11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

venerdì 26 febbraio 2021

3564

 

« Benvenuti nella mia vita... » sorrise Be’Sihl, a modo suo lieto di quanto quel particolare aspetto della propria relazione con Midda stesse allor trovando ragione di creare insoddisfazione anche in altri, là dove, altrimenti, avrebbe potuto apparire qual una sorta di suo limite personale.

Ovviamente temporeggiare sino al ritorno della Figlia di Marr’Mahew, e temporeggiare, pertanto, sino a una scadenza in alcun modo prevedibile, non avrebbe potuto considerarsi una soluzione saggia per Kriarya, ragione per la quale, in un modo o nell’altro, avrebbero dovuto trovare una soluzione, prima che la situazione potesse avere a precipitare.

Ragione per la quale, con fare proattivo, fu Seem a riprendere voce e a dire: « D’accordo. Mentre aspettiamo che Midda ritorni... cosa possiamo fare?! »

Una domanda più che sensata, quella che il giovane, con incedere obiettivamente volenteroso, ebbe così a scandire. E pur una domanda rispondere alla quale non sarebbe stato in alcuna maniera scontato.
Non per coloro lì radunati attorno a quel tavolo, non per chiunque altro in città. E, forse e di buon grado, neppure per la stessa Midda Bontor, ove fosse stata lì presente.

« Uno alla volta, per carità... » ironizzò, a sua volta in imbarazzo, Korl, a confronto con il silenzio che, quindi, ebbe per un istante a calare fra loro.
« Probabilmente sarebbe il caso di indire un incontro... » suggerì quindi Be’Sihl, sospirando e rendendosi conto di quanto, in assenza di Midda, ciò che avrebbero avuto a poter fare sarebbe stato cercare di agire come avrebbe agito lei, pur con tutti i limiti derivanti da una minor autorevolezza rispetto alla Campionessa di Kriarya.
« Con chi...?! » domandò Duclar, inarcando un sopracciglio perplesso « ... hai forse già dimenticato che nessun lord della città è sopravvissuto? » scandì, salvo poi rendersi conto che in tale affermazione stava sancendo anche la morte di Brote, ragione per la quale ebbe immediatamente a soggiungere a titolo di correzione « O, comunque, attualmente reperibile... »
« Con le stesse persone che oggi sono venute a cercare Midda, direi... » rispose il locandiere, volgendo lo sguardo ad Arasha « Per quanto ci hai detto era una rappresentanza sufficientemente significativa della città... no?! » cercò conferma dalla stessa.
« Beh... sì. » si strinse ella fra le spalle « Non che siano passati proprio tutti tutti tutti... ma un certo numero di persone si sono presentate nell’arco di tutto il giorno. »
« Se riesci, prova a fare una lista di chi fossero. » le propose l’altro, tentando di tradurre quell’ispirazione estemporanea in un proposito concreto « Domani, poi, proveremo a convocarli, in maniera tale da discutere tutti insieme del da farsi. »
« ... ossia...?! » domandò Lora, priva di qualsivoglia intento polemico e lì animata soltanto dal desiderio di comprendere meglio cosa quale avesse a poter essere il suo piano.
« Sicuramente dobbiamo mantenere il controllo della città. Non tanto da un punto di vista politico, quanto e piuttosto da un punto di vista emotivo... » ragionò Korl, in supporto a quanto così soltanto accennato dal locandiere « Possiamo fare leva sull’idea di una minaccia comune per colmare le distanze ideologiche fra le varie parti: una minaccia che, del resto, si può considerare decisamente concreta, dopo quanto accaduto. »
« Sì. Sicuramente mantenere tutti uniti e con i nervi saldi sarà fondamentale. » concordò lo shar’tiagho, annuendo in direzione del ritornato « Cerchiamo di elaborare delle strategie utili a migliorare le nostre difese a confronto con il rischio di nuovi attentati dinamitardi e, nel contempo di ciò, verifichiamo che non vi possano essere state altre consegne sospette in giro per la città: non sia mai che, all’occorrenza, possano esservi stati altri obiettivi che, per benevolenza divina, siano sopravvissuti sino a ora... »
« Potrebbe essere utile, a tal riguardo, prevedere dei controlli agli ingressi della città. » suggerì Duclar, ritrovandosi più che concorde a tal riguardo.
« Attenzione, però, a non far passare il messaggio sbagliato... » puntualizzò Lora, storcendo le labbra verso il basso « Le possibili bombe non devono essere aperte per alcun motivo. »
« E se imponessimo l’apertura delle casse per il trasporto delle merci lontano dalla città...? » propose allora Seem, in una riflessione ad alta voce « Avendo visibilità sul contenuto, non dovremmo correre rischi. »
« Peccato che qualcuno rischierebbe di lasciarci la pelle ogni volta... » ironizzò Arasha, scuotendo appena il capo a escludere quella possibilità « ... scusatemi un attimo, vado a dare un’occhiata a Eli per assicurarmi che stia dormendo e non stia ancora facendo tardi con gli altri. » soggiunse poi, levandosi in piedi per porre in essere quel proposito « Che già stamattina non si reggeva in piedi. »
« Comunque, se servisse della “carne da macello”, potremmo pensarci io e Lora... o, magari, cercare di coinvolgere qualche altro ritornato in città. Perché, certamente, non saremo gli unici qui a Kriarya... » suggerì allora il figlio di Thermora, supportando la proposta fatta dal giovane ex-scudiero.
« Quello dei ritornati è ancora un tema abbastanza spinoso. » osservò Be’Sihl, poco convinto da tale pur propositiva offerta « Se Midda ha preferito gestire le cose in sordina è per minimizzare l’insorgere di problemi di accettazione: francamente eviterei di porre maggiormente l’accento su di voi più di quanto già non possa esserlo per ovvie ragioni... e, ancor più, eviterei di tentare di appellarmi ad altri ritornati in città, chiedendo loro di rivelarsi in pubblico. »

