quel frangente, non avrebbe potuto riconoscersi perfettamente in grado di comprendere, nel non avere neppure idea, in effetti, di che cosa potesse essere una gorgone... e nell’avere ricordi ancora un po’ confusi nel merito della dinamica di quell’ennesima morte, e di quell’ennesima morte che, tuttavia e senza ragione di sorpresa alcuna dal proprio personalissimo punto di vista, non era rimasta tale a lungo « Spero di non essere stata di intralcio per alcuno. » dichiarò poi, quasi a titolo di scuse per l’essere allor morta, manco ciò avesse a doversi intendere una sua personale mancanza « Sono stata via per molto? Be’Sihl è stato recuperato...?! »

sabato 2 aprile 2022

3950

 

Benché Nissa non desiderasse scendere in facili occasioni di polemica contro la propria gemella, e benché, obiettivamente, esprimersi troppo severamente in contrasto a quelle ritornate non avrebbe certamente deposto a proprio favore, il ritrovarsi a confronto con tale dimostrazione di compassione per un gruppo di gorgoni non avrebbe avuto a potersi fraintendere in alcun modo tollerabile da parte sua. Anche in considerazione della non secondaria evidenza di quanto quelle creature avrebbero potuto condurla nuovamente alla morte, e a una morte da cui difficilmente avrebbe potuto fare ancora una volta ritorno.
E se Nissa non avrebbe avuto a potersi riconoscere particolarmente d’accordo con la propria gemella, anche le desmairiane, tutt’altro che in termini per loro felici, avrebbero avuto a potersi intendere d’accordo con quella scelta, e con quella scelta che, spiacevolmente, non sembrava voler tener conto dell’impietosa fine della loro sorellastra Pemir.

« Non ti rendi conto della follia che stai proponendo...?! » protestò allora Nissa, scuotendo il capo con veemenza innanzi allo scenario così da lei suggerito « Queste non sono come la tua amica Lys’sh... sono delle dannatissime gorgoni, che non esiterebbero un istante a trasformarci tutti in statue se soltanto ne avessero l’occasione. »
« Tua sorella ha ragione, Ultima Moglie! » concordò Tinam, facendosi coraggio e prendendo voce nel merito della questione, e di una questione palesemente critica nei riguardi della loro maestra « Se quelle creature possono essere letali persino per un’immortale, non è sicuro lasciarle vivere... »

Anche altre voci, in maniera più sommessa, ebbero allora a levarsi, per andare a sostenere tanto la posizione espressa da Nissa, quanto il sostegno verso di lei rivolto da parte di Tinam.
Ma quell’apparente voto di sfiducia così scandito da tutto il gruppetto non ebbe a spingere Midda a smuoversi dalla propria idea. Anzi. La convinse, se possibile, ancor di più della correttezza della propria posizione.

