11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

mercoledì 31 luglio 2019

2988


« … “lei” chi…?! » sussurrò M’Eu verso la sorella, non comprendendo il senso di quell’ultima frase, e di quella frase apparentemente rivolta al capitano e pur facente riferimento a una qualche non meglio distinta figura femminile, nell’estraneità culturale, per lui e per i suoi compagni, a confronto con l’uso della terza persona singolare come atto di formale cortesia.
« … boh… parlerà della moglie… o forse di qualche divinità… » minimizzò H’Anel, stringendosi fra le spalle « Per intanto sarà meglio che tu faccia come dice quella donna: sembra una che sa il fatto suo. »
« Soprattutto perché a te non ha dato nulla da fare… » ironizzò il primo, inarcando appena un sopracciglio nel guardare con fare critico la propria sorellona.
« Nulla in contrario, Thaare. » confermò nel contempo il capitano, in un’asserzione quindi praticamente retorica, laddove assurdo, da parte sua, sarebbe stato contrastare il suggerimento della cuoca… sia perché estremamente sensato, sia perché assolutamente insensato sarebbe, per l’appunto, stato ipotizzare di contraddire quella donna in particolare.
« Ah… e affinché nessun altro abbia a sentirsi in imbarazzo nel non sapere che fare, suggerirei al nostro capo della sicurezza di riportare le armi di tutti là dove dovrebbero stare, magari con l’aiuto delle sue versioni più giovani e carine e di Duva, giusto per non farla sentire esclusa. » incalzò Thaare, mal tollerando la presenza di così tante inutili armi in giro per la nave, in quanto, allora, avrebbe contribuito soltanto a rendere più teso il clima anche sotto un profilo squisitamente psicologico, oltre che quietamente pratico.
« Tecnicamente solo lei è la versione più giovane e carina… » puntualizzò Rín, per amor di dettaglio, per un momento incerta sul fatto se Thaare l’avesse allor effettivamente riconosciuta o meno.
« Lo so, bambina… ma ciò non toglie che tu sia più giovane e carina di lei. » strizzò l’occhio la corpulenta cuoca, con fare complice verso l’interlocutrice.
« Concordo anche su questo. » confermò Lange, annuendo appena, e cercando di dimostrare di avere ancora un qualche controllo sulla cosa, benché non avrebbe potuto apparire che evidente quanto, in quel momento, ad avere il comando non fosse lui, né tantomeno il suo primo ufficiale, quanto e piuttosto la loro cuoca… non che, in effetti, tutto ciò fosse propriamente una novità, nell’aver semplicemente esteso quel dominio assoluto da lei abitualmente esercitato limitatamente alla sala mensa, alle cucine e alla cambusa a tutta la nave « Cioè… non sul fatto che voi siate più giovane e carine rispetto a Midda… » soggiunse poi, elaborando con un istante di ritardo l’ultimo scambio di battute fra Rín e Thaare e rendendosi conto di quanto, allora, il proprio intervento avrebbe potuto risultare fuori tempo massimo per non rischiare di essere frainteso.
« Ah… vorrei ben dire! » non si astenne dall’intervenire la Figlia di Marr’Mahew, aggrottando appena la fronte a quell’ultima frase, non avendola ovviamente fraintesa e, ciò non di meno, non mancando di cogliere l’opportunità di polemizzare a discapito del buon capitano, seppur non sforzandosi di mascherare l’intento scherzoso alla base di quell’ultima frase.
« Beh… che noi si sia più giovani e carine, credo abbia a considerarsi quietamente oggettivo. » non poté, tuttavia, astenersi a sua volta dall’intervenire Maddie, ridacchiando esplicitamente a non celare il proprio intento scherzoso nei riguardi della propria versione più matura « Devi accettarlo, vecchia mia… »
« Chiamami ancora “vecchia mia” e l’unica cosa che accetterò sarai te, carina! » replicò la donna guerriero, strabuzzando grottescamente lo sguardo a confronto con quell’eccesso di confidenza da parte di se stessa nei propri medesimi confronti, ineluttabilmente, anche in questo caso, animata solo ed esclusivamente da un intento ludico nei riguardi della medesima, laddove, dopotutto, sarebbe stato quantomeno assurdo tentare di entrare in competizione con una propria versione alternativa.
« E qui il consiglio di riporre le armi si mostra quanto mai appropriato… » sospirò Duva, scuotendo appena il capo e iniziando, in tal senso, a fare il giro dei presenti per farsi consegnare ogni arma lì allor presente.

Fu così che, in pochi istanti, la situazione sino a quel momento bloccata venne completamente rivoluzionata dalla presa di polso di Thaare.
La cuoca e Be’Sihl ebbero a scomparire per primi, in direzione delle cucine, seguiti, di lì a breve, dai tre neo-eletti camerieri: Ragazzo, Lys’sh e Rula. Anche Mars, facendo strada a Howe, Be’Wahr e M’Eu, si avviò a cercare di capire come riallestire quell’area a sala da pranzo, e a sala da pranzo per ben diciotto persone: praticamente un primato storico per la Kasta Hamina. E, così, pure Midda, in testa al gruppetto costituito da Duva, Maddie e Rín ebbe ad allontanarsi da lì, per andare a portare via tutte le armi raccolte. E, così, ben pochi si ritrovarono a restare con le mani in mano. In cinque, per la precisione: il capitano stesso, i figli della donna guerriero, il buon medico e la figlia di Ebano.
E per quanto, allora, in termini di età, H’Anel avrebbe potuto essere la figlia di Midda, e probabilmente Midda avrebbe potuto essere la figlia di Roro, se non, addirittura, la nipote, ciò non impedì all’anziano medico, sino a quel momento rimasto in quieta contemplazione dell’evolversi degli eventi, a sfoggiare un amplio sorriso sornione nei confronti della nuova arrivata…

« Quindi… voi venite tutti dal pianeta natale di Midda…?! » domandò, per attaccare bottone, nel mentre in cui Lange, ben comprendendo cosa stesse per succedere, non poté ovviare a scuotere il capo, chinandolo e coprendosi gli occhi con la destra, con fare imbarazzato.
« Andiamo… » propose quindi Lange al gruppetto lì rimasto « .. sarà meglio levarci di torno nel mentre in cui gli altri riorganizzano la stiva. » dichiarò, invitando chi rimasto a seguirlo in direzione dei ponti superiori e, in particolare, della plancia di comando, che, speranzosamente, avrebbe permesso alla nuova giovane supposta preda di Roro di trovare occasione di distrazione nel contemplare lo spazio infinito attorno a loro.

La scelta organizzativa di Thaare, in verità, ebbe a rivelarsi tutt’altro che causale, nell’aver in tal maniera distribuito, più o meno eterogeneamente, ruoli a destra e a manca in misura utile, allora, a mischiare, metaforicamente, le carte in tavola, e, sostanzialmente, tutti i presenti a bordo, in misura tale per cui, quindi, nessuno dei nuovi arrivarti avesse a ritrovarsi solo con se stesso e, al contempo, a tutti fosse data l’occasione di fraternizzare con almeno un membro della nave, distribuendo, in particolare, Mars al gruppetto dei maschietti, e Duva a quello delle femminucce, e sperando, in tal senso, che un po’ di tempo in cameratesca compagnia potesse essere d’aiuto a risolvere le maggiori criticità iniziali.
Dopotutto, lasciando solo Mars con i tre nuovi arrivati, avrebbe loro concesso facile occasione di avere a confrontarsi, senza troppa originalità, sulle rispettive compagne di ventura, subito stabilendo solide basi per la più gretta, e comunque basilare, relazione fra maschietti; così come, invitando Duva ad accompagnare Midda e le altre due sue versioni più giovani e carine, avrebbe permesso alla migliore amica della donna guerriero di conoscere le due nuove arrivate, comprendendole meglio e avendo occasione di lasciarsi meglio conoscere dalle stesse, per scoprire, all’occorrenza, punti in comune anche con loro. Insomma… l’unica realmente sventurata avrebbe avuto a doversi riconoscere proprio la povera H’Anel, così apparentemente offerta in sacrificio a Roro: ma, in fondo, Thaare ben sapeva quanto il medico, alla sua età, più che corteggiare in maniera sorniona qualche bella fanciulla, non avrebbe potuto riservarsi molto di più. Senza considerare quanto, comunque, avrebbe avuto a essere comunque presente anche il capitano insieme a loro, e i due pargoletti, i quali, meglio di qualunque altro genere di censura, avrebbero avuto a poter inibire eventuali eccessi del dottore.

« Sì… avanti. Puoi dirlo… » suggerì quindi Thaare a Be’Sihl, non appena ebbero a ritrovarsi soli, nell’ascesa verso le cucine in grazia agli stretti passaggi all’interno della nave.
« Dire cosa…?! » esitò l’altro, non comprendendo allora l’invito rivoltogli dall’interlocutrice.

martedì 30 luglio 2019

2987


Un incuriosito silenzio ebbe a calare a confronto con quel momento, nel mentre in cui su molti volti non mancarono di fare la loro comparsa dei sorrisetti divertiti a confronto con tale interrogativo e, soprattutto, a confronto con la necessità, allora, per Midda di avere a rispondere. E se, per i membri dell’equipaggio della Kasta Hamina, ritrovare la Figlia di Marr’Mahew in vesti genitoriali avrebbe avuto a dover essere riconosciuto, ormai da tempo, qual qualcosa di normale, per il gruppetto dei nuovi arrivati, e in particolare per coloro che con Midda avevano già avuto occasione di condividere un certo passato, tutto ciò non poté che incuriosire parecchio, in un’immagine quantomeno inedita. Un’immagine inedita, in particolare, per Howe e Be’Wahr… e un’immagine che non avrebbe potuto ovviare a riservarsi le proprie possibili ragioni di recriminazione, fosse anche soltanto in termini scherzosi, da parte di H’Anel e M’Eu, i quali, come già chiarito, avrebbero volentieri voluto poter anch’essi rivolgersi a Midda chiamandola “mamma”, ma ai quali, a differenza di quella coppia di pargoli lì presenti, non era stata concessa tale opportunità.
Ma Midda, affrontando la questione con estrema quiete, si concesse soltanto un fugace istante di incertezza a confronto con tale interrogativo, prima di avere a formulare la risposta utile da offrire ai propri figli…

« Tecnicamente vorrebbe indicare una situazione di mescolanza di cose o persone diverse fra loro, per genere, provenienza, e quant’altro. » spiegò quindi con serenità, accucciandosi appena innanzi ai propri pargoli per potersi meglio porre all’altezza dei loro sguardi « Un po’ come siamo noi, ora, in questa stanza: uomini e donne, umani e ofidiani, grandi e piccini… » esemplificò, per rendere meglio il concetto, nella propria formulazione più corretta « Ciò non di meno, il significato nel quale il capitano desiderava declinare questa parola voleva rivolgersi a un diverso genere di mescolanza. » puntualizzò, nell’interesse comune a comprendere fino a dove si sarebbe potuta spingere a esplicitare tale concetto con i pargoli « Hai in mente quando mamma e papà si baciano…?! Ecco, se la cosa avviene fra diverse persone in maniera disordinata, tale può essere considerata “promiscuità”. »
« … bleah… che schifo!... » reagì il bambino, con quella smorfia propria che soltanto la sua ancor giovane età avrebbe potuto giustificare, laddove di lì a qualche anno, certamente, non avrebbe più valutato tanto negativamente l’evento e, al contrario, sarebbe stato più che felice di avere occasione di viverlo a sua volta, con una qualche compagna più o meno occasionale.
« Esatto. E’ proprio quello che intendeva dire anche il capitano! » sorrise e annuì la donna guerriero, accarezzando dolcemente il volto del bambino, e non negando un’eguale carezza anche alla di lui sorella, prima di rialzarsi, e di tornare a volgere la propria attenzione al resto dell’assemblea, lì ancora in interessato silenzio a confronto con quanto stava accadendo.

