11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022
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domenica 19 luglio 2020

3342


« ... tu?! » esclamò ella, sgranando gli occhi per lo stupore, al punto tale che, per un istante, sembrarono quasi in procinto di saltar fuori dalle loro stesse orbite.
« ... imfpho... » ridacchiò l’altro, non potendo parlare in conseguenza della corda ben legata attorno alla bocca e, ciò non di meno, riuscendo a offrire una chiara espressione di divertimento innanzi all’espressione della propria controparte.

Nel corso della propria vita Midda aveva ucciso molte persone. Anche troppe. E lo smisurato esercito di non morti alle porte di Lysiath avrebbe avuto a poterlo quietamente testimoniare, come puro e semplice dato di fatto, evento statistico di straordinaria entità e pur difficilmente argomentabile, almeno dal punto di vista proprio dei numeri, e di numeri ai limiti della follia.
Alcuni fra coloro che Midda aveva ucciso avrebbero avuto, sicuramente, a doversi considerare dei danni collaterali: antagonisti sfortunati che avevano incrociato il suo cammino nel momento meno opportuno e che, in questo, avevano avuto a pagare simile sventura con la propria vita. Altri, invece, avrebbero avuto a doversi riconoscere quali uccisioni assolutamente intenzionali, in conseguenza a una necessità più o meno direttamente relazionabile a simile evento, e una necessità, quindi, volta a veder rimossi dal conteggio dei viventi quegli individui: fosse ciò occorso per legittima difesa, fosse ciò accaduto per le regole proprie di una battaglia, una buona percentuale fra i redivivi al seguito di Nissa avrebbero avuto a dover essere in tal maniera censiti, espressione più esemplificativa del vivace stile di vita da lei reso proprio. Accanto alle vittime di un errato tempismo e agli antagonisti chiaramente riconoscibili in quanto tali, poi, seppur in quantità inferiore, avrebbero avuto anche a doversi conteggiare coloro i quali ella aveva ucciso non soltanto in conseguenza a una qualche ovvia necessità in tal senso, quanto e piuttosto con un certo, intimo entusiasmo in favore di tali morti: perché, inutile avere a rigirarci tanto attorno, determinati individui ella non avrebbe avuto a poterli accettare in vita, per quanto questo, certamente, avrebbe avuto a mal testimoniare in favore alla sua elezione a nuova Portatrice di Luce, deponendo, al contrario, in netto sostegno al retaggio proprio dell’Oscura Mietitrice.
Ovviamente tali individui non avrebbero avuto a doversi fraintendere in numero predominante. Anzi. Coloro i quali, nel corso della propria vita, erano riusciti a spingere la Figlia di Marr’Mahew a gesti tanto volutamente violenti nei loro riguardi avrebbero avuto a doversi intendere pochi, pochissimi. E tutti ben impressi nella sua mente. Così come ben impresso nella sua mente era colui che, in quel frangente, le stava sorridendo innanzi, contraddistinto dal proprio consueto sorriso sornione, benché, paradossalmente, la sua morte non avrebbe avuto a doverle essere attribuita... non direttamente quantomeno.

« Chi sarebbe...?! » domandò Duva, cercando di ottenere una delucidazione a tal riguardo, ancor prima di avere, all’occorrenza, ad allarmarsi per la situazione.
« Qualcuno che non ho ucciso io! » evidenziò l’altra, quasi a voler evidenziare una propria fondamentale estraneità dalla questione della sua morte, salvo, subito dopo, aver ad aggiungere, quasi per dovere di cronaca « ... non che non lo avrei fatto con estremo piacere. Ma il diritto di farlo a pezzi non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual mio, all’epoca... »
« E’ qualcuno che noi dovremmo conoscere...? » insistette l’altra, non avendo ancora raccolto sufficienti informazioni per comprendere se, effettivamente, l’ingresso in scena di quel giovane uomo, poco più che un ragazzo, avesse a meritare particolare ragione di considerazione da parte sua o no « Ci hai già parlato di lui...?! »
« Oh... sì. Fin dal nostro primo incontro, in quel dannato campo di prigionia lunare. » annuì l’Ucciditrice di Dei, nel mentre in cui, senza esitazione alcuna, ebbe allora ad allungare la propria mancina verso il fianco sinistro della propria interlocutrice, per avere a estrarre da lì, senza particolare indugio, la di lei spada, prendendola in prestito con quieta naturalezza, senza che l’altra avesse, ovviamente, a sollevare la benché minima obiezione a tal riguardo « Vi ricordate di lord Sarnico...?! »
« ... ah... » commentò Lys’sh, non sapendo se avere a rimproverarsi per quella propria inconsapevole scelta, e la scelta compiuta a riportare quell’individuo innanzi agli occhi della propria amica sororale, o, piuttosto, se avere a rallegrarsi, e a rallegrarsi per l’ottimo proprio di quel risultato, e di quel risultato egualmente inconsapevole e, in ciò, persino immeritato, e pur atto a condurre a Midda forse una delle poche persone che mai avrebbe potuto suscitare in lei un qualunque sentimento di pietà, tale da frenarne la mano.

E proprio a dimostrazione di quanto, innanzi a lui, ella non avesse alcuna intenzione di frenare la propria mano, la spada di Duva, in quel frangente ben stretta nella mancina della donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, ebbe a piombare con straordinaria violenza sul prigioniero, ancora legato, ancora imbavagliato, crollando al centro del suo cranio in un fendente sufficientemente impetuoso da aprirlo, di netto, fino all’altezza del naso. E quasi come se quanto così occorso non avesse già a doversi considerare sufficientemente raccapricciante, e raccapricciante, in fondo, in termini sufficienti persino a far ritrarre di mezzo piede tanto Duva quanto Lys’sh, tutt’altro che già confidenti con quel particolare genere di violenza, tale gesto venne prontamente reiterato dalla Figlia di Marr’Mahew, vedendola estrarre, senza esitazione, senza incertezza, la propria lama da quel cranio, e dalla relativa materia cerebrale, solo per aver nuovamente a piombarla con ancor eguale, se non, addirittura, maggiore, violenza in quel medesimo punto, per un secondo, e un terzo... e un quarto fendente, in rapida successione, al termine del quale, in un effetto a dir poco nauseante, quell’individuo avrebbe avuto a doversi or riconoscere tagliato a metà, quasi in maniera perfettamente longitudinale al corpo, fino al proprio stesso petto, vedendo in ciò le due parti del suo cranio, del suo collo e di una porzione di spalle, avere a ricadere disordinatamente l’una a destra e l’altra a sinistra, quasi un libro dischiuso su un tavolo.
E la sola ragione per la quale, a margine di tutto ciò, nessuna di loro ebbe a ritrovarsi lorda del suo sangue, ebbe a dover essere l’evidenza di quanto, all’interno di quei corpi morti, alcun sangue avrebbe avuto a doversi considerare ancora in reale circolazione.

« Per la dea... » gemette la giovane donna rettile, portandosi una mano alla bocca nel timore, non immotivato, di una qualche occasione di rigurgito a confronto con tutto ciò.
« Per tutte le lune di Ronn-Ha’G... » le fece da controcanto Duva, improvvisamente un po’ più pallida del solito, non meno impressionata dalla ferocia così riversata addosso a quel disgraziato « ... ma chi diamine era lord Sarnico?! » domandò poi, cercando di distrarsi dall’orrore a cui aveva appena assistito, quasi minimizzando quanto accaduto qual avesse a doversi fraintendere qual un evento, in fondo, assolutamente normale.
« Ti ricordi di quando ti ho parlato del mio naufragio sull’isola di Konyso’M e del rapimento di Heska Narzoi...?! » cercò di ragguagliarla, passando la lama della spada, di piatto, contro la propria coscia, per ripulire sulla stoffa logora e sudicia dei propri pantaloni lo schifo comunque lì impregnatosi sul metallo, prima di avere a restituirla alla legittima proprietaria.
« ... ah... » commentò ora, con il medesimo tono già proprio, pocanzi, di Lys’sh, e un tono a metà fra la sorpresa, il disappunto e una certa soddisfazione « ... d’accordo. Allora hai fatto bene! » annuì, stringendosi fra le spalle e approfittando dell’occasione per tirare un calcio a quanto rimasto di quel cadavere ambulante, vedendolo così riversarsi a terra scompostamente, nel mentre in cui le corde che prima lo mantenevano bloccato, ormai, non avrebbero più potuto assolvere ad alcuna funzione in tal senso... non dopo l’impeto contro di lui così riversato.
« Però non lo avevo ucciso io! » ribadì Midda, scuotendo il capo nel riconsegnare la lama all’amica « Non capisco perché sia tornato anche lui... »
« Beh... probabilmente il fatto che tu avessi avuto un certo, fondamentale ruolo nel suo assassinio l’ha reso comunque eleggibile innanzi al giudizio di secondo-fra-tre. » osservò Lys’sh, cercando di trovare un senso in qualcosa di comunque fondamentalmente assurdo, come il ritorno alla vita, o non vita che dir si volesse, di qualcuno morto più di un decennio prima « ... è così importante comprenderlo?! »
« Abbastanza. » annuì l’altra, non desiderando minimizzare in alcuna maniera l’accaduto « Vorrei capire quanta altra gente mi debba aspettare di rincontrare nelle prossime ore se, oltre a coloro che ho ucciso personalmente, hanno a valere anche coloro alla morte dei quali ho soltanto partecipato... »
« Comunque sia, ora mi pare sufficientemente morto. » osservò Duva, riportando l’attenzione al cadavere massacrato « ... con buona pace della loro invincibilità. »

Anche Midda volse lo sguardo al frutto di quel proprio violento sfogo, e quello sfogo che, per coloro i quali avessero conosciuto la dinamica degli eventi occorsi molto tempo addietro, avrebbe avuto a potersi ritenere comunque giustificato. Ma, a dispetto di quanto appena asserito dalla propria amica e sorella d’arme, ella non volle concedersi occasione di cantare frettolosamente vittoria, nel ben comprendere quanto, per così come suggerito da Lys’sh, la questione fosse stata obiettivamente troppo semplice, non soltanto nel proprio sviluppo, ma ancor più nel proprio epilogo.
E se ella non avrebbe mancato di condividere con le proprie interlocutrici i propri dubbi, e quei dubbi ancora una volta in accordo con i timori sollevati in precedenza da Lys’sh nel merito di una qualche premeditazione a tal riguardo a opera di Nissa; non le venne concesso fisicamente il tempo utile per esprimersi, prima che, non senza una certa, evidente fatica, un deciso, chiaro impegno, quello stesso cadavere avesse a iniziare a muoversi, e a muoversi in maniera un po’ scomposta, un po’ carente di coordinamento, per guidare le proprie braccia, e le proprie braccia innaturalmente disordinate su quel pavimento, a tentare di afferrare le due metà della propria stessa testa, per spingerle a riunirsi, a ricomporsi, in uno spettacolo forse e persino più disgustoso rispetto alla mattanza che così, un attimo prima, l’aveva ridotto.

« Perché continuo a ostinarmi ad aprire bocca...?! » sospirò la stessa Duva, rimproverandosi per l’evidente mancanza di lungimiranza in quanto appena scandito, e quanto appena scandito con un tempismo a dir poco imbarazzante.
« Temo proprio che la questione si farà decisamente più lunga di quanto non potessimo immaginare. » scosse il capo Midda, sollevando gli occhi al cielo in una silenziosa imprecazione verso tutti gli dei di qualunque pantheon.

sabato 18 luglio 2020

3341


« Straordinarie! » esclamò Midda, nel vedere le due amiche fare ritorno, e fare ritorno in tempi incredibilmente brevi, conducendo seco il prigioniero « Semplicemente straordinarie! »
« Usa pure il singolare… » la volle correggere Duva, non desiderando accaparrarsi meriti per i quali non avrebbe potuto vantare alcun credito « Lys’sh ha fatto praticamente tutto da sola. » puntualizzò, a scanso di ogni qual genere di fraintendimento « Io mi sono limitata ad accompagnarla, quasi avessi paura potesse perdersi: che poi, in effetti, sarebbe stato più facile accadesse il contrario! »
« Esagerata! » protestò tuttavia la donna rettile, provando imbarazzo nel vedersi accreditare autonomamente il successo dell’intera operazione « E comunque mi hai aiutato a condurlo fino a qui: tanto leggero, in fondo, non lo è. »
« Sai che sforzo… » scosse il capo l’altra, escludendo qualunque motivo di plauso a tal riguardo.

Tornate alla base delle mura, nell’angolo dal quale si erano calate per lasciare la città, le due donne erano state allor issate indietro, non prima, tuttavia, di essersi assicurate di condurre sino a destinazione la propria preda, facendola condurre, di peso, a percorrere l’intera estensione verticale delle mura, nella tratta nella quale, in effetti, meno ingombrante egli aveva avuto a rivelarsi. E così, congiuntesi nuovamente con il terzo elemento di quella loro eterogenea famiglia, di quella loro affascinante e pur improbabile cerchia sororale, Lys’sh e Duva non avevano lì mancato di condurre la propria preda, il frutto della loro impresa, all’attenzione di Midda, da lei vedendo in tal misura riconosciuto il proprio pur mirabile valore, per essere riuscite a portare a compimento quell’incarico in un tempo tutto sommato apprezzabilmente breve, non avendo ancora il sole iniziato ad avvicinarsi all’orizzonte occidentale.
Ma se pur, al di là di qualunque falsa modestia, Har-Lys’sha non avrebbe potuto ovviare a considerarsi più che soddisfatta per il riconoscimento in tal modo tributatole, e, ancor più, per l’evidente soddisfazione della propria amica; il fatto che, sino a quel momento, il loro prigioniero non avesse espresso la benché minima evidenza di bramosia di ribellione in loro opposizione, a loro discapito, non avrebbe potuto che contribuire a incrementare un certo senso di inquietudine a margine di tutto ciò, nel sempre più marcato timore che qualcosa le potesse essere sfuggito e che tutto quanto accaduto, effettivamente, avesse a doversi intendere qual occorso con eccessiva banalità.

