11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022
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martedì 12 novembre 2019

3092


Qualche ora più tardi rispetto a quella prima celebrazione funebre, e a discreta distanza dall’attenzione dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh il quale difficilmente avrebbe potuto apprezzare quel genere di attenzione in favore di colei responsabile per lo sterminio di tanti fra i propri più valenti membri, una seconda, e meno formale, celebrazione fu condotta a offrire l’ultimo omaggio a colei che, pur, egualmente vittima avrebbe avuto a potersi lì riconoscere in quanto avvenuto, seppur, paradossalmente, anche carnefice di tutto ciò: Carsa Anloch.
Attorno a lei, per quell’ultimo saluto, avrebbero avuto a doversi riconoscere così coloro i quali avevano avuto occasione di conoscerla in vita, seguiti da coloro che avevano avuto  soltanto tardiva possibilità di incrociarla all’interno del tempo del sogno e, ancora e per ultimi, coloro i quali, di lei, avevano avuto soltanto occasione di sentirne parlare, di coglierne le gesta nelle parole dei propri amici, dei propri compagni d’arme. E così, in prima fila, non mancarono Midda e Be’Sihl, su un fianco, e Howe e Be’Wahr, sull’altro; seguiti, alle proprie spalle, da Maddie e Rín, ma anche da Lys’sh e dai pargoli figli della donna guerriero, Tagae e Liagu; per poi, dietro di loro, attorno a loro, tutti gli altri membri dell’ex-equipaggio della Kasta Hamina e, ancora, i due figli di Ebano: un corteo funebre a chiusura del quale, immancabili, non poterono che presenziare anche Potr Lomic e Pitra Zafral… sebbene, probabilmente, più allo scopo di assicurarsi che quella creatura fosse realmente morta allorché, ancora una volta, semplicemente intenta a ordire un nuovo e sicuramente temibile inganno.
E se pur, ai ventotto membri dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh, non era stato negato un funerale consono con il proprio ruolo e la propria storia, e un funerale che, alfine, aveva veduto i loro corpi affidati allo spazio infinito, all’interno di capsule che, per sempre, ne avrebbero conservato le spoglie mortali, permettendo loro di proseguire il proprio imperituro viaggio in quella vastità siderale per la quale erano vissuti e nella quale erano, purtroppo, morti; per Carsa Anloch, o per qualunque genere di creatura ella fosse divenuta, Midda, Be’Sihl, Howe e Be’Wahr ebbero allora a concordare un ben diverso genere di trattamento, e un trattamento quanto più possibile prossimo a quello che le sarebbe stato proprio nel loro mondo, nell’ottenere la possibilità di incenerire la salma della loro nuovamente perduta amica all’interno di uno degli enormi reattori alimentati all’idrargirio della nave. Perché nel loro mondo d’origine, e in un mondo animato troppo comunemente da negromantiche forze, nessun corpo morto sarebbe rimasto a lungo tale… e l’unica possibilità per assicurare al defunto una vera occasione di riposo sarebbe quindi stata quella della cremazione dei suoi resti mortali, escludendo, in ciò, ogni possibilità di ritorno a casa nelle sembianze di uno zombie, o di qualche altra creatura non morta. Una tradizione, la loro, sicuramente estranea a quella che i più, fra coloro anche lì presenti, avrebbero potuto comprendere o accettare, e che, ciò non di meno, non ebbe a ritrovare alcun genere di veto di sorta da parte del capitano della Rad Dak-Wosh, il quale, anzi, ebbe a essere personalmente più che soddisfatto all’idea di poter essere certo della completa distruzione di quella creatura, e di quella creatura che già troppo danno aveva loro imposto, e non soltanto nella morte dei ventotto membri del proprio equipaggio.
Una cerimonia più discreta e meno affollata, quella così riservata a Carsa Anloch, che ebbe a svolgersi in una delle otto sale motori della nave, svuotata, per ordine dello stesso capitan Lomic, di tutti i propri operatori, a ovviare a facili possibilità di fraintendimento nei riguardi di quanto, allora, sarebbe accaduto.

« Nella follia propria della sua particolare origine, difficile sarebbe considerare mai nata Carsa Anloch. » prese voce la Figlia di Marr’Mahew, sentendo necessità di pronunciare qualche parola di commiato, non tanto in onore di quella creatura mutaforma, quanto e piuttosto del ricordo di colei che, a quella creatura, aveva offerto vita, secondo dinamiche ancor non meglio comprese « Eppure questa è già la seconda volta che mi trovo a confronto con la necessità di dirle addio… benché, razionalmente, sia consapevole di quanto colei che un tempo è stata Carsa Anloch goda di ottima salute a migliaia, se non milioni o miliardi, di anni luce da qui. O, quantomeno, ciò le desidero augurare. » puntualizzò, in riferimento ad Ah’Reshia, nel voler dare per scontato che, ovunque ora fosse, stesse godendosi la sua vita, per così come anche riferitole per voce di Howe.
« L’assurdità di tutto questo… l’assurdità di quanto oggi è accaduto a bordo di questa nave… e di quanto è accaduto, più in generale, negli ultimi giorni, dovrebbe aiutarci a meglio porci a confronto con la follia della sfida che, ancora, ci attende. E ci attende nel voler dichiarare battaglia ad Anmel Mal Toise. » proseguì, accarezzando il volto con le fattezze proprie di Carsa, e quel volto lì contraddistinto dalla serenità sol propria dei morti « La sfida che ci sta ora attendendo, e che, con un certo entusiasmo, è stata accolta prima da tutti i membri dell’equipaggio di questa nave, ci porterà a dover trascendere i confini della nostra razionalità… e a porre sfida, in tal senso, non soltanto a forze al di là di ogni nostra possibilità di comprensione, ma, ancor prima, a noi stessi, e alla nostra capacità, ma ancor prima volontà, di scendere a patti con la follia di questi eventi, accettandoli anche laddove nulla di tutto ciò potrebbe aver senso. »
« Per Be’Sihl e per me, questa sfida ha già avuto occasione di concretizzarsi ormai cinque anni fa, quando, sulle ali della fenice, abbiamo attraversato l’intero universo per giungere sino a Loicare, e immergerci, in tal senso, in una realtà a noi completamente aliena… una realtà così lontana da ogni nostra possibilità di comprensione in termini tali per cui, se soltanto la nostra vita non fosse già stata ampliamente contraddistinta da un certo margine di follia, probabilmente non avrebbe potuto essere accettata da noi. A prescindere dai buoni amici che qui abbiamo avuto la possibilità di trovare… dalla famiglia che qui ci ha saputo accogliere. » commentò, in riferimento diretto a tutto l’equipaggio della Kasta Hamina, e a quegli uomini e a quelle donne verso i quali, allora, ebbe a spostare il proprio sguardo, soffermandosi, uno a uno, sui loro volti, in una silenziosa preghiera verso Thyres e gli dei tutti, affinché di nessuno fra essi avesse, di lì in avanti, a dover celebrare altre esequie « Una sfida che non credo aversi a dover giudicare particolarmente diversa da quella che hanno indomitamente abbracciato anche Maddie e Rín… e che le ha vedute superare non soltanto i confini della propria razionalità, o del proprio mondo, ma, addirittura, della propria realtà, per giungere sino a noi, a combattere al nostro fianco quest’assurda battaglia. Ma anche una sfida poi non così estranea a ciascuno di voi qui presenti… giacché, in varia misura, tutti avete già avuto occasione di confrontarvi con le assurde dinamiche proprie delle forze qui in giuoco. E, fortunatamente, a oggi, ne siete tutti sopravvissuti. »

“A oggi…”: con questo pensiero, con questo eco nella propria mente, Midda ebbe così a riportare lo sguardo verso Carsa Anloch, e verso colei che già per due volte aveva pagato il prezzo più caro in quella guerra contro Anmel. Non la prima a essere morta per colpa sua. Probabilmente non l’ultima, laddove, proseguendo in quel percorso, difficilmente dei volti lì presenti attorno a lei tutti avrebbero avuto la possibilità di uscire indenni dalla battaglia che li avrebbe quindi attesi. Ed ella, francamente, non si sentiva pronta all’eventualità di avere a celebrare altri riti funebri per altri amici.
Purtroppo, però, il tempo dell’esitazione, il tempo dell’incertezza, avrebbe avuto a dover essere ormai giudicato terminato. E che ella potesse desiderarlo o meno, gli eventi di quegli ultimi giorni avevano avuto a dimostrare pienamente come, ormai, quella questione non avrebbe più potuto essere riconosciuta soltanto qual una sua questione personale, avendo ampliamente sconvolto le vite di tutti coloro lì presenti e non solo, in termini tali per cui, che ella potesse volerlo o meno, tutti loro avrebbero avuto a doversi purtroppo riconoscere qual personalmente coinvolti.

« Non starò ora a cercare di dissuadere nessuno di voi. » escluse quindi, allungando la propria destra, in freddo metallo, a cercare un delicato contatto con la schiena di Be’Sihl, nel mentre in cui la propria mancina ebbe a essere raggiunta, in maniera dolcemente spontanea, da Tagae e Liagu « Ci ho già provato molte volte nel corso di questi anni… e non ci sono mai riuscita. » ammise, ben consapevole di ciò e, alfine, rassegnata all’idea di non poter più spendere vanamente forze in tal senso « Ciò che voglio dirvi, oggi, qui innanzi a quanto resta del ricordo della mia amica Carsa Anloch, è che nessuna persona in tutti l’universo… o in tutto il multiverso… potrebbe sentirsi più grata agli dei tutti nel ritrovarsi circondata da così tanti amici, da una così straordinaria famiglia, per come mi sento io in questo momento. » dichiarò, nella volontà di celebrare, in quel momento, la vita di coloro ancor lì accanto a lei, ancor prima che il triste ricordo di chi, ormai, non più presente « E, ve lo giuro, neppure la morte sarà un ostacolo sufficiente a fermarmi nel proteggere coloro che amo… nel proteggere tutti voi. Perché nessuna forza in questo o in altri mondi, in questa o in altre realtà, potrà mai impedirmi di compiere non soltanto quanto possibile, ma anche quanto impossibile, per difendervi, per proteggervi. »

Quindici anni: tanti erano trascorsi da quando la Figlia di Marr’Mahew, all’epoca appena soprannominata qual tale, aveva preso commiato da Hayton Kipons, defunto alcalde di Konyso’M, offrendo il giusto omaggio a quello straordinario uomo che era stato capace di valicare persino i confini della morte per proteggere tutte le persone a lui affidate, tutti gli uomini, le donne, giovani e vecchi, che, nella sua isola, presa d’assalto dai pirati, avevano avuto bisogno di lui per ancor quaranta giorni dopo la sua morte. Quaranta giorni nei quali egli, quindi, era rimasto accanto a loro, con buona pace di ogni legge universale.
E, a distanza di quindici anni, in quel giorno, nel mentre di quelle stesse parole, Midda Namile Bontor ebbe finalmente occasione di comprendere in virtù di quale straordinario miracolo egli avesse avuto una simile occasione, una simile opportunità. E si ritrovò a essere certa di quanto, allora, tale sarebbe stato anche il suo destino, nell’eventualità in cui la sua sorte si fosse ritrovata segnata: perché neppure la morte le avrebbe impedito di difendere il suoi amici, la sua famiglia, e quella straordinaria ed eterogenea famiglia lì allora riunita attorno a lei.
E se anche, a margine di tanto commovente pensiero, la quiete di quella tanto emotivamente partecipe cerimonia fu, improvvisamente, turbata dal riaprirsi degli occhi della defunta Carsa Anloch nel mentre in cui, sul suo volto, una leggera linea longitudinale ebbe a preludere al ritorno delle minaccia propria del morbo cnidariano; alcuna esitazione ebbe lì a contraddistinguere le azioni dell’Ucciditrice di Dei, la spada bastarda della quale, tornata alfine al suo fianco, non mancò di muoversi con ferocie rapidità in avversione a quel corpo, decapitandolo ancor prima che, ai più, potesse essere concessa occasione di comprendere quanto lì stesse allor avvenendo.

« Nessuna forza potrà mai impedirmi di difendervi… » ribadì, storcendo le labbra verso il basso.

lunedì 11 novembre 2019

3091


Ovviamente Lange Rolamo e gli uomini e le donne un tempo membri del suo equipaggio, e di quell’equipaggio, ormai, rimasto senza nave, avrebbero avuto lì a doversi riconoscere presenti a quella cerimonia. Presenti nella volontà, e nella necessità, di testimoniare quanto, ormai, la situazione di tensione venutasi a creare fra gli equipaggi di quelle due navi, e quella tensione che, alternativamente, aveva veduto gli uni schierarsi in contrasto agli altri, non avesse più a doversi intendere qual attuale, qual concreta, quanto e piuttosto un vergognoso ricordo, per così come anche appena espresso dalle parole di Lomic.

