11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 26 luglio 2009

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Q
uando quella stessa sera Seem si ritrovò a condurre finalmente i propri passi in direzione dell’abitazione di Arasha, per non tardare all’appuntamento stabilito, ancora impossibile sarebbe stato per lui riuscire a non provare stupore per quanto occorso in quelle ultime ore, per essere riuscito a compiere l’incarico affidatogli dalla sua signora e, soprattutto, per essere sopravvissuto al medesimo.
Nel voler prendere in esame la questione sotto un punto di vista estremamente generico, privo di particolari riferimenti, il suo ultimo compito sarebbe potuto essere considerato quale assolutamente banale, privo di complicazioni o rischi, proponendosi effettivamente al pari di quello di un semplice corriere, nell’unico sforzo rappresentato dal dover recapitare un messaggio da un mittente ad un destinatario noto. Nel prestare, però, attenzione ai nomi dei personaggi coinvolti con tale missiva, la banalità supposta per tale mansione sarebbe inevitabilmente venuta meno: da un lato, in qualità di mittente, era stata ovviamente la sua stessa signora, mentre dall’altro, nel ruolo di destinatario, era risultato essere lord Bugeor in persona.

Avendo avuto la Figlia di Marr’Mahew, purtroppo, necessità di comunicare con il mecenate e, al contempo, dovendo assolvere ad alcune ricerche necessarie alla risoluzione dell’inchiesta, per concludere le quali tutta la buona volontà del giovane non sarebbe valsa purtroppo a nulla, la scelta della donna guerriero nei suoi confronti era stata praticamente obbligata. Per questo, all’ora di pranzo la mercenaria ed il suo scudiero avevano fatto ritorno alla locanda di Be’Sihl, dove, dopo non aver mancato di consumare un abbondante pasto, ella aveva potuto redigere il testo della lettera, nella tranquillità delle proprie camere.
E nell’assoluta ignoranza nei confronti del contenuto di quella lettera, nel merito del quale non aveva ritenuto corretto interrogare la propria signora e che, comunque, non avrebbe potuto comprendere neppure nell’ipotesi in cui avesse violato la sua fiducia insieme al sigillo che chiudeva il rotolo consegnatogli, nella sua incapacità a leggere e, tanto meno, a scrivere, il giovane si era infine ritrovato diretto verso la stessa torre affrontata nel pomeriggio precedente dalla medesima mercenaria, certo dei termini del proprio mandato e pur consapevole di come tutt’altro che semplice sarebbe stato esaudirli. Se anche una celebrità dello stampo di Midda Bontor avrebbe potuto infatti presentarsi al cospetto di uno dei signori della città del peccato anche in assenza di inviti o, semplicemente, preavvisi, venendo accolta nell’ovvio rispetto di una serie di parametri di sicurezza, una completa nullità quale egli indubbiamente era avrebbe corso già un serio rischio solo a pronunciare il nome del signore in questione, innanzi alle guardie all’ingresso del suo edificio.
Così, per la prima volta dalla morte del suo maestro, Seem si era, in quel pomeriggio, ritrovato a dover dar riprova del proprio valore, della propria forza, della propria combattività, dove in ogni occasione precedente, in ogni altra opportunità di esprimersi a tal riguardo, il fato o il suo stesso cavaliere erano puntualmente intervenuti ad evitargli tale onore, a negargli l’esigenza di una concreta azione. Giunto ai piedi della torre poligonale del mecenate, all’esterno della piccola ma efficace cinta muraria posta attorno alla medesima, a creare un doppio livello di ingresso, con due porte fra loro contrapposte, per accedere all’edificio, egli aveva, purtroppo ma forse inevitabilmente, dovuto ingaggiare uno scontro con le sentinelle preposte a quel ruolo di difesa, dove esse non gli avrebbero altrimenti riconosciuto alcun diritto nei confronti del loro signore, facendosi serenamente beffe di ogni suo presunto ruolo d’ambasciatore per la pur nota Midda Bontor, legittimamente, in fondo, dato che chiunque avrebbe potuto altrimenti farsi scudo di un simile nome se esso avesse aperto facilmente ogni via anche al volto più sconosciuto fra tutti.
Lo scontro, avvenuto nell’ovvia e naturale indifferenza della città attorno a loro, aveva visto pertanto forze impari schierarsi in quel campo di battaglia, proponendo, su un fronte, la figura assolutamente disarmata dello scudiero e, sull’altro, quello di una coppia di guardie, non eccessivamente più anziane rispetto a lui ma decisamente bardate sia da armi d’offesa, quali spade ed alabarde, sia da barriere di protezione, quali cotte di maglia ed elmi metallici. Spinto, in tal situazione, salla necessità di garantire la propria stessa sopravvivenza ancora prima che il compimento della propria missione, l’ultimo allievo di Degan aveva offerto riprova di esser stato realmente discepolo di tanto importante maestro d’arme, riuscendo non solo a schivare ogni attacco a lui rivolto ma, anche, a disarmare, prima, uno dei due avversari e ad immobilizzare, successivamente, l’altro. Simile posizione di vantaggio, conquistata con bravura tale da sorprendere non solo le due sentinelle ma anche lo stesso scudiero, naturalmente, non sarebbe potuta perdurare a lungo, dove immediatamente dei rinforzi subentrarono a protezione di quell’ingresso.
Sua intenzione, però, non era stata in quel momento quella di dichiarare guerra all’intera torre, quanto piuttosto di riservarsi il diritto di poter essere ammesso alla stessa. Così, nel voler offrire trasparenza della propria buona volontà, e nel seguire alla perfezione i consigli che la sua signora gli aveva donato a tal riguardo ampiamente prevedendo quanto poi effettivamente accaduto, egli si era arreso, gettando le armi conquistate a terra e ribadendo, semplicemente, la propria volontà, la propria necessità.
L’attesa, da quel momento, era stata lunga, ma alla fine la ricompensa non era mancata, nel suo esser ammesso allo sperato cospetto di lord Bugeor.

