11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

domenica 25 agosto 2019

3013


“Sarà come dici tu…”

In tal maniera Maddie avrebbe voluto replicare, priva di qualunque vena polemica e, al contempo, di qualunque fiducia in se stessa, posta a confronto con la propria versione più matura, quella proiezione di come ella sarebbe stata di lì a qualche anno, o, quantomeno, di come al contempo avrebbe desiderato essere e mai avrebbe sperato di poter divenire, pur, al contempo, comunque preferendo qualche aspetto originale di sé nel confronto con le diverse Midda che aveva avuto possibilità di incontrare sino a quel momento, a partire, banalmente, dal possedere, ancora, entrambe le proprie braccia e dal non ritrovarsi il volto spiacevolmente sfregiato da una lunga cicatrice longitudinale all’occhio sinistro, per così come, altresì, si proponeva quella sua ammirata interlocutrice.
E in tal maniera Maddie avrebbe sicuramente replicato, se soltanto, a margine di quel dialogo, le fosse allora stata concessa l’opportunità di aprire nuovamente bocca per formulare parole di senso compiuto e non, piuttosto, un’incontrollata serie di gemiti conseguenti agli incredibili urti, alle scosse e ai colpi che, improvvisamente, ebbero a iniziare a riversarsi a loro discapito, costringendosi a reggersi con tutte le proprie forze a qualunque appiglio lì loro disponibile, per evitare di essere rovesciate a terra o, peggio, catapultate in aria, nella violenza propria di quegli eventi.
Come lei, innanzi a lei, anche Midda non ebbe a ritrovarsi spontaneamente a proprio agio con quella situazione, costretta a sua volta a qualche sobbalzo e a qualche imprecazione, per quanto, in grazia al proprio braccio destro, e a quel braccio destro in lucido metallo cromato, ella ebbe a dover spendere meno energie rispetto alla controparte per riuscire a mantenersi ferma nella propria posizione, saldamente agganciata al proprio appiglio con una stretta che neppure l’impetuosa irruenza propria di un tauriano sarebbe lì stata in grado di violare…

« Thy… res… » commentò a denti stretti l’ufficiale tattico della Kasta Hamina, ammesso che tale titolo potesse ancor avere un qualche significato in quel momento « … credo che… siamo entrati… all’interno dell’atmosfera! »
« Ohh… ttimo… » replicò l’altra, in quel momento non potendo ovviare a rivedere il proprio giudizio, la propria preferenza, nel merito del conservare la propria integrità fisica, in particolare all’altezza delle braccia, e di quel braccio destro assente nella propria interlocutrice, laddove, all’occorrenza, avrebbe potuto quindi godere di un surrogato simile a quello lì innanzi a lei, e quello che, qualche sobbalzo a parte, lì stava pur consentendo alla propria proprietaria di apparire quietamente facilitata nel proprio impegno a ricercare stabilità, in termini tali da non poter ovviare a suscitare una certa invidia per chi, al contrario, si stava sentendo sostanzialmente frullata nelle proprie viscere e non solo.
« Vuoi… un aiuto?!... » si offrì, serenamente, la prima, tendendo verso l’interlocutrice la propria mancina, a invitarla a raggiungerla e, in ciò, a riservarsi un’occasione di maggiore stabilità.
« Fig… ur… ati… » escluse tuttavia l’altra, scuotendo appena il capo o, quantomeno, impegnandosi meno a non scuoterlo e lasciandolo, in ciò, libero di ballonzolare a destra e a manca, in un effetto che pur avrebbe riservato minor credibilità all’affermazione che, di lì a un istante, non avrebbe voluto negarsi, a dimostrare un pur minimo orgoglio innanzi a colei che pur, ipoteticamente, era lì giunta, nel proprio peregrinare attraverso le infinite dimensioni parallele, animata dalla volontà di salvare « Me… la… pos… sss… s… so… cava… rehhhh! »