Arasha, rimasta ancora per un istante in piedi fra la sedia e il tavolo, decise di non tergiversare oltre, nel voltarsi e nel muoversi ad abbandonare la sala in favore dei corridoi del piano terra, diretta alla propria stanza. Dopotutto sarebbe stato facile prevedere quanto quel discorso si sarebbe protratto ancora per le lunghe, in termini tali che, probabilmente, ella avrebbe fatto in tempo ad andare e a tornare per trovarli, comunque, ancora impegnati a discutere su quell’ipotesi di gestione anarchica della città, e di una città che già di per sé avrebbe avuto a doversi riconoscere sufficientemente anarchica senza ulteriore ed esplicito sforzo a tal riguardo.
Chissà a quale risultato avrebbe mai potuto condurre tutto ciò...? Non sarebbe stato forse meglio lasciare le cose libere di evolversi autonomamente, come già in passato, vedendo qualche facinoroso iniziare a farsi la guerra fino a quando un nuovo equilibrio non si fosse venuto a creare...?
Forse sì. O forse no. Anche perché, dopotutto, quella città avrebbe avuto a doversi riconoscere già sufficientemente anarchica senza bisogno che un clima da guerra civile avesse a sconvolgerla ulteriormente, per così come da molti anni, decenni ormai, non accadeva entro le sue mura dodecagonali.
Già: per quanto, probabilmente, un amante della libertà in senso più assoluto avrebbe potuto avere di che ridire a tal riguardo, in quel particolare frangente, per il bene di tutti, l’ordine avrebbe dovuto prevalere sulla libertà più sfrenata. E un ordine costituito che, allo stesso modo dei lord della città, avesse a distribuire a ognuno i propri compiti e le proprie responsabilità, assicurandosi da tutti il rispetto di quelle basilari regole di convivenza civile utili per sopravvivere a se stessi.
In fondo anche la piccola Eli aveva bisogno di regole da seguire... in assenza delle quali imprevedibili sarebbero state le occasioni per lei di farsi del male.

« ... appunto... » sospirò in un filo di voce, nell’aprire la porta della camera e nel verificare quanto, come purtroppo previsto, ella non fosse presente, certamente sgattaiolata fuori per ricongiungersi agli altri ragazzini « Bisogna far rispettare le regole, per quanto a volte poco piacevoli. » concluse il proprio flusso di coscienza, dirigendosi verso la camera di Be’Sihl e Midda, certa di avere lì a trovare nuovamente tutta la combriccola riunita.

giovedì 25 febbraio 2021

3563

 

