11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

giovedì 12 dicembre 2019

3122


« Mi state facendo arrabbiare! » ringhiò a margine di quel gesto, a meglio rendere evidente quanto non avesse a doversi fraintendere qual qualcosa di involontario, quanto e piuttosto di coscientemente ricercato, e di ricercato, anche e all’occorrenza, nel proprio desiderio di omicidio, di sangue e morte qual, necessariamente, avrebbero potuto conseguire da quell’azione se soltanto, per l’appunto, bersaglio della stessa non fosse stato una mera porzione inanimata dell’architettura propria di quel teatro, quanto e piuttosto qualcosa di organico, di vivo, qual uno dei propri antagonisti « Se volete giocare alla guerra, non sarò di certo io a tirarmi indietro. Ma poi non abbiate a lamentarvi con me se, questa sera, nessuno di voi tornerà a casa ad abbracciare le proprie famiglie! »

Parole obiettivamente spavalde, baldanzose, le sue, che, pur non prive di una concreta opportunità di applicabilità, e di applicabilità diretta in quel particolare contesto così come in ogni altro contesto, non essendosi ella mai riservata particolare scrupolo, all’occorrenza, a pretendere le vite dei propri antagonisti, a prescindere da quanto questi potessero aver a vantare, effettivamente, una qualche colpa nei propri confronti e non avessero a doversi, altresì e piuttosto, considerare semplicemente posti sul fronte sbagliato di una barricata; allora avrebbero avuto a doversi piuttosto riconoscere qual espressione di un’impostura, di una rodomontata, lì proposte non tanto in conseguenza a una sua reale volontà di ricercare la morte dei propri antagonisti, per così come, pur, troppo facilmente sino ad allora avrebbe potuto pretendere, quanto e piuttosto al fine di illuderli di ciò e, in questo, magari di farli desistere. Già da qualche tempo, infatti, ella si era ritrovata a dover scendere a patti con il proprio nuovo ruolo di genitrice, con la propria non più gagliarda età e, anche, con un’impropria moralità impostale nel corso di una prolungata esperienza onirica, nella misura utile a porsi dei dubbi su qual genere di esempio avrebbe voluto offrire ai propri figli, su quale indomani avrebbe voluto loro indirizzare il cammino nel considerare il proprio presente, il proprio passato, e le proprie attuali e prevedibili possibilità di futuro. E, per quanto, dal canto proprio, ella non avrebbe mai avuto a riservarsi né rimorsi, né rimpianti nel merito delle scelte compiute, e di quelle scelte che l’avevano condotta a essere colei che ella era, difficilmente avrebbe potuto augurare un eguale destino anche a Tagae e Liagu, soprattutto dopo essersi resa conto di aver, proprio malgrado, contribuito più o meno direttamente alla “corruzione” di H’Anel e M’Eu, un tempo coppia di pargoli non poi così diversa dai primi e, ora, divenuti coppia di guerrieri mercenari non poi così diversi da lei, o dal loro celebre padre, l’uomo… il guerriero un tempo conosciuto con il soprannome di Ebano.
E se, tanto a Tagae quanto a Liagu, già il passato era stato negato, nelle violenze subite, e in quelle violenze che avevano visto loro letteralmente cancellata la memoria, nulla lasciando se non un vago ricordo di quelli che, poi, avevano deciso essere i propri nomi; e se, tanto per Tagae quanto per Liagu, già un’ombra oscura avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual proiettata sul loro presente e sul loro futuro, in conseguenza agli esperimenti subiti, e a quegli esperimenti che, in buona sostanza, li avevano trasformati in un’arma di distruzione di massa; Midda non avrebbe potuto ovviare a impegnarsi al fine di tentare di salvare il salvabile, di restituire loro quanto ancora possibile, non desiderando suggerire loro lo stesso destino che ella aveva reso proprio, quanto e piuttosto, volendo proporre loro qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, qualcosa che, alla fine, potesse permettere loro di concepire se stessi in maniera diversa rispetto a lei, e a tutto quel folle senso di realtà che, pur, avrebbe avuto a dover essere considerato il solo che mai avrebbero potuto dir di conoscere.
In ciò, quindi, ella avrebbe lì volentieri evitato di compiere una strage, di guadagnarsi la vittoria nel sangue dei propri nemici, non per un qualche scrupolo morale nei loro confronti, nel confronto con il pensiero di quanto nessuno di quegli uomini e donne avesse realmente a doversi considerare qual proprio avversario o, ancora, al pensiero di quanto ognuno di essi avrebbe potuto vantare una propria vita, dei propri affetti, una propria famiglia a cui poter sperare di fare ritorno, argomentazioni che, in quei propri primi nove lustri di vita non avevano mai avuto a sortire particolare effetto e che, certamente, non avrebbero iniziato allora a farlo; quanto e piuttosto, egoisticamente, al solo pensiero dell’immagine che, in tal senso, avrebbe potuto trasmettere ai propri figli, e a quella coppia di pargoli a cui già troppo sangue, già troppa morte ella aveva avuto occasione di mostrare e che, ora, avrebbe preferito smettere di fare…
… sempre ammesso che, allora, le fosse stata concessa una qualche possibilità in tal senso.

« L’età ti sta forse rammollendo, mia cara…?! » domandò la voce identificabile qual quella di Anmel, sopraggiungendo ancora a lei in maniera delicata, discreta, e pur perfettamente udibile « Non rammento tante remore, in passato, a compiere una carneficina, allorché ad avvisare della possibilità di farlo. » suggerì con malevola ironia, evidenziando quell’apparente incoerenza nel comportamento di lei e, in tal senso, attribuendolo erroneamente a un discorso di mancanza di forze, fisiche o psicologiche, per compiere quanto avrebbe avuto a dover essere compiuto.

A rendersi conto, tuttavia, dell’esistenza di un distacco fra quelle parole e la realtà dei fatti, non ebbe a essere soltanto Anmel, ma anche coloro che, lì presenti, si stavano impegnando a tentare di fermare, o di uccidere all’occorrenza, la famigerata donna da dieci miliardi di crediti, ragione per la quale una nuova carica venne mossa a suo discapito, malgrado quanto appena accaduto, malgrado quell’avvertimento che, con il sacrificio di quella colonnina di legno, avrebbe avuto a dover apparire sufficientemente chiaro.
Laddove tuttavia, ancora intontita, ancora disorientata dalla scarica che aveva attraversato il suo corpo, e che già, solo per un qualche rinnovato miracolo, non aveva avuto ragione di arrestare il suo cuore, Midda ebbe a scoprirsi lì necessariamente in una posizione di inferiorità pratica, oltre che teorica, proprio malgrado non ebbe altra possibilità che restituire il favore di quella violenza, di quegli attacchi, non ancor ricercando esplicitamente la morte dei propri antagonisti e, ciò non di meno, sfilandosi quei metaforici guanti di velluto con i quali si era rivolta loro sino a quel momento, per poterli allor affrontare con maggiore vigore, con più severa fermezza, e severa fermezza qual quella allor necessaria ad assumersi la possibilità di rompere qualche osso, a incominciare dall’avambraccio di un uomo che, precipitandosi su di lei ancor armato dello stesso manganello al plasma gli effetti più sgradevoli dei quali ella aveva già avuto occasione di provare, si ritrovò il proprio arto dolorosamente ripiegato in una postura del tutto innaturale, e allor utile per rigirare quella stessa arma a suo medesimo discapito, al fine di somministrargli, in maniera a dir poco poetica, la propria stessa medicina.
E più che la violenza del gesto, o gli effetti decisamente più dirompenti propri del plasma di quell’arma, quanto ebbe a imporre maggior disorientamento, se non, addirittura, disgusto sui volti di tutti i presenti fu, allor, il suono sordo di quelle ossa infante, suono accompagnato dalla più quieta indifferenza di chi, nel corso della propria vita, si era ritrovata a compiere decisamente di peggio per avere ragione di che preoccuparsi, di che inquietarsi per così poco.

« … Anmel! » tuonò pertanto la Figlia di Marr’Mahew, prendendo nuovamente voce in maniera diretta verso la propria nemesi e, in tal senso, non riservandosi ulteriori possibilità di scrupolo a tal riguardo, per quanto, dal punto di vista esterno, sarebbe potuto allor risultare, nel sentirla invocare un nome privo di qualunque senso all’attenzione di chi, lì, si stava ritrovando spiacevolmente coinvolto nella questione « Smettila di agire da cagna codarda e affrontami: ormai siamo soltanto tu e io! »
« E perché mai dovrei farlo…?! » domandò per tutta risposta l’altra, ancora con quella voce che, paradossalmente, sembrava aver a essere udita soltanto dalla donna guerriero e da nessun altro al di fuori di lei « … quale diritto credi di poter vantare tu, povera mortale, nei miei confronti?! »

mercoledì 11 dicembre 2019

3121


Midda, proprio malgrado, avrebbe dovuto ammetterlo: sin da quando, tre anni prima, era entrata per la prima volta in contatto con Maddie nel tempo del sogno, ella non aveva mai realmente preso in considerazione che cosa avesse a significare la sua presenza nel proprio mondo, e la sua presenza sulle tracce di un’altra Anmel Mal Toise. Quegli eventi, del resto, pur sopraggiunti paradossalmente in un momento di insolita quiete fra una crisi appena conclusa, quella che aveva condotto, in più riprese, al salvataggio e all’adozione di Tagae e Liagu, i suoi figli, e una crisi che, di lì a breve, sarebbe esplosa, quella rappresentata dalla caccia all’immortale Reel Bannihil e, a margine di ciò, al violento ritorno in scena di Desmair suo sposo, erano stati, invero, presto accantonati, dimenticati, da tutto ciò che poi era accaduto, in termini tali da non permetterle di prendere in considerazione né il fato a cui la Carsa resuscitata nel tempo del sogno avrebbe potuto essere stata destinata, aspetto purtroppo chiarito in tempi estremamente recenti, né, tantomeno, cosa, per l’appunto, potesse aver a significare la presenza di un’altra se stessa sulle tracce di un’altra Anmel Mal Toise nel proprio mondo natio.
Un’idea, in effetti, tutt’altro che entusiasmante a rifletterci… anche e soprattutto in considerazione di quanto, all’epoca, ella avesse accettato di intraprendere quell’assurda caccia allo spirito della regina shar’tiagha, della cosiddetta Oscura Mietitrice, nel rassicurante pensiero di quanto, ormai, nel proprio mondo, non fosse rimasta alcuna immediata minaccia in contrasto ai propri amici, in contrasto ai propri cari, essendo morta la sua gemella, e prima nemesi, Nissa; essendo, almeno all’epoca, Desmair ancor intrappolato all’interno del corpo di Be’Sihl, e avendo scelto Be’Sihl di accompagnarla; e avendo Anmel cercato, per l’appunto, rifugio fra le stelle del firmamento. Insomma: era partita a combattere una guerra lontana da casa nell’intendimento di quanto, in casa, nessuna minaccia di straordinaria entità sarebbe potuta restare a proiettare oscure ombre sul futuro dei suoi cari e dei suoi amici. Ma laddove, da un altro universo, da un’altra dimensione, un’altra se stessa, Maddie, era lì sopraggiunta nell’inseguire un’altra Anmel Mal Toise, e laddove, spiacevolmente, così come dimostrato dagli eventi occorsi nel tempo del sogno, nonché dalla loro recente avventura in contrasto a quella creatura mutaforma poi rivelatasi essere una reincarnata Carsa dominata dall’altra Anmel, le due regine avrebbero avuto a doversi riconoscere, fra loro, in spiacevole accordo; tutt’altro che piacevole avrebbe avuto a doversi intendere lo scenario così venutosi a presentare… e lo scenario che, oltretutto, avrebbe allor trovato non soltanto Maddie, ma anche alcuni dei suoi più importanti e antichi alleati, qual Howe e Be’Wahr, lì fra le stelle insieme a lei, a darle manforte nella propria guerra contro Anmel, lasciando, tuttavia, spiacevolmente scoperto il fronte domestico.
E molti… troppi avrebbero avuto a dover essere censiti i nomi ai quali Anmel avrebbe potuto far appello in suo emotivo contrasto. Carsa Anloch, certamente e innanzitutto, benché ormai riconoscibile solo nelle proprie originali spoglie di Ah'Reshia Ul-Geheran, e insieme a lei coloro che si erano allor impegnati a offrirle rifugio e riparo, gli abitanti della piccola isola di Konyso’M, coloro i quali Midda avrebbe avuto a doversi riconoscere legata ormai da quindici lunghi anni, sin da quando, nelle vesti della Figlia di Marr’Mahew, era entrata nei loro cuori in quella che, purtroppo, avrebbe anche potuto essere ricordata qual la loro ora più oscura. Ma non soltanto loro: in quel di Kriarya, la città del peccato del regno di Kofreya, molti, troppi avrebbero avuto a poter essere citati i suoi amici che, troppo facilmente, avrebbero potuto offrirsi qual bersaglio per le offensive dell’altra Anmel; fra le vette dei monti Rou’Farth, il sempre caro Ma’Vret, padre di H’Anel e M’Eu, quei meravigliosi figli che, purtroppo, ella non aveva mai riconosciuto qual propri, e che, ciò nonostante, in quel momento, a propria volta, avrebbero avuto a doversi riconoscere qual sopraggiunti fra le stelle per poterle essere d’aiuto nella propria guerra; e ancora fra i mari del sud, l’equipaggio della Jol’Ange, fra i quali, oltre a molti vecchi amici, probabilmente avrebbero avuto a dover essere annoverati anche gli ultimi membri in vita della propria stirpe di sangue, suo padre Nivre, e le sue nipotine gemelle Mera Ronae e Namile, il passato e il futuro dei Bontor;… e, accanto a tutti loro, ancora molti altri.
… troppi altri.

“Dannazione…!” imprecò mentalmente, venendo raggiunta, al fianco, da un violento colpo, e da un violento colpo che, in un istante, ebbe a rivelarsi essere proprio di un’arma al plasma, per così come la violenta scarica di energia improvvisamente riversata in contrasto al suo corpo ebbe a chiarirle le idee, rigettandola violentemente a terra.

Anmel era stata astuta. Maledettamente astuta.
Con poche, semplici parole era stata in grado di distrarla quanto sufficiente a permettere a un simile colpo di raggiungerla, e di travolgerla, in termini che non ebbero a vederla stramazzare morta a terra soltanto per mera fortuna ancor prima che per un qualche particolare merito. Per così come ella aveva già avuto in passato dolorosa occasione di sperimentare, la presenza di un nucleo all’idrargirio ad alimentare il suo braccio destro, infatti, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta anche una non sgradevole protezione contro ogni genere di attacco energetico, attacco che se ella fosse stata abbastanza abile da contenere entro i limiti del proprio stesso braccio non sarebbe da lei stato neppur percepito, venendo l’intera scarica assorbita dal nucleo stesso e, anzi, contribuendo gradevolmente a ricaricarlo, ma che, in altri meno fortunati casi, come quello lì appena occorso, non l’avrebbero egualmente vista subire gli effetti peggiori, in virtù del medesimo principio seppur, allor, condotto attraverso le proprie stesse carni, con tutte le opportune, e dolorose, conseguenze. Così, anche in quell’occasione, ella non era morta… pur non ritrovando neppur particolare ragione di entusiastico piacere al lancinante dolore impostole e a quella che, sicuramente, avrebbe avuto a dover essere già riconosciuta qual una sgradevole ustione sul proprio stesso fianco, là dove il colpo aveva trovato occasione di raggiungerla.
Ma se anche, a margine di tutto ciò, ella non avrebbe avuto a doversi considerare già morta, parimenti non avrebbe neppur avuto a dover essere fraintesa qual particolarmente viva… anzi.
Ad aggiungere fortuna alla propria fortuna, comunque, il colpo impostole non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual quello proprio di un’arma da fuoco, quanto e piuttosto, semplicemente, di una qualche arma bianca, un manganello, forse, che, a enfatizzare il proprio potere offensivo, avrebbe avuto a poter vantare un effetto energetico e, allor, un effetto energetico più volto a stordire che, realmente, a uccidere. Complice il proprio braccio, quindi, per quanto quel colpo potesse essere stato spiacevolmente violento, Midda Bontor, la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya, non avrebbe lì avuto a dover essere fraintesa qual già sconfitta: atterrata certo… intontita, pure… ma non sconfitta.
E, nel riconoscere quanto pericoloso avrebbe avuto a essere, per lei, restare lì a terra, in grazia a una nuova, violenta scarica di adrenalina, ella, sopravvissuta, in fondo, a molto peggio, ebbe a riprendersi, e a riprendersi in maniera quasi terrorizzante per i propri avversari, nel rialzarsi in piedi con un alto grido, un ruggito quasi, e restituendo il favore di quel colpo, di quell’offensiva, con un manrovescio del proprio arto meccanico, e, allora, senza offrire particolare riguardo a quanta energia in tal colpo, in tale attacco, ella avrebbe potuto imporre, e, a tutti gli effetti, neppure in contrasto a chi, o a cosa, ella avrebbe avuto a rivolgersi, ancor accecata dal dolore per poter, effettivamente, individuare un qualche bersaglio all’interno della confusione lì presente.
Un colpo che solo la sorte, pertanto, ebbe a condurre in contrasto a una colonna di legno, e a una colonna di legno riccamente elaborata nella propria forma e nel proprio aspetto, dorata sulla propria superficie, come gran parte dei fregi lì presenti, a meglio riconoscere risalto alla ricchezza di quel teatro, che, tuttavia, ebbe a tradursi istantaneamente in trucioli e segatura, letteralmente deflagrando nell’impatto, a rendere piena evidenza alla pericolosità di quel gesto, e di quel gesto che, fosse stato allor rivolto in contrasto a un cranio, non avrebbe portato sicuramente a un risultato dissimile, se non per il fatto che, in luogo a frammenti sparsi di legno e vernice dorata, in quel momento lì attorno sarebbero stati soltanto frammenti d’osso e di materia cerebrale.

martedì 10 dicembre 2019

3120


Riconoscendo i giusti meriti agli agenti della scorta dei vari membri dell’omni-governo, nel momento in cui Midda Bontor ebbe a giungere al palco d’onore, piombando al centro del medesimo quasi lì si fosse sospinta in volo, non uno fra gli uomini e le donne allor preposti alla protezione dei vari Sovrintendenti, o del Reggente, ebbero a perdere il controllo della situazione, riuscendo subito a reagire, e a reagire con piglio deciso in contrasto a una minaccia praticamente impossibile, complice, sicuramente, uno stato di preallarme nel quale tutti loro dovevano pur essere stati necessariamente coinvolti, nella stessa misura nella quale, d’altro canto, era stata coinvolta anche Casta Nikta.
Purtroppo per loro, al di là di ogni giusto merito, Midda Bontor, già Figlia di Marr’Mahew, già Campionessa di Kriarya, già Ucciditrice di Dei, già donna da dieci miliardi di crediti, e molti, altri titoli perduti nel mito, non avrebbe avuto a poter essere fraintesa qual una minaccia al loro stesso livello, malgrado, forse e ormai, ella non fosse più caratterizzata dallo stesso vigore fisico ed emotivo di cinque, dieci, quindici o vent’anni addietro. Così, quella splendida quarantacinquenne, in un’età quasi improbabile nel proprio mondo natale, soprattutto per una donna guerriero ex-mercenaria, e, comunque, in un’età, sempre nel proprio pianeta d’origine, degna del titolo di nonna, per quanto ella avesse da ben poco tempo accettato alfine quello di madre; e pur in un’età che, lì, fra le stelle, avrebbe avuto a poter essere intesa, fortunatamente per lei, quasi una seconda giovinezza, con un’aspettativa di vita decisamente superiore rispetto ai quanto mai in passato ella avrebbe potuto immaginare; lì, fra quegli uomini e quelle donne che, al meglio, avrebbero avuto a dover rappresentare la forza dell’omni-governo stesso, giunse in maniera a dir poco dirompente, accentuando la propria venuta, il proprio già mirabile impeto, in grazia a un alto grido, e a un alto grido che, simile al ruggito di una belva, ebbe a imporsi straordinariamente all’interno dell’intero teatro, arrivando persino a sovrastare i canti e le musiche lì in corso e pretendendo ogni attenzione per sé.
E quando il primo fra quegli sventurati a lei praticamente offerti in una sorta di sacrificio votivo, ebbe a essere catapultato al di fuori del palco, per ricadere, certamente malconcio, e pur ancora vivo, nella platea sottostante, l’alto grido di lei, ancor incompreso nella propria natura, nella propria ragione, fra il pubblico pur già incuriosito, pur già giustamente scandalizzato per quell’inaccettabile interruzione nel corso di un evento tanto importante, ebbe a meglio definirsi, e a meglio definirsi nella sentenza che ella ebbe allor a scandire a pieni polmoni…

« Cani maledetti! » tuonò ella, con l’impeto proprio di una vera dea della guerra, quasi avesse lì a dover essere riconosciuta qual Marr’Mahew incarnata, ancor prima, e semplicemente, che una sua figlia, titolo pur attribuitole soltanto, e ovviamente, a titolo onorifico « Mi avete cercata… avete dato la caccia a me, alla mia famiglia e ai miei amici… e, ora, eccomi a voi! » dichiarò, afferrando per il bavero una seconda guardia con il proprio destro e lasciandola seguire la via verso la platea già aperta dal proprio collega « Io sono Midda Bontor! E sono qui per porre fine alla tirannia che si annida nel cuore di Loicare! »

Una vera e propria dichiarazione di guerra, quella che ebbe quindi a scandire, perfettamente misurata in ogni propria singola parola, in ogni propria minima espressione, nella volontà, nel desiderio, allora, di avere a imporre quanto più panico possibile fra tutti i presenti, non soltanto entro i confini propri del palco d’onore lì occupato dall’omni-governo, ma anche, e ancor più, in tutto il resto del teatro, fra il pubblico in platea, fra quello nei vari palchi minori, e, persino, fra l’orchestra e i cantanti, e tutti coloro allor impegnati dietro le quinte, affinché non uno solo fra coloro lì presenti, uomini e donne, umani e chimere, avesse a restare indifferente al suo proclama.
Anmel Mal Toise l’aveva fatta apparire, sin dai primissimi giorni della sua presenza in quel di Loicare, qual una terribile minaccia all’ordine pubblico? D’accordo. Se ciò avrebbe avuto a dover essere riconosciuto quanto inteso da parte delle persone, degli abitanti di quell’intero pianeta, ella avrebbe lì avuto a offrire loro esattamente ciò che desideravano, quella minaccia tanto temuta, quella figura tanto odiata. Affinché non uno solo, fra tutti i presenti, potesse avere ragione di conservare la propria quiete emotiva, la propria calma interiore, avendo a dover temere per la propria incolumità, per la propria sopravvivenza, e lasciandosi dominare dal panico, e da quel panico incontrollato che, allora, avrebbe potuto provocare quietamente molti più danni rispetto a quanto mai ella avrebbe potuto impegnarsi a fare, anche ove accompagnata, all’occorrenza, da un intero esercito.
Tale, quindi, era il suo piano. E quel piano, cripticamente, già anticipato a Casta Nikta, alla quale aveva così affidato la salvezza di Pitra e, soprattutto, di Be’Sihl, nell’intento che non avessero a seguirla in quella follia, e in quella follia dalla quale, comunque, difficilmente ella avrebbe potuto riservarsi occasione di sopravvivere, se non per la sfida improba riservatasi non tanto contro gli occupanti di quel palco o contro un intero pianeta che, presto, nulla avrebbe potuto ricercare se non la possibilità di schiacciarla, sicuramente per la presunta presenza, in quelle confuse ombre, anche della propria avversaria per eccellenza, della propria nemesi, e di quella nemesi in contrasto alla quale era impegnata in un bizzarro, e più o meno consapevole, balletto da ormai quasi tre lustri.

« Sono qui, Anmel! » sancì quindi, con tono più moderato, e tono che potesse avere allor a coinvolgere soltanto gli astanti, coloro fra i quali avrebbe avuto a doversi celare la propria nemica « Facciamola finita una volta per tutte… » la invitò, ancor prima di avere effettiva possibilità di vederla, vuoi per la semioscurità lì comunque imperante, vuoi per la confusione nella quale, necessariamente, non avrebbe potuto ovviare a ritrovarsi, travolta, letteralmente, da ogni uomo e donna della sicurezza, e lì intenta a ovviare agli effetti più letali dei loro attacchi pur, ancora, in loro contrasto non sguainando alcuna arma, ma sol agendo a mani nude, e a mani che, nel suo caso, anche in assenza di quell’arto meccanico, avrebbero certamente rappresentato la più pericolosa arma con la quale mai avrebbe potuto accompagnarsi.

Un invito, una provocazione, quella che la Figlia di Marr’Mahew ebbe così a destinare alla propria nemica che, invero, avrebbe avuto a doversi intendere, dal suo punto di vista, più retorico che pratico, giacché, nel considerare di ben conoscere ormai l’approccio consueto della stessa Anmel a ogni possibilità di confronto diretto con lei, e quell’approccio volto a ovviare a tale possibilità, a tale occasione, delegandola di volta in volta a terzi, a campioni eletti di volta in volta, o, all’occorrenza, persino ai propri temibili vicari, ella mai avrebbe potuto attendersi da parte della regina shar’tiagha un qualche riscontro, una qualche risposta, già immaginandola intenta, insieme al resto dell’omni-governo, ad ammassarsi sul fondo del palco, cercando convulsamente un’occasione di fuga da lì, di ritirata da quel confronto e da quel confronto che, nel corso degli anni, si era ripetutamente impegnata a posticipare, rifiutandosi, persino e assurdamente, di affrontarla anche quando ella era stata fatta prigioniera da Milah Rica Calahab, nel delegare a quest’ultima ogni contatto con lei, in termini tali per cui, persino, ella era arrivata a fraintenderne l’identità e, in ciò, a presumere che proprio ella avesse a doversi intendere qual nuova ospite di quell’empio spirito.
Ciò non di meno, e in contrasto a ogni così propria aspettativa, una voce volle allora replicare a quel suo appello, e volle replicarle in termini privi d’ogni possibile ambiguità di sorta…

« Quanta spavalderia… quanta baldanza… » commentò in quello che avrebbe forse potuto essere inteso qual poco più di un sussurro, e pur un sussurro che giunse alle sue orecchie quasi fosse stato un grido « La mia cara nuora cerca finalmente un confronto diretto con me…?! E dire che, sino a oggi, ti sei tenuta ben lontana da Loicare. » suggerì, con incedere sarcasticamente critico nei suoi riguardi « Cosa succede, bambina? Ti sei arrabbiata per il fato di quella ridicola nave sulla quale ti sei divertita a scorrazzare fra le stelle…? Oppure per il fato a cui abbiamo destinato la tua amichetta Carsa…? » domandò provocatoriamente « Per inciso, hai mai pensato che, nel mentre in cui tu tanta commozione hai rivolto a un semplice costrutto onirico, la vera Carsa ha continuato a vivere inconsapevolmente la propria vita nel mondo che tu hai abbandonato soltanto per inseguirmi…?! Oh… come sarebbe facile per l’altra me stessa distruggere quell’inutile isoletta nella quale le hai fatto offrire rifugio e un falso senso di protezione… »

lunedì 9 dicembre 2019

3119


« Cosa intendi dire…?! » insistette l’accusatrice, maggiormente turbata da tali parole, e da parole che, allora, non avrebbero avuto certamente a poterla tranquillizzare, suggerendo soltanto il peggio, in termini tali che non avrebbe potuto ovviare a sperare avessero quindi a essere rettificati.

Prima di arrivare a prendere in considerazione il proprio sacrificio, ovviamente, Midda non avrebbe potuto avere a escludere superficialmente altre possibilità. Ciò non di meno, avere a procurare un allarme, e un allarme che non apparisse allor necessariamente forzato, in un contesto qual quello nel quale non avrebbe potuto vantare alcuna possibilità di sorpresa, non avrebbe avuto a doversi fraintendere sì ovvio per così come, all’occorrenza, avrebbe potuto avere piacere di desiderare. E se, a margine di ciò, la prima e più semplice soluzione che avrebbe avuto a poterla cogliere sarebbe stata quella di un incendio, e di un incendio che costringesse in ciò una rapida evacuazione dell’edificio, nella confusione più totale derivante dall’ansia di coloro che, in ciò, lì si sarebbero quindi ritrovati a essere coinvolti, tale scelta, tale opportunità, fu dalla sua mente fermamente rifiutata nell’ancor grave ricordo dell’ultima volta che aveva ricorso all’arma del fuoco al solo scopo di salvarsi, quando, a pagarne pegno, era stata allor la grande Biblioteca di Lysiath. E giacché, invero, ancor non superato avrebbe avuto a doversi riconoscere il senso di colpa per tutto ciò, avere ad aggiungere all’annovero della Storia data alle fiamme un altro edificio storico, un altro luogo d’arte e di cultura, francamente, non avrebbe avuto a potersi considerare, per lei, una scelta, un’opportunità fattibile… anzi.
Così, a confronto con l’interrogativo proprio di Casta, la Figlia di Marr’Mahew si ritrovò semplicemente a sospirare, portandosi la mancina all’altezza della spalla destra, appena sotto il bordo dell’abito, per andare lì a ritrovare l’inizio della guaina in pelle sintetica che, sino a quel momento, si era impegnata a dissimulare la presenza del suo braccio metallico e, con un gesto lento ma deciso, ebbe allor a sfilarsi quella sorta di lungo guanto, lasciando ricomparire, al di sotto dello stesso, la lucente cromatura della propria protesi. E se l’effetto visivo, a margine di ciò, non ebbe a risultare, entro certi limiti, sufficientemente stomachevole soprattutto da un punto di vista estraneo, dando l’impressione che ella stesse in tal maniera scarnificandosi volontariamente; decisamente più semplice e meno ripugnante ebbe a proporsi in gesto successivo e in gesto con il quale, allora, a terra, accanto a quella guaina di pelle sintetica, ebbe a essere gettata la propria lunga parrucca bionda, restituendo allo sguardo della propria interlocutrice il rosso naturale del propri capelli, lì insolitamente pettinati in maniera più che ordinata per aderire alla perfezione al suo capo.

« Che cosa stai facendo…?! » provò ancora a domandare l’accusatrice, non comprendendo il senso ultimo di quanto ella stava lì compiendo, e di quanto stava allor compiendo a rivoluzionare completamente il proprio aspetto, evidentemente rinunciando a tutto ciò che aveva allor allestito al fine di passare quanto più possibile inosservata nel corso di quella stessa serata.

Prima di risponderle, tuttavia, Midda ebbe ancora un particolare a cui volgere la propria attenzione, offrendole nel contempo di ciò un rassicurante, lieve sorriso a domandarle laconicamente, in ciò, di volerle concedere ancora un istante. Così, la donna guerriero ebbe lì a chinarsi in avanti, ripiegandosi su se stessa per giungere circa all’altezza di metà coscia, là dove le pieghe naturali della stoffa dell’abito andavano a lasciar incominciare il breve strascico del suo stesso abito, per afferrare il rosso velocrespo fra le dita metalliche della propria destra e quelle in carne e ossa della propria sinistra, e lì iniziare a tirare con forza, strappando senza troppa fatica il tessuto, sbrindellandolo, in effetti, nella violenza propria dell’insensibile arto metallico e, in tal senso, liberando almeno due terzi delle proprie gambe, prima spiacevolmente intrappolati all’interno della gonna, in termini tali per cui le proprie possibilità di movimento, di azione, sarebbero risultate necessariamente ridotte. E se, al di sotto di quell’abito, di quella gonna ormai ridotta a uno straccio rigettato, a propria volta, a terra, ebbero lì a riemergere i due pugnali con i quali ella aveva premurosamente deciso di accompagnarsi per la serata, non a essi, quanto e piuttosto alle proprie scarpe contraddistinte da un tanto vertiginoso quanto scomodo tacco ella ebbe a rivolgere la propria ultima attenzione, sfilandosele con indifferenza e, con indifferenza, gettandole insieme al resto di quello che, fino a pochi istanti prima, rappresentava l’immagine di una donna ben diversa dall’Ucciditrice di Dei lì ritornata, allora, quasi integralmente alla vista.
Certo, a onor del vero il proprio mancino avrebbe avuto ancor a doversi considerare ricoperto da una guaina non dissimile a quella che aveva sfilato dal destro, e il proprio volto si poneva ancor celato al di sotto del pesante trucco impiegato per mistificare la cicatrice lì presente, così come anche i propri occhi color ghiaccio, ancora, avrebbero avuto a doversi giudicare nascosti al di sotto delle lenti verdi: ma al di là di simili dettagli, e al di là della colorazione più vivace applicata, più in generale, alla sua intera carnagione, della signora Dragde non era più rimasta traccia, sacrificata per prima a permettere alla donna da dieci miliardi di crediti di avere lì a fare nuovamente capolino.

« Ricordati del favore che ti ho domandato, Casta. » le domandò di nuovo la donna guerriero, con un ultimo, quieto sorriso verso di lei « Porta in salvo Pitra e il mio compagno… qualunque cosa accada! »

E se, in effetti, Casta Nikta non avrebbe ancor potuto vantare la benché minima consapevolezza nel merito di quanto l’altra avrebbe voluto compiere, in un’esplicita riluttanza da parte della stessa voler condividere dettagli a tal riguardo; al termine di quella strana svestizione, qual solo avrebbe potuto essere descritto quanto lì appena occorso, ella non ebbe occasione di poterle nuovamente domandare lumi a tal riguardo, giacché, al termine di quelle poche, e ripetute, parole, di quella reiterata richiesta verso di lei, Midda si limitò ad ammiccare con l’occhio sinistro, prima di dirigersi, scalza e, ciò non di meno, con passo svelto, nuovamente verso l’interno del loro palco.
Un movimento, quello proprio della donna guerriero, che ovviamente non ebbe lì ad arrestarsi superata la soglia o i tendaggi dietro di essa, ma che proseguì ancora con decisione, praticamente di corsa, sino alla balaustra, sopra alla quale, con mirabile agilità, quasi simile a un gatto, ebbe allor a saltare, cercando solo per un istante un fugace momento di equilibrio utile a concederle di focalizzare nuovamente il proprio sguardo in direzione del proprio obiettivo, prima di gettarsi oltre, e di gettarsi oltre non, tuttavia, in direzione della platea, quanto e piuttosto del grande palco d’onore, quel palco presente a pochi piedi di distanza sotto di loro, alla loro sinistra, e verso il quale, aggrappandosi all’ultimo alle colonnine ornamentali della struttura, ebbe a reindirizzare il proprio movimento. Un movimento, il suo, che ovviamente non avrebbe potuto esaurirsi in un sol gesto, ma che, allor, la vide passare, quindi, dal proprio palco a quello presente lungo la diagonale inferiore mancina, piombando, in ciò, improvvisamente innanzi a coloro lì intenti a seguire l’opera e, necessariamente, scatenando delle grida da parte degli stessi, grida delle quali, tuttavia, non ebbe allor a preoccuparsi semplicemente nel proseguire oltre e nel coprire rapidamente, attraverso altri due, similari passaggi, la distanza allor esistente fra lei e la propria eletta meta.

« Per tutti gli dei! » imprecò tardivamente Be’Sihl, riuscendo a elaborare razionalmente quanto il suo sguardo aveva colto solo dopo un istante di troppo, tempo già utile all’amata per essere già proseguita oltre.
« Ma cosa…?! » gemette Pitra, sgranando gli occhi a confronto con l’assurdità di quanto anch’egli aveva così appena veduto occorrere, pur non credendo di averlo effettivamente potuto vedere, giacché soltanto follia tutto ciò avrebbe necessariamente rappresentato.

E laddove, purtroppo, quel tutt’altro che piacevole giuoco avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual posto in essere, a Casta Nikta, alle loro spalle, non restò altro da fare che doversi confrontare con la propria coscienza, nel ritrovarsi spiacevolmente divisa fra i propri doveri in quanto magistrato, e ciò che, in quanto appena occorso, avrebbe avuto a doversi giudicare l’ultima richiesta, l’ultimo desiderio, di una condannata a morte.

domenica 8 dicembre 2019

3118


« Sono stata informata della tua presenza, e della tua presenza accanto a me, al termine dell’intervallo. » dichiarò quindi, a condividere con apparente onestà quell’informazione, in quieto allineamento morale con quanto dichiarato sino a quel momento, e con l’apparente assenza di qualsivoglia particolare giudizio preventivo nel merito della colpevolezza della propria interlocutrice a confronto con la lunga lista di crimini dei quali ella era stata accusata « Mi è stato chiesto di tenere sotto controllo te, il tuo compagno e Pitra sino al termine dello spettacolo: a ovviare a qualsivoglia possibilità di scandalo, infatti, stanno organizzando il vostro arresto soltanto all’uscita dal teatro, cercando di riservarsi minore occasione di pubblicità possibile a riguardo della tua presenza qui, questa sera, laddove troppo pericoloso sarebbe il panico che la diffusione di questa informazione potrebbe comportare fra il resto del pubblico. »
« Comprensibile… » commentò quasi fra sé e sé l’Ucciditrice di Dei, storcendo appena le labbra verso il basso e, in assenza di maggiori dettagli, non potendo ovviare a ricondurre la questione, necessariamente, alla stessa Anmel Mal Toise, la sola che, del resto in termini più che preventivati, non avrebbe avuto a poter essere ingannata dal proprio camuffamento, né, tantomeno, da quello ancor meno elaborato di Be’Sihl, ravvisando o l’uno, o l’altra, e immediatamente avendo, in ciò, a ricostruire l’intera questione « … quello che è meno comprensibile è perché tu, ora, me lo stia dicendo. Sei un’accusatrice dell’omni-governo: perché mischiarti con una persona come me…?! »
« Anche Pitra è un accusatore. » asserì l’altra, scuotendo appena il capo a minimizzare ogni possibile ragione di scandalo a confronto con quel pensiero, con quell’idea « E, per quanto ho avuto modo di comprendere, non credo che lo stiate minacciando o ricattando in alcun modo per costringerlo a compiere quanto sta compiendo… » suggerì, aggrottando appena la fronte, a dimostrare tutta la propria perplessità a tal riguardo « Se consideriamo che, fra tutti i magistrati di Loicare, proprio lui dovrebbe essere colui che maggiormente dovrebbe essere interessato al tuo arresto, mi è difficile credere che, improvvisamente, egli sia divenuto tuo complice senza una qualche valida ragione a tal riguardo. »

Parole razionali, logiche e lineari, quelle che ebbe lì a presentare Casta Nikta, che non poterono ovviare a compiacere la Figlia di Marr’Mahew, a confronto con le quali, allora, ebbe a ritrovare confermato ogni proprio precedente giudizio emotivo formulato a suo riguardo nel corso di quella stessa serata: quella donna le piaceva, e le piaceva parecchio, perché, a qualunque facile conclusione, ella si impegnava allora ad anteporre la propria razionalità, la propria logica, cercando di dare un senso alle cose e non, più comodamente, accettandole in quanto tali, per così come pur, invero, la maggior parte delle persone avrebbero avuto a dover essere riconosciute solite operare.
In ciò, quindi, in grazia a un tale approccio, Casta Nikta avrebbe potuto divenire, con molta probabilità, un’ottima interlocutrice con la quale avere a rapportarsi, se soltanto avesse avuto il tempo di spiegarle la propria storia: purtroppo il tempo, in quella serata, avrebbe avuto a doversi riconoscere un lusso da non poter sprecare, nella necessità, lì sempre più urgente, di avere a riorganizzare i propri piani e a trovare un’occasione di fuga da quel teatro senza, in ciò, avere a vedersi inseguiti da un intero pianeta… o quasi.

