Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
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martedì 4 agosto 2009
571
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
Dopo aver assistito alla riappacificazione fra la propria sorellastra e il suo compagno, e dopo aver, forse inutilmente, tentato di esprimere il proprio rammarico verso la medesima per il tradimento che ella, comunque, aveva avuto ragione di avvertire nei propri confronti, essendo da lui stata utilizzata allo solo scopo di poter pianificare l’omicidio del loro comune padre, Geto aveva lasciato, in solitudine, la casa di Arasha, per vagare a lungo attraverso le vie della città del peccato.
In quelle ultime ore, nonostante l’esplicita nomea e la pericolosa natura di Kriarya, egli si era dimostrato totalmente indifferente ai pericoli che da essa avrebbe potuto ritrovare innanzi al proprio cammino. Ma dove, un tempo, fino a pochi giorni prima, egli sarebbe stato capace di condurre i propri passi in quelle stesse vie senza alcun timore in virtù delle proprie capacità, della forza che avrebbe saputo essere propria nonostante fosse sempre stata abilmente nascosta agli abitanti di quella capitale, in quella particolare notte, la stessa e pur semplice azione si era proposta conseguenza di una consapevolezza ben diversa, un coraggio non più derivante dalla sicurezza nelle proprie potenzialità, quanto piuttosto nella certezza sul proprio fato. Inevitabile sarebbe stato considerare estremamente semplice, per chiunque, la dimostrazione di un immenso coraggio a seguito dell’acquisita confidenza con l’ora della propria morte, dell’appuntamento finale pur immancabile per qualsiasi mortale ma, normalmente, sconosciuta ai più, imprevedibile e sempre imprevista. Così fu anche per lui dove, conscio di ciò che lo avrebbe atteso una volta rientrato nelle proprie stanze, non tanto stupido da aver creduto alla messinscena pur perfettamente ordita dalla Figlia di Marr’Mahew, il ragazzo attese fino alle prime luci di una nuova alba prima di riuscire a maturare la forza psicologica necessaria per far ritorno al luogo che si era abituato a definire quale propria casa.
Ed ella non lo deluse, non tradì le sue aspettative, lasciandosi ritrovare accovacciata in un angolo della sua stessa camera da letto, impegnata a giocherellare con la propria spada nel farne roteare la lama fra le mani con delicatezza, eleganza, armonia tale da non riuscire quasi ad osservare quell’arma e ritenerla tale.
« Immagino che dovrei sentirmi onorato per la lunga attesa che hai voluto riservarti pur di accogliermi nei miei alloggi in questo modo… » commentò, con tono malinconico e sarcastico verso di lei « Non capita tutti i giorni che una donna del tuo stampo si impegni in tal modo dietro ad uno come me. »
« Nessun stupore… nessuno spavento. » osservò ella, aggrottando la fronte, sorridendo sorniona e lasciando brillare, nonostante la semioscurità ancora lì imperante, i propri occhi azzurro ghiaccio nei suoi confronti « Buon segno. Per lo meno non stai cercando di dissimulare la tua intelligenza nel farmi credere di aver dato davvero per scontato di essertela cavata, di esser riuscito ad evitare il giusto castigo. »
« Non l’ho ucciso io ed, anzi, ho ucciso le sue assassine… perché continui ad insistere nei miei confronti? Perché vorresti addurmi addirittura una punizione? » domandò egli, con volontà retorica dove la risposta a simili vuote domande si stava già proponendo chiara in conseguenza della sua tranquillità nel confronto con l’avversaria, con la presenza di quest’ultima che, altrimenti, sarebbe dovuta risultare inattesa.
« Vuoi farmi perdere del tempo in altre chiacchiere? » replicò la mercenaria, storcendo le labbra verso il baso « O desideri solo verificare quanto io abbia compreso della dinamica dell’assassinio ordito ai danni di tuo padre da parte del figlio che lui non ha mai neppure saputo di aver concepito? »
« Sai… sono sinceramente stanco di sentir parlare tanto bene di Degan: “Degan era un buon uomo.”;
“Degan era un bravo maestro.”; “Degan era un ottimo padre.”; “Tu non conoscevi Degan.”… ma tutti voi davvero siete convinti di queste fandonie? » sorrise, in una smorfia stanca e quasi isterica « Se fosse stato questo padre ideale… perché avrebbe permesso ad un figlio di nascere e crescere escludendolo completamente dalla propria vita? L’ignoranza non è una giustificazione ammissibile: non posso accettare di aver dovuto vivere come ho vissuto unicamente per banale mancanza di consapevolezza... »
« Mi spiace che tu abbia trascorso tanto male la tua vita in conseguenza della mancanza di una figura paterna, ma allo stesso modo in cui tu non puoi considerare l’ignoranza come una scusante… altrettanto io non posso considerare tale l’assenza di un padre. » affermò quietamente Midda « Credi forse di essere stato l’unico a dover crescere senza un padre? Prendi solo l’esempio offerto da Seem, che tanto hai invidiato e criticato: anche lui non ha mai conosciuto suo padre… né ha mai avuto un’occasione per conoscerlo… eppure è stato in grado di ritagliarsi un fato diverso da quello di una vita dedicata al rancore ed all’odio, al risentimento verso il mondo intero, come invece hai fatto tu. »
« Che paradigma infelice. » scoppiò a ridere Geto, gettando il capo all’indietro per permettere all’ilarità di trovare libero sfogo « Vorresti davvero che io mi confrontassi con colui che, per sopperire all’assenza di un proprio padre, si è impossessato del mio? »
« La tua gelosia è patetica. » dichiarò ella, senza ricorrere a mezze misure per trasmettere i propri pensieri, i propri giudizi.
« Ti ringrazio… » sorrise egli, chinando appena il capo « Sei capace di dedicarmi splendide parole… »
« Allora provo a offrirtene di nuove. Perché, sai… c’è una domanda che mi sta tormentando da tutta la sera, un dubbio che non mi sta offrendo tregua nel non trovare possibilità di risposta. » ammise la mercenaria, rivelando un proprio limite nella comprensione di quegli eventi « Hai posto in essere questo assurdo piano patricida solo perché troppo vigliacco per prendere contatto diretto con lui, come hai voluto lasciar in parte credere ad Arasha, oppure l’idea di questo omicidio si poneva in te chiara già da prima del tuo stesso arrivo entro queste mura? »
« Arasha… » ripeté il giovane, socchiudendo appena gli occhi verso la propria interlocutrice « Ora comprendo: è stato per non ledere i suoi sentimenti che hai preferito rimandare il nostro incontro ad un momento privato quale questo… non è vero? »
« Diciamo che non credo che quella fanciulla meriti un parente del tuo stampo e, per quanto io non possa assolverti dalle tue colpe o considerare che effettivamente nulla sia accaduto, mi sono riservata ugualmente l’occasione di ridurre per lei l’angoscia nel merito di quanto occorso. » spiegò ella « Personalmente so fin troppo bene cosa possa significare il peso di un parente tuo pari, e non lo augurerei a nessuno, non di certo a tua sorella. Molto meglio che ella creda che vostro padre sia morto per una follia non meglio chiarita… e che tu sia fuggito dalla città non trovando più ragioni per restarvi, piuttosto che condannarla a vivere con la consapevolezza di come tutto l’affetto che lei ti ha riservato, l’abbia altresì privata della figura di Degan. »
« Vuoi quindi esiliarmi? » ipotizzò egli, non credendo assolutamente ad una tale eventualità.
« Sai. Quando ho detto che tu non saresti riuscito a spingerti ad ucciderlo, per quanto animato da un tale desiderio, non stavo mentendo. » definì la donna, nel riferirsi alle lunghe spiegazioni di quella notte ormai conclusa « In fondo è proprio perché consapevole del fatto che non saresti riuscito a completare la tua vendetta verso di lui, che hai deciso di pagare Nisti e Nihavi. »
« Esse avrebbero dovuto uccidere tuo padre, lasciandoti così la sola incombenza di doverti sbarazzare di loro stesse, eliminando, in tal modo, anche qualsiasi prova che mai avrebbe potuto ricondurre fino a te. » proseguì tranquilla « Ma per quanto tutto fosse stato programmato alla perfezione, ciò che, purtroppo, non avesti potuto prevedere sarebbe stato il coinvolgimento di una terza giocatrice nella partita… Duva. »
« Vuoi uccidermi. » si rispose Geto, ormai nell’ovvietà di simile affermazione.
« Conosci la ballata di Dahal? » gli domandò, iniziando a canticchiare sottovoce le ultime strofe della stessa.
Mortal destino aveva sperato
che da lui sarebbe stato evitato,
ma mai sarebbe potuto fuggire
da se stesso e dagli dei le ire:
vittima del troppo sangue versato,
sangue di padre da lui mai amato,
Dahal avrebbe dovuto patire
pena tale da pregar di morire.
Quando desio d'oblio sol fu rimasto,
e lottar forza fu antico fasto,
in chi tanto aveva conquistato
nulla oltre resa venne sognato:
a triste gesto, folle e nefasto,
della sua libertà netto contrasto
egli si trovò a esse invitato,
a negar sua vita venne sprona…
« Poetico. » la interruppe Geto, sorridendo quasi divertito « Vorresti quindi invitarmi alla medesima morte che ho cercato di far attribuire a mio padre davanti al giudizio di tutta questa dannata città? »
« In un modo o nell’altro avrò la tua vita. » commentò ella, sollevandosi ora da terra e gettando uno sguardo verso la spada di Hyn del giovane, ancora riposta vicino allo scrittoio dove aveva avuto modo di osservarla la prima volta « E per quanto non ne avresti diritto, voglio lasciarti libero di scegliere se morire per mano di un’allieva di Degan, in suo nome, o provvedere da solo alla tua stessa eliminazione. »
« Preferirei combatterete… se non ti spiace. » ammise egli, ora muovendosi lentamente verso la propria arma, per poterla recuperare in coerenza alle parole appena pronunciate « Almeno, giungendo in fronte agli dei, potrò farmi vanto di essere stato sconfitto da te… e non di esser morto quale un vigliacco. »
« Per me è assolutamente indifferente. » accettò la donna, osservandolo senza lasciar trasparire la minima emozione « Prima di iniziare, però, potresti risolvere l’unica curiosità che ancora anima la mia mente? »
« Desideri davvero comprendere quanto io sia stato perverso nei confronti della mia famiglia? » formulò egli, sollevando appena le proprie spalle e poi lasciandole ridiscendere, in un gesto volto a minimizzare la questione « Molto… davvero molto. Al punto tale che, una volta liberatomi di mio padre, avrei volentieri tagliato la gola anche alla mia sorellina, verso la quale non ho mai provato nulla se non sincera repulsione. »
« Pensi di poterti ritenere soddisfatta ora? » concluse il giovane, nel mentre in cui le sue mani si spinsero infine a stringere la propria spada, sguainandola in un gesto lento e costante.
« Oh… sì. » confermò Midda, proponendo una voce non meno gelida rispetto ai propri occhi, nel centro delle iridi dei quali le pupille erano praticamente scomparse « Non avrei potuto sperare in nulla di meglio… »
lunedì 3 agosto 2009
570
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Non è ancora mezzanotte… » commentò Seem, rompendo inaspettatamente il silenzio così precipitato nella sala e rivolgendosi, in ciò, evidentemente alla propria signora, nel riconoscerne il merito, la puntualità nel compimento di quanto ella si era prefissa di fare entro simile scadenza.
La mercenaria, però, non parve voler offrire spazio a quell’osservazione, non dimostrò di voler accettare quella celebrazione personale dove, in quel tragico momento di commemorazione per l’amico ed il maestro perduto, non avrebbe avuto alcuna ragione per gioire per se stessa.
Desiderosa, al contrario, di concludere quanto prima quell’assurdo spettacolo da lei stessa organizzato, ella si alzò in piedi per la prima volta dall’inizio di quella serata, e iniziò a rivolgersi nella direzione delle due guardie preposte al ruolo di scorta della loro attuale e unica prigioniera.
« Duva, in tutto questo, è colpevole solo di aver attentato alla mia vita, sfruttando impropriamente il nome del suo protettore, lord Bugeor. » dichiarò, con tono freddo, impassibile, autoritario così naturale in lei, levando la punta della propria spada verso il cielo, in un gesto difficilmente equivocabile « Il vostro signore mi ha riconosciuto il diritto di giudizio su di lei, e per quanto da lei osato potrei legittimamente domandarne la morte, cercare nel suo sangue vendetta per quanto contro di me pianificato. »
Nonostante la gravità di tale condanna, la prostituta così imputata restò chiusa in se, accettando, priva di alternative, l’ineluttabilità del fato così descritto innanzi a sé.
« Riconoscendo, però, quale giustificabile il suo desiderio di sopravvivenza, il suo umano e naturale istinto di conservazione, non desidero richiedere alcun pegno per la mia personale soddisfazione. » continuò la donna guerriero, rifoderando la propria arma e celandone completamente il freddo metallo, in conseguenza, allo sguardo « Che sia quindi libera di tornare alle proprie attività, alla propria vita, prestando memoria della grazia che io, Midda Bontor, le ho voluto riconoscere, affinché in futuro non inceda più in errori pari a quelli così già commessi. »
L’espressione che si dipinse sul viso della giovane, a quelle parole, non avrebbe potuto trovare eguali, non sarebbe potuto essere descritto degnamente, nei sentimenti così espressi, da alcun bardo, alcun poeta, presentando una gioia nei confronti della vita, ed una gratitudine verso colei che le aveva così permesso di godere ancora della stessa, che non avrebbe potuto avere possibilità, ma neppure necessità, di esprimersi verbalmente.
