11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

domenica 25 agosto 2019

3013


“Sarà come dici tu…”

In tal maniera Maddie avrebbe voluto replicare, priva di qualunque vena polemica e, al contempo, di qualunque fiducia in se stessa, posta a confronto con la propria versione più matura, quella proiezione di come ella sarebbe stata di lì a qualche anno, o, quantomeno, di come al contempo avrebbe desiderato essere e mai avrebbe sperato di poter divenire, pur, al contempo, comunque preferendo qualche aspetto originale di sé nel confronto con le diverse Midda che aveva avuto possibilità di incontrare sino a quel momento, a partire, banalmente, dal possedere, ancora, entrambe le proprie braccia e dal non ritrovarsi il volto spiacevolmente sfregiato da una lunga cicatrice longitudinale all’occhio sinistro, per così come, altresì, si proponeva quella sua ammirata interlocutrice.
E in tal maniera Maddie avrebbe sicuramente replicato, se soltanto, a margine di quel dialogo, le fosse allora stata concessa l’opportunità di aprire nuovamente bocca per formulare parole di senso compiuto e non, piuttosto, un’incontrollata serie di gemiti conseguenti agli incredibili urti, alle scosse e ai colpi che, improvvisamente, ebbero a iniziare a riversarsi a loro discapito, costringendosi a reggersi con tutte le proprie forze a qualunque appiglio lì loro disponibile, per evitare di essere rovesciate a terra o, peggio, catapultate in aria, nella violenza propria di quegli eventi.
Come lei, innanzi a lei, anche Midda non ebbe a ritrovarsi spontaneamente a proprio agio con quella situazione, costretta a sua volta a qualche sobbalzo e a qualche imprecazione, per quanto, in grazia al proprio braccio destro, e a quel braccio destro in lucido metallo cromato, ella ebbe a dover spendere meno energie rispetto alla controparte per riuscire a mantenersi ferma nella propria posizione, saldamente agganciata al proprio appiglio con una stretta che neppure l’impetuosa irruenza propria di un tauriano sarebbe lì stata in grado di violare…

« Thy… res… » commentò a denti stretti l’ufficiale tattico della Kasta Hamina, ammesso che tale titolo potesse ancor avere un qualche significato in quel momento « … credo che… siamo entrati… all’interno dell’atmosfera! »
« Ohh… ttimo… » replicò l’altra, in quel momento non potendo ovviare a rivedere il proprio giudizio, la propria preferenza, nel merito del conservare la propria integrità fisica, in particolare all’altezza delle braccia, e di quel braccio destro assente nella propria interlocutrice, laddove, all’occorrenza, avrebbe potuto quindi godere di un surrogato simile a quello lì innanzi a lei, e quello che, qualche sobbalzo a parte, lì stava pur consentendo alla propria proprietaria di apparire quietamente facilitata nel proprio impegno a ricercare stabilità, in termini tali da non poter ovviare a suscitare una certa invidia per chi, al contrario, si stava sentendo sostanzialmente frullata nelle proprie viscere e non solo.
« Vuoi… un aiuto?!... » si offrì, serenamente, la prima, tendendo verso l’interlocutrice la propria mancina, a invitarla a raggiungerla e, in ciò, a riservarsi un’occasione di maggiore stabilità.
« Fig… ur… ati… » escluse tuttavia l’altra, scuotendo appena il capo o, quantomeno, impegnandosi meno a non scuoterlo e lasciandolo, in ciò, libero di ballonzolare a destra e a manca, in un effetto che pur avrebbe riservato minor credibilità all’affermazione che, di lì a un istante, non avrebbe voluto negarsi, a dimostrare un pur minimo orgoglio innanzi a colei che pur, ipoteticamente, era lì giunta, nel proprio peregrinare attraverso le infinite dimensioni parallele, animata dalla volontà di salvare « Me… la… pos… sss… s… so… cava… rehhhh! »

Il fato canaglia, tuttavia, non sembrò voler concedere a Maddie quell’occasione di gratuita fierezza nel confronto con la propria controparte… non, quantomeno, nel prendere e nel proiettarla improvvisamente verso il soffitto della stretta stanza e nel precipitarla, un istante dopo, nuovamente vero il pavimento, in una traiettoria che avrebbe avuto a doversi riconoscere spiacevolmente dolorosa se soltanto, un fugace istante prima dell’impatto, per qualche strano effetto della velocità, e della velocità chiaramente eccessiva con la quale la loro navicella si stava approcciando al suolo, ella non avesse avuto la fortuna di rivedersi proiettata ancora una volta verso il soffitto, lì quasi galleggiando in aria, come in assenza di gravità.
E fu proprio in quel tanto fortunato, quanto fugace, momento di sospensione che Midda, dimostrando materna premura verso la se stessa più giovane, non mancò di riservarsi l’opportunità di agguantare al volo l’altra se stessa e di trascinarla a sé, stringendola in un fermo abbraccio con la mancina e mantenendo entrambe quietamente e saldamente ancorate alla nave in grazia al destro.

« Grazie. » arrossì Maddie, non potendo negarsi un certo imbarazzo a essere così soccorsa e, ciò non di meno, non potendo rifiutare una sincera espressione di gratitudine nei riguardi della propria controparte, e di quella controparte che, quasi una paziente sorella maggiore, non aveva esitato ad agire in suo soccorso anche laddove, un solo istante prima, sì banalmente rifiutata.
« E di cosa…?! » minimizzò tuttavia Midda, ammiccando con l’occhio sinistro, verso di lei « Se non ci diamo… una mano fra noi… » soggiunse, a sottintendere quasi una sorta di legame parentale fra loro, o, persino, qualcosa di più, qual, in fondo, avrebbe pur avuto a doversi riconoscere esistente fra coloro le quali semplicemente espressioni alternative di una stessa identità.

A domandare, in quel frangente, l’attenzione di entrambe, e, in effetti, l’attenzione di tutto l’equipaggio della Kasta Hamina, ospiti inclusi, fu la voce di Ragazzo che, lì, ebbe a intervenire improvvisamente nella questione e a scandire un importante avviso di interesse comune…

« Qui Ragazzo, dalla plancia… » dichiarò il giovane mozzo, con voce palesemente turbata da qualcosa di imminente e di tutt’altro che piacevole « Ho una notizia buona e una un po’ meno buona. La notizia buona è che i nostri inseguitori non hanno osato seguirci all’interno dell’atmosfera e, pare, si stiano ritirando. » esordì, indorando la metaforica pillola che, di lì a un istante, sarebbe certamente sopraggiunta esprimendo l’aspetto meno positivo della questione « La notizia meno buona è che raggiungeremo la superficie del pianeta in sessanta secondi. E molto probabilmente non sarà un atterraggio piacevole, se mi concedete l’eufemismo. » proclamò, per invitare tutti, implicitamente, a reggersi in ogni modo, e con ogni mezzo, a qualcosa, e a prepararsi al peggio… e a quel genere di “peggio” che soltanto un violento atterraggio di emergenza nel bel mezzo di un deserto sabbioso avrebbe potuto avere occasione di presentarsi essere.
« Ha… detto veramente… “impatto”?! » domandò Maddie verso la propria compagna di stanza, stringendosi maggiormente a lei in maniera istintiva, consapevole di quanto, allora, ella fosse l’unico appiglio sicuro al quale avrebbe potuto riservarsi occasione di riferimento all’interno di quell’alloggio, chiaramente non concepito per un simile impiego.
« Temo proprio… di sì. » storse le labbra Midda, sollevando la propria mancina a cingere il retro della nuca della propria versione più giovane, per cercare di offrirle, per quanto possibile, un qualche senso di protezione, non potendo ovviare a correre con il pensiero a poco più in là dalla loro attuale posizione, là dove, in un alloggio del tutto simile a quello, sicuramente Be’Sihl avrebbe avuto a doversi riconoscere egualmente impegnato nei riguardi dei loro bambini, di Tagae e Liagu « E se veramente credi in Thyres, o in una qualunque… altra dea o dio, questo credo sia… il momento giusto per pregarla… »
« Trenta secondi. » annunciò la voce di Ragazzo, scandendo il tempo restante all’impatto, e a un impatto che, purtroppo, non avrebbe avuto a doversi intendere contraddistinto dalle migliori premesse.
« Tieni la bocca chiusa, la lingua appoggiata al palato e non trattenere il respiro… » suggerì la Figlia di Marr’Mahew alla propria protetta, nonché supposta protettrice, preparandosi psicologicamente a quanto, di lì a breve, sarebbe accaduto « … e che Thyres ci aiuti! »

sabato 24 agosto 2019

3012


« Da Midda a Midda… » domandò Maddie, rivolgendosi alla propria versione più matura, nel mentre in cui, seduta su una delle due brande presenti nell’alloggio di Duva, così come in ogni altro alloggio, cercava di compensare i continui scossoni della nave per come meglio avrebbe potuto permettersi in una situazione qual quella « … abbiamo una qualche speranza di salvarci…?! »
« Da Maddie a Maddie… » rispose allora Midda, seduta di fronte a lei sull’altra branda, nel voler, in tal maniera, rendere il giusto tributo alla propria versione più giovane, a ovviare, in ciò, ad apparire sì egocentrica da imporle il proprio nome, soprattutto laddove, per fortuna loro e di tutti quanti, non avrebbero avuto a vantare lo stesso nome, in termini tali da dover ricercare un qualche genere di soprannome a rendere più univoca l’identificazione, per così come, non a caso, le era stato necessario alcuni anni prima, nel momento in cui si era ritrovata a confronto con altre sei versioni di se stessa, nel tempio della fenice « … se qualcuno può salvarci, certamente quel qualcuno è Duva. » sancì, dimostrando la più completa e assoluta fiducia nelle capacità della propria amica, e di quell’amica che, in quegli ultimi anni, per lei era stata quasi al pari di una sorella, di una gemella, e di una gemella certamente molto diversa da lei, sia per storia che, molto banalmente, per il colore della pelle, potendo l’altra vantare una splendida carnagione bronzea in opposizione al pallido incarnato proprio delle presenti, e alla quale, in nome di tale amicizia, e della fiducia alla base di essa, avrebbe ciecamente affidato la propria vita… esattamente come, del resto, stava compiendo in quel momento « E’ una donna straordinaria. E se tu e io abbiamo qualcosa in comune al di là dell’aspetto, sono certa che non potrai non accoglierla nella tua vita qual una delle tue più grandi amiche… »

Maddie ammirò sinceramente la propria interlocutrice. E l’ammirò, in quel frangente, non tanto per il fatto che ella era Midda Bontor, e “quella” Midda Bontor che, negli ultimi anni, nel suo stesso pianeta d’origine, si stava impegnando a tentare di sostituire, senza pur né desiderare, né poter effettivamente rimpiazzare, costantemente costretta al confronto con l’aura di leggenda che la circondava, e ne contraddistingueva ogni ricordo, ogni memoria, entrata ormai nel mito ancor prima che nella Storia; quanto e ancor più per il fatto che ella, anche in un momento potenzialmente disperato qual quello, si stava dimostrando capace di quelle emozioni così intense, così piene, come quella allor dichiarata, e dimostrata nella propria quiete, nella propria serenità, nei confronti di colei allor intenta a pilotare quella nave e a tentare di assicurare loro un qualsivoglia genere di futuro.
A confronto con tutto ciò, Maddie non poté ovviare a domandarsi se ella sarebbe mai stata capace di tributare un tale attestato di stima, di fiducia indiscriminata, verso qualcuno. O se, ancor più di ciò, qualcuno sarebbe mai stato capace di tributare tanta fiducia indiscriminata, un tale attestato di stima, verso di lei, affidandosi ciecamente a lei anche laddove ciò avrebbe potuto comportare una qualche necessariamente sgradevole e obbligatoriamente prematura conclusione della propria esistenza. Dopotutto, a solo confronto con il nome di Midda Bontor, quattro persone avevano accettato di compiere un metaforico, e forse neppur poi così metaforico, salto nel buio, abbandonando non soltanto la propria vita quotidiana, ma addirittura il proprio intero mondo, per essere catapultati dal lato opposto dell’universo, senza, in tal senso, battere il minimo ciglio: tale, in fondo, avrebbe avuto a doversi riconoscere la reazione di Howe e di Be’Wahr, ma anche di H’Anel e di M’Eu, all’idea di potersi ricongiungere alla loro amica, alla loro antica compagna, e una reazione nella quale, pur in tal senso invitati e incitati da una perfetta estranea qual Rín, e una perfetta estranea verso la quale non avrebbero avuto motivo alcuno di riservare la benché minima fede, si erano quindi tutti affidati, e affidati nel solo nome di Midda Bontor.
Ma, nel porsi un tal interrogativo, e nell’offrirsi in ciò animata da un’evidente mancanza di stima in se stessa, ancor prima che nel mondo a sé circostante, Maddie ebbe allor a obliare quanto, in verità, ella stessa già godeva di quella medesima fiducia che tanto ammirava in Midda e nei confronti di Midda. In quale altro modo, altrimenti, aver a giustificare quanto compiuto da Rín, nel suo impegno oltre ogni umana possibilità di concezione, per acquisire il potere più unico che raro di viaggiare autonomamente attraverso il multiverso, animata in tal senso dal sol desiderio di ricongiungersi a lei? Oppure in quale altro modo, altrimenti, aver a giustificare il fatto che, tanto Be’Wahr ma ancor più Howe, così come H’Anel e M’Eu, avessero potuto accettare l’idea che Rín fosse effettivamente quella sorella gemella che ella aveva lasciato in un’altra dimensione, in un altro universo, bloccata su una sedia a rotelle da più di cinque lustri, e che, ciò non di meno, aveva fatto la propria riapparizione nella sua e nelle loro vite muovendosi agilmente sulle proprie stesse gambe?!
Se Midda, come ella pensava, avrebbe avuto a doversi riconoscere capace di ispirare straordinaria fiducia nei propri amici; allor stesso modo lei stessa non avrebbe avuto a dover essere considerata in maniera inferiore a lei… benché, ovviamente, in quel frangente, la sua mente non avrebbe mai potuto dimostrarsi tanto generosa nei propri stessi confronti.

