11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

sabato 23 febbraio 2019

2830


Sembrava impossibile… ma a partire da quel primo incontro, durante la presentazione del secondo volume di “Midda’s Chronicles”, le occasioni in cui lo sguardo di Maddie ebbe occasione di posarsi su Basel el-Aqqad, qual aveva avuto a presentarsi, continuarono a crescere in maniera quasi imbarazzante, in termini nel confronto con i quali non molte possibilità di spiegazione avrebbero potuto essere prese in considerazione, partendo dall’idea di una inspiegabile ossessione del fato, sino alla prospettiva di un vero e proprio persecutore. E se pur la prima avrebbe avuto a doversi considerare troppo irreale per poter essere giudicata veritiera, lasciando maggior spazio di manovra alla seconda possibilità, il fatto che, in verità, in ogni occasione, fosse sempre stata Maddie a rendersi conto di Basel nel mentre in cui egli, attorno a lei, vicino a lei, non era mai apparso consapevole della sua presenza, avrebbe potuto in effetti stemperare anche quell’ipotesi, lasciandola semplicemente a confronto con quanto, allora, avrebbe avuto a doversi necessariamente giustificare qual una semplice casualità.

“In fondo è un po’ come quando hai scelto il modello di un’auto nuova e, improvvisamente, continui a ritrovartela attorno…” tentò di giustificarsi con se stessa, a banalizzare l’occorrenza dell’accaduto senza, in ciò, voler prendere in considerazione l’ovvia differenza fra un’automobile, esistente in dozzine, centinaia di esemplari, e una persona, altresì unica al mondo: una spiegazione decisamente labile, e che, tuttavia, si propose qual la sola in grado di dare un senso a quell’incredibile frequenza di incontri, in termini tali per cui, fra l’inquietudine e il desiderio, ella iniziò a temere di avere nuovamente a incrociare il proprio cammino con lui e, al contempo, a non desiderare null’altro che avere occasione per parlarci, rattristandosi di ogni giorno in cui, a dispetto di tutto, non si poneva in grado di ravvisarne la presenza attorno a sé.

Non che, in effetti, ella mai tentò di approcciarsi a Basel: individuandolo una volta in fila alle casse di un supermercato nel mentre in cui ella stava avvicinandosi a esse con il proprio carrello, una volta all’interno di un negozio nel mentre in cui ella stava passando lì davanti per puro caso, una volta in uscita da un vagone della metropolitana nel mentre in cui ella stava entrando nel medesimo attraverso una diversa porta, una volta sul marciapiede dall’altra parte di una strada rispetto a dove ella stava camminando, e così via dicendo, imbarazzante sarebbe stato per lei rincorrerlo, rischiando, anziché vittima di un supposto persecutore, di apparire a sua volta persecutrice, soprattutto laddove mai in una sola, singola occasione egli aveva offerto evidenza di essersi reso conto di lei.
E, del resto, come avrebbe mai potuto farlo? Probabilmente, al di là di quella fugace occasione d’incontro durante la presentazione del libro, egli non aveva avuto neppure mai precedente occasione di immaginare quale avesse a poter essere il volto dell’autrice di quei racconti, necessariamente più interessato alla sua prosa che al suo aspetto, al colore dei suoi capelli o dei suoi occhi, o al suono della sua voce: in ciò, quindi, innanzi allo sguardo di Basel, anche laddove questi avesse avuto occasione di coglierla innanzi a sé, ella sarebbe probabilmente risultata pressoché anonima, un’estranea fra molte altre, così come, in fondo, avrebbe avuto a doversi considerare giusto che fosse, che avvenisse. Dopotutto non era lei a essere, per lui, un’ossessione, quanto, e piuttosto, l’esatto opposto.
Per quanto, in ciò, ripromessasi di affrontare il discorso anche con Jacqueline, Maddie ovviò a farlo. Non che la sua amica, nonché terapeuta, avesse mai offerto riprova di volerla giudicare in nulla, nell’essersi altresì sempre offerta qual una presenza sincera accanto a lei, e un aiuto concreto, per lei, per riuscire a scendere a patti con la realtà del mondo a lei circostante, discernendolo dalle fantasie dei decenni di coma. Ma per quanto riguardava Be’Sihl, ella non si sentiva in grado di avere ad affrontare il discorso con nessuno, non con la propria amata gemella, e neppure con lei: Be’Sihl, in fondo, avrebbe avuto a doversi riconoscere una sua questione in sospeso… e, più di ogni altra, avrebbe allor meritato di essere affrontata soltanto da parte sua, dimostrando, almeno una volta, di avere un minimo del coraggio proprio di Midda Bontor, della leggendaria Figlia di Marr’Mahew.
Fu così che, con il passare dei giorni, e delle settimane, e la continua, costante presenza di Basel attorno a lei, Maddie ebbe a iniziare a maturare la decisione di tentare un’occasione di approccio con lui, decisa a concedersi opportunità di conoscerlo meglio e, in ciò, di scoprire quanto egli non avrebbe avuto a doversi fraintendere, in nulla e per nulla, riconoscibile qual Be’Sihl, al di là del fatto che il suo cervello malato avesse deciso di creare una fastidiosa associazione fra quello sconosciuto e l’uomo che per tanti anni aveva dominato i suoi sogni, le sue fantasie. E, che ella lo volesse o meno, iniziò, in buona sostanza, a divenire, per lui, una vera e propria potenziale molestatrice, nell’iniziare a uscire di casa con il solo intento, con la sola speranza di averlo a incrociare e di avere a incrociarlo, allora, in un qualche momento idoneo a favorire l’inizio di un dialogo fra loro.
Purtroppo per lei, grottesco a dirsi, la propria fortunata occasione romantica tipica di un qualunque vecchio film di Meg Ryan era già stata impiegata il giorno in cui aveva avuto la possibilità di incrociare il proprio cammino con Desmond, venendo da lui quasi investita. E, in ciò, per quanto ella non ebbe a mancare di sforzarsi per trovare il momento adatto ad approcciarsi al proprio obiettivo, al soggetto del proprio interesse, il fato sembrò opporsi in ogni modo al loro incontro, ponendolo, in ogni occasione, troppo lontano da lei, troppo distante per poterle garantire tale possibilità, a meno di non volersi mettere a imitare la scena finale di “Mr. Crocodile Dundee”, gridando da un lato all’altro di una vasta folla, situazione che, per un ipotetico incontro casuale, sarebbe stata a dir poco imbarazzante.
In ciò il tempo continuò a scorrere inesorabile. E più il tempo continuava a scorrere, più in lei cresceva inesorabile la frustrazione per quella situazione, in termini tali per cui, quando alla fine il fato ebbe a offrirle il proprio momento, qualunque imbarazzo venne immediatamente dimenticato, obliato nel confronto con la necessità, ormai viscerale, di risolvere quella situazione e di risolverla al più presto…

« Mi scusi… saprebbe dirmi l’ora? »

Se al mondo fosse mai stata redatta una lista delle frasi più imbarazzanti e più abusate con le quali attaccare metaforicamente bottone, certamente quella che le labbra della donna ebbero a scandire in quell’occasione avrebbe avuto a doversi considerare di diritto qual svettante sulla cima di tale lista. Ma nel momento in cui, un bel giorno, ella riuscì a individuare Basel placidamente seduto su una panchina, con le gambe incrociate a leggere un libro, null’altro riuscì a venirle in mente… e, a costo di andare a prenderlo a schiaffi, ella non avrebbe certamente rinunciato a tale occasione, e a una tale occasione potenzialmente irripetibile. Così, per quanto tale domanda avrebbe avuto a doversi giudicare sostanzialmente assurda in un mondo in cui nessuno avrebbe certamente rinunciato a uscire di casa senza un telefono cellulare in tasca, nel confronto con il quale immediata sarebbe stata la risposta a quell’interrogativo e, probabilmente, anche a molti altri; Maddie non ebbe a trovare nulla di meglio da dire, sorridendo imbarazzata come una ragazzina nel confronto con il proprio interlocutore, al di là di quanto, obiettivamente, nessuno fra loro avrebbe avuto a dover essere frainteso essere qual in età adolescenziale o, comunque, giovanile.
E Basel, inizialmente senza neppure levare lo sguardo verso la propria interlocutrice, non mancò di estrarre, per l’appunto, immediatamente il proprio telefono cellulare dalla tasca del proprio giubbotto, a verificare l’informazione richiestagli prima di poterla comunicare…

« Sono le tre meno un quarto… » suggerì, levando solo a quel punto lo sguardo verso di lei, per offrirle un sorriso pacato e solare, nel confronto con il quale il cuore della donna ebbe forse a perdere un battito, nelle emozioni che, allora, quel sorriso non poté ovviare a suscitarle.

venerdì 22 febbraio 2019

2829


Al di là di sporadici eventi straordinari, qual avrebbe avuto a poter essere riconosciuta la presentazione di quell’importante e impegnativa giornata, la vita quotidiana di Maddie non avrebbe avuto a poter essere considerata particolarmente diversa da quella di qualunque altra persona.
Con il proprio tempo canonicamente diviso in settimane, il calendario personale della donna dagli occhi color ghiaccio avrebbe avuto a doversi considerare popolato da attività più che consuete, vedendo il suo tempo ripartito in maniera più o meno paritaria fra la cura della propria casa, della propria famiglia e, ovviamente, di se stessa e del proprio lavoro.

Tutti i giorni, per Maddie, la sveglia suonava, o per meglio dire vibrava al suo polso sinistro, alle 6.40 in punto, e non perché ella avesse personalmente da dover rispettare un qualche particolare impegno lavorativo, quanto e piuttosto per garantirsi occasione di poter dedicare qualche romantica premura al risveglio del proprio amato Desmond, trascorrendo con lui il tempo che sarebbe stato loro concesso prima della sua partenza. E quasi ogni mattina, fra loro, avrebbe avuto così a doversi riconoscere sussistere una sorta di competizione, e una competizione volta a verificare chi sarebbe riuscito a sorprendere la controparte nel ridestarsi con margine sufficiente da iniziare a preparare la colazione, e a prepararla non tanto per se stesso, quanto e ancor più per l’altro. In verità, dovendo stendere un calendario dei risultati a medio termine, Maddie avrebbe avuto a potersi riconoscere in lieve vantaggio rispetto a Des, giacché egli, malgrado tutta la propria buona volontà, soprattutto in quell’ultimo periodo particolarmente ricco d’impegni professionali, talvolta non si poneva psicologicamente in grado di riaprire gli occhi, in termini tali per cui ella avrebbe potuto vantare, pertanto, una posizione di superiorità all’interno della loro ristretta classifica: nel lungo termine, comunque e tuttavia, la donna avrebbe dovuto ammettere quanto in verità avrebbe avuto a dover esser riconosciuto qual proprio il suo amato compagno ad averla viziata maggiormente, dando vita, a propria insaputa, a quella piccola disfida fra loro in conseguenza al desiderio, da parte di Maddie, di una condizione di parità, di equilibrio fra loro, all’interno del loro rapporto. Dopo la doccia, la colazione e la vestizione, quindi, da lunedì a venerdì, ma talvolta anche il sabato e sporadicamente la domenica, Desmond era solito uscire di casa entro le 8, al fine di poter essere comodamente in ufficio entro le 8.30. Ragione per la quale, quindi, da lunedì a venerdì, ma talvolta anche il sabato e sporadicamente la domenica, Maddie avrebbe potuto considerarsi l’unica inquilina di quel grande appartamento per le successive nove, dieci e, talvolta, persino undici o dodici ore, con un certo margine di manovra per lei utile a gestire, con una certa autonomia, la propria esistenza.
Quali impegni fissi, a occupare quel suo tempo in solitaria, avrebbero avuto a dover essere ricordati quelli del lunedì e del giovedì, alle ore 10, in compagnia della sua amica e strizzacervelli Jacqueline Marchetti; quelli del martedì e del venerdì, alle ore 15, in compagnia di Munahid Versini e Lorenzo Tavaglione, rispettivamente il medico specialista per la sua protesi e il suo fisioterapista; e quelli, in verità soltanto ogni due settimane, del mercoledì alle 17, in compagnia del suo agente e del suo editore, per la valutazione del proseguo dell’opera. Incastrati nel mezzo di ciò, poi, non sarebbe mancato tutto il tempo necessario per lo svolgimento delle questioni domestiche, quelle incombenze casalinghe quali principalmente riordino e pulizia, nonché il lavare e lo stirare, ma anche, e ovviamente, la cucina, nell’arte della quale stava continuamente cercando di migliorarsi, in una serie di ulteriori impegni fissi, insomma, ai quali non rinunciare, comunque, ad alternare il tempo altresì dedicato alla scrittura, con la trascrizione riordinata dei propri racconti, e la revisione, a posteriori, degli stessi, allo scopo di correggere eventuali errori, raffinare lo stile e quant’altro. E così, al di là di ogni facile critica al suo ruolo di casalinga e di scrittrice, ruoli per i quali in molti avrebbero potuto asserire in maniera estremamente ignorante quanto ella non avesse poi nulla di reale da fare per occupare la propria giornata, evidente sarebbe stato constatare quanto, delle canoniche ventiquattro ore, in effetti, ben poche avrebbero avuto a potersi per lei considerare effettivamente libere, e libere anche e soltanto per permetterle di andare a trovare i propri nipoti, farsi una passeggiata o, anche e soltanto, leggere un libro o guardare una serie televisiva, attività pertanto per lo più negoziate all’interno del tempo in condivisione a Desmond.

In tutto ciò per quanto consueta avrebbe avuto a poter apparire la sua esistenza quotidiana, in una situazione, dopotutto, ampliamente condivisa con un’infinità di altre persone al mondo, Maddie non avrebbe potuto considerare nulla, nella sua vita, meno che meraviglioso, godendo di ogni singolo istante a lei in essa concesso con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze. E in nulla, quindi, ella avrebbe avuto a doversi considerare invidiosa o, peggio ancora, nostalgica dei ricordi della quotidianità di Midda Bontor, prendendo ogni istante maggiore distanza psicologica da lei, nel riconoscere tanto l’assurdità propria di quelle fantasie, quanto l’incommensurabile valore del proprio attuale presente e, con esso, di quanto folle sarebbe stato ipotizzare di rinunciarvi…
… e rinunciarvi per cosa, poi?! Per una vita trascorsa nell’inconsapevolezza costante del proprio futuro, priva anche e soltanto della speranza di poter giungere viva a sera o al mattino successivo, incapace a dormire profondamente, fosse anche e soltanto per pochi minuti, nella costante necessità di mantenersi vigile e all’erta, pronta ad affrontare qualunque antagonista, qualunque avversario, qualunque minaccia avrebbe mai potuto sopraggiungere. Per una vita trascorsa in costante insoddisfazione, nella continua ricerca di nuove occasioni per dimostrare a se stessa e agli dei tutti il proprio valore, mai fermandosi, mai traendo un profondo respiro e godendosi, semplicemente, l’abbraccio del proprio uomo o la presenza dei propri figli al suo fianco e, anzi, seguendo percorsi atti a porre costantemente in dubbio, oltre alla propria, anche la loro stessa sopravvivenza, il loro stesso futuro, in un circolo vizioso apparentemente privo d’ogni possibilità di evasione, di interruzione.
No. Maddie non avrebbe potuto invidiare la vita quotidiana della Figlia di Marr’Mahew. Avrebbe potuto invidiarne la forza. Avrebbe potuto invidiarne il coraggio. Avrebbe potuto invidiarne la bellezza, desiderando obiettivamente anch’ella la possibilità di un corpo più tonico, più sensualmente curvilineo, qual quello proprio della sua gemella e qual quello che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi considerare una caratteristica fondamentale del personaggio Midda, con la procacità di seni, di fianchi, di glutei per lei rimasta purtroppo inespressa, in conseguenza a quei trenta e più anni di forzata immobilità. Quello ella avrebbe potuto invidiare di Midda, ogni qual volta si fosse ritrovata a confronto con uno specchio e l’immagine offerta al suo sguardo, con quelle forme così asciutte, così esili, così sciupate, non avrebbe potuto ovviare a risultare sbagliata nel confronto con i propri ricordi, e con i ricordi di un ben diverso aspetto, e di un aspetto per il quale provare un qualunque senso di pudore sarebbe stato paragonabile a una blasfemia contro gli dei, in un corpo sì votato alla guerra e pur, da ogni obiettivo punto di vista, chiaramente nato per l’amore. Ma al di là di una questione simile, al di là della vanità che avrebbe potuto sospingerla a rimpiangere le fiabe che la sua stessa mente le aveva narrato per tanto tempo, ella non avrebbe mai potuto invidiare altro di Midda, della sua vita, del suo mondo.
Così, per lo meno, ella aveva creduto sino ad allora, e ancor credeva, in maniera convinta e razionale, e così ella avrebbe continuato sicuramente a credere anche per gli anni a venire, vivendo la sua vita quotidiana giorno dopo giorno, nella serena quiete dell’affetto della propria famiglia, nell’ardente abbraccio dell’amore del proprio Desmond, se soltanto l’unica incommensurabile mancanza di quel mondo di fantasia, di quel costrutto della propria immaginazione, non avesse fatto capolino nella propria attuale realtà, e nell’unica, vera realtà, sopraggiungendo a lei, purtroppo, con qualche stagione di ritardo. Perché se la sua vita vera, reale, concreta aveva previsto qual protagonista, nella sua quotidianità, la meravigliosa, e immeritata, figura di Desmond; semplicemente crudele, da parte del destino, sarebbe stato avere a presentarle con quell’inaccettabile dilazione l’unico uomo che, se solo fosse stato lì presente sin dall’inizio con lei, non le avrebbe mai concesso la benché minima ragione di rimpianto, di remora, di nostalgia per quel mondo irreale… e averlo a presentare, e ripresentare, con ostinata insistenza più volte innanzi al suo sempre più frustrato sguardo.

giovedì 21 febbraio 2019

2828


Ineluttabili, praticamente obbligate, ebbero a essere allora le proteste da parte di Santiago e Lourdes: fosse stato per loro, infatti, la zietta non avrebbe avuto a dover mai smettere di raccontare le mirabolanti avventure di Midda Bontor, sempre desiderosi di ascoltare nuovi racconti, sempre bramosi di sognare nuove gesta di quella straordinaria avventuriera, ascoltare le vicende della quale, fosse essa bambina, fanciulla, giovane o donna matura, sarebbe comunque stata un’esperienza meravigliosa, soprattutto dalle labbra della loro amata zia Maddie, la quale si poneva in grado di narrare tutto ciò quasi lo avesse potuto contemplare dal vivo, o, addirittura, lo avesse vissuto in prima persona.
Sebbene, infatti, Rín, suo marito Matteo, nonno Jules e, ovviamente, Desmond, fossero tutti perfettamente consapevoli del segreto esistente dietro la prolifica fantasia dell’autrice di “Midda’s Chronicles”, tutti gli altri, a partire dai due stessi bambini, ignoravano quanto Maddie aveva avuto l’illusione di aver vissuto nel corso dei propri trenta e più anni di coma, in termini tali per cui, appunto, quelle meravigliose cronache null’altro avrebbero potuto apparire se non qual il frutto di una complessa immaginazione, e un’immaginazione tanto ricca da essere in grado di dar vita a un intero universo, popolato da sempre nuovi e sempre incredibili personaggi e, sopra a tutti loro, ovviamente, la più incredibile fra tutti… la protagonista: Midda Bontor!
Al di là, tuttavia, dell’insistenza dei due pargoli, Midda non si lasciò corrompere dai loro adorabili faccini, anche e soprattutto per non avere a contrapporsi, involontariamente, all’autorità materna della propria sorella, la quale, data l’ora ormai divenuta tarda, richiese ai bambini di prepararsi per andare a dormire, lavandosi mani, volto, denti e indossando i loro pigiami senza troppi, ulteriori capricci: e, così, a Santiago e Lourdes non restò altra possibilità se non quella di salutare la zia, il nonno, e lo “zio”, come stavano iniziando a considerare Desmond, ormai, di buon diritto, entrato anche nelle loro esistenze in tal ruolo. Una resa, la loro, che pur non si dimostrò priva di termini, laddove, al fine di accettare che quella avesse a dover essere la fine della serata, i due non mancarono di pretendere, da parte di Maddie, una promessa volta a proseguire quel racconto, e a spiegare loro in quali circostanze Kolgra e Losi ebbero nuovamente occasione di entrare a far parte delle vite di Midda e Salge.

« Ti adorano… » sospirò Rín, con un sorriso ineluttabilmente carico di dolcezza e gioia a confronto con la serenità propria di quel meraviglioso contesto familiare.
« Adorano le mie storie. » puntualizzò Maddie, per tutta risposta, stiracchiandosi appena nell’iniziare ad avvertire una certa stanchezza al termine di quella lunga, ed emotivamente impegnativa, giornata.
« Le tue storie sono parte di te. » osservò la prima, scuotendo appena il capo « E lo saranno sempre. » commentò amorevolmente verso la sorella.

Un’osservazione, quella propria della padrona di casa, che non avrebbe voluto farsi carico di alcuna negatività, e che, al contrario, avrebbe desiderato evidenziare l’importanza che tutto quello, che quelle “Midda’s Chronicles”, avrebbero avuto a poter vantare nella sua esistenza quotidiana, offrendole occasione di condividere, con il mondo intero, qualcosa di bello, frutto della sua immaginazione, del suo coraggio, del suo cuore.
Al di là, tuttavia, dell’intento positivo delle parole di Rín, la mente di Maddie, in quelle ultime ore estemporaneamente dimentica dell’incontro di quella mattina, non poté ovviare a correre verso l’immagine propria di Basel, e di quell’uomo che, con la propria apparizione, aveva ricondotto alla realtà, e alla realtà vera, un altro, importante, tassello del complesso mondo di fantasia entro i confini del quale ella aveva inconsapevolmente vissuto il proprio lungo, lunghissimo coma. E, in tal senso, il volto sfregiato di Maddie non avrebbe potuto ovviare allora a rabbuiarsi, nel profondo senso di dubbio, di disagio, che quell’amata apparizione non avrebbe potuto ovviare a proiettare nel suo cuore, suscitando in lei emozioni, sentimenti, che non avrebbe dovuto permettersi di provare nei confronti di un perfetto estraneo, e che pur non avrebbe potuto ovviare ad accompagnarla innanzi all’immagine propria di Be’Sihl… del suo amato Be’Sihl.
Una reazione, quella che ebbe a contraddistinguerla, che non poté passare inosservata all’attenzione della sua gemella, la quale, non potendone immaginare le ragioni, allungò una mano verso di lei, per cercare un’occasione di delicato contatto fisico a dimostrare, in ciò, la propria presenza accanto al suo fianco…

« Ehy… tutto bene?! » le domandò con sincera premura, quasi materna verso la propria gemella, e quella gemella che, per troppi anni, aveva visto bloccata su un letto di ospedale, incosciente di sé e del mondo a sé circostante.
« S-sì… » esitò Maddie, aprendosi in un lieve sorriso verso la sorella, nell’appoggiare la propria mancina sulla mano di lei e, in ciò, nel ricambiare quel gesto, quella ricerca di contatto « Probabilmente sono solo un po’ stanca. »
« E’ stata una giornata impegnativa, amor mio. » intervenne, in maniera inattesa, la voce di Desmond, sopraggiungendo insieme al suo proprietario innanzi all’attenzione delle due sorelle con tempismo ineccepibile, utile a concedergli di offrire la parola giusta al momento giusto e, in ciò, di comprovare ancora una volta tutto il proprio amore, e tutta la propria sollecitudine in favore della compagna « Forse sarebbe opportuno prendere congedo. »

Alle spalle di Des, anche Matteo fece la propria apparizione, a dimostrazione di quanto, probabilmente, la patita doveva essere terminata giusto in quel momento, concedendo al primo una fortunata, ancor più che abile, possibilità di intervento in quel discorso, in quella questione. Ma che tutto ciò stesse avvenendo per fortuna o per abilità, poco avrebbe avuto a dover valere, soprattutto nel confronto con l’amorevolezza della premura da questi dimostrata verso la propria dolce metà.
E, forte di tale pensiero, di simile corretta analisi, Rín non poté che riservarsi ragione per sorridere, e per sorridere con trasparente soddisfazione nel confronto con la felicità che, per la sorella, stava allor rappresentando quell’uomo, in un rapporto, fra loro, sicuramente non meno straordinario di quanto ella non avrebbe potuto definire il proprio con suo marito, con quell’uomo incredibile che la sorte le aveva voluto porre al fianco, malgrado tutti i propri limiti di cui ella non avrebbe potuto ovviare a essere assolutamente consapevole e che, pur, al di lui sguardo, non erano mai stati interpretati qual un problema.

« Portala a casa, Des… » benedisse pertanto quel proposito, interrompendo il contatto con la sorella solo per portare entrambe le mani alle ruote della propria sedia e, in ciò, farsi strada, con pochi tocchi delicati, verso il proprio sposo, egoisticamente desiderosa di stringersi a lui « … allora? Chi ha vinto…?! » domandò quindi verso Matteo, levando la propria destra alla ricerca della sua, che le venne prontamente offerta in un contatto carico di quello stesso sentimento sincero che aveva contraddistinto il loro rapporto sin dal giorno del loro primo incontro.
« Non è importante. E’ comunque stata una bella partita. » minimizzò questi, offrendo riprova di quanto, proprio malgrado, la sua squadra dovesse aver perso ancora una volta, e prevedibilmente, il derby, chinandosi poi a cercare le labbra della moglie per un fugace bacio.

E Rín, ricambiando quel bacio, non poté ovviare di sorridere con dolce compassione per la sfortuna sportiva del marito, e quella sfortuna che da troppi anni non gli concedeva una vittoria in quell’importante sfida domestica. Una sfida che, tuttavia, in Desmond doveva aver trovato un avversario quantomeno elegante, giacché, al di là di tutto, non una parola quest’ultimo si era voluto riservare nel merito dell’ennesimo trionfo della propria squadra del cuore.

“Sì…” pensò in cuor suo la donna “Maddie e io siamo state proprio fortunate.”

mercoledì 20 febbraio 2019

2827


«  ̶  Lasciala in pace!  ̶  gridò la furia rossa, balzando addosso al proprio creduto mecenate, e ormai chiaramente riconosciuto qual antagonista, con uno scatto quasi felino, nell’arrampicarsi rapidamente lungo la schiena di lui e nel raggiungerne il capo, per potersi appendere al suo collo e lì iniziare a esercitare tutta la propria pur irrisoria forza, nel tentare di costringerlo, se non alla resa, quantomeno a lasciare la propria nuova amica, nonché colei così eletta al ruolo di propria protetta. »

« Purtroppo per la piccola Midda, dall’alto del suo metro e venti per trenta chili di peso, ben poco avrebbe potuto riservarsi occasione di imporre a discapito dell’avversario, risultando, in quel confronto, probabilmente in posizione di ancor minoritaria rispetto a quella precedentemente occupata nel confronto con i due mastini. E così, sostanzialmente ignorata dalla controparte, ella si ritrovò a essere nuovamente catapultata via, per effetto di un brusco movimento rotatorio a confronto con il quale, ancora una volta, ebbe a volare e volare per diversi metri prima di ritrovare sempre dolorosamente contatto con il suolo. »
« Ma neppure questo nuovo volo ebbe a frenare la bambina, la quale, acciaccata ma tutt’altro che sconfitta, ebbe a rialzarsi immediatamente da terra soltanto per ritornare ad aggrapparsi alla gola dell’uomo, questa volta reagendo in maniera a dir poco animalesca e, nello scoprirsi chiaramente impossibilitata ad avere successo solo in grazia alle proprie forze, decidendo di provare addirittura a morsicare il proprio antagonista, affondando violentemente i propri denti alla base del suo collo, sul fronte posteriore, per così come, sicuramente, avrebbe potuto essere comprensibile da parte di una qualunque fiera ma, certamente, mai avrebbe potuto essere ipotizzabile da parte di un soldo di cacio suo pari. Un gesto assolutamente imprevedibile, il suo, che non ebbe tuttavia a essere vano, giacché, in questa occasione, il suo nemico non poté ignorarla, gemendo violentemente in proprio dolore insieme a un’imprecazione e, allora, subito liberando la giovane lady dalla presa al collo soltanto allo scopo di poter, in ciò, allungare quella brutale mano verso la bambina, allo scopo di sistemarla una volta per tutte, laddove, in maniera sufficientemente palese, ella stava dimostrando di non volersi arrendere all’evidenza del fato. »
« Prima, tuttavia, che quella mano potesse giungere a Midda, una seconda bestiolina ebbe a reagire in contrasto a quell’individuo, intervenendo, come non avrebbe potuto ovviare a fare, a tutela, a difesa della propria amica, per quanto tutto ciò avrebbe significato, necessariamente, esporsi a sua volta a qualche doloroso rischio: Salge, ripresosi, ebbe infatti a gettarsi a sua volta in contrasto all’uomo e, soprattutto, in contrasto all’avanzata di quella mano, balzando a sua volta ad aggrapparsi al corpo di lui, a quel nerboruto avambraccio, per lì, a imitazione del positivo esempio della compagna di ventura, affondare violentemente i propri denti, cercando a sua volta il sapore del sangue di quell’antagonista. »
« E se nuove imprecazioni non mancarono di riempire l’aria, sovrastando le soffocate grida d’aiuto di lady Losi, ancora in difficoltà a respirare in conseguenza alla morsa precedentemente imposta alla sua gola, tutto ciò non poté fare altro che rinfrancare la coppia di mozzi della Fei'Mish, confermando quanto, allora, quel loro attacco avrebbe potuto vantare un qualche successo, per quanto forse effimero, per quanto probabilmente non cruciale. Un’insistenza, la loro, una reazione tanto audace quanto ostinata, che, in quel frangente, se pur non ebbe a definire la sconfitta di quell’uomo, pur non mancò di offrire il proprio contributo, rallentandolo e distraendolo, nel proprio operato, nel proprio attacco, per il tempo sufficiente a concedere a un quinto attore di intervenire, e di intervenire a porre la parola fine su quel combattimento, su quella battaglia, tratteggiandola in grazia all’intervento di una pesante mazza di legno che, con violenza, ebbe a impattare sul volto dell’uomo, privandolo istantaneamente d’ogni possibilità di consapevolezza nel merito di sé o del mondo a lui circostante. »
« Fu così che non soltanto il falso Kolgra, ma anche Midda, Salge e, persino, lady Losi, ebbero a piombare pertanto rovinosamente a terra, questi ultimi trascinati, in tal senso, dal peso morto del primo, nel mentre in cui la sagoma del nuovo arrivato ebbe a restare l’unica in piedi, a dominare la scena e, in tal senso, a dimostrarsi pronto a menare un secondo colpo, laddove il primo non si fosse dimostrato sufficiente a terminare ogni tafferuglio. E pur confusa per l’accaduto, e per il nuovo doloroso impatto con il suolo, la piccola Midda, sollevando lo sguardo e ritrovandosi, in tal senso, a confronto con un uomo armato di una mazza di legno, non ebbe comunque a riservarsi neppure una fugace possibilità di esitazione prima di reagire, e di reagire nel giudicare, necessariamente, quell’ignoto individuo qual un nuovo, potenziale, antagonista, in quella che, probabilmente, avrebbe avuto a doversi considerare una mancanza di buon senso da parte sua, nell’ignorare il vecchio adagio nel merito del ruolo del nemico del proprio nemico, e, ciò non di meno, in quella che, necessariamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una prima avvisaglia di positiva paranoia da parte sua, una mancanza di fiducia nel prossimo allor obbligata e immediata conseguenza del tradimento appena subito. »
« A frenare, tuttavia, la propria piccola amica, fu la voce di lady Losi, la quale, non senza una certa sorpresa, e tanta concreta gioia, ebbe allora a rivolgersi verso il nuovo giunto riconoscendolo nella propria effettiva, e spiazzante, identità… »

«  ̶  Kolgra!  ̶  »

« Per quanto, infatti, la bambina dai capelli color del fuoco e dagli occhi color del ghiaccio si fosse lasciata ingannare da un bugiardo animato da pessime intenzioni, la vicenda di lady Losi e del suo amato Kolgra non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual priva del proprio fondamento, in termini tali per cui, appunto, la stessa giovane aristocratica si era spiacevolmente ritrovata vittima di quella trappola, di quell’agguato a proprio discapito. Quanto, tuttavia, né Midda, né tantomeno Losi, avrebbero potuto immaginare, sarebbe stata la verità dei fatti e di quei fatti che avrebbero allor posto il vero Kolgra qual in vigile e clandestina sorveglianza della dimora dell’amata, nell’attesa di un qualche momento idoneo a intervenire, e a intervenire a difesa del proprio amore. »
« In ciò, il vero Kolgra aveva potuto quindi assistere alle azioni di Midda e Salge, e al successo da quei due bambini nel condurre fuori dalla protezione di quelle alte mura la sua amata. Dopo averli seguiti e, tuttavia, prima di essere in grado di prendere voce verso di lei, egli si era così ritrovato distante testimone di quell’aggressione e, nel tempo sufficiente per intervenire, e per intervenire in difesa della propria amata, aveva veduto quei due marmocchi comunque intenti a proteggerla, a costo della propria stessa incolumità. »
« Alla fine non tutto il male era venuto per nuocere e, alla fine, paradossalmente, Midda e Salge ebbero realmente ad aiutare quella giovane coppia di innamorati a ritrovarsi… malgrado qualche errore di ingenuità lungo tal complicato cammino. Un merito, il loro, che non volle essere minimizzato malgrado tutti gli errori compiuti a margine di quell’impresa, per così come lo stesso Kolgra non mancò di esprimere… »

«  ̶  Non possiedo ricchezze di sorta, e in questo non ho modo per ripagarvi per il vostro coraggioso impegno a difesa dell’amore della mia vita…  ̶  argomentò egli quando, a conclusione di quella vicenda, lui e la sua dolce Losi ebbero a prendere commiato dalla coppia di pargoli, pronti, allora, effettivamente a imbarcarsi e a fuggire per sempre da quella città e da tutti i limiti che, in essa, il loro amore si sarebbe visti imposti  ̶  … ciò non di meno, il debito di gratitudine che oggi ho contratto verso voi due non sarà scordato. E, ve lo giuro, un giorno troverò il modo per restituirvi il favore.  ̶  »

« E, in effetti, di lì a qualche anno quell’impegno, quella promessa, quel giuramento trovò occasione di essere adempiuto, vedendo Kolgra e Losi rientrare nelle vite dei due pargoli, ormai adolescenti, in un momento a dir poco fondamentale per gli stessi… » sorrise Maddie verso i due nipotini, ancora intenti a seguire le sue parole con assoluta attenzione e religioso silenzio « … ma questa è un’altra storia! »

martedì 19 febbraio 2019

2826


« Che cosa era accaduto? Quali parti della storia si ponevano ancora ignote all’attenzione di Salge? »
« La piccola Midda, sbarcando in porto quella mattina, si era voluta avventurare da sola attraverso le vie della città al solo scopo di porsi alla prova e, soprattutto, di poter avere occasione, emula degli eroi e delle eroine delle ballate ascoltate sin dalla più tenera età, di adempiere a qualche straordinaria impresa, a qualcosa che potesse far entrare il suo nome della leggenda. O che, comunque, potesse essere un buon inizio, in tal senso. »
« Per questa ragione, avventuriera in cerca d’avventura, quel soldo di cacio aveva iniziato a perlustrare ogni locanda, ogni taverna, nella quale sperare, in maniera non particolarmente consapevole, di avere occasione di incrociare, con il proprio sguardo, una qualche lavagna con affisse le definizioni di potenziali missioni per così come, ovviamente, mai ella avrebbe potuto comunque trovare, nulla del genere esistendo al di là della propria infantile fantasia. Quanto, comunque, quella tenace furia rossa aveva avuto occasione di incontrare era stato un uomo, e un uomo che, presentatosi come Kolgra, le aveva narrato della propria triste storia d’amore, e di un amore irrealizzabile, giacché egli, semplice marinaio, non avrebbe mai avuto occasione di essere accettato dalla famiglia della sua amata, erede di un’antica dinastia dell’aristocrazia tranitha e, come tale, obbligata a seguire le vie della tradizione, e di accordi politici, allorché quelle del proprio cuore. Inutile ribadire quanto, a confronto con tali premesse, Midda non aveva offerto alcuna esitazione ad accettare l’incarico, vedendosi disegnata quella che, per lei, era poi stata accolta come la mappa di un tesoro, e di un tesoro incarnato, nella fattispecie, nella stessa splendida lady Losi. »
« Ora, bambini, fate attenzione. Perché la storia potrebbe concludersi in questo modo, con un banale lieto fine e il più classico “e tutti vissero felici e contenti”. Ma, ormai lo sapete, nel mondo di Midda Bontor raramente un’avventura giunge facilmente al proprio epilogo… e, sino a quel momento, tutto era andato sin troppo bene, al punto tale che, se soltanto la nostra eroina avesse avuto qualche anno in più, e si fosse dimostrata accompagnata da quella che, più avanti, i suoi detrattori avrebbero iniziato a definire “paranoia”, ma che, dal suo punto di vista, avrebbe avuto a doversi riconoscere semplicemente qual “spirito di sopravvivenza”, probabilmente ella non avrebbe accettato che, effettivamente, tutto potesse risolversi tanto facilmente. Ma all’epoca, Midda era ancora una bambina… e una bambina con più cuore che mente a guidare i suoi passi, in termini tali per cui ancora molti errori avrebbe avuto a dover commettere prima di poter divenire, effettivamente, la leggenda vivente che, un giorno, sarebbe stata. »
« Così, dopo che il recupero della leggiadra lady Losi era avvenuto con straordinaria e incredibile semplicità, vedendo quella giovane e innamorata aristocratica seguirli, e seguirli nel solo intento di raggiungere il proprio amato, anche laddove questo avrebbe significato abbandonare la casa in cui ella era nata e cresciuta, abbandonare la sua famiglia e, soprattutto, abbandonare il suo nobile retaggio; a Midda e all’ancor inconsapevole Salge non era rimasto altro da fare che accompagnare la medesima lady al luogo fissato per l’incontro con Kolgra e, lì, al loro supposto lieto fine. »
« Un lieto fine che, tuttavia, ebbe a dimostrarsi ben lontano dal potersi realizzare, soprattutto nel momento in cui, dalle labbra della giovane Losi, emerse un inquietante interrogativo nel momento in cui Midda, con soddisfazione, ebbe a indicare con la manina il suo committente, in loro attesa al termine di uno stretto vicolo, nell’ombra della sera… »

«  ̶  Dove mi hai portata, piccola? E dove è il mio dolce Kolgra…?!  ̶  »

« Fu questione di un attimo prima che la mente ancor infantile di Midda avesse occasione di elaborare il reale significato di quell’interrogativo. Giacché, laddove lady Losi non stava riuscendo a riconoscere, di fronte a loro, a pochi passi da loro, il volto del suo amato, o di colui che qual tale si era presentato, ben poche spiegazioni avrebbero avuto a potersi articolare a esplicitare il senso di tutto ciò. Ed escludendo un’estemporanea perdita di memoria da parte della giovane aristocratica, soltanto una pessima reinterpretazione degli eventi avrebbe potuto esserle riservata, in termini utili, allora, a costringerla a digrignare i denti per la rabbia. »

«  ̶  Scappa!  ̶  sussurrò alla volta di lady Losi. »
«  ̶  … come?!  ̶  esitò la giovane donna. »
«  ̶  Scappa!  ̶  ripeté con tono più deciso, e allora anche udibile dalla loro controparte. »

« L’uomo che Midda aveva creduto essere Kolgra, commettendo chiaramente un errore e un errore sol conseguenza della propria ingenuità, non ebbe a esitare a confronto con quell’invito, e con l’evidenza di quanto, il suo improvvisato piano, che pur aveva così condotto a insperati risultati, avrebbe potuto rischiare di rovinare tutto proprio all’ultimo. In ciò, nel momento in cui egli ebbe a comprendere l’evidente ripensamento della propria piccola mercenaria, avanzò rapidamente in avanti, a coprire velocemente la distanza ancor esistente fra loro e, con fare rapace, ad agguantare la propria preda, la giovane Losi, chiudendo una grossa e nerboruta mano attorno al di lei sottile braccio destro, a non concederle alcuna possibilità di fuga. »

«  ̶  Quasi non ci credo!  ̶  esclamò egli, nel mentre in cui, con un possente calcio, ebbe a liberarsi, allora, tanto della bambina, quanto del suo compagno, purtroppo in tutto ciò sempre più confuso testimone degli eventi allorché partecipe  ̶  Ci sei riuscita davvero, piccola peste…  ̶  »
«  ̶  Chi sei…?!  ̶  tentò di gridare Losi, ritrovandosi, tuttavia, quasi istantaneamente soffocata dalla sua destra, la quale, nel mentre in cui la mancina la stava ancor dolorosamente trattenendo per il braccio, si mosse ad afferrarla poco cortesemente per il collo, lì imponendole una morsa simile all’acciaio e tale da prometterle un destino poco gradevole nel momento in cui avesse ipotizzato una qualunque reazione in sua opposizione. »
«  ̶  Non è importante chi io sia… ma chi tu sei. E, soprattutto, quanto il tuo caro paparino potrà essere disposto a sborsare per riaverti!  ̶  sorrise malevolo il falso Kolgra, con sguardo carico di avidità al solo pensiero del terribile ricatto l’occasione del quale, con l’inconsapevole complicità di quella bambina, gli era stata concessa sul proverbiale piatto d’argento. »

« Midda era stata ingenua. Terribilmente ingenua. »
« Proprio malgrado vittima di tutte le meravigliose ballate ascoltate sin dalla più tenera età, ella si era convinta di conoscere il mondo, le sue logiche, le sue dinamiche, e, soprattutto, i suoi pericoli. E, così, per quanto animata dalle migliori intenzioni, in quel momento si era ritrovata a essere complice di qualcosa di orribile, e qualcosa di orribile che, oltre a richiedere giusta rivalsa a suo discapito, stava ancor peggio lì gravando a discapito di vittime realmente innocenti, qual primo fra tutti il suo amico Salge, disteso a terra non lontano da lei per effetto del violento calcio subito, e, poi, anche e soprattutto la povera lady, quella fanciulla dimostratasi, forse, non meno ingenua rispetto a lei, nell’accettare di seguirla e di seguirla ciecamente in sol ubbidienza a un sogno d’amore. »
« Midda era stata ingenua. Terribilmente ingenua. E il prezzo della sua ingenuità, in quel momento, stava per essere dolorosamente pagato da altri, in termini tali per cui ella non avrebbe mai potuto perdonarsi. »
« E per questo, pur piegata letteralmente in due dal dolore del colpo ricevuto, e di un colpo che l’aveva raggiunta dritta al petto, scaraventandola all’indietro per oltre due metri e lasciandola bruscamente ripiombare a terra, nella polvere di quel vicolo, la piccola Midda, la futura Figlia di Marr’Mahew, non si concesse possibilità di arrendersi a quell’avverso fato… così come mai, anche negli anni a venire, si sarebbe riservata alcuna, passiva, occasione. »

lunedì 18 febbraio 2019

2825


« Necessariamente disorientata, la giovane e splendida donna apparsa innanzi a quella scena ebbe a restare per qualche istante in confuso silenzio anche nel confronto con le parole della bambina, nel mentre in cui le due bestie, i due feroci mastini, non le rivolsero alcun interesse, ancor intenti a prestare soltanto attenzione ai due intrusi e, verso di loro, a tentare di destinare tutto il proprio antagonismo. »
« Solo dopo qualche ulteriore momento di incredula contemplazione di quella situazione a metà fra il paradossale e il grottesco, con quella bambina dai rossi capelli mantenuta a testa in giù, a penzoloni, al di sopra di quelle fameliche fauci, la donna decise allora di prendere voce, e di prendere voce in non esplicito antagonismo ai due bambini… non per il momento, quantomeno. »

«  ̶  Lam... Cori… venite qui.  ̶  ordinò in direzione della coppia di cani, i quali, ubbidienti, ebbero immediatamente a cessare ogni ostilità nei confronti di coloro prima individuati come intrusi, per potersi allor ritirare e prendere posizione ai piedi della loro padrona, o, comunque, di colei riconosciuta in un ruolo assimilabile a essa  ̶  Sì. Sono io.  ̶  confermò poi, all’indirizzo della bambina  ̶  E voi, per la grazia di Tarth, chi sareste?!  ̶  non mancò di domandare, non a torto. »

« Ma Midda, allorché rispondere a quell’interrogativo, approfittò dell’occasione per imporsi un deciso colpo di reni e, in conseguenza a ciò, per tentare di ritrovare una posizione eretta, arrampicandosi lungo il corpo del proprio amico prima di aiutarlo, a sua volta, a riconquistare il ramo… »
« … o, quantomeno, tale avrebbe avuto a dover essere allor riconosciuto il suo intento, giacché, agendo in maniera tanto improvvisa quanto inattesa, soprattutto da parte di Salge, non ebbe a ritrovare in lui quella fermezza, quella salda presa che, per portare a termine tale piano, sarebbe stata quantomeno indispensabile, ritrovandosi, quindi e altresì, priva del proprio ancoraggio e, in tal senso, purtroppo, obbligatoriamente schiava della forza di gravità, in conseguenza alla quale non mancò quindi di essere precipitata violentemente al suolo, con un capitombolo allor rumoroso quanto doloroso! »

«  ̶  Ahia!  ̶  esclamò la piccola, a ineluttabile lamentela per quanto appena occorso, tenendosi la testolina fra le mani  ̶  Mi verrà un bernoccolo enorme… accidenti a te, Salge!  ̶  protestò a discapito del proprio amico, reo di aver mollato la presa e di averla, in tal maniera, lasciata precipitare tanto violentemente. »
«  ̶  Ah… e ora sarebbe colpa mia?!  ̶  protestò il pargolo, riservandosi occasione di uno slancio ben calibrato al fine di compiere un’elegante capriola e, in grazia a essa, di giungere a terra accanto a lei  ̶  Ti avevo detto di smetterla di sbracciarti… ma tu mi hai bellamente ignorato!  ̶  »

« Costretta a celare un sorriso divertito dietro la sottile punta delle dita della mano destra, la loro presunta interlocutrice, identificata come lady Losi, attese in silenzio l’evolversi naturale di quella discussione, lasciando quei due liberi di confrontarsi nel mentre in cui, accanto a lei, davanti a lei, i due mastini sembravano aver perso ogni possibile interesse a discapito della coppia di pargoli, quasi, in effetti, neppure avessero a dover essere considerati presenti. »
« E se Midda dovette ancora riservarsi qualche istante a verificare di essere ancora tutta d’un pezzo, bernoccolo a parte, a termine di ciò, con aria leggermente imbronciata per il volo subito, del quale non avrebbe smesso facilmente di attribuire la responsabilità all’amico, riprese a parlare, offrendo una doverosa risposta alla propria controparte… »

«  ̶  Non è tanto importante chi noi siamo, ma chi ci ha inviati qui…  ̶  puntualizzò, suscitando non soltanto la curiosità della giovane, ma anche quella del proprio stesso complice, il quale, sino a quel momento, avrebbe avuto a doversi considerare all’oscuro di tutto e, in ciò, anche dell’esistenza di un loro inimmaginato mecenate, sino a quel momento taciuta da parte dell’amica  ̶  Kolgra non intende rinunciare tanto facilmente alla tua mano… e, in questo, desidera che tu possa scappare insieme a lui: è già tutto pronto… devi solo decidere in quale direzione immaginare il tuo futuro!  ̶  »
«  ̶  … Kolgra…  ̶  sussurrò fra sé e sé la giovane, sgranando gli occhi e dimostrando, in ciò, di ben conoscere quel nome, per quanto, chiaramente, sorpresa di avere ancora possibilità di ascoltarlo pronunciato. »
«  ̶  …. Kolgra?!...  ̶  ripeté quasi in contemporanea Salge, aggrottando la fronte con aria necessariamente interrogativa, e, in verità, anche un po’ indispettita, nel ritrovarsi costretto a domandarsi quante cose la sua amica potesse aver trascurato di spiegargli prima di trascinarlo in quella dannata avventura. »
«  ̶  … poi ti spiego…  ̶  sospirò con evidente sforzo di pazienza la bambina in direzione dell’amico, non potendosi invero riservare alcuna ragione a tal riguardo e, ciò non di meno, considerando il credito accumulato in seguito a quella rovinosa caduta più che sufficiente a colmare il debito eventualmente proprio per quel probabilmente irrispettoso silenzio. »
«  ̶  Credevo mi avesse lasciata. Mio padre mi ha detto che…  ̶  esitò lady Losi, scuotendo il capo ancora incredula a confrontarsi con quel nome. »
«  ̶  Tuo padre ti ha mentito.  ̶  definì con convinzione la furia dai rossi capelli  ̶  Ha mandato le vostre guardie a dare una sonora ripassata a Kolgra e a intimargli di non farsi più vedere da queste parti, a meno di non voler passare il resto della propria vita in una segreta.  ̶  »
«  ̶  Non lo ha mai considerato alla mia altezza…  ̶  confermò ella, chinando il capo con aria contrita  ̶  E io sono stata tanto sciocca da credergli: ho avuto più fiducia in mio padre che in Kolgra.  ̶  »
«  ̶  … e a proposito di fiducia, si può sapere che diamine sta succedendo…?!  ̶  sussurrò Salge, cercando sottovoce una qualche didascalia a margine di quella scena, e di quella scena la dinamica della quale, invero, stava iniziando ad apparire sufficientemente chiara, ma il loro ruolo nella quale, altresì, avrebbe avuto a doversi riconoscere ancora sufficientemente ambiguo  ̶  Chi è questo Kolgra…? E come fai a conoscerlo?!  ̶  »
« La piccola Midda, tuttavia, ignorò ancora il proprio amico, non ritenendo quello il momento più opportuno per un qualunque genere di confronto a tal riguardo, e si rivolse, nuovamente, all’indirizzo della loro controparte, nella necessità di ottenere da lei una presa di posizione:  ̶  Allora, lady?!  ̶  insistette, sorridendole con fare quanto più possibile accomodante  ̶  Vieni via con noi, oppure devo tornare dal tuo bel Kolgra a riferirgli che non sei interessata a lui…?!  ̶  »

« Apparentemente interminabile ebbe a essere l’esitazione della giovane donna, la quale, ovviamente, non avrebbe potuto reagire in maniera eccessivamente decisa nel confronto con due bambini sconosciuti e, accanto a essi, con l’idea di un controverso amore. E anche laddove all’attenzione della piccola Midda, ovviamente, tutto quello avrebbe avuto a doversi riconoscere qual qualcosa di estremamente retorico, nel non ravvisare occasione di dubbio da parte della nobildonna, necessariamente ben diverso avrebbe avuto a doversi considerare il tutto sull’opposto fronte, dall’altro punto di vista, palesando, innanzi allo sguardo di lady Losi, una situazione quantomeno non banale. »
« Ma, parafrasando quanto disse una volta un grande matematico, il cuore della giovane e conturbante lady ebbe allora a suggerire alla ragione delle ragioni da essa prima sconosciute… e, in ciò, a spingerla a compiere un gesto ineccepibilmente avventato, qual solo avrebbe potuto essere accettare l’invito di quei due pargoli mai visti prima e, in ciò, potenzialmente animati da qualunque possibile avverso intento a sui discapito. »

«  ̶  Andiamo!  ̶   »

domenica 17 febbraio 2019

2824


« Più per incoscienza che per effettivo coraggio, anche laddove incontestabile avrebbe avuto a doversi riconoscere la temerarietà propria di una bambina posta a confronto con due bestie simili, la piccola Midda non reagì con paura innanzi ai due mastini, non si pietrificò nel terrore posta davanti alle loro fauci mortali. Al contrario, ella riuscì a mantenere pieno controllo sui propri pensieri, e sulle proprie azioni, al punto tale da prepararsi, mentalmente e fisicamente, alla loro carica: carica che la vide, pertanto, scattare a sua volta verso gli stessi, in quello che avrebbe avuto a potersi fraintendere qual un tentativo di suicidio se soltanto ella, allora, non avesse compiuto un mirabile balzo e, in tal balzo, e nella conseguente capriola, non si fosse portata, con meravigliosa dimostrazione di coordinazione e controllo, al di sopra delle loro teste, delle loro spalle, solo per poter, lì, appoggiare le proprie manine e, con forza, spingersi oltre, alle loro spalle, per ricadere dietro di essi e, in ciò, ovviare alla prima carica con eleganza degna della migliore tauromachia. Ma anche laddove il primo attacco era stato in tal maniera mirabilmente vanificato, fugace fu il senso di vittoria concessole, nel vederla, nuovamente, posta sotto la carica di quelle bestie, e di quelle bestie decise, in quel momento più che mai, a dilaniarne le membra con le proprie zanne, nel momento in cui fossero riusciti a raggiungerla. »

«  ̶  Midda!  ̶  la richiamò Salge, non tanto nello stolido intento di imporle distrazione, e distrazione che avrebbe avuto allor a essere semplicemente fatale, quanto e piuttosto nella volontà di confermarle la propria presenza, e la propria presenza, allora, già in posizione utile per aiutarla. »

« Un aiuto, quello così offertole, al quale ella non si sottrasse e che, pertanto, la vide, come già pocanzi, ripetere la medesima sequenza precedente anche alla nuova carica dei due mastini, salvo, in tal occasione, sfruttare la spinta riservatasi al di sopra delle loro spalle non allo scopo di proiettarsi dietro di essi, quanto, e piuttosto, al di sopra di essi, in un balzo decisamente più rischioso, in una maggiore possibilità di fallimento, e che pur, nel momento in cui avesse avuto successo, le avrebbe permesso di considerare rapidamente conclusa quella disfida, evadendo da essa e da ogni possibilità di feroce aggressione da parte dei due mastini. »
« Perché, lì sopra le loro teste, con le gambe impegnate ad abbracciare il ramo più in basso dell’albero dal quale ella stessa era pocanzi troppo imprudentemente scesa, avrebbe avuto a doversi riconoscere proprio il piccolo Salge, le braccia e le mani del quale, quindi, si stavano proiettando più in basso possibile, tendendosi complici verso la propria compagna, verso la propria amica, nel rappresentare per lei, quindi, un’importante, un’irrinunciabile, occasione di salvezza: un’occasione, quella da lui presentatale, che Midda non volle rifiutare né certamente sprecare, proiettandosi, nel proprio balzo, nel proprio breve volo, proprio in direzione dell’amico, e a lui, alla sua presa, affidandosi con assoluta fiducia, nella quieta consapevolezza di quanto, in quella situazione, il proprio destino, la propria sorte, sarebbe dipesa esclusivamente da lui… e non in senso figurato. »
« Per un lungo, lunghissimo istante scolpito nell’eternità, la piccola furia dai rossi capelli color del fuoco e dagli azzurri occhi color del ghiaccio, si ritrovò così sospesa letteralmente nel vuoto, in quell’incertezza, nel merito del proprio domani, propria di una monetina lanciata in aria a discriminare “testa o croce”: ma a differenza di una monetina lanciata in aria, la sorte della quale non avrebbe avuto a doversi riconoscere in nulla influenzata se non dall’aleatorietà propria di un tal gesto, quanto allor occorse, il destino di Midda, non avrebbe avuto a doversi considerare così indiscriminatamente affidata al capriccio della sorte, quanto, e piuttosto, a quella che, fra i due bambini, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un’intesa, un’armonia, una coordinazione, maturata in più di un anno di vita vissuta quotidianamente uno accanto all’altra a bordo della Fei'Mish. Una complicità, la loro, che vide, in termini pur mai precedentemente ipotizzati, le manine di Salge chiudersi alla perfezione attorno alla caviglia destra di Midda, afferrandola al volo con un’apprezzabile dimostrazione di abilità semplicemente degna di un artista circense. »
« E, nel ritrovarsi letteralmente appesa, a testa in giù al di sopra di due bestie feroci e lì chiaramente bramose della sua carte e del suo sangue, in una situazione tale per cui chiunque avrebbe potuto attendersi nulla di diverso di un’esplosione di pianto, e di pianto quantomeno liberatorio, se non isterico, da parte di una bambina ancor neppur fanciulla; quanto la piccola Midda Namile Bontor, colei che un giorno sarebbe stata conosciuta come la Figlia di Marr’Mahew, ebbe a concedersi, altro non fu che un’esplosione di risa, e di cristalline risate cariche di un palpabile e inconfondibile sentimento di gioia  »

«  ̶  Lo sapevo… è impazzita.  ̶  sospirò il bambino, in una situazione nella quale, francamente, non avrebbe trovato nulla di cui ridere, non a confronto, quantomeno, con la precarietà della propria posizione, e di una posizione che non si sarebbe potuto permettere di mantenere a lungo, dolorosamente teso fra il ramo e la propria compagna. »
«  ̶  E’ bellissimo!  ̶  si giustificò, per tutta replica, la piccola, aprendo le braccia con entusiasmo ad abbracciare il mondo attorno a sé e quel mondo, allora, osservato a testa in giù, e con due animali rabbiosi intenti a cercare di raggiungerla, e a cercare di raggiungerla attraverso straordinari balzi che, presto o tardi, sarebbero stati in grado di offrire loro appagamento, se soltanto ella non si fosse sbrigata a cambiare aria, arrampicandosi nuovamente al sicuro su quel ramo. »
«  ̶  Smettila di sbracciarti! E cerca di risalire sul ramo… non so per quanto riuscirò a trattenerti in questa posizione!  ̶  la incalzò egli, semplicemente incredulo per quanto allor stava accadendo, e per l’insensata follia della quale la sua compagna si stava dimostrando vittima. »

« Tale era Midda sin da bambina: incapace a considerare spaventoso quanto avrebbe terrorizzato chiunque altro, incapace a frenarsi innanzi al pericolo a confronto con il quale si sarebbe pietrificato chiunque altro, e, soprattutto, entusiasta della vita, e di quella vita della quale non avrebbe potuto ovviare a godere pienamente se non sotto l’effetto dell’adrenalina, e di quell’adrenalina del sapore della quale non avrebbe mai desiderato essere meno che ebbra, esattamente come in quel momento. »
« A distrarre sia la bambina dal proprio piacere, sia il suo compagno dalla propria preoccupazione, intervenne, tuttavia, una nuova protagonista, la voce della quale ebbe a sorprendere tanto i due pargoli, quanto i due mastini, attirando l’attenzione di tutti loro verso di sé con una domanda indubbiamente semplice e del tutto legittima… »

«  ̶  Che cosa sta succedendo qui?  ̶  questionò la nuova arrivata, osservando la scena con aria a dir poco perplessa, così come chiunque non avrebbe potuto ovviare a proporsi innanzi a un tale quadro d’insieme. »

« Innanzi agli sguardi dei pargoli, e dei mastini, ebbe così a introdursi una giovane donna, contraddistinta da una bellezza eterea qual quella di una dea, esile nelle proprie forme in termini paragonabili a quelli propri di una silfide, e leggiadra nei propri movimenti non diversamente da una nereide. Lunghi e neri i suoi lisci capelli neri, simili a un manto, scendevano quasi a sfiorare il suolo sotto i suoi piedi e candida la sua pelle contribuiva a rendere quell’immagine ancora più delicata, quasi essa fosse stata modellata nella porcellana più fine. Grandi i suoi occhi castano-rossicci contemplavano, allora, la scena, non senza un certo misto di stupore e sorpresa, nel mentre in cui le sue sottili labbra rosee, delicatamente tratteggiate sul suo volto, si ponevano lì lievemente dischiuse, a meglio sottolineare la sua confusione nel confronto con tutto ciò. »

« Innanzi a tale spettacolo, che ebbe a turbare non poco l’ancor bambino Salge, la piccola Midda, tuttavia, reagì altresì con divertita quiete, piegando appena la testa di lato per cercare di concedersi una migliore occasione di confronto visivo con lei, prima di riprendere voce dicendo:  ̶  Lady Losi, suppongo.  ̶  »

sabato 16 febbraio 2019

2823


« Se pur Salge avrebbe potuto avere diritto a qualche spiegazione in più, a qualche utile aggiornamento nel merito di quanto stesse accadendo e nel merito di ciò in cui, nel seguirla, avrebbe a sua volta rischiato di cacciarsi, impossibile sarebbe stato per lui riuscire a richiedere dettagli in quel mentre, non, quantomeno, a meno di non mettersi letteralmente a gridare per riuscire a raggiungere l’attenzione della propria amica, ritrovandosi, ella, già proiettata a una dozzina di piedi da terra, in rapida ascesa verso la sommità di quel muro, di quella parete divisoria. Così, proprio malgrado costretto a restare nell’ignoranza, il pargolo non poté fare altro che trarre un nuovo, profondo sospiro prima di balzare a sua volta lungo quella parete, nella consapevole e non infondata convinzione di quanto quella non sarebbe certamente stata l’ultima volta in cui si sarebbe posto nei guai per l’unica, e non banale colpa, di voler inseguire quella piccola piantagrane dallo sguardo curioso e dal visetto simpatico. »
« Prima che, tuttavia, egli potesse coprire anche soltanto metà della distanza da lei coperta, la piccola Midda raggiunse il termine della propria ascesa, andando a issarsi sul bordo superiore del muro per poter, allora, contemplare quanto avrebbe potuto attenderli una volta superato quel primo ostacolo. Fu così, quindi, che quello sguardo curioso poté lì spaziare su un amplio giardino, un parco, in effetti, dai colori vivaci non meno rispetto alla città loro circostante, nella straordinaria varietà di piante e fiori che, lì dentro, avrebbero a poter essere ammirati. Una varietà assolutamente inedita innanzi a quei due grandi occhi color ghiaccio, i quali, pertanto, non poterono ovviare a restare rapiti da tale immagine, vedendola smarrirsi, per un fugace istante, nella quieta contemplazione di cotale meraviglia. »
« Cresciuta in quel di una piccola isola dei mari del sud, negli estremi confini del vasto territorio insulare facente riferimento al regno di Tranith, Midda non avrebbe potuto infatti vantare confidenza con una vasta varietà di piante e, soprattutto, di fiori, se non con le specie autoctone di quel quieto lembo di terra quasi dimenticato nella vastità del dominio del dio Tarth o della dea Thyres, signori dei mari. Quanto lì, invece, presente, avrebbe avuto a poter facilmente essere discriminato qual includente almeno duecento, o forse più, specie diverse, in una straordinaria ricchezza di forme e di colori nel confronto con le quali impossibile sarebbe stato non restare semplicemente ammaliati, se non, addirittura, rapiti, rendendo tutto ciò già evidenza concreta di quanto quell’avventura avrebbe avuto a dover essere vissuta, se non per qualche bramosia di gloria, almeno per l’incredibile occasione in quel momento concessale… un’occasione possibilità della quale non le sarebbe mai stata riconosciuta se soltanto non avesse reso propria quella missione. »
« Soltanto l’arrivo, accanto a sé, di Salge, poté quindi imporre a Midda occasione utile a riprendersi, a riguadagnare il controllo di sé e dei propri pensieri, nella malia altresì imposta al suo infantile sguardo con tutto quello. E, rendendosi conto, in ciò, di quanto ella avesse lì indugiato già più tempo rispetto al dovuto, la piccola ebbe a negare qualunque possibile e fugace momento di riposo al proprio complice, immediatamente riprendendo in mano la situazione e, dopo un’estemporanea valutazione del rischio, sollevandosi in piedi sulla cima di quel muro e imponendosi lo slancio allor necessario per giungere sino ai rami più alti di un albero lì in prossimità, in grazia all’aiuto del quale sarebbe stata loro assicurata una discesa potenzialmente meno rischiosa di quella propria di una liscia parete ricoperta da tasselli di vetro colorato, nell’ubbidienza al canone estetico e architettonico tranitha. »

«  ̶  Finirò per odiarla…  ̶  sussurrò fra sé e sé Salge, sgranando gli occhi nel confronto con l’ammirevole impeto straordinario da lei dimostrato, in una frase quanto mai allora sincera e, suo malgrado, errata, in quell’ingenua inconsapevolezza di quanto in termini decisamente diversi avrebbe avuto a esprimersi di lì a qualche anno. »

« Irrefrenabile, la piccola furia dai rossi capelli ebbe così a dondolarsi fra un ramo e l’altro fino a quando, alfine, non ebbe nuovamente a posare i propri piedi a terra. Ma fu proprio in quel momento, purtroppo con un fastidioso istante di ritardo, che ella ebbe a rendersi conto di quanto, probabilmente, sarebbe per lei stato meglio restare su quei rami, nel rifugio, nel riparo da essi offertile, giacché, innanzi a sé, nel lussureggiante paesaggio colorato lì sotto offertole, avrebbe avuto a doversi anche considerare un grave pericolo, e un pericolo allor pericolosamente incarnato da una coppia di grossi mastini, in silenziosa e sagace attesa del suo arrivo, laddove un solo abbaio, un semplice ringhio, sarebbe già stato sufficiente a frenare la sua ridiscesa e, con essa, a salvarla dalle loro rabbiose brame. »
« Per meglio apprezzare il pericolo, in quel momento, corso dalla piccola Midda dovete pensare che, all’epoca di questa nostra storia, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere effettivamente pari al cosiddetto soldo di cacio, con un’altezza non superiore al metro e venti e un peso di neppure trenta chili. Un metro e venti per trenta chili che, in quel frangente, avrebbero quindi avuto a doversi porre a confronto con due straordinari esemplari di ottanta centimetri di altezza, a quattro zampe, per non meno di ottanta chili di peso: due bestie poderose, dalla muscolatura ben evidente al di sotto del folto e corto pelo scuro, le quali, senza alcuna fatica, avrebbero potuto allor sbranare la piccola senza che ella potesse avere la benché minima possibilità di opporsi. Insomma: per Midda le cose non stavano allor prendendo una piega positiva! »

Sorridendo quietamente, Maddie interruppe proprio in quel momento la sua narrazione, per riservarsi occasione utile a lasciar crescere la drammaticità del momento in una pausa che, sicuramente, i due nipoti non avrebbero potuto mancare di criticare.
E se, nell’ascolto di quel racconto, Santiago e Lourdes avrebbero avuto a doversi riconoscere completamente rapiti dalle immagini evocate dalle parole della propria zietta preferita, nonché obiettivamente unica zietta mai conosciuta, nel momento in cui le loro menti ebbero a elaborare quell’interruzione, e quell’antipatica interruzione proprio nel momento di maggior tensione, immediate non poterono mancare di sorgere le loro proteste, nella volontà di scoprire cosa sarebbe poi accaduto e in quale maniera la loro eroina preferita sarebbe stata in grado di salvarsi da quella situazione potenzialmente terrificante…

« E poi…?! » domandò Lourdes, con grandi occhi languidi sgranati in direzione della loro cantastorie personale, non volendo né potendo certamente accettare quella come conclusione di quel racconto, laddove in qualunque modo tale avrebbe avuto a potersi interpretare ma non, certamente, qual una conclusione.
« Vai avanti, zia! Non puoi fermarti proprio ora! » protestò Santiago, scuotendo il capo a escludere categoricamente quella possibilità, qual un’eventualità a dir poco catastrofica.
« Ehy… quanta foga! » ridacchiò Maddie, volgendo lo sguardo alla propria gemella, sinceramente divertita dalla reazione, pur prevista e prevedibile, dei propri nipoti « Anche al cinema c’è l’intervallo fra il primo e il secondo tempo! E non mi sembra che qualcuno si sia mai lamentato di ciò… »
« E’ da un po’ che non vai al cinema, sorellina… non è vero?! » sorrise per tutta risposta Rín, scuotendo il capo « Invero i macchinisti hanno preso ormai la spiacevole abitudine di interrompere i film sempre nel momento meno opportuno, spesso persino a metà di una frase o di una scena d’azione… insomma, credimi: l’intervallo è sempre occasione di lamentela, a meno che non vi sia qualche impellente urgenza fisiologica da soddisfare! » esplicitò, aggrottando appena la fronte.
« A noi non scappa la pipì! » insistette il bambino, afferrando il ginocchio di Maddie e scuotendolo vigorosamente per obbligarla a riprendere la narrazione interrotta « Continua zia! Per favore! »
« Per favore! » gli fece eco la sorella, aggrappandosi all’altro ginocchio e imitando, in ciò, il fratello, per rafforzarne la richiesta.

venerdì 15 febbraio 2019

2822


« Ovviamente, al di là di tutti i propri legittimi dubbi, Salge non avrebbe mai abbandonato la propria amica, e, così, non senza il timore di star andando a cercare non tanto un tesoro, ma, piuttosto, un sacco di guai, egli ebbe ad accettare di seguirla, di accompagnarla, in quella propria improvvisata avventura. »
« Ambientazione di quella improvvisata avventura, allora, avrebbe avuto a doversi riconoscere la vivace e colorata città portuale di Seviath, in quel del regno di Tranith, con le sue case di forme tanto variegate quanto estranee a qualsiasi logica geometrica e, piuttosto, simili a una coltura spontanea, quasi esse non fossero lì state edificate dall’uomo, ma avessero avuto occasione di crescere spontaneamente, in maniera non poi così diversa dal resto della vegetazione circostante. E se per qualunque straniero, quell’architettura estremamente particolare, se non unica al mondo, avrebbe avuto a doversi riconoscere già qual ragione di paranoico timore, nel confronto con qualcosa di assolutamente alieno a ogni propria possibilità di concezione; per qualunque figlio o figlia di Tranith, quali Midda e Salge avrebbero avuto a dover essere riconosciuti, tutto ciò non avrebbe avuto a poter essere frainteso se non qual quanto di più normale, di più familiare possibile, offrendo loro quella amorevole accoglienza che soltanto fra le braccia di una madre avrebbero mai potuto immaginare di vedersi riservata. »
« Dimostrazione della confidenza che la piccola furia sfrenata dai capelli color del fuoco e dagli occhi color del ghiaccio avrebbe saputo riservarsi nel confronto con quell’ambiente, altro non avrebbe avuto a doversi riconoscere se non la difficoltà con la quale il suo compagno d’avventure, in quel mentre, avrebbe avuto a doversi rapportare nel tentare di restarle dietro, di mantenere il passo con la corsa nella quale, altresì, ella avrebbe avuto a doversi considerare impegnata non soltanto fra le vie della città ma anche, e ancor più, su quei tetti irregolari, balzando agilmente da un lato all’altro quasi senza neppure prestare reale attenzione a dove ella avrebbe finito per porre i propri piedini, nell’avere a lasciarsi completamente assorbire dalla contemplazione della propria mappa… »

«  ̶  Attenta! ̶  gridò Salge, costretto ad arrischiarsi a sua volta in un azzardato balzo in avanti al solo scopo di afferrare al volo l’amica per il colletto della propria maglia, e, in sola grazia a tale presa, ovviare a una sua disastrosa caduta, nel momento in cui ella, pericolosamente distratta dalla propria mappa, stava andando a completare quello che avrebbe avuto a poter essere il proprio potenziale, ultimo passo oltre il limitare di un tetto sul quale, in quel mentre, si stavano ritrovando a passare. »
«  ̶  Oh… grazie!  ̶  sorrise per tutta risposta la bambina, accennando una risatina divertita a confronto con quella situazione, e con quella situazione nella quale chiunque altro avrebbe avuto di che mettersi a gridare, nel riconoscere il proprio futuro sostanzialmente dipendente dalla fermezza della presa che il proprio fedele amico aveva allor imposto alla sua maglia e, ancora, alla resistenza della leggera stoffa della medesima, allor già pericolosamente tesa e minacciosamente scricchiolante. »
«  ̶  Se, in luogo a volgere tutta la tua attenzione a quella pergamena, tu avessi a concedere un minimo di premura anche all’ambiente a te circostante, forse potresti avere una qualche speranza di arrivare viva a stasera… e io potrei evitare di rischiare di ammazzarmi per salvarti l’osso del collo!  ̶  protestò il bambino, scuotendo il capo in segno di rimprovero a suo discapito. »
«  ̶  Ma in questo modo renderei del tutto vano il tuo impegno in mio aiuto!  ̶  ridacchiò ella, accogliendo tutto quello come un divertentissimo giuoco, senza apparente premura nel confronto con il rischio che, in buona sostanza, avrebbe potuto ancora vantare di star correndo, non essendosi in quel momento ancora ritratta all’indietro, a tentare di porre spazio fra sé e il baratro di una dozzina di metri davanti a lei, in un volo che, se pur, eventualmente, non l’avrebbe uccisa, certamente non le avrebbe permesso di proseguire quietamente la propria esistenza mortale, probabilmente condannandola a un fato terrificante. »

« Con un profondo sospiro di malcelata critica, Salge si impegnò allora a ritrarla all’indietro, riconducendo il suo baricentro entro un limite più consono e, in ciò, allontanandola dal rischio proprio di sperimentare l’ebbrezza del volo, e di un volo a confronto con il quale, malgrado tutta la propria temerarietà, ella non sarebbe riuscita a uscire indenne. E Midda, senza neppur concedersi l’occasione di ringraziare gli dei tutti per il miracolo chiamato Salge che, in quel momento, in quell’occasione, avevano posto al suo fianco a vegliare sulla sua sopravvivenza, si rimise immediatamente all’opera, finendo di contemplare la propria mappa alla ricerca della giusta interpretazione della stessa e, in ciò, immediatamente riprendendo a correre, e a correre con piglio ancor più deciso rispetto a quello precedente, per quanto, in maniera non dissimile da pocanzi, il suo percorso non sarebbe risultato scevro da rischi. »
« Per tre volte, quindi, il piccolo Salge dovette premurarsi di intervenire in aiuto dell’amica, della compagna di avventure, acchiappandola puntualmente al volo prima della peggiore evoluzione possibile. E più egli si impegnò a soccorrerla, più ella parve altresì impegnarsi a porsi in situazioni sempre più assurde, in termini tali per cui, allora, fin troppo banale sarebbe stato equivocare tutto ciò interpretandolo qual l’effettiva ragione di divertimento, di svago, per la bambina, quasi ella, allora, nulla desiderasse di diverso rispetto a quello, a quella continua ricerca di adrenalina nella consapevolezza di quanto, puntualmente, il suo fedele complice non avrebbe mancato di intervenire in suo aiuto. »
« Di tetto in tetto, di vicolo in vicolo, con un balzo e una corsa, Midda e Salge attraversarono l’intera città nell’inseguire l’imprecisata promessa propria di quella mappa, prima di giungere a confronto con un alto muro, e un alto muro a tutela, a protezione, di un’area privata, di un possedimento entro i confini del quale, evidentemente, i proprietari non avrebbero gradito avessero a spingere i propri passi degli estranei non autorizzati. »

«  ̶  Fine dei giochi.  ̶  suggerì Salge, quasi rallegrandosi per la presenza di quel muro, e di quel muro che, nella propria inviolabile presenza, avrebbe posto un freno all’impulsività della compagna. »
«  ̶  Perché mai…?!  ̶  domandò per tutta risposta la piccola, riprendendo a muoversi e a muoversi nella direzione di un vicolo, e di un vicolo adocchiato lì vicino, in prossimità del limitare settentrionale di quel muro, un vicolo che, allora, le avrebbe potuto offrire occasione di riparo da sguardi indiscreti, nel ben ricordarsi di aver a essere in pieno giorno e, per tale ragione, di non potersi permettere di attirare eccessivamente l’attenzione… non più di quanto già non avesse fatto, quantomeno. »

« Ancora una volta inseguita dal compagno di ventura, al quale evidentemente non avrebbe potuto essere concessa occasione di requie né di soddisfazione, Midda raggiunse quel vicolo e, lì protetta da attenzioni inopportune, si slanciò senza esitazione alcuna contro quel muro, per iniziare ad arrampicarsi lungo di esso, sfruttando, a tal fine, le abilità acquisite nel corso di quell’ultimo anno, e di quell’ultimo anno nel quale le proprie giornate avrebbero avuto a doversi riconoscere trascorse per lo più a penzoloni fra le sartie della Fei'Mish. »
« Con l’agilità propria di una piccola lucertola, quindi, la bambina iniziò a risalire lungo quella parete, ovviando a dimostrare la benché minima esitazione in tal direzione. Esitazione che, altresì, avrebbe avuto a doversi considerare tutta nel suo più riflessivo complice, il quale, in quel contesto, volle dimostrare una certa ritrosia a commettere quanto, chiaramente, avrebbe avuto a doversi giudicare un reato… »