Mentre le labbra di Duva si mossero in tal modo a vuoto, a balbettare qualcosa di inudibile, le due sentinelle ai suoi fianchi limitarono i propri gesti ad un lieve annuire, nell’esecuzione indiscussa degli ordini ricevuti.
« Così sia. » confermò uno dei due uomini, accettando quella volontà, il giudizio così espresso dalla donna « Lord Bugeor rispetterà i tuoi desideri. Ovviamente, però, egli ora si attenderà, da parte tua, eguale lealtà nel merito del patto da te stessa proposto per mezzo del tuo scudiero. » sottolineò, poi, ancora chiaramente nell’attenersi a istruzioni fornitegli in precedenza attorno a simile questione.
« Onorerò i miei impegni, a tempo debito. » sancì ella, considerando già concluso l’argomento con un gesto della mano « Ora andate… scortate la ragazza alla propria abitazione, affinché la notte di Kriarya non rappresenti alcun rischio per lei. E portate i miei ringraziamenti a Bugeor. »
Soddisfatti da quella risposta, dal confermato vincolo instauratosi fra la mercenaria ed il loro signore, le due guardie si ritrassero, aprendo strada alla prostituta verso l’uscita. E Duva, dopo un ultimo, silenzioso ringraziamento nella direzione della propria inquisitrice divenuta benefattrice, si allontanò senza ulteriori verbi, senza proporre nuovamente la propria voce, quasi temendo che con essa avrebbe potuto infrangere il delicato incantesimo che aveva veduto salva la propria vita.
Non appena il gruppo si fu allontanato, lasciando nuovamente soli i quattro commensali riunitisi per quella cena, la voce della Figlia di Marr’Mahew riprese ad imporsi nella stanza, dove alcun altro suono sembrò del resto volersi altrimenti levare.
« Ed ora veniamo a voi due… » dichiarò, rivolgendosi nella direzione della padrona di casa e del proprio scudiero, ancora abbracciati l’uno all’altra « Offrendoti le mie sincere condoglianze per la perdita di tuo padre, Arasha, per la quale il dolo… »
« Padre?! » esclamò Seem, il cui sguardo, rivolto prima alla propria signora e poi all’amata, dimostrò con assoluta trasparenza il suo stupore, il suo sbalordimento così sottolineato.
Evidentemente, sebbene le allusioni offerte da Midda in tal senso, fino a quel momento, non fossero state poche, il giovane scudiero non si era offerto sufficientemente attento da cogliere il rapporto che era realmente esistito fra la fanciulla ed il defunto. Un legame ben diverso di quello che avrebbe dovuto vincolare una serva ad il proprio signore. Una parentela, in verità, che era stata addirittura ufficializzata, confermata, per quanto mantenuta segreta, anche dagli atti di proprietà di quella stessa casa, la quale originariamente era appartenuta a Degan e solo successivamente era stata donata alla madre di sua figlia. Tale era stato un particolare chiave nella vicenda, il quale aveva anche permesso alla donna guerriero di comprendere la sola ragione per cui una ragazza come Arasha avrebbe mai potuto offrirsi complice di Geto. Giustificazione ritrovata nella supposta, e poi implicitamente confermata, fraternità dei due giovani.
« … per la quale il dolore che provi posso solo immaginare,… » tentò di proseguire la donna guerriero, certa che vi sarebbe stato tempo, in futuro, per permettere ogni spiegazione a tal riguardo, se solo le fosse stata concessa occasione di portare a conclusione il proprio discorso « … vorrei comunque arrogarmi il diritto di domandarti di prendere in esame la possibilità di perdonare lo sciocco che ora si sta stringendo a te. E a tal riguardo sono quasi certa di come, egli stesso, non abbia ancora avuto occasione di comprendere se tale gesto si debba attribuire ad un desiderio di protezione nei tuoi confronti o, semplicemente, alla volontà di non privarsi di te, di non perderti… dove ovviamente sa di averti ferita, di averti tradita con il suo sospetto. »
« Posso comprendere come, probabilmente, in questo momento le tue emozioni ti rendano straordinariamente confusa… ma ti chiedo lo stesso di voler, per un solo istante, voler concedere ascolto ad una perfetta estranea verso la quale non hai comunque alcun obbligo. » proseguì, prima che la fanciulla potesse prendere parola « Per quanto io stessa non creda di potermi considerare esperta di queste cose, avendo fino ad oggi compiuto scelte estremamente discutibili sotto il punto di vista sentimentale e non avendo, nonostante tutto, ancora maturato alcuna chiara consapevolezza su cosa io possa esattamente volere, permettimi di commentare come il sentimento che vi lega è qualcosa di percettibile, palpabile… e sarebbe un peccato che per una questione di orgoglio esso potesse andare perduto. »
« Seem ha agito al mio servizio, secondo mie precise disposizioni. » continuò, osservando per un attimo lo scudiero e poi tornando alla giovane « Se qualcosa nel suo comportamento ti ha recato danno, offesa, desidero che tu possa imputare eventuali colpe a mio discapito e non a suo… »
Dove Arasha, in altre circostanze, nel confronto con una diversa interlocutrice, avrebbe potuto ritenere fuori luogo tanta arroganza, come la stessa mercenaria l’aveva definita all’inizio di tale breve monologo, arrivando a reagire con non poca insofferenza di fronte alla medesima, in quel particolare contesto ella si riservò di considerare quasi sincere, positive le intenzioni della mercenaria, prive di ogni malizia in suo contrasto ed, anzi, forse realmente volte al loro bene. Per tale ragione, semplicemente, ella mantenne il proprio precedente silenzio, lasciandola libera di proseguire, come era certa che l’altra non avrebbe mancato di fare.
« E tu, razza di… timido ed imbranato che non sei altro… gli dei hanno voluto offriti la possibilità di incontrare l’affetto di una brava ragazza, un tesoro raro e prezioso in una città come questa. » definì Midda, subito dopo, rivolgendosi verso lo stesso Seem « Vuoi essere mio scudiero? Bene… allora vedi di fare il possibile per ottenere il perdono di colei che ami, perché tu l’ami anche se ti viene tanto difficile anche solo pensarlo. In caso contrario, ti prego di non mostrarti più innanzi alla mia vista… perché non potrei mai accettare di trascinare un perdente al mio fianco. »
domenica 2 agosto 2009
569
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Per ovviare ad ambiguità e possibilità di interpretazioni sbagliate, potresti proseguire seguendo un ordine cronologico negli eventi da te riportati? » la invitò la mercenaria, pur apprezzando la sincerità che ora si stava impegnando a voler loro offrire.
« Certamente… scusatemi. » annuì l’altra, riprendendo pertanto il discorso da dove rimasto in sospeso « Quando giungemmo da Degan, in verità, compresi subito che qualcosa non stava procedendo come avevo supposto sarebbe dovuta andare, ad iniziare dalla medesima reazione di Degan al nostro arrivo alla sua dimora. Per quanto non avessi mai avuto, prima di quella sera, alcuna occasione di confronto con quell’uomo, avevo avuto spesso modo di vederlo in compagnia di Niste e Nihavi, osservando in lui comportamenti classici, praticamente stereotipati, di un uomo grezzo, rude, scolpito nella roccia più dura… »
« Colui che, invece, quella sera mi accolse presso la propria dimora si concesse essere una persona totalmente diversa, quasi non fosse neanche realmente lui ma qualcuno a lui estremamente rassomigliante. » proseguì, cercando ora solo il contatto con lo sguardo della mercenaria, nella quale sperava forse di poter rilevare un qualche segno di comprensione, come già era stato poc’anzi « Con cortesia, con gentilezza, premura oserei dire, ci invitò a entrare e ad accomodarci attorno ad una tavola imbandita con del cibo e vino fresco, predisposti per l’occasione. » descrisse, non riuscendo ad evitare di trattenere un sorriso in quelle parole, in tali ricordi « Un’accoglienza degna di una regina, che probabilmente non sarebbe riconosciuta da un marito neppure alla propria più fedele moglie, ma che, altresì, quella sera era stata concepita unicamente in nostro onore. O, meglio, in onore delle mie due compagne dove io non avrei dovuto neanche esserci… »
« Ovviamente egli si stupì della mia presenza, ma prima ancora di preoccuparsi sulla ragione per la quale mi trovassi lì in quel momento, o su eventuali questioni economiche che avrebbero potuto ricollegarsi a quell’imprevisto, Degan sembrò interessarsi ancor più a conoscere il mio nome e… beh… le mie ambizioni. » ammise, dopo un istante di incertezza « Non mi era mai successo prima che un cliente, ancor più al nostro primo incontro, fosse tanto interessato a sentire la mia voce piuttosto che a prendere visione il mio corpo. E per questo, nella fama che comunque avevo associato a Degan, non potei evitare di restare sinceramente stupita… »
« Sta mentendo. » commentò Geto, interrompendola e scuotendo il capo « Ciò che dice non ha senso alcuno. »
« Al contrario… » intervenne Arasha, negando quella sentenza « Non mente e questa ne è chiara riprova. Degan, vittima del proprio ruolo, della propria nomea, è stato per anni costretto ad impegnarsi quotidianamente a dimostrarsi intransigente, virile e quasi misogino, dove altrimenti avrebbe potuto porre a rischio i propri affetti, le persone a lui più care nel proporle quali proprie debolezze… »
« Che cosa stai dicendo?! » esclamò il giovane mercenario, ancora rifiutando quelle parole.
« La verità. » replicò lei, storcendo le labbra nell’essere costretta a rispondere a quell’individuo ormai asceso a fulcro del proprio odio per quanto da lui stesso ammesso « La stessa che ho cercando di illustrarti negli ultimi mesi ma che, evidentemente, non hai voluto ascoltare, non hai voluto comprendere… razza di idiota! »
Fu, però, la voce della donna guerriero a richiedere nuovamente la quiete, imponendosi ancora una volta fredda e controllata su tutti, nel ricorso a solo due semplici parole, pronunciando un invito che risultò quasi ad un ordine per la forza, il carisma contenuto in esso.
« Continua, Duva. »
Così richiamata, la prostituta riprese voce, cercando di ignorare gli ultimi confronti occorsi e di proseguire dove era stata interrotta: « Nel mentre in cui Degan si stava intrattenendo a parlare con me, quasi come un padre con una figlia, dove in effetti la differenza d’età esistente fra noi avrebbe potuto prendere in esame simile eventualità, Nihavi si accostò a lui, afferrandolo con dolcezza da dietro e lasciando che la sua nuca potesse affondare fra i suoi generosi seni nel mentre in cui le proprie mani andavano a coprirgli gli occhi, quasi in un gioco d’amore… » raccontò, dimostrandosi ora più incerta sulle parole da adottare, sui termini a cui ricorrere per esprimere il fulcro della violenza di quell’assassinio.
« Purtroppo non erotismo si sarebbe dovuto considerare celato dietro a quel gesto, quanto brama di morte, come Niste rivelò prima ancora che io potessi avere occasione di gettare un qualche grido, o, banalmente, di comprendere cosa stesse accadendo. E… » tentò di continuare, salvo offrirsi improvvisamente muta ed immobile, in conseguenza di un qualche blocco emotivo che la costrinse a restare con lo sguardo fisso nel vuoto innanzi a sé.
« … e mentre una lo teneva fermo, distraendolo e privandolo della vista, l’altra si impossessò della sua spada, probabilmente lasciata incustodita in un angolo della stanza, allo scopo di consumare quell’omicidio. » pronunciò la donna guerriero, completando la retorica di quella situazione, aiutandola in tal modo a superare la naturale difficoltà che vi sarebbe potuta essere in quel frangente « E’ accaduto questo, non è vero? »
« S-sì… » confermò la giovane, balbettando e chinando i propri occhi verso il pavimento, non avendo la forza di mantenerli rivolti nella direzione di alcuno fra i presenti « Non riesco neppure a ricordare se urlai o no… se riuscii ad esprimere il mio sgomento o se rimasi, semplicemente, paralizzata in conseguenza di quanto successo. Nihavi, sorridendo nel ritrovarsi bagnata dal sangue dell’uomo, si accostò a me, accarezzandomi, baciandomi sulle labbra e, poi, sussurrandomi qualcosa. Ma non saprei dirvi cosa: forse una spiegazione all’irrazionalità di quanto occorso, alla follia di quel gesto… termini che, purtroppo, si persero fra le mille emozioni del momento. »
« Io non l’ascoltai… non volli sentire nulla. » scosse il capo, ora con gli occhi lucidi per il pianto « Il mio solo desiderio era stato quello di poter vivere quale prostituta, esercitando la mia professione con serenità, lontana dalla violenza delle strade… ma, improvvisamente, quella stessa violenza sembrò essere tornata innanzi a me, al mio sguardo. » spiegò, con trasparente sofferenza per la propria impotenza « Forse avrei dovuto considerare veramente quella quale mia prova; forse, dal loro punto di vista, avrei dovuto dimostrare di essere in grado di sopportare un simile spettacolo: ma non ci riuscii. Non potei accettare con freddezza quella morte assurda e, per questo, mi alzai e corsi a cercare rifugio in un’altra stanza, temendo le mie due compagne e ciò che esse avrebbero potuto fare con me nell’accogliere la mia disapprovazione… »
« E, immagino, fu proprio allora che giunse Geto… a vendicare sì l’assassinio appena occorso ma, poi, anche a porre in essere quell’assurda messinscena in conseguenza della quale tutta Kriarya ha condannato la memoria di Degan quale quella di un vigliacco… » concluse Midda, ancora proponendosi al suo posto, prendendo le redini del discorso là dove ormai l’evidenza degli eventi si poneva lontana da ogni possibile fraintendimento « Così tu hai potuto vedere lui, ragione per cui successivamente hai provato a depistare le mie indagini nella sua direzione comprendendo come neppure una taglia sulla mia testa mi avrebbe potuto arrestare tanto facilmente… mentre egli non ha potuto cogliere la tua presenza, motivo per il quale, in conseguenza di un mio stratagemma psicologico, ha cercato la propria traditrice non tanto in te, quanto piuttosto in Arasha, unica inconsapevole complice che, dal suo punto di vista, avrebbe potuto spingermi verso di lui. »
Follia. Solo pura e semplice follia, in un perverso gioco di sangue, in un assurdo rito d’iniziazione, avrebbe dovuto essere considerata quale movente per quell’omicidio, privo di particolari pretese, lontano da ipotesi di complotto ai danni del maestro d’armi tranitha. Una consapevolezza innegabile, ormai, agli occhi di tutti i presenti in quella stanza, una notizia che presto si sarebbe diffusa nell’intera città, diventando argomento di chiacchiera per qualche giorno a venire, e che pur non sembrava offrire alcun sentimento di soddisfazione a coloro lì riuniti, accomunati da un qualche ruolo in quelle vicende.
