11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 20 giugno 2018

2583


Nell’ottica del più assoluto realismo in quella simulazione di guerra, anche la prospettiva di un pasto, e di un’occasione di riposo, avrebbero avuto lì a dover essere poste in una giusta prospettiva e una prospettiva che, se dal punto di vista della Figlia di Marr’Mahew avrebbe avuto a dover essere considerata sin troppo confortevole, o quantomeno tale nel confronto con quanto in una reale situazione di guerra l’aveva mai attesa nel proprio pianeta natale, meno tecnologicamente progredito rispetto al resto dell’universo, e se dal punto di vista di Duva o Lys’sh avrebbe avuto ad apparire persino divertente, nel confronto con la consapevolezza di quanto, pur, tutto quello altro non fosse che un semplice giuoco, dal punto di vista proprio di Rula, altresì, tutto ciò avrebbe avuto a dover essere giudicato, quantomeno problematico, nel proporsi a indubbia distanza da quanto, per lei, avrebbe avuto a doversi obiettivamente considerare il proprio consueto stile di vita. Uno stile di vita che, beninteso, non avrebbe avuto a dover essere erroneamente giudicato qual contraddistinto da inutile agiatezza o lusso, nel vivere, dopotutto, la propria quotidianità a bordo di una nave mercantile, e di una piccola nave mercantile, all’interno della quale, non avendo neppure un vero e proprio ruolo, un vero e proprio incarico, avrebbe avuto a doversi considerare pressoché una tuttofare, utile a coprire qualunque estemporanea esigenza del momento, in maniera non dissimile dal loro mozzo, l’anonimo Ragazzo. Ciò non di meno, il suo, uno stile di vita certamente meno spartano rispetto a quanto lì allora richiestole da quel contesto ipoteticamente bellico, nel doversi nutrire con pasti liofilizzati, nel dover scegliere quale albero eleggere a proprio gabinetto, e, ancora, nel dormire per terra, in mezzo alle foglie e a qualunque insetto che, ineluttabilmente, lungo il suo corpo avrebbe potuto decidere di avventurarsi in una qualche missione esplorativa… sperando sarebbero stati soltanto insetti.
E se, il pensiero che i propri lunghi e ricci capelli potessero trasformarsi in un nido per chissà quale creatura autoctona non avrebbe avuto, ovviamente, a esaltarla, a offrirle ragioni di soddisfazione, nel motivare, anzi, un ulteriore e sincero rimpianto all’idea di aver accettato di unirsi a quella missione; la giovane Rula Taliqua ebbe allora e nuovamente a dimostrarsi decisamente padrona delle proprie emozioni nel non lasciar trasparire il benché minimo disagio in ciò e, quietamente, nel prepararsi per la notte, non senza prima aver aiutato la propria compagna a disporre qualche sensore d’allarme lì attorno per poter essere all’occorrenza informata di eventuali pericoli in avvicinamento al punto che avevano così eletto a propria estemporanea base operativa. Non che, nel prepararsi per la notte, ella avesse in verità molto a cui badare, dovendo, semplicemente, limitarsi a definire il proprio più comodo incavo sul terreno e lì a lasciarsi giacere, aspettando di prendere sonno, in un’attesa che, comunque, non avrebbe avuto a doversi probabilmente considerare particolarmente impegnativa, nel ben considerare quanto, in quel frangente, ella avesse quindi a doversi considerare semplicemente stremata, arrivando addirittura, a margine di tutto ciò, a dimenticarsi persino di avere ancora a doversi nutrire.
Dimenticanza, la sua, che non mancò di esserle fatta notare da Lys’sh, nel momento in cui questa si rese conto che la sua compagna, l’unica rimastale, stava per impegnarsi con tutte le proprie energie a dormire, e a dormire rinunciando quietamente e quasi con indifferenza alla prospettiva di un utile, seppur forse discutibile, pasto…

« Ehy… pigrona. » la apostrofò, estraendo dal proprio zaino una razione di cibo e gettandola contro di lei, con un movimento privo di violenza e che pur conducesse quell’involucro argentato a impattare direttamente contro il suo petto, desiderando in tal senso volerle offrire disturbo prima ancora che ella potesse cedere al sonno « Comprendo bene che tu sia stanca, ma devi mangiare e devi bere prima di metterti a dormire… o domani non avrai le energie per proseguire oltre. » sottolineò, con fare decisamente premuroso verso di lei, quasi materno o, forse, da sorella maggiore, in un’inversione di ruolo rispetto a quello che ella stessa, abitualmente, avrebbe avuto a ricoprire innanzi alla sua sorellona Midda.
« Giuro che alla fine di questa avventura mi chiuderò in cucina insieme a Thaare e non uscirò di lì prima di essere ingrassata di almeno un paio di chili… » sbuffò, riferendosi alla loro cuoca di bordo e all’indubbia qualità della sua cucina, con fare necessariamente nostalgico nel confronto con quelle barrette di proteine, carboidrati, vitamine e quant’altro, compresse insieme in qualcosa di completamente insapore e inodore, utili certamente a soddisfare il loro fabbisogno energetico e, ciò nonostante, decisamente meno piacevoli rispetto ai manicaretti che sarebbe stata in grado di proporre loro la bravissima Thaare Kir Flann.
« … non so perché, ma il pensiero che tu possa ingrassare mi pare poco credibile! » ironizzò scherzosamente Lys’sh, scuotendo appena il capo, a escludere fermamente l’idea stessa di tale prospettiva, nel confronto con il fisico estremamente asciutto della propria interlocutrice.
« Non so se prenderlo come un complimento o un insulto… soprattutto detto da te! » replicò l’altra, aggrottando appena la fronte nel ricambiare quel riconoscimento, di qualunque natura esso avrebbe avuto a doversi considerare.

Se già, infatti, l’ofidiana non avrebbe potuto vantare le stesse curve proprie di Midda Bontor, e neppure quelle di Duva Nebiria, queste entrambe dotate di un fisico decisamente più pieno del suo, tanto dal punto di vista atletico, muscolare, quanto e non di meno sotto un profilo squisitamente femminile che, in particolare nella Figlia di Marr’Mahew, avrebbe avuto a proporre un’abbondanza persino eccessiva, in particolare all’altezza dei suoi seni e dei suoi fianchi, così tondi e pieni dal dover essere giudicati, razionalmente, per lei più un ostacolo che un vantaggio, per lo meno sotto un punto di vista squisitamente marziale; Rula Taliqua avrebbe avuto a poterla ampliamente battere in tal senso, con un fisico incredibilmente snello, slanciato, tale da rievocare necessariamente alla mente l’idea stessa di una silfide. Non che il resto dei suoi tratti caratteristici avrebbe potuto essere in alcuna maniera criticato…
Contraddistinta da una carnagione olivastra, da grandi occhi di un profondo verde scuro, a tratti tendente al castano, e da lunghi capelli neri e ricci, il suo volto si proponeva caratterizzato da carnose labbra scure nonché da un elegante profilo, dal da offrire la forma del naso a naturale proseguo rispetto alla linea della propria fronte. Un volto, il suo, che, al pari di quel corpo straordinariamente minuto, persino in apparenza fragile, in nulla avrebbe potuto tentare di dissimulare i propri venticinque anni, anzi, forse e persino lasciandola apparire addirittura più giovane, riconoscendole una fanciullezza che ormai non avrebbe più potuto vantare qual propria e che pur, molto facilmente, le sarebbe stata attribuita. Ma, al di là di quell’apparentemente prolungata adolescenza, nelle sue forme nulla avrebbe potuto in alcuna maniera offrire ragione a un qualsivoglia fraintendimento nel merito della sua natura femminile, suggerendo un’idea di androginia: i suoi seni, pur non più marcati rispetto a quelli di Lys’sh, e ben lontani tanto dalla media di Duva, quanto dall’eccesso di Midda, non avrebbero potuto ovviare a risultare forse ancor più marcati, nella propria presenza, proprio in grazia alla linearità del resto del suo addome, di quel fisico straordinariamente asciutto, così come, in contrapposizione, anche i suoi glutei, alti e sodi, non avrebbero probabilmente potuto vantare alcuna morbidezza ma, non per questo, sarebbero risultati meno che attraenti nella propria quieta ma appassionante promessa d’amore. E così, anche in quel momento, al termine di una dura, durissima giornata che alcuna occasione di riposo le aveva visto concessa, e anche laddove rivestita in abiti militari, con tessuto mimetico e forme tutt’altro che attillate, che alcuna sensualità avrebbero potuto garantirle, Rula Taliqua non si sarebbe potuta negare indubbio fascino e, ancor più, indiscutibile beltà: fascino e beltà, i suoi, che non avrebbero potuto, purtroppo, ovviare ad alimentare l’insofferenza propria di colei che, per motivi personali, non avrebbe potuto mancare di considerarla una propria rivale, addirittura una propria avversaria, nell’averla sostituita nelle attenzioni di quell’unico uomo da entrambe amato.