Anche quella sera gli adulti della compagnia si ritrovarono a condividere il medesimo tavolo, a confronto con una città che non avrebbe avuto a potersi considerare del tutto ripresasi dagli eventi del giorno precedente.
Sebbene, infatti, nella locanda, così come nelle strade della città, si stessero iniziando a mostrare nuovamente alcuni gruppi di persone mossi dal desiderio di riservarsi una qualche occasione di normalità, benché a confronto con quella pur inoppugnabile consapevolezza di quanto il concetto di normalità prima esistente avrebbe avuto a dover essere completamente rivisto nelle proprie stesse fondamenta; i numeri di simili presenze avrebbero avuto comunque a doversi riconoscere così irrisori da non richiedere una presenza costante dietro al bancone né per Arasha, né per Seem, né, tantomeno, per Be’Sihl. E un paio di ore dopo il calar del sole, in buona sostanza, la loro giornata lavorativa avrebbe potuto avere a potersi intendere già conclusa, in termini tali da concedere loro un nuovo momento conviviale, utile a tirare le somme su quanto avvenuto e a cercare di comprendere la direzione più opportuna entro la quale avere a muoversi.
Anche perché, a ben vedere, una simile necessità di chiarezza mentale non avrebbe avuto a dover essere intesa soltanto qual loro prerogativa, quanto e piuttosto un’esigenza della città stessa, per così come Arasha non mancò di riportare all’attenzione di tutti i partecipanti a quel bizzarro concilio...

« Durante tutto il giorno, da diverse parti della città, sono sopraggiunte persone alla ricerca di Midda. » comunicò ai propri interlocutori, con un quieto sorriso tirato.
« Chi erano...? » domandò incuriosito e perplesso Be’Sihl, non potendosi negare una necessaria ragione di sospetto a confronto con tanto interesse nei riguardi dell’unica “autorità” certamente sopravvissuta dell’intera città del peccato.
« Rappresentanti di gilde, proprietari di bordelli e di taverne, mercanti e semplici guardie... di tutto un po’, insomma. » riportò quindi, in un elenco che si impegnò a sintetizzare nel non voler certamente proporre un censimento dell’intera popolazione cittadina « Tutti stavano cercando la Campionessa della città, per invocare il suo discernimento in un frangente come questo. »
« Interessante... » osservò lo shar’tiagho, sinceramente sorpreso da simile evoluzione « Ero convinto che già oggi si sarebbero iniziati a scannare per tentare di assumere il controllo della città, occupando il vuoto di potere venutosi a creare nella scomparsa dei lord. E, invece, desiderano appellarsi a Midda...?! »
« Beh... » prese voce Seem, nel desiderio di aver a commentare quel comportamento inteso qual anomalo da parte di Be’Sihl « Sin da dopo l’assedio dei Mahkra e l’elezione di Midda a Campionessa, il sentimento della popolazione di Kriarya nei suoi confronti è decisamente mutato, riconoscendo in lei non più un’occasione di sfida quanto e piuttosto un motivo di orgoglio. » spiegò, a beneficio di colui che, in fondo, era stato lontano da quella capitale per troppo tempo per poter avere consapevolezza di ciò « E così, le stesse persone che un tempo si sarebbero proposte animate da una certa brama di antagonismo nei suoi riguardi, per associare il proprio nome alla fama derivante dall’aver sconfitto una simile, celebre figura; hanno iniziato a lasciarsi dominare da una vivace nostalgia per la mia signora, soprattutto negli anni della vostra permanenza fra le stelle del firmamento... »
« Affascinante... » ribadì Be’Sihl, francamente meravigliato da tutto ciò, là dove, in fondo, si sarebbe atteso che in molti, al contrario, avrebbero avuto a trarre un sospiro di sollievo a confronto con l’idea della scomparsa di una figura tanto ingombrante qual ella, indubbiamente, si era sempre impegnata a essere.
« Del resto, non è un caso che la famiglia reale abbia sempre più in odio il nome di Midda Bontor. » aggrottò la fronte Duclar, intervenendo nella questione « Sebbene ella non si sia mai soffermata a riflettere su di ciò, nel confronto con la sua fama e il suo valore ella non avrebbe potuto trovare ostacolo alcuno alla presa definitiva del potere su Kriarya, se soltanto lo avesse mai desiderato. Nessuno dei signori della città si sarebbe mai potuto opporre a lei e, in effetti, nessuno si sarebbe mai neppure voluto opporre a lei... »

E una simile testimonianza, riportata per bocca di Duclar Mi’Chill avrebbe avuto allora a riservarsi un indubbio valore, là dove, in fondo, egli avrebbe avuto a doversi riconoscere di buon grado qual la persona più vicina a lord Brote e, in ciò, più addentro, rispetto a chiunque altro, agli equilibri di potere propri della città del peccato.