« Non che il resto sia stato particolarmente più complicato… » non mancò di evidenziare, allora, Lys’sh, scuotendo appena il capo « … in effetti, per come ogni cosa si è mossa esattamente nei termini a noi più propizi, si potrebbe anche avere a temere essere parte di un qualche complotto… forse e addirittura una sorta di trappola. » volle sottolineare, non temendo eventuali opinioni critiche dalle proprie amiche, nella certezza di quanto, fra loro, non fosse mai sussistita ragione utile a tacere, a negarsi occasioni di confronto su qualunque argomento « So che potrebbe sembrare assurdo chiederlo ma… credi che sia possibile, Midda…?! »
« Possibile che mia sorella abbia orchestrato questa cosa? » argomentò meglio la diretta interrogata, aggrottando la fronte « Stiamo parlando della stessa persona che, al fine di uccidere sotto ai miei stessi occhi il primo amore della mia vita, dopo, per inciso, averci avuto un figlio insieme, ha infiltrato a bordo della sua nave un assassino, il quale ha vissuto per anni come membro del suo equipaggio aspettando soltanto il momento più opportuno per agire…? Attendendo paziente che io facessi ritorno là dove ella mi aveva chiaramente negato possibilità di avere a sospingere i miei passi…?! » contestualizzò, citando soltanto un caso fra molti e pur esemplificativo del genere di crudele perversione della quale Nissa avrebbe saputo dimostrarsi capace « … sì. » annuì, con una certa convinzione « Purtroppo credo proprio possibile che mia sorella abbia orchestrato questa cosa! »

Improvvisamente, l’incognita rappresentata dall’identità di colui il cui volto era celato al di sotto del cappuccio calatogli in testa da Lys’sh, e ancora lì ben calcato, non poté mancare di rappresentare un antipatico interrogativo innanzi all’intelletto della stessa Figlia di Marr’Mahew; la quale, a confronto con la possibilità che il suo piano fosse stato intuito e adeguatamente controbilanciato da un qualche intervento della propria gemella, a vanificarne il più possibile gli sforzi, non avrebbe potuto ovviare, quasi, a temere di scoprire chi potesse celarsi sotto quel cappuccio, nell’eventualità, all’occorrenza, che questi avesse addirittura a doversi scoprire qual un semplice mortale, un malcapitato offertole in sacrificio a soddisfazione del più malevolo diletto della propria nemesi. Eventualità, questa, che entro certi versi avrebbe forse avuto a doversi considerare persino più che affascinante nel confronto con le alternative, e con l’ampia scelta di possibili alternative alle quali l’altra avrebbe potuto appellarsi per avere a porla in difficoltà, magari presentandole innanzi il volto di qualcuno il senso di colpa per la morte del quale avrebbe avuto a doversi comunque riconoscere ancor troppo opprimente sul suo cuore per permetterle di agire non soltanto in suo contrasto, ma anche, e ancor più, in contrasto a qualunque altro dei non morti lì così schierati e tutti, potenzialmente, riconoscibili in simili termini.

« Forse dovremmo liberarcene… » suggerì Duva, osservando innanzi a loro la stessa balaustra che avevano da poco scavalcato, e quella balaustra oltre la quale, probabilmente, avrebbe avuto a potersi intendere sensato aver a scaricare quell’incomodo ospite, a dispetto di tutto il supposto impegno da loro messo in campo per condurlo sino a lì « … in fondo non ci serve stare a offrire dimostrazioni di sorta a nessuno. » minimizzò il senso dell’impegno originale alla base della ricerca di un prigioniero « Il primo giorno di assedio sta volgendo al termine e sono certa che il morale dei nostri uomini reggerà ancora a lungo, offrendoci tutto il tempo necessario per quanto stiamo attendendo. » specificò, pur senza scendere nei dettagli, non desiderando certamente avere a condividere troppe informazioni con orecchi inopportuni quali quelli del loro stesso prigioniero.
« … Midda? » l’apostrofò Lys’sh, non avendo nulla in contrario con la proposta dell’amica, e quella proposta pur volta a vanificare tutto l’impegno speso da entrambe per condurre quel giovane non morto sino a lì, impegno che pur, spiacevolmente, avrebbe potuto avere a rivelarsi in loro esplicito contrasto « Sei tu che devi decidere… » sancì, in quello che non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual un tentativo volto a scaricare ogni responsabilità sulla loro compagna, quanto e piuttosto il riconoscimento di quanto, allora, soltanto ella avrebbe avuto a potersi considerare contraddistinta dalla possibilità di prendere una decisione sensata, con piena cognizione di causa, nel merito del da farsi, e non soltanto in considerazione della propria incontrovertibile e maggiore confidenza con Nissa e con i suoi possibili percorsi mentali, ma anche e soltanto, banalmente, in quanto tutto quello era stato compiuto soltanto in conseguenza a una sua esplicita richiesta, a un suo diretto invito per non dire, addirittura, ordine.

Osservando lo sconosciuto incappucciato, la Campionessa di Lysiath esitò per un lunghissimo istante, indubbiamente tentata dalla prospettiva di avere a liberarsi di quell’incomoda presenza, spingendola a misurare in altezza l’intera estensione verticale delle mura. E se soltanto fosse stata certa che, lì sotto, avesse a doversi intendere qualcuno meritevole di ciò, ella non si sarebbe certamente frenata nel slanciarlo ella stessa.
Purtroppo nell’inconsapevolezza nel merito dell’identità del loro prigioniero, e di quel prigioniero lì condotto per propria diretta richiesta, ella non avrebbe potuto avere a vantare audacia sufficiente a permettersi un gesto così impietoso, nell’inconsapevolezza delle conseguenze del medesimo. Ragione per la quale, pur non mancando di odiarsi, e di odiarsi sinceramente per aver avuto quell’ennesima, terribile idea, ella si limitò ad avanzare scuotendo il capo, per guidare la propria mano ad afferrare l’estremità superiore di quel cappuccio e, con un gesto deciso, rimuoverlo…

venerdì 17 luglio 2020

3340


Per Lys’sh, giungere alle spalle del proprio obiettivo, nel momento in cui questi si fu allontanato dai propri compagni, fu una vera e propria banalità. Per quanto il suo sangue ofidiano non fosse assolutamente puro, in conseguenza di un’antenata umana, il cui retaggio, almeno agli occhi dei suoi simili, non avrebbe mancato di renderla più maldestra, più rumorosa nel proprio confronto con il mondo a sé circostante, innanzi a dei comuni sensi umani ella avrebbe avuto a dover essere comunque riconosciuta rumorosa quanto avrebbe potuto vantare di esserlo una lieve brezza, un leggero filo d’aria in campo aperto: e, in questo, ella poté giungere, in maniera decisamente inquietante da un punto di vista esterno, proprio dietro al disgraziato senza che egli potesse maturare il benché minimo sentore in tal senso.
Quanto, quindi, allora accadde fu questione di un attimo e, laddove un istante prima egli stava muovendosi indispettito a cambiare fronte, a percorrere l’intera estensione dello schieramento all’immediato seguito di Nissa, un istante dopo si ebbe a ritrovare schiantato a terra, con un cappio stretto non tanto attorno al collo, minaccia indifferente per chi, in fondo, già morto, quanto e piuttosto attorno alla bocca, a sanare, appunto, l’eventualità da parte sua di un qualsiasi verso di protesta. Un cappio che, ancora, nel momento seguente, non mancò di essergli fatto girare attorno alle braccia e alle gambe, prepotentemente tirate dietro la sua schiena, incaprettato senza troppe remore di ordine morale nel ben ricordare quanto, dopotutto, neppure le fiamme vive avessero avuto a poter qualcosa contro quel giovane, al pari, del resto, di tutti i suoi compagni e di tutte le sue compagne d’arme. In effetti, tale pensiero dovette restare fermamente ancorato nella mente della donna rettile per tutta la durata di quell’operazione, così come anche prima della stessa, a non permetterle alcun freno ai propri gesti, a non giustificare per lei alcuna inibizione, alcun freno innanzi a quel necessario sviluppo, per così come richiestole dalla propria sorellona e per così come, nei piani di lei, non avrebbe certamente condotto a nulla di buono, nulla di positivo per quel “mostro”.
E così, per quanto una parte della coscienza di Lys’sh non avrebbe mancato di opporsi fermamente a tutto ciò, gridando intimamente per l’assurdità propria di quella violenza e, ancor più, della violenza che a ciò sarebbe poi conseguita, a discapito di chi, in fondo, al di là delle condizioni a margine, avrebbe avuto a doversi intendere comunque un essere senziente; ella non mancò di sforzarsi di mantenere il controllo sulle proprie emozioni, sul proprio stato d’animo, per proseguire, impietosa, nel proprio compito, calando il sacco in testa alla propria preda e concependola, in ciò, nulla di più, per l’appunto, di una preda, pur perfettamente consapevole di quanto, un qualunque osservatore esterno, ignaro delle circostanze specifiche del momento, avrebbe avuto ben ragione di invertire i supposti ruoli fra loro e di considerare, anche in grazia alle sue peculiari fattezze rettili, ella stessa qual il “mostro” e quel giovane qual un povero malcapitato violentemente aggredito da tale creatura, senza alcuna possibilità di opporsi alla stessa.
Il tutto era durato poco più del tempo necessario a un paio di battiti di ciglia e aveva prodotto poco meno del suono di un paio di cuccioli di volpe intenti a giocare nell’erba, riuscendo, in tal maniera, a passare del tutto inosservato nel confronto con le altre dozzine di suoi simili lì schierati a margine di quella scena. Nessun movimento inopportuno, nessun tentativo di ribellione, nessun gemito di protesta: Lys’sh era stata brava…
… forse anche un po’ troppo brava.

“Ma che vado a pensare…?!” si rimproverò mentalmente, nel mentre in cui iniziò a trascinare seco la propria preda, scuotendo appena il capo a rifiutare quegli addebiti psicologici che, in tal maniera, si stava autonomamente imponendo “Nissa sarà anche una gran mente… ma non potrebbe mai aver orchestrato qualcosa di simile.”

Il dubbio era comunque legittimo dal proprio personale punto di vista: tutto si era svolto con troppa quiete, con troppa semplicità, con troppa benevolenza divina a suo favore, in quel gesto, altresì, del tutto privo di qualunque sentimento di pietà: quell’uomo si era ritrovato estraniato dal proprio gruppo nel momento a lei più opportuno, aveva seguito un tragitto sufficientemente esterno a garantirle libertà di azione, e, una volta proiettato a terra, non si era neppure ribellato più di tanto. Anzi. Non si era proprio ribellato.
Ovviamente, però, molte avrebbero potuto essere le giustificazioni logiche a tal riguardo: qualunque cosa fosse accaduta fra lui e i propri compagni, evidentemente non lo aveva reso particolarmente simpatico innanzi al loro giudizio, giustificando non soltanto il suo allontanamento ma, anche, quel tragitto assurdamente amplio solo per spostarsi all’interno di uno schieramento, in fondo, relativamente compatto. E l’assenza di ogni tentativo di ribellione avrebbe potuto anche considerarsi conseguenza della consapevolezza di quanto, in fondo, alcun male avrebbe mai potuto avere la meglio su di lui, non in quel momento, non in alcun altro. Dopotutto era già morto ed era tornato indietro in quella situazione di non vita e di non morte, in quella sostanziale immortalità: che cosa avrebbe mai dovuto intimorirlo?!

“Via… nessuna remora.” si impose Lys’sh, imponendosi tale convinzione emotiva a confronto con tutto quello, e con quanto, comunque, avrebbe avuto a dover fare in parte a botte con la sua coscienza.