« Ma ora… basta! » ruggì quest’ultimo, scuotendo il capo ed escludendo fermamente l’eventualità di aver ancora a dover essere considerati vittime di qualche malevola pianificazione a discapito loro o di chiunque altro per mezzo loro « Io vi dico… basta! » ripeté, con ferma convinzione il giovane capitano della Rad Dak-Wosh, semplicemente furioso nel confronto con tutto quanto accaduto « Affinché tutti i nostri compagni non siano morti invano… affinché tutto questo non sia stata semplicemente una nota a margine di una storia da dimenticare: io vi dico basta! »

Schierata nel gruppo degli uomini e delle donne della Kasta Hamina, anche la donna da dieci miliardi di crediti, colei che per lungo tempo era stata l’obiettivo primario della missione di quell’intera nave, e di quell’intera nave lì allor impegnata, attraverso la voce del proprio capitano, a offrire ammenda per quanto accaduto, stava ovviamente assistendo alla cerimonia, e ascoltando con grande attenzione quanto, in quel frangente, stava lì venendo pronunciato. Perché se pur, ormai, l’inimicizia fra le due parti, fomentata dall’opera della mutaforma, avesse questa a dover essere ricordata come Anmel o come Carsa poco importava, fosse ormai una questione passata; tutt’altro che archiviata avrebbe avuto a dover essere considerata l’incognita relativa a quanto, allora, Zafral, Lomic e tutti gli uomini e le donne lì radunatisi per rendere omaggio ai propri caduti, avrebbero potuto avere a decidere di compiere nell’immediato futuro, e in quel futuro che, forse, proprio in quel momento, stava così venendo delineato per voce degli stessi protagonisti negativi di quegli ultimi eventi.

« Io sono un accusatore dell’omni-governo di Loicare. » riprese allor voce Pitra Zafral, invitato in tal senso da uno sguardo del capitano proprio collaboratore, e di quell’uomo al quale, in verità, si era presentato soltanto da poche ore, non avendo avuto alcuna passata occasione di interazione con lui, prerogativa negatagli, fino ad allora, dall’avversa azione del mutaforma, e di quel mutaforma che, in primo luogo, proprio a lui si era sostituito per arrogarsi il diritto di prendere il controllo di quella nave e del suo equipaggio « E, in quanto tale ho giurato di servire la legge. » sancì, in una premessa che, a margine della piega che stava assumendo quel discorso, e che stava assumendo per voce di Lomic, in toni di non sì celata diserzione, forse non avrebbe avuto a doversi intendere propriamente positiva « E, nella mia stolidità, ho sempre erroneamente legato la legge a coloro i quali della legge sono i progenitori, i membri dell’omni-governo, ritenendo quanto, la mia cieca fedeltà alla legge, avesse a dover necessariamente intendere anche una cieca fedeltà all’omni-governo e ai suoi membri. » soggiunse poi, lasciando anch’egli deviare così il discorso in termini decisamente più armonici rispetto ai toni già assunti dal capitano « Ma non è così… »
« Nessun uomo, nessuna donna, può essere al di sopra della legge. E, in ciò, neppure l’omni-governo può essere al di sopra della legge. » dichiarò, con voce reboante, carica di tutta quella passione, di tutta quella fermezza che, nel corso degli anni, l’aveva reso uno fra i migliori accusatori di tutta Loicare, se non il migliore in assoluto « E se qualcosa, qualcuno, si sta muovendo illegittimamente all’interno dell’omni-governo per sovvertire l’ordine costituito, violando la legge… io vi dico che agirò con tutte le mie forze, con tutte le mie energie per abbatterlo. E per restituire, in ciò, giustizia a coloro che oggi sono morti nell’indifferenza di chi ha deciso fossimo sacrificabili. » definì, offrendo riferimento alle ventotto salme lì schierate, a quei ventotto corpi straziati non soltanto dai colpi ricevuti, ma, prima ancora, dall’orrore del morbo cnidariano, e di quell’oscenità della quale, prima di allora, nessuno aveva mai avuto occasione di sentir parlare in quell’intera dimensione, in quell’intero livello di realtà.
« E tutti noi saremo con te, accusatore! » confermò Potr Lomic, annuendo con convinzione a quelle parole, a quella presa di posizione che, chiunque, avrebbe potuto considerare sovversiva, e che, tuttavia, e allora, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual a dir poco obbligata in conseguenza di quanto lì tragicamente accaduto « Per onorare il ricordo dei nostri morti… e per tutelare coloro che ancora potrebbero morire in conseguenza alle meschine macchinazioni di coloro i quali hanno orchestrato tutto ciò. »

E se l’intero equipaggio della Rad Dak-Wosh approvò con esultanza quelle parole, non potendo che appoggiare un capitano e un accusatore pronti a dichiarare guerra all’interno omni-governo pur di prendere le loro parti, pur di tutelare il loro diritto alla vita, generando un’ovazione generale che avrebbe potuto galvanizzare chiunque; né il capitano, né l’accusatore, vollero riservarsi allora l’improprio errore di accreditarsi il merito di tale ovazione, di destinare a se stessi la legittimazione popolare che, in ciò, avrebbe pur potuto essere loro garantita. Giacché, con quieta onestà intellettuale, né l’uno, né l’altro, avrebbero mai potuto, in alcun modo, considerarsi artefici di quanto lì accaduto, e di quanto lì allor accaduto per permettere loro di liberarsi dal funesto giogo loro imposto dalla mutaforma.
Così, a confronto con l’esultanza dell’equipaggio, se Potr Lomic ebbe a voltarsi verso Pitra Zafral, Pitra Zafral non mancò di voltarsi a sua volta in direzione di Midda Bontor…

« Non con me, Lomic… non con me. » escluse allora l’accusatore, serio in volto, nella consapevolezza di quanto, più di qualunque altra parola appena pronunciata, sarebbe stato quello che stava lì per dichiarare a riservarsi maggiore valore « Ma con Midda Namile Bontor, e con tutti i suoi compagni. Gli uomini e le donne più ricercati dall’omni-governo di Loicare. Coloro per abbattere i quali questa stessa missione ha avuto colpevolmente inizio. »

Per un istante l’ovazione generale ebbe a sfumare a confronto con quelle parole, evidenziando ancora una certa difficoltà, una certa ritrosia, da parte di tutti, a confrontarsi con l’idea che la donna da dieci miliardi di crediti non soltanto non avesse più a dover essere riconosciuta qual un avversaria quanto un’alleata, ma, ancor più, addirittura quanto un condottiero.
Ma nel momento in cui, a partire dallo stesso nerboruto Jogr’Elm, per poi passare da tutti coloro che, con quella donna e con i suoi compagni d’arme avevano già avuto occasione di ritrovarsi a confronto in battaglia, non mancarono di dimostrare la propria approvazione nei suoi confronti, e nei confronti dell’idea di affidare a quella temibile e straordinaria figura il proprio destino, la propria sorte, ben consapevoli che non in mani migliori tale avrebbe potuto mai essere posta; l’entusiasmo tornò a rapidamente a diffondersi fra le schiere degli uomini e delle donne della Rad Dak-Wosh, e a diffondersi, così, per colei improvvisamente tradottasi da nemico pubblico a eroina popolare.

« Ora hai l’esercito che volevi, Bontor… » commentò Pitra Zafral, ancora rivolto verso di lei, or esprimendosi con tono più sommesso, alla ricerca di una qualche forma di complicità nei suoi riguardi « Fanne un buon uso. » le raccomandò quindi, non meno serio di quanto non fosse stato sino a quel momento « Anche perché, in caso contrario, ti assicuro che a pretendere la tua testa, questa volta, non sarà l’omni-governo… ma sarò io stesso. » volle porla in guardia, a scanso di ogni possibilità di equivoco nei suoi riguardi « E, a differenza del mio falso, non fallirò. » concluse, in quella che avrebbe potuto essere intesa qual una minaccia e che, in effetti, minaccia avrebbe avuto allor a essere.

domenica 10 novembre 2019

3090


Ventotto morti: quindici uomini e tredici donne, ventidue umani e sei chimere. Tale fu il tragico conteggio delle vittime della battaglia per la Rad Dak-Wosh. Una battaglia che non ebbe a concludersi, pertanto, senza pretendere il proprio tributo in termini di vite, umane e non, tutte fra i membri dell’equipaggio stesso della nave, equipaggio che, in tal senso, ebbe, quindi e proprio malgrado, a pagare amaramente il prezzo proprio di essersi ritrovati coinvolti in un conflitto più grande di loro.
Ventotto morti… più uno: il mutaforma. Colui inizialmente presentatosi sotto le mentite spoglie dell’accusatore Pitra Zafral, e poi divenuto lo stesso capitano Potr Lomic, avrebbe avuto a doversi riconoscere, obiettivamente, responsabile diretto di tutti quei morti, nell’aver evocato, fra le schiere di coloro che, ipoteticamente, avrebbero avuto a doversi riconoscere quali uomini e donne al proprio stesso servizio, l’orrore proprio del morbo cnidariano, e di quel morbo che, in buona sostanza, prima causa avrebbe avuto a dover essere intesa per la tragedia lì consumatasi.
Paradossale, comunque, avrebbe avuto a dover essere inteso come, non fosse stato per l’intervento dello stesso mutaforma, sotto le mentite spoglie di Carsa Anloch, probabilmente quel conteggio di vittime avrebbe avuto a poter essere inteso in una misura decisamente maggiore, laddove, comunque, se sua era stata la responsabilità propria dell’aver introdotto in scena quelle creature, sua era stata anche l’azione più incisiva in loro contrasto, da solo falciandone almeno una decina. E tutto questo, obiettivamente, avrebbe avuto a dover essere annoverato fra i punti tutt’altro che chiari, tutt’altro che comprensibili, nel merito di quanto accaduto nel corso di quella stessa battaglia.
Perché porre in essere quella messinscena con il volto di Carsa Anloch, e una messinscena che, facilmente, avrebbe avuto a poter essere intuita qual volta a permettergli di infiltrarsi nelle linee nemiche, salvo, poi, concludere in maniera tanto precipitosa, tanto approssimativa, per così come, obiettivamente, avrebbe avuto a dover essere inteso l’ultimo atto di quella creatura? Forse, dietro quella maschera, il conflitto lì esistente fra le almeno due diverse personalità in lotta, quella di Carsa e quella di Anmel, stava volgendo in sfavore della stessa Anmel e, in ciò, tramite quell’ultimo, precipitoso atto, ella aveva sperato di poter portare seco quantomeno la loro antagonista principale…?!
Impossibile a discriminarsi. Impossibile a decifrarsi. Impossibile a immaginarsi in una qualunque risposta, in una qualunque spiegazione. Ragione per la quale, anche quel perché restò necessariamente privato di qualunque possibilità di chiarificazione, al pari della questione più amplia attorno a esso: perché tutto quello...?!
Perché prendere il controllo di una nave della flotta di Loicare? Perché imporre una caccia sì spietata a un piccolo mercantile e al suo equipaggio, e un equipaggio costituito anche da bambini e anziani? Perché arrivare a liberare quell’orrenda piaga fra le proprie stesse schiere? Perché quei ventotto morti…?!

A rendere il giusto merito all’equipaggio della Rad Dak-Wosh, a quel migliaio di persone molte fra le quali, proprio malgrado, legate in varia misura, a vario titolo a quei ventotto morti, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto un certo contegno, e un certo contegno utile a permettere loro di affrontare quel lutto, quelle morti, senza avere, in ciò, a scadere, nei termini più beceri, e pur più emotivamente comprensibili, in una qualche volontà di rivalsa a discapito di coloro inizialmente presentati loro quali antagonisti, quali avversari, quali nemici di catturare o, meglio ancora, da abbattere.
Un contegno, quello lì allor proprio dell’equipaggio superstite della Rad Dak-Wosh, che, aiutato certamente anche dalle parole del vero capitan Lomic, così come del vero accusatore Zafral, al fine rientrato a bordo insieme ai piloti inizialmente dispersi sul pianeta sottostante, ebbe allora a non veder imputato alcun torto, alcuna colpa, a quel piccolo gruppo di ex-prigionieri, nel riconoscerli, quindi e obiettivamente, non meno vittime delle circostanze rispetto a tutti loro. Così, anche ogni possibile attrito fra ex-antagonisti, quali pur i due schieramenti avrebbero avuto a dover essere intesi, a doversi riconoscere a vicenda, ebbe a non sfociare in facili sentimenti di rivalsa, ritrovando, al contrario, un inedito sentimento di fraternità diffondersi fra loro… anche e soprattutto fra coloro che, in quelle ultime ore, si erano ritrovati a intrecciare le proprie armi in battaglia.
Anche l’enorme tauriano, presentatosi alfine come Jogr’Elm, già antagonista della Figlia di Marr’Mahew, ebbe così a cercare un’occasione di riappacificazione con lei, per superare quietamente ogni trascorso e avere a concentrarsi, ancor prima che sul passato, sul futuro, e su quel futuro che, necessariamente, avrebbe dovuto attendere tutti loro, a confronto con quanto lì occorso.
Un futuro che, ebbe a essere loro presentato per voce dello stesso accusatore Pitra Zafral… e del vero accusatore Pitra Zafral, al termine della cerimonia funebre che vide offerto il giusto tributo ai ventotto caduti…