Sviluppo positivo di tutto ciò, a partire dal rimprovero del capitano, sino a quel breve siparietto fra la Figlia di Marr’Mahew e la sua progenie, non poté quindi che dimostrarsi essere una ritornata quiete all’interno dell’eterogeneo gruppetto. Una quiete a confronto con la quale le tensioni precedenti avrebbero potuto sembrare estemporaneamente accantonate in favore di una ritrovata serenità collettiva.
Ovviamente, quanto accaduto, non avrebbe potuto ancor permettere a Howe di superare i propri pregiudizi, e di ciò chiunque, dotato di un minimo di raziocinio, avrebbe potuto esserne allor consapevole. Ma la situazione, quantomeno, sembrava essere stata estemporaneamente contenuta. E, per il momento, probabilmente la cosa migliore da fare sarebbe stata quella di proseguire oltre, per così come, con un approccio estremamente pratico, propose allor di compiere Duva, nel proprio ruolo di secondo in comando a bordo della Kasta Hamina…

« Bene. » esclamò, battendo le mani e sorridendo con aria quanto più possibile entusiasta a confronto con i propri nuovi compagni di viaggio, qual, conoscendo la propria amica, e conoscendo la loro attuale situazione, quei sei non avrebbero mancato presto di divenire, con buona pace del proprio ex-marito, che, di certo, non avrebbe espresso particolare gioia all’idea di una simile invasione della loro nave « Dal momento che, mi pare, il traduttore automatico ha ripreso a fare il proprio lavoro… e dal momento che, forse, le divergenze iniziali possono dirsi superate, almeno per il momento, che ne dite di un bel giro di presentazioni? » propose, aggrottando appena la fronte « Cioè… in verità, voi due vi ho già inquadrati, anche in conseguenza a tutte le avventure di cui Midda ci ha offerto cronaca in questi anni. » puntualizzò, in riferimento esplicito a Howe e Be’Wahr, i quali, entro certi limiti, avrebbero potuto apparire qual a tutti loro già conosciuti, proprio in conseguenza a quei racconti per condividere i quali la loro amica non si era mai fatta pregare « Ma nel merito della vostra identità, invece, non riesco proprio a farmi un’idea… » soggiunse, in direzione di H’Anel e M’Eu, trascurando, a margine di tutto ciò, Maddie e Rín soltanto in quanto della seconda già conosceva buona parte della storia per sua stessa testimonianza e, per logica deduzione, sufficientemente facile sarebbe stato allor giungere all’identità della prima, a lei fisicamente identica, vestiario a parte.
« Già. » confermò Rula, intervenendo a sostegno della propria ex-antagonista, ormai amica, annuendo vivacemente a quell’invito « E oltre a questo, credo che anche per voi potrebbe essere utile capire meglio chi noi siamo. » sottolineò, non escludendo la necessità di una presentazione anche da parte loro, in favore dei nuovi arrivati « A meno che Rín non vi abbia già detto tutto. »
« No. » escluse Maddie, socchiudendo gli occhi e tornando a guardare in maniera inquisitiva la propria gemella, non dimentica di quanto, ancora, ella avrebbe dovuto loro una qualche spiegazione nel merito del perché di quel viaggio… una spiegazione che prima non aveva fatto in tempo a fornire in conseguenza all’interruzione che era stata loro imposta dall’arrivo dei padroni di casa « In effetti Rín non ci ha detto molto. Anzi… » puntualizzò, ovviando a imporle un nuovo rimprovero soltanto per evitare di veder, nuovamente, quella situazione precipitare in maniera confusa, soprattutto laddove, ancora, i suoi amici non avevano avuto occasione di scoprire quanto, a tutti gli effetti, la loro presenza lì avrebbe avuto a doversi considerare del tutto inattesa, a dispetto di quanto, inizialmente, Rín aveva loro suggerito.

E se Rín, in ciò, non poté ovviare a sorridere un po’ imbarazzata, a stemperare nuovamente i toni, prima di qualunque possibilità di negativo crescendo, non poté che contribuire l’intervento di Thaare, la quale, in maniera estremamente pratica, e con quel piglio proprio della matrona, decise che continuare a disquisire lì, in piedi, come un gruppo di randagi intenti a squadrarsi a vicenda non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual il modo migliore per fare amicizia. E dal momento che amicizia avrebbe dovuto, chiaramente, essere fra loro, l’alternativa migliore rispetto a quella propria di una sorta di orgia, sarebbe stata, sicuramente, un bel momento conviviale, nel quale avere occasione di conoscersi meglio e, magari, di comprendersi meglio…

« Scusate se mi permetto di intervenire. » sorrise quindi la donna, con fare quieto e pragmatico « Thaare Kir Flann, cuoca di bordo. » si presentò a favore dei nuovi arrivati « Dal momento in cui restare qui, così, in piedi, non aiuterà nessuno a sentirsi particolarmente a proprio agio… credo che la cosa migliore che potremmo fare sia quella di sederci attorno a un tavolo, spiluccando qualcosa, bevendo qualcosa, e proseguendo, in maniera più serena, con tutte le presentazioni del caso. » sancì, in quella che non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual una proposta o una domanda, quanto e piuttosto una definizione di ordine, quasi a scavalcare l’autorità del capitano entro i limiti propri di quel discorso di propria personale pertinenza « Purtroppo la nostra sala mensa è piccola per accoglierci tutti… quindi dovremo arrangiarci un po’ direi proprio qui. » soggiunse poi, proseguendo nella pianificazione della questione « Mars… e voialtri. » continuò, indicando Howe, Be’Wahr e M’Eu « Tirate fuori un po’ di muscoletti e vedete di allestire qualcosa che possa essere scambiato per una tavola e per un paio di panche, sulle quali accomodarci. E tu… » rivolgendosi a Be’Sihl, che, già da tempo, aveva guadagnato, non in maniera immediata, diritto di accesso alla sua cucina « Vieni a darmi una mano su di sopra, a preparare qualcosa che vada bene per tutti. Ragazzo, Lys’sh, Rula… » concluse, richiamando a sé anche il mozzo e le due donne « … ci servirà un po’ di manovalanza, per portare tutto in tavola. Consideratevi arruolati. » dichiarò, per poi, solo allora, concedersi opportunità di volgere il proprio interesse al capitano « Ovviamente solo se lei è d’accordo, capitano. » domandò, più per correttezza istituzionale che per altro, giacché, ormai, difficile sarebbe stato per lui avere a formulare ordini diversi da quelli di lei senza, necessariamente, scadere in qualche nuovo momento di imbarazzo.

lunedì 29 luglio 2019

2986


« Non è esattamente il mio tipo… ma se proprio devo. » sospirò allora Lys’sh, intervenendo in maniera esplicitamente ironica a confronto con quello che avrebbe potuto sembrare quasi un invito a baciare Howe, e accennando un lieve passo in avanti per porre in essere quell’intento.

Un percorso di irriverente scherno, quello sul quale, quindi, Rín aveva lanciato l’iniziativa, e che Lys’sh, dal canto suo, si stava dichiarando disposta a sperimentare, che non avrebbe potuto quindi prevedere l’assenza di qualsivoglia reazione da parte dei presenti, reazione a confronto con il quale in due direzioni, in particolare, avrebbero potuto esprimersi gli sviluppi possibili: una reazione di egual giocoso scherzo, a distendere completamente ogni possibile tensione presente e a permettere a tutti di accettarsi reciprocamente in quanto, in fondo, semplici persone, provenienti da mondi diversi, letteralmente, e da esperienze diverse, e ciò non di meno semplici persone; o, in alternativa, una reazione di opposto scandalo, e una reazione volta allor a escludere categoricamente ogni possibile rapporto fra le parti, e, probabilmente, a condurre a qualcosa di molto peggio.
E così rischioso sarebbe stato, in tal maniera, quel possibile dualismo, ragione per la quale assolutamente sconsigliabile avrebbe avuto a essere la semplice, e quieta, attesa per l’autonomo sviluppo dello stesso. Motivo per il quale, chi più interessato, in quel momento, affinché quei diversi mondi non avessero a scontrarsi, non ravvisandone ragione alcuna e avendo, anzi, solo a perderci in ogni maniera, decise di intervenire a sua volta, e di intervenire a sostenere l’approccio così promosso da Rín…

« Ehy! » protestò vivamente il biondo Be’Wahr, aggrottando la fronte con aria apparentemente contrariata benché, immediatamente, il tono delle successive parole ebbe a escludere, radicalmente, tale possibilità, promuovendo una ben diversa interpretazione di quel suo intervento « Avessi saputo che bastava dimostrarsi un po’ aggressivo per guadagnare così tanti baci da così tante belle donne, lo avrei fatto anche io! » sancì, quasi a pretendere, a quel punto, la propria quota baci.

Una richiesta a confronto con la quale, ineluttabile avrebbe lì avuto a doversi proporre un’altra reazione, da parte di un’altra protagonista di quelle vicende e una protagonista che, un tale interesse da parte sua, avrebbe avuto personali ragioni per disapprovare…

« Se sei tanto interessato a “guadagnare così tanti baci da così tante belle donne”, amorino, basta dirlo. » sorrise malevolmente Maddie, socchiudendo appena gli occhi nello squadrare il proprio compagno « Mi domando solo come potrai sbaciucchiare chiunque dopo che ti avrò strappato via il viso dal cranio… e non così per dire. » lo minacciò, a dimostrare una scherzosa gelosia nei suoi riguardi… o forse no?!
« Beh… se ci riesce El’Abeb… » tentò di minimizzare Be’Wahr, stringendosi fra le spalle, nel mentre in cui già un montante, a scopo dimostrativo, venne allor proiettato, in maniera piccata, dalla donna a discapito delle sue reni.

E se le proposte di baci offerte da Rín e Lys’sh avrebbero potuto riservarsi il pregio di tentare di offrire un diverso approccio alla questione, rigirando il dramma in commedia, quel fugace battibecco fra Maddie e Be’Wahr non poté ovviare a scatenare una certa ilarità collettiva a confronto con la situazione, e con una situazione assolutamente universale innanzi alla quale, a prescindere dal proprio mondo di origine, o dalla propria storia personale, chiunque avrebbe avuto occasione di potersi riconoscere, nell’uno o nell’altra, in un qualche particolare momento della propria esistenza.
Forse quei sei provenivano da qualche mondo barbaro, lo stesso, del resto, del quale l’equipaggio della Kasta Hamina aveva già avuto occasione di sentir parlare nei racconti di Midda, e in quei racconti, sovente, così incredibili da risultare privi di ogni possibilità di realismo, salvo, in quel momento, vedersi tutti posti a confronto con la concreta testimonianza della veridicità di tali narrazioni, nella presenza, lì innanzi a loro, di due dei principali coprotagonisti delle stesse. Sicuramente qualcuno, fra loro, avrebbe avuto difficoltà a comprendere la complessità dell’intero universo, con la sua ricchezza, con la sua varietà di mondi e di specie, di culture e di storie… non ché, in fondo, tale difficoltà avrebbe avuto a dover essere riconosciuta soltanto qual loro, nel confronto, non a caso, con tanto, troppo pregiudizio fra i popoli, fra le nazioni, in misura tale da aver visto, e da continuare a vedere, grandi guerre planetarie esplodere principalmente per ragioni analoghe. Ma al di là di tutto ciò, della loro provenienza, o delle loro difficoltà, quei sei avrebbero avuto a doversi riconoscere, innanzi al giudizio dell’equipaggio della Kasta Hamina, né più né meno quali persone, persone come loro, con i propri pregi e i propri difetti… e, soprattutto, con un’amica a loro comune: Midda Bontor!

« Beh… se proprio ci si può mettere in fila per un bacio… » alzò quindi la mano il buon Mars, il quale, da tempo, non avrebbe sperato altro che in un po’ di attenzione da Lys’sh o, prima ancora, da Midda, per quanto, tanto per cambiare, la fortuna non si era dimostrata dalla sua, non entro i limiti, quantomeno, della loro stessa nave « … mi sacrificherei per una migliore integrazione fra noi, sia chiaro! » ironizzò a giustificazione del proprio interesse, e di quell’interesse che, in quel momento, lo stava spingendo più che volentieri verso la conturbante Rín, che già più volte aveva ripetutamente squadrato, da capo a piedi, nel corso di quegli ultimi minuti.

A porre tuttavia un freno al possibile degenero di quella situazione, in termini positivi, sia chiaro, e pur, egualmente, possibile degenero, giacché sarebbe sicuramente stata questione di un attimo prima della candidatura spontanea di Roro e di ogni altro maschietto lì radunato al cospetto di una tanta interessante varietà di bellezza femminile, fu il tono fermo del capitano, il quale, rivolgendosi in particolare ai suoi, ma, più in generale a tutti, volle riportare la questione all’ordine…

« Qui nessuno bacerà nessuno! » sancì con fermezza Lange « Cioè… di cosa chiunque di voi farà nel suo tempo libero, francamente, non mi interessa. Con le dovute eccezioni… » puntualizzò, volgendo un attimo lo sguardo verso la propria giovane sposa, a ribadire silenziosamente quanto, al contrario, a suo riguardo avesse a considerarsi più che interessato, e, subito dopo, senza alcun particolare intento cosciente, passando con lo sguardo anche in direzione di Duva, la propria ex-moglie, nel merito della vita privata della quale, pur, ormai non avrebbe potuto e dovuto più sollevare alcun veto « Ma non credo che la cosa migliore da fare per conoscerci, in questo momento, sia trasformare questa stiva di carico in una festa universitaria a base di alcool e di promiscuità… »

E se nel merito della metafora della festa universitaria, Howe, Be’Wahr, H’Anel e M’Eu avrebbero potuto riservarsi qualche dubbio, non comprendendo il concetto stesso espresso da tale riferimento, il senso ultimo della questione, in riferimento all’alcool e alla promiscuità ebbe a essere per loro piuttosto chiaro. E, in buona sostanza, a riprendere quanto, pur, avrebbe avuto a doversi abitualmente riconoscere qualunque ritorno alla città del peccato, a Kriarya, al termine di qualunque missione.
Per altri due presenti a quel momento di reciproche presentazioni, e a quel momento che, all’atto pratico, non aveva avuto ancora realmente inizio, tuttavia, la questione non risultò poi così immediatamente comprensibile, suscitando, allora, un giustificato interrogativo da parte loro nei riguardi di colei che, erano certi, sarebbe stata in grado di offrire loro ogni spiegazione… come sempre, del resto!