Purtroppo, però, nessuno avrebbe mai potuto negare come l’irrazionale si sarebbe dovuto considerare alla base dell’animo umano, della maggior parte delle azioni solitamente poste in essere da chiunque nel corso della propria vita. E, per tale ragione, tutti loro non avrebbero potuto rifiutare quella spiegazione, quell’epilogo tanto crudele, in fondo non troppo diverso dall’ipotesi iniziale, dall’assurdità di un omicidio-suicidio per smentire il quale la Figlia di Marr’Mahew aveva voluto impiegare le proprie energie negli ultimi due giorni.
sabato 1 agosto 2009
568
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Credo che sarebbe meglio, per tutti, se tu concludessi il tuo racconto prima di incedere in gesti sconclusionati, dai quali l’unico risultato a cui potresti mai tendere sarebbe quello della tua stessa morte. » espresse la donna, a chiarire in concetto sottinteso a quel gesto, con voce non meno gelida rispetto al metallo della propria lama ed al ghiaccio dei propri occhi, quest’ultimo quasi assoluto in quel momento dove le nere pupille si erano contratte al centro delle sue iridi al punto tale da risultare praticamente impercettibili, simili a capocchie di spillo « Immagino che sarebbe estremamente spiacevole offrire quale proprio ultimo ricordo, quello che ora ci lasceresti… soprattutto perché non corrisponderebbe alla realtà, o sbaglio?. »
Richiamato in tal modo alla quiete, a Geto non furono concesse alternative valide rispetto a quella di tornare a porsi a sedere, accompagnato in tale movimento da quella punta imposta contro la sua gola, contro la sua pelle. Del resto, già fortunatamente sopravvissuto ad un simile confronto con quella minaccia, egli non si sarebbe potuto considerare bramoso di scoprire entro quali limiti la pazienza della sua avversaria sarebbe stata effettivamente permissiva nei suoi riguardi, ben distinguendo l’audacia, il coraggio, dal semplice suicidio, dalla volontà di scoprire prematuramente quale delle molteplici culture, fedi religiose, avrebbero potuto considerarsi nel giusto con i propri dogmi sul fato dell’uomo dopo la morte.
« Non erri. » definì il giovane, avendo occasione di rilassarsi solo nel momento in cui la spada dagli azzurri riflessi venne allontanata dal proprio collo « Come, anzi, giustamente hai anticipato poco fa, pur avendo avuto desiderio di ucciderlo, di richiedere vendetta per tutto ciò che a me era stato ingiustamente negato venendo altresì concesso a perfetti estranei, sconosciuti, qu… »
Ma quella frase, ancora una volta cedente all’ira, al risentimento, non ebbe occasione di giungere a conclusione dove fu lo stesso Geto ad interrompersi, comprendendo che, nel proseguire in quella direzione, non avrebbe ottenuto alcun risultato, rischiando invece di compromettere l’unica occasione concessagli per testimoniare la propria versione sugli eventi di quella sera, chiarendo le dinamiche dei fatti occorsi.
Midda, con la propria arma ora appoggiata in grembo, cullata quasi fosse un compagno, un amante, approvò la dimostrazione di maturità di cui il mercenario volle rendersi protagonista, annuendo appena ed invitandolo, in tale gesto, a proseguire nel racconto già troppo spesso interrotto.
« Dicevo… » riprese egli, sospirando e chinando lo sguardo nuovamente verso la superficie del tavolo, quasi a voler cercare su quel punto un qualche conforto personale « Spinto da una volontà di morte nei suoi riguardi e, non lo nego, ingannando Arasha allo scopo di ottenerne la complicità sfruttando i suoi sinceri sentimenti nei miei riguardi, quella sera mi ero diretto verso la sua dimora, nella consapevolezza di come sarebbe stato solo e, in ciò, forse più vulnerabile. »
« Che tu sia maledetto! » esclamò ancora la fanciulla, nell’essere ancora coinvolta in quello spiacevole contesto, in quella tragica ammissione, e, però, ancora fortunatamente trattenuta fra le braccia di Seem.
Ignorandola, non concedendole la minima attenzione per non trovare in ciò possibilità di distrazione, Geto proseguì: « Quello che, però, non avrei mai potuto attendermi sarebbe stato di ritrovare Degan già ucciso, assassinato a tradimento… vittima della sua stessa spada e del vile complotto ordito da due prostitute. » annunciò, con tono grave nella propria voce « E sebbene i miei passi non fossero stati lì condotti per ragioni tanto diverse, benché la mia mente non avesse pianificato per lui nulla di alternativo a quella conclusione, qualcosa nel mio cuore, nel profondo del mio animo, mi spinse a reagire con violenza incontrollabile, nello scatenarmi contro le due omicide ad offrire immediata vendetta. »
Un lungo momento di silenzio, probabilmente, sarebbe stato prevedibilmente e, forse, inevitabilmente ipotizzabile a seguito della sentenza così pronunciata, tale da permettere di considerare quale conclusa quell’intera questione, le indagini nel merito della morte del maestro d’armi tranitha, almeno secondo il punto di vista che avrebbe coinvolto chiunque fosse stato posto in una simile situazione come coloro lì presenti. Ma colei che tanto si era impegnata, fino a quel momento, per portare luce su quei fatti, per quanto spiacevoli, addirittura scabrosi, non volle accettare simile termine per la propria missione personale, per l’incarico di giustizia impostosi nel nome di Degan.
E anche dove ella avrebbe potuto accettare che l’attribuzione della responsabilità di quell’assassinio fosse da attribuirsi completamente a Nihavi e Niste, fino a quel momento considerate dall’intera capitale quali semplici vittime innocenti di una degenerata follia, due particolari tutt’altro che trascurabili stavano invece pretendendo la sua attenzione, richiedendole ulteriore chiarezza: innanzitutto, il movente e, poi…
« Duva? » domandò Midda, ritrovando in simile richiamo interesse verso la prigioniera prima apparentemente dimenticata « Ormai non hai più ragioni per tacere… quindi, per favore, non rimandare ulteriormente di rivelare ai presenti in quale misura tu sia rimasta coinvolta in tutto questo, ragione per la quale hai poi cercato di ostacolare le mie indagini. »
Forse incitata in tal senso dall’esempio appena offertole nell’ultima confessione, la fanciulla così interrogata non si trasse indietro e, al contrario, riprese parola, senza ulteriori inviti o costrizioni: « E’ stato per il timore che la colpa di quanto accaduto potesse essere imputata a me, che ho cercato in ogni modo di ostacolare la tua indagine. » riconobbe, con tono ora accondiscendente « In fondo non sarebbe stato difficile scoprire come io sia stata la sola ad aver tratto un reale profitto da quegli eventi, da quelle morti. » dichiarò candidamente, probabilmente consapevole del fatto che ormai la sua posizione non avrebbe potuto ulteriormente aggravarsi « Così come sarebbe stato sufficiente fare qualche domanda in più al lupanare per scoprire che, quella sera, ero anche io presente a casa di Degan… »
« Ma… non è vero… tu non avr... » cercò di negare Geto, salvo poi interrompersi nel comprendere come, effettivamente, un dettaglio nel discorso così incominciato non stesse riuscendo a concedersi quale completamente coerente « Tu… eri presente?! »
« Sì. » annuì Duva, rivelando ora un sorriso quasi intimidito a quella richiesta « Come ben sai, non ero da molto all’interno della casa di Tahisea quando giungesti anche tu, a cercare lavoro presso la stessa. E in qualità di una fra le ultime arrivate… beh… mi sono ritrovata costretta a sottostare a determinate regole, riti d’iniziazione, se così si possono descrivere, aventi il solo scopo di farmi guadagnare il rispetto delle altre, di concedermi la possibilità di un ruolo stabile all’interno del postribolo e, finalmente, di poter godere degli stessi diritti di ogni altra donna lì impiegata. »
« E dire che in molti ritengono la vita della prostituta semplice… » non poté evitare di commentare la Figlia di Marr’Mahew, senza la minima ironia per quanto altri avrebbero potuto fraintenderla come tale.
« Quella sera, Niste e Nihavi avevano un appuntamento con Degan, a casa sua, nella volontà dell’uomo di approfittare di un’occasione di tranquillità per un po’ di svago, diletto sessuale senza particolare impegno. » proseguì la ragazza nella narrazione del proprio punto di vista nel merito di quella vicenda « Inaspettatamente, però, prima di uscire per non mancare a tale impegno, esse mi invitarono ad unirmi a loro, per quella che mi annunciarono sarebbe dovuta essere la mia ultima prova, l’esame finale prima di essere accettata definitivamente nel gruppo. »
« Mi spiegarono come, ovviamente, al cliente non sarebbe stata fatta economicamente pesare la mia presenza aggiunta, dove altrimenti egli avrebbe potuto anche rifiutarci tutte quante, ma, al contrario, essa sarebbe risultata quale una sorta di omaggio, riconosciutogli per il suo affetto. » spiegò, guardandosi attorno per cercare, almeno in uno fra gli sguardi presenti, una qualche misura di comprensione, ritrovandola paradossalmente proprio negli occhi della donna guerriero, sua inquisitrice « Non avendo particolari ragioni per sospettare l’esistenza di malizia in tale proposta, in quelle parole, mio malgrado accettai, convinta addirittura che al termine di quella notte la mia vita sarebbe completamente cambiata. »
« In effetti, è poi stato così, per quanto… beh… non esattamente nei termini in cui mi ero illusa sarebbe potuto essere. » sorrise ella, scuotendo appena il capo e trattenendo un triste divertimento di fronte a tale nonsenso « Con la morte di quelle due cagne, infatti, il loro giro di clientela è stato necessariamente ridistribuito fra tutte le altre donne della casa, me inclusa, permettendomi di arrivare al traguardo sperato. »
venerdì 31 luglio 2009
567
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
Probabilmente tutti i presenti nella stanza, a seguito dell’ultimo invito formulato dalla mercenaria, stavano attendendosi una reazione violenta da parte dell’uomo, un qualche attacco fisico, o anche solo verbale, nei confronti di chi sembrava starsi prendendo gioco di lui: in meno di un quarto d’ora, infatti, la donna guerriero era giunta prima ad accusarlo, poi ad assolverlo, a considerarlo vittima e, infine, nuovamente ad accusarlo. Una situazione, pertanto, di fronte alla quale probabilmente chiunque avrebbe ceduto all’ira, giustamente, comprensibilmente.
Ma Geto non si concesse con furore nei suoi riguardi, non dimostrò la benché minima collera ed, anzi, dopo un breve periodo di silente riflessione annuì, sorridendo con quieta rassegnazione.
« Considerando la velata affermazione nel merito delle ipotetiche ragioni che avrebbero potuto spingermi ad un simile gesto, immagino che tu sappia già tutto… » commentò, lasciandosi sedere tranquillamente sulla sedia che aveva occupato fino all’ingresso della prigioniera nella stanza.
« Molte idee, qualche dato, poche certezze. » definì Midda, in un discorso che sembrò ora riuscire ad estendersi solo a loro due, evidentemente riallacciandosi ad informazioni non condivise fra tutti « Ho scoperto, in effetti, che per quanto tu sia riuscito a perdere completamente ogni accento, non sei kofreyota ma tranitha, nato a Tranith e giunto qui solo poco prima dello scorso inverno. I tuoi coinquilini hanno apprezzato ed esaltato la tua grande capacità di adattamento in tal senso… »
« Inoltre, nonostante Kriarya sia nota come città del peccato, luogo di perdizione ed illegalità, esiste ugualmente una certa documentazione catastale. » proseguì la donna, non cogliendo volontà di interruzione da parte del proprio attuale interlocutore « Ovviamente non si può negare come la gestione della medesima sia estremamente diversa da quella di altri centri urbani, di altre capitali, dove qui non è detenuta dalla nostra pur presente ma assolutamente fittizia amministrazione centrale, quanto piuttosto da coloro che si spartiscono i vari quartieri, le varie aree della città: ciò nonostante, però, essa è presente e, avendo le giuste conoscenze si possono scoprire informazioni veramente interessanti. »
« Oh… » esclamò Arasha, riuscendo solo in quel momento, evidentemente, a cogliere quanto l’altra stava impegnandosi ad esprimere.
