11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

sabato 15 maggio 2021

3642

 

Dichiarare che, in grazia a quel dialogo, H’Anel Ilom’An ebbe a superare tutti i propri pregressi problemi psicologici, sarebbe equivalsa a una pericolosa semplificazione della realtà, e di una realtà decisamente più complessa rispetta a quanto non avrebbe avuto a dover essere per poter essere così banalmente risolta. Ciò non di meno, tutt’altro che improprio sarebbe stato evidenziare quanto, in grazia a quel dialogo, la figlia di Ebano ebbe occasione di maturare coscienza di un problema, e, in ciò, di compiere il primo e probabilmente più importante passo utile a risolverlo, là dove mai esso avrebbe potuto essere superato se neppur inteso qual, effettivamente, tale.
Ovviamente, per quanto pur contenuto avesse avuto a doversi considerare il confronto con Duva Nebiria, tale confronto ebbe a concedere alla giovane guerriera mercenaria molti spunti di riflessione per il proprio presente e, ancor più, per il proprio futuro, in termini tali per cui, con il tempo, ella sarebbe stata forse in grado di ritrovare maggiore controllo sulla propria vita, per così come, probabilmente, non avrebbe avuto a poter realmente vantare di possederlo. Un controllo riottenuto il quale, quindi, ella avrebbe potuto riservarsi l’occasione di prendere una decisione reale sul proprio destino, e una decisione che, forse, avrebbe potuto vederla riconfermare tutto ciò che aveva compiuto sino a quel momento, ma che, allora, l’avrebbe vista riconfermare tutto ciò con piena cognizione di causa a tal riguardo.
In attesa, tuttavia, del giorno in cui ella avrebbe potuto riservarsi la possibilità di riscoprirsi padrona della propria vita, nel tempo presente H’Anel non avrebbe potuto comunque ignorare l’evidenza di quanto, comunque, Midda Bontor fosse scomparsa, supposta prigioniera della Progenie della Fenice, ragione per la quale ogni esitazione, ogni incertezza, avrebbe dovuto trovare occasione d’esser superata per il suo bene.
Fu così che H’Anel e Duva si ritrovarono a confronto con l’ingresso al tempio della fenice, e quell’ingresso per secoli rimasto celato sotto le rovine della rocca, salvo poi essere riportato alla luce per volere del defunto lord Alidan. Un luogo, tuttavia, l’esatta ubicazione del quale restava ancor ignota ai più, e un luogo, ancora, avvolto da una fama eccessivamente negativa per poter esser ricercato con reale interesse dagli avventurieri, motivo per il quale, in effetti, non era nota alcuna notizia di frequentazione dello stesso da parte di altri al di fuori della stessa Figlia di Marr’Mahew. E, ovviamente, degli stessi esponenti della Progenie della Fenice.
Nessun particolare affollamento, quindi, ebbe a rallentare il procedere della coppia di alleate alla volta del tempio. E quando esse giunsero all’ingresso, non poterono ovviare a rivivere, in maniera decisamente appropriata, quelle emozioni di entusiastica eccitazione che, anni prima, erano state proprie della medesima Midda Bontor innanzi a tutto quello. Benché, a differenza della loro scomparsa amica, esse avrebbero potuto avere una qualche aspettativa nel merito di quanto avrebbero potuto incontrare oltre quella soglia. E un’aspettativa a confronto con la quale, in effetti, non avrebbero potuto mancare di riservarsi qualche legittima esitazione.

« Quindi, lì sotto, potremmo incontrare altre versioni di noi stesse...?! » ricordò Duva, a metà fra il titubante e il fervente, temendo, sì, quanto lì avrebbe potuto attenderle e, ciò non di meno, non potendo anche che provare un’eccitata curiosità all’idea di ritrovarsi a confronto con altre se stesse, secondo quanto, per Midda, ormai era diventato quasi consueto nel non dimenticare, in fondo, che anche la stessa Maddie altro non aveva a dover essere intesa se non, per l’appunto, una sua versione alternativa.
« Non è detto che accada. » sottolineò tuttavia H’Anel, a smorzare gli entusiasmi, o i timori, della propria compagna d’arme « In fondo, alla propria prima visita, Midda ebbe a incontrare soltanto un’altra se stessa. E, a tutti gli effetti, non si è mai dichiarata sicura di quanto da lei ricordato a tal riguardo... »
« Beh... diciamo che, comunque vada, per essere qui oggi le nostre versioni alternative non dovrebbero poi proporsi troppo differenti da noi. » osservò la prima, volgendo per un istante lo sguardo al cielo, con aria meditabonda « Cioè... la sequenza di eventi utili a giustificare la nostra presenza in questo luogo proprio in questo momento è decisamente specifica. E anche nel campo dell’aleatorietà, mi viene difficile pensare che, in un altro universo diverso dal nostro, un’altra Duva e un’altra H’Anel diverse da noi possano aver deciso di muovere i loro passi fino a questo luogo per salvare un’altra Midda Bontor dalle mani della Progenie della Fenice senza che tutto il resto del contesto abbia a risultare fondamentalmente inalterato... »

