11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 22 aprile 2018

2524


Nel merito dell’evidenza di quanto quella storia fosse lunga e decisamente poco trasparente nelle proprie dinamiche, alcuno avrebbe avuto ragione di che esprimere il benché minimo dubbio, la più semplice obiezione. Così come anche nel merito dell’evidenza di quanto, istante dopo istante, quella situazione si stesse facendo decisamente più complessa e assurda.
Ciò non di meno, come talvolta accade, a evidenziare quell’ovvietà pur apparentemente impercettibile a tutti, fu la voce di un bambino. Anzi, nella fattispecie specifica di una bambina, e di Liagu, in particolare, che, levando la propria manina, e il proprio indice destro, in direzione di uno dei tanti cartelli sopra le loro teste, scritte in caratteri del tutto intraducibili, incomprensibili per chiunque se non per Maddie e Rín, autoctone di quella particolare realtà, ebbe a esprimere apertamente il proprio dubbio a tal riguardo…

« Mamma… » ebbe a tentare di richiamare l’attenzione di Midda la piccola, osservando con diffidenza quella criptica segnalazione « … cosa c’è scritto lì sopra? Non si capisce niente. »

… dubbio a confronto con l’evidenza palese del quale, allora, nelle menti di molti non poté che sorgere, in maniera persino inquietante, una domanda assolutamente legittima.
Una domanda che, allora, venne espressa, prima fra tutte, da parte di Lys’sh, la quale non poté ovviare in tal senso a cogliere quanto pur da molto, da troppo, palese all’attenzione comune, e quanto, ciò non di meno, da tutti loro era stato semplicemente ignorato, nell’essere distratti da troppi altri pensieri, da troppi altri eventi per poter prendere in considerazione una tanto sciocca banalità…

« Ehy… un momento. » anticipò qualunque altra frase, qualunque altro intervento, la giovane ofidiana, levando ambo le mani a richiedere occasione di parola « Come accidenti possiamo essere in grado di comprenderci l’un l’altro?! »

… già. Come accidenti potevano essere in grado di comprendersi l’un l’altro?!
Un’ottima domanda, quella formulata in tal maniera da parte di Lys’sh, su suggerimento della piccola Liagu e del suo interrogativo rivolto alle insegne sopra le loro teste, che non poté ovviare a propagarsi nelle menti di tutti e, in particolare, in quelle di Midda e Be’Sihl, i quali, più confidenti di chiunque altro con i problemi di comunicazione che avevano avuto ragione di affrontare al loro primo arrivo in un nuovo pianeta, non avrebbero, in quel momento, in quella situazione, potuto ulteriormente trascurare l’argomento, lasciato emergere in termini tanto palesi da parte della bambina, prima, e dell’ofidiana, poi.
Se infatti, Midda e Be’Sihl, al pari di Be’Wahr, Seem e Desmair, non avrebbero avuto ragione di fraintendimento reciproco, nel rapportarsi nella lingua comunemente parlata in quel dell’estremità sud-occidentale del continente di Qahr, diviso fra i regni di Kofreya, Tranith, Y’Shalf e Gorthia, fra loro accomunati da una lingua fondamentalmente assimilabile, se non per qualche, lieve, differenza più estetica che pratica; Lys’sh, al pari di Tagae e Liagu, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti qual intenti a parlare quell’ancor sconosciuta lingua franca con la quale la Figlia di Marr’Mahew presto o tardi avrebbe avuto occasione di maturare confidenza, e per ovviare all’apprendimento della quale, nei precedenti due anni trascorsi fra le stelle, aveva ben accolto quel piccolo miracolo della tecnologia proprio del traduttore automatico, gioiellino estremamente utile che pur, in quel momento, in quel particolare frangente, non avrebbe avuto a doversi considerare in suo possesso; e, ancora, Maddie e Rín avrebbero avuto a doversi riconoscere qual intente a utilizzare la propria lingua natale, la medesima nella quale, allora, avrebbero avuto a doversi considerare scritti i cartelli sopra le loro teste, completando, in tal maniera, una quadro all’interno del quale non soltanto improbabile, ma addirittura assurda, avrebbe avuto a doversi considerare ogni possibilità di dialogo fra loro.
Quindi… come accidenti potevano essere in grado di comprendersi l’un l’altro?!

