11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Accadde l'11 gennaio 2008.

Non fu qualcosa di programmato o di pianificato. Semplicemente avvenne.
Uscivo da un periodo complicato della mia vita, o quantomeno qualcosa che all'epoca mi sembrava essere tale, e dopo aver avuto l'ennesima riprova di quanto non serva a nulla impegnarsi per piacere agli altri, volli iniziare a sforzarmi di essere un po' più egoista, dedicandomi a fare qualcosa solo e unicamente per me stesso.
Presi in mano la matita azzurra, che usavo per abbozzare le vignette, e tracciai tre riquadri: nel primo, il volto di una donna con occhi chiari e corti capelli neri; nel secondo, il busto della medesima, mostrando un braccio di armatura sulla destra e una spada nella mancina; nel terzo, la figura intera, facendola apparire in piedi, in una palude, circondata da zombie.
Mi innamorai subito di quella donna. E capii che, se davvero avessi voluto darle una possibilità avrei dovuto scrivere di lei, anziché disegnare le sue avventure, con tempistiche ineluttabilmente più impegnative.
Così posai la matita e aprii Word, iniziando a tradurre in parole quelle immagini: "Due occhi color ghiaccio."



Oggi è l'11 gennaio 2020!

Questo è per noi, Midda...!

Sean, 11 gennaio 2020

domenica 23 febbraio 2020

3195


« … »

Fossero esplosi mille soli, probabilmente sarebbero allor risuonati meno assordanti rispetto a quelle semplici parole così pronunciate da secondo-fra-tre. E il silenzio che ebbe a imporsi sugli astanti fu più che esplicativo nel merito di tutto ciò.

« … »

Tutto improvvisamente assunse un significato, a confronto con quelle parole. I frequenti momenti di dissociazione di propri della Figlia di Marr’Mahew in quelle ultime ore, e, ancor più, la misteriosa conclusione della lunga e terribile parabola della regina Anmel Mal Toise, offrirono finalmente l’evidenza di una ragione, di un razionale e di un razionale più che credibile.
Certamente quelle parole avrebbero potuto considerarsi una menzogna. Un trucco ordito dal vicario al fine di disorientarli e vincerli. E di questo Be’Sihl e Lys’sh non avrebbero potuto che dirsi più che consapevoli. Ma allo stesso modo, Be’Sihl e Lys’sh non avrebbero potuto anche ovviare a dirsi più che certi di quanto tutto quello non fosse un trucco. E guardandosi l’un l’altra, non poterono che restare in silenzio nel confronto con l’impossibilità a trovare un’imprecazione adeguata a esprimere quanto, allora, avrebbero potuto desiderare essere in grado di esprimere.

« … »

Anche Rín e M’Eu non poterono ovviare a scoprirsi costretti a un attonito silenzio, sebbene per ragioni decisamente diverse rispetto a quelle proprie dello shar’tiagho e dell’ofidiana.
Meno partecipi a quella lunga saga, e quella saga in corso da ormai quasi tre lustri, e meno vicini, per diverse motivazioni, alla stessa Ucciditrice di Dei, nel confronto con l’attenzione di entrambi quelle parole non poterono ovviare a risultare quantomeno paradossali, nel voler associare all’eroina al centro di quella storia la sua stessa nemesi, racchiudendole in una sola, unica, entità. Dal loro punto di vista, dal basso della loro ignoranza su molte delle dinamiche occorse nel tempo, la regina Anmel Mal Toise, l’Oscura Mietitrice, avrebbe avuto a doversi intendere più come l’esemplificazione stessa del concetto di “male” ancor prima che qualunque altra interpretazione.
Ella era sempre stata loro proposta qual una nemica da combattere, una nemica da contrastare, una nemica da uccidere prima di essere da lei uccisi, e non che fossero state negate, in tal senso, passate occasioni a tutti i loro amici e compagni, forse e ancor prima che a loro stessi. E l’idea che, ora, ella potesse esser associata alla stessa Midda Bontor... beh… avrebbe avuto a doversi intendere semplicemente folle.

« … »

La regina Midda Namile Bontor.
L’Oscura Mietitrice.