« Esattamente. » annuì ella « Devo proseguire ancora a lungo? »
« Non è necessario. » scosse il capo Geto, levando la mano destra a richiedere di non spingersi oltre « E’ sufficiente. »
Un laconico intermezzo si impose allora necessario fra i presenti, a concedere al mercenario di riordinare le proprie idee, di decidere in che modo riprendere il discorso, quelle spiegazioni, nell’illustrare la propria testimonianza nel merito dei fatti occorsi.
In verità, egli non si avrebbe dovuto essere il solo, in quel momento, impegnato in tal senso, dove almeno altre due figure lì presenti si sarebbero dovute considerare chiaramente quali coinvolte: esse, evidentemente, stavano altresì preferendo attendere una propria occasione di espressione, nel tempo che sarebbe stato immancabilmente loro concesso per offrire la propria voce, non sovrapponendosi in maniera confusa come altrimenti avrebbero potuto rischiare di fare.
« Quando, ieri, ti ho detto che non conoscevo quell’uomo… Degan… ero sincero. » esordì, con tranquillità, umettandosi appena le labbra « In effetti, non avendo neppure la più vaga idea sulla sua identità, per anni ho bramato avere occasione di incontrarlo, di parlare con lui, di comprendere molt… certe cose. Così, non appena mi è stato concesso di apprendere il suo nome, di essere informato nel merito della sua reale identità, nonché del luogo ove egli aveva deciso di stabilirsi, sono venuto immediatamente qui, a Kriarya, nella volontà incontrarlo… »
« Non so cosa sia successo esattamente, ma dopo tanta attesa, tanto desiderio, ad un passo dal raggiungimento della meta credo di aver improvvisamente avuto timore, provato paura. » proseguì, chinando lo sguardo verso la superficie del tavolo « Ho iniziato a tergiversare, a rimandare l’occasione di concretizzare simile evento, ma nonostante tutto non sono comunque riuscito ad evitare di compiere qualche ricerca su di lui, a suo proposito. E così ho avuto modo di incontrare Arasha, scoprendo come ella avesse avuto modo di godere di un’occasione comunque a me negata. »
« Ma allora… sei stato davvero tu?! » insorse la giovane inclusa in quelle ultime parole nella discussione, coinvolta forse a suo discapito negli eventi pur senza cola a tal riguardo « Lurido… cane!... mi avevi detto di volerci solo parlare, di voler cercare una qualche comunione mai riconosciuta con lui! »
Inveendo in tal modo, ella tentò di muoversi nella direzione del mercenario, di colui che chiaramente stava avvertendo quale proprio nemico e traditore, allo scopo di cercare vendetta personale, soddisfazione diretta nel confronto con lui, in un sentimento assolutamente umano e pur, probabilmente, non sano dove egli avrebbe potuto sopraffarla senza alcuna esitazione, strappandole la vita dal corpo con la stessa semplicità con cui avrebbe infranto le ali di una fragile farfalla.
Per prevenire tale rischio, preoccupato per la sua salute più di quanto dopotutto non avrebbe voluto ammettere, nel non aver ancora compreso con precisione i propri sentimenti per lei, fu Seem ad intervenire, arrestandola fra le proprie braccia, stringendola a sé per a trattenerla.
« Lasciami, per la furia di Tarth! » gridò la giovane, cercando di scalciare nel volersi liberare dalla presa dal suo punto di vista purtroppo vincolante.
Gli occhi di Geto, a quel punto, si levarono lentamente verso tale furia, venendo poi accompagnati da un chiaro segno di disapprovazione espresso sulle sue labbra: « Desidero che sia chiaro come non è stata una qualche gelosia nei tuoi confronti a scatenare in me il risentimento più violento nei riguardi di Degan, quanto piuttosto… beh… quello sciocco… » commentò, indicando proprio lo scudiero, in un gesto della mano con trasparente sentimento di fastidio « Tu, razza di smidollato, quale diritto ritieni di avere nei suoi confronti? In cosa pensi di poter essere meglio di me, tanto da aver guadagnato la possibilità di restare al suo fianco, ospitato presso la sua stessa dimora, trattato come un figlio ed addestrato quale suo discepolo, come a me invece non è mai stato concesso di poter essere?! » pronunciò, con disprezzo nella voce.
« Seem ha guadagnato simile opportunità con il proprio impegno, con la propria determinazione, con la propria costanza, tale da spingersi a sfidare ogni limite personale per ascendere alla concretizzazione di un obiettivo. » intervenne la donna guerriero, ora fredda nel proprio tono, a voler chiaramente imporre attraverso di esso una quiete in quel dialogo, in quel confronto, che stava apparentemente venendo meno « Degan non ha donato gratuitamente nulla al suo ultimo allievo così come mai lo ha fatto con qualsiasi suo altro figlio d’arme. Ogni giorno al fianco del maestro e stato per lui pagato con il proprio sudore, la propria carne, il proprio sangue… »
« Sangue?! » gridò, ora, il giovane mercenario, scattando in piedi con violenza in un impeto d’ira scatenato da quelle parole « Ed il mio sangue… allora? »
Ma prima che al giovane fosse concessa una qualsiasi possibilità d’azione, verso chiunque fra i presenti, la lama della Figlia di Marr’Mahew si era già mossa, saettante simile ad una creatura vivente, dotata di propria autonomia e proprio intelletto, a premere contro il suo collo, la sua gola, esattamente là dove essa andava ad unirsi al resto del capo.
Una richiesta discreta, silenziosa, priva di qualsiasi enfasi, quella così formulata, che si propose però più impositiva di quanto sarebbe stata qualsiasi parola, urlo, imprecazione nei suoi confronti. Un invito al ritorno alla tranquillità, alla serenità così stolidamente e frettolosamente abbandonata, che non avrebbe potuto accettare un rifiuto, prevedere un qualche diniego dove ciò avrebbe rappresentato, per lui, una sicura fine.
giovedì 30 luglio 2009
566
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
Trasparente di un sentimento di sorpresa nel confronto con un evento assolutamente inatteso, come solo ovviamente sarebbe potuto essere quello, quell’esclamazione fu quasi contemporaneamente proposta da Seem e da Geto, vedendo addirittura il secondo levarsi in piedi e quasi far cadere a terra la sedia sulla quale fino a quel momento era rimasto comunque accomodato, per quanto forse non completamente a proprio agio.
La giovane prostituta della casa di Tahisea, che insieme allo stesso Geto aveva accolto la mercenaria ed il suo scudiero nel momento della loro visita al lupanare, quando là si erano spinti alla ricerca di ulteriori informazioni nel merito delle due prostitute uccise insieme a Degan, si stava proponendo ora innanzi a loro, in presumibile conseguenza di un suo qualche coinvolgimento nella questione. Ella, evidentemente, sarebbe dovuta essere considerata quale colpevole della diffusione della falsa notizia a riguardo della taglia, come le parole della stessa donna guerriero avevano da poco preannunciato.
« E’ lei, quindi? » chiese la Figlia di Marr’Mahew, rivolgendosi nella direzione delle due guardie di scorta alla prigioniera.
« Sì, è lei. Lord Bugeor non ha particolari richieste nel merito del suo destino, ritenendosi certo che tu saprai valutare con giudizio impeccabile i termini nei quali sancire la pena a suo discapito. » annuì uno degli interrogati, senza esitazione alcuna a quella richiesta pur implicitamente formulata.
« Duva… colpevole o semplice complice? » domandò ella, ora verso la giovane prostituta « Sono certa di non aver incrociato i miei passi nei tuoi, eppure non hai esitato a richiedere la mia vita, ricorrendo ad un stolto stratagemma. Perché lo hai fatto? Per difendere te stessa o per proteggere qualcuno a te vicino? »
« Dimmelo tu, visto che ti reputi tanto intelligente… » replicò l’altra, quasi sputandole addosso in simile replica, in tale risposta colma di veleno, apparendo non diversa da un animale che, pur posto in trappola, continua a sperare vanamente di salvarsi, non accettando la fine ormai scritta nel proprio destino.
« Mmm… » sorrise Midda, così stimolata, sfidata dalla controparte, inarcando gli angoli delle proprie labbra a esprimere sorniona e femminile malizia, divertimento in quella situazione « Sei stata brava al nostro primo incontro, riuscendo a interpretare alla perfezione il ruolo dell’ignara spettatrice di eventi a te esterni: voglio riconoscerti questo merito, dove difficilmente ti avrei aggiunta alla lista dei miei sospetti… non subito, per lo meno. »
« Pensi forse di riuscire a convincermi a confessare qualcosa attraverso il ricorso all’adulazione?! » ironizzò la fanciulla, scuotendo appena il capo nel guardare ora il proprio giudice, quasi con compassione per un tentativo da lei giudicato così privo di sostanza, di possibilità di successo nei suoi riguardi.
« Assolutamente no. Stavo semplicemente evidenziando un limite, un errore di valutazione nel quale ero ingenuamente ricaduta. » negò la mercenaria, restando tranquillamente seduta là dove era apparsa per tutta la serata, senza dimostrare alcun sentimento di irritazione neppure nel confronto con un sì aperto attacco nei propri riguardi « Oltre a ciò, non posso mancare di rimembrare, ora, l’evidenza di un dettaglio che potrebbe aiutare a definire con chiarezza il ruolo che hai ricoperto negli eventi occorsi, soprattutto rapportandolo alla tua attuale situazione. Mi sto riferendo, ovviamente, alla tua assoluta mancanza di esitazione nello spingere ogni possibile dubbio di colpevolezza nei confronti di Geto… »
« Io non ho… » tentò di obiettare.
« Geto sarebbe potuto risultare ai nostri occhi come il colpevole perfetto, non solo nel confronto con la responsabilità per l’omicidio di Degan, ma anche indossando le vesti, non sue ma tue, di ideatore della trappola congegnata a mio discapito. Del resto era stato proprio egli ad accompagnarci fino alla stanza dove Dhima si era preposto in nostra attesa… ed era, chiaramente, stato ancora lui a richiamare gli uomini ritenuti utili a una mia ipotetica cattura in quello stesso giorno. » la interruppe la donna guerriero, proseguendo nella propria riflessione ad alta voce, in quell’esposizione puramente teorica, forse fine a se stessa o forse no « Senza dimenticare, poi, come sia stata proprio io ad offrirti l’occasione ideale per mentirmi, per scaricare a suo discapito ogni responsabilità. »
« Stai vaneggiando! »
« Cosa immaginavi sarebbe potuto accadere quale conseguenza dell’incontro fra noi due, ieri? Speravi forse che, nella volontà di vendetta, lo avrei ucciso senza pormi eccessivi dubbi, senza incedere nella volontà di chiarezza sulla realtà dei fatti? » continuò, priva di qualsiasi apparente trasporto emotivo in quelle parole, dimostrandosi addirittura distratta nel pronunciarle, forse perché impegnata a spingere le proprie riflessioni ben oltre a tale questione « O, forse, avendo svolto delle indagini attorno al tuo presunto amico, compagno di lavoro, bramavi addirittura l’eventualità che fosse egli ad avere la meglio su di me, per legittima difesa, certo, ma pur sempre uccidendomi e tentando di riscuotere, in conseguenza, la taglia da te comunicatagli? »
« Sono solo illazioni. » tentò nuovamente di protestare la giovane, ora dimostrando l’intenzione di scagliarsi nei suoi confronti, salvo essere, in ciò, prontamente arrestata dall’intervento delle sentinelle ai suoi fianchi « E’ la tua parola contro la mia! »
Per un istante la donna guerriero parve arrestarsi nella pronuncia delle proprie ipotesi e teorie, spostando la propria attenzione su ognuno degli uomini e delle donne lì presenti, in un movimento lento ma costante del proprio sguardo, quasi a voler studiare attraverso lo stesso i loro volti, le loro espressioni, nella speranza, o nella certezza, di poterne sondare così gli animi e ritrovare in esso ogni risposta a troppe domande ancora non formulate, a tutti quei quesiti allora inespressi e pur necessitanti una qualche argomentazione, una chiara definizione per poter raggiungere allo sbroglio di quella non semplice matassa.
« In effetti, ti sbagli. » aggrottò la fronte, nel ritrovare voce e nell’indirizzare i propri occhi color ghiaccio direttamente in quelli della fanciulla, a stabilire un contatto diretto con lei, con la sua mente, con il suo cuore « Non è la mia parola contro la tua… ma la parola di lord Bugeor contro la tua. »
« Bugeor può anche avermi incastrata per il discorso della taglia… ma non può… »
« No, non può di certo confermare il tuo coinvolgimento nell’omicidio. » confermò Midda, interrompendola ancora una volta nel prevederne l’obiezione « Ma, in verità, non c’è bisogno di farlo. Perché non ritengo sia stata tu… »
Impossibile sarebbe stato evitare un improvviso silenzio a quell’annuncio, a quella dichiarazione, dove dopo tante premesse, ragionamenti, riflessioni, tutti i presenti, forse con l’unica eccezione rappresentata dalle guardie, meno informate rispetto agli altri sui fatti occorsi, si erano convinti della volontà nella mercenaria di giungere a formalizzare un’accusa nei confronti della giovane. In quelle parole, altresì, ella stava apertamente negando simile desiderio, rendendo quasi privo di senso il percorso mentale formulato fino a quel momento. E persino la stessa Duva, prigioniera ed inquisita, già riconosciuta quale colpevole di un inganno che, certamente, non l’avrebbe vista trovare facile possibilità di evasione da un’immancabile pena, per quanto improbabilmente capitale, non nascose il proprio stupore: evidentemente anch’ella non aveva potuto evitare di giudicare le proprie sorti quali irrimediabilmente segnate fino a quel colpo di scena, a quella svolta inattesa, non sperata e pur, naturalmente, estremamente gradita.
Ma dove la potenziale colpevole di quell’omicidio, colei attorno a cui tutta l’attenzione era stata tanto vivacemente attratta dalle parole della Figlia di Marr’Mahew, dalla medesima stava ora venendo proposta quale non rea, i presenti in quella stanza a chi avrebbero dovuto rivolgere il proprio interesse? Chi sarebbe stato colui o colei riconosciuto quale nuovo candidato alla vendetta ricercata dalla mercenaria per onorare il nome e la memoria del proprio antico maestro?
E quando, dopo un tempo difficilmente elaborabile, nel turbinio di emozioni contrastanti lì presenti, ella irruppe nuovamente con la propria voce nella quiete così formatasi, poche semplici parole sembrarono voler riconsiderare l’intera questione sotto un profilo completamente diverso e, precedentemente, da lei stessa escluso.
« … non è forse vero, Geto? »
mercoledì 29 luglio 2009
565
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Credo mi stia sfuggendo qualcosa… » commentò Geto, a seguito di un ulteriore, lungo momento di silenzio che coinvolse tutti i presenti, dando in ciò riprova di aver almeno ascoltato le parole della mercenaria per quanto esse non fossero riuscite a concedergli, fino a quel momento, alcun reale risultato sulla questione in argomento « Al di là della discutibile modalità con cui hai voluto esporre i fatti, e delle illazioni sul conto mio e di Arasha, mi è parso tu abbia accennato al fatto che non giudichi alcuno fra noi colpevole di un ipotetico omicidio… o erro? »
« In effetti è così. » annuì la mercenaria, sorridendo con aria sorniona « E con questo intendo riferirmi al fatto che ti stia sfuggendo qualcosa, ovviamente. In effetti, nella mia magnifica storiella che non sembri aver apprezzato, ancora un punto è rimasto in oscurità, un particolare apparentemente trascurabile ma che, al contrario, potrebbe essere capace di rivoluzionare completamente la percezione di tutti gli eventi occorsi… »
« La taglia! » esclamò Seem, riuscendo a ricollegare, solo in quel momento, una parte effettivamente importante nell’indagine a cui anche lui aveva preso parte con il discorso della propria signora.
« Esattamente. » confermò ella, volgendo per un istante lo sguardo verso lo scudiero.
« Intendete forse la taglia che lord Bugeor ha decretato a tuo discapito? La stessa per la quale avrei dovuto già decollarti invece di permetterti di trascinarmi fino a questo assurdo teatrino? » propose allora il tuttofare e mercenario, aggrottando la fronte e affidando sufficiente ambiguità alla propria voce al punto da non permettere di comprendere fin dove si sarebbe potuto considerare serio e dove, altresì, faceto in simile dichiarazione, potenzialmente, e comprensibilmente, avversa alla loro intrattenitrice.
« Non desidero accogliere le tue provocazioni. Soprattutto dove difficilmente avresti potuto giungere a porre in essere una minaccia tanto ridicola una volta privato di entrambe le mani… » negò la donna, rimembrando in quell’affermazione il destino a cui aveva condannato poco tempo prima uno spadaccino propostosi in contrasto al suo cammino proprio nelle vie di Kriarya.
Dimostrando allora sufficiente spirito di autoconservazione tale da evitare un aperto scontro con una combattente della fama della propria interlocutrice, Geto preferì non approfondire ulteriormente l’argomento così superficialmente sfiorato, lasciandola libera di proseguire con le proprie spiegazioni.
« Come stavo per spiegarvi, a complicare, infatti, la missione di Midda, si propose l’annuncio di una taglia che sarebbe stata proposta sulla sua testa, a suo aperto discapito, da un ricco signore, un mecenate a lei avverso che pur non aveva, né avrebbe, mai osato arrivare a qualcosa di simile, dove alcun vantaggio sarebbe per lui conseguito in una sua ipotetica morte… » definì con tranquillità, ancora ricorrendo al tono narrativo adottato fino a quel momento.
« Spronati dall’annuncio di una taglia, in ben due occasioni, potenziali luoghi d’inchiesta, presumibilmente fondamentali per poter raggiungere una qualche verità nel merito degli eventi attorno alla morte di Degan, molti uomini e donne si spinsero pertanto a dichiarar battaglia alla nostra eroina, bramandone la fine nel solo desiderio di poter, in tal modo, riscuotere la ricompensa promessa. » proseguì, nel ricostruire ancora una volta eventi da lei realmente vissuti in quegli ultimi due giorni « Purtroppo per tutti gli sprovveduti che osarono sfidarla, però, la splendida non solo sopravvisse ad ogni agguato ma, ancor peggio, giunse fin… »
Un forte bussare, alla porta d’ingresso dell’edificio, interruppe improvvisamente quell’affermazione, attraendo l’attenzione della donna guerriero verso quell’uscio e lasciando aprire sul suo volto un ampio sorriso, trasparente di chiaro compiacimento per quell’atteso colpo di scena, evidentemente l’evento a cui già aveva avuto modo di accennare e che, fino a quel momento, si era lasciato attendere.
« Perfetto tempismo. » esclamò, battendo un paio di volte le mani, ad evidenziare il sentimento di approvazione espresso in tale affermazione « Arasha… non mi permetterei mai di accogliere estranei in casa tua, in tua vece. Credi sia disturbo eccessivo, per te, voler concedere l’ingresso a questi nuovi ospiti? Per quanto possa valere, ti offro la mia parola che non ne conseguirai alcun danno… anzi. »
Per un momento incerta sulla reazione da offrire a tale richiesta, evidentemente non essendo stata informata di quell’arrivo come, altresì, doveva esserlo stata preventivamente nel merito della partecipazione di Geto alla serata, la padrona di casa si alzò dalla posizione prima occupata con aria titubante, per andare ad assolvere al proprio compito, a tale incarico, più come riflesso condizionato all’insistenza delle ritmiche percussioni contro la porta esterna che per una reale convinzione a tal proposito.
Impossibilitati a poter seguire con lo sguardo la fanciulla nel proprio percorso lungo il corridoio, in conseguenza della particolare conformazione della planimetria dell’edificio, i due astanti maschi a quel convivio si osservarono con istintivo senso di cameratismo l’un l’altro, estemporaneamente dimentichi delle reciproche diffidenze, nel cercare vanamente di comprendere cosa avrebbero potuto attendersi per il proseguo di quella serata.
« Perché qualcuno avrebbe dovuto prendersi la briga di porre in circolazione una falsa voce nel merito di una taglia sulla mia testa, coinvolgendo in particolare lord Bugeor fra i pur numerosi signori della capitale? » domandò loro la Figlia di Marr’Mahew, con chiara volontà retorica, nell’abbandonare ora l’impostazione narrativa, nel trasferire la questione da una fantomatica protagonista di nome Midda a se stessa « Perché qualcuno avrebbe dovuto scatenare un tale putiferio le cui menzogne fondanti, in un modo o nell’altro, sarebbero state, infine, rivelate? »
« Riflettendo su tali domande è stato inevitabile giungere alla conclusione che simile azione sarebbe potuta essere portata avanti solo quale reazione disperata di fronte ad un evento inatteso, tentativo speranzosamente utile a liberarsi della sottoscritta, evidentemente ritenuta scomoda, soprattutto nell’eventualità, praticamente retorica, in cui avessi deciso di iniziare a fare troppe domande in giro. » spiegò, nel condividere con gli unici due ascoltatori rimasti le proprie deduzioni, i propri ragionamenti.
« Chiunque avesse avuto pieno controllo delle proprie capacità intellettuali, del resto, non sarebbe ricorso ad un tentativo tanto stolido, dove nel migliore dei casi, sì, io sarei potuta esser uccisa, ma inevitabilmente poi l’abuso di un nome tanto importante non avrebbe mancato di esigere allo stesso congiurante il prezzo di una giusta punizione. » denotò, sorridendo quasi ironica ora « Un colpevole, quindi, o comunque qualcuno tanto vicino allo stesso da volerlo proteggere, nascondere ad ogni costo… al punto da rischiare in prima persona per tale scopo, nella volontà di evitare, chiaramente, una fine assolutamente peggiore di qualsiasi altro potenziale castigo. »
« Chi?! » domandò Seem, non riuscendo a trattenere ulteriormente la curiosità, trattenendosi a stento dall’alzarsi in piedi per andare a ricercare nel corridoio l’identità dell’inatteso o degli inattesi ospiti, ancora non offertisi al loro sguardo, per ottenere risposta ai propri dubbi.
« Sinceramente… non ne ho idea. » ammise ella, con assoluta trasparenza, scuotendo appena il capo « Avrei potuto svolgere personalmente delle indagini a tal riguardo, ma sarebbero state lunghe e, sostanzialmente, superflue, dove qualcun altro avrebbe potuto svolgerle o, per meglio dire, richiedere che fossero svolte al mio posto, con maggiore efficienza. »
E, quasi il fato avesse voluto coordinare perfettamente l’arrivo dei nuovi attori sulla scena presente con le parole appena pronunciate dalla mercenaria, Arasha fece ritorno all’ingresso della sala da pranzo proprio in quel momento, precedendo di poco tre figure, due fra esse maschili, guardie di evidente scorta alla terza posta fra loro e controllata a vista da entrambe, onde prevenirne ogni possibilità di fuga.
Ovviamente fu proprio l’identità di quella terza presenza, femminile, ad attrarre l’attenzione dei tre presenti all’interno della stanza, coloro che avrebbero avuto ragione di riconoscerla e che, in effetti, non mancarono di farlo, per quanto forse non si sarebbero potuti dire abituati a vederla tanto rivestita come si concesse alla loro attenzione in quel momento.
« Duva! »
martedì 28 luglio 2009
564
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Che gli dei possano offrire il dono della loro benedizione su questo convivio e sui suoi partecipanti… » augurò, in tono quasi rituale, la Figlia di Marr’Mahew, nel momento in cui il gruppo ebbe modo di accomodarsi attorno alla tavola, già imbandita e pronta ad accoglierli tutti.
Purtroppo, però, al di là della positività espressa in tali termini, difficilmente nel passato di Seem, Arasha o, tanto meno, Geto la parola “imbarazzo” aveva avuto modo di trovare una manifestazione più completa, più coinvolgente di quella che ebbe occasione di assumere nel corso di quella stessa cena, alla quale ovviamente alcuno fra loro avrebbe preso parte se non fosse stato in conseguenza della costrizione imposta dalla volontà della quarta figura seduta a quello stesso desco, unica mente ideatrice di quell’assurdo appuntamento. Incapaci nel ritenere quell’occasione quale una tranquilla cena fra amici, dove tale termine sarebbe stato totalmente inadatto a definire il rapporto esistente fra ognuno di loro, essi si mantennero perennemente in assoluto silenzio, lasciando solo al loro improvvisato secondino il compito di intrattenerli, con chiacchiere più o meno vane, con discorsi effimeri che cercarono in molteplici occasioni di coinvolgerli senza però riuscire mai a riportare successo. E anche dove le pietanze preparate per l’occasione dalla padrona di casa si proposero pur quali assolutamente apprezzabili, probabilmente cucinate in un tempo antecedente, anche di poco, al repentino cambio d’umore del quale ella era stata inevitabilmente oggetto, purtroppo nel sentimento comune alla maggior parte dei presenti la bontà di tale proposta non riuscì ad ottenere il giusto tributo, il corretto omaggio, non al di fuori di quello immancabilmente concesso della donna guerriero, la quale si impegnò sinceramente al fine di non far mancare alle stesse i doverosi complimenti.
Una sola domanda, probabilmente, si sarebbe potuta considerare in quel momento quale fattore comune nelle menti dei tre giovani lì presenti, ad attrarre la loro più completa attenzione, a focalizzare ogni loro interesse oltre ad ogni possibile chiacchiera loro offerta dalla mercenaria, questione ovviamente riconducibile al naturale ed umano desiderio di comprensione sul perché della loro richiesta presenza entro quelle mura, la conclusione a cui la donna avrebbe voluto sicuramente andare a parare con simile strategia. La risposta a simile dubbio, però, non venne loro proposta se non alla conclusione del pasto, quando la mercenaria, pur senza mutare il tono faceto precedentemente adottato, cambiò improvvisamente le tematiche affrontate fino a quel momento.