Benché nessuna fra loro due avrebbe potuto vantare una qualche particolare confidenza con le logiche proprie del multiverso, l’obiezione allor sollevata dalla Furia Nera non avrebbe avuto a doversi fraintendere del tutto fine a se stessa.
In fondo, per giustificare la loro presenza in quel luogo, non avrebbe avuto a dover mancare il particolare tutt’altro che secondario del rapimento di Midda Bontor a opera della Progenie della Fenice. Rapimento per giustificare il significato del quale, pertanto, Midda Bontor doveva aver comunque accettato il retaggio della regina Anmel Mal Toise. Inoltre, per poter essere lì entrambe presenti, ciò avrebbe avuto a significare che il percorso di vita di H’Anel avrebbe avuto a dover essere riconosciuto pressoché assimilabile a quello compiuto dalla loro H’Anel; così come anche quello di Duva non avrebbe potuto offrirsi particolarmente diverso o quantomeno improbabile, per non dire impossibile, sarebbe stato offrire una ragionevolezza alla sua presenza in quel particolare mondo. Insomma: troppi dettagli puntuali, troppe forzature, tali per cui difficile sarebbe stato avere a immaginare di ritrovarsi a confronto con delle versioni eccessivamente diverse da loro stesse.

« E così finirono per annoiarsi nell’esplorare un vecchio tempio abbandonato... » ironizzò la figlia di Ebano, scuotendo appena il capo « Dopotutto non sappiamo se veramente Midda sia stata portata qui. »
« Che sia un vecchio tempio abbandonato... è indubbio. Che ci annoieremo... un po’ meno. » la rassicurò, tuttavia, Duva, escludendo quietamente quella possibilità « Francamente mi viene difficile credere che in un luogo come questo non ci sarà offerta occasione utile per vivere un’avventura degna di una ballata. »
« La ballata di Duva e H’Anel...?! » sorrise l’altra, obiettivamente divertita da quell’idea.
« Le Furie Nere alla conquista del tempio della fenice. » sancì quindi la prima, ammiccando « Non sarà il titolo più politicamente corretto della storia dei titoli... ma di sicuro è di grande effetto! » puntualizzò, aprendosi in un amplio sorriso divertito.
« E sia. » approvò quindi H’Anel, non disdegnando quell’appellativo, e, anzi, sentendosi onorata di poterlo condividere con colei che per prima ne era stata insignita durate l’assedio di Lysiath « Le Furie Nere alla conquista del vecchio e noioso tempio abbandonato della fenice. » riformulò comunque, a riproporre il concetto già espresso di quanto, comunque, oltre quella porta avrebbero anche potuto rischiare di non trovare assolutamente nulla.

Così, con le armi in pugno e un sorriso stampato sul volto, utile a contrastare l’altrimenti schiacciante tensione psicologica del momento, Duva e H’Anel avanzarono oltre l’ingresso di quel mistico delubro, prive di qualunque certezza nel merito di quanto lì avrebbe potuto avere ad attenderle e, ciò non di meno, sicure quantomeno di poter contare l’una sull’altra, nell’aver avuto occasione, in quegli ultimi giorni, di vedere la loro complicità crescere ora dopo ora, e nel non potersi più permettere alcun dubbio, alcuna esitazione di sorta a confronto con l’idea che ognuna sarebbe stata comunque presente per la compagna, qualunque cosa fosse potuta accadere all’interno di quel dedalo sotterraneo.
O, per lo meno, con simile pensiero essere ebbero a muovere i loro passi oltre quella soglia, inconsapevoli di quanto, tuttavia e purtroppo, il fato avrebbe avuto a orchestrare qualcosa di ben diverso per entrambe, con buona pace per ogni loro proposito.

venerdì 14 maggio 2021

3641

 