Il fato canaglia, tuttavia, non sembrò voler concedere a Maddie quell’occasione di gratuita fierezza nel confronto con la propria controparte… non, quantomeno, nel prendere e nel proiettarla improvvisamente verso il soffitto della stretta stanza e nel precipitarla, un istante dopo, nuovamente vero il pavimento, in una traiettoria che avrebbe avuto a doversi riconoscere spiacevolmente dolorosa se soltanto, un fugace istante prima dell’impatto, per qualche strano effetto della velocità, e della velocità chiaramente eccessiva con la quale la loro navicella si stava approcciando al suolo, ella non avesse avuto la fortuna di rivedersi proiettata ancora una volta verso il soffitto, lì quasi galleggiando in aria, come in assenza di gravità.
E fu proprio in quel tanto fortunato, quanto fugace, momento di sospensione che Midda, dimostrando materna premura verso la se stessa più giovane, non mancò di riservarsi l’opportunità di agguantare al volo l’altra se stessa e di trascinarla a sé, stringendola in un fermo abbraccio con la mancina e mantenendo entrambe quietamente e saldamente ancorate alla nave in grazia al destro.

« Grazie. » arrossì Maddie, non potendo negarsi un certo imbarazzo a essere così soccorsa e, ciò non di meno, non potendo rifiutare una sincera espressione di gratitudine nei riguardi della propria controparte, e di quella controparte che, quasi una paziente sorella maggiore, non aveva esitato ad agire in suo soccorso anche laddove, un solo istante prima, sì banalmente rifiutata.
« E di cosa…?! » minimizzò tuttavia Midda, ammiccando con l’occhio sinistro, verso di lei « Se non ci diamo… una mano fra noi… » soggiunse, a sottintendere quasi una sorta di legame parentale fra loro, o, persino, qualcosa di più, qual, in fondo, avrebbe pur avuto a doversi riconoscere esistente fra coloro le quali semplicemente espressioni alternative di una stessa identità.

A domandare, in quel frangente, l’attenzione di entrambe, e, in effetti, l’attenzione di tutto l’equipaggio della Kasta Hamina, ospiti inclusi, fu la voce di Ragazzo che, lì, ebbe a intervenire improvvisamente nella questione e a scandire un importante avviso di interesse comune…

« Qui Ragazzo, dalla plancia… » dichiarò il giovane mozzo, con voce palesemente turbata da qualcosa di imminente e di tutt’altro che piacevole « Ho una notizia buona e una un po’ meno buona. La notizia buona è che i nostri inseguitori non hanno osato seguirci all’interno dell’atmosfera e, pare, si stiano ritirando. » esordì, indorando la metaforica pillola che, di lì a un istante, sarebbe certamente sopraggiunta esprimendo l’aspetto meno positivo della questione « La notizia meno buona è che raggiungeremo la superficie del pianeta in sessanta secondi. E molto probabilmente non sarà un atterraggio piacevole, se mi concedete l’eufemismo. » proclamò, per invitare tutti, implicitamente, a reggersi in ogni modo, e con ogni mezzo, a qualcosa, e a prepararsi al peggio… e a quel genere di “peggio” che soltanto un violento atterraggio di emergenza nel bel mezzo di un deserto sabbioso avrebbe potuto avere occasione di presentarsi essere.
« Ha… detto veramente… “impatto”?! » domandò Maddie verso la propria compagna di stanza, stringendosi maggiormente a lei in maniera istintiva, consapevole di quanto, allora, ella fosse l’unico appiglio sicuro al quale avrebbe potuto riservarsi occasione di riferimento all’interno di quell’alloggio, chiaramente non concepito per un simile impiego.
« Temo proprio… di sì. » storse le labbra Midda, sollevando la propria mancina a cingere il retro della nuca della propria versione più giovane, per cercare di offrirle, per quanto possibile, un qualche senso di protezione, non potendo ovviare a correre con il pensiero a poco più in là dalla loro attuale posizione, là dove, in un alloggio del tutto simile a quello, sicuramente Be’Sihl avrebbe avuto a doversi riconoscere egualmente impegnato nei riguardi dei loro bambini, di Tagae e Liagu « E se veramente credi in Thyres, o in una qualunque… altra dea o dio, questo credo sia… il momento giusto per pregarla… »
« Trenta secondi. » annunciò la voce di Ragazzo, scandendo il tempo restante all’impatto, e a un impatto che, purtroppo, non avrebbe avuto a doversi intendere contraddistinto dalle migliori premesse.
« Tieni la bocca chiusa, la lingua appoggiata al palato e non trattenere il respiro… » suggerì la Figlia di Marr’Mahew alla propria protetta, nonché supposta protettrice, preparandosi psicologicamente a quanto, di lì a breve, sarebbe accaduto « … e che Thyres ci aiuti! »