« … mamma?! » domandò Tagae, appendendosi alla destra di Midda e tirando un poco le sue dita metalliche, nella consapevolezza di quanto, in caso contrario, ella non avrebbe avuto alcuna percezione di quel contatto fisico fra loro « Cosa vuol dire “promiscuità”…? »

domenica 28 luglio 2019

2985


Tali furono quindi le dinamiche che portarono i sei nuovi ospiti della Kasta Hamina a essere presentati al capitano Lange Rolamo. Una presentazione che avvenne, di lì a breve, all’interno dell’aria di carico del corpo principale della nave, l’unica zona sufficientemente amplia da poter ospitare, in quel frangente, tanto l’intero equipaggio quanto il nuovo contingente lì appena sopraggiunto. E una presentazione che non mancò di essere contraddistinta da qualche tensione su entrambi i fronti, giacché se da un lato proprio lo stesso Lange non avrebbe potuto considerarsi particolarmente entusiasta di quanto così stava accadendo, dall’altro un’altra figura maschile, e una figura maschile a identificarsi in Howe, non volle negarsi l’opportunità di esprimere un certo dissenso a confronto con tutto quello e, in particolare, con la presenza di un mostro come quella gorgone.

« Per Lohr… come fai a dire che è carina?! » non mancò di protestare lo shar’tiagho, in direzione del proprio biondo fratello d’armi e di vita, nel momento in cui questi, con semplicità e naturalezza, minimizzò la questione gorgone, definendo quanto ella, per l’appunto, non avesse a doversi fraintendere qual tale e, soprattutto, quanto, in verità, avesse a doversi considerare veramente carina, se osservata con maggiore attenzione e minore pregiudizio « E’ un mostro! Come tanti ne abbiamo uccisi nel corso della nostra vita e come, ancora, continueremmo a fare fossimo… a casa. »

A tal riguardo, a poco, se non a nulla, prima ancora del tentativo pacificatorio di Be’Wahr, era parso servire l’intervento proprio della Figlia di Marr’Mahew, la quale, ben comprendendo le logiche che avrebbero potuto animare i propri antichi alleati, non aveva mancato loro di presentare per prima, e con una certa, doverosa enfasi in particolare su parole come “amica” e “sorella”, la stessa Lys’sh, definendola correttamente come un’ofidiana, ossia un’esponente di una specie non umana, come molte altre esistenti nello spazio infinito. Specie non umane che, allo stesso modo degli umani, avrebbero avuto a dover essere caratterizzate, a volte, da persone positive, altre da persone negative, ma senza mai aver a dover commettere l’errore di generalizzare il tutto e di arrivare, necessariamente, a giudicare qualunque non umano, qualunque chimera, come in maniera dispregiativa avrebbero potuto essere definiti, al pari di un mostro.
Ma per Howe, che al pari di Be’Wahr e di Midda, e in misura certamente maggiore rispetto all’ancor giovane esperienza di H’Anel e M’Eu, aveva speso anni a combattere e a uccidere ogni qual genere di creatura non umana, oltre che a molti umani, accettare così semplicemente che quella giovane donna, dalla pelle ricoperta da minuscole e quasi vellutate scaglie in diverse sfumature di verde, e da un volto privo di naso, labbra o orecchie a caratterizzarlo, e privo di capelli a contornarlo, avesse a doversi considerare non soltanto in termini diversi da una minaccia ma, ancor più, “carina”, come aveva tentato di descriverla il ben più aperto Be’Wahr… beh… avrebbe avuto a dover essere considerato decisamente troppo.
Purtroppo per Howe, e, forse e ancor più per la stessa, innocente Lys’sh, proprio un istante prima di quell’ultima considerazione, il vecchio traduttore automatico di Midda, già prestato a Rín, ma, da lei, mai realmente utilizzato in conseguenza a un estemporaneo malfunzionamento, venne riattivato dalla sapiente mano tecnica di Mars, causando un’immediata traduzione, e presa di consapevolezza comune, di quello sgradevole giudizio da parte di uno dei nuovi arrivati.
Silenzio, quindi, imbarazzato silenzio si impose sul fronte dell’equipaggio della Kasta Hamina, capitano incluso, laddove anche questi, malgrado un tempo non la pensasse poi diversamente da quello straniero, non avrebbe mai potuto accettare un simile linguaggio a palese dispregio di un membro della propria famiglia, qual ormai a tutti gli effetti Lys’sh era divenuta dopo tanti anni insieme. E imbarazzato silenzio, ancor prima di una violenta risposta, allor solo conseguente al rispetto che tutti, a bordo della nave, desideravano ancora offrire non tanto verso quei nuovi arrivati, quanto e piuttosto verso colei che, allora, di essi si era fatta garante: Midda Bontor, la loro amica, la loro compagna d’arme, e, sporadicamente, il loro ufficiale tattico e capo della sicurezza.
E proprio Midda, nel sentire la traduzione più che corretta offerta dalla lingua kofreyota alla lingua franca, non poté che coprirsi, per un istante, il volto con la mancina, scuotendo il capo prima di trarre un profondo respiro, a riservarsi l’opportunità di cercare di mantenere la calma nei riguardi del proprio antico alleato, e di non partire, necessariamente, prendendolo a schiaffi, per così come pur si sarebbe meritato nell’aver, in tal maniera, offeso Lys’sh…

« Tre precisazioni a titolo comune. » dichiarò quindi, levando la propria destra in lucente metallo cromato con un tre ben indicato dalle dita della mano artificiale, e decidendo, volutamente, di parlare in lingua franca, per permettere ai suoi antichi alleati di abituarsi al traduttore e, soprattutto, di comprendere quanto esso fosse quindi all’opera « Uno: Mars ha appena riattivato il traduttore automatico che mi era stato già di aiuto al mio arrivo in questo mondo e che, in occasione della prima visita di Rín ci ha aiutati a superare ogni scoglio linguistico. Ergo, da questo momento in avanti, tutto ciò che chiunque avrà a dire, in qualunque delle tre lingue che possiamo qui parlare, sarà compreso da tutti. » sancì, abbassando l’anulare, prima sollevato, a indicare in tal modo quanto la prima delle tre precisazioni fosse stata in tal maniera consumata « Due: in effetti, Howe, il traduttore automatico ha dimostrato squisito tempismo riattivandosi in tempo utile per permettere a tutti di avere ad ascoltare il tuo ultimo, sfortunato intervento. Ergo, ora come ora, tutti sanno in che termini tu stia pregiudicando un valente membro di questo equipaggio, nonché un’amica e una sorella di tutti noi. » precisò, abbassando anche il medio e, in tal maniera, lasciando elevato solo l’indice, e un indice con il quale, allora, ebbe a mirare in direzione dello stesso shar’tiagho, primo e obbligato suo interlocutore in quel momento « Tre: la qui presente Har-Lys’sha è una delle persone più belle che io abbia mai incontrato, interiormente ed esteriormente. E il fatto che sia un’ofidiana, e non un’umana, non influisce minimamente in tutto ciò, nulla togliendo alla sua bellezza, interiore ed esteriore. E, inoltre, Lys’sh è per me al pari di una sorella, e una sorella per difendere la quale sarei disposta ad affrontare chiunque e qualunque cosa. Ergo, se me lo consenti, ti inviterei a volerle offrire le tue scuse… e le tue scuse più sincere e oneste, prima che io sia costretta a colpirti così forte da farti riattraversare l’intero universo e rimandarti… a casa. » concluse, riprendendo quelle ultime due parole da lui pronunciate e, in grazia delle stesse, cercando di chiudere in tal maniera il cerchio, affinché non vi fosse più bisogno di affrontare quel discorso.

Ancora per qualche istante, ebbe quindi a prolungarsi quell’imbarazzato silenzio, in una situazione di comunque ancor percepibile tensione e, a confronto con la quale, comunque, un primo senso di sollievo parve contraddistinguere il fronte della squadra di casa, nel vedersi, malgrado tutto, sostenuti dalla Figlia di Marr’Mahew, e da colei che, in quel frangente, più avrebbe avuto a ritrovarsi emotivamente divisa, fra i propri antichi alleati e quelli moderni.
Ma se quella presa di posizione della donna guerriero in favore dell’ofidiana avrebbe avuto qual vantaggio quello proprio del dimostrare, da parte della stessa, un sostegno in favore dell’equipaggio della Kasta Hamina, troppo facile sarebbe stato fraintenderne il significato in termini utili a considerare, parimenti, tutto ciò qual, egualmente, una presa di posizione in opposizione al gruppo della squadra ospite, e a coloro i quali, pur, avevano attraversato l’intero universo sol animati dalla volontà di esserle di aiuto. Così, dimostrando una certa sensibilità a tal riguardo, anche e soprattutto per esperienza personale, a prendere allor parola in conseguenza all’intervento della donna guerriero, fu forse colei che per ultima chiunque si sarebbe potuta attendere di sentir parlare… e di sentir parlare in quel particolare frangente, e in un frangente a confronto con il quale, obiettivamente, più di chiunque altro ella avrebbe avuto a doversi sentire estranea.

« Non che voglia in qualche modo giustificarlo… ma non è cattivo. » sorrise Rín, scuotendo appena il capo e stringendosi fra le spalle, nel far riferimento implicito a Howe « Pensate solo che, al nostro primo incontro, mi ha chiamata strega e mi ha minacciata esplicitamente di morte… » rimembrò, in quel “primo incontro” che non avrebbe avuto a doversi fraintendere poi così lontano nel tempo, essendo avvenuto soltanto pochi giorni addietro « … e cosa ci puoi fare se è un po’ zuccone e un po’ paranoico?! » domandò, ridacchiando e strizzando l’occhio con fare complice verso lo stesso shar’tiagho « Io dal canto mio l’ho baciato. E, così, si è riuscito a zittire per un po’. »

sabato 27 luglio 2019

2984


Dopo l’emotivamente intenso ricongiungimento, prima con Howe e Be’Wahr, e poi con H’Anel e M’Eu, all’attenzione della donna guerriero non avrebbero potuto ovviare a restare da affrontare soltanto le due gemelle, quelle due donne di almeno un lustro, forse due, più giovani di lei, che sembravano lì voler dimostrare, con la loro semplice presenza, e la loro semplice presenza in comunione reciproca, la straordinaria perfezione alla quale anche ella e Nissa avrebbero potuto tendere se soltanto, altresì, non avessero speso gran parte delle rispettive esistenze in quella terrificante faida che tanta morte e tanta distruzione avevano recato seco.

« Maddie… Rín… » aveva salutato entrambe, avanzando verso di loro con le braccia tese, non, invero, a cercare un abbraccio, in rapporti non ancor così affettuosi fra loro, quanto e piuttosto per offrire loro quel benvenuto tipico del suo pianeta natale « … che piacere… inaspettato… rivedervi. »

Un benvenuto, quello, con il quale Maddie, ovviamente, aveva già da tempo maturato confidenza, e che Rín stava iniziando a conoscere, e che non mancò, quindi, di vedere entrambe, a turno, offrire le proprie mani su quelle di lei, tese verso di loro, in segno di totale e reciproca fiducia delle une verso l’altra e viceversa. In un mondo qual quello proprio di Midda, in una realtà ove affidarsi alla persona sbagliata avrebbe molto probabilmente comportato ritrovarsi necessariamente con la gola sgozzata, così, come naturale evoluzione della vicenda, alcun contatto fisico sarebbe mai stato ricercato fra perfetti estranei e, al contrario, una sola mano sarebbe stata offerta alla controparte nel caso in cui vi fosse conoscenza fra i due ma, ancor, nessun genere di fiducia, non tale, quantomeno, da rinunciare allora alla possibilità, all’occorrenza, di portare l’altra mano a una qualunque arma e di difendersi ove richiesto: solo verso coloro i quali, quindi, la fiducia sarebbe stata assoluta, o ritenuta, quantomeno, tale, ci si sarebbe potuti spingere a presentare entrambe le mani, con i palmi rivolti verso l’alto, a dimostrare quanto, all’atto pratico, alcuna arma avrebbe potuto essere celata a discapito della controparte, controparte che, a sua volta, avrebbe avuto quindi a rispondere offrendo le proprie mani, questa volta con i palmi rivolti verso il basso, ad appoggiarsi sopra a quelle rivoltele.

« Inaspettato…?! » aveva esitato Maddie, non avendo potuto ovviare a cogliere la sottolineatura verbale che la propria controparte più matura aveva dedicato a quel particolare aggettivo, e quell’aggettivo allor rivolto a escludere quella che, dal proprio punto di vista, avrebbe avuto a dover essere considerata al pari di una vera e propria convocazione, e una convocazione alle armi « Sorella… devi forse dirmi qualcosa?! » si era quindi voltata in direzione della propria gemella, a lei rivolgendosi in una lingua diversa da quella kofreyota nella quale, sino a quel momento, tutti loro si erano espressi.