« Mmm… in genere non apprezzo i ritardi, ma questa volta farò un’eccezione alla regola. » commentò inaspettatamente, dopo aver svuotato l’ennesimo boccale di acqua fresca, dimostrando in tale affermazione, per la prima volta nel corso di quella serata, attenzione allo scorrere del tempo, quasi un evento da lei atteso non si fosse ancora proposto, ovviamente incontrando in ciò il suo disappunto « Pur comprendendo come la mia voce possa avervi tediato a ormai sufficienza, vorrei invitarvi a riconoscermi ancora per poco la vostra attenzione, dove sorge infine l’esigenza di rendervi partecipi di una storiella molto interessante… »
« Questo racconto ebbe inizio una mattina come altre, in una città come altre… facciamo conto che fosse Kriarya stessa, per semplicità di comprensione. » proseguì, senza attendere alcuna risposta da parte dei presenti, dove ora neppure richiesta, non ritenuta necessaria « Una donna, estremamente ricca di grazia e di fascino, che chiamerò Midda se vorrete concedermelo, stava riposando tranquilla nel proprio candido lettino quando un ragazzo… mmm… Seem?... giunse a lei per annunciare, con qualche settimana di ritardo in verità, l’uccisione di un antico amico della stessa, un uomo che indicherò come Degan. Un nome a caso, ovviamente. »
« La nostra protagonista, naturalmente, non avrebbe potuto evitare di porsi immediatamente all’opera, nella volontà di comprendere chi avesse potuto compiere un tale tremendo operato e, soprattutto, per quali ragioni avesse poi voluto far apparire il tutto quale un suicido. » sorrise, continuando con la narrazione che, inevitabilmente, aveva iniziato ad attrarre l’attenzione dei presenti « Nel condurre serenamente le proprie indagini, Midda venne così indirizzata, anche fin troppo facilmente in verità, presso la dimora di un altro giovane, un mercenario che lasceremo impersonare a Geto, quale possibile persona informata sui fatti. »
« Geto avrebbe potuto apparire quale un colpevole perfetto: guerriero presumibilmente esperto, se pur celato dietro le mentite spoglie di un tuttofare all’interno di un lupanare, egli avrebbe potuto ordire alla perfezione una trama volta all’uccisione di Degan, approfittando per cogliendolo di sorpresa nell’apparire quale scorta per due prostitute condotte alla sua dimora quella stessa sera… »
« A peggiorare la situazione così ipotizzata attorno al presunto assassino, poi, si propose all’attenzione di Midda un dialogo estremamente sospetto, ambiguo nella propria forma e nei propri contenuti, che Seem ebbe modo di ascoltare, avete come interlocutori proprio lo stesso Geto e una nuova attrice… Arasha credo che ora tocchi a te. » ammiccò la mercenaria, quasi divertita.
Inevitabile, a quelle parole, fu uno sguardo colmo di risentimento da parte della giovane verso colui che fino a poche ore prima aveva probabilmente considerato quale proprio compagno, ignara del tradimento ordito a proprie spese dal medesimo.
E lo scudiero, chinando lo sguardo, non ebbe modo di difendersi da tali accuse, da simili affermazioni, assolutamente veritiere nei propri contenuti e pur avvertite non di meno quale un’infedeltà a proprio discapito, per bocca della propria stessa signora a cui egli tanta fiducia aveva voluto altresì riconoscere fino a quel momento.
« Ora ditemi… » invitò Midda, rivolgendosi a tutti ed a nessuno in quel momento « A quali conclusioni sarebbe potuta giungere l’affascinante e carismatica protagonista di questa storia nel merito dell’assassinio occorso? »
Nessuno, ovviamente, volle aprir bocca, limitandosi ad attendere di ascoltare un retorico proseguo da parte dell’intrattenitrice di quella serata, evidentemente nella volontà di formalizzare delle accuse prima mantenute semplicemente implicite.
« Due teorie, invero, sarebbero potute derivare da tale stato. » continuò tranquillamente, non attendendosi del resto una reazione diversa da quella ricevuta « La prima, più semplice, quasi elementare, sarebbe potuta essere quella di un complotto ordito da Geto ed Arasha ai danni di Degan, un complotto nel quale i due avrebbero potuto riservarsi tanto occasione quanto movente per agire in contrasto alla vittima. »
« La seconda, meno ovvia e pur sospetta, sarebbe potuta essere quella della colpevolezza dello stesso Seem, unico autore del delitto occorso e pur desideroso di distogliere le indagini dalla propria persona, arrivando al punto da incentivare il corso delle medesime anche dove, forse, esse non sarebbero mai state tali, non in un lasso di tempo tanto breve, per crearsi un alibi apparentemente solido nella propria stessa volontà di chiarezza… »
Tre presenti attorno a quella tavola, tutti e tre citati nella storia appena proposta dalla Figlia di Marr’Mahew e tutti e tre inevitabilmente coinvolti in essa, con chiare ipotesi delineate a loro discapito. Qualcosa, però, nella modulazione vocale adottata fino a quel momento dalla mercenaria, sembrava sottintendere come la questione non si sarebbe ancora potuta considerare conclusa tanto banalmente.
E, in effetti, anche solo nell’enunciazione delle proprie due teorie, la medesima donna guerriero non si era impegnata eccessivamente per far chiarezza nel merito di ogni sfumatura, pur accennata, quali, di fondamentale importanza, le ragioni alla base di quel delitto, di quella tragica azione omicida.
« Due possibilità affascinanti, potenzialmente solide nei propri presupposti. » riprese, dopo un istante di pausa, quasi a voler riordinare le idee o, al contrario, a voler permettere ai propri spettatori di riordinare le proprie « Addirittura, dove mi sento sufficientemente sicura che Seem non sarebbe potuto essere coinvolto nella questione, sono altrettanto confidente che Geto, se solo avesse potuto, non avrebbe mancato di agire in contrasto a Degan. Forse non arrivando ad ucciderlo, una volta a confronto con il medesimo, ma certamente partendo con simile volontà… »
lunedì 27 luglio 2009
563
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Oh… sei tu. »
Poche, pochissime parole, pronunciate da Arasha con un tono tale da non poter essere equivocato, neppure nel dubbio che ancora colmava l’animo di Seem a suo riguardo. Sul viso della giovane, dove ancora quella mattina, quando l’aveva salutata, era scritto sincero affetto, sentimento trasparente e vivo nei suoi riguardi, ora egli poté ritrovare solo apatia e stanchezza, emozioni che erano state solite accompagnarla, nella quotidianità di quello che era stato loro rapporto fino ad allora, solo nel momento in cui ella non desiderava lasciar sfogare la propria ira, per quanto essa ribollisse nel suo animo.
La sua compagna, o ex-compagna a seconda di quanto che sarebbe emerso nel corso della serata, era arrabbiata, evidentemente, inevitabilmente, e dove egli, in quel momento, non avrebbe potuto avere la benché minima idea nel merito di tale disappunto, era inconsciamente certo di esserne coinvolto, probabilmente addirittura la causa.
« Arasha? » cercò di richiamarne l’attenzione, nel mentre in cui ella si era già voltata e gli aveva lasciato libertà di movimento, non volendo chiaramente dimostrare il minimo interesse nei confronti delle sue mosse.
Ma la giovane non gli offrì alcuna replica e, mantenendo assoluto silenzio, continuò ad allontanarsi da lui, scomparendo poi dietro ad un angolo non lontano dall’ingresso, probabilmente diretta al solito soggiorno dove anche in quel mattino si erano ritrovati, insieme alla Figlia di Marr’Mahew.
« Arasha! » insistette egli, chiudendo la soglia alle proprie spalle e poi avanzando, preoccupato per quella reazione, completamente dimentico di ogni incognita prima associata alla stessa, quasi quella fosse una sera come altre nel loro passato « Si può sapere cosa ho fatto questa volta? » domandò, inseguendola fino al soggiorno, dove la ritrovò seduta, con apparente freddo distacco, su una sedia, con le mani unite in grembo e lo sguardo rivolto verso l’esterno, attraverso l’unica finestra lì presente.
« Midda Bontor dovrebbe arrivare a breve. » si limitò a comunicare la fanciulla, non concedendogli la minima attenzione « Accomodati dove preferisci. »
La scelta della sedia si concesse all’attenzione dello scudiero decisamente significativa, esplicita più di molte altre parole nel merito dello sdegno che Arasha desiderava dimostrargli. Cercando di riflettere nel merito di tale messaggio, di simile situazione assurda nel confronto con tutto quanto era accaduto fino a quel momento, dove sarebbe dovuto essere lui, eventualmente, a provare collera verso l’altra, per il presunto tradimento, e non il contrario, egli decise di provare, allora, a ricollegare proprio il discorso dell’accomodamento con l’irritazione ora presente in lei.
« Sei arrabbiata con me perché questa mattina non mi sono voluto sedere? » chiese, scuotendo il capo nella volontà di comprendere per quanto ciò non sarebbe probabilmente stato semplice « Ti chiedo scusa ma… »
« Per Tarth, risparmiami le tue scuse. » lo interruppe, levando entrambe le mani come a volersi difendere da quel tentativo di riappacificazione « Sei pietoso. E, poi, non sarebbe corretto da parte mia offriti rimprovero per la tua incertezza a tal riguardo: la colpa è stata mia, dove non ti ho chiesto se avresti preferito andare a sederti fuori dalla finestra, in mezzo al letame. »
« Ma… cosa?! »
Purtroppo a differenza di altre occasioni di incomprensione fra loro, di inevitabile litigio fra due caratteri oggettivamente molto diversi quali i loro erano, questa volta ella non aveva protratto il solito giuoco di acquietamento per lunghe ore, ma aveva preferito dimostrare immediatamente il proprio pezzo forte, il proprio carico, sorprendendo, spiazzando completamente con esso il proprio interlocutore.
Fortunatamente, però, a salvarlo in estremo fu il fato, rappresentato in quel mentre da un deciso bussare alla porta d’ingresso, che richiamò la loro attenzione verso la stessa.
« Vai ad aprire… è la tua signora, di certo. » ordinò la fanciulla, storcendo le labbra con stizza ora evidente nei suoi riguardi, non più celata nell’indifferenza di pocanzi.
Naturalmente confuso, Seem non poté fare altro che eseguire l’ordine ricevuto, nel dirigersi verso la soglia appena richiusa per accogliere la nuova giunta. O, meglio, i nuovi giunti, dove anche la donna guerriero volle chiaramente cogliere il proprio scudiero in contropiede, ponendolo innanzi al volto, inatteso ed inattendibile, del giovane mercenario presentatosi come Geto.
« Sei ancora intero? » sorrise sorniona la mercenaria, osservando divertita l’espressione dipinta sul volto del proprio compagno di ventura « O Degan ha fatto veramente un ottimo lavoro, oppure Arasha non ha ancora deciso in che modo fartela pagare… » aggiunse subito dopo, nel voler sottolineare come il dubbio espresso nel merito del suo stato in salute non sarebbe dovuto essere attribuito alla missione assegnatagli nel pomeriggio quanto, piuttosto, al suo ritorno entro quelle mura.
« Mia signora… tu?! » esclamò egli, nel collegare, ora senza più incertezze di sorta, il comportamento della fanciulla ad un qualche diretto intervento da parte della donna, per quanto a lui completamente ignoto « Quando? Come… perché?! »
« Tutto a tempo debito… » scosse il capo lei, invitando con un cenno della mano Geto ad avanzare oltre l’ingresso « Dopo di te, mio caro. »
Troppo distratto dai propri pensieri per riservarsi tale opportunità, lo scudiero non si soffermò neppure per un istante a prendere in esame quanto il nuovo attore in quella scena stesse cercando di manifestare con il proprio volto. Ma anche se ciò fosse così stato, egli non avrebbe ottenuto maggiore evidenza nel merito di quanto stava accadendo: il mercenario, possibile assassino del maestro d’armi tranitha, infatti, si stava concedendo particolarmente diviso fra discreto fastidio, possibile curiosità, sicuro nervosismo e accennato astio, rendendo parallelamente difficile, improbabile, comprendere le ragioni a giustificazione della sua presenza fra loro in quel momento, sebbene apparentemente non prigioniero della mercenaria e pur, trasparentemente, tutt’altro che entusiasta di essere accanto a lei.
« Mia sign… » tentò di obiettare Seem, pur facendosi istintivamente da parte per offrire loro possibilità di passaggio.
« Ti prego, per l’ennesima volta: non costringermi a ripetere ogni frase che pronuncio. » sbuffò ella, inarcando il sopracciglio destro nel donargli l’azzurro coloro ghiaccio dei propri occhi « Ho già detto che tutto sarà spiegato a tempo debito. E, come dovresti anche ricordare, che ogni situazione sarà chiarita prima della mezzanotte. Ora, per bontà divina, limitiamoci ad onorare la tavola della nostra cortese ospite, come farebbero quattro buoni amici in una quieta serata in compagnia… »
Impegnarsi a comprendere autonomamente qualcosa di quanto stava accadendo sarebbe stato probabilmente lodevole e, in caso di successo, gratificante da parte dello scudiero, ma nell’essere onesto con se stesso egli preferì non offrire il pur minimo tentativo in quel senso. Disorientato oltre misura per l’assurda sequenza di eventi dei quali si era ritrovato ad essere involontario spettatore e i quali sembravano essersi messi d’accordo per proporsi collettivamente alla sua attenzione con la stessa irruenza di una carica di animali selvatici; scagliato senza alcun controllo alle strofe finali di una ballata della quale comprendeva di aver altresì perduto oltre metà contenuto, egli era, infatti e purtroppo, conscio di come qualsiasi suo tentativo di districare quell’enigmatico groviglio avrebbe solo rischiato di complicare ulteriormente una situazione già tutt’altro che banale. E, del resto, posto a tacere in conseguenza delle ultime parole della propria signora, a Seem non venne riservata alternativa all’infuori di accettare la sua volontà così espressa, rinnovando verso di lei, nella propria fiducia, il proprio tacito giuramento di fedeltà già più volte riconosciutole.
domenica 26 luglio 2009
562
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
Quando quella stessa sera Seem si ritrovò a condurre finalmente i propri passi in direzione dell’abitazione di Arasha, per non tardare all’appuntamento stabilito, ancora impossibile sarebbe stato per lui riuscire a non provare stupore per quanto occorso in quelle ultime ore, per essere riuscito a compiere l’incarico affidatogli dalla sua signora e, soprattutto, per essere sopravvissuto al medesimo.