« Davvero volete sostenere che il diritto a vivere di qualcuno ha da considerarsi in diretta conseguenza alla sua capacità o alla sua incapacità ad arrecare danno al prossimo...?! » domandò la donna guerriero, riprendendo voce e aggrottando la fronte innanzi a tanto vociare contro di lei « Eppure è esattamente ciò che sostengono anche Brote e Howe contro di te, sorella. Per non parlare dei timori a cui tutta la popolazione di Kriarya sta riuscendo a non offrire ascolto nel ritrovarsi potenzialmente circondate da quasi duecentocinquanta semidee immortali... » evidenziò, stringendosi appena fra le spalle « E’ interessante come tutte voi vi stiate affrettando a definire la necessità che queste gorgoni abbiano a essere eliminate quando con la stessa leggerezza in molti si sarebbero ben volentieri espressi parimenti nei vostri riguardi, se solo non vi fossi stata io a frenarli. »
« Ma noi non stiamo minacciando alcuno... mentre queste gorgoni ci hanno aggredito nel cuore della notte in maniera del tutto immotivata. » tentò di argomentare Retle, cercando di spezzare una proverbiale lancia a loro stesso favore, nel riconoscere, purtroppo, quanto l’Ultima Moglie avesse assolutamente ragione in quanto allora stata sostenendo.
« E comunque Pemir è stata uccisa... » sottolineò Ghieli, non volendo che quel tutt’altro che trascurabile dettaglio potesse cadere nel dimenticatoio « La sua morte non merita di essere vendicata...?! »
« Fossi in voi non sarei così sicura che Pemir sia definitivamente morta. » scosse il capo Midda, dimostrando una certa fiducia in favore di una diversa interpretazione della realtà « Diamole tempo almeno fino all’alba... e non disperiamo: il sangue di vostro padre è più ostinato di quanto mai potreste credere. E mi sento sufficientemente sicura nell’affermare che neppure il potere pietrificante di una gorgone possa avere la meglio su una prerogativa divina, qual è la vostra immortalità... »
« Che Pemir sia morta o no, non cambia il fatto che è una follia pensare di fare prigioniere delle gorgoni e, peggio ancora, delle gorgoni ritornate. » insistette Nissa, riprendendo voce e lasciando per un attimo perdere la questione della desmairiana pietrificata, che avrebbe potuto troppo facilmente distrarre l’attenzione comune dal vero nocciolo della questione « Vuoi portare veramente delle simili creature fino a Kriarya...?! Fino al luogo ove sono i tuoi figli e le mie figlie...?! Non comprendi il rischio a cui potresti esporre tutti quanti, così facendo...?! »
« E, ancora una volta, non ti rendi conto che le tue argomentazioni sono le stesse che anche Brote ha usato per opporsi all’idea della tua presenza in città...?! » replicò la Figlia di Marr’Mahew, quasi scoppiando a ridere per l’ironia poetica della situazione « Così come Brote non riesce a comprenderti e, in questo, non può che temerti; allo stesso modo queste tu non riesci a comprendere queste creature... e in questo non puoi che temerle. » puntualizzò, sorridendo verso la propria gemella « E prima che tu possa dire che non è la stessa cosa, ti ricordo che la moglie di Brote, nonché mia carissima amica, è morta solo e unicamente in conseguenza alla violenza delle tue azioni, così come molte altre, troppe persone... »
« E allora tu...?! » protestò Nissa, sentendosi posta alle strette da quella logica indubbiamente ferrea, e da quella logica in propria aperta opposizione « Non mi pare il caso che tu abbia a impegnarti tanto ad apparire come l’eroina positiva della storia, là dove qualche decina di migliaia di ritornati sono la riprova evidente e ineluttabile di tutti i morti che la violenza delle tue, di azioni, hanno causato! »
« Ne sono perfettamente consapevole, mia cara. » annuì Midda, nulla tentando di rinnegare di ciò, e di quell’accusa a confronto con la quale, dopotutto, non avrebbe potuto in alcun modo sollevare argomentazione di sorta « Ed è proprio perché sono perfettamente consapevole di ciò che non posso permettermi di esprimere troppo affrettatamente giudizi di condanna verso alcuno... non verso di te, e neppure verso queste gorgoni. » ammise candidamente, con un quieto sorriso sul viso « Dopotutto... se queste gorgoni sono qui, ora, è solo per colpa mia... e del fatto che io le ho uccise la prima volta. » sottolineò, omettendo in tal senso un’ulteriore verità, e la verità propria del fatto che, in effetti, esse erano lì non soltanto perché era stata lei a ucciderle in passato, ma anche, e ancor peggio, perché era stata lei a resuscitarle, insieme con tutti gli altri ritornati, inclusa la stessa Nissa.

venerdì 1 aprile 2022

3949

 

Sebbene le gorgoni, già di per sé, avessero a doversi riconoscere quali delle pessime clienti; e sebbene delle gorgoni ritornate, necessariamente, avrebbero a doversi giudicare ancor peggiori, l’aspetto positivo della questione avrebbe avuto a dover essere riconosciuto nel fatto che, comunque, benché immortali e insensibili a qualunque possibilità di dolore, quelle gorgoni non fossero invulnerabili agli attacchi fisici né, tutto sommato, particolarmente coriacee. Ragione per la quale, proprio malgrado, nell’incontrare la lama della Figlia di Marr’Mahew non avrebbero potuto che cedere di fronte a essa, non morendo, certamente, e neppur perdendo coscienza o provando dolore, ma, ciò non di meno, ritrovandosi proprio malgrado decapitate e, in ciò, estemporaneamente inabilitate a far danno.
In questo, una posizione potenzialmente disperata qual quella di Midda Bontor e del suo drappello di compagne d’armi, avrebbe avuto a dover essere opportunatamente rivalutato in positivo, soprattutto in grazia alla straordinaria esperienza guerriera della stessa Figlia di Marr’Mahew e, accanto a lei, della sua gemella, e un tempo antagonista, Nissa Bontor. Indubbio avrebbe avuto a dover essere riconosciuto quanto chiunque altro, al loro posto, non avrebbe avuto a vivere un sereno quarto d’ora nel ritrovarsi così circondati da quelle gorgoni, e da quelle gorgoni ritornate. Per loro, tuttavia, l’ostacolo rappresentato dal dover combattere alla cieca non avrebbe avuto a dover essere realmente inteso qual tale, ragione per cui, nel giro di ben poco, lo scontro ebbe a concludersi con cinque corpi a terra, e cinque teste sparse in giro lontano da essi. Conclusione dello scontro, quella, che pur non ebbe parimenti a risolvere la situazione, nella necessità di doversi confrontare, moralmente e praticamente, con l’incognita propria della gestione di quelle avversarie cadute, e di quelle avversarie sì estemporaneamente sconfitte e, ciò non di meno, tutt’altro che destinate all’oblio.

