11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

giovedì 24 settembre 2020

3409


« Bambini... state buoni! » li redarguì M’Eu, levando gli occhi al cielo a confronto con l’ennesimo battibecco « Per Midda è un momento importante... »
« ... e non soltanto per lei. » soggiunse H’Anel, appoggiando la posizione del fratello, nel proiettare, al pari di lui, le proprie emozioni e i propri sentimenti su quel momento, quasi potesse essere loro lì concessa l’occasione, ancora in fanciullezza, di aver a rincontrare Midda e, magari, di sperare di poter crescere accanto a lei, con lei come madre.

A dispetto delle dolci illusioni di H’Anel e M’Eu, figli di Ebano, sinceramente affezionati a Midda nella misura tale per cui, paradossalmente, la di lei scelta di mantenersi lontana da loro per ovviare a influenzarli negativamente, ispirandoli a seguirla in quel cammino abbandonato dal loro genitore molti anni addietro, ancor prima della loro stessa nascita, aveva piuttosto motivato entrambi a perseguire quello stile di vita, anche nella speranza di ricongiungersi a lei; non Mera Ronae né Namile avrebbero avuto a doversi fraintendere qual lì particolarmente desiderose di ricercare nella zia un surrogato della figura materna: così non era stato anni addietro, quando pur ciò avrebbe potuto accadere, e così, a maggior ragione, non sarebbe stato allora, non ove, in fondo, entrambe avevano già potuto trovare soddisfazione nella propria necessità di una famiglia tanto nella figura del loro premuroso nonno, quant’anche nell’intero equipaggio della Jol’Ange, in un’abbondanza di zii e zie a cui, in effetti, avrebbero potuto asserire in fede di essere più legati rispetto a quanto non avrebbero potuto illudersi di esserlo con quella pressoché sconosciuta zia Midda, di cui tanto avevano sentito parlare, in ogni modo, tanto in positivo, quanto in negativo, ma a confronto con la quale ben poco tempo avevano avuto occasione di restare.
E tanto poco incentrato interesse nei riguardi della loro zia avrebbe avuto lì a dover essere riconosciuto da parte delle due gemelle nella misura per cui, ancor più che avere a osservare la medesima, ebbero a distrarsi, piuttosto, su tutti gli altri presenti, discernendo i volti conosciuti da quelli ignoti e, in quelli ignoti, avendo a cogliere qualcosa di quantomeno insolito, per non dire addirittura allarmante...

« Mer... la vedi anche tu?! » interrogò l’una verso l’altra, strabuzzando i propri giovani occhi color del ghiaccio a confronto con ciò.
« Temo proprio di sì, Nam... » confermò l’altra verso l’una, piegando appena il capo di lato, incerta nel merito di quanto, effettivamente, stesse allor lì osservando.
« Cosa c’è, bambine...? » le apostrofò il nonno, accanto a loro, chiamandole ancora bambine benché ormai gli anni dell’infanzia avessero, per loro, iniziato a cedere il passo a quelli della fanciullezza, in un età a confronto con la quale, in riferimento ideologico alle sue figlie, non gli era stata concessa una qualche, effettiva, occasione di vivere in passato.
« C’è una gorgone accanto a zia Midda. » obiettò quindi Mera Ronae, tendendo il braccio in avanti, per additare, ancora un paio di miglia abbondanti di distanza, la sconosciuta figura di quella donna rettile, quietamente in loro attesa, in effetti, accanto alla Figlia di Marr’Mahew, sul fronte opposto rispetto a quello là occupato da Be’Sihl Ahvn-Qa.
« Una gorgone...?! » esclamò colto del tutto in contropiede Ifra, giovane nipote di Berah, il membro più giovane dell’equipaggio della Jol’Ange prima del loro arrivo « Per la spumosa barba di Tarth! Sembra proprio una gorgone! » confermò, dopo aver cercato conferma visiva di quell’informazione, per un attimo, in tal modo, distratto dalle proprie correnti attività.
« Ifra... tendi quella cima, dannazione! » protestò per tutta replica Noal, dalla propria posizione al timone della nave, seguendo con curiosità quel dialogo ma lasciando tutto il proprio interesse rivolto a manovrare la Jol’Ange, nella necessità, in effetti, di prestare lì più attenzione rispetto a quanto non avrebbero avuto a fare in mare aperto, in ovvia conseguenza al maggior traffico presente all’interno di quella baia « Non sarebbe carino dare il bentornato a Midda facendole schiantare la Jol’Ange innanzi allo sguardo... »