« Credo di essere riuscito, finalmente, a ottenere la vostra attenzione… » commentò con trasparente soddisfazione secondo-fra-tre, a confronto con il silenzio assoluto nel quale così ebbero tutti a ritrovarsi, in conseguenza al proprio annuncio.
« Per tutti gli dei di Shar’Tiagh! » esplose tuttavia Be’Sihl, levando gli occhi al cielo e lasciando così eruttare tutta la propria comprensibile e frustrata ira a confronto con l’idea dell’ultima idiozia compiuta dalla propria amata « Non voglio credere che lo abbia realmente fatto… non voglio credere che sia stata davvero così stupida da farlo! »

Non a minimizzare la gravità del gesto compiuto dalla propria amica, Lys’sh avrebbe voluto allor ricordare a Be’Sihl l’evidenza di quanto egli, già molto tempo prima rispetto a lei, avesse avuto la spiacevole idea di scendere a patti con Desmair, in termini tali che, negli anni a venire, avrebbero complicato non poco non soltanto la sua esistenza, ma anche quella di lei e, persino, quella di tutti loro, a bordo della Kasta Hamina. Ma comprendendo quanto, probabilmente, quello avrebbe avuto a doversi intendere il momento meno opportuno per una tal precisazione, ella si morse la lingua e si costrinse al silenzio, ignorando l’evidenza di tal dettaglio.
Ciò non di meno, l’ultima cosa che allor sarebbe stato loro utile sarebbe stato perdere la pazienza e lasciarsi trasportare, a ruota libera, da qualunque subbuglio del proprio intestino, ragione per la quale, allungando delicatamente la propria vellutata destra, ella cercò un momento di contatto con Be’Sihl, a tentare di reimporgli occasione di quiete…

« Sono certa abbia avuto le sue ragioni per farlo. » sancì quindi, non desiderando negare il beneficio del dubbio alla propria amica sororale, nella convinzione che, avendo agito in tal direzione, ciò avrebbe avuto a doversi intendere sicuramente motivata da una qualche concreta razionalità, e una razionalità sicuramente argomentabile in un’ottica di bene comune « Non dobbiamo dimenticarci di quanto, ora, il nostro principale antagonista abbia a intendersi quel Progenitore e di come egli desideri cancellare l’intero Creato per poter ricominciare da capo con qualcosa di nuovo… e qualcosa del quale egli possa essere l’unico signore onnipotente. » sottolineò, tentando di riportare la questione a una più corretta prospettiva, e a una più corretta prospettiva utile a delineare in maniera meno negativa quanto così compiuto dalla donna guerriero.

Parole, quelle pronunciate da Lys’sh, che nel silenzio proprio di quella situazione estranea a ogni realtà, non mancarono di riecheggiare sino a giungere anche all’attenzione di Rín e M’Eu, i quali, a tal riguardo, non poterono ovviare a esprimere, fra di loro, una propria personalissima opinione su quei fatti.

« … non per apparire critico verso Midda, ma… non è che sia proprio così certo che preferire Anmel al Progenitore abbia a doversi intendere qual il proverbiale male minore… » sussurrò M’Eu, in un alito di voce, affinché tale commentò avesse a poter essere lì condiviso solo ed esclusivamente con la propria compagna d’arme, senza propagarsi, inavvertitamente, in altre direzioni.
« … bisognerebbe capire in che termini sia stato definito l’accordo con Anmel… » puntualizzò per tutta replica Rín, non potendo negarsi una certa sintonia con le parole allor espresse dal giovane figli di Ebano e, ciò non di meno, riconoscendosi ancor troppo estranea a tutto quello per potersi arrogare il diritto di un qualche giudizio di merito.

Diversamente dalla donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, tuttavia, Be’Sihl avrebbe avuto a potersi considerare sufficientemente addentro alla questione per potersi arrogare un qualche giudizio di merito. E, in questo, egli non mancò di offrire la propria risposta in direzione dell’ofidiana che, con quelle parole, aveva tentato di rasserenarlo…