Perché se da un punto di vista esterno ella avrebbe avuto a doversi intendere qual il “mostro” intento ad aggredire quel povero malcapitato; la consapevolezza del fatto che Midda desiderasse impiegare proprio il medesimo per dimostrare a Lysiath quanto anche quelle creature avessero a potersi intendere qual mortali, in modalità ancor del tutto da scoprire, non avrebbe potuto ovviare a trovarla quantomeno inquieta al pensiero di qual genere di violenze fisiche ella avrebbe potuto avere in serbo per lui. E anche laddove la sua coscienza non avrebbe avuto di che lamentarsi nel confronto con l’idea di ridonare morte a quelle schiere, se tale avesse avuto a doversi intendere quanto necessario per assicurare al resto del mondo un’occasione di sereno avvenire per così come, altrimenti, sembrava aver a essere loro negata; un conto sarebbe stato ucciderli, un altro sarebbe stato sperimentare i modi migliori in cui farlo, in termini che, in fondo, non avrebbero avuto a dover essere intesi qual distanti da torture gratuite, da sevizie del tutto immeritate.
Dopotutto che ne sapevano loro di chi fosse quel disgraziato?
Probabilmente, a giudicare dalla giovane età e dall’evidente inesperienza bellica, doveva essere stata uno dei tanti danni collaterali per i quali Midda Bontor non stava mancando di flagellarsi psicologicamente da ben prima dell’inizio di quell’avventura, uno sconosciuto come tanti altri, senza nome e senza storia, caduto innocentemente sotto la terribile azione dei suoi colpi.
E ora quale sorte gli stavano nuovamente destinando…?!
Quella di cadere, ancor una volta innocentemente, sotto i colpi della stessa ucciditrice, della medesima assassina, e di cadere, addirittura, nel tentativo di dimostrare quanto egli, al pari di tutti i propri compagni e compagne, potesse essere ucciso, per rinfrancare, in ciò, gli animi dei difensori della capitale kofreyota, lì necessariamente sempre più demotivati nel confronto con quello scontro.

“Dannazione…”

Lys’sh avrebbe voluto ovviare a qualunque remora. Ma dirlo… anzi, pensarlo, in quel particolare frangente, sarebbe stato decisamente più semplice rispetto a farlo.
Così, prima di rischiare che la propria coscienza potesse aver la meglio sulla consapevolezza della necessità di compiere quanto stava compiendo, e quanto stava compiendo in aiuto, in sostegno alla propria amica sororale, ella accelerò la propria ritirata, trascinando seco la propria preda, per poter ritornare il più velocemente, e discretamente, possibile fino a Duva e, con lei, riconquistare la via di Lysiath. Pregando, in ciò, nel profondo del proprio cuore affinché stesse compiendo la scelta giusta e non avesse, poi, a dover rimpiangere di essere stata tanto brava nel portare a termine il proprio incarico.

giovedì 16 luglio 2020

3339


« O la smetti di starmi con il fiato sul collo, o giuro che ti faccio a pezzi con le mie mani. E dopo averti smembrato, mi assicurerò che alcuna negromanzia possa permetterti di ritornare intero, sotterrando il tuo corpo lungo tutte le mura della città! » ebbe a esplodere, in quel preciso momento, un’aitante guerriera, nelle vicinanze del medesimo soggetto individuato da Lys’sh, rivolgendosi, apparentemente, proprio nella direzione dello stesso in uno sfogo carico di evidente tensione psicologica in suo contrasto.

E se, laddove tale sfogo fosse stato isolato, ben tutto privo di valore avrebbe avuto a doversi intendere nel confronto con quello specifico momento, e con gli interessi propri della giovane donna rettile, ciò non fu assolutamente così e, alle prime parole scandite dalla donna, molte altre voci ebbero ad accompagnarsi, provenendo non soltanto da altre figure femminili lì attorno sparse, ma anche, e ancor più, dagli stessi corpulenti omaccioni, i quali iniziarono a insultare il giovane, costringendolo ad arretrare di qualche passo in un pur comprensibile timore per la propria incolumità, immortalità a parte.

« Le stavo soltanto offrendo i miei più sinceri complimenti. E mi stavo proponendo per invitarla a cena da qualche parte, una volta che tutto questo sarà finito… » protestò questi, aggrottando la fronte e impegnandosi in ciò a concedere agli astanti tutta la propria più marcata aria di apparente innocenza, quasi avesse a doversi intendere una semplice vittima delle circostanze e, all’occorrenza, di un’interlocutrice un po’ troppo arrogante, un po’ troppo fiera di sé.
« Guarda che sappiamo tutti chi tu sia! » sancì la medesima giovane guerriera, con aria palesemente disgustata da lui « E, francamente, se anche tu non fossi ritornato indietro, nessuno avrebbe avuto di che disperarsi. » lo condannò, impietosa nei suoi riguardi.

Forse quegli esseri non avevano un battito cardiaco. E non producevano alcuna evidenza di quello sviluppo chimico e ormonale proprio di qualunque altro essere vivente, o, per lo meno, che avrebbe avuto a dover essere proprio di qualunque altro essere vivente posto nelle loro attuali posizioni. Ciò non di meno, come Lys’sh ebbe così opportunità di rilevare, non avrebbero avuto a dover essere fraintesi quali fantocci privi di un proprio carattere e di proprie idee, per così come pur la pur lì evidente cieca fiducia in Nissa avrebbe potuto anche lasciar temere: ognuno di loro, chiaramente, per così come Nissa stessa, aveva conservato i propri ricordi e la propria coscienza, in termini tali da, all’occorrenza, non soltanto elaborare strategie e tattiche, ma anche, da ben misurare le proprie posizioni attraverso il confronto fra possibili, reciproche distanze: distanze nei propri ideali, distanze nei propri pensieri, distanze nelle proprie brame. E se pur, in quel particolare frangente, ad accomunarli, a unirsi, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, in primo luogo, la comune condizione di non morti e, ancora, la comune inimicizia con la Figlia di Marr’Mahew, ciò non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual sufficiente ad azzerare ogni altra peculiarità alla base dei loro caratteri e delle loro coscienze. E di quei caratteri e di quelle coscienze, forse e addirittura, almeno in un primo momento, realmente accantonati, magari anche in conseguenza a un preciso interesse, a tal riguardo, da parte di secondo-fra-tre, che a quella nuova occasione di impropria esistenza li aveva allor richiamati in grazia ai poteri della stessa erede di Anmel Mal Toise, e, in ciò, delle divine prerogative proprie della Portatrice di Luce e dell’Oscura Mietitrice; ma che ora, palesemente, stavano tornando a imporsi, e imporsi in maniera adeguata anche ad alimentare, laddove possibile, delle reciproche animosità, degli scontri, come quello che, in quel frangente, stava avendo quindi a rischiare quello sventurato giovane.
E così, proprio in conseguenza a una differenza di posizioni fra lui e tutti gli altri, quello stesso giovane tanto irrequieto, ebbe allor a riprovarsi psicologicamente solo, in termini che non avrebbero potuto mancare di soddisfare ancor di più la quieta Lys’sh, in prudente osservazione della situazione e della sua evoluzione. Ma laddove, già così, Lys’sh non avrebbe potuto che avere a considerarsi più che soddisfatta, potendo avere ulteriore spazio di manovra attorno al quale lavorare per poter sperare di condurre a compimento il proprio operato; quanto di lì a un attimo avvenne non poté che, addirittura, imbarazzarla. E imbarazzarla nella misura propria di chi, improvvisamente, scopertasi eccessivamente benvoluta dalla sorte, o dagli dei che dir si volesse…

« Credo che sia meglio che tu ti vada a fare un giro. » commentò l’omaccione più prossimo a lui, alla sua mancina, e quell’omaccione che, contraddistinto da improbabili muscoli e da una folta barba al di sotto di un cranio completamente rasato, non avrebbe potuto offrire alcun eventuale spazio di manovra a repliche di sorta a quell’invito « Tipo dal lato opposto del nostro schieramento… » suggerì ancora, a raccomandargli di non avere a ritornare dalle loro parti.

Meraviglioso! Har-Lys’sha non avrebbe potuto allor sperare in una fortuna più sfacciata rispetto a quella. E, in effetti, non avrebbe potuto neppure avere a credere in una fortuna sfacciata al pari di quella. Ciò non di meno tale era stato l’evolversi degli eventi sotto al proprio sguardo in misura tale per cui non aver a tentare di approfittare di quell’occasione per compiere quanto avrebbe avuto a dover compiere, sarebbe equivalso, chiaramente, a voler rifiutare una qualche benevolenza divina, nel dispiacere l’artefice della quale, allora, avrebbe potuto attrarsi qualche equivalente avversione, in termini che, personalmente, non avrebbe gradito esplorare.
Così, nel momento in cui, comprendendo l’esigenza di avere a cambiare aria, quel giovane ebbe a muoversi, non senza evidente contrarietà, a prendere le distanze dai propri compagni, Lys’sh non mancò di agire a sua volta, avanzando con quieta decisione in una rotta di intercettamento: ella non avrebbe ancor potuto vantare di aver compreso in quali termini sarebbe stata in grado di condurre seco quell’uomo, di avere la meglio a suo discapito in maniera adeguata per poterlo, quindi, trascinare via, fino a Duva, prima, e fino alla città, poi. Ciò non di meno, a prescindere da ciò, appariva abbastanza palese che non avrebbe potuto esserle rivolta occasione migliore rispetto a quella. Motivo per il quale, armata di un piano o meno, ella avrebbe lì avuto a dover operare, e operare nella maniera più rapida possibile, onde non sprecare quella benevola occasione che qualcuno, dall’alto di qualche divino cielo, aveva voluto così destinarle.

« Stupidi villici… » sentì brontolare, fra sé e sé il giovane, nel mentre in cui questi scosse il capo a esprimere tutta la propria contrarietà per il trattamento al quale era stato destinato « … un tempo non si sarebbero permessi di esprimersi così nei miei riguardi! »

Tre esigenze avrebbero avuto a dover essere proprie della donna rettile in quel frangente: l’esigenza di impedirgli di elevare qualunque genere di allarme in favore dei propri compagni d’arme e di quei compagni d’arme che, pur eventualmente privi di ogni qual genere di stima nei suoi riguardi, avrebbero comunque potuto avere a premurarsi di comprendere il senso di un qualunque eventuale grido emesso da parte sua; l’esigenza di impedirgli di muoversi, e di muoversi non tanto in sua opposizione, in suo antagonismo, quanto e piuttosto in favore di una qualsivoglia occasione di fuga da lei, nel momento in cui si fosse riconosciuto in trappola; e l’esigenza di impedirgli di ostacolare, all’occorrenza, la di lei fuga dal lì, con tanto prezioso carico.
E, a margine di ciò, tutto quello che ella avrebbe potuto vantare a proprio sostegno logistico, in quel particolare frangente, sarebbero stati i propri due lunghi pugnali, onnipresenti al suoi fianco, un sacco di canapa utile a calargli sulla testa e una lunga e spessa corda per legarlo, riposti in una bisaccia portata a tracolla per l’occasione, giacché, dovendosi impegnare per una tanto ingrata impresa, ella non si sarebbe, comunque, lasciata trovar completamente impreparata.

mercoledì 15 luglio 2020

3338


« Resta qui. » scandì silenziosamente la giovane donna rettile, aiutandosi in tal senso con il labiale, o, quantomeno, con il movimento della propria bocca priva di labbra, e con i gesti delle mani, a richiedere all’amica che non avesse a seguirla « Guardami le spalle. »
« Le spalle te le guardo anche. E saranno sicuramente delle splendide spalle… » osservò per tutta replica l’altra, egualmente silenziosa, e ciò non di meno non negandosi un’occasione di ironia a margine di quella situazione « Ciò non di meno… come pensi che possa esserti d’aiuto da qui, senza un’accidenti di arma da fuoco…?! »
« Non ce ne sarà bisogno. » minimizzò tuttavia la prima, scuotendo appena il capo.

Duva trattenne a stento un sospiro, il quale allora si sarebbe rivelato decisamente più rumoroso rispetto a quell’intero dialogo, e quel dialogo brevemente sviluppatosi senza ricorrere a un singolo filo di voce.
Midda le aveva inviate lì insieme nella quieta consapevolezza di quanto, allora, quell’impresa, avesse a doversi intendere decisamente improba per una sola fra loro e, probabilmente, anche per l’accoppiata di entrambe, nella volontà, in ciò, di offrire loro la possibilità di aiutarsi e sostenersi reciprocamente, facendo fronte comune contro la minaccia rappresentata da quei mostri e, in ciò, speranzosamente, riportando a casa la pelle. Eppure ora Lys’sh desiderava proseguire sola, avanzando priva di qualunque supporto verso quella schiera compatta di antagonisti, i quali, troppo facilmente, avrebbero potuto schiacciarle, e non qual enfatica espressione metaforica, quanto e piuttosto nel senso più pratico della questione. E questo, ovviamente, non avrebbe potuto piacerle per nulla.
Ovviamente, e a margine di tale discorso, Duva era perfettamente consapevole di quanto, in quel frangente, in quella situazione, Lys’sh probabilmente avrebbe potuto vantare, in effetti, più speranze di successo agendo da sola che in sua compagnia: nel muoversi in autonomia, infatti, ella avrebbe potuto sfruttare al pieno tutte le proprie potenzialità ofidiane, in termini tali per cui sarebbe certamente riuscita ad avvicinarsi e ad allontanarsi dai loro avversari senza offrire loro la benché minima consapevolezza della propria presenza in zona. Ciò non di meno, a preoccuparla, in quel contesto, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa la capacità propria di Lys’sh di avvicinarsi e allontanarsi senza sollevare allarmi di sorta, quanto e piuttosto quella di agire a tal fine per condurre seco uno dei loro antagonisti. E uno dei loro antagonisti che, pur essendo scelto a caso e nella più palese convenienza tattica, difficilmente avrebbe avuto a potersi immaginare collaborativo o, anche e soltanto, predisposto a una qualunque perdita di sensi, tal da concedere loro maggiore libertà di azione.
Come pensava di riuscire a farcela Lys’sh da sola?
Non che, in effetti, procedendo insieme avrebbero potuto riservarsi maggiori opportunità di successo nella cattura del loro antagonista. Ma, per l’appunto, almeno sarebbero state insieme e, a confronto con qualunque genere di minaccia fosse stata loro offerta, avrebbero potuto reagire adeguatamente. O, quantomeno, impegnarsi a tentare di agire adeguatamente, ammesso che potesse effettivamente esistere un qualche concetto di adeguatezza in contrasto a un simile esercito.
Tuttavia, l’ultima cosa che mai avrebbe avuto senso compiere, in quel frangente, sarebbe stato allor impegnarsi a discutere. Ragione per la quale, che potesse piacerle o meno, Duva non avrebbe potuto fare altro che accettare la decisione dell’amica e impegnarsi a dimostrare la massima fiducia possibile in suo sostegno, a suo supporto, fosse anche e soltanto psicologico. Anche perché, per l’appunto, in assenza di armi da fuoco, quali purtroppo in quel pianeta tecnologicamente arretrato non erano ancora note, ben poco avrebbe mai potuto proporsi allor di compiere a effettivo sostegno, a reale supporto dell’amica.

