11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 20 settembre 2018

2674


Invero banale, in quella situazione, in quel particolare contesto, sarebbe stato per lei attendersi infatti la possibilità di un qualche genere di trappola, nel ritrovarsi in un qualche covo di terribili assassini, mostri magari, che altro non avrebbero avuto a poter desiderare se non strappare le vite dai loro corpi, per così come allora suggerito da quella battuta che, in fondo, tale non avrebbe voluto realmente essere. E se nessuna demoniaca bestia avrebbe avuto lì ad avventarsi in loro contrasto, simile assenza di immediato pericolo, di una qualche evidente avversione del fato, non avrebbe potuto ovviare quasi a preoccuparla, nell’imporle, paradossalmente, una certa ragione di disorientamento, venendo fondamentalmente per lei meno una di quelle poche certezze che avrebbe potuto vantare a contorno della propria esistenza quotidiana, della vita di tutti i giorni, per così come da ben oltre sei lustri la stava accompagnando in ogni proprio viaggio, in ogni propria piccola o grande impresa.
Ma se, quindi, nel confronto con immagini di quiete scene domestiche, qual una madre intenta ad allattare il proprio neonato, alcuna minaccia avrebbe avuto a dover essere colta a discapito della coppia di stranieri lì sopraggiunta; quella stessa coppia di stranieri lì sopraggiunta non avrebbe potuto garantire lo stesso senso di serenità e pace alla popolazione autoctona e residente in quegli edifici, dietro a quelle piccole finestre, i quali, non attendendosi certamente l’arrivo di volti nuovi, e probabilmente non avendo avuto alcuna occasione per udire il loro sopraggiungere, nell’isolamento sicuramente loro offerto da quelle pareti, da quelle abitazioni, a contenere ogni prezioso soffio di quel meraviglioso calore all’interno di quegli edifici. Un arrivo inatteso, e inudito, il loro, che fu colto nella propria occorrenza probabilmente quasi per caso e che, non senza una condivisibile ragionevolezza, ebbe nell’immediato a sorprendere, persino a spaventare, coloro celati in quelle abituazioni, nell’inconsapevolezza nel merito non soltanto della natura delle intenzioni di quegli stranieri ma anche, e soltanto, del loro effettivo numero.
Fortunatamente, però, la più totale, e stupida, assenza di un’adeguata preparazione a livello di equipaggiamento per riservarsi la possibilità di un quieto confronto con l’ambiente lì predominante, non ebbe a essere ignorata da parte della popolazione di quell’insediamento; i membri della quale, superata la sorpresa iniziale, non poterono ovviare a elaborare quanto, allora, chiunque avrebbe avuto a voler rappresentare per loro una reale occasione di minaccia, certamente non si sarebbe presentato alle loro soglie in siffatta maniera, l’uno addirittura scalzo, e l’altra, per lo più, mezza nuda, in un abito che giudicare assolutamente inadatto a tutto quello sarebbe stato, a dir poco, un eufemismo. Così, accettando l’idea di arrischiarsi a offrire aiuto a quella coppia di sciocchi sventurati, qual necessariamente non avrebbe potuto che risultare alla loro attenzione, la porta dell’edificio a loro più prossimo ebbe a dischiudersi e, dalla stessa, due figure pesantemente ammantate di calde pellicce si mossero sino a loro, per accoglierli e indirizzarli verso il rifugio che, generosamente, non si sarebbe rifiutato di accoglierli.