E Rín, per tutta risposta, sorridendo imbarazzata, tentò di sdrammatizzare la questione iniziando a fischiettare e guardando con aria distratta verso l’alto.
Midda non avrebbe potuto capire cosa stava succedendo. E Be’Sihl, dal canto suo, ancor meno. Ma, a margine della questione, anche Howe e Be’Wahr, così come H’Anel e M’Eu, non avrebbero potuto risultare effettivamente contraddistinti da una piena consapevolezza dei fatti.
Piena consapevolezza che, a quanto non avrebbe potuto ovviare ad apparire, sarebbe dovuta essere considerata soltanto propria della sbarazzina Rín, come non avrebbe potuto ovviare ad apparire con quella sua particolare scelta di abbigliamento, prima fra tutte quella gonnellina leggermente scampanata a voler porre in piena attenzione le proprie splendide gambe…

« … che succede? » aveva quindi domandato Midda, a cercare di fare chiarezza nel merito di quanto stesse accadendo.
« Succede che Rín è arrivata da noi spiegandoci la difficile situazione in cui, a meno che anche questa non sia stata una menzogna, tu staresti riversando in questo momento… e, in questo, mi ha invitato ad accompagnarla per darti manforte in contrasto alla regina Anmel. » aveva brevemente ricapitolato Maddie, in un dialogo allor surreale, fra due donne che, salvo sette-otto anni di differenza, avrebbero avuto a dover essere riconosciute, a tutti gli effetti, due versioni alternative della medesima persona « Manforte che, ovviamente, anche tutti i miei… tuoi… insomma, nostri amici lì dietro non hanno evitato di volersi proporre a offrire, accompagnandoci in questa missione fuori dal mondo. »

Prima che Rín potesse però argomentare una qualunque frase in propria difesa, o a giustificazione del proprio operato, qualcosa sopraggiunse a scombinare nuovamente le carte in tavola e, ineluttabilmente, ad aggiungere ulteriore entropia.
Perché, se soltanto un paio di anni prima, una non piacevolissima disavventura era stata vissuta dai membri dell’equipaggio della Kasta Hamina in conseguenza ad alcuni intrusi all’interno dei container, di tale esperienza il capitano aveva voluto far virtù e, in particolare, aveva voluto far virtù predisponendo una nuova, e prima inedita, rete di sensori rimovibili anche attraverso tutta l’estemporanea coda della nave, in maniera tale da ovviare a nuove possibilità di sorprese come già in passato. In ciò, quindi, non appena sei nuove e sconosciute figure avevano fatto la loro improvvisa apparizione esattamente nello stesso ultimo container là dove, fino a un attimo prima, erano soltanto Midda e Be’Sihl, tale comparsa, tale apparizione non aveva potuto ovviare a scatenare un allarme a bordo della nave, e a veder un piccolo contingente armato precipitarsi immediatamente a indagare su quanto potesse star accadendo.
Così, sopraggiungendo proprio in quel frangente, con armi in pugno ed esprimendosi in una terza lingua diversa tanto dal kofreyota parlato dalla maggior parte dei presenti, quanto da quella propria di Maddie e Rín, Duva, Rula, Lys’sh e Ragazzo si presentarono pronti alla pugna, laddove essa sarebbe potuta essere richiesta dagli eventi.

« Fermi tutti! » aveva esclamato Duva, la quale, almeno in un primo momento, non ebbe a riconoscere la presenza di Rín, l’unica figura con la quale avrebbe potuto vantare una pur superficiale confidenza, concentrandosi, piuttosto, su quel piccolo, e pur più numeroso di loro, frangente di soldati bizzarramente vestiti, e pur tutti riccamente armati, che, all’interno della propria nave, era così inaspettatamente comparso.

Un ordine non compreso da alcuno dei presenti, a confronto con il quale, in un’istintiva reazione alle armi, e alle armi bianche sguainate in loro opposizione, non avrebbe potuto ovviare a vedere il drappello proveniente da Kofreya armarsi a propria volta, preparandosi ad affrontare qualunque nemico avesse avuto ad attentare alle loro esistenze.
Un nemico che, in particolare, all’attenzione di Howe e di M’Eu, si era allor visto costituito da due conturbanti presenze femminili, da un ragazzo forse all’incirca coetaneo del figlio di Ebano e, soprattutto, da un orrendo mostro: una gorgone, probabilmente, nell’aspetto rettile che la stava contraddistinguendo.

« Accidenti, Maddie… » aveva quindi protestato lo shar’tiagho nuovo arrivato, impugnando la propria spada dalla lama dorata « … dove ci ha condotto tua sorella?! »

Ma sia Maddie, sia Midda, e sia anche Be’Wahr e, con lui, la stessa Lys’sh, avrebbero tutti potuto vantare una precedente comune esperienza nel tempo del sogno, motivo per il quale, allora, mai avrebbero potuto ipotizzare di levare le proprie armi gli uni a discapito degli altri…

« Fermi! » non aveva mancato quindi di imporsi, con la forza propria di un tuono, la voce della Figlia di Marr’Mahew, esprimendosi in quel frangente ben due volte, prima in kofreyota, e poi nella lingua franca parlata in quell’angolo di universo, a pretendere, in tal senso, un’immediata tregua fra le parti, prima che la situazione, già sufficientemente confusa, potesse degenerare ulteriormente.

venerdì 26 luglio 2019

2983


Dietro l’approccio scanzonato e ironico di M’Eu, sostenuto e alimentato anche da H’Anel, avrebbe avuto, invero, a dover essere intesa la ricerca, da parte dei due giovani, di mantenere un certo contegno, una data immagine di sé, laddove, in caso contrario, molto facilmente avrebbero avuto a cedere all’emozione per quanto, allora, stava accadendo. Perché, benché per l’appunto, la presenza di Midda fosse stata straordinariamente sporadica nelle loro esistenze, e dall’età dell’infanzia non avessero avuto più ulteriori occasioni di contatto con lei, soltanto sciocco sarebbe stato cercare di ignorare l’evidenza di quanto, comunque, ella avesse segnato, anche e soltanto con una presenza sì sporadica, proprio l’età della loro infanzia. Dopotutto, mai, né M’Eu, né tantomeno H’Anel, di lui più grande di almeno due anni, avrebbero potuto ignorare l’evidenza di quanto proprio e solo per merito di quella donna fosse stata concessa loro salva la vita quando, ancor bambini, erano stati rapiti insieme a tutti gli altri bambini del loro insediamento da un gruppo di mercenari al servizio di un nobiluomo kofreyota, e un nobiluomo kofreyota che, in tal maniera, altro non aveva voluto che attrarre l’attenzione della stessa Midda, ricattandola e costringendola, in ciò, a condurgli quella che, dal proprio malato punto di vista, egli aveva voluto intendere qual la chiave dell’immortalità: una fenice.
Certo, facile sarebbe stato obiettare quanto, in primo luogo, le loro vite non avrebbero avuto mai a essere poste in pericolo se non fosse stato proprio per la presenza della Figlia di Marr’Mahew presso il loro accampamento, qual estemporanea compagna e amante di loro padre Ma’Vret. Ma, obiettivamente, agli occhi di un bambino quanto più avrebbe avuto a valere sarebbe stata proprio l’evidenza di quel salvataggio, della maniera eroica con la quale ella si era precipitata per offrire loro soccorso, riconducendoli, e riconducendo tutti i loro compagni, alle rispettive famiglie. Per due bambini, non ancora fanciulli, quindi, quell’evento non aveva potuto, e non avrebbe potuto, ovviare a rappresentare qualcosa di importante nelle loro esistenze… al pari della donna, in esso, protagonista. Una donna che, del resto, per lungo tempo era stata l’unica donna, dopo loro madre, che Ebano, loro padre, aveva accettato nella propria vita, almeno sino a prima dell’arrivo di Fath’Ma, la sua attuale compagna: una donna, quest’ultima, tuttavia entrata troppo tardi nelle loro vite, nella loro quotidianità, per potersi riservare un qualunque ruolo all’interno dei loro cuori, a differenza di quanto, con una presenza decisamente minore, era stata altresì in grado di riservarsi la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco.
Così, al di là di facili ironie, tale momento di ricongiunzione non avrebbe potuto che essere vissuto intensamente anche dai due giovani, e da quei due giovani che, a distanza di quasi quindici anni, avevano finalmente occasione di rincontrare la loro vecchia amica, la loro antica salvatrice, la loro quasi seconda madre…

« Non credere che qualche lacrima e un abbraccio ti permetteranno di evitare i nostri rimproveri, però… » aveva commentato M’Eu, abbracciando intensamente la donna e, in ciò, riservandosi l’occasione di mascherare la propria commozione, quell’emozione che non avrebbe potuto ovviare a rendere lucidi anche i suoi occhi « Va bene non essere mai tornata a trovarci… ma quando hai portato Fath’Ma al nostro insediamento, avresti potuto fermarti qualche giorno, per darci il tempo di ritornare dalla caccia. »

Per Midda, quello proprio di Fath’Ma, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual un capitolo decisamente doloroso, e riconducibile, purtroppo, a quel non banale elenco di fallimenti, di insuccessi, che ella avrebbe avuto a dover elencare qual propri, e qual non meno contraddistintivi del proprio cammino di avventuriera rispetto a tutti i pur numerosi, e più blasonati, successi.
Conosciuta nelle terre di Y’Shalf durante una missione sotto falso nome, per lungo periodo Fath’Ma era stata quanto di più prossima a un’amica avrebbe potuto vantare di avere. Purtroppo, però, quando il velo era stato rimosso, e non in senso metaforico trattandosi di quello proprio del burqa che la mercenaria era stata costretta a indossare per settimane, la giovane Fath’Ma, troppo profondamente legata all’indottrinamento proprio del suo popolo, non era stata in grado di apprendere, di buon grado, la verità sull’identità della donna e, in particolare, l’intento che l’aveva mossa, e che sino a lì l’aveva mossa nella volontà di rapire la nobile Nass’Hya, già promessa sposa al sultano, per condurla al proprio mecenate, lord Brote. Un rapimento che, in verità, avrebbe avuto a dover essere inteso qual più prossimo a una missione di salvataggio, non avendo Nass’Hya altro desiderio di convolare a giuste nozze con l’amato Brote, ma che, dal punto di vista di Fath’Ma, non era stato sì serenamente accettato. Ragione per la quale, poco volente e molto dolente, Fath’Ma si era ritrovata, in buona sostanza, a essere la sola realmente rapita, sequestrata sino al confine con Kofreya, là dove, dopo una terrificante avventura in contrasto a un semidio immortale di nome Desmair, le era stata concessa nuovamente la libertà.
Una libertà effimera, quella che Fath’Ma aveva allor ritrovato, nello scoprirsi, proprio malgrado, bersaglio designato di Desmair, per il torto a lui imposto, e delle orde di spettri al suo servizio. Orde di spettri che soltanto morte e distruzione avevano dispensato tutt’attorno alla giovane sino alla sua resa, al suo crollo emotivo, crollo che l’aveva quindi ricondotta alla fortezza fra i ghiacci sede del semidio, e lì l’aveva vista votarsi al suo empio servizio. Un servizio durato anni, e interrotto, alla fine, soltanto dalla morte, o dall’apparente morte in effetti, dello stesso Desmair, a seguito della quale, nella speranza di colmare in parte il debito accumulato nei suoi confronti, e di ridonarle un po’ di pace, Midda Bontor l’aveva quindi condotta nell’unico luogo entro i confini del quale, era certa, ella avrebbe potuto vivere serenamente il resto della propria esistenza, all’occorrenza ricominciando da capo tutta la propria vita e reinventandosi in altre vesti: l’insediamento fra i mondi là dove, già da molti anni, l’ex-Ebano, Ma’Vret, si era ritirato a vita privata, là dove aveva conosciuto la donna che poi sarebbe diventata sua moglie, e là dove, ancora, viveva insieme ai propri figli, quei figli nati e cresciuti lì al di fuori del mondo, e che al mondo avrebbero alfine fatto ritorno quando, ormai adulti, avrebbero deciso di seguire le leggendarie orme del padre… o, forse e piuttosto, l’esempio proprio della loro quasi seconda madre, quella donna guerriero straordinaria nota come Midda Bontor.
Sfortuna, o fortuna, a seconda dei punti di vista, aveva tuttavia voluto che né Ma’Vret, né i suoi figli, fossero presenti nell’insediamento il giorno in cui Fath’Ma era lì stata condotta dalla Figlia di Marr’Mahew: sfortuna perché, in tal modo, era stata negata loro una qualche occasione di ricongiungimento; fortuna perché, in quel periodo, Midda stava per scendere in campo per la più grande battaglia della propria vita, una battaglia alla quale, all’occorrenza, anche Ebano e i suoi figli avrebbero potuto voler prendere parte per l’affetto, per l’amore provato per lei, e dalla quale, tuttavia, ella desiderava tenerli più lontani possibile, consapevole di aver già influenzato in maniera eccessivamente negativa le loro esistenze per avere a imporre loro ulteriore possibilità di danno.
Così Fath’Ma era giunta nel loro insediamento. E qualche bizzarra scelta della sorte aveva voluto legare, di lì a qualche tempo, la donna a Ma’Vret, in una relazione che, ancor al tempo presente, stava concedendo a entrambi quella felicità lungamente posticipata.
Ma, giungendo Fath’Ma nelle loro vite, e nelle vite di quei due fanciulli, aveva condotto seco nuove meravigliose narrazioni delle mirabili avventure della Figlia di Marr’Mahew: narrazioni che, dal punto di vista proprio della stessa Fath’Ma avrebbero avuto a doversi intendere, piuttosto, qual un racconto di paura, e che, ciò non di meno, dal punto di vista di coloro che già avrebbero avuto a doversi considerare affascinati dal mito dell’Ucciditrice di Dei, non avrebbe potuto ovviare a spingerli nell’esatta direzione opposta rispetto a quella sperata dalla nuova compagna del loro genitore. E prima che Fath’Ma, o lo stesso Ma’Vret, potessero maturarne coscienza, H’Anel e M’Eu avevano preso la loro decisione… e la loro decisione volta ad abbandonare l’oasi di pace entro la quale sino a quel momento erano cresciuti, per fare ritorno al mondo.
Un mondo nel quale, così come la loro presenza lì, in quel momento, avrebbe potuto quietamente dimostrare, i due figli di Ebano avevano trovato occasione di inserirsi con sufficiente prestanza. Anche e soprattutto dall’arrivo di Maddie e dalla nascita di quel loro piccolo gruppo mercenario, guidati dall’esperienza di Howe e Be’Wahr.

