11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 20 aprile 2018

2522


Erano trascorsi ormai tre anni, o, almeno, così ella aveva calcolato, da quando Maddie aveva accettato di farsi carico della missione della propria mentore, della propria maestra d’arme, della prima Midda Bontor da lei incontrata, lasciando il proprio mondo, la propria realtà, per incominciare un lungo peregrinare attraverso il multiverso. Un vagabondare apparentemente privo di meta, sulle ali della fenice, che l’aveva vista attraversare ben cinque universi alternativi al proprio, incontrando cinque versioni alternative di sé, cinque altre Midda, e impegnandosi per salvarle dalla minaccia per tutte loro rappresentata da Anmel Mal Toise, prima di giungere sino a quell’ultima realtà, una realtà nella quale, in maniera del tutto sorprendente, disorientante rispetto al passato, non le era stata concessa neppure la possibilità di incontrare la propria versione autoctona, avendo la medesima lasciato il proprio mondo, il proprio pianeta, per inseguire la propria nemesi, la propria versione locale di Anmel attraverso le stelle, attraverso lo spazio siderale.
In simile disomogeneità rispetto al passato, rispetto agli altri universi nei quali ella era soggiornata per non più di pochi mesi, mai superando le due stagioni consecutive, in quel mondo, in quella nuova realtà, ella si era ritrovata in tal maniera costretta a soggiornare per più di un intero anno. Un anno che, tuttavia, non le era pesato, non le era stato difficile affrontare, avendo avuto sin dal primo istante, dal proprio arrivo in quelle terre, la fortunata occasione di incontrare tutti gli amici, tutti i compagni, che la Midda locale si era lasciata alle spalle, e, in ciò, di stringere con loro amicizia, di instaurare con loro nuove relazioni: amicizie e relazioni, le sue, non animate da qualche bramosia volta a usurpare, nelle loro vite, il vuoto lasciato dall’assenza della loro amica, della loro compagna, ma, ciò non di meno, sicuramente favorite dall’aver trovato, in loro, vivaci menti già sufficientemente familiari non soltanto con il sovrannaturale, ma, persino, con l’impossibile, da essere in grado, senza troppe reticenze o sospetti, di accettarla, di accoglierla fra loro.
Certo… il proprio prolungato soggiorno, poi, aveva finito con il vederla legare maggiormente con qualcuno di loro rispetto che con altri, così come, in particolare, era accaduto con il biondo Be’Wahr. Ma questo avrebbe avuto a doversi giudicare sotto un diverso metro di valutazione. E sotto un metro che non trascurasse di prendere in considerazione quanto ella mai avesse voluto illudere quell’uomo, suggerendogli, per loro, l’occasione di una lunga e serena vita insieme, e che non ignorasse quanto ella avesse trovato il medesimo più che disposto ad accettare di vivere tutto ciò alla giornata, preferendo avere l’occasione di amarla anche laddove poi l’avrebbe dovuta perdere, piuttosto che, semplicemente, rinunciare a lei. E se anche, forse, simile attrazione, tale interesse, in lui, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual inizialmente alimentato dalla facile associazione visiva esistente fra Midda e Maddie; l’alchimia che, nei mesi seguenti, nelle stagioni trascorse insieme, vivendo e combattendo l’uno al fianco dell’altra, non aveva mancato di instaurarsi fra loro, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta obiettivamente qual qualcosa di inedito per entrambi.
Malgrado Be’Wahr, malgrado l’anno intero trascorso nel mondo natale di Midda, e malgrado i due anni precedenti vissuti vagabondando per il multiverso, Maddie non avrebbe mai potuto, né voluto, scordarsi del proprio passato, della propria realtà, del proprio universo, del proprio mondo, e, soprattutto, di coloro che lì era stata costretta a lasciare, nel decidere di seguire la fenice. Persone a lei care, persone da lei amate, e non soltanto come amici o amanti, ma anche, e ancor più, qual la propria famiglia: suo padre, innanzitutto, ma anche, e forse ancor più, la sua amata gemella, Nóirín.
Per Maddie, Rín aveva da sempre e obiettivamente rappresentato la parte migliore di sé. Contraddistinta da una tempra, da uno spirito privo d’eguali, Rín aveva raggiunto successi, traguardi, che chiunque altro non avrebbe neppure potuto ambire a realizzare, a riprova di quanto l’incidente occorsole, e la perdita di metà del proprio corpo, non avrebbero mai potuto realmente spezzarla, non avrebbero mai potuto realmente piegarla e piegarla a un qualsivoglia genere di fatalismo: una vera e propria supereroina, quindi. E così, a dispetto di tutto, ella non soltanto aveva completato i propri studi superiori, conseguendo la propria bramata maturità classica, ma aveva poi proseguito oltre con così tanti studi linguistici che, se solo ne avesse fatto richiesta, probabilmente persino all’Organizzazione delle Nazioni Unite sarebbero stati soltanto onorati di poterla annoverare fra i propri interpreti: tre anni prima, al momento della partenza di Maddie, Rín, oltre alla propria lingua natale, era in grado di parlare e scrivere correttamente altre tre lingue, quali inglese, francese e tedesco, e si stava impegnando, parimenti, su altri tre fronti, includendo russo, innanzitutto, ma anche cinese mandarino e giapponese, con i quali nessuno, non Maddie soprattutto, avrebbe potuto avere dubbio sarebbe presto riuscita a giostrarsi alla perfezione.
Alla luce di tutto ciò, non soltanto comprensibile, ma anche imprescindibile, avrebbe avuto a doversi considerare la reazione propria di Maddie di fronte all’apparizione della propria gemella, un’apparizione che, al contempo, avrebbe avuto a doversi considerare sia inattesa, sia, quantomeno, apprezzabile e apprezzata, al punto da caricarle gli occhi di lacrime di gioia per quella possibilità loro così offerta, al di là di quanto, probabilmente, nulla di buono avrebbe avuto a doversi considerare alla base di quanto, allora, stava accadendo…