Fosse stato chiunque altro a esprimersi in simili termini nel merito della Figlia di Marr’Mahew, probabilmente H’Anel non soltanto non gli avrebbe destinato particolare attenzione ma, anzi, e piuttosto, avrebbe avuto ragione di che irritarsi per quella che, allora, avrebbe potuto essere intesa qual un’inaccettabile mancanza di rispetto nei riguardi della stessa. Tuttavia, là dove, a esprimersi in tal senso, si stava proponendo una figura a lei amica e, anzi, una figura da lei stessa riconosciuta qual una sorella, e una sorella con la quale riservarsi un rapporto migliore rispetto a quello che aveva avuto occasione di concedersi con la sua unica e vera sorella, e, addirittura, sorella gemella, H’Anel non poté mancare di concederle quel minimo di beneficio del dubbio utile a non rifiutare, a prescindere, quelle parole, quell’opinione.
Un’opinione, quella di Duva, che si stava dimostrando particolarmente attenta nella scelta delle proprie parole, precisa nella propria formulazione, e, soprattutto, informata nel merito di eventi così indietro nel tempo tali per cui nulla di improprio avrebbe potuto essere considerato a confronto con una sua qualche ignoranza a tal riguardo, ancor prima che con una sua quieta consapevolezza. Una conoscenza storica accurata, la sua, che chiaramente avrebbe avuto a sottintendere una testimonianza diretta a tal riguardo, e una testimonianza qual, sicuramente, avrebbe avuto a dover essere considerata quella propria della stessa Midda Bontor.
Possibile, quindi, che quelle parole corrispondessero al vero? Possibile che anche la leggendaria Ucciditrice di Dei avesse non soltanto a provare dubbi e paure al pari di tutti... ma a farlo nella misura in cui ella stata allor riportando?!

« E comunque... giusto per non relegare tutta la questione soltanto a Midda... » riprese allor voce Duva, a confronto con il meditabondo silenzio della propria interlocutrice « Non avere a fraintendermi  nel credere che io non conosca ciò di cui stai parlando. » precisò, così pronta a mettersi in giuoco in prima persona nella questione « Perché, ovviamente, il discorso vale anche per me. »
« ... davvero?! » esitò allora la figlia di Ebano, aggrottando appena la fronte, nel trovare difficile che la propria interlocutrice potesse vantare simili debolezze, anche e soltanto a confronto con quanto accaduto quella stessa notte, e con la banalità con la quale ella si era ritrovata ad affrontare la minaccia rappresentata da quei briganti, senza neppure aver a coinvolgere la propria spada.
« Davvero. » annuì quindi ella, sorridendo quietamente « Un conto è ciò che decido di mostrare al resto del mondo... un altro conto è ciò che provo... e un altro conto ancora e come accetto di vivere ciò che provo. » spiegò, stringendosi appena fra le spalle « Ma non credere che, in tutto questo, non vi sia nulla di disfunzionale anche in me... » ironizzò a proprio stesso discapito, ammiccando verso di lei « Non per nulla ho accettato di vivere per lunghi anni a bordo della medesima, piccola nave con il mio ex-marito e la sua nuova moglie. Credi forse che una persona sana avrebbe avuto a comportarsi in quella maniera...?! » propose quindi, in riferimento al discorso fra loro già affrontato qualche tempo prima.
« ... » ovviò a commentare l’altra, forse per rispetto nei suoi riguardi o, forse, nel timore di poterla involontariamente offendere.
« No. Davvero. » insistette quindi Duva, annuendo appena « Ero poco più di un’adolescente quando ho deciso di arruolarmi, ritrovandomi a combattere delle guerre sbagliate sotto ogni punto di vista. E delle guerre che, purtroppo, ebbi a comprendere qual tali sol tardivamente. » ammise, con una nota di palese amarezza nella voce « Ciò a cui assistetti... e ciò che mi ritrovai costretta a fare, pur giustificata dal contesto bellico, non mancò di lasciarmi delle ferite dentro. E delle ferite le cicatrici delle quali, a distanza di anni, ancora sono presenti in me. » spiegò, con quieta franchezza « Il fatto che io ora ti stia provando a mettere in guardia sul pericolo di ignorare le ferite della propria psiche, non è motivato da motivazioni generiche... quanto e piuttosto dalla quieta consapevolezza del rischio conseguente ad agire in maniera diversa, consapevolezza derivante dalla mia stessa esperienza diretta a tal riguardo. »
« Ma se tu l’hai affrontato... come puoi dire di star ancor subendone le conseguenze...? » esitò H’Anel, trovando difficile comprendere il raziocinio di quel discorso.
« Perché le ferite della mente, esattamente come quelle del corpo, devono essere curate per non degenerare. Ma, sovente, e nuovamente al pari di quelle del corpo, anche ove curate possono lasciare il proprio segno: un segno a volte magari più estetico che sostanziale... e, altre volte, decisamente più debilitante rispetto a quanto mai avremmo piacere ad ammettere. » argomentò, ancora semplificando la questione con quel paragone forse improprio e pur deciso qual idoneo a rendere l’idea a confronto con la propria interlocutrice e il suo contesto culturale « Ripeto: da che mondo e mondo, non vi è nulla di sano nel convivere a bordo della stessa nave con il proprio ex e la sua nuova moglie. E, infatti, la questione ha gravato enormemente su tutti noi almeno fino a quando, grazie all’arrivo di Midda e Lys’sh nella mia vita, ho avuto occasione di comprendere la tossicità della situazione in cui mi ero andata a cacciare... e nella quale mi ero andata a cacciare non immaginando di poter vivere una vita diversa. »

Forse, nell’ascoltare quell’analisi introspettiva da parte sua, qualcuno avrebbe potuto allor obiettare a tali parole sollevando il dubbio di quanto, in effetti, ella non avesse fatto altro che traslare il problema da una situazione tutt’altro che sana a un’altra situazione ben lontana dal potersi considerare sana, aggrappandosi allor a Midda e a Lys’sh allo stesso modo in cui si era prima aggrappata alla Kasta Hamina e al suo equipaggio, a incominciare dal suo ex-marito Lange Rolamo. Anche perché, comunque, decisamente radicale avrebbe avuto a poter essere comunque considerata la scelta da lei compiuta, e la scelta volta ad abbandonare definitivamente tutto ciò che per lei era stata vita in favore di un’esistenza nuova, in un mondo per lei alieno e primitivo, un mondo controllato da leggi che non era in grado di comprendere e animato da costumi a confronto con i quali non avrebbe potuto vantare alcuna confidenza.
E, forse, se qualcuno avesse allor obiettato in tal maniera, avesse così sollevato simile dubbio, Duva Nebiria non avrebbe categoricamente escluso la questione, nel riconoscerla, anzi, persino motivata nella propria formulazione.
Semplicemente, però, e diversamente rispetto al passato, quella di seguire Midda Bontor nel proprio viaggio di ritorno al suo mondo natale, e di lì avere a vivere il resto della propria vita, probabilmente contraddistinta da un’aspettativa neppur particolarmente lunga a confronto con i canoni locali, era comunque stata una sua decisione, ben diversa dalla non decisione che, altresì, aveva contraddistinto il capitolo precedente della sua esistenza, e quella non decisione a confronto con la quale, nel non sentirsi probabilmente in grado di affrontare la propria esistenza da sola, aveva scelto di fermarsi in una situazione pur negativa per lei e per le persone attorno a lei. Una situazione, quella vissuta a bordo della Kasta Hamina, e, proprio malgrado, imposta a Lange e a Rula Taliqua, ben diversa da quella nella quale ora si poneva.
Poiché, nella stessa misura in cui viziosa avrebbe avuto a doversi considerare la sua convivenza con l’ex-marito e la sua nuova moglie; virtuosa avrebbe avuto a potersi intendere la sua collaborazione con Midda e Lys’sh, positiva non soltanto per se stessa, ma anche per le compagne, in un sinfonico crescendo dal quale ognuna di loro non avrebbe potuto ovviare a trarre forza e ispirazione per migliorarsi, e migliorarsi continuamente.
Così, per quanto probabilmente ella avesse forse traslato a soggetti diversi la soluzione alle proprie debolezze psicologiche, nulla di necessariamente erroneo avrebbe avuto a poter essere inteso in tutto ciò. Non fino a quando positiva sarebbe stata la crescita reciproca per tutti i soggetti coinvolti.
Dopotutto, in quali altri termini avrebbe altrimenti avuto a dover essere intesa una qualunque relazione sociale...?!

« A volte non ti puoi rendere conto di quanto una situazione sia deleteria finché non hai l’occasione di sperimentare qualcosa di diverso... » concluse, levando la mancina ad appoggiarsi alla spalla destra della propria interlocutrice, in un contatto delicato « ... però, quando poi lo capisci, non puoi far a meno di desiderare cambiare. Per il tuo stesso bene. »

giovedì 13 maggio 2021

3640

 

« Ed è giusto così. » annuì allora Duva, non negandole la possibilità di provare tutto ciò e, anzi, apparentemente invitandola a concedere spazio a simili emozioni « Non puoi e non devi rinnegare nulla di tutto questo. Nulla di quanto hai provato, a confronto con la violenza che ti hanno imposto. Più cercherai di ignorarlo, di far finta di nulla, ti tirare avanti come se niente fosse accaduto, e più tutto questo ti tormenterà, influenzando la tua vita e, per lo più, impedendoti di viverla per come altrimenti avresti potuto viverla. Insomma... prolungando ancora il tormento che ti era stato imposto, esattamente come se quel vecchiaccio malefico non fosse mai realmente morto. »

H’Anel si rese conto solo in quel momento, a confronto con quelle parole, di non aver mai realmente affrontato il discorso di quanto fosse successo in quei giorni lontani: allo stesso modo in cui, al risveglio da un brutto incubo, si cerca di non ripensarci più, nella speranza che la memoria di quanto visto possa presto essere obliata, ella aveva così affrontato quegli eventi, aveva così trattato il proprio trauma, non riuscendo a riconoscerlo neppure in quanto tale e, semplicemente, provando ad andare oltre, esattamente per così come Duva le stava dicendo in quel momento. E se pur, per tanto tempo, nel tenersi ben lontana da quella piana, quel ricordo era stato come dimenticato, il sol ritrovarsi ancora una volta a confronto con quell’immagine non aveva potuto ovviare a riprecipitarla nel baratro di molti anni addietro, in quell’incubo della propria infanzia, e in quell’incubo dal quale, in effetti, forse non aveva mai avuto occasione di risvegliarsi veramente.
Del resto, a differenza di H’Anel, Duva proveniva da una realtà diversa, sotto molti aspetti forse più progredita, anche se pur non poi così estranea a certe dinamiche lì comunque esistenti, prima fra tutte la guerra. E nel provenire da mondi diversi da quello, e da una formazione e da un’esperienza di vita diversa da qualunque mai avrebbe potuto essere loro offerta in quelle terre, Duva aveva avuto occasione di apprendere, anche in maniera spiacevolmente diretta, quanto una ferita della mente non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual meno grave di una ferita del corpo, anzi: nel proporsi meno evidente, tutt’altro che visibile, un trauma psicologico, a differenza di uno fisico, avrebbe potuto troppo facilmente essere ignorato nel proprio valore, nella propria gravità, in termini a confronto con i quali, proprio malgrado, non avrebbe potuto che ineluttabilmente peggiorare.
Purtroppo per H’Anel, per M’Eu, e per chiunque altro in quel mondo, però, tutto ciò che non avrebbe potuto essere fisicamente evidente non avrebbe avuto a poter essere neppure preso in considerazione. Ragione per la quale, non a caso, aveva potuto esistere una persona come Carsa Anloch, i traumi subiti dalla quale avevano avuto addirittura a dar corpo a una vera e propria fuga dissociativa, trasformando una ragazzina vittima di violenze e abusi in una mercenaria schizofrenica dalle personalità multiple. E ragione per la quale, ancora, la stessa H’Anel non avrebbe avuto a poter immaginare la gravità della propria situazione dal punto di vista psicologico...

« Ora crederai che sia una debole... » commentò la figlia di Ebano, desiderando rifiutare fermamente quell’idea « Un guerriero non dovrebbe provare certe emozioni. » sancì, quasi le parole appena scandite da Duva non fossero neppure state pronunciate.
« Assolutamente no. » rifiutò fermamente l’altra, scuotendo il capo « So che da queste parti non siete abituati a pensare a qualcosa del genere, ma devi capire che anche la mente, esattamente come il corpo, può subire le proprie ferite. I propri traumi. Ed esattamente un corpo, anche la mente deve essere aiutata a guarire, affinché nulla si abbia a infettare, portando a conseguenze di gran lunga peggiori. »
« Midda Bontor non prova paura. Né incertezza. Né ansia. » insistette H’Anel, aggrappandosi in tal maniera al proprio ideale, e a quell’idea sol appellandosi al quale, in tutti quegli anni, era riuscita ad andare avanti « E così neppure io devo provarne. »
« Non so quale Midda Bontor tu abbia conosciuto... ma ti assicuro che la donna che io considero al pari di una sorella, e che al pari di una sorella amo e per la quale sarei disposta a vivere e a morire, prova tutto ciò che hai detto. E anche di più. » sorrise Duva, ancora scuotendo il capo a escludere quell’assunto, e quell’assunto fondamentalmente viziato « Credi davvero che ella abbia sempre la risposta giusta a confronto con tutto ciò che accade...? Perché se così fosse, perdonami, ma ora non dovremmo essere costrette a cercarla in lungo e in largo, dopo che ha commesso una sciocchezza come quella di consegnarsi a una schiera di fanatici religiosi animati dall’unico desiderio di distruggerla...! »