giovedì 25 luglio 2019

2982


« Howe! Be’Wahr! » aveva esclamato Midda, identificandoli immediatamente e non potendo, in tal senso, ovviare a una certa gioia nel confronto con l’immagine da loro offerta, nell’affetto sincero che la legava a quei due, compagni di molte, troppe avventure, amici entrati a far parte della sua vita pur nel momento in cui ella nessun amico ella avrebbe voluto accogliere, e, in ciò, paradossalmente, per lei divenuti addirittura famiglia, una coppia di fratelli minori che non aveva mai avuto, né che avrebbe mai immaginato di poter avere, e che pur, il fato, le aveva allor concesso.
« Midda! » aveva ricambiato quella dimostrazione di entusiasmo il biondo Be’Wahr, immediatamente scartando le due rosse posizionate innanzi a lui e scattando in avanti al solo scopo di raggiungere la propria vecchia amica, e quell’amica che, pur, aveva avuto occasione di rincontrare soltanto un paio di anni prima all’interno del tempo del sogno, e che, ciò non di meno, nell’offrirsi, in quel momento in carne e ossa, non avrebbe potuto che rappresentare qualcosa di straordinario innanzi al suo giudizio, soprattutto ove, in verità, alcuna occasione d’incontro avrebbe più dovuto contraddistinguerli.

E se Howe non aveva offerto evidenza utile riservarsi una simile occasione, non fu per dimostrare, in qualche modo, un minor attaccamento alla propria ritrovata amica, o un qualche più serio contegno innanzi a lei, quanto e piuttosto in conseguenza al mero sconvolgimento, chiaramente dipinto sul suo volto, a confronto con quanto accaduto, e, in particolare, al viaggio del quale era stato appena protagonista.
Un viaggio al quale doveva aver aderito più per non lasciare il fratello, allorché in conseguenza a una qualche, effettiva, consapevolezza nel merito di quanto, in tal maniera, li avrebbe attesi. E un viaggio in grazia al quale, dopo Midda e Be’Sihl, egli, insieme al fratello e ai loro altri due compagni di ventura  allor presenti, avrebbe avuto a dover essere identificato qual entrato a far parte di una ristretta schiera di eletti, o malcapitati a seconda dei punti di vista, che avevano avuto occasione di superare i confini del loro mondo natale, e di quel mondo che, sino a pochi istanti prima, per lui avrebbe avuto a dover essere identificato qual l’intero Creato da lui conosciuto.

« Midda… Be’S… » si era quindi guardato attorno con aria disorientata « Per la grazia di Lohr… siete veramente voi? » aveva esitato, per poi, comunque, avanzare a sua volta verso i due, desideroso di abbracciarli a sua volta, con buona e giustificata pace di qualunque possibile idea di contegno, salvo poi bloccarsi ancora un istante e osservare stranito lo shar’tiagho, maturando consapevolezza di qualcosa di inedito in lui « Che accidenti è successo ai tuoi capelli…?! » aveva domandato, indicandolo con aria quasi raccapricciata.

Se infatti, a seguito degli eventi occorsi due anni prima nel tempo del sogno, Midda Bontor, che pur sino ad allora, e dal suo arrivo nelle vastità siderali, aveva mantenuto un taglio di capelli estremamente spartano, cortissimo, aveva ripreso a lasciar crescere i propri rossi capelli, ormai in parte già venati di bianco, per accontentare i propri figli insoddisfatti dall’immagine offerta dalla madre, specialmente dopo averne vedute delle alternative in Maddie e Rín, apparendo ormai quasi equivalente a colei che era sempre stata prima della propria partenza, con una confusa criniera ribelle a contornare il proprio volto; a seguito degli eventi occorsi l’anno precedente, e a quegli eventi che avevano veduto la stessa Midda Bontor cadere vittima di una trappola mentale ordita dal suo sposo Desmair, ritrovandosi bloccata all’interno di un orrido stato di coma, era stato Be’Sihl a mutare il proprio aspetto, e a mutarlo, allora, non per qualche motivazione puramente estetica, quanto e piuttosto per un voto, e un voto offerto ai tutti i propri dei. Così, innanzi allo sguardo di Howe, shar’tiagho come lui, seppur solo di origine, l’ex-locandiere non avrebbe potuto ovviare ad apparire, allora, privo di quella folta cascata di treccine che, tradizionalmente, avrebbero caratterizzato un qualunque figlio o figlia di Shar’Tiagh, offrendo, piuttosto, corti, cortissimi capelli allor nuovamente in crescita, ma che avrebbero richiesto anni prima di poter tornare a essere come un tempo.

« Sono felice anche io di vederti… » aveva semplicemente sorriso, per tutta replica, Be’Sihl, avanzando ad abbracciare Howe nel contempo in cui Midda era ancora impegnata con Be’Wahr, e battendogli un paio di vigorose pacche sulla schiena a dimostrare tale entusiasmo « … e, per quanto riguarda i miei capelli, è una storia lunga. Lunga quanto immagino abbia a essere quella che vi ha condotto qui, in questo momento. »
« Per quanto mi riguarda, se mi posso permettere, stai molto bene così, Be’Sihl! » era intervenuta Maddie, approfittando dell’occasione per farsi avanti, e per offrire, allora, il proprio saluto, dimostrando di ben ricordarsi di lui in conseguenza alla comune esperienza nel tempo del sogno « Come state? Come stanno i bambini…?! »
« Crescono… » non aveva mancato di sorridere e ridacchiare Midda, scuotendo appena il capo « … come tutti i bambini! » aveva commentato, lasciando Be’Wahr solo per poter quindi abbracciare Howe, e abbracciarlo, se possibile, con maggior entusiasmo rispetto al fratello, ma non per qualche possibile favoritismo, quanto e piuttosto perché, a differenza del biondo, non aveva avuto occasione di rivederlo, di rincontrarlo, sin dal giorno della propria partenza sulle ali della fenice.
« Allora è vero che hai iniziato a fare la mamma! » non aveva potuto ovviare a esclamare M’Eu, da dietro Maddie e Rín, con tono fra il sorpreso e il divertito « Sai… potrei quasi quasi sentirmi offeso per questo! » aveva sottolineato scherzosamente, non dimentico di quanto, ormai quasi quindici anni prima, egli stesso avrebbe ben volentieri accolto Midda qual la propria nuova genitrice, se soltanto ella avesse desiderato.

Fu solo allora, nel confronto con quelle parole, che l’attenzione della Figlia di Marr’Mahew si ritrovò costretta a volgersi verso i due, ipoteticamente sconosciuti, accompagnatori del gruppo, quella coppia, uomo e donna, che chiudeva il piccolo contingente e che, sino a quel momento, aveva offerto, nel proprio silenzio, il giusto tempo ai primi per celebrare quella ricongiunzione.
E considerando quanto, per l’appunto, fossero ormai trascorsi quasi quindici anni dall’ultima volta che ella aveva avuto occasione di incontrare H’Anel e M’Eu, quand’ancora essi avevano all’incirca l’età or propria di Tagae e Liagu, non fu immediato per lei riuscire a riconoscere, negli splendidi volti di quei giovani al meglio della propria forma fisica, le identità proprie dei due figli di Ebano…

« D’accordo… se ora non ci riconosce neanche, sei autorizzato a sentirti offeso, fratellino. » aveva ironizzato H’Anel, aggrottando appena la fronte a confronto con il silenzio della donna, palese del suo impegno mentale a riconoscerli.
« Oh… mia… dea! » aveva quindi scandito Midda, strabuzzando gli occhi in misura tale per cui, per un istante, ebbero a sembrare voler saltare fuori dalle orbite « Non è possibile! » aveva insistito, scuotendo il capo con aria necessariamente sconvolta, e sconvolta dall’evidente scorrere del tempo, e quell’irrefrenabile scorrere che, dopo averla vista salutare due bambini, la stava ora ponendo innanzi a un uomo e una donna adulti « H’Anel…?! M’Eu?! Siete davvero voi… »
« Si è salvata… » aveva ridacchiato il giovane, strizzando con fare complice l’occhio sinistro verso la sorella, prima di annuire verso la loro interlocutrice, nonché mancata seconda madre « … eh sì! Il tempo passa quando non ci si fa più vivi per più di un decennio… »

E se pur, in quelle parole, non avrebbe potuto mancare di essere riconosciuto un certo rimprovero a proprio discapito, Midda non poté ovviare a reagire innanzi a quell’immagine, e all’immagine offerta dai figli di Ebano, in maniera a dir poco spiazzante per tutti i presenti, abituati all’idea della donna guerriero forte e indomabile di sempre: forza e indomabilità, per lei, ancora proprie sotto l’aspetto della guerriera, e che pur, necessariamente e come sempre, avrebbero avuto a dover convivere anche con il suo essere donna. E quel suo essere donna che, allora, ella non volle porre a tacere… non nel momento in cui i suoi occhi ebbero a colmarsi di lacrime di gioia nel confronto con quei due pargoli divenuti grandi.