« Presto… » esclamò un uomo, con il viso appena intuibile nelle proprie forme al di sotto di un passamontagna apparentemente contraddistinto da un piacevole calore « … da questa parte! » li invitò pertanto, senza neppure domandare loro presentazioni o spiegazioni, nell’anteporre la necessità di concedere loro riparo a qualunque altra questione.
« Andiamo al riparo… » insistette il suo compare, un altro uomo con il volto pesantemente ricoperto da quanto, allora, avrebbero probabilmente fatto bene a indossare anche Midda e Be’Sihl, a ovviare al rischio di veder la pelle del proprio volto, e le proprie labbra, già severamente provate da quel gelo, e, in tal senso, destinate soltanto a frantumarsi in maniera estremamente dolorosa « … poi ci spiegherete come accidenti pensavate di sopravvivere a questo gelo vestiti come siete! » soggiunse, dimostrando l’indubbia misericordiosa intrinseca in quella scelta di priorità e, ciò non di meno, una comprensibile, e assolutamente legittima, volontà di comprensione nel merito di quanto stesse accadendo.

E per quanto, certamente, colei nota come la donna da dieci miliardi di crediti avrebbe potuto allor preferire l’idea di un ben diverso esordio, di un ingresso in scena contraddistinto dall’imposizione di un ben diverso tipo di immagine rispetto a quello che, in quel momento, stava purtroppo offrendo di sé; ella non avrebbe mai potuto rifiutare l’ospitalità in tal modo loro garantita, senza neppure riservarsi l’opportunità di parlare, ma, semplicemente, accennando un lieve movimento di consenso con il capo e avviandosi ben volentieri nella direzione indicatale, nel contemplare la possibilità di ritrovarsi nuovamente al caldo proprio di un ambiente protetto qual la gioia più grande alla quale avrebbe mai potuto ambire. Una gioia, quella di lei, più che condivisa da parte dello stesso shar’tiagho, il quale, tradizioni a parte, pur patendo sicuramente il freddo in misura minore in grazia al proprio lungo cappotto, non avrebbe potuto ovviare a provare un sicuro disagio all’altezza dei propri nudi piedi, quei piedi che, allora, stavano per lui gridando pietà, domandandogli di abiurare la proprio credo, alla propria fede, o, in alternativa, avrebbe probabilmente finito per abiurare a essi stessi: così, con passi sempre rapidi e leggeri, anche egli ebbe ben volentieri ad accogliere l’invito loro rivolto, riservandosi anche l’opportunità di esprimere la propria gratitudine per esso…

« … grazie… » tentò di sorridere, salvo scoprire quanto la pelle del proprio viso fosse così congelata da impedirgli qualunque movimento senza, in ciò, avvertirla tirare, e tirare con forza, quasi fosse divenuta una sorta di maschera di cuoio applicata al proprio volto.

Quando, alfine, Midda e Be’Sihl raggiunsero la soglia loro offerta, entrando all’interno di una camera stagna e, da lì, una volta richiusa la porta sull’esterno, a un caldo ambiente protetto, entrambi non poterono ovviare a emettere un mugolio di piacere, nell’avvertire, improvvisamente, la vita ritornare a impossessarsi delle proprie membra e, con esse, dei loro cuori, anche loro purtroppo posti a serio rischio dall’ambiente esterno e da quell’ambiente esterno purtroppo obiettivamente da loro affrontato con il controllo proprio di una coppia di…

« Sprovveduti! » esclamò una donna, in loro attesa, con già due pesanti coperte in braccio, che subito si affrettò a gettare attorno alle loro spalle, per incrementare il calore loro offerto all’interno di quell’ambiente pur indubbiamente confortevole, persino torrido se posto in rapporto con la rigidità esterna « Come accidenti avete potuto finire là fuori vestiti come siete?! » insistette ella, dimostrando quel piglio tipicamente materno che, allora, avrebbe potuto essere loro rivolto anche da parte di Thaare, se soltanto fosse stata lì presente ad assistere alla scena, anch’ella madre di un non meglio precisato numero di figli e, in ciò, contraddistinta da un modo di fare protettivamente impositivo nei riguardi dei propri interlocutori, soprattutto a confronto con l’evidenza di un’avvenuta dimostrazione di idiozia da parte degli stessi.
« … eh… me lo sto iniziando a domandare pure io… » non poté che ammettere la Figlia di Marr’Mahew, tremando vistosamente all’interno della coperta offertale, in tutto ciò colta da una tardiva presa di coscienza a dir poco banale e che pur avrebbe potuto rendere quel loro esordio decisamente diverso da così come si era altresì offerto, se soltanto, a confronto con l’idea di dirigersi in un luogo tanto glaciale, avessero avuto anche il buonsenso di equipaggiarsi in maniera adeguata.

