11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

martedì 15 ottobre 2019

3064


Fu in quel momento che, per così come previsto, Lys’sh ebbe a entrare in azione, comparendo, quasi per magia, alle spalle del mutaforma e puntando egli, o ella, una lama alla gola.
Ma non magia fu quella alla base dell’azione dell’ofidiana, quanto e piuttosto pura e semplice abilità, unita a una naturale predisposizione della sua specie per una certa discrezione nei propri movimenti. Sebbene, infatti, Har-Lys’sha non potesse vantare una purezza assoluta nelle proprie origini ofidiane, giacché un qualche suo antenato avrebbe avuto a doversi annoverare qual, altresì, umano, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere comunque in grado di muoversi nel silenzio più assoluto, in termini tali da riuscire a riservarsi occasione di giungere a sorprendere persino una guerriera esperta, e dai sensi incredibilmente affinati, quale la Figlia di Marr’Mahew, la paranoia alla base della sopravvivenza della quale difficilmente avrebbe mai permesso a chicchessia di poterle riservare sorpresa alcuna. E in virtù di simile discrezione, di tale leggerezza nei propri movimenti, al punto tale, volendo, da rendersi praticamente impercettibile a chiunque, ella non soltanto era riuscita a muoversi attraverso la nave ovviando a qualunque possibilità di incontro avverso ma, anche, e con dimostrazione di incredibile agilità e sinuosità, ad attraversare i condotti di manutenzione presenti nell’intercapedine fra quel ponte e quello a esso superiore, per giungere, non vista, addirittura alle spalle degli avversari lì radunatisi, e lì attendere il momento più opportuno per entrare in scena, secondo le indicazioni ricevute dalla propria amica 
Momento che, allora, giunse proprio quando il loro antagonista decise di rivolgere le proprie minacce non tanto in contrasto ai nuovi arrivati, a Midda e ai suoi due compagni lì quietamente schierati accanto a lei, quanto e piuttosto ai tre prigionieri, a Maddie e a coloro i quali, in quel frangente, avrebbero potuto vedersi riservato un destino decisamente infelice, fosse stata concessa assoluta libertà di azione alla follia omicida di quella creatura…

« Abbassa immediatamente la tua arma e arrenditi, o l’unica sentenza che verrà eseguita sarà quella a tuo discapito. » definì con assoluta serietà, non volendo concedere possibilità di fraintendimento alcuno nel merito delle proprie intenzioni.

Se prevedibile, e previsto, era stato dalla Figlia di Marr’Mahew l’ipotesi di una minaccia a discapito dei propri compagni, dei tre ostaggi, in termini tali per cui, con Lys’sh, quell’azione era stata in tal maniera quietamente preventivata come risposta naturale a quel momento, a quell’evoluzione, quanto la donna guerriero non aveva francamente previsto, anche per pura e semplice inconsapevolezza nel merito dell’effettiva linea di pensiero propria del loro antagonista, sarebbe allor potuto essere quella sua insana deriva a potenziale discapito anche del proprio stesso equipaggio, degli uomini e delle donne potenzialmente al suo servizio. Una deriva che, in quel particolare frangente, ebbe a lasciar accogliere, psicologicamente, emotivamente, l’intervento della giovane ofidiana non qual qualcosa di negativo, non qual un gesto infame a discapito del supposto Pitra Zafral, ma, quasi, al contrario, qual assolutamente positivo, un benevolo avvento volto a porre un freno a una situazione che stava chiaramente precipitando, e precipitando in direzioni difficilmente prevedibili nella propria evoluzione.
Così, allorché reagire in immediato supporto, in fiero sostegno del loro condottiero, gli uomini e le donne dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh non poterono ovviare a esitare a confronto con quell’immagine, con la comparsa in scena della donna rettile, incerti fra il senso del dovere, e del rispetto delle consegne ricevute e, piuttosto, un certo spirito di autoconservazione, in ascolto al quale, forse, la sanità mentale dell’accusatore avrebbe avuto a poter essere posta in discussione. E, a confronto con l’evidenza di quell’insperata evoluzione della situazione, e quell’evoluzione potenzialmente a proprio sostegno, a prendere voce in direzione di quei militari, non fu il magistrato, quanto e piuttosto la stessa ricercata, e quella ricercata che, quindi, volle tentare di cogliere il massimo da quel fortuito momento.

« Per favore… liberate i nostri amici. » suggerì ella, con tono quanto più possibile sereno, a non voler palesare alcuna aggressività a loro discapito « Nessuno di noi desidera imporvi il benché minimo danno: quanto abbiamo compiuto sino a questo momento è stata solo una risposta ai vostri continui attacchi, per proteggere le nostre vite e le vite delle persone a noi care. »

L’incontrovertibile veridicità propria di quell’affermazione non avrebbe potuto che essere evidente innanzi all’attenzione di chiunque avesse vissuto l’evoluzione degli eventi propria di quegli ultimi giorni: l’attacco ingiustificato alla Kasta Hamina, i caccia inviati a discapito dei sopravvissuti, l’imprigionamento, addirittura, di una coppia di bambini, avrebbe avuto a sostenere inoppugnabilmente la posizione lì espressa dalla donna guerriero, in termini tali per cui, allora, tutti i presenti non avrebbero potuto ovviare a porsi qualche domanda nel merito di quanto effettivamente lì stesse accadendo e di quanto negativamente avrebbe avuto a dover essere effettivamente intesa quella figura.
Ciò non di meno, ella era e restava la donna da dieci miliardi di crediti, e, per quanto loro ne avrebbero mai potuto sapere, una delle più terrificanti assassine mercenarie dell’intera galassia. Verità che, purtroppo per la stessa donna guerriero, avrebbe avuto a dover essere giudicata altrettanto incontrovertibile, giacché, nel creare i suoi precedenti penali, e nel diffondere, anche fra le stelle, la storia del suo mito, Anmel non si era riservata alcuna licenza poetica, limitandosi a riproporre, in maniera pressoché integrale, la sua storia personale, e quella storia personale che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere cosparsa di sangue e costellata di morti.
Ma anche laddove veritiera avrebbe avuto a doversi intendere la fama negativa di quella donna, quanto compiuto sino a quel momento, e l’assenza di vere e proprie vittime lungo il suo cammino all’interno della nave, non avrebbe potuto essere ignorato da parte di coloro lì intenti a tentare di formulare un giudizio personale a tal riguardo, in termini tali per cui, allora, la risposta a quella richiesta non avrebbe avuto a doversi intendere necessariamente negativa. Non, soprattutto, dopo le minacce decisamente concrete che, al contrario, erano appena sopraggiunte a loro discapito da parte dello stesso Pitra Zafral…

« Non mi ripeterò ulteriormente… » insistette lo stesso accusatore, a denti stretti, restando immobile a confronto con la lama di Lys’sh puntata contro il proprio collo « … nessun ammutinamento sarà tollerato. »
« Stai zitto! » gli impose la donna rettile, premendo maggiormente la propria lama contro il suo nerboruto collo, finanche a incidere leggermente la pelle dello stesso, lasciando, in ciò, un sottile rivolo di sangue libero di scivolare fino alle sue clavicole.

E se, quel sangue, quel primo sangue versato, avrebbe dovuto, probabilmente, dovuto scatenare le ire dell’equipaggio, non uno fra coloro i quali lì stavano trattenendo in ostaggio Maddie, Be’Wahr e M’Eu ebbe a palesare particolare interesse a porre in atto quanto richiesto dall’accusatore. In termini nei quali, allora, la questione avrebbe avuto a potersi già considerare facilmente risolta.
Una facile risoluzione a confronto con l’idea della quale, tuttavia, lo stesso falso Pitra Zafral non parve dimostrare particolare approvazione, per così come il suo successivo commento, e, ancor più, le sue successive azioni, vollero evidenziare…

« Se è questo che volete… morite! Morite tutti quanti! » esclamò la creatura mutaforma, prima di decidere di riprendere il controllo della situazione e di riprenderlo a ogni costo… incluso quello che sarebbe stato proprio, allora, dell’aprire il fuoco e dell’aprire il fuoco in direzione degli ostaggi e, con essi, degli uomini e delle donne lì, accanto a lui, presenti.

lunedì 14 ottobre 2019

3063


Evidentemente, però, alla creatura mutaforma non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual particolarmente a cuore il destino dell’intero equipaggio, così come di se stessa, giacché, a confronto con quella nota sollevata, in senso contrario, dalla propria interlocutrice, l’unica reazione che egli o ella ebbe a riservarsi fu quello di aprire il fuoco, e, in ciò, di esplodere un colpo di pura energia in direzione della donna guerriero.
Un colpo, il suo, che fortunatamente ebbe a trovare allor più che psicologicamente pronta la controparte, la quale, con mirabile prontezza, ebbe a reagire sollevando il proprio arto destro innanzi a sé, a intercettare, non senza una preghiera in cuor proprio, quel colpo e, in tal senso, a ovviarne alle conseguenze più nefaste riservandosi, al contrario, una gradevolissima occasione di ricarica per il proprio stesso arto, e quell’arto il nucleo all’idrargirio del quale ebbe, allora, ad assorbire, in maniera completa, quell’offensiva, senza conseguenze negative per lei o per l’ambiente a lei circostante.

« Lohr! » esclamò, bestemmiò in effetti, Howe, accanto alla donna guerriero, compiendo un balzo di lato nel confronto con quanto accaduto e, successivamente, avendo di che rallegrarsi nel poter ammirare, ancora in salute, la propria amica, la propria alleata, là dove, a confronto con quella tecnologia ai suoi occhi ancor estremamente simile a una stregoneria, ella null’altro aveva dovuto compiere se non un semplice movimento del proprio arto, vanificandone ogni conseguenza negativa « Improvvisamente l’idea di un arto nuovo non è che mi dispiaccia poi molto… » commentò, a tentare di fronteggiare la tensione del momento con quell’ironia appresa proprio dalla donna guerriero, e quell’ironia che, allora, non avrebbe potuto considerare poi sì negativamente i benefici propri di quell’arto tecnologico al quale la medesima si era convertita, e l’occasione del quale, soltanto il giorno prima, gli era stata quietamente promessa da parte del capitano Rolamo.
« Un impiego interessante per il tuo braccio di metallo. » commentò allora il falso Pitra Zafral, aggrottando appena la fronte nel confronto con l’inefficacia del proprio attacco « Mi domando, però, quanti colpi riuscirà ancora a reggere prima che il nucleo abbia a sovraccaricarsi… » sorrise poi, prima di aprire ancora il fuoco in direzione della propria controparte.

L’idrargirio, meraviglioso minerale alla base di quasi ogni tecnologia, per le proprie straordinarie capacità di immagazzinamento dell’energia, avrebbe avuto a doversi riconoscere, effettivamente, qual una mirabile risorsa, in grado di assorbire, e all’occorrenza rilasciare, malgrado dimensioni estremamente ridotte, un quantitativo smisurato di energia, in termini tali per cui, all’interno dell’arto artificiale della donna guerriero nulla di più di un minuscolo cristallo avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual presente e qual in grado di alimentare i servomotori lì installati per ben più di un anno, anche in situazioni di intenso carico di lavoro. In effetti, per un arto meno impegnativo rispetto al modello da lavoro proprio della donna, un simile nucleo sarebbe stato sufficiente per garantire il corretto funzionamento del braccio per almeno un decennio, in termini tali per cui, di lì all’esaurimento della batteria, sicuramente sarebbero stati presenti sul mercato altri modelli, altre alternative tali da rendere quietamente rottamabile il precedente, con buona pace dell’esigenza di una qualsivoglia ricarica.
Al di là, tuttavia, delle proprie straordinarie possibilità, anche l’idrargirio non avrebbe avuto a doversi fraintendere privo di limiti, e limiti tali per cui, ovviamente, mai un nucleo delle dimensioni di quello presente nel braccio della Figlia di Marr’Mahew avrebbe potuto permettersi di alimentare una nave come la Rad Dak-Wosh… ma, in effetti, neppure come la Kasta Hamina. In ciò, quindi, la sfida così lanciata dal mutaforma non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual fine a se stessa, laddove, all’atto pratico, avrebbe avuto a doversi intendere qual un quieto confronto fra l’energia presente nella sua arma e quella che il braccio della donna guerriero avrebbe potuto ancor permettersi di incassare, prima di raggiungere la saturazione e, in questo, di non essere più in grado di fungere adeguatamente da scudo, vedendo altresì scaricata la violenza dell’intero colpo sulla stessa donna da dieci miliardi di crediti allorché all’interno del suo braccio.
Ovviamente consapevole di tutto ciò, Midda non si sarebbe mai posta in quieta attesa di verificare la cosa, ragione per la quale, pur allor non mancando di parare il nuovo colpo, ella decise allora di muovere un passo in avanti, e un passo in avanti al fine di accorciare le distanze esistenti fra lei e il proprio antagonista…

« Smettila! » tentò di ordinare la stessa, scuotendo appena il capo a confronto con la follia del momento, e di quel ripetuto attacco la precedente singola occorrenza del quale, già, avrebbe avuto a doversi giudicare priva di qualsivoglia senno, in termini tali per cui quell’insistenza sarebbe dovuta essere semplicemente giudicata, per l’appunto, folle « Non comprendi come possa essere sufficiente un fugace momento di distrazione da parte mia per offrire a quel colpo l’occasione di aprire uno squarcio nello scafo della nave?! »
« Accusatore… » esitò uno degli uomini a lui più prossimo, dimostrando di star offrendo ascolto alle parole della donna guerriero e di non poter offrirle alcuna ragione di torto in tal senso… non laddove, in effetti, la strategia nella quale egli avrebbe avuto lì a doversi riconoscere impegnato avrebbe avuto a dover essere intesa quantomeno discutibile nelle proprie dinamiche.
« Silenzio! » tuonò per tutta replica il falso Pitra, storcendo appena le labbra verso il basso « Qualsiasi obiezione in contrasto alle azioni utili per giungere all’arresto, o all’uccisione, della prigioniera, sarà considerata ammutinamento… e, nella situazione attuale, l’unica possibile sentenza innanzi all’idea di un ammutinamento non potrà che essere la morte. » sancì, impietoso non soltanto verso la loro avversaria, ma, anche, verso chiunque attorno a sé, non potendosi permettere alcun dubbio, alcuna esitazione da parte di quegli uomini e di quelle donne innanzi a quanto avrebbe avuto a dover essere allor compiuto « E tre! » proclamò alfine, prima di premere nuovamente il grilletto della propria arma e, in tal senso, di aprire nuovamente il fuoco, non appena l’indicatore di carica ebbe a confermargli una disponibilità in tal senso.

Terzo colpo sparato, terzo colpo assorbito dal braccio della donna guerriero. E un nuovo passo da lei accennato in avanti, a progredire in direzione del proprio antagonista, nell’evidenza di quanto, purtroppo, quella follia non avrebbe avuto ad arrestarsi tanto facilmente.
Ma se pur, nel mentre di quel dialogo, Midda era stata ben attenta a misurare il tempo trascorso fra il secondo e il terzo attacco, per riservarsi un’idea della propria libertà di azione, di movimento, prima del prevedibile quarto colpo, il suo avversario, il suo antagonista non ebbe a trascurare l’evidenza di quanto, probabilmente, di lì a breve ella avrebbe tentato di colmare completamente quella distanza. Ragione per la quale, nel vedere anche il terzo colpo dissolversi in un nulla di fatto, egli ebbe a volgere la propria attenzione agli uomini al suo servizio, e a quegli uomini che, allora, stavano mantenendo in ostaggio i tre sventurati alleati della medesima donna guerriero…

« Qual legittimo accusatore dell’omni-governo di Loicare, io, Pitra Zafral, sentenzio la morte di queste tre spie nemiche, infiltratesi con l’inganno all’interno del nostro equipaggio. » definì, con tono quasi distaccato, all’idea di aver appena affermato la prematura conclusione della vita di tre prigionieri, e una prematura conclusione conseguente non tanto a un qualche momento di scontro, quanto e piuttosto a una mera esecuzione, e un’esecuzione che, allor, sarebbe potuta quietamente occorrere in un fugace movimento di quelle lame sui loro colli « Se la donna da dieci miliardi di crediti proverà a compiere un solo, ulteriore passo in avanti, voi dovrete eseguire questa sentenza. » incalzò, in direzione dei così neoeletti boia.
« Ma… » tentò di obiettare uno degli stessi, quello alle spalle di Maddie, il quale, francamente, non avrebbe avuto nessuna voglia di sgozzare una donna, e una donna così indubbiamente attraente, per un semplice capriccio dell’accusatore.
« Avete già dimenticato quanto ho detto prima?! » tuonò per tutta replica egli, volgendo ora la propria arma al plasma dritta nella direzione del malcapitato.

domenica 13 ottobre 2019

3062


Ancora dolente per le conseguenze dello scontro con il tauriano, Midda non avrebbe potuto considerarsi particolarmente entusiasta alla prospettiva di dover scendere nuovamente in battaglia, ben consapevole delle proprie possibilità e dei propri limiti e, in tal senso, altrettanto ben consapevole di non aver a potersi riconoscere lì in grado di reggere il confronto con un avversario, o un’avversaria, qualunque avrebbe avuto a doversi riconoscere la vera identità di genere della controparte, pari a quella creatura mutaforma, e quella creatura mutaforma che, in quel già citato confronto all’interno dell’appartamento di Pitra Zafral era stata più che in grado di reggere il confronto, e di reggerlo non tanto per una particolare disparità fisica fra loro, quanto e piuttosto per la propria effettiva bravura in battaglia. Una bravura a confronto con la quale, in effetti, ben poche volte ella avrebbe potuto ammettere di aver avuto occasione di incontrare nel corso della sua vita. E una bravura che, in verità, avrebbe avuto a doversi considerare addirittura impropria in un contesto qual quello, e in un contesto che, salvo rare eccezioni, come Duva, Lys’sh, o, anche una certa donna pirata incontrata qualche anno addietro, non avrebbe avuto a offrire spazio di crescita, di sviluppo, per determinate doti, diversamente, per esempio, dal proprio mondo natale.
Ritrovarsi, quindi, in affaticato confronto con qualcuno che avrebbe potuto vantare capacità proprie di abili combattenti come lo straordinario Ebano, il padre di H’Anel e M’Eu, negli anni della sua più gagliarda giovinezza, piuttosto che sua sorella Nissa, o, anche, la mai dimenticata Carsa, la migliore amica e nemica che ella avrebbe mai potuto vantare di possedere, non avrebbe avuto a potersi fraintendere qual consueto fra quelle immensità siderali. E, francamente, ella avrebbe ben preferito essere altrove, ovunque altrove, piuttosto che avere a doversi confrontare con un antagonista del genere in una situazione, per lo più, di tutt’altro che perfetta forma fisica, per così come, allora, ella purtroppo era. Ma, altrettanto francamente e altrettanto purtroppo, ella avrebbe avuto a doversi anche considerare più che confidente con il pensiero di quanto rare avrebbero avuto a doversi riconoscere le occasioni nelle quali, nel corso della sua vita, le era stata concessa opportunità di definire ella stessa i confini propri degli scontri più importanti nei quali si era ritrovata coinvolta, e in quegli scontri in cui, in effetti, per lo più ella finiva a impegnarsi a cavalcare l’onda del momento ancor più che avere una qualche possibilità di scelta nel merito di quale metaforica onda aver a rendere propria.
Così, offrendo come di consueto il proprio miglior viso al pessimo giuoco nel quale si stava ritrovando coinvolta, la donna guerriero non avrebbe potuto ovviare a considerarsi pronta allo scontro, ben consapevole di non avere molte speranze utili a ovviarlo. Per quanto, comunque, ella non avrebbe mancato di tentare, fino all’ultimo, di posticipare quella prova fisica, e quella prova fisica a confronto con la quale non era certa di poter uscire facilmente, o non facilmente, vittoriosa.

« Il vero Pitra Zafral si trova, in questo momento, sulla superficie del pianeta sotto di noi. » proclamò, quindi, la Figlia di Marr’Mahew, sperando, con un’affermazione tanto forte, di riuscire a scuotere quale animo fra coloro lì presenti, per quanto più che consapevole di correre semplicemente il rischio di avere a confermare le accuse mosse a proprio discapito dall’altro, nell’offrire ragione di che confermare la propria follia « E’ stato lui a coordinare questo nostro attacco… ed è stato lui a chiederci di non mietere vittime fra i membri dell’equipaggio, per così come è occorso finora, nel definire tutti coloro qui a bordo quali mere vittime degli inganni di un’empia creatura mutaforma. » esplicitò, rivolgendosi in tal senso più ai membri dell’equipaggio lì presenti allorché allo stesso primario antagonista.
« Spiriti malvagi. Creature mutaforma. E… cos’altro poi?! » domandò, per tutta replica, il falso Pitra Zafral, scuotendo il capo « Non si rende conto di quanto, tutto ciò che sta dicendo, sia assurdo?! » banalizzò egli, storcendo le labbra verso il basso « Cos’altro vorrà mai sostenere? Che questa sua complice altro non sia che una sua versione alternativa proveniente da un universo parallelo e giunta, sino a qui, viaggiando in groppa a un uccello di fuoco per aiutarla in questa sua assurda crociata?! » la provocò, indicando, a tal proposito, la povera Maddie, lì ancor in ostaggio, con una lama puntata alla gola a non poter promettere alcuna evoluzione positiva per la propria personale posizione.

Una provocazione, quella offerta allora da parte del falso Pitra Zafral, un po’ troppo accurata nella propria personale confidenza con la realtà dei fatti, e quella realtà dei fatti che, pur, in tutto ciò, stava cercando di banalizzare, di ridicolizzare, spacciandola per nulla di più del frutto di un delirio paranoico.
E se, appunto, un po’ troppo accurata avrebbe avuto a doversi riconoscere quella provocazione, tutto ciò non avrebbe potuto ovviare a lasciar risuonare un campanello d’allarme nella mente della donna da dieci miliardi di crediti, la quale non avrebbe potuto ovviare a domandarsi in grazia di cosa, quell’essere sconosciuto, potesse altresì vantare una tanto approfondita conoscenza nei riguardi suoi o, meglio ancora, di Maddie. E di quella Maddie che, a stento, ella stessa avrebbe potuto dichiarare in fede di conoscere.

« Sai bene che è così! » confermò allora, con buona pace nel confronto con la possibilità di essere intesa qual una pazza da parte di tutti i presenti « Sai bene che Maddie non appartiene a questa realtà… e che è giunta qui sulle ali della fenice. Oppure non avresti detto quanto hai detto! »

Chi era quella creatura? Il suo supposto rapporto con Anmel, in tutto ciò sempre più palese, avrebbe avuto a doversi realmente considerare qual quello di una mera collaborazione o, forse, dietro a tutto ciò, avrebbe avuto a doversi considerare presente qualcosa di più profondo…?!

« Francamente credo che non vi sia più ragione per proseguire oltre in questa direzione… » escluse, con un lungo sospiro, l’uomo, dimostrando di star arrendendosi all’evidenza di quei fatti, e di quei fatti alla luce dei quali, necessariamente, la famigerata assassina lì presente innanzi a loro altro non avrebbe avuto a doversi giudicare se non una pazza, e una pazza del tutto priva d’ogni lume di ragione « Midda Bontor: deponga ora le sue armi e si arrenda. » le intimò, sollevando innanzi a sé un’arma al plasma, e un’arma al plasma che non esitò lì a puntare in direzione della propria interlocutrice, a dispetto dell’idea di essere all’interno di una nave stellare, e di non aver a dover impiegare armi da fuoco a meno di non voler rischiare di danneggiare seriamente l’intera struttura a sé circostante « In caso contrario, il tentativo di rivolta condotto da lei e dai suoi compagni, nonché la resistenza offerta all’arresto, sarà giudicato nella maniera più severa. E procederò io stesso, ora, non soltanto a emettere la sentenza, ma anche a eseguirla. »

Una minaccia assolutamente esplicita, quella così scandita, che non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual priva di fondamento, non, quantomeno, nell’evidenza degli indicatori luminosi esterni all’arma e che, in tutto ciò, non avrebbero mancato di evidenziarla qual non soltanto carica, ma anche armata e pronta a far fuoco, e a far fuoco con una scarica di pura energia che, nel migliore dei casi, avrebbe arrostito la stessa Figlia di Marr’Mahew, riducendola in un ammasso di annerita carne carbonizzata.
E per quanto, già in passato, ella fosse stata in grado di sopravvivere a minacce del genere anche in grazia al proprio arto destro, e a quell’arto destro indirettamente capace di assorbire simili scariche di energia per rialimentare il proprio stesso nucleo all’idrargirio, francamente ella avrebbe preferito evitare di doversi nuovamente confrontare con gli effetti più devastanti di un plasma e, soprattutto, di doversi arrischiare nell’acchiappare, al volo, un simile colpo sparato contro di lei.

« Siamo all’interno di una nave stellare! » protestò l’altra, sgranando gli occhi a confronto con tutto ciò, con quel gesto quantomeno folle da parte sua « Persino io so che è male aprire il fuoco all’interno di una nave stellare! A meno che tu non voglia rischiare di ammazzarci tutti quanti… »

sabato 12 ottobre 2019

3061


Che Midda, Lys’sh, Howe e H’Anel fossero perfettamente consapevoli di star andando incontro a una trappola non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual in dubbio.
Partire dal presupposto, dopotutto, di poter evadere dalle celle nelle quali erano stati rinchiusi senza, in questo, scatenare il benché minimo allarme sarebbe stato quantomeno ingenuo, soprattutto per coloro più confidenti con il progresso tecnologico a loro circostante. E nessuno fra loro avrebbe voluto considerarsi sì ingenuo dal non potersi riservare quieta consapevolezza di quanto, allora, stesse accadendo.
Che, tuttavia, quello avesse a dover essere allor riconosciuto qual il giuoco al quale avrebbero avuto a dover giocare, e avrebbero avuto a dover giocare nella speranza di porvi fine, avrebbe avuto a dover essere inteso sufficientemente palese. E palese quanto, allora, l’evidenza del fatto che stessero andando a cacciarsi in una bella trappola. Ragione per la quale, allora, le loro forze avrebbero avuto a dover essere riconosciute qual riorganizzate, e riorganizzate nella misura utile a garantire al resto della loro squadra la possibilità di mantenere il controllo della plancia e, con essa, all’occorrenza, dell’intera nave, nell’eventualità in cui la situazione sarebbe potuta degenerare.
In effetti, fosse dipeso soltanto da Midda, quell’azione avrebbe avuto a doversi riconoscere allor condotta in solitario, o, tutt’al più con il supporto, con la presenza al suo fianco di Lys’sh, la quale, in grazia alle proprie caratteristiche ofidiane, avrebbe potuto rivelarsi estremamente utile nella propria mirabile discrezione di movimento. Ciò non di meno, non appena il capitano Lomic era stato convinto a collaborare, un veloce controllo dei sistemi della nave, per così come loro offerti dalla plancia, aveva offerto loro occasione non soltanto di confermare la presenza di Pitra Zafral, o di colui frainteso qual tale, presso la sala mensa, ma anche, purtroppo, la presenza, accanto a lui, di coloro allor mancanti all’appello, quali Maddie, Be’Wahr e M’Eu, in una tanto evidente quanto sgradevole posizione di stallo, ragione per la quale niente e nessuno avrebbe potuto lì impedire a Howe e H’Anel di seguirle, e di fare tutto quanto possibile per i bene dei propri fratelli, di sangue e non. A onor del vero anche Rín avrebbe voluto presenziare, ma il suo desiderio d’azione si era presto dovuto scontrare con la palese verità della propria più quieta incapacità in tal senso, in termini tali per cui, allora, decisamente più semplice era stato argomentare in senso contrario e convincerla non tanto a non voler offrire la propria collaborazione, quanto e piuttosto a non voler rischiare di risultare più di danno che di aiuto, per così come, proprio malgrado, avrebbe allor potuto dimostrarsi essere.
Rispetto, tuttavia, alla banalità dell’assalto frontale per così come condotto sino a quel momento, la presenza degli ostaggi nelle grinfie del mutaforma non avrebbe potuto che imporre l’esigenza di un diverso approccio, e un approccio, allor, studiato per prevenire l’eventualità propria del limitarsi a prendere parte a quel giuoco solo secondo le regole proprie del loro antagonista. Ragione per la quale, allorché procedere compatti, per così come erano stati sino a quel momento, dopo essersi separati dal resto del gruppo, essi ebbero ancor a partizionare le proprie energie, le proprie risorse, e a vedere Lys’sh separarsi discretamente da tutti loro, per procedere secondo vie a lei più congeniali.
Così, quando Midda, Howe e H’Anel ebbero a presentarsi all’ingresso della sala mensa, della loro risorsa ofidiana non avrebbe avuto a doversi riconoscere alcun indizio di presenza, con la speranza che, comunque, ella avrebbe avuto a ripresentarsi al momento opportuno, per rigirare, ove necessario, le sorti dell’ineluttabile conflitto a loro vantaggio, a dispetto di ogni possibile strategia o tattica elaborata, in senso contrario, dal loro avversario…

« Chi sei…? » domandò, in maniera estremamente diretta e senza inutili preamboli, la Figlia di Marr’Mahew, volgendo lo sguardo, all’interno della sala mensa, in direzione della tanto colossale, quanto impropria, figura dell’accusatore di Loicare « Giunti a questo punto, non credi possa essere giusto iniziare a scoprire qualche carta…?! E magari, addirittura, gettare la maschera…?! »

A dimostrazione di quanto, ormai, da entrambe le parti, su entrambi i fronti, i giuochi avrebbero avuto a doversi intendere qual ineluttabilmente prossimi alla conclusione, innanzi allo sguardo dell’ex-mercenaria e dei suoi compagni d’armi non ebbe a presentarsi alcuna artefatta messinscena, quanto, e banalmente, l’ovvia evidenza dei fatti, della realtà, e di quella realtà che, allora, avrebbe avuto a doversi riconoscere definita in un compatto schieramento di uomini e donne, umani e chimere, pronti a combattere fino allo stremo delle forze nell’ubbidienza agli ordini ricevuti, e a quei ordini a confronto con i quali quei tre individui, due dei quali addirittura praticamente sconosciuti, altro non avrebbero avuto a doversi fraintendere se non quali dei nemici pubblici, e dei nemici pubblici, dei terroristi, sol desiderosi di arrecare danno alle loro vite, alla loro quotidianità, e, addirittura, al loro intero sistema di governo. E, al centro di quel compatto schieramento, tanto ineluttabile quanto desiderata presenza, altro non avrebbe avuto che a dover essere riconosciuto Pitra Zafral, il loro ispiratore, colui che, a tutti quegli uomini e quelle donne mai avrebbe permesso di dimenticare il perché della loro presenza lì, così lontano da casa, a combattere una battaglia che, forse, avrebbero potuto fraintendere qual non propria, e che, in ciò, egli non avrebbe potuto mancare di insistere a ricordare qual motivata, qual giustificata, dalla ricerca del bene per l’intera Loicare.
Consapevole di ciò, e di quanto quel dannato mutaforma avrebbe avuto a dover essere sconfitto innanzitutto ideologicamente, ancor prima che fisicamente, Midda Namile Bontor aveva deciso di esordire quindi in quei termini, e in termini che, non a caso, cercassero quindi di insinuare il tarlo del dubbio nelle menti dei presenti, e di coloro nei quali, per prima cosa, avrebbe lì avuto a dover essere eliminata ogni fiducia, ogni senso di complicità, allo scopo di demotivare, in ciò, ogni loro iniziativa, ogni loro possibile violenza, e di ricondurre la questione a quanto avrebbe avuto a dover evidentemente essere: una questione privata fra la donna da dieci miliardi di crediti, e i suoi amici, e quell’empia creatura, e quell’empia creatura che, per arrivare a imporre una sì spietata caccia a tutti loro, non aveva minimamente esitato a servirsi, in ciò, di un’intera nave da guerra, e di tecnologie, invero, addirittura sconosciute prima di allora.

« E’ forse impazzita, Bontor?! » replicarono la voce e il volto di Pitra Zafral, nel mentre in cui ebbero, a margine di tali parole, a manifestare un certo senso di incredulità, di disorientamento, con efficacia straordinaria, in termini tali per cui, se soltanto non fosse stata allor certa di aver lasciato il vero Pitra Zafral sulla superficie del pianeta sottostante, la stessa donna guerriero avrebbe potuto riservarsi i suoi dubbi a tal riguardo « Dopo aver cercato di assassinarmi in più di un’occasione, addirittura aggredendomi all’interno del mio appartamento, della mia camera da letto, ora vuole davvero fingere di non sapere chi io sia…?! »

Già: l’aggressione nell’appartamento di Pitra Zafral!
Proprio in tale occasione, per la prima volta, ella, al pari dell’accusatore, aveva avuto la personale possibilità di ritrovarsi a confronto con quella creatura mutaforma, potendo confrontarsi non soltanto con l’efficacia dei suoi poteri, e di quei poteri in grazia dei quali questa aveva addirittura assunto le sembianze proprie di Lys’sh, ma anche con la straordinarietà propria della sua preparazione all’arte della guerra, e di quella preparazione in grazia alla quale il confronto fra loro era risultato decisamente più impegnativo, e dall’esito meno ovvio, rispetto a quanto mai la stessa Figlia di Marr’Mahew non avrebbe potuto attendersi accadesse.

« Lo sappiamo entrambi che tu non sei Pitra Zafral. » escluse nuovamente Midda, scuotendo appena il capo « Non so chi tu sia, e non so quali siano i tuoi piani, ma credo proprio di sapere con chi tu stia collaborando… »
« E’ impazzita. » scosse il capo il falso Zafral, con tono quasi di rammarico innanzi a tutto ciò « Forse non se lo ricorderà, ma mi ha già intrattenuto con questa fiaba riguardante uno spirito malvagio che si sarebbe impossessato della direzione dell’omni-governo di Loicare. » proseguì allora l’uomo, con l’incedere di chi privo di ragioni utili a nascondere qualcosa a qualcuno, soprattutto fra gli uomini e le donne lì al suo comando « Ma così come, all’epoca, ho rifiutato di star ad ascoltarla, Bontor, non si illuda che ora io o qualcuno fra i presenti abbia a cedere ai suoi deliri paranoici. »

venerdì 11 ottobre 2019

3060


« E’ lei il capitano…? » domandò Duva, in termini assolutamente retorici, nello schierarsi a fronte di colui che, per i gradi indossati, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual l’ufficiale in comando a bordo di quella nave, unico, o quasi, all’interno della zona della plancia, rimasto ancora cosciente a seguito della quieta mattanza di tutti i suoi subalterni, una mattanza, per loro fortuna, tale soltanto in termini di colpi da loro stessi incassati e non sotto altri punti di vista, e punti di vista che, allora, avrebbero potuto sgradevolmente definire una conclusione decisamente più tragica di quel conflitto, di quella battaglia.
« Sono io. » confermò l’uomo, un quarantenne, o poco più, contraddistinto da scura carnagione, un sottile pizzetto ben ordinato a contorno della bocca e del mento, e capelli completamente rasati, in termini tali da lasciar risplendere lucente la propria intera nuca.
« Io sono Duva Nebiria, primo ufficiale della nave che avete abbattuto… la Kasta Hamina. » dichiarò la donna, nel mentre in cui, alle sue spalle, il suo ex-marito decise di accettare quietamente che fosse ella a condurre le redini del giuoco, laddove, nelle proprie condizioni, probabilmente egli sarebbe stato meno efficace nel riuscire a ottenere la collaborazione da quell’interlocutore, malgrado, in teoria, avrebbe potuto vantare un grado a lui paritario « Qual è il suo nome…?! »
« Mi chiamo Lomic. Capitano Potr Lomic, della marina militare di Loicare. » replicò l’uomo, cercando di imporsi un certo contegno, di dimostrare un certo orgoglio nello scandire il nome della propria patria, e, in questo, riservandosi coraggio sufficiente per proseguire, allora, in tal senso proclamando qual propria una ferma posizione, tanto fiera, quanto pur, probabilmente, stolida, che lo vide, in ciò, addirittura raddrizzare la schiena, gonfiare il petto e volgere la fronte verso l’alto, a dimostrare una qualsivoglia superiorità fisica, o morale, nei loro riguardi « Spero che siate tutti ben consapevoli della gravità delle azioni da voi intraprese: il vostro atto ha da considerarsi alla stregua di una dichiarazione di guerra in contras… »

Ma ove pur, soltanto un istante prima, Lange Rolamo si poteva essere ripromesso di restare in silenzio, e di lasciar condurre il discorso alla propria ex-moglie, nonché ex-comproprietaria dell’ormai perduta Kasta Hamina; l’arroganza che, in quell’affermazione, il giovane capitano volle render propria, non gli permise di tenere fede ai propri propositi, vedendolo, altresì, scattare in avanti mostrando in maniera quasi ferina, al centro del proprio volto chiaramente provato da tutti gli eventi, e tutte le ferite da lui riportate, i propri bianchi denti, in qualcosa a metà fra un ringhio e un’espressione di disgusto…

« Come osi…?! » tuonò, riuscendo ben a dimostrare, a dispetto di ogni timore iniziale, tutta la propria forza, tutta la propria energia, con una foga che costrinse l’altro, addirittura, a indietreggiare e a dimenticare la fierezza con la quale, pocanzi, si era ritrovato a inorgoglirsi nello scandire quelle stolide parole « La vostra è stata un’azione di pura e semplice pirateria! » dichiarò, con tutto il disprezzo che, allora, il capitano di una nave, e in quel caso di una nave stellare, avrebbe potuto scandire a discapito di un antagonista, e di un antagonista lì riconosciuto, senza alcuna iperbole, senza alcuna esagerazione, al pari di un semplice predone dei mari, nella classificazione peggiore che mai avrebbe potuto allor contraddistinguere qualcuno loro pari.
« Pirati… noi?! » tentò infatti di obiettare l’altro, in verità prendendo posizione in replica al proprio interlocutore con minore fermezza rispetto a quanto, probabilmente, non avrebbe preferito essere lì in grado di dimostrare.
« Pirati… certo! » ribadì il primo, quasi sputando ogni singola sillaba di quella conferma « State viaggiando senza codici identificativi e senza insegne… e ci avete attaccato senza alcun preavviso, attentando, con tutta la violenza di una nave da guerra qual questa, all’integrità di un semplice mercantile, e di un mercantile con a bordo un equipaggio comprendente personale civile, bambini e vecchi! » sancì, elencando senza alcuna inesattezza, e senza alcuna particolare reinterpretazione della realtà, quanto accaduto, e quanto accaduto a discapito, non a caso, del proprio equipaggio e della propria nave « Non osare… non osare più tentare di rigirare la questione in nostro contrasto! O come è vero che mi chiamo Lange Rolamo, ti caverò la lingua dalla bocca con l’unica mano che mi è rimasta! »

E se pur obiettivamente improbabile avrebbe avuto a doversi idealizzare quell’azione, la furia con la quale simile perentorio invito al silenzio venne allor scandito fu più che sufficiente a veder impallidire il capitano della Rad Dak-Wosh, il quale si ritrovò a deglutire a vuoto, in conseguenza di una bocca improvvisamente riarsa.

« Considerando come la sua nave ha abbattuto la nostra, e ha ferito gravemente il nostro capitano, che ha appena conosciuto, le consiglio di lasciar perdere ogni facile retorica, capitano Lomic, e di voler dimostrare di possedere sufficiente spirito di autoconservazione da voler collaborare con noi. » riprese quindi voce Duva, cercando di frapporsi fra i due uomini e di recuperare l’occasione di un discorso sereno con il loro antagonista, e quell’antagonista che, pur, speranzosamente non avrebbe avuto a dover essere inteso necessariamente qual tale… non al pensiero della sgradevole manipolazione loro imposta dal mutaforma, e da quel mutaforma il quale, primo fra tutti, se non unico, avrebbe avuto a doversi intendere qual il vero responsabile per quanto occorso « La vita sua, e del suo intero equipaggio, di tutti gli uomini e le donne al suo servizio, qui presenti e non, in fondo, ora dipende da questo. » soggiunse, con tono ancora quieto, ancora sereno, nello scandire quella minaccia e quella minaccia che, anche e soprattutto in conseguenza di tanta tranquillità nella propria definizione, ebbe lì forse a risultare persino più inquietante rispetto all’idea di vedersi rimossa la lingua a mani nude, per così come pocanzi suggerito dall’altro capitano.

A margine di quella spiacevole situazione, dalla quale non avrebbe potuto riservarsi alcuna garanzia di avere a uscirne vivo, il povero Potr Lomic non avrebbe lì potuto avere a obliare il pensiero, la consapevolezza, la certezza di quanto, a seguire con attenzione l’evolversi della scena corrente non avrebbe avuto a dover essere soltanto considerato il gruppo di aggressori lì presenti all’interno della sua plancia, fra i quali, giusto per dirne una, la donna da dieci miliardi di crediti; ma, ancor più e ancor peggio, a debita distanza, anche lo stesso accusatore Pitra Zafral, colui che, in tutto ciò, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual il solo e vero ufficiale in comando all’interno di quella che pur avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la sua nave, e colui il quale, se soltanto avesse avuto a doversi riconoscere meno che soddisfatto di quanto, allora, sarebbe potuto occorrere, certamente non avrebbe mancato di palesare tutto il proprio disappunto, in termini tali per cui, nel migliore dei casi, avrebbe avuto a sperare di trascorrere il resto della propria vita a estrarre idrargirio in qualche miniera lunare. Fortunatamente per lui, comunque, in quel momento, in quel frangente, solo un compito avrebbe avuto a doversi riconoscere ancor a lui assegnato, qual conseguenza della pur spiacevole e brutale disfatta conseguita nell’ignominiosa battaglia lì occorsa: quello di dover indirizzare, in maniera quanto meno possibile sospetta, il gruppo della donna guerriero alla trappola allor per lei predisposta presso la sala mensa, e quella trappola a confronto con la quale, speranzosamente, non avrebbe avuto occasione alcuna di avere a cavarsela… o, quantomeno, per così come ipotizzato da parte dello stesso accusatore.
Un compito relativamente semplice, quindi, quello proprio del capitano della Rad Dak-Wosh, che fu lì reso ancor più semplice dall’interrogativo che, a seguito della propria gelida minaccia, colei presentatasi qual Duva Nebiria ebbe così a rivolgergli…

« Ora mi dica… capitano Lomic. » lo invitò quindi ella, con un sorriso non meno inquietante rispetto alle parole prima pronunciate « Dove possiamo trovare colui che crede essere Pitra Zafral…?! »

giovedì 10 ottobre 2019

3059


Seduto al proprio tavolo, nell’amplia sala mensa, in grazia a un sottile dispositivo portatile Pitra Zafral stava osservando con attenzione l’evoluzione della situazione nella plancia di comando sin dal momento dell’arrivo della donna guerriero e del suo seguito, lì sospintisi, evidentemente, nella vana ricerca della sua stessa figura. E se pur, al momento dell’ingresso in scena del colossale tauriano, vi era stata per lui l’illusione di una qualche possibilità di disfatta per la Figlia di Marr’Mahew, purtroppo a confronto con l’evoluzione finale di quello stesso scontro, e con la successiva, rapida disfatta di tutti i presenti, egli non avrebbe potuto ovviare a uno sgradevole senso di frustrata insoddisfazione, innanzi all’evidenza di quanto, volente o nolente, sarebbe alfine giunto al presumibile scontro finale con quegli antagonisti.

« E sia… » sospirò, storcendo le labbra verso il basso e cercando di offrire il proprio miglior viso al pessimo giuoco al quale si sarebbe ritrovato costretto a giuocare, ovviamente non avendo alcuna ragione per poter apprezzare l’eventualità di quello scontro, e di quello scontro, oltretutto, condotto all’interno di quello stesso corpo, e di quel corpo purtroppo ancor dotato di una propria coscienza, e di una coscienza che non sembrava volersi assopire, non desiderava arrendersi all’idea di non poter avere il controllo di sé, in quella partita della quale non avrebbe avuto a doversi considerare partecipante, quanto, e piuttosto, soltanto spettatrice e, meglio ancora, vittima « … dovrò pensarci io. »

Contenendo la propria rabbia, e quella rabbia crescente innanzi all’evidenza dell’inefficacia di tutti gli uomini e le donne lì presenti attorno a lui, in teoria fra i migliori militari che Loicare avesse a potergli offrire, in pratica uno stuolo di inutili bambocci nel confronto con Midda Bontor e i suoi alleati; Pitra Zafral lasciò ricadere sul tavolo il sottile dispositivo, risollevando lo sguardo e prendendo a osservarsi attorno, per una rapida valutazione dei presenti e, in ciò, delle aspettative che avrebbero potuto essere loro proprie innanzi alla battaglia che, presto, si sarebbe probabilmente spostata lì sotto.
Un dubbio, nella sua mente, avrebbe avuto a doversi riconoscere nel merito della figura dell’altra Midda, e di quell’altra Midda che, per quanto aveva avuto occasione di contemplare in grazia ai sistemi di sorveglianza interni alla stessa nave, era rimasta sino a quel momento in quieta disparte, allorché prendere posizione accanto alla titolare di quella dimensione, e di combattere in combinazione con lei, in quell’eufonia straordinaria che, all’occorrenza, quelle due donne avrebbero potuto raggiungere. E se pur, nel momento in cui stava ancor contemplando l’evolversi della situazione, egli aveva maturato una ragionevole ipotesi nel merito di quanto, probabilmente, l’altra Midda non fosse voluta intervenire in scena nell’evidenza di quanto superfluo avrebbe potuto essere il proprio contributo in tutto ciò; nel mentre in cui il suo sguardo ebbe a percorrere lo spazio a sé circostante, tavolo per tavolo, qualcosa non poté ovviare ad attrarre la sua attenzione. E qualcosa, nella fattispecie, facente sfoggio di una disordinata chioma rossa, molto più appropriata, molto più in linea con il personaggio, rispetto alla treccia ordinata nella quale l’altra Midda presente accanto alla Figlia di Marr’Mahew non avrebbe potuto mancare di mostrare la propria chioma.

« … cagna rognosa… » sussurrò fra sé e sé, nel comprendere immediatamente cosa fosse successo, e nel maturare allora consapevolezza di quanto, in quel momento, in scena, non avessero a doversi fraintendere soltanto due Midda, ma anche una terza… e una terza che, molto probabilmente, neppure avrebbe avuto a doversi riconoscere in quanto Midda, ma, più probabilmente, nelle fattezze proprie della gemella dell’altra Midda, e di quella gemella che, già nel tempo del sogno, era intervenuta in contrasto a secondo-fra-tre.

Eccola lì, quindi. L’altra Midda. Quella versione più giovane e inesperta che, già da troppo tempo, le stava dando la caccia. E le stava dando la caccia sospinta, in tal senso, dall’insano desiderio di vendicare la morte della propria mentore, e di quella Midda Bontor che già, per molti universi, per molte realtà alternative, non le aveva offerto tregua, almeno fino a quando non era riuscita a imporre tragica conclusione alla sua esistenza in grazia all’impiego di quel tanto brutale, quanto estremamente soddisfacente, morbo cnidariano.
Incredibile avrebbe avuto a doversi giudicare quanto fastidio, quella donna, fosse riuscita a imporgli in quegli ultimi anni, nel considerare quanto, in origine, ella avrebbe avuto a doversi semplicemente aggiungere alla già lunga lista di Midda uccise nel corso del tempo, attraverso decine di mondi diversi. Eppure non soltanto ella era riuscita a sopravvivere, ma, addirittura, era riuscita a trovare occasione di integrarsi all’interno di un giuoco che non le apparteneva, a riservarsi un ruolo in esso e, con la complicità di quella rompiscatole della fenice, a riprendere a imporle la caccia, attraverso l’intero multiverso. E per quanto, per ingannarla, l’avesse scaricata sul pianeta natale della propria versione locale, lì intrattenendola, per lunghi mesi, in una vana caccia priva di ogni possibilità di successo, proiettando altresì la propria coscienza a miliardi di anni luce di distanza, dall’altra parte di quello stesso universo, in grazia anche alla collaborazione della propria corrispettiva; quella fastidiosa piaga era riuscita comunque a trovare il modo di giungere sino a lei… e, addirittura, di condividere, in quello stesso momento, il medesimo ambiente all’interno dell’amplia nave, preparandosi a chissà qual genere di azione a suo discapito.

« … l’avrà capito? » si domandò, in un alito di voce, un dialogo con se stesso a esprimere una certa perplessità, nell’aggrottare la fronte nel contempo di quell’interessante interrogativo, e di quell’interessante interrogativo la risposta al quale avrebbe potuto rivoluzionare gli equilibri all’interno di quella partita, in conseguenza al suo effettivo livello di consapevolezza nel merito di quanto stesse accadendo, delle dinamiche degli eventi a lei circostanti « No di certo… o non se ne starebbe lì tanto tranquilla. » concluse, scuotendo appena il capo.

Invero, definire tranquilla Maddie, in quel mentre, sarebbe equivalso a sopravvalutare il suo attuale stato d’animo, giacché, con lo sguardo chino e ambo le mani intente a coprire quanto più possibile il proprio volto, ella avrebbe avuto a doversi giudicare altresì decisamente in ansia all’idea di poter essere riconosciuta, e di poter essere riconosciuta da chiunque lì attorno, ma, soprattutto, da quella creatura mutaforme la reale identità della stessa comunque mai avrebbe potuto immaginare, dando, in tal maniera, più che ragione alla valutazione in tal senso espressa dalla medesima.
Alcuni importanti pezzi, su quella complicata scacchiera, avrebbero quindi avuto a doversi riconoscere ormai quali schierati: Midda, in plancia, intenta a riorganizzare le proprie forze e, in tal senso, a definire le proprie prossime mosse, e quelle mosse che, con estrema probabilità, l’avrebbero condotta sino a lì; l’altra Midda, già lì in sala mensa, intenta a controllarlo, forse nell’intento di far scattare una qualche trappola a suo discapito al momento giusto; e lui… lui che, avendo ben chiara, in tutto ciò, la disposizione dei pezzi in questione, avrebbe quindi potuto valutare con relativa quiete le mosse da intraprendere, e da intraprendere per puntare a chiudere la partita nella maniera più distruttiva possibile.
E proprio animato da tale desiderio, quindi, Pitra Zafral tornò a dedicare la propria attenzione al proprio dispositivo elettronico, modificandone la schermata principale per poter, in grazia a una tastiera virtuale, avere a digitare una rapida serie di comandi, di istruzioni, per poter sfruttare a proprio vantaggio quanto, allora, avrebbe dovuto essere per lui un ostacolo. Ragione per la quale, di lì a pochi istanti, una trentina fra i migliori uomini lì presenti ebbero a convergere al tavolo occupato dall’altra Midda e dai suoi complici, circondandoli e puntando loro, in maniera spiacevolmente esplicita, tre lame alle tre gole, a non consentire alcun genere di libertà d’azione a quegli intrusi.

« … Thyres! » bestemmiò a denti stretti Maddie, ravvisando purtroppo tardivamente quanto gli eventi fossero quindi precipitati a proprio discapito.

mercoledì 9 ottobre 2019

3058


Questa volta, l’attacco della donna guerriero a discapito del tauriano non venne percepito chiaramente soltanto dallo stesso, ma, anche, da tutti coloro lì coinvolti nel ruolo di spettatori e, in particolare, di tutti coloro lì coinvolti nel ruolo di spettatori e a propria volta dotati di assimilabili attributi maschili, i quali non poterono ovviare a reagire innanzi a quell’immagine con uno spontaneo coro di gemiti all’idea del dolore conseguente a quell’offensiva. Dolore che, ovviamente, coinvolse in prima persona comunque soltanto il diretto destinatario di quel colpo, e lo coinvolse in termini utili a costringerlo a crollare a terra, privato, per un lungo momento, di ogni capacità di movimento o di respiro…

« Mi dispiace esser dovuta arrivare a tanto… » commentò la donna, recuperando rapidamente posizione eretta prima di lasciar precipitare, per un’ultima volta, il proprio pugno destro alla base dell’enorme capo bovino del proprio antagonista, riuscendo a imporre, ora, sufficiente energia per definire la sua estemporanea perdita di sensi e, in conseguenza, anche la fine del loro conflitto.

E per quanto, allora, obiettivamente contrariata ella avrebbe avuto a doversi riconoscere da se stessa, nel non aver trovato un modo migliore per concludere quello scontro, rispetto a un calcio ai genitali, la questione più importante ebbe a dover restare la definizione della fine di quel confronto, nel silenzio generale dell’intera platea lì circostante. Un’intera platea che, soprattutto per quanto concernente il fronte di Loicare, a confronto con quanto occorso, avrebbe alfine dovuto abbandonare ogni scontro, ogni conflitto, e che, tuttavia, e prevedibilmente, non tenne fede a quell’estemporaneo patto fra la Figlia di Marr’Mahew e il suo antagonista, maturando con qualche istante di ritardo la definizione di quanto accaduto e, ciò non di meno, subito tornando a impegnarsi in quella battaglia, in tal senso persino rinvigoriti, a livello fisico, dalla breve pausa loro concessa, e a livello psicologico, dall’idea di quanto, comunque, ora quella pur temibile avversaria avesse a doversi riconoscere qual già provata, già ferita dal confronto con il tauriano e, in questo, potenzialmente vulnerabile.
E se, forse, di vulnerabilità sarebbe stato corretto parlare in riferimento alla donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, la quale, pur, ove costretta a un confronto in solitaria, di certo non avrebbe permesso ad alcuno fra coloro lì presenti di avere a predominare su di lei; difficile sarebbe comunque stato valutare qual tale vulnerabilità qual effettiva, qual concreta, nel confronto con l’invariata presenza, al suo fianco, dei suoi amici, dei suoi compagni d’arme, di quei fratelli e sorelle, entrati a far parte della sua quotidianità in momenti storici differenti, e pur tutti accomunati da un profondo legame verso di lei, e un legame innanzi al quale a nessuno sarebbe stata concessa l’opportunità di attentare, realmente, all’incolumità della loro comune amica. Così, per quanto lo scontro ebbe a riprendere, per quanto la battaglia estemporaneamente interrottasi per lasciar spazio al duello solitario fra la donna e il tauriano ebbe nuovamente a esplodere in tutta la propria violenza, non a un singolo militare di Loicare, fosse uomo o donna, umano o chimera, fu lì concessa opportunità di raggiungere Midda Bontor, ritrovando quella nuova ondata a suo supposto discapito costretta a infrangersi contro il muro allor eretto dalla compattezza di Howe, Lys’sh e Duva a protezione della loro sorella d’arme.

« Devo essere sincero… quel calcio ha impressionato persino me! » commentò Howe, storcendo le labbra al solo ricordo dell’immagine chiave della conclusione del duello lì occorso, nell’esprimere una propria personale opinione in direzione della propria antica alleata, nel mentre in cui, schierandosi innanzi a lei, impedì a due antagonisti di poter anche soltanto ipotizzare di raggiungerla, falciandoli con un movimento deciso del proprio mancino, in inerme metallo dorato « Hai giocato un po’ sporco… ammettilo! »
« Da quando siamo diventati così sofisticati…?! » domandò per tutta risposta l’ex-mercenaria, aggrottando la fronte innanzi a quella possibile critica, nel mentre in cui si dovette sforzare di non gemere in corrispondenza a ogni proprio respiro, nel dolore proveniente dalle proprie provate costole « In mia assenza, il nostro mondo è forse diventato un luogo di rispettosa pace e pacifico rispetto reciproco?! »
« No no… figurati! E’ sempre il solito lupanare ricolmo di tagliagole pronti a ucciderti per una semplice occhiata fuori luogo… » minimizzò l’altro, stringendosi appena fra le spalle « … anzi, nell’insieme, forse, l’unica a essere un po’ migliorata è proprio Kriarya, la nostra cara e vecchia città del peccato. »
« Che novità ci sono…? » chiese ella, incuriosita, intrattenendosi in quella conversazione quasi fossero lì a condividere un boccale di birra, piuttosto che coinvolti nel cuore di una battaglia, e di una battaglia dalla quale, in effetti, ella stessa si stava riservando un estemporaneo momento di interruzione, di pausa, nel mentre in cui i propri amici, i propri compagni, sopperivano più che adeguatamente alla sua assenza operativa, riprendendo a costellare il pavimento di corpi più o meno privi di sensi dei loro sfortunati antagonisti.
« Mah… nulla di particolare, in verità! » puntualizzò Howe, scuotendo appena il capo « Diciamo che, però, da dopo la battaglia di Rogautt, lord Brote e lord Bugeor hanno raggiunto una certa intesa reciproca, e questo ha permesso all’intera Kriarya di ritrovarsi a essere spartita, fondamentalmente, in due parti, e in due parti in grado di operare in sufficientemente comune accordo. » spiegò lo shar’tiagho, offrendo riferimento all’ultimo grande scontro avvenuto nell’isola dei mari del sud che Nissa aveva eletto a capitale del proprio regno di pirati « Uno sviluppo quantomeno provvidenziale a confronto con un rinnovato interesse, da parte della famiglia reale di Kofreya, di ritrovare il controllo sulla città del peccato, attraverso l’azione della Confraternita del Tramonto… »
« Ah! » esclamò la Figlia di Marr’Mahew, aggrottando appena la fronte a quegli aggiornamenti « Nulla di particolare… eh?! » ripeté, con tono ineluttabilmente sarcastico a confronto con quanto appena riferitole, e con quanto tutto avrebbe potuto considerarsi ma non, di certo, “nulla di particolare”.
« Beh… dopo che sei partita, la fama degli eventi occorsi durante l’assedio di Kriarya, e tutta la storia della Campionessa, è giunta sino alle orecchie dei sovrani. Che, pare, non siano ancora convinti dell’esistenza della tua gemella, considerandola una scusante un po’ troppo comoda per giustificare le tue azioni in loro contrasto… cioè… non tue, ma sue. Vabbè… hai capito! » argomentò l’altro, cercando di ridare un senso a quanto appena asserito e, ciò non di meno, rendendosi soltanto allor conto del tempo da lei trascorso lontana dal loro mondo e, in questo, di quanti piccoli dettagli si fosse necessariamente perduta… tanti piccoli dettagli che, sommati insieme, non avrebbero potuto mancare di definire un grosso cambiamento « Al di là di tutto, ora è opinione diffusa che tu ti sia asserragliata in quel di Kriarya, stabilendo lì una sorta di tuo feudo personale… e, in questo, la Confraternita del Tramonto è stata assoldata per ristabilire il giusto ordine in città, permettendo a un cugino minore dei reali di assumerne il controllo. »
« Ah! » ripeté l’altra, sgranando gli occhi per la sorpresa e, soprattutto, per lo scoprirsi, proprio malgrado, al centro dell’attenzione anche mancando ormai da quasi cinque anni dal proprio mondo.
« Ovviamente, però, Brote e Bugeor, in un ruolo di sostanziale comando al di sopra di ogni altro lord della città, hanno deciso di non voler offrire spazio a questo cuginetto… e, in questo, hanno ricompattato l’intera Kriarya sotto la loro guida, cercando di difendere quell’autonomia che, per anni, è stata propria della città, abbandonata a se stessa fra il confine con Y’Shalf, e il fronte della guerra lì sempre in atto, e i negromantici pericoli della palude di Grykoo. » concluse Howe, sperando di non aver altro da aggiungere al “nulla di particolare”, salvo immediatamente rammentarsi di aver omesso un ulteriore dettaglio, ben distante dal potersi considerare insignificante « Ah… dimenticavo… forse è solo qualcosa di temporaneo, ma sembra che la situazione nella palude stia iniziando a migliorare, negli ultimi anni, e che gli zombie lì presenti stiano iniziando a estinguersi in maniera spontanea! »
« Sì… » confermò quindi la donna guerriero, inarcando un sopracciglio e annuendo appena « Proprio nulla di particolare. »

martedì 8 ottobre 2019

3057


Nel confronto fra il gigantesco tauriano e la piccola umana, il tempo stesso parve fermarsi al centro di quella plancia di comando e, improvvisamente, la battaglia pocanzi in corso fra due avverse fazioni parve essere già dimenticata.
Quell’uomo e quella donna, la forza brutale dell’uno, e l’elegante agilità dell’altra, in sì primordiale, sì primitivo contrasto, non avrebbero potuto ovviare ad attrarre l’interesse di tutti coloro lì presenti, a prescindere persino dalla fazione d’appartenenza, o dal fatto che avesse a dover esistere una fazione per la quale parteggiare, al punto tale che, fra i militari di Loicare, diverse donne presenti, e persino qualche uomo, non mancarono di iniziare a parteggiare, senza alcuna reale intenzione in tal senso, per la Figlia di Marr’Mahew, non in quanto tale, non in quanto donna da dieci miliardi di crediti o loro antagonista, ma in quanto, semplicemente, incarnazione di un’idea, e dell’idea che, anche innanzi all’apparente ineluttabilità di una sconfitta la determinazione e il coraggio potessero fare la differenza. Ragioni che, del resto, animarono anche coloro che, al contrario, si ritrovarono a parteggiare per il tauriano, e per colui che, solo, si stava lì allor tentando di opporre alla pericolosa, alla letale donna da dieci miliardi di crediti, e che, in tutto questo, le stava riuscendo persino a tener testa, malgrado quanto, coloro già distesi a terra, avrebbero potuto testimoniare nella propria stessa sconfitta, e nella propria stessa dolorosa sconfitta.
Comunque lo si volesse quindi osservare, lo scontro lì in atto fra due diverse personalità, quali quelle della donna e del tauriano, non avrebbe potuto ovviare a trascendere il senso primario di quel duello per ricondursi a qualcosa di più amplio, come la sfida all’impossibile, e all’impossibile che, per alcuni, era rappresentato dalla stessa donna guerriero, mentre per altri dal suo micidiale antagonista.
E se la forza brutale dell’uno era lì compensata dall’elegante agilità dell’altro, lo scontro fra quelle due parti continuò a svilupparsi in una situazione di fondamentale equilibrio, e un equilibrio che, alla fine, avrebbe potuto veder prevalere l’uno sull’altra solo nel prevedere un qualche genere di errore da uno dei due attori in scena. Un errore che, allora, avrebbe potuto occorrere per sopraggiunta stanchezza o, piuttosto, per disattenzione… e per una disattenzione che, ambo le parti, non mancarono di continuare a ispirare l’uno nell’altra, e viceversa, a tentare, attraverso la potente arma della provocazione di arrivare a imporsi sull’antagonista.

« Sai… nel mio mondo esseri come te erano soliti venir chiamati minotauri. » ammiccò a un certo punto la donna guerriero, in direzione di Howe, H’Anel e Be’Sihl, lì a rappresentanza di quel suo pianeta d’origine, e quel pianeta d’origine così lontano, e così isolato da tutto quello, che non avrebbe neppure potuto vantare un nome proprio… non laddove per gli stessi abitanti di quel mondo esso avrebbe avuto a doversi erroneamente ritenere equivalente all’intero Creato « E, mi dispiace dirlo, la migliore sorte alla quale avrebbero potuto essere destinati sarebbe stata quella di essere abbattuti nel corso di qualche giuoco circense. » sorrise, a minimizzare, in tal maniera, la minaccia che l’altro avrebbe mai potuto rappresentare per lei o per qualunque altro suo pari.
« Sei tanto disperata per la palese inefficacia dei tuoi attacchi da voler volgere la questione in razzismo? » obiettò tuttavia l’altro, con una nota di disappunto nella propria voce « Al prossimo giro che farai…?! Ti vanterai di quante donne rettile hai ucciso nel corso della tua giovinezza…?! » domandò, in palese riferimento all’ofidiana con la quale lì si stava accompagnando, e che, a quel punto, avrebbe dovuto quantomeno porsi qualche domanda sulla propria fedeltà a un simile soggetto.
« Un punto per te… » ammise la prima, storcendo quindi le labbra verso il basso, in segno di disappunto a proprio stesso discapito, nel mentre in cui l’ennesimo affondo dell’antagonista venne lì ovviato nei propri più devastanti effetti, solo per vederla poi impegnarsi nell’ennesima, inutile, sferzata contro le sue reni, e quelle reni che, al pari del resto del suo corpo, non sembravano voler dimostrare particolare sensibilità ai suoi attacchi, per quanto di intensità e forza sempre crescenti.

Nel corso di un combattimento, e di un combattimento per la propria vita contro un avversario palesemente a lei superiore sotto il profilo fisico, Midda non avrebbe avuto a doversi considerare solita prestare attenzione a qual genere di insulti rivolgere ai propri antagonisti, cercando in ogni modo, con ogni mezzo utile, morale o meno, di far leva sui loro sentimenti e, in ciò, di ottenere quel momento di distrazione, di debolezza, utile ad agire e a riservarle la vittoria. Ciò non di meno, il metaforico dente contro il quale, presa dall’enfasi dell’insulto, la sua lingua era andata a battere, per così come poi puntualmente notato dall’attenta controparte, non avrebbe avuto a doversi considerare in buone condizioni… anzi: le faceva proprio male.
Dopo aver trascorso buona parte della propria vita in lotta contro uomini, mostri e dei, condotta dalla fenice fra le infinità siderali ella aveva avuto infatti occasione di scoprire quanto, dietro alle fattezze di coloro che era da sempre stata abituata a immaginare, e a considerare, quali semplici mostri, altro non si avesse a celare che un profondo intelletto, e un intelletto che, per quanto mascherato dietro fattezze a lei del tutto aliene, non avrebbe avuto a doversi fraintendere meno profondo, o meno valevole di dignità e di rispetto, innanzi a qualunque altro intelletto. E di ciò, Lys’sh, fortuitamente conosciuta nei primissimi giorni della sua permanenza fra le stelle, aveva avuto occasione di essere principale ambasciatrice, permettendole di apprezzare e di amare al pari di una sorella minore una creatura che, obiettivamente, soltanto pochi mesi prima avrebbe cacciato e abbattuto senza alcuna pietà, nulla di più avendola a considerare rispetto a una bestia, e a una bestia immonda generata nel capriccio creativo di un qualche dio malvagio.
In ciò, quindi, nulla di più vero, nulla di più azzeccato, avrebbe avuto a doversi riconoscere in quanto domandato provocatoriamente dal tauriano, in reazione a quella sua infelice uscita, e quella sua infelice uscita provocatoria che, allorché turbare l’equilibrio psicologico del proprio antagonista, altro non aveva contribuito che a turbare il proprio, rammentandole il peso di tutte le proprie colpe passate… e di quelle colpe alla luce delle quali, probabilmente, l’ignominia propria della fama della donna da dieci miliardi di crediti non avrebbe potuto che essere considerata più che corretta.
Tuttavia, in quel continuo scambio di colpi, e di provocazioni, non fu soltanto lei a commettere un errore nella scelta degli insulti con i quali rivolgersi alla controparte, così per come, di lì a breve, gli eventi ebbero a dimostrare…

« Se non fossi una dannata assassina mercenaria, senza alcun onore, saresti quasi da ammirare… » osservò egli, in una prima metà di periodo che, di per sé, non avrebbe potuto vantare alcun particolare errore di forma o di idea, salvo, subito dopo, scadere in maniera spiacevolmente becera « … in fondo, per essere un’umana, non posso negare che tu abbia delle qualità fisiche davvero interessanti. E sono certo che potresti ben apprezzare venir sottomessa da un vero uomo come me, soprattutto nel momento in cui avessi ad ammirare le virtù proprie di un maschio tauriano. » ammiccò egli, cercando, in tal senso, non di colpirla ma, addirittura, di afferrarla, nel desiderio di sollevarla da terra e, poi, a terra lasciarla ricadere, e ricadere sotto l’immane peso del proprio corpo, in termini che l’avrebbero allora necessariamente schiacciata, frantumandole le ossa.
« Che eleganza! » sentenziò ella, inarcando un sopracciglio e sfuggendo alla presa dello stesso in virtù di una nuova, agile mossa, che la vide, addirittura, scivolare attraverso le sue gambe per giungere sino alle sue spalle « Non potendomi battere dal punto di vista fisico, tutto ciò che puoi fare è reagire nella maniera più becera e maschilista possibile, riducendomi, in quanto donna, a un mero oggetto sessuale e, oltretutto, supponendo che mi possa veramente interessare ciò che tu hai da offrire?! » lo redarguì, nel mentre in cui, ancora stesa a terra e in tal maniera provocata, non mancò di destinare allora un violento calcio dritto in direzione di quanto al centro della sua attuale vanteria, e di quei suoi mascolini attributi che, per quanto egli avrebbe avuto a doversi intendere forte, avrebbero necessariamente rappresentato un punto di debolezza anche per lui, proprio in quanto, per l’appunto, uomo.

lunedì 7 ottobre 2019

3056


Ancor prima di possedere un arto tecnologico, enfatizzato nel proprio potere, nella propria possibilità dall’azione da servomotori idealmente utili a sollevare fino a mille libbre di peso senza particolare affaticamento, la donna guerriero si era servita, per oltre vent’anni, di un altro surrogato di braccio, e un surrogato alimentato da un oscura stregoneria il prezzo della quale soltanto Howe aveva avuto occasione di scoprire, salvo, posto a confronto con tutto ciò, rinunciare alla possibilità, a sua volta, di recuperare il proprio arto perduto. Il predecessore dell’attuale, elegante arto metallico della donna, sì contraddistinto da lucide cromature e la più assoluta insensibilità, e pur, altrettanto, caratterizzato per l’appunto da una forza disumana, quindi, avrebbe avuto a doversi ricordare come un braccio d’armatura, in nero metallo dai rossi riflessi, particolarmente grezzo nelle proprie forme e proporzioni, e, in effetti, privo di particolari benefici al pari dei medesimi difetti: difetti, ragione per la quale, quindi, ella non era in grado di percepire qual tali… non, quantomeno, innanzi all’assenza di qualunque ricordo proprio di quell’originale arto perduto da ormai più di un quarto di secolo.
Abituata, quindi, a possedere, in luogo al proprio destro, una protesi, e una protesi sì insensibile, e pur utile, in battaglia, qual efficace scudo da poter innalzare a protezione del proprio corpo, o, all’occorrenza, qual arma da impiegare in offesa ai propri antagonisti, Midda avrebbe avuto a doversi riconoscere ben consapevole del proprio potenziale offensivo, e di quel potenziale offensivo che, già ben prima di possedere quel nuovo, e per lei mirabile, arto, l’aveva veduta, nel cuore delle più violente battaglie, spingersi a far esplodere, letteralmente, i crani dei propri avversari sotto l’impeto dei colpi che, allora, soltanto quella protesi avrebbe loro potuto imporre. Motivo per il quale, pur non desiderando ricercare la morte del proprio attuale antagonista, ella non avrebbe potuto ovviare ad attendersi, quantomeno, di imporgli un bel trauma cerebrale, qual conseguenza della violenza del colpo che, allora, ebbe a imporgli, ed ebbe a imporgli con quel pugno diretto alla volta del suo enorme volto bovino.
E se sordo risuonò quel colpo, elevandosi alto nell’aria a loro circostante sulla quale, improvvisamente, un imperturbabile silenzio era allor calato; a confronto con il di lei sguardo ebbe, proprio malgrado, non a mostrarsi l’immagine di un avversario sconfitto, quanto e piuttosto l’evidente irritazione di chi, ancora pienamente cosciente di sé, era appena stato oggetto di uno sgradevole e umiliante attacco, e un attacco a confronto con il quale, allora, non avrebbe potuto ovviare a pretendere vendetta…

« … mmm… » mugolò l’enorme tauriano, offrendole il nero dei propri occhi, in uno sguardo tutt’altro che privato di consapevolezza del mondo a sé circostante e, anzi, contraddistinto da una ritrovata furia nei riguardi della propria antagonista.
« Immagino che questo significhi che non vuoi ancora svenire… vero?! » domandò ella, inarcando il sopracciglio ed esitando a confronto con tutto ciò, sperando, in cuor suo che, malgrado quel momento di inerzia, egli avesse allor a cedere a crollare a terra, privo di sensi.
« Mi stai facendo arrabbiare, piccoletta… » ribadì egli, approfittando allor della situazione per rivolgere un nuovo manrovescio alla volta della propria antagonista e raggiungerla, cogliendola purtroppo impreparata, dritta al fianco, per scardinarla nuovamente dalla propria posizione e precipitarla, ora, a scontrarsi con un gruppo di militari di Loicare, travolgendoli e sparpagliandoli a terra.

Facile, obiettivamente, sarebbe stato per la donna guerriero ipotizzare di aver a concludere rapidamente quell’incontro facendo ricordo a della forza letale, all’impiego della daga che, ancora, conduceva seco da quando se ne era appropriata dopo l’evasione, oppure destinando al proprio arto destro il massimo della propria forza, del proprio potere distruttivo, e di quel potere a confronto con il quale, per quanto l’avversario avesse a doversi considerare forte, avrebbe avuto a doversi ritenere sufficientemente certa non avrebbe avuto possibilità alcuna di resistere. Purtroppo, però, agire in tal senso, in quel momento, non soltanto avrebbe rappresentato il peggior esempio che ella avrebbe mai potuto riservare allo sguardo dei propri figli ma, ancor peggio, avrebbe per lei significato ammettere la superiorità di quel tauriano a proprio discapito, in una questione d’orgoglio a confronto della quale, francamente, ella non desiderava ancora avere a cedere.
Così come non avrebbe avuto a cedere, ancora, all’idea di autorizzare l’intervento dei propri amici, dei propri fratelli d’arme, i quali, al gran completo, si mostrarono allora pronti a intervenire, e a intervenire come un sol essere a discapito di quel sicuramente ammirevole antagonista…

« Fermi! » ribadì ancora ella, ancor prima di riuscire ad alzarsi da terra, intrecciata, qual si ritrovò a essere, ai malcapitati sopra ai quale era allor precipitata « E’ sempre una questione fra me e lui! » insistette, praticamente nelle medesime parole già rese proprie, e in quelle parole a confronto con le quali, allora, non avrebbe potuto ovviare a sentirsi più che impegnata… dolorosamente impegnata.

Quel nuovo colpo, in effetti, non era stato privo di conseguenze a suo discapito e, prestando attenzione alla sensazione di dolore proveniente dal proprio torace, facile sarebbe stato per lei presumere la presenza di almeno un paio di costole incrinate, per quanto, speranzosamente, non rotte.
Ma, proprio a confronto con tale dolore, ella non avrebbe potuto ovviare a ritenersi più che motivata a concludere quel confronto, e a concluderlo da vincente, giacché, laddove non fosse riuscita a tenere testa a un semplice tauriano qualunque, ben poca speranza avrebbe potuto riservarsi nell’idea di un confronto con la regina Anmel, o con qualunque suo scagnozzo che, contro di loro, ella avrebbe potuto inviare, a incominciare dallo stesso mutaforma che, lì, erano giunti a voler combattere e vincere. E per quanto, in effetti, ella non avrebbe avuto a doversi fraintendere sola in tale conflitto, e, in questo, non avrebbe dovuto imporsi impropriamente di combattere da sola le proprie battaglie, alcuni combattimenti, alcuni passaggi ella sentiva la necessità di affrontarli, ancora, da sola, fosse anche e soltanto per ricordare a se stessa chi ella fosse e qual fosse la vita che ella aveva abbracciato, molti anni addietro…
Dopotutto, per quanto lì, fra le stelle, la propria attuale età non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual contraddistinta da particolari meriti o demeriti, rappresentando una quieta normalità, un’ovvietà priva di ogni valore; provenendo da un mondo qual il suo, i propri quasi quarantacinque anni di vita avrebbero avuto a doversi considerare qual prossimi a un mirabile primato, soprattutto per chi, come lei, da sempre aveva vissuto una vita in guerra, in costante battaglia, con uomini, mostri e dei. Mai, invero, ella avrebbe potuto attendersi di giungere a un tale traguardo… e se a tale traguardo ella era riuscita a giungere, ciò era stato soltanto conseguenza della propria forza di volontà, oltre che della propria preparazione guerriera: una forza di volontà e una preparazione guerriera che, allora, avrebbe avuto a dover comprovare, ancora una volta, a se stessa e al mondo intero in quel confronto. E in quel confronto dal quale non si sarebbe potuta permettere occasione utile a sottrarsi.

« Da come ti muovi, immagino che le tue costole non stiano troppo bene… » commentò il tauriano, recuperando a sua volta posizione eretta e preparandosi ad accogliere l’avversaria, laddove ella si fosse precipitata nuovamente verso di lui « … è tutto questo il valore della temibile donna da dieci miliardi di crediti?! Quasi mi deludi, piccoletta… »
« Sai… verrà il giorno in cui ricorderai questo momento, e, raccontandolo ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, ringrazierai qualunque dio o dea in cui tu possa credere per il fatto che io non sia veramente quell’assassina spietata che ti hanno descritto. » replicò ella, scuotendo appena il capo e, liberatasi dal groviglio da lei stessa involontariamente creato, muovendo qualche passo nella sua direzione, cercando di non prestare attenzione al dolore proveniente dal proprio costato « In caso contrario, del resto, tu non potresti avere occasione di sopravvivere a questo giorno. » sancì, aggrottando la fronte e accennando un lieve sorriso al confronto con quel puro e semplice esercizio di dialettica, allor utile a concederle qualche ulteriore istante per permetterle di riprendere fiato « Ma tu sopravvivrai. E, se lo vorrai, avrai dei figli, e un giorno magari dei nipoti, a cui poter raccontare di quanto ti scontrasti con Midda Namile Bontor… ed ella ti sconfisse. »

domenica 6 ottobre 2019

3055


A confronto con tutto ciò, Duva, in primo luogo, ma anche Rula e Be’Sihl, nelle retrovie, accennarono immediatamente all’ipotesi di intervenire nella questione, per schierarsi, a propria volta, in opposizione al colossale tauriano che con tanta semplicità aveva scardinato dalla propria posizione la loro amica.
Ma la sfida era stata lanciata, ed era stata lanciata in termini più che chiari, e la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe mai potuto sottrarsi a essa senza, in questo, ritrovarsi spiacevolmente impossibilitata a confrontarsi con la propria stessa immagine riflessa in uno specchio, o con gli altisonanti titoli che, nel corso degli anni, le erano stati attribuiti a coronamento delle proprie vittorie: Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya… tutti metaforici trofei a ricordo dei propri straordinari successi, delle proprie incredibili vittorie, e di quelle vittorie che, allora, avrebbero avuto senso di essere soltanto se non avesse permesso al primo arrivato di vincerla in maniera tanto banale, soltanto perché ella era stata sì sciocca da avventarsi in sua opposizione senza valutare adeguatamente la situazione e le forse in giuoco.

« Fermi! » richiamò pertanto, ancora prima di rimettersi in piedi, rivolgendosi agli amici che, in tal senso, desideravano intervenire in suo soccorso, in suo aiuto, in tal senso sospinti soltanto dai migliori sentimenti, dalle migliori intenzioni « E’ una questione fra me e lui… » insistette a rivendicare il proprio diritto di combattere in contrasto a quel tauriano, e a quel tauriano del quale aveva accettato la sfida « … e, quando vincerò, potremo porre fine a questa inutile battaglia. »
« … quando vincerai?! » ripeté l’antagonista, esplodendo in una sonora risata « Insisti in questa battaglia, e ti ritroverai con la schiena spezzata, piccoletta! » sottolineò, a suggerire quanto allor quietamente possibile, nel confronto con l’impeto proprio di quel primo colpo, e di quel primo colpo che, probabilmente, non le aveva imposto maggiori danni soltanto nella fortuna propria di avere ad atterrare sopra ad altre persone, fra cui Howe e Lys’sh, in tal maniera schieratisi anch’essi, se pur non proprio volontariamente, a sua protezione.
« Sai… ora che ti guardo meglio mi ricordi un po’ mio marito. » sospirò la donna, ignorando la provocazione e rimettendosi in piedi, cercando, nel mentre di quelle parole, di non offrire evidenza dell’indolenzimento conseguenza del colpo ricevuto « Non nel suo corpo attuale, sia chiaro… ma in quello precedente: anche lui era grande e grosso come te, con due grandi corna in testa, e aveva la pessima abitudine di considerarsi necessariamente superiore a tutto e a tutti. » rimembrò, non negandosi l’occasione di quel pensiero rivolto a Desmair per domandarsi, in effetti, dove accidenti egli fosse finito, giacché, da dopo il proprio risveglio dopo quel lungo periodo di coma nel quale egli l’aveva intrappolata, era scomparso e non si era più fatto vivo, malgrado l’accordo preso per offrire nuovamente insieme guerra alla regina Anmel Mal Toise, per lui madre, e per lei unica ragione per la quale la sua presenza fra le stelle del firmamento avesse lì a essere quindi giustificata « E non hai idea di quante io lo abbia fatto a pezzi… letteralmente a pezzi! »
« Farnetichi frasi prive di senso… » esitò il tauriano, osservandola con aria poco convinta « Forse il mio colpo ti ha rintronata di più di quanto tu non voglia ammettere?! »
« Forse... » sorrise ella, piegandosi prima a destra, e poi a sinistra, per stirare la muscolatura e le ossa della schiena, e, in tal modo, avere a verificarne le condizioni prima ancora di riprendere il combattimento « … o forse ho sposato un semidio immortale, dello spirito del quale ancora non mi sono riuscita a liberare malgrado il dio suo padre lo abbia ucciso molti anni fa! » espresse, in parole che chiunque fra i presenti non avrebbe potuto ovviare a considerare un vero e proprio vaneggiamento, e che, purtroppo, come anche Be’Sihl avrebbe potuto quietamente testimoniare, avrebbero avuto a doversi riconoscere qual assolutamente sincere « E, sia chiaro, non che non sia passato un singolo giorno che non mi sia pentita di quell’empio sposalizio! »
« Che tu sia pazza, donna da dieci miliardi di crediti, non ne avevo dubbio alcuno già prima. » commentò l’altro, iniziando a muovere un passo verso di lei « Che io ora abbia a dover prestare attenzione a queste tue assurde fantasie, tuttavia, è un altro paio di maniche. » concluse, decidendo, in tal senso, di passare dalle parole ai fatti, e di riservarsi, in ciò, l’occasione di un’iniziativa a suo discapito.

Ma se, pocanzi, la Figlia di Marr’Mahew aveva commesso la pericolosa imprudenza propria di non valutare adeguatamente le forze dell’avversario, e quelle forze sovrumane che, addirittura, gli avevano permesso di resistere senza esitazione alcuna al proprio pugno destro; a confronto con questo nuovo tentativo d’affondo, con questa nuova azione, ella non ebbe a riservarsi la benché minima possibilità di errore, non sottovalutando le potenzialità di quell’enorme tauriano e, in ciò, riconoscendogli tutta la dignità propria di un avversario, e di un vero avversario, un avversario al quale, quindi, non avrebbe dovuto concedere la benché minima occasione per giungere a lei, pena la propria sconfitta.
Così, a confronto con il tentativo d’affondo di quell’enorme pugno mancino che egli ebbe a muovere verso di lei; ella ebbe a replicare con una quieta schivata laterale, per permettere a quell’attacco di sfogarsi nell’aria a lei circostante senza, in ciò, imporle il benché minimo danno. E innanzi al successivo gancio destro con il quale egli ipotizzò di poterla raggiungere alla schiena, voltatasi qual ella si era nell’offrirgli il proprio fianco sinistro a ovviare al primo affondo; la donna guerriero altro non ebbe che a presentare, ancora e ineluttabilmente, il nulla, scivolando agilmente a terra e compiendo quanto di più simile a un passo di danza, prima di rialzarsi in piedi e di rialzarsi in piedi addirittura alle sue spalle.

« Il primo colpo puoi considerarlo un omaggio della casa… » sorrise quindi ella, tornando padrona dell’evolversi degli eventi, e di quegli eventi di cui era tornata a prendere il controllo per ovviare a nuove, catastrofiche possibilità di conclusione simili alla precedente.
« ... mmm… » esitò egli, cercando di non palesare nervosismo, per quanto, in effetti, quei primi due colpi nel vuoto lo stessero spazientendo, e spazientendo nella misura utile a desiderare immediatamente occasione di riscatto in un terzo tentativo d’attacco, e un terzo tentativo d’attacco decisamente meno soppesato rispetto ai primi due.

Un terzo attacco, quindi, quello che egli ebbe a ipotizzare, nel roteare rapidamente sull’asse verticale del proprio corpo soltanto per poter, in ciò, andare a rivolgere un nuovo manrovescio a discapito della donna: un manrovescio non dissimile a quello che già aveva riscosso successo a suo discapito e che pur, ora, si delineò in una micidiale espressione di forza, e una micidiale espressione di forza propria della carica di quella rotazione, che ben poco di lei avrebbe avuto possibilità di lasciare intatto laddove fosse stato condotto a compimento.
Ovviamente, anche in questa occasione, la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco non volle concedergli alcuna speranza di successo, abbassandosi nuovamente a terra, danzando ancora una volta attorno al suo enorme corpo, così come già appena compiuto ma, questa volta, riservando a entrambi i propri talloni l’occasione di scalciare con violenza in direzione del retro delle ginocchia dell’antagonista, in un colpo che, se pur non avrebbe avuto forse a imporre danno fisico, quantomeno avrebbe costretto l’avversario a perdere il senso dell’equilibrio, in un atto che, oltre a dover essere necessariamente vissuto qual umiliante, non avrebbe potuto mancare di riservarle una migliore occasione di confronto con lui, avvicinandolo, se non addirittura precipitandolo al suolo.
Così avvenne. E come preventivato, egli non poté che ritrovarsi colto di sorpresa da quell’azione, e da quell’azione che, enfatizzata anche e proprio malgrado da una posizione per lui tutt’altro che stabile, nel coglierlo nel mentre di un movimento sì marcato, lo vide allora perdere il controllo delle proprie gambe e, in tal senso, ricadere in ginocchio, in una posizione inaspettatamente scomoda e, soprattutto, spiacevolmente esposta. Esposizione che, quindi, poté permettere alla Figlia di Marr’Mahew di riservarsi una nuova occasione di offesa, e, in questa occasione, di offesa a discapito nel suo stesso, enorme, volto bovino.

sabato 5 ottobre 2019

3054


Se Midda Bontor non fosse stata se stessa, se non fosse stata la donna da dieci miliardi di crediti, se non fosse stata la Figlia di Marr’Mahew, tutti gli uomini e le donne, umani e chimere, schierati in sua opposizione all’interno della plancia avrebbero potuto riservarsi quieta consapevolezza all’idea di farcela, di riuscire a vincerla e, in tal senso, di rispettare i termini della propria consegna.
Purtroppo per tutti loro ella era a tutti gli effetti la donna da dieci miliardi di crediti, ella era la Figlia di Marr’Mahew, così soprannominata nel proprio mondo d’origine nel ricordo della straordinaria vittoria che sola aveva imposto a un numero a lor superiore di pirati, e, in ciò, ben minima avrebbe avuto a doversi quindi definire la speranza, per loro, di farcela in sua opposizione. Una ben minima speranza che, ancor, avrebbe avuto a vedersi ridotta nel momento in cui, accanto a lei, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti schierati alcuni fra i suoi migliori alleati, fra i suoi migliore fratelli e sorelle d’arme, nella misura in cui, purtroppo, ben pochi ostacoli avrebbero potuto essere riconosciuti qual allora realmente tali per la dirompente forza guerriera in tal maniera da lei schierata.

« Ve ne prego… cessate questa terribile mortificazione di voi stessi e accettate l’idea della resa! » esclamò ella, quando ormai già due terzi delle risorse contro di loro schierate avrebbero avuto a doversi riconoscere a terra, prive di sensi o desiderose d’essere privi di sensi, per non aver ulteriormente a dolere per i colpi ricevuti « Non vi è alcuna possibilità di farcela, per alcuno di voi! » scosse ella il capo, con un quieto sospiro a margine di quella semplice consapevolezza.

Parole, le sue, pronunciate allora nella pura e semplice consapevolezza di quanto ancor più della propria spada, lì neppure presente, ancor più dei propri pugni, lì altresì violentemente all’opera, avrebbe potuto sempre riservarsi un ruolo fondamentale nell’evoluzione di un conflitto la propria voce. E quella voce che, immancabilmente, sarebbe giunta alle orecchie degli avversari, insinuando dubbi laddove non ancor presenti o, peggio, incalzando ansie crescenti, qual pur, allora, avrebbero avuto quieta ragion d’essere, nel confronto con tutto ciò.
Una tattica non inedita, la sua, altresì già ampliamente sperimentata su campi di battaglia molto più vasti e più violenti rispetto a quello. E una tattica già collaudata, la sua, che in più di un’occasione aveva offerto riprova di funzionare, e di funzionare con tanta efficacia da esser stata in grado di ribaltare, in passato, le sorti di un conflitto, nell’importante, fondamentale e pur troppo sovente sottovalutato, valore del pensiero, positivo o negativo che questo potesse aver a essere.
Un pensiero negativo, quello che quindi ella stava lì impegnandosi a instillare nelle menti dei propri antagonisti, che non parve arrivare a turbare l’attenzione di uno fra loro, e di uno che, sopraggiungendo nuovo in scena, volle attrarre l’attenzione della stessa donna guerriero a sé…

« Tu e io, ricercata! » tuonò una voce forte e possente, qual forte e possente era il suo proprietario, un colossale tauriano a confronto con il quale persino il nerboruto Pitra Zafral sarebbe risultato esile « Solo noi due, senza armi e senza trucchi! » la sfidò, avanzando fra i corpi distesi a terra, con passo fermo e deciso a in opposizione a quell’alleata « Se sarai in grado di abbattermi, puoi esser certa che tutti si arrenderanno… » soggiunse poi, ponendo sul piatto qualcosa di indubbio interesse per la Figlia di Marr’Mahew, e qualcosa di indubbio interesse per cui sarebbe potuta valere la pena di accettare quella sfida.
« Credo di aver appena compreso a chi avesse clonato l’immagine Pitra… » commentò sottovoce Duva, rivolgendosi a Lys’sh, attratta necessariamente a sua volta, al pari di tutti i presenti, in direzione di quel nuovo protagonista in scena, e quel nuovo protagonista che non avrebbe potuto essere meno che meritevole di attenzione da parte di tutti loro.

