11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Accadde l'11 gennaio 2008.

Non fu qualcosa di programmato o di pianificato. Semplicemente avvenne.
Uscivo da un periodo complicato della mia vita, o quantomeno qualcosa che all'epoca mi sembrava essere tale, e dopo aver avuto l'ennesima riprova di quanto non serva a nulla impegnarsi per piacere agli altri, volli iniziare a sforzarmi di essere un po' più egoista, dedicandomi a fare qualcosa solo e unicamente per me stesso.
Presi in mano la matita azzurra, che usavo per abbozzare le vignette, e tracciai tre riquadri: nel primo, il volto di una donna con occhi chiari e corti capelli neri; nel secondo, il busto della medesima, mostrando un braccio di armatura sulla destra e una spada nella mancina; nel terzo, la figura intera, facendola apparire in piedi, in una palude, circondata da zombie.
Mi innamorai subito di quella donna. E capii che, se davvero avessi voluto darle una possibilità avrei dovuto scrivere di lei, anziché disegnare le sue avventure, con tempistiche ineluttabilmente più impegnative.
Così posai la matita e aprii Word, iniziando a tradurre in parole quelle immagini: "Due occhi color ghiaccio."



Oggi è l'11 gennaio 2020!

Questo è per noi, Midda...!

Sean, 11 gennaio 2020

lunedì 20 gennaio 2020

3161


« Non so se essere più ammirato o più inquietato. » ammise Howe, nel mentre in cui il gruppo si muoveva all’inseguimento della donna guerriero, secondo le indicazioni ricevute da parte degli amici a bordo della Rad Dak-Wosh nel merito dell’attuale posizione occupata dalla medesima « Inquietato dal fatto che esista un metodo per poter… tracciare… in questa maniera la posizione di una persona… » ripeté, senza reale certezza nel merito dell’effettivo significato di quel verbo, per così come loro offerto dal traduttore automatico « … piuttosto che ammirato dal fatto che tu possa aver posto così facilmente in scacco la nostra amica. » puntualizzò, all’indirizzo di Duva e di colei che, allora, aveva avuto la tutt’altro che banale idea di nascondere un dispositivo di localizzazione all’interno del fodero della spada bastarda di Midda, in termini tali da non poterle permettere così facilmente di sfuggire loro.
« In questi ultimi cinque anni sono state più le volte che l’abbiamo persa di vista rispetto a quelle in cui siamo riuscite a starle dietro… » sospirò per tutta risposta la diretta interessata, ammettendo tutta la difficoltà propria del caso, nel rapportarsi a una figura sì sfuggevole « … e, come si suol dire, di necessità… virtù! »

Anche Be’Sihl avrebbe avuto molto da esprimere a tal riguardo, laddove per lui, quella continua rincorsa avrebbe avuto a doversi misurare non nell’arco dell’ultimo lustro, quanto e piuttosto almeno del decennio precedente, se non di più ancora. Ciò non di meno, il suo umore, in quel frangente, avrebbe avuto a doversi considerare troppo funesto per potersi permettere qualche facile ironia a tal riguardo.
Dentro di sé, infatti, l’ex-locandiere non avrebbe potuto ovviare a pensare all’ultima occasione nella quale ella aveva deciso di cercare un simile isolamento da loro, e da lui in particolare, e quell’occasione che, alla fine, l’aveva vista stringere quell’infausto patto con Desmair e quel patto che aveva riconcesso a lui totale libertà all’interno di un nuovo corpo immortale, destinando, di contraccambio, a lei, soltanto un terribile periodo di coma, nel vederla intrappolata per mesi all’interno della propria stessa mente a opera di una trappola ordita dallo stesso Desmair. Il pensiero che, in quel frangente, il proprio ex-ospite, nonché marito della sua amata, potesse riservarsi un qualche particolare ruolo, e un qualche particolare ruolo utile certamente non ai loro scopi, non avendo mai egli mosso i propri passi spinto da un qualunque senso di altruismo, non avrebbe potuto quindi ovviare a inquietare lo shar’tiagho, proiettando nella sua mente i peggior scenari possibili nella consapevolezza di quanto, allora, egli avrebbe avuto sicuramente a sceglierne il successivo, l’unico non previsto e, certamente, il più terribile.

« … questa volta la prenderò a calci… » commentò infine, dovendo in qualche modo esprimere la propria rabbia e optando, pertanto, per una simile possibilità, forse contraddistinta da un incedere quantomeno infantile nei confronti dell’amata e, ciò non di meno, utile a evitare soluzioni ben peggiori « … che tutti gli dei di Shar’Tiagh mi siano testimoni: questa volta prenderò a calci… » ribadì, coinvolgendo nella questione l’interno pantheon della propria gente, a evidenziare quanto fermo, in tal senso, avesse a doversi intendere quel proprio proposito.
« … come no! » levò gli occhi al cielo il biondo Be’Wahr, il quale, dal canto proprio, nell’essersi recentemente riservato occasione di vivere un rapporto con un’altra Midda, con Maddie per la precisione, aveva a sua volta avuto già occasione di sperimentare qualche frustrazione simile, per quanto, sicuramente, in termini più moderati rispetto a quelli dello shar’tiagho « Tanto lo sappiamo che, poi, finirai per abbracciarla e baciarla, ringraziando tutti gli dei di Shar’Tiagh di avertela restituita sana e salva… » sancì, esprimendo quello che, alla fine, sarebbe stato probabilmente il comportamento dell’uomo, per così come, del resto, era solitamente anche il proprio, pur coinvolgendo, in luogo agli dei di Shar’Tiagh, quelli di Kofreya, a lui più familiari.
« … sempre che non decida di fare qualcosa di più. » ridacchiò Duva, ancor non dimentica dell’appassionato intermezzo che, in quelle stesse, ultime ore Midda e Be’Sihl si erano voluti riservare, con quieta indifferenza rispetto alla caccia all’uomo della quale stavano ritrovandosi a essere protagonisti, in termini utili da perdere così tanto tempo da imporre a tutti loro così tanta preoccupazione al punto tale da giustificare quella, in effetti pur inutile, missione di soccorso così rapidamente approntata anche e soprattutto in grazia al particolare potere di Rín « Nel qual caso, per cortesia, abbiate almeno la decenza di non dare spettacolo in pubblico, questa volta... »

Una risatina divertita, malgrado il momento a dir poco tragico, laddove la catastrofe chiamata Progenitore, là fuori, non stava trovando occasione di arrestarsi, non poté ovviare a coinvolgere il gruppo, nel mentre in cui la quasi totalità fra loro ebbero a immaginarsi quanto quei supposti calci, così ripromessi dall’uomo, avrebbero potuto mutare in un ben diverso genere di reazione.
Accanto a Be’Sihl, invero, soltanto M’Eu non parve lasciarsi coinvolgere, allora, da quell’ilarità collettiva, ma non per qualche particolare rifiuto nei riguardi di quella parentesi scherzosa, pur utile a stemperare la drammaticità di quel contesto, quanto e piuttosto per l’immagine stessa della propria quasi mamma impegnata in un certo genere di attività: per quanto, ormai, non fosse più un bambino, infatti, e ben avesse a conoscere talune dinamiche, con la consapevolezza di quanto, del resto, proprio quel genere di rapporto carnale avesse, in passato, legato la stessa Midda anche a suo padre Ma’Vret; un eco di quella propria possessiva ed egoista coscienza infantile non avrebbe potuto ovviare a spingerlo a storcere le labbra a quel pensiero, e a quel pensiero che, in effetti, avrebbe ben volentieri evitato, nel ben preferire continuare a idealizzare quella donna per così come, da bambino, non aveva mancato di fare per lunghi anni, a seguito degli eventi che l’avevano guidata a salvare la vita a lui e a sua sorella H’Anel.

« Vedrete! » ripromise alfine Be’Sihl, deciso a condurre a compimento il proprio proposito, benché intimamente consapevole di quanto, in fondo, Be’Wahr avesse ragione, e molto probabilmente, posto innanzi a lei, il sollievo di poterla nuovamente abbracciare e baciare sarebbe stato superiore a ogni volontà di vendetta a suo discapito.

Fu così che l’eterogeneo gruppetto, e quel gruppetto così formato dall’ex-locandiere suo compagno di vita, dai due mercenari storici compagni d’arme, dalle due attuali sorelle d’arme conosciute lì, fra le stelle dell’infinito firmamento, dai due ormai cresciuti quasi figli salvati ormai quindici anni prima da un triste fato di morte, nonché, ultima ma non per questo meno importante, dalla sorella gemella di una sua versione alternativa, raggiunse l’uscita dalla torre di vetro e acciaio entro la quale, in quelle ultime ore, si era concentrato tutto il loro interesse, per sbucare in strada e ritrovarsi a confronto con una situazione, a quel punto, ormai scemata comprensibilmente nell’isteria di massa. La presenza di un empio dio di morte nel cielo sopra Loicare aveva infatti e ormai raggiunto la consapevolezza di chiunque. E nelle prime luci di quella nuova alba, e forse di quell’ultima alba per la capitale del pianeta, una buona parte della popolazione si era riversata nelle strade in preda alla paura più profonda e incontrollabile, lì sospinta non da una qualche razionale consapevolezza di salvezza, quanto e piuttosto da quel primordiale istinto di fuga, per quanto, purtroppo, non esistesse alcuna possibilità di fuga da quell’orrore.
Un’isteria intenta, invero, ad alimentare se stessa, che avrebbe troppo facilmente potuto coinvolgere anche i cuori e le menti di quegli uomini e di quelle donne se, allora, non avessero avuto un chiaro obiettivo da perseguire, e un obiettivo che, malgrado tutto, li sospinse a muoversi attraverso quella folla in delirio, aprendosi faticosamente la strada e sforzandosi, in ciò, di non lasciarsi coinvolgere da alcuno, sino a un veicolo parcheggiato a poca distanza dal grattacielo. E un veicolo all’interno del quale, dalle indicazioni ottenute dal segnalatore nascosto nel fodero della spada di MIdda, avrebbe avuto allor a doversi trovare la loro amica.