« Non mi era giunta alcuna voce nel merito che Midda Bontor avesse accolto uno scudiero al proprio fianco… » aveva esordito il signore, non concedendo verso l’ospite apparentemente alcuna attenzione, per quanto indubbiamente il suo sguardo dovesse aver già ampiamente preso in esame la fisionomia di quel giovane sconosciuto « … ed anche ella stessa, ieri, non mi ha offerto alcuna informazione a tal riguardo, quando l’ho accolta in questa stessa stanza. »
« Mi risulta, al contrario, che la mia signora abbia fatto il mio nome al tuo cospetto, lord Bugeor. » rispose Seem, cercando di apparire fermo nella voce e nel considerare il proprio interlocutore quale un semplice uomo e nulla di più « E che la stanza non fosse questa. » aggiunse, nel non riconoscere alcuno dei mobili lì presenti quali descritti dalla mercenaria in riferimento all’ambiente in cui era stata accolta.
« Ha forse ella previsto quanto effettivamente ho poi detto? » domandò l’uomo, offrendo un sorriso divertito innanzi a quelle risposte.
« La mia signora ha ipotizzato almeno dieci diversi scenari attraverso i quali avresti potuto voler cercare riprova nel merito della mia identità. » annuì lo scudiero, trovando forza psicologica nella reazione del proprio interlocutore e nella certezza delle informazioni fornitegli insieme a quell’incarico « Le tue affermazioni ricadevano, in particolare, nella prima e nella quarta formulazione. »
« Affascinante… » commentò lord Bugeor, non potendo negare un sincero apprezzamento nei confronti di quella donna, al contempo cruccio e delizia per lui.

Il dialogo, fra i due, non era proseguito a lungo una volta accertata la reale identità del giovane, dove troppo impegnato in numerose questioni il mecenate non avrebbe potuto fornire a quel corriere più attenzione di quanto già non gliene avesse già riconosciuta. Dal canto suo, Seem non avrebbe avuto ragioni per permanere all’interno di quell’edificio un solo istante in più dopo il termine del proprio incarico e, per questo, fu più che lieto di poterne fuoriuscire, non senza essere costretto a ripercorrere in discesa la lunga sequenza di controlli che già avevano intervallato la sua risalita lungo quella torre.

Terminato con successo il proprio incarico, ed orgoglioso per questo e per il tributo che con il proprio successo aveva saputo rendere non solo alla propria signora ma anche al ricordo del proprio defunto maestro, nell’applicazione corretta dei suoi insegnamenti, nell’impiego delle sue tecniche, lo scudiero poté giungere per tempo alla meta prefissata per quella serata, non avendo alcun desiderio di ritardare e, in questo, rischiare di perdere il pur minimo sviluppo attorno alla questione. Dove, infatti, Midda Bontor aveva dichiarato la sua intenzione di giungere alla risoluzione di quell’inchiesta entro il termine di quella giornata, entro la mezzanotte, pura ed irrefrenabile impazienza non avrebbero potuto evitare di agitare la sua mente, il suo cuore, il suo animo ed anche il suo corpo in quel momento, nella frenesia di poter, tanto inaspettatamente nell’effettiva rapidità concessa dalla donna guerriero nella scoperta sull’identità del colpevole, chiunque egli o ella si sarebbe potuto rivelare essere.

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