Nel voler prendere in esame la questione sotto un punto di vista estremamente generico, privo di particolari riferimenti, il suo ultimo compito sarebbe potuto essere considerato quale assolutamente banale, privo di complicazioni o rischi, proponendosi effettivamente al pari di quello di un semplice corriere, nell’unico sforzo rappresentato dal dover recapitare un messaggio da un mittente ad un destinatario noto. Nel prestare, però, attenzione ai nomi dei personaggi coinvolti con tale missiva, la banalità supposta per tale mansione sarebbe inevitabilmente venuta meno: da un lato, in qualità di mittente, era stata ovviamente la sua stessa signora, mentre dall’altro, nel ruolo di destinatario, era risultato essere lord Bugeor in persona.
Avendo avuto la Figlia di Marr’Mahew, purtroppo, necessità di comunicare con il mecenate e, al contempo, dovendo assolvere ad alcune ricerche necessarie alla risoluzione dell’inchiesta, per concludere le quali tutta la buona volontà del giovane non sarebbe valsa purtroppo a nulla, la scelta della donna guerriero nei suoi confronti era stata praticamente obbligata. Per questo, all’ora di pranzo la mercenaria ed il suo scudiero avevano fatto ritorno alla locanda di Be’Sihl, dove, dopo non aver mancato di consumare un abbondante pasto, ella aveva potuto redigere il testo della lettera, nella tranquillità delle proprie camere.
E nell’assoluta ignoranza nei confronti del contenuto di quella lettera, nel merito del quale non aveva ritenuto corretto interrogare la propria signora e che, comunque, non avrebbe potuto comprendere neppure nell’ipotesi in cui avesse violato la sua fiducia insieme al sigillo che chiudeva il rotolo consegnatogli, nella sua incapacità a leggere e, tanto meno, a scrivere, il giovane si era infine ritrovato diretto verso la stessa torre affrontata nel pomeriggio precedente dalla medesima mercenaria, certo dei termini del proprio mandato e pur consapevole di come tutt’altro che semplice sarebbe stato esaudirli. Se anche una celebrità dello stampo di Midda Bontor avrebbe potuto infatti presentarsi al cospetto di uno dei signori della città del peccato anche in assenza di inviti o, semplicemente, preavvisi, venendo accolta nell’ovvio rispetto di una serie di parametri di sicurezza, una completa nullità quale egli indubbiamente era avrebbe corso già un serio rischio solo a pronunciare il nome del signore in questione, innanzi alle guardie all’ingresso del suo edificio.
Così, per la prima volta dalla morte del suo maestro, Seem si era, in quel pomeriggio, ritrovato a dover dar riprova del proprio valore, della propria forza, della propria combattività, dove in ogni occasione precedente, in ogni altra opportunità di esprimersi a tal riguardo, il fato o il suo stesso cavaliere erano puntualmente intervenuti ad evitargli tale onore, a negargli l’esigenza di una concreta azione. Giunto ai piedi della torre poligonale del mecenate, all’esterno della piccola ma efficace cinta muraria posta attorno alla medesima, a creare un doppio livello di ingresso, con due porte fra loro contrapposte, per accedere all’edificio, egli aveva, purtroppo ma forse inevitabilmente, dovuto ingaggiare uno scontro con le sentinelle preposte a quel ruolo di difesa, dove esse non gli avrebbero altrimenti riconosciuto alcun diritto nei confronti del loro signore, facendosi serenamente beffe di ogni suo presunto ruolo d’ambasciatore per la pur nota Midda Bontor, legittimamente, in fondo, dato che chiunque avrebbe potuto altrimenti farsi scudo di un simile nome se esso avesse aperto facilmente ogni via anche al volto più sconosciuto fra tutti.
Lo scontro, avvenuto nell’ovvia e naturale indifferenza della città attorno a loro, aveva visto pertanto forze impari schierarsi in quel campo di battaglia, proponendo, su un fronte, la figura assolutamente disarmata dello scudiero e, sull’altro, quello di una coppia di guardie, non eccessivamente più anziane rispetto a lui ma decisamente bardate sia da armi d’offesa, quali spade ed alabarde, sia da barriere di protezione, quali cotte di maglia ed elmi metallici. Spinto, in tal situazione, salla necessità di garantire la propria stessa sopravvivenza ancora prima che il compimento della propria missione, l’ultimo allievo di Degan aveva offerto riprova di esser stato realmente discepolo di tanto importante maestro d’arme, riuscendo non solo a schivare ogni attacco a lui rivolto ma, anche, a disarmare, prima, uno dei due avversari e ad immobilizzare, successivamente, l’altro. Simile posizione di vantaggio, conquistata con bravura tale da sorprendere non solo le due sentinelle ma anche lo stesso scudiero, naturalmente, non sarebbe potuta perdurare a lungo, dove immediatamente dei rinforzi subentrarono a protezione di quell’ingresso.
Sua intenzione, però, non era stata in quel momento quella di dichiarare guerra all’intera torre, quanto piuttosto di riservarsi il diritto di poter essere ammesso alla stessa. Così, nel voler offrire trasparenza della propria buona volontà, e nel seguire alla perfezione i consigli che la sua signora gli aveva donato a tal riguardo ampiamente prevedendo quanto poi effettivamente accaduto, egli si era arreso, gettando le armi conquistate a terra e ribadendo, semplicemente, la propria volontà, la propria necessità.
L’attesa, da quel momento, era stata lunga, ma alla fine la ricompensa non era mancata, nel suo esser ammesso allo sperato cospetto di lord Bugeor.
« Non mi era giunta alcuna voce nel merito che Midda Bontor avesse accolto uno scudiero al proprio fianco… » aveva esordito il signore, non concedendo verso l’ospite apparentemente alcuna attenzione, per quanto indubbiamente il suo sguardo dovesse aver già ampiamente preso in esame la fisionomia di quel giovane sconosciuto « … ed anche ella stessa, ieri, non mi ha offerto alcuna informazione a tal riguardo, quando l’ho accolta in questa stessa stanza. »
« Mi risulta, al contrario, che la mia signora abbia fatto il mio nome al tuo cospetto, lord Bugeor. » rispose Seem, cercando di apparire fermo nella voce e nel considerare il proprio interlocutore quale un semplice uomo e nulla di più « E che la stanza non fosse questa. » aggiunse, nel non riconoscere alcuno dei mobili lì presenti quali descritti dalla mercenaria in riferimento all’ambiente in cui era stata accolta.
« Ha forse ella previsto quanto effettivamente ho poi detto? » domandò l’uomo, offrendo un sorriso divertito innanzi a quelle risposte.
« La mia signora ha ipotizzato almeno dieci diversi scenari attraverso i quali avresti potuto voler cercare riprova nel merito della mia identità. » annuì lo scudiero, trovando forza psicologica nella reazione del proprio interlocutore e nella certezza delle informazioni fornitegli insieme a quell’incarico « Le tue affermazioni ricadevano, in particolare, nella prima e nella quarta formulazione. »
« Affascinante… » commentò lord Bugeor, non potendo negare un sincero apprezzamento nei confronti di quella donna, al contempo cruccio e delizia per lui.
Il dialogo, fra i due, non era proseguito a lungo una volta accertata la reale identità del giovane, dove troppo impegnato in numerose questioni il mecenate non avrebbe potuto fornire a quel corriere più attenzione di quanto già non gliene avesse già riconosciuta. Dal canto suo, Seem non avrebbe avuto ragioni per permanere all’interno di quell’edificio un solo istante in più dopo il termine del proprio incarico e, per questo, fu più che lieto di poterne fuoriuscire, non senza essere costretto a ripercorrere in discesa la lunga sequenza di controlli che già avevano intervallato la sua risalita lungo quella torre.
Terminato con successo il proprio incarico, ed orgoglioso per questo e per il tributo che con il proprio successo aveva saputo rendere non solo alla propria signora ma anche al ricordo del proprio defunto maestro, nell’applicazione corretta dei suoi insegnamenti, nell’impiego delle sue tecniche, lo scudiero poté giungere per tempo alla meta prefissata per quella serata, non avendo alcun desiderio di ritardare e, in questo, rischiare di perdere il pur minimo sviluppo attorno alla questione. Dove, infatti, Midda Bontor aveva dichiarato la sua intenzione di giungere alla risoluzione di quell’inchiesta entro il termine di quella giornata, entro la mezzanotte, pura ed irrefrenabile impazienza non avrebbero potuto evitare di agitare la sua mente, il suo cuore, il suo animo ed anche il suo corpo in quel momento, nella frenesia di poter, tanto inaspettatamente nell’effettiva rapidità concessa dalla donna guerriero nella scoperta sull’identità del colpevole, chiunque egli o ella si sarebbe potuto rivelare essere.
sabato 25 luglio 2009
561
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Domando scusa per una curiosità che, probabilmente, non mi dovrebbe competere e per l’insistenza che così dimostrerò su un argomento del quale, a quanto state dicendo, preferireste non tornare a parlare… ma mi avete sinceramente incuriosita nel merito della questione. » intervenne Midda, lasciando implicita la propria reale richiesta, la domanda di un ulteriore approfondimento nel merito delle ragioni del rifiuto della giovane, dove inequivocabile in quel particolare contesto, a seguito di quel loro breve confronto.
« Nulla di particolare, credimi. » la rassicurò la ragazza, scuotendo appena il capo « Come già accennavo, inizio a credere che non vi sia più posto per me entro queste mura e che cercare di insistere ulteriormente in tal senso potrebbe portare solo a spiacevoli complicazioni. »
« E’ una questione di orgoglio… » suggerì Seem, storcendo le labbra.
« Sì, lo è, e non mi pare che vi sia nulla di sbagliato nel non voler essere in debito con qualcuno. » definì ella, rivolgendosi nella direzione del proprio compagno « Non ho nulla in contrario verso Be’Sihl o la sua locanda, ma non desidero correre il rischio di essere lì assunta solo per compassione. Inoltre sarei una pessima cameriera… lo so già… quindi il discorso si ritrova ad essere fine a se stesso. »
Soddisfatta dell’argomentazione proposta dalla loro anfitrione, da quella decisa volontà di indipendenza psicologica ancor più che fisica da parte sua, la Figlia di Marr’Mahew non volle occupare ulteriormente ed ingiustamente il tempo della medesima, ringraziandola ampiamente per la disponibilità loro riconosciuta. Prima di poter uscire dalle mura di quella casa, però, non poté rifiutare di accogliere un invito a cena, indirizzato a sé e al proprio scudiero, formulato dalla stessa Arasha, apparentemente mossa in ciò da una sincera volontà di ampliare la loro reciproca conoscenza: per quanto la mercenaria non si sarebbe potuta considerare prossima ad un certo genere di occasioni, preferendo consumare i propri pasti in contesti decisamente più pubblici, ella volle dar retta ad un moto istintivo, ad un’irrazionale sensazione in tal senso, accettando e confidando che il destino avrebbe voluto, in simile occasione, concederle qualche inattesa rivelazione.
Dal momento dei loro saluti alla giovane serva trascorse quasi un quarto d’ora prima che il compagno di ventura della mercenaria per quell’inchiesta tornasse a proporre la propria voce, bramoso di riuscire a comprendere cosa la propria signora potesse aver dedotto da quell’ultima conversazione, dal lungo intrattenimento entro quell’abitazione.
« Mia signora? » la richiamò con tono discreto, nel cuore della folla in cui erano ormai tornati ad immergersi « Quali sono le tue intenzioni, ora? Entro quali vie desideri condurre i tuoi passi? »
« Desideri forse essere informato nel merito delle mie considerazioni sul corso dell’indagine? » chiese, offrendogli un sorriso quasi divertito « Forse anche al fine di comprendere se dover odiare o poter amare quella ragazza? »
« Mia signora! » esclamò allora, indispettito dalla malizia da lei tanto superficialmente espressa in quel modo, con quelle parole, pur comunque vere e oggettivamente descrittive nel merito del suo personale stato d’animo.
« Se non fosse accaduto questo maledetto assassinio, non potrei fare altro che augurare a te ed a lei un futuro felice, meglio ancora se lontani da questa provincia, o da questo intero regno, e se circondati da tanti bambini… » ridacchiò, non sottraendosi al gioco nei suoi riguardi, paradossalmente incitata in ciò dalla stessa reazione avversa concessale « Purtroppo, però, dove entrambi potreste essere coinvolti, entrambi potreste essere colpevoli in questa tragedia, l’unico auspicio che posso riservarmi è quello che la soluzione del caso non veda il vostro futuro venir posto in dubbio, dover essere concluso prematuramente. »
Seem tacque a quelle parole, dove in esse stava venendogli ricordato come anche lui, in verità, non sarebbe potuto, almeno agli occhi del proprio cavaliere, essere ancora considerato innocente, ancor privo di un solido movente e pur in possesso di una chiara occasione per condurre a termine una follia omicida quale quella che aveva animato quell’infausta notte invernale.