Lys’sh così iniziò ad avanzare sola, abbassandosi sempre di più al suolo via via che si accorciava la distanza fra lei e i propri nemici e lasciando agire i propri sensi al fine di individuare la preda perfetta. Compito tutt’altro che semplice, in effetti, nel confronto con quegli antagonisti, e con questi antagonisti che di normali umani conservavano certamente l’aspetto, ma ben poco d’altro, a partire dalla loro stessa chimica cerebrale.
Per quanto, infatti, potessero vantare una posizione di inappellabile superiorità, tanto schiacciante da aversi a poter giudicare a dir poco imbarazzante, assurdo, in quel momento, non avrebbe potuto che essere, per lei, rendersi conto di non riuscire a ravvisare il benché minimo odore di esitazione, di ansia, di agitazione, in quello stato di incertezza psicologica che pur, fossero realmente stati normali umani, non avrebbe potuto ovviare a contraddistinguerli. Quasi come se, nella morte, essi avessero perduto il senso stesso della paura, i loro corpi, in quel momento, non trasudavano alcuna evidenza di ciò, contribuendo a tratteggiare un quadro d’insieme ancor più temibile. Perché se già temibile avrebbe avuto a doversi intendere un simile antagonista, ineluttabilmente devastante esso non avrebbe potuto ovviare a dimostrarsi nel proporsi scevro da ogni paura e da quella paura per alimentare la quale, dopotutto, da Lysiath stavano continuando regolarmente a catapultare proiettili a discapito di quelle schiere.
Escludendo, quindi, l’eventualità di una scelta basata sullo stato emotivo del proprio possibile obiettivo, in assenza di un evidente stato emotivo degno di nota, Lys’sh non poté che volgere la propria valutazione prendendo in esame lo stato fisico dei candidati, iniziando ad analizzarli per genere sessuale, età e, più in generale, corporatura. E, almeno nelle file più esterne, includenti coloro in opposizione ai quali più semplicemente ella avrebbe potuto volgere la propria attenzione, frustrante fu prendere coscienza di quanto, purtroppo, sembrassero tutti omaccioni ben piazzati, che in nulla avrebbero sfigurato a confronto con il buon Qa’Ruam, già Campione di Lysiath prima della sua amica sororale. Evidentemente, quindi, Midda Bontor avrebbe avuto a doversi riconoscere qual solita confrontarsi con tali imponenti presenze da praticamente tutta la vita, o, forse, in quel particolare mondo, simili, imponenti presenze avrebbero avuto a doversi intendere qual particolarmente ferventi nella propria occorrenza statistica all’interno della popolazione. Fortunatamente, però, l’assortimento di figure al seguito di Nissa non avrebbe avuto a doversi intendere assolutamente privo di un minimo di originalità, in misura tale per cui, con un po’ di attenzione, ella ebbe anche a cogliere figure femminili meno massicce e, persino, qualche aitante giovanotto privo della medesima nerboruta corpulenza dei propri compagni d’arme.
E proprio volgendo la propria attenzione a tale, possibile campionario, ella ebbe a individuare, nella folla, la pecora nera che stava cercando: un giovane uomo decisamente fuori luogo accanto a tutti gli altri sotto il punto di vista tanto della corporatura, quanto dell’atteggiamento e di un atteggiamento, a dispetto dei propri commilitoni, meno rigoroso e, anzi, quasi intollerante all’idea di essere effettivamente lì, al seguito di Nissa, in quell’azione offensiva…

“Evidentemente non tutti sono poi così ciecamente votati a seguire il suo comando.” rifletté ella, fra sé e sé, nello squadrare ancora una volta il candidato così individuato per confermare il proprio giudizio iniziale attraverso un attento riesame.

E se il riesame ebbe lì a confermare la scelta iniziale, giudicando anche la sua posizione all’interno dello schieramento particolarmente favorevole per una di lei incursione; individuato il proprio obiettivo altro non sarebbe lì rimasto da fare che comprendere come poterlo sopraffare, e come poterlo sopraffare nella doverosa quiete che pur avrebbe avuto a doverla contraddistinguere per ovviare di attirare spiacevoli sguardi estranei.
Tuttavia, prima che ella potesse spremersi eccessivamente le meningi alla ricerca di una soluzione forse inesistente a un problema decisamente presente, il fato, la sorte, il destino parve volerle arridere, qual proverbiale ricompensa per la sua audacia, e quell’audacia con la quale aveva deciso di farsi avanti da sola in quella missione tutt’altro che esente da rischi e da rischi letali…

martedì 14 luglio 2020

3337


Il termine più corretto per indicare Har-Lys’sha sarebbe stato quello di ofidiana, il nome proprio della sua specie: Lys’sh era un’ofidiana e gli ofidiani, al pari degli umani, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti fra i più numerosi e diffusi essersi senzienti nell’universo. O, quantomeno, in quella parte di universo dalla quale tanto Lys’sh, quanto Duva, provenivano.
Al di fuori del mondo di Midda, non erano soltanto gli umani a potersi considerare “specie dominante”: molte altre specie, differenti in forme e dimensioni, in culture e tradizioni, erano diffuse in decine di centinaia di sistemi solari, in alcuni casi quali popolazioni autoctone, sovente a titolo di colonia. Specie diverse che, nel corso dei secoli, non senza soventi difficoltà, non senza grandi violenze e guerre, avevano alfine raggiunto un certo equilibrio, una certa stabilità, talvolta con quieta indifferenza reciproca, e in taluni, fortunati, casi, con una piacevole semi-integrazione reciproca. “Semi”-integrazione, e non integrazione, dove difficile sarebbe stato, obiettivamente, parlare di reale integrazione salvo ancor più rari, e mirabili, casi di reale integrazione, e reale integrazione sovente coronata, addirittura, dalla nascita di prole ibrida, proprio malgrado destinata a non offrirsi, però, priva di problemi di discriminazione tanto su un fronte, quanto sull’altro.
In maniera molto più semplice, nel mondo di Midda la “specie dominante” era solo una, quella umana. Benché esistessero molte altre creature, molte altre specie, celate negli angoli più improbabili del mondo, in misura tale da suggerire, paradossalmente, una varietà ancor maggiore rispetto al resto dell’universo, in un’eccezione che, attualmente, né Duva né Lys’sh erano state in grado di comprendere. Un’eccezione che, ovviamente e in linea generale, non avrebbe trovato alcuna fra quelle avrebbe qual particolarmente in buoni rapporti con l’umanità lì autoctona. Fra le tante creature esistenti in quel mondo, ineluttabilmente, ve ne erano anche di simili agli ofidiani: gorgoni, uomini lucertola, uomini serpente, addirittura uomini draghi, e quant’altro, affollavano nel ruolo di brutali antagonisti canzoni e ballate, alcune delle più recenti fra le quali, inutile a dirsi, riferite proprio alla Figlia di Marr’Mahew e alle sue straordinarie imprese. Invero, da quando era giunta in quel mondo, Lys’sh non aveva ancora avuto occasione di incrociare una fra quelle creature, in termini tali per cui, ancora, non avrebbe potuto affermare, con reale cognizione di causa, se avesse a esistere un qualche rapporto fra la propria specie e simili mostri mitologici: fino a prova contraria, tuttavia, qualche dubbio in tal senso avrebbe potuto essere più che legittimo, così come più che legittima avrebbe avuto a doversi intendere la sua personalissima curiosità a tal riguardo, in contrasto a quanto, altresì, auspicato dalla stessa donna guerriero sua amica sororale. Ove infatti, eventualmente, fosse stata scoperta una qualche relazione fra gli ofidiani e le creature contro le quali, spesso e volentieri, Midda Bontor si era riservata occasione di abbattere la violenza della propria spada… beh… ciò avrebbe dischiuso spiacevolissimi scenari, e scenari, allor, più che utili ad aggravare i già complessi sensi di colpa della medesima a confronto con l’idea di una vita intera dedicata alla morte dei propri antagonisti.
Fino, comunque, a prova contraria, Lys’sh avrebbe avuto a doversi intendere essere probabilmente la sola ofidiana esistente al mondo… in quel mondo. E, in quanto tale, un meraviglioso elemento d’eccezione a confronto con una quotidianità tutt’altro che confidente con le caratteristiche proprie della sua specie e con le prerogative per lei retaggio di natura.
Per tale ragione, quindi, né Nissa, né chiunque altro, fra le schiere dei loro nemici così come, in effetti, fra le schiere dei loro alleati, avrebbe potuto avere ragione di immaginare quanto, a dispetto delle proprie forme e proporzioni, comunque umane e femminili, ella avrebbe potuto vantare la capacità di muoversi con una discrezione e un silenzio pressoché assoluti, in termini tali da riuscire, finanche, a sorprendere i sensi allenati della stessa Figlia di Marr’Mahew. Così come nessuno, né Nissa, né altri, avrebbe potuto avere ragione di sospettare quanto fossero mirabilmente affinati alcuni suoi sensi, e in particolare quelli dell’udito, dell’olfatto e del gusto, a discapito di una vista probabilmente meno efficace di quella di un qualunque essere umano: una vista meno efficace, la sua, tuttavia così straordinariamente compensata dagli altri sensi in misura tale da renderla non soltanto in tutto e per tutto al pari di chiunque, ma anche, obbiettivamente, superiore a chiunque, per lo meno sotto tale punto di vista.
Le scherzose parole con le quali, quindi, aveva voluto apostrofare la propria amica Duva, suggerendo quanto ella stesse parlando troppo e con voce troppo forte, non avrebbero avuto a doversi fraintendere né gratuite, né ingiustificate, non laddove, realmente, nel mentre di quel dialogo, ella non avrebbe potuto concentrarsi adeguatamente sui propri avversari, spingendo innanzi a sé, innanzi ai loro passi, l’attenzione del proprio udito, innanzitutto, ma anche del proprio olfatto, a meglio definire le loro posizioni, i loro comportamenti e, in ciò, a meglio decidere in quali termini avere a orientare i loro passi per il completamento, in maniera più rapida e discreta possibile, del compito loro assegnato.

« Comunque è inquietante… » suggerì di lì a breve, riprendendo voce nei riguardi dell’amica « Percepisco i suoni prodotti dai loro corpi, dai loro minimi movimenti e dalle loro parole. Ma non colgo alcun battito cardiaco. E anche l’odore di morte che un tempo li contraddistingueva ora è completamente scomparso… » ribadì, scuotendo appena il capo « Certamente non sono più dei cadaveri, come erano l’altro giorno. E pur non sono neppure vivi. »
« … » commentò l’altra, badando bene a non emettere un singolo fiato, a titolo di ripicca verso di lei, nel rispettare, in fondo, quanto richiestole.
« Hai ragione. » annuì la prima, limitandosi ad accettare con quiete il pur esplicito rimprovero rivoltole « Non dovrei parlare neppure io! » sorrise quasi divertita da quell’insolito scambio di battute.

