11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

venerdì 18 gennaio 2019

2794


Che quella fosse una monarchia assoluta travestita da utopistica città di fratellanza e di pace, non difficile sarebbe stato da discriminare. Che quella potesse essere una monarchia assoluta contraddistinta da un monarca illuminato, tuttavia, avrebbe potuto essere comunque possibile, anche partendo dal punto di vista di quanto, comunque, quell’uomo altro non fosse che un criminale, un mercante d’armi e di morte. Tuttavia, a voler rendergli una giusta critica, l’unica differenza che avrebbe dovuto essere riconosciuta fra lo Sfregiato e un qualunque produttore di armi, avrebbe avuto a dover essere considerata nelle modalità di approvvigionamento dell’uno piuttosto che dell’altro, in misura tale da rendere, in tutto questo, il vero crimine di Zibi Torpa non tanto il commercio di armi, quanto e piuttosto il furto delle medesime, al fine, poi, di rivenderle sul mercato.
In ciò, per quanto sicuramente verità forte da ammettere, né Be’Sihl, né Lys’sh avrebbero potuto avere a considerare necessariamente qual un reale antagonista quell’uomo. Non, quantomeno, fino a quando non fosse stato palese un qualche suo possibile impegno in tal ruolo, eventualità quantomeno allora improbabile nel considerare quanto, in effetti, quell’uomo altro non stesse impegnandosi, praticamente, a corteggiarli, e a corteggiarli nella volontà id poterli iniziare a considerare, quanto prima, parte della propria famiglia. E se corteggiamento ebbe a essere quello di Zibi verso di loro, tale ebbe a conformarsi in tutte le possibili declinazioni del caso, vedendolo obiettivamente impegnarsi in quella direzione con molta più passione, con molto più interesse, con molto più trasporto, di quanto neppure lo stesso capitano Lange Rolamo, della Kasta Hamina, non si fosse mai impegnato a offrire nella loro direzione: anzi… a ben vedere, e con tutto il dovuto rispetto per il capitano Rolamo, quest’ultimo si era sempre dimostrato quantomeno avverso al loro ingresso all’interno dell’organico del proprio equipaggio, accettando loro due, così come la stessa Midda Bontor, con una certa difficoltà, e senza nulla impegnarsi a nascondere dell’allora obbligatorietà di tutto ciò, nel confronto con quella che avrebbe avuto a dover essere intesa più qual l’espressione del desiderio di Duva Nebiria, sua ex-moglie, suo primo ufficiale e, soprattutto, comproprietaria in parti eguali della nave, ancor prima che suo.
Così, dove probabilmente Lange aveva mancato nel blandire i loro animi con evidenti riprove di interesse espresso al loro indirizzo; Zibi non ebbe a commettere lo stesso errore, avendosi, anzi, a pretendere qual ospiti al proprio desco quella sera stessa, affinché, condividendo in tal maniera un pasto, potesse essere concessa loro occasione utile per conoscersi meglio e, soprattutto, per conoscerlo meglio, e in questo per non avere più a riservarsi occasione di indugio nella sua direzione.
Fu proprio nel corso di tale cena che, laddove non fosse già stato sufficientemente evidente nell’adorazione dei suoi collaboratori, a Be’Sihl e a Lys’sh poté essere offerta evidente riprova del carisma proprio del loro anfitrione, un uomo, un Figlio delle Ombre, indubbiamente affascinante dal punto di vista intellettuale, nonché dotato di una squisita cultura, capace di animare una cena e di intrattenerli come un ospite semplicemente perfetto. Perfetto al punto tale che, se soltanto Midda non fosse stata bloccata nella situazione in cui avrebbe avuto a dover essere necessariamente ricordata, per loro, tutto ciò, si sarebbe configurato qual uno straordinario piacere e, forse, l’idea di una permanenza duratura in quel di Casa non sarebbe risultato qualcosa di sì assurdo qual, pur, nella loro corrente situazione non avrebbe potuto ovviare ad apparire, per quanto non senza un certo rammarico. Del resto, se soltanto Midda non fosse stata bloccata nella situazione in cui avrebbe avuto a dover essere necessariamente ricordata, probabilmente ella stessa sarebbe stata la prima a concedersi occasione di intrattenersi, allora, con quell’anfitrione, riservandosi occasione di interloquire con lui, su pressoché ogni argomento, fino a notte tarda, per così come, a dover reggere il giuoco, anche Be’Sihl e, soprattutto, Lys’sh non ebbero a mancare di compiere in quanto, comunque, non ebbe a configurarsi in alcun modo qual un sacrificio per loro.
Partendo da questioni più o meno facete, sino a spingersi a grandi temi di politica e di morale, Zibi Torpa ebbe quindi a offrire loro una splendida serata, una serata accompagnata, a margine di ciò, da una cena a dir poco squisita, al termine della quale fu ovviamente premura dei loro sempre presenti accompagnatori, Larr’Ehn e Sterne, condurli sino a una coppia di alloggi, e una coppia di alloggi che, all’occorrenza, avrebbero potuto tradursi qual loro dimora a tempo imperituro. Una coppia di alloggi fra loro non distanti, e innanzi alle soglie dei quali la tauriana e l’umano ebbero, quindi, a riservarsi occasione di prendere congedo da loro, e prenderlo per lungo tempo, giacché, il giorno successivo, essi avrebbero dovuto lasciare Casa per assolvere a un nuovo incarico, al termine del quale, comunque, non poterono che augurarsi di avere occasione di rincontrarli, e di rincontrarli, allora, nei loro nuovi ruoli di concittadini e colleghi all’interno di quella grande famiglia…