« Rín! » esclamò nuovamente, ora con maggiore convinzione, non potendo e non volendo ovviare a correre incontro alla sorella, per precipitarsi accanto a lei, quasi gettandosi a terra al suo fianco, soltanto allo scopo di poterla abbracciare, di poterla stringere a sé e, in quell’abbraccio, celare la commozione che non poté ovviare a rigarle il volto, nella felicità di poterla rivedere, di poter essere nuovamente accanto a lei, fosse anche e soltanto per un effimero, fugace momento in quella sempre più assurda situazione « Dei… non puoi immaginare quanto tu mi sia mancata! »

E l’altra, non meno sorpresa, non meno sconvolta e, ciò nonostante, neppur meno gioiosa o commossa rispetto a lei, non poté che ricambiare quell’abbraccio, posticipando qualunque domanda, rimandando qualunque richiesta di spiegazioni e qualunque commento a un momento successivo, giacché, in quel preciso istante nulla avrebbe avuto maggiore valore rispetto a quella riunificazione fra loro, a quel tanto inatteso, quanto improvviso ricongiungimento dopo così tanto tempo, mesi, stagioni, addirittura anni, trascorsi senza neppur avere idea se la propria amata sorella fosse ancora viva oppure no.

« … Maddie… » fu tutto ciò che ella riuscì allora a sussurrare, non sforzandosi di trattenere calde lacrime a discendere sul proprio viso, espressione più sincera, più pura, di quell’amore, di quel sentimento fra loro indissolubile e indiscutibile, in termini tali che neppure quella prolungata lontananza, quella loro sofferta separazione, era stata in grado di porre in dubbio, di minare nel proprio valore, nella propria concretezza.

E se pur, tutti gli altri presenti, avrebbero avuto lì a doversi considerare quantomeno disorientati dalla situazione, e dalla chiave di interpretazione della medesima per così come loro offerta dalla stessa Maddie, nello scoprirsi trasportati non soltanto attraverso lo spazio e, forse, persino il tempo, ma anche, e ancor più, attraverso le dimensioni, al punto da riuscire a raggiungere quietamente quel mondo per tutti loro ben oltre qualunque concetto di alieno; nessuno fra loro avrebbe lì potuto ignorare l’emozione propria di quell’abbraccio, e quanto, in esso, palesemente dimostrato.
E, fra tutti gli altri presenti, più di chiunque non avrebbe potuto ovviare a cogliere il profondo significato di tutto ciò colei che, ritrovatasi nella medesima situazione, pur in termini certamente diversi, e in epoche egualmente diverse, non aveva avuto l’opportunità di un tanto gioioso ricongiungimento con la propria gemella, con la propria pur amata sorella, ritrovandosi, proprio malgrado, altresì posta innanzi al preludio di quella che, molto presto, si sarebbe dimostrata la sanguinosa guerra di una vita intera, una faida che, nell’assenza di una tanto quieta riunificazione, altro non aveva potuto produrre se non straordinario dolore, incredibile tristezza, incommensurabile tragedia, non soltanto fra loro, ma in tutto il loro mondo.

giovedì 19 aprile 2018

2521


« Desmair… » scandì lentamente il nome dell’interlocutore, a tentare di mantenere tutto il proprio autocontrollo, tutta la quiete in tal maniera difficilmente conquistata.