« Maddie ha imparato il kofreyota nel corso dei suoi primi sei mesi nel nostro mondo… » tentò di giustificare Be’Wahr, proprio malgrado dimostrandosi l’unico a non cogliere la complessità della questione e, in ciò, ancora una volta rinunciando ingenuamente a una splendida occasione per tacere.
« … ma io non sto parlando kofreyota in questo momento. E neppure tu. » obiettò la stessa Maddie, subito palesando l’errata interpretazione degli eventi così da lui compiuta.
« … kofreyota…?! » domando Rín, evidenziando quanto improbabile avrebbe avuto per lei potersi esprimere in tal lingua, neppur immaginandone l’esistenza sino a un attimo prima.
« E’ vero mamma! » esclamò Tagae, prendendo voce nella questione, non volendosi ritrovare a essere l’unico a non esprimersi a tal riguardo, già rimasto, dopotutto, sin troppo a lungo in silenzio « Tu e papà non avete il traduttore automatico! »

Sempre più confuso e disorientato, unico a non volersi esprimere in quel momento, in quella situazione, così come già prima ancora, fu il buon Seem, non potendo ovviare a pensare quanto, obiettivamente, piuttosto che essere lì, chissà dove, avrebbe sicuramente preferito poter fare ritorno a casa propria, alla loro amata locanda, in quell’ambiente, in quel contesto, per lui più familiare. L’ex-scudiero della Figlia di Marr’Mahew, infatti, avrebbe avuto a doversi riconoscere sinceramente diviso su come reagire nel confronto con quanto stava accadendo, giacché, sebbene non avrebbe potuto ovviare a gioire per il ritorno nella propria vita, nella propria quotidianità, del suo cavaliere, della sua signora, di colei che molti anni prima aveva giurato di servire e di servire fino alla fine della propria esistenza, una piccola parte di lui non avrebbe potuto, lì, ovviare a temere quanto stava accadendo e quanto, nel confronto con tutto quello, e con i guai che, abitualmente, erano soliti accompagnare la quella straordinaria figura, avrebbe potuto ancora accadere, e accadere anche a suo discapito.
Giacché, in quegli ultimi due anni, molte cose erano cambiate nella sua vita… e, per quanto ancora non avesse avuto occasione di parlarne con lei, non era più così sicuro, così certo di potersi permettere quella vita da avventuriero per ottenere la quale pur tanto aveva insistito, tanto aveva dovuto faticare, in contrasto a ogni opinione in senso contrario. E più egli taceva, più cresceva in lui un senso di colpa per quel presunto, intimo tradimento che stava riservando alla sua signora, al suo cavaliere. E più cresceva tale senso di colpa, più egli altro non avrebbe potuto fare se non tacere, alimentando, in tal maniera, un terribile circolo vizioso.
Un circolo vizioso, quello nel quale, ancora una volta, ebbe a precipitare la mente di Seem, in tal maniera stuzzicata da emozioni tanto contrastanti, a fronte del quale, ancora un volta, in termini usualmente improvvisi e inattesi, l’ambiente attorno a loro cambiò nuovamente. E cambiò, in particolare, nella misura utile a riportarli in quel di Kriarya, e, in particolare, nel contesto proprio de “Alla Signora della Vita”, là dove, nella folla di gente ancor priva di sensi a terra, un cadavere non avrebbe potuto ovviare che testimoniare tutta la crudeltà dell’individuo responsabile di tale uccisione, di tale inutile assassinio, lì occorso quasi a dispetto di tutto l’impegno altresì posto da tutti gli altri membri di quella eterogenea compagnia a preservare quanto più possibile la salute di chiunque egualmente coinvolto in quella lotta.
Ma se, al passaggio precedente, in nove avrebbero avuto a dover essere conteggiati coloro coinvolti in tale assurda giostra, al momento di quella nuova rimodulazione del mondo attorno a loro, una decima persona si ebbe a ritrovare proprio malgrado trascinata in qualunque follia li stesse guidando. Una decima persona l’identità della quale, allora, non improbabile sarebbe stata a dover essere ipotizzata...