domenica 19 gennaio 2020

3160


Che Midda Namile Bontor potesse vantare una certa propensione a porsi nei guai, in effetti, non avrebbe potuto avere a fraintendersi qual una sorpresa per alcuno, potendo vantare una pur minimale occasione di conoscenza del soggetto in questione.
Sin da bambina, la piccola Midda, il cui nome paradossalmente avrebbe voluto significare “misura”, non aveva mai dimostrato di saper restare entro i giusti confini della misura delle cose, eccedendo sempre e comunque in ogni scelta della propria vita. Così, a soli dieci anni, inseguendo il sogno infantile di vivere mirabili avventure, ella era scappata di casa, imbarcandosi clandestina a bordo di un mercantile e, sulle vie del mare, cercando il proprio destino, una qualche possibilità di realizzazione per la propria esistenza, un senso alla propria vita. Una scelta impropriamente radicale, se non nel merito di quanto accaduto, certamente nelle dinamiche proprie dell’accaduto stesso, che, quindi, ebbe a mancare quella giusta “misura” entro la quale, forse, il proprio destino avrebbe potuto evolversi in maniera diversa, ferendo involontariamente, e pur profondamente, la propria gemella Nissa, la quale mai, negli anni a venire, nei decenni a seguire, ebbe a perdonarla, complice anche la morte di loro madre, e quel lutto che, proprio malgrado, la piccola Nissa ebbe a ritrovarsi ad affrontare sola, privata della presenza di quella sorella che, per lei, aveva sempre rappresentato il mondo intero.
Ma se prive di “misura” erano state le scelte infantili di Midda Bontor, non maggiormente assennate avevano avuto a dimostrarsi le decisioni prese negli anni a venire, e quelle decisioni che, di volta in volta, l’avevano vista seguire l’impeto del momento, mai agendo, in verità, secondo quella che i più avrebbero potuto definire pancia, quanto e piuttosto sempre ragionando attorno alle cose, ma ragionando secondo un punto di vista che, raramente, con il senno di poi, aveva avuto a riconoscerle qualsivoglia opportunità di ragione. Come quando, di lì a qualche anno più tardi, dimentica degli anni della propria infanzia e ormai ai confini anche della propria fanciullezza, per prevenire ogni occasione di rivalsa da parte della propria gemella, allor divenuta capitano di una nave pirata, a discapito delle persone a lei più care, dell’equipaggio della propria Jol’Ange, ella decise di abbandonare quella nave, le vie del mare, e il suo amato capitan Salge Tresand, per intraprendere un cammino ben diverso, e quel cammino che, alfine ventenne, l’avrebbe vista sopraggiungere in quel di Kriarya, la città del peccato del regno di Kofreya, per lì avere a offrirsi qual avventuriera mercenaria a chiunque avesse dimostrato sufficiente assennatezza da riconoscere le capacità di quella giovane donna.
E così molte altre decisioni, molte altre scelte compiute nel corso della propria sempre avventurosa vita: scelte e decisioni che, all’occorrenza, compiute in maniera diversa, l’avrebbero vista forse e comunque finire a percorrere il medesimo cammino di vita, e, ciò non di meno, a percorrerlo in termini diversi da quelli che, allora, aveva abbracciato. Termini diversi che, forse, impossibile a dirsi, avrebbero potuto allor vederla sì divenire la medesima donna guerriero che oggi era, ma senza, in ciò, avere a vivere la terribile faida vissuta in contrasto alla propria gemella; o senza necessariamente rinunciare all’amore del proprio primo grande sogno di felicità, quell’uomo chiamato Salge Tresand; o… chissà cos’altro.
Certo: qualcuno avrebbe potuto obiettare quanto, in assenza di quelle decisioni forse prive di “misura”, Midda Bontor non avrebbe mai, invero, potuto avere occasione di vivere quanto aveva vissuto, di conoscere le persone che pur avevano poi avuto occasione di meglio contraddistinguere la propria vita, giungendo insieme a esse al proprio attuale presente.
Senza l’inimicizia di Nissa non sarebbe stata costretta ad abbandonare le vie del mare, né, tantomeno, avrebbe mai perduto il proprio braccio destro o, ancor più importante, la propria possibilità di divenire madre. E, in ciò, chissà se avrebbe mai avuto quindi realmente ragione di abbandonare il proprio amato Salge Tresand allorché costruire, accanto a lui, una famiglia? Chissà se avrebbe mai potuto giungere in quel di Kriarya, incontrando Ma’Vret Ilom’An, il mercenario noto con il nome di Ebano, frequentandolo per alcuni anni salvo poi decidere di separarsi da lui nel giorno in cui egli, forse anche e perché innamoratosi di lei, decise di voler cambiare direzione alla propria vita e di volersi ritirare lontano dal mondo, per lì costruire la propria famiglia, e quella famiglia che pur ella mai avrebbe potuto concedergli? E se ciò non fosse successo, chissà se, oggi, H’Anel e M’Eu, figli di Ma’Vret, sarebbero non soltanto stati lì presenti, qual coppia di giovani e forti guerrieri, ma, addirittura, sarebbero mai nati? Tutto ciò, ovviamente, senza dimenticare Be’Sihl Ahvn-Qa, l’unico uomo che, al di là di ogni folle mancanza propria di quella donna guerriero, non aveva mai voluto arrendersi all’idea di restarle al fianco. O, ancora, senza dimenticare Tagae e Liagu, quei due bambini privi di memorie del loro passato, trasformati proprio malgrado in armi di distruzione di massa dalla ferocia priva d’eguali di una vasta organizzazione criminale, e che, incontrando Midda lì, fra quelle stelle che mai, probabilmente, ella avrebbe avuto ragione di raggiungere se soltanto la sua vita fosse stata diversa, erano stati da lei accolti, e accolti nella propria quotidianità quali propri figli, e quali quei figli che pur non aveva mai potuto avere, in conseguenza alla violenza subita dalla propria vendicativa gemella.
In questo, e in molto altro ancora, sarebbe quindi stato ben difficile stabilire quanto l’apparente assenza di “misura” nell’operato della donna guerriero anche conosciuta come Figlia di Marr’Mahew, come Campionessa di Kriarya, come Ucciditrice di Dei, avrebbe mai dovuto essere condannata per la propria negatività… o quanto, piuttosto, avrebbe dovuto essere riconosciuta qual un elemento chiave, un fattore irrinunciabile, nel cammino di vita della medesima.
Che tale indole, tuttavia, avesse a doversi quindi intendere sotto una luce positiva, piuttosto che sotto una luce negativa, nulla avrebbe comunque negato all’evidenza di quanto Midda Namile Bontor potesse vantare una certa propensione a porsi nei guai.
E una certa propensione a porsi nei guai che, ancora una volta, ebbe lì a dimostrarsi determinante nel vederla allontanarsi dai suoi amici, dai suoi compagni, dai suoi fratelli e sorelle d’arme, al solo fine di riservarsi una solitaria occasione d’incontro con colei alla quale, per lunghi anni, aveva dato la caccia, o della quale, forse, era stata preda, in una difficile discriminazione sui reciproci ruoli all’interno di quella bizzarra guerra che pur le aveva contraddistinte e le aveva contraddistinte sin dal giorno stesso in cui la donna guerriero aveva concesso nuova libertà allo spirito maledetto della temibile regina Anmel Mal Toise.

Fu così che, nel mentre in cui il Progenitore proseguiva nella propria opera di distruzione finale, nella propria cancellazione dell’universo conosciuto al solo scopo di poterlo, poi, riplasmare nuovamente in sola ubbidienza ai propri più sfrenati capricci; Midda Namile Bontor, sola e praticamente mezza nuda, rivestita a stento da pochi stracci memoria dello splendido abito che pur, sino a qualche ora prima, ne aveva voluttuosamente avvolto il corpo, ma pur armata, e armata con una coppia di lunghi pugnali, accuratamente riposti nei rispettivi foderi legati alle sue gambe, e armata, ancor più, dalla propria spada bastarda, e da quella spada bastarda lì consegnatale dalla premura della propria amica Duva, ebbe a sospingere i propri passi al di fuori di quell’edificio, di quella torre, ovviando ogni pericolo, ovviando ogni possibilità di agguato, guidata in tal senso dai sussurri, sol per lei udibili, della propria nemesi, al fine di raggiungere, di lì a qualche minuto, un veicolo antigravitazionale lì fuori quietamente parcheggiato, con apparente indifferenza rispetto al catastrofico scenario a loro circostante.
E, all’interno di quel veicolo, ad attenderla, Midda Bontor ebbe a ritrovare Amaka Bomara, il capo di gabinetto dell’attuale Reggente dell’omni-governo di Loicare… o, per meglio dire, Amaka Bomara, l’attuale e sicuramente involontaria ospite della regina Anmel Mal Toise, figlia dell’ultimo faraone di Shar’Tiagh nonché Portatrice di Luce e Oscura Mietitrice, in ascolto alle numerose e controverse leggende attorno al suo nome.

« Accomodati pure, mia cara… » sorrise Amaka, anzi Anmel, nel vederla aprire la portiera e fare capolino dall’esterno del mezzo « … abbiamo così tanto di cui discutere, e così poco tempo per farlo. »

sabato 18 gennaio 2020

3159


« … e allora dove accidenti potrebbe essere andata?! » domandò Rín, colei che meno confidenza avrebbe potuto vantare con la donna guerriero, pur nel paradosso derivante dal fatto che Midda altri non avrebbe avuto a dover essere intesa se non una versione alternativa, e di qualche anno più vecchia, della propria sorella gemella Maddie, in termini tali per cui, in un certo, folle senso, avrebbe avuto a dover essere intesa l’esistenza di una connessione fra loro, e una connessione sufficientemente forte da poterle permettere di viaggiare attraverso il multiverso seguendone una metaforica scia.

Una domanda, quella così formulata, che non avrebbe voluto sottintendere alcuna mancanza di fiducia nei riguardi della donna guerriero, che non avrebbe voluto sottintendere, da parte della medesima, alcuna volontà di fuga da lì, ma che, semplicemente, avrebbe desiderato offrir voce al muto interrogativo che, comunque, stava animando le menti di tutti i presenti, i quali, così rimasti spiacevolmente privi di una qualche guida, di un qualche riferimento, avrebbero potuto vantare ancor minore confidenza con la totale insensatezza propria di quanto, là fuori, stava avvenendo.
A rispondere, tuttavia, a quell’interrogativo, intervenne la voce di Be’Sihl, il quale, quasi in antitesi alla minor confidenza propria di Rín, avrebbe potuto allor vantare la maggior confidenza possibile, rispetto a tutti i presenti, innanzi all’idea stessa della scomparsa Midda Bontor, e di quella Midda Bontor da lui conosciuta molto prima che ella avesse a divenire l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya e, persino, la Figlia di Marr’Mahew. Un intervento, quello che l’ex-locandiere volle rendere proprio allor conseguente a un semplice ragionamento logico, e da un ragionamento logico a fronte del quale, nell’escludere l’eventualità di una sua fuga da quella minaccia, e, ancora, nell’escludere l’eventualità di volerli escludere da quel conflitto, laddove, in fondo, nessuno in quell’intero pianeta avrebbe potuto esserne escluso, soltanto un’eventualità avrebbe potuto riservarsi un qualche e pur minimo senso…

« Vuole fare qualcosa per cui, certamente, saremmo tutti contrari: per questo si è allontanata… » sancì egli, storcendo le labbra verso il basso, tutt’altro che nuovo nel confronto con un simile approccio da parte della donna guerriero nei propri confronti.
« … e cosa, di grazia?! » esitò Duva, non potendo negare un senso in quell’affermazione, e un senso spiacevolmente coerente non soltanto con la mentalità della propria amica sororale ma, anche e ancor più, con la propria, laddove, in una sorta di comunione di anime, anch’ella non si sarebbe risparmiata una tale scelta nel momento in cui si fosse trovata al posto della stessa.
« Non lo so. » negò tuttavia ogni possibilità di intuizione lo shar’tiagho, scuotendo appena il capo non avendo effettivamente elementi utili a potersi esprimere a tal riguardo, concedendo un qualche senso logico a tutto ciò « Ma, di sicuro, nulla di buono… non per lei, quantomeno. » concluse, con tono sconfitto, nella quieta consapevolezza di non poter essere allor presente accanto a lei per impedire tutto ciò e, in tal senso, questa volta, di non poter far nulla per arginare qualunque folle piano entro il quale ella avrebbe potuto volersi avventurare.
E, prima che chiunque potesse intervenire ulteriormente, pur difficilmente aggiungendo qualcosa di utile a quel discorso, l’uomo non poté ovviare a raggiungere una decisione nel merito del dilemma che lo aveva precedentemente animato, in quel viscerale dubbio nel merito di contro di chi avrebbe potuto avere più senso inveire, fra se stesso e la propri amata. E, a tal consapevolezza così giungendo, egli non poté ovviare a soggiungere, con tono più sommesso, una pur rabbiosa imprecazione, e un’imprecazione che ebbe a concludersi con una netta definizione di colpevolezza a proprio stesso discapito: « … dannazione a me.  »
« Shh… » banalizzò tuttavia Duva, accennando un lieve sorriso nella volontà di placare il malanimo proprio di Be’Sihl « … stai tranquillo. »

Nel comune disagio che, allor, non avrebbe potuto ovviare a esplodere fra tutti loro, con la quieta violenza proprio di un prato fiorito a confronto con il primo calore della primavera, infatti, quella figura in particolare non sembrò riservarsi occasione utile a perdersi d’animo, decidendo, allora, di tornare a volgere la propria attenzione verso l’attrezzatura che, un istante prima della scomparsa della loro amica, aveva iniziato a estrarre da un ampio e pesante borsone che aveva condotto seco, nella volontà di rifornire, all’occorrenza, anche Be’Sihl e Midda di quelle armi, di quegli armamenti, dei quali, a confronto con la serata di gala nella quale si erano voluti infiltrare alla ricerca di Anmel Mal Toise, non avrebbero potuto condurre seco.
E se da quel borsone, l’elemento più importante sino ad allora estratto non aveva mancato di essere la meravigliosa spada bastarda di proprietà della stessa Midda Bontor, quell’arma a lei riconsegnata giusto un attimo prima dell’intervento canzonatorio, in sua opposizione, da parte della stessa Anmel Mal Toise, qualcos’altro, allora, non mancò di emergere da una tasca laterale, e da una tasca laterale troppo piccola per contenere un’arma bianca o un’arma da fuoco, e pur sufficientemente capiente da ospitare un dispositivo elettronico, e un dispositivo elettronico che, allora, altro non avrebbe avuto a dover essere inteso se non un comunicatore a lungo raggio, e un comunicatore pertanto utile, all’occorrenza, a riprendere i contatti con la Rad Dak-Wosh, la nave militare in orbita rispetto a Loicare dalla quale erano lì sopraggiunti in grazia ai poteri di Rín e sulla quale, ancora, avrebbero avuto a dover essere intesi una parte dei loro compagni.
Un gesto, quello che così Duva ebbe a muovere, che non avrebbe potuto passare inosservato in quel momento di necessario stallo all’interno del gruppo, e che, tuttavia, nessuno ebbe a comprendere nel proprio significato, nella propria occorrenza in quel particolare momento. Poiché se anche, in quel frangente drammatico, un comunicatore avrebbe potuto concedere eventualmente loro la possibilità di offrire un ultimo saluto ai compagni dai quali si erano così separati, discendendo su quel pianeta nel momento certamente meno opportuno; di certo ben poca utilità avrebbe potuto riservarsi nel confronto con quello che, allora, avrebbe avuto a doversi intendere il problema al quale sarebbe stato indubbiamente utile trovare una qualche risposta... il problema della scomparsa di Midda Bontor.

« Qui Duva Nebiria da Loicare… mi ricevete…?! » esclamò la donna, attivando il comunicatore e, in tal senso, aprendo un canale verso la Rad Dak-Wosh, sperando, a dispetto di quanto allora stava accadendo, di riuscire a riservarsi un’occasione di dialogo con i loro alleati fra le stelle.
« Qui è il sottufficiale Nipeg, dalla Rad Dak-Wosh. » replicò prontamente una voce maschile, provenendo dal comunicatore « Le passo immediatamente il capitano Lomic e il capitano Rolamo. » sancì, dimostrando quanto, in effetti, fossero tutti in quieta attesa di quell’occasione di contatto da parte loro.

Solo un istante di attesa fu allor necessario a Duva prima di riascoltare la voce del proprio ex-marito, Lange Rolamo, con il quale, sino a qualche settimana prima, avrebbe potuto vantare anche la comproprietà della Kasta Hamina, purtroppo andata perduta in conseguenza a un brutale attacco da parte della stessa Rad Dak-Wosh, in un’epoca storica, estremamente prossima e pur così apparentemente lontana, nel corso della quale quella nave e il suo equipaggio avrebbero avuto a dover essere intesi qual loro antagonisti, in loro contrasto scatenati, non a caso, dalla malevolenza della stessa regina Anmel Mal Toise.

« Che diamine sta accadendo lì sotto…?! » domandò, con tono brusco e modi estremamente diretti il buon capitano, mal celando, dietro a tanta animosità, la propria preoccupazione per l’evolversi degli eventi.
« Un Progenitore è sopravvissuto alla distruzione del sesto pianeta del sistema di Orlhun e, ora, vuole annichilire l’intero universo. » riassunse brevemente, ma efficacemente, la donna, con aria quasi annoiata dalla necessità di aggiornare il proprio interlocutore « A margine di tutto ciò, come previsto, Midda ha deciso di telare, perseguendo qualche piano non meglio condiviso. » soggiunse poi, dimostrando quanto, in effetti, l’evolversi di quegli eventi non avesse allor a doversi fraintendere qual inatteso « Direi di attivare il segnalatore e di iniziare a tracciarne la posizione, prima che abbia a mettersi veramente nei guai… » propose quindi, ammiccando in direzione di Be’Sihl e di tutti i compagni presenti, con fare meritatamente tronfio.