« Vuoi dire che anche Brote e Bugeor avrebbero accettato di riconoscerla in tal senso...? » insistette il locandiere, ritrovandosi decisamente spiazzato da ciò, nel non aver mai immaginato nulla di simile.
« Dimentichi come siano stati proprio loro a volerla come Campionessa della città...? E come siano stati, ancora, loro a seguirla nella battaglia di Rogautt, conducendo seco i propri uomini...?! » sorrise il colosso d’ebano, quasi divertito dall’ingenuità che, in quel frangente, egli stava dimostrando « Midda Bontor è già da anni la sovrana di questa città, ispirazione e guida per tutti coloro che qui vi abitano. »

Per Korl e Lora quel discorso non avrebbe potuto che giungere nuovo, là dove, ovviamente, avrebbero avuto a doversi intendere troppo al di fuori delle dinamiche politiche di quel mondo per potersi permettere una qualsivoglia consapevolezza a tal riguardo. Ciò nonostante, nulla di quanto stavano allora dichiarando Seem e Duclar avrebbero potuto avere a sorprenderli, là dove, in fondo, avevano già avuto occasione di constatare in prima persona quanto, al cospetto di quella piccola donna dai rossi capelli color del fuoco e dagli azzurri occhi color del ghiaccio, tutti avessero a piegare la propria volontà, o per amore o per forza. Così era stato in quel di Lysiath, quando Midda Bontor aveva definito personalmente i termini della tregua con i ritornati e dell’integrazione di coloro che avessero voluto impegnarsi in tal senso all’interno della stessa società in contrasto alla quale avevano pur dichiarato guerra, minacciandone la più completa estinzione. E così era stato anche in quel di Kriarya, là dove ella li aveva condotti con il non semplice compito di aver a reinventare da capo quella capitale, con il pieno consenso e il completo appoggio di tutti quei lord che, di buon grado, avevano quindi accettato il suo volere.
Sì: benché essi avrebbero avuto a doversi intendere troppo al di fuori delle dinamiche politiche di quel mondo, alcun dubbio sarebbe stato comunque giustificato a confronto con l’idea che Midda Bontor fosse una condottiera per quelle persone... una regina, per così come, allora, l’aveva appena definita Duclar.

« A questo punto, probabilmente la cosa migliore da fare sarebbe mandarla a chiamare... » suggerì pertanto Korl, cercando di confrontarsi in maniera razionale con la situazione « Abbiamo idea di dove sia...?! »
« Chi può dirlo...?! » si strinse fra le spalle Be’Sihl, storcendo le labbra verso il basso « ... e, comunque, anche avendo idea di dove si trovi, difficilmente credo che un qualsivoglia messaggero sarebbe mai in grado di raggiungerla. »
« Le difficoltà di comunicazione in questo mondo sono frustranti. » gemette Lora, volgendo gli occhi al cielo e pensando a quanto tutto fosse più semplice nella loro precedente vita, in grazia a molteplici dispositivi elettronici attraverso i quali chiunque sarebbe stato reperibile praticamente ovunque nell’universo.
« Sono le difficoltà di comunicazione con Midda a esserlo... a prescindere dal mondo circostante. » ammiccò l’altro, non potendo fare a meno di concedersi una risatina divertita « Ti assicuro che nel corso della nostra permanenza nella “vostra” ipertecnologica concezione della realtà è stato più il tempo in cui non avevo idea di dove ella fosse rispetto a quello in cui lo sapevo. » dichiarò, in una frase che avrebbe potuto apparire iperbolica ma che, in effetti, non avrebbe avuto a esserlo « Potremmo persino considerarlo parte del suo fascino... se soltanto non fosse tremendamente irritante! »
« Squisito. » commentò la feriniana, coprendosi gli occhi con il palmo della mano destra, in segno di sconsolato imbarazzo « Ergo dobbiamo aspettare che torni a casa di propria iniziativa... con buona pace della piccola fine del mondo che stiamo vivendo. »

mercoledì 24 febbraio 2021

3562

 