« Sterne e io domani dovremo ripartire per tornare indietro… quindi, almeno per ora, questo è un addio. » si apprestò a salutarli la tauriana, con un quieto sorriso.
« Anche se, ovviamente, non possiamo che sperare scoprirlo presto tradotto in un più apprezzabile arrivederci. » puntualizzò l’uomo, strizzando l’occhio destro con fare complice.
« Ovviamente, se così non dovesse essere, e se voi doveste decidere di non accettare l’offerta di Zibi, sarete ricondotti quanto prima là dove ci siamo incontrati. Per poter riprendere il vostro cammino in assoluta indipendenza. » si riservò di commentare la prima, in una doverosa nota a margine, volta a ribadire nuovamente quanto nulla di tutto quello avrebbe avuto a dover essere frainteso qual contraddistinto da un qualsivoglia genere di carattere coercitivo.
« Beh… sì. Nel caso, ovviamente, il vostro caccia potrebbe aver trovato un acquirente. Ma, francamente, spero non avrà a essere così… » intervenne nuovamente il secondo, a completare il discorso allora necessariamente rimasto in sospeso fra loro, e un discorso che, comunque, entrambi speravano evidentemente non avesse a doversi declinare in termini tanto negativi, qual solo avrebbero avuto a dover essere intesi quelli volti, allora, a prevedere uno spiacevole allontanamento di quella coppia da Casa.
« Ci concederemo sicuramente possibilità di concedere una giusta occasione a Zibi e a tutto questo… » volle rassicurarli la giovane ofidiana, a non escludere, aprioristicamente, lo sviluppo da loro così palesemente augurato « … ovviamente Be’Sihl e io dovremo comprendere quanto, veramente, tutto questo potrebbe permetterci di eludere le questioni in sospeso del nostro passato: in fondo si tratta pur sempre dell’omni-governo di Loicare e dell’accusatore Pitra Zafral… qualcuno noto per non essere così quietamente disposto a lasciar perdere. » sospirò, scuotendo appena il capo « Ciò non di meno… grazie di tutto. E chissà che, in fondo, questo appunto non sia che un semplice arrivederci, ancor prima che un addio. »

Parole volte a concedere a quei due interlocutori un margine di speranza per così come, pur, né Lys’sh, né tantomeno Be’Sihl, avrebbero avuto a volersi lì realmente riservare occasione di mantenere. Non, per lo meno, nel non voler obliare la condizione in cui stava riversando Midda e quanto, allora, il loro cammino, la loro missione, non avrebbe potuto lì concedersi occasione di un pur piacevole arenarsi: al contrario, giunti così in prossimità a Desmair, essi avrebbero dovuto comprendere in quale maniera riuscire a sfruttare quel luogotenente, Lo Sfregiato, per raggiungere il proprio reale scopo… e, in ciò, lasciare non soltanto Casa, ma quel pianeta e quell’intero sistema solare, forse per non farvi più ritorno, con buona pace dell’auspicio allora loro destinato da quella strana accoppiata.
Prima ancora, tuttavia, di poter formalizzare il proprio addio a tutto quello, comunque, essi avrebbero lì avuto allora a trovare quella via utile a raggiungere Desmair. E tale ricerca, loro malgrado, non avrebbe avuto a dover sicuramente essere ritenuta sì banale come, probabilmente, avrebbe fatto loro piacere potesse essere, concedendo, almeno per una volta loro nelle proprie esistenze, una semplice risoluzione a un problema già troppo a lungo protrattosi nella loro quotidianità.

giovedì 17 gennaio 2019

2793


Per quanto improbabile, se non impossibile, tutto ciò avrebbe avuto a doversi considerare, le parole con le quali Lo Sfregiato si era impegnato ad accoglierli presso la propria città non avrebbero avuto a dover essere fraintese qual un’evidente bugia. Al punto tale per cui, non fosse stato costretto a parlare attraverso indicibile violenza, sarebbe stata necessariamente la testimonianza fornita da Korin Holderein a dover essere posta in dubbio, nell’indicare l’esistenza di un legame fra Zibi Torpa e il loro obiettivo finale, Desmair.
Dopo quella prima chiacchierata introduttiva, a Be’Sihl e Lys’sh, venne concesso qualche giorno di tempo per prendere confidenza con quel luogo e le sue dinamiche, ancor prima di avere a prendere una qualsivoglia decisione nel merito della loro eventuale permanenza definitiva lì e, in questo, del loro ingresso al servizio de Lo Sfregiato. Perché, al di là di quanto quel luogo avrebbe avuto a dover essere giudicato un’isola di pace, Lo Sfregiato non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual qualcosa di diverso dal mercante d’armi che stavano cercando e, in ciò, realmente egli avrebbe potuto avere una propria utilità, un proprio tornaconto, nel poter vantare un paio di persone come loro al proprio servizio. Ma, al di là di tale aspetto, altrettanto reale avrebbe avuto a dover essere considerato quel principio di quieta comunione sul quale quella città era stata presentata loro qual fondata, e fondata a opera dello stesso Zibi. E quanto entro quei verdi confini a entrambi venne concessa occasione di trovare, in buona sostanza, avrebbe avuto a dover essere intesa qual una meravigliosa isola di pace.
Con un’estensione decisamente inferiore e a quella di qualunque metropoli di quei mondi moderni, tale da non poter essere obiettivamente giudicata nulla di più di una cittadina, e, ciò non di meno, per quanto avrebbe potuto riguardare lo sguardo proprio dello shar’tiagho, con un’estensione comunque paragonabile a quella delle grandi capitali del suo mondo d’origine, quella località, dai residenti semplicemente indicata con il forse poco fantasioso, e pur evocativo, nome di Casa, avrebbe avuto a doversi riconoscere effettivamente meno popolata rispetto alle proprie effettive capacità di ospitalità, in una misura utile a poter garantire non soltanto a loro due, e al carico di bambini con i quali erano lì sopraggiunti, ma almeno a una proporzione loro superiore in diverse migliaia, di trovare lì rifugio, asilo, ospitalità. In effetti, al di là del proprio indiscusso ruolo di comando, difficile sarebbe stato ipotizzare che tutto quello fosse stato realmente edificato per intervento dello stesso Zibi e, a tal riguardo, anche una breve spiegazione storica da parte di Sterne ebbe a meglio chiarire loro le idee, presentando quella città come le vestigia di una remota epoca passata su quel pianeta, un’epoca precedente all’attuale ricolonizzazione, che Lo Sfregiato, quindi, aveva semplicemente avuto occasione di individuare in una posizione, in una collocazione strategicamente isolata, e di rifondare, ricreando le infrastrutture perdute, riportando energia e acqua attraverso quei condotti che da secoli, se non millenni, probabilmente, non avrebbero avuto più a dover essere utilizzati, e ridando, in ciò, una nuova occasione di vita a quel luogo, al solo scopo di trovare una casa per se stesso e per la propria organizzazione, e un’organizzazione che, attorno a lui, stava crescendo in maniera estremamente vivace, nell’indubbiamente interessante offerta che egli desiderava concedere a chiunque ritenuto degno.
Allo stato attuale delle cose, per così come presentato loro dalle parole di Larr’Ehn, Casa avrebbe potuto vantare una popolazione di ottocento e ventisette abitanti, senza in questo ancora aggiungere al censimento locale il carico di bambini con loro lì condotto e, soprattutto, gli stessi Be’Sihl e Lys’sh, che pur, tanto la tauriana, quanto il suo collega umano, non avrebbero potuto ovviare a sperare presto si sarebbero decisi a unirsi formalmente a loro. Ottocento e ventisette abitanti, in una città come quella, avrebbero avuto sicuramente a essere riconosciuti qual un numero impegnativo, soprattutto nel considerare quanto, allora, ognuno di quegli ottocento e ventisette abitanti avrebbero avuto a offrire riferimento e fedeltà all’unico signore e padrone di quella terra, il vero lord della situazione, per così come lo shar’tiagho non avrebbe fatto fatica a identificarlo, il quale, di conseguenza, avrebbe potuto vantare dalla propria un vero esercito, pronto a sostenerlo e a seguirlo in qualunque decisione. E l’impiego della parola “lord”, nella mente dell’ex-locandiere di Kriarya, non avrebbe avuto a doversi ritenere casuale, laddove, in buona sostanza, ben poche differenze avrebbero avuto a dover essere riconosciute fra quel luogo e la città nella quale aveva vissuto buona parte della propria vita: in entrambi quei luoghi, infatti, il consueto potere sovrano avrebbe avuto doversi considerare derogato per lasciar spazio a una ben diversa autorità, e un’autorità costituita da uomini che ovunque avrebbero avuto a dover essere giudicati semplicemente qual dei criminali, ma che, entro i confini di tali domini, avrebbero avuto ad apparire, probabilmente, qual governanti più illuminati di quanto, altrove, non avrebbe potuto essere menato vanto esistere. Perché se pur indubbio avrebbe avuto a dover essere riconosciuto che Zibi Torpa, di base, altro non fosse che un mercante di morte, probabilmente addirittura affiliato a Desmair in qualità di suo luogotenente, altrettanto indubbio avrebbe avuto a dover essere riconosciuto che Zibi Torpa, a Casa, altro non avesse a dover essere acclamato se non qual il miglior sovrano che quel luogo avrebbe mai potuto sperare di vantare, in un giudizio non espresso basandosi sulla teoria dei suoi pensieri, quanto e piuttosto nell’evidenza della pratica di quanto lì era stato creato per grazia delle sue azioni.
Casa, infatti, si presentò innanzi agli sguardi necessariamente critici, e pur altrettanto necessariamente confusi, di Be’Sihl e di Lys’sh, qual una realtà a dir poco utopistica, all’interno della quale tutti coloro lì presenti potevano vivere le proprie esistenze secondo la propria volontà, e godere di beni e servizi secondo la propria necessità, senza, in questo, veder esigere alcun genere di pagamento. I negozi, o quanto di apparentemente simile a dei negozi, si mostravano infatti aperti ai bordi delle strade, per offrire agli abitanti ogni qual genere di prodotti, senza tuttavia esporre alcun genere di indicazione di prezzo, né espresso in crediti, né in qualunque altra valuta. E così come Larr’Ehn e Sterne non mancarono di sottolineare, a Casa nessuno avrebbe mai avuto necessità di pagare per ottenere quanto da lui o da lei richiesto, ragione per la quale, al tempo stesso, nessuno avrebbe mai avuto necessità di esigere nulla di più di quanto effettivamente necessario, azzerando completamente qualunque idea di accumulo e, soprattutto, di ingiustificato e imperdonabile spreco, per così come, in qualunque comunità, altro non avrebbe avuto a dover essere inteso se non danno per tutti. Nessun prezzo per l’acquisizione di beni e servizi, pertanto, avrebbe necessariamente condotto all’eliminazione di qualunque idea di tutela della proprietà privata o di furto: laddove a chiunque sarebbe stato concesso secondo i propri desideri, ad alcuno sarebbe stato necessario ricorrere al ladrocinio per poter acquisire qualcosa e, di conseguenza, per alcuno sarebbe stato necessario preoccuparsi per quanto riconosciuto qual propria proprietà, fosse questo un mezzo antigravitazionale, fosse questo un appartamento, fosse questo qualunque cosa: le porte dei cosiddetti negozi, quindi, così come le porte delle case, dei veicoli e di qualunque altra cosa, non avrebbero avuto necessità di essere mai chiuse, mai serrate, laddove ad alcuno sarebbe mai venuto in mente di violare i limiti, i confini della proprietà altrui, se non per le migliori intenzioni.

« E quando queste intenzioni non dovessero essere così positive…? » non poté fare a meno di domandare Lys’sh, non per sollevare dubbi sugli straordinari principi alla base di Casa, e, ciò non di meno, non potendo ovviare a sollevare dubbi sulla natura delle persone, e sulla possibilità che, malgrado quella situazione paradisiaca, qualcuno avrebbe potuto comunque agire in contrasto ai principi lì vigenti, per qualunque motivazione « Avete una qualche organizzazione di vigilanza…? Un qualche sistema giuridico…?! »
« Ogni eventuale controversia, nell’assurdo scenario in cui essa dovesse occorrere, sarebbe condotta all’attenzione di Zibi. E il suo giudizio è sempre e comunque inappellabile entro i confini di Casa. » dichiarò con semplicità Sterne, stringendosi appena fra le spalle a banalizzare la questione, per quanto, in tal senso, il sistema di governo così lì vigente avrebbe avuto a doversi configurare qual fondamentalmente una monarchia assoluta, nella quale il monarca avrebbe avuto a doversi riconoscere proprio nella figura de Lo Sfregiato « Ma vi assicuro che alcuno fra coloro entrati a far parte della nostra famiglia ha mai avuto desiderio di tornare indietro, rinunciando a tutto questo… rinunciando alla pace qui vigente. »

mercoledì 16 gennaio 2019

2792


Anche Be’Sihl, che pur non aveva voluto dimostrare sino a quel momento alcun reale interesse nel confronto con il fato dei pargoli, e che pur avrebbe avuto a doversi considerare soltanto interessato a giungere a Desmair a qualunque costo, pronto a spremere, metaforicamente e letteralmente, dal sangue di quell’uomo l’occasione utile per arrivare al proprio obiettivo finale, non poté ovviare a risultare quantomeno sorpreso, per non dire spiazzato, da quell’ultima presa di posizione. E da quella presa di posizione apparentemente destinata a rivoluzionare completamente qualunque precedente intendimento che, da parte sua o di Lys’sh, avrebbe mai potuto esistere nei riguardi della figura de Lo Sfregiato.
Perché se pur, sino a quel momento, nella propria ricerca di un modo per giungere a Desmair, entrambi non avevano potuto ovviare a ritrovarsi a confronto con esemplificazioni delle peggiori scelte di vita possibili da parte di chiunque, confrontandosi con ricettatori, con spacciatori, con assassini a pagamento e con protettori e gestori di lupanari, e, per quell’ennesimo, e speranzosamente ultimo passaggio, non avrebbero potuto ovviare a considerarsi allor pronti a confrontarsi, addirittura, con un mercante di morte, e con un mercante tanto crudele, tanto spietato, da arrivare a servirsi di bambini tradotti in armi di distruzione di massa per i propri scopi; la spiazzante scoperta della possibile esistenza di una morale alla base dell’opera di quell’uomo non avrebbe potuto ovviare a dischiudere imprevisti scenari, tali per cui, allora, la loro stessa posizione all’interno di quella vicenda avrebbe avuto a dover essere riposta in discussione, suggerendo la necessità di valutare l’eventualità di un diverso approccio e, forse, un approccio meno sanguinario rispetto a quanto, sino a quel momento, Be’Sihl non aveva voluto fermamente seguire.
Ma laddove lo stesso shar’tiagho, più emotivamente distaccato in quella questione, o quantomeno dai protagonisti di quell’attuale scenario, non avrebbe potuto ovviare a riservarsi possibili remore nel confronto con quell’inatteso sviluppo; necessariamente disorientata non avrebbe potuto che risultare la sua compagna, quella giovane ofidiana che, posta a confronto con un Figlio delle Ombre, avrebbe avuto a doversi già riconoscere pronta ad agire con tutta l’avversione possibile, sostenendo, in tal frangente, qualunque violenza il suo complice avrebbe avuto a volergli riservare, ma che, allora, non poté che sentirsi sprofondare violentemente in un profondo senso di colpa, e in un senso di colpa allor definito dalla quieta consapevolezza del proprio erroneo pregiudizio, e della non ingiustificata, ma comunque ingiusta, condanna da lei così espressa a discapito di un qualunque Figlio delle Ombre basandosi solo e unicamente sulla propria tremendamente negativa esperienza nel confronto con uno di essi.

« Ah… » esitò ella, consapevole di non potersi illudere di essere un’attrice sì brava da poter completamente mascherare il proprio stupore, la propria sorpresa, e, in tal senso, decidendo quindi di abbracciare una parte di tali emozioni anche all’interno della sceneggiata allora richiestale, al fine di minimizzare le possibili incoerenze fra l’idea e l’azione, rendendo troppo palese l’esistenza, allora, di una verità diversa da quella che, in tutto ciò, essi stavano cercando di promuovere per essere ben accetti all’interno di quell’organizzazione « … mio errore. » ammise quindi, chinando appena il capo con evidenza di rammarico e in segno di scuse « Nel momento in cui la missione assegnataci da Larr’Ehn e Sterne ci è stata presentata semplicemente qual il recupero di un carico d’armi, ho pensato che tale definizione avrebbe avuto a doversi applicare alla lettera a quei bambini. »
« E in effetti è così. » confermò Lo Sfregiato, con tono serio « La Loor’Nos-Kahn ha sottratto quei bambini a diversi mondi, a diverse famiglie, al solo scopo di trasformarli, come giustamente hai detto, in un carico di vere e proprie armi di distruzione di massa. » ricordò, salvo poi immediatamente proseguire per puntualizzare in termini quantomeno doverosi dal proprio personale punto di vista « Ma ciò non deve necessariamente sottintendere che anch’io abbia a voler considerare tali pargoli in tanto discutibile maniera. Anzi… »
« Che cosa succederà loro, quindi…? Se puoi perdonarmi la curiosità. » incalzò Lys’sh, esprimendosi probabilmente in quell’interrogativo con maggiore coinvolgimento emotivo di quanto non avrebbe avuto a doversene concedere, soprattutto dopo aver appena tentato di minimizzare quel gruppo a nulla di più di un mero carico d’armi destinato a essere posto sul mercato nero.