mercoledì 24 luglio 2019

2981


Quando Be’Sihl si era incamminato attraverso la lunga, lunghissima coda della Kasta Hamina, costituita da container collegati gli uni agli altri, contenenti la quasi totalità del carico della nave, e del carico commerciale della nave, in tal direzione animato non tanto da un qualche banale desiderio di esplorazione per quello che, all’atto pratico, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual uno sterminato magazzino, quanto, e piuttosto, dalla volontà di ricongiungersi alla propria amata, e alla propria amata che sapeva essersi incamminata in quella direzione già da qualche ora, senza aver più offerto evidenza di riscontro; egli si sarebbe potuto attendere molti sviluppi alternativi nel confronto con la propria scelta, ma mai, certamente, quello che poi era occorso, a dimostrazione di una quieta imprevedibilità della sorte, a prescindere da quali piani le persone avrebbero potuto mai prendere in esame.
Nel cercare la propria amata, infatti, il figlio di Shar’Tiagh avrebbe potuto auspicarsi un’occasione di quieto confronto con lei, nel merito dei tanti, troppi pensieri che, evidentemente, ne affollavano la mente, sicuramente nel vederla posta a confronto con una situazione strategica sempre più complicata in quella disperata guerra contro la regina Anmel Mal Toise, lo spirito incarnazione dell’Oscura Mietitrice per inseguire il quale avevano lasciato il proprio mondo natale, e nel confronto con il quale, tuttavia, ogni previsione volgeva, di minuto in minuto, in loro opposizione. Così come, all’occorrenza, egli avrebbe anche potuto prevedere, nelle giuste circostanze, di avere a confrontarsi con lei nel merito dei tanti, troppi pensieri che, sperava meno evidentemente, affollavano la propria di mente, nel merito di tutte le verità taciute, sino a quel momento, a colei che amava più della propria vita e per assicurare un futuro alla quale era arrivato, letteralmente, a sacrificare la propria di vita, salvo, poi, essere riportato indietro in grazia di una tecnologia maledetta or dominata da Desmair, l’immortale sposo della propria amata, colui che, in maniera perennemente ambigua, si divertiva ad alternare ruoli da alleato e da antagonista, nel confronto con tutti loro, Midda per prima. O, ancora, e tal non sarebbe stata la loro prima volta, egli avrebbe anche potuto prendere in esame l’eventualità che, quella ricerca di dialogo fra loro, avesse poi a concludersi in un appassionato confronto fisico fra loro, in quel contesto di riservatezza che, comunque, seppur poco romanticamente, sarebbe stato garantito maggiormente loro fra quelle enormi casse di merci, ancor prima che all’interno del loro alloggio, e di quel piccolo alloggio diviso, già da tempo, con una coppia di pargoli eletti, innanzitutto per volere di lei, a loro figli adottivi.
Insomma… molte possibilità Be’Sihl aveva preso più o meno coscientemente in esame incamminandosi in quella direzione, nella direzione propria della lunga coda della Kasta Hamina. Ma non l’eventualità che, giunto a confronto con Midda, qualunque possibile evoluzione di quel loro confronto avrebbe avuto a dover essere bruscamente interrotto da una colonna di fuoco, e da un’ampia colonna di fuoco atta a preludere alla ricomparsa in scena di Nóirín Mont-d'Orb.
Nell’assurdità propria di quella che, per loro, era divenuta la quotidianità, e una quotidianità costituita da viaggi attraverso lo spazio infinito sulle ali di una fenice, al solo scopo di combattere lo spirito immortale di un’antica sovrana shar’tiagha; la giovane Rín, giovane, quantomeno, quanto avrebbe potuto essere una trentasettenne nel confronto con i suoi circa quarantacinque anni d’età, avrebbe avuto a dover essere quietamente riconosciuta qual una versione alternativa di una loro antica avversaria, Nissa Bontor, già ospite dell’animo di Anmel Mal Toise e, invero, unica, reale vincitrice in suo contrasto nel corso dell’ultima, effettiva, grande battaglia contro di lei, e qual sorella di una versione alternativa della stessa Midda, di nome Madailéin Mont-d'Orb, attualmente residente, assurdo dirsi, proprio nel loro mondo natale, lì sopraggiunta nell’inseguimento, attraverso l’infinito multiverso, di un’altra Anmel Mal Toise… quasi una sola, a tutti gli effetti, non avesse a doversi giudicare sufficiente per loro.
E sempre nell’assurdità propria della loro quotidianità, e di quella quotidianità costituita non soltanto da viaggi attraverso lo spazio siderale ma, ancor più, di infiniti universi paralleli e infinite realtà, con infinite loro versioni alternative, a volte, e come in quel caso, persino più giovani rispetto all’originale, o a quanto avrebbe fatto piacere loro considerare qual l’originale; la giovane Rín avrebbe avuto a dover essere quietamente riconosciuta qual in grado di viaggiare, autonomamente, attraverso tali infiniti universi paralleli e infinite realtà, avendo reso propria la chiave dell’esplorazione del multiverso in grazia, allora, non tanto alla collaborazione con qualche entità sovrumana, come la fenice, Portatrice di Luce, quanto e piuttosto solamente in conseguenza alla propria straordinaria determinazione, e a quella determinazione che le aveva visto garantito l’accesso a una realtà al di fuori di ogni altra realtà, il tempo del sogno, e, da lì, all’intero multiverso. In ciò, quindi, Rín aveva già fatto la propria apparizione sulla Kasta Hamina soltanto qualche settimana prima, attratta dallo spirito di Midda, e da quello spirito che, in fondo, avrebbe avuto a dover veder riconosciuta la propria matrice qual in condivisione con colei reale obiettivo della propria ricerca, ovvero la propria gemella Maddie. E in ciò, quindi, né lui, né tantomeno la sua amata, accanto a lui, avrebbero mai potuto attendersi di vederla ritornare in scena… non laddove, speranzosamente, ormai avrebbe avuto a doversi riconoscere in serenamente affiancata alla propria familiare, nel loro mondo natio.
Ma quella colonna di fuoco null’altro avrebbe potuto significare se non la ricomparsa in scena di quella giovane… o, all’occorrenza, e in termini utili a complicare maggiormente tutta la situazione, di qualcun altro, di qualche altro nomade dimensionale che, suo pari, aveva egualmente trovato la chiave utile a dominare il multiverso, in termini che, all’occorrenza, avrebbero avuto a doversi intendere anche sufficientemente preoccupanti, ma a confronto con la preoccupazione per il quali, allora, si sarebbero riservati dubbio soltanto a tempo debito.

« … di nuovo lei?! » aveva così esitato Midda Bontor, al suo fianco, osservando sorpresa quella manifestazione energetica a pochi piedi da loro.
« Forse non l’ha ancora trovata… » aveva quindi suggerito l’uomo, riferendosi, implicitamente, a Maddie, e, in ciò, ipotizzando che quel ritorno potesse derivare da un nuovo imprevisto, sul cammino di Rín, nell’intento di ricongiungersi alla propria gemella.

Ma la spiegazione alla base di quel ritorno non avrebbe avuto a doversi fraintendere così banale. E di questo, tanto l’uno, quanto l’altra, ebbero a maturare quieta coscienza nel momento in cui le fiamme ebbero a scemare, e a lasciare, al loro posto, non una singola figura, quanto, e piuttosto, ben sei. Sei nuovi ospiti a bordo della Kasta Hamina…
… e non sei ospiti qualsiasi.

« … Thyres… » non aveva potuto ovviare a gemere la donna guerriero, sgranando i propri occhi color del ghiaccio nel confronto con tutto quello… e con quanto, obiettivamente, neppure ella, che nel corso della propria vita aveva vissuto di tutto, arrivando persino a combattere contro un dio e a ucciderlo, avrebbe mai potuto attendersi di poter osservare lì, in quel momento, innanzi a sé.
« Per tutti gli dei! » le aveva necessariamente fatto coro Be’Sihl, non meno sorpreso, non meno stupito rispetto a lei.

E tanto stupore, tanta sorpresa, non avrebbe potuto che dichiararsi a ragione veduta. E a ragion veduta nel confronto con il quale, allora, i due ebbero a porsi: il confronto con l’immagine di sei persone, e di sei persone provenienti dal loro stesso pianeta natale, da quel mondo che avevano lasciato ormai da più di quattro anni, e che, in cuor loro, non si sarebbero potuti realmente attendere di rivedere, insieme a tutti i propri abitanti, insieme a tutti i loro amici…
… amici fra i quali, due in particolare, erano allor lì apparsi innanzi ai loro sguardi, sostanzialmente immutati rispetto al loro ultimo incontro.

martedì 23 luglio 2019

2980


Il capitano Lange Rolamo aveva vissuto una vita intensa. Più di quanto non potesse avere piacere a vantare, per molti, tristi capitoli della propria esistenza.
Ancor giovane, giovanissimo, Lange si era imbarcato come mozzo su una grande nave mercantile, una nave di classe leviatano, e lì era cresciuto, aveva fatto carriera, meritata carriera, sino a giungere, addirittura, al ruolo di primo ufficiale. In questo, proprio in Ragazzo, il giovane mozzo della sua attuale nave, la Kasta Hamina, egli non avrebbe potuto ovviare a rivedere se stesso, ritrovando l’uomo che egli era stato e, quasi, riconoscendolo qual il proprio designato erede, per quanto, all’interno del pur compatto equipaggio della Kasta Hamina, questi avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual, propriamente, la proverbiale ultima ruota del carro.
Proprio nel periodo di maggior realizzazione della propria vita, quando, appunto, egli era assurto al ruolo di primo ufficiale, Lange aveva conosciuto una donna meravigliosa, della quale immediatamente si sarebbe innamorato, a lei legandosi nel ruolo di sposo. Kasta, sua moglie, la sua prima moglie, sarebbe rimasta per sempre priva di possibilità d’eguali nel cuore del proprio sposo, ammantata di una mistica aura di perfezione sicuramente meritata ma anche, proprio malgrado, conseguente ai tragici eventi dei quali ella si ritrovò a essere protagonista, e a essere protagonista, purtroppo, proprio a pochi mesi dalla nascita del loro primo erede: perché durante un brutale attacco a discapito della nave a opera di un gruppo di pirati spaziali, Kasta venne uccisa… e Lange si ritrovò a precipitare nelle tenebre più oscure della propria esistenza, cadendo dall’alto di quelle stelle fra le quali era sì abituato a navigare ma, ancor più fra le quali si sentiva ormai essere, a livello psicologico, a livello emotivo, nel confronto con la gioia propria della sua vita, e quella gioia che, allor, gli venne così negata.
Ovviamente Lange si allontanò dalla propria vita, da quanto era rimasto della propria vita, ipotizzando, anche e addirittura, di porvi fine, non trovando altra ragion d’essere nella propria quotidianità e in quella quotidianità avvelenata, giorno dopo giorno, dal rancore per la perdita subita, e da un rancore che, in maniera sicuramente pregiudiziosa, e pur forse umanamente comprensibile, lo vide arrivare a odiare, e a odiare letteralmente, ogni creatura non umana, ogni specie aliena comunemente, e volgarmente, definita qual chimera. Perché se proprio un gruppo di chimere gli aveva sottratto la felicità, facile sarebbe stato giungere all’equazione che ogni chimera avesse a dover essere riconosciuta qual malvagia, e che, in quanto tale, null’altro avrebbe potuto meritare se non la morte.
A salvarlo, in quegli anni, da una qualche piega estremista, e da una qualche piega estremista alla quale, troppo facilmente, avrebbe potuto cedere, magari lasciandosi coinvolgere da qualche fazione estremista in difesa della specie umana, fu l’inatteso, e inattendibile, ingresso in scena di Duva, colei che, di lì a breve, sarebbe divenuta la sua seconda moglie.
Duva Nebiria, donna forte, coraggiosa, audace e indomabile, si contrappose immediatamente, in maniera quasi assoluta, all’aulica immagine adornata di santità che, ormai, nella sua mente e nel suo cuore, caratterizzava il ricordo di Kasta. E, in tale contrapposizione, ella non avrebbe potuto che essere la donna migliore per restituire un significato alla tormentata esistenza di Lange, senza, in questo, rischiare di rappresentare un surrogato della perduta Kasta.
Nei primi anni della loro relazione, Lange e Duva furono una coppia meravigliosa, capaci di una meravigliosa sintonia, una straordinaria complementarietà, e un’irrefrenabile passione, e una passione capace di offrire un pieno appagamento per entrambi, e di caratterizzare, in maniera positiva, anche la propria relazione professionale, nel momento in cui proprio Duva ebbe a convincere Lange a riprendere le vie proprie delle infinite distese siderali e di riprenderle a bordo di una nuova nave, una piccola nave in grazia alla quale poter vivere le proprie avventure, la propria vita, in compagnia di un compatto, ma affiatato equipaggio che, attorno a loro, non avrebbe mancato di caratterizzarsi qual una famiglia. E famiglia la loro fu, venendo riunirsi, uno alla volta, elementi a volte stravaganti, a volte peculiari, e pur tutti desiderosi di essere parte di quella realtà, e di quella realtà non qual espressione di una semplice professione, quanto e piuttosto di uno stile di vita.
La prima a unirsi a loro fu Thaare Kir Flann, la matriarca: donna forte non meno di Duva, moglie di un numero imprecisato di mariti e madre di un numero egualmente imprecisato di figli, ormai tutti in età adulta, Thaare, pur a bordo della Kasta Hamina nel ruolo di semplice cuoca, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual il cuore pulsante di quella realtà, una madre per tutti loro, tanto amorevole quanto, all’occorrenza, severa. E se Thaare ebbe a coprire il ruolo della matriarca, un’ingombrante suocera tanto per Lange, quanto per Duva, a non favorire o scontentare alcuno fra loro, il secondo acquisto del loro equipaggio sembrò volersi riservare il ruolo di anziano, eccentrico, e sovente imbarazzante, zio: il medico di bordo Roro Ce’Shenn. Contraddistinto da un’età non meglio definita, e, a sua volta, da un non meglio definito numero di mogli, e probabilmente di figli, sparsi in giro per l’universo; a differenza di Thaare, che tanto era solita parlare dei suoi figli e poco dei suoi mariti, egli sembrava ovviare tanto a far riferimento alle moglie, quanto all’eventuale progenie, preferendo, piuttosto, non perdere occasione per riservarsi qualche occasione di approcci con nuove, possibili, fiamme, sovente contraddistinte da età tali per cui, ancor più che figlie, probabilmente avrebbero potuto essere per lui prossime a delle nipoti.
Accanto a loro, a quei primi quattro elementi base per popolare la piccola nave di classe libellula, a coprire i ruoli di ufficiale comandante, ufficiale tattico, cambusiere e ufficiale medico, non mancò poi di subentrare la figura propria di un ufficiale tecnico, il meccanico di bordo Mars Rani, il quale, a non tradire la tanto variegata ed estrosa composizione di quell’equipaggio, ebbe a presentarsi, forse, nel peggiore dei modi possibili: perché se un’ora dopo egli ebbe a presentarsi a colloquio innanzi all’attenzione dei due proprietari della nave, soltanto un’ora prima egli aveva avuto l’incauto ardire di approcciare in maniera un po’ troppo insistente proprio in direzione della medesima Duva Nebiria, ovviamente inconsapevole di quanto, di lì a breve, ella avrebbe deciso della sua assunzione. Ma benché, a margine di tutto ciò, egli avrebbe avuto a dirsi certo di aver escluso categoricamente ogni possibilità di entrare a far parte di quella famiglia, fu proprio Duva a insistere per accoglierlo, ma non per alimentare le sue più perverse fantasie, ma soltanto per avere occasione di divertirsi a vederlo sgobbare, e a vederlo sgobbare dietro alla manutenzione di una nave non propriamente giovine qual, in verità, la Kasta Hamina avrebbe avuto a dover essere riconosciuta.
Purtroppo, presto o tardi, arriva il giorno in cui, ogni idillio ha a giungere alla propria, ineluttabile conclusione. E se, nei primi anni del loro rapporto, e del loro matrimonio, il forte carattere di Duva avrebbe potuto anche accettare di buon grado l’ossessivo attaccamento del proprio sposo al ricordo della perduta moglie, acconsentendo, anche, a permettergli di battezzare la loro nave con il nome della stessa; iniziò a giungere il tempo in cui, giustamente, ella non avrebbe potuto ovviare a pretendere maggiore considerazione, e maggiore considerazione per se stessa non semplicemente qual la seconda moglie, quanto, e più semplicemente, qual la moglie… l’unica e sola moglie che, in quel frangente, egli avrebbe potuto vantare di avere. Ma ove pur legittima avrebbe avuto a dover essere considerata la richiesta di Duva, il non aver mai, realmente, affrontato la perdita di Kasta, e il non averla mai affrontata per così come avrebbe dovuto, non permise a Lange di comprendere cosa avrebbe perduto non riconoscendo alla propria sposa la dignità da lei domandata. E così, i due sposi della Kasta Hamina, i due comproprietari di quella nave, nonché ufficiale comandante e ufficiale tattico della medesima, ebbero a iniziare a vivere da separati, prima, e da divorziati, poi, senza pur rinunciare, a margine di ciò, al proprio ruolo a bordo della nave… né, tantomeno, alla nave e a quell’equipaggio che, in fondo, era divenuto la loro famiglia.
Un equipaggio che, ancora, ebbe ad ampliarsi, con l’acquisizione di un mozzo di nome Baraka Polio, da tutti ribattezzato, semplicemente, come Ragazzo e, di lì a breve, di una giovane di ben poco meno giovane rispetto allo stesso Ragazza: la terza, e nuova, moglie di Lange, Rula Taliqua. E Rula, del tutto priva di colpa, se non quella dell’essersi innamorata di un uomo decisamente più maturo di lei, ebbe ineluttabilmente a essere presa di mira da Duva Nebiria, la propria predecessora, la quale, a scanso di equivoci, accanto al ruolo di ufficiale tattico, ebbe quindi a pretendere, non a torto seppur per ragioni sbagliate, anche quello di primo ufficiale, nel timore che, in caso contrario, il proprio ex-marito potesse essere tanto indelicato da riservarlo alla propria nuova sposa.
A bordo della Kasta Hamina, e nella vita propria di Lange Rolamo, così, inizio a esservi un clima decisamente teso… un clima del quale egli avrebbe dovuto riservarsi possibilità di facile presunzione e nel merito del quale, al contrario, fu sufficientemente ingenuo da nulla prevedere. E un clima che, di lì a qualche tempo, non ebbe assolutamente a migliorare, nel crescendo di azioni sempre più scapestrate a opera della propria ex-moglie. Un crescendo di azioni che, alla fine, ebbe addirittura a vederla porre in arresto dalla giustizia di Loicare, venendo condannata ai lavori forzati in una consueta miniera lunare di idrargirio.
E se, forse, una parte di Lange avrebbe potuto anche considerarsi soddisfatta all’idea di quella condanna, con la speranza che tale esperienza di villeggiatura potesse, in qualche maniera, stemperare l’irrequietezza di Duva; quella parte di lui ebbe sicuramente a essere sconvolta nel momento in cui, allorché fare ritorno placata nel proprio animo e nei propri modi, ella ebbe a rientrare a bordo in compagnia di due nuove amiche, e due amiche forse e persino peggio di lei: la barbarica Midda Bontor, da lei promossa a loro nuovo ufficiale tattico, nonché e ancor peggio, la giovane ofidiana Har-Lys’sha.
Ofidiana: esemplare femminile della specie ofidiana, una delle specie non umane con maggior diffusione nell’universo accanto alla specie umana. Ofidiana a bordo della Kasta Hamina: una blasfemia, soprattutto innanzi al giudizio di Lange Rolamo.
Ma se la presenza di una chimera sulla sua nave avrebbe avuto a rappresentare, per Lange, la quintessenza di un incubo, la rivoluzione a bordo della sua nave avrebbe avuto allora a dover essere riconosciuta qual appena iniziata. Una rivoluzione che vide, dopo qualche tempo, aggregarsi anche Be’Sihl Ahvn-Qa, ex-locandiere nonché compagno di Midda e, di lì a breve, Tagae e Liagu, due orfani che Midda aveva avuto piacere di accogliere nella propria vita quali figli adottivi. E una rivoluzione che, ancor peggio, ebbe a coinvolgere, e sconvolgere, anche la dolce Rula Taliqua, la sua ultima e attuale sposa, vedendola appianare ogni questione in sospeso con Duva nel decidere di abbracciare uno stile di vita a lei decisamente simile… troppo simile per poter essere quietamente accettato da Lange.
Ma a quel punto cosa avrebbe mai potuto fare…?! La situazione gli stava purtroppo sfuggendo di mano. E se, ancora, egli avrebbe avuto piacere di illudersi di poter avere ancora un minimo di controllo sulla propria nave, e sul proprio equipaggio, malgrado un mandato di cattura contro tutti loro emesso dallo stesso omni-governo di Loicare, l’evidenza della più totale anarchia gli fu concesso soltanto qualche tempo dopo… quando, improvvisamente, a bordo della Kasta Hamina, ebbero a comparire ben sei nuovi ospiti.

