11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 4 luglio 2009

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« D
ipende. » rispose a sua volta la donna ricorrendo al medesimo tono prima rivoltole, non concedendosi quale sorpresa ma limitandosi, semplicemente, a sollevare il volto per meglio poter osservare il proprio nuovo interlocutore « Il mio scopo è trovare un assassino. E se dovessi scoprire che uno di loro è colui che cerco, non avrei dubbi a compiere quanto necessario… »
« Dovresti sapere che il termine assassino può essere inteso in molteplici connotazioni, tali da rendere la tua affermazione del tutto fine a se stessa soprattutto lungo le vie della città del peccato. » commentò l’uomo, storcendo le labbra e scuotendo il capo « Non credo di poterti aiutare… mi spiace. »

La mercenaria restò per un lungo istante in silenzio, studiando con sguardo gelido, concentrato, la figura a lei sovrastante, tale unicamente in virtù della posizione fisica occupata e non di certo per forza d’animo o fermezza di carattere superiore alla sua. Per quanto non avrebbe di certo esitato a dar vita ad una nuova strage del tutto paritaria o anche superiore a quella pocanzi portata a termine, ella era comunque consapevole di quanto un simile approccio non l’avrebbe potuta condurre molto lontano nelle proprie indagini, nella volontà di raggiungere il proprio obiettivo con la scoperta dell’identità del responsabile della morte di Degan, complicando al contrario incredibilmente la questione.
Perciò, la donna guerriero avrebbe dovuto condurre con abilità le proprie mosse, ricorrendo ad una strategia diversa da quella fino a quel momento adottata, e proseguendo con fare più moderato, gesti meno irruenti e, forse, più accondiscendenti.

« Chi cerco ha ucciso due delle vostre protette… oltre ad un mio caro amico. » affermò con assoluta sincerità, riprendendo voce verso colui che, evidentemente, doveva essere proprio uno di coloro da lei cercati all’interno di quel postribolo, uno dei protettori prima nominati e, proprio per tale ragione, offertosi con estrema prudenza dopo averla riconosciuta, non potendo intuire o prevenire le ragioni per le quali ella era giunta a cercarlo.
« Ricerca vana la tua, dove l’assassino da te bramato è… era, perdona l’errore, proprio colui che consideravi quale un caro amico. » osservò l’altro, dando prova di comprