11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 19 novembre 2018

2733


Così incalzata, e incalzata in termini assolutamente legittimi, alla giovane non restò quindi altro da fare se non iniziare a raccontare al padre quanto fosse accaduto nel corso di quel pomeriggio, ovviamente trascurando le minacce da lei rivolte a discapito di quel lurido cane rognoso prima di allontanarsi dalla biglietteria. Un resoconto che avrebbe avuto a doversi proporre qual ipoteticamente breve, non essendo, in verità, occorsi molti eventi, ma che, al contrario, ebbe a proporsi estremamente articolato, e articolato nella misura in cui difficilmente ella avrebbe allora potuto minimizzare la questione emotiva, e la questione emotiva per come da lei vissuta, a margine di tutto ciò… anzi. Pochi scambi di battute, per lo più censurati nel proprio sviluppo finale, ebbero così a richiedere più di un quarto d’ora di cronaca, al termine del quale, ineluttabile, fu una lunga serie di improperi a discapito di quell’uomo, il quale avrebbe potuto vantare come propria unica fortuna quella di aver incontrato Maddie e non Midda… o, in tal caso, quella propria xenofoba arroganza avrebbe rappresentato il proprio ultimo errore.
E se Jules ebbe la pazienza e la saggezza utile ad ascoltare quel monologo in silenzio, quando si rese conto che l’emotività stava prendendo il sopravvento sull’amata figlia, rischiando di risultare per lei dolorosa da gestire, decise di intervenire e di intervenire muovendosi sino a lei e abbracciandola delicatamente, a tentare, in tal maniera, di placarla…

« Quando è successo…? Come è successo che l’intolleranza e il pregiudizio hanno iniziato a dominare il cuore delle persone…?! » domandò ella, a riproporre e a chiarire il proprio interrogativo precedente, meglio articolandolo e meglio puntualizzandone l’esatta declinazione.
« Anche questa, purtroppo, è una domanda eccessivamente generica, piccola mia. » replicò tuttavia il padre, ancora stringendola delicatamente a sé e concedendosi un sorriso carico di amarezza, nel confronto con quella figlia risvegliatasi nel corpo di un donna e pur, in fondo, ancora bambina nel proprio animo, nel proprio cuore, nella propria mente, così come quel dubbio stava comprovando « L’intolleranza e il pregiudizio hanno sempre dominato il cuore delle persone: in diversi modi, in diverse declinazioni, e pur da sempre presenti. Anche quando tu e tua sorella eravate ancora bambine… »
Titubante a quell’affermazione, anche nella propria mai colmata incapacità a ricordare gli anni della propria infanzia, malgrado tutte le lunghe ore in tal senso spese in compagnia della propria famiglia, Maddie si ritrasse appena dall’abbraccio paterno, non nella volontà di allontanarsi da lui, quanto e piuttosto per poterlo guardare in viso e poter meglio esprimere, in tal senso, tutta la propria perplessità: « In che senso, papà? »
« Non ricordi…? » sorrise ancora egli, scuotendo appena il capo e sollevando le mani verso il suo viso, ad accarezzarlo dolcemente in un gesto simmetrico « Fin da quando avete iniziato ad andare a scuola, tu e Rín vi siete dovute sempre scontrare con l’incomprensione da parte dei vostri compagni per i vostri stessi nomi e cognomi: all’epoca, non era ancora ancora così diffuso l’uso di nomi stranieri… né, in effetti, erano molte le famiglie straniere. E quando, durante l’appello, fra un Mongardi e un Nigro si presentavano due Mont-d'Orb, i sorrisi divertiti e le storpiature nella pronuncia erano sempre assicurate. Non che Nigro non si prestasse, a sua volta, a facili possibilità di insulti. »
« Non lo ricordavo… » negò ella, non riuscendo a comprendere quale senso mai potrebbe avere farsi beffe di un nome o, ancor meno, di un cognome, laddove nel mondo in cui altresì ricordava di essere cresciuta, quel mondo che in molti avrebbero giudicato qual violento e barbaro, la presenza stessa di un cognome avrebbe avuto a doversi considerare un motivo di grande vanto, nel comprovare, comunque, la conoscenza delle proprie origini, la presenza di un padre non poi così sempre scontata laddove già quella di una madre avrebbe avuto a doversi considerare tutt’altro che ovvia « Ma… perché…?! »
« Perché il mondo è pieno di persone insicure. Di persone timorose di tutto e di tutti. Di persone che hanno paura di non riuscire a farcela, magari perché ben consapevoli delle proprie difficoltà, delle proprie incapacità. » illustro Jules, desiderando poterle offrire una spiegazione diversa e, ciò non di meno, non volendo neppure cercare di indorarle eccessivamente la proverbiale pillola, là dove, purtroppo, tale avrebbe avuto a doversi considerare la realtà, e la loro realtà quotidiana, una realtà con la quale, pertanto, ella avrebbe dovuto imparare presto a scendere a patti, per non ritrovarsi in ciò disorientata o, peggio, ferita « E, in tutto questo, tali persone non riescono a evitare di tentare di assicurarsi con la violenza, fisica o psicologica, una posizione di predominazione. Ma perfettamente consapevoli di non avere la forza fisica, né psicologica, per permettersi tutto ciò, tutto ciò che riescono a pensare di fare è quello di rivolgersi in contrasto a chi chiaramente in una posizione di disparità, di minoranza, a loro confronto. Così, un bambino proveniente dal sud, in mezzo a tanti bambini provenienti dal nord, non potrà evitare di essere deriso per ciò, nelle proprie tradizioni personali, nei modi di fare dei propri genitori, o nelle storie delle proprie vacanze di Natale dai propri nonni. Così, un ragazzo affetto da sindrome di Down, in mezzo a tanti bambini che impropriamente si potrebbero definire normodotati, non potrà mancare di essere canzonato, offeso, o, peggio, attaccato fisicamente, per il semplice fatto di essere nato con un diverso corredo genetico. »
« E nessuno si oppone…? » domandò Maddie, semplicemente sconvolta da tutto quello « Perché i genitori di quei bambini non intervengono…?! »
« Tua madre lo fece. » sorrise con malinconica nostalgia l’uomo, accarezzando ancora il volto della figliola con tenerezza « Quando tu, lasciandoti trascinare dai giuochi di altri bambini, iniziasti a insultare una ragazza solo perché affetta da una disabilità intellettiva, non esitò a intervenire, a differenza di molti altri genitori, facendoti correre subito in casa e mettendoti in punizione. » rievocò, offrendole la sconvolgente notizia di essere stata, a sua volta, parte antagonista in tutto ciò, in quel passato che non ricordava, in quell’infanzia perduta, e, ciò non di meno, nella propria stessa vita « Ovviamente, poi, passò anche molto tempo a spiegarti il perché un simile comportamento fosse sbagliato. E tu, fortunatamente, capisti la lezione e non tornasti più a giocare con quei bambini… finendo, poi, per essere presa di mira a tua volta, proprio nella tua assenza di volontà di abbassarti ancora a quel livello, di comportarti ancora tanto male in contrasto a qualcuno che non lo meritava. »
« … » si ritrovò ammutolita ella, ancora disorientata dall’idea di essere stata anche lei dalla parte del torto, artefice di un infantile, e sicuramente inizialmente non compreso, sopruso, e pur di un sopruso che non avrebbe potuto mancare di imporle un profondo senso di vergogna per quanto compiuto « … non lo ricordavo… » si ripeté, in una frase che non avrebbe desiderato avere il gusto di una giustificazione e che pur, si rese conto, altro non avrebbe potuto che risultare, nel confronto con il senso di colpa che, in tutto ciò, non avrebbe potuto ovviare a provare.
« E’ stato tanti anni fa… e sono successe tante cose da allora. » minimizzò il padre, non volendo di certo giustificarla e, ciò non di meno, non volendo neppure porla in crisi con quell’aneddoto proveniente dal suo stesso passato, per così come, tuttavia, avrebbe potuto apparire stesse impegnandosi a compiere « Ciò non di meno, forse questo ti può essere d’aiuto a evitare inutili nostalgie riconducibili al “si stava meglio quando si stava peggio”, e a guardare con occhio critico non soltanto il presente, ma anche il tempo che fu. » puntualizzò, dimostrando straordinario equilibrio in tali parole e in tale analisi.
Un senso critico, il suo, che ebbe a dover essere giudicato riprova di vera e propria saggezza nel proseguo del discorso nel quale ebbe a impegnarsi di lì a un istante: « E questo, sia chiaro, te lo sto dicendo non per invitarti a perdonare quell’uomo… ma solo per comprendere da dove possa nascere ciò del quale sei stata oggi vittima: dall’ignoranza, dall’assenza di educazione, e di educazione nei confronti di un basilare senso civico. E di quel senso civico utile a comprendere quanto la vera forza non risieda nell’enfatizzare i limiti degli altri, ma nel conoscere i propri, nell’accettarli, nello scendere a patti con i propri difetti, le proprie mancanze e, in ciò, nell’impegnarsi a superarli, per riuscire a crescere e a crescere oltre gli stessi, senza tentare, piuttosto, di abbassare il livello del resto del mondo al di sotto del proprio al solo scopo di sentirsi più grandi, più forti, migliori. »

