11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 3 luglio 2009

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« Q
uella… è la nostra meta?! » cercò conferma incredulo e, forse, imbarazzato il giovane scudiero, non impiegando alcuna fatica, non necessitando di alcuno sforzo a riconoscere quell’edificio, non solo in conseguenza della sua architettura tanto particolare, ma soprattutto per la sua fama ben diffusa tanto all’interno di Kriarya quanto in tutto il territorio della provincia e nelle zone attigue.
« Decisamente un luogo banale dove ricercare un gruppo di protettori… » sorrise la donna guerriero, in risposta, minimizzando la questione con un gesto delle spalle « Del resto, di norma, un fabbro lo si può trovare nella propria fucina… e non in una fattoria a badare agli animali. »

Per ovvie ragioni, derivanti innanzitutto dal suo genere e dalle sue preferenze sessuali, Midda Bontor non si sarebbe potuta considerare una frequentatrice abitudinaria dei postriboli, sebbene almeno un terzo delle costruzioni presenti all’interno delle mura della città del peccato fossero effettivamente tali. Ciò nonostante, anche ella aveva avuto occasione, in passato, di varcare quelle porte, ovviamente non per soddisfare un desiderio di ricerca volto a quanto, solitamente, lì offerto, ma piuttosto all’assolvimento di qualche compito che necessitava di simile tappa per la propria conclusione. Fosse stata, comunque, la prima volta che avesse posto piede all’interno di quel lupanare, ella non avrebbe di certo avuto ragioni di imbarazzo per lo spettacolo lì offerto, per gli atti carnali consumati addirittura in piena vista, nel mezzo delle sale o lungo i corridoi, e non solo all’interno delle numerose camere proposte ai clienti più importanti: simile commedia non le avrebbe certamente concesso diletto, ma neppure l’avrebbe posta in difficoltà dove, decisamente adulta e matura, non avrebbe potuto negare di conoscere perfettamente tutto quello che in quegli ambienti sarebbe potuto essere consumato.
Reazione estremamente diversa, invece, parve cogliere il suo scudiero, dove egli dimostrò chiaramente una profonda inibizione innanzi a quanto lì attorno proposto, al groviglio di carni che li aveva circondati subito dopo il loro ingresso nell’edificio. Il suo viso dimostrò un’espressione tirata, quasi insofferente, nel mentre in cui il suo sguardo non cessava di tentare di evitare di rivolgersi verso obiettivi neutri, privi di ogni implicazione di sorta, lontani dalle attività consumate attorno a loro. Un comportamento, il suo, decisamente strano per un nativo di quella stessa urbe, per un giovane uomo lì comunque nato e cresciuto, ben lontano da falsi moralismi altresì imperanti in altri luoghi, in altre capitali, che non mancò di suscitare l’attenzione della sua signora, evidentemente decisa a comprendere il più possibile del proprio accompagnatore, anche in funzione diretta della propria indagine, dove non lo aveva ovviamente ancora escluso quale possibile colpevole, indiziato al pari di chiunque altro avesse avuto rapporti di ogni natura con la vittima.

« A costo di sembrar ripetitiva… cosa accade? » richiese, pertanto.

Se, infatti, vi fosse stato in quel ragazzo una qualche moralismo particolare, in opposizione alle prostitute e, più in generale, a chiunque ai loro servizi facesse ricorso, un chiaro movente per la strage occorsa sarebbe potuto esserle offerto, definendo anche la motivazione ella morte delle due donne accanto a Degan, non più quali semplici danni collaterali ma quali vittime designate dall’assassino non diversamente rispetto al maestro d’armi.

« Mia signora? » replicò egli, volgendosi quasi con entusiasmo verso di lei, ad essere così richiamato e distratto dall’ambiente circostante in un’occasione di dialogo.
« Non sono l’unica ad essere ripetitiva. » commentò con sarcasmo, storcendo le labbra all’ennesima, ed ormai retorica, formulazione di quelle due parole da parte del proprio scudiero « Ho compreso il tuo desiderio che io sia la “tua signora”… mi era già chiaro qualche mese fa. Ora, per favore, potresti concedermi risposta alle mie domande senza costringermi a riformularle una mezza dozzina di volte? » gli richiese, con tono evidentemente stanco nella propria voce, nel doversi ritrovare a contrastare una simile personalità, un carattere di quel genere.
« Credo di sentirmi a disagio. » ammise allora il ragazzo, chinando appena lo sguardo a quel confronto.
« Il corpo femminile lo conosci e di questo ne sono certa, dove ormai, almeno il mio, dovresti averlo imparato a memoria. » lo schernì senza malizia, sorridendo sorniona « E, a quanto mi hai lasciato intendere, ai piaceri della carne sei già stato iniziato… »
« Certo che sì. Da lungo tempo! » sottolineò immediatamente, quasi fosse stato ferito nell’orgoglio dal dubbio implicitamente formulato in quell’ultima affermazione.
« Mi sfuggono, allora, le ragioni per le quali dovresti sentirti a disagio. E’ forse conseguenza di un qualche virile confronto con gli uomini qui presenti? » insistette ella.
« No… ma… »