Ciò non di meno, prima ancora che ella potesse avere occasione di iniziare a formulare una qualunque altra frase di senso compiuto, la sua mente ebbe a elaborare, attorno a loro, un nuovo cambio di contesto, un nuovo cambio di scena, volta, ora, a condurli in un ambiente per lei del tutto inedito, certamente non appartenente al suo mondo, ma, neppure, a qualunque altro mondo sino a quel momento visitato, seppur non mancando di presentare, in minima parte, alcune analogie con i più tecnologicamente progrediti fra gli stessi. Se, infatti, attorno a loro ebbe a scomparire l’oscena sala da pranzo di Desmair, quel funesto ambiente al quale troppe negative emozioni avrebbero avuto a dover essere ricollegate da parte sua, unica fra tutti i presenti ad avervi messo piede oltre al medesimo semidio; quanto allora ebbe a riplasmarsi innanzi al loro sguardo fu quanto ella avrebbe potuto descrivere, alla luce delle conoscenze da lei acquisite nel corso degli ultimi due anni, qual un centro commerciale, un ampio edificio all’interno del quale le persone avrebbero avuto piacere ad affollarsi nel desiderio, nella volontà, di acquistare ogni qualsivoglia genere di beni, di merci, in misura poi non concettualmente dissimile da uno dei tanti mercati di Kriarya, e pur, maggiormente strutturato, allo scopo di poter accogliere, servire e soddisfare il maggior numero possibile di persone nel medesimo momento. E benché quasi ogni pianeta da lei visitato avrebbe potuto vantare numerosi luoghi assimilabili a quello, di quello in particolare ella non avrebbe potuto vantare alcuna conoscenza pregressa, non riconoscendone le forme, i colori, e, in verità, neppure l’alfabeto...
… non che, in quegli ultimi due anni, ella avrebbe avuto occasione di apprendere tutte le lingue dei pianeti da lei visitati, e neppure, in verità, una delle principali lingue franche, in grazia alle quali, da ogni parte dell’universo, ogni qual genere di società avrebbe potuto dimostrarsi in grado di comprendersi reciprocamente, instaurando dialoghi più o meno costruttivi. Anche se, almeno sotto tale punto di vista, la Figlia di Marr’Mahew aveva iniziato a esprimere la volontà di apprendere qualcosa di più, al fine di non aversi a dover considerare necessariamente legata, nelle proprie possibilità di comunicazione, fosse anche e soltanto verso Tagae e Liagu, al proprio dispositivo di traduzione automatica e alla sua pur straordinaria efficacia ed efficienza.
Qualunque luogo fosse quello a loro circostante, ella avrebbe potuto considerarsi sufficientemente certa non appartenere alla propria vita. Per quanto, in una qualche logica propria dell’assurdità di quegli eventi, ella non avrebbe potuto ovviare a ritenere quell’ambiente, quel luogo, qual effettivamente appartenente all’esistenza di qualcuno fra loro.

« … Lys’sh… conosci questo posto…?! » ipotizzò, rivolgendosi alla propria ofidiana sodale, non potendo escludere che, dall’alto della propria maggiore esperienza, ella avesse effettivamente avuto pregressa occasione di confronto con quel luogo, ovunque oramai fossero stati catapultati.
« No. Per nulla. » escluse immediatamente l’altra, scuotendo appena il capo e non mancando di osservarsi attorno con aria curiosa e preoccupata, cercando di comprendere meglio ove fossero arrivati, purtroppo, a sua volta, non potendo ovviare a ritenersi estranea a tutto quello, finanche all’alfabeto lì adoperato.

A concedere risposta affermativa a tale interrogativo, immediata, fu tuttavia la voce di un altro elemento di quel variegato gruppetto. Un elemento al quale, proprio malgrado, la Campionessa di Kriarya non aveva avuto occasione di pensare in quanto, comunque, ancor troppo estranea nel confronto con la sua mente, innanzi al suo giudizio, soprattutto ove posta in paragone con così tante altre persone da lei non soltanto conosciute, ma, anche e indubbiamente, amate. Un elemento che, in maniera non meno sorpresa, stupita e, addirittura, disorientata rispetto agli altri, lì stava osservandosi attorno, non riuscendo a elaborare la sorpresa per l’accaduto e per quell’ultimo cambio di contesto, in particolare…
… un elemento di nome Maddie.

