11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

martedì 15 ottobre 2019

3064


Fu in quel momento che, per così come previsto, Lys’sh ebbe a entrare in azione, comparendo, quasi per magia, alle spalle del mutaforma e puntando egli, o ella, una lama alla gola.
Ma non magia fu quella alla base dell’azione dell’ofidiana, quanto e piuttosto pura e semplice abilità, unita a una naturale predisposizione della sua specie per una certa discrezione nei propri movimenti. Sebbene, infatti, Har-Lys’sha non potesse vantare una purezza assoluta nelle proprie origini ofidiane, giacché un qualche suo antenato avrebbe avuto a doversi annoverare qual, altresì, umano, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere comunque in grado di muoversi nel silenzio più assoluto, in termini tali da riuscire a riservarsi occasione di giungere a sorprendere persino una guerriera esperta, e dai sensi incredibilmente affinati, quale la Figlia di Marr’Mahew, la paranoia alla base della sopravvivenza della quale difficilmente avrebbe mai permesso a chicchessia di poterle riservare sorpresa alcuna. E in virtù di simile discrezione, di tale leggerezza nei propri movimenti, al punto tale, volendo, da rendersi praticamente impercettibile a chiunque, ella non soltanto era riuscita a muoversi attraverso la nave ovviando a qualunque possibilità di incontro avverso ma, anche, e con dimostrazione di incredibile agilità e sinuosità, ad attraversare i condotti di manutenzione presenti nell’intercapedine fra quel ponte e quello a esso superiore, per giungere, non vista, addirittura alle spalle degli avversari lì radunatisi, e lì attendere il momento più opportuno per entrare in scena, secondo le indicazioni ricevute dalla propria amica 
Momento che, allora, giunse proprio quando il loro antagonista decise di rivolgere le proprie minacce non tanto in contrasto ai nuovi arrivati, a Midda e ai suoi due compagni lì quietamente schierati accanto a lei, quanto e piuttosto ai tre prigionieri, a Maddie e a coloro i quali, in quel frangente, avrebbero potuto vedersi riservato un destino decisamente infelice, fosse stata concessa assoluta libertà di azione alla follia omicida di quella creatura…

« Abbassa immediatamente la tua arma e arrenditi, o l’unica sentenza che verrà eseguita sarà quella a tuo discapito. » definì con assoluta serietà, non volendo concedere possibilità di fraintendimento alcuno nel merito delle proprie intenzioni.

Se prevedibile, e previsto, era stato dalla Figlia di Marr’Mahew l’ipotesi di una minaccia a discapito dei propri compagni, dei tre ostaggi, in termini tali per cui, con Lys’sh, quell’azione era stata in tal maniera quietamente preventivata come risposta naturale a quel momento, a quell’evoluzione, quanto la donna guerriero non aveva francamente previsto, anche per pura e semplice inconsapevolezza nel merito dell’effettiva linea di pensiero propria del loro antagonista, sarebbe allor potuto essere quella sua insana deriva a potenziale discapito anche del proprio stesso equipaggio, degli uomini e delle donne potenzialmente al suo servizio. Una deriva che, in quel particolare frangente, ebbe a lasciar accogliere, psicologicamente, emotivamente, l’intervento della giovane ofidiana non qual qualcosa di negativo, non qual un gesto infame a discapito del supposto Pitra Zafral, ma, quasi, al contrario, qual assolutamente positivo, un benevolo avvento volto a porre un freno a una situazione che stava chiaramente precipitando, e precipitando in direzioni difficilmente prevedibili nella propria evoluzione.
Così, allorché reagire in immediato supporto, in fiero sostegno del loro condottiero, gli uomini e le donne dell’equipaggio della Rad Dak-Wosh non poterono ovviare a esitare a confronto con quell’immagine, con la comparsa in scena della donna rettile, incerti fra il senso del dovere, e del rispetto delle consegne ricevute e, piuttosto, un certo spirito di autoconservazione, in ascolto al quale, forse, la sanità mentale dell’accusatore avrebbe avuto a poter essere posta in discussione. E, a confronto con l’evidenza di quell’insperata evoluzione della situazione, e quell’evoluzione potenzialmente a proprio sostegno, a prendere voce in direzione di quei militari, non fu il magistrato, quanto e piuttosto la stessa ricercata, e quella ricercata che, quindi, volle tentare di cogliere il massimo da quel fortuito momento.

« Per favore… liberate i nostri amici. » suggerì ella, con tono quanto più possibile sereno, a non voler palesare alcuna aggressività a loro discapito « Nessuno di noi desidera imporvi il benché minimo danno: quanto abbiamo compiuto sino a questo momento è stata solo una risposta ai vostri continui attacchi, per proteggere le nostre vite e le vite delle persone a noi care. »

L’incontrovertibile veridicità propria di quell’affermazione non avrebbe potuto che essere evidente innanzi all’attenzione di chiunque avesse vissuto l’evoluzione degli eventi propria di quegli ultimi giorni: l’attacco ingiustificato alla Kasta Hamina, i caccia inviati a discapito dei sopravvissuti, l’imprigionamento, addirittura, di una coppia di bambini, avrebbe avuto a sostenere inoppugnabilmente la posizione lì espressa dalla donna guerriero, in termini tali per cui, allora, tutti i presenti non avrebbero potuto ovviare a porsi qualche domanda nel merito di quanto effettivamente lì stesse accadendo e di quanto negativamente avrebbe avuto a dover essere effettivamente intesa quella figura.
Ciò non di meno, ella era e restava la donna da dieci miliardi di crediti, e, per quanto loro ne avrebbero mai potuto sapere, una delle più terrificanti assassine mercenarie dell’intera galassia. Verità che, purtroppo per la stessa donna guerriero, avrebbe avuto a dover essere giudicata altrettanto incontrovertibile, giacché, nel creare i suoi precedenti penali, e nel diffondere, anche fra le stelle, la storia del suo mito, Anmel non si era riservata alcuna licenza poetica, limitandosi a riproporre, in maniera pressoché integrale, la sua storia personale, e quella storia personale che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere cosparsa di sangue e costellata di morti.
Ma anche laddove veritiera avrebbe avuto a doversi intendere la fama negativa di quella donna, quanto compiuto sino a quel momento, e l’assenza di vere e proprie vittime lungo il suo cammino all’interno della nave, non avrebbe potuto essere ignorato da parte di coloro lì intenti a tentare di formulare un giudizio personale a tal riguardo, in termini tali per cui, allora, la risposta a quella richiesta non avrebbe avuto a doversi intendere necessariamente negativa. Non, soprattutto, dopo le minacce decisamente concrete che, al contrario, erano appena sopraggiunte a loro discapito da parte dello stesso Pitra Zafral…

« Non mi ripeterò ulteriormente… » insistette lo stesso accusatore, a denti stretti, restando immobile a confronto con la lama di Lys’sh puntata contro il proprio collo « … nessun ammutinamento sarà tollerato. »
« Stai zitto! » gli impose la donna rettile, premendo maggiormente la propria lama contro il suo nerboruto collo, finanche a incidere leggermente la pelle dello stesso, lasciando, in ciò, un sottile rivolo di sangue libero di scivolare fino alle sue clavicole.

E se, quel sangue, quel primo sangue versato, avrebbe dovuto, probabilmente, dovuto scatenare le ire dell’equipaggio, non uno fra coloro i quali lì stavano trattenendo in ostaggio Maddie, Be’Wahr e M’Eu ebbe a palesare particolare interesse a porre in atto quanto richiesto dall’accusatore. In termini nei quali, allora, la questione avrebbe avuto a potersi già considerare facilmente risolta.
Una facile risoluzione a confronto con l’idea della quale, tuttavia, lo stesso falso Pitra Zafral non parve dimostrare particolare approvazione, per così come il suo successivo commento, e, ancor più, le sue successive azioni, vollero evidenziare…

« Se è questo che volete… morite! Morite tutti quanti! » esclamò la creatura mutaforma, prima di decidere di riprendere il controllo della situazione e di riprenderlo a ogni costo… incluso quello che sarebbe stato proprio, allora, dell’aprire il fuoco e dell’aprire il fuoco in direzione degli ostaggi e, con essi, degli uomini e delle donne lì, accanto a lui, presenti.