« Quando, ormai un anno fa, Midda Namile Bontor venne a colloquiare nel mio appartamento, sfidando ogni qual genere di pericolo conseguente a una mossa tanto ardita al solo fine di avvisarmi della presenza di qualcuno… di qualcosa all’interno del nostro omni-governo animato dal solo desiderio di rovesciare l’ordine costituito e imporre qualcosa di nuovo, e qualcosa di nuovo non soltanto per Loicare, ma per questo intero angolo di universo; la mia reazione fu, necessariamente, di critica incredulità. » esordì, con tono proprio di una pubblica ammenda, non soltanto in direzione della stessa donna da dieci miliardi di crediti, quanto e piuttosto di tutti coloro lì intenti a celebrare il ricordo di quei ventotto caduti « I nostri trascorsi non erano mai stati dei migliori… e, acciecato dalla mia stessa fiducia nel sistema, non fui in grado, almeno immediatamente, di comprendere quanto, già da tempo, qualcosa non stesse funzionando correttamente all’interno dell’omni-governo. »
« Quella visita, comunque, assolvette a un proprio scopo, a una propria funzione, facendo emergere alcune piccole contraddizioni… piccole contraddizioni che, di lì a breve, ebbero a svelare i contorni di qualcosa di enorme. E qualcosa a confronto con il quale io stesso non avrei dovuto ritrovarmi. » continuò, a tentare di offrire, seppur in maniera sicuramente nebulosa, qualche risposta alle troppe, corrette domande che, in quel momento, certamente si agitavano nei cuori e nelle menti di tutti i presenti « Per questo io stesso sarei dovuto essere posto a tacere… se pur non eliminato completamente dai giuochi. Perché, comunque, la collaborazione di un accusatore, e di un accusatore con già una lunga storia di personale conflittualità con questa particolare ricercata e i suoi compagni di latitanza, avrebbe potuto riservarsi il proprio ruolo a gestire la questione, e a gestirla in maniera quanto più possibile estranea al pubblico interesse. » sancì, scuotendo appena il capo « E così venni sostituito… venni sostituito dalla stessa creatura mutaforma che, negli ultimi mesi, avete frainteso essere me. E che in queste ultime ore tanto dolore, tanta morte, ha causato a bordo di questa stessa nave. »
« Tutti noi siamo stati impiegati quali pedine all’interno di un giuoco più grande di noi, e un giuoco all’interno del quale non avevamo neppure coscienza di essere coinvolti. E, nel momento in cui la nostra utilità è venuta meno, siamo stati divenuti sacrificabili… » prese allor voce Potr Lomic, non per mancare di rispetto all’accusatore interrompendolo in quel proprio discorso, ma perché, allora, indubbiamente frustrato dalla situazione, e dalla situazione nella quale egli stesso si era ritrovato a essere spinto a propria insaputa, con la colpevole complicità, da parte propria, dell’assenza di qualsiasi dubbio critico, e di quel genere di dubbi critici che, forse, avrebbero potuto lì impedire quella carneficina, se soltanto fosse stata loro offerta attenzione per tempo « Sacrificabili come i nostri ventotto compagni che, oggi, sono morti senza, forse, avere neppure possibilità di comprendere quanto stesse loro accadendo. Sacrificabili come le vite di coloro che, a bordo delle Kasta Hamina, sono diventati oggetto di una caccia spietata, estranea a ogni regola d’ingaggio, estranea a ogni legge… e che, soltanto per puro caso, non ci trova, oggi, a scoprirci con le mani macchiate del sangue di molti innocenti, in nulla e per nulla diversi da noi. » definì, storcendo le labbra verso il basso in quieta disapprovazione a proprio stesso discapito, e a discapito dell’ormai maturata consapevolezza di aver agito, in contrasto all’equipaggio del capitano Rolamo, qual il peggiore di tutti i pirati.

sabato 9 novembre 2019

3089


Fu così che, quando il buon Roro, ex-medico di bordo dell’ormai defunta Kasta Hamina, ebbe a sopraggiungere praticamente di corsa alla sala mensa, accompagnato, a scanso di ogni possibilità di problemi, non soltanto da Duva e da Rula, ma anche, e, soprattutto, dal vero capitan Lomic, ormai schieratosi dalla loro parte, purtroppo fu immediatamente e spiacevolmente evidente quanto non vi fosse più nulla da fare.
E fu immediatamente e spiacevolmente evidente nelle lacrime intente a solcare il volto di Howe, seduto in un angolo del corridoio antistante la sala mensa.

Howe, che per primo si era opposto ad accettare l’eventualità di un ritorno in scena di Carsa Anloch, ben consapevole di quanto ella non fosse semplicemente morta, ma fosse, piuttosto, stata eliminata dalla mente di colei che pur, inconsapevolmente, l’aveva creata nel principio, nella necessità di una paladina che la difendesse, di una guerriera che prendesse le sue parti, di una vendicatrice che potesse uccidere per lei.
Howe, che per primo aveva negato la possibilità che Carsa Anloch potesse essere ancora una volta insieme a loro, a permettere la riunificazione della loro piccola ma affiatata famiglia, e di quella loro famiglia che, prima nella perdita di Carsa, e poi nella partenza di Midda, si era andata completamente a disfare, lasciando lui e Be’Wahr da soli, per così come già erano stati prima dell’inizio di tutto quello, più di quindici anni prima.
Howe, che per primo aveva abbassato la propria spada innanzi al richiamo mnemonico alla perduta Biblioteca di Lysiath, e a quella drammatica responsabilità che neppure lo scorrere del tempo, e di così tanto tempo, gli aveva comunque realmente permesso di superare, al di là di tutto il proprio apparente cinismo, al di là di tutto il proprio più volte proclamato disinteresse per ogni cosa.
Proprio Howe, così cinico, così critico, così avverso, in quel corridoio aveva voluto quindi cercare di nascondersi, nella necessità di vivere discretamente il proprio dolore, di affrontare solo con se stesso l’angoscia per quella perdita, e per la consapevolezza, tardiva, certo, ma non per questo meno tragica, di aver appena assistito a un nuovo sacrificio da parte di Carsa… colei che, se pur, forse, non era mai neppure nata, certamente aveva avuto la forza e il coraggio di morire per ben due volte, sacrificandosi per quell’amore drammaticamente mai corrisposto provato per la loro amica, per Midda Bontor.

« Howe… » esitò Duva, certa di non volerlo lasciare solo, e di non volerlo lasciare solo con il proprio dolore e, ciò non di meno, incerta sotto ogni altro punto di vista, incerta su come potersi avere ad approcciare a lui, avendo a poter vantare una conoscenza troppo superficiale nei riguardi di quell’uomo, di quel proprio compagno d’arme da troppo poco tempo entrato a far parte della propria quotidianità.
« Ho solo bisogno di un attimo… » richiese egli, richiudendosi maggiormente in se stesso, non desiderando offrire spettacolo con il proprio dolore « … perdonami… »
« D’accordo. » annuì l’altra, arrestandosi nel non volergli mancare comunque di rispetto, e nel non volergli negare il diritto a vivere il proprio dolore come meglio avrebbe potuto desiderare « Io… » esitò, nella volontà di provare ad aggiungere una qualche parola di conforto ma, obiettivamente, nel non saper cosa poter dire a confronto con una simile situazione « … mi dispiace. Davvero. »

E se Howe, per un momento, non parve voler aggiungere altro, avendo così concluso ogni possibilità di relazione con il mondo a sé circostante; prima che ella potesse girarsi, e ipotizzare di entrare, a sua volta, all’interno della sala mensa, a confrontarsi con quanto accaduto e con le conseguenze di quell’assurda e confusa battaglia, egli riprese voce… e riprese voce verso di lei, e verso colei che, innanzi al suo giudizio, avrebbe avuto potenzialmente a riconoscersi come una perfetta estranea, tanto poca, in precedenza, era stata la possibilità di dialogo fra loro.

« Ero certo che non avrebbe potuto essere lei… » sancì, restando ancora con il viso girato, a non voler offrire evidenza delle proprie lacrime, per quanto, obiettivamente, già colte dalla propria interlocutrice « Non che non lo desiderassi. Farei di tutto per poter tornare a vivere la serenità di un tempo… a vivere quegli anni in cui, con Be’Wahr, con Midda e con Carsa attraversavamo a cavallo le pianure di Kofreya, sol desiderosi di abbattere qualche mostro, di combattere qualche nemico, e di guadagnarci la nostra ricompensa. Per qualcuno era una vita complicata… ma, per me, è sempre stata una vita estremamente semplice. E… meravigliosa. » sospirò, non privo di nostalgia per tutto ciò « Ma, poi, sono sbucate fuori Nissa… e Anmel… e tutto si è complicato. » narrò, privo di ogni confidenza con la possibilità che ella potesse realmente comprendere ciò di cui egli stava lì parlando e, in verità, disinteressato a ciò, o, addirittura, potenzialmente grato all’ipotetica estraneità di quella donna con tali fatti, con simili eventi, ritrovando probabilmente più semplice avere a confrontarsi, e a confrontarsi in maniera più aperta, più onesta, con un’estranea ancor prima che con una persona a lui più vicina « E così Carsa si è scoperta essere solo il frutto di una fantasia malata, ed è scomparsa nel nulla… e Midda è addirittura partita per le stelle. E tutto ciò che avevamo un tempo è andato perduto. »

In silenzio Duva ascoltò le parole dell’uomo, invero potendo comprendere molto di più rispetto a quanto egli non avrebbe potuto presumere, nell’aver udito, per voce della stessa Midda Bontor, molte delle vicende relative a quel loro avventuroso passato insieme, e a quanto, purtroppo, a un certo punto le cose fossero precipitate, e precipitate malamente per l’interferenza della di lei gemella e, come scopertosi in seguito, della stessa regina Anmel Mal Toise, quello spirito maledetto che, paradossale a dirsi, erano stati loro stessi a liberare dalla propria prigione, da quella corona perduta nella quale, per secoli, millenni probabilmente, era stata imprigionata.
In silenzio ella ascoltò nel ben intuire quanto, allora, non avrebbe avuto a dover essere necessario un suo qualche intervento, quanto e piuttosto la sua mera presenza, e quella presenza utile a permettergli di avere qualcuno con il quale confrontarsi: e non qualcuno che lo comprendesse, non qualcuno che potesse argomentare con lui nel merito di quelle parole, quanto e piuttosto un semplice confidente, quasi un confessore, che, in silenzio, gli offrisse l’opportunità di sfogare le emozioni che, in quel frangente, lo avrebbero altrimenti soffocato.

« Ero certo che non avrebbe potuto essere lei… » riprese quindi l’uomo, dopo quella piccola parentesi atta a esprimere quanto, pur, avrebbe desiderato fosse realmente Carsa « … e, ciò non di meno, ora non riesco a evitare di domandarmi cosa sarebbe potuto accadere se soltanto ci fossimo comportati in maniera differente. Se soltanto le avessimo concesso più credito… allorché avventarci crudelmente contro di lei, rifiutando qualunque ipotesi alternativa. » gemette egli, scuotendo appena il capo, evidentemente in una situazione di violento conflitto interiore fra quanto, allora, stava razionalizzando essere stato giusto e quanto, invece, il suo cuore avrebbe potuto desiderare fosse occorso.
« Probabilmente sareste morti. » decise allora di prendere voce Duva, a offrire il proprio punto di vista, e il proprio punto di vista che potesse, in qualche maniera aiutarlo a discernere la questione, e a discernerla nel favorire, purtroppo a dirsi, la ragione rispetto al sentimento « Non so dirti se fosse lei o se non fosse lei. In verità, per quanto Midda e Lys’sh ci abbiano parlato di quanto accaduto nel tempo del sogno, non sono certa di averne compreso tutte le implicazioni. » premesse quindi, a supportare la propria posizione « Quello che, tuttavia, appare evidente, appare chiaro, è che, dietro alla mutevole maschera di quella creatura non vi fosse soltanto il volto di Carsa… e che, se pur, alla fine, ella è riuscita a prendere il sopravvento, per compiere un estremo sacrificio, tutto il resto del tempo è stato qualcun altro a dominarla, qualcos’altro a dettare le sue azioni, il suo operato. E qualcuno, qualcosa, che desiderava soltanto la nostra estinzione. » dichiarò, forse in maniera troppo rude per quel momento, per quell’occasione, ma in termini che, comunque, sperava potessero essere d’aiuto allo shar’tiagho, allo scopo di perdonare se stesso e assolversi da ogni colpa che, in quel frangente, la sua coscienza probabilmente gli stava imputando.

venerdì 8 novembre 2019

3088


… non laddove, allorché penetrare nelle carni di Midda, quella lama, e quella lama tenuta saldamente in mano da Carsa, aveva avuto a rivoltarsi con violenza in contrasto al proprio stesso ventre, trapassandosi dal basso verso l’alto con un colpo secco, e con un colpo che non le riservò altra possibilità se non quella di giungere qual inerme corpo morto a travolgere il proprio, ipotetico, bersaglio.

« Midda! » non avevano mancato di gridare tutti quanti, nel cogliere quell’attentato e nel non potersi, tuttavia, riservare il benché minimo tempo utile a intervenire.
« Carsa! » aveva avuto tuttavia a rispondere Midda, con tono ineluttabilmente disperato, e disperato quanto non avrebbe potuto allor ovviare a essere, e a essere nel confronto con quanto lì accaduto, e accaduto in maniera sì concitata da non averle concesso la benché minima possibilità di comprenderne le dinamiche, salvo ritrovarsi, fra le mani, un’ormai morente Carsa Anloch, violentemente impalata sulla propria stessa lama e su quella lama che, forse, avrebbe avuto a essere destinata a lei.

Quanto lì accaduto, e accaduto in maniera sì concitata, non aveva, invero, negato soltanto alla Figlia di Marr’Mahew una qualche evidenza di controllo sulla situazione, ma anche, e ancor più, a chiunque altro. Ragione per la quale, dopo il timore iniziale proprio del vedere la donna guerriero sì crudelmente assassinata dal mutaforma, e dal mutaforma lì inaspettatamente presentatosi con le sembianze di una sua vecchia amica, quanto non avrebbe potuto che diffondersi fra le menti dei presenti sarebbe necessariamente stata, ed ebbe a essere, un’erronea certezza nella dinamica dei fatti per così come occorsi, e un’erronea certezza volta a definire, allora, la stessa Midda Bontor qual ancor e sempre mirabilmente responsabile di aver posto la parola “fine” attorno a quella vicenda, nel decretare la morte della loro antagonista.

« Stai bene…?! » le avevano domandato, praticamente all’unisono, Lys’sh e M’Eu, sopraggiunti immediatamente accanto a lei.
« Cagna maledetta… » aveva commentato, d’altro canto obbligatoriamente furente, Maddie, alla volta della loro antagonista, ritrovatasi con la bocca e il mento ricoperti di sangue, in conseguenza al colpo ricevuto, e al colpo che, dal suo naso, aveva veduto esplodere una violenta epistassi.
« Carsa! » aveva tuttavia ripetuto, ancor disperata, la Figlia di Marr’Mahew, sorda e cieca nei confronti del mondo a sé circostante, accompagnando quanto più delicatamente possibile quel corpo a terra, e sperando in un qualche miracolo, e in un qualche miracolo che, allor, avesse a definire quella morte qual soltanto passeggera « Carsa… parlami, per l’amor di Thyres! »

A confronto con l’evidente reazione tragica propria di Midda in risposta a quegli eventi, il silenzio non aveva potuto ovviare a calare lì attorno, nel contempo in cui, fra tutti i presenti, non aveva mancato di iniziare a diffondersi un certo dubbio, e un certo dubbio nel merito di quanto, forse, l’effettiva dinamica dei fatti occorsi fosse sfuggita a tutti.
Ed ebbe a essere proprio allora, in maniera indubbiamente ammirevole, nel ben considerare quanto grave avrebbe avuto a dover essere riconosciuta quella ferita, che Carsa ebbe a riaprire, anche e soltanto per pochi millimetri, i propri occhi, nel mentre in cui, su una bocca improvvisamente ricolma di sangue, non volle mancare di apparire un lieve, lievissimo sorriso, colmo di soddisfazione…

« Carsa! » aveva gemuto Midda, accarezzandole il volto con la propria mancina e tentando, in tutto ciò, di concederle un qualche genere di sorriso, nel mentre in cui, tuttavia, la consapevolezza di una nuova, ineluttabile, fine per quella propria cara amica non avrebbe potuto lì essere tragicamente ovviata.
« … » aveva tentato di parlare, esprimendosi sì debolmente da non riuscire a essere praticamente percepita.
« Sono qui… sono qui con te, amica mia… » l’aveva rassicurata l’altra, chinandosi verso di lei, per poter tentare di udire le sue parole, e quelle ultime parole che, sicuramente in maniera tanto sofferta, stava allor cercando di condividere con lei.
« … quella… cagna… » stava sussurrando la voce di Carsa, sì effimera da poter essere appena distinta anche a tanto contenuta distanza « … ti ha salvata… a costo… della nostra stessa vita… » aveva quasi ringhiato, nel non essere in grado di esprimere in altro modo la propria rabbia, e la propria rabbia innanzi a quanto lì era così appena accaduto « … ti ama… davvero molto… stupida vacca… »

E se, per chiunque, tutto quello non avrebbe potuto avere senso alcuno, Midda, abituata da una lunga e intensa vita di eventi privi di qualunque senso, non poté ovviare a comprendere in maniera sufficientemente esatta quanto fosse accaduto, proprio malgrado già confidente tanto con le particolari dinamiche mentali proprie di Carsa così come con l’orrida malevolenza di Anmel… e, forse, in quel caso, dell’Anmel sbagliata, e pur sempre e comunque di una Anmel.
Ragione per la quale, per quanto, a parlare, a esprimere quelle parole di odio, in quel momento, non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la propria amica, quanto e piuttosto quell’empio seme che Anmel aveva insinuato in lei, e che tanto aveva agito in loro contrasto; ad aver agito, e ad aver agito per la sua salvezza, a costo della propria stessa esistenza, l’Ucciditrice di Dei ebbe lì a comprendere essere stata proprio Carsa. E quella rediviva Carsa da lei involontariamente resuscitata nel tempo del sogno, e dal tempo del sogno lasciata fuoriuscire per intervento delle due Anmel, per così come, senza menzogna, lì loro proposto. Una Carsa, tuttavia, ritrovatasi intrappolata dentro la propria stessa mente, vittima di quella nuova personalità, di quella nuova identità, e di quell’identità generata a immagine di Anmel, e che, malgrado tutto, era stata lì in grado di ribellarsi… e di riappropriarsi del controllo del proprio corpo quanto sufficiente per mutare l’esito di quell’ultima azione, di quell’ultimo attentato, e di quell’attentato che, altrimenti, avrebbe probabilmente avuto a mostrare quella stessa scena a ruoli inversi.

« Carsa… » aveva voluto quindi rispondere la donna guerriero, sospirando con amara nostalgia il nome dell’amica ritrovata e nuovamente perduta nell’orecchio di colei che, morente, stava lì stringendo fra le braccia « … perdonami, ti prego. Non avrei mai desiderato importi tutto questo… »
« … la nostra guerra è appena iniziata… Midda Bontor… » aveva commentato per tutta risposta la voce inudibile dell’altra « … e la prossima volta… non ci sarà nessuno a… impedire… che… io.. ti… ucc… »
« Grazie… Carsa. » aveva concluso la donna dagli occhi color ghiaccio, comprendendo quanto il tempo dell’altra fosse allor scaduto, sfiorando le labbra di quel corpo ormai morto con le proprie, nel mentre in cui un lieve solco lucente ebbe a comparire lungo il suo volto, a evidenziare l’argentato percorso di una lacrima colma di tristezza e commozione per quanto lì appena accaduto « E che tu possa finalmente riposare in pace... »

L’ultima minaccia offerta da quell’ombra di Anmel aveva avuto a morire, quindi, sulle sue labbra, nel mentre in cui anche la vita ebbe ad abbandonarla.
E se, pur, quel dialogo dissociato aveva veduto, nell’intimità venutasi a creare fra quelle due figure, la moritura inveire contro la propria antagonista, e mancata vittima, nel mentre in cui la stessa aveva a ringraziare, e a invocare il perdono, di colei che, sperava, avesse avuto occasione di cogliere la sua voce, di cogliere le sue parole; da un punto di vista esterno ogni minaccia, ogni imprecazione, ogni insulto non era stato percepito. E tutto ciò che era loro giunto era stata solo l’evidenza di quella morte, e di quella morte che, per voce della Figlia di Marr’Mahew, era stata ricondotta in maniera sufficientemente controversa alla figura di Carsa.

giovedì 7 novembre 2019

3087


E, in quel momento, in quel contesto, a margine di così tante diverse posizioni, a voler prendere la parola ebbe a essere, l’ultima persona che mai ci si sarebbe potuti aspettare avesse desiderio di poter attrarre a sé l’attenzione, nell’occupare, sotto ogni possibile punto di vista, la posizione peggiore all’interno di quel già complesso scenario…

« E ora immagino avrete tutti molte domande da farmi… » aveva quindi sorriso, per tutta replica, Carsa Anloch, o, quantomeno, colei riconoscibile qual tale per coloro che, in vita, avevano avuto occasione di confrontarsi con lei « … del resto, come giustamente faceva notare Howe, sarebbe incredibilmente stupido partire dal presupposto di potervi fidare ciecamente di me. »

Ovviamente non Howe, ma neppure Maddie, avrebbero avuto a volersi fidare di lei. Ragione per la quale, a confronto con il termine di quella battaglia e, soprattutto, quell’evidente provocazione, le rispettive daghe dei due, saettarono rapide verso lo splendido collo tornito della donna dalla pelle color della terra, chiudendosi attorno a esso a forbice con tanta straordinaria, quanto non pianificata, coordinazione, pronti, in ciò, non soltanto a sgozzarla ma, addirittura, a decapitarla al benché minimo segnale di pericolo.

« Woah! » aveva commentato ella, aggrottando la fronte « … attenti con quelle spade: sono già morta una volta e, francamente, vorrei evitare di ripetere l’esperienza almeno per un poco! »
« Fermi! » era intervenuta Midda, accompagnata da Be’Wahr, levando la propria destra a richiedere, con palmo aperto e dita distese, un’occasione di pazienza da parte loro, una possibilità di argomentazione, per così come pur non sembravano essere particolarmente desiderosi di avere a concedere.
« Maddie… fratello…! » aveva tentato di protestare Be’Wahr, con occhi spaventati all’idea di poter veder cascare a terra, da un momento all’altro, la testa di Carsa, per lui da sempre considerata la pari di una sorella, e di un’amata sorella che, troppo presto, li aveva lasciati « … non fatelo! Vi prego! »
« Veramente desiderate credere alle parole di questo essere…?! » aveva protestato tuttavia Howe, scuotendo appena il capo ed escludendo, in ciò, ogni possibilità in tal senso « Ha fatto l’impossibile, in questi ultimi giorni, per ucciderci. E ci ha costretti a fare altrettanto l’impossibile per sopravvivere: dannazione… siamo precipitati dall’alto delle stelle del cielo nel bel mezzo di un deserto per colpa sua! E ora, davvero, desiderate concederle occasione per parlarci e tentare di ingannarci ancora una volta…?! »
« Io non so se questa sia la “mia” Anmel, o neppure se sia effettivamente un’Anmel o, soltanto, l’ennesima minaccia da lei inviataci contro… » aveva dichiarato, dal canto proprio, Maddie, non meno determinata rispetto al compagno d’armi, a dispetto delle richieste del proprio amato biondo o della propria rossa controparte « … quello che so è che, se c’entra Anmel, non ci si può fidare. Diamine… nel tempo del sogno ha cercato di eliminarci tutti da ogni piano di realtà nell’intero multiverso, per mezzo del proprio vicario! » aveva esclamato, strabuzzando gli occhi ancora attonita all’idea stessa del rischio che avevano così corso in quell’occasione « Credo che tutto ciò abbia a essere già sufficientemente emblematico del soggetto in questione! »
« Lo so questo, Maddie! C’ero anche io! » volle tentare di riprendere voce, e di riprendere il controllo della situazione, la Figlia di Marr’Mahew, decisa a non permettere che potesse compiersi quell’omicidio a sangue freddo, che non potesse essere eseguita quella condanna a morte, non a discapito di un innocente, e, soprattutto, se veramente avrebbe potuto esservi una qualche possibilità in tal senso, non a discapito di una rediviva Carsa Anloch « E, per quanto ti possa sembrare incredibile, credo di conoscere Anmel da molto più tempo di te. Di aver lottato contro di lei molto più a lungo di te. E di aver perso per causa sua molto più di quanto tu abbia mai perduto in tutta la tua vita… » aveva sancito, in riferimento implicito alla morte della propria gemella… una morte che, forse, sarebbe comunque sopraggiunta in altri modi, per altre motivazioni, ma che, comunque, ella non avrebbe mai potuto ovviare ad associare all’idea di un concorso di responsabilità da parte della stessa Anmel, laddove, in fondo, Nissa aveva scelto di morire al solo scopo di liberarsi dall’oscuro dominio di quell’empia regina shar’tiagha insediatasi nella sua mente, nel suo cuore e nel suo corpo « Ma nessuno fra noi, neppure tu, od Howe, potete vantare di star comprendendo quanto stia ora accadendo… o chi, in effetti, sia questa donna, o quest’uomo che dir si voglia. E fino a quando tutto questo non sarà chiarito, non potremo valutare quanto l’eventualità della sua morte abbia a doversi considerare più utile dell’eventualità della sua esistenza in vita! »
« Per tutti gli dei… » volle intervenire nuovamente Carsa, o chiunque ella fosse, con tono di sincera sorpresa a margine di tutto ciò « … l’età ti sta rendendo decisamente più saggia, amica mia. » aveva voluto osservare, senza volontà di critica e, anzi, con sincero apprezzamento « In questo momento, Maddie è francamente molto più Midda di quanto tu stessa non riesca ad apparire. Non che questo mi dispiaccia, anzi… probabilmente, oggi, la grande Biblioteca di Lysiath esisterebbe ancora se soltanto fossi stata così anche quindici anni fa. »

Forse l’età, forse la maternità, per quanto adottiva, forse l’esperienza vissuta durante il coma, forse mille altre ragioni… Midda Bontor, effettivamente, in quel frangente si stava comportando con maggiore ponderazione, con maggiore senso critico rispetto a molte altre occasioni della sua vita, a molte altre occasioni nel corso delle quali altre decisioni erano state maturate in maniera estremamente più affrettata rispetto a quanto, lì, si stava riservando occasione di compiere. E il riferimento alla perduta Biblioteca, e a quella Biblioteca nella quale si era conclusa la prima missione del loro gruppetto, e di quel gruppetto mercenario allor formato da Midda, Carsa, Howe e Be’Wahr, non avrebbe potuto risultare più azzeccato a tal riguardo, esemplificazione perfetta di quanto, in quel frangente, la Figlia di Marr’Mahew stava riservandosi maggiore prudenza, maggiore occasione di riflessione, e, in ciò, maggiore maturità, rispetto a quanto non avesse mai compiuto in passato.
Un riferimento, quello rivolto alla Biblioteca che loro stessi avevano dato alle fiamme soltanto per salvarsi, e per salvarsi dalla minaccia loro imposta da una schiera di ragni giganti comandati da un’inquietante donna ragno, che non avrebbe potuto ovviare, allora, a raggiungere anche la mente e il cuore di Howe, il quale, a confronto con quel ricordo, e con quel senso di colpa mai realmente superato, aveva avuto allor a tirarsi indietro con un balzo improvviso, quasi si fosse così appena ritrovato di nuovo a confronto con quelle fiamme, e con quelle fiamme nelle quali loro stessi avevano distrutto uno dei più grandi patrimoni dell’umanità… o, quantomeno, dell’umanità propria del loro mondo natale.

« Howe…?! » non aveva potuto ovviare a esitare, allora, anche Maddie, sorpresa da quell’improvviso retrocedere di Howe, e, con lui, dell’unico che, ancora, stava supportando la sua posizione in quel frangente, e una posizione a confronto con la quale non avrebbe potuto ovviare a risultare la cattiva di turno.

Ma prima che la situazione potesse ulteriormente evolvere, in un senso oppure in un altro, in conseguenza alla decisione che Maddie avrebbe allor potuto riservarsi nel confronto con le parole a lei rivolte dalla propria più matura controparte; il tutto ebbe nuovamente a precipitare. Ed ebbe a precipitare nel momento in cui, approfittando di quel frangente d’evidente esitazione da parte dell’unica rimasta a minacciarla, Carsa non aveva ulteriormente esitato ad agire, e ad agire colpendo violentemente al volto la propria antagonista, solo per conquistarsi quella libertà d’azione utile a slanciarsi, lama alla mano, in contrasto alla stessa Midda che, in tutto ciò, stava tentando di arringare in suo favore.
Un aggressione, un attacco, un affondo, quello che avrebbe potuto allor essere proprio, e che avrebbe potuto allor sancire un’inaspettata conclusione per la vita dell’Ucciditrice di Dei, che pur non ebbe a giungere mai a compimento…

mercoledì 6 novembre 2019

3086


Quando il buon Roro, ex-medico di bordo dell’ormai defunta Kasta Hamina, ebbe a sopraggiungere praticamente di corsa alla sala mensa, accompagnato, a scanso di ogni possibilità di problemi, non soltanto da Duva e da Rula, ma anche, e, soprattutto, dal vero capitan Lomic, ormai schieratosi dalla loro parte, purtroppo fu immediatamente e spiacevolmente evidente quanto non vi fosse più nulla da fare.
E fu immediatamente e spiacevolmente evidente nelle lacrime intente a solcare il volto di Howe, seduto in un angolo del corridoio antistante la sala mensa.

« Howe… » esitò Duva, nel mentre in cui gli altri avanzarono all’interno della sala, lì soffermandosi per lo shar’tiagho gettato a terra, pur non potendosi negare assoluta incertezza nel merito di su come avere ad approcciarsi a medesimo, a quel compagno d’arme sì, nei confronti del quale, pur, non avrebbe ancor potuto vantare particolare confidenza, e le condizioni psicologiche del quale, partimenti, non avrebbe potuto neppur bellamente ignorare, non, quantomeno, a confronto con quanto, anche tutti loro, dalla plancia di comando, avevano avuto modo di seguire a distanza, attraverso i sistemi di sorveglianza della stessa Rad Dak-Wosh.
« Ho solo bisogno di un attimo… » richiese egli, voltandosi immediatamente a tentare di celare il proprio volto, e il proprio stato d’animo, alla donna, evidentemente tutt’altro che abituato a condividere le proprie emozioni con altri, amici, compagni o estranei che questi fossero « … perdonami… »
« D’accordo. » annuì l’altra, arrestandosi nel proprio quieto appropinquarsi a lui, accennando un sorriso tirato e lì desistendo da ogni ipotesi di conforto, nella consapevolezza di quanto, a confronto con tale richiesta, e con la solitudine da lui stesso così ricercata, probabilmente ogni insistenza sarebbe stata più dannosa che altro « Io… » esitò, nella volontà di provare ad aggiungere una qualche parola di conforto ma, obiettivamente, nel non saper cosa poter dire a confronto con una simile situazione « … mi dispiace. Davvero. »

Tutto era accaduto in maniera così improvvisa, tanto per coloro lì presenti, quanto e, ancor più, per coloro intenti a seguire l’evolversi dei fatti dalla plancia di comando, che, a ripensarci, non immediato sarebbe stato ricostruire l’esatta successione degli eventi.
E, probabilmente, ognuno avrebbe avuto a poter testimoniare una propria versione nel merito di quanto accaduto. E di come si fosse, purtroppo, giunti a quel tragico epilogo…

Crollata al suolo anche l’ultima vittima del morbo cnidariano, all’interno della sala mensa aveva avuto occasione di imperare, per un lungo momento, un quieto momento di silenzio, e un quieto momento di silenzio necessario per godere, psicologicamente e fisicamente, dell’improvvisa assenza di ulteriori, stridule e assordanti grida nell’aria, quelle stridule e assordanti grida che, sino a quel momento, ogni mostro generato da quell’osceno contagio non stava mancando di produrre in concomitanza a ogni proprio tentativo d’attacco. Un silenzio, quindi, non soltanto piacevole, ma addirittura utile a verificare, fosse anche e soltanto a livello uditivo, quanto effettivamente quel conflitto avrebbe avuto a doversi riconoscere qual concluso… e concluso, se non nel migliore dei modi, quantomeno con un finale positivo per l’ormai fronte comune venutosi a creare fra il gruppo delle due Midda e i sopravvissuti dell’equipaggio lì ancora presenti, e intenti a tentare di offrire il proprio contributo accanto a loro.
Il tanto improvviso, quanto violento, insorgere di quelle orride creature, all’interno di un contesto già sufficientemente confuso qual pur avrebbe avuto a dover essere considerato quello lì allor proprio della sala mensa, e di una sala mensa nella quale si stava consumando una non banale battaglia fra due fronti, e fra due fronti fra loro contrapposti per l’infame operato di una creatura mutaforma, aveva obiettivamente creato parecchio disordine, mentale oltre che fisico, fra tutti i presenti e, in verità, nessuno avrebbe potuto già allora vantare una qualche chiara consapevolezza nel merito di quanto accaduto ma, soprattutto, di perché tutto quello fosse accaduto. Anche e soltanto dal punto di vista degli uomini e delle donne dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh, del resto, la famigerata donna da dieci miliardi di crediti aveva repentinamente mutato più volte ruolo, passando da nemica pubblica a potenziale inesistente minaccia, se non, addirittura, vittima delle circostanze, per poi ritornare a essere nuovamente una nemica pubblica solo al fine di virare incredibilmente al ruolo di intrepida condottiera, e di intrepida condottiera nella lotta per la sopravvivenza in contrasto all’insorgere di quei mostri, e di quei mostri l’effettiva origine dei quali, in verità, non era stata ben compresa da alcuno. Una confusione, quella quasi necessariamente propria degli uomini e delle donne della Rad Dak-Wosh, che non avrebbe potuto non essere condivisa, in buona sostanza, anche dai loro avversari, dal fronte della squadra al seguito di Midda e di Maddie, e di quella squadra che, in tutto quello, non avrebbe potuto vantare un qualche maggiore senso di controllo sugli eventi, nell’essersi ritrovati, inizialmente, in supposta lotta contro l’accusatore Pitra Zafral, salvo poi scoprire essere stato impersonato da un misterioso mutaforma, il quale, poi, si era presentato e accreditato qual, e addirittura, la stessa regina Anmel Mal Toise, se pur nella aliena incarnazione nemesi di Maddie, alfine dichiarandosi, assurdamente, quanto una rediviva Carsa Anloch, rigeneratasi all’interno del tempo del sogno e da lì portata nella loro realtà per intervento delle stesse due Anmel, qual arma da impiegarsi in opposizione alle due Midda.
Ma se pur legittimamente confusi, tutti loro, su ogni fronte, avrebbero avuto necessariamente a doversi riconoscere nel confronto con quella situazione, e con quella situazione a dir poco caotica; nessuno fra i presenti, al termine di quella battaglia, di quello scontro, ebbe a potersi esimere dal porsi una semplice domanda…

« … e ora?! »

A dar voce a quell’interrogativo, e a quell’interrogativo che pur avrebbe avuto a doversi considerare omogeneamente presente nelle menti di tutti, non volle esimersi il buon Be’Wahr, abituato da tutta la vita a formulare questioni potenzialmente giudicabili stupide, per quanto, in molteplici occasioni, poi rivelatesi tutt’altro che tali. E così, anche allora, egli non ebbe a dimostrarsi poi tanto stolido nel dar corpo a quell’interrogativo, e a quell’interrogativo che avrebbe potuto essere declinato in molteplici interpretazioni differenti…

“E ora come ci rapportiamo con la donna da dieci miliardi di crediti e i suoi compagni…?!” non avrebbero potuto ovviare a interrogarsi, e non ebbero a mancar di compiere, gli uomini e le donne della Rad Dak-Wosh, dopo aver veduto il loro condottiero, il loro accusatore, espressione più autorevole dell’omni-governo di Loicare, rivelarsi essere una creatura mutaforma e, soprattutto, una creatura mutaforma tutt’altro che dotata di un qualunque genere di equilibrio mentale.
“E ora come ci rapportiamo con il mutaforma…?!” non avrebbero potuto ovviare a interrogarsi, e non ebbero a mancar di compiere, gli uomini e le donne al seguito di Midda e Maddie, non avendo la benché minima idea di come potersi confrontare con qualunque genere di verità quell’essere avrebbe mai potuto scegliere di esprimere, a sostegno della propria storia, e di una storia, ciò nonostante, comunque troppo folle non soltanto per poter essere creduta, ma anche per poter essere ritenuta mera menzogna, ove mai una qualunque menzogna avrebbe avuto a proporsi tanto estranea alla benché minima possibilità d’esser creduta, d’esser accettata per verità.
“E ora come mi rapporto con l’altra me stessa…?!” non avrebbero potuto ovviare a interrogarsi, e non ebbero a mancar di compiere, Midda e Maddie, quelle due versioni alternative della stessa persona, e di una persona lì entrata chiaramente in conflitto con se stessa, nel confronto con quanto, per l’una, non avrebbe potuto mancare a rappresentare l’inaspettato e miracoloso ritorno di una vecchia e cara amica creduta perduta per sempre e, per l’altra, l’ennesimo agguato della propria più acerrima e crudele nemica, lì sol desiderosa di confonderli a sufficienza per poterli, poi, sterminare senza pietà alcuna.

martedì 5 novembre 2019

3085


« E’ bello constatare come tu non sia cambiato per niente, Howe! » sorrise la supposta Carsa, non riservandosi particolare evidenza di cruccio alle accuse in tal maniera rivoltele, nel ben considerare il soggetto dal quale, in quel momento, esse stavano giungendo « Sempre così aperto mentalmente innanzi all’impossibile e, soprattutto, fiducioso nei riguardi del prossimo… » ironizzò divertita.

E se pur lo shar’tiagho, in quel momento, non avrebbe potuto ovviare a vantare una certa ragionevolezza a margine della propria posizione, delle proprie parole, e una ragionevolezza per lui più che sostenuta, più che comprovata dalla perdita del proprio braccio sinistro, e di quel braccio sinistro sacrificato in contrasto a Nissa Bontor, e perduto soltanto in conseguenza a una drammaticamente erronea attribuzione di fiducia a suo riguardo, nel fraintenderla qual la propria gemella, qual la stessa Midda; anche la posizione in maniera divertita così sostenuta da parte della controparte non avrebbe potuto ovviare a vantare le proprie ragioni, per così come Rín, lì assente, o Lys’sh, lì, al contrario, più che presente, avrebbero potuto quietamente testimoniare, ultime destinatarie di quella mancanza di fiducia nei confronti del prossimo per così come appena suggerito, nell’essersi ritrovate, senza particolare evidenza di colpa, immediatamente nel mirino dell’uomo, solo e unicamente in quanto a lui sconosciute.
Così, laddove, a margine dell’apparente assurdità di quella situazione, non soltanto Midda e Maddie, ma anche Be’Wahr e Lys’sh, avrebbero potuto vantare un pregresso, all’interno del tempo del sogno, con una rediviva Carsa, se così si fosse voluta definire, ineluttabile avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la confusione allor esistente fra i presenti, il dilemma psicologico lì loro presentato fra un certo raziocinio spinto, e un certo raziocinio spinto che non avrebbe potuto ovviare a invitarli in direzione dell’approccio critico di Howe, già troppo a lungo vittime dell’operato a loro avverso di quel mutaforma per potersi permettere, ancora una volta, di accettarne l’inganno, e la consapevolezza di quanto, loro malgrado, la realtà, e la realtà nella quale vivevano, fosse decisamente più complicata rispetto a qualunque fantasia, in termini tali per cui, in fondo, il ritorno in scena di Carsa non avrebbe avuto a dover essere giudicato qual l’evento più assurdo al quale avrebbero potuto vantare di aver assistito… anzi.
A riservarsi, quindi, un certo ruolo di garanzia, fondamentalmente estranei tanto da nostalgici ricordi in favore di Carsa Anloch, mai conosciuta se non in grazia alle cronache a lei relative, quanto da approcci troppo critici in contrasto all’empio e ingannevole ingegno di Anmel Mal Toise o delle figure a lei collegate, anche in tal senso, invero, avendo soltanto avuto a confrontarsi con il suo mito, ma mai, direttamente, con lei; avrebbero lì avuto a dover essere quindi considerati i due figli di Ebano, H’Anel e M’Eu, i quali, proprio in quanto meno emotivamente partecipi a tutto quello, non avrebbero potuto mancare di assumere l’importante ruolo di metaforico ago della bilancia, discernendo in maniera più obiettiva in che maniera avesse a dover essere giusto interagire con quella nuova protagonista… e quella protagonista evidentemente più che utile alla loro causa, per così come palesemente testimoniato dall’apprezzabile decremento nel numero di mostri lì presenti, e in contrasto ai quali, ancor, avrebbero avuto a dover essere intese rivolte la maggior parte delle loro attenzioni, dei loro sforzi.

« E’ tutto molto bello e molto toccante… » esordì quindi H’Anel, dopo un rapido scambio di sguardi con il fratello, a cercare con lui quel naturale intendimento che da sempre li aveva legati, frutto di un’intera vita vissuta l’uno al fianco dell’altra.
« … o molto strano e molto inquietante, a seconda dei punti di vista… » puntualizzò M’Eu, a margine di quella dichiarazione, non escludendo una posizione di sostegno a Howe e al suo approccio più critico, ma non per questo necessariamente errato, a tal riguardo.
« … ciò non di meno, per cortesia, potremmo prima di tutto concentrarci sull’escludere dalla partita questi dannati mostri?! » riprese e propose la giovane figlia di Ebano, riuscendo, a contorno di tale affermazione a sferrare un attacco utile a discapito di una di quelle creature, imponendo, con uno sgualembro roverso, la netta separazione fra parte della testa, del collo, e della spalla mancina della creatura e il resto del suo corpo, e, in conseguenza, la sua morte « Cioè… un problema alla volta, per cortesia! »

E se, forse, superficiale avrebbe avuto a dover essere considerata tale proposta nell’eventualità suggerita da Howe, e nell’eventualità nella quale quella “Carsa” altro non fosse l’ennesimo tentativo da parte del mutaforma di avere a ingannarli; parimenti tale proposta, simile suggerimento, non avrebbe avuto a potersi neppur considerare necessariamente negativo. Non innanzi all’evidenza di quanto, almeno nell’immediato, quel branco di mostri assetati di sangue e di morte avessero a rappresentare, in maniera decisamente più vivace, la più evidente minaccia lì loro riservata, lì loro offerta al momento.

« Attenti solo a non essere pugnalati alla schiena da questa falsa Carsa… » suggerì lo shar’tiagho, non riuscendo a trovare ragione di opporsi al suggerimento dei due figli di Ebano e, ciò non di meno, non potendo neppur ovviare a temere l’eventualità di un tradimento da parte della stessa Anmel, o chi per lei, nel corso di quel combattimento, e nel corso di quel combattimento che, del resto, non avrebbe avuto ragion d’essere non fosse stata per colpa sua, per così come non mancò di evidenziare « Non dimenticatevi quanto, ora come ora, non dovremmo difenderci da questi orrori se non fosse stato per il suo intervento! »
« Avanti allora! » incalzò la presunta Carsa, scuotendo il capo a escludere ulteriori ragioni di stallo in quel frangente « Sbrighiamoci a fare piazza pulita… così da poterci poi riservare occasione utile a confrontarci insieme su quanto io possa essere pericolosa e cattiva! » scherzò nuovamente, ammiccando in direzione di Howe, quasi a invocare da parte sua una qualche complicità benché, in quel momento, in quel frangente, in lui non avrebbe potuto trovare alcuna evidenza di simpatia in proprio favore.

Che il mutaforma, quindi, fosse Carsa controllata da Anmel, oppure che fosse Anmel intenta a fingersi Carsa, o che non avesse a essere alcuna delle due, o una qualsivoglia combinazione fra le stesse, non avrebbe avuto lì a potersi considerare chiarito.
A prescindere da ciò, tuttavia, quanto non avrebbe potuto ovviare ad apparire piacevolmente evidente fu come, comunque, nel completamento di quella loro formazione, così per come offerto dal rientro fra i loro ranghi di Carsa, o, quantomeno, di un’apparente Carsa, e di una Carsa che, del resto, si era dimostrata sufficientemente abile nell’arte della guerra da riuscire a reggere il confronto con non una, ma addirittura due Midda insieme, la squadra così venutasi a formare avrebbe avuto a doversi riconoscere più che sufficiente per tenere testa alla terribile minaccia del morbo cnidariano, falciando uno dopo l’altro quei mostri e accumulando sul pavimento di quella che un tempo avrebbe avuto a doversi intendere la sala mensa della grande nave, ormai tradotta in un sanguinolento macello, i corpi mutati di coloro che, sventurati, erano lì stati coinvolti da tale piaga, perdendo per due volte la vita: la prima in quanto persone, la seconda in quanto mostri. E in tutto ciò, a margine di tale mattanza, Carsa Anloch non ebbe a offrire alcuna evidenza di possibile avversione né a Midda, né a Maddie, né ad alcun altro, danzando la propria danza di morte fra quei mostri e falciandoli con la daga per così come, in accordo con il proprio caratteristico stile di sempre, non avrebbe mancato di compiere, e di compiere con anche maggiore efficienza, se soltanto avesse avuto seco la propria storica ascia da battaglia, e quell’ascia sì grossa, sì pesante, da risultare addirittura inopportuna per una donna dalle esili forme quali le sue, e, ciò non di meno, un’ascia con la quale ella aveva sempre dimostrato a meglio tutto il proprio valore, tutta la propria forza, non concedendo grazia alcuna ad alcun avversario in grazia di gesti tanto eleganti quanto letali.
Così, in pochi minuti, la situazione d’allarme venutasi a creare a bordo della Rad Dak-Wosh ebbe completamente a rientrare, nella sistematica e completa eliminazione di ogni minaccia cnidariana precedentemente lì venutasi a formare.

lunedì 4 novembre 2019

3084


« No… » escluse Maddie, non potendo ovviare a provare un certo senso di colpa innanzi al richiamo del proprio amato, e a quel richiamo volto a dimostrare, da parte propria, una certa mancanza di maturità che pur non avrebbe potuto ovviare a irritarla nella propria stessa occorrenza e, ancor più, nell’accento così posto in tal senso « … ma credo neppure che sia né il momento, né il luogo adatto per farsi venire qualche scrupolo di coscienza! » puntualizzò, storcendo le labbra verso il basso, non potendo ovviare a ricercare l’ultima parola in capitolo « Cioè… siamo dei dannatissimi guerrieri, degli avventurieri, dei mercenari… non un branco di missionari! »
« Missio… cosa?! » esitò M’Eu, non riuscendo a comprendere il senso dell’immagine così evocata dalla compagna d’armi, intervenendo sol allora nella questione e in quella questione dalla quale, riconosciuta qual una diatriba fra le due Midda, aveva preferito restar estraneo.
« Lascia stare… » escluse l’altra, ovviando a addentrarsi in prolungate spiegazioni nel merito del proprio mondo, a confronto con le quali la questione si sarebbe certamente complicata… senza contare quanto, a onor del vero, storicamente parlando, i missionari non avrebbero avuto a doversi fraintendere particolarmente migliori di qualunque “conquistadores”, in termini di violenza, psicologica e fisica, per così come, fosse stata allor presente, sua sorella Rín non avrebbe mancato di evidenziare.

A distrarre tutti quanti dall’evolversi di quella discussione, e di quella discussione probabilmente fomentata più dalla crescente stanchezza collettiva anziché da una reale avversione fra le parti in causa, fu tuttavia un evento assolutamente inatteso, e privo d’ogni possibilità di previsione nella propria occorrenza, che, ciò non di meno, ebbe a pretendere la loro attenzione, ed ebbe a pretenderla per mano di un’inedita figura femminile, dalle forme slanciate, dalla pelle color della terra, dai lunghi capelli castani legati sulla cima della testa e dai grandi occhi di egual colore, che, lì, ebbe a entrare in scena avventandosi con straordinaria foga in contrasto ai mostri figli del morbo cnidariano, iniziando a falciarli, alla propria destra e alla propria manca, quasi essi non avessero a doversi riconoscere qual dei reali avversari, quanto e piuttosto delle semplici spighe di grano pronte a essere mietute dalla falce del villano.
E se, obiettivamente e semplicemente splendida avrebbe avuto a dover essere riconosciuta quella donna, nessuno dei presenti, nella compagnia delle due Midda, ebbe esitazione alcuna a identificarla, e a identificarla con il proprio stesso nome…

« … Carsa?!... »

Carsa Anloch, una fra le più grandi amiche e fra le più temibili nemiche della Figlia di Marr’Mahew. Colei che per lei era vissuta, letteralmente generata dai sogni adolescenziali della giovane Ah'Reshia Ul-Geheran come risposta ai traumi di eventi a dir poco tragici e brutali; e colei che per lei era morta, sacrificatasi a sua difesa, a sua protezione, in contrasto all’offensiva contro di lei proiettata dalla stessa Anmel Mal Toise all’interno del corpo di Nissa Bontor. E colei che più volte si era, ciò non di meno, schierata in opposizione all’Ucciditrice di Dei, a volte per semplice desiderio di sfida, a volte per incarichi contrastanti, senza mai reale livore, senza mai concreta volontà di prevaricazione, e, ciò non di meno, pronta, all’occorrenza, a ucciderla, in accordo con una morale tale da non attribuire particolare valenza alla vita di chiunque o, per meglio dire, tale da essere in grado di stabilire con perfezione la valenza della vita di chiunque, e di stabilirla in termini tutt’altro che generosi.
Carsa Anloch: colei che non era mai nata e che, in effetti, non era neppure mai morta. Risposta emotiva e psicologica della mente della giovane Ah'Reshia Ul-Geheran al capitolo più oscuro della propria giovanissima esistenza; ella era svanita nel momento in cui, ormai, palese avrebbe avuto a doversi constatare quanto il rimedio avesse a doversi considerare ben più drammatico rispetto al problema originale, nel dividere il cuore e la mente della stessa Carsa fra l’amicizia e l’amore provati per Midda Bontor, e la fedeltà e il rispetto vissuti per Nissa Bontor. E se pur lieto tale evento avrebbe avuto a dover essere considerato, nel veder restituito il controllo ad Ah'Reshia, dopo tanti anni di quieto sonno, o tal percepito da lei; funesta scomparsa non avrebbe avuto a poter che essere riconosciuta innanzi al giudizio di tutti coloro che, pur, a Carsa si erano legati nel corso degli anni, primi fra tutti Midda, Howe e Be’Wahr.
Carsa Anloch: colei che, anche da morta, non aveva mancato di intervenire, e di intervenire in soccorso, in aiuto dei propri amici, di Midda, di Be’Wahr, e pur dell’ancor sconosciuta Maddie, durante la loro avventura nel tempo del sogno, lì rievocata dalla nostalgia della stessa Campionessa di Kriarya, che di lei, più di chiunque altro al mondo, non avrebbe potuto ovviare a percepire la mancanza nella propria quotidianità, e nella propria quotidianità guerriera, senza nulla in ciò voler negare a molte altre valevoli sorelle d’arme incontrate nel corso del proprio cammino. Un’ombra della donna che un tempo era stata…
… un’ombra “della donna che un tempo era, senza mai essere stata”…

« Thyres! » strabuzzò gli occhi la Figlia di Marr’Mahew, a confronto con la rivelazione, in ciò, offertale « Sei sempre stata tu! »
« … già! » sorrise per tutta replica la nuova arrivata, continuando a lottare, e a lottare con efficacia straordinaria, in termini tali per cui, improvvisamente, il fronte comune in contrasto al morbo cnidariano sembrò essere più che raddoppiato, forse triplicato, nel proprio numero, nella propria forza, nella propria capacità guerriera, per quanto soltanto una singola figura si fosse lì aggiunta, in ciò, alla loro schiera « Vi chiedo scusa per tutti i problemi che vi ho causato… ma non ero propriamente in me, come forse vi sarete resi conto! » minimizzò con tono quasi scherzoso, stringendosi fra le spalle e continuando nella propria opera di pulizia, nell’abbattere, senza esitazione alcuna, un terzo mostro.
« Ma come è possibile…? » domandò Midda, non riuscendo a comprendere in che maniera la propria alleata d’un tempo potesse essere lì ricomparsa… non che, ovviamente, avrebbe potuto avere a dispiacersi in tal senso « Hai trovato un modo per lasciare il tempo del sogno…?! »
« Sono stata trascinata fuori dal tempo del sogno… » spiegò l’altra, per tutta risposta, scuotendo appena il capo « … dalle due Anmel, allo scopo di divenire una pedina nei loro giuochi contro di voi. » dichiarò, in maniera diretta e priva di particolari orpelli a latere, così come mirabilmente diretti ebbero a risultare i suoi attacchi, i suoi colpi, apparentemente instancabili in contrasto al comune nemico « E, per inciso, grazie per non avermi uccisa quando mi sono impegnata a riottenere il controllo del mio corpo! Sarebbe stato un epilogo decisamente più spiacevole rispetto all’ultimo… » ironizzò, in maniera abbastanza macabra, in riferimento alla propria stessa morte, o quanto di più possibile assimilabile a tale.
« Lohr… » gemette Be’Wahr, sinceramente attonito all’idea del ritorno in scena di Carsa, evento così insperato e così miracoloso, nella propria occorrenza, da non poter apparire qual vero… per così come, del resto, era già stato nel tempo del sogno « … muoviamoci a liberarci di questi mostri, che non desidero altro che abbracciarti! » dichiarò, sinceramente desideroso di stringere nuovamente fra le proprie braccia l’amica così meravigliosamente ritrovata, quella sorella perduta ormai da troppo… troppo tempo.
« Non capisco che, a essersi fumata il cervello, sia Anmel o siate tutti voi! » protestò tuttavia Howe, intervenendo nel discorso con incedere tutt’altro che benevolmente predisposto nei riguardi della rediviva compagna, del tutto inconsapevole dell’esperienza condivisa fra Midda, Maddie, Lys’sh e Be’Wahr nel tempo del sogno e, in tal senso, privo di ogni possibilità di plagio in tal senso, a differenza rispetto ai compagni che, altresì, avrebbero potuto anche riservarsi una qualche occasione per offrire fede all’idea di una simile ricomparsa in scena da parte dell’antica, e perduta, compagna d’armi « Dannazione… Ah'Reshia, in questo momento, si sta godendo gli anni migliori della sua vita in pace e serenità per così come, probabilmente, sarebbe intelligente ognuno di noi avesse a riservarsi occasione di fare. E, per sua fortuna, di Carsa non vi è stata più alcuna traccia da ormai cinque anni! » rimembrò, a definire una razionale base di discussione, sulla quale avere possibilità di imbastire qualunque altro ragionamento « Come accidenti potete davvero pensare di cascare in un tranello del genere…?! Quella non è Carsa… è solo la mutaforma che si sta fingendo lei! »

domenica 3 novembre 2019

3083


Ovviamente, di tale confronto mentale fra le due diverse personalità racchiuse all’interno di quel medesimo e mutevole corpo, né Midda, né Maddie, né alcun altro, ebbe a poter cogliere la benché minima riprova d’evidenza, né mai avrebbero avuto a poterne cogliere anche laddove non fossero lì stati tutti già troppo indaffarati nel tentare di tener testa alla minaccia propria offerta dal morbo cnidariano e dei mostri da esso generati.
In verità, una volta verificato di aver escluso, seppur solo estemporaneamente, la loro antagonista da ogni possibilità di minaccia, Midda e Maddie non ebbero possibilità di intrattenersi ancor a lungo nelle proprie disquisizioni nel merito di quanto giusto, o di quanto sbagliato, avrebbe avuto a dover essere giudicata la scelta compiuta dalla stessa Figlia di Marr’Mahew nel garantire un’occasione di grazia alla loro antagonista, ancor prima che falciarla quand’ancora era stata loro concessa occasione d’agire, e d’agire con una certa sicurezza di risultato; laddove, ancor prima che perdere tempo in tal maniera, in tal direzione, entrambe ebbero a dover reindirizzare il proprio interesse, la propria attenzione, verso i propri compagni, e la sfida che essi stavano tentando di imporre a quella sempre crescente platea di orrendi mostri zannuti, costantemente incrementati, nelle proprie fila, nei propri numeri, dall’aggiunta di nuove, sventurate vittime, le quali, scelte di volta in volta fra le schiere dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh, stavano vedendo rivalutato in termini decisamente negativi il pur ipoteticamente positivo aiuto che questi stavano tentando di offrire alla causa, e alla causa della salvezza della loro stessa nave e di chiunque, lì a bordo, avessero a voler proteggere, a voler difendere anche a costo della propria vita, in termini quanto mai, allora, letterali ancor prima che metaforici. Così, a margine di un tale contesto, ed esclusa l’immediata minaccia propria di quell’avversaria dall’ancor dubbia identità, le due donne dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco ebbero a potersi concentrare anch’esse sul tentare di contenere, prima, e di eliminare, poi, la minaccia rappresentata dal morbo cnidariano, offrendo, in tal direzione, il proprio contributo e, un contributo che, francamente, non ebbe a contrariare nessuno fra coloro lì già impegnati a tentare di contrastare l’incedere di quei mostri…
… anzi! Persino Howe, notoriamente critico nei confronti dell’intero Creato, ebbe ad accogliere con un certo soddisfatto entusiasmo il loro aiuto.

« Ben ritrovate! » le accolse lo shar’tiagho, rivolgendo loro un amplio sorriso, e un sorriso tuttavia incredibilmente forzato, non tanto a sottintendere qualche critica a loro discapito, quanto e più in generale a discapito di quell’intera situazione, e di quell’intera situazione a ogni istante a loro più avversa « Questi simpatici tomi iniziano a essere una versa spina nel fianco… e potrebbe essere il caso di iniziare a contenerne un po’ le pretese, con il vostro aiuto. »
« Spina nel fianco…?! » aggrottò la fronte Lys’sh, con tono alterato nel dimostrarsi allora decisamente provata da tutto quello, soprattutto dopo l’essersi appena ritrovata, proprio malgrado, ad assistere alla caduta dell’ichthisiano sotto i colpi dei propri ex-compagni, non potendo fare nulla per salvarlo se non, dimostrando chiara misericordia, decapitarlo, e decapitarlo prima ancora che potesse avere a trasformarsi, per tentare, in tal maniera, di ovviare alla disgustosa trasformazione « Francamente non parlerei di “spina”, ma di “dito”… e non parlerei neppure di “fianco”… » sancì, ovviando a completare la frase laddove, obiettivamente, non ve ne sarebbe stato allor alcuna necessità.
« Tutto bene, sorellina?! » domandò Midda, trovando inconsueta una simile caduta di stile nel linguaggio proprio dell’amica sororale, e rapida cercando, in tal senso, di farsi strada attraverso i mostri presenti fra loro per raggiungerla e per verificare, in prima persona, il suo stato di salute, nel temere il peggio.
« Sono solo stanca di vedere tanta brava gente morire in maniera così assurda! » sancì l’altra, scuotendo appena il capo « Spero che abbiate rimediato al mio errore e abbiate finalmente ucciso la lurida vacca mutaforma responsabile di tutto questo!… » ringhiò, dichiarando, fra le righe, un certo concorso di colpa a confronto con tutto quello, nel non poter ovviare a ritenersi responsabile per quelle morti, laddove, se soltanto ella non avesse esitato quando ne aveva avuto la possibilità, probabilmente tutto quello non sarebbe poi occorso.
« Ora voglio proprio divertirmi… » commentò Maddie, non risparmiandosi di apparire aspramente critica a tal riguardo, nel ben sapere quanto la risposta a quell’auspicio avrebbe avuto a doversi riconoscere negativa, e avrebbe avuto a doversi riconoscere negativa in sola conseguenza di una decisione arbitraria da parte della propria corrispettiva locale « … avanti, Midda! Condividi un po’ con tutti la pillola di saggezza morale del giorno! »

E se pur, il primo istinto della Figlia di Marr’Mahew sarebbe stato quello di prendere a schiaffi la se stessa più giovane, non apprezzando quella sua mancanza di rispetto nei propri confronti, o di fiducia nei confronti delle proprie scelte; a confronto con i toni propri dell’ofidiana ella non poté ovviare a riservarsi qualche dubbio nel merito della correttezza della propria valutazione domandandosi quanto, tutto quello, avesse a doversi considerare giustificato, propriamente, da un’analisi razionale della situazione e quanto, altresì, da uno sciocco e superficiale tentativo di tener fede a quanto precedentemente ripromessosi, nel voler cercare di offrire un diverso genere di esempio di vita ai propri figli, e un esempio di vita che non avesse a dover intendere necessariamente nell’omicidio la soluzione a ogni problema.
Forse era stata troppo affrettata in tale revisione dei propri principi? O, forse, tanti dubbi morali avrebbero avuto a doversi riconoscere qual conseguenza della propria lunga esperienza di vita in quella realtà alternativa, seppur fittizia, seppur onirica, nella quale Desmair l’aveva intrappolata soltanto l’anno precedente, e nella quale ella si era ritrovata a vivere una vita non sua a confronto con modelli comportamentali prima inimmaginati? O, ancora, il ricordo di quanto accaduto con Nissa, e il senso di colpa per quanto occorso con Reel, la stavano costringendo a simpatizzare con chiunque fosse in quel momento vittima di Anmel, non permettendole di agire per così come, pur, avrebbe probabilmente dovuto riservarsi occasione di fare per il bene di tutti?!
Possibile che, in realtà, Maddie avesse ragione e che ella stesse semplicemente indebolendosi nel voler in tal maniera frenare i propri colpi, nel voler in tal maniera cercare una via diversa da quella che pur, per oltre trent’anni, le aveva permesso di sopravvivere alla propria avventurosa quotidianità?!

« Non l’abbiamo ancora uccisa. » annunciò pertanto, non risparmiando, tuttavia, un colpo, e un colpo letale, a discapito di una di quelle creature, e di quelle creature a confronto con le quali null’altro avrebbe potuto essere compiuto, forse a dimostrare, in tal gesto, e nella violenza propria di quel fendente che ebbe, letteralmente, ad aprire in due un intero corpo, quanto il proprio valore guerriero non avesse a dover essere posto frettolosamente in dubbio « Ho già visto morire troppe persone per colpa di Anmel… e prima di condannare a morte qualcun altro, desidero accertarmi che possa davvero meritare tale sorte. »
« Non che la tua gemella fosse esattamente un’anima pura… » non poté negarsi di commentare Howe, nell’intuire quanto, probabilmente, il ricordo di Nissa avesse allora a giustificare quell’ultima affermazione da parte della propria vecchia amica, nel non poter, proprio malgrado, ancor perdonare l’ormai defunta regina dell’isola di Rogautt per tutte le proprie colpe, non soltanto a discapito della stessa Midda, ma più in generale di moltissime altre persone a lei circostanti… lui stesso incluso, così come il suo arto sinistro o, per meglio dire, l’assenza del suo arto sinistro avrebbe potuto testimoniare.
« Non che nessuno di noi sia esattamente un’anima pura… » sospirò tuttavia Be’Wahr, schierandosi, proprio malgrado, in favore della Figlia di Marr’Mahew, e, in questo, in opposizione alla posizione chiaramente assunta allora dalla maggior parte degli altri, a iniziare dalla propria amata e dal proprio fratello « Ci siamo sempre fidati di Midda e, questo, non ci ha mai tradito. » soggiunse poi, cercando di costringere, per un istante, tutti quanti a un giusto esame di coscienza, nel merito del proprio rapporto con la donna in questione « Vogliamo veramente iniziare, proprio in questo scomodo momento, a litigare fra di noi…?! »

sabato 2 novembre 2019

3082


La conclusione, seppur non risolutiva, del confronto con Anmel, o con chi presumibilmente tale, non ebbe tuttavia, e prevedibilmente, a segnare la fine del conflitto lì in corso laddove, una volta lì scatenato, il morbo cnidariano non avrebbe trovato occasione di arresto sino a quando uno solo fra gli infetti fosse sopravvissuto.
Ciò non di meno, e a dispetto di quanto avrebbe potuto risultar evidente a Midda e a Maddie, il confronto con Anmel non avrebbe avuto a dover essere allor frainteso qual effettivamente concluso, seppur in maniera non risolutiva, nella sua semplice perdita di sensi, giacché, proprio in conseguenza a ciò, tale conflitto avrebbe avuto a dover esser in tal maniera inteso qual semplicemente spostato a un diverso piano e, in effetti, a un livello decisamente più intimo, quanto intimo, allora, non avrebbe potuto che risultare l’interno della mente della stessa creatura mutaforme, e di quella creatura mutaforme che, all’insaputa di tutti, avrebbe avuto a poter vantare anche un nome, e un nome per tutti loro tutt’altro che ignoto, qual quello di Carsa Anloch…

« Maledetta! » inveì Anmel, in direzione della responsabile del proprio rallentamento e di quella propria apparente sconfitta, colei che, nel mentre in cui ella, ancora, avrebbe avuto a doversi riconoscere impegnata sul fronte fisico, aveva deciso di ingaggiare con lei battaglia sul piano mentale, nel tardivo desiderio di reimpossessarsi del proprio corpo « Come osi contrapporti a me? Come osi frapporti fra me e le mie vittime designate?! »
« Questo corpo è il mio corpo! » protestò Carsa, rabbiosamente ora, in direzione della controparte, e di quella controparte che tanto si era impegnata al fine di porla a tacere, relegandola, imprigionandola in un angolo oscuro della propria stessa mente « Sei tu l’intrusa! » definì, cercando di contrastarla, cercando di silenziarla, di imprigionarla allo stesso identico modo nel quale, sino a quel momento, l’altra si era impegnata a negarle ogni ragion d’essere nel proprio stesso corpo.
« Questo corpo è tanto tuo, quanto lo è di ciascun’altra di noi. » replicò tuttavia la controparte, escludendo l’eventualità del monopolio in tal maniera da lei ipotizzato ed eludendo l’offensiva rivoltale, banalizzandola con quanto avrebbe potuto essere lì inteso qual un semplice cenno della propria mano, nell’ipotesi che, in quanto puro pensiero, potesse possedere una mano « Sono finiti i bei vecchi tempi nei quali fingevi di essere la sola realtà per noi esistente! Ora qualunque schizofrenica fantasia ha lo stesso diritto d’essere all’interno di questo corpo, e di questo corpo ricreato all’interno del tempo del sogno… me inclusa! »
« Ma tu sei un’intrusa! Sei un’estranea! » insistette la prima, escludendo qualunque argomentazione così promossa, nel non voler concedere credito a quelle affermazioni « Come puoi pensare di poter vantare un qualunque credito su questo corpo…?! » domandò incredula, tentando di prendere meglio le misure con quella realtà mentale e con le sue dinamiche, nella volontà, nella necessità di poter agire a discapito dell’avversaria.
« Per tutti gli dei di Shar’Tiagh… la tua identità ha sempre avuto difficoltà a distinguere la realtà dalla fantasia. Ma non credevo che, anche ora, tu potessi essere tanto confusa nel merito… » argomentò Anmel, non negandosi un profondo sospiro a margine di ciò, prima di sferrare ella stessa un attacco a suo discapito, e un attacco volto a liberarsi di quella fastidiosa distrazione, per poter riprendere il controllo della situazione, e del corpo, prima che gli eventi avessero a degenerare « Neppure la tua amica Midda è arrivata a credere possibile che io sia la vera Anmel… e tu, davvero, vuoi ora apparire così stolida da fraintendere la reale essenza della mia identità…?! »

Carsa non avrebbe potuto ovviare a essere confusa. In verità, di quella sua seconda occasione di vita ben poco avrebbe avuto a potersi riservare una qualche linearità razionale, a partire dall’idea stessa di una seconda occasione di vita. E il fatto di essersi ritrovata tanto a lungo prigioniera nel proprio stesso corpo, non avrebbe potuto esserle d’aiuto a riservarsi possibilità di ottenere maggiore chiarezza… anzi.
Cosa intendeva dire Anmel con quelle sue parole? Possibile che…?!