In effetti, quanto osservato da Duva non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual errato, giacché, per infiltrarsi all’interno dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh, Pitra Zafral, il vero Pitra Zafral, era stato costretto a camuffare le proprie sembianze dietro un sofisticato sistema di dissimulazione olografica, e un sistema che, pertanto, alle sue voluminose forme, aveva dovuto sovrapporre qualcosa di adeguato. Qualcosa come, nel dettaglio, l’immagine di colui che, in quel momento, aveva lì appena lanciato la propria sfida.
E se impressionante avrebbe avuto già a dover essere riconosciuta l’immagine artefatta, il pensiero che quella mole di muscoli e pelo potesse allor esistere, ed esistere veramente, avrebbe avuto necessariamente ad atterrire chiunque si fosse trovato schierato in sua opposizione. Chiunque tranne, ovviamente, colei che nella propria vita non si era concessa occasione di esitare neppure innanzi ad avversari di gran lunga superiori… divinità incluse!

« Non potrei chiedere nulla di meglio! » replicò pertanto la Figlia di Marr’Mahew, più che lieta di quella soluzione, e di quella soluzione che, quindi, avrebbe risparmiato loro tempo e fatica « Sto arrivando, mio caro! » annunciò pertanto, ben accogliendo l’invito rivoltole e null’altro avendo a voler aspettare per iniziare, e concludere, quell’occasione di duello.

In una disparità improponibile, laddove l’intero corpo della donna avrebbe potuto vantare forse una massa corrispondente a quella di un suo braccio o di una sua gamba, la sfida così lanciata ebbe quindi immediatamente inizio, ed ebbe inizio in un’audace mossa che la stessa donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco volle allora portare a segno nella speranza di aver a chiudere, sì rapidamente, ogni questione, decretando, in tal maniera, non soltanto la propria superiorità, ma anche la fine della battaglia.
Ma se indubbiamente audace ebbe a essere il violento pugno che la donna ebbe a condurre a discapito del tauriano, e un pugno allor offerto con la propria destra, e con quella destra in freddo e lucente metallo cromato che sarebbe stato capace di aprire un buco in qualunque delle pareti a loro circostanti; altrettanto indubbiamente vano ebbe a rivelarsi nel momento in cui, con un suono sordo, ebbe a impattare contro il micidiale addome del suo avversario, e quell’addome che non ebbe minimamente a scalfire, nella presenza di una muscolatura decisamente sovrumana…

« Allora…? Che c’è..?! » domandò il tauriano, sovrastando impassibile la propria avversaria, dimostrando minor interesse nei riguardi di quel pur micidiale pugno rispetto a quanto non avrebbe potuto offrirne nei confronti del fastidio prodotto dalla presenza di un moscerino innanzi al proprio volto bovino « Hai perso la baldanza?! » la provocò, giuocando sul suo stesso terreno e permettendo alle sue parole, ancor prima che ai fatti, di instillare spiacevoli dubbi nella mente della Figlia di Marr’Mahew.

E forte di quegli stessi dubbi, egli ebbe allora ad agire, e ad agire volgendo un semplice manrovescio a discapito della controparte. Un manrovescio che, purtroppo, ebbe a colpirla in pieno, ancora spiazzata per l’assenza di effetti in conseguenza al proprio attacco, e che, in ciò, la vide volare all’indietro per una mezza dozzina di piedi, andando, in ciò, a travolgere Howe e Lys’sh, oltre a un paio di militari di Loicare, ritrovatisi proprio malgrado lungo quella stessa traiettoria.

« … ahi… » gemette la donna guerriero, rendendosi tardivamente conto del colpo incassato e, in ciò, nulla potendo ormai compiere se non accettare quanto già accaduto, scuotendo appena il capo e sforzandosi di far tornare al proprio posto la vista, in quel momento sgradevolmente sdoppiata « … questo l’ho sentito. » ammise, storcendo le labbra verso il basso.

venerdì 4 ottobre 2019

3053


E se divertimento, o qualcosa di assimilabile a esso, ebbe a essere quello proprio di Midda e dei suoi compagni, tutt’altro che tale ebbe a dover essere riconosciuto quanto offerto, altresì, a Maddie e ai suoi amici, posti discretamente nel cuore di un’altra possibile battaglia. E di una battaglia che, laddove fosse esplosa, li avrebbe sicuramente travolti e travolti con ben poca grazia.
Benché, infatti, a livello squisitamente numerico, forse gli avversari lì loro offerti non avrebbero avuto a doversi riconoscere in un quantitativo necessariamente superiore a quello altresì riservato, a loro insaputa, ai loro compagni nella plancia di comando della nave; la situazione, in senso generale, avrebbe avuto a doversi intendere contraddistinta da un’emotività decisamente diversa. E un’emotività che, se da un lato, avrebbe avuto a dover essere intesa come l’occasione di riunificazione fra la Figlia di Marr’Mahew e uno dei propri antichi alleati, in aggiunta alle sue due nuove sorelle d’armi, con tutto l’entusiasmo potenzialmente conseguente a ciò; dall’altro avrebbe altresì veduto Maddie e i suoi amici catapultati, in maniera più o meno passiva, in una situazione tutt’altro che entusiasmante, e tutt’altro che entusiasmante nella misura in cui, altresì, avrebbero lì avuto a temere di poter essere identificati, da un istante all’altro, quali dei perfetti estranei e, peggio ancora, almeno per il caso proprio della stessa Maddie, qual una versione alternativa, un clone, della medesima donna guerriero al centro di tanta attenzione, di tanto interesse.
Così, a cercare di limitare ogni possibilità di attenzione nei propri riguardi, in primo luogo da parte del loro antagonista, di quella creatura mutaforma che già aveva avuto a che fare con Midda e che, in questo, troppo facilmente avrebbe potuto cogliere l’improprio parallelismo con Maddie, in quegli eguali capelli color del fuoco e in quegli occhi color del ghiaccio, quindi, la viaggiatrice dimensionale stette ben attenta a mantenere lo sguardo chino e un atteggiamento quanto più possibile discreto, sottomesso, che non avesse ad attrarre l’attenzione e che, soprattutto, non avesse a giustificare l’idea propria di quel pur corretto parallelismo, e di quel parallelismo che, allora, non avrebbe potuto che risultare quantomeno sgradevole, soprattutto in una situazione qual quella…

« Inizio a capire perché si fosse tinta i capelli di nero… » commentò sottovoce, alla volta di M’Eu e Be’Wahr, nello storcere la labbra verso il basso, attendendo quietamente l’evolversi degli eventi, in qualunque direzione questi avrebbero avuto a svilupparsi « … non è facile condividere un certo aspetto con qualcuno, nel momento in cui questo qualcuno è riconosciuto qual un pericolo pubblico! »

Per oltre vent’anni della propria vita, infatti, Midda Bontor non aveva fatto mai sfoggio del proprio rosso naturale, in termini tali per cui persino Howe e Be’Wahr, così come H’Anel e M’Eu, quando avevano avuto occasione di conoscerla per la prima volta, e per tutti gli anni a seguire, neppure avevano mai avuto idea del fatto che ella non fosse effettivamente corvina nel colore dei propri capelli: una scelta, la sua, non derivante da una qualche questione di natura estetica, quanto e piuttosto da una questione di ordine pratico, e pratico nella misura in cui, allora, ella non avrebbe potuto ovviare a desiderare mantenere una certa distanza psicologica dall’idea della propria gemella, e di quella gemella che, dopo aver abbracciato un percorso di vita decisamente discutibile, diventando pirata, prima, e regina di un’intera nazione di pirati, e un’intera nazione da lei stessa fondata, poi, non avrebbe avuto certamente a poterle riservare una gradevole pubblicità… anzi.
Fortunatamente, al di là dell’obbligato parallelismo esistente fra quelle due versioni della stessa persona, e quelle due versioni provenienti da due universi alternativi, la differenza di età fra loro comunque presente, nonché alcune evidenti caratteristiche fisiche, quali la presenza un’orrida cicatrice longitudinale all’occhio mancino e di un arto destro metallico, per la Figlia di Marr’Mahew, altresì assenti nell’altra e più giovane versione di se stessa, non avrebbero potuto ovviare a rendere meno immediato quel riconoscimento, in termini tali da poter giustificare tutto ciò qual una semplice coincidenza, soprattutto in chi, come la quasi totalità delle persone lì dentro, non avevano avuto pregressa occasione di confronto con la donna da dieci miliardi di crediti. E così, dovendo per lo più prestare attenzione a non incrociare il proprio sguardo con quello del falso Pitra Zafral, per non attirarne eccessivamente l’attenzione, Maddie avrebbe forse potuto riservarsi una qualche speranza di sopravvivenza a quella situazione.

« Per quanto mi concerne, adoro il rosso dei tuoi capelli… » puntualizzò Be’Wahr, non perdendo occasione per esprimere un’opinione personale attorno all’argomento « … ma, ti assicuro, anche con i capelli neri staresti comunque molto bene. » soggiunse poi, ben ricordando il fascino un tempo proprio della Figlia di Marr’Mahew, nel contrasto fra i capelli scuri e la pelle eburnea, accompagnata da quella coppia di occhi chiarissimi, sì simili al ghiaccio.
« Ti sembra il caso… proprio ora?! » domandò ella, aggrottando la fronte con aria sorpresa, non aspettandosi certamente quell’uscita in quel particolare momento, e un momento che, quantomeno, avrebbe avuto a doversi considerare quantomeno inadatto per commenti del genere.
« E’ giusto per fare un po’ di conversazione… » sottolineò ancora sottovoce l’altro, scuotendo appena il capo, nel far poi riferimento al resto della sala e al fatto che, in buona sostanza, nessuno, all’interno di quell’affollato ambiente, fosse contraddistinto da un’evidenza di particolare tensione o di religioso silenzio, nella misura tale per cui, quindi, il loro quieto tacere avrebbe avuto necessariamente a intendersi qual negativa evidenza di qualche problema, attraendo maggiore attenzione rispetto a quanto non avrebbe potuto riservarsi la proposta di un commento qual il suo, per quanto potenzialmente sciocco.
« In effetti… » approvò M’Eu, comprendendo il senso dell’intervento del compagno e, in ciò, confermando l’utilità del medesimo, annuendo appena nell’osservarsi attorno « … e sì. Il nero ti donava. Cioè… donava a lei. » puntualizzò il giovane, ritrovandosi in una costretta confusione nel porre a confronto, all’interno del medesimo pensiero, l’immagine di Midda, per così come era nella sua memoria, in un’età persino inferiore a quella attualmente propria di Maddie e l’immagine della stessa Maddie lì presente accanto a lui, a ideale rappresentanza della medesima « Mi hai capito… » concluse quindi, a non permettere a quella propria confusione mentale di spingerlo a dire qualcosa di troppo strano.
« E per la rubrica “Noi indomiti maschi, rude espressione di virilità”, permettetemi di presentarvi ora i nostri ospiti della giornata, per le proposte autunno-inverno di quest’anno sul colore dei capelli che sarà più in voga nella prossima stagione, e sulle borsette e le scarpe da meglio abbinare agli stessi. » sospirò la donna guerriero, scuotendo il capo con aria demotivata nel porsi a confronto con una simile dissertazione nel merito del colore ritenuto più opportuno per lei.

Ovviamente, sarcasmo a parte, anche Maddie non avrebbe potuto ignorare il valore proprio implicito nell’osservazione e nello sguardo di Be’Wahr, ragione per la quale, per l’appunto, si permise un simile intervento e un intervento che, altrimenti, non avrebbe reso proprio e, certamente, non con una tanto marcata abbondanza di parole.
Posta eccessivamente in soggezione dall’idea di dividere la stanza con il loro obiettivo, e con un centinaio di altri militari armati e sol desiderosi di far loro la pelle, ella non si era riservata occasione di riflettere nel merito di quanto, allora, tacere sarebbe sicuramente risultato più inopportuno rispetto a parlare, ragione per la quale, pur mantenendo un tono sommesso, al pari del resto della stanza, ragionevole sarebbe stato per loro proseguire in tal direzione… magari affrontando un qualche diverso argomento che non avesse a porre al centro della discussione la sua stessa figura.

« Eviterò di domandare cosa sia quella cosa che hai appena detto… tanto immagino che non lo potrei comprendere. » puntualizzò allora Be’Wahr, inarcando un sopracciglio con aria critica nei confronti dell’amata e di quell’umorismo che, purtroppo, trascendeva non tanto le sue possibilità di comprensione, quanto e piuttosto le possibilità di comprensione di chiunque venisse dal suo stesso mondo natale, là dove una parola del genere non avrebbe avuto particolare significato « Già non sono esattamente un campione d’arguzia… ma se, poi, inizi anche a ricorrere a parole senza significato per me, non mi poni esattamente in una condizione piacevole! » la volle rimproverare, pur carico di dolcezza in tal senso.