11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

giovedì 12 dicembre 2019

3122


« Mi state facendo arrabbiare! » ringhiò a margine di quel gesto, a meglio rendere evidente quanto non avesse a doversi fraintendere qual qualcosa di involontario, quanto e piuttosto di coscientemente ricercato, e di ricercato, anche e all’occorrenza, nel proprio desiderio di omicidio, di sangue e morte qual, necessariamente, avrebbero potuto conseguire da quell’azione se soltanto, per l’appunto, bersaglio della stessa non fosse stato una mera porzione inanimata dell’architettura propria di quel teatro, quanto e piuttosto qualcosa di organico, di vivo, qual uno dei propri antagonisti « Se volete giocare alla guerra, non sarò di certo io a tirarmi indietro. Ma poi non abbiate a lamentarvi con me se, questa sera, nessuno di voi tornerà a casa ad abbracciare le proprie famiglie! »

Parole obiettivamente spavalde, baldanzose, le sue, che, pur non prive di una concreta opportunità di applicabilità, e di applicabilità diretta in quel particolare contesto così come in ogni altro contesto, non essendosi ella mai riservata particolare scrupolo, all’occorrenza, a pretendere le vite dei propri antagonisti, a prescindere da quanto questi potessero aver a vantare, effettivamente, una qualche colpa nei propri confronti e non avessero a doversi, altresì e piuttosto, considerare semplicemente posti sul fronte sbagliato di una barricata; allora avrebbero avuto a doversi piuttosto riconoscere qual espressione di un’impostura, di una rodomontata, lì proposte non tanto in conseguenza a una sua reale volontà di ricercare la morte dei propri antagonisti, per così come, pur, troppo facilmente sino ad allora avrebbe potuto pretendere, quanto e piuttosto al fine di illuderli di ciò e, in questo, magari di farli desistere. Già da qualche tempo, infatti, ella si era ritrovata a dover scendere a patti con il proprio nuovo ruolo di genitrice, con la propria non più gagliarda età e, anche, con un’impropria moralità impostale nel corso di una prolungata esperienza onirica, nella misura utile a porsi dei dubbi su qual genere di esempio avrebbe voluto offrire ai propri figli, su quale indomani avrebbe voluto loro indirizzare il cammino nel considerare il proprio presente, il proprio passato, e le proprie attuali e prevedibili possibilità di futuro. E, per quanto, dal canto proprio, ella non avrebbe mai avuto a riservarsi né rimorsi, né rimpianti nel merito delle scelte compiute, e di quelle scelte che l’avevano condotta a essere colei che ella era, difficilmente avrebbe potuto augurare un eguale destino anche a Tagae e Liagu, soprattutto dopo essersi resa conto di aver, proprio malgrado, contribuito più o meno direttamente alla “corruzione” di H’Anel e M’Eu, un tempo coppia di pargoli non poi così diversa dai primi e, ora, divenuti coppia di guerrieri mercenari non poi così diversi da lei, o dal loro celebre padre, l’uomo… il guerriero un tempo conosciuto con il soprannome di Ebano.
E se, tanto a Tagae quanto a Liagu, già il passato era stato negato, nelle violenze subite, e in quelle violenze che avevano visto loro letteralmente cancellata la memoria, nulla lasciando se non un vago ricordo di quelli che, poi, avevano deciso essere i propri nomi; e se, tanto per Tagae quanto per Liagu, già un’ombra oscura avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual proiettata sul loro presente e sul loro futuro, in conseguenza agli esperimenti subiti, e a quegli esperimenti che, in buona sostanza, li avevano trasformati in un’arma di distruzione di massa; Midda non avrebbe potuto ovviare a impegnarsi al fine di tentare di salvare il salvabile, di restituire loro quanto ancora possibile, non desiderando suggerire loro lo stesso destino che ella aveva reso proprio, quanto e piuttosto, volendo proporre loro qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, qualcosa che, alla fine, potesse permettere loro di concepire se stessi in maniera diversa rispetto a lei, e a tutto quel folle senso di realtà che, pur, avrebbe avuto a dover essere considerato il solo che mai avrebbero potuto dir di conoscere.
In ciò, quindi, ella avrebbe lì volentieri evitato di compiere una strage, di guadagnarsi la vittoria nel sangue dei propri nemici, non per un qualche scrupolo morale nei loro confronti, nel confronto con il pensiero di quanto nessuno di quegli uomini e donne avesse realmente a doversi considerare qual proprio avversario o, ancora, al pensiero di quanto ognuno di essi avrebbe potuto vantare una propria vita, dei propri affetti, una propria famiglia a cui poter sperare di fare ritorno, argomentazioni che, in quei propri primi nove lustri di vita non avevano mai avuto a sortire particolare effetto e che, certamente, non avrebbero iniziato allora a farlo; quanto e piuttosto, egoisticamente, al solo pensiero dell’immagine che, in tal senso, avrebbe potuto trasmettere ai propri figli, e a quella coppia di pargoli a cui già troppo sangue, già troppa morte ella aveva avuto occasione di mostrare e che, ora, avrebbe preferito smettere di fare…
… sempre ammesso che, allora, le fosse stata concessa una qualche possibilità in tal senso.

« L’età ti sta forse rammollendo, mia cara…?! » domandò la voce identificabile qual quella di Anmel, sopraggiungendo ancora a lei in maniera delicata, discreta, e pur perfettamente udibile « Non rammento tante remore, in passato, a compiere una carneficina, allorché ad avvisare della possibilità di farlo. » suggerì con malevola ironia, evidenziando quell’apparente incoerenza nel comportamento di lei e, in tal senso, attribuendolo erroneamente a un discorso di mancanza di forze, fisiche o psicologiche, per compiere quanto avrebbe avuto a dover essere compiuto.

A rendersi conto, tuttavia, dell’esistenza di un distacco fra quelle parole e la realtà dei fatti, non ebbe a essere soltanto Anmel, ma anche coloro che, lì presenti, si stavano impegnando a tentare di fermare, o di uccidere all’occorrenza, la famigerata donna da dieci miliardi di crediti, ragione per la quale una nuova carica venne mossa a suo discapito, malgrado quanto appena accaduto, malgrado quell’avvertimento che, con il sacrificio di quella colonnina di legno, avrebbe avuto a dover apparire sufficientemente chiaro.
Laddove tuttavia, ancora intontita, ancora disorientata dalla scarica che aveva attraversato il suo corpo, e che già, solo per un qualche rinnovato miracolo, non aveva avuto ragione di arrestare il suo cuore, Midda ebbe a scoprirsi lì necessariamente in una posizione di inferiorità pratica, oltre che teorica, proprio malgrado non ebbe altra possibilità che restituire il favore di quella violenza, di quegli attacchi, non ancor ricercando esplicitamente la morte dei propri antagonisti e, ciò non di meno, sfilandosi quei metaforici guanti di velluto con i quali si era rivolta loro sino a quel momento, per poterli allor affrontare con maggiore vigore, con più severa fermezza, e severa fermezza qual quella allor necessaria ad assumersi la possibilità di rompere qualche osso, a incominciare dall’avambraccio di un uomo che, precipitandosi su di lei ancor armato dello stesso manganello al plasma gli effetti più sgradevoli dei quali ella aveva già avuto occasione di provare, si ritrovò il proprio arto dolorosamente ripiegato in una postura del tutto innaturale, e allor utile per rigirare quella stessa arma a suo medesimo discapito, al fine di somministrargli, in maniera a dir poco poetica, la propria stessa medicina.
E più che la violenza del gesto, o gli effetti decisamente più dirompenti propri del plasma di quell’arma, quanto ebbe a imporre maggior disorientamento, se non, addirittura, disgusto sui volti di tutti i presenti fu, allor, il suono sordo di quelle ossa infante, suono accompagnato dalla più quieta indifferenza di chi, nel corso della propria vita, si era ritrovata a compiere decisamente di peggio per avere ragione di che preoccuparsi, di che inquietarsi per così poco.

« … Anmel! » tuonò pertanto la Figlia di Marr’Mahew, prendendo nuovamente voce in maniera diretta verso la propria nemesi e, in tal senso, non riservandosi ulteriori possibilità di scrupolo a tal riguardo, per quanto, dal punto di vista esterno, sarebbe potuto allor risultare, nel sentirla invocare un nome privo di qualunque senso all’attenzione di chi, lì, si stava ritrovando spiacevolmente coinvolto nella questione « Smettila di agire da cagna codarda e affrontami: ormai siamo soltanto tu e io! »
« E perché mai dovrei farlo…?! » domandò per tutta risposta l’altra, ancora con quella voce che, paradossalmente, sembrava aver a essere udita soltanto dalla donna guerriero e da nessun altro al di fuori di lei « … quale diritto credi di poter vantare tu, povera mortale, nei miei confronti?! »

mercoledì 11 dicembre 2019

3121


Midda, proprio malgrado, avrebbe dovuto ammetterlo: sin da quando, tre anni prima, era entrata per la prima volta in contatto con Maddie nel tempo del sogno, ella non aveva mai realmente preso in considerazione che cosa avesse a significare la sua presenza nel proprio mondo, e la sua presenza sulle tracce di un’altra Anmel Mal Toise. Quegli eventi, del resto, pur sopraggiunti paradossalmente in un momento di insolita quiete fra una crisi appena conclusa, quella che aveva condotto, in più riprese, al salvataggio e all’adozione di Tagae e Liagu, i suoi figli, e una crisi che, di lì a breve, sarebbe esplosa, quella rappresentata dalla caccia all’immortale Reel Bannihil e, a margine di ciò, al violento ritorno in scena di Desmair suo sposo, erano stati, invero, presto accantonati, dimenticati, da tutto ciò che poi era accaduto, in termini tali da non permetterle di prendere in considerazione né il fato a cui la Carsa resuscitata nel tempo del sogno avrebbe potuto essere stata destinata, aspetto purtroppo chiarito in tempi estremamente recenti, né, tantomeno, cosa, per l’appunto, potesse aver a significare la presenza di un’altra se stessa sulle tracce di un’altra Anmel Mal Toise nel proprio mondo natio.
Un’idea, in effetti, tutt’altro che entusiasmante a rifletterci… anche e soprattutto in considerazione di quanto, all’epoca, ella avesse accettato di intraprendere quell’assurda caccia allo spirito della regina shar’tiagha, della cosiddetta Oscura Mietitrice, nel rassicurante pensiero di quanto, ormai, nel proprio mondo, non fosse rimasta alcuna immediata minaccia in contrasto ai propri amici, in contrasto ai propri cari, essendo morta la sua gemella, e prima nemesi, Nissa; essendo, almeno all’epoca, Desmair ancor intrappolato all’interno del corpo di Be’Sihl, e avendo scelto Be’Sihl di accompagnarla; e avendo Anmel cercato, per l’appunto, rifugio fra le stelle del firmamento. Insomma: era partita a combattere una guerra lontana da casa nell’intendimento di quanto, in casa, nessuna minaccia di straordinaria entità sarebbe potuta restare a proiettare oscure ombre sul futuro dei suoi cari e dei suoi amici. Ma laddove, da un altro universo, da un’altra dimensione, un’altra se stessa, Maddie, era lì sopraggiunta nell’inseguire un’altra Anmel Mal Toise, e laddove, spiacevolmente, così come dimostrato dagli eventi occorsi nel tempo del sogno, nonché dalla loro recente avventura in contrasto a quella creatura mutaforma poi rivelatasi essere una reincarnata Carsa dominata dall’altra Anmel, le due regine avrebbero avuto a doversi riconoscere, fra loro, in spiacevole accordo; tutt’altro che piacevole avrebbe avuto a doversi intendere lo scenario così venutosi a presentare… e lo scenario che, oltretutto, avrebbe allor trovato non soltanto Maddie, ma anche alcuni dei suoi più importanti e antichi alleati, qual Howe e Be’Wahr, lì fra le stelle insieme a lei, a darle manforte nella propria guerra contro Anmel, lasciando, tuttavia, spiacevolmente scoperto il fronte domestico.
E molti… troppi avrebbero avuto a dover essere censiti i nomi ai quali Anmel avrebbe potuto far appello in suo emotivo contrasto. Carsa Anloch, certamente e innanzitutto, benché ormai riconoscibile solo nelle proprie originali spoglie di Ah'Reshia Ul-Geheran, e insieme a lei coloro che si erano allor impegnati a offrirle rifugio e riparo, gli abitanti della piccola isola di Konyso’M, coloro i quali Midda avrebbe avuto a doversi riconoscere legata ormai da quindici lunghi anni, sin da quando, nelle vesti della Figlia di Marr’Mahew, era entrata nei loro cuori in quella che, purtroppo, avrebbe anche potuto essere ricordata qual la loro ora più oscura. Ma non soltanto loro: in quel di Kriarya, la città del peccato del regno di Kofreya, molti, troppi avrebbero avuto a poter essere citati i suoi amici che, troppo facilmente, avrebbero potuto offrirsi qual bersaglio per le offensive dell’altra Anmel; fra le vette dei monti Rou’Farth, il sempre caro Ma’Vret, padre di H’Anel e M’Eu, quei meravigliosi figli che, purtroppo, ella non aveva mai riconosciuto qual propri, e che, ciò nonostante, in quel momento, a propria volta, avrebbero avuto a doversi riconoscere qual sopraggiunti fra le stelle per poterle essere d’aiuto nella propria guerra; e ancora fra i mari del sud, l’equipaggio della Jol’Ange, fra i quali, oltre a molti vecchi amici, probabilmente avrebbero avuto a dover essere annoverati anche gli ultimi membri in vita della propria stirpe di sangue, suo padre Nivre, e le sue nipotine gemelle Mera Ronae e Namile, il passato e il futuro dei Bontor;… e, accanto a tutti loro, ancora molti altri.
… troppi altri.

“Dannazione…!” imprecò mentalmente, venendo raggiunta, al fianco, da un violento colpo, e da un violento colpo che, in un istante, ebbe a rivelarsi essere proprio di un’arma al plasma, per così come la violenta scarica di energia improvvisamente riversata in contrasto al suo corpo ebbe a chiarirle le idee, rigettandola violentemente a terra.

Anmel era stata astuta. Maledettamente astuta.
Con poche, semplici parole era stata in grado di distrarla quanto sufficiente a permettere a un simile colpo di raggiungerla, e di travolgerla, in termini che non ebbero a vederla stramazzare morta a terra soltanto per mera fortuna ancor prima che per un qualche particolare merito. Per così come ella aveva già avuto in passato dolorosa occasione di sperimentare, la presenza di un nucleo all’idrargirio ad alimentare il suo braccio destro, infatti, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta anche una non sgradevole protezione contro ogni genere di attacco energetico, attacco che se ella fosse stata abbastanza abile da contenere entro i limiti del proprio stesso braccio non sarebbe da lei stato neppur percepito, venendo l’intera scarica assorbita dal nucleo stesso e, anzi, contribuendo gradevolmente a ricaricarlo, ma che, in altri meno fortunati casi, come quello lì appena occorso, non l’avrebbero egualmente vista subire gli effetti peggiori, in virtù del medesimo principio seppur, allor, condotto attraverso le proprie stesse carni, con tutte le opportune, e dolorose, conseguenze. Così, anche in quell’occasione, ella non era morta… pur non ritrovando neppur particolare ragione di entusiastico piacere al lancinante dolore impostole e a quella che, sicuramente, avrebbe avuto a dover essere già riconosciuta qual una sgradevole ustione sul proprio stesso fianco, là dove il colpo aveva trovato occasione di raggiungerla.
Ma se anche, a margine di tutto ciò, ella non avrebbe avuto a doversi considerare già morta, parimenti non avrebbe neppur avuto a dover essere fraintesa qual particolarmente viva… anzi.
Ad aggiungere fortuna alla propria fortuna, comunque, il colpo impostole non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual quello proprio di un’arma da fuoco, quanto e piuttosto, semplicemente, di una qualche arma bianca, un manganello, forse, che, a enfatizzare il proprio potere offensivo, avrebbe avuto a poter vantare un effetto energetico e, allor, un effetto energetico più volto a stordire che, realmente, a uccidere. Complice il proprio braccio, quindi, per quanto quel colpo potesse essere stato spiacevolmente violento, Midda Bontor, la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya, non avrebbe lì avuto a dover essere fraintesa qual già sconfitta: atterrata certo… intontita, pure… ma non sconfitta.
E, nel riconoscere quanto pericoloso avrebbe avuto a essere, per lei, restare lì a terra, in grazia a una nuova, violenta scarica di adrenalina, ella, sopravvissuta, in fondo, a molto peggio, ebbe a riprendersi, e a riprendersi in maniera quasi terrorizzante per i propri avversari, nel rialzarsi in piedi con un alto grido, un ruggito quasi, e restituendo il favore di quel colpo, di quell’offensiva, con un manrovescio del proprio arto meccanico, e, allora, senza offrire particolare riguardo a quanta energia in tal colpo, in tale attacco, ella avrebbe potuto imporre, e, a tutti gli effetti, neppure in contrasto a chi, o a cosa, ella avrebbe avuto a rivolgersi, ancor accecata dal dolore per poter, effettivamente, individuare un qualche bersaglio all’interno della confusione lì presente.
Un colpo che solo la sorte, pertanto, ebbe a condurre in contrasto a una colonna di legno, e a una colonna di legno riccamente elaborata nella propria forma e nel proprio aspetto, dorata sulla propria superficie, come gran parte dei fregi lì presenti, a meglio riconoscere risalto alla ricchezza di quel teatro, che, tuttavia, ebbe a tradursi istantaneamente in trucioli e segatura, letteralmente deflagrando nell’impatto, a rendere piena evidenza alla pericolosità di quel gesto, e di quel gesto che, fosse stato allor rivolto in contrasto a un cranio, non avrebbe portato sicuramente a un risultato dissimile, se non per il fatto che, in luogo a frammenti sparsi di legno e vernice dorata, in quel momento lì attorno sarebbero stati soltanto frammenti d’osso e di materia cerebrale.

martedì 10 dicembre 2019

3120


Riconoscendo i giusti meriti agli agenti della scorta dei vari membri dell’omni-governo, nel momento in cui Midda Bontor ebbe a giungere al palco d’onore, piombando al centro del medesimo quasi lì si fosse sospinta in volo, non uno fra gli uomini e le donne allor preposti alla protezione dei vari Sovrintendenti, o del Reggente, ebbero a perdere il controllo della situazione, riuscendo subito a reagire, e a reagire con piglio deciso in contrasto a una minaccia praticamente impossibile, complice, sicuramente, uno stato di preallarme nel quale tutti loro dovevano pur essere stati necessariamente coinvolti, nella stessa misura nella quale, d’altro canto, era stata coinvolta anche Casta Nikta.
Purtroppo per loro, al di là di ogni giusto merito, Midda Bontor, già Figlia di Marr’Mahew, già Campionessa di Kriarya, già Ucciditrice di Dei, già donna da dieci miliardi di crediti, e molti, altri titoli perduti nel mito, non avrebbe avuto a poter essere fraintesa qual una minaccia al loro stesso livello, malgrado, forse e ormai, ella non fosse più caratterizzata dallo stesso vigore fisico ed emotivo di cinque, dieci, quindici o vent’anni addietro. Così, quella splendida quarantacinquenne, in un’età quasi improbabile nel proprio mondo natale, soprattutto per una donna guerriero ex-mercenaria, e, comunque, in un’età, sempre nel proprio pianeta d’origine, degna del titolo di nonna, per quanto ella avesse da ben poco tempo accettato alfine quello di madre; e pur in un’età che, lì, fra le stelle, avrebbe avuto a poter essere intesa, fortunatamente per lei, quasi una seconda giovinezza, con un’aspettativa di vita decisamente superiore rispetto ai quanto mai in passato ella avrebbe potuto immaginare; lì, fra quegli uomini e quelle donne che, al meglio, avrebbero avuto a dover rappresentare la forza dell’omni-governo stesso, giunse in maniera a dir poco dirompente, accentuando la propria venuta, il proprio già mirabile impeto, in grazia a un alto grido, e a un alto grido che, simile al ruggito di una belva, ebbe a imporsi straordinariamente all’interno dell’intero teatro, arrivando persino a sovrastare i canti e le musiche lì in corso e pretendendo ogni attenzione per sé.
E quando il primo fra quegli sventurati a lei praticamente offerti in una sorta di sacrificio votivo, ebbe a essere catapultato al di fuori del palco, per ricadere, certamente malconcio, e pur ancora vivo, nella platea sottostante, l’alto grido di lei, ancor incompreso nella propria natura, nella propria ragione, fra il pubblico pur già incuriosito, pur già giustamente scandalizzato per quell’inaccettabile interruzione nel corso di un evento tanto importante, ebbe a meglio definirsi, e a meglio definirsi nella sentenza che ella ebbe allor a scandire a pieni polmoni…

« Cani maledetti! » tuonò ella, con l’impeto proprio di una vera dea della guerra, quasi avesse lì a dover essere riconosciuta qual Marr’Mahew incarnata, ancor prima, e semplicemente, che una sua figlia, titolo pur attribuitole soltanto, e ovviamente, a titolo onorifico « Mi avete cercata… avete dato la caccia a me, alla mia famiglia e ai miei amici… e, ora, eccomi a voi! » dichiarò, afferrando per il bavero una seconda guardia con il proprio destro e lasciandola seguire la via verso la platea già aperta dal proprio collega « Io sono Midda Bontor! E sono qui per porre fine alla tirannia che si annida nel cuore di Loicare! »

Una vera e propria dichiarazione di guerra, quella che ebbe quindi a scandire, perfettamente misurata in ogni propria singola parola, in ogni propria minima espressione, nella volontà, nel desiderio, allora, di avere a imporre quanto più panico possibile fra tutti i presenti, non soltanto entro i confini propri del palco d’onore lì occupato dall’omni-governo, ma anche, e ancor più, in tutto il resto del teatro, fra il pubblico in platea, fra quello nei vari palchi minori, e, persino, fra l’orchestra e i cantanti, e tutti coloro allor impegnati dietro le quinte, affinché non uno solo fra coloro lì presenti, uomini e donne, umani e chimere, avesse a restare indifferente al suo proclama.
Anmel Mal Toise l’aveva fatta apparire, sin dai primissimi giorni della sua presenza in quel di Loicare, qual una terribile minaccia all’ordine pubblico? D’accordo. Se ciò avrebbe avuto a dover essere riconosciuto quanto inteso da parte delle persone, degli abitanti di quell’intero pianeta, ella avrebbe lì avuto a offrire loro esattamente ciò che desideravano, quella minaccia tanto temuta, quella figura tanto odiata. Affinché non uno solo, fra tutti i presenti, potesse avere ragione di conservare la propria quiete emotiva, la propria calma interiore, avendo a dover temere per la propria incolumità, per la propria sopravvivenza, e lasciandosi dominare dal panico, e da quel panico incontrollato che, allora, avrebbe potuto provocare quietamente molti più danni rispetto a quanto mai ella avrebbe potuto impegnarsi a fare, anche ove accompagnata, all’occorrenza, da un intero esercito.
Tale, quindi, era il suo piano. E quel piano, cripticamente, già anticipato a Casta Nikta, alla quale aveva così affidato la salvezza di Pitra e, soprattutto, di Be’Sihl, nell’intento che non avessero a seguirla in quella follia, e in quella follia dalla quale, comunque, difficilmente ella avrebbe potuto riservarsi occasione di sopravvivere, se non per la sfida improba riservatasi non tanto contro gli occupanti di quel palco o contro un intero pianeta che, presto, nulla avrebbe potuto ricercare se non la possibilità di schiacciarla, sicuramente per la presunta presenza, in quelle confuse ombre, anche della propria avversaria per eccellenza, della propria nemesi, e di quella nemesi in contrasto alla quale era impegnata in un bizzarro, e più o meno consapevole, balletto da ormai quasi tre lustri.

« Sono qui, Anmel! » sancì quindi, con tono più moderato, e tono che potesse avere allor a coinvolgere soltanto gli astanti, coloro fra i quali avrebbe avuto a doversi celare la propria nemica « Facciamola finita una volta per tutte… » la invitò, ancor prima di avere effettiva possibilità di vederla, vuoi per la semioscurità lì comunque imperante, vuoi per la confusione nella quale, necessariamente, non avrebbe potuto ovviare a ritrovarsi, travolta, letteralmente, da ogni uomo e donna della sicurezza, e lì intenta a ovviare agli effetti più letali dei loro attacchi pur, ancora, in loro contrasto non sguainando alcuna arma, ma sol agendo a mani nude, e a mani che, nel suo caso, anche in assenza di quell’arto meccanico, avrebbero certamente rappresentato la più pericolosa arma con la quale mai avrebbe potuto accompagnarsi.

Un invito, una provocazione, quella che la Figlia di Marr’Mahew ebbe così a destinare alla propria nemica che, invero, avrebbe avuto a doversi intendere, dal suo punto di vista, più retorico che pratico, giacché, nel considerare di ben conoscere ormai l’approccio consueto della stessa Anmel a ogni possibilità di confronto diretto con lei, e quell’approccio volto a ovviare a tale possibilità, a tale occasione, delegandola di volta in volta a terzi, a campioni eletti di volta in volta, o, all’occorrenza, persino ai propri temibili vicari, ella mai avrebbe potuto attendersi da parte della regina shar’tiagha un qualche riscontro, una qualche risposta, già immaginandola intenta, insieme al resto dell’omni-governo, ad ammassarsi sul fondo del palco, cercando convulsamente un’occasione di fuga da lì, di ritirata da quel confronto e da quel confronto che, nel corso degli anni, si era ripetutamente impegnata a posticipare, rifiutandosi, persino e assurdamente, di affrontarla anche quando ella era stata fatta prigioniera da Milah Rica Calahab, nel delegare a quest’ultima ogni contatto con lei, in termini tali per cui, persino, ella era arrivata a fraintenderne l’identità e, in ciò, a presumere che proprio ella avesse a doversi intendere qual nuova ospite di quell’empio spirito.
Ciò non di meno, e in contrasto a ogni così propria aspettativa, una voce volle allora replicare a quel suo appello, e volle replicarle in termini privi d’ogni possibile ambiguità di sorta…

« Quanta spavalderia… quanta baldanza… » commentò in quello che avrebbe forse potuto essere inteso qual poco più di un sussurro, e pur un sussurro che giunse alle sue orecchie quasi fosse stato un grido « La mia cara nuora cerca finalmente un confronto diretto con me…?! E dire che, sino a oggi, ti sei tenuta ben lontana da Loicare. » suggerì, con incedere sarcasticamente critico nei suoi riguardi « Cosa succede, bambina? Ti sei arrabbiata per il fato di quella ridicola nave sulla quale ti sei divertita a scorrazzare fra le stelle…? Oppure per il fato a cui abbiamo destinato la tua amichetta Carsa…? » domandò provocatoriamente « Per inciso, hai mai pensato che, nel mentre in cui tu tanta commozione hai rivolto a un semplice costrutto onirico, la vera Carsa ha continuato a vivere inconsapevolmente la propria vita nel mondo che tu hai abbandonato soltanto per inseguirmi…?! Oh… come sarebbe facile per l’altra me stessa distruggere quell’inutile isoletta nella quale le hai fatto offrire rifugio e un falso senso di protezione… »