Duva, in maniera estremamente coerente con la maturità propria di una donna della sua età, ebbe a esprimere tutta la sua più avversa soddisfazione verso Lys’sh mostrandole, allora, la lingua, e il dialogo ebbe a concludersi lì, vedendole proseguire nel massimo impegno, e con il massimo sforzo a muoversi senza poter essere udite. Uno sforzo praticamente inconsistente per la donna rettile e, al contrario decisamente marcato per l’altra, nella difficoltà propria di un terreno naturale, e di un terreno naturale necessariamente contraddistinto, in ciò, da una miriade di occasioni utili a produrre suoni di ogni genere: per loro fortuna, comunque, e per quanto avrebbero potuto vantare di sapere, nelle schiere nemiche non avrebbero avuto a dover essere considerati presenti antagonisti contraddistinti da sensi tanto acuti quanto quelli di Lys’sh, ragione per la quale, se pur l’ofidiana non avrebbe potuto ovviare a godere del concerto sinfonico comunque prodotto dall’amica, e dall’amica alle proprie spalle, nessuno dei loro antagonisti, speranzosamente, avrebbe potuto fare altrettanto, nulla in ciò avendo a presentire di quanto stesse accadendo.
Esprimendosi, allor, a gesti ancor prima che a parole, Lys’sh e Duva avanzarono nell’ultimo quarto di miglio che ancor avrebbe potuto avere a separarle dai loro avversari, via via muovendosi con sempre crescente discrezione, non soltanto a livello acustico ma, anche, visivo e, in ciò, avendo a sfruttare qualunque risorsa offerta dal mondo lì circostante. Un mondo, comunque, piacevolmente contraddistinto, in quella tratta collinare, da numerosi alberi, cespugli e quant’altro, in grazia ai quali avere, quindi, a riservarsi un’occasione di utile schermatura visiva. E così, senza che ad alcuno dei non morti al seguito di Nissa, potesse essere offerta occasione utile a rendersi conto di quanto stese lì accadendo, le due donne si ebbero a ritrovare a meno di una novantina di piedi da loro, impegnandosi così a studiare meglio la situazione e a tentare di comprendere in quale maniera sarebbe stato più semplice muoversi per riuscire a catturare uno di loro senza, in ciò, necessariamente porre in allarme tutti gli altri e, in ciò, ritrovarsi a essere necessariamente travolte da tutta la violenza che sarebbero stati in grado di offrire a loro esplicito discapito.
Purtroppo, nell’avvicinarsi ai propri potenziali obiettivi, le due donne non poterono che ritrovare conferma di quanto già osservato a distanza, dall’alto delle mura della città: lo schieramento proprio degli uomini di Nissa avrebbe avuto a doversi intendere così a stretti ranghi, così ben ordinato dietro si lei e accanto a lei, tale per cui improbabile sarebbe stato riuscire a sottrarre anche un solo, singolo elemento a quella formazione senza, in ciò, innescare uno sgradevole stato d’allarme.

lunedì 13 luglio 2020

3336


« Per quanto l’idea mi possa intrigare, non credo che rappresenterebbe un palliativo efficace ai nostri problemi. » osservò la Figlia di Marr’Mahew, escludendo quell’ipotesi.
« Buon per noi, allora… » sospirò Duva, gioendo dello scampato pericolo.
« Beh… » esitò tuttavia l’altra, tornando a volgere lo sguardo all’esercito nemico « … in effetti ho in mente qualcosa che potrebbe farvi rivalutare in positivo l’idea di un balletto per i nostri uomini. » soggiunse quindi, scuotendo appena il capo per cancellare, con quieta banalità, la supposta ritrovata quiete psicologica dell’interlocutrice.

E benché la donna dalla pelle color del bronzo e dagli occhi color dell’oro ebbe ad alternare lo sguardo fra l’amica e i loro antagonisti, cercando di andare a indovinare cosa potesse starle frullando per il cervello in quel frangente; purtroppo una parte del suo intelletto era già stata in grado di entrare sufficientemente in sintonia con lei, permettendole di intuire quanto ella avrebbe avuto, allora, a voler suggerire. E quanto, pur offrendo finalmente loro l’occasione di un po’ di movimento, non avrebbe necessariamente avuto a poterla entusiasmare…

« Decisamente avrei preferito mettermi a ballare per i nostri uomini… » sussurrò fra sé e sé Duva, di lì a breve, nel mentre in cui, accanto a Lys’sh, si ritrovò impegnata nell’attuazione dell’ultima, brillante idea della propria amica, là dove nel merito dell’aggettivo “brillante” avrebbe ancora avuto a dover discernere il giusto livello di sarcasmo destinabile.
« Beh… Midda l’aveva previsto, in effetti. » sorrise per tutta replica Lys’sh, non disprezzando completamente la situazione e, al contrario, avendo quasi a essere contenta di quella proposta e di quella proposta che, quantomeno, avrebbe loro concesso un’occasione di riscatto psicologico nei confronti di quegli zombie, e di quegli zombie che con troppa facilità, con troppa banalità, avevano avuto la meglio su di loro la prima volta.
« Eh… grazie! » puntualizzò la prima, inarcando appena un sopracciglio « Non è poi diversi dal suggerire di bere un bicchiere di urina in alternativa a uno di aceto. »
« Bleah! » protestò l’altra, sputando fuori la lingua dalla bocca, nel mentre in cui questa si contorse verso il basso in segno di palese disgusto « Due esempi meno sgradevoli non avresti potuto proprio trovarli…?! »
« Considerando quello che dobbiamo fare…? No! » negò tuttavia Duva, ribadendo a modo propria una certa contrarietà nei riguardi di quell’iniziativa « … anzi, impegnandomi sono certa di poter trovare qualche immagine ancora peggiore. »
« No, grazie. » rifiutò tuttavia la giovane donna rettile, levando una mano a chiederle di tacere a tal riguardo « Gradirei evitare di vomitare la cena di ieri sera. »

A giustificare tanto l’entusiasmo di Lys’sh quanto la contrarietà di Duva, la richiesta formulata loro dall’amica sororale avrebbe avuto, obiettivamente, a doversi intendere qualcosa di ben distante dal potersi fraintendere qual banale e, tantomeno, qual accomodante.
In effetti, anzi, quanto ella aveva loro richiesto di compiere avrebbe avuto a doversi considerare, a tutti gli effetti, un compito ingrato, e potenzialmente suicida, tale da poter sollevare legittimi dubbi sull’affetto che ella era solita vantare nei loro riguardi… se non fosse stato che, nel chiedere proprio a loro qualcosa del genere, ella stava parimenti dimostrando tutta la propria più incommensurabile fiducia nei riguardi delle amiche, non desiderando né escluderle dall’azione, né porle sotto una teca di cristallo, a proteggerle da qualunque minaccia, per così come, già in passato, aveva obiettivamente sbagliato nel compiere, non soltanto verso di loro, quanto e ancor più verso molti altri prima di loro. In ciò, quindi, la pericolosità stessa di quel compito, e di quel compito, in effetti, neppur così strategicamente rilevante, avrebbe avuto a doversi comunque intendere espressione dell’impegno più sincero che ella aveva deciso di rendere proprio nel rapporto con le due amiche, e con quelle amiche che, sempre e comunque, si sarebbe impegnata a considerare proprie pari, per così come, del resto, avevano abbondantemente dimostrato di essere nel corso di innumerevoli avventure insieme.

« Dobbiamo offrire un segnale positivo alle truppe… » aveva dichiarato la Campionessa di Lysiath, nel comunicare alle proprie amiche l’idea che le era così sorta in mente « … qualcosa che dimostri chiaramente quanto possiamo comunque vincere su quei mostri. »
« Non mi piace per nulla dove stai andando a parare… » aveva anticipato Duva, per l’appunto avendo già intuito il percorso mentale alla base del ragionamento così da lei compiuto, e il risultato finale del medesimo.
« Il trucco delle frecce incendiarie, purtroppo, si è rivelato del tutto inefficace. E gli onagri non stanno offrendo risultati particolarmente più incisivi… » aveva puntualizzato l’altra, scuotendo il capo « … abbiamo bisogno di dimostrare loro che i nostri nemici non sono invincibili. Abbiamo bisogno di dimostrare loro che la nostra battaglia non è già perduta in partenza. »
« Facciamolo. » aveva annuito, in maniera propositiva, Lys’sh, intuendo allor anche lei dove ella desiderasse andare a parare e, in questo, più che disposta a impegnarsi a contribuire « Anzi… posso farlo da sola. » aveva precisato, a escludere la necessità di una qualche collaborazione in tal senso « Sarò libera di muovermi più silenziosamente e di sorprenderli, venendomene via prima che possano aver compreso cosa stia succedendo. »
« Duva… » aveva tuttavia apostrofato Midda, nel rivolgere lo sguardo, e la parola, in direzione dell’altra amica, in un’implicita richiesta, e in una richiesta volta a non permettere a Lys’sh di rischiare da sola « … me la sbrigherei io stessa, se soltanto potessi. » aveva voluto ribadire, a scanso di qualunque possibilità di equivoco « Purtroppo allontanarmi da qui è esattamente ciò che non posso fare, in questo momento... »
« Chiaro. Chiaro. » aveva quindi e alfine annuito l’altra, con quieta rassegnazione « Uno è sufficiente…? »
« Uno è perfetto. » aveva sorriso la Figlia di Marr’Mahew « E non ho neppure preferenze sul suo aspetto, anche se, probabilmente, potrebbe essere utile individuare colui dall’aspetto più brutale fra tutti coloro che potrete vedere. »

Come offrire un segnale positivo alle truppe? Cosa fare per dimostrare chiaramente le loro possibilità di vittoria su quell’esercito di non morti…?
Semplicemente, o eufemisticamente tale, catturandone uno e dimostrando a tutta Lysiath quant’anche quelle creature avrebbero potuto essere ferite e uccise, ancora una volte e, in questa occasione, definitivamente.
Poter avere occasione di veder annichilito, innanzi ai propri occhi, anche e soltanto uno di quei mostri, non avrebbe potuto che ravvivare il fuoco della speranza nei cuori degli uomini e delle donne di Lysiath, e di coloro i quali, di istante in istante, di ora in ora, non avrebbero potuto che considerare obiettivamente sempre più disperata la propria posizione, con l’unica, personale, e pur speranzosa, soddisfazione di poter aver contribuito, seppur magari con poco, alla salvezza di molti altri. E di altri che, in caso contrario, si sarebbero ritrovati sgradevolmente esposti a una fine certa, a una condanna inappellabile, qual, se solo avessero avuto libertà di agire, quelle creature non avrebbero mancato di imporre a tutti loro.

« Ora silenzio. » richiese Lys’sh, a porre la parola fine attorno a quel momento di sfogo da parte della sorella d’arme, più che giustificabile nella propria occorrenza e, allor, anche giustificato.
« Temi ci possano sentire…?! » cercò ragguagli Duva, in considerazione ancora dell’amplia distanza esistente fra loro e il loro obiettivo.
« Temo di essere io a non riuscire a sentirli… » puntualizzò l’altra, con una quieta risatina divertita a quell’interrogativo, laddove, per quanto commisurate, le chiacchiere dell’amica non avrebbero potuto che distrarla dalla propria attenzione all’ambiente circostante « … hai una voce importante, lo sai vero?! »

domenica 12 luglio 2020

3335


Quasi in contemporaneo rispetto alla propria gemella, in un parallelismo a dir poco inquietante se soltanto fosse stato reso consapevole a entrambe le parti, anche sul fronte degli assedianti lì assediati, non mancò di essere espresso un commento che dir simile avrebbe significato chiaramente impegnarsi in una quieta banalizzazione retorica.

« Non potranno continuare così ancora a lungo. » commentò Nissa, con aria quietamente soddisfatta, ferma lì dove era stata nelle ultime ore, senza dimostrare di accusare la benché minima stanchezza « Non tanto per i proiettili… di quelli ne avranno l’infinito, almeno fino a quando vi sarà ancora un edificio in piedi all’interno della città. » puntualizzò, seguendo in tutto e per tutto il ragionamento compiuto dalla propria antagonista e, in ciò, rivolgendosi ai propri commilitoni a lei più prossimi « E’ l’umore delle persone che dovrebbe preoccuparli… dubito che qualcuno fra coloro i quali sono riusciti a collocare nelle proprie fila abbia una qualsivoglia formazione utile a sostenere i tempi di una guerra. E, presto, qualcuno potrebbe iniziare a dar di matto… »

Un’analisi sviluppatasi in contemporanea e in parallelo, quella propria delle due donne, volta a giungere al medesimo risultato e a un risultato, in effetti, tutt’altro che erroneo nella propria formulazione… anzi.
Entrambe guerriere esperte, entrambe condottiere nate, le due gemelle Bontor, in fondo, avrebbero avuto a doversi riconoscere prive di quell’ingenuità che, in quel frangente, avrebbe potuto giustificare una qualunque, altra prospettiva per l’immediato futuro. Credere… illudersi di quanto, allora, un esercito più o meno arrangiato in non più di mezza giornata all’interno di una città abitualmente estranea al suono di qualunque tamburo di guerra potesse essere allor in grado di gestire in maniera corretta la tensione psicologica propria di tutto ciò, in fondo, sarebbe per l’appunto stata una vana illusione. Una vana e pericolosa illusione alla quale Midda non avrebbe mai potuto concedersi di aggrapparsi e che, obiettivamente, si sarebbe dimostrata in tutto e per tutto in favore di Nissa.
E se già un assedio tradizionale avrebbe potuto mettere alla prova la fermezza dei cuori di quei disgraziati, l’idea stessa di quel particolare assedio, e di un assedio condotto, allor, da non morti apparentemente inarrestabili, per così come, pur, si erano anche dimostrati a confronto con le fiamme, non avrebbe potuto, certamente, essere minimizzato nel proprio valore. E nel proprio tremendo valore psicologico ed emotivo.