Non che Midda Bontor, in verità, avrebbe ancora voluto vantare un qualunque diritto di proprietà su quella goletta, nell’averlo ceduto ormai da tempo: ciò nonostante, rivendicazioni di sorta o meno, ella era e restava colei che, insieme a Salge Tresand, molti lustri addietro aveva trasformato un relitto abbandonato nella nave che tutti loro conoscevano, ragione per la quale, quindi, un immancabile tributo di rispetto avrebbe avuto a doverle essere rivolto da parte di tutti loro... rispetto che, allora, avrebbe quantomeno preteso che non avessero, per l’appunto, a schiantarla stupidamente sotto i suoi occhi.

« Comunque c’è effettivamente una donna serpente... o qualcosa del genere, accanto a Midda! » confermò anche Masva, risalendo accanto a Noal « Credi che sia meglio armarci, capitano?! » propose quindi, con tono palesemente ironico e retorico, nel ben conoscere la sola risposta che avrebbe mai potuto conseguire alla proposta di quell’iniziativa.
« Vi ricordo che stiamo parlando di Midda Bontor, l’Ucciditrice di Dei. » sospirò il capitano, concedendosi quella replica soprattutto a beneficio delle gemelle, che forse, meno di chiunque altro, avrebbero avuto possibilità di cogliere il giuoco dietro a quelle parole « Se quella gorgone, o qualsiasi cosa sia, rappresentasse un pericolo, non credete che sarebbe già estinta, allorché scrutare quietamente l’orizzonte accanto a lei...?! »

Il pragmatismo di Noal avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual di difficile contro-argomentazione per chiunque. E se laddove ve ne fosse stata la necessità sarebbe allor stato eventualmente utile a placare i dubbi delle gemelle; certamente ciò di cui fu capace fu di ispirare uno scherzoso sbuffare da parte di Masva, così smontata nel proprio giocoso incedere...

« Noioso. » protestò ella, scuotendo il capo « E, comunque, mai una volta che ritroviamo Midda come l’abbiamo lasciata al giro precedente. » soggiunse, a non voler lasciar scemare il sereno chiacchiericcio del momento.
« Ancora...?! » domandò Camne, sbucando da sotto coperta, dopo aver finito di controllare che il carico fosse ancora ben assicurato nella stiva della nave « ... per una donna che veste sempre uguale da trent’anni è quantomeno bizzarro! » osservò, volgendo lo sguardo all’orizzonte, a ricercare conferma visiva di ciò.
« Capelli rossi, disordinati come sempre, e un nuovo braccio destro di metallo lucente. » la informò Av’Fahr, minimizzando l’annuncio di Masva « Gli abiti, in compenso e per l’appunto, sembrano sempre gli stessi! » soggiunse, ridacchiando e ammiccando nei confronti dell’interlocutrice.

A richiamare tutti all’attenzione, allora, tentò di intervenire nuovamente la voce di Noal, decisamente contrariato dalla direzione che stava prendendo quel momento concluso del loro viaggio, e una direzione un po’ troppo rilassata per i suoi gusti...

« Razza di scansafatiche, buoni a nulla e chiacchieroni che non siete altro! » tuonò quindi, con tono volutamente e grottescamente rabbioso a loro discapito « Scommetto che se la buon’anima del capitan Salge Tresand fosse ancora fra noi, non stareste lì a gingillarvi emettendo vani giustizi stilistici su chicchessia, ma stareste ben pensando a portare questa dannata nave in porto senza il benché minimo cincischiare! » li rimproverò, invocando il ricordo del loro antico capitano, ucciso ormai da molti anni e pur mai allontanatosi dai loro cuori e dalle loro menti « Muovetevi a fare quello che dovete... o vi giuro che coprirete quest’ultimo miglio a nuoto! »

mercoledì 23 settembre 2020

3408


« Capitano...?! » apostrofò Masva, dall’albero di maestra all’indirizzo di Noal, a cercare conferma di quanto, allora, egli avesse avuto a notare quell’evidenza di difficile fraintendimento, e ad attendere, da parte sua, eventuali ordini.
« Cosa succede, amica mia...?! » sorrise egli, per tutta risposa, aggrottando appena la fronte « Ti turba la presenza di tante rosse all’orizzonte...? Credevo che con Camne, prima, e con le gemelle, poi, avessi già accettato da tempi l’idea di non essere l’unica testa calda al mondo! » ridacchiò, ironizzando sulla situazione.

In effetti, vi era stato un tempo in cui, nella seconda formazione dell’equipaggio della Jol’Ange, ancora ai comandi del sempre compianto capitan Salge Tresand ma già in anni successivi all’abbandono da parte di Midda della vita da marinaio in favore di una non meno avventurosa carriera da mercenaria, Masva aveva potuto riservarsi un personalissimo primato, nel vivace rosso-arancione dei propri capelli, a metà fra il fuoco e il pel di carota: nulla di cui poter cercare vanto o merito, in verità, e pur qualcosa di unico in grazie al quale poter essere immediatamente riconosciuta, all’occorrenza.
Più tardi, nei medesimi giorni in cui avevano avuto occasione di incontrare per la prima volta Midda Bontor e di perdere, drammaticamente, tanto il loro stesso capitano, quant’anche la loro compagna Ja’Nihr, splendida sorella maggiore del colossale Av’Fahr, la Jol’Ange aveva, di fatto, guadagnato una seconda testa calda, per così come ironicamente definito da Noal, in Camne: una ragazzetta, qual allora era, salvata dall’intervento di Midda da un infausto destino di morte, e da lei ripropostasi di essere condotta a casa, in un lungo viaggio verso i mari nord-occidentali; ma che a casa mai ebbe, alfine, occasione di fare ritorno, nel preferire restare a bordo della Jol’Ange, quasi in una sorta di personale tributo al sacrificio di Ja’Nihr e di Salge, dei quali, senza colpa alcuna, non avrebbe potuto ovviare a sentirsi responsabile. Se Ja’Nihr e Salge erano morti, infatti, ciò era occorso in conseguenza all’azione di un assassino al soldo di Nissa Bontor e infiltrato a bordo del medesimo equipaggio della Jol’Ange in attesa del momento opportuno per colpire: momento il quale era sopraggiunto proprio in conseguenza al ritorno di Midda alla Jol’Ange dopo lunghi anni di lontananza e a un ritorno, purtroppo, sol motivato dalla volontà di riaccompagnare proprio la giovane Camne alla propria terra natia. Così, il primato di Masva non avrebbe avuto già più a essere riconosciuto in quanto tale. E, anzi e paradossalmente, il quantitativo percentuale di donne dai rossi capelli, presenti a bordo della Jol’Ange era improvvisamente divenuto maggioritario, passando da una presenza su tre a due presenza su tre.
Ciò, purtroppo, fino alla tragica morte anche di Berah, e a quella tragica morte che, ancora una volta, avrebbe avuto a addebitarsi alla crudele opera di Nissa Bontor. La perdita di quella donna, e di quella donna straordinaria che era succeduta, molti anni prima, a Midda nel cuore di Salge Tresand, aveva così portato, di fatto, la quota femminile dell’equipaggio della Jol’Ange a essere completamente predominata da rosse, in un’assenza di particolare varietà cromatica che, successivamente, si era ancor reiterata con l’arrivo di Mera Ronae e di Namile, le quali, dalla madre, non avevano soltanto ereditato il colore dei capelli e degli occhi, ma anche, in buona sostanza, la quasi totalità dei tratti somatici, lì offrendosi qual delle versioni fanciullesche della loro non poi così generalmente apprezzata genitrice ma, anche e per fortuna, della loro decisamente più acclamata zia.
E di quella zia che, allora, le stava lì aspettando sulla banchina del porto in compagnia di... altre due se stessa!

« Quindi sono l’unica a trovare strano che, ogni volta, sbuchi fuori una nuova Midda Bontor...?! » replicò ella, scendendo agilmente lungo il sartiame, fino a tornare ad appoggiare saldamente i piedi, e i piedi ovviamente nudi, sul ponte della nave.

Se, infatti, dal punto di vista proprio di quell’equipaggio, Be’Sihl avrebbe avuto a dover essere addirittura inteso come un ex-compagno di ventura; Howe e Be’Wahr avrebbero avuto a doversi considerare vecchie conoscenze; e con H’Anel e M’Eu non avevano avuto tutti occasione di far conoscenza qualche anno prima, in occasione di quello stesso giorno di commemorazione nel corso del quale, dal nulla, aveva fatto la propria improvvisa apparizione quella più giovane Midda Bontor successivamente presentatasi come Madailéin Mont-d'Orb; tutte e tre le altre figure femminili lì presenti ad attenderli accanto all’originale Figlia di Marr’Mahew, pur lì contraddistinta da un certo rinnovamento estetico a confronto con il quale non immediato avrebbe avuto a dover essere inteso un riconoscimento certo, avrebbero avuto a doversi intendere altresì inedite. E ritrovare, per l’appunto, nel mezzo di tale nuovo assortimento di volti, ancora una volta un’altra Midda Bontor... beh... avrebbe avuto a dover essere riconosciuto quantomeno grottesco, per non dire, addirittura, ridicolo.
La nuova Midda Bontor, ovviamente, altri non avrebbe avuto a dover essere intesa se non qual Nóirín Mont-d'Orb, la gemella di Maddie, la quale, pur ormai frequentando quella dimensione da qualche tempo, non aveva avuto ancora occasione di incontro con gli amici della Jol’Ange, pur avendone, necessariamente, sentito parlare. Così come, parimenti, anche Duva e Lys’sh non avrebbero potuto negare una pregressa confidenza psicologica con quelle figure, quei personaggi, qual sino a quel momento erano stati nelle loro menti, che in quel giorno avrebbero assunto la dignità propria di persone, e nei riguardi dei quali, pur, non avrebbero potuto ovviare a provare una certa curiosità.

« Aspetta un momento! » esitò nel mentre di ciò Duva, avendo aguzzato lo sguardo quanto sufficiente a cogliere alcuni dei volti in dirittura d’arrivo a bordo di quella goletta « Ma nella tua famiglia non è previsto alcun genere di ricambio genetico...?! » apostrofò all’indirizzo della propria amica sororale « Se quelle che vedo sono le tue nipoti, qui la situazione rischia di farsi davvero confusa! » sottolineò, scuotendo appena il capo con aria quasi sconsolata.

Midda e Nissa, Maddie e Rín... e ora anche Mera Ronae e Namile: per quanto tutto ciò avesse a poter vantare una spiegazione perfettamente logica, l’abbondanza di volti lì assimilabili avrebbe avuto a dover essere giudicata quantomeno imbarazzante, in termini utili a offrire più che ragione tanto a Duva quanto a Masva, nelle rispettive, e del tutto indipendenti, osservazioni.

« Diamine! » si accodò Howe, non rinunciando a picchiettare con il gomito nel fianco del fratello per attirarne l’attenzione « Osserva... quello è l’aspetto che avranno le tue figlie, se le cose con Maddie si dovessero fare serie. » lo canzonò, ridacchiando, in riferimento alla relazione che già, da qualche anno, stava unendo la medesima a Be’Wahr.
« Veramente, al più, quello è l’aspetto che potrebbero avere le figlie di mia sorella... » tentò di obiettare Maddie, a gettare proverbiale acqua sul fuoco nel sollevare un certo distinguo fra sé e Rín e nel non mancare evidenziare quanto fosse ella a incarnare una versione alternativa di Nissa, salvo poi rendersi da solta conto della stupidaggine appena asserita, volgendo gli occhi al cielo con aria sconfortata « Ti prego... questa risparmiamela. » invitò il proprio diretto interlocutore, invocando la di lui pietà.
« Mai. » sorrise maliziosamente e per tutta risposta Howe « Anche se, poveretta, non è colpa tua: ad andare con l’idiota si impara a dire idiozie... » puntualizzò, impegnandosi nel proprio passatempo preferito di sempre, ossia nel canzonare il proprio fratello d’arme e di vita.
« Ehi! » protestò allora Be’Wahr, il quale si era sinceramente sforzato di ignorare l’amico, salvo allora non riuscire più a tacere « Non dare dell’idiota alla mia donna! » sottolineò, in difesa di Maddie.
« Non mi oserei mai... » esplose in una fragorosa risata Howe, a confronto con la dimostrazione palese del proprio teorema.

martedì 22 settembre 2020

3407


La Jol’Ange raggiunse il porto di Lysiath in ritardo rispetto alle previsioni iniziali: i viaggi per mare, dopotutto, non avrebbero mai potuto essere fraintesi qual governati da tempistiche certe e, in questo, anche una settimana di tolleranza rispetto a una data ipotizzata avrebbe avuto a doversi intendere quietamente accettabile senza, in ciò, avere di che sollevare ragione d’allarme.
Sul ponte della goletta, a contemplare la baia di Lysiath, a offrirsi simile a un abbraccio innanzi a loro, avrebbe avuto a dover essere inteso quasi l’intero equipaggio, compresi coloro che, da ospiti, avrebbero avuto ormai a dover essere considerati a loro volta al pari di membri della loro famiglia. Coloro che, nel dettaglio, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti quali Nivre Bontor, anziano padre di Midda e Nissa Bontor, e le sue due nipotine gemelle, Mera Ronae e Namile, giovani figlie di Nissa, di qualche anno appena più grandi rispetto ai loro ancor sconosciuti cuginetti Tagae e Liagu.

Quando Mera Ronae e Namile erano entrate a far parte della vita di loro nonno, Nivre aveva avuto obiettivamente timore di non essere la persona più indicata per poter surrogare un mai conosciuto padre o la perduta madre per quella coppia di gemelle. Un timore conseguente non tanto nel confronto con la propria non più giovanile età, quanto e piuttosto con la consapevolezza di quanto già una volta, molti anni addietro, aveva chiaramente fallito in tal ruolo, e nel ruolo che, all’epoca, non stava surrogando, quando e piuttosto interpretando in prima persona e con pieno diritto, come padre delle proprie due figlie. Figura rimasta sempre al margine dell’epica leggenda di Midda e Nissa, Nivre non aveva potuto ovviare a soffrire forse più di chiunque altro per quanto, nel corso di pochi anni, era occorso: la fuga notturna di Midda; la malattia di sua moglie Mera e la di lei struggente morte; e, ancora, la crescente collera nel cuore di Nissa, fino a quando anch’ella, alfine, non aveva deciso di lasciare i confini della propria isola natia, della piccola Licsia, alla ricerca del proprio destino. E di un destino che, accanto a una controversa gloria, qual quella propria dell’essere riuscita a dar vita a un vero e proprio regno, a una nazione, e a una nazione di pirati; l’aveva vista spendersi per tutta la durata della propria vita al solo fine di cercare vendetta in contrasto alla propria gemella.
In un tale discorso, ovviamente, Nivre non avrebbe mai potuto subentrare, non avrebbe mai potuto prendere posizione in favore dell’una o dell’altra fra le proprie egualmente amate figlie. E per quanto, qual figlio dei mari, egli non avrebbe potuto ovviare a odiare l’assurda scelta compiuta da Nissa nel divenire pirata, Nivre non aveva mai desiderato il male per lei, così come, ovviamente, neppure per Midda, e per quella figlia errabonda che, per decenni era scomparsa dalla propria vita, lasciando riecheggiare di sé soltanto il proprio nome in numerose e sempre più incredibili leggende. Egli, quindi, aveva sofferto la morte di Nissa, pur tragedia preannunciata, e preannunciata dalla scelta finale di Midda di voler cercare una conclusione a tutto ciò, di voler porre la parola fine a quella loro faida, iniziata troppo tempo prima e che, da troppo tempo, non aveva cessato di spargere distruzione e morte. Una conclusione, quella fra loro, che sarebbe stata realmente tale soltanto nella morte di una delle due. E fosse stata Midda o fosse stata Nissa, nulla per lui sarebbe sostanzialmente cambiato, nella semplice e pura verità della tragica uccisione di una delle proprie figlie per mano dell’altra.

La Storia, comunque, aveva voluto consegnargli una realtà diversa e una realtà in cui, alla fine, non era stata Midda a uccidere Nissa, quanto e piuttosto la stessa Nissa a suicidarsi sulla spada della propria gemella, in un estremo atto d’amore. E un atto d’amore che se pur probabilmente non avrebbe avuto a doversi fraintendere rivolto a lei; comunque e sicuramente avrebbe avuto a doversi riconoscere destinato alle sue figlie, e a quelle figlie a cui avrebbe voluto garantire un futuro diverso dalla dolorosa fine a cui era stato condannato il suo primogenito, Leas Tresand, fratello maggiore di Mera Ronae e Namile nonché figlio del primo, grande amore di Midda, concepito da Nissa soltanto attraverso l’inganno, e con il sol intento di nuocere alla propria gemella, e pur, ciò non di meno, poi amato realmente come mai avrebbe potuto immaginare di poter amare un figlio. Leas era morto per colpa della regina Anmel Mal Toise, e della nefasta influenza che quello spirito dannato stava avendo sulla sua mente e sul suo cuore: e nel timore che, allo stesso destino, avessero a poter essere condannate anche Mera Ronae e Namile, la sua scelta, qual madre, e qual madre amorevole, era stata quella di sacrificarsi, con la speranza di liberare il mondo dalla piaga di quell’ombra nefasta.
Un sacrificio, quello che Nissa aveva compiuto, che non era stato fine a se stesso, nel costringere, effettivamente, Anmel Mal Toise a una ritirata, e a una ritirata fra le stelle del firmamento, là dove, di lì a breve, anche Midda, accompagnata da Be’Sihl, non avrebbe mancato di seguirla, sulle ali della fenice. Ma un sacrificio che, comunque, aveva lasciato quelle due bambine prive di una madre e di una famiglia, e che, in ciò, le aveva viste consegnate in primo luogo alla zia salvo, poi, essere da lei consegnate alla premure del nonno, tanto nella necessità della stessa Figlia di Marr’Mahew, per l’appunto, di inseguire la propria nemesi, quant’anche, e inutile negarlo, in quel suo patologico rifiuto a riuscire a potersi considerare madre sin da quando Nissa le aveva negato biologicamente tale possibilità. Inibizione mentale nel merito della quale, del resto, già molti anni prima H’Anel e M’Eu, figli di Ma’Vret, avevano avuto proprio malgrado occasione di maturare coscienza, quando, ancora bambini, non avevano potuto riconoscere in Midda quella nuova madre che pur avrebbero tanto desiderato trovare, e trovare proprio in lei.
Alla fine, comunque, Mera Ronae e Namile erano state affidate al nonno. E Nivre, al di là di tutti i propri giustificabili, e pur immotivati, timori, non avendo certamente egli a doversi giudicare responsabile per le scelte di vita delle proprie figliolette, si era riuscito a dimostrare una scelta corretta per quelle due bambine. E per quelle due bambine che, in lui, avevano avuto occasione di ritrovare quel senso di famiglia che temevano perduto per sempre. E per quelle due bambine nelle quali, egli aveva avuto una sostanziale e insperata seconda occasione di paternità, a cercare di recuperare qualcosa di simile a quanto purtroppo, e irrimediabilmente, perduto per sempre con Midda e Nissa.

Sorprendente, in un simile scenario, era stato tanto per il nonno, quanto per le nipoti ricevere una missiva qualche mese prima da parte proprio di un’alfine ritornata Midda Bontor, e una ritornata Midda Bontor desiderosa non soltanto di aggiornarli nel merito di quanto occorso nei lunghi anni della propria assenza, quanto e ancor più di avere occasione di rincontrarli, di riabbracciarli e, forse, di porre finalmente e seriamente le basi per tornare a essere la famiglia che, un tempo, essi erano stati.
E benché Midda Bontor fosse, tanto per le sue figlie, quant’anche, ormai e purtroppo, per il suo stesso padre, una figura pressoché estranea; con grande senso di maturità e di rispetto, le due gemelle, ormai pressoché fanciulle, avevano concordato con il nonno di avere a voler concedere quell’occasione alla loro zia, e a quella zia nell’odiare la quale, purtroppo, già loro madre aveva avuto occasione di rovinare la propria vita, con tutte le tragiche conseguenze che da ciò erano quindi derivate. Così, con il pieno appoggio dell’equipaggio della Jol’Ange, più che lieto di rivedere una vecchia amica, nonché, in effetti, l’unica superstite del primo, storico equipaggio della Jol’Ange ormai troppi lustri addietro, la famiglia Bontor aveva modificato la propria rotta per prevedere di raggiungere il porto di Lysiath, concordando in quel luogo un tanto, particolare ricongiungimento.
Ovviamente, veleggiando per mare in un mondo privo di particolari possibilità di comunicazione a distanza, e, soprattutto, di repentina comunicazione a distanza, nessuno a bordo della Jol’Ange avrebbe potuto immaginare cosa fosse accaduto in quegli ultimi giorni. Ma nel ritrovare, ad attenderli lungo la banchina del porto, non una singola persona, quanto e piuttosto un’intera e affollata comitiva, e una comitiva composta, per lo più, da volti noti, immediato non poté che essere l’impressione che le cose fossero state, in effetti, molto più complicate per le loro controparti rispetto a quanto non avessero a poter accusare essere state per loro, fra tempeste improvvise e un mai gradevole quasi incontro con una nave pirata...