« D’accordo… ora comprendo cosa intendessi dire pocanzi. » non poté che ammettere Rín, all’indirizzo della propria gemella « Ciò non di meno, e per quanto io in questo momento possa desiderare di dimostrarmi forte, sarebbe proprio inaccettabile l’eventualità nella quale io mi abbia a mettere a gridare?! »

sabato 21 aprile 2018

2523


« Un rapporto decisamente diverso rispetto a quello fra Nissa e te, mia cara… » sussurrò, crudele, la voce di Desmair rivolgendosi in direzione della propria sposa, non volendo trascurare la possibilità lì tanto generosamente offertagli di imporle del male, nel rigirare, metaforicamente, il coltello nella piaga e nell’esplicitare a livello verbale quanto, del resto, già ella non stava mancando di compiere nel profondo della propria mente e del proprio cuore, in un ineluttabile, e purtroppo totalmente iniquo, paragone con la propria storia passata, e, in particolare, la drammatica memoria del difficile rapporto fra lei e la perduta gemella.
« Oh, ti prego… taci! » replicò Be’Sihl, prendendo le difese della propria amata e non potendosi alcun problema in un rapporto tanto familiare con quel mostruoso semidio, non potendo certamente provare un qualche, particolare, senso di timore nel confronto con chi, da anni, aveva preso fissa dimora nella propria testa, costringendolo, proprio malgrado, a dover trovare il modo di scendere a patti con lui, in una tanto assurda relazione fra loro.

Che Desmair fosse un individuo semplicemente odioso, avrebbe avuto a doversi considerare mera retorica, incarnando, proprio malgrado, ogni possibile ragione di disprezzo non soltanto innanzi all’attenzione della sua mai amata sposa, ma anche di chiunque altro innanzi a lui avesse avuto occasione di ritrovarsi a essere, non essendosi egli, dopotutto, neppur mai sforzato di piacere o compiacere chicchessia, dall’alto della consapevolezza della propria stessa natura, di quel retaggio non soltanto regale, ma addirittura divino, che mai avrebbe potuto vederlo abbassarsi alla stregua di semplici umani, meri mortali qual quelli che pur, da sempre, lo avevano circondato. Che Desmair, purtroppo, avesse in quel momento terribilmente ragione, avrebbe avuto a doversi egualmente considerare mera retorica, nel limitarsi a sottolineare quell’ovvietà a fronte della quale neppure la stessa Ucciditrice di Dei avrebbe mai potuto opporsi, avrebbe mai potuto, in fede, tentare di promuovere una qualsivoglia diversa interpretazione della verità.
Fra lei e Nissa, la sua gemella, la sua perduta sorella, un rapporto come quello lì dimostrato qual esistente fra Maddie e Rín, avrebbe avuto a dover essere ricercato, probabilmente, non più tardi rispetto al loro decimo anno di età, all’epoca in cui, per sua scelta, in conseguenza a una sua fuga notturna alla volta del mare e della vita da marinaio che pur aveva sempre desiderato, il loro rapporto si era tragicamente corrotto. E se pur eccessiva avrebbe avuto a dover essere considerata la reazione dell’ancor bambina Nissa all’epoca, laddove, a confronto con il dolore dell’abbandono e, successivamente, della perdita della loro genitrice per effetto di una tragica malattia, ella aveva deciso di trasmutare tutto il proprio amore per la propria gemella in semplice e puro odio, votando innanzi agli dei tutti la propria intera esistenza soltanto alla distruzione di quella di Midda e di ogni barlume, per lei, di gioia, di serenità, di speranza; oggettiva avrebbe avuto a doversi considerare la partecipazione di colpa propria anche della stessa futura Figlia di Marr’Mahew, giacché, in tal senso, in tal maniera, da null’altro si era lasciata trascinare se non da puro e semplice egoismo, scegliendo di fuggire attraverso la via del mare allorché, magari, tentare un diverso approccio, cercare, in tal senso, quell’appoggio, quel sostegno che pur, obiettivamente, la sua famiglia non le avrebbe mai negato, un appoggio, un sostegno, in grazia al quale, probabilmente, anche il suo rapporto con Nissa avrebbe avuto occasione di salvarsi, di preservarsi in quell’amore allor testimoniato, innanzi ai loro sguardi, da Maddie e Rín.

« Non che sia felice di ammetterlo… ma per una volta tanto anche lui ha ragione. » sospirò la Campionessa di Kriarya, scuotendo appena il capo e non negando al proprio sposo il valore della propria sentenza.