« Sai… sono ormai trascorsi più di tre anni da quando sono giunta per la prima volta in questa dimensione e, per la precisione, nel tuo mondo natale. E, prima di questo viaggio, non mi era mai accaduto di restare tanto a lungo in una stessa realtà, o, per lo meno, in una stessa realtà che non fosse la mia. » premesse Maddie, cercando, in quel discorso, di riservarsi possibilità di distrarsi dall’idea di quanto, di lì a qualche istante, avrebbero tutti potuto essere morti « Per più di tre anni, in ciò, mi sono ritrovata a vivere nel tuo mondo quella che avrebbe potuto essere la tua vita… o, per lo meno, qualcosa di vagamente assimilabile. E, soprattutto, mi sono ritrovata a vivere a contatto con i tuoi amici, con le persone a te care: Howe e Be’Wahr, per iniziare, ma anche H’Anel e M’Eu… per non parlare di Seem, Arasha, Brote e tutti gli altri... »
« … Thyres… » sospirò sottovoce la sua interlocutrice, nel non poter ovviare a provare un tuffo al cuore nel sentir scanditi quei nomi, e quei nomi nel confronto con l’idea dei quali non avrebbe potuto ovviare a provare uno straordinario senso di nostalgia… e, perché no?!, persino un po’ di invidia per quella più giovane se stessa, e quella se stessa che, per così come stava dichiarando, aveva avuto occasione di vivere la propria vita accanto a tutti loro, e a quelle stesse persone che, al contrario, ella era stata costretta ad abbandonare, nel dare la caccia alla regina Anmel Mal Toise attraverso lo spazio infinito.
« E voglio che tu sappia che ti ammiro tantissimo… » continuò la prima, non concedendosi opportunità di distrazione in quella dichiarazione, e in quella sincera dichiarazione verso di lei, una dichiarazione allor ispirata da quello stesso momento, e dalla straordinaria fiducia che Midda si stava lì dimostrando in grado di riservare nei riguardi della sua amica… e non qual un atto anomalo, quanto e piuttosto qual la norma, e la norma propria di una vita intera vissuta in quella maniera, offrendo e ispirando fiducia nel prossimo « … e, per quanto non possa essere certamente degna dell’originale, è per me uno straordinario onore potermi ritrovare a essere accomunata alla straordinaria Figlia di Marr’Mahew, all’Ucciditrice di Dei, alla Campionessa di Kriarya, vivendo la sua vita, e vivendola con le persone a lei più care e che tanto affetto, tanta stima, tanta fiducia non possono ovviare a provare, ancora, verso di lei… verso di te! »
« Piantala… » sorrise Midda, scuotendo appena il capo, nel ritrovarsi, situazione decisamente insolita per lei, a vivere un certo senso di imbarazzo a confronto con quelle parole e, ancor più, con la verità propria descritta da quelle parole… parole che, del resto, ella non avrebbe mai potuto, in fede, allor credere di meritare « Quella che tu stai descrivendo non è una persona. E’ un’idea. E una bellissima idea. Ma un’idea dalla quale non potrei essere più lontana. » escluse la donna, rifiutando ogni accredito da parte dell’altra se stessa in quel momento di fronte a lei, quasi qual il prodotto di un qualche strano specchio distorcente e, soprattutto, ringiovanente « E non lo dico per modestia… » puntualizzò, a prevenire qualunque obiezione in tal senso « Vuoi un esempio? Hai citato H’Anel e M’Eu. Quella coppia di straordinari giovani in questo momento alloggiati qui, in fondo al corridoio. E quella coppia di straordinari giovani che, francamente, non avrei mai potuto riconoscere senza un aiuto… giacché la mia presenza, nelle loro vite, si è limitata a poche settimane quasi quindici anni fa, quand’entrambi nulla erano più di due bambini, e due bambini che ho conosciuto soltanto perché, nella ricerca di un momento di conforto, mi sono spinta nuovamente fra le braccia di uno splendido uomo nel contempo incidentalmente divenuto loro padre! »

venerdì 23 agosto 2019

3011


« Dove accidenti ci ha condotto quella dannata strega…?! » brontolò Howe, aggrappato a qualunque appiglio gli fosse concesso all’interno della stanza nella quale lui e suo fratello erano stati stipati, e una stanza che, ancor prima di un alloggio, avrebbe avuto francamente a doversi fraintendere qual un magazzino, e un magazzino nel quale offrire spazio a tutto ciò di cui a nessuno sarebbe importato… inclusi loro due « Finiremo per farci ammazzare senza neppure capire che cosa stia succedendo…! »
« Io credo che con il passare degli anni tu stia diventando un po’ troppo critico, vecchio mio… » osservò Be’Wahr, per tutta risposta, aggrottando appena la fronte nel confronto con quell’ennesimo, e aggressivo attacco verbale da parte di Howe a discapito di Rín, la “dannata strega” in questione « In verità, ci siamo offerti volontari per venire a dare una mano a Midda, se ben ricordi. E nessuno ci ha obbligati a nulla… » puntualizzò il biondo, scuotendo appena il capo.
« Certo… sta di fatto che essendosi presentata qual la sorella della tua donna, certamente ella non avrebbe mancato di seguirla ovunque l’avesse voluta condurre. E trattandosi della tua donna, sappiamo bene che anche tu non avresti mancati di seguirle ovunque… come del resto è successo! » protestò lo shar’tiagho, imbronciandosi « Dannazione… ancora non capisco perché tu abbia voluto complicarti la vita con lei! » soggiunse, rigirando allora l’intera responsabilità dell’accaduto sul proprio sodale.
« Toh… che novità. Vuoi dire che alla fine è tutta colpa mia…?! » ridacchiò Be’Wahr, non potendo ovviare, malgrado tutto, di cogliere la ben misera originalità di quel ragionamento, e di quel ragionamento che lo avrebbe visto essere, al solito, lo stupido bietolone responsabile di ogni errore da loro compiuto « Forse non sarò una delle persone più intelligenti del mondo… »
« Udite, udite! » esclamò l’altro, a margine di quella premessa, non negandosi quel sarcastico intermezzo.
« … ma sono abbastanza intelligente da comprendere come anche tu, certamente, ti sia riservato qualche fantasia nei riguardi di Maddie. » continuò il primo, ignorando quel tentativo di disturbo e proseguendo nel proprio intervento « Ma non è colpa mia se, alla fine, ha scelto me! Quindi non c’è nessun bisogno di essere così gelosi… soprattutto considerando che siamo fratelli! »
« Ehi! » protestò Howe, incupendosi a fronte di quell’accusa, e di quell’accusa l’addebito della quale non avrebbe potuto accettare « Punto primo: se c’è qualcuno su cui entrambi possiamo aver fantasticato, quella è Midda! E Midda, comunque, non ha scelto nessuno di noi due. » sancì, conteggiando con l’indice il primo punto dell’elenco che stava così proponendo in risposta al compagno di una vita intera, e, in ciò, subito dopo avendo a sollevare il medio, a indicare il proseguo della propria replica « Punto secondo: il fatto che Maddie abbia scelto il più stupido fra noi, non depone certamente a vantaggio del suo buon gusto. » accusò, innalzando poi anche l’anulare, a indicare di aver ancora altro da aggiungere « E punto terzo: non è che solo per il fatto che ora non devi più pagare per avere una donna nel tuo letto, tu abbia a doverti sentire particolarmente più importante di me! Alla fine resti colui che sei sempre stato… »

Quanto lì stava accadendo, in verità, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual una discussione inedita fra i due fratelli. Per quanto figli di genitori diversi, per quanto diversi nell’aspetto e nel carattere, Howe e Be’Wahr erano cresciuti, a tutti gli effetti, in quanto fratelli. E come ineluttabile fra fratelli, le discussioni, fra loro, non avrebbero mai avuto a mancare, in termini sovente anche parecchio animati.
All’interno della loro coppia, poi, da sempre Howe aveva dimostrato un carattere predominante rispetto a Be’Wahr e, in ciò, e nell’affetto di Be’Wahr per il proprio fratellone, ineluttabile avrebbe avuto a doversi considerare una certa passività del secondo nei riguardi del primo. Una passività, tuttavia, che l’ingresso nella loro quotidianità della più giovane versione alternativa di Midda, aveva necessariamente finito per porre in dubbio, rimettendo in discussione gli equilibri fra loro come solo una donna avrebbe saputo riservarsi occasione di fare fra due uomini. Ma se l’originale Midda non aveva mai dimostrato favoritismi nei confronti dell’uno o dell’altro, in questo, in buona sostanza, scontentando entrambi ma, al tempo stesso, mai alterando l’equilibrio fra loro esistente, con buona pace per entrambi; l’ingresso di Maddie nelle loro vite era stata meno discreto, vedendola, per l’appunto, finire per iniziare a frequentare uno dei due fratelli e, in questo, imponendo una sgradevole disparità fra loro. E una disparità della quale, ovviamente, entrambi avevano maturato coscienza, per quanto, nell’affetto reciproco, si fossero poi sforzati di soprassedere.
Una disparità, tuttavia, che, volgendo a sfavore di colui che, pur, da sempre aveva dimostrato un carattere predominante rispetto all’altro, non avrebbe potuto ovviare a doversi riconoscere decisamente più critica rispetto a quanto non avrebbe potuto esserlo a ruoli inversi. E una disparità che, in tal senso, non avrebbe potuto ovviare a giustificare il continuo, esplicito, disappunto di Howe a confronto con tutto quanto lì stava accadendo.
E se pur, probabilmente, la cosa migliore per entrambi sarebbe stato che, allora, Be’Wahr avesse a tacere, lasciando sgonfiare la questione in maniera naturale; malgrado tutti i cambi di equilibri lì occorsi, il biondo non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual concretamente mutato nella propria intima natura, e, purtroppo per lui, non certamente in quell’acume che, esprimendosi in maniera estremamente particolare, in molteplici occasioni gli aveva sicuramente permesso di essere il punto di svolta nella risoluzione di una crisi, sebbene, nella maggior parte delle altre occasioni, non gli avrebbe permesso di imporsi qual geniale protagonista della scena. Così, allorché tacere, Be’Wahr ebbe lì a voler riprendere voce… e a volersi riservare, forse in cerca di qualche facile ironia, quell’unica formulazione utile a innescare l’esplosione della bomba così già predisposta…

« Ringrazia Maddie che mi sta aiutando ad avere un po’ di fiducia in me stesso. » sospirò, per tutta risposta, limitandosi a offrire un quieto sorriso nel confronto con le alle provocazioni del fratello « In caso contrario, ora come ora, ti avrei fatto rimangiare tutto quello che hai appena detto insieme a tutti i tuoi denti… »
« … come hai detto?! » domandò Howe, sgranando gli occhi nel confronto con le ultime parole pronunciate dal fratello, parole alle quali non avrebbe potuto che seguire una sola, e necessaria, evoluzione.

E così, nel mentre in cui il destino di quanto lì restante della Kasta Hamina avrebbe avuto a doversi dividere fra l’eventualità di essere abbattuta dai colpi di plasma avversari o l’eventualità di finire in mille pezzi nel confronto con la densità dell’atmosfera del pianeta, o, peggio ancora, nell’impatto con il terreno sottostante a contatto con il quale, piuttosto, avrebbe desiderato cercare opportunità di salvezza; in quel piccolo alloggio abitualmente sfitto e, in questo, adibito a deposito, Howe e Be’Wahr, sino a lì condotti a partire dall’altra parte dell’universo, da quel piccolo pianeta che avrebbero avuto a poter riconoscere qual casa, se solo avessero saputo ove esso avesse a trovarsi, altro di meglio non poterono avere a riservarsi se non una rissa. E una bella rissa fra fratelli.
Una rissa nella quale, allora, avere a obliare a quanto attorno a loro stesse accadendo. Una rissa nella quale, all’occorrenza, neppur rendersi conto di morire, se tale avrebbe avuto a definirsi il loro fato. E una rissa nella quale, anche, cercare di ritrovare quell’equilibrata serenità evidentemente perduta nell’ingresso, nella loro quotidianità, di troppe novità, partendo da Maddie, passando per Rín, sino a giungere a quella nuova e più amplia concezione di realtà con la quale, se soltanto fossero sopravvissuti a quell’atterraggio d’emergenza, avrebbero avuto a doversi ritrovare a confronto, scoprendo nuovi mondi, scoprendo nuove specie e nuove civiltà, e, soprattutto, ponendosi costretti a rivedere la propria intera concezione del Creato nella necessaria assimilazione di tutto ciò.
Una rissa, la loro, che, pertanto, avrebbe forse avuto a doversi riconoscere qual la soluzione migliore, fra tutte quelle così loro offerte, per occupare quel tempo… e quel tempo nel quale, in caso contrario, non avrebbero potuto fare altro che attendere, inermi, di avere a scoprire la propria sorte.

giovedì 22 agosto 2019

3010


« Non sappiamo ancora chi siano e cosa vogliano da noi… » premesse la donna, costringendosi a ritrovare il proprio controllo per non avere a distrarsi in un momento pur sì critico « … ma di una cosa puoi essere certo, Ragazzo: quando lo scopriremo, perché prima o poi lo scopriremo, Midda e io faremo loro visita. » promise, riservandosi un lieve sorriso, e un sorriso animato da una certa, palpabile malevolenza, e da una malevolenza che, lì, non avrebbe concesso loro opportunità di scampo nel giorno così auspicato da quelle parole « E allora si pentiranno di aver deciso di calpestare i piedi all’equipaggio sbagliato! »

Al pari di Midda, infatti, anche Duva non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual solita permettere a una questione di restare in sospeso a tempo indeterminato. E a fronte di qualcosa del genere, di qualcosa come quello che lì stava accadendo, ineluttabile sarebbe stato, presto o tardi, ma probabilmente più presto che tardi, una qualche riscossa da parte loro, e una riscossa che, appunto, ella, con sicuramente la complicità dell’amica, non avrebbe perduto occasione di riservarsi, e di riservarsi restituendo ai loro antagonisti, il favore di tanta premura nei loro riguardi. Un favore che, quindi, sarebbe stato loro restituito sul filo di una lama, e di quella lama che si sarebbe intrisa del loro sangue, e di quel sangue che, ineluttabilmente, sarebbe stato versato a pagamento di tanta immotivata avversione a loro riguardo.
Perché se morte quegli uomini o donne, umani o chimere che fossero, stavano ricercando, morte avrebbero alfine incontrato. Morte che, allora, avrebbe avuto il loro volto…

« Oh sì, che se ne pentiranno… » ribadì, ora quasi sottovoce, annuendo appena a sostegno di tale proposito.

Prima di arrivare alla vendetta, tuttavia, Duva avrebbe dovuto loro concedere opportunità di sopravvivere. E per sopravvivere avrebbe avuto, a maggior ragione, tentare quell’improponibile manovra di approccio con il pianeta designato.
Perché, per quanto grande avrebbe potuto essere il desiderio di sangue e morte dei loro inseguitori, essi certamente, con la loro nave, non avrebbero potuto seguirli all’interno dell’atmosfera di un pianeta… non a meno di non volersi, a propria volta, schiantare sulla superficie del medesimo, in un tentativo di suicidio che, necessariamente, sarebbe risultato ancor più immotivato rispetto a quello stesso attacco.  E se, certamente, essi avrebbero potuto avere a inseguirli, anche là sotto, a bordo di qualche navetta o caccia, di dimensioni più contenute e atto, all’occorrenza, anche ad affrontare i limiti propri dell’atmosfera di un pianeta, tutto ciò avrebbe costretto necessariamente quello scontro unilaterale a vedere modificate le proprie dinamiche e, soprattutto, a concedere loro, finalmente, un’opportunità di giusta risposta a discapito di quegli ancor ignoti antagonisti.
Così, entro i limiti propri dettati dal voler evitare uno schianto suicida, e genocida, sulla superficie del quarto pianeta del sistema Leica Merasch, il primo ufficiale della Kasta Hamina, lì facente funzioni di capitano, mosse al massimo della velocità consentitale la nave, o, per lo meno, quanto rimasto della stessa, allo scopo di raggiungere il prima possibile il proprio obiettivo, ovviamente impegnandosi egualmente a ovviare agli spazi che, di lì a breve, non avrebbero mancato di riprendere a loro discapito. E se pur non fu un inseguimento breve, quello che li vide protagonisti, Duva riuscì a mantenere il controllo e l’attenzione per tutto il tempo necessario a permettere loro di giungere sino all’orbita del pianeta e lì di intraprendere una traiettoria di atterraggio.
Fu proprio in quel momento, tuttavia, che un segnale lampeggiante su uno schermo ebbe ad avvertire Ragazzo di una comunicazione in ingresso, proveniente dall’esterno…

« Ci stanno chiamando dal pianeta. » comunicò il mozzo, identificando l’origine della trasmissione « Saranno giustamente preoccupati di quali possano essere le nostre intenzioni… »
« Apri pure il canale. » confermò Duva, senza distrarsi dal proprio impegno primario e, soprattutto, senza arrestare quanto allora già posto in moto.
« Il mio nome è Fer-Ghas Reehm, della Corporazione Thonx, e sono il responsabile incaricato per questa colonia. » dichiarò una voce maschile, nel mentre in cui il volto felino di un feriniano ebbe a fare la propria comparsa su uno schermo laterale rispetto a Duva « State procedendo su una rotta estremamente pericolosa… vi invito ad allontanarvi dalla nostra orbita e dal nostro pianeta, o saremo costretti a prendere dovuti provvedimenti. »
« Il mio nome è Duva Nebiria, primo ufficiale della Kasta Hamina. » replicò quindi la donna, storcendo appena le labbra verso il basso « Siamo sotto attacco da parte di una nave non meglio identificata. Abbiamo dovuto procedere a un’evacuazione di emergenza e il vostro pianeta rappresenta la nostra unica speranza di sopravvivenza! » sancì, senza offrire spazio alcuno per sterili discussioni « Abbiamo identificato una vasta area desertica all’altezza del vostro equatore, dove non ci risultano essere insediamenti di sorta, ed è lì che in questo momento siamo diretti per uno schianto controllato… o, quantomeno, così vogliamo sperare. » puntualizzò, a escludere qualunque intento, da parte loro, di arrecare danno alla colonia o, peggio ancora, alla popolazione lì presente « Vi prego di volerci concedere asilo. O non avremo scampo. »

Avessero scelto un sistema centrale, avessero scelto un pianeta ricco e potente, certamente per la Kasta Hamina e il suo equipaggio non vi sarebbe stata opportunità alcuna di salvezza. Nel migliore dei casi, infatti, sarebbero già stati intercettati e abbattuti all’ingresso all’interno del sistema solare, senza neppure il favore, preventivo, di una qualche comunicazione da parte del governo locale.
Avendo tuttavia scelto un sistema periferico, e avendo scelto una piccola colonia mineraria, il loro fato non avrebbe avuto a dover essere considerato così egualmente, e drammaticamente, definito. Nella maggior parte dei casi, infatti, i coloni avrebbero avuto a dover essere riconosciuti come persone sicuramente spigolose, nel proprio carattere, a volte brusche, nei propri modi di approcciare ai problemi, e, ciò non di meno, capaci di grandi gesti di solidarietà e di straordinaria accoglienza. Il loro stesso stile di vita, del resto, non avrebbe potuto lasciar spazio a egoismi di sorta, nel ritrovarsi generalmente in numero ridotto, a partire alla volta di disabitati pianeti a loro alieni, non tanto in risposta a un qualche innato desiderio d’avventura, quanto e piuttosto alla necessità di cercare una nuova occasione di vita là dove, nel proprio pianeta natale, tale occasione non sarebbe stata loro altrimenti riconosciuta. Esuli, proprio malgrado, i coloni non avrebbero quindi potuto ovviare a dimostrarsi tanto accoglienti con coloro in difficoltà, quanto violenti con eventuali aggressori…
… questo, ovviamente, come idea di principio. Ma, all’atto pratico, in quel frangente Duva non avrebbe potuto che limitarsi a sperare che tale idea di principio avesse a valere anche per il signor Fer-Ghas Reehm, responsabile incaricato.

« Così sia. » confermò, fortunatamente, il rappresentate della Corporazione Thonx, dopo un apparentemente interminabile momento di intima valutazione del caso « Procedete pure secondo i vostri piani… e che la dea possa essere misericordiosa verso di voi e concedervi di sopravvivere all’impatto. »
« Grazie. » si limitò a concludere Duva, ringraziando in cuor proprio quella non meglio precisata dea per non aver negato loro asilo… per quanto, obiettivamente, non avrebbero avuto ancora a potersi concedere particolari motivazioni di entusiasmo sino a quando, per lo meno, l’atterraggio non fosse avvenuto.

Un atterraggio per sopravvivere al quale, in quel frangente, tutta la bravura di pilota di Duva sarebbe lì stata loro richiesta, insieme a qualunque benevola misericordia divina che chiunque, da qualunque pantheon, avrebbe potuto voler loro offrire.

mercoledì 21 agosto 2019

3009


Né a Duva, né a Ragazzo, né ad alcun altro membro dell’equipaggio della Kasta Hamina venne riconosciuta, tuttavia, occasione di lutto in quel momento.
Per quanto, da tutto quello, non vi sarebbe potuta essere occasione di ritorno; per quanto quell’istante nel tempo, e nella Storia, rappresentasse qualcosa di unico e di irripetibile, e sancisse una netta linea di confine nelle loro vite fra ciò che era stato prima, e ciò che sarebbe stato dopo, a nessuno di loro poté essere concesso un solo istante utile a piangere la fine della Kasta Hamina, della loro nave, della loro casa e delle loro vite quotidiane sino a quel momento. Non laddove, quantomeno, attuare la procedura due non avrebbe significato, necessariamente, porsi in salvo, ma, semplicemente, diminuire ulteriormente le proprie dimensioni, acquisire ulteriore agilità e velocità di movimento e, in loro grazia, incrociare le dita e pregare qualunque dio o dea di offrire loro la grazia di salvarsi da quell’incessante avversario. Una grazia, quella così ricercata, non conseguenza, comunque, in primo luogo, della mera ricerca di una benevolenza divina, quanto e piuttosto dell’impegno personale a conquistarla… e a conquistarla, secondo i piani dell’allor moribondo capitano Lange Rolamo, riuscendo a compiere un atterraggio di fortuna nel pianeta individuato dalla stessa Duva Nebiria, allor ai comandi della nave.

« … procedura due completata! » proclamò la voce della facente funzione di capitano, nonché comproprietaria della nave ormai letteralmente in pezzi, nel mentre in cui, sfruttando un fugace istante di distrazione da parte dei loro nemici, e di quei nemici che, evidentemente, non si sarebbero attesi una simile manovra da parte loro, stavano ancora concentrando tutto il proprio potere di fuoco sul resto della nave alle loro spalle, non avendo ancor maturato consapevolezza di quanto, ormai, quello altro non avesse a doversi riconoscere se non un involucro vuoto, destinato in qualche istante a perdere anche il proprio sfasamento quantistico e, in tal senso, a tradursi in un ammasso di metallo e lamiere informe, martoriato da qualunque frammento di pulviscolo stellare attorno a loro avrebbe potuto essere lì riconosciuto, nel proseguire, ciò non di meno, per inerzia la propria folle corsa « Restate tutti ai vostri posti: ora ridurremo la velocità e usciremo dallo sfasamento, sperando di avere tempo sufficiente a raggiungere la nostra destinazione di fortuna prima che i nostri avversari comprendano quello che sta accadendo… » annunciò Duva, con assoluta trasparenza verso il resto dell’equipaggio, laddove, se quelli avrebbero avuto a dover essere i loro ultimi istanti di vita, per rispetto verso tutti i propri amici, verso quella propria grande famiglia, ella desiderava che fosse loro concessa opportunità di comprendere quanto sarebbe accaduto.

Il calcolo delle rotte di navigazione, malgrado la possibilità offerta dallo sfasamento quantistico, non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual qualcosa di banale. Definire una rotta, in termini tali da minimizzare, comunque, le possibilità di incappare in qualunque genere di ostacolo, tanto alla partenza, tanto durante lo sfasamento quantistico, quanto e ancor più all’arrivo, considerando il moto dei pianeti all’interno dei sistemi solari, e il moto dei sistemi solari all’interno delle galassie, per non parlare poi del moto delle galassie all’interno dell’universo, avrebbe avuto a doversi ritenere qualcosa di estremamente serio e complicato, ragione per la quale, nella maggior parte dei casi, le navi avrebbero avuto a muoversi lungo rotte prestabilite e comuni a tutti, sfruttando in ciò quell’acquisita conoscenza comune frutto dei primi grandi e pioneristici viaggi interstellari. Quanto, tuttavia, in quel momento, e con sufficiente concitazione, Duva si stava apprestando a compiere, dietro idea di Lange, avrebbe quindi avuto a dover essere riconosciuto qual un azzardo estremamente rischioso, e un azzardo che non soltanto avrebbe loro concesso tempi estremamente ristretti per la decelerazione e l’uscita dallo sfasamento, ma, anche e soprattutto, li avrebbe dovuti vedere entrare in maniera particolarmente irruenta all’interno di un sistema stellare e approcciarsi, con un’intera nave, o, quantomeno, un’ampia porzione della stessa, all’atmosfera propria di un pianeta… con tutte le complicazioni e i pericoli del caso.
Ma laddove, a tutto ciò, l’alternativa sarebbe allor stata quella propria dell’essere colpiti dai fasci di plasma contro di loro sparati da quegli ignoti avversari, la scelta avrebbe avuto a doversi ritenere quantomeno obbligata…

« Ragazzo… sei pronto?! » domandò Duva, rivolgendosi al mozzo tuttofare, in quel momento lì presente, a tutti gli effetti, come copilota di quanto rimasto della Kasta Hamina.
« Sì, signora. » annuì serio il giovane, accennando appena una sorriso di incoraggiamento, e un sorriso di incoraggiamento dietro al quale, tuttavia, sufficientemente palese avrebbe avuto a doversi considerare tutta l’ansia propria di quel momento.
« Uscita dallo sfasamento in tre… due… uno… » dichiarò pertanto la donna, non avendo cessato di seguire con attenzione le proiezioni della loro rotta sui propri schermi e, in ciò, avendo calcolato, in maniera speranzosamente non troppo approssimativa, il momento migliore nel quale lasciare lo sfasamento.

Ragazzo agì in contemporanea al proprio capitano, o, quantomeno, a colei che lì né stava svolgendo le funzioni, muovendo con rapidità  le mani sui diversi controlli della nave in perfetta coordinazione con Duva in maniera tale da assicurare il completamento di quella manovra. E se, per un lunghissimo istante, egli non ebbe neppure ad accorgersi di essersi dimenticato di respirare, quando, alfine, innanzi ai loro occhi ebbe a delinearsi il profilo di un nuovo sistema stellare, il successo di quell’azione non poté che apparire evidente, permettendogli di ritrovare fiducia nell’idea di aver conquistato, in ciò, ancora qualche istante di vita.
Una riflessione più o meno conscia, quella propria del giovane mozzo, che evidentemente ebbe a essere condivisa anche dalla donna al suo fianco, la quale, pur non potendo ovviare a rallegrarsi, in cuor proprio, di essere giunti nel luogo giusto al momento giusto, non ebbe comunque a concedersi possibilità di gratuiti festeggiamenti, consapevole di quanto effimero avrebbe avuto a potersi comunque scoprire il vantaggio che, in quel momento, erano stati in grado di riservarsi rispetto ai propri inseguitori…

« Qui Duva, a tutti… » annunciò quindi Duva, aprendo nuovamente il canale di comunicazione interno, rivolta a chiunque a lei in quel momento affidato « Siamo alle porte del sistema Leica Merasch, diretti al quarto pianeta, piccola colonia mineraria sotto il controllo della Corporazione Thonx. » spiegò, illustrando nuovamente a tutti quanto, di lì a breve, avrebbe avuto ad accadere, se soltanto tutto fosse andato per il verso giusto « Tenteremo un atterraggio di emergenza nella fascia desertica equatoriale del pianeta, al fine di ovviare a commettere involontariamente un qualche genocidio fra i coloni presenti: inutile che vi abbia a ricordare quanto questa sezione della nave, così come tutta la Kasta Hamina del resto, non è stata progettata per entrare abitualmente all’interno dell’atmosfera di un pianeta. Quindi… reggetevi forte! »

E se, non semplice, tutto quello avrebbe avuto a doversi considerare in una situazione di quieta normalità, la ricomparsa, improvvisa, alle loro spalle dei loro inseguitori, anch’essi ora usciti dallo sfasamento e in rapido movimento sulla loro scia, non ebbe certamente a rappresentare un fattore di semplificazione di tutto ciò…
… anzi.

« Dannazione! » protestò Duva, imprecando e picchiando con un pugno la superficie metallica del piano di controllo innanzi a sé, prestando attenzione, pur in tal gesto di sfogo, a non rischiare di danneggiare la strumentazione lì presente « Non ci vogliono mollare! »
« Sapessimo almeno chi sono e che cosa vogliono da noi… » osservò retoricamente Ragazzo, scuotendo il capo con aria obbligatoriamente sfiduciata, nel comprendere quanto, ancora una volta, le loro speranze di successo si fossero così improvvisamente assottigliate.

martedì 20 agosto 2019

3008


« Questo è evidente, amor mio. » sorrise ella, scuotendo appena il capo e dando riprova, questa volta, di essere riuscita a intendere la parole da lui pronunciate « Se volessi minimamente impegnarti a meritarmi, tanto per iniziare, ti raderesti quella barba… affascinante, certo, sotto tanti punti di vista, ma sempre incredibilmente scomoda da baciare! » ammiccò poi, ancora nell’intento di volgere quella tragedia in commedia, non soltanto per lui, quanto e piuttosto per se stessa, per trovare la forza di resistere a confronto con il corpo martoriato del proprio sposo e non avere a crollare, vittima di un’altrimenti giustificabile crisi isterica « Per fortuna, o purtroppo, sei comunque mio marito. E come tale, sopporterò sempre tutte le tue mancanze… ma, ora, vedi di non morire. »

Alla fine, a margine di tutto ciò, Maddie ebbe occasione di ricongiungersi, effettivamente, alla propria gemella, nel momento in cui, allora, insieme a Rula ebbe a raggiungere l’alloggio del dottor Roro Ce’Shenn, lì riallestito a estemporanea infermeria, per condurre alla sua attenzione quanto così restante del martoriato capitano. E se, nel cogliere l’immagine della propria gemella stesa su quella piccola branda e lì ancora priva di sensi, una morsa al cuore non poté che colpire la donna guerriero, l’evidenza di quanto, in quel momento, ella sembrasse tranquilla e, soprattutto, non più sanguinante, non poté che immediatamente rasserenarla, a conferma di quanto, in fondo, il medico doveva aver compiuto il proprio operato.

« Sta bene, non ti preoccupare. » la rassicurò Midda, la propria invecchiata corrispettiva propria di quella dimensione, nel coglierne lo sguardo e i pensieri, vedendola lì sopraggiungere « Sta solo riposando… »

Maddie annuì, non potendo ovviare a un certo senso di colpa a margine di tutto ciò per essersi concessa quel momento di distrazione nel mentre in cui, fra le proprie braccia, ancora stava lentamente morendo il capitano. E se, appena entrate nello stretto ambiente, subito Roro si volle preoccupare di fare spazio su una seconda branda per il primo titolare della Kasta Hamina, dopo averla rassicurata con quelle poche, e pur inequivocabili parole, il capo della sicurezza ebbe a rivolgersi all’interfono, aprendo un canale diretto con il secondo titolare della nave, lì estemporaneamente facente funzione di capitano…

« Qui Midda, dall’alloggio del dottore. » annunciò la donna, rivolgendosi alla propria amica e sorella d’armi, invero a ormai ben poca distanza da lì, nella nuova ricollocazione dell’equipaggio, e di tutti gli ospiti, in quegli spazi incredibilmente ristretti « Rula e Maddie sono tornate con il capitano: siamo tutti a bordo, pronti per il completamento della procedura due. »
« Qui Duva. Ottima notizia… » confermò la voce dell’altra, con trasparente sollievo per molteplici motivazioni ricollegabili a quell’annuncio, a partire dal recupero del proprio ex-marito, sino all’evidenza di essere finalmente pronti a sganciarsi dalla nave « … anche perché non so ancora per quanto riuscirò a evitare i loro colpi… »
« Qui Duva, a tutto l’equipaggio e non. » proclamò immediatamente dopo, all’attenzione di tutti coloro a bordo della nave, e lì ormai trasferiti, e strettamente stipati, all’interno degli otto piccoli alloggi « Procedura due in dieci… nove... otto… »
« Andiamo… » ordinò allora il capo della sicurezza verso la propria corrispettiva più giovane, afferrandole delicatamente la destra con la propria mancina per invitarla a lasciare quell’alloggio, e, in ciò, a offrire maggiore spazio di manovra al buon medico, il quale già avrebbe avuto a dover probabilmente fare i salti mortali per salvare Lange, senza bisogno di ritrovarsi a dover operare con un’improponibile folla attorno « Ti assicuro che Rín starà bene. »
« … vengo via anch’io… » comunicò Rula, la quale, pur non richiamata in maniera diretta da Midda, nel rispettare il suo diritto a essere lì, accanto a suo marito, in quel momento, volle imporsi sufficiente autocontrollo da non rischiare di essere sol d’ostacolo al dottore, preferendo quindi uscire, a sua volta, da quell’alloggio per trasferirsi altrove.
« … sette… sei… »

Lasciato l’alloggio del medico, Midda, Maddie e Rula ebbero allora a separarsi, nella necessità di ovviare a ulteriori e inutili sovraffollamenti degli alloggi, per così come già, nel contempo, si era provveduto a ridistribuire estemporaneamente tutti quanti.
Rula, in particolare, ebbe a raggiungere Lys’sh all’interno dell’alloggio dell’ofidiana, ovviando a fare ritorno al proprio, l’alloggio del capitano, ormai trasformatosi in plancia di comando; nel mentre in cui Midda condusse Maddie nell’alloggio di Duva, in quel mentre vuoto nella presenza della donna al timone della nave.

« ... cinque… quattro… »

Be’Sihl, con i figli Tagae e Liagu, nel mentre di quel non facile conto alla rovescia, si avrebbero avuti a censire nel proprio consueto alloggio e in quell’alloggio estemporaneamente meno affollato del solito per l’assenza della stessa Midda.
Mentre H’Anel e M’Eu, impreviste presenze abitualmente non conteggiate, erano stati posti all’interno dello spazio altresì proprio di Ragazzo, anch’egli, in quel frangente, impegnato in plancia, nel mentre in cui Howe e Be’Wahr, anch’essi inattesi ospiti, erano stati assegnati a un alloggio abitualmente vuoto.

« … tre… due… »

I soli che, in tale frangente, avrebbero avuto a potersi fraintendere qual i più fortunati, nell’aver conservato, almeno per il momento, la più totale autonomia dei propri spazi, avrebbero quindi avuto a doversi indicare Thaare e Mars. Un’autonomia la loro, invero, non tanto derivante da una sbagliata redistribuzione dell’equipaggio e degli ospiti, quanto e piuttosto conseguente al parziale, e pur necessario, riallestimento di quelle pur strette cabine a depositi, e depositi per materiale tecnico, sul fronte del meccanico, e viveri, su quello della cuoca, potenzialmente utili per affrontare un’eventuale prima emergenza, a confronto con l’idea della perdita del resto della nave…

« … uno… »

Perché proprio in tal senso avrebbe avuto a dover essere intesa la procedura due.
Una procedura che, dopo aver visto trasferito tutto l’equipaggio al ponte superiore della sezione toracica della nave, del corpo centrale della Kasta Hamina, e dopo aver visto trasferiti i controlli della stessa nave all’alloggio del capitano, tradottosi in nuova plancia di comando, vide, al termine di quel conto alla rovescia, quell’intero ponte avere a separarsi dal resto della nave, in una disperata manovra d’emergenza, e una manovra d’emergenza la quale, ineluttabilmente, avrebbe segnato la fine della Kasta Hamina e dei suoi viaggi attraverso l’infinità siderale.
Una fine, quella di quell’amato mercantile di classe libellula, che non avrebbe avuto, tuttavia, a doversi considerare fine a se stessa… non laddove, speranzosamente, così facendo, tutti coloro che realmente avrebbero avuto a dover essere considerati l’anima della stessa Kasta Hamina, al di là di quel pur importante involucro di metallo, avrebbero avuto almeno un’occasione di salvezza, e di salvezza da quell’ancor ignoto nemico intento a non concedere loro alcuna occasione di tregua, nell’invocare, semplicemente, la loro completa estinzione.

lunedì 19 agosto 2019

3007


Quando Lange riprese i sensi, maturando sol in quel mentre consapevolezza di averli estemporaneamente perduti, non ebbe più a riconoscere il freddo pavimento della plancia sotto la propria schiena: non fu immediato, per lui, in quel momento, comprendere cosa stesse accadendo e, soprattutto, dove avesse a trovarsi, ma, dopo qualche necessario istante necessario alla sua mente a raccogliere informazioni dal suo corpo nel merito del tempo presente, e di quanto nel tempo presente stesse accadendo, egli ebbe a comprendere di essere, in effetti, in posizione eretta, e si star ponendosi, in quel frangente, stretto nell’abbraccio proprio di due caldi corpi, e di due caldi corpi che, di peso, lo stavano così trasportando attraverso la nave. Ma chi fossero le due persone, due donne probabilmente, impegnate in quel momento in suo soccorso, egli non lo avrebbe ancora saputo intendere… non nelle condizioni in cui lì si trovava: stordito, confuso, con un occhio praticamente perduto, o quasi, e l’altro tutt’altro che reattivo nel voler mettere a fuoco le immagini del mondo a sé circostante.
In suo soccorso, allora, subentrò il suo udito, più collaborativo rispetto alla vista. Quell’udito che, malgrado un insopportabile ronzio di fondo, e un ronzio che egli comprese essere soltanto entro i confini della propria mente, ebbe a riconoscere senza ombra di dubbio alcuno una voce, e una voce che, a un certo punto, ebbe a esprimersi alla volta di qualcun altro…

« Qui Rula. Ci siamo… parti! » sussurrò la voce di sua moglie o, per meglio dire, gridò la voce di sua moglie, la sua terza moglie, la sua attuale e forse mai adeguatamente considerata moglie, per quanto, dal suo punto di vista, quel grido apparve più che altro simile a un sussurro.

Che stupido era stato. In quegli ultimi minuti, e in quelli che avrebbero potuto essere gli ultimi minuti della propria esistenza, egli si era riservato così tanto interesse nel riflettere su Duva, e su tutte le mancanza da parte sua, nei di lei riguardi, da non prendere in considerazione quanto, allora, così facendo non stesse soltanto sforzandosi di fare ammenda verso la propria ex-moglie, ma anche, e tuttavia, stesse mancando completamente di considerare, e di offrire rispetto, alla propria attuale sposa e a colei che, in quegli ultimi anni, malgrado tutti i suoi difetti, malgrado tutte le sue mancanze, non aveva mai esitato a essere al suo fianco, nella buona e nella cattiva sorte.
E così, anche in quel momento, facile sarebbe stato immaginare cosa fosse accaduto. Facile sarebbe stato intuire come, nell’esatto istante in cui il fascio di plasma aveva investito la sezione di testa, Rula non si era concessa esitazione alcuna e, indifferente al protocollo due e al pericolo, in ciò, di ritrovarsi abbandonata su una nave alla deriva, si era slanciata in suo soccorso, correndo attraverso la nave e giungendo sino alla plancia probabilmente giusto in tempo per aiutare Midda a portarlo via di lì.
No… non Midda. Non era stato il suo capo della sicurezza a comparire improvvisamente in plancia e a soccorrerlo. Era stata l’altra donna, quella nuova… Maddie.
Sì… Maddie e Rula. Dovevano essere loro che in quel momento lo stavano trasportando, di peso, attraverso la nave. E lo stavano trasportando di peso come condizione irrinunciabile per permettere il completamento della procedura due. E di quella procedura due a cui, in quel frangente, con quelle parole per lui sussurrate, ma in realtà urlate, Rula doveva aver dato il via libera a Duva per procedere.

« … non… dovevate… aspettarmi… » tentò di scandire egli, riuscendo tuttavia a emettere soltanto pochi suoni confusi, che non raggiunsero, in maniera chiara, l’attenzione delle sue due soccorritrici.
« Credo stia cercando di ringraziarci… » fraintese completamente Maddie, sorridendo nel risentire la voce del capitano, per quanto in quel momento così bassa da non poter essere effettivamente intesa nel proprio impegno comunicativo.
« Mmm… se lo conosco, e trattandosi di mio marito lo conosco, credo piuttosto che in questo momento stia cercando di rimproverarci… » interpretò in maniera decisamente più corretta Rula, sorridendo tuttavia anch’ella nell’avere, in tal maniera, conferma del fatto che, in quel momento, fra le loro braccia, non avesse ancora a doversi considerare un cadavere, per quanto il peso morto di lui potesse suggerire il contrario.
« … » ipotizzò di soggiungere altro egli, non emettendo tuttavia suono alcuno nello scoprire di non sapere, tuttavia, in che altro modo potersi esprimere, e ritrovandosi ancor troppo confuso per riuscire a formulare un qualche pensiero coerente utile in quel preciso frangente.
« Credo di essere ancora troppo giovane per ritrovarmi a essere vedova, mio caro. » commentò, per tutta replica, la voce della sua sposa, impegnandosi evidentemente, in quel frangente, a cercare di sdrammatizzare la situazione, per così come avrebbero fatto le sue amiche, nel ben comprendere quanto, altrimenti, tutto quello sarebbe stato francamente troppo per chiunque, fra l’attacco alla nave, la perdita della sezione di coda, prima, e l’evacuazione ora, e, ancora, il ritrovare proprio marito letteralmente fatto a pezzi e il doverlo trasportare di peso nella speranza che, alla fine, non avesse comunque a morire « Quindi, mi dispiace per te, non sei autorizzato a morire. E non costringermi ad arrabbiarmi con te… sarebbe la prima volta e non ho idea di come potrei reagire! »

Se fosse riuscito ad avere il controllo completo dei muscoli del proprio volto, probabilmente, Lange avrebbe sorriso a margine di tutto ciò. Avrebbe sorriso per quelle parole, avrebbe sorriso per la minaccia così rivoltagli da una moglie che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la moglie perfetta: amabile, stupenda, comprensiva, dolce, premurosa, che mai aveva dimostrato il benché minimo desiderio di avere a discutere con lui, di avere ad arrabbiarsi con lui, pur sempre presente al suo fianco, pur sempre pronta a sostenerlo in ogni propria decisione, in ogni propria azione.
Una moglie perfetta che, in effetti, lo aveva anche viziato troppo, in misura tale per cui, a confronto con tutto ciò, egli, stolidamente, non si era lasciato mancare l’opportunità di continuare a distrarsi, e a distrarsi fra il dolore mai superato per la perdita di Kasta, e alcuni sentimenti altrettanto mai risolti nel confronto con Duva, e con quella ex-moglie a cui sì aveva imposto il torto di vivere su una nave insieme alla propria attuale moglie, ma che, in verità, non avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la sola “vittima” di tali circostanze… non laddove, parallelamente, proprio a Rula aveva egualmente imposto il torto di vivere su una nave insieme alla su ex-moglie, e a quella ex-moglie che, per lungo tempo, le aveva sostanzialmente dichiarato guerra, almeno sino a quando, in grazia a un intervento pacificatore da parte di Midda Bontor, quella faida aveva avuto fine, e le due donne avevano iniziato a rapportarsi in termini decisamente più amichevoli. E, a margine di tale pensiero, oltre al peso di tutte le colpe che, in ciò, Lange non avrebbe potuto ovviare a elencare nei riguardi della stessa Rula, avrebbe quindi avuto anche a doversi elencare quella propria di non essere mai riuscito, o forse di non aver mai realmente tentato, di risolvere, per l’appunto, quella situazione fra la propria ex-moglie e la propria attuale moglie, per così come, altresì, un’estranea, e un’estranea che, all’inizio, neanche avrebbe desiderato a bordo della propria nave, era stata poi in grado di sciogliere, e di sciogliere definitivamente.
Dannazione. A quante donne, nel corso della propria vita, egli aveva offerto torto? E aveva offerto torto in sola grazia della colpa propria di queste, e di quella colpa propria dell’amarlo, o dell’averlo amato?!
Lange avrebbe avuto a doversi riconoscere un uomo incredibilmente fortunato. Perché se a molti uomini, nel corso della propria esistenza, non era concessa l’opportunità di conoscere neppure una donna capace di amarli, e amarli realmente; egli, al contrario, ne aveva trovate addirittura tre… ma soltanto a una, a Kasta, egli aveva riconosciuto il giusto valore, il giusto merito, dispensando altresì semplicemente torti a tutte le altre, in un modo o in un altro.

« … non… ti… merito… » tentò di scandire egli, a conclusione di tale intima riflessione, sforzandosi di offrire in maniera più chiara e comprensibile possibile quell’ammissione di colpa.

domenica 18 agosto 2019

3006


« … che accidenti… ci fai qui?!... » domandò Lange, cercando di dare un senso a quell’arrivo sicuramente provvidenziale, ma anche del tutto ingiustificato, almeno dal proprio personale punto di vista.
« Ancora una volta potrei sbagliarmi… ma credo che, potenzialmente, potrei star salvando la sua vita. Sempre che lei non abbia qualcosa in contrario a tal riguardo! » commentò ella, ammiccando con l’occhio sinistro, nel mentre in cui, togliendo l’ultima paratia da sopra il corpo del capitano, si riservò occasione di prendere confidenza con la pessima situazione in cui egli riversava, in particolare storcendo fugacemente le labbra verso il basso alla vista della sgradevolissima posizione nella quale la sua gamba destra lì apparve capovolta, in maniera totalmente innaturale « In effetti, comunque, non stavo cercando lei, quanto e piuttosto mia sorella gemella: so che è stata ferita e, con rispetto parlando, spero che stia meglio di quanto non appaia lei in questo momento, capitano. Anche perché vedo francamente difficile la possibilità di star peggio… » cercò di ironizzare a tal riguardo, per scendere a patti con tutto quello e con quanto, allora, avrebbe dovuto fare per salvarlo… o, quantomeno, per tentare di farlo, a partire da quella stessa gamba destra, sino al braccio sinistro, lì stritolato fra un gruppo di lamiere contorte.
« … tua sorella… sta bene… » dichiarò il capitano, accennando un lieve movimento del capo a enfatizzare il senso di quelle parole « … è insieme agli altri… pronta per… l’evacuazione della nave… » specificò, certo di tale affermazione in grazia alla conferma precedentemente avuta da parte di Midda, della vera Midda, suo ufficiale tattico « … ora vai… non c’è tempo da… perdere… »

E Maddie, che pur avrebbe voluto francamente riservarsi maggiore delicatezza in tal senso, così incitata dal capitano, ebbe volutamente a fraintendere il senso di quell’invito, e quell’invito ad allontanarsi di lì, interpretando tutto ciò, piuttosto, qual un ordine atto a incalzarla ad agire, e ad agire nella direzione di quell’atto sicuramente doloroso, e pur necessario, prima di poter prendere in esame l’idea di sollevare da terra l’uomo. Così, senza alcun genere di preavviso, né, tantomeno, di esitazione, laddove se avesse esitato, certamente non avrebbe trovato la forza di agire, e di agire nella consapevolezza dell’incredibile dolore fisico che avrebbe allor imposto all’uomo; ella afferrò la sua gamba destra, all’altezza di quel ginocchio rovesciato all’indietro e, con un movimento decise e fermo, ebbe a imporle una violenta rotazione, nei termini utili a porla, nuovamente, al suo posto e, speranzosamente, nella sede dalla quale doveva essere necessariamente uscita al livello della sua anca.
Un gesto, quello che Maddie ebbe a rendere proprio, del tutto inatteso e, francamente, imprevedibile da parte di Lange, e che, allora, non poté ovviare di strappare dal profondo della sua gola, del suo petto, un alto grido, e un assordante grido di dolore, atto a cercar di esprimere, almeno in minima parte, la smisurata pena che egli, lì, ebbe a provare, e una pena a confronto con la quale fu semplicemente fortuna, o forse e piuttosto sfortuna, non avere a perdere i sensi, nel mentre in cui, ancora una volta, il mondo attorno a sé sembrò annichilirsi in un lampo di luce, e un lampo di luce che, tuttavia, ebbe a esistere, ora, soltanto all’interno della sua mente.
E solo quando l’immagine del mondo a lui circostante tornò, vagamente, a delinearsi davanti ai suoi occhi, egli scoprì di non avere neppure la forza di parlare… o, più probabilmente, di inveire a discapito della donna china su di lui, e di quella donna che, per quanto razionalmente l’avesse allor aiutato, non avrebbe potuto ovviare a maledire, e a maledire anche e soltanto con il proprio sguardo obnubilato.

« Le chiedo scusa, capitano… » tentò di giustificarsi la donna, scuotendo appena il capo « … ma è stato lei a mettermi fretta! Io ho solo ubbidito ai suoi ordini. »

Risolto il problema della gamba, che a margine di tutto ciò, avrebbe probabilmente avuto a doversi considerare il male minore, restò allora a dover essere affrontato il problema del braccio, e di quel braccio ridotto a un ammasso indistinguibile di carne, ossa, sangue e metallo.
In una simile situazione, e in un tale clima d’urgenza, tentare di salvare quell’arto sarebbe stato vano e, probabilmente, avrebbe comportato, piuttosto, la morte stessa dell’uomo, e di quell’uomo che, già in quel momento, in quel frangente, necessitava chiaramente di un aiuto medico, e un aiuto medico che, certamente, lì a terra non avrebbe potuto ricevere… non, quantomeno, nel mentre di una battaglia fra navi stellari, qual quella lì in corso, seppur in termini spiacevolmente univoci a livello di offensiva. In questo, pertanto, Maddie non avrebbe potuto riservarsi troppi dubbi su come agire, e su come agire anche in grazia a quella stessa accetta, già macchiata di sangue, e del sangue della propria gemella, che pendeva allora dal suo fianco destro. Ciò non di meno, fra la consapevolezza propria del dover agire, e l’attuazione di tale azione, e di tale azione che, allora, avrebbe mutilato irrimediabilmente quell’uomo, e quell’uomo per lei praticamente sconosciuto seppur riconosciuto, chiaramente, qual una figura importante all’interno dell’ecosistema proprio di quella nave e, in ciò, probabilmente anche della vita della propria corrispettiva locale; ella non avrebbe potuto ovviare a riconoscere chiari distinguo… e chiari distinguo che, necessariamente, avrebbero frenato la sua mano.
Un freno, quello che ella ebbe lì a imporsi, che, imprecazioni mentali a parte, dovette essere colto e compreso anche da parte dell’uomo, nel momento in cui la sua mente, pur stordita da tutto il dolore provato, ebbe a razionalizzare il perché di quell’altrimenti inesplicabile esitazione da parte della donna, nel confronto con l’idea, allora, di sollevarlo da terra e di portarlo via di lì. E nel volgere la propria attenzione al proprio braccio mancino, e a quel braccio mancino che, francamente, neppur stava più avvertendo qual parte di sé, in un livello di dolore tanto elevato da essere divenuto piuttosto simile a un rumore bianco nel fondo della propria mente, egli capì che non vi sarebbero state troppe possibilità alternative… e che, qualunque ipotesi atta a permettergli di sopravvivere a tutto quello, avrebbe necessariamente previsto da parte sua una rinuncia, e una rinuncia importante.

« … fal… lo… » gemette egli, sibilando quell’ordine a denti stretti, nel prepararsi nuovamente a quella scarica di dolore, e a quella scarica di dolore che, allor, necessariamente, lo avrebbe ancora una volta travolto… e, in questa occasione, lo avrebbe travolto con quieta consapevolezza da parte sua, con preventiva approvazione, e un’approvazione della quale, certamente, di lì a un istante si sarebbe pentito.

Maddie si ritrovò, in maniera quasi meccanica, a muovere la propria destra al fianco, per estrarre l’accetta dalla propria posizione di riposo e, in ciò, prepararsi ad agire per così come anche lo stesso capitano la stava invitando a fare. Ciò non di meno, al di là di quello che il proprio raziocinio le stava chiaramente suggerendo di compiere, e il proprio corpo già si stava preparando a porre in essere; una parte della sua mente non poté ovviare a sollevare dubbi, e a sollevare dubbi che, a margine di tutto quello, non avrebbero potuto ovviare a risultare a dir poco ridicoli…

« Mi scusi… ma non è che ci stiamo nuovamente fraintendendo?! » domandò ella, aggrottando la fronte con aria incerta all’idea di agire e di agire effettivamente in quella direzione « Cioè… già prima credevo che lei mi stesse invitando a sistemarle la gamba e invece non era così. » argomentò, a prendere tempo nel confronto di quanto pur necessariamente ineluttabile « Non è che anche adesso non ci stiamo capendo e che… »
« … tagliami questo dannato braccio!... » gridò tuttavia Lange, con tutta la forza rimasta nel suo corpo, con tutta l’aria presente nei suoi polmoni, ordinandole in maniera esplicita e incontrovertibile di agire, e di agire in quell’unica direzione allor attuabile.

E se quell’ordine fu più che esplicito, semplicemente obbligato ebbe a essere l’agire della donna, e di quella donna che, sollevata l’accetta al di sopra della propria testa, ebbe così a calare un violento fendente in contrasto all’avambraccio sinistro del capitano della Kasta Hamina.

sabato 17 agosto 2019

3005


… e quella sezione di testa nella quale, in quel frangente era, fortunatamente, ma drammaticamente, rimasto solo lui.

Il colpo fu devastante. E per un istante il mondo attorno a Lange Rolamo sembrò esplodere in un lampo di luce entro la violenza della quale tutto si sarebbe necessariamente annichilito.
Non uno schermo, non uno strumento di navigazione o di controllo, all’interno della plancia, restò intatto, deflagrando in rapida successione per un improvviso sovraccarico conseguente all’inutile tentativo dei sistemi della nave, e della sezione di testa della nave, di compensare gli effetti di quell’attacco. Persino gli oblò ebbero a incrinarsi, nella violenza fisica di quel colpo energetico. E numerose furono le paratie che furono, letteralmente, sbalzate fuori dalla propria naturale collocazione, lungo pareti e soffitto, solo per ricadere all’interno dello stretto spazio della plancia di comando, travolgendo da più direzioni l’unico occupante lì rimasto.
E se il buon capitano, per un fugace istante, ebbe a essere certo della propria fine, in fondo persino rasserenato a tale prospettiva nella conclusivo possibilità di ricongiungersi alla propria amata Kasta e al figlio mai nato; evidentemente qualche divinità non si volle dimostrare ancor soddisfatta nei suoi confronti, nel non concedergli una simile opportunità e nel porlo, lì a terra, stordito e ferito, ma ancor vivo. O, quantomeno, ancor vivo almeno per il momento.
Perché se ancor il suo cuore in quel frangente avrebbe avuto a doversi riconoscere intento a pulsare, e a pulsare ostinatamente, gli effetti negativi della violenza propria di quell’attacco non avevano potuto ovviare a travolgerlo in maniera spiacevolmente cruenta, e cruenta nella misura tale per cui la sua gamba destra si poneva rigirata, in maniera del tutto innaturale, in misura utile a volgere la punta del suo piede non più verso il suo fronte, quanto e piuttosto le sue spalle; il suo braccio mancino si trovava letteralmente stritolato fra un cumulo di lamiere contorte, in termini tali per cui difficile sarebbe stato allor distinguere la carte dalle ossa e dal metallo, nel sangue che tutto copriva; e il fronte destro del suo volto si presentava non maggiormente immacolato, in termini utili ad avere a temere per l’incolumità di quell’occhio dal quale, per quanto necessariamente confuso, egli si accorse subito di non riuscire più a vedere.

« … credo che… nessuno,… in questo… momento, potrebbe sconvolgersi… se io bestemmiassi… un poco… » sussurrò, rendendosi conto di essere ancora in vita e, ciò non di meno, in quelle condizioni, di essere comunque destinato a morire entro breve, o, peggio, a condannare a morte anche il resto del proprio equipaggio, laddove, nel vano tentativo di soccorrerlo, avessero posticipato la procedura due, esponendosi per lui, stolidamente, agli attacchi del loro ancor anonimo antagonista.

Se infatti, ubbidendo ai suoi ordini, Duva e il resto dell’equipaggio avessero proseguito completando la procedura due, egli sarebbe lì morto a breve, restando solo a bordo del relitto della Kasta Hamina, in balia non soltanto delle offensive del loro nemico, quanto e piuttosto dello spazio siderale attorno a loro, e di quello spazio siderale che, per lui, sarebbe così divenuto luogo del proprio eterno riposo, in un’immagine quantomeno romantica della conclusione della propria esistenza come capitano di una nave stellare. Ma se, al contrario, disubbidendo ai suoi ordini, Duva e il resto dell’equipaggio avessero deciso di tentare di soccorrerlo, sospendendo la procedura due, oltre a non riuscire, molto probabilmente, a far nulla per concedergli una qualche speranza di futuro, avrebbero finito per negarla anche a loro stessi, nel condannarsi al fato di morte a cui quella nave nemica si stava impegnando a destinarli, e si stava lì impegnando in maniera sufficientemente efficace.
Purtroppo, a margine di tutto ciò, chiara avrebbe avuto a doversi riconoscere la consapevolezza, per Lange, di quanto mai gli uomini e le donne del suo equipaggio avrebbero potuto ubbidire ai suoi ordini, abbandonandolo senza tentare, con tutte le proprie forze, con tutte le proprie energie, di soccorrerlo. Ragione per la quale, purtroppo, il destino comune avrebbe avuto lì a doversi riconoscere qual pressoché già segnato.

« … che fine… stupida… » brontolò, storcendo appena le labbra tanto per il dolore, quanto e ancor più per il disappunto a margine di tutto ciò.

Quanto, tuttavia, in quel frangente, né Lange, né tantomeno il resto dell’equipaggio, avrebbe potuto immaginare, sarebbe stato quanto qualcun altro, ben prima di quei drammatici eventi, avesse deciso di ignorare gli ordini ricevuti. E gli ordini ricevuti, per lo più, da qualcuno del quale, ancora, non avrebbe avuto ragione di riconoscere l’autorità.
Così, persa all’interno della piccola ma labirintica nave nell’inconsapevolmente vano tentativo di raggiungere la propria sorella gemella già posta in salvo, Madailéin Mont-d'Orb ebbe proprio allora a far capolino sulla plancia, necessariamente attratta dal disastro lì occorso...

« C’è qualcuno…?! » domandò, non senza una certa esitazione, non avendo occasione di cogliere immediatamente la figura del capitano, sommerso qual egli si poneva fra le paratie, e, ciò non di meno, ritrovandosi istintivamente obbligata a formulare tale domanda, forse stupida, ma comunque obbligata nel confronto con quell’immagine « … che disastro. » commentò poi, quasi fra sé e sé, non avendo idea di cosa lì stesse osservando e, ciò non di meno, ben comprendendo l’entità del danno subito da quel luogo.
« … Bontor…?! » richiamò soffocata la voce del capitano, confondendo ragionevolmente le due donne, e quelle due donne che, del resto, altro non avrebbero avuto a dover essere riconosciute se non qual una sola in due diverse incarnazioni, e due incarnazioni provenienti da due diverse realtà « … la malora!… Sono qui sotto… dannazione! » tentò di scandire con maggiore sonorità, per offrire indicazione nel merito della propria attuale posizione « … Bontor… dovete completare la procedura due!... »

Attratta da quel rantolio, Maddie si mosse allora, con una certa discrezione, fino all’origine del medesimo, scostando con cura alcune lamiere proprie delle paratie saltate prima di scoprire, lì sotto travolto, il corpo martoriato del capitano della nave, in uno spettacolo tutt’altro che affascinante ma, almeno dal suo punto di vista, non peggiore di altri spettacoli a confronto con i quali si era proprio malgrado ritrovata a confronto, si da quando un’altra Midda Bontor aveva deciso di fare il proprio ingresso nella sua quotidianità, rivoluzionandola completamente.

« Lange Rolamo, se non rammento male. » sorrise quindi la donna guerriero, e quella donna guerriero diversa e pur uguale a colei che egli aveva erroneamente identificato « Le domando scusa, ma francamente non conosco nulla di questa procedura due… senza contare come, potrei sbagliarmi, ma credo che lei ora possa aver bisogno di un aiuto. »
« … l’altra Midda… » sospirò l’uomo, il quale, non fosse stato quel momento già sufficientemente tragico, avrebbe avuto di che ridere istericamente all’idea di quanto, ora, avrebbe avuto a doversi preoccupare non soltanto di una Midda, ma addirittura di due… con una seconda Midda che, chiaramente, non avrebbe avuto a doversi fraintendere particolarmente più rispettosa dei suoi comandi rispetto a quanto non avrebbe avuto a doversi intendere la prima.
« Maddie, per la precisione. » puntualizzò ella, cercando di rimuovere con cura ogni altro ostacolo all’idea di sollevare quell’uomo da terra, là dove, certamente, non avrebbe potuto lasciarlo a morire neppure per cercare la propria gemella « Ma posso ben comprendere l’errore… sbagliano tutti, la prima volta. »

venerdì 16 agosto 2019

3004


« Qui Midda, dall’alloggio del dottore… » comunicò la donna guerriero all’interfono al termine del trasporto, nel mentre in cui Lys’sh finiva di posizionare il corpo di Rín sulla branda di Roro « Nóirín sta bene e riposa tranquilla nel suo candido lettino. » sorrise, a cercare occasione non tanto di ironizzare sull’accaduto, quanto e piuttosto di sdrammatizzare il momento già sufficientemente teso per potersi concedere ulteriori ragioni utili a volgere la questione in tragedia « Altri comandi, capitano…?! »
« Qui Lange: ottimo lavoro. A tutti quanti. » confermò la voce del capitano, in risposta alla comunicazione aperta nei suoi confronti « Nel frattempo Duva ha individuato un pianeta utile al nostro atterraggio d’emergenza. » soggiunse poi, sempre in direzione del proprio capo della sicurezza, per informarla nel merito di quel positivo progresso della situazione, e un positivo progresso che avrebbe potuto offrire loro di che rinvigorire la speranza di farcela, e di farcela a uscire vivi da quella dannata situazione « Ora andate a posizionarvi, anche voi, nei vostri alloggi… e incrociate le dita. »

In plancia, nel contempo di tale comunicazione, era rimasto in effetti soltanto buon Lange, avendo già chiesto a Duva, qualche minuto prima, di trasferirsi a sua volta al ponte superiore, per iniziare a preparare l’alloggio del capitano all’attuazione della procedura due, con la speranza che tutto potesse andar bene… e che tutto potesse andar bene più per benevolenza divina che, in effetti, per effetto di una loro qualsivoglia preparazione a fronteggiare una simile emergenza.
In effetti, sin da quando avevano acquistato la Kasta Hamina, quella avrebbe avuto a doversi considerare la prima volta nella quale si sarebbero ritrovati costretti a doversi spingere a tanto. E, in buona sostanza, anche l’ultima. Una prima e ultima volta, quella, che non avrebbe potuto mancar di gravare sul cuore del buon capitano non soltanto all’idea di quanto stavano per compiere, e del fato a cui, a margine di tutto ciò, sarebbe stata condannata la piccola nave mercantile di classe libellula; ma anche, e soprattutto, al pensiero di non aver mai proceduto, magari con la dovuta calma, in tempi e situazioni migliori, a delle opportune esercitazioni dell’attuazione di una simile procedura d’emergenza, e a delle opportune esercitazioni utili non soltanto a preparare l’equipaggio a tutto ciò, ma anche, e soprattutto, a preparare la nave per tutto ciò. E ad assicurarsi che, effettivamente, essa potesse essere in grado di dividersi senza problemi…

« La prossima volta, invece di concentrarti tanto sui tuoi matrimoni, farai bene a preoccuparti maggiormente della tua nave… » sospirò e si rimproverò in totale autonomia, scuotendo il capo e levandosi in piedi, pronto a sua volta a lasciare la plancia, non appena gli fosse giunta conferma da parte di Duva dell’avvenuto trasferimento dei comandi alla pannello di controllo secondario.

Già: “la prossima volta”!
Quante cose egli avrebbe rivissuto in maniera diversa se soltanto gliene fosse stata data occasione. E ironica avrebbe avuto a doversi considerare tale lucidità di pensiero da parte sua proprio in quel momento… e in quel momento che, per lui, e per tutti quanti, avrebbe anche potuto essere l’ultimo.
Forse, addirittura, se soltanto avesse avuto un’altra occasione, egli non avrebbe permesso al proprio matrimonio con Duva di inaridirsi all’ombra del ricordo di Kasta. Perché per quanto egli amasse Rula, e la amasse sinceramente, incredibilmente sciocco non avrebbe potuto ovviare a considerarsi nell’aver permesso a se stesso di divorziare da Duva: una donna del suo calibro, della sua tempra, della sua forza e intelligenza, accanto alla quale, ad avere occasione di poter vivere, chiunque avrebbe avuto a doversi considerare non soltanto fortunato, ma addirittura miracolato. E tutte caratteristiche in sola grazia alle quali, altresì e del resto, ella stessa aveva potuto sopportare, per tanti anni, quella situazione, e quell’assurda situazione nella quale proprio lui, scioccamente, l’aveva precipitata, nel costringerla a vivere a stretto contatto, giorno dopo giorno, con colei che aveva preso il suo posto accanto a lui…
… dannazione!
A ruoli inversi, francamente, Lange non era certo che non avrebbe dato di matto, commettendo qualche pazzia per liberarsi del nuovo compagno della propria ex-moglie. Eppure, per tanto tempo, l’unica cosa che egli era stato in grado di fare, era stato quello di mal tollerare tutte quelle che giudicava negativamente quali intollerabili interferenze da parte di Duva nella propria vita. E di continuare a rimproverarla per ciò, litigando e alimentando, in questo, un’assurda faida fra loro.
Che stupido. Che dannato, vecchio stupido che era stato!

« Qui Duva, dall’alloggio del capitano… » annunciò finalmente la voce della donna, sottraendolo soltanto in parte ai propri pensieri, nel rappresentare, comunque, ella, il tema stesso di tale intima riflessione « Sono pronta a prendere il controllo della nave. » comunicò, con tono che non avrebbe lasciato intendere alcuna esitazione, alcuna emozione, per quanto, anche lei, avrebbe avuto a doversi considerare necessariamente tesa per tutto ciò.

Ed eccola, ancora una volta: fredda e lucida, controllata e pacata, a confronto con qualcosa che, nel migliore dei casi, avrebbe condotto alla fine della loro nave, e di quella nave che per entrambi era stata tutta la propria vita per tanto tempo.
Tale era Duva. Tale era Duva Nebiria. Colei che, dall’alto della propria ottusa, egoistica ed egocentrica visione del mondo, aveva relegato a un ruolo di secondo piano a bordo di quella nave, e all’interno di quell’equipaggio, che non sarebbe esistito, e non sarebbe lì esistito in quel momento, se non fosse stato proprio per lei… e per lei che, impegnandosi a tirarlo fuori dal baratro di disperazione nel quale egli era sprofondato a seguito della perdita di Kasta, aveva dato vita a tutto quello. E, per prima, aveva voluto credere in lui, anche laddove neppure lui avrebbe avuto più la forza di credere in se stesso.

« Qui Lange: ottimo lavoro. » ebbe allora a ripetersi, e a ripetersi all’indirizzo della propria ex-moglie, non sapendo, del resto, in quali altri termini poter commentare tutto ciò, se non con quell’approvazione e con l’inizio della procedura di trasferimento dei comandi alla postazione di lei.
Con pochi, rapidi gesti sul pannello di controllo innanzi a sé, Lange iniziò allora a predisporre tale operazione, annunciando quanto stava per compiere ad alta voce, in maniera tale che, dall’altra parte, il suo primo ufficiale potesse confermare la riuscita o meno di quel primo, indispensabile passo per porre in essere, concretamente, la procedura due: « Trasferimento dei comandi in tre… due… uno… »
« … trasferimento effettuato. » confermò Duva, dopo un fugace attimo di silenzio necessario al compimento di quell’operazione, in quello che avrebbe avuto a doversi già riconoscere qual un piccolo successo e un piccolo successo di che gioire se, soltanto un istante dopo, non fosse stato altresì inquinato da un alto grido, e da un alto grido assolutamente inconsueto per lei e per il suo carattere « Atten…! »

Un nuovo colpo, in quel preciso frangente, in quel brevissimo intervallo utile al trasferimento dei comandi fra le due plance, fu allor sparato a discapito della Kasta Hamina. L’ennesimo colpo di una lunga serie i più drammatici effetti dei quali, sino a quel momento, Lange Rolamo era riuscito a evitare con tutta la dovuta abilità propria del capitano della nave, e in grazia anche alle riconquistate, ridotte dimensioni della stessa nonché al conseguente incremento di agilità da parte di quell’altrimenti lenta e pesante nave mercantile.
E se un nuovo colpo, in quel preciso frangente, in quel brevissimo intervallo, fu allor sparato a discapito della Kasta Hamina, tale colpo ebbe, a margine di tutto ciò, a sfuggire all’attenzione del capitano stesso, diviso fra i propri pensieri e il trasferimento dei comandi. E, purtroppo, non poté essere evitato. E non poté essere evitato nel proprio devastante impatto, e nel proprio devastante impatto che, tragicamente, ebbe a coinvolgere proprio la sezione di testa…

giovedì 15 agosto 2019

3003


« Qui Lange a tutti l’equipaggio e a tutti i membri ospiti… » riprese la voce del capitano, con tono drammaticamente serio, risuonando attraverso l’interfono in tutta la nave.
« Un nemico non meglio identificato ci sta incessantemente bersagliando con potenti cariche di plasma malgrado, in questo momento, la Kasta Hamina sia in sfasamento quantistico. La sua preparazione bellica, in ciò, appare palesemente superiore alla nostra. E il suo intento a nostro discapito, per quanto di difficile comprensione nelle proprie ragioni, si offre assolutamente palese. » esplicitò Lange, a beneficio di tutti, offrendo a chiunque in ascolto una spiegazione trasparente nel merito di quanto allora stesse accadendo, per così come, ovviamente, tutti avevano avuto opportunità di immaginare senza pur, ancora, ottenere conferma ufficiale di ciò « In questo momento, Duva sta ricercando il più vicino pianeta sul quale tentare un atterraggio di fortuna. Nel contempo cercherò di impegnarmi a minimizzare i danni, per quanto possibile, allo scopo di darci la possibilità di raggiungere qualunque meta così avrà a essere identificata. » comunicò, in un messaggio che avrebbe potuto essere già inteso qual sufficientemente chiaro nel proprio intento e che pur, allora, volle ulteriormente esprimere, a ovviare a qualunque occasione di fraintendimento.
« Sono costretto a proclamare la procedura due. » sancì, non negandosi un sospiro a margine di ciò, e un sospiro che, sino a quel momento, aveva soffocato nel proprio cuore, insieme al pensiero di quanto, di lì a breve, avrebbero compiuto « Ripeto, procedura due: abbandoniamo la nave. »
« Rula, Ragazzo: preoccupatevi che tutti trovino posto negli alloggi. Staremo stretti, lo so… ma meglio così che l’alternativa. » sancì il capitano, pensando agli otto alloggi a disposizione, nove considerando il suo, il quale, tuttavia, sarebbe stato presto adibito a nuova plancia di comando « Midda, Lys’sh: recatevi in armeria ad aiutare Roro per il trasferimento di Nóirín. » comandò, assegnando in tal maniera gli ultimi incarichi utili, prima dell’attuazione della procedura due « Mars… non c’è bisogno che ti dica che fare. » puntualizzò, in riferimento al meccanico, e al meccanico che, come già per la separazione della sezione di coda, avrebbe giuocato allora un ruolo fondamentale « Per tutti gli altri, ospiti e non, vi prego di non avere ad aggiungere ulteriore entropia a questa già sufficientemente spiacevole situazione: restate all’interno degli alloggi che vi saranno assegnati e pregate qualunque divinità in cui possiate aver fede… ogni aiuto, oggi, sarà ben gradito. »

Difficile sarebbe stato comprendere se, in quell’ultimo riferimento, il capitano stesse già pensando alla nuova Midda che si era ritrovato a bordo, la quale, ancor più giovane della “loro”, avrebbe potuto sicuramente rappresentare un bel fattore di rischio in un momento come quello, soprattutto laddove sua sorella avrebbe avuto a doversi riconoscere, dal proprio punto di vista, in pericolo di vita. Di certo, fra tutti coloro che furono raggiunti da quelle parole, proprio Maddie fu colei che, immediatamente, diede evidenza di non volervi offrire ascolto, non avendo certamente piacere a restarsene buona in una stretta cabina ad attendere l’evolversi della situazione, senza, a margine di tutto ciò, avere evidenza delle condizioni di salute della propria gemella. E così, approfittando dell’assenza di Duva, che sino a quel momento l’aveva accompagnata ma che, poi, era stata costretta ad allontanarsi dietro richiamo del capitano, la giovane donna guerriero non ebbe esitazione alcuna a iniziare a ripercorrere, a memoria, la strada già compiuta durante la distribuzione delle armi, diretta, in ciò, nuovamente all’armeria, là dove, sperava, avrebbe avuto occasione di ritrovare la propria gemella fuori da ogni immediato pericolo di vita… per quanto, una simile affermazione, avrebbe avuto a doversi considerare quantomeno arbitraria in un frangente come quello!
A frenare, tuttavia, il suo incedere, fu l’incontro con Mars e il suo gruppetto di improvvisati collaboratori, contro i quali, in ascesa all’interno della complessa e ristretta struttura della Kasta Hamina, ella quasi rischiò di andare a sbattere, distratta qual si stava ponendo dal comprendere se si stava muovendo, effettivamente, nella giusta direzione…

« Ehi. » esclamò il meccanico, il primo a ritrovarsi quasi travolto da lei, avendo a vantare già i propri problemi di deambulazione, in conseguenza al sempre crescente dolore proveniente dalla propria caviglia destra, senza, in questo, avere la benché minima necessità di aggiungere altri scontri imprevisti.
« Scusate… » esitò Maddie, scambiando solo un rapido sguardo con il gruppo, e con il proprio amato fra essi, e cercando di dileguarsi prima che chiunque potesse porre una domanda sbagliata al proprio indirizzo.
« Dove stai andando…?! » tentò di fermarla Mars, vedendola intraprendere una direzione ben diversa da quella che l’avrebbe potuta portare al ponte superiore « Ti hanno lasciata sola…? Gli alloggi sono da un’altra parte… » le comunicò, zoppicando in avanti e stringendo i denti per trattenere fra essi tutte le imprecazioni nelle quali, altresì, si sarebbe lasciato quietamente andare « Vieni con noi… stiamo andando da quella parte. » le propose quindi, non immaginando quanto, al di là di tutto, ben diversi avrebbero avuto a doversi considerare i piani della donna.

A comprendere, allora e altresì, l’esistenza di un ben diverso intento, fu tuttavia proprio Howe, il quale, avendo imparato a ben distinguere le espressioni della propria amata, anche quand’ella non avrebbe avuto piacere di essere così ben interpretata da lui, comprese subito che qualcosa la stava turbando… e che l’ultimo suo desiderio sarebbe allor stato quello di seguirli, probabilmente anche in relazione all’accenno che, dalla voce del capitano, era stato rivolto nel merito delle condizioni di Rín e alla necessità di un aiuto per il suo trasferimento, qualunque cosa ciò avrebbe potuto significare.
E proprio in nome dell’amore che egli provava per lei, dovendo scegliere fra l’ubbidienza all’ordine di un capitano che neppur effettivamente avrebbe potuto vantare di conoscere, e il favore alla propria amata, egli non ebbe a riservarsi esitazione alcuna, annuendo appena verso di lei e, tacitamente, augurandole il favore degli dei per qualunque cosa avesse in mente di fare. Un favore al quale ella volle subito appellarsi, nel rifiutare qualunque risposta al meccanico, non sapendo del resto cosa potergli dire, e allontanandosi allor rapidamente da lì, verso una direzione che, forse, non l’avrebbe condotta da nessuna parte, ma che, quantomeno, le avrebbe permesso di guadagnare un po’ di tempo…

« Ehi… ma… » tentò di richiamarla Mars, sinceramente spiazzato da quella reazione e, ciò non di meno, non potendo allor permettersi né di inseguirla, né tantomeno di perdere ulteriore tempo dietro a lei, nell’avere a doversi preoccupare, in quel frangente, dei preparativi per l’attuazione della procedura due « … boh… fai un po’ come ti pare! » sospirò scuotendo il capo « Una Midda è pur sempre una Midda, dopotutto. » soggiunse, ridacchiando appena, salvo poi gemere per il dolore alla caviglia, nel riflettere sull’ironia della sorte, e l’ironia di una sorte che, allora, aveva posto loro un’altra Midda a bordo della nave proprio nel mentre in cui la prima, ormai, aveva iniziato a placarsi.

Quanto, purtroppo, nella propria ragionevole ansia per le condizioni della sorella, Maddie non avrebbe mai potuto allor immaginare, sarebbe stato come, in virtù di una struttura sì complessa, ma anche e per l’appunto incredibilmente ristretta, la Kasta Hamina avrebbe avuto a doversi riconoscere qual un vero e proprio dedalo, e un dedalo, tuttavia, ben veloce da attraversare, conoscendone le vie. Ragione per la quale, mentre ancora ella stava cercando di comprendere da quale parte rivolgere la propria attenzione, in quel dell’armeria Midda e Lys’sh, altresì ben confidenti con il luogo, erano già sopraggiunte in ubbidienza agli ordini ricevuti, e si stavano lì impegnando, sotto la supervisione del dottore, per farsi carico della povera Rín e condurla al ponte superiore, nel mentre in cui, dal canto proprio, Roro avrebbe fatto un rapido salto all’infermeria, ad assicurarsi qualche ulteriore fornitura medica d’emergenza, prima del definitivo abbandono della nave e di tutto il suo contenuto.

mercoledì 14 agosto 2019

3002


Ma se, a quelle proprie parole, ella non si sarebbe francamente attesa seguito alcuno, nel ritenere di conoscere sufficientemente bene il proprio ex-marito e, in tal senso, nel presumere quanto egli, per l’appunto, non sarebbe stato minimamente interessato a quel suo giudizio, e a quel suo giudizio che, in altri momenti, avrebbe potuto persino aver a intendere qual espressione di un qualche scherno da parte sua; in quel frangente, in quella situazione, e in quella situazione sì spiacevolmente drammatica, egli non ebbe a tuttavia a fraintendere quelle parole, né, tantomeno, a rifiutarle, preferendo, piuttosto, accoglierle di buon grado e, posto a confronto con esse, offrire un’adeguata replica…

« Ti ringrazio, Duva. » scandì quasi con lentezza quelle poche sillabe, per imporre loro maggiore solennità, e maggior valore, a margine di una situazione prossima alla disperazione qual avrebbe avuto a doversi riconoscere la loro « Le tue parole significano molto per me. » definì, volgendo fugacemente il proprio sguardo verso l’ex-moglie, per accennare, in tal direzione, un lieve sorriso.

E benché nulla in quanto da lui detto avrebbe potuto suscitare, nella propria interlocutrice, la benché minima ragione di polemica, a differenza di quanto, in passato, avrebbe avuto sicuramente a occorrere fra loro; quelle parole di quieta collaborazione, e quei toni quasi contraddistinti da un nostalgico affetto, non poterono che colpire in profondità il cuore della donna, in una misura indubbiamente maggiore rispetto a quanto ella non sarebbe stata disposta ad accettare, e non sarebbe stata disposta ad accettare innanzi all’immagine del proprio ex-marito, e di quell’uomo che, se pur forse mai aveva smesso di amare, già da molti anni aveva compreso di non potersi permettere di amare.
Ragione per la quale, allorché tacere e concludere, in tal modo, quell’amorevole scambio verbale fra loro, ella preferì riservarsi l’occasione di un’ulteriore intervento, e un intervento volto a mutare in farsa tutto quello, prima che potesse assumere delle proporzioni più impegnative.

« Ehi! Non usare certi toni con me, vecchio brontolone… » lo rimproverò pertanto, scuotendo vigorosamente il capo nel rifiutarsi di volgere a lui lo sguardo, quasi temendo l’eventualità di incrociare il proprio sguardo con il suo, e di avvertire qualche strano sussulto nel profondo del proprio petto « Già la situazione appare sufficientemente drammatica da sola, senza bisogno che tu mi spinga a credere che possa essere ancora peggio di quanto non io abbia a reputarla nell’impegnarti a fare lo sdolcinato con me! » commentò, canzonatoria verso di lui, verso di loro, e, forse, verso tutto quello che stava accadendo, a cercare di ovviare a toni a confronto con i quali, altresì, avrebbe potuto avere a temere che quello avesse a doversi considerare il loro ultimo volo insieme.
« Non ti preoccupare… » replicò tuttavia egli, storcendo allora le labbra verso il basso in risposta a quelle parole « … considerando quanto nessun aldilà potrebbe mai avere piacere a sopportare il tuo caratterino, molto probabilmente rimarrai in vita almeno sino all’estinzione dell’universo. E, forse, dopo ancora! » definì il capitano, in quell’immagine che avrebbe potuto essere facilmente intesa qual una provocazione a discapito dell’interlocutrice, e una critica nei confronti del suo carattere, ma che, in maniera più attenta, avrebbe avuto a doversi concepire qual una sorta di augurio, e un augurio atto a permetterle di sopravvivere sempre e comunque… qualunque cosa sarebbe allor occorsa.
« Chiama Roro… e digli di muoversi! » insistette quindi Duva, aggrottando appena la fronte, nell’impegnarsi a fraintendere quelle parole, in termini che, altrimenti, non avrebbero potuto condurre all’obiettivo desiderato « Anche perché, continuando di questo passo, potrai presto aver bisogno anche tu dei suoi servigi. Soprattutto dopo che ti avrò smontato la faccia a schiaffi! »

Nel contempo di tali eventi, in armeria, Roro era stato abilmente in grado di ricucire la povera Rín: non uno dei suoi lavori migliori, sia chiaro, nel considerare quanto, in conseguenza ai continui sballottamenti, non si era ancora sentito di procedere attraverso una cicatrizzazione indotta, laddove, per un tale genere di attività, sarebbe stato sicuramente meglio ovviare a troppi scossoni; ma, comunque, un lavoro ottimo, nell’aver rimesso insieme tutte le parti e nell’averla richiusa adeguatamente, facendo tutto quanto possibile, o tutto quanto possibile almeno sino al cessato allarme.
Proprio in attesa del cessato allarme, egli si stava quindi ponendo lì quietamente seduto a terra accanto a lei, intento a monitorare le sue condizioni pazientando nel confronto con la volontà di poter organizzare un trasferimento della sventurata nella propria infermeria, dove egli avrebbe potuto concludere il proprio operato, ed ella avrebbe potuto poi avere occasione di riposare certamente in maniera più comoda rispetto al restare sdraiata su un freddo pavimento, immersa nel proprio stesso sangue raggrumato. E, a proposito di sangue, il buon medico non poté ovviare a sorridere a ripensare all’idea suggerita da Maddie nel merito della necessità propria di una trasfusione: persino lui, che pur era solito preferire rimedi alternativi e tradizionali, non sarebbe mai ricorso a un espediente tanto barbaro qual quello proprio del sottrarre a qualcuno il proprio sangue per sanare la necessità di qualcun altro… non laddove, fortunatamente, la tecnologia medica avrebbe potuto concedergli più salutari alternative, quali quelle proprie del piccolo dispositivo già applicato in corrispondenza dell’avambraccio sinistro della propria paziente, e di quel piccolo dispositivo utile a replicare artificialmente l’esatta combinazione di elementi propri del sangue di Rín, senza in ciò avere a pretendere da altri un qualche genere di sacrificio. Un sacrificio che, dopotutto, laddove si fosse poi arrivati a combattere, avrebbe posto a rischio anche la salute di Maddie, nel vederla necessariamente indebolita da ciò.
Fu proprio in attesa del cessato allarme, e, in parallelo, del completamento dell’operato di quel dispositivo rigenerativo, efficiente, sì, ma anche necessitante di un certo tempo per ristabilire la situazione di salute lì estemporaneamente venuta meno, che il buon dottore venne raggiunto dalla voce del capitano, e dalla voce del capitano che, ancora una volta, ebbe a risuonare attraverso l’interfono…

« Qui Lange a Roro. » esordì, richiamando la sua attenzione « Puoi darmi qualche buona notizia sulle condizioni di salute della nostra ospite…? »
« Qui Roro, dall’armeria. » rispose l’anziano medico, risollevatosi in piedi e avvicinatosi all’interfono, per offrire giusta replica a quell’interrogazione « La piccola sta riposando sul pavimento, in questo momento, nel mentre in cui il quantitativo di sangue in circolo sta venendo ristabilito. E’ fuori pericolo, anche se avrà bisogno ancora di un po’ di riposo, di una doccia e di abiti nuovi, nel considerare come i suoi, in questo momento, siano impregnati di sangue. Ma a tal riguardo, credo sia opportuno affidarla alle cure di qualcun altro… » commentò, riservandosi quell’impeccabile professionalità in grazia alla quale, allora, ebbe a risparmiarsi qualunque facile autocandidatura a tal scopo, ove, ovviamente, non avrebbe avuto nulla in contrario a prendersi ulteriormente carico anche di tale attività... non innanzi a un corpo splendido qual quello di una Midda, o assimilabile.
« Ti mando qualcuno per aiutarti a trasferirla agli alloggi. » rispose Lange, dimostrando nel proprio tono una certa soddisfazione per l’efficienza ancora una volta dimostrata dal medico di bordo, in misura tale per cui, malgrado tutto quello che stava accadendo, era stato in grado di intervenire prontamente a risanare la situazione, a prescindere dalla sua gravità « Nel contempo, assicurati di avere tutto ciò che ti potrà servire, per lei e per chiunque altro di noi, con te… »
« … come?! » esitò Roro, non comprendendo immediatamente il senso di quel trasferimento negli alloggi, e di quella ulteriore e particolare richiesta da parte del capitano.

E se una risposta allora venne a giungergli, tale risposta ebbe a presentarsi nella forma di un comunicato a tutto l’equipaggio. E nella forma dell’unico comunicato che mai, né Roro, né alcun altro a bordo della Kasta Hamina, si sarebbe potuto realmente attendere di avere ad ascoltare… non in quel giorno, né, obiettivamente, mai.