sabato 24 agosto 2019

3012


« Da Midda a Midda… » domandò Maddie, rivolgendosi alla propria versione più matura, nel mentre in cui, seduta su una delle due brande presenti nell’alloggio di Duva, così come in ogni altro alloggio, cercava di compensare i continui scossoni della nave per come meglio avrebbe potuto permettersi in una situazione qual quella « … abbiamo una qualche speranza di salvarci…?! »
« Da Maddie a Maddie… » rispose allora Midda, seduta di fronte a lei sull’altra branda, nel voler, in tal maniera, rendere il giusto tributo alla propria versione più giovane, a ovviare, in ciò, ad apparire sì egocentrica da imporle il proprio nome, soprattutto laddove, per fortuna loro e di tutti quanti, non avrebbero avuto a vantare lo stesso nome, in termini tali da dover ricercare un qualche genere di soprannome a rendere più univoca l’identificazione, per così come, non a caso, le era stato necessario alcuni anni prima, nel momento in cui si era ritrovata a confronto con altre sei versioni di se stessa, nel tempio della fenice « … se qualcuno può salvarci, certamente quel qualcuno è Duva. » sancì, dimostrando la più completa e assoluta fiducia nelle capacità della propria amica, e di quell’amica che, in quegli ultimi anni, per lei era stata quasi al pari di una sorella, di una gemella, e di una gemella certamente molto diversa da lei, sia per storia che, molto banalmente, per il colore della pelle, potendo l’altra vantare una splendida carnagione bronzea in opposizione al pallido incarnato proprio delle presenti, e alla quale, in nome di tale amicizia, e della fiducia alla base di essa, avrebbe ciecamente affidato la propria vita… esattamente come, del resto, stava compiendo in quel momento « E’ una donna straordinaria. E se tu e io abbiamo qualcosa in comune al di là dell’aspetto, sono certa che non potrai non accoglierla nella tua vita qual una delle tue più grandi amiche… »