Ritrovarsi a essere aggiornato sugli eventi occorsi nelle ore in cui egli era rimasto privo di sensi non ebbe a rallegrare Duclar. Anzi. Come facilmente prevedibile, e come pur ineluttabile, tutto ciò ebbe a travolgerlo con uno spiacevole senso di colpa, e un senso di colpa allor motivato dalla consapevolezza di aver preferito rifuggire ai problemi, rifugiandosi nell’alcol, allorché affrontarli e, così facendo, di aver abbandonato Na’Heer a un possibile destino di morte là dove, la sua prima direttiva avrebbe avuto a dover concernere, esclusivamente, la sua sopravvivenza.
Purtroppo avere a rammaricarsi tardivamente per quanto accaduto non avrebbe in alcun modo contribuito a porvi rimedio e, in ciò, l’unica cosa che avrebbe potuto fare sarebbe stata quella di proseguire oltre, con l’impegno psicologico di non avere, ancora, a errare in tal direzione.
E quasi a voler dimostrare tutto il proprio pentimento per la propria mancanza della scorsa notte, a confronto con quello che pur avrebbe avuto a dover essere inteso qual un evento imprevedibile, non appena Na’Heer ebbe a palesarsi nella sala grande della locanda, Duclar Mi’Chill volle dimostrarsi pronto a partire, per fare ritorno ai resti della torre di lord Brote a riprendere le ricerche, per quel secondo, e purtroppo, ultimo giorno d’affanni. Difficilmente, infatti, al termine di quella nuova giornata di lavoro la questione del fato di lord Brote avrebbe potuto restare ancor incerta nella propria definizione, tanto nel bene, quanto e maggiormente nel male. Ciò non di meno, a confronto con la sostanziale certezza di quanto il suo signore avesse a essere sepolto sotto le macerie della propria stessa torre, il colosso d’ebano non si sarebbe comunque concesso requie fino a quando il suo corpo non fosse stato recuperato e non avesse avuto l’occasione di una degna cerimonia funebre: solo in tal maniera, infatti, quel lutto avrebbe potuto iniziare a essere elaborato, e quel dolore superato, volgendo lo sguardo a quell’indomani che, a prescindere da ciò, sarebbe necessariamente sopraggiunto per tutti loro ancora in vita.

« Veniamo anche noi... » avvisò Be’Sihl, nel momento in cui Duclar e i suoi uomini si prepararono a uscire, ricorrendo all’impiego del plurale in riferimento a se stesso e a Seem, nonché a un paio di garzoni « Qualche braccio in più farà sicuramente comodo. »

In qualunque altro momento, probabilmente, Duclar avrebbe avuto a rifiutare quella pur gentile offerta, nel non desiderare approfittare della gratuita disponibilità di quelle figure amiche. Ciò non di meno, nel confronto con la situazione corrente, e con quella situazione di indubbia crisi, non poté che acconsentire con riconoscenza a tutto ciò, limitandosi ad annuire e ad aprirsi in un quieto sorriso al loro indirizzo.
Così, quella mattina, da “Alla signora della vita” ripartirono non soltanto Duclar, Na’Heer e il resto degli uomini della scorta, ma ancora Be’Sihl, Seem e quel paio di garzoni; nel mentre in cui, d’altra parte, Tagae e Liagu, ma anche Mera Ronae e Namile, nonché la piccola Eli, ebbero a restare ad aiutare Arasha nella gestione della locanda, offrendo in tal maniera il proprio utile contributo alla questione.