lunedì 14 ottobre 2019

3063


Evidentemente, però, alla creatura mutaforma non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual particolarmente a cuore il destino dell’intero equipaggio, così come di se stessa, giacché, a confronto con quella nota sollevata, in senso contrario, dalla propria interlocutrice, l’unica reazione che egli o ella ebbe a riservarsi fu quello di aprire il fuoco, e, in ciò, di esplodere un colpo di pura energia in direzione della donna guerriero.
Un colpo, il suo, che fortunatamente ebbe a trovare allor più che psicologicamente pronta la controparte, la quale, con mirabile prontezza, ebbe a reagire sollevando il proprio arto destro innanzi a sé, a intercettare, non senza una preghiera in cuor proprio, quel colpo e, in tal senso, a ovviarne alle conseguenze più nefaste riservandosi, al contrario, una gradevolissima occasione di ricarica per il proprio stesso arto, e quell’arto il nucleo all’idrargirio del quale ebbe, allora, ad assorbire, in maniera completa, quell’offensiva, senza conseguenze negative per lei o per l’ambiente a lei circostante.

« Lohr! » esclamò, bestemmiò in effetti, Howe, accanto alla donna guerriero, compiendo un balzo di lato nel confronto con quanto accaduto e, successivamente, avendo di che rallegrarsi nel poter ammirare, ancora in salute, la propria amica, la propria alleata, là dove, a confronto con quella tecnologia ai suoi occhi ancor estremamente simile a una stregoneria, ella null’altro aveva dovuto compiere se non un semplice movimento del proprio arto, vanificandone ogni conseguenza negativa « Improvvisamente l’idea di un arto nuovo non è che mi dispiaccia poi molto… » commentò, a tentare di fronteggiare la tensione del momento con quell’ironia appresa proprio dalla donna guerriero, e quell’ironia che, allora, non avrebbe potuto considerare poi sì negativamente i benefici propri di quell’arto tecnologico al quale la medesima si era convertita, e l’occasione del quale, soltanto il giorno prima, gli era stata quietamente promessa da parte del capitano Rolamo.
« Un impiego interessante per il tuo braccio di metallo. » commentò allora il falso Pitra Zafral, aggrottando appena la fronte nel confronto con l’inefficacia del proprio attacco « Mi domando, però, quanti colpi riuscirà ancora a reggere prima che il nucleo abbia a sovraccaricarsi… » sorrise poi, prima di aprire ancora il fuoco in direzione della propria controparte.

L’idrargirio, meraviglioso minerale alla base di quasi ogni tecnologia, per le proprie straordinarie capacità di immagazzinamento dell’energia, avrebbe avuto a doversi riconoscere, effettivamente, qual una mirabile risorsa, in grado di assorbire, e all’occorrenza rilasciare, malgrado dimensioni estremamente ridotte, un quantitativo smisurato di energia, in termini tali per cui, all’interno dell’arto artificiale della donna guerriero nulla di più di un minuscolo cristallo avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual presente e qual in grado di alimentare i servomotori lì installati per ben più di un anno, anche in situazioni di intenso carico di lavoro. In effetti, per un arto meno impegnativo rispetto al modello da lavoro proprio della donna, un simile nucleo sarebbe stato sufficiente per garantire il corretto funzionamento del braccio per almeno un decennio, in termini tali per cui, di lì all’esaurimento della batteria, sicuramente sarebbero stati presenti sul mercato altri modelli, altre alternative tali da rendere quietamente rottamabile il precedente, con buona pace dell’esigenza di una qualsivoglia ricarica.
Al di là, tuttavia, delle proprie straordinarie possibilità, anche l’idrargirio non avrebbe avuto a doversi fraintendere privo di limiti, e limiti tali per cui, ovviamente, mai un nucleo delle dimensioni di quello presente nel braccio della Figlia di Marr’Mahew avrebbe potuto permettersi di alimentare una nave come la Rad Dak-Wosh… ma, in effetti, neppure come la Kasta Hamina. In ciò, quindi, la sfida così lanciata dal mutaforma non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual fine a se stessa, laddove, all’atto pratico, avrebbe avuto a doversi intendere qual un quieto confronto fra l’energia presente nella sua arma e quella che il braccio della donna guerriero avrebbe potuto ancor permettersi di incassare, prima di raggiungere la saturazione e, in questo, di non essere più in grado di fungere adeguatamente da scudo, vedendo altresì scaricata la violenza dell’intero colpo sulla stessa donna da dieci miliardi di crediti allorché all’interno del suo braccio.
Ovviamente consapevole di tutto ciò, Midda non si sarebbe mai posta in quieta attesa di verificare la cosa, ragione per la quale, pur allor non mancando di parare il nuovo colpo, ella decise allora di muovere un passo in avanti, e un passo in avanti al fine di accorciare le distanze esistenti fra lei e il proprio antagonista…