Maddie ammirò sinceramente la propria interlocutrice. E l’ammirò, in quel frangente, non tanto per il fatto che ella era Midda Bontor, e “quella” Midda Bontor che, negli ultimi anni, nel suo stesso pianeta d’origine, si stava impegnando a tentare di sostituire, senza pur né desiderare, né poter effettivamente rimpiazzare, costantemente costretta al confronto con l’aura di leggenda che la circondava, e ne contraddistingueva ogni ricordo, ogni memoria, entrata ormai nel mito ancor prima che nella Storia; quanto e ancor più per il fatto che ella, anche in un momento potenzialmente disperato qual quello, si stava dimostrando capace di quelle emozioni così intense, così piene, come quella allor dichiarata, e dimostrata nella propria quiete, nella propria serenità, nei confronti di colei allor intenta a pilotare quella nave e a tentare di assicurare loro un qualsivoglia genere di futuro.
A confronto con tutto ciò, Maddie non poté ovviare a domandarsi se ella sarebbe mai stata capace di tributare un tale attestato di stima, di fiducia indiscriminata, verso qualcuno. O se, ancor più di ciò, qualcuno sarebbe mai stato capace di tributare tanta fiducia indiscriminata, un tale attestato di stima, verso di lei, affidandosi ciecamente a lei anche laddove ciò avrebbe potuto comportare una qualche necessariamente sgradevole e obbligatoriamente prematura conclusione della propria esistenza. Dopotutto, a solo confronto con il nome di Midda Bontor, quattro persone avevano accettato di compiere un metaforico, e forse neppur poi così metaforico, salto nel buio, abbandonando non soltanto la propria vita quotidiana, ma addirittura il proprio intero mondo, per essere catapultati dal lato opposto dell’universo, senza, in tal senso, battere il minimo ciglio: tale, in fondo, avrebbe avuto a doversi riconoscere la reazione di Howe e di Be’Wahr, ma anche di H’Anel e di M’Eu, all’idea di potersi ricongiungere alla loro amica, alla loro antica compagna, e una reazione nella quale, pur in tal senso invitati e incitati da una perfetta estranea qual Rín, e una perfetta estranea verso la quale non avrebbero avuto motivo alcuno di riservare la benché minima fede, si erano quindi tutti affidati, e affidati nel solo nome di Midda Bontor.
Ma, nel porsi un tal interrogativo, e nell’offrirsi in ciò animata da un’evidente mancanza di stima in se stessa, ancor prima che nel mondo a sé circostante, Maddie ebbe allor a obliare quanto, in verità, ella stessa già godeva di quella medesima fiducia che tanto ammirava in Midda e nei confronti di Midda. In quale altro modo, altrimenti, aver a giustificare quanto compiuto da Rín, nel suo impegno oltre ogni umana possibilità di concezione, per acquisire il potere più unico che raro di viaggiare autonomamente attraverso il multiverso, animata in tal senso dal sol desiderio di ricongiungersi a lei? Oppure in quale altro modo, altrimenti, aver a giustificare il fatto che, tanto Be’Wahr ma ancor più Howe, così come H’Anel e M’Eu, avessero potuto accettare l’idea che Rín fosse effettivamente quella sorella gemella che ella aveva lasciato in un’altra dimensione, in un altro universo, bloccata su una sedia a rotelle da più di cinque lustri, e che, ciò non di meno, aveva fatto la propria riapparizione nella sua e nelle loro vite muovendosi agilmente sulle proprie stesse gambe?!
Se Midda, come ella pensava, avrebbe avuto a doversi riconoscere capace di ispirare straordinaria fiducia nei propri amici; allor stesso modo lei stessa non avrebbe avuto a dover essere considerata in maniera inferiore a lei… benché, ovviamente, in quel frangente, la sua mente non avrebbe mai potuto dimostrarsi tanto generosa nei propri stessi confronti.