Per un’avventuriera qual ella era, in effetti, l’errore così commesso avrebbe avuto a dover essere riconosciuto a dir poco clamoroso, nel non aver palesato alcuna lungimiranza a confronto con informazioni pur in loro possesso sin da subito e con informazioni che, allora, avrebbero potuto spingerli, oltre al noleggio di un veicolo, all’acquisto di altri abiti, e di abiti più adatti a quel genere di ambiente e al freddo che lì li avrebbe attesi. E se pur, in quel momento, persino i suoi pensieri avrebbero avuto a doversi considerare rallentati dal freddo, l’unica spiegazione che ella poté imporsi a confronto con tanta palese stolidità fu l’idea di una sopraggiunta pigrizia mentale a seguito di due anni trascorsi a confronto con ambienti troppo confortevoli, diffusamente caratterizzati in grazia alla tecnologia da un omogeneo condizionamento climatico, tali da permetterle di obliare a considerare una verità tanto banale qual quella: dovendosi dirigere in un ambiente così estremo, la prima considerazione a cui avrebbero avuto a dover rivolgere i propri pensieri sarebbe stata proprio quella in direzione dei propri equipaggiamenti… del proprio vestiario!

mercoledì 19 settembre 2018

2673


« Come preferisci. » concluse quindi ella, non avendo a voler insistere ulteriormente sull’argomento, con un quieto sorriso privo di qualunque sottinteso, privo di significati malcelati, e, piuttosto, trasparente della serenità con la quale avrebbe avuto ad affrontare la questione, non per disinteresse nei suoi riguardi, quanto e semplicemente per rispetto nel confronto con la sua capacità di giudizio.

Un giudizio, quello dell’uomo, che, da parte della stessa donna guerriero, non poté che risultare ancor meno condivisibile nel momento in cui, alfine, ebbero ad atterrare nei pressi dell’insediamento loro indicato, lì uscendo quindi dall’abitacolo riscaldato del veicolo e ritrovandosi a confronto con la severità dell’ambiente circostante, e del gelo lì predominante. Un gelo tale da vederla persino rimpiangere le vette innevate dei monti Rou’Farth, la catena montuosa presente a demarcazione del confine fra gli avversi regni di Kofreya e di Y’Shalf, là dove, nel corso della propria vita, si era ritrovata in più di un’occasione a confronto con diverse terribili battaglie, una delle quali, addirittura, condotta non soltanto scalza, ma addirittura sostanzialmente nuda, nella sola eccezione allor propria di un mantello e di quel minimo di calore che da esso avrebbe potuto mai derivare.

« Thyres! » esclamò, sgranando gli occhi e immediatamente iniziando ad armeggiare con la cerniera lampo della propria giacca di pelle, il cui contributo sarebbe stato sicuramente minimale e che pur, allora, avrebbe avuto a doversi considerare comunque meglio rispetto al nulla assoluto o a quell’effimera protezione concessale dal proprio abitino, tanto elegante ma, sicuramente, non così caldo come ella avrebbe avuto a preferir fosse in un contesto simile « L’inverno è arrivato tardi quest’anno… ma alla fine è arrivato. » ironizzò, ben consapevole di quanto, sin dal momento in cui ella e il suo amato avevano lasciato il loro pianeta natale, oltre a quella propria dell’alternanza fra giorno e notte, anche l’idea stessa delle stagioni aveva perso di qualunque significato, per così come, quantomeno, lo avevano concepito sino a quel momento, vedendoli vivere le proprie giornate, il tempo comunque inarrestabile della propria vita, al di fuori di qualunque riferimento materiale, se non, quantomeno, per le strumentazioni tecnologiche atte a concedere loro un’illusione di orario e di calendario.
« Ah… però… » fu costretto a commentare anche Be’Sihl, non ritornando sui propri passi e, ciò non di meno, ben accogliendo il consiglio silenzioso offerto dall’esempio dell’amata, nell’iniziare ad abbottonare il proprio lungo cappotto che, in quel momento, avrebbe dimostrato un’indubbia e apprezzabile utilità « In effetti fa freschino da queste parti… » osservò, non riuscendo a mantenere i piedi appoggiati al suolo, tanto in conseguenza al gelo lì sotto presente, quanto per lo sbalzo termico comunque impostogli da tutto ciò.

E se, allora, egli avrebbe avuto soltanto a deprecare se stesso per la propria scelta, per la propria ostinazione nei riguardi dell’assenza di una calzatura, e di una calzatura che, in quel momento, avrebbe potuto consentirgli di affrontare la questione con meno problemi; ella avrebbe avuto altresì a poter rivolgere una vasta sequela di improperi nei riguardi delle sue care amiche, e in particolare di Rula Taliqua, dalla quale era stata consigliata per quell’abbigliamento, e di Duva Nebiria, dall’armadio della quale, altresì, era stato gentilmente offerto quel giubbetto di pelle: un giubbetto di pelle sicuramente elegante, sicuramente affascinante, atto a completare la conturbante immagine che ella avrebbe potuto allora concedere di sé, ma che, purtroppo, avrebbe avuto a doversi considerare di almeno una o due taglie più piccolo del dovuto, e tutto all’altezza dei suoi seni, quei seni che, nel loro importante volume, non avevano mancato, in passato, di porla al centro di siparietti più o meno imbarazzanti, e che, allora, non le avrebbero permesso di riuscire effettivamente a completare l’operazione condotta sulla cerniera lampo, ostacolando con la propria mole, la corretta risalita del cursore della stessa.

« Dannazione! » esclamò, litigando con la cerniera e tentando, in qualche modo, di comprimersi all’interno della stretta disponibilità di nera pelle lì offertale, in un’impresa a dir poco disperata, a meno di non voler sperare, improvvisamente, in un qualche genere di miracolo che potesse estendere le proporzioni di quella giacca « Lo ha fatto apposta… ne sono convinta! Oh… sì che ne sono convinta! » dichiarò, cercando di trattenere fra i denti quello che avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual simile a una sorta di ringhio soffocato « Maledetta cagnetta invidiosa… »
« Di chi stai parlando…?! » domandò Be’Sihl, senza riuscire a comprendere, immediatamente, il percorso mentale dell’amata, benché fosse facile intuire avesse a doversi considerare in stretto riferimento alla difficoltà per lei lì assolutamente esplicita nel riuscire a trovare occasione di ottenere maggiore protezione dal gelo loro circostante.
« Di Duva, ovviamente! » replicò l’altra, quasi sbottando il nome dell’amica « E’ sempre stata gelosa nel confronto con i miei seni… sempre! » insistette, in un discorso che avrebbe avuto a dover suscitare ilarità, non fosse stato, il suo tono, tanto severo « E sono certa che non abbia perso occasione per divertirsi alle mie spalle, nel rifilarmi una giacca così piccola… lo sapeva che prima o poi avrei cercato di chiuderla! Oh… sì che lo sapeva! » continuò a ringhiare, non avendo tuttavia alcuna speranza di riuscire nel proprio intento, di avere successo nel serrare quella cerniera « Ma questa me la pagherà… presto o tardi me la pagherà! »

Così, comprensibilmente irritata dal freddo e, ancor più, dall’indiretto, e probabilmente involontario, scherzo della propria amica, della propria sorella d’arme, Midda Bontor ebbe a iniziare ad avanzare in direzione dell’insediamento, desiderosa di trovare quanto prima Reel Bannihil e di chiudere lì la questione nel minor tempo possibile, prima che, quantomeno, la sua già candida carnagione iniziasse ad assumere toni bluastri a preannunciare l’imminente assideramento. E Be’Sihl, al suo seguito, ovviò a rischiare la propria incolumità con qualche frase inopportuna, o qualche sin troppo facile battuta sulla sua sempre affascinante scollatura che, allora, avrebbe avuto a dover essere considerata persino più intrigante, in conseguenza alla compressione della parte inferiore del suo addome, compressione atta a enfatizzare maggiormente la già abitualmente impressionante generosità dei suoi seni.
In accordo a quanto già notato dall’interno del veicolo, dopo qualche centinaio di piedi su quel terreno impervio, i due ebbero occasione di giungere a incrociare le prime strade dell’insediamento, strade che ebbero a offrirsi fondamentalmente deserte, laddove, nella rigidità del clima proprio di quell’area, assurdo sarebbe stato per chiunque avere a girovagare per quei luoghi senza uno scopo preciso, loro pari. Diversamente, però, rispetto alla desolazione esterna, a quei stretti passaggi fra un edificio e l’altro, piccole costruzioni più simili a quelle proprie del loro mondo natale che a quelle lasciate alle proprie spalle alla partenza da versante settentrionale del pianeta, proprio quelle costruzioni avrebbero avuto a dover essere riconosciute qual fondamentalmente animate, e animate da chiara evidenza di vita, così come avrebbe potuto essere osservato attraverso piccole finestre, utili a minimizzare la dispersione del calore interno: volti, luci e colori fremevano al di là di quei vetri, offrendo fugaci squarci su altre vite, su altre quotidianità, forse lontane da quelle del nord, forse isolate dal senso di civiltà lassù predominante e laggiù, altresì, assente, e, ciò non di meno, comunque vite, contraddistinte da un proprio valore, da una propria dignità.

« Quantomeno dovremmo essere nel posto giusto… e, strano a dirsi, non sembriamo essere giunti in un qualche covo di feroci tagliagole. » commentò riferendosi a quella che avrebbe avuto a poter essere intesa qual una serena scena domestica oltre una delle finestrelle a loro più prossime, e offrendo allora, nel proprio tono, nel proprio atteggiamento, una parvenza di maggiore tranquillità rispetto a pocanzi, quiete che, forse e tuttavia, avrebbe avuto a poter essere giudicata semplice conseguenza di quel freddo polare nel confronto con il quale difficile sarebbe stato mantenere a lungo una qualche emozione di rabbia… o una qualunque, altra emozione.

martedì 18 settembre 2018

2672


Nel lungo tragitto verso la parte meridionale del pianeta, Midda e Be’Sihl ebbero l’occasione di osservare l’ambiente mutare innanzi ai propri sguardi, passando da quello proprio di un qualunque angolo civilizzato di universo, ad aree sempre più incontaminate e incontaminate in conseguenza di una crescente desertificazione: non una desertificazione pari a quella di Shar’Tiagh, però, o di altri regni centrali del loro mondo natio, contraddistinta da temperature roventi e altrettanto rovente e finissima sabbia, quanto e piuttosto una desertificazione glaciale, in un ambiente sempre più freddo, più gelido, per potersi considerare favorevole alla vita e a qualsiasi possibilità di vita, animale o vegetale. I verdi pascoli, in ciò, ebbero presto a cedere il passo al grigiore della nuda terra, e della nuda roccia, un grigiore ben presto ulteriormente ammantato di bianco, e del bianco proprio delle nevi e dei ghiacci… e ancora molta avrebbe avuto a doversi considerare la distanza esistente prima di giungere al punto più freddo, al luogo più inospitale di quell’intera luna, un luogo sì dimenticato dai raggi del sole tale per cui chiunque, esposto senza adeguate protezioni all’ambiente esterno, sarebbe certamente morto congelato nel giro di pochi, pochissimi istanti, come soltanto nello spazio siderale avrebbe potuto altresì avvenire.
Fortunatamente per loro, tale rischio non avrebbe avuto a dover essere preventivato qual parte di quello stesso viaggio, giacché, secondo le informazioni ricevute, l’insediamento avrebbe avuto a doversi riconoscere qual sito in una posizione sì estrema nel rigore delle proprie temperature, e pur, ancora, non tale da imporre obbligata morte a qualunque sventurato lì si fosse approssimato.