« Mi piacerebbe tanto credere che Midda abbia agito spinta soltanto dalla ragione. » commentò egli, sforzandosi di ritrovare una qualche serenità interiore, benché, in quel frangente, avrebbe avuto piacere solo a urlare, e a urlare a squarciagola per sfogare tutta la frustrazione propria del momento « Purtroppo la conosco abbastanza da essere certo che non abbia avuto a preoccuparsi del futuro, continuando a vivere, come sempre ha fatto, solo e unicamente nel presente. Perché se è pur vero che, ora, il nostro antagonista ha a intendersi il Progenitore… una volta che lo avremo sconfitto, magari in grazia ai poteri dell’Oscura Mietitrice, chi sarà la nuova minaccia?! »

sabato 22 febbraio 2020

3194


Nella necessità di mantenere la propria attenzione rivolta, innanzitutto, verso le orde di zombie che stavano assediando la fortezza entro i confini della quale avevano così trovato occasione di proteggersi, Rín e M’Eu non ebbero immediatamente a cogliere l’evidenza del fatto che secondo-fra-tre ebbe a spostare il proprio sguardo, sino a quel momento rimasto fisso su di loro, in un’altra direzione.
Ciò non di meno, nel momento in cui l’inconfondibile e ambigua voce del medesimo ebbe a tornare a troneggiare sopra le loro teste, superando quietamente anche il rombo della loro arma e annunciando l’arrivo di nuovi antagonisti, o, quantomeno, tali dal suo personale punto di vista, entrambi ebbero occasione di cogliere, e di cogliere positivamente, l’annuncio di quanto, allora, qualcun altro nel loro gruppo doveva aver individuato un modo per raggiungerli, iniziando, in tal senso, a porre rimedio alla diaspora che li aveva travolti a seguito della caduta in quell’oscuro precipizio, promessa di morte per tutti loro…

« Altri due. » annunciò questi dall’alto del cielo, a sottolineare l’evidenza di quanto allor occorso « In quali termini vorrete confrontarvi con me, voialtri?! » domandò poi, evidentemente all’indirizzo diretto della nuova coppia subentrata nella questione in corso.
« Con chi starà parlando…?! » domando M’Eu, cercando di distinguere qualcosa, qualunque cosa nel seguire la direzione dello sguardo del loro antagonista, senza, in tal senso, avere occasione di riservarsi la benché minima possibilità di discernimento, nella barriera visiva che, sotto di loro, non avrebbe potuto ovviare a creare la foresta comparsa insieme al castello, a circondare il medesimo.
« Non ne ho la benché minima idea… » commentò per tutta risposta Rín, in una replica tanto sincera quanto retorica a una domanda a confronto con la quale non avrebbe potuto avere a riservarsi alcuna possibilità di risposta, arrestando per un momento l’incessante tuonare del proprio mitragliatore a sei canne rotanti, nella volontà di comprendere qualcosa nel merito di quanto stesse accadendo.

In effetti, pur continuando a muoversi nella loro direzione, e a muoversi nella volontà di raggiungerli e di straziarne le carni con le proprie unghie e con i propri denti, quegli zombie, sì inutilmente trivellati di colpi da parte della donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color fuoco, non avrebbero allor avuto a poter offrire particolare ragione di minaccia alla coppia. Non quantomeno nell’immediato, e nell’immediato di quella differenza di quota fra loro così venutasi a creare nel momento in cui la stessa Rín aveva così evocato la presenza di quella fortezza, e di quella fortezza allor utile a dividerli.
In ciò, quindi, un momento di tregua avrebbe anche potuto essere loro perdonato, soprattutto nella volontà, nella necessità di cogliere meglio l’evoluzione della situazione per così come venutasi a creare.
Ma se pur una questione era stata allor proposta dal vicario, soltanto una scarica di colpi energetici ebbe lì a presentarsi qual risposta a suo evidente desiderio di discapito, una risposta inadeguata a meglio identificare coloro i quali avrebbero avuto a doversi allor intendere suoi interlocutori e, ciò non di meno, più che sufficiente a definirli, inequivocabilmente, quali membri della compagnia lì sospintasi. E di quella compagnia che, allora, non avrebbe potuto mancare di dimostrarsi animata dalle più negative intenzioni a discapito di quell’essere e di quell’essere inappellabilmente riconosciuto qual loro antagonista, qual loro avversario.

« Chiunque siano, sono certamente dei nostri! » sancì Rín, più che soddisfatta da quella conferma, e da quella conferma alla luce della quale non avrebbero potuto vantare maggiore consapevolezza rispetto a un attimo prima e, ciò non di meno, a confronto con la quale non avrebbero potuto che riscoprirsi più che positivamente spronati innanzi alla sfida loro così presentata.
« Diamo loro una mano, allora! » propose M’Eu, indicando secondo-fra-tre e, in ciò, suggerendo esplicitamente un cambio di bersaglio per i colpi sparati dalla propria compagna d’armi, e per quei colpi che egli stesso avrebbe volentieri esploso se soltanto avesse saputo come fare.