« Sai… sono ormai trascorsi più di tre anni da quando sono giunta per la prima volta in questa dimensione e, per la precisione, nel tuo mondo natale. E, prima di questo viaggio, non mi era mai accaduto di restare tanto a lungo in una stessa realtà, o, per lo meno, in una stessa realtà che non fosse la mia. » premesse Maddie, cercando, in quel discorso, di riservarsi possibilità di distrarsi dall’idea di quanto, di lì a qualche istante, avrebbero tutti potuto essere morti « Per più di tre anni, in ciò, mi sono ritrovata a vivere nel tuo mondo quella che avrebbe potuto essere la tua vita… o, per lo meno, qualcosa di vagamente assimilabile. E, soprattutto, mi sono ritrovata a vivere a contatto con i tuoi amici, con le persone a te care: Howe e Be’Wahr, per iniziare, ma anche H’Anel e M’Eu… per non parlare di Seem, Arasha, Brote e tutti gli altri... »
« … Thyres… » sospirò sottovoce la sua interlocutrice, nel non poter ovviare a provare un tuffo al cuore nel sentir scanditi quei nomi, e quei nomi nel confronto con l’idea dei quali non avrebbe potuto ovviare a provare uno straordinario senso di nostalgia… e, perché no?!, persino un po’ di invidia per quella più giovane se stessa, e quella se stessa che, per così come stava dichiarando, aveva avuto occasione di vivere la propria vita accanto a tutti loro, e a quelle stesse persone che, al contrario, ella era stata costretta ad abbandonare, nel dare la caccia alla regina Anmel Mal Toise attraverso lo spazio infinito.
« E voglio che tu sappia che ti ammiro tantissimo… » continuò la prima, non concedendosi opportunità di distrazione in quella dichiarazione, e in quella sincera dichiarazione verso di lei, una dichiarazione allor ispirata da quello stesso momento, e dalla straordinaria fiducia che Midda si stava lì dimostrando in grado di riservare nei riguardi della sua amica… e non qual un atto anomalo, quanto e piuttosto qual la norma, e la norma propria di una vita intera vissuta in quella maniera, offrendo e ispirando fiducia nel prossimo « … e, per quanto non possa essere certamente degna dell’originale, è per me uno straordinario onore potermi ritrovare a essere accomunata alla straordinaria Figlia di Marr’Mahew, all’Ucciditrice di Dei, alla Campionessa di Kriarya, vivendo la sua vita, e vivendola con le persone a lei più care e che tanto affetto, tanta stima, tanta fiducia non possono ovviare a provare, ancora, verso di lei… verso di te! »
« Piantala… » sorrise Midda, scuotendo appena il capo, nel ritrovarsi, situazione decisamente insolita per lei, a vivere un certo senso di imbarazzo a confronto con quelle parole e, ancor più, con la verità propria descritta da quelle parole… parole che, del resto, ella non avrebbe mai potuto, in fede, allor credere di meritare « Quella che tu stai descrivendo non è una persona. E’ un’idea. E una bellissima idea. Ma un’idea dalla quale non potrei essere più lontana. » escluse la donna, rifiutando ogni accredito da parte dell’altra se stessa in quel momento di fronte a lei, quasi qual il prodotto di un qualche strano specchio distorcente e, soprattutto, ringiovanente « E non lo dico per modestia… » puntualizzò, a prevenire qualunque obiezione in tal senso « Vuoi un esempio? Hai citato H’Anel e M’Eu. Quella coppia di straordinari giovani in questo momento alloggiati qui, in fondo al corridoio. E quella coppia di straordinari giovani che, francamente, non avrei mai potuto riconoscere senza un aiuto… giacché la mia presenza, nelle loro vite, si è limitata a poche settimane quasi quindici anni fa, quand’entrambi nulla erano più di due bambini, e due bambini che ho conosciuto soltanto perché, nella ricerca di un momento di conforto, mi sono spinta nuovamente fra le braccia di uno splendido uomo nel contempo incidentalmente divenuto loro padre! »