« Capisco l’esigenza di cercare un po’ di tranquillità, ma scegliere addirittura in un luogo simile... » non poté fare a meno di osservare lo shar’tiagho, contemplando con una certa preoccupazione il paesaggio a loro circostante « … non so da chi possa star scappando, ma, francamente, non riesco a ovviare a iniziare a provare una certa simpatia per questo Reel Bannihil. » sancì, scuotendo appena il capo con aria perplessa e preoccupata, perplessa per tutto ciò, e preoccupata per quanto avrebbe avuto ad attenderli.
« Tecnicamente, in questo momento, potrebbe star scappando proprio da noi. » puntualizzò la Figlia di Marr’Mahew, priva di particolare entusiasmo a quella prospettiva, nell’evidenziare una tale interpretazione degli eventi, giacché, obiettivamente, per quanto non avrebbe potuto vantare alcun debito nei confronti di quell’individuo, parimenti non aveva neppur potuto vantare un qualunque interesse a scovarlo prima che l’omni-governo di Loicare prima dell’osceno ricatto con il quale la libertà sua e delle sue amiche, nonché di tutto l’equipaggio della Kasta Hamina, si venisse a trovare a essere posta in dubbio dall’impietosa figura dell’accusatore Pitra Zafral.
« Qualche ripensamento…?! » domandò Be’Sihl, osservando preoccupato l’amata, nel ben comprendere quanto quella missione non stesse venendo da lei portata avanti per propria espressa iniziativa, quanto e piuttosto in conseguenza a vincoli per lei troppo stretti, e tali da imporle un evidente disagio, un disagio allor espresso anche dal lugubre tono di quelle sue ultime, poche parole, parole atte, quasi, a suggerire una posizione di colpa per loro, o per lei in particolare, nell’avversione così dichiarata a quell’uomo.
« Sì. » annuì ella, storcendo le labbra verso il basso « Ho dei profondi ripensamenti sul nostro equipaggiamento… anzi. Sul nostro abbigliamento. » dichiarò, ignorando il più profondo senso di quell’interrogativo e limitandosi ad affrontarlo nel proprio senso più evidente, nella propria interpretazione più immediatamente « Francamente non credo che sia stata un’idea brillante farmi convincere a indossare una gonna, dovendo affrontare questo genere di ambiente. E, se mi puoi perdonare l’apparente mancanza di discrezione, non credo che tu dovresti uscire da qui, una volta atterrati: i tuoi piedi scalzi potrebbero non riuscire ad andare d’accordo con la rigidità di queste temperature… »