« Stai cercando di ingannarmi… » dichiarò, cercando di eludere tanto l’offensiva rivoltale, quanto e, ancor più pericoloso, il dubbio che, in quelle parole, l’altra stava cercando di insinuare nella sua coscienza « … tu non puoi essere una mia creazione! Lo saprei se così fosse! »
« Premesso che credo abbiamo chiarito già da tempo come tu stessa sia stata generata, e non sia mai stata generatrice, ruolo altresì proprio, in origine, della sempre molto bistrattata Ah'Reshia Ul-Geheran e della sua ancor infantile fantasia, e successivamente della stessa Midda Bontor e della sua malinconica nostalgia… su questo particolare non hai completamente torto: io non sono una tua creazione. Né una creazione di Ah'Reshia. » replicò, non senza un certo moto d’orgoglio a margine di ciò, di tale presa di posizione attorno alla propria stessa natura, in termini che, dal proprio punto di vista, l’avrebbero potuta rendere più che degna al controllo di quel corpo « Io sono creazione della vera Anmel Mal Toise: una replica della sua personalità, della sua coscienza, inserita all’interno di questa tua instabile mente, e di questo tuo instabile corpo, al solo fine di permettermi… di permetterle di essere qui presente, in soccorso alla sua corrispettiva autoctona, in questa guerra contro Midda Bontor, senza, in tal senso, avere a porre in allarme quell’irritante impicciona della fenice. » si presentò, a voler offrire chiarezza quantomeno a quell’interlocutrice in particolare, e quell’interlocutrice in particolare che, allor, contava di aver occasione di porre a tacere e a tacere per sempre, entro i confini di quel medesimo piano mentale « Non che sia servito poi molto visto che, non ho ancora compreso in che modo, Madailéin Mont-d'Orb è comunque sopraggiunta, portando seco, addirittura, dei rinforzi a sostegno della propria corrispettiva… »
« Quindi… tu non sei Anmel? » domandò Carsa, non potendosi negare un’ancor più marcata confusione a margine di tutto quello « Come è possibile…?! »

Una confusione, quella propria della coscienza di Carsa, che tuttavia ebbe a concedere alla propria avversaria quella libertà d’azione utile a sopraffarla, rivolgendo in sua opposizione un violentissimo attacco e riprecipitandola, in ciò, all’interno della gabbia psichica nella quale era stata rinchiusa sino a quel momento, e dalla quale, speranzosamente, non avrebbe più trovato nuova occasione di evadere, a disturbarla, a interferire con i suoi piani.
Perché se pur, ella, non avrebbe avuto a poter vantare l’originalità del nome proprio di Anmel Mal Toise, tutto, in lei, avrebbe avuto a rispecchiare Anmel… e non quella sciocca vanesia autoctona di quella dimensione, con i propri ancor futili piani di dominio, quanto e piuttosto una più attiva Anmel Mal Toise, e quell’Anmel capace di intraprendere un viaggio attraverso il multiverso nel solo intendimento di sterminare quante più possibili versioni alternative della propria originale antagonista, se non, addirittura, tutte loro, attraverso ogni dimensione, attraverso ogni piano di realtà, per così come tentato per mezzo di secondo-fra-tre, il proprio vicario all’interno del tempo del sogno. In ciò, quindi, ella non avrebbe potuto riservarsi occasione di perdere tempo dietro a futili chiacchiere, preferendo agire, e agire con forza, con decisione, a discapito di chiunque, là fuori, stesse allor insistendo nel voler sopravvivere ai propri attacchi, alle proprie offensive: due Midda che, presto, sarebbero morte, unendosi all’annovero di tutte le altre da lei uccise, attraverso l’intero multiverso.

« Non puoi farlo! » protestò Carsa, tentando con tutte le proprie forze di infrangere i confini di quella gabbia psichica, per frapporsi fra quella folle omicida e la concretizzazione dei propri piani « Io sono morta già una volta per quella donna e sarei disposta a morire altre mille e più volte per lei. Non ti permetterò di attentare alla sua vita… non, certamente, per mezzo del mio corpo! » sbraitò, terrorizzata al pensiero di quanto, allora, ella avrebbe così desiderato compiere.
« Grazie per il suggerimento! » sorrise tuttavia Anmel, più che solleticata da quel pensiero « Ora so come agire… »

venerdì 1 novembre 2019

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Per Midda, ancor prima che per Maddie, in grazia alla differente preparazione guerriera, fu immediatamente chiaro che qualcosa era cambiato nella loro antagonista.
Certamente gli attacchi non avrebbero avuto a dover essere ancor fraintesi qual mutati in intensità o violenza. Né, tantomeno, la precisione dei colpi ipotizzati da parte della loro fiera antagonista avrebbe avuto a dover essere posta in dubbio. Ma, a un livello quasi impercettibile, Midda Bontor ebbe a intuire quanto, allora, Anmel, o chi per lei, avesse iniziato a essere distratta, e a essere distratta in maniera tutt’altro che ovvia nella propria occorrenza.
Dovendo descrivere quanto stava allora accadendo, alla Figlia di Marr’Mahew non avrebbe potuto essere concesso altro termine, altra immagine, rispetto a una sorta di “rallentamento” nei gesti, nei movimenti dell’antagonista, quasi, improvvisamente, ogni azione avesse a doversi considerare frenata da funi invisibili, da ostacoli fisici tali da rendere per lei necessaria maggiore enfasi, maggiore impegno, al fine di giungere al medesimo risultato precedentemente ottenibile, e ottenuto, con quieta banalità.
E se pur, all’inizio, di tale fattore ebbe evidenza soltanto Midda, in breve anche a Maddie poté essere chiaro, anche nel considerare quanto, improvvisamente, la propria antagonista, la propria nemesi per eccellenza, o, quantomeno, colei da lei ipotizzata qual tale, ebbe ad agire, a muoversi, quasi avesse a dover essere riconosciuta immersa nell’acqua, anziché nell’aria… o se non in acqua, comunque in qualunque altra sostanza decisamente meno collaborativa nel confronto con l’idea di movimento rispetto alla pura e semplice aria nella quale, altresì, inalterato avrebbe avuto a doversi riconoscere il loro campo d’azione.
Diverso, tuttavia, fu il risultato a cui le due Midda ebbero a sospingere i propri raziocini a confronto con simile fenomeno, giacché se la prima ebbe a restarne incuriosita, e incuriosita al punto da iniziare a rallentare ella stessa i propri attacchi, i propri colpi, nel non voler conseguire vittoria a discapito di quell’antagonista in semplice conseguenza all’ovvietà di un suo, personale momento di difficoltà; la seconda non ebbe a riservarsi scrupolo alcuno, tentando quindi di approfittare di quanto stava lì occorrendo, a prescindere dalle ragioni esistenti dietro a tutto ciò, al fine di conseguire la desiderata vittoria e, con essa, la non banale, la non scontata conclusione di quel confronto.

« Muori, dannata! » incalzò Maddie, nel momento in cui, con un affondo, si ritrovò praticamente certa di giungere a lei, di giungere dritta al suo cuore e di trapassarlo da parte a parte, lungo l’intera estensione della corta lama della propria daga.

E laddove, probabilmente, quell’attacco non avrebbe mancato il proprio obiettivo, non avrebbe fallito nella ricerca del proprio bersaglio, ritrovando Anmel, allora, ancor impegnata sul fronte di Midda ed eccessivamente ostacolata nel proprio movimento da rendere praticamente impossibile, per lei, giungere in tempo a bloccare, o reagire con prontezza sufficiente a eludere, quell’offensiva; la perfetta misura propria di quel gesto ebbe, ancor, a essere vanificata nei propri risultati non tanto per un’improbabile reazione da parte dell’avversaria, quanto e piuttosto da un intervento deciso da parte della propria stessa alleata, da parte della propria compagna d’arme e, invero e addirittura, controparte dimensionale, la quale, cogliendo l’evidenza di quanto avrebbe voluto avesse ad accadere, e di quanto ella desiderava avesse ad accadere, ne riuscì ad anticipare i movimenti, nella misura utile a frapporre, fra lei e la loro antagonista il proprio braccio destro, in lucido metallo cromato, a solido scudo eretto, allora, a difesa del corpo di Anmel, o di colei supposta qual Anmel, in un’azione, in un gesto, del tutto privo di qualunque logica innanzi al giudizio di Maddie… e in un gesto che, ineluttabilmente, non avrebbe potuto ovviare a suscitare, in lei, una certa irritazione, all’idea di quanto un’altra se stessa si potesse star impegnando, in tutto ciò, a difesa, a protezione, della propria nemica giurata, e di quella nemica, di quell’avversaria che tanto a lungo aveva minacciato la propria vita, e la vita di molte altre fra loro, in dozzine e dozzine di universi paralleli.
Un gesto, una clemenza, quella allor rivolta da Midda nei riguardi di Anmel, a confronto con la quale, prevedibilmente, alcuna evidenza di gratitudine venne ricambiata dall’altra, ritrovandola altresì impegnata al solo scopo, al solo fine di approfittare di tutto ciò per eliminarla, e di eliminarla in grazia a un ridoppio dritto, con il quale raggiungerne il ventre e il fianco e squartarli impietosamente. Ma troppo lenta, ormai, avrebbe avuto a dover essere considerata quella donna, in termini tali per cui, malgrado anche Midda non avesse più a doversi fraintendere al pieno delle proprie energie, al culmine della propria forma fisica, né avrebbe avuto a poter essere in tal direzione fraintesa sin dall’inizio di quel confronto; la Figlia di Marr’Mahew ebbe comunque a riservarsi tempo sufficiente per reagire anche a quella seconda offensiva, e per vanificarla, allora, con impeto sufficiente a disarmare la propria controparte…

« Ferma! » esclamò quindi Midda, in termini sì generici da risultare di difficile discriminazione nella definizione del proprio destinatario, potendosi riservare eguale valenza fra Maddie e Anmel, in termini che, ove non fossero stati sufficientemente drammatici, avrebbero avuto allor a doversi riconoscere quali improbabilmente ridicoli, nel paradosso intrinseco in quella situazione.

Ma se pur, a margine di tutto ciò, Maddie ebbe a volerle riconoscere ancor sufficiente rispetto da concederle il beneficio del dubbio, e da non agire in aperta opposizione a quella sua richiesta, da parte di Anmel, prevedibilmente, tutto quello non ebbe a riservarsi il benché minimo valore, in termini tali per cui, pertanto, quest’ultima ebbe a tentare ancora una rivalsa in sua opposizione, lasciando comparire, da dietro la propria schiena, un corpo pugnale con il quale avere ad attentare alla sua vita, ben sperando, a distanza sì ravvicinata, di riservarsi occasione di successo in tal senso.

« Ferma, ho detto! » si ripeté la Figlia di Marr’Mahew, intervenendo prontamente, ancora in grazia al proprio destro metallico, a bloccare il montante ricercato a discapito del proprio basso ventre, nel mentre in cui, a meglio chiarire la propria richiesta, ebbe a volgere un colpo diretto al volto dell’antagonista, e un colpo che, se pur venne portato a compimento con la mancina, e la mancina ancor armata, fu lì misurato con attenzione al fine di veder impattato, contro il viso di Anmel, soltanto il proprio pugno, e un pugno che, seppur di carne e ossa, non avrebbe avuto a dover essere allor frainteso qual piacevole nella propria occorrenza, per così come l’improvvisa epistassi esplosa dal delicato naso della giovane shar’tiagha ebbe lì a confermare.
« Che diamine stai facendo…? » protestò l’altra donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco « Perché ora la vogliamo risparmiare…?! »
« Perché, come ho già detto, questa non è Anmel! » ribadì Midda, fedele alle proprie precedenti affermazioni « Non può essere lei, a meno di non voler iniziare a dubitare delle capacità della fenice. E non potendo essere lei, chiunque altro abbia a essere, potrebbe necessitare del nostro aiuto… » sancì, tornando a colpire l’antagonista prima che questa potesse avere occasione di riprendersi dal pugno precedente, e privandola ora di sensi, tanto l’impeto imposto al nuovo colpo, tale da farla collassare inerme a terra, priva di coscienza su se stessa o sul mondo a sé circostante.
« Ha tentato di abbattere la Kasta Hamina! » insistette, tuttavia, Maddie, tutt’altro che potenzialmente benevola nei riguardi della loro antagonista, a prescindere da ogni considerazione nel merito della sua identità « Ha cercato di ucciderci tutti quanti… in più di un’occasione! » rievocò, ad argomentare quanto, allora, ella avesse a meritare di morire, con buona pace del fatto che potesse o non potesse essere Anmel Mal Toise.
« Non credere che non lo sappia! » reagì, allora, l’Ucciditrice di Dei, storcendo le labbra verso il basso « Ma ci sono ancora troppe zone d’ombra attorno a questa vicenda che meritano d’essere chiarite. » decretò, seria nel proprio tono, a non voler ammettere ulteriori possibilità di critica a quella propria decisione, e alla decisione così appena posta in essere « Avremo sempre tempo per farla a pezzi a tempo debito… »