« Pensi sia giunto il momento di avanzare…? » domandò uno dei suoi interlocutori, in dubbio su qual genere di interpretazione aver a offrire a quelle parole, incerto sull’averle a ritenere qual un invito ad attendere ulteriormente piuttosto che, al contrario, qual un invito a concludere quell’offensiva, dopo sì prolungata attesa e un’attesa che, in fondo, al di là di ogni assenza di stanchezza fisica a loro discapito, non avrebbe potuto ovviare a gravare sulle loro menti, fosse anche e soltanto nella più completa noia, e in una noia a confronto con la quale, forse, si sarebbero persino già addormentati, se soltanto avessero avuto ancora possibilità di farlo.
« Hai fretta…? » replicò tuttavia la donna armata di tridente, scuotendo appena il capo e con esso i propri rossi capelli, ordinati in un’alta treccia « L’idea stessa del tempo dovrebbe ormai perso significato per tutti noi: quanto può valere un’ora, un giorno, una settimana o un mese… o addirittura un anno o un decennio… per coloro i quali hanno a disposizione l’eternità intera?! » questionò, scuotendo appena il capo « Se volessimo, potremmo anche restare qui fermi ad attendere l’estinzione naturale di quell’intera città, senza in questo avere a renderci conto di nulla… »
« Non per obiettare… ma, in tal modo, la minaccia da te levata in opposizione a tua sorella perderebbe non poco di significato. » osservò tuttavia quello, non desiderando contraddirla e, ciò non di meno, non poter fare a meno di temere la prospettiva da lei in tal maniera evocata, e quella prospettiva volta quasi a tradurli in statue, nella paziente attesa della pur ineluttabile morte di tutti i loro potenziali antagonisti.

Ovviamente Nissa non desiderava, comunque, attendere lì immobile il semplice evolversi naturale degli eventi, in quello che, non fosse stata immortale, avrebbe altrimenti avuto a doversi interpretare qual uno stallo. Nella sua mente, i tempi e i modi d’azione erano ben chiari. E decisamente molto più immediati rispetto all’eterna attesa così suggerita.
Ciò non di meno, anche e soltanto avere a riflettere, ad alta voce, nel merito di quell’eventualità, non avrebbe potuto ovviare a imporle un senso di soddisfazione, una ragione di appagamento, e un senso di soddisfazione, di appagamento, conseguenti alla consapevolezza di quanto comunque vani avrebbero avuto a dover essere necessariamente intesi tutti gli sforzi che mai la propria gemella avrebbe potuto ideare in suo antagonismo: se già, in passato, quando ancora ella era viva, mai aveva concesso una reale vittoria alla propria controparte, comunque e sempre umiliandola, comunque e sempre contribuendo in ogni maniera a rendere più che miserabile la sua vita quotidiana; ora più che mai ella non avrebbe potuto che raggiungere quel risultato, anche senza neppure compiere il benché minimo sforzo in tal senso. Perché ora, la sua vittoria, avrebbe avuto a doversi considerare già definita, e definita, semplicemente, dalla propria mirabile condizione.

« Non hanno intenzione di avanzare. » sospirò Duva, scuotendo appena il capo, a margine dell’osservazione della propria amica « Per quale motivo dovrebbero, poi…?! » si strinse appena fra le spalle « Sono dei dannatissimi zombie immortali: non devono ucciderci… basta loro aspettare che il tempo ci spazzi via, chiusi qui dentro. » puntualizzò, con un’osservazione utile a ben descrivere la loro attuale situazione, e la disperazione intrinseca della loro attuale situazione.
« E ti lamenti…?! » domandò Lys’sh, aggrottando appena la fronte « Alla fine tutto questo gioca solo a nostro favore. » osservò, inarcando un sopracciglio o, quantomeno, un’arcata sopraccigliare, pur priva di sopracciglio, con aria critica verso quell’osservazione « In fondo non abbiamo idea di quanto dovremo aspettare prima che… »
« Nissa non si lascerà sfuggire l’occasione di uccidervi con le proprie mani, sotto il mio sguardo impotente. » la interruppe tuttavia Midda, entrando in maniera spiacevolmente diretta nella questione, con quell’analisi tutt’altro che entusiasmante della prospettiva di futuro loro offerta o, piuttosto, dell’assenza di prospettiva per il futuro loro offerta « Presto compirà la propria mossa. Ma non prima di aver goduto nel lasciarsi sobbollire nel nostro stesso brodo. Non prima di aver ispirato quanta più sfiducia possibile in noi, dimostrando quanto ogni nostro atta abbia a doversi intendere vano… »
« E quindi…?! » domandò Duva, non comprendendo ove l’amica potesse voler andare a parare « Vuoi che Lys’sh e io ci mettiamo a ballare per risollevare l’umore delle truppe…?! » commentò ironicamente « Mi sembra doveroso sottolineare che, comunque, c’è anche un’esigua componente femminile nelle nostre schiere, la quale potrebbe non apprezzare comunque questo genere di intrattenimento… »
« … senza considerare quanta distrazione potremmo finire per imporre alla restante, e maggioritaria parte. » sorrise divertita Lys’sh, scuotendo il capo a escludere già fermamente il senso di una tale potenziale iniziativa « Non direi che questo suggerimento abbia a intendersi realmente costruttivo. »
« Non che volesse esserlo… » volle comunque sottolineare l’altra, a scanso di ogni possibilità di equivoco attorno alla propria ultima affermazione « Ti prego, non chiederci di metterci a ballare per risollevare l’umore delle truppe! » soggiunse poi, ricercando un po’ di compassione nell’amica, nonché Campionessa Di Lysiath.

E se pur, dal canto proprio, Midda non avrebbe mai richiesto qualcosa di simile alle proprie amiche, fosse anche e soltanto per rispetto nei loro riguardi, l’immagine evocata da tale idea, unita alla supplica pietosa di Duva, non poté che strapparle un sorriso divertito, piacevolmente utile a contrastare fugacemente la tensione di quel frangente.

sabato 11 luglio 2020

3334


Trascorse la prima ora.

Una prima ora in cui, a intervalli regolari, le catapulte si impegnavano in una nuova serie di scariche di pietre e altri proiettili di varia natura a discapito delle schiere più distanti dei non morti, salvo non riuscire, puntualmente, a suscitare in essi alcuna reazione.
Non che i colpi non andassero a segno: aggiustato il tiro, dopo i primi due, ineluttabili, tentativi, tutti gli onagri erano ormai perfettamente in grado di andare a impattare esattamente là dove desiderato, potendo contare, oltretutto, sul favore conseguente a un’assurdamente amplia distesa di antagonisti, all’interno della quale anche un margine di errore di trenta piedi avrebbe potuto essere quietamente tollerato senza, in ciò, compromettere l’esito finale dell’offensiva. Purtroppo, sebbene ogni colpo raggiungesse perfettamente il proprio obiettivo, nessuno di quegli attacchi parve riscuotere successo. E sebbene, nell’immediato, qualche corpo smembrato seguisse puntualmente quelle scariche, l’incidenza percentuale di quell’offensiva avrebbe avuto a doversi intendere comunque troppo bassa per risultare efficace. Ciò senza considerare quanto, ancor peggio, nessuno di quei corpi fosse effettivamente destinato a restare smembrato, laddove, contraddistinti dalla stessa tenacia dei membri della Sezione I, le varie parti sparse di quelle creature tendevano, puntualmente, a ricongiungersi le une alle altre, ricostituendo l’integrità originale dell’individuo quasi nulla fosse accaduto.
E se Midda, in grazia ai propri trascorsi con il suo sposo semidivino e immortale, fortunatamente ormai dimenticato nelle immensità siderali, avrebbe ben potuto vantare di conoscere la frustrazione conseguente all’opporsi a una creatura contraddistinta da una tale tenacia, e una tenacia utile a vanificare qualunque impegno fisico a suo discapito; l’idea lì di non avere a doversi confrontare con un singolo individuo, quanto e piuttosto con un’intera nazione, qual in fondo avrebbe avuto a doversi intendere quella lì schierata innanzi al suo sguardo, di tali esseri, non avrebbe potuto ovviare a risultare psicologicamente demotivante.

Una prima ora in cui, al di là di tutto l’impegno proprio delle catapulte, nessuno dei non morti ebbe a smuovere un altro, singolo passo: non fra quelli più distanti, non fra quelli più prossimi, tutti in quieta e paziente attesa di un qualunque segnale, di un qualunque ordine da parte della loro comandante.
Una pazienza ampliamente sfociata nell’indifferenza, quella propria di quegli individui, che non avrebbe potuto, ulteriormente, contribuire a compromettere ogni entusiasmo, ogni fiducia, ogni speranza, in coloro i quali si erano quindi schierati a difesa di Lysiath. Perché dietro a tanta pazienza, altro non sarebbe stata promossa che l’evidenza della disumanità propria di quegli esseri, di quei non morti, e di quei non morti che, pur animati da desideri e passioni umane, prima fra tutte la vendetta a discapito della loro ucciditrice, si stavano comunque dimostrando più che umani, proponendosi con un controllo che mai, in alcuna circostanza, avrebbe egualmente potuto essere proprio di un umano. E con un controllo, in fondo, semplice conseguenza di quell’intrinseca e incontrovertibile certezza di non aver a poter essere ulteriormente influenzati dalle ansie proprie dei mortali, dalle paure di chi, in fondo, consapevole di quanto caduca abbia a essere la propria esistenza stessa, tale per cui un qualunque errore, per quanto banale, avrebbe potuto tradurre una vita in una morte, ma mai avrebbe potuto occorrere il contrario malgrado ogni impegno, malgrado ogni sforzo o desiderio:  per loro, per quelle creature, tanto la vita, quanto la morte, avevano perduto francamente di significato, a confronto con una nuova, costante e inalterabile esistenza.
E se soltanto uno stato di esistenza avrebbe avuto a dover essere identificato lì caratterizzante il loro essere, a prescindere da ciò che sarebbe potuto occorrere, a prescindere da ciò ch avrebbe potuto avvenire, forse essi non soltanto non avrebbero più avuto a doversi intendere quali semplici uomini, ma, anche e ancor meglio, avrebbero potuto avere a ergersi a un livello divino… o, quantomeno, semidivino. Uno stadio ultimo dell’esistenza tale per cui, paradossalmente, essi avrebbero potuto restare lì, immobili, per i successivi dieci mesi, fino a quando, all’interno delle mura della città, non fossero esaurite tutte le scorte, e l’assenza di cibo non avesse, in luogo a ogni loro alternativo sforzo, cancellato completamente la popolazione di quell’urbe.

Una prima ora in cui, nel confronto con la futilità di ogni sforzo e con la più completa indifferenza offerta dai loro antagonisti, Midda Bontor non poté mancare di riservarsi ogni possibile senso di incertezza sulle proprie scelte, sul proprio operato, pur rinfrancata dalla consapevolezza che, per lo meno, una prima ora fosse trascorsa in maniera obiettivamente positiva, nell’assenza, almeno per il momento, di ulteriori vittime la colpa per le quali non avrebbe allor mancato di gravare sul suo cuore, anche ove non fosse stata direttamente ella a muovere la spada atta a troncare tali vite.
Invero, nel confronto con l’incolmabile disparità fra le forze lì schierate, ogni singolo minuti conquistato avrebbe avuto a doversi intendere comunque positivo per loro. E, forse, speranzosamente utile a permettere alla loro ultima risorsa di poter essere giuocata in tempo utile a ovviare alla più completa disfatta di Lysiath. Ragione per la quale, ove Nissa aveva lì deciso di tergiversare, per la sua gemella, per la Campionessa di Lysiath, tutto ciò altro non avrebbe avuto a dover essere interpretato se non in maniera positiva, quasi al pari di un gradevole dono del cielo a proprio favore. Purtroppo, al di là di quella che avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual una positiva, estremamente positiva, constatazione nell’ordine di misura dell’economia globale di quella battaglia, e del suo apparato strategico, il senso tattico della donna guerriero non avrebbe potuto ovviare a dimostrarsi insoddisfatto per tutto ciò, nell’evidenza di quanto, in fondo, da parte loro stesse lì occorrendo solo un inutile dispendio di energie e di risorse in attacchi privi di qualunque scopo. E pur in attacchi che, allora, non avrebbe potuto interrompere senza, in tal maniera, condividere con tutti il senso di sfiducia che in quel frangente non avrebbe potuto che esserle proprio.
Così, malgrado tutto ciò altro non avrebbe potuto esser inteso se non vano, Midda Bontor non ebbe a comandare il cessate il fuoco, non ebbe a richiedere agli onagri, e ai loro manovratori, di arrestarsi nel proprio incedere, anzi assicurandosi, anche con la collaborazione di Duva e Lys’sh, che tutto continuasse in maniera incessante, non concedendo alcuna possibilità di requie alle proprie controparti, per quanto, in effetti, le stesse non stessero apparendo minimamente bisognose in tal senso.

Trascorse la prima ora. E alla prima ora ne ebbe a seguire una seconda, un terza e addirittura una quarta, fino a quando il sole non ebbe a levarsi alto nel cielo, sino allo zenit.
Solo allora la Campionessa di Kriarya ebbe a comandare il cambio delle squadre di manovratori, affinché le prime potessero riservarsi occasione utile a riposarsi e a rifocillarsi, mentre altri loro pari avrebbero ripreso e continuato il loro operato, nulla lasciando trasparire, all’esterno, di quanto dietro quelle mura potesse star accadendo. E se, quel continuo e cadenzato muoversi di persone e di onagri, avrebbe potuto generare troppo facilmente un senso di alienazione rispetto alla realtà delle cose, nessuno mancò di rendersi conto di quanto, effettivamente, il tempo fosse trascorso. E fosse allor trascorso tanto in un senso di positività comune, e di quella positività conseguente al loro semplice essere ancora in vita, quant’anche di inquietudine diffusa, nella consapevolezza di quanto, malgrado tutti i loro sforzi in quel costante attacco, alcuna particolare evidenza di successo era stata loro offerta da parte della Campionessa, altresì impegnata a richiedere loro un ulteriore sforzo, un ulteriore impegno.