H’Anel tacque a quelle parole, non riuscendo a decidersi nel merito di come poter reagire a confronto con le stesse. E innanzi a quel silenzio Duva poté riservarsi occasione di proseguire, nella volontà non tanto di impegnarsi in qualche particolare monologo, quanto e piuttosto di convincerla a superare quei discutibili pregiudizi a confronto con i propri mai affrontati problemi... per poter, quantomeno, riconoscerne l’esistenza e, in ciò, compiere il primo passo per riuscire a superarli.

« Solo un idiota non prova paura. E chi non prova paura, normalmente, agisce da idiota. » sorrise pertanto, stringendosi fra le spalle « Lys’sh ha mai avuto occasione di raccontarti quello che fece Be’Sihl quando Midda venne intrappolata all’interno della propria mente da Desmair...? E’ una storia molto interessante, ed esemplificativa di quello che ti sto dicendo ora: agì senza paura... e agì da completo imbecille, finanche arrivare quasi a essere ucciso. » dichiarò, forzando leggermente la verità dei fatti, là dove, in effetti, lo shar’tiagho aveva proprio finito per essere ucciso, salvo poi essere riportato in vita grazie da una tecnologia maledetta, la tecnologia della Sezione I « Ma, tornando a Midda, visto che sei stata tu stessa a tirarla in causa, credimi se ti dico che prova paura. Anzi. Probabilmente non ha mai provato tanta paura come in questi ultimi anni, sin da quando si è concessa piccole occasioni di lasciarsi affiancare da altre persone, di aprirsi al resto del mondo... permettendosi di instaurare, addirittura, legami affettivi se non, addirittura, sentimentali, per così come, in passato, non si era mai concessa di fare... e non si era mai concessa di fare proprio nel non voler provare paura, nel non dover temere per l’incolumità di altri al di fuori di se stessa. »
« Ed è male...? » esitò l’altra, aggrottando appena la fronte nel non riconoscere, proprio malgrado, evidenza utile a concepire tutto ciò come qualcosa di sbagliato.
« Perché non lo chiedi a due bambini che avrebbero desiderato poter trovare in lei una nuova madre... salvo poi ritrovarsi costretti a osservarla allontanarsi ripetutamente da loro, senza poter fare nulla per trattenerla a sé...? » la stuzzicò Duva, palesemente riferendosi a lei e a M’Eu, per quanto, nell’assenza di un nome o di un dettaglio più preciso quella storia avrebbe potuto adattarsi anche ad altri « Perché credi che non si sia mai concessa occasione di restare con te, tuo fratello e vostro padre fra le montagne...? »
« Perché aveva da vivere la propria vita...? Per dimostrare a tutti gli uomini e a tutti gli dei di essere l’unica padrona del proprio stesso destino...?! » suggerì H’Anel, scoprendosi tuttavia ora poco fiduciosa nella valenza di quella spiegazione.
« Ottima frase promozionale. Perfetta come argomento per un bardo o un cantastorie. » ridacchiò tuttavia la Furia Nera « Ma la verità è molto più semplice e prosaica: ella si è spaventata tremendamente a confronto con quanto vi è accaduto per colpa sua. E non avrebbe mai voluto che ciò potesse occorrere nuovamente. » sancì, con quieta sicurezza a contraddistinguere quell’interpretazione degli eventi e, soprattutto, della psicologia della propria amica sororale « Che poi è la stessa ragione per cui, in primo luogo, era venuta a trovarvi invece di impegnarsi nella ricerca della Jol’Ange, per così come avrebbe dovuto fare dopo che una tempesta l’aveva vista strappata dal ponte della nave, poco dopo l’omicidio del suo amico Salge Tresand: un omicidio occorso soltanto per colpa sua, in conseguenza alla sua semplice presenza a bordo di quella nave. E un omicidio per il quale ella non avrebbe potuto darsi pace. » spiegò con un quieto sospiro « Tale, dopotutto, era la maledizione che Nissa le aveva imposto: veder morire chiunque a lei si fosse legata... »