domenica 18 novembre 2018

2732


« D’accordo! » annuì la bambina, con un vigoroso movimento verticale del proprio piccolo capo e un sorrisetto furbetto stampato in viso « Ma comunque sappi che sei la zia più tosta che abbiamo! » dichiarò poi, a riconoscere giusto merito all’amata zietta per quanto da lei pocanzi dichiarato, ai loro occhi, alle loro orecchie, probabilmente interpretato senza alcuna malizia, senza alcuna declinazione crudele, così come, in verità, avrebbe avuto a dover essere inteso, quanto e piuttosto in termini non dissimili da una sorta di dichiarazione da supereroina dei fumetti levatasi a loro difesa.
« La più tostissima di sempre! » incalzò il fratello, levando le mani verso l’alto, in segno di esultanza, a sostegno della loro parente, con un amplio sorriso felice per tutto ciò.
« Beh… facile esserlo nel momento in cui sono anche l’unica zia che avete! » sottolineò ella, rilasciando la manina della nipote e non concedendosi alcuna lusinga a tal riguardo, ben ricordando come, in effetti, loro padre Matteo, suo cognato, non fosse figlio unico, ma, comunque, avesse soltanto due fratelli e nessuna sorella, in misura tale da non poterle creare concorrenza a quel titolo.
« Non importa! » escluse comunque la piccola, ora scuotendo la testolina, corrucciando la fronte con aria sinceramente contrariata da quella volontà di puntualizzazione da parte della zia, chiaramente troppo modesta per poter accettare quel complimento « Anche avessimo altre zie, tu saresti comunque la più tosta  di tutte! » insistette, in quella che avrebbe potuto essere intesa qual espressione di una volontà di adulazione nei suoi confronti, se soltanto non fosse prevenuta da una bambina di neanche dieci anni e, soprattutto, da quella bambina in particolare.
« La più tostissima! » volle nuovamente sottolineare Santiago, a scanso di equivoci, ancora levando le mani verso il cielo a ripetere l’esultanza già resa propria un istante prima.

Nel confronto con tutto ciò, Maddie non poté che riservarsi una fragorosa risata, gettando il capo all’indietro per lasciar maggiore sfogo all’obbligata ilarità del momento. E a quell’ilarità derivante non tanto dal riconoscimento riservatole dai propri nipoti, a confronto con il quale, altresì, aver a essere assolutamente orgogliosi, quanto e piuttosto per la reazione entusiastica di quella coppia nel confronto con quanto accaduto, con quanto udito, e con quelle parole che, in verità, avrebbero avuto a doverli probabilmente terrorizzare e che, altresì, l’avevano vista promossa improvvisamente a idolo innanzi ai loro sguardi infantili.
E quando l’ilarità ebbe a scemare, permettendole di placare la risata, altro non le restò da fare se non abbracciare entrambi i pargoli, stringendoli a sé, e venendo dagli stessi reciprocamente abbracciata, in un allor silenzioso scambio di sincero affetto.

« Ma ora… cosa facciamo, zia?! » domandò Santiago, quando l’abbraccio ebbe a sciogliersi e quel momento di dolce tenerezza a dissiparsi, lasciandoli a semplice confronto con l’evidenza di non saper in che direzione avere a muovere i propri passi, nell’aver dovuto escludere il parco giochi ormai dimenticato alle loro spalle.
« Oh… non è importante, piccolo mio. » scosse il capo la donna, sorridendogli con amore e strizzando poi l’occhio sinistro in segno di complicità « L’importante è essere insieme… e tutto il resto, comunque andrà, sarà un’avventura. »

