11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

venerdì 10 aprile 2020

3242


« Inizia pure tu… » sorrise, al di sotto del burqa, la donna guerriero, volendo riconoscere all’amica quel diritto di precedenza, fosse anche e soltanto in conseguenza alla propria colpevole mancanza di tatto nei suoi confronti « … cosa hai udito? »
« Invero non riguarda l’udito, ma l’olfatto. » puntualizzò tuttavia l’altra, non senza ora un certo moto di fierezza, e di fierezza nella consapevolezza di quanto poco fossero abituati, gli umani, a ricorrere all’olfatto come senso principale, ponendolo, insieme al gusto, in una posizione minoritaria, benché, a tutti gli effetti, avrebbe potuto essere in grado di concedere loro sovente molte più informazioni rispetto anche alla vista o all’udito, soprattutto in riferimento a tutte quelle minacce poco evidenti, e quelle minacce che, mistificate nell’ambiente circostante, avrebbero potuto sorprendere coloro i quali abituati ad affidarsi soltanto su tali, due sensi « Dietro alcuni di quei tendaggi sono nascosti dei passaggi di servizio utilizzati dalle guardie eunuche per muoversi agilmente all’interno del tempio: il loro odore impregna le tende e ne denuncia l’impiego frequente. Quei passaggi, inoltre, ritengo che scendano in profondità, certamente almeno fino al livello delle cucine, a giudicare dall’odore di vivande, ancora in fase di preparazione, che emerge da essi: la è possibile che la comunità religiosa viva all’interno di queste mura…?! » domandò poi, a cercare conferma alle proprie intuizioni, e a quelle intuizioni che le erano allor state garantite solo in grazia all’impiego dell’olfatto e di un olfatto indubbiamente straordinario.
« Più che possibile, direi proprio certo… » confermò  la Figlia di Marr’Mahew, non riservandosi sorpresa di sorta nel confronto con la straordinaria analisi compiuta dall’amica, ben conoscendo le sue mirabili doti, e, ciò non di meno, non mancando di apprezzare, e apprezzare vivamente tutto ciò, laddove obiettivamente, in assenza di simile straordinario olfatto, improbabile sarebbe stato per chiunque riuscire a rilevare l’esistenza di quei passaggi senza rischiare di dare eccessivamente nell’occhio con qualche analisi diretta di quegli stessi tendaggi e di quanto essi avrebbero potuto celare « … complimenti! Credo che tu ci abbia appena riservato un’ottima via di accesso ai sotterranei. »
« O, quantomeno, al principio degli stessi, giacché non penso proprio che troveremo quello che cerchiamo fra i coltelli della cucina… » puntualizzò tuttavia Lys’sh, apprezzando il riconoscimento rivoltole e, ciò non di meno, contenendolo nel proprio eventuale valore, laddove la strada che ancora avrebbero avuto da compiere avrebbe avuto a doversi intendere obiettivamente lunga e complicata.
« Perché no…?! » si strinse fra le spalle Midda, non volendo escludere neppure quella possibilità, per quanto obiettivamente grottesca « Magari ne ignorano il reale valore e la usano per affettare il pane. » ammiccò, ancora una volta dimentica di quanto, a causa del burqa, quel suo gesto sarebbe risultato del tutto impercettibile all’esterno, tanto per la sua amica, quanto per chiunque altro.