Fare ritorno alla torre di lord Brote o, per lo meno, ai ruderi che un tempo erano stati la torre di Brote, non poté che imporre una terribile stretta attorno ai cuori di coloro per i quali quella avrebbe avuto a dover essere intesa al pari di una casa. Ma, combattendo contro ogni malinconia, i lavori ripresero lesti, nel desiderio di aver a concludere quanto prima la ricerca di tutte le possibili vittime lì sotto rimaste sepolte.
Superato, tuttavia, l’impatto emotivo del primo giorno, nel confronto con quella catastrofe inimmaginabile, il confronto con quella nuova giornata ebbe a veder offerto da parte loro un approccio più strutturato, più metodico, animato dalla razionalità di quanto muoversi alla rinfusa fra quelle pietre non sarebbe servito a nessuno.
Quando il sole fu in prossimità dello zenit, Lora Grond, accompagnata da Mera Ronae e Namile, fece la propria inattesa comparsa, conducendo seco un piccolo pensiero da parte di Arasha, la quale non aveva mancato di preoccuparsi di organizzare qualcosa per sfamare il gruppo. E per quanto, obiettivamente, nessuno avesse particolare desiderio di mangiare, tutti ebbero a nutrirsi, nella duplice necessità di concedersi un momento di riposo fisico e mentale, nonché di ristorare il proprio corpo con del cibo e dell’acqua fresca, utile carburante per rimettersi al lavoro con più energia rispetto a prima.
Lora e le figlie di Nissa non restarono con il gruppo, avendo soltanto a adempiere a un ruolo di semplice consegna, ma, nel tempo che restarono lì nei paraggi, ebbero a contribuire in maniera comunque positiva nel progresso delle ricerche. I sensi sovrumani della donna gatto, infatti, ebbero a indirizzare le attività di scavo in direzione utile a ritrovare, nel giro di meno di un’ora, altri tre corpi orrendamente schiacciati, che andarono a sommarsi all’ancor misero conteggio odierno e che contribuirono in misura decisamente significativa al totale della giornata: cinque morti.
Così, quando il cielo iniziò a imbrunire, i lavori ebbero non soltanto a interrompersi ma, addirittura, a terminare, e a terminare con l’estrazione, da quelle macerie, di tutti i corpi che avrebbero potuto attendersi di ritrovare lì sotto. Tutti, in effetti, tranne uno...
... quello dello stesso Brote.

« Allora...?! » domandò Arasha in direzione del marito, andando ad accoglierlo e ad abbracciarlo con affetto nel momento in cui il gruppo ebbe a rincasare.
« Abbiamo fatto piazza pulita di tutte le pietre e i mattoni. » confermò Seem, con un insoddisfatto sospiro in apparente contrasto con l’affermazione appena resa propria « Ma di lord Brote nessuna traccia. »

L’assenza di lord Brote dal conteggio dei morti accertati, a dispetto di quanto si sarebbe potuto credere, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa come necessaria evidenza di una riprova di positivo sviluppo nella questione.
In effetti, benché ritrovare il cadavere di Brote lì sotto sarebbe stato terribile, ciò avrebbe comunque rappresentato una conclusione certa di quella vicenda. Una tragica conclusione certa, ma, ciò non di meno, una conclusione certa. L’assenza, invece, di quel ritrovamento non avrebbe avuto a sottintendere necessariamente nessuna verità, né positiva, né negativa, in una pletora di opportunità tali da rendere improbabile comprendere come avere a confrontarsi emotivamente con la questione.

« E questo dovrebbe essere un bene... no...?! » esitò comunque la donna, aggrottando appena la fronte nel non comprendere il perché di tanta, palese mancanza di sollievo da parte dell’interlocutore, in quella che, ove rovesciata, avrebbe avuto a dover essere intesa qual la peggiore notizia possibile, soprattutto per il giovane Na’Heer, potenziale orfano « Forse Be’Sihl aveva ragione nel suggerire quanto fosse sbagliato avere a disperarsi prima del tempo. » suggerì, riferendosi alla conversazione della notte precedente.

Seem, tuttavia, parve ignorare quel commento, dimostrandosi stanco e desideroso di potersi lavare prima di impegnarsi in un qualsivoglia genere di chiacchiera a tal riguardo.
Per tale ragione, egli ebbe a rivolgere un cenno di saluto ai propri compagni di lavoro, prima di dirigersi verso la propria stanza chiedendo alla moglie di volergli offrire la cortesia di accompagnarlo. E solo quando la porta della stessa camera venne richiusa alle loro spalle, egli si concesse possibilità di riprendere il discorso, dimostrando quanto non avesse effettivamente voluto trascurare la questione sollevata dalla sua amata sposa.

« Davvero vogliamo credere che possa essere vivo e in buona salute, simulando la propria morte come già fece Midda anni or sono...? » domandò quindi l’ex-scudiero della citata donna guerriero, decisamente poco convinto di tale interpretazione degli eventi « Quale padre potrebbe mai imporre un torto simile al suo unico figlio...?! » argomentò, scuotendo il capo nell’escludere ogni possibile e positivo esito della questione, a confronto con la drammatica evidenza di quanto, dal proprio personale punto di vista, tutto ciò non avrebbe potuto giustificare la violenza psicologica imposta a discapito di Na’Heer.