E un’avventura, in effetti, ebbe a essere anche in assenza del parco giochi, laddove, esclusa quell’iniziale soluzione, per occupare le ore di quel sabato altre e più affascinanti alternative vennero comunque loro offerte in una lunga passeggiata per le vie del centro, e, in tal senso, alla scoperta, e alla riscoperta, di molti affascinanti misteri di quella grande città.
Ma se per i due pargoli quanto accaduto avrebbe fortunatamente a dover essere considerato qual già dimenticato, per la loro più tostissima zia di sempre tutto quello avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual ben lungi dal poter essere archiviato. Anzi. Un carico di insofferenza, alla bocca del suo stomaco, ebbe ad accompagnarla non soltanto per tutta la durata di quel pomeriggio, ma, addirittura, sino a sera, sino al proprio ritorno a casa, lì dolendole quasi come se avesse ricevuto un violento colpo al diaframma, uno di quei pugni a confronto con il quale non soltanto il respiro sarebbe necessariamente stato mozzato, ma anche la vista sarebbe stata perduta, oscurata brutalmente in un lampo d’oscuro dolore.
Un dolore, il suo, che per quanto ovviamente nel corso delle ore pomeridiane era stato psicologicamente accantonato nel confronto con la gioia derivante da quella meravigliosa quotidianità offertale dalla compagnia dei due nipoti, a sera non poté che ritornare predominante in lei, e ritornare predominante nella misura utile a renderlo visibile anche innanzi allo sguardo del suo genitore, che pur mai avrebbe avuto ragione per immaginare cosa potesse essere accaduto…

« Ehy… bambina mia. » la salutò Jules nel momento in cui ebbe a rientrare in casa, giungendo, con assoluta puntualità, giusto in tempo per la cena « Come stai…? Come è andata la giornata con i piccoli…?! »

Per un istante Maddie ipotizzò di far finta di nulla, ovviando a condividere con il padre i dettagli di quanto accaduto e, in ciò, di rischiare di offrirgli eventuale ragione di preoccupazione a confronto con tutto quello. Per un istante… ma solo per un istante
Perché, in quel momento, ella non era Midda Bontor e, in ciò, non avrebbe avuto bisogno di dimostrarsi più forte di quanto realmente non avesse a sentirsi essere, né, tantomeno, avrebbe avuto ragione di celare qualcosa a suo padre, soprattutto non motivata dalla volontà di non preoccuparlo, per così come, altresì, certamente avrebbe poi finito con il preoccuparlo maggiormente, laddove egli si fosse reso conto di quanto qualcosa non andasse. E, certamente, egli si sarebbe presto reso conto di quanto qualcosa non andasse.
Così, se pur per un istante ella aveva ipotizzato di far finta di nulla, un attimo dopo la donna dagli occhi color ghiaccio e dai lunghi capelli color del fuoco, lì mantenuti ordinati in una stretta e pratica treccia, si convinse che la via migliore sarebbe stata quella di un sincero confronto con lui, anche e soprattutto per riuscire a comprendere quanto, di ciò che era accaduto, avrebbe avuto a doversi lì considerare normalità e quanto, altresì, l’assurda follia di un singolo esaltato. Anche perché, benché il suo cuore francamente avrebbe voluto votare, in particolare, in direzione della seconda soluzione, la sua mente non avrebbe potuto ovviare a temere per la prima, e a temere di scoprire quanto, in quei propri trenta e più anni di coma, il mondo avesse avuto a deragliare, e a deragliare verso una direzione che, francamente, non avrebbe potuto in alcun modo incontrare la propria approvazione.

« Posso chiederti una cosa, papà…? » domandò pertanto ella, con un tono che avrebbe potuto essere riconosciuto a metà fra la preoccupazione e il dubbio, nel mentre in cui ebbe comunque ad avvicinarsi a lui per offrirgli un dolce bacio sulla guancia, qual espressione di saluto.
« Certo, Maddie. » replicò egli, senza esitare neppure per un istante, cogliendo il disagio nell’animo della propria figliuola e, a confronto con esso, non potendo desiderare altro che trovare occasione di concederle sollievo, a confronto con qualunque ragione avversa avrebbe potuto allor animarla « Chiedimi tutto quello che desideri. »
« Di preciso, da quando il mondo ha iniziato ad andare in malora…?! » questionò, scuotendo il capo con aria ora rammaricata, nel non poter ovviare a convincersi di quanto, purtroppo, ciò a confronto con il quale si era ritrovata a essere avrebbe avuto a dover essere giudicato non un’eccezione quanto e piuttosto una nuova e pericolosa regola, e una regola volta a garantire ai prepotenti di restare impuniti.
« Devi essere un pochino più chiara, bambina mia. » sorrise Jules, in leggero imbarazzo « Perché in senso lato, la questione temo potrebbe risalire addirittura al terzo capitolo della Genesi, con la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden. Ma credo che non fosse questo il senso del tuo interrogativo. »

sabato 17 novembre 2018

2731


Immobilizzato da un comprensibile istante di panico, l’uomo si ritrovò in tal maniera persino impossibilitato a respirare, vittima di quell’innato istinto di autoconservazione che la parte più primitiva della sua mente non poté ovviare a provare nel confronto con la minaccia rappresentata dalla figura a lui antistante: una minaccia che egli non avrebbe mai potuto accettare qual tale a livello razionale e che pur, inconsciamente, non avrebbe potuto neppur ignorare. E ben consapevole di quanto egli stesse allor provando, alla rediviva Midda Bontor non fu necessario indugiare ulteriormente in sua presenza, permettendosi di invitare con un contatto delicato della propria mancina i due pargoli a liberarsi le orecchie e a seguirla, lontani da lì, lontani da quel posto e da quell’uomo che avrebbe potuto anche illudersi di averli rifiutati, ma che, altresì, non avrebbe potuto riconoscersi degno della loro presenza.

« Dove andiamo, zia Maddie…?! » domandò il piccolo Santiago, gettando per un istante uno sguardo alle proprie spalle, non senza una certa delusione all’idea di non poter sperimentare l’attesa ebrezza delle attrazioni del parco giochi.
« Non ci hanno voluto far entrare nel parco giochi perché siamo stranieri…? » questionò l’attenta Lourdes, alla quale non era allor sfuggita la triste, ma reale, ragione di quel rifiuto, e di un rifiuto che, purtroppo, non avrebbe così loro permesso di trascorrere il pomeriggio per come sperato.
« Non siete stranieri. » protestò Maddie, scuotendo il capo « Non più di quanto non lo possiamo essere vostra madre, vostro nonno e io, quantomeno! » puntualizzò, nel voler sottolineare quanto, se davvero i due piccoli di origine sudamericana avrebbero avuto a doversi considerare stranieri, egual giudizio avrebbe avuto a dover essere rivolto anche a suo padre, cittadino francese, o a lei e a sua sorella Rín, figlie di madre irlandese, per quanto nate e cresciute, e da sempre vissute, in quella città, in quel Paese « Non ci hanno lasciato entrare nel parco perché quel signore è uno stupido. E gli stupidi pretendono di aver ragione anche quando hanno chiaramente torto. E quando uno stupido si accorge di aver torto, diventa ancora più stupido, nel vano tentativo di non ammettere di essere tale. »
« Però alla fine quello stupido ci ha impedito di entrare al parco… » sospirò il pargolo, volendo sforzarsi di seguire il ragionamento dell’amata zia e, ciò non di meno, non potendo ignorare quanto, purtroppo, la realtà dei fatti non avrebbe potuto evidenziare una loro presenza là fuori, per così come prepotentemente desiderato da quell’uomo, da quello stupido.
« Non so se mamma vorrebbe che tu dicessi quella parola. » puntualizzò la bambina, non tanto in direzione del proprio fratello, quanto e piuttosto della loro zia, aggrottando appena la fronte nel confronto con quell’incedere ripetuto di quel particolare aggettivo, lì chiaramente declinato nell’intento più volgare possibile.
« Non ho mica detto che è un lurido cane rognoso… » tentò di difendersi la donna, arrestandosi per un istante a poter affrontare meglio il rimproverò mossole da parte della bambina.
« Zia! » esclamò Lourdes, arrossendo per l’utilizzo di quella particolare scelta di vocaboli, e di vocaboli che, certamente, non avrebbero incontrato il beneplacito della loro mamma.
« In verità lo hai detto prima… » non poté ovviare a scoppiare a ridere Santiago, divertito come solo un bambino avrebbe potuto esserlo a confronto con il gusto del proibito proprio di quelle parole, e, ciò non di meno, forse concedendosi eccessiva ingenuità, nel dimostrare di aver udito qualcosa che non avrebbe dovuto sentire… e qualcosa proveniente dal breve monologo che la donna si era concessa pocanzi nei riguardi dell’uomo all’ingresso del parco.
« … e tu come fai a saperlo?! » domandò Maddie, socchiudendo le palpebre in direzione del nipotino, con sguardo inquisitore.
« … ehm… io…. » esitò l’altro, comprendendo di aver forse parlato un po’ più del dovuto.

La deriva così presa dal dialogo non poté ovviare, in verità, a compiacere la stessa donna dagli occhi color ghiaccio, la quale non avrebbe potuto che desiderare un’occasione per distogliere la loro attenzione dal discorso xenofobo di quel lurido cane rognoso e da tutti i pensieri che da ciò avrebbero potuto derivare, con tutto il peso che, in questo, avrebbe potuto essere imposto ai loro ancor troppo giovani cuori.
Se nelle oniriche vesti di Midda Bontor, ella aveva vissuto per oltre trent’anni in un mondo estremamente violento, contraddistinto da brutalità e disonore, da guerre e omicidi, qualcosa nel confronto con la quale, in quella compianta e inesistente terra natia, non aveva mai avuto occasione di porsi, sarebbe proprio stato il razzismo. Non che problemi di pregiudizio non avessero a esistere anche nel suo mondo, soprattutto in conseguenza ai molteplici fronti di guerra che lo dividevano, che animavano crudelmente i confini fra le nazioni: ma, pensando anche e soltanto a Kriarya, città del peccato, la popolazione della quale avrebbe avuto a dover essere censita qual per lo più contraddistinta da mercenari e assassini, ladri e prostitute, nulla di meno di una realtà incredibilmente multietnica avrebbe avuto ivi a essere riconosciuta, senza che questo avesse a rappresentare un problema per alcuno. Ritrovarsi, pertanto, dopo il proprio risveglio, a confronto con una realtà altresì intrisa da soprusi e prevaricazioni di ogni genere, da parte di stupidi e ignoranti, a discapito di ogni qual genere di diversità, fosse questa data dal colore della pelle piuttosto che dalla fede professata o, addirittura, da una qualche menomazione fisica, avrebbe avuto a doversi riconoscere, per lei, a dir poco disorientante. E, onestamente, irritante, soprattutto nel momento in cui tutto ciò avesse avuto a riservarsi occasione di riversarsi a discapito della propria famiglia, come lì appena accaduto.
Ma al di là delle proprie emozioni personali, in quel momento, per lei, prioritario sarebbe stato riuscire a riservarsi occasione di distrarre i due pargoli. E se per ottenere ciò, ella avrebbe avuto a dover ricorrere, in maniera forse poco elegante, a qualche volgarità, sarebbe stata più che disposta a farlo...
… dopotutto, ne era certa, Santiago e Lourdes dovevano aver già udito anche molto di peggio, se non a scuola dai propri compagni, quantomeno in televisione, nel considerare quanto, purtroppo, la classe politica di quella nazione, della loro nazione, non sembrava più essere in grado di sostenere una qualunque genere di argomentazione senza scendere nella volgarità spinta, al punto tale che il principale partito della corrente legislatura avrebbe avuto a dover essere identificato come “fieramente” originato da una parolaccia promossa a manifesto programmatico della propria ideologia.
Quanto, comunque, neppure ella si sarebbe potuta attendere e che i due bambini potessero averle disubbidito e aver, in ciò, ascoltato le minacce da lei rivolte all’uomo, in termini che, in verità, non avrebbe potuto riconoscere qual effettivamente sani per le loro ancor troppo giovani, e facilmente impressionabili, menti. Ma a privarla di qualsivoglia imbarazzo per quanto avvenuto, non poté che intervenire, allora, la piccola Lourdes, la quale decise di prendere in mano la situazione con piglio assolutamente più che degno di sua madre e di sua zia…

« Noi non diremo alla mamma che tu hai detto delle parolacce, se tu ci perdonerai per aver ascoltato. » propose, affiancandosi al fratello in quel confronto, consapevole di dover intervenire prima che egli potesse peggiorare la propria situazione con qualche altra uscita simile.
« Piccola ricattatrice che non sei altro…! » esclamò la donna, strabuzzando gli occhi a confronto con quella proposta, atta a delineare una personalità già indubbiamente ben delineata dietro quel visetto innocente « E queste cose da chi le avete imparate…?! »
Ma Lourdes si limitò a stringersi fra le spallucce e a tendere poi la propria mano sinistra verso la zia, per poter in tal maniera concludere l’accordo così formulato: « … allora?! »
« E sia. » annuì l’altra, accettando i termini allora formulati e allungando la propria mancina verso quella della bimba, a ricambiare la stretta offertale, sigillando quel patto « Ma non dovrete andare in giro a imitarmi… mi raccomando! Le cose che ho detto prima a quel signore sono discorsi da adulti che non vanno bene per dei bambini come voi! » sottolineò, tutt’altro che desiderosa che i suoi nipotini potessero essere considerati dei piccoli psicopatici, nell’andare in giro a minacciare in quella maniera, o in termini assimilabili, qualcuno dei loro compagni di scuola.