«  ̶  Le parole “violazione di domicilio” non ti suggeriscono nulla…?!  ̶  la rimproverò l’amico  ̶  Siamo marinai… non ladri!  ̶  »
«  ̶  Non è possibile rubare qualcosa a qualcuno che non la possiede veramente… non ti pare?!  ̶  replicò, sorridendo, la piccola furia dai rossi capelli color del fuoco e dagli occhi color ghiaccio, senza frenare la propria ascesa, e dimostrando, in quelle parole, di conoscere evidentemente molto più nel merito della questione rispetto a quanto non si fosse premurata di condividere con lui. »

giovedì 14 febbraio 2019

2821


« E, comunque, ricordati di negoziare un ruolo da produttore esecutivo… » riprese e suggerì Rín, tornando ad affrontare la questione con maggiore leggerezza e, in tal senso, a volgere il proprio interesse non tanto verso questioni complesse e profonde, quanto e piuttosto decisamente più veniali, e veniali nella misura in cui, allora, non avrebbe potuto ovviare a suggerire tale possibile ruolo alla propria amata gemella, a garantirle occasione di poter supervisionare l’intero progetto in prima persona, riservandosi in tal maniera la possibilità di esprimere le proprie opinioni su qualunque possibile scelta « … è l’unica soluzione utile a evitare di perdere completamente il controllo della tua opera, con il rischio di ritrovarla poi confusamente ripartita fra le fantasie degli sceneggiatori, i desideri del regista e le imposizioni della produzione. »

Prima, tuttavia, che Maddie potesse interrogare ulteriormente la sorella a tal riguardo, incuriosita dalla questione da lei sollevata e dalle implicazioni del caso, una coppia di voci ben note ebbero allora ad invocare il suo nome, avvicinandosi rapidamente a lei, nel pretendere, da parte sua, quella doverosa attenzione che, dopotutto, qualunque bambino avrebbe domandato nel confronto con un adulto e, nella fattispecie, con un adulto verso il quale avrebbe provato allora un forte legame emotivo, e un forte legame emotivo qual quello che, in quegli ultimi due anni, non aveva mancato di essere instaurato fra una rediviva zia e i suoi nipotini…

« Zia Maddie! Zia Maddie! » esclamarono Santiago e Lourdes, giungendo a lei come due cuccioli desiderosi di attenzione, e subito aggrappandosi alle sue gambe, in quello che, senza fraintendimento alcuno, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual il preludio a un sit-it di protesta, volto a reclamare, evidentemente, il riconoscimento di un qualche diritto, o presunto tale.
« Devi raccontarci una storia! » proclamò il maschietto, con aria seria, calcando il tono nella declinazione, probabilmente illegittima, del verbo “dovere” e, ciò non di meno, dimostrandosi sufficientemente convinta nella propria rivendicazione da non poter offrire spazio a possibilità di opposizioni.
« Lo fai ogni volta! » puntualizzò la femminuccia, a dimostrare quanto, da parte sua, quello avesse a doversi riconoscere ormai qual un atto dovuto, e un atto dovuto conseguente a quello che ella stessa aveva riconosciuto qual un loro diritto acquisito, diritto che, in maniera quantomeno discutibile, i due avevano di conseguenza tradotto in dovere imposto all’amata zietta.
« … bambini… » tentò di richiamarli all’ordine la genitrice, inarcando il sopracciglio destro con aria critica verso quella coppia, non tanto a discapito della loro richiesta di attenzioni, quanto e piuttosto dei modi decisamente poco educati con i quali la stavano portando avanti.
« Non fa nulla. » la fermò, tuttavia, Maddie, appoggiandole delicatamente la mancina sull’avambraccio destro, a dimostrare quanto, da parte sua, avrebbe avuto quieto piacere di accontentare la coppia « Hanno ragione dopotutto: lo faccio ogni volta! »
« D’accordo… ma ormai iniziano a essere grandicelli per certe cose… » osservò la madre, aggrottando la fronte nel confronto con l’idea che, prossimi ormai ai dodici anni potessero ancora continuare a comportarsi in quella maniera, quasi non ne avessero più di otto.
« … appunto! » sorrise la zia, annuendo appena a conferma di quella corretta analisi « Proprio perché magari già ora della prossima volta non vorranno neppure più trascorrere del tempo con noi, direi di approfittare di questa occasione, finché ancora ci è concessa! »

A confronto con tale argomentazione Rín non ebbe quindi occasione di riservarsi ulteriore replica, giacché, in effetti, inevitabile avrebbe avuto a doversi considerare la crescita dei due pargoli e, probabilmente, molto prima di quanto mai avrebbero potuto entrambe rendersene conto, Santiago e Lourdes sarebbero giunti a quell’età tale per cui tentare di tenerli in casa, a trascorrere una serata in famiglia, sarebbe stata un’impresa impossibile, tale da rendere nostalgico il ricordo del tempo allor trascorso in compagnia del nonno, ad ascoltare vecchi racconti da sessantottino, o, ancor più, quello così trascorso in compagnia della zia, a pretendere da lei nuove storie, e nuove storie di mondi fantastici e di avventure leggendarie.
Storie, quelle che Maddie stava riservando ai propri nipotini, inedite in “Midda’s Chronicles”, e pur facenti parte di quel vasto, vastissimo bagaglio di ricordi, di memoria di una vita mai vissuta e, ciò non di meno, presente nella sua mente. Storie che, allora, non avrebbero potuto ovviare a entusiasmare non soltanto i due bambini, ma anche, in verità, qualunque altro ascoltatore, così come, in maniera innegabile, avrebbe già avuto a dover essere riconosciuta anche la stessa Rín, alla prospettiva di poter scoprire ancora un tassello in più di quell’incredibile viaggio mentale che la propria gemella aveva vissuto nel corso di quei trenta e più anni di coma.
Così, avvoltisi in una coperta, a contrastare quella leggera umidità propria della notte, e accovacciatisi ai piedi della zia, i due bambini, ragazzini invero ormai come giustamente evidenziato dalla madre, si apprestarono a concedere la massima attenzione alla loro cantastorie personale, più che desiderosi di scoprire di quale nuova, straordinaria impresa ella avrebbe loro narrato…

« Era il mese di Payapr di molti, molti anni prima che Midda Bontor iniziasse a essere conosciuta con il nome di Figlia di Marr’Mahew, e, a bordo della Fei'Mish del capitano Mas Fergi, la vita procedeva in maniera quietamente tranquilla, con giorni fortunatamente placidi come il mare attorno a essa. »
« Per Midda, all’epoca appena undicenne, quell’ultimo anno era stato decisamente impegnativo. Sin dal giorno in cui, scappata di casa nel cuore della notte, si era imbarcata clandestinamente su quella corvetta mercantile, molte erano state le avventure, piccole e grandi, che la bambina aveva vissuto. E, accanto al suo nuovo e fedele amico Salge, tanto ella aveva appreso, sia nel merito della vita a bordo di una nave, sia, e forse ancor più importante, nel merito dell’arte della guerra, per così come loro insegnata dal tanto severo, quanto premuroso, maestro Degan. »
« Ma se la volontà di imparare a combattere era in lei emersa nel desiderio di non avere più a sentirsi indifesa nel confronto con le minacce del mondo a lei circostante, così come era stato il giorno in cui la loro rotta aveva sfiorato quella propria di una nave pirata; apprendere l’arte della guerra ispirò la piccola Midda a offrire maggior attenzione al proprio spirito d’avventuriera e, in questo, a non sottrarsi mai a qualunque possibile occasione di guai le fosse offerta. Come quella volta in cui, durante un giorno di sosta nel porto di Tranith, ella ebbe a porre le mani su una mappa molto particolare, e la mappa di quello che, nella sua mente, immaginò essere un grande tesoro perduto. »
« Invocando a gran voce il nome del fedele Salge, Midda ebbe così a fare ritorno di corsa alla Fei'Mish, per condividere con l’amico quell’occasione straordinaria. Un’occasione che, tuttavia, non ebbe a trovare il medesimo, immediato, interesse in lui, non laddove, in fondo, troppi interrogativi avrebbero avuto a doversi considerare spiacevolmente privi di risposta innanzi al suo giudizio. Da dove proveniva quella mappa? Realmente avrebbe avuto a doversi riconoscere essere la mappa di un tesoro? E perché mai quell’ipotetico tesoro avrebbe dovuto considerarsi perduto, dal momento in cui sarebbe stato sufficiente seguire quelle indicazioni per poter raggiungerlo?! »
« Per la piccola dai rossi capelli color del fuoco e dagli azzurri occhi color del ghiaccio, tuttavia, quelli avrebbero avuto a doversi riconoscere qual dettagli privi di importanza. Dettagli a confronto con l’incognita propria dei quali ella di certo non avrebbe arrestato il proprio incedere né, ancor meno, si sarebbe negata occasione utile a porre le mani su un tesoro, ovunque esso fosse nascosto… che Salge l’avesse seguita oppure no! »

mercoledì 13 febbraio 2019

2820


« … che cosa?! » esclamò Rín, sgranando gli occhi nel confronto con quell’annuncio, per così come le venne riportato quella stessa sera da parte di Maddie « Dici sul serio?! Bontà divina… sarebbe semplicemente incredibile! »
« A me lo dici…?! » commentò la sorella, scuotendo appena il capo « Te lo sto raccontando proprio perché sei tu… ma, francamente, non riesco a credere neppure all’eventualità che qualcuno possa star vagliando una simile ipotesi. »

Al termine della cena, e della festa che, in tal modo, aveva desiderato celebrare l’uscita del secondo volume di “Midda’s Chronicles”, la famiglia si era inevitabilmente divisa in diversi gruppetti, ognuno impegnato in varie attività: così, se da un lato nonno Jules stava intrattenendosi con i propri nipotini, Santiago e Lourdes, con racconti della propria giovinezza e, in particolare, della propria vivace partecipazione al Mai 68, il Maggio francese, nulla rinnegando di quanto la Storia pur aveva finito con il banalizzare a poco meno di una “quasi-rivoluzione”; Matteo e Desmond si erano lasciati monopolizzare dalla trasmissione in diretta del derby cittadino, l’esito del quale, al solito, avrebbe probabilmente visto la vittoria della squadra di Des e la sconfitta di quella di Matteo, il quale, non per questo, avrebbe comunque smesso di sperare, e di sperare in qualche occasione di riscatto, da buon fedelissimo qual egli avrebbe avuto a dover essere riconosciuto; e Rín e Maddie si erano quindi concesse un’occasione di quiete chiacchiere fra sorelle, sorseggiando un ultimo calice di prosecco a conclusione di quell’intima celebrazione.
In tal contesto, quindi, Maddie non aveva potuto trattenere la notizia principale di quella giornata, e la notizia principale che, per sua fortuna, era riuscita a riportare in secondo piano le contrastanti emozioni da lei vissute nei riguardi dello sconosciuto ammiratore rispondente al nome di Basel. Perché, obiettivamente, se l’eventualità suggerita cautamente da parte del suo agente si fosse effettivamente concretizzata, quell’opera nata senza alcuna reale pretesa, pubblicata su un blog e, solo successivamente, finita già incredibilmente non soltanto a interessare, ma addirittura a infiammare il mercato editoriale, avrebbe compiuto un nuovo salto di qualità tanto straordinario quanto spaventoso, nell’incredibile notorietà a cui si sarebbe quindi ritrovata esposta, qualcosa tale da rendere anche l’incredibile successo di quella mattinata poco più che una questione di poco conto.

« Comunque… non è assolutamente detto che l’affare vada in porto, sia chiaro. » sottolineò Maddie, a moderare ogni possibile entusiasmo da parte della gemella « Appunto, attualmente è soltanto un’eventualità che sta venendo presa in esame da chi ne ha il potere… »
« E ti pare poco…? » sorrise l’altra, aggrottando la fronte.
« … poco?! Mi pare anche troppo! » corresse la prima, ancora francamente sconvolta all’idea « … anche se, devo essere sincera, un po’ mi spaventa l’idea. »

Qualunque autore, qualunque autrice, posto a confronto con la prospettiva di un adattamento cinematografico o televisivo della propria opera, non avrebbe potuto ovviare a essere semplicemente entusiasta per molteplici ragioni, a incominciare dall’ineluttabile riconoscimento del valore della medesima che ciò avrebbe rappresentato, per giungere, ovviamente, all’aspetto economico, e a quell’aspetto che, a meno di qualche spiacevole imbroglio a livello contrattuale, avrebbe visto senza ombra di dubbio alcuno incrementare all’inverosimile i guadagni per lui, o per lei, in relazione alla propria opera. In ciò, ovviamente, un certo margine di inquietudine sarebbe stato comunque comprensibile da parte di chiunque, ma quello a cui Maddie, in quel momento, stava offrendo riferimento, avrebbe avuto a doversi considerare qualcosa di completamente diverso. E qualcosa, nella fattispecie, che non avrebbe potuto allor coinvolgere alcun altro autore, o autrice, al mondo.
Perché, per lei, “Midda’s Chronicles” non avrebbe avuto a doversi allor fraintendere qual una semplice opera letteraria, per quanto, in tal senso, tanto si sforzasse di sospingere le proprie emozioni, a mantenere ben distinta la realtà dall’immaginazione: per lei, per una parte di lei, quantomeno, le storie racchiuse in quelle pagine avrebbero avuto ancora a doversi riconoscere quali memorie, e memorie di un mondo ormai lontano, purtroppo o per fortuna, nel quale, pur, ella aveva vissuto una vita intera, amando e odiando, combattendo, vincendo e perdendo, sopravvivendo. In questo, ovviamente, l’idea di veder impegnato qualunque regista, attore, sceneggiatore, scenografo, costumista, tecnico degli effetti speciali o che dir si voglia, allo scopo di dar corpo a quelle che, per il mondo, avrebbero avuto a dover essere ritenute semplici fantasie, non avrebbe potuto ovviare a rappresentare un profondo motivo d’ansia, laddove, in ogni caso, tutto ciò non avrebbe potuto ovviare a indispettirla o, peggio, a ferirla.
Se, infatti, un eventuale adattamento televisivo non si fosse dimostrato all’altezza dei suoi ricordi, in una sfida obiettivamente difficile da sostenere, quel prodotto, per quanto valevole, sarebbe risultato necessariamente qual una sorta di grottesca canzonatura di quanto, per lei, era stata vita, e vita vera, vita vissuta, vita sofferta, vita a volte rimpianta. Al contrario, nella pur rara eventualità in cui, altresì, quell’adattamento televisivo di fosse dimostrato all’altezza dei suoi ricordi, essere posta innanzi alla concretizzazione visiva delle proprie memorie, e delle immagini di luoghi e persone da lei irrimediabilmente perduti, non avrebbe potuto che imporle ragione di nostalgica sofferenza, e di sofferenza per una realtà che era giustamente stata costretta a ripudiare, e nel confronto con la quale, pur, ancora qualche volta aveva difficoltà a emanciparsi completamente, così come comprovato dall’esempio proprio di Basel in quella stessa mattina.
E se, quindi, estremamente complicato avrebbe avuto a doversi riconoscere il suo rapporto emotivo con quell’idea, in termini tutt’altro che banali, certamente la sola persona al mondo che non avrebbe esitato a comprenderla, e a comprenderla pienamente, anche senza bisogno di parole, sarebbe allor stata la propria gemella, a confronto con gli occhi della quale la sua mente, il suo cuore e il suo animo non avrebbero mai mancato di offrirsi qual un libro aperto…

« Ehy… ti sconvolge davvero così tanto l’idea…? » domandò quindi Rín, in un interrogativo del tutto retorico, nel ben conoscere la risposta e, in tal senso, nel cercare di spingere la sorella a tentare di razionalizzare quelle proprie emozioni, e quelle proprie emozioni chiaramente derivanti da una questione tutt’altro che completamente risolta nel merito dei propri tre decenni e più di coma, e della vita parallela che, in tale periodo, aveva creduto di aver vissuto « In verità, forse potrebbe anche essere una cosa positiva per te, sai? Oltre che dal punto di vista economico intendo… »
« In che senso…? » esitò la donna, osservando con aria smarrita la sorella, nel cercare di comprendere la logica alla base del ragionamento che doveva aver condotto a una simile conclusione.
« Non sono Jacqueline, e, forse, potrebbe essere meglio che tu ne abbia a parlare con lei… » premesse la prima, piegando appena il capo di lato nell’osservarla, e nell’osservarla in una posizione egualitaria, trovandosi l’altra seduta accanto a lei, sulla terrazza del proprio attico, a confronto con un meraviglioso cielo stellato e il profilo, in lontananza, delle montagne della valle « … ma, forse, poter vedere queste tue fantasie prendere corpo in una serie televisiva, potrebbe aiutarti a meglio estraniare i volti che affollano la tua mente, i tuoi ricordi, e che sovente ancor fraintendi fra coloro che ti circondano, sostituendoli con volti nuovi, con immagini nuove, con nuovi ricordi che abbiano a ricondurre tutto il discorso a quello che è e che è sempre stato: una semplice opera di fantasia. » argomentò, in un’analisi tutt’altro che banale, che non poté ovviare a colpire la propria interlocutrice, spingendola a rivedere le proprie posizioni, aggiungendo quell’alternativa prima neppur presa in considerazione e, probabilmente, utile a interpretare in maniera quietamente positiva quella notizia, a prescindere da qualunque risultato a cui simile sviluppo avrebbe potuto eventualmente condurre la propria opera.

martedì 12 febbraio 2019

2819


« Ehy… » richiamò la sua attenzione Des, abbracciandola delicatamente da dietro e sfiorandole il collo con il bacio leggero « Tutto bene, laggiù…?! » le domandò, nel non aver potuto mancare di notare quel momento di smarrimento da parte sua, seppur, ovviamente, senza avere la benché minima possibilità di comprenderne le reali motivazioni e, in ciò, associandolo semplicemente a un discorso di stanchezza.
« Sì… sì. » annuì ella, accennando un lieve sorriso a dissipare qualunque possibilità di turbamento da parte propria « Credo solo di essere un po’ stanca… »

Semplicemente entusiastica, a porte chiuse, non poté mancare di rivelarsi la reazione del suo agente, del suo editore e, persino, del direttore della libreria, i quali, senza esitazione, si affollarono, allora, innanzi all’autrice per congratularsi con lei per lo straordinario successo da lei in tal maniera riportato. Complimenti, i loro, che Maddie, pur forse sovente contraddistinta da una certa imperdonabile ingenuità per una donna della sua età, soprattutto nel confronto con le malizie di un mondo a lei sotto diversi aspetti ancora ignoto e incomprensibile, non avrebbero mai potuto ovviamente essere fraintesi qual genuinamente disinteressati al pari di quelli di tutti i veri appassionati del suo lavoro che, sino a quel momento, si erano incolonnati davanti alla scrivania messa a sua disposizione: ognuno, in quel nuovo contingente di persone, avrebbe infatti potuto vantare il proprio tornaconto personale dal successo da lei ottenuto, in termini tali per cui, pur senza voler muovere critiche alla vittoria del modello capitalista su qualunque alternativa, difficile sarebbe stato per lei poter godere di quelle strette di mano al pari di tutte quelle precedenti, nella quieta consapevolezza di come, se il suo successo non fosse stato pari a quello così straordinariamente ottenuto, difficilmente tutti loro si sarebbero così generosamente spesi in complimenti a suo favore.
Trascurando, tuttavia, simili riflessioni personali, a confronto con il pensiero delle quali, in fondo, non sarebbe arrivata da nessuna parte, Maddie offrì il proprio miglior viso a quel già noto giuoco, e si limitò ad accettare quietamente tutti gli elogi allora a lei rivolti, ringraziando di cuore i presenti e augurandosi, sinceramente, di poter avere occasioni future di rivivere una simile giornata anche in concomitanza all’uscita, per inciso già programmata, del terzo volume, allora ancora in fase di stesura e pur già promesso, nella propria data di pubblicazione, nell’ultima pagina del secondo appena pubblicato. E dopo una mezz’ora buona, tempo necessario così per svincolarsi da quell’ultima, necessaria formalità, ella non poté ovviare a essere ben lieta di lasciare finalmente quel posto, per ritornare a casa accompagnata dal proprio amorevole compagno, Desmond, l’unico uomo a cui mai avrebbe allor dovuto rivolgere la propria attenzione, i propri pensieri, i propri sentimenti, senza concedersi sciocche possibilità di distrazione dietro all’idea di perfetti sconosciuti.
Oltretutto, a margine di ciò, indubbio avrebbe avuto a doversi giudicare, per lei, l’impossibilità a riservarsi una qualunque occasione per rincontrare quell’uomo, quel Basel, chiunque egli fosse: era stato un fugace incontro casuale durante un evento programmato già da tempo, in termini tali per cui egli avrebbe potuto sicuramente essere uno degli ottocentomila e più abitanti di quella stessa città, ma, all’occorrenza, avrebbe potuto anche scoprirsi essere giunto da fuori, da un comune limitrofo, dalla provincia o, ancora, da fuori, in termini tali per cui, se già fortemente improbabile sarebbe stato per lei ipotizzare di incrociare nuovamente il suo cammino, a dir poco impossibile tale evento avrebbe avuto a dover essere giudicato nella propria occorrenza.

« Quindi… che dire?! » tentò di incominciare un nuovo dialogo con lei il buon Desmond, dopo averle concesso cinque minuti di quieto silenzio, a permetterle di riprendersi, psicologicamente, dalla lunga mattina, nel mentre in cui, in coda a un semaforo, stavano aspettando pazientemente l’occasione giusta per imboccare il controviale e, da lì, giungere poi all’ingresso al cortile del condominio dove risiedevano « Un successo. Semplicemente un successo! »
« Già… » sorrise ella, arrossendo appena nell’essere in tal maniera ricondotta al pensiero dell’evento appena conclusosi e dell’incredibile folla di gente che lì aveva presenziato, numeri sui quali non si era ancora concessa occasione di riflettere e nel confronto con i quali, tuttavia, avrebbe dovuto quantomeno spaventarsi « … non credevo che i deliri prodotti dal mio coma potessero davvero piacere a così tante persone. » commentò, quasi fra sé e sé, in un discorso che, comunque, Desmond non avrebbe potuto mancare di comprendere, nell’assenza di segreti fra loro e, in ciò, nella di lui perfetta consapevolezza del tragico passato della propria compagna e delle particolari origini di quell’opera.
« Questo perché tendi sempre a sottovalutarti… e a sottovalutare l’importanza del tuo operato. » puntualizzò egli, per tutta risposta, scuotendo appena il capo « Sei una donna straordinaria, Maddie… e il giorno che te ne renderai conto, sarà probabilmente il giorno in cui deciderai di lasciarmi! » profetizzò, in maniera sufficientemente autoironica, a banalizzare la propria figura, e la figura di un uomo bello, atletico, elegante, raffinato, benestante e, soprattutto, innamorato perso di lei, in termini che, ancora una volta, ella non avrebbe saputo giustificarsi.
« Stupido… » storse le labbra la donna, sospirando poi con aria volutamente rattristata « … in verità sarai tu che, prima o poi, ti renderai conto dell’errore compiuto nell’aver voluto metterti con una donna più vecchia di te, più brutta di te, più povera di te, e, per lo più, sfregiata e menomata… insomma: un catorcio! » sancì, aggrottando la fronte in quell’analisi sicuramente severa di se stessa e, ciò non di meno, non priva di giustificazioni, soprattutto nella consapevolezza di quanto sicuramente molte sciacquette più conturbanti rispetto a lei avrebbero potuto mettersi in fila per avere occasione di entrare nelle grazie, e nel letto, di Desmond.
« Sul vecchia e brutta potrei anche essere d’accordo… » premesse l’altro, con tono chiaramente scherzoso, nel limitarsi a offrir corda a quanto da lei così scandito, e quanto, tuttavia, in alcun modo avrebbe mai potuto condividere « .. ma sul povera, credo che potremmo averne di che discutere. » soggiunse immediatamente, voltandosi appena verso di lei e accennando un fugace, complice ammiccamento, pur senza distrarsi rispetto alla strada e al traffico loro circostante « Prima stavo scambiando quattro chiacchiere con il tuo agente e, a quanto pare, stanno il fenomeno “Midda’s Chronicles” sta iniziando a suscitare un po’ di interesse anche in settori diversi rispetto al semplice mercato editoriale… »
« … mmm?... » esitò ella, prevedibilmente dimentica del discorso autocritico precedente, incuriosita da quell’accenno da parte sua « Cosa intendi dire…? »
« Beh… sai. In un’epoca in cui le varie piattaforme di streaming a pagamento sono alla continua ricerca di nuovi, possibili contenuti, pare proprio che la prospettiva rappresentata da una nuova, promettente, e soprattutto lunga, saga fantasy non sia rimasta inosservata. » spiegò Des, tergiversando volutamente sull’argomento, per mantenere un po’ l’amata sulle spine « Nestore è rimasto scaramanticamente vago, ma mi ha accennato al fatto che, entro la fine di settimana prossima, dovrebbe ricevere una prima bozza di proposta da parte di un grosso distributore online per l’adattamento seriale dei tuoi… mmm… come li hai definiti? Ah… sì. Deliri prodotti dal coma! »
« … stai scherzando…?! » sgranò gli occhi Maddie, non riuscendo francamente a credere alle proprie orecchie e, in ciò, attendendosi che da un momento all’altro Desmond scoppiasse a riderle in faccia, svelando quanto tutto quello altro non avesse a doversi ritenere se non uno scherzo, e uno scherzo, allora, sicuramente di cattivo gusto, che pur ella avrebbe accolto con fare pacato, qual giusta punizione per la distrazione impostasi sino a un attimo prima, nel soffermarsi ingiustamente sul pensiero di Be’Sihl.
« Mah… vedremo. » non confermò, né negò, l’uomo, stringendosi appena fra le spalle « Diciamo solo che potremmo avere una buona ragione in più per mantenere in nostro abbonamento a Netflix anche il prossimo anno. » concluse, in una frase che avrebbe potuto significare tutto e nulla, e che pur non poté ovviare a mancare di suscitare una crisi di singhiozzo nella propria interlocutrice, per il necessario sconvolgimento emotivo conseguente a un tale annuncio.