« Potremmo seppellire i loro corpi e le loro teste in punti separati... » suggerì allora Nissa, in quella che avrebbe potuto essere fraintesa qual una pessima scelta tattica da parte sua, nel star fornendo, parimenti, un suggerimento nel merito di come liberarsi anche di lei « In questa maniera, pur impossibilitate a morire, dovrebbero comunque restare fuori da ogni possibilità di interazione con il mondo a loro circostante. »
« Non funzionerebbe... e, comunque, anche funzionasse, non sarei comunque d’accordo a una soluzione simile. » escluse tuttavia l’Ucciditrice di Dei, nel prendere ferma posizione a tal riguardo « Non funzionerebbe perché ho già avuto modo di sperimentare a discapito di Sarnico, durante l’assedio di Lysiath, ogni possibilità utile per tentare di mettere voi ritornati fuori dai giochi. E nulla ha funzionato. Neppure ridurlo in carne trita. » esplicitò, non provando rimorso per tutta la violenza in tal maniera riversata a contrasto di quell’uomo, e di quell’uomo che, già in vita, null’altro avrebbe potuto meritare che tutto il male possibile « Se anche le seppellissimo tenendo separate le teste dai corpi, probabilmente le teste decapitate avrebbero a marcire e dai loro colli mutilati avrebbero a ripresentarsi delle nuove teste. »
« ... interessante. » osservò l’ex-regina dell’isola di Rogautt, trovando decisamente affascinante l’analisi proposta dalla propria sorella e, in essa, l’implicita evidenza di quanto, nella propria condizione di ritornata, non avesse a correre troppi rischi « Quindi l’unica soluzione resta quella delle armi speciali che avevi riportato con te dalle stelle lontane. » osservò, storcendo le labbra verso il basso « Con quelle, l’intero corpo viene distrutto in un istante... e non resta alcuna possibilità di rigenerazione. »
« Esatto. » annuì l’altra, a confronto con quel giusto riferimento nei riguardi delle armi al plasma, utilizzate per porre fine alla battaglia per Lysiath e, tuttavia, successivamente scomparse dalla circolazione, rubate da qualcuno che, al momento, non era stato ancora individuato « Peccato che non le abbiamo più... ma, anche se le avessimo, non sarei comunque d’accordo a una soluzione simile. Non in maniera tanto arbitraria. » puntualizzò ella, sollevando di nuovo lo stesso dubbio morale al quale aveva già accennato pocanzi.

Benché i ritornati fossero un vero e proprio abominio contronatura, da lei stessa involontariamente generato attraverso gli incubi in lei instillati da secondo-fra-tre, vicario dell’altra Anmel Mal Toise attualmente in circolazione nel loro piano di realtà, e attraverso il potere che, per un certo periodo di tempo, le era stato proprio, e il potere della Portatrice di Luce e dell’Oscura Mietitrice; impossibile per la stessa Figlia di Marr’Mahew sarebbe stato ormai avere a negare la dignità che avrebbe avuto a dover essere considerata propria di tutti loro. E non soltanto per il proprio attuale rapporto con la sua gemella Nissa Bontor, a sua volta una ritornata, ma anche, e prima ancora rispetto a lei, per molti altri esempi più che edificanti a tal riguardo, primo fra tutti quello offerto da Korl Jenn’gs e da Lora Gron’d, le due persone a cui, attualmente, era affidata la riprogettazione dell’intera città di Kriarya.
Senza nulla avere a negare, infatti, a confronto con l’inappellabile evidenza di quanto tutti i ritornati fossero stati, in primo luogo, uccisi proprio da lei; tali morti, troppo sovente, erano occorse con estrema leggerezza da parte sua, erano state dispensate in termini che, ora, ella non avrebbe potuto ovviare a considerare gratuiti. E in termini che, avendo una qualche occasione di porre rimedio a ciò, avrebbe volentieri evitato di ripetere... almeno nella maggior parte dei casi.
In ciò, quindi, la donna guerriero non avrebbe avuto a doversi fraintendere desiderosa di avere a reiterare nuovamente quella condanna a discapito di un ritornato. E, in effetti, neppure di una gorgone ritornata. Non, soprattutto, a confronto con l’attuale, e più illuminata, consapevolezza di quanto quelle creature non dovessero essere troppo frettolosamente giudicate quali semplici mostri, ma, sicuramente, avessero a dover vantare una propria dignità, e una dignità che, semplicemente, nel loro mondo, nessuno era ancora stato in grado di comprendere...

« Leghiamo loro le mani e bendiamo loro gli occhi, affinché non abbiano a mietere nuove vittime... » sancì pertanto Midda Bontor, in una ferma presa di posizione a tal riguardo « Tornati a Kriarya, le chiuderemo in delle casse e ci preoccuperemo di organizzare una spedizione verso i mari del sud... ci sono molte isole sperdute e disabitate nel territorio di Tranith e sono certa che, anche con la tua collaborazione, sorella, riusciremo a trovare un nuovo ambiente adatto per queste disgraziate. »

Un attimo di silenzio accolse allora quella proposta, nell’obbligata incredulità che non avrebbe potuto ovviare ad accompagnarla.
Un attimo di silenzio che, alla fine, si vide tuttavia interrotto dalla replica della stessa Nissa Bontor, decisamente colta in contropiede da tutto ciò...

« Thyres! » esclamò quindi, imprecando il nome della loro dea prediletta « Tu non stai scherzando! Vuoi davvero procedere in questo modo... »