« Spero che non ti fossi scordato di ricadere ancora all’interno della schiera degli indiziati. » commentò la donna guerriero, ora tornando a dimostrare la propria classica freddezza, il proprio normale distacco « Fino a quando non avrò fra le mani il, la o i colpevoli di quanto accaduto, ogni possibile strada dovrà essere vagliata. E dove fossi stato proprio tu l’artefice della morte del tuo stesso maestro, ogni testimonianza da te fornita, quale anche quella di ieri nel merito di un presunto complotto fra Geto e Arasha, dovrà essere accolta con doverose precauzioni. »
« Se non puoi riporre in me alcuna fiducia, perché mi permetti di accompagnarti? E perché mi riservi anche incarichi in completa solitudine? » domandò lo scudiero, in parte ferito dalle parole appena ascoltate, per quanto purtroppo consapevole della loro correttezza, almeno dal punto di vista della mercenaria.
« Impossibile a dirsi. » tornò a sorridere lei, alzando ed abbassando le spalle in un gesto di minimizzazione nei confronti della questione « Forse, preferisco partire dal presupposto che tu sia innocente, per non essere costretta a privarmi di un collaboratore utile e proseguire effettivamente da sola ogni indagine. O, forse, sto considerando seriamente la tua colpevolezza, e in questo trovo molto meglio mantenerti vicino a me in attesa di un tuo passo falso, di un tuo errore, tale da porti con le spalle al muro e negarti ogni possibilità di scampo. »
Se qualcuno fra i pur numerosi presenti in quel momento, attorno a loro, avesse offerto la minima attenzione a quelle parole, non avrebbe avuto alcuna speranza di comprendere entro quali limiti la donna si stesse concedendo sincera ed entro quali, al contrario stesse mentendo.
All’attenzione del suo scudiero, però, entrambe quelle ipotesi, così come molte altre evidentemente non espresse, si concessero sufficientemente esplicite e valide: del resto colei con cui stava avendo a che fare non si sarebbe mai potuta considerare una stupida e, in ciò, dare per scontato che ella avesse già abbracciato una singola opzione, una sola verità, per quanto assolutamente indiziaria, sarebbe stato estremamente ingenuo.
Quanto, però, né lui né qualsiasi altro ipotetico spettatore, sufficientemente illuminato nel riguardo degli eventi di quegli ultimi due giorni, si sarebbe potuto attendere a quel punto, sarebbe stata l’affermazione che ella propose con tanta leggerezza…
« Comunque ti consiglio di non preoccuparti eccessivamente, scudiero. » riprese ella « Prima della mezzanotte di oggi, ogni dubbio sarà chiarito, ogni mistero sarà svelato, e l’assassino di Degan sarà finalmente ricompensato con la giusta condanna per il proprio crimine. »
« Cosa?! » quasi grido egli, colto ovviamente di sorpresa da tali parole.
« Non credo di essermi espressa in termini particolarmente complessi. » negò con assoluta tranquillità « Hai compreso perfettamente, pertanto. »
« Quindi hai compreso chi ha ucciso il nostro maestro? » insistette lo scudiero, allungando il proprio passo nella volontà di raggiungerne il fianco, impossibilitato però a tal fine dalla folla e dalla velocità con la quale la sua signora si stava muovendo attraverso la stessa « Quando, come?! »
« Ripeto: non ritengo di aver adoperato vocaboli tanto ambigui da generare incomprensioni di sorta. » commentò la donna, voltandosi appena nella sua direzione pur senza frenare il proprio cammino « Non ho affermato di conoscere il nome di quest’uomo, o donna, ora. Ho detto che lo saprò formulare questa sera, entro mezzanotte. »
« Ma… »
« Ti prego… abbi fiducia in me, per quanto comprensibilmente io non ne possa avere in te. » lo interruppe, prima che in tanta volontà di chiarezza egli potesse impedirle di raggiungere una qualche conclusione utile, quale quella prefissa « O, più semplicemente, non porti alcuna domanda ma mantieni fede agli impegni presi quale mio scudiero, compiendo precisamente quanto ti dirò di fare e rimandando a tempo debito ogni umano dubbio. »
venerdì 24 luglio 2009
560
Avventura
013 - Assassinio nella città del peccato
« Sì. No. Cioè... sì, ma sono nata e cresciuta entro queste mura. » rispose Arasha, apparendo incerta fra l’esigenza di estendere maggiormente la risposta a quella domanda per non incentivare ulteriori interrogazioni a simile proposito da parte della propria interlocutrice e, invece, la volontà di deviare l’argomento su diverse questioni « Si dice che anche tu lo sia. Tranitha, intendo. » definì poi, con una nota di trasparente malizia verso di lei « Sebbene nel merito delle tue origini non vi siano molte certezze. »
Una mossa indubbiamente abile quella che volle così proporre alla controparte dove i particolari sulla giovinezza di un nome famoso come quello di Midda Bontor non si concedevano di pubblico dominio al pari del resto della sua vita quotidiana, altresì soggetto prediletto di numerose ballate, canti proposti da bardi in tranquille serate di pace, immersi nella folla attorno ad un caldo fuoco. La ragazza doveva aver quindi agito con sicurezza nel definire tale condizione, nel chiarire di non essere disposta ad offrire gratuite rivelazioni sulle proprie origini in assenza di una corrispondente volontà da parte della donna guerriero, assolutamente consapevole di come improbabilmente l’altra le avrebbe concesso soddisfazione nel voler probabilmente mantenere simili informazioni quali riservate a pochi, rari amici in virtù di questioni proprie.
Incassando il colpo subito in quel confronto, la Figlia di Marr’Mahew offrì pertanto alla propria anfitrione un ampio sorriso, sinceramente divertito e positivamente impressionato dalla quieta irriverenza presente in lei: per quanto fosse sicuramente abituata a vincere, la donna si poneva indubbiamente anche capace di perdere, e di farlo mantenendo inalterata la propria dignità, il proprio contegno, come stava facendo anche in quel caso. Addirittura, un chiaro rammarico, un serio dispiacere sarebbe stato innegabile nel caso in cui le indagini in atto avessero portato alla conferma di un ruolo collaborativo nella dinamica del delitto da parte di quella giovane: quest’ultima, infatti, ai suoi occhi si stava ponendo ormai quale simpatica, benvenuta, nonché una compagna perfetta, ideale, per il proprio scudiero, per aiutarlo a superare i propri limiti, le proprie insicurezze, la propria evidente mancanza di fiducia in sé e nelle capacità che ancora non desiderava riconoscere e che pur gli erano propri. Nonostante tale suo sentimento, non esplicitamente dichiarato e pur quasi trasparente, là dove la vendetta avesse preteso da quella ragazza un prezzo di sangue, a tempo debito la mercenaria non si sarebbe tratta indietro, non avrebbe esitato a compiere quanto sarebbe stato corretto, nella volontà di portare a compimento l’opera in cui aveva votato il proprio impegno.
Consapevole di ciò, dell’eventualità che, al di là di ogni possibile preferenza, Arasha avrebbe potuto doversi proporre quale propria nemica, la mercenaria non le volle ugualmente riservare alcun trattamento di favore, mantenendo perfettamente separate emozioni e raziocinio e, in ciò, non risparmiandole alcuna curiosità, alcuna domanda, pur agendo sempre con delicatezza tale da non lasciare risultare evidente l’interrogatorio da lei condotto, l’inchiesta da lei voluta.
Che fossero state spronate dal mistero della morte di Degan, dagli eventi occorsi a Geto nel giorno precedente, o semplicemente da un naturale ed istintivo sentimento di competizione femminile, forse addirittura una gelosia, da parte della fanciulla, conseguente all’indecisione dimostrata da Seem nel merito della posizione da occupare all’interno di quella stanza, giunte a quel punto sarebbe stato evidentemente poco importante. Impossibile, infatti, sarebbe stato definire entro quale limite la giovane avesse avuto modo di comprendere la reale intenzione della propria ospite, ma quanto che ne risultò, il dialogo che ne seguì, protraendosi per quasi un’intera ora, vide comunque le due figure femminili indubbiamente impegnate in uno strenuo confronto psicologico, entrambe volte all’inseguimento di un proprio non rivelato scopo ed entrambe bramose di dimostrare la propria posizione di forza sull’interlocutrice.
Seem, vittima di se stesso, dell’incertezza, del timore al quale aveva concesso di negargli la possibilità di prendere posto accanto ad Arasha, là dove sarebbe dovuto andare effettivamente a sedersi anche innanzi all’opinione della sua signora, per lui comunque intuibile, si ritrovò così costretto a restare in piedi per tutta la durata di quella chiacchierata, non diversamente da come, in circostanze comunque estremamente diverse, si era ritrovato a dover permanere anche il giorno prima, durante l’altro interrogatorio che il suo cavaliere aveva condotto in toni estremamente diversi, per quanto pur con medesima decisione.
Nel contraddire ogni aspettativa da parte del ragazzo, nonché il suo inevitabile ed opprimente desiderio di chiarezza, di comprensione sulla reale natura di colei della quale si era quasi, o forse completamente, infatuato, non una parola di accusa fu offerta dalla donna guerriero nei confronti della propria anfitrione, non un singolo riferimento a Geto ed a quanto ascoltato segretamente dallo scudiero trovò spazio nel corso di quel colloquio, vedendo ogni questione, ogni curiosità, ogni domanda limitarsi unicamente al contesto diretto ed esplicito dei giorni antecedenti allo sciagurato assassinio del maestro d’arme. Ma a tal riguardo, inevitabilmente, ben poco fu concesso dalla giovane, là dove chiaramente non presente la notte dell’omicidio, del presunto suicidio, dove impegnata con il proprio compagno, come già da lui confermato, in un doppio alibi che, salvo voler presumere un complotto ordito da quella stessa coppia, non avrebbe potuto collocarli sulla scena del crimine in una linea temporale utile.
« Thyres… » esclamò alfine Midda, gettando uno sguardo al cielo esterno e ritrovando, in ciò, il sole prossimo al proprio zenit « Credo che abbiamo approfittato eccessivamente della tua pazienza. Mi dispiace, ma la conversazione si è proposta tanto piacevole da avermi fatto perdere di vista lo scorrere del tempo. »
« Oh… ma non temere. » scosse il capo la serva, sorridendo apertamente e, forse, sinceramente « Lo stesso vale per me e non avevo particolari impegni a cui prestare ascolto. Purtroppo lo spazio vuoto lasciato da Degan nella mia vita, anche solo in termini professionali, non ha ancora trovato un adeguata alternativa, un nuovo signore pur interessato alle mie offerte. »
« Purtroppo Kriarya non si pone come la migliore fra le città possibili per offrire spazio ad una ragazza come te… » commentò la donna, storcendo le labbra priva di ironia in quella constatazione « Per quanto non abbia alcuna esperienza diretta come serva entro queste mura, già semplicemente quale mercenaria non è stato semplice, soprattutto nei primi tempi, far comprendere come la prostituzione non si ponesse fra le mie prerogative. »
« Confido di poter trovare entro la fine di questa stagione qualcosa di meglio rispetto agli attuali compiti rimastimi, o sarò costretta a spingermi a cercare altrove una speranza di vita. » annuì Arasha, con un trasparente sentimento di triste rassegnazione « Non ho nulla contro determinate attività, ma non ritengo esse si pongano quali compatibili con il mio interesse personale, con il mio animo. »
« Hai tutta la mia solidarietà. » ammise la donna guerriero, comprendendo perfettamente quel ragionamento, quella linea di pensiero anche propria.
Fu allora che, dopo uno sterminato periodo di silenzio tale da aver quasi fatto dimenticare la propria stessa presenza, tale da aver lasciato insinuare il dubbio nelle menti delle altre due figure lì presenti sul suo effettivo stato di veglia, di coscienza, lo scudiero recuperò improvvisamente parola, dimostrandosi nel proprio intervento quale chiaramente spinto da un sentimento non ancora completamente posto a tacere nei confronti della giovane e, forse, addirittura riconsiderato nelle condanne prima reputate quali assolute, in conseguenza di quanto assistito nel corso di quel lungo dialogo, di un clima assolutamente, se pur forse falsamente, cordiale fra le due protagoniste.
« L’ho supplicata già innumerevoli volte di andare a ricercare nuove opportunità presso Be’Sihl, il quale sono certo non avrebbe nulla in contrario ad accoglierla, quale propria cameriera, inserviente… » esclamò con fervore quasi improprio dopo tanta laconicità « Ma non mi vuole offrir alcuna attenzione. Ti prego, dille qualcosa anche tu, mia signora. Confermale che non vi sarebbero problemi in una simile ipotesi. »
« Seem… tesoro. » sorrise Arasha, positivamente colpita da quella sua inattesa esplosione, dopotutto segno evidente di un interesse acceso per lei da parte del medesimo « Conosci già le ragioni per cui non potrei accettare una simile e pur generosa occasione. Ne abbiamo parlato fino alla noia… »
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