« Io sì… »

Solo quella semplice asserzione ebbe tempo di essere pronunciata dalla versione più giovane di Midda Namile Bontor prima che ella avesse a bloccarsi, ritrovandosi impossibilitata a esprimere qualunque parola, qualunque ulteriore dettaglio eventualmente chiarificatore nel merito di quanto stesse accadendo o perché.
Solo quella semplice asserzione ebbe tempo di essere pronunciata prima che Maddie si ritrovasse quasi soffocata, privata della possibilità di esprimere qualunque ulteriore verbo tanto in direzione della propria versione più anziana, quanto di chiunque altro, in una pietrificazione emotiva tanto improvvisa quanto apparentemente immotivata, nel considerare come, in fondo, ella non avesse avuto ragione di reagire tanto malamente né di fronte all’apparizione di Desmair, né a quella di Lys’sh, le cui nature non umane avrebbero potuto, eventualmente, spaventarla, o anche e soltanto sorprenderla, nel ben considerare la propria estraneità da simili contesti, da tali realtà.
E, paradossalmente, a bloccarla, a congelarla vittima delle proprie emozioni, con occhi spinti quasi fuori dalle orbite e bocca aperta, a nulla mistificare del proprio stupore, della propria sorpresa, del proprio trauma emotivo a fronte di tutto ciò, non ebbe a essere un mondo nuovo, una realtà a lei estranea, nelle quali poter essere colta in contropiede dalla comparsa inattesa di un colosso dall’aspetto demoniaco o di una giovane donna serpente. A sconvolgerla, allora, altro non ebbe a essere che quello che ella non ebbe esitazione a riconoscere qual il proprio universo, il proprio mondo e, ancor più nel dettaglio, il proprio mondo.
Un’identificazione per lei inoppugnabile, per lei inappellabile, nel confronto non tanto con quel supermercato, qual avrebbe potuto presentarlo ai propri compagni, a coloro i quali, come Be’Wahr e Seem avrebbero avuto a doversi riconoscere del tutto estranei innanzi a un tale concetto; quanto e piuttosto qualcos’altro… qualcun altro.
Qualcuno che, nella fattispecie, stava procedendo tranquillamente nelle proprie compere, nella propria visita a quel luogo di commercio, di mercato, muovendosi con mirabile agilità, e senza impiccio alcuno, in grazia a una sedia a rotelle, limite con il quale, proprio malgrado, aveva dovuto imparare a rapportarsi, a confrontarsi, sin da quando neppur decenne, invero e addirittura conquistando tale occasione, simile possibilità, in grazia alla propria straordinaria forza di volontà, oltre che a un difficile percorso di riabilitazione, che le aveva permesso di recuperare completamente il controllo su almeno metà del proprio corpo, anche laddove nessun medico, nessun chirurgo aveva accettato di correre il rischio di illuderla, di suggerirle un qualunque possibilità di miglioramento rispetto al letto sul quale si era ritrovata immobilizzata a seguito del devastante incidente nel corso del quale, ancor peggio, loro madre era morta…
… loro madre…

« … Rín…?! »

E Nóirín Mont-d'Orb, sorella gemella di Madailéin, così richiamata da una voce tanto familiare, tanto amica, non poté che muovere il proprio sguardo nella direzione dell’eterogeneo gruppetto, dal lato opposto della corsia nella quale aveva appena svoltato, osservando con curiosa attenzione i prezzi dei prodotti in offerta e comparandoli gli uni agli altri, al fine di meglio orientarsi nella propria scelta, nei propri acquisti. E finendo per incontrare, con i propri occhi color ghiaccio, quelli della propria gemella, la sorpresa, lo stupore, non poté che essere equivalente a quello da lei dimostrato, lasciando ricadere improvvisamente a terra quanto stava reggendo in mano, in un cestino appoggiato in grembo.