Superato l’istante iniziale di felice commozione, tuttavia, Nóirín Mont-d'Orb non poté ovviare a spostare la propria attenzione dalla sorella, a lei ancora abbracciata, a coloro i quali, innanzi al proprio sguardo, si stavano presentando allora quali quieti spettatori di quel loro ricongiungimento, non potendo ovviare a distinguere un volto noto, diversi volti estranei e, soprattutto, due volti del tutto privi di qualsivoglia parvenza di umanità, nel confronto con i quali ineluttabile fu, per lei, un lieve sobbalzo, benché, dimostrando straordinario autocontrollo, evitò allora di gridare, per così come pur, in quel frangente, sarebbe stato comprensibile e accettabile avesse a fare.
Ove, tuttavia, nel loro particolare caso, nella loro specifica versione di quella storia, Maddie non aveva commesso il medesimo errore di Midda, non aveva abbandonato la propria famiglia senza offrir loro la benché minima spiegazione, senza affrontarli direttamente, a volto aperto, nell’accettare di condividere le ragioni delle proprie scelte, le motivazioni del proprio viaggio, per quanto assurdo tutto ciò avrebbe potuto rischiare di apparire; Rín non avrebbe avuto a dover essere considerata, allora, inconsapevole del cammino intrapreso dalla propria gemella, o delle motivazioni del medesimo, o, ancora, dell’assurdità delle situazioni a confronto con le quali ella avrebbe potuto ritrovarsi. E, del resto, neppur trascorso un lustro da quando, alla porta di casa loro, si era presentato un orrido mostro con la testa aperta longitudinalmente in due a palesare un’oscena fila di terribili zanne, reclamando il loro sangue e la loro morte; la giovane donna non avrebbe potuto ovviare a ben giustificare l’esistenza, in altri mondi, in altre realtà, di creature come quelle che, in quel momento, si stavano concedendo innanzi al proprio sguardo, nelle fattezze di un colossale demone e di una sensuale donna serpente in abbigliamento intimo sportivo.

« … vedo… che ti sei fatta nuovi amici. » commentò, non senza un certo imbarazzo nella subitaneità di quel confronto inatteso, di quel porsi in tal maniera innanzi a una tanto variegata compagnia senza alcun genere di preavviso utile a comprendere, banalmente, con chi potesse star avendo a che fare in quel momento « E vedo che hai trovato un’altra… te. » soggiunse, non potendo ovviare a riferirsi, in tal senso, a Midda Bontor, fra tutti i presenti colei che, più di tutti, avrebbe potuto riconoscere, per ovvie ragioni « … bella vestaglia. »

Un’osservazione, quell’ultima, che non avrebbe voluto certamente apparire critica a discapito dell’abbigliamento della donna, o dell’assenza di abbigliamento della medesima, e che pur, in quel particolare frangente, ebbe a risultare un po’ più ironica di quanto non avrebbe voluto realmente risultare, nel considerare gli effetti dello scontro appena occorso in quel de “Alla Signora della Vita”.
Laddove, dopotutto, difficilmente la Figlia di Marr’Mahew avrebbe avuto a doversi considerare capace di mantenere integri i propri abiti, finendo quasi sempre per logorarli o rovinarli al punto tale dall’apparire puntualmente vestita di stracci, o, in effetti e piuttosto, svestita di stracci; a confronto con un’elegante vestaglia di seta, sicuramente comoda per rivestirsi rapidamente nella necessità di una passeggiata notturna fino al bagno comune della Kasta Hamina, e pur meno efficace in un qualunque diverso contesto, soprattutto ove atto a prevedere una qualsivoglia lotta, improbabile sarebbe stato per lei riuscire a riservare a tale abbigliamento una pur vaga speranza di futuro. Ragione per la quale, allora, della manica destra della vestaglia soltanto pochi frammenti avrebbero avuto a dover essere ancora riconosciuti qual presenti attorno al suo arto in lucente metallo cromato, nel mentre in cui, sul fronte opposto, stracciata appariva la cucitura fra la manica e la spalla, denudandole gran parte del braccio, sino quasi al gomito: non che, comunque, più in basso la situazione avrebbe avuto a doversi considerare migliore, laddove un pericoloso taglio, che pur era riuscito a ovviare a raggiungere la sua gamba destra, aveva diviso orizzontalmente la morbida seta all’altezza della sua coscia, vedendo, in tal maniera, l’arto inferiore destro praticamente denudato, nel mentre in cui, almeno per il momento, quello mancino ancora stava riuscendo a mantenersi adeguatamente coperto.

« … è una storia lunga. » sorrise Maddie, liberando la gemella dal proprio abbraccio, nel ricordarsi soltanto in quel momento del resto della compagnia e nel voltarsi quasi a volerli presentare alla medesima, benché, ormai, avrebbe avuto a doversi ritenere una premura tardiva « E della quale, in effetti, anche io non ho ancora avuto occasione di comprendere molto. »

venerdì 20 aprile 2018

2522


Erano trascorsi ormai tre anni, o, almeno, così ella aveva calcolato, da quando Maddie aveva accettato di farsi carico della missione della propria mentore, della propria maestra d’arme, della prima Midda Bontor da lei incontrata, lasciando il proprio mondo, la propria realtà, per incominciare un lungo peregrinare attraverso il multiverso. Un vagabondare apparentemente privo di meta, sulle ali della fenice, che l’aveva vista attraversare ben cinque universi alternativi al proprio, incontrando cinque versioni alternative di sé, cinque altre Midda, e impegnandosi per salvarle dalla minaccia per tutte loro rappresentata da Anmel Mal Toise, prima di giungere sino a quell’ultima realtà, una realtà nella quale, in maniera del tutto sorprendente, disorientante rispetto al passato, non le era stata concessa neppure la possibilità di incontrare la propria versione autoctona, avendo la medesima lasciato il proprio mondo, il proprio pianeta, per inseguire la propria nemesi, la propria versione locale di Anmel attraverso le stelle, attraverso lo spazio siderale.
In simile disomogeneità rispetto al passato, rispetto agli altri universi nei quali ella era soggiornata per non più di pochi mesi, mai superando le due stagioni consecutive, in quel mondo, in quella nuova realtà, ella si era ritrovata in tal maniera costretta a soggiornare per più di un intero anno. Un anno che, tuttavia, non le era pesato, non le era stato difficile affrontare, avendo avuto sin dal primo istante, dal proprio arrivo in quelle terre, la fortunata occasione di incontrare tutti gli amici, tutti i compagni, che la Midda locale si era lasciata alle spalle, e, in ciò, di stringere con loro amicizia, di instaurare con loro nuove relazioni: amicizie e relazioni, le sue, non animate da qualche bramosia volta a usurpare, nelle loro vite, il vuoto lasciato dall’assenza della loro amica, della loro compagna, ma, ciò non di meno, sicuramente favorite dall’aver trovato, in loro, vivaci menti già sufficientemente familiari non soltanto con il sovrannaturale, ma, persino, con l’impossibile, da essere in grado, senza troppe reticenze o sospetti, di accettarla, di accoglierla fra loro.
Certo… il proprio prolungato soggiorno, poi, aveva finito con il vederla legare maggiormente con qualcuno di loro rispetto che con altri, così come, in particolare, era accaduto con il biondo Be’Wahr. Ma questo avrebbe avuto a doversi giudicare sotto un diverso metro di valutazione. E sotto un metro che non trascurasse di prendere in considerazione quanto ella mai avesse voluto illudere quell’uomo, suggerendogli, per loro, l’occasione di una lunga e serena vita insieme, e che non ignorasse quanto ella avesse trovato il medesimo più che disposto ad accettare di vivere tutto ciò alla giornata, preferendo avere l’occasione di amarla anche laddove poi l’avrebbe dovuta perdere, piuttosto che, semplicemente, rinunciare a lei. E se anche, forse, simile attrazione, tale interesse, in lui, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual inizialmente alimentato dalla facile associazione visiva esistente fra Midda e Maddie; l’alchimia che, nei mesi seguenti, nelle stagioni trascorse insieme, vivendo e combattendo l’uno al fianco dell’altra, non aveva mancato di instaurarsi fra loro, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta obiettivamente qual qualcosa di inedito per entrambi.
Malgrado Be’Wahr, malgrado l’anno intero trascorso nel mondo natale di Midda, e malgrado i due anni precedenti vissuti vagabondando per il multiverso, Maddie non avrebbe mai potuto, né voluto, scordarsi del proprio passato, della propria realtà, del proprio universo, del proprio mondo, e, soprattutto, di coloro che lì era stata costretta a lasciare, nel decidere di seguire la fenice. Persone a lei care, persone da lei amate, e non soltanto come amici o amanti, ma anche, e ancor più, qual la propria famiglia: suo padre, innanzitutto, ma anche, e forse ancor più, la sua amata gemella, Nóirín.
Per Maddie, Rín aveva da sempre e obiettivamente rappresentato la parte migliore di sé. Contraddistinta da una tempra, da uno spirito privo d’eguali, Rín aveva raggiunto successi, traguardi, che chiunque altro non avrebbe neppure potuto ambire a realizzare, a riprova di quanto l’incidente occorsole, e la perdita di metà del proprio corpo, non avrebbero mai potuto realmente spezzarla, non avrebbero mai potuto realmente piegarla e piegarla a un qualsivoglia genere di fatalismo: una vera e propria supereroina, quindi. E così, a dispetto di tutto, ella non soltanto aveva completato i propri studi superiori, conseguendo la propria bramata maturità classica, ma aveva poi proseguito oltre con così tanti studi linguistici che, se solo ne avesse fatto richiesta, probabilmente persino all’Organizzazione delle Nazioni Unite sarebbero stati soltanto onorati di poterla annoverare fra i propri interpreti: tre anni prima, al momento della partenza di Maddie, Rín, oltre alla propria lingua natale, era in grado di parlare e scrivere correttamente altre tre lingue, quali inglese, francese e tedesco, e si stava impegnando, parimenti, su altri tre fronti, includendo russo, innanzitutto, ma anche cinese mandarino e giapponese, con i quali nessuno, non Maddie soprattutto, avrebbe potuto avere dubbio sarebbe presto riuscita a giostrarsi alla perfezione.
Alla luce di tutto ciò, non soltanto comprensibile, ma anche imprescindibile, avrebbe avuto a doversi considerare la reazione propria di Maddie di fronte all’apparizione della propria gemella, un’apparizione che, al contempo, avrebbe avuto a doversi considerare sia inattesa, sia, quantomeno, apprezzabile e apprezzata, al punto da caricarle gli occhi di lacrime di gioia per quella possibilità loro così offerta, al di là di quanto, probabilmente, nulla di buono avrebbe avuto a doversi considerare alla base di quanto, allora, stava accadendo…