« Smettila! » tentò di ordinare la stessa, scuotendo appena il capo a confronto con la follia del momento, e di quel ripetuto attacco la precedente singola occorrenza del quale, già, avrebbe avuto a doversi giudicare priva di qualsivoglia senno, in termini tali per cui quell’insistenza sarebbe dovuta essere semplicemente giudicata, per l’appunto, folle « Non comprendi come possa essere sufficiente un fugace momento di distrazione da parte mia per offrire a quel colpo l’occasione di aprire uno squarcio nello scafo della nave?! »
« Accusatore… » esitò uno degli uomini a lui più prossimo, dimostrando di star offrendo ascolto alle parole della donna guerriero e di non poter offrirle alcuna ragione di torto in tal senso… non laddove, in effetti, la strategia nella quale egli avrebbe avuto lì a doversi riconoscere impegnato avrebbe avuto a dover essere intesa quantomeno discutibile nelle proprie dinamiche.
« Silenzio! » tuonò per tutta replica il falso Pitra, storcendo appena le labbra verso il basso « Qualsiasi obiezione in contrasto alle azioni utili per giungere all’arresto, o all’uccisione, della prigioniera, sarà considerata ammutinamento… e, nella situazione attuale, l’unica possibile sentenza innanzi all’idea di un ammutinamento non potrà che essere la morte. » sancì, impietoso non soltanto verso la loro avversaria, ma, anche, verso chiunque attorno a sé, non potendosi permettere alcun dubbio, alcuna esitazione da parte di quegli uomini e di quelle donne innanzi a quanto avrebbe avuto a dover essere allor compiuto « E tre! » proclamò alfine, prima di premere nuovamente il grilletto della propria arma e, in tal senso, di aprire nuovamente il fuoco, non appena l’indicatore di carica ebbe a confermargli una disponibilità in tal senso.

Terzo colpo sparato, terzo colpo assorbito dal braccio della donna guerriero. E un nuovo passo da lei accennato in avanti, a progredire in direzione del proprio antagonista, nell’evidenza di quanto, purtroppo, quella follia non avrebbe avuto ad arrestarsi tanto facilmente.
Ma se pur, nel mentre di quel dialogo, Midda era stata ben attenta a misurare il tempo trascorso fra il secondo e il terzo attacco, per riservarsi un’idea della propria libertà di azione, di movimento, prima del prevedibile quarto colpo, il suo avversario, il suo antagonista non ebbe a trascurare l’evidenza di quanto, probabilmente, di lì a breve ella avrebbe tentato di colmare completamente quella distanza. Ragione per la quale, nel vedere anche il terzo colpo dissolversi in un nulla di fatto, egli ebbe a volgere la propria attenzione agli uomini al suo servizio, e a quegli uomini che, allora, stavano mantenendo in ostaggio i tre sventurati alleati della medesima donna guerriero…

« Qual legittimo accusatore dell’omni-governo di Loicare, io, Pitra Zafral, sentenzio la morte di queste tre spie nemiche, infiltratesi con l’inganno all’interno del nostro equipaggio. » definì, con tono quasi distaccato, all’idea di aver appena affermato la prematura conclusione della vita di tre prigionieri, e una prematura conclusione conseguente non tanto a un qualche momento di scontro, quanto e piuttosto a una mera esecuzione, e un’esecuzione che, allor, sarebbe potuta quietamente occorrere in un fugace movimento di quelle lame sui loro colli « Se la donna da dieci miliardi di crediti proverà a compiere un solo, ulteriore passo in avanti, voi dovrete eseguire questa sentenza. » incalzò, in direzione dei così neoeletti boia.
« Ma… » tentò di obiettare uno degli stessi, quello alle spalle di Maddie, il quale, francamente, non avrebbe avuto nessuna voglia di sgozzare una donna, e una donna così indubbiamente attraente, per un semplice capriccio dell’accusatore.
« Avete già dimenticato quanto ho detto prima?! » tuonò per tutta replica egli, volgendo ora la propria arma al plasma dritta nella direzione del malcapitato.

domenica 13 ottobre 2019

3062


Ancora dolente per le conseguenze dello scontro con il tauriano, Midda non avrebbe potuto considerarsi particolarmente entusiasta alla prospettiva di dover scendere nuovamente in battaglia, ben consapevole delle proprie possibilità e dei propri limiti e, in tal senso, altrettanto ben consapevole di non aver a potersi riconoscere lì in grado di reggere il confronto con un avversario, o un’avversaria, qualunque avrebbe avuto a doversi riconoscere la vera identità di genere della controparte, pari a quella creatura mutaforma, e quella creatura mutaforma che, in quel già citato confronto all’interno dell’appartamento di Pitra Zafral era stata più che in grado di reggere il confronto, e di reggerlo non tanto per una particolare disparità fisica fra loro, quanto e piuttosto per la propria effettiva bravura in battaglia. Una bravura a confronto con la quale, in effetti, ben poche volte ella avrebbe potuto ammettere di aver avuto occasione di incontrare nel corso della sua vita. E una bravura che, in verità, avrebbe avuto a doversi considerare addirittura impropria in un contesto qual quello, e in un contesto che, salvo rare eccezioni, come Duva, Lys’sh, o, anche una certa donna pirata incontrata qualche anno addietro, non avrebbe avuto a offrire spazio di crescita, di sviluppo, per determinate doti, diversamente, per esempio, dal proprio mondo natale.
Ritrovarsi, quindi, in affaticato confronto con qualcuno che avrebbe potuto vantare capacità proprie di abili combattenti come lo straordinario Ebano, il padre di H’Anel e M’Eu, negli anni della sua più gagliarda giovinezza, piuttosto che sua sorella Nissa, o, anche, la mai dimenticata Carsa, la migliore amica e nemica che ella avrebbe mai potuto vantare di possedere, non avrebbe avuto a potersi fraintendere qual consueto fra quelle immensità siderali. E, francamente, ella avrebbe ben preferito essere altrove, ovunque altrove, piuttosto che avere a doversi confrontare con un antagonista del genere in una situazione, per lo più, di tutt’altro che perfetta forma fisica, per così come, allora, ella purtroppo era. Ma, altrettanto francamente e altrettanto purtroppo, ella avrebbe avuto a doversi anche considerare più che confidente con il pensiero di quanto rare avrebbero avuto a doversi riconoscere le occasioni nelle quali, nel corso della sua vita, le era stata concessa opportunità di definire ella stessa i confini propri degli scontri più importanti nei quali si era ritrovata coinvolta, e in quegli scontri in cui, in effetti, per lo più ella finiva a impegnarsi a cavalcare l’onda del momento ancor più che avere una qualche possibilità di scelta nel merito di quale metaforica onda aver a rendere propria.
Così, offrendo come di consueto il proprio miglior viso al pessimo giuoco nel quale si stava ritrovando coinvolta, la donna guerriero non avrebbe potuto ovviare a considerarsi pronta allo scontro, ben consapevole di non avere molte speranze utili a ovviarlo. Per quanto, comunque, ella non avrebbe mancato di tentare, fino all’ultimo, di posticipare quella prova fisica, e quella prova fisica a confronto con la quale non era certa di poter uscire facilmente, o non facilmente, vittoriosa.

« Il vero Pitra Zafral si trova, in questo momento, sulla superficie del pianeta sotto di noi. » proclamò, quindi, la Figlia di Marr’Mahew, sperando, con un’affermazione tanto forte, di riuscire a scuotere quale animo fra coloro lì presenti, per quanto più che consapevole di correre semplicemente il rischio di avere a confermare le accuse mosse a proprio discapito dall’altro, nell’offrire ragione di che confermare la propria follia « E’ stato lui a coordinare questo nostro attacco… ed è stato lui a chiederci di non mietere vittime fra i membri dell’equipaggio, per così come è occorso finora, nel definire tutti coloro qui a bordo quali mere vittime degli inganni di un’empia creatura mutaforma. » esplicitò, rivolgendosi in tal senso più ai membri dell’equipaggio lì presenti allorché allo stesso primario antagonista.
« Spiriti malvagi. Creature mutaforma. E… cos’altro poi?! » domandò, per tutta replica, il falso Pitra Zafral, scuotendo il capo « Non si rende conto di quanto, tutto ciò che sta dicendo, sia assurdo?! » banalizzò egli, storcendo le labbra verso il basso « Cos’altro vorrà mai sostenere? Che questa sua complice altro non sia che una sua versione alternativa proveniente da un universo parallelo e giunta, sino a qui, viaggiando in groppa a un uccello di fuoco per aiutarla in questa sua assurda crociata?! » la provocò, indicando, a tal proposito, la povera Maddie, lì ancor in ostaggio, con una lama puntata alla gola a non poter promettere alcuna evoluzione positiva per la propria personale posizione.

Una provocazione, quella offerta allora da parte del falso Pitra Zafral, un po’ troppo accurata nella propria personale confidenza con la realtà dei fatti, e quella realtà dei fatti che, pur, in tutto ciò, stava cercando di banalizzare, di ridicolizzare, spacciandola per nulla di più del frutto di un delirio paranoico.
E se, appunto, un po’ troppo accurata avrebbe avuto a doversi riconoscere quella provocazione, tutto ciò non avrebbe potuto ovviare a lasciar risuonare un campanello d’allarme nella mente della donna da dieci miliardi di crediti, la quale non avrebbe potuto ovviare a domandarsi in grazia di cosa, quell’essere sconosciuto, potesse altresì vantare una tanto approfondita conoscenza nei riguardi suoi o, meglio ancora, di Maddie. E di quella Maddie che, a stento, ella stessa avrebbe potuto dichiarare in fede di conoscere.

« Sai bene che è così! » confermò allora, con buona pace nel confronto con la possibilità di essere intesa qual una pazza da parte di tutti i presenti « Sai bene che Maddie non appartiene a questa realtà… e che è giunta qui sulle ali della fenice. Oppure non avresti detto quanto hai detto! »

Chi era quella creatura? Il suo supposto rapporto con Anmel, in tutto ciò sempre più palese, avrebbe avuto a doversi realmente considerare qual quello di una mera collaborazione o, forse, dietro a tutto ciò, avrebbe avuto a doversi considerare presente qualcosa di più profondo…?!

« Francamente credo che non vi sia più ragione per proseguire oltre in questa direzione… » escluse, con un lungo sospiro, l’uomo, dimostrando di star arrendendosi all’evidenza di quei fatti, e di quei fatti alla luce dei quali, necessariamente, la famigerata assassina lì presente innanzi a loro altro non avrebbe avuto a doversi giudicare se non una pazza, e una pazza del tutto priva d’ogni lume di ragione « Midda Bontor: deponga ora le sue armi e si arrenda. » le intimò, sollevando innanzi a sé un’arma al plasma, e un’arma al plasma che non esitò lì a puntare in direzione della propria interlocutrice, a dispetto dell’idea di essere all’interno di una nave stellare, e di non aver a dover impiegare armi da fuoco a meno di non voler rischiare di danneggiare seriamente l’intera struttura a sé circostante « In caso contrario, il tentativo di rivolta condotto da lei e dai suoi compagni, nonché la resistenza offerta all’arresto, sarà giudicato nella maniera più severa. E procederò io stesso, ora, non soltanto a emettere la sentenza, ma anche a eseguirla. »

Una minaccia assolutamente esplicita, quella così scandita, che non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual priva di fondamento, non, quantomeno, nell’evidenza degli indicatori luminosi esterni all’arma e che, in tutto ciò, non avrebbero mancato di evidenziarla qual non soltanto carica, ma anche armata e pronta a far fuoco, e a far fuoco con una scarica di pura energia che, nel migliore dei casi, avrebbe arrostito la stessa Figlia di Marr’Mahew, riducendola in un ammasso di annerita carne carbonizzata.
E per quanto, già in passato, ella fosse stata in grado di sopravvivere a minacce del genere anche in grazia al proprio arto destro, e a quell’arto destro indirettamente capace di assorbire simili scariche di energia per rialimentare il proprio stesso nucleo all’idrargirio, francamente ella avrebbe preferito evitare di doversi nuovamente confrontare con gli effetti più devastanti di un plasma e, soprattutto, di doversi arrischiare nell’acchiappare, al volo, un simile colpo sparato contro di lei.

« Siamo all’interno di una nave stellare! » protestò l’altra, sgranando gli occhi a confronto con tutto ciò, con quel gesto quantomeno folle da parte sua « Persino io so che è male aprire il fuoco all’interno di una nave stellare! A meno che tu non voglia rischiare di ammazzarci tutti quanti… »