venerdì 23 agosto 2019

3011


« Dove accidenti ci ha condotto quella dannata strega…?! » brontolò Howe, aggrappato a qualunque appiglio gli fosse concesso all’interno della stanza nella quale lui e suo fratello erano stati stipati, e una stanza che, ancor prima di un alloggio, avrebbe avuto francamente a doversi fraintendere qual un magazzino, e un magazzino nel quale offrire spazio a tutto ciò di cui a nessuno sarebbe importato… inclusi loro due « Finiremo per farci ammazzare senza neppure capire che cosa stia succedendo…! »
« Io credo che con il passare degli anni tu stia diventando un po’ troppo critico, vecchio mio… » osservò Be’Wahr, per tutta risposta, aggrottando appena la fronte nel confronto con quell’ennesimo, e aggressivo attacco verbale da parte di Howe a discapito di Rín, la “dannata strega” in questione « In verità, ci siamo offerti volontari per venire a dare una mano a Midda, se ben ricordi. E nessuno ci ha obbligati a nulla… » puntualizzò il biondo, scuotendo appena il capo.
« Certo… sta di fatto che essendosi presentata qual la sorella della tua donna, certamente ella non avrebbe mancato di seguirla ovunque l’avesse voluta condurre. E trattandosi della tua donna, sappiamo bene che anche tu non avresti mancati di seguirle ovunque… come del resto è successo! » protestò lo shar’tiagho, imbronciandosi « Dannazione… ancora non capisco perché tu abbia voluto complicarti la vita con lei! » soggiunse, rigirando allora l’intera responsabilità dell’accaduto sul proprio sodale.
« Toh… che novità. Vuoi dire che alla fine è tutta colpa mia…?! » ridacchiò Be’Wahr, non potendo ovviare, malgrado tutto, di cogliere la ben misera originalità di quel ragionamento, e di quel ragionamento che lo avrebbe visto essere, al solito, lo stupido bietolone responsabile di ogni errore da loro compiuto « Forse non sarò una delle persone più intelligenti del mondo… »
« Udite, udite! » esclamò l’altro, a margine di quella premessa, non negandosi quel sarcastico intermezzo.
« … ma sono abbastanza intelligente da comprendere come anche tu, certamente, ti sia riservato qualche fantasia nei riguardi di Maddie. » continuò il primo, ignorando quel tentativo di disturbo e proseguendo nel proprio intervento « Ma non è colpa mia se, alla fine, ha scelto me! Quindi non c’è nessun bisogno di essere così gelosi… soprattutto considerando che siamo fratelli! »
« Ehi! » protestò Howe, incupendosi a fronte di quell’accusa, e di quell’accusa l’addebito della quale non avrebbe potuto accettare « Punto primo: se c’è qualcuno su cui entrambi possiamo aver fantasticato, quella è Midda! E Midda, comunque, non ha scelto nessuno di noi due. » sancì, conteggiando con l’indice il primo punto dell’elenco che stava così proponendo in risposta al compagno di una vita intera, e, in ciò, subito dopo avendo a sollevare il medio, a indicare il proseguo della propria replica « Punto secondo: il fatto che Maddie abbia scelto il più stupido fra noi, non depone certamente a vantaggio del suo buon gusto. » accusò, innalzando poi anche l’anulare, a indicare di aver ancora altro da aggiungere « E punto terzo: non è che solo per il fatto che ora non devi più pagare per avere una donna nel tuo letto, tu abbia a doverti sentire particolarmente più importante di me! Alla fine resti colui che sei sempre stato… »

Quanto lì stava accadendo, in verità, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual una discussione inedita fra i due fratelli. Per quanto figli di genitori diversi, per quanto diversi nell’aspetto e nel carattere, Howe e Be’Wahr erano cresciuti, a tutti gli effetti, in quanto fratelli. E come ineluttabile fra fratelli, le discussioni, fra loro, non avrebbero mai avuto a mancare, in termini sovente anche parecchio animati.
All’interno della loro coppia, poi, da sempre Howe aveva dimostrato un carattere predominante rispetto a Be’Wahr e, in ciò, e nell’affetto di Be’Wahr per il proprio fratellone, ineluttabile avrebbe avuto a doversi considerare una certa passività del secondo nei riguardi del primo. Una passività, tuttavia, che l’ingresso nella loro quotidianità della più giovane versione alternativa di Midda, aveva necessariamente finito per porre in dubbio, rimettendo in discussione gli equilibri fra loro come solo una donna avrebbe saputo riservarsi occasione di fare fra due uomini. Ma se l’originale Midda non aveva mai dimostrato favoritismi nei confronti dell’uno o dell’altro, in questo, in buona sostanza, scontentando entrambi ma, al tempo stesso, mai alterando l’equilibrio fra loro esistente, con buona pace per entrambi; l’ingresso di Maddie nelle loro vite era stata meno discreto, vedendola, per l’appunto, finire per iniziare a frequentare uno dei due fratelli e, in questo, imponendo una sgradevole disparità fra loro. E una disparità della quale, ovviamente, entrambi avevano maturato coscienza, per quanto, nell’affetto reciproco, si fossero poi sforzati di soprassedere.
Una disparità, tuttavia, che, volgendo a sfavore di colui che, pur, da sempre aveva dimostrato un carattere predominante rispetto all’altro, non avrebbe potuto ovviare a doversi riconoscere decisamente più critica rispetto a quanto non avrebbe potuto esserlo a ruoli inversi. E una disparità che, in tal senso, non avrebbe potuto ovviare a giustificare il continuo, esplicito, disappunto di Howe a confronto con tutto quanto lì stava accadendo.
E se pur, probabilmente, la cosa migliore per entrambi sarebbe stato che, allora, Be’Wahr avesse a tacere, lasciando sgonfiare la questione in maniera naturale; malgrado tutti i cambi di equilibri lì occorsi, il biondo non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual concretamente mutato nella propria intima natura, e, purtroppo per lui, non certamente in quell’acume che, esprimendosi in maniera estremamente particolare, in molteplici occasioni gli aveva sicuramente permesso di essere il punto di svolta nella risoluzione di una crisi, sebbene, nella maggior parte delle altre occasioni, non gli avrebbe permesso di imporsi qual geniale protagonista della scena. Così, allorché tacere, Be’Wahr ebbe lì a voler riprendere voce… e a volersi riservare, forse in cerca di qualche facile ironia, quell’unica formulazione utile a innescare l’esplosione della bomba così già predisposta…