« E, invece, tu cosa hai visto…? » domandò quindi curiosa la giovane donna rettile, nel sincero desiderio di comprendere quanto la sua ridotta capacità visiva le potesse aver fatto ignorare nel merito di quell’area.
« Ho notato che tutte le finestre hanno delle inferriate troppo fitte per poter sperare, in qualche modo, di avere a superarle. » rispose l’altra, in termini che troppo facilmente avrebbero potuto allor escludere, da parte sua, qualunque reale risultato di sorta in quella loro ricerca « Diverso discorso, invece, è per i lucernari… » soggiunse tuttavia un attimo dopo, a escludere che il suo impegno potesse essere realmente stato tanto infruttuoso « A meglio sfruttare la luce del giorno, sono presenti sopra le nostre teste degli ampli lucernari, costruiti a doppia intercapedine in maniera utile a permettere sì alla luce di filtrare e, ciò non di meno, evitando alla pioggia e ad altre intemperie di avere a superare la barriera propria del soffitto. » illustrò all’amica, a sopperire alle di lei ridotte capacità visive « E’ un sistema semplice ma intelligente… e che, tuttavia, non ha apparentemente previsto la necessità di proteggerlo da intrusioni di sorta, evidentemente non attendendosi antagonisti dall’alto… »
« Il vantaggio di essere in un mondo dove nessuno vola… » puntualizzò Lys’sh, consapevole di quanto, in altri pianeti più progrediti rispetto a quello, assolutamente improprio sarebbe stato riservarsi un errore sì banale quale quello di lasciar scoperto l’accesso all’edificio dalla volta superiore « … credi che potrebbe essere così anche all’interno del tempio?! » domandò poi, riflettendo fra sé e sé a tal proposito.
« Non ne ho la più pallida idea… » escluse la Figlia di Marr’Mahew « … proseguiamo e andiamo a controllare. » la invitò pertanto, approfittando del fatto di aver raggiunto, con mirabile, e del tutto casuale, puntualità, l’estremo dell’atrio in quel preciso momento, in termini utili a permettere loro di spingersi più avanti, in direzione del cuore del santuario « Stai pensando che potremmo accedere direttamente da lì…?! » domandò poi all’amica, incerta nel merito del senso ultimo di quell’interrogativo, e di quell’interrogativo pur non improprio nella prospettiva in tal modo proposta.
« Potrebbe essere una possibilità… » confermò la donna rettile, a non escludere simile eventualità alla base del proprio interrogativo, per poi meglio esplicitare « Ovviamente la questione potrebbe riservarsi un proprio significato soltanto nel momento in cui Duva trovasse un’utile ragione per noi di avere accesso proprio in quel punto… altrimenti, la soluzione da me individuata potrebbe comunque restare una valida alternativa, e un’alternativa utile a farci avanzare, seppur magari solo di un passo, in direzione del nostro obiettivo. »
« Ovunque si trovi di preciso il nostro obiettivo… » non mancò di evidenziare la donna guerriero, aggrottando la fronte, nella quieta rassegnazione propria del non avere la benché minima idea a tal riguardo e nella certezza di quanto, ogni loro pur raffinato piano, avrebbe poi avuto a doversi scontrare, a tempo debito, con la realtà dei fatti, e di fatti che ben poco spazio avrebbero potuto avere a lasciare a tutta la loro pur indispensabile teoria.

Proseguendo quindi oltre, e avanzando lungo una lunga scalinata arrotata attorno a uno spesso muro, Midda e Lys’sh, circondate da molte altre donne, conquistarono finalmente l’accesso, per così come conquistabile da una donna, al cuore del tempio, e a quel cuore nel quale già da qualche tempo, allora, avrebbe avuto a doversi riconoscere presente la loro amica, intenta a seguire, con apparente attenzione, il rito di benedizione e di preghiera che, allora, stava officiando il sacerdote che ivi l’aveva condotta, rito utile ad accogliere l’offerta da lei presentata e, in ciò, a sperare di ingraziare il volere del dio.
Un rito in conclusione al quale, allora, l’uomo estrasse da sotto la propria rossa tunica un corto coltello, e un coltello dalla foggia chiaramente rituale, a confronto con l’immagine del quale la donna non poté mancare di temere per la sorte dell’animale. Una sorte che, stolidamente, ella stava continuando a dimenticarsi aver a doversi intendere obiettivamente già segnata dal momento stesso della sua nascita e, ciò non di meno, una sorte che non avrebbe potuto mancare di ispirarle qualche remora nel caso avesse avuto a consumarsi proprio in quel preciso momento e proprio innanzi al suo sguardo. Ma il coltello, fra le mani del sacerdote, non ebbe allor a ricadere brutalmente sull’animale, sulla sua gola o su qualche altra parte del suo corpo, quanto, e semplicemente, ebbe ad accarezzarne il manto, ricavando dalla sua morbida e bianca lana una ciocca, e una ciocca che, quindi, dopo aver elevato al cielo, ebbe ad avvicinare alle fiamme del braciere a loro più prossimo e, con una nuova invocazione al dio, ebbe lì a gettarlo, a chiara esemplificazione dell’altrimenti più completo sacrificio dell’intera bestia.
E se, fra quelle fiamme, quel ciuffo di morbida peluria avrebbe potuto bruciare senza ragione di particolare enfasi, Duva non poté mancare di sorprendersi nel notare quanto, inaspettatamente e immotivatamente, la fiamma ebbe allor a ravvivarsi con un’inattesa e vivace colorazione azzurra, quasi bianca a tratti, permanendo in tal maniera per qualche istante prima di ritornare alla propria consueta tonalità…

« Il dio Gau’Rol, nostro signore, accetta il tuo olocausto. » le comunicò, non senza una certa soddisfazione, il sacerdote, aprendosi verso di lei in un amplio sorriso benevolente « Preghiamo insieme, ora, per ringraziare il nostro dio, il quale, nella propria infinita benevolenza, stenderà la propria mano misericordiosa su di te e sulla tua famiglia. » annunciò, per poi soffermarsi per un istante, dimostrando un’evidente incertezza « Hai una famiglia al tuo seguito, non è vero…?! »

giovedì 9 aprile 2020

3241


Seguendo il sacerdote, Duva si ritrovò ad attraversare i due chiostri per giungere sino alle porte del cuore del santuario, in un percorso che anche sola, ineluttabilmente, avrebbe finito per rendere proprio. Come già previsto da Midda, nessuno ebbe a prestare attenzione a lei, e non tanto in conseguenza alla presenza del sacerdote a farle strada, quanto e piuttosto semplicemente in virtù dell’effettivamente straordinaria mole di persone che avrebbe avuto a dover essere riconosciuta presente in quel contesto, in termini tali da renderlo, obiettivamente, molto più simile a quanto avrebbe potuto essere atteso presso un mercato, presso una fiera, ancor prima che presso un qualsivoglia luogo di culto.
Complice certamente il provenire da un ben diverso genere di società, e una società che della propria scienza, della propria tecnologia aveva reso il proprio unico dio, Duva non avrebbe avuto a poter vantare, in verità, alcun genere di credo religioso, né, parimenti, avrebbe avuto a poter vantare alcuna particolare confidenza con l’idea stessa del culto religioso, in termini tali da far apparire, tutto ciò, semplicemente incomprensibile innanzi al proprio quieto giudizio. Non che ella potesse avere a pregiudicare negativamente alcuno di coloro lì presenti, lì intenti a muoversi, in maniera più o meno ordinata, all’interno del tempio, nella volontà di spingersi a rendere onore ai propri dei, e offrire loro sacrifici di sorta: semplicemente ella non era in grado di comprenderli, non era in grado di capire il senso di tutto quello… né del perché essi stessero agendo in quella maniera, né, tantomeno, di cosa, agendo in tal maniera, essi avrebbero mai potuto sperare di ottenere da chissà chi. Difficile, del resto, sarebbe stato per lei comprendere come o perché mai un dio avrebbe dovuto donare loro salute, o ricchezza, o potere, o amore, o quant’altro potessero star desiderando, in cambio del sacrificio di un agnello, di un capretto, di un vitello o di un colombo… o di qualunque altra creatura, entro quelle pareti, stesse venendo condotta, ipoteticamente, al proprio destino. E pur tutto ciò stava accadendo… e anche ella stessa, in coerenza con il ruolo che stava lì interpretando, non si stava mancando di offrire apparentemente desiderosa di compiere il medesimo sacrificio, l’offerta di un eguale olocausto, e di un olocausto in grazia alla quale veder riconosciuti i propri desideri, veder avverate le proprie speranze e i propri sogni.
A onor del vero, comunque, Duva non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, lì, qual l’unica voce critica attorno a un tal genere di approccio. La stessa Midda Bontor, pur essendo nata e cresciuta in quel mondo, ed essendo stata educata al rispetto verso gli dei e alla venerazione, in particolare, per Thyres, signora dei mari, non avrebbe egualmente potuto comprendere il senso di tutto quello, ritrovandolo, al contrario, quantomeno puerile da parte di coloro i quali, in tal maniera, avrebbero desiderato affidare, in tutto e per tutto, il proprio destino, il proprio futuro, al capriccio di un dio, o di una dea, corruttibile in grazia a una banale offerta. Non a caso, Thyres, al pari di Tarth, il suo corrispettivo maschile, avrebbe avuto a dover esser riconosciuta qual una divinità estremamente particolare, peculiare, all’interno del complesso pantheon di quell’angolo sud-occidentale del continente, e di un pantheon che, fatta eccezione per opportune declinazioni linguistiche, avrebbe avuto a doversi intendere, invero, praticamente comune fra Tranith, Kofreya e Y’Shalf: agli dei del mare, infatti, non avrebbero avuto a potersi destinare sacrifici di sorta, non avrebbero potuto essere destinate eclatanti celebrazioni o manifestazioni, giacché, al pari del mare, in alcun modo il loro volere, il loro capriccio, avrebbe mai potuto essere corrotto da una simile banalità. No! A Thyres e a Tarth, quanto realmente avrebbe avuto a poter interessare, sarebbe stato esclusivamente il valore del cuore proprio dei figli e delle figlie del mare, e quel valore che sol le azioni, nella vita quotidiana, avrebbero potuto definire, con buona pace per qualunque possibile olocausto a loro dedicato.
Non tutti gli dei, e non tutte le dee, però, avrebbero avuto a poter essere assimilati a Thyres e a Tarth. Anzi. Nella maggior parte dei casi, le divinità sembravano apprezzare quel genere di banali sforzi utili a cercare di ispirare da parte loro una qualche benevolenza, ognuno secondo il proprio stile, ognuno nel rispetto delle caratteristiche proprie del relativo dominio. E a Gorl, o a Gau’Rol, signore del fuoco, ineluttabilmente avrebbe avuto a dover essere associato un sacrificio attraverso il fuoco, per così come, non in maniera poi completamente errata, inizialmente temuto dalla stessa Duva.
E così, all’interno di quell’amplio spazio circolare, coperto da un’immensa volta, numerosi avrebbero avuto a doversi riconoscere gli ampi bracieri presenti, atti a ospitare calde fiamme pronte ad accogliere qualunque genere di tributo avrebbe voluto essere loro offerto…

“Dannazione…” non poté ovviare a pensare Duva, storcendo appena le labbra verso il basso, nel temere quanto, allora, la rassicurazione promessale dall’amica potesse avere a scoprirsi semplicemente falsa, anche ed eventualmente non per sua malizia, quanto e piuttosto per la pura e semplice ignoranza, e giustificabile ignoranza, nel merito di quanto lì potesse accadere, nel ben considerare quanto, in fondo, non vi fossero lì presenti donne, ma soltanto uomini… fatta eccezione, ovviamente, per ella stessa.

I timori di Duva, pur non irragionevoli, avrebbero tuttavia avuto a doversi intendere del tutto infondati, laddove, sebbene, in effetti, nessuna figura femminile fosse allor presente nel pur ampio spazio lì offerto al suo sguardo, molte avrebbero avuto a dover essere intese le donne, di qualunque età ed estrazione sociale, lì intente ad affollarsi dietro alle grate metalliche che sembravano soltanto ornare un loggiato superiore, e un loggiato, dal quale, altresì, proprio alle stesse sarebbe stata concessa una fugace occasione di prendere parte ai riti, e ai riti, più in basso, allor officiati dai rispettivi compagni. Non uno spettacolo privato, quindi, quello proprio dell’interno del tempio, quanto e piuttosto uno spettacolo pubblico, e pubblico per tutte quelle donne che, pur immeritevoli di essere lì presenti in prima fila, avrebbero avuto egualmente la possibilità, quasi generosa concessione loro destinata, di seguire ogni sacrificio, per così come anche, in quel frangente, non avrebbero mancato occasione di riservarsi anche Midda e Lys’sh, se soltanto fossero già giunte sino a lì.
Le due compagne d’armi di Duva, le sue due sorelle di vita, le sue due complici in quell’avventura, tuttavia e a differenza sua, non avevano avuto occasione di porsi a confronto con l’interesse di un qualche sacerdote, e di un sacerdote che, obiettivamente, ma si sarebbe abbassato a interagire con due donne, comuni o non comuni che esse avrebbero potuto avere a dimostrarsi essere. In ciò, quindi, nel mentre in cui l’una avrebbe avuto a doversi riconoscere già sopraggiunta all’interno dell’area più sacra del tempio, nel cuore stesso del culto di Gau’Rol in quel di Y’Rafah, le sue due amiche stavano ancora confrontandosi con gli altri di accesso al matroneo, studiandone con attenzione e interesse ogni peculiarità, animate in ciò dalla consapevolezza, non priva di ragioni, di quanto proprio su quel fronte, probabilmente, avrebbero avuto ragione di essere indirizzati i loro prossimi sforzi, e quegli sforzi di clandestino accesso al tempio stesso.
In conseguenza, infatti, di ogni negativo pregiudizio patriarcale a discapito delle donne, certamente più semplice sarebbe stato sperare di individuare dei punti deboli, più semplici fronti di accesso, attraverso quegli spazi discriminatori, ancor prima che nelle aree riservate agli uomini: in quel di Y’Shalf, del resto, mai un pericolo, mai una minaccia, avrebbe potuto essere considerata tale se proveniente da una donna e, in questo, mai all’interno di un luogo di culto avrebbe avuto ragion d’essere ipotizzata la possibilità di un pericolo a partire proprio da quegli spazi.

« Hai visto qualcosa di interessante…? » si ritrovò, proprio a tal riguardo, a sussurrare Midda in direzione di Lys’sh, in quella che avrebbe avuto a dover essere intesa qual una questione di ordine meramente retorico, avendo già perfetta consapevolezza della risposta che, allora, l’altra avrebbe avuto a doverle offrire.
« Ti ricordo che per me, in questo momento, vedere è decisamente complicato… » puntualizzò tuttavia la donna rettile, non priva di frustrazione in conseguenza alla castigante oppressione impostale dal burqa « Ciò non di meno, ho sentito qualcosa di interessante… e qualcosa che, forse, a te potrebbe essere sfuggito. » soggiunse poi, non priva di un certo, e giustificato, orgoglio per quanto, allora, avrebbe potuto vantare a compensazione delle proprie pur ridotte capacità visive « Prima tu o prima io…?! »

mercoledì 8 aprile 2020

3240


« Non oso immaginare come potrebbero reagire, allora, se scoprissero Duva… » commentò, non a torto, la donna rettile, ineluttabilmente timorosa per la sorte dell’amica, e per la sorte dell’amica a cui, solo un paio di ore prima, aveva rifatto il trucco, cercando di impegnarsi, nuovamente, per renderla quanto più possibile credibile, almeno al pari, se non meglio, rispetto all’improvvisata del giorno precedente.
« Di sicuro non reagirebbero bene… » scosse il capo l’altra, riservandosi tuttavia occasione di quieta serenità a confronto con il pensiero di una tale eventualità « … ma non ti preoccupare, sono certa che andrà tutto bene! Se siamo state in grado di passare i controlli all’ingresso della città, questa passeggiata al tempio sarà… beh… una passeggiata, per l’appunto! » si strinse nelle spalle, dimostrando, in tal senso, di non volersi concedere neppure una qualche scaramanzia di sorta, nell’affrontare quell’argomento.
« Spero che tu abbia ragione… » sospirò Lys’sh, desiderando avere fiducia nell’amica e nella sua capacità di giudizio in misura probabilmente maggiore rispetto a quanto non avrebbe potuto dimostrare di possederne verso se stessa e la propria capacità di mistificare l’aspetto di Duva per farle assumere le sembianze di quel fantomatico Mu’Sah.