« … Maddie…?! »

mercoledì 18 aprile 2018

2520


« Te lo chiederò ancora una volta… un’ultima volta, prima di iniziare a farti a pezzi e a spargere i frammenti del tuo corpo per tutto l’universo, in maniera tale che, pur non potendo morire, certamente avrai qualche difficoltà a vivere. » premesse l’Ucciditrice di Dei, con tono decisamente spazientito, non volendo concedersi ulteriore possibilità di pazienza nei suoi confronti « Quindi, te ne prego, valuta molto attentamente la risposta che vorrai darmi e risparmiami le solite minacce a me, ai miei amici, o a chiunque altro, giacché buona parte di coloro che mi stanno a cuore, in questo momento, sono qui a rischiare le loro vite senza neppure consapevolezza nel merito del perché. » proseguì e incalzò, nel preventivare l’ovvia replica del semidio a quel suo perentorio invito a parlare « Che diamine sta accadendo, Desmair?! »

Prolungato fu il silenzio che ebbe ad accompagnare l’espressione sorniona del semidio a fronte di quell’interrogativo, non sforzandosi di mistificare in alcuna maniera il proprio divertimento a fronte di quell’intera situazione. Un divertimento, il suo, giustificato dallo smarrimento della propria interlocutrice e, ancor più, dalla consapevolezza di quanto ella potesse star patendo tutto ciò, dopo tanti anni trascorsi purtroppo insieme a lei più che consapevole del suo carattere, e di quanto la famosa Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, avrebbe potuto preferire, tollerare o non sopportare nella propria vita. Così fieramente legata alla volontà di essere l’unica autrice del proprio destino, l’unica padrona della propria sorte, ella non avrebbe mai potuto scendere quietamente a patti con l’idea di essere stata trascinata in qualcosa di neppur compreso nelle proprie dinamiche e regole, qualcosa destinato apparentemente a prendersi giuoco di lei, non concedendole alcuna possibilità di controllo sugli eventi, a discapito di quanto sforzo, in tal senso, ella o chiunque altro avrebbe potuto porre. A ogni nuova rimodulazione della realtà attorno a loro, a ogni nuovo cambio di contesto, Desmair era certo che la propria sposa non avrebbe potuto mancare di provare un profondo senso di frustrazione, di rabbia, nel ritrovarsi in tal maniera trascinata, proprio malgrado, dagli eventi, ancor prima di essere ella stessa a trascinare gli eventi, rivivendo, in tal senso, soltanto quel genere di momenti, nel corso della propria vita, associati a più o meno plateali fallimenti, e fallimenti con i quali, il suo animo fiero e indomito non avrebbe potuto scendere facilmente a patti.
In tutto ciò, in un simile contesto, se soltanto il loro rapporto fosse stato diverso, si fosse basato su diversi presupposti, non tanto d’amore incondizionato, sentimento che mai Desmair aveva conosciuto nella propria esistenza al di là dei propri novecentodieci matrimoni precedenti a quello, ma anche e soltanto di amicizia, di simpatia, di una qualunque complicità, probabilmente in quel momento egli avrebbe avuto interesse a placare quella crescente frustrazione in lei, risolvendo nella maniera più semplice possibile quell’inghippo, ammessa, ma non concessa, l’esistenza di una semplice soluzione a quanto stava accadendo. Avendosi a riconoscere, altresì, il loro rapporto qual una forzata collaborazione di reciproco interesse, e, obiettivamente, in quel momento non potendo avere egli interesse alcuno a interrompere quanto stava lì accadendo, e quanto gli stava estemporaneamente concedendo l’opportunità di poter tornare a vivere la propria esistenza in maniera estranea a Be’Sihl, l’ospite entro il quale si era trovato sostanzialmente costretto a cercare rifugio al momento della propria morte, per scampare alla medesima; egli non avrebbe mai potuto avere interesse a terminare, nei tempi più brevi possibili, tutto ciò. Anzi…
Per questa ragione, a dispetto della pur inattuabile minaccia della propria sposa, egli non ebbe a reagire in maniera indispettita o violenta, qual pur ella non aveva mancato di ipotizzare. Al contrario, egli si limitò a continuare a sorridere, esprimendo in quel sorriso tutta la propria indifferente superiorità a qualunque genere di ipotesi offensiva ella avrebbe mai potuto ipotizzare di formulare a suo discapito, laddove, in fondo, nulla di tutto ciò avrebbe potuto trovare una qualunque reale possibilità di attuazione, in quel particolare momento.