« Ringrazia Maddie che mi sta aiutando ad avere un po’ di fiducia in me stesso. » sospirò, per tutta risposta, limitandosi a offrire un quieto sorriso nel confronto con le alle provocazioni del fratello « In caso contrario, ora come ora, ti avrei fatto rimangiare tutto quello che hai appena detto insieme a tutti i tuoi denti… »
« … come hai detto?! » domandò Howe, sgranando gli occhi nel confronto con le ultime parole pronunciate dal fratello, parole alle quali non avrebbe potuto che seguire una sola, e necessaria, evoluzione.

E così, nel mentre in cui il destino di quanto lì restante della Kasta Hamina avrebbe avuto a doversi dividere fra l’eventualità di essere abbattuta dai colpi di plasma avversari o l’eventualità di finire in mille pezzi nel confronto con la densità dell’atmosfera del pianeta, o, peggio ancora, nell’impatto con il terreno sottostante a contatto con il quale, piuttosto, avrebbe desiderato cercare opportunità di salvezza; in quel piccolo alloggio abitualmente sfitto e, in questo, adibito a deposito, Howe e Be’Wahr, sino a lì condotti a partire dall’altra parte dell’universo, da quel piccolo pianeta che avrebbero avuto a poter riconoscere qual casa, se solo avessero saputo ove esso avesse a trovarsi, altro di meglio non poterono avere a riservarsi se non una rissa. E una bella rissa fra fratelli.
Una rissa nella quale, allora, avere a obliare a quanto attorno a loro stesse accadendo. Una rissa nella quale, all’occorrenza, neppur rendersi conto di morire, se tale avrebbe avuto a definirsi il loro fato. E una rissa nella quale, anche, cercare di ritrovare quell’equilibrata serenità evidentemente perduta nell’ingresso, nella loro quotidianità, di troppe novità, partendo da Maddie, passando per Rín, sino a giungere a quella nuova e più amplia concezione di realtà con la quale, se soltanto fossero sopravvissuti a quell’atterraggio d’emergenza, avrebbero avuto a doversi ritrovare a confronto, scoprendo nuovi mondi, scoprendo nuove specie e nuove civiltà, e, soprattutto, ponendosi costretti a rivedere la propria intera concezione del Creato nella necessaria assimilazione di tutto ciò.
Una rissa, la loro, che, pertanto, avrebbe forse avuto a doversi riconoscere qual la soluzione migliore, fra tutte quelle così loro offerte, per occupare quel tempo… e quel tempo nel quale, in caso contrario, non avrebbero potuto fare altro che attendere, inermi, di avere a scoprire la propria sorte.