Detto, fatto: Rín non ebbe a esitare un istante di più e, dopo aver gettato un ultimo sguardo agli zombie, ad assicurarsi che fossero ancora lì dove li aveva lasciati, spostò le sei bocche di fuoco del mitragliatore, prima rivolte verso il basso, ora verso l’alto dei cieli, e verso quei cieli là dove il loro nemico stava già venendo bersagliato dai nuovi arrivati, chiunque essi fossero.
Ma né i colpi di armi energetiche, né quei proiettili parvero ottenere particolare risultato nei riguardi di quella creatura, se non, ineluttabilmente, quello di farla irritare, e di farla irritare maggiormente a loro discapito, per la stolidità da tutti loro dimostrata innanzi alla propria comparsa al loro cospetto…

« Ora… basta! » tuonò egli.

E nell’esplosione di quella voce, di quel potente ordine imposto dall’alto dei cieli, tutto attorno a loro ebbe a essere colpito da una devastante onda d’urto e un’onda d’urto che, oltre a mandare gambe all’aria sia M’Eu che Rín, oltre che, probabilmente, i loro ancor ignoti compagni lì sopraggiunti, ebbe a spazzare via, letteralmente, tutto quanto lì così evocato, cancellandolo in un sol istante.
Non un albero, non una pietra, non uno zombie, non tantomeno il castello, ebbero a resistere a quell’onda d’urto. E laddove, un istante prima, M’Eu e Rín di ponevano sulla cima di una sicura fortezza, intenti a far piovere proiettili incandescenti sopra le teste degli zombie loro antagonisti, un istante dopo ebbero a scoprirsi sdraiati per terra nel ben mezzo del nulla. E non in senso metaforico, quanto e piuttosto nel senso più letterario del termine, e in un senso tale per cui, a tutti gli effetti, persino il terreno sotto di loro non avrebbe avuto a potersi considerare qual effettivamente distinguibile, solido come la roccia, sì, e pur immateriale quanto la nebbia, e quanto la nebbia che, tutto, lì, parve avvolgere senza pur nulla, a tutti gli effetti, avere a coprire.

« Dove siamo finiti…?! » gemette M’Eu, riprendendosi, non privo di dolori, dal colpo subito e cercando di guardarsi attorno, a meglio definire la loro attuale posizione, benché, nella più completa assenza di punti di riferimento, difficile sarebbe stato per lui essere persino certo di aver ancora il dono della vista.
« Questa è la forma più pura del tempo del sogno… » sottolineò per tutta replica l’altra, senza particolare disagio in tal senso, più che confidente con tutto ciò, avendo in esso già trascorso molto del proprio tempo, nella misura sufficiente da maturare una certa familiarità con quanto, pur, per chiunque altro, non avrebbe potuto ovviare a risultare inquietante « Con il proprio grido, secondo-fra-tre ha cancellato quanto avevo evocato, ridefinendo tutto nella propria neutralità originale. »
« Rín… M’Eu! » li raggiunse, da una certa distanza, una voce loro familiare, la voce di Be’Sihl, compagno di Midda, invitandoli in ciò a voltarsi verso l’origine di quel richiamo e, in lontananza, in quella strana nebbia-non-nebbia, distinguendo, oltre a lui, anche la giovane ofidiana Lys’sh « State bene…?! »
« Stanno bene! » sancì a titolo di risposta lo stesso secondo-fra-tre, riprendendo ancora una volta parola dall’alto del cielo, o di quanto, ipoteticamente, avrebbe avuto a potersi definire qual il cielo sopra le loro teste, se soltanto parlare di sopra e di sotto, o di cielo e di terra, avesse avuto allor un qualche significato di sorta nell’indistinguibilità propria di quella situazione « State tutti bene, giacché se soltanto avessi voluto realmente nuocervi, a quest’ora sareste tutti già morti. » incalzò, dimostrando palese irritazione per quanto accaduto, per tutti gli attacchi immotivatamente subiti, da parte di tutti i presenti.
« Se non è la nostra vita che desideri, che cosa vuoi allora da noi, maledetto…?! » domandò Be’Sihl, in lontananza, rivolgendosi direttamente al vicario, dal momento che egli, in tal modo, aveva voluto intromettersi nel loro dialogo, pretendendo la loro attenzione.
« Io sono secondo-fra-tre, vicario della regina Midda Namile Bontor, servo fedele dell’Oscura Mietitrice da prima che tutto fosse… » proclamò quindi egli, riuscendo per la prima volta a terminare quell’introduzione che già, in più di un’occasione, aveva tentato di proporre all’indirizzo di Rín e M’Eu, salvo essere continuamente interrotto « … e sono qui per condurvi dalla mia signora, affinché possiate assisterla nella battaglia! »