« Mi piaci, Casta. » sancì quindi Midda, annuendo con placida convinzione a quella presa di posizione nei riguardi dell’accusatrice « Non mi è ancora ben chiaro qual genere di rapporto ci sia, o ci potrebbe essere, fra te e Pitra… ma, al di là di questo, mi piaci sin da quando mi sei stata presentata. E, in questo, mi piacerebbe davvero poterti raccontare tutta la mia storia, facendoti comprendere cosa stia realmente accadendo. » argomentò, suggerendo l’esistenza di un qualche possibile coinvolgimento emotivo fra i due accusatori o, quantomeno, i semi utili a un possibile coinvolgimento emotivo fra gli stessi, semi, tuttavia, in quel mentre ancora ben distanti dall’avere possibilità di germogliare, complici certamente molte questioni passate in sospeso su ambo i fronti, nel merito delle quali, ancora, ella non avrebbe potuto vantare consapevolezza alcuna né, in quel frangente, sarebbe stato utile approfondire « Ma, per quanto mi hai appena detto, il tempo ha a doversi riconoscere quanto mai tiranno in questo frangente… e, per me e per i miei compagni potrebbe essere indispensabile avere a non sprecare l’occasione che tu ci stai offrendo per non ritrovarci in trappola. »
« Posso capirlo… » confermò l’altra, annuendo appena « Ma non partire dall’erroneo presupposto che io sia la sola informata dei fatti: temo, invero, che voi tre abbiate a dovervi già considerare in trappola. Che lo spettacolo sia finito o no. »
« Thyres… » imprecò a denti stretti la donna guerriero, non riuscendo a offrir torto all’interlocutrice, laddove estremamente ingenuo sarebbe stato credere che ella avesse a doversi riconoscere qual la sola allora informata sui fatti e, in tal senso, allertata in termini tali da poter prevenire qualunque proprio operato.

Anmel, presumibilmente dietro a tutto ciò, stava lì dimostrando, ancora una volta, di non aver a dover essere sottovalutata come avversaria, non avendo sprecato l’occasione da loro forse troppo ingenuamente offerta per trasformare una potenziale trappola a proprio discapito in una trappola a discapito dei propri stessi avversari, traducendoli da predatori a prede e, in tal senso, riprendendo il controllo della situazione.
Così, se essi fossero rimasti lì tranquilli sino al termine dello spettacolo, si sarebbero ritrovati in trappola nella maniera più ovvia possibile, ma anche nell’eventualità in cui non fossero rimasti lì fermi ad attendere la conclusione dell’opera, cercando di evadere prima, ineluttabile sarebbe stata una qualche presa di posizione a loro riguardo, potenzialmente nella maniera più discreta possibile, a ovviare a spiacevoli crisi di panico collettivo all’interno del teatro. E, forse, proprio l’idea di una crisi di panico collettiva all’interno del teatro avrebbe avuto a doversi giudicare la più assennata a scatenarsi, in termini che, forse e spiacevolmente, avrebbero coinvolto innocenti spettatori nella questione, e che pur, quantomeno, avrebbero allor assicurato una qualche possibilità di fuga se non per l’intero gruppo, almeno per una parte dello stesso…
… del resto, senza nulla voler togliere a Be’Sihl o a Pitra, la stella della serata avrebbe avuto a dover essere comunque riconosciuta essere lei, la famigerata donna da dieci miliardi di crediti.

« Ho bisogno che tu mi faccia un favore, Casta. » asserì quindi la Figlia di Marr’Mahew, riprendendo voce verso la propria interlocutrice « Nel momento in cui si genererà il tumulto, dovrai prendere Pitra e il mio compagno e condurli fuori da qui: non è necessario che questa sera il sipario cali sopra a tutti e tre. »
« Cosa vuoi fare…?! » domandò l’accusatrice, necessariamente inquietata da tali parole, e da parole che, allora, non avrebbero potuto lasciar presumere nulla di buono per lei.

Ottima domanda: cosa avrebbe voluto fare…?!
Non che nel corso della propria vita ella non avesse preso decisioni quantomeno discutibili, scelte in confronto con le conseguenze delle quali aveva avuto occasione di salvarsi, sovente, più per fortuna che per reale merito. Ma quello che stava ipotizzando, in maniera molto approssimativa, di compiere, avrebbe avuto a doversi giudicare decisamente sopra le righe anche a confronto con i propri consueti canoni… e sopra le righe quanto sufficiente per poter rappresentare per lei un metaforico canto del cigno.
Quantomeno, però, se così fosse stato, se quella avesse avuto a doversi riconoscere qual la propria ultima serata, non se ne sarebbe andata via da sola, ma avrebbe condotto con sé anche la propria nemica giurata, la propria nemesi, la ragione per la quale, cinque anni prima, aveva accettato di lasciare i confini del proprio mondo per immergersi in quella più amplia, e decisamente più confusa, visione della realtà lì offerta fra le stelle, esplorando nuovi mondi, incontrando nuove persone, e vivendo esperienze che mai, nel proprio mondo natio, le sarebbero state probabilmente concesse.

« Se non posso scappare, mi rimane soltanto una possibilità… » sospirò Midda, scuotendo appena il capo con aria rassegnata a confronto con una scelta tutt’altro che ottimale, e pur, comunque, praticamente obbligata « … palesare la mia presenza qui e dare a tutti esattamente ciò che si aspettano: una terrificante minaccia da combattere a ogni costo e con ogni mezzo. »

sabato 7 dicembre 2019

3117


Ma se pur, in tutto ciò, Midda ebbe a peccare di distrazione, non cogliendo le attenzioni che Casta Nikta ebbe pur discretamente a rivolgerle, qualcun altro si rivelò altresì ben attento in tal senso: non Pitra, che, per ovvie ragioni, non avrebbe mai destinato il proprio sguardo nella direzione della collega, quanto e piuttosto Be’Sihl, il quale, posto in seconda fila e, in ciò, impossibilitato a tentare di cogliere l’eventuale profilo di Anmel Mal Toise sotto di loro, poté altresì avere naturale occasione di verificare quanto, improvvisamente, gli sguardi dell’accusatrice avrebbero avuto a doversi riconoscere più destinati alla Figlia di Marr’Mahew che all’esecuzione lirica e sinfonica, in termini tal da lasciar spiacevolmente temere per il peggio a tal riguardo. Così, per quanto nella prima parte della serata Casta Nikta non aveva offerto loro ragione alcuna di allarme, di sospetto, proponendosi, al contrario, qual una figura potenzialmente amica, un magistrato la compagnia della quale avrebbe avuto a doversi intendere decisamente più gradevole rispetto a quella propria del “loro” Pitra Zafral, la seconda parte di quella medesima serata ebbe a suggerire, all’attenzione dello shar’tiagho, la possibilità di un pericolo da parte sua, e di un pericolo per affrontare il quale, ovviamente, non avrebbe avuto a tirarsi indietro, compiendo, seppur con una certa riluttanza, quanto sarebbe stato necessario compiere per il bene di colei alla quale aveva votato la propria intera esistenza.
Così, quando a metà del secondo atto Casta ebbe a fare la propria mossa, Be’Sihl avrebbe avuto a doversi riconoscere più che pronto a reagire, in una scarica di adrenalina che ebbe a coinvolgere ogni singolo muscolo del proprio corpo, per permettergli di scattare, e di scattare in avanti, in contrasto a qualunque genere di minaccia…
… benché, almeno nell’immediato, non ve ne fu apparente necessità alcuna. Pur mossasi, infatti, in direzione dell’Ucciditrice di Dei, praticamente seduta accanto a lei, l’accusatrice non ebbe a mostrare atteggiamenti aggressivi a suo discapito e, anzi, limitò tutto il proprio operato a un lieve tocco della propria mancina sulla destra di lei, per attrarne l’attenzione, seguita da un sussurro, ovviamente inudibile al di fuori dell’attenzione della diretta destinataria, offerto al suo orecchio. Un sussurro, quello che Casta destinò a Midda, che ebbe allora a richiamare l’attenzione dell’ex-mercenaria, facendola voltare verso di lei e lasciandola, per un istante, quasi interdetta, benché, subito dopo, ella ebbe ad accennare un lieve movimento d’assenso con il capo a conferma di una non meglio chiarita richiesta. Conferma che, con discrezione, vide quindi Casta destinarle un lieve sorriso, prima di avere ad alzarsi e, con passo leggero e agile, muoversi fra i presenti all’interno del palco per dirigersi verso l’uscita dallo stesso, domandando scusa per il disturbo così loro imposto.
E laddove, un attimo dopo, anche Midda ebbe a levarsi in piedi, per seguire l’esempio offerto dalla propria interlocutrice, il già allarmato Be’Sihl non poté ovviare a temere per il peggio, e, in tal senso, a predisporsi mentalmente alla battaglia, pronto a sua volta ad alzarsi e a seguire l’amata. Ma, in un fugace contatto fra i loro sguardi, la donna da dieci miliardi di crediti ebbe a esprimere un quieto diniego nel confronto con il possibile intervento del proprio compagno, scuotendo appena il capo e, con un cenno della mano, appoggiata delicatamente sulla sua spalla destra al proprio passaggio, domandandogli di non avere a intervenire, lì restando seduto a dimostrare quella pur imprescindibile fiducia che avrebbe avuto a dover essere fra loro, allora come era sempre stata in passato.
Così, pur non potendo placare la propria tensione, Be’Sihl restò lì seduto, ritrovandosi destinatario, un istante dopo il passaggio di Midda, di uno sguardo interrogativo da parte di Pitra, sguardo al quale non ebbe altra possibilità che reagire stringendosi appena fra le spalle, a dimostrare tutta la propria più quieta e onesta inconsapevolezza nel merito di quanto potesse lì star accadendo e di quanto, là fuori, alle loro spalle, sarebbe allor accaduto.
Un’inconsapevolezza che, malgrado la silente rassicurazione impostagli dalla Figlia di Marr’Mahew, sarebbe stata allor un po’ meno quieta se soltanto egli avesse avuto occasione di sentire cosa Casta aveva avuto a pronunciare nell’orecchio della propria amata un istante prima…

« So chi sei. » aveva scandito, con tono quanto più possibile tranquillo e amichevole « E non sono l’unica a saperlo. » aveva soggiunto, suggerendo fra tutti i possibili scenari quello peggiore « Quello che non so è perché tu sia qui, insieme a Pitra… aiutami a capirlo, per favore. »

Una dichiarazione, quella così udita dall’accusatrice, che non avrebbe potuto ovviare a veder dilatarsi, al di sotto delle lenti a contatto colorate, le nere pupille della donna guerriero all’interno delle sue iridi color ghiaccio, in una reazione di necessaria sorpresa, sorpresa alla quale, di lì a un istante, non aveva potuto ovviare a seguire una fredda determinazione innanzi a quell’interlocutrice, e quell’interlocutrice il ruolo della quale, in quella faccenda, avrebbe meritato di essere compreso prima di qualunque azione di forza.
Azione di forza che, del resto, da parte della Figlia di Marr’Mahew  avrebbe potuto quietamente occorrere in grazia all’intervento del suo destro, e di quel destro che, senza fatica alcuna, avrebbe potuto liberarsi di una minaccia ben più temibile rispetto a quella che, potenzialmente, avrebbe potuto riservarle della splendida, alta, slanciata, e pur anche esile, avversaria, nel seguire il silenzioso invito della quale, quindi, ella non mancò di alzarsi a sua volta, per affrontarla in maniera più discreta al di fuori di quel palco, e di quel palco che, pur, non sarebbe comunque stato un terreno di battaglia favorevole, nel caso in cui gli eventi fossero degenerati.
E per quanto, a margine di tutto ciò, Midda si ritrovò a essere perfettamente conscia di come, là fuori, avrebbe potuto attenderla un qualunque esercito, ella preferì ovviare a coinvolgere Be’Sihl, richiedendogli di restare lì seduto e di fidarsi di lei, e di fidarsi di lei nella stessa misura in cui, forse, ella si stava emotivamente fidando di quell’accusatrice, per quanto, obiettivamente, ogni riflessione razionale le avrebbe richiesto di agire in direzione esattamente opposta a quella.
Passato il pesante tendaggio sul fondo del palco, e superata la porticina di divisione verso il corridoio esterno, Midda dovette sforzarsi di compensare rapidamente il cambio di luminosità là fuori offerto ai propri occhi, per non avere a ritrovarsi in sgradevole svantaggio a confronto con eventuali antagonisti. Un confronto che, pur, lì non le venne imposto, offrendo apparentemente ragione alla quieta, e immotivata, fiducia che ella aveva pur voluto destinare all’accusatrice e riservandole, in tal senso, soltanto un’opportunità di confronto con l’affascinante Casta Nikta.