Errore comprensibile, quello allor proprio dell’ofidiana, nell’aversi dopotutto a doversi lì riconoscere qual sinceramente e seriamente interessata al fato di quei bambini, i quali, del resto, ella aveva accettato di accompagnare sino a quel luogo, e alla presenza di quell’uomo, secondo la volontà di Be’Sihl, soltanto nella promessa da parte dello stesso a non abbandonarli lì al termine della loro missione, di non lasciarli al proprio destino nel momento in cui l’utilità di appagare il luogotenente di Desmair fosse venuta meno, proponendo altresì loro qualcosa di diverso, qualcosa di più rispetto al fato al quale sembravano essere stati condannati.
Una promessa, quella che lo shar’tiagho aveva accettato di formulare, nel non ritrovare in tale impegno alcuna contraddizione con i propri interessi, benché, senza voler rinnegare nulla del proprio iniziale apparente cinismo, salvare quel carico di pargoli non avrebbe certamente alterato in alcuna misura l’evidenza del problema, e di un problema che, allora, avrebbe dovuto essere comunque riconosciuto sussistente per chissà quante centinaia, se non migliaia o più, di altri bambini in altre parti dell’universo conosciuto, bambini la cui sorte non sarebbe stata allora alterata in alcun modo dalla salvezza o dalla condanna di quel piccolo gruppo. E per quanto, dal canto proprio, Lys’sh non avrebbe avuto a dover essere fraintesa sì ingenua da mancare di riservarsi consapevolezza nel merito di quanto, allora, coloro che avrebbe avuto così l’occasione di salvare avrebbero avuto a doversi riconoscere soltanto qual una minuscola parte nel confronto con la globalità del problema; ella non avrebbe potuto né voluto comunque riservarsi occasione di voltare lo sguardo da un’altra parte innanzi a coloro i quali, in quel momento, in quello specifico frangente, avrebbe potuto allora salvare: non nel volersi continuare a  considerare in pace con se stessa; non nel voler ancora rivolgere parola ai piccoli Tagae e Liagu, ai quali altrimenti non avrebbe più potuto volgere neppure il pensiero senza provare un profondo senso di vergogna; non nel voler offrire rispetto alla propria sorellona Midda, la quale, in prima persona, non si era tirata indietro nel momento in cui vi era stato da salvare quei due bambini e la quale, certamente, non si sarebbe lì tirata egualmente indietro per salvare tutti coloro i quali lì avrebbe potuto condurre seco altrove, verso una qualche diversa vita, verso un qualche diverso destino.

« Nulla di più e nulla di meno di quanto non ti abbia già detto, Har-Lys’sha. » confermò egli, con tono quieto e amichevolmente accomodante verso di lei « Siete appena arrivati e non avete ancora avuto occasione di essere accompagnati in una visita turistica all’interno della nostra piccola città, ma, più tardi, potrete rendervi conto di quanto abbondante sia lo spazio a nostra disposizione da queste parti, e di quanti appartamenti vuoti aspettino solo occasione di essere popolati. » argomentò, aprendo le braccia a indicare il mondo attorno a sé « In questo, quei bambini avranno l’occasione di poter trovare qui una casa… e, non senza affrontare un cammino molto difficile, recuperare un minimo di coscienza di sé per potersi reimpossessare delle proprie esistenze, se non, addirittura delle proprie identità. E quando, alla fine, saranno abbastanza grandi da maturare le proprie decisioni, starà a loro valutare in che direzione muovere le proprie esistenze, se tornando alla civiltà oppure continuando a restare qui, trovando occasione di che impegnarsi all’interno della nostra grande famiglia… »
« … come armi? » tentò di provocarlo ella, aggrottando appena la fronte.
« Come ciò che desidereranno essere! » si strinse egli nelle spalle, non ponendo limiti o costrizioni alla cosa « E se anche vorranno vivere le proprie vite come avventurieri, così come tu e il tuo amico vivete le vostre, non sarò di certo io a giudicarli, né nel bene, né nel male. » proclamò a conclusione del discorso « Qui esige una regola fondamentale, alla base di tutto: vivi e lascia vivere. »