« Mangia, va… » ridacchiò la donna rettile, offrendo un morso a quella barretta, terribile nel proprio sapore, e, tuttavia, meno peggio di altri cibi, difficilmente definibili tali, con i quali era stata costretta a nutrirsi nel corso della propria esistenza « Non vorrei mai che questo splendido sapore di cartone compresso potesse guastarsi restando troppo esposto all’aria aperta. » soggiunse immediatamente, necessariamente sarcastica nel confronto con la delizia in tal modo loro offerta.

martedì 19 giugno 2018

2582


Come già pocanzi, Rula comprese allora di non potersi concedere il lusso della menzogna, giacché, se soltanto lì avesse mentito, e se ciò fosse stato da lei compreso, da lei colto, tutto ciò avrebbe semplicemente condotto a conseguenze peggiori di quelle proprie della verità. E così, a prescindere da quanto simile scelta avrebbe potuto riservarsi i propri rischi, le proprie possibilità di errore, ella preferì ovviare a qualunque falsa ipocrisia, a qualunque artefatto perbenismo, e limitarsi a parlare, a parlare sinceramente, esprimendo la propria posizione, il proprio pensiero, per così come dalla stessa ofidiana prima descritto qual requisito indispensabile fra vere amiche: vere amiche che, certamente, elle non avrebbero potuto lì vantare di essere, ma che, speranzosamente, dopo quell’avventura, dopo quelle vicende, avrebbero anche potuto sperare di divenire…

« Non ti conoscevo. E non ho fatto nulla per conoscerti, limitandomi a dar retta a chi mi ha consigliato di mantenere le distanze da te, da voi tutte in generale e da te in particolare, nel timore di quanto avrebbe potuto avvenire. E, in ciò, ho commesso un errore. » dichiarò pertanto, non negando le proprie responsabilità in quanto accaduto, nelle scelte delle quali non si era negata occasione di essere complice e, in ciò, non meno colpevole rispetto a chi malamente l’aveva consigliata « Sì. Ho avuto paura di te. Ho avuto paura di te nel vederti così umana, se mi passi il termine… e, al contempo, così diversa da tutto ciò che avrebbe potuto essere espresso come umanità. » ammise, con un lieve annuire « Ma oggi, quando hai preso le mie difese, prima, e quando finalmente mi sono concessa la possibilità di avere un dialogo con te, poi, tutta l’ignoranza propria del mio pregiudizio si è andata a infrangere in maniera violenta contro la realtà dei fatti… e contro l’evidenza di quanto sia stato stupido da parte mia avere timore di te per la tua umanità. Perché, a prescindere dalla tua specie di appartenenza, a prescindere dal colore della tua pelle o dalle forme del tuo volto, tu sei comunque una persona, una donna come me… con tutte le tue emozioni, tutti i tuoi dubbi, tutte le tue straordinarie qualità, probabilmente… sicuramente persino migliori di quanto io non potrei mai vantare di possedere. » argomentò, tutto d’un fiato, non cercando di dimostrare razionalità in quanto stava così spiegando, in quanto stava così sostenendo, quanto, e piuttosto, tutta la propria emotività, un’emotività in grazia alla quale l’onestà di quel pensiero, la sincerità di quelle parole, non avrebbe potuta essere posta in dubbio « Sì. Ho avuto paura di te. Ma oggi, ora, non ne ho più. Perché il pregiudizio è stato dissolto in grazia al giudizio… e, a confronto con questo giudizio, soltanto una sciocca, soltanto un’idiota, potrebbe avere paura di te in quanto ofidiana. Soltanto una sciocca, soltanto un’idiota, potrebbe non innamorarsi della tua bellezza, e della tua bellezza interiore ed esteriore. E, con tutti i difetti che sicuramente possiedo, credimi, vorrei evitare di considerarmi una sciocca o un’idiota! »

Un lungo monologo, quello con il quale Rula ebbe a rispondere a Lys’sh, che non venne da lei ignorato, che non venne da lei accolto con superficialità, limitandosi magari all’ascolto delle prime parole, delle prime sentenze e, con esse, di quelle dichiarazioni negative, ma che venne recepito per intero, e che venne valutato in tutte le sue parti, in tutti i suoi aspetti, offrendole certamente molto su cui riflettere, molto su cui soffermarsi a ponderare. Perché se pur quella giovane aveva sbagliato nel pregiudicarla, nel decidere di offrire ascolto a infondati pettegolezzi volti a considerarla un rischio solo in quanto chimera; quella stessa giovane aveva allor deciso non soltanto di ammettere il proprio sbaglio, ma, anche, di rivedere in maniera molto meno superficiale di quanto chiunque si sarebbe potuto attendere da lei la propria posizione, in un’analisi, in un giudizio che, a sua volta, non avrebbe potuto che far emergere l’eguale colpa inversa, l’eguale errore che Lys’sh aveva compiuto nei riguardi di Rula, concedendosi, suo pari, di dar retta a delle voci su di lei, ai pettegolezzi, ai pregiudizi propri di Duva nei confronti della nuova sposa del suo ex-marito, e atti a descriverla, a definirla come una poco di buono, un bel visetto privo di ogni qualità e utile soltanto a sollazzare gli istinti sessuali del capitano, senza, in ciò, riservarsi realmente occasione di conoscerla, di aprire un dialogo con lei.
Tale avrebbe avuto a doversi riconoscere l’orrore proprio del pregiudizio: la possibilità di esprimersi in molteplici forme diverse, in molteplici modi diversi, sovente così subdoli, e così quotidianamente diffusi, da non permettere ad alcuno di riconoscerli… non, almeno, nell’immediato. E se il pregiudizio razziale, la paura dimostrata da Rula nei riguardi di Lys’sh in quanto ofidiana, avrebbe avuto sicuramente a risultare un argomento più profondo, più incisivo, in quanto tema alla base di fin troppe guerre, di fin troppe stragi compiute in difesa dell’umanità contro la minaccia delle chimere; parimenti ogni altra forma di pregiudizio, come quello del quale Lys’sh non avrebbe potuto negarsi d’aver vissuto nei riguardi di Rula, limitandosi ad accettare per vere le voci a suo riguardo senza, in ciò, concedersi possibilità di maturare un propria valutazione a tal riguardo, avrebbe avuto a doversi considerare non meno pericoloso, non meno violento e, in questo, non meno condannabile rispetto all’altro. Ragione per la quale, dopo quella lunga argomentazione da parte della giovane umana, fu il turno dell’ofidiana a esprimersi, e a esprimersi in termini utili ad ammettere le proprie colpe e a proporre le proprie scuse…

« Non ti conoscevo. E non ho fatto nulla per conoscerti, limitandomi a dar retta a chi mi ha consigliato di mantenere le distanze da te. » premesse, riproponendole le medesime parole appena udite, non tanto per scimmiottarla, quanto e piuttosto per renderle omaggio, e per offrire una più chiara evidenza della reciproca colpa, della reciproca responsabilità in quanto accaduto « Mi eri stata descritta come una ragazzina sciocca, vanesia e arrivista, il cui unico interesse avrebbe avuto a doversi riconoscere quello di comportarsi come una sorta di reginetta della nave, priva d’ogni carisma e forte, soltanto, della capacità di soddisfare le fantasie più perverse del nostro capitano. E, forse senza neppure rendermene conto, ho accettato tale valutazione, ho accolto qual mio simile pregiudizio, rendendomene complice. » ammise, con tono contrito, dispiaciuto, nel dichiararsi, allora, alla stregua di coloro che pur, rabbiosamente, aveva sino a quel momento condannato, alla luce di quanto compiuto a proprio discapito, in proprio contrasto « Ma oggi, quando ti ho vista tanto crudelmente osteggiata da Duva, accusata di colpe inesistenti, criticata per mancanze mai occorse, mi sono resa conto di quanto si sbagliasse, decidendo di reagire, e di reagire contro di lei, per tentare impedirle di continuare a infierire a tuo discapito. Tuttavia, soltanto ora, soltanto sentendoti parlare in questo modo, e riconoscendomi sorpresa per la profondità delle tue parole, di quanto hai appena dichiarato, non ho potuto ovviare a pormi a sincero confronto con il pregiudizio a tua condanna intrinseco nel mio animo, e un pregiudizio non motivato dalla tua natura umana, in opposizione alla mia, quanto e peggio soltanto dal rancore di chi, avendo chiaramente personali questioni in sospeso con il proprio ex-marito, mi ha coinvolto nelle proprie gelosie, rendendomi complice di un’azione discriminatoria a tuo riguardo. E, mia colpa, non ho fatto nulla per impedirmi di essere complice… non ho fatto nulla per conoscerti e per maturare, autonomamente, una mia idea a tal riguardo. » scosse il capo, rammaricata per tale propria mancanza, e una mancanza che, per due anni, le aveva negato la possibilità di avere un’amica in più a bordo della Kasta Hamina, e un’amica probabilmente non meno straordinaria, nel proprio cuore, nel proprio animo, rispetto a Midda o Duva « Sì… mi sono tanto scandalizzata per quanto compiuto da te e da Lange a mio discapito, nel mentre in cui, tuttavia, non mi riservavo occasione di agire diversamente a vostro… a tuo discapito. E di questo non posso che dispiacermi. E invocare, sinceramente, una qualche possibilità di perdono da parte tua. » concluse, in ciò andandosi ad accomodare accanto a lei, e accanto a lei sedendosi, per cercare, in un gesto fisico, di palesare quella reciproca, conquistata vicinanza emotiva, intellettuale e spirituale.

Una vicinanza a cui, allora, Rula Taliqua non si sottrasse. E per quanto le parole appena udite avrebbero potuto, in lei, far crescere rabbia e rancore per quanto accaduto, per tutto ciò che era successo e che l’aveva vista descrivere in termini decisamente poco lusinghieri; in quel momento, in quella situazione, comprovando nuovamente una straordinaria maturità, e un cuore decisamente più grande di quanto le avrebbero mai attribuito, ella si limitò semplicemente a gettarsi contro quella nuova amica, per poterla abbracciare con sincero affetto e una malcelata lacrima di gioia.

lunedì 18 giugno 2018

2581


Per quanto, infatti, ella fosse ben consapevole del passato del loro capitano e di come la sua prima sposa, Kasta, fosse stata uccisa per mano di un gruppo di chimere, predoni spaziali che avevano assaltato la nave a bordo della quale egli era all’epoca impiegato come primo ufficiale, ponendo nel suo cuore il seme dell’odio, e dell’odio per qualunque esponente di una qualunque specie non umana; in quegli ultimi due anni, da parte di Lange Rolamo, non erano mai emerse evidenze di comportamenti discriminatori a suo riguardo, in quella che, da parte sua, era sembrata essere una più o meno quieta accettazione della loro presenza a bordo. Una presenza a bordo, in verità, inizialmente voluta da parte della stessa Duva Nebiria, e da lei imposta, dall’altro della propria partecipazione egualitaria alla proprietà della nave, forse e persino qual dispetto nei confronti del proprio ex-marito, nel condurgli a bordo due sue amiche, due donne espressione, dopotutto, di quanto egli avrebbe avuto ragione di non sopportare, nell’incarnare Midda un animo quietamente affine a Duva e, suo malgrado, nell’essere la stessa Lys’sh esponente di una razza non umana. Ma, a margine di ciò, di tale, probabilmente, non ottimale esordio, nei mesi successivi, nelle stagioni successive, nei cicli successivi, Lange Rolamo non aveva mai offerto evidenza di particolari intolleranze verso di loro. Cioè... verso Midda, e verso la sua innata predisposizione ai guai, egli non aveva mancato di esprimere una difficoltà di sopportazione, difficoltà che, tuttavia, avrebbe avuto poi a doversi riconoscere compensata dalla sua utile presenza a bordo, nel ruolo, per lei perfetto, di capo della sicurezza. Ma verso se stessa, Lys’sh non aveva mai colto, da parte sua, particolare alacrità.
Tuttavia, le parole lì pronunciate da Rula avrebbero avuto a doversi considerare troppo sincere, troppo spontanee, per non aversi a dover riconoscere sincere. E, nel confronto con tale sincerità, e con quanto in essa celato, Lys’sh non avrebbe potuto ovviare a ritrovarsi disorientata, nel dover, improvvisamente, rivalutare non soltanto Duva, ma, anche e più spiacevolmente, il loro capitano, quell’uomo che, brontolii a parte, al suo sguardo era sempre stato valutato qual espressione di saggezza, in quella che, purtroppo, avrebbe avuto a doversi intendere soltanto qual una romantica interpretazione di una più spiacevole realtà.

« … lo sai quello che gli è accaduto in passato. Sai di sua moglie e di suo figlio. » sussurrò con tono sinceramente contrito Rula, non desiderando giustificare il proprio sposo e, ciò non di meno, sperando in qualche modo di trovare, in Lys’sh, lo stesso approccio moderato che, sino a quel momento, le era stato proprio, e in sola grazia al quale, probabilmente, tutto quello non si sarebbe tradotto in una ragione di rabbiosa rottura fra lei e tutti loro « Non è un uomo cattivo: ha solo paura… »