venerdì 21 febbraio 2020

3193


« … come?!... » esitò per un istante H’Anel, con le mani ancor strette attorno al collo di Midda, in quell’ira che tanto ella aveva voluto evocare in lei e che, allor, le sarebbe potuta costare anche la vita se soltanto la giovane avesse insistito maggiormente in quel punto.

Fu soltanto un fugace momento di disorientamento, quello che ella ebbe così a concedersi in conseguenza alle parole appena scandite dalla propria interlocutrice, nemica o no che dir si volesse, il quale ebbe tuttavia a dimostrarsi sufficiente per ricondurla prossima a precipitare verso nell’oblio di morte da cui, con tanta costretta cattiveria, la Figlia di Marr’Mahew era stata in grado di salvarla.
E fu allora che H’Anel comprese cosa l’altra stesse dicendo. E comprese il perché di tutto ciò che pocanzi le aveva detto, di così tanta immotivata violenza psicologica nei suoi confronti, di così tanto ispirato odio, il quale, sì repentinamente qual tale era divenuto, tornò a essere amore per colei che mai l’aveva realmente tradita, che mai l’aveva realmente aggredita, ma che, soltanto, desiderava soccorrerla, e soccorrerla in contrasto a quell’antagonista sì potente, sì straordinario, da essere capace di imporre la morte anche e soltanto con la propria sola presenza, con la propria sola voce nelle menti di coloro che, sventurati, gli si fossero parati innanzi. Una minaccia per opporsi alla quale, Midda lo aveva così ben dimostrato, l’unica possibilità sarebbe stata quella di annichilire le proprie effettive possibilità di riflessione, lasciando sostituire alla ragione la furia più cieca, cedendo al lato più primitivo della propria mente e a quel lato che, allora, non avrebbe potuto ascoltare alcuna voce se non la propria, e la propria che, in tutto ciò, avrebbe allor gridato: “Uccidi!”.
Così H’Anel, cosciente di star precipitando nuovamente nell’oblio, ebbe a rievocare nella propria mente ogni pensiero negativo, ogni frustrazione repressa, ogni questione irrisolta, per alimentare nuovamente il fuoco dell’ira, e quel fuoco che tanto sapientemente Midda era stata in grado di accendere pocanzi in lei e che ella, lì, tuttavia, stava nuovamente lasciando scemare. E prima che potesse essere troppo tardi, la giovane figlia di Ebano ebbe a ritrovare la propria libertà, scoprendosi, ancora e comunque, stretta attorno al collo della propria quasi madre e di quella propria quasi madre che, ormai, aveva abbandonato la propria consueta carnagione eburnea in favore di un incarnato rosso paonazzo non poi così dissimile dal colore dei propri capelli, e forse, e persino, più intenso rispetto agli stessi, qual conseguenza di quella morsa da lei impostale…

« Dannazione! » gridò quindi H’Anel, liberando immediatamente la propria compagna e cercando, ciò non di meno, di non concedersi l’occasione di calmarsi, di lasciar sostituire alla rabbia un qualunque altro sentimento, per così come, allora, avrebbe potuto altrimenti troppo facilmente avvenire « Con che razza di mostro abbiamo a che fare…?! »
« … uno… della peggiore… specie… » rispose Midda, dimostrando una certa difficoltà nell’esprimersi, palese dimostrazione di quanto concreto fosse stato il pericolo da lei corso, e da lei volontariamente corso al solo fine di salvare, ancora una volta, quella giovane, in maniera probabilmente ben poco convenzionale, e pur, ciò non di meno, trasparente di tutto il più sincero affetto che ella avrebbe potuto provare per lei.
“Morite, maledette!” sancì il medesimo mostro loro antagonista, non desiderando concedere loro occasione di requie alcuna.