lunedì 22 luglio 2019

2979


Così, fra i tanti, imperdonabili errori da lei commessi, avrebbe avuto a dover essere sicuramente citata la distruzione di una delle più importanti biblioteche del proprio mondo, una biblioteca contenente un inestimabile patrimonio di conoscenza, e un patrimonio che ella, senza esitazione alcuna, aveva destinato alle fiamme nel solo intento di salvare la vita a sé e ai propri amici, ai propri alleati, a coloro i quali, in quel momento della propria storia, per lei erano la propria famiglia. E se, certamente, a posteriori il peso della propria colpa, e della colpa di aver privato per sempre l’umanità di quel patrimonio incommensurabile, non aveva potuto ovviare a presentarsi a confronto con la sua coscienza, la consapevolezza, la certezza di aver agito in quel modo per quello scopo le aveva permesso di perdonarsi: non di dimenticare il proprio errore, non di ignorare il peso della propria responsabilità, e della responsabilità di un crimine terrificante, e, ciò non di meno, di perdonarsi.
Ma se per la salvezza dei propri cari ella era stata in grado di radere al suolo una delle più importanti meraviglie del proprio mondo, una biblioteca priva d’eguali, negando all’umanità quel patrimonio… in nome di quale coerenza, in nome di quale raziocinio, avrebbe mai potuto condannare i propri cari per la salvezza dell’umanità tutta?!
Quando ella aveva accettato di lasciare il proprio mondo, e di lasciarlo sulle ali della fenice, ella aveva accolto con serenità quell’ingrato compito mossa dal pensiero, dall’idea, in tal maniera, di mantenere distante la minaccia su di loro altrimenti imposta, e, ancor più, di star sacrificando la propria vita per la loro stessa salvezza, laddove facile per lei, in fondo, sarebbe stato anteporre la salvezza dei propri cari alla propria. Ma, nel compiere tutto ciò, ella non aveva preso in considerazione l’idea, l’eventualità che, fra le stelle, una nuova famiglia avrebbe potuto attenderla, nuovi amici avrebbe potuto incontrare, e, addirittura, accanto a essi, anche due figli, due bambini stupendi, due pargoli straordinari che tanto amore si erano dimostrati in grado di donarle.
Era stata forse ingenua nell’avere a immaginare se stessa, ancora una volta, come una sorta di eroe solitario, e un eroe solitario che, in maniera tanto epica quanto tragica, può arrivare a sacrificarsi per un bene superiore, per l’amore della propria famiglia, così come, quattro anni prima, era dopotutto stata in grado di compiere sua sorella Nissa. Ma così come, già in gioventù, ella aveva cercato di rifuggire ai propri affetti, alla propria famiglia, nell’abbandonare gli amici della Jol’Ange, la sua nave, e con essi il suo primo grande amore, Salge Tresand, sperando di garantire loro, in tal maniera, una vita prospera e felice, allontanando da loro la minaccia altrimenti loro imposta dalla cupa ombra della vendetta della sua gemella; e così come, malgrado tale impegno, tale rinuncia, altra occasione ella non si era riservata se non quella di offrirsi a nuove possibilità di amicizia, a nuove possibilità di affetti, quali poi erano stati tutti coloro che l’avevano affiancata in quella seconda parte della propria esistenza; allo stesso modo vano era stato anche quel nuovo tentativo di abbandono, di distacco, di rinuncia… vano laddove, fra le stelle, ancora altri amici, ancora un’altra famiglia si era presentata in sua attesa. Una famiglia che ora, mai, avrebbe potuto porre in pericolo per così come, altresì, la sorte sembra da lei esigere andasse compiuto.

« … Midda… io… » esitò Be’Sihl, non potendo ignorare la profondità di quel momento di condivisione e, nel profondo del proprio cuore, non potendo ignorare l’esigenza, allora, di offrire altrettanto rispetto, altrettanto amore, altrettanta fiducia verso di lei in misura quindi utile a permetterle di essere posta al corrente di quanto accaduto, essere posta al corrente di quanto egli fosse sceso in basso in quegli ultimi mesi, e di quanta oscurità, in tutto ciò, fosse penetrata nel suo cuore, cambiandolo più di quanto egli non avrebbe mai potuto prevedere accadesse.

Prima, tuttavia che lo shar’tiagho potesse proseguire in quella propria replica, e in quella replica che, in un tale frangente, si sarebbe dimostrata forse utile a permettergli di riavvicinarsi a lei, a colmare quella distanza che, nel proprio silenzio, nella propria omissione, egli era consapevole aver posto fra loro; qualcosa accadde. E accadde proprio lì, all’interno del container nel quale, alla ricerca di una qualche risposta, Midda Bontor si era andata a isolare, con la scusa di effettuare i propri consueti controlli di rito sul carico della Kasta Hamina. In quell’ultimo container di coda, là dove ella era andata a cercare un momento di intimistica solitudine in quello che, altrimenti, avrebbe avuto a doversi riconoscere, comunque, qual un ambiente troppo piccolo, e troppo affollato, qual quello proprio di una nave stellare di classe libellula, e una nave stellare di classe libellula già sovrappopolata rispetto ai comuni canoni propri del suo equipaggio tipo, un equipaggio che avrebbe avuto a dover essere inteso qual esclusivamente tecnico, e non, altresì, contornato da altre figure, fossero anche e soltanto semplici familiari, per così come, pur, in quegli ultimi anni, l’equipaggio della Kasta Hamina era andato via via crescendo.
A interrompere, allora, le parole di Be’Sihl, fu la comparsa improvvisa e inattesa di una colonna di fuoco, e di una colonna di fuoco che, a pochi piedi da loro, bruciò con straordinaria intensità senza, tuttavia, nulla lì attorno ardere, senza nulla lì attorno consumare, fossero anche e soltanto le etichette proprie delle grandi casse di merci là dentro stipate. Un fuoco, una colonna di fuoco, quella così lì apparsa, che non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual inedita agli occhi di entrambi i presenti…
« Ma cosa…?! » si interruppe bruscamente lo shar’tiagho, sorpreso non soltanto da quell’immagine, ma ancor più dal riproporsi di quell’immagine, e di quell’immagine che, francamente, non si sarebbe potuto attendere di rivedere… né tantomeno di rivedere in tempi sì stretti.
« … di nuovo lei?! » esitò la Figlia di Marr’Mahew, non meno spiazzata rispetto al proprio amato, necessariamente spiazzata all’idea del ritorno di quella giovane versione alternativa della propria sorella gemella.