Prima, però, che Seem potesse terminare di proporre una qualche spiegazione al proprio imbarazzo, un uomo ed una donna, entrambi vestiti, per quanto la profonda scollatura proposta dalla veste della seconda lasciasse ben poco all’immaginazione scendendo, addirittura, a svelarle il ventre e l’ombelico, si proposero innanzi a Midda ed al suo scudiero, rivolgendo loro un ampio sorriso ed offrendo entrambe le mani, in un gesto di benvenuto, di saluto cordiale e fiducioso nei loro riguardi, come usanza quasi esclusiva di quell’ambiente in una città quale Kriarya: all’interno di quella capitale, infatti, sarebbe già dovuto essere considerato raro il saluto concesso con una singola mano, la destra, verso un proprio interlocutore, nei confronti di una persona appena incontrata oppure ritrovata dopo lungo tempo, dove donare anche solo un arto ad un potenziale avversario sarebbe apparsa quale un’ingenuità eccessiva che mai alcuno avrebbe avuto piacere a commettere. Entro i limiti delle mura di quell’edificio, come quella coppia volle immediatamente dimostrare, solo ospitalità ed accoglienza sarebbero altresì stati proposti verso chiunque, indiscriminatamente, soprattutto dove ignoti, ancora, gli esatti limiti delle possibilità economiche di nuovi possibili avventori.

« Siate i benvenuti nella casa di Tahisea e che gli dei offrano su di voi la loro infinita benedizione. » esordì la donna, con tono dolce, sensuale in maniera forse naturale o forse artefatta, impossibile a definirsi « Se le vostre membra sono stanche, entro queste mura potranno trovare riposo. »
« E dove la vostra pelle si offre tanto sporca di vile sangue, le nostre mani saranno più che disponibili a tergerla con delicatezza assoluta, lasciandovi provare piaceri prima inimmaginati ed inimmaginabili. » aggiunse l’uomo, lasciando chiaramente intendere come il proprio ruolo non avrebbe dovuto considerarsi limitato a quello di un semplice guardiano, rendendosi disponibile, se necessario, a far fronte ad ogni desiderio di potenziali clienti come chiunque entro quelle mura.
« Ti prego di non volerla accogliere quale un’offesa sul piano personale, ma non credo che uno come te potrebbe donarmi soddisfazione neanche dove simile ragione avesse spinto i miei passi fino a qui. » rispose la Figlia di Marr’Mahew verso di lui, ignorando completamente le mani ancora tese per salutarli, per offrire loro un benevolo asilo « E, a scanso di equivoci, neanche una come te farebbe al caso mio. » prosegui immediatamente, ora nei confronti della donna, a non lasciare spazio a dubbi di sorta.
Dove, evidentemente, alcuno fra loro aveva riconosciuto l’identità pur facilmente distinguibile della loro interlocutrice, scambiandola per una normale, potenziale cliente, una chiara disapprovazione animò gli sguardi dei due, preposti all’accoglienza dei nuovi ospiti o, forse, semplicemente rimasti in quel momento privi di lavoro ed, in questo, alla ricerca di nuovi incarichi, di nuove fonti di reddito per quella giornata
« Non sono qui per diletto personale. » definì ella, proseguendo senza attendere ulteriori repliche da parte della coppia « Desidero, piuttosto, poter incontrare Facar, Dhima o qualcun altro del loro gruppo: sono qui presenti, che voi sappiate? »
« Dipende. » intervenne una terza voce, irrompendo non attesa da sopra le loro teste, da una balconata interna all’edificio dalla quale un terzo uomo si era affacciato nell’ascoltare quanto discusso più in basso, nel voler prestare attenzione al dialogo pur senza rivelarsi avventatamente agli attori coinvolti nel medesimo « In quale veste desideri saperlo, Midda Bontor? »

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