Ma Lys’sh non rispose. Non rispose nella necessità di digerire tutto quello. Non rispose nella necessità di scendere a confronto con la verità dei fatti, e con la verità dei fatti in conseguenza alla quale, forse, a bordo della Kasta Hamina ella non avrebbe avuto a doversi considerare qual mai realmente accolta, qual mai effettivamente accetta o integrata, quanto e piuttosto, forse tollerata, forse sopportata, e, pur, guardata con una certa diffidenza, con un certo sospetto da parte di tutti.
No. Non tutti. Midda, Be’Sihl, Tagae e Liagu: almeno loro no. Non avrebbe potuto crederlo. Non avrebbe potuto accettarlo. Non che per gli altri se lo stesse attendendo, non che avrebbe potuto quietamente crederlo o accettarlo. Ma Midda, e il suo compagno… loro no. Anche loro, dopotutto, avrebbero avuto a doversi riconoscere probabilmente tanto alieni quanti lei rispetto al resto dell’equipaggio. Anche loro, dopotutto, avrebbero avuto a dover riconoscere il proprio passato in una diversa storia rispetto a quella di tutti gli altri, e una storia nella quale, forse, non avrebbero avuto ragione di riservarsi pregiudizi verso di lei. O forse… no?
Midda non aveva mai fatto segreto, dopotutto, di aver affrontato e ucciso delle creature simili a lei in passato, motivazione per quale, anzi, le aveva più volte chiesto scusa, con sincero rammarico, con sincero senso di colpa e di colpa non tanto per le loro morti, nell’essersi macchiata le mani di sangue in maniera dopotutto indiscriminata, a prescindere dalla specie, dalla razza, dal colore o dal sesso dei propri antagonisti, verso nessuno ponendo discriminazione alcuna, quanto e piuttosto senso di colpa per averli banalizzati qual semplici mostri, e, in ciò, nel non essersi mai riservata occasione per credere che, al contrario, dietro a essi avesse a doversi riconoscere qualcosa di più, qualcosa di più vasto. Non che questo, ovviamente, avrebbe poi fatto la differenza nel discriminare fra la vita e la morte, e fra la propria vita e la propria morte, scegliendo, in ciò, di abbattere quell’antagonista.
Realmente Midda e Be’Sihl avrebbero avuto a doversi considerare estranei a quel subdolo clima avvelenato, a quell’ambiente nel quale, nel corso di quegli ultimi due anni, ella aveva vissuto, aveva creduto di essersi integrata, salvo scoprire tardivamente di essere stata sempre mantenuta sotto osservazione, e sotto una lente volta a considerarla pericolosa per la propria semplice natura non umana?!
Lys’sh scosse ancora il capo, e lo scosse nel tentativo di allontanare da lei almeno quel pensiero, almeno quell’ultimo dubbio e quell’ultimo dubbio riferito alla sua sorellona. Dopo tutto quello che avevano vissuto insieme, anche nel tempo del sogno, ella non poteva ora concedersi occasione di essere così sospettosa verso di lei. Non sarebbe stato giusto. Non sarebbe stato corretto considerarla negativamente soltanto perché umana. Sarebbe stato un pregiudizio. E un pregiudizio non diverso da quello che, in quel momento, gli altri stavano destinandole… un pregiudizio che l’avrebbe condotta ad agire in maniera negativa verso di loro, semplicemente confermando il loro pregiudizio, alimentando le loro paure, e costringendola a essere sempre, a sua volta, più sospettosa verso di loro, fino a quando, in quel crescendo, in quel circolo vizioso, non si sarebbe giunti al punto di non ritorno…
Lys’sh non rispose. E Rula non insistette. Non insistette non per paura verso di lei, quanto per volerle offrire il proprio rispetto, e il proprio rispetto nel confronto con quella situazione, con quel momento, che, non avrebbe potuto ovviare a immaginare, non avrebbe avuto a dover essere semplice per lei. Una situazione a fronte della quale, ancora, ella non poté che sentirsi sempre più colpevole, sempre più responsabile, avendo inavvertitamente dato il via a tutto ciò, a quella spirale negativa. O forse… no?
Chi aveva dato realmente origine a tutto ciò? Rula nel parlare a Lys’sh della mancanza di fiducia di Lange verso di lei? Oppure Duva nel proprio astio per lei, astio in conseguenza al quale, a sua volta, si era rivoltata contro Lys’sh, creando quella situazione? O, ancor prima, l’avversione di Duva che l’aveva spinta a coinvolgere a bordo Midda e Lys’sh solo per indispettire il proprio ex-marito, alimentando il suo rancore e i suoi pregiudizi?... Difficile comprenderlo. O, forse e piuttosto, inutile. Perché se pur avrebbe avuto a doversi considerare sincero il suo giudizio sul suo sposo, nel definirlo come un uomo buono, altrettanto vero avrebbe avuto a doversi considerare l’errore da parte del medesimo nel cedere a quelle emozioni più primordiali di odio, e di odio generalizzato, di pregiudizio assoluto, nei confronti di qualunque chimera, attribuendo in maniera generalizzata a intere civiltà la colpa per la morte della propria famiglia.
“Ha solo paura…”: la paura alla base di tutto. La paura e la violenza. Violenza dalla quale avrebbe avuto a doversi considerare generata la paura. E la paura che, ineluttabilmente, avrebbe avuto ad alimentare la violenza. E, in pochi istanti, in poche semplici frasi, tre amiche che avevano affrontato insieme straordinarie sfide, incredibili avventure, si erano improvvisamente ritrovate separate fra loro, in contrasto fra loro. E, ancora, in pochi istanti, in poche semplici frasi, un equipaggio unito, forse, solidale, che aveva affrontato insieme straordinarie sfide, incredibili avventure, si era improvvisamente ritrovato infranto nella propria struttura fondamentale, in quell’ossatura della quale tutti loro facevano parte e che, pur resistendo nel confronto con terrificanti nemici, stava allor sbriciolandosi, polverizzandosi, innanzi ai loro più stupidi errori. Errori generati dalla paura.

« Anche tu hai paura di me…? » domandò Lys’sh, dopo un lungo intervallo di silenzio, ritrovando solo per esprimere quella semplice e diretta domanda, una semplice e diretta domanda in conseguenza alla quale, probabilmente, tutto sarebbe potuto cambiare, in un modo o nell’altro.