« Da quanto lo sai…?! » ebbe immediatamente a domandare verso il magistrato, desiderando comprendere in quali termini il proprio travestimento avesse avuto a doversi riconoscere sì fallace, malgrado tutti gli sforzi in tal senso spesi da Rula e Rín.
« Da meno di quanto mi avrebbe potuto far piacere ammettere… » sorrise l’altra, scuotendo appena il capo a dimostrazione di quanto, forse, la questione avesse sorpreso anche lei in misura non inferiore alla propria controparte « Non stavo mentendo nel dire che ho evitato di seguire il morboso caso mediatico che hanno costruito attorno al tuo nome. E, francamente, non ti avrei mai riconosciuta: complimenti per il trucco, per inciso… »

Midda non reagì a confronto con quelle parole, laddove più che palese avrebbe avuto a doversi intendere l’ovvio interrogativo successivo, e quell’interrogativo che, allora, avrebbe avuto a doversi considerare rivolto a comprendere come ella avesse allor potuto intendere la verità.
Un interrogativo al quale, puntualmente, l’altra ebbe così a rispondere, sperando in tal senso di dimostrare una sincera volontà di collaborazione con lei, almeno fino a quando non si fosse riservata una propria chiara idea su quanto lì stesse allor accadendo, non avendo a doversi fraintendere qual quel genere di persona abituata a delegare a terzi le proprie decisioni, soprattutto quando di ordine morale…

venerdì 6 dicembre 2019

3116


Pitra Zafral ebbe occasione di ricongiungersi a Midda e a Be’Sihl soltanto dopo aver fatto ritorno al loro comune palco, in termini che non avrebbero potuto lasciarlo soddisfatto nell’ovvia necessità di voler ricercare un momento di quieto confronto con loro e che, ciò non di meno, non avrebbero potuto esser comunque differenti, laddove, nell’imminente ripresa dello spettacolo, obbligato sarebbe stato per tutti loro riprendere i propri posti, a minimizzare ogni rischio di spiacevoli allarmi, fosse anche e soltanto fra i loro stessi compagni di serata, compagni all’interno dell’annovero dei quali, allora, non avrebbe avuto a dover essere dopotutto dimenticata la presenza di un’accusatrice, e di un’ottima accusatrice qual, certamente, egli avrebbe potuto in fede testimoniare aver a essere Casta Nikta.
Così, non ravvisandoli attorno a sé nel ridotto al termine della propria chiacchierata con il Reggente, egli non si era riservato ragione di preoccupazione nel merito del loro fato, dando per scontato quanto, in effetti, era quindi accaduto e facendo, pertanto, a sua volta ritorno al proprio posto, prima che qualche maschera troppo zelante potesse avere giusta occasione di rimproverarlo…

« Eccovi qui… » accennò egli un sorriso, nel riprendere posizione accanto ai propri complici, e nell’evitare accuratamente di incrociare il proprio sguardo con quello della collega, nel non essersi certamente già dimenticato di quanto occorso all’inizio di quella stessa serata e nel non sentirsi, in ciò, ancor pronto a cercare un qualunque genere di confronto con loro.
« Ti abbiamo visto impegnato con il Reggente e abbiamo pensato sarebbe stato opportuno evitare di disturbarti. » lo informò per tutta replica Midda, a ben evidenziare, seppur con fare quasi distratto, quasi non volesse offrire alcuna particolare importanza a quel particolare, quanto avessero entrambi ben colto l’evidenza dell’accaduto e, soprattutto, avessero ben colto la donna presente al fianco dello stesso Reggente nel mentre della sua chiacchierata con lui « Tutto bene…? »
« Certamente. » confermò l’accusatore, non concedendosi alcun particolare commento a tal riguardo, nella consapevolezza di aver allora a dover misurare le proprie parole, e, soprattutto, le proprie parole innanzi all’attenzione delle altre persone lì presenti « Il solito scambio formale di saluti e nulla di più. E’ comunque un uomo molto impegnato… anche stasera non si è mai potuto separare dal proprio capo di gabinetto, quasi, allorché godersi la mondanità di questo evento, sia qui solo per lavorare. » sancì, pronunciando non a caso quelle parole e quelle parole che, volle sperare, avessero a ben comunicare ai propri interlocutori l’identità della figura da loro così ricercata, e quella figura che, quindi, altri non avrebbe avuto a doversi riconoscere se non qual il capo di gabinetto del Reggente Amaka Bomara.

Capo di gabinetto: una combinazione molto semplice di parole per definire una figura soltanto apparentemente minore all’interno della complessa realtà organizzativa dell’omni-governo e, ciò non di meno, forse una delle personalità più importanti, seconda solo a quella del Reggente o, probabilmente, neppure a esso. Anche perché, laddove il migliore fra tutti i Reggenti avrebbe visto la propria durata in quanto tale limitata dalla legge stessa, e da quella legge che, a ovviare a derive autoritarie non avrebbe permesso a nessun Reggente di perdurare, nel proprio ruolo, per più di un dato numero di anni, o cicli come si era soliti definirli nella lingua comune; il migliore fra tutti i capi di gabinetto avrebbe potuto restare al proprio ruolo, e al proprio ruolo di comando, e di comando di ogni aspetto della vita professionale e sovente personale dei Reggenti, al contrario, per un tempo potenzialmente illimitato, non avendo, almeno formalmente, a ricoprire alcuna carica di concreto potere istituzionale, sebbene, informalmente, da lui, o da lei in questo specifico caso, sarebbero dipeso in realtà molto della riuscita, o del fallimento, di quello stesso omni-governo e dell’operato del reggente. Così come, dopotutto, era più che noto, i migliori Reggenti avrebbero avuto a poter essere distinti in conseguenza alla scelta compiuta nella designazione di un buon capo di gabinetto, allo stesso modo in cui i peggior Reggenti avrebbero avuto a essere ricordati in conseguenza alle peggiori scelte compiute nel merito degli stessi. E giacché nulla della vita professionale e sovente personale dei Reggenti avrebbe potuto prescindere la figura del capo del gabinetto, facile sarebbe stato comprendere il perché tale ruolo avrebbe avuto a potersi dimostrare semplicemente ideale per la regina Anmel Mal Toise, ponendola al potere, e al potere di una delle più temibili potenze interplanetarie di quell’angolo di universo senza, in ciò, realmente esporla, ad attrarre sgradevoli attenzioni, quali, per l’appunto, quelle proprie di Midda e Be’Sihl o, accanto a loro, di Pitra Zafral.
Come avevano potuto essere tanto sciocchi da non prendere in considerazione quella possibilità? Come avevano potuto essere tanto stolti, nella propria analisi, da dimenticarsi di una figura sì chiave? Semplice: prima di quella sera, per Midda e Be’Sihl quella combinazione molto semplice di parole non avrebbe avuto a significare nulla, se non offrire un fraintendibile richiamo all’unica chiave di lettura da loro sino a quel momento conosciuta per la parola “gabinetto”, pur facilmente intuibile, allora, qual non attinente a quel particolare contesto. Solo Pitra Zafral, in tal senso, avrebbe potuto avere quindi a essere riconosciuto qual colpevole di tale mancanza, e una mancanza a dir poco vergognosamente ingenua da parte propria.
E, di ciò, l’accusatore ebbe a rendersi spiacevolmente conto nel momento stesso in cui ebbe a concludere la propria frase, e quella frase pur lì così scandita a beneficio dei propri interlocutori, e di quegli interlocutori a confronto con le conoscenze dei quali tutto ciò non avrebbe avuto poi alcun particolare significato, se non quello di confermare quanto, effettivamente, egli avesse così individuato la perfetta scelta per una potenziale Anmel Mal Toise.

« Per fortuna ora riprende lo spettacolo… » concluse quindi egli, storcendo le labbra verso il basso e domandandosi qual genere di iattura gli si fosse incollata addosso quella sera, tale da fargli aprire la bocca sempre un attimo prima che il cervello avesse a ricollegarsi, permettendogli, in tal senso, di pronunciare alla perfezione le peggiori parole che avrebbe mai potuto scandire.

Ma per quanto potenzialmente affascinata dallo spettacolo, e dal mirabile spettacolo lirico, a confronto con il pensiero di una tanto prossima vicinanza con la propria antagonista, la propria nemesi, allor identificata anche nella propria attuale forma, Midda Bontor non avrebbe potuto riservarsi il benché minimo interesse nei riguardi di quanto avrebbe potuto riprendere ad accadere né in scena, né ai piedi della scena, avendo a preferire cercare di dedicare la propria attenzione, e i propri sguardi, a ricercare l’immagine propria di Anmel Mal Toise all’interno del palco d’onore sotto di loro, là dove, per tutta la prima parte della serata, non aveva pur proiettato il benché minimo interesse, troppo presa, troppo distratta, da un ben più interessante genere di visione.
Purtroppo per lei, il tempo loro concesso nell’intervallo avrebbe avuto ormai a doversi riconoscere qual scaduto. E, per quanto ella avrebbe potuto desiderare avere a individuare il volto della propria avversaria, tale occasione non le venne concessa nella penombra entro la quale il teatro tornò a trovarsi immerso e nell’oscurità che pur capeggiava all’interno di ogni palco, incluso il palco d’onore, celando chiunque non avesse a trovarsi allor posizionato in prima fila, nell’immediata vicinanza con il bordo del palco stesso.
Ciò di cui, in tal maniera distratta a tentare di indovinare le sagome di coloro celati all’interno del palco d’onore, ella non ebbe proprio malgrado a rendersi pienamente conto fu quanto, allora, nel mentre in cui ella stava tentando di ritrovare il volto della propria nemica fra quelli là sotto visibili, o, quantomeno, intuibili, qualcun altro si stava lì improvvisamente dimostrando interessata a lei, rimirandola con curiosità e attenzione. E curiosità e attenzione che mai avrebbero avuto a potersi giudicare pericolose come quelle provenienti da un magistrato dell’omni-governo, un accusatore… o, per meglio dire, un’accusatrice, nel confronto con la quale, dopo aver già trascorso la prima metà della serata al fianco della stessa, non avrebbe avuto ingenuamente altra ragione utile ad attendersi qualche sorpresa…

giovedì 5 dicembre 2019

3115


Be’Sihl, dal canto proprio, avrebbe lì avuto a doversi considerare animato da minori dubbi. O, in effetti, dall’assenza più totale di dubbi nel merito della necessità di agire, e di agire a ogni costo per porre fine al problema nella maniera più rapida possibile. E ciò, dal proprio personalissimo punto di vista, non avrebbe avuto a dover essere considerata qual una mera conseguenza di quell’indurimento del proprio cuore sperimentato nel corso di quelle ultime stagioni, e di quelle ultime stagioni nel corso delle quali, proprio malgrado, egli si era ritrovato a compiere determinate scelte, e determinate scelte volte a dimostrarsi spiacevolmente impietoso non nella ricerca, pur all’occorrenza paradossale, di una qualche occasione di pace, quanto e piuttosto per pura e semplice brama di vendetta e di sangue: al di là di quanto, allora, egli avrebbe potuto avere possibilità di vergognarsi di se stesso per quella propria violenta deriva, infatti, la quieta lucidità con la quale avrebbe lì avuto a decretare la necessità di un’azione rapida e incisiva a discapito della regina Anmel Mal Toise, avrebbe avuto infatti a dover essere riconosciuta conseguenza di qualcosa di ben più distante nel tempo, nella sua vita e nel suo cuore, in termini tali, forse e addirittura, a doversi considerare qual una sorta di retaggio atavico, ancestrale, intrinseco nel proprio stesso sangue shar’tiagho. Il sangue di un uomo che, pur essendosi allontanato dalla propria terra natia da molto tempo, forse anche troppo, non aveva mai voluto rinnegare le proprie origini, non aveva mai desiderato tradire le proprie tradizioni, per quanto, in quel preciso momento, in quella stessa serata, difficile sarebbe stato a potersi dire, a potersi considerare, nel ritrovarlo lì abilmente camuffato per quell’evento, per quella missione, con un paio di scarpe ai piedi, privo di tutti i propri consueti monili dorati e, a margine di quello specifico evento, ormai da qualche tempo anche privo della propria storica capigliatura, di quelle treccine che, per una vita intera avevano accompagnato la sua immagine e che, un giorno, probabilmente sarebbero ritornate al proprio posto. Il sangue di un uomo che, così legato al proprio passato, alla propria Storia, non avrebbe mai potuto ignorare l’orrore proprio richiamato dall’idea stessa di quel nome, del nome della regina Anmel Mal Toise, la figlia dell’ultimo grande faraone di Shar’Tiagh, e colei le azioni della quale avevano provocato, in un’altra epoca, in un tempo lontano, entrato ormai nel Mito e, per questo, pur mai dimenticato, la caduta stessa di Shar’Tiagh, la rovina del suo popolo e di quel popolo che, nella propria prosperità, nella propria ricchezza, e nella ricchezza delle proprie terre, era stato solito considerarsi il popolo eletto dagli dei.
Alcuno shar’tiagho, in tal senso, avrebbe potuto riservarsi la benché minima esitazione innanzi al pensiero stesso del ritorno in vita di Anmel Mal Toise. Ed alcuno shar’tiagho, in ciò, avrebbe potuto rifiutare la quieta consapevolezza di quanto Anmel Mal Toise andasse eliminata, non tanto a punizione delle colpe passate, dei propri storici crimini per i quali già, in fondo, era morta; quanto e piuttosto a preservare il futuro stesso di tutti: un futuro che, sino a quando ella avesse avuto occasione di camminare nuovamente fra i vivi, difficilmente avrebbe avuto a potersi intendere qual possibile. Dopotutto, laddove ella, anche al di fuori dei confini di Shar’Tiagh, si era conquistata un controversa, duplice definizione di Portatrice di Luce e di Oscura Mietitrice, ben poco margine di discussione, di argomentazione, avrebbe potuto sussistere.
I dubbi di Midda, o le certezze di Be’Sihl nel merito di quanto avrebbe avuto a dover accadere al momento dell’auspicato incontro con Anmel Mal Toise, tuttavia, ebbero a restare tali, giacché, a dispetto di tutti i loro sforzi, nessuno dei due ebbe a riservarsi il benché minimo successo in tal senso nel tempo loro concesso prima della fine dell’intervallo. Una conclusione che, allora, fu annunciata da una breve sequenza di abbassamento dell’intensità delle luci nel ristretto, e, in effetti, nell’intero teatro, a suggerire, in ciò, la necessità per tutti di fare ritorno ai propri posti.

« Thyres… » gemette l’una, contrariata dal più completo insuccesso di tutti i propri sforzi, con la speranza che, se non lei, per lo meno Be’Sihl o Pitra potessero aver avuto maggiore fortuna.
« … dannazione. » storse le labbra l’altro, non maggiormente soddisfatto rispetto all’amata, e pur egualmente inconsapevole del medesimo fallimento in tal senso della stessa, non potendo sperare, da parte sua o da parte dell’accusatore, un qualche successo a non permettere a quella serata di avere a considerarsi completamente vana.

Ma proprio nel mentre in cui, per così come si era rapidamente affollato, il ristretto iniziò allora a svuotarsi, tanto Midda, quanto Be’Sihl, su fronti opposti di quell’ampio atrio, ebbero occasione di andare a posare i propri sguardi sul loro comune obiettivo, avendolo a individuare, complice la dispersione di tutto il marasma di persone lì prima presenti, in un’area praticamente mediana alle loro attuali posizioni… e un area, in quel preciso momento, in quel preciso contesto, egualmente occupata non soltanto dalla slanciata figura ipoteticamente riconducibile ad Anmel Mal Toise, ma anche, al suo fianco, da un altro personaggio, a confronto con il quale, lì, si stava dimostrando impegnato in un obbligato inchino proprio il loro compagno di ventura, proprio Pitra Zafral…
… un inchino, quello dello stesso accusatore, che pur potenzialmente fraintendibile qual un assurdo omaggio in favore della stessa Anmel, non avrebbe avuto, e non ebbe a essere, frainteso qual tale. Non, quantomeno, nell’avere a riconoscere, nell’uomo innanzi a lui, Amaka Bomara, attuale Reggente dell’omni-governo di Loicare.

« … mi state prendendo in giro?! » sussurrò la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, tutto potendosi attendere ma non certamente quello, non di avere a individuare dopo gli sforzi propri di quell’ultima parte di intervallo, il proprio obiettivo esattamente là dove, più comodamente, tanto lei, quanto Be’Sihl avrebbero potuto avere occasione di incontrare se non si fossero mossi da dove erano, se non avessero lasciato Pitra Zafral, accanto al quale, pur, sarebbero continuarti a restare se soltanto quella donna non fosse stata colta nella folla, dando luogo a quell’infruttuosa ricerca.

Nel dissiparsi della folla prima accumulata all’interno del ristretto, improvvisamente evidente non ebbe a essere soltanto quella scena, quanto e piuttosto la presenza, prima meno visibile, di altre figure a contorno della stessa, e di figure che, probabilmente, con altri volti, avrebbero avuto a doversi riconoscere già presenti attorno a loro anche nel mentre dei fugaci colloqui che, pocanzi, si erano riservati con altri esponenti dell’omni-governo, con quei Sovrintendenti a confronto con i quali, nella presenza dell’accusatore al loro fianco, avevano avuto occasione di essere introdotti. Una presenza, quella allora così improvvisamente discernibile, che non avrebbe potuto essere fraintesa in altra maniera, in altro modo, se non qual una scorta, e una scorta che, in termini più che comprensibili, non avrebbe permesso ad alcuna minaccia di giungere quelle importanti personalità. O, nel frangente proprio di quel momento, alla donna lì così presente proprio accanto alla più importante personalità di tutte.
In ciò, se anche vi fosse stato il tempo di agire, né Midda, né Be’Sihl avrebbero potuto lì fare poi molto in contrasto alla loro potenziale avversaria. Non senza necessariamente scatenare una qualche battaglia entro le antiche mura di quel teatro e una battaglia che, ineluttabilmente, avrebbe volto a loro sfavore. E così, nel rendersi reciprocamente conto l’uno dell’altra, e nel comprendere quanto, in quel momento, ben poco sarebbe rimasto loro da compiere, entrambi ebbero a gettare un ultimo sguardo alla potenziale Anmel Mal Toise, prima di voltarsi, non senza una certa esitazione, in direzione delle scalinate che, allora, avrebbero loro permesso di anticipare Pitra Zafral nel ritorno al loro palco…
… non che, in quel frangente, quell’opera avrebbe potuto ancor offrire loro una qualche aspettativa di interesse, nella più urgente necessità di comprendere come poter agire da lì alla fine dello spettacolo, scelta per effettuare la quale, di sicuro aiuto, sarebbe stato per loro avere possibilità di confrontarsi con Pitra e di scoprire qualcosa di più sulla misteriosa, corrente identità della loro antagonista.

mercoledì 4 dicembre 2019

3114


« Ho capito! » annuì quindi ella, non abbisognando di altre informazioni per potersi così attivare nella ricerca del loro bersaglio.

Dal canto proprio, nel ritrovarsi a essere invece estraneo a quel comune pregresso della coppia, a quella parte della loro storia utile a permettere loro di ben intendere a chi potessero allora star riferendosi e, soprattutto, a come tale informazione potesse risultare sì mirabilmente dettagliata da parte dello stesso Be’Sihl; Pitra Zafral non poté ovviare a sorprendersi per quell’effettivamente ammirevole livello di precisione offerto da una così tanto fugace occhiata, qual egli pur lì stava sostenendo di aver offerto al soggetto in questione, in termini tali da essere sì colpevolmente carente dal punto di vista proprio dell’abbigliamento della sospetta sulle tracce della quale, in quel sì caotico marasma di persone, avrebbero avuto a doversi porre. Per pura onestà intellettuale, difatti, egli non avrebbe avuto a riconoscersi sì fisionomista da poter arrivare a formulare una descrizione tanto puntuale di nessuno in conseguenza a un tanto repentino sguardo e, in verità, neppure in conseguenza a uno sguardo un po’ meno repentino: invero, se anche in quel momento gli avessero chiesto di descrivere uno qualunque fra i membri dell’equipaggio della Kasta Hamina, a cui pur aveva tanto lungamente dovuto dare la caccia attraverso mezza galassia, egli non sarebbe stato in grado di arrivare a un livello comparabile a quello dimostrato, in tanto e più avverso frangente, da Be’Sihl, in termini tali da poter, in ciò, aver a tributare allo stesso ogni lode per quel proprio, probabilmente innato, talento da cacciatore.
Ovviamente, nel merito della ben diversa realtà, e di quella realtà che aveva veduto Be’Sihl avere più che ragione a imprimere a fuoco l’immagine della donna così da lui lì appena descritta, e della donna responsabile per averlo posto in una condizione psicofisica sol descrivibile qual preludio alla follia, Pitra Zafral non avrebbe potuto vantare alcuna conoscenza. O, nel proprio giudizio nel merito di tutto ciò, probabilmente, avrebbe tributato minore plauso, ma maggior compassione nei riguardi dello stesso shar’tiagho, per quanto purtroppo da lui subito e subito, addirittura, nei primi tempi della propria permanenza in quel di Loicare, in termini più che razionalmente giustificabili per avere in odio non soltanto quella mezzosangue, ma, anche e marginalmente, qual pur innocente scenario di tutto ciò, l’intera Loicare.
Nel non conoscere, quindi, alcun pregresso in tal senso, Pitra non poté mancare di applaudire, interiormente, alla perfezione con la quale Be’Sihl aveva lì appena definito la loro sospetta e, al pari dei propri compagni in quella particolare impresa, non poté mancare, allora, di iniziare a guardarsi attorno per cercare di individuare la donna in questione. Impresa nella quale, complice soprattutto la propria altezza e la propria altezza decisamente superiore non soltanto ai due compagni di ventura, ma anche alla media dei presenti all’interno del ridotto, avrebbe avuto a doversi lì riconoscere qual apprezzabilmente avvantaggiato. Purtroppo per lo stesso Pitra Zafral, dall’alto dei propri sei piedi e sei pollici di altezza, così come per Be’Sihl e Midda, a quote decisamente inferiori, la folla lì presente, in quell’ambiente che, a dispetto del proprio nome tecnico, avrebbe pur avuto a doversi considerare sufficientemente amplio per accoglierli tutti, non avrebbe avuto a facilitarli nella propria impresa, rendendo, al contrario, quella ricerca una sorta di improbo giuoco di attenzione al dettaglio, non poi troppo diverso dalla ricerca di un quadrifoglio all’interno di un campo di trifogli o a certi rompicapo a confronto con i quali, dal canto proprio, l’accusatore non aveva mai avuto pazienza a porsi a confronto nel proprio tempo libero.

« Dannazione… » commentò fra sé e sé l’uomo, scuotendo appena il capo « Non la troveremo mai all’interno di questo macello. »

Ma a poterlo ascoltare, per l’appunto, altri non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual rimasto nessun altro al di fuori di se stesso, laddove, giustamente spronati a trovare la loro antagonista, tanto Midda, quanto Be’Sihl, avevano nel contempo già avuto a riservarsi occasione di smarrirsi all’interno di quello stesso macello, disperdendo il loro intero, piccolo gruppo in un ambiente a loro pur potenzialmente ostile.
Benché ufficialmente ancor ricercata e latitante, e benché più che celebre, per non dire famigerata, in quel di Loicare, Midda Bontor ebbe allora occasione di verificare quanto apprezzabile fosse il lavoro compiuto da Rula e Rín nel truccarla e nel truccarla con così tanta attenzione che, obiettivamente, irriconoscibile ella avrebbe avuto a dover essere considerata anche nel confronto con l’attenzione dei propri più cari e vecchi amici, in termini tali per cui, quindi, al cospetto proprio di una cotale folla di perfetti estranei, non nulle ma, probabilmente, ancor inferiori, avrebbero avuto a doversi riconoscere per lei le possibilità di essere identificata, e di essere identificata dietro le fattezze di quella perfetta estranea, e della perfetta estranea della quale, allora, stava lì avendo a interpretare il ruolo. Così, pur in un contesto a lei potenzialmente ostile, tale potenzialità ebbe a restare quietamente inespressa, garantendole occasione di muoversi liberamente nella folla e di passare, in tal senso, fondamentalmente inosservata…
… o, quantomeno, inosservata in quanto donna da dieci miliardi di crediti, ma non certamente in quanto donna, laddove in molti, quella sera, sarebbero tornati a casa ben rammentando quella sconosciuta, che, avendone l’occasione, sarebbero sicuramente stati ben lieti di conoscere, e di conoscere molto più approfonditamente di quanto, pur, non avrebbe potuto essere loro garantito in grazia a un semplice saluto. E molti, non a caso, quella sera, furono i semplici saluti che Midda ebbe a collezionare, soprattutto da parte di uomini non accompagnati, i più intraprendenti fra i quali, nel coglierla a sua volta apparentemente sola, e apparentemente disorientata nel proprio continuo osservarsi attorno, non ebbero a mancare di tentare di approcciarla, fosse anche e, per l’appunto, soltanto in grazia a un semplice saluto, a un sorriso o a un cenno del capo in segno di quieto rispetto. Ma a nessuno di tali impavidi, potenziali spasimanti ella ebbe a concedere la benché minima attenzione, non per una qualche ricercata sufficienza da parte propria, quanto e piuttosto per il semplice fatto che, al confronto con il suo sguardo, essi non ebbero neppure a essere realmente veduti, nella concentrazione con la quale la sua mente stava in quel frangente avendo ad analizzare ogni volto, ogni immagine a lei offerta, sì, ma soltanto allo scopo di ritrovare una qualche rassomiglianza con la donna descritta da Be’Sihl, e con quella donna che, con un po’ di fortuna, avrebbe avuto allor a identificarsi qual Anmel Mal Toise.
Che cosa poi, a margine di tutto ciò, ella avrebbe potuto riservarsi occasione di compiere, e di compiere nel ritrovarsi al cospetto della stessa Anmel, invero, alcuna reale idea, alcuna preventivamente concordata strategia, avrebbe avuto a doversi intendere qual in suo possesso, in termini tali per cui, allora, tutto e nulla avrebbe potuto occorrere, sulla base dell’ispirazione del momento. E, in effetti, a dir poco paradossale avrebbe avuto a doversi intendere, da parte sua, una simile mancanza di organizzazione mentale in tal senso, non perché ella avesse a doversi fraintendere qual una donna abituata a pianificare ogni propria azione, in uno stile di vita che, al contrario, ben poche possibilità in tal senso avrebbe mai potuto riconoscerle, quanto e piuttosto perché, in fondo, quella caccia alla strega avrebbe avuto a doversi intendere, in fondo, la sola ragione per la quale ella, cinque anni prima, aveva lasciato il proprio mondo in favore di una visione decisamente più amplia, e complessa, della propria realtà lì fra le stelle.
Una scelta, quella così da lei compiuta e compiuta, apparentemente, senza poi troppe esitazioni, che avrebbe avuto a dover intendere, da parte della stessa, il raggiungimento di una quieta e lucida definizione della sorte a cui avrebbe avuto a voler destinare la propria antagonista. E pur una scelta che, a distanza di cinque anni, e di tante… forse troppe vicende di vita vissuta, non avrebbe avuto a potersi egualmente considerare giustificabile in conseguenza a una pura e semplice volontà omicida, qual probabilmente sarebbe stato giusto avesse ancora a muovere i suoi passi anche in quella stessa sera: non perché, nel contempo, qualcosa fosse cambiato o migliorato nel proprio rapporto con Anmel, anche e soltanto in considerazione dei recenti eventi concernenti il fato dei propri amici della Kasta Hamina; quanto e piuttosto perché, nel contempo, a cambiare, e forse a migliorare, era stata proprio lei, in termini nei quali, allora, non sarebbe stato poi così ovvio dirsi egualmente certa della volontà di sprecare la propria vita nell’approfittare, eventualmente, dell’occasione che, in quella stessa sera, avrebbe potuto esserle pur fortunatamente offerta per eliminare, in quella pubblica e fin troppo affollata piazza, Anmel Mal Toise.

martedì 3 dicembre 2019

3113


Midda Bontor non perse tempo a sollevare obiezioni di sorta. Non ebbe a domandarsi in quale maniera egli potesse averla riconosciuta, o come potesse essere così sicuro che fosse proprio lei: la fiducia che da sempre ella riponeva in Be’Sihl, e della quale, invero, egli non avrebbe potuto sentirsi adeguatamente degno, avrebbe avuto a doversi ritenere tale da negarle qualunque genere di interrogativo a tal riguardo, permettendole di accettare come pura e semplice verità quell’affermazione, e quell’affermazione in sola conseguenza alla quale, se fosse stato allor necessario, avrebbe anche potuto condannare a morte una persona, senza battere ciglio, senza riservarsi la benché minima possibilità di esitazione.
A fronte di quell’affermazione, in conseguenza alla nota da lui così sollevata, l’intero mondo attorno a loro, a partire dalla Sovrintendente Ryton, perse qualunque genere di interesse per lei, offrendosi, né più, né meno, qual mero rumore di fondo, un disturbo soffuso da eliminare per non riservarsi distrazione alcuna nel confronto con il solo vero nemico, con l’unica concreta minaccia verso la quale avrebbe avuto, così, a concentrare tutta la propria attenzione, tutto il proprio interesse, tutta la propria concentrazione. E la sola, unica necessità che ebbe a restarle propria fu quella volta a comprendere dove avesse a doversi riconoscere Anmel.
Purtroppo il passaggio della donna da Be’Sihl riconosciuta qual Anmel Mal Toise, o, per meglio dire, dalla mente di Be’Sihl identificata qual l’ultima incarnazione nota di Anmel Mal Toise, era stato troppo fugace, all’interno di una massa eccessivamente affollata di persone, tale da non poter rendere immediatamente elaborabile una risposta alla sola e unica domanda che avrebbe avuto a potergli essere posta dalla propria amata, e a quella domanda che ella, allora, non ebbe neppure necessità di formulare, limitando il tutto a un semplice sguardo, e a un semplice sguardo che, meglio di qualunque possibile parola, altro non avrebbe potuto invocare che l’indicazione di una direzione entro la quale volgere la propria attenzione, i propri passi e, all’occorrenza, persino il proprio attacco, là dove ve ne fosse stata la possibilità. Egli era certo di quanto avesse visto, ma quella visione era stata troppo effimera da rendere necessario impegnarsi in un’ulteriore ricerca fisica per la stessa. E una ricerca fisica nella quale, allora, non avrebbe potuto impegnarsi fino a quando uno dei vertici più importanti dell’omni-governo di Loicare li avrebbe continuati a trattenere in quelle chiacchiere già fondamentalmente futili e, improvvisamente, divenute del tutto inutili, se non, addirittura, controproducenti.
E se pur l’intesa fra Midda e Be’Sihl avrebbe avuto a doversi riconoscere praticamente assoluta, dopo un quarto di secolo trascorso insieme, prima come amici e, successivamente, come amanti, permettendo loro di avere occasione di quieto confronto anche e soltanto in grazia al linguaggio para-verbale e a quello non-verbale; Pitra Zafral, dal canto proprio, ebbe a dimostrare sufficiente sensibilità da cogliere l’improvviso disinteresse della coppia nei riguardi della loro comune interlocutrice, e di un’interlocutrice per confrontarsi con la quale, in effetti, entrambi stavano rischiando parecchio, per non dire tutto, nel mettere in giuoco la propria libertà, il proprio futuro e la propria vita in quell’azzardo dall’esito tutt’altro che scontato: un disinteresse, il loro che avrebbe quindi avuto a poter essere giustificabile soltanto in conseguenza alla quieta certezza di quanto quella Sovrintendente non avesse a doversi fraintendere qual il loro obiettivo designato, se non, addirittura e ancor meglio, in conseguenza a un’allor maturata consapevolezza nel merito dell’effettiva identità della loro ricercata antagonista, e di quell’antagonista, sino ad allora, tutt’altro che razionalmente discriminabile qual anche e soltanto lì presente, a prendere parte a quell’evento mondano. Così, pur non avendo potuto cogliere l’avviso di Be’Sihl, né avendo potuto osservare la determinazione propria dello sguardo di Midda in risposta a ciò, egli ebbe immediatamente a comprendere quanto la loro priorità avesse a doversi così considerare mutata e, soprattutto, quanto ormai superfluo sarebbe stato intrattenersi ancor a lungo con Lyir Ryton.

« Sovrintendente… » prese pertanto voce verso la stessa, cercando di apparire quanto più possibile dispiaciuto per quello che, di lì a un istante, si sarebbe quindi ritrovato a comunicarle « … per quanto non possa ovviare ad apprezzare la sua compagnia, credo proprio che i miei amici abbiano appena intravisto qualche vecchia conoscenza che non si attendevano di avere occasione di incontrare qui questa sera. » si giustificò, in una scusa che, pur a livello inconsapevole, avrebbe avuto a doversi riconoscere altresì decisamente veritiera nella propria stessa formulazione, non permettendogli di mentire anche laddove, in effetti, egli avrebbe avuto a doversi riconoscere qual intento a compiere « Con il suo permesso… » accennò, quindi, un lieve inchino, a prendere così commiato dalla loro attuale interlocutrice.

E se Midda e Be’Sihl a stento ebbero a udire quelle sue parole, a confronto con il gesto di rispettoso saluto che, così, egli ebbe a rivolgere alla donna, tanto l’uno, quanto l’altra non mancarono di imitarlo, quasi meccanicamente, sol desiderosi, allora, l’uno, di avere possibilità di porsi sulle tracce del miraggio allor intravisto nella folla e, l’altra, di avere a invocare una qualsivoglia indicazione spaziale al proprio amato, per sapere ove aver a dirigere, allora, i propri passi.

« Buona serata a voi, allora… » sorrise cordialmente la Sovrintendente, non avendo a dimostrare alcuna offesa per quella frettolosa conclusione del loro confronto « … magari ci vedremo nuovamente alla fine dello spettacolo. » soggiunse poi, dimostrando quieto interesse a confronto con tale prospettiva, quasi, allora, desiderasse avere ancora possibilità di dialogo con loro o, forse e soltanto, con Pitra Zafral, da lei spontaneamente ricercato all’intero di quella pur affollata confusione.

Allontanatisi così dalla Sovrintendente quanto sufficiente per parlare, l’accusatore avrebbe voluto interrogare i propri due compagni di ventura per comprendere meglio cosa stesse accadendo ma, ancor prima che egli avesse a potersi riservare una simile occasione, fu lo stesso Be’Sihl a prendere voce, e a prenderla in direzione di Midda, per aggiornarla nella maniera più concisa possibile sulla situazione presente, e su quella situazione che, allora, avrebbero fatto meglio a perseguire fino a quando ancor loro possibile a compiersi, prima che il loro bersaglio potesse dileguarsi irrimediabilmente o, peggio ancora, l’intervallo loro lì offerto avesse a concludersi negando loro qualunque ulteriore possibilità di indagine in tal senso.

« Dobbiamo trovare una mezzosangue. » proclamò quindi lo shar’tiagho, con tono fermo e deciso, che alcuna possibilità di replica avrebbe mai accolto « Donna. Trentacinque anni circa. Capelli rossi, tagliati corti come li portavi anche tu fino a qualche tempo fa. Sei piedi e mezzo per non più di centodieci libbre di peso… forse anche meno. Fisico longilineo, non troppo dissimile da Lys’sh. E pelle a metà fra il bronzeo e il rosso ruggine, con la presenza di un motivo maculato a contorno del suo viso, del suo collo e delle sue spalle. Indossa qualcosa di giallo, o forse arancione… un abito credo. O comunque qualcosa di simile a un abito: non ho avuto tempo di vederla meglio. » concluse nel propri breve resoconto, e, ciò non di meno, un resoconto più che degno di plauso nella propria completezza, nella propria precisione, e in una precisione, in verità, più frutto dei propri ricordi che, effettivamente, di quanto gli fosse stata concessa occasione di constatare in quella stessa sera, soltanto pochi istanti prima, immagine troppo fugace per potersi altresì permettere una così precisa descrizione e, piuttosto, decisamente più allineata, allora, all’ultimo, molto aleatorio, dettaglio proprio del suo abbigliamento, e di un abbigliamento nel merito del quale, in effetti, non avrebbe avuto a potersi lì definire realmente certo neppure a riguardo del colore dello stesso.

E se puntuale era stata la descrizione da lui offerta, attingendo direttamente dai propri ricordi, dalle proprie memorie, altrettanto puntuale fu per la Figlia di Marr’Mahew cogliere il riferimento storico di quella stessa descrizione, e di una descrizione, allor, volta a rievocare l’immagine mai meglio definita, nella propria identità o nel proprio ruolo, della donna che, cinque anni prima, aveva voluto presentarsi a Be’Sihl come Anmel Mal Toise nel mentre in cui, per lungo tempo, tanto ella, quanto i propri alleati, si erano erroneamente convinti che la stessa regina avesse a celarsi dietro un’altra identità… e l’identità di colei che pur, tanto a lungo, si era divertita a torturarla: Milah Rica Calahab.

lunedì 2 dicembre 2019

3112


« Il piacere è tutto nostro, Sovrintendente Ryton. » replicò Midda, offrendo il consueto inchino per la terza volta consecutiva e, a margine di ciò, rendendosi conto di non essersi probabilmente mai inchinata così tante volte nel corso della propria vita come nel corso di quella particolare serata.
« Condivido l’opinione di mia moglie. » sorrise Be’Sihl, più che lieto, almeno nei limiti propri di quella farsa, di potersi considerare, e di poter essere parimenti riconosciuto, al pari dello sposo della propria amata, condizione che, personalmente, avrebbe ricoperto volentieri già da molto tempo e alla quale pur non gli sarebbe stata concessa opportunità di speranza almeno fino a quando ella si fosse già ritrovata sposata con Desmair… condizione che, purtroppo, sarebbe probabilmente rimasta tale almeno sino alla fine della sua stessa esistenza, nel confronto con le particolari condizioni di immortalità proprie di quel semidio.

Fu tuttavia proprio allora, nel contempo di quella terza presentazione formale a un terzo Sovrintendente dell’omni-governo di Loicare, con tutti gli annessi e connessi derivanti da quella stessa situazione, che l’attenzione dello stesso shar’tiagho fu attratta, quasi in maniera inconsapevole, da una fuggevole immagine presentatasi sullo sfondo della propria retina, nel mezzo del marasma di altre dozzine e dozzine di figure lì presenti. E, in tal senso, fu attratta da una reazione emotiva praticamente istintiva, un fremito di paura che, in maniera più che condizionata, ebbe a scuotere il suo intero corpo, nel ricordo della sgradevole esperienza che, nel primo anno di permanenza fra le stelle, e, in effetti, proprio in quel di Loicare, gli fu imposto proprio in conseguenza a quella particolare figura, e a quella particolare figura che, per un fugace momento, si era ripresentata sullo sfondo del proprio campo visivo, sfocata e sfumata, certamente, effimera allo sguardo e a uno sguardo concentrato altrove, indubbiamente, e pur, ciò non di meno, sufficiente per porre in guardia la sua mente e il suo corpo, in grazia a un violento brivido che ebbe a scuoterlo dalla testa ai piedi.
Durante il corso del primo anno che tanto Midda, quanto Be’Sihl, ebbero a trascorrere lontani dal proprio pianeta, in conseguenza a sviluppi completamente estranei, a percorsi di vita fra loro involontariamente alieni l’uno dall’altra, ritrovatisi a essere divisi da un destino beffardo proprio nel momento in cui più soli avrebbero avuto a potersi sentire, precipitati, più o meno consapevolmente, in una realtà che, certamente, avrebbe avuto ancora a doversi riconoscere qual la loro e che, pur, altrettanto certamente, avrebbe avuto a poter vantare un’incredibile estraneità da tutto ciò al quale avrebbero potuto considerarsi abituati; entrambi finirono incredibilmente a ritrovarsi a essere, in un periodo temporale addirittura concomitante, prigionieri di Anmel Mal Toise e di una sua estemporanea alleata, l’ormai defunta Milah Rica Calahab. E se pur la prigionia di Midda Bontor, in tale periodo, ebbe a essere contraddistinta da un più incisivo carattere di natura fisica, vedendola sottoposta a una serie incredibilmente violenta di torture, e di torture tali da spingerla, ogni volta, in terribile prossimità alla morte, salvo poi rimetterla in sesto in grazia ai miracoli proprio di quell’incredibile scienza medica, là esistente fra le stelle; soltanto a Be’Sihl Ahvn-Qa fu concessa la tutt’altro che gradevole opportunità di incontrare, direttamente, Anmel Mal Toise, forse in conseguenza a quella che, all’epoca, era la propria particolare condizione di ospite, più o meno consenziente, dello spirito della stesso Desmair, al quale non soltanto avrebbe avuto a dover essere riconosciuto il ruolo di marito di Midda ma, anche, di figlio della stessa regina Anmel, da lei concepito con il defunto dio Kah, il medesimo in conseguenza alla sconfitta del quale alla Figlia di Marr’Mahew era stato attribuito un altro, altisonante titolo, qual quello di Ucciditrice di Dei. E se pur la prigionia dell’ex-locandiere non ebbe a essere caratterizzata dalla stessa violenza fisica destinata alla propria amata, la violenza psicologica su di lui riversata in un periodo temporale decisamente più lungo rispetto a quello proprio di Midda fu, probabilmente, addirittura peggiore, nel vedergli imposto non soltanto il più assoluto isolamento ma, addirittura, nel vederlo legato a un tavolo operatorio e lì costretto immobile e supino per un tempo sì prolungato da poter sbriciolare ogni ipotesi di sanità mentale in chiunque.
Più che giustificato, in tal senso, ebbe a essere quindi il brivido di terrore che Be’Sihl non poté ovviare a provare semplicemente nell’intuire, ancor prima che nel vedere, quella sì odiosa immagine, e quell’immagine che pur aveva avuto occasione di incontrare per ben poco tempo, sebbene egualmente sufficiente, anche e soprattutto in conseguenza all’orrore successivamente impostogli, per incidere a fuoco, nella sua mente, ogni singolo dettaglio della medesima, in termini tali da ritrovarsi immediatamente a rievocarne anche il suono della voce, e quel suono che, allora, ebbe a riecheggiare nella sua mente insieme ad alcune delle sue parole, per così come da lei udite all’epoca…

« Comprendo che per te non sia piacevole da pensare… e che, sicuramente, preferiresti ritenermi la sola responsabile per ogni male di questo e di altri mondi. Ma ti assicuro che, anche prima che la tua compagna decidesse di liberarmi dalla prigionia in cui ero stata segregata all’interno del mio diadema, della mia corona, la malvagità già esisteva. L’egoismo già dominava nel cuore delle persone. E una lurida cagna doppiogiochista, sarebbe comunque stata una lurida cagna doppiogiochista… con o senza di me. » aveva sancito, in riferimento alla canissiana responsabile del fato di Be’Sihl, la quale, dopo essersi lungamente finta qual sua amica, qual sua sodale, aveva approfittato del momento opportuno per tradirlo, e per consegnarlo alla propria più pericolosa avversaria « Accettalo Be’Sihl. Accetta il male che c’è nell’uomo… e non soltanto in esso. E, così facendo, forse avrai occasione di sopravvivere a questa folle guerra santa che la fenice vi ha spinto a dichiarare in mia opposizione, tal da lasciar presumere che ogni male, che ogni dolore, che ogni danno abbia a derivare solo ed esclusivamente da me, lasciandovi pericolosamente il fianco scoperto nel confronto con gli attacchi di qualunque altro nemico. Di qualunque altro nemico anche ben più pericoloso di me. »

… come sembravano lontani quei giorni. Erano trascorsi poco più di quattro anni, e pur, nell’orrore che, in quel mentre, ebbe ad attanagliargli il cuore, Be’Sihl si rese conto che sembrava ormai trascorsa una vita intera, quasi, a vivere quegli stessi eventi, fosse allor stato un altro uomo. E sì, in effetti, in quegli ultimi anni, egli aveva avuto ragione di mutare così tanto, nel proprio cuore e nel proprio animo, e persino nel proprio corpo, in conseguenza alla rinuncia alle proprie tradizioni shar’tiaghe, almeno per quanto concernente il proprio nuovo taglio di capelli, da risultare difficilmente accostabile all’immagine di colui che all’epoca egli era e di colui che, ancor con una certa fiducia, e una certa ingenuità, non avrebbe potuto ovviare a osservare la realtà a sé circostante.
Ma quello non avrebbe avuto a dover essere frainteso il momento opportuno per smarrirsi in qualche facile autocommiserazione su quanto in basso egli potesse essersi volontariamente spinto nel corso di quegli anni, e soprattutto dell’orrendo periodo nel quale si era ritrovato a dare la caccia attraverso mezza galassia a Desmair, sospinto in tal senso da un desiderio di pura e semplice vendetta, e vendetta per la condizione apparentemente irreversibile in cui questi aveva fatto precipitare la propria amata, imprigionandola all’interno della propria stessa mente in un innaturale sonno, in un terrificante stato di coma. Perché se lì, fra la folla, la sua mente era stata in grado di identificare ancora una volta l’immagine associata a colei che a lui si era quietamente presentata qual la regina Anmel Mal Toise, tutto il proprio interesse, tutta la propria concentrazione, avrebbe avuto a doversi riversare in contrasto a quell’unico obiettivo, a quell’unico bersaglio, e quel bersaglio imprevisto rispetto a ogni loro piano, rispetto a ogni loro analisi, e pur, allora, un obiettivo incontrovertibile nella propria stessa natura.

« L’ho vista. » definì quindi, in un alito di voce, e pur un alito di voce più che sufficiente a porre in immediato allarme l’Ucciditrice di Dei al suo fianco, e colei che, colpevole di aver dato origine a tutto quello, colpevole di aver restituito la libertà alla regina Anmel Mal Toise dalla corona nella quale questa era stata imprigionata, si era veduta attribuito anche il non semplice compito di aver a occuparsi di lei, per ovviare che all’Oscura Mietitrice potesse essere, in ciò, concessa occasione per riprendere quel percorso di morte e distruzione già avviato molti secoli addietro, alla caduta dell’antico e prospero regno di Shar’Tiagh.

domenica 1 dicembre 2019

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« Lei ha uno sguardo acuto, Sovrintendente. » prese voce Be’Sihl, decidendo di tentare di riprendere il controllo della situazione offrendo il proprio miglior viso al pessimo gioco che lì stava venendo loro proposto « Mia moglie e io, in effetti, abbiamo i nostri trascorsi militari. Ma, senza nulla voler togliere agli indubbi e straordinari meriti della potenza delle nostre Forze Armate, a un certo punto della nostra vita abbiamo deciso di impiegare le nostre energie dietro un diverso ideale… » dichiarò, dimostrandosi mirabilmente a proprio quieto agio nei panni del dottor Burr Dragde e di un dottore impegnato, per così come era stato loro presentato da Pitra, a offrire i propri servigi in favore di coloro meno fortunati, ai confini dell’egemonia propria dell’omni-governo di Loicare sui sistemi periferici.
« Lei è un pacifista, quindi, dottor Dragde? » domandò il Sovrintendente, aggrottando appena la fronte nel trovare quantomeno curioso che l’accusatore Zafral potesse essere così interessato a introdurre alla sua attenzione un tal genere di personaggio, non ricordando, accanto al nome dello stesso accusatore, alcuna particolare nomea da burlone, qual allora, solamente, avrebbe giustificato quella potenziale provocazione a suo discapito.
« Non direi un pacifista… » scosse il capo lo shar’tiagho, escludendo una simile interpretazione della propria posizione, nel ben comprendere quanto, in tal senso, sarebbe necessariamente risultato in antagonismo al loro importante interlocutore, in termini che avrebbero quantomeno dimostrato una scarsa diplomazia da parte propria « … semplicemente, a un certo punto della mia vita, sono giunto alla convinzione che sarei stato un medico migliore cercando di lottare in favore alla vita, allorché in contrasto a essa. » sancì, stringendosi fra le spalle, con aria di sufficienza « Questo senza nulla togliere all’indubbio valore dell’operato del nostro esercito. E alla necessità di mantenere la pace fra i popoli… anche, per quanto paradossale, attraverso la guerra. »

Un fugace momento di silenzio intercorse fra il Sovrintendente e il “dottore”, nel mentre in cui, evidentemente, il primo si ritrovò a valutare in quale misura avere a reagire nel confronto con tale, particolare individuo, un perfetto estraneo presentatogli, quasi a tradimento, nel mentre di una quieta serata mondana.
Un momento di silenzio nel quale, dal canto proprio, Pitra Zafral si scoprì a sperimentare i celebri sudori freddi, non avendo possibilità di discriminare in quale misura l’intervento di Be’Sihl avrebbe avuto a potersi giudicare, a posteriori, mirabilmente degno di plauso o, piuttosto, spiacevolmente meritevole di biasimo per quella propria uscita, e un’uscita chiaramente utile a reindirizzare l’interesse loro comunque rivolto da parte del Sovrintendente al perché di quel loro tanto palese spirito guerriero in direzione del perché, piuttosto, quei due potessero essere stati allor introdotti alla sua attenzione. 
Un momento di silenzio nel quale, altresì, Midda Bontor si ritrovò più che in accordo alla tattica adottata dal proprio amato per fronteggiare quella situazione, nel rendersi in quieta onestà intellettuale di quanto ella non avrebbe saputo reagire in termini migliori e, soprattutto, di quanto, allora, qualunque propria possibile e diversa reazione altro non avrebbe potuto che suscitare maggior dubbi nel loro interlocutore, così altresì distratto nel tentare di comprendere il senso ultimo della loro presenza lì innanzi a sé, allorché porsi altre e più scomode domande a loro possibile riguardo.
E se molte avrebbero potuto essere le reazioni del Sovrintendente, quella che, alla fine, egli ebbe a dimostrare, non poté che sorprendere tutti quanti, spiazzandoli nel porli innanzi a una sonora risata, e a una risata lì chiaramente scaturita direttamente dal cuore di un uomo più che divertito dalla situazione nella quale si era ritrovato a essere posto…

« Mi piace il suo amico, accusatore! » sorrise al termine delle risate, rivolgendosi direttamente a Pitra Zafral, e distogliendo, in ciò, la propria attenzione dalla coppia di coniugi così a lui presentata « Un uomo che non ha paura di dire ciò che pensa è sempre e comunque un uomo da rispettare. » annuì, dimostrandosi in ciò più che soddisfatto dalla risposta allora ottenuta.
« Lo credo anche io, Sovrintendente. » confermò Pitra, più che felice che, in quella bizzarra coppia al proprio seguito, almeno uno dei due fosse in grado di moderare i propri toni in maniera adeguata al momento più opportuno, diversamente da quanto, altresì, aveva già avuto occasione di dimostrare la Figlia di Marr’Mahew, fosse anche e soltanto nel proprio confronto con Nikta « Lo credo anche io. »
« Ora, se volete scusarmi, credo che dovrò dedicare la mia attenzione anche ad altri ospiti… » concluse l’altro, accennando un sorrisetto vagamente ironico e, subito dopo, tornando ad assumere quella parvenza quasi ingenua, per non dire distratta che, sino a quell’ultimo scambio di battute, lo aveva contraddistinto e accompagnato « … buona serata. »
« A lei. » chinò appena il capo Be’Sihl, ricambiando il saluto di commiato così loro offerto.

E se pur, allontanatosi il Sovrintendente alla Guerra, Pitra avrebbe ben voluto complimentarsi con il proprio complice, a dimostrare tutta la propria più quieta approvazione per il modo con il quale egli era stato in grado di gestire la situazione; tale occasione non poté essergli concessa, dal momento in cui, a incalzare lo sviluppo degli eventi, fu l’ingresso in scena di una terza, potenziale candidata al ruolo di Anmel Mal Toise all’interno dell’omni-governo, e di una terza, potenziale candidata che, a differenza dei primi due, non ebbe ad attendere d’essere raggiunta da loro, quanto e piuttosto ebbe a raggiungerli, ed ebbe a raggiungerli con un amplio sorriso in volto, e la chiara volontà di accogliere con un caloroso abbraccio il monumentale accusatore: Lyir Ryton, Sovrintendente agli Esteri.

« Pitra Zafral! » esclamò, giungendo a lui con palese entusiasmo « Il miglior accusatore che Loicare abbia mai avuto occasione di conoscere nell’intero corso della sua storia! » incalzò, a enfatizzare l’importanza dell’uomo, quasi egli non avesse già a doversi riconoscere, nella maggior parte dei casi, sufficientemente pieno di sé da rendere vano qualunque possibile sforzo a tal riguardo « E’ una gioia vederla nuovamente fra noi, dopo un così lungo periodo di assenza! »

A dispetto dell’entusiasmo così dimostrato dalla donna, e a confronto con lo sguardo incuriosito di Midda e di Be’Sihl innanzi a tanta apparente familiarità fra quella bionda figura di mezza età e il severo accusatore, Pitra Zafral non parve offrire altrettanta confidenza nei riguardi della Sovrintendente. Al contrario, anzi, egli parve addirittura imbarazzato da tutto ciò, per quanto, ovviamente, non si sottrasse da quell’abbraccio, pur vivendolo con una certa formalità, quasi avesse lì a doversi intendere più qual un atto dovuto che, effettivamente, qualcosa di realmente sentito.
Una tensione emotiva, e fisica, la sua, che non sfuggì alla donna che tanto affettuosamente lo aveva accolto, la quale, innanzi a ciò, ebbe allor a ritrarsi, e a concedergli un rispettoso margine spaziale entro il quale ovviare a qualunque, possibile sensazione di disagio…

« Sovrintendente Ryton… » sorrise l’accusatore, tentando di comprendere in quali termini avere a confrontarsi in maniera più adeguata possibile con quella situazione « … la sua premura nei miei confronti mi onora. » sancì, cercando di non dimostrare eccessivo disdegno a confronto con tutto ciò, e, soprattutto, a confronto con la referente di una delle più importanti competenze proprie dell’omni-governo.
« A volte tendo a dimenticarmi di quanto lei apprezzi le formalità, accusatore. » scosse il capo ella, con un lieve sospiro, a dimostrare la propria pacata necessità di sopportazione innanzi a tutto quello « Spero di non averla posta eccessivamente in imbarazzo innanzi ai suoi amici… » suggerì, dimostrando di aver ben colto la presenza dei suoi due accompagnatori accanto a lui, prima di volgere il proprio sguardo verso gli stessi, lasciandolo accompagnare da un sereno sorriso « Piacere di fare la vostra conoscenza, per inciso. »