E se il Progenitore, sopraggiungendo loro, non ebbe a riservarsi occasione di esitazione nel rivolgere a loro discapito un violento attacco, e un attacco energetico che, in luogo a circa un centinaio di piedi quadrati di spiaggia attorno a loro ebbe a creare, semplicemente, il vuoto; Midda Namile Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya, non ebbe a concedersi occasione di letale indolenza di fronte a tutto ciò, malgrado quanto chiunque avrebbe avuto a definire mancanza di lucidità, ma reagì, e reagì in maniera immediata, traendo a sé H’Anel e catapultandosi, insieme a lei, nell’alto dei cieli.
Una reazione, quella così descrivibile, per come condotta dalla donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, che non avrebbe avuto a doversi fraintendere in senso metaforico o iperbolico, quanto e piuttosto in senso letterario, là dove, se un istante prima Midda e H’Anel avrebbero avuto a doversi riconoscere ancor distese su quel bagnasciuga, nella fugace frazione di tempo utile a quella porzione di spiaggia per essere cancellata dall’attacco del Progenitore, entrambe ebbero allor ad abbandonare quella zolla di terra, proiettandosi fisicamente a circa un centinaio di piedi più in alto… sostenute in tal senso da due enormi ali, e due enormi ali allor materializzatesi, quasi d’incanto, sulla schiena della stessa Figlia di Marr’Mahew!

« Dei del cielo! » gemette H’Anel, sinceramente spiazzata da tutto ciò, e pur, ancor una volta, costretta a non concedersi alcuna possibilità di sostituire all’ira un qualunque altro sentimento, fosse anche lo stupore, là dove ancor troppo pressante avrebbe avuto a doversi percepire la negativa influenza propria del loro antagonista « E quelle da dove accidenti le hai tirate fuori?! » domandò, con tono volutamente furente, e furente, tuttavia, non in opposizione a Midda o alle sue due magnifiche grandi ali rossiccio-castane, quanto e piuttosto a tutto quello, alla disarmante follia nella quale stavano precipitando e a quella follia innanzi alla quale non avrebbe neppure avuto a potersi concedere l’occasione di un qualche razionale confronto, nella necessità di continuare a essere arrabbiata, irata con tutto e con tutti, per mantenersi, in ciò, ancor viva.
« E’ una prerogativa di questa dannatissima dimensione…! » le ricordò Midda, là dove, in effetti, già nelle narrazioni da lei ascoltate da parte di Maddie in riferimento al loro primo viaggio nel tempo del sogno, proprio quella coppia di ali non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual inedita… anzi « Ciò che puoi immaginare, lo puoi fare! »

Una prerogativa straordinaria e pericolosa, invero, quella così propria di quel mondo, di quella particolare dimensione primigenia, soprattutto nel confronto con l’evidenza di quanto poi occorso a Rín, la quale, facendo ritorno al proprio mondo, alla propria realtà, aveva condotto seco il non banale miracolo della guarigione del proprio stesso corpo, e di quel corpo che, per oltre due decenni era rimasto spezzato in due dalle conseguenze nefaste dell’incidente che aveva privato lei e la sua gemella della loro amata genitrice, e che l’aveva, allor, sgradevolmente intrappolata su una sedia a rotelle. E pur una prerogativa quantomeno utile nel volersi allor opporre a una creatura dotata dei poteri di un dio, e una creatura che, non a caso, proprio all’interno del tempo del sogno Midda aveva voluto trascinare, con la speranza di potersi riservare un’occasione di confronto quantomeno paritario con essa.
A sorprendersi per quella coppia di ali, e per quella coppia di ali così improvvisamente esplose dalla schiena della donna guerriero con impeto sufficiente a permettere a entrambe di salvarsi dall’aggressione del Progenitore, non ebbe tuttavia a riservarsi occasione di fare soltanto la giovane figlia di Ebano, quant’anche il loro stesso antagonista, e quella creatura che, evidentemente, pur dall’alto della propria presunta onnipotenza e onniscienza, non avrebbe avuto a dover vantare pregressa esperienza nel confronto con il tempo del sogno, in termini tali da non avere la benché minima possibilità di prevedere, allora, quella sorprendente evoluzione.

“Ma… cosa…?!” indugiò egli.

E, nel confronto con quell’esitanza, Midda Bontor agì. E agì in maniera forse banale… probabilmente vana… ma, ciò non di meno, tentando di porre fine a tutto ciò con la più straordinaria potenza di fuoco che la sua mente potesse essere in grado di rievocare: la stessa con la quale il pianeta d’origine di quel mostro era stato eliminato dalle mappe stellari!