« Rín! » esclamò nuovamente, ora con maggiore convinzione, non potendo e non volendo ovviare a correre incontro alla sorella, per precipitarsi accanto a lei, quasi gettandosi a terra al suo fianco, soltanto allo scopo di poterla abbracciare, di poterla stringere a sé e, in quell’abbraccio, celare la commozione che non poté ovviare a rigarle il volto, nella felicità di poterla rivedere, di poter essere nuovamente accanto a lei, fosse anche e soltanto per un effimero, fugace momento in quella sempre più assurda situazione « Dei… non puoi immaginare quanto tu mi sia mancata! »

E l’altra, non meno sorpresa, non meno sconvolta e, ciò nonostante, neppur meno gioiosa o commossa rispetto a lei, non poté che ricambiare quell’abbraccio, posticipando qualunque domanda, rimandando qualunque richiesta di spiegazioni e qualunque commento a un momento successivo, giacché, in quel preciso istante nulla avrebbe avuto maggiore valore rispetto a quella riunificazione fra loro, a quel tanto inatteso, quanto improvviso ricongiungimento dopo così tanto tempo, mesi, stagioni, addirittura anni, trascorsi senza neppur avere idea se la propria amata sorella fosse ancora viva oppure no.

« … Maddie… » fu tutto ciò che ella riuscì allora a sussurrare, non sforzandosi di trattenere calde lacrime a discendere sul proprio viso, espressione più sincera, più pura, di quell’amore, di quel sentimento fra loro indissolubile e indiscutibile, in termini tali che neppure quella prolungata lontananza, quella loro sofferta separazione, era stata in grado di porre in dubbio, di minare nel proprio valore, nella propria concretezza.

E se pur, tutti gli altri presenti, avrebbero avuto lì a doversi considerare quantomeno disorientati dalla situazione, e dalla chiave di interpretazione della medesima per così come loro offerta dalla stessa Maddie, nello scoprirsi trasportati non soltanto attraverso lo spazio e, forse, persino il tempo, ma anche, e ancor più, attraverso le dimensioni, al punto da riuscire a raggiungere quietamente quel mondo per tutti loro ben oltre qualunque concetto di alieno; nessuno fra loro avrebbe lì potuto ignorare l’emozione propria di quell’abbraccio, e quanto, in esso, palesemente dimostrato.
E, fra tutti gli altri presenti, più di chiunque non avrebbe potuto ovviare a cogliere il profondo significato di tutto ciò colei che, ritrovatasi nella medesima situazione, pur in termini certamente diversi, e in epoche egualmente diverse, non aveva avuto l’opportunità di un tanto gioioso ricongiungimento con la propria gemella, con la propria pur amata sorella, ritrovandosi, proprio malgrado, altresì posta innanzi al preludio di quella che, molto presto, si sarebbe dimostrata la sanguinosa guerra di una vita intera, una faida che, nell’assenza di una tanto quieta riunificazione, altro non aveva potuto produrre se non straordinario dolore, incredibile tristezza, incommensurabile tragedia, non soltanto fra loro, ma in tutto il loro mondo.