« Non potremo continuare così ancora a lungo. » commentò Midda in direzione delle proprie amiche, lì necessariamente promosse a consiglieri e luogotenenti « Non tanto per i proiettili… di quelli ne abbiamo l’infinito, almeno fino a quando vi sarà ancora un edificio in piedi all’interno della città. » puntualizzò, sottintendendo, senza troppa enfasi, quanto sarebbe stata disposta a comandare l’abbattimento delle case, ove necessario, per riservarsi nuove risorse balistiche per caricare gli onagri « E’ l’umore delle persone che mi preoccupa… non scordiamoci che, in fondo, nessuno di loro è formato a sostenere i tempi di una guerra. E, presto, qualcuno potrebbe iniziare a dar di matto… »

venerdì 10 luglio 2020

3333


« E poi… chi può dire che anche Anmel Mal Toise, qualche migliaio di anni fa, non avesse iniziato a sua volta in questa maniera…? » suggerì Duva, palesandosi accanto a loro di ritorno dal giro delle catapulte, in tempo utile per intercettare, quantomeno, l’ultima parte del discorso, e quel discorso di condanna da parte della propria amica a discapito di quelle creature « Per quanto ne sappiamo, gli zombie di Grykoo, un tempo, magari si mostravano esattamente come i nostri simpatici antagonisti là davanti… ciò senza voler sminuire, in alcun modo la straordinarietà di quanto hai involontariamente compiuto. »

Già. Chi avrebbe potuto dirlo…?
Anche la posizione di Duva, pur costringendo a volgere l’attenzione in una direzione decisamente poco piacevole, non avrebbe avuto a doversi fraintendere per nulla assurda o priva di ragione: del resto, nel merito dell’origine stessa della negromanzia, o, più in particolare, di quella terrificante piaga negromantica spiacevolmente presente nel suo mondo a differenza di altri mondi in tutto il resto dell’universo, Midda non avrebbe potuto vantare alcuna consapevolezza di sorta, in termini tali per cui, allora, qualunque ipotesi avrebbe potuto riservarsi la medesima valenza di qualunque altra. E così, all’occorrenza, la situazione che per lei avrebbe avuto a potersi considerare realtà quotidiana, forse, non avrebbe avuto a doversi fraintendere tale in un’epoca passata, e in un’epoca antecedente a quella della propria predecessora, offrendo in tal maniera quieta giustificazione all’esistenza, in tempi antichi, di grandi necropoli nelle quali offrire sepoltura ai propri morti allorché bruciarli, per così come, in tempi moderni, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la soluzione più salubre, a ovviare al rischio di spiacevoli ritorni degli stessi in condizioni decisamente meno gradevoli rispetto a quelle per loro proprie un tempo.
Ma se in tal maniera avesse avuto realmente a dover essere riletta la Storia, se in tal direzione avesse avuto a dover essere realmente interpretata la responsabilità della passata Oscura Mietitrice nel corso degli eventi; ella nulla avrebbe avuto allor a compiere se non, inconsapevolmente e pur non meno colpevolmente, il proprio necessario ruolo all’interno di una qualche sorta di dinamica universale, nel proprio attuale ruolo di Oscura Mietitrice e con buona pace, altresì, per ogni suo impegno in direzione di un qualche progresso come Portatrice di Luce. Un’interpretazione quantomeno spiacevole della situazione attuale e un’interpretazione volta a dischiudere la possibilità a scenari, ove possibile, ancor più raccapriccianti rispetto all’attuale…

« O magari gli zombie di Grykoo sono conseguenza del tentativo di Anmel Mal Toise di rimediare alla una situazione simile a questa… » rifletté ancora Duva, con incedere quasi provocatorio, nel suggerire, in fondo, alternative sempre peggiori e volte a contemplare una sorta di ineluttabilità del destino a discapito di qualunque sforzo, di qualunque impegno da parte delle tre amiche « Ragione per la quale, forse, la cosa migliore che tu potresti ora fare sarebbe evitare di compiere una qualunque azione a discapito della tua gemella, laddove, forse, tutto ciò potrebbe finire soltanto per complicare ulteriormente le cose. »

L’intento della donna dalla pelle color del bronzo e dagli occhi color dell’oro era semplice: stuzzicare l’intelletto dell’amica per cercare di scuoterla da ogni possibile apatia che, a confronto con propri, eventuali, sensi di colpa, avrebbe potuto prenderla, avrebbe potuto dominarla, compromettendone il giudizio, ponendo sgradevoli dubbi su qualunque propria scelta. E giacché, certamente, quegli stessi dubbi ella non avrebbe mancato di riservarseli, tanto sarebbe valsa la pena di riversarli addosso a lei in maniera così esplicita e, sotto certi versi, grottescamente antipatica, quasi interpretando un ruolo antagonistico a suo discapito e, ciò non di meno, speranzosamente, suscitando in lei una qualunque possibilità di reazione, di riscossa psicologica ed emotiva.
E se tale era l’intento di Duva, simile ragione non si ritrovò a essere vanificata, vedendo la Figlia di Marr’Mahew ritrovare, effettivamente, cognizione di causa nella situazione, al di là di ogni possibile sentimento avverso e avverso, in effetti, a proprio medesimo discapito…

« O magari dovresti smetterla di gettarmi addosso più ansia di quanta non ne abbia già a poter provare… » sorrise sorniona Midda, quasi a titolo di rimprovero a discapito dell’amica, e un rimprovero dietro il quale, tuttavia, aveva a volersi celare un affettuoso ringraziamento, per aver saputo, ancora una volta, scandire le parole giuste al momento più opportuno « … per favore e grazie! » concluse, apparentemente ancora ironica e, ciò non di meno, sicuramente onesta in quel “grazie”.
« Prego. » ammiccò per tutta replica l’altra, volgendo lo sguardo oltre le mura « Sbaglio o si stanno fermando…?! » osservò quindi, aggrottando appena la fronte.

Duva non si stava sbagliando, per così come anche Midda e Lys’sh poterono rapidamente constatare. E laddove un attimo prima la falange alla testa della quale era Nissa si stava muovendo in costante avanzamento in direzione della città, indifferente persino alla parete di fuoco che avevano supposto potesse fermarla, ora appariva lì ferma, arrestatasi nel proprio incedere con aria quasi serena: composti, ordinati, e pur non frementi, pur non scalcianti, quanto e piuttosto quasi in quieta attesa, e in questa attesa di qualunque evoluzione degli eventi la sorte avrebbe potuto offrire loro.

« E ora cosa diamine ha in mente di fare mia sorella…?! » sussurrò quasi fra sé e sé la Campionessa di Lysiath, sporgendosi appena in avanti, quasi a cercare, in tal maniera, di poter osservare meglio la scena, di poter meglio distinguere i dettagli della situazione, per quanto ancora almeno un miglio avesse a distanziarla da quell’armata di non morti.

E quasi quelle parole potessero essere state udite a tanta distanza, dall’altra parte di quella scena Nissa ebbe a concederle un’inascoltata replica, scandita in quel frangente con un sorriso di quieta soddisfazione, e quieta soddisfazione conseguente alla perfetta consapevolezza di quanto, allora, tutto ciò avrebbe avuto a disorientare la propria gemella, offrendole, in buona sostanza, né più, né meno di quanto ella stessa avrebbe all’occorrenza compiuto a parti inverse, a ruoli rovesciati, e quanto, ancora, in effetti, ella avrebbe lì avuto a desiderare poter compiere, se soltanto ella le avesse concesso occasione utile in tal senso…

« Eccoci qui, mia cara. » scandì quieta, alla testa degli uomini e delle donne che in quella marcia l’avevano accompagnata, l’avevano seguita, anche attraverso le fiamme che avrebbero potuto distruggerli e che, al contrario, ormai avrebbero avuto a doversi intendere sostanzialmente dimenticate dalle proprie carni, dai propri corpi « Cosa farai se non saremo noi a compiere la prima mossa…? A cosa potrai mai reagire se non vi sarà alcuna azione…?! » la volle provocare, ridacchiando con soddisfazione « Riuscirai a resistere all’ansia dell’attesa di un attacco che non avrà a occorrere o, forse, ti spazientirai e prenderai tu l’iniziativa…? »

Così bloccandosi nel proprio incedere, quasi per assurdo, Nissa volle rovesciare l’idea stessa alla base di quel presunto assedio, rifiutandosi di tentare di muovere un solo, ulteriore passo a discapito della città e, semplicemente, limitandosi ad attendere che fosse la città a muoversi verso di lei, nella consapevolezza di quanto, comunque, il tempo avrebbe avuto a doversi comunque intendere dalla loro, in favore di coloro i quali, non morti e, ciò non di meno, neppure vivi, non avrebbero avuto necessità di riposare, o di dormire, o di mangiare o di bere, a differenza di coloro i quali, lì all’interno delle mura della città, non avrebbero potuto rinunciare a compiere neppure volendo.

giovedì 9 luglio 2020

3332


In quell’occasione, tuttavia e purtroppo, qualunque fosse stato il danno che Nissa avrebbe avuto a imporre, a discapito di anche un solo, singolo, abitante di quella capitale, la colpa, già facilmente attribuibile a se stessa, avrebbe avuto, necessariamente, a doversi riconoscere a maggior ragione qual propria, e non più qual una partecipazione di responsabilità, in quanto ispiratrice di tanta violenza, quanto e piuttosto un’esclusiva attribuzione, e quell’esclusiva attribuzione conseguente alla sgradevole consapevolezza di essere stata ella a restituire al mondo quella pazza, offrendole, oltretutto, un sì sterminato esercito di degni compagni di ventura. Ragione più che sufficiente, quindi, a motivarla ad agire, e ad agire con fermezza, onde evitare che la propria gemella potesse essere in grado di riservare il benché minimo danno a chicchessia, amico, conoscente o, anche, semplice estraneo l’avrebbe avuto a poter incrociare il proprio passo con il suo in una tanto sventurata situazione.
E se, per un istante, per un fugace istante, nel cuore, nell’animo e nella mente di Midda Bontor fu chiara la necessità, per lei, di precipitarsi al di là di quelle mura, per avere a cercare, in qualche modo, di imporre la parola fine a quel delirio, a quella follia, in misura tale a spingerla a sporgersi oltre la balaustra innanzi a sé molto più di quanto non avrebbe avuto a doversi riservare opportunità di compiere, una parte minoritaria del suo intelletto, e, fortunatamente, quella parte preposta al controllo del suo arto destro in lucente metallo cromato, ebbe a essere contrario a una tanto stolida soluzione, imponendole di afferrare saldamente il limitare di quelle mura, di quel torrione, per lì ancorarsi, e ancorarsi sì saldamente in misura allor utile non soltanto a evitare cadute involontarie, ma, persino, ove ciò fosse occorso, evitare le conseguenze negative di una qualche spinta omicida a lei eventualmente imposta. Perché se pur ridiscendere da quelle mura e cercare un confronto diretto con la propria gemella avrebbe potuto allor soddisfare nell’immediato la propria frustrazione, e quel sommesso senso di inadeguatezza all’attuale contesto; gli eventi occorsi alla Biblioteca avrebbero avuto a dover dimostrare, con una certa chiarezza, quanto ella, né sola, né accompagnata dalle sue amiche, avrebbe mai potuto sperare di ottenere un qualche risultato in contrasto a quella smisurata massa di non morti, e di non morti tanto peculiari, finendo, al più, soltanto con l’abbandonare i propri compagni d’arme, e tutti coloro che, in quel frangente, in lei stavano riponendo la propria fiducia e la propria speranza, per una stolida rivalsa egoistica e, obiettivamente, del tutto inutile.
Così ella si ritrasse indietro, prendendo un profondo respiro e cercando di ricacciare, dal proprio cuore, dal proprio animo e dalla propria mente, quell’insalubre proposito, per tornare a confrontarsi in maniera fredda e distaccata con quella situazione. Per quanto difficile fosse sempre stato, per lei, avere a confrontarsi in maniera fredda e distaccata con qualunque situazione concernente la propria gemella.

« Io ti ho riportata in vita… e io ti distruggerò! » sospirò in un alito di voce, scuotendo il capo e sancendo, così, una promessa concreta verso quella figura e quella figura che pur, paradossalmente, e al di là di qualunque complotto ordito dall’altra Anmel, avrebbe avuto a doversi intendere realmente intenzionata a riportare in vita, a restituire al mondo e, in particolare, all’abbraccio delle proprie figliuole... ma non così!
« Bisogna sempre prestare attenzione a quello che si desidera… » sorrise Lys’sh, facendo capolino alle sue spalle, e non mancando di cogliere l’affermazione così da lei intimamente scandita, in grazia al proprio fine udito « … soprattutto quando si possiede il potere di riplasmare la realtà a proprio piacimento. »
« Bella storia. » commentò Midda per tutta risposta, scuotendo appena il capo « Se possedessi veramente quel potere, a quest’ora avrei già ricacciato tutti quei mostri nell’oscurità dalla quale li ho evocati… » protestò la Figlia di Marr’Mahew, per nulla convinta nel proprio ipotetico ruolo di Portatrice di Luce e di Oscura Mietitrice, ruolo nel quale, almeno per il momento, non aveva saputo dimostrarsi di essere a proprio agio, né, in effetti, avrebbe avuto piacere a dimostrarsi di essere a proprio agio.
« Lo pensi davvero…?! » domandò la giovane donna rettile, aggrottando appena la fronte per tutta replica.

