11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 6 luglio 2009

542


« U
n secondo uomo? » domandò Dhima, offrendo chiaro segno di dissenso di fronte a tale ipotesi, nell’aver del resto già condannato da tempo colui che ella stava cercando di fargli considerare quale una vittima.
« O una terza donna… » sorrise la mercenaria, con aria volutamente sorniona « Meglio non dare per scontato che l’assassino sia per forza uomo o che, comunque, abbia agito da solo, laddove volessimo considerare improbabile che una donna comune, di medie proporzioni e capacità, potesse essere in grado di trafiggere da parte a parte il corpo di un uomo come egli era. »
« Sicuramente improbabile. » insistette egli.
« Questo non nega la necessità di una risposta alla mia domanda. » decise di procedere ella, offrendo chiara dimostrazione di come non volesse perdere tempo nel discutere sulle reali possibilità di una donna nel confronto con un uomo, fosse pur egli dotato di prestanza fisica e vigore pari a quelle possedute dal suo antico mentore « Hai qualche certezza nel merito del fatto che sia stato lui a cercare… Nihavi e Niste… oppure ignori tale dettaglio? »

Riservandosi un istante di silenzio, l’uomo parve concentrarsi sinceramente su quella questione, impegnando la propria mente a ricercare nella propria memoria un qualche ricordo utile, una certezza in un senso o nell’altro.
In quel mentre, Midda non poté evitare di sorridere al pensiero di come avrebbe potuto, così distratto, strappargli tanto l’alabarda quanto lo scudo di mano, per adoperarli in sua opposizione senza che egli potesse offrirle alcun contrasto, la minima opposizione: ma, fortunatamente per l’uomo, ella non era lì per richiedere il suo sangue, non era lì per decretarne la morte, vanificando comunque tutte le premure da lui predisposte a propria difesa. A meno che, ovviamente, non fosse stato lui stesso l’assassino ricercato e, nel proporsi così armato, non avesse voluto cercare di prevenire una sua offensiva conscio di come la mercenaria avrebbe avuto reali ragioni per chiedere vendetta, per pretendere la sua vita.

« Per quanto gradirei poter offrire certezza alla verità così come ora nota, non che personalmente avessi qualcosa in contrasto a Degan sia chiaro, sono costretto ad ammettere di non possedere informazioni precise a tal riguardo. » riprese, scandendo con tranquillità le proprie parole nel non voler concedere loro possibilità di incomprensione « Sono stato ovviamente e personalmente informato dell’uscita delle due, come naturale che sia a non perdere il controllo su alcuna delle nostre protette, ma questo è avvenuto solo a posteriori. »
« Credi che sia possibile che qualcuno dei tuoi amici si possa porre in grado di offrirmi risposte diverse dalla tua? » richiese la Figlia di Marr’Mahew, socchiudendo appena gli occhi nel valutare le implicazioni di quell’affermazione « Intendo riferirmi a Fac… »
« Lo escludo. » scosse il capo, con aria tutt’altro che soddisfatta in conseguenza del limite messo in chiara luce già solo in conseguenza di quella minimale inchiesta dove, in verità, la propria interlocutrice non si era spinta in quesiti di difficile replica ma, al contrario, si era soffermata praticamente sull’ovvio « Come stavo accennando non è nostra abitudine preoccuparci in tal senso, quanto piuttosto prendere nota a posteriori di eventuali uscite delle nostre donne per poterle andare a recuperare in caso di ritardi. Del resto siamo a Kriarya e solo un idiota potrebbe pensare di restare impunito fosse anche solo in conseguenza di uno schiaffo non preventivamente convenuto con una prostituta… dovresti saperlo. »
« In effetti. » annuì ella, non potendo negare tale verità « Eppure questa volta qualcuno ha osato. E, per ora, si sta concedendo essere ben lontano dal giusto castigo. »
« Questo è ciò che vuoi ostinarti credere. » ripropose l’uomo, non mancando di sottolineare il proprio punto di vista per l’ennesima volta nel confronto con lei « E se ti sbagliassi? Non mi hai del resto ancora fornito alcuna prova che possa scagionare la memoria di Degan… »
« Non mancherò di proporre innanzi a tutta la capitale le mie conclusioni, nel momento in cui l’assassino sarà stato catturato o, meglio ancora, giustiziato per il suo crimine. » definì la donna, evidenziando in maniera ora esplicita come non fosse sua intenzione condividere alcuna ipotetica informazione, in realtà non posseduta, con il proprio estemporaneo anfitrione « Chiarito che non puoi concedermi alcuna sicurezza nel merito di come o perché le tue due protette siano state convocate, potresti per lo meno fornirmi un nominativo utile a tal riguardo? Qualcuno che potrebbe saperne di più? »

Nuovamente egli si soffermò con serietà su quella richiesta, prendendola in esame con attenzione nella volontà di collaborare con lei, di venirle incontro nei limiti delle proprie possibilità.
Le ragioni di tanto impegno, di simile apparente sincera volontà di collaborazione, nonostante tutto, non si ponevano completamente chiare all’attenzione della stessa mercenaria o del suo scudiero. Anche Dhima, al pari di tutti gli avventori della taverna da lui e dalle sue protette solitamente frequentata, si proponeva in fondo al servizio diretto di lord Bugeor e, come tale, probabilmente sarebbe dovuto essere più che bramoso di poter allungare le proprie mani sulla taglia stabilita per la sua cattura o morte: a differenza di tutti gli sciocchi precedenti, però, egli si stava decisamente frenando, nell’unica eccezione rappresentata dall’armamento con il quale aveva deciso di accoglierli, quella precauzione, come tale poi aveva voluto lasciarla intendere, preposta a propria protezione.

« Credo che l’unico, a questo punto, potrebbe essere Geto… » annunciò, al termine di quella nuova riflessione, forse offrendo finalmente un risultato concreto dopo troppa vana perdita di tempo quale si stava rivelando essere quell’incontro « Lui potrebbe aver visto o sentito qualcosa. Ammesso che, dopo tanto tempo, ne abbia ancora memoria... »
« Considerando come gli eventi occorsi non si siano concessi consueti neppure per la città del peccato, come anche tu hai concordato prima, credo vi possano essere buone possibilità a tal riguardo. » sorrise lei, decisamente soddisfatta da quell’opportunità « Sei forse in grado di indicarmi dove poter raggiungere questo Geto, chiunque egli sia? »
« Qui fuori, direi… » rispose il protettore, indicando con un cenno del capo la porta da cui entrambi i suoi ospiti erano giunti pocanzi « E’ stato lui ad accompagnarvi da me. »

A persone come Midda Bontor, capaci in nome di un ipotetico libero arbitrio personale di opporsi ostinatamente al suo volere, alle sue decisioni dalla maggior parte dell’umanità accettate come inviolabili, purtroppo, il destino da sempre amava concedere evidente riprova della propria capacità di risultare particolarmente beffardo nelle proprie dinamiche, nei propri meccanismi, tale da giungere a presentare scenari apparentemente lineari unicamente nel piacere di sconvolgerli radicalmente un istante dopo, modificandone tutti i presupposti ed ogni possibile conseguenza.
Per tal ragione, anche in quell’occasione, dove innanzi a lei era stato pur posta una possibile fonte di informazioni fin dal momento del suo ingresso in quell’edificio, ella non era potuta essere cosciente di tale occasione se non quando, ormai, si sarebbe posta troppo lontana per poterla raggiungere, per renderla propria come avrebbe altresì voluto. E così, ovviamente, quando la donna guerriero si alzò con un gesto rapido per muoversi verso la soglia, nella speranza di allargare immediatamente il proprio interrogatorio ad includere anche quel nuovo possibile testimone, ella non trovò alcuno là dove pur aveva promesso li avrebbe attesi, là dove pur avrebbe dovuto essere.

« E’ solito scomparire in questo modo? » chiese, nel voltarsi nuovamente nella direzione del proprio disponibile interlocutore o, per lo meno, di colui che fino a quel momento era risultato tale.
« Non sempre… » rispose l’altro, dopo aver sollevato nel contempo la propria alabarda, proponendosi in ciò pronto a scagliarla verso l’avversaria « Solo quando lo mando a chiamare qualche rinforzo, come gli ho ordinato di fare prima di accogliervi a me. »

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