Mai, in tanti anni, lustri, decenni addirittura, di frequentazione, la donna guerriero aveva sollevato la benché minima critica, diretta o indiretta, a quanto avrebbe avuto a doversi considerare, per Be’Sihl, non un capriccio personale, quanto e piuttosto un attento adempimento dei precetti tradizionali e religiosi del proprio popolo, della propria gente, precetti nei quali forse ella avrebbe anche potuto non credere, ma che avrebbe egualmente rispettato in quel giusto rispetto che da sempre aveva desiderato tributare a quell’uomo, e a quell’unico uomo che, per molto, troppo tempo, non si era voluta portare a letto non per mancanza di interesse, quanto e piuttosto nel sincero timore di avere altresì a rovinare il loro rapporto e, in ciò, di averlo a perdere, di dover rinunciare alla sua presenza, e, obiettivamente, alla sua utile presenza, nei propri ritorni a Kriarya. Ciò non di meno, in quel momento, a confronto con tutto quello, non era riuscita a trattenersi, non era riuscita a far finta di nulla, ignorando quanto i piedi dell’uomo da lei amato fossero, al solito, completamente nudi, in quanto, sicuramente, avrebbe avuto a dover essere considerato qual un importante voto di umiltà per tutti gli shar’tiaghi, ma che, a confronto con la rigidità propria delle temperature esterne al loro veicolo antigravitazionale, avrebbe condotto soltanto a una ragione di danno per lui, e di un danno che, allora, non avrebbe certamente atteso in quieto silenzio, in laconica indifferenza.
E se Be’Sihl, non fraintendendo il senso delle sue parole, non poté che sorridere con dolce affetto verso di lei, nell’apprezzarne, necessariamente, l’amabile premura da lei in tal maniera dimostrata al proprio indirizzo, dall’altra parte egli non avrebbe potuto, in alcuna modo, accettare di venir meno ai propri principi, soprattutto in quel momento così a lui apertamente avverso. Giacché, quel suo voto, quel suo impegno perpetuo, in quanto shar’tiagho, non avrebbe potuto vantare il benché minimo significato se, a confronto con una reale difficoltà, esso fosse stato allor ignorato, quasi mai fosse occorso…

« Sulla gonna non mi esprimo… ma nel merito dei miei piedi scalzi, ti invito a non avere timore alcuno. » sorrise egli, con espressione serena, quieta, quasi attorno a loro fosse un ambiente dolcemente accogliente e non quel gelido paesaggio di ghiaccio e pietra che, tutto attorno a loro, si stava tanto apertamente mostrando « Ti ricordo che, da Shar’Tiagh, dove sono stato e cresciuto, sito nell’estremità nord-orientale del nostro continente, sono disceso altresì sino a Kofreya, nell’estremità sud-occidentale, attraversando ogni genere di ambiente, sovente anche meno invitante rispetto a tutto questo… e non ho mai avuto torto nel mantenermi fedele ai principi dl mio popolo, e, fra tutti, proprio a questo. »

Un appunto, quello sollevato da parte dell’uomo, non privo di fondamento, non privo di ragionevolezza, e di comprovata ragionevolezza, soprattutto nel considerare quanto il suo ultimo ritorno a casa, il suo ultimo viaggio avente come meta Shar’Tiagh, e, in ciò, condotto attraverso l’interno continente, fosse stato da lui affrontato fianco a fianco con la stessa donna da lui amata, proprio nei giorni seguenti all’inizio del loro rapporto come coppia. E, ciò non di meno, una posizione, quella altresì espressa da parte della donna, egualmente non priva di fondamento, non priva di ragionevolezza, nel confronto, allora, con un ambiente che avrebbe avuto a dover essere considerato certamente più insidioso, più pericoloso, a livello climatico, di quanto non avrebbe avuto a poter essere considerata alcuna regione all’interno del continente di Qahr, il loro continente, nel loro pianeta natale.
Ma se entrambi avrebbero avuto a poter considerare eguale ragionevolezza, necessariamente, allora, non avrebbe potuto aver che a valere il buonsenso del singolo ancor prima che il confronto con qualunque argomentazione di coppia, giacché, per così come ella avrebbe avuto a doversi riconoscere sempre rispettata da parte sua in ogni propria decisione, per quanto sovente decisamente, e non impropriamente, criticabile, allo stesso modo avrebbe quindi avuto a dover rispettare anche l’eventuale scelta del compagno in quella direzione, non potendosi arrogare il diritto di scavalcarne la libertà di scelta, di ostacolarne l’autodeterminazione… non proprio lei che, per l’appunto, dell’autodeterminazione si era sempre eretta a baluardo e protettrice, a costo, in ciò, di offrire sfida agli stessi dei.