« A costo di sembrare pessimista, non credo che la tua minaccia lo abbia impressionato più di tanto… » commentò Maddie, sottovoce, in direzione della propria versione più anziana, nello storcere appena le labbra verso il basso a esprimere il proprio disappunto a tal riguardo « E, per inciso, ancora non mi è propriamente chiaro chi abbia a essere questo simpaticone… »
« Il suo nome è Desmair, figlio del dio Kah e della regina Anmel Mal Toise. » prese voce, dopo lungo silenzio, Be’Sihl, riservandosi l’opportunità di quell’introduzione formale, fra tutti, in fondo, colui che più avrebbe avuto diritto a esprimersi a suo riguardo, nel ben considerare il particolare rapporto che li legava, un rapporto, paradossalmente, maggiore rispetto persino a quello che avrebbe potuto collegarlo persino a colei che avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual sua sposa « Sciaguratamente sposatosi alla mia amata, alcuni anni fa, in tal maniera incalzato dalla stessa Anmel, suo padre, Kah, ebbe a ucciderlo, poco prima di essere a sua volta ucciso da Midda. Ciò non di meno, in grazia a un legame mentale che già, da qualche tempo, era stato stabilito con me, Desmair riuscì a ovviare ancora una volta alla morte, trasferendo la propria coscienza, il proprio spirito, all’interno del mio corpo… con tutte le conseguenze negative che, da ciò, non avrebbero potuto ovviare a derivare. »
« … ingrato… » aggrottò appena la fronte il semidio, nell’ascoltare, senza particolare compiacimento, le parole a lui dedicate da parte del proprio obbligato sodale « A oggi, credo proprio che tu non abbia a poterti lamentare di nulla per la mia presenza dentro la tua mente… anzi. Mi sono sempre comportato in maniera estremamente collaborativa nei tuoi confronti. »
« Certo… dopo che, ogni volta, ho a dover trascorrere ore intere a supplicarti per ottenere questa tua estrema collaborazione… » negò lo shar’tiagho, scuotendo appena il capo « Risparmiati queste argomentazioni per qualcun altro, Des… »
« Un attimo… un attimo solo. » richiese Maddie, levando le mani esplicitare in maniera più chiara quella sua richiesta di temporeggiamento, o, per lo meno, sperando di apparire più chiara in tal senso, sebbene il gesto da lei proposto, ponendo la punta delle dita della destra al centro del palmo della sinistra, e intersecando in tal maniera le due mani tese in una perfetta traiettoria perpendicolare non avrebbe avuto, poi, particolare significato per i propri interlocutori « Fatemi un attimo capire. » insistette, richiamando a sé l’attenzione di tutti gli astanti « Lui… » indicando Desmair « … è il figlio di Anmel Mal Toise. Ma tu… » indicando Midda « … te lo sei sposato. E tu… » indicando alfine Be’Sihl « … ne ospiti la coscienza dentro di te, ora che lui è morto, benché sia un mostro e, soprattutto, sia il marito della donna che ami?! »
« Detto così suona un po’ complicato... » osservò, di rimando, Midda « … ma in buona sostanza è corretto. »
« Sia messo agli atti che io non ho mai voluto sposare quella donna. » sottolineò Desmair, levando la destra, e l’artigliato indice della destra, a richiedere un istante di attenzione « E’ stata lei a ingannarmi, sostituendosi alla mia promessa sposa e legandosi a me a mia più completa insaputa. »
« … in effetti è un po’ complicato, la prima volta che lo racconti. » ammise Lys’sh, non potendo ovviare a sostenere la difficoltà di Maddie a tal riguardo, avendo, ella stessa, avuto a dover affrontare quel discorso soltanto un paio di anni prima, e non avendolo, realmente, compreso, o forse accettato, sino all’ultimo.
« Quanto mi manca un’aspirina… » sospirò Maddie, scuotendo il capo e coprendosi per un istante il volto con la mancina, a cercare di rimettere ordine nella questione.
« Comunque sia… la tua versione più giovane ha ragione. » puntualizzò Desmair, tornando a concedersi un amplio sorriso sornione, tanto divertito quanto invero terrificante sul suo mostruoso volto « La tua minaccia non mi ha impressionato più di tanto. » ripeté a beneficio della propria sposa, non potendo ovviare a tale provocazione nel desiderio di poterne osservare la reazione.

E se pur, in quel frangente, Midda avrebbe avuto ben piacere di saltare alla gola del proprio sposo, per potergli fracassare il cranio a suon di pugni, e di pugni gentilmente offerti in grazia al proprio destro in cromato metallo; ben comprendendo quanto nulla di diverso sarebbe stato da lui allor apprezzato, ella decise di riservarsi il tempo utile a trarre un profondo respiro, prima di riprendere, nuovamente, voce.