E per quanto quella questione avrebbe potuto apparire retorica, il fatto che lì fosse stata così scandita da Lys’sh non avrebbe avuto a doverle permettere alcuna banalizzazione di sorta, spingendola, al contrario, a riflettere attentamente sul fatto e sull’evidenza di quanto, complice o meno l’azione di secondo-fra-tre, e non del secondo-fra-tre a lei facente riferimento, si fossero allora ritrovate in quella situazione.
Cosa intendeva sostenere Lys’sh? Che ella non avrebbe compiuto tutto il possibile, e anche l’impossibile per liberare il mondo da quella piaga? O che, addirittura, ella avrebbe potuto esserne complice, in maniera più o meno consapevole…?
Per quale motivo al mondo ella avrebbe mai potuto voler difendere quelle creature? Per quale motivo al mondo avrebbe mai potuto voler tutelare l’esistenza di quei mostri…?!
No. Ella non avrebbe potuto aver ragione per desiderare che quegli zombie potessero imporre la propria minaccia a discapito di Lysiath o di qualunque altra città di Kofreya o del mondo intero. Ella non avrebbe potuto aver ragione per difendere quell’abominio assurdo, quelle esistenze prive di vita, la cui sola presenza altro non avrebbe potuto che rappresentare una minaccia per il Creato stesso.
No. Non avrebbe potuto…

« … dannazione… »

Lys’sh aveva ragione. Una parte di lei, una parte remota del suo animo, non era contraria a tutto quello. Era contraria, certamente, alla minaccia di morte che Nissa aveva rivolto a discapito dell’intero continente, in una folle prospettiva di dominio del medesimo, traducendo tutti i vivi in morti, e in morti loro pari. Era contraria, sicuramente, all’idea di un’aggressione a discapito di Lysiath o di qualunque altra città di Kofreya o del mondo intero. Ma, al tempo stesso, quella parte di lei non avrebbe potuto anche che essere, in parte, appagata da quanto accaduto, da quell’inatteso, improvviso ritorno in vita, o qualunque avesse a doversi considerare la loro attuale condizione, di tutti coloro le morti dei quali avrebbero avuto a doversi attribuire la responsabilità. In una qualche maniera, e in una maniera sicuramente perversa, innaturale, forse e persino blasfema, tutti coloro i quali gravavano sul proprio cuore, sul proprio animo, erano lì stati riportati indietro, a cercare, in qualche maniera assolutamente sbagliata, di cancellare quel senso di colpa, in maniera poi non dissimile da quanto già era accaduto con i Progenitori e da quanto, del resto, ella stessa aveva coscientemente deciso di voler tentare di compiere in favore della propria stessa gemella.
Un risultato osceno, e pur straordinario, a confronto con il quale non avrebbe potuto ovviare a essere, forse e paradossalmente, grata a secondo-fra-tre e all’altra Anmel. E un risultato osceno, e pur straordinario, a confronto con il quale, probabilmente, non sarebbe riuscita a essere così fermamente decisa a schierarsi in contrasto… non per come avrebbe potuto desiderare essere capace di compiere in quel frangente, non per come, in effetti, sarebbe stato necessario ella fosse in grado di compiere in guel frangente.

« Magari esiste un altro modo. » commentò Lys’sh, propositiva, desiderando suggerire l’idea di una soluzione alternativa, e una soluzione che non avesse necessariamente a prevedere una nuova carneficina, e una nuova carneficina in contrasto a quell’infinità di persone allor ritornate alla vita, in una seconda, improbabile, occasione « In fondo, tecnicamente, non sono neppure degli zombie… non, per lo meno, per come sei abituata a considerarli. »
« No. » escluse tuttavia e con straordinaria fermezza la donna guerriero, non desiderano offrire spazio di manovra a certe idee, a talune proposte « Troveremo un altro termine per indicarli. Qualcosa di più appropriato. Ma ciò non toglie che siano dei mostri, oscenità che non avrebbero dovuto esistere e che sono tali soltanto per colpa mia. E ciò non toglie, ancora, che desiderino l’annichilimento della vita, per così come finora conosciuta, nell’intero continente… » scosse il capo, a ribadire tutta la propria contrarietà a soluzioni diverse dalla loro completa eliminazione « … dobbiamo distruggerli. E dobbiamo distruggerli fino all’ultimo esemplare. »

mercoledì 8 luglio 2020

3331


« Raramente si concede la prima mossa. » incalzò ancora, a sostegno della propria argomentazione « E anche quando ciò accade, tale azione occorre solo allo scopo di scuotere il proprio avversario di turno, per costringerlo a reagire e, in ciò, per muovere il proprio attacco. E, in questo modo, ella ottiene sempre il vantaggio della reazione. » puntualizzò, analizzando in maniera estremamente precisa l’operato della propria gemella, in termini tali che neppure ella stessa avrebbe potuto avere a rinnegare l’evidenza « Poi, sia chiaro… è brava nella reazione. Veramente brava! » confermò, concedendole comunque quel giusto tributo « Ma la sua è sempre e comunque una risposta, una reazione, per l’appunto. Mai un’iniziativa. Mai un’azione… e un’azione che, altresì, richiederebbe una certa dose di coraggio, una certa capacità di sorprendere il nemico, e un nemico che, sovente migliore di lei, non si farebbe altresì sorprendere. »
« Insomma: credetemi. » concluse ella, scuotendo appena il capo « Il mito attorno al nome di mia sorella è assurdamente gratuito, incredibilmente immotivato, e mirabilmente costruito ad arte al solo scopo di circondarla di un’aurea di invincibilità. » storse le labbra, con palese disappunto a confronto con tutto ciò « E non dimentichiamo di come, addirittura, sia stata talvolta persino ella stessa a scrivere le ballate in proprio stesso onore… » sancì, con disapprovazione totale a discapito dell’altra, e di colei che pur, in quel frangente, non avrebbe potuto esprimere alcuna parola in propria difesa.
« Addirittura…?! » non poté che sorgere, dubbiosamente, una voce non meglio identificata fra le schiere accanto a lei, non mancando di esprimere un certo dubbio a tal riguardo, non desiderando certamente prendere le difese della propria assassina e, ciò non di meno, non riuscendo francamente a immaginarla sì squallida dal promuoversi in termini così spudorati.
« Oh sì. » confermò tuttavia Nissa, non volendo concedere alcuna scusante alla propria gemella « E ne ho anche le prove. » sottolineò, a scanso di ogni possibilità di fraintendimento « Perché soltanto lei e io eravamo a conoscenza di taluni dettagli della storia della nostra infanzia… e nel momento in cui questi sono stati trasposti in una lunga e dettagliata canzone, e una lunga e dettagliata canzone utile a promuovere all’attenzione del pubblico l’informazione prima non propriamente nota della mia esistenza, da chi pensate ciò sia stato voluto?! »

In effetti, Nissa non aveva tutti i torti. E, anzi, nel caso specifico di quella canzone, era esattamente quanto occorso, per così come da lei riferito e per le ragioni da lei promosse: nella volontà, infatti, di non rischiare di perdere quanto, sino a quel momento, conquistato nella propria esistenza, nella propria quotidianità, dopo la morte di Nass’Hya, moglie di lord Brote di Kriarya, per mano della stessa Nissa, ella aveva ritenuto utile, anzi indispensabile, fare chiarezza attorno al proprio passato, e all’informazione, per l’appunto prima non propriamente pubblica, dell’esistenza di una sorella gemella, e di una sorella gemella animata dalle peggiori intenzioni verso di lei. Un particolare, quello così proprio della vita della Figlia di Marr’Mahew che, laddove non fosse stato reale, avrebbe potuto essere frainteso qual un banale espediente narrativo di un qualche cantastorie particolarmente privo di iniziativa. E pur, nel confronto con la realtà dei fatti, un particolare a confronto con il quale l’intera storia personale della donna avrebbe avuto a dover essere riletta, offrendo in tal senso utili dettagli a meglio comprendere, a meglio giustificare ogni cosa sino ad allora rimasta, obiettivamente, priva di un perché: il perché della sua cicatrice, il perché del suo braccio metallico, il perché, persino, dei suoi capelli, all’epoca tinti in tonalità di nero corvino al solo fine di avere stolidamente a distinguersi dalla propria gemella, quasi come se, all’occorrenza, anche la stessa Nissa non potesse egualmente tingersi i capelli nelle medesime sfumature.
Non che, ovviamente, ogni canzone, ogni ballata, ogni storia narrata attorno all’Ucciditrice di Dei avessero a doversi intendere frutto della sua stessa mano, in un’imbarazzante autopromozione che ben poca stima avrebbe potuto avere a ispirare nei suoi stessi confronti: ciò non di meno, però, così come quel lampante esempio, innegabile avrebbe avuto a doversi intendere quanto già in altre passate occasioni fosse stata la stessa Midda a sfruttare l’operato di cantori compiacenti, di bardi amici, per aiutare il proprio nome a imporsi sulla folla, quando ancora, come avventuriera mercenaria, avrebbe avuto a doversi intendere agli inizi della propria carriera, e di una carriera, in effetti, tutt’altro che semplice, in un clima di patriarcale sfiducia nei riguardi delle possibilità di una donna, e di una donna contraddistinta da una certa generosità nelle proprie forme e proporzioni, in qualunque altro ruolo che non prevedesse un letto qual principale collocazione.
Non calunnia, quindi, avrebbe avuto a doversi considerare quella propria di Nissa, quanto e piuttosto un’impietosa esposizione di quelle tecniche, tutt’altro che improprie, alle quali la sua gemella aveva fatto ricorso nel tempo tanto all’interno dei propri combattimenti, dei propri duelli, quant’anche esternamente a essi, nel corso della propria più semplice quotidianità. Tecniche che, pur prive di qualunque motivazione di necessario demerito, così esposte, così proposte, non avrebbero potuto ovviare a proiettare una sgradevole luce in contrasto alla medesima Midda Bontor, incrinando la solida fermezza del di lei mito per ridurla, impietosamente, alla semplice donna che ella comunque era…
… una semplice donna che, in ciò, non avrebbe avuto ragione alcuna di preoccupare quell’armata di non morti, e quell’armata di non morti così in marcia in suo contrasto.

« Questa volta, però, non le daremo soddisfazione. » escluse Nissa, scuotendo appena il capo « Non subito, quantomeno. » precisò, con un sorriso divertito « Perché se ella desidera aspettare a misurare le proprie reazioni soltanto in conseguenza alle nostra azioni, sarà nostra premura avere a scontentarla, negandole tale opportunità, tale possibilità. E costringendola, così, all’incomoda necessità di avere a prendere delle scelte. E delle scelte l’esito delle quali, come già avvenuto, ci impegneremo a vanificare. »

E sebbene nessuno fra i presenti avrebbe potuto vantare di comprendere, di preciso, cosa Nissa potesse avere in mente, la questione piacque loro. E piacque loro in maniera piacevolmente marcata. Marcata al punto tale da entusiasmarli e da guidarli in un improvvisato grido di esultanza in favore di quel piano e della loro comandante.
Del resto, al di là di ogni considerazione, facile sarebbe stato fomentare quei disgraziati a odiare la Campionessa di Lysiath. E promettere loro la piacevolissima possibilità di avere a ridurla in disgrazia, a umiliarla, ad abbatterla psicologicamente ancor prima che fisicamente, riducendola all’impotenza e facendole pesare, in tal senso, la propria condizione… beh… non avrebbe potuto mancare di entusiasmarli! E di entusiasmarli con intenso trasporto!

« … maledetta… » sussurrò Midda, in risposta a quel grido, e a quel grido di gioia che, comprese, essere stato ispirato da qualcosa suggerito dalla propria gemella.

Rimasta sola sulla torre di guardia, nel mentre in cui le proprie amiche stavano preoccupandosi di riorganizzare in maniera più mirata l’azione delle catapulte, la Figlia di Marr’Mahew non mancò di contemplare dall’alto la scena, ben comprendendo cosa stesse accadendo: la propria gemella, in grazia al proprio straordinario carisma, stava ispirando i propri compagni d’arme per l’imminente attacco. E per un attacco che li avrebbe allor visti agire spronati da tutta la violenza di cui mai avrebbero saputo dirsi capaci, animati dall’unico interesse, dall’unico scopo, di ridurre in cenere ogni cosa attorno a lei, senza, tuttavia, torcerle neppure un capello. Perché, dal punto di vista di Nissa, ella era e sarebbe dovuta restare intoccabile anche e soprattutto nel mentre in cui il resto del mondo, attorno a loro, veniva sterminato. Solo così, solo circondandola di morte e di distruzione, del resto, Nissa avrebbe potuto trovare soddisfazione, nel vederle in ciò restituito il favore che, dal proprio punto di vista, ella stessa le aveva rivolto molti anni addietro, abbandonandola ancor bambina e lasciandola, involontariamente e inconsapevolmente, sola negli anni della malattia e della morte della loro genitrice.