Nel contempo di tali parole, e di tale speranza per così come formulata da parte di Lys’sh, la medesima compagna oggetto di tanto interesse, Duva, allor stava ritrovandosi intenta a percorrere, con attenzione, l’intero perimetro dei due chiostri esterni, e a percorrerli non una, ma addirittura due volte, e non animata, in tal senso, da una qualche possibile mancanza di indirizzo verso il quale muovere i propri passi, quanto e piuttosto nella necessità di non rendere vano tutto quello, riservandosi possibilità di studiare quanto più possibile l’ambiente a sé circostante, per maturare confidenza con lo stesso, maturando quella minima conoscenza dalla quale, pur, a tempo debito, sarebbe potuta conseguire un’importante differenza fra la vita e la morte.
Duva, al pari di Midda e di Lys’sh, del resto, in quanto guerriera, non avrebbe potuto mai minimizzare, nel confronto con una qualunque impresa, accanto all’importanza della preparazione fisica, anche la forse e ancor più importante preparazione mentale, e quella preparazione mentale non semplicemente di natura psicologica, quanto e soprattutto di natura conoscitiva, tale da far dipendere in maniera squisitamente diretta la riuscita di una missione dal numero di informazioni che, anticipatamente, si sarebbero potute vantare nel merito della medesima, a partire dalla geografia propria dello scenario della stessa, per poi passare ai pericoli in esso presenti, le possibili caratteristiche dei propri potenziali avversari e così via dicendo. La più straordinaria preparazione fisica, la più incredibile abilità guerriera, da sola, non sarebbe valsa a molto nel momento in cui non fosse stata accompagnata, nel proprio incedere, da tutto ciò: magari non sempre, magari non per qualunque genere di battaglia, ma, sicuramente, per molte fra esse… e, in particolare, per tutte quelle nelle quali più facilmente si sarebbe potuto rimetterci la vita.
A confronto con tale pensiero, quindi, essere consapevoli di quante, eventuali, porte, passaggi, o anche soltanto tombini, avrebbero avuto a potersi elencare anche e soltanto in quei due chiostri, memorizzandone dimensioni e posizioni, valutandone l’usabilità o meno e, a prescindere da ciò, riservandosene comunque ricordo, avrebbe potuto, al momento più opportuno, avere a scoprirsi essere quel livello di informazione non soltanto utile, ma, addirittura, indispensabile a tutte loro per riuscire a uscire vive da quel luogo. Ragione per la quale, avendo l’occasione di visionare tutto ciò in anticipo, e, in tal senso, di minimizzare l’aleatorietà propria di tutto ciò, ella non si sarebbe negata occasione di più serio impegno a tal riguardo.

« Che la benedizione di Gau’Rol ti accompagni, pellegrino… »

Con queste parole, in maniera del tutto inaspettata, ebbe a sorprenderla una voce, ovviamente maschile, sopraggiungendo alle sue spalle e costringendola, di conseguenza, a voltarsi, e a voltarsi nella direzione della stessa, per avere a confrontarsi con l’imprevisto interlocutore. E, così facendo, colui che ebbe a presentarsi innanzi allo sguardo della donna non avrebbe potuto essere frainteso in alcun altro modo se non qual un sacerdote, identificabile in quanto tale per la caratteristica tunica rossa che, entro i confini propri di quel tempio, solo un sacerdote avrebbe avuto ragione di indossare, per così come fortunatamente anticipatole da Midda. Quanto, tuttavia, ella non si sarebbe potuta attendere, in una sgradevole assenza di dettaglio preventivo utile a meglio confrontarsi con tutto quello, sarebbe stata la possibilità di avere a incrociare un sacerdote già in quei chiostri, prima ancora di entrare, a tutti gli effetti, all’interno delle mura del santuario, nel cuore pulsante di quell’edificio di culto: evidentemente, il fatto che Midda non fosse mai entrata in quel tempio, e, soprattutto, non vi fosse mai entrata dall’ingresso riservato agli uomini, aveva reso viziata la propria aspettativa in tal senso, concedendo, quindi, a quell’uomo di avere a sorprenderla. Ma, mancanza di informazione a parte, sorpresa a parte, Duva ebbe comunque a rendere proprio sufficiente autocontrollo da non fare, o non dire, nulla di inappropriato. Anzi… da non dire nulla, e basta, laddove, qualunque cosa fosse accaduta, ella avrebbe avuto a doversi ricordare di dover essere muta, pena l’impossibilità a mantenere ancora quella fittizia identità di copertura dietro alla quale, sino a quel momento, si era incredibilmente riuscita a mascherare.
In tutto ciò, quindi, nel riconoscere in quel giovane y’shalfico, un uomo sulla trentina o forse meno, con corti, cortissimi capelli a ornare il proprio capo e non un filo di barba sul proprio volto, un sacerdote, e un sacerdote del culto di Gau’Rol, ella restò entro i confini del personaggio allor interpretato, accennando un sorriso, con denti tornati a essere, ancora una volta, spiacevolmente rovinati, ingialliti laddove non addirittura anneriti, e offrì un lieve, reverenziale inchino, portando poi la mano destra alle labbra,  e scuotendo quindi il capo, a escludere, da parte propria, la possibilità di avere a potergli offrire una qualunque risposta verbale.

« Oh… » esitò il sacerdote, aggrottando appena la fronte, a dimostrare una certa sorpresa innanzi a ciò, per poi, comunque, recuperare immediatamente il controllo della situazione e aprirsi in un amplio sorriso carico di quieta compassione per il proprio interlocutore « … comprendo… » annuì, prima di volgere il proprio sguardo all’agnello, e a quell’agnello che Duva stava continuando a condurre seco, guidandolo attraverso una corta corda tenuta con la propria mancina « … immagino che questa splendida e candida creatura sia un dono per il nostro amato dio. » sancì quindi, anticipandola nel proprio possibile desiderio d’offerta, mosso da una probabile benevolenza nei suoi riguardi, e una benevolenza atta a non permettergli di avere a doversi umiliare più del dovuto nel cercare di esprimersi innanzi a lui.

Duva, pur contrariata dall’aver così rapidamente incontrato un sacerdote, e un sacerdote che avrebbe potuto dimostrarsi di spiacevole ostacolo alla propria esplorazione del tempio, non poté che apprezzare quell’apparente sincero impegno da parte del proprio interlocutore per avere a favorirla, e a favorirla, quantomeno, nelle proprie più palesi, e ufficiali, intenzioni: evidentemente, al di là di tutte le indubbie mancanze proprie del popolo di Y’Shalf, qualcuno, entro quei confini, ancor avrebbe avuto a doversi riconoscere animato da modi gentili e un mai detestabile altruismo, per quanto, in quel momento, per lei obiettivamente incomodo. E così, sorridendo nuovamente in direzione del proprio interlocutore, e accennando a un altro inchino di ringraziamento in suo favore, ella non mancò di annuire, confermando quanto da lui ipotizzato, in coerenza, comunque e del resto, con le premesse che lei e le sue amiche non avevano mancato di rendere proprie.

« Ottimo… seguimi allora. » la invitò il sacerdote, ancora una volta dimostrandosi squisitamente accomodante verso di lei, benché ella… anzi, egli avesse a doversi intendere un perfetto sconosciuto per lui, un pellegrino fra molti altri lì chiassosamente presenti e, ciò non di meno, forse più singolare rispetto a chiunque altro proprio in conseguenza al fatto, allora, di non essere egualmente contraddistinto da una tanto rumorosa presenza « Ti farò strada all’interno del tempio. »