Erano trascorse solo poche settimane, poco più di un mese, infatti, da quando un’identica immagine aveva già posto tutto l’equipaggio della Kasta Hamina in allarme, nel fare la propria comparsa all’interno della sala mensa, là dove, una buona parte di loro, si era riunita nel turno di propria pertinenza per consumare quietamente una sempre deliziosa cena preparata da Thaare. E da quella colonna di fuoco, là dove già tutti si attendevano il peggio, aveva fatto la propria apparizione, la propria inattesa, imprevista e imprevedibile comparsa, Nóirín Mont-d'Orb… una versione alternativa della gemella di Midda che ella, insieme a Be’Sihl, a Tagae e Liagu e, anche, a Lys’sh, aveva già avuto occasione di incontrare, seppur fugacemente e in termini sufficientemente concitati, all’inizio dell’anno precedente, durante la loro assurda avventura all’interno di quanto era stato ribattezzato qual il tempo del sogno.
In verità, a Midda, Rín piaceva. Rín le era piaciuta sin dall’inizio, sin da quel primo incontro nel tempo del sogno, là dove aveva dimostrato una straordinaria capacità di adattamento alla situazione, arrivando, per prima, a dominare la situazione stessa e a offrire loro la giusta chiave di lettura di quella bizzarra realtà in termini utili a contrastare secondo-fra-tre, un nuovo vicario di Anmel, responsabile di quanto, allora, era accaduto e, in tal direzione, mosso ovviamente e prevedibilmente soltanto dal desiderio di distruggerla… e di distruggerla, addirittura, in ogni propria versione alternativa, in ogni universo nel quale mai, una Midda, avrebbe potuto star esistendo. E, ancora, Rín le era tornata a piacere quando, appunto poco più di un mese prima, aveva fatto la propria apparizione, e la propria apparizione in una maniera tanto plateale e, inizialmente, necessariamente allarmante all’interno della loro sala mensa.
A Midda, quindi, Rín piaceva. E, probabilmente, piaceva nell’ordine di misura nella quale, in lei, le era stata concessa la tanto agognata occasione di ritrovare la propria perduta gemella, e di ritrovarla in una versione diversa, in una versione non corrotta dal risentimento e dall’odio verso di lei, o, più propriamente, verso la propria effettiva gemella, Maddie, quanto e piuttosto alimentata, nel proprio agire, in ogni propria parola, in ogni propria azione, soltanto dall’amore per lei, e da quell’amore che, in maniera egualitaria, le era ricambiato dall’altra. In Maddie e Rín, quindi, alla Figlia di Marr’Mahew era stata concessa la malinconica, dolce e triste al tempo stesso, occasione di contemplare quello che ella e Nissa avrebbero potuto essere se soltanto avessero compiuto scelte diverse. E per quanto, ovviamente doloroso, non avrebbe potuto che essere il pensiero della perdita della propria gemella, e della vita in armonia che non era stata loro così concessa; l’evidenza di quanto, comunque, in un altro universo, in un’altra realtà, una Midda e una Nissa potessero essere cresciute in maniera diversa da loro non avrebbe potuto che rallegrarla… e non avrebbe potuto che rallegrarla in maniera forse difficile da comprendere, e pur straordinariamente sincera.
Ovviamente, nell’immediato, Midda non aveva avuto occasione di riconoscere Rín. Impossibile, per chiunque, sarebbe stato farlo… soprattutto a confronto con l’idea di un multiverso popolato da infinite versioni alternative di sé e della propria gemella. E, altrettanto ovviamente, nell’immediato, Midda non aveva neppure voluto accettare facilmente l’identità della nuova arrivata. Stolido, per chiunque, sarebbe stato farlo… soprattutto a confronto con l’evidenza di quanto, in quegli ultimi tempi, la loro vita era stata ulteriormente sconvolta dall’ingresso in scena di una diabolica creatura mutaforma. Ma a confronto con l’evidenza concreta delle prove da lei addotte, e, soprattutto, con una storia che troppo assurda avrebbe avuto a dover essere giudicata per essere inventata, Rín era stata riconosciuta e accettata in quanto tale, e in quanto tale era stata ben accolta da tutti loro, sia da coloro che già l’avevano incontrata in passato, sia da coloro i quali, di lei, avevano soltanto sentito riferire attraverso i racconti dei propri compagni, e quei racconti attraverso i quali non avevano mancato di condividere, con tutta la loro famiglia a bordo della Kasta Hamina, quanto accaduto.
Tuttavia, Rín non era giunta sino a lì per lei, per loro. E non appena vi era stata occasione di chiarire l’intento della giovane, e quell’intento volto a permetterle di ricongiungersi alla propria gemella, Midda aveva cercato di fornirle tutte le indicazioni utili a raggiungerla, parlandole del proprio mondo natale, e di quel mondo nel quale, per bizzarri intrecci del destino, ella sapeva essere finita proprio Maddie. E così, dopo essersi riposata a sufficienza per compiere un nuovo salto dimensionale, in una nuova colonna di fuoco Rín era ripartita.
Ed era ripartita, ipoteticamente, per non fare più ritorno…

« Forse non l’ha ancora trovata… » suggerì Be’Sihl, attendendo che le fiamme scemassero per avere occasione di tornare a confrontarsi con la loro amica, la loro ospite, e scoprire qualcosa di più nel merito delle ragioni proprie di quel suo inatteso ritorno.

Ma, a dispetto di quanto così ipotizzato, Rín aveva ritrovato Maddie… e non soltanto lei.

domenica 21 luglio 2019

2978


« E tu hai voglia di parlarmene…?! » rispose ella, sorridendo dolcemente verso di lui e aggrottando appena la fronte, a rigirargli quello stesso invito, e quell’invito che, allora, avrebbe avuto eguale valenza anche per lui, nel confronto con troppe cose che dovevano essere avvenute in sua assenza, durante il suo ultimo periodo di prigionia, e di prigionia mentale, e delle quali, ancora, egli non aveva dimostrato evidenza di voler condividere nulla, decisione che ella stava invero rispettando, nell’amore che provava per lui.

Un lungo momento di imbarazzato silenzio fu quello che offrì, per tutta replica, il buon ex-locandiere, volendo sinceramente trovare occasione di confrontarsi con lei su quanto accaduto in quei lunghi mesi nei quali ella era rimasta intrappolata all’interno della propria mente, vittima dei complotti del loro avversario, e pur sovente alleato, Desmair. Ciò non di meno, pur non rinnegando nulla di quanto egli aveva scelto di compiere nel corso di quei mesi, quel cammino di corruzione della propria stessa anima che pur aveva coscientemente abbracciato nel nome dell’amore che provava per lei, Be’Sihl non avrebbe neppure potuto esserne fiero, consapevole di aver superato un limite oltre il quale, probabilmente, non avrebbe dovuto mai sospingersi. E un limite non rappresentato, tanto, dalle uccisioni delle quali si era reso artefice, né, eventualmente, dalla propria stessa morte, seppur poi riscritta a opera di un’incomprensibile nanotecnologia in grado di restituirgli quanto stolidamente perduto… quanto e piuttosto un limite psicologico, un limite morale: quel limite morale utile a discernere l’individuo stesso, a separare, nell’animo di ogni persona, la propria interpretazione di bene rispetto a quella di male, e, in tal senso, a definire il proprio stesso io.
Egli, ritrovandosi a essere privato della donna da lui amata, e temendo il peggio, temendo l’eventualità di non poterla più stringere a sé, di non poter più avere occasione di confronto con lei, di non poterne più udire la voce, aveva rinunciato, più o meno coscientemente, a ogni idea di bussola morale, divenendo la versione peggiore di se stesso, divenendo quell’uomo che, più volte, nel corso della propria vita, avrebbe potuto essere, e che pur non aveva mai voluto essere, per quanto, sovente, avrebbe potuto rendere più facili determinate strade, più ovvie talune soluzioni. E per quanto, ora che ella aveva fatto ritorno, egli avrebbe potuto anche far finta che nulla fosse mai accaduto, vantando la complicità di un’amica sincera qual aveva scoperto essere l’ofidiana Lys’sh, e per quanto, ora che ella era rientrata a far parte della sua quotidianità, egli avrebbe potuto anche ignorare gli errori compiuti; il limite da lui superato non avrebbe potuto essere scordato. E a poco, e a nulla sarebbe valsa l’illusione di aver compiuto tutto per il bene di lei… di aver agito soltanto per la sua salvezza: non ove, proprio malgrado, egli non avrebbe potuto ovviare all’evidenza di quanto, purtroppo, ogni propria scelta, ogni propria violazione dell’integrità della propria persona, avrebbe avuto a doversi riconoscere, alfine, vana, giacché, agendo in maniera diversa, rispettando il proprio codice morale, egli avrebbe avuto occasione di raggiungere il medesimo risultato. Realtà impietosa con la quale confrontarsi, anche e soprattutto nell’idea di quanto, alfine e in buona sostanza, non fosse stato realmente egli a riportarla indietro… né, tantomeno, a permettere che ciò avesse ad avvenire.
Per sua fortuna, Midda Namile Bontor, oltre a essere una straordinaria guerriera, avrebbe avuto a doversi riconoscere, innanzitutto, una straordinaria donna. E in quanto tale, ella non avrebbe potuto prescindere dal comprendere, e dall’accettare, il proprio uomo in misura persino maggiore a quanto egli non fosse in grado di comprendere, e di accettare, se stesso. Midda amava Be’Sihl. Lo amava da tempo. Sicuramente lo amava da prima di essere in grado di realizzare di amarlo. E in quel proprio amore, e nella consapevolezza di quanto, dopotutto, ella stessa non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual una persona semplice accanto alla quale aver a essere, ella non avrebbe mai voluto forzargli la mano, facendolo comportare in maniera diversa da quanto egli non fosse o non potesse o volesse essere. Così, laddove il suo bel shar’tiagho non avesse voluto parlare, ella non avrebbe mai compiuto nulla per obbligarlo, pur non mancando di ovviare a essere pronta ad ascoltarlo, laddove, invece, egli avrebbe potuto decidere, alfine, di esprimersi.
Per questa ragione, dopo quella facile provocazione, e quel momento di silenzio utile a garantirgli occasione di espressione, ella riprese voce, a rinnegare la propria ultima richiesta, nella volontà di non imporgli ragione di difficoltà…

« Non siamo pronti a questo genere di scontro. » escluse quindi la Figlia di Marr’Mahew, ricollegandosi alla di lui richiesta e offrendogli la risposta da lui domandata « L’altra volta, dalla propria, Anmel aveva un regno di pirati: una realtà sì violenta e pericolosa, ma, al contempo, controversa. E questo ci ha aiutato a radunare in suo contrasto molte risorse, concedendoci tutto l’aiuto del quale avremmo mai potuto abbisognare, per quanto, comunque, alla fine, non fummo noi a sconfiggerla, quanto Nissa stessa, con il proprio ammirevole sacrificio, e quel sacrificio derivante da un gesto di amore, un atto d’amore verso di me e verso la propria stessa famiglia, quelle figlie che già aveva privato di un fratello e che, allora, non avrebbe voluto privare anche delle proprie stesse anime. » esplicitò, rievocando frammenti di passato, e di quel passato ormai sufficientemente remoto per poter essere anche analizzato con una certa razionalità.
« Ben diverso, probabilmente, sarebbe stato se, allorché scegliere la mia gemella, Anmel si fosse accontentata di restare in lady Lavero, ammesso ma non concesso che, effettivamente, da lei abbia avuto inizio il suo risveglio… » continuò, nella propria riflessione a voce alta, condivisa con il proprio amato « Lady Lavero, esponente della nobiltà kofreyota, ultima erede di antica famiglia, avrebbe potuto garantirle accesso a un ben diverso genere di risorse. Forse e addirittura avrebbe potuto condurla alla famiglia reale, e, da lì, a rivoltarmi contro l’intera Kofreya, pur con ogni limite e distinguo di quella complicata nazione. » osservò, nel ben giudicare quell’approccio sbagliato, quell’errore strategico all’epoca commesso dalla propria antagonista, e quell’errore strategico che, al tempo presente, ella doveva aver chiaramente compreso, nel non aver più a ripeterlo, nel non aver più a riproporlo « E, proprio in tal senso, ora ella si sta muovendo. Anzi. Si è mossa sin dal primo giorno, sin da quando, allorché lasciarmi nel più quieto anonimato, ella si è impegnata a promuovere la mia immagine anche in questa nuova realtà, impegnandosi al solo scopo di lasciarmi emergere, in maniera negativa, all’attenzione dell’omni-governo di Loicare. »
« A questo giro Anmel non ha scelto di prendere possesso di qualche figura sì carismatica, e pur emarginata, agli angoli del mondo conosciuto. A questo giro Anmel ha voluto mirare dritta al cuore della più grande potenza di quest’angolo di galassia… e si è voluta assicurare che chiunque, in essa, avesse ben chiaro il mio volto e il mio nome, e fosse consapevole della mia pericolosità, al fine di ovviare al rischio che qualcuno potesse volermi parlare prima ancora di aprire il fuoco contro di me. » concluse, con un lieve sospiro e con un movimento di negazione offerto dal proprio capo « E noi…? Noi cosa abbiamo per poterci muovere a suo contrasto…?! Una rete criminale al servizio di Desmair, e pochi, valorosissimi membri di un meraviglioso equipaggio, quella che è stata la nostra famiglia in questi ultimi quattro anni…?! »
« Ho già perso tanti amici, ho già perso tanti membri della mia famiglia, nel corso di questa guerra, prima contro Nissa e poi contro Anmel… » definì, storcendo le labbra verso il basso « … e non sono sicura di poter essere in grado di perdere ancora qualcuno senza, in ciò, impazzire definitivamente. »

Un breve, ma intenso, monologo, quello con il quale Midda si era in tal maniera confidata con il proprio uomo, con il proprio compagno, con il proprio amato, che non avrebbe potuto ovviare a colpirlo, e a colpirlo nel profondo, per l’inconsueta fragilità con la quale ella, in quel frangente, si stava presentando innanzi a lui.
Forse vittima della propria stessa fama, Midda Bontor non si era mai concessa occasione di incertezza, di dubbio, sul come agire, o, ancor prima, sul senso stesso dell’agire: sovente sbagliando, come ineluttabile nel confronto con la propria umana natura, ella aveva pur sempre agito con determinazione, con fermezza, animata da una lucidità di pensiero straordinaria, e atta a escludere qualunque possibilità di recriminazione preventiva sul proprio operato. All’occorrenza, ella avrebbe domandato scusa, ella si sarebbe pentita… ma lo avrebbe fatto solo dopo aver agito, e aver agito, eventualmente, secondo strade, secondo vie che alcun altro, al suo posto, avrebbe avuto la forza, o il coraggio, di rendere proprie, in tal direzione muovendosi animata da una ferma volontà di rispettare i propri valori, di rispettare la propria natura e il proprio credo, non tanto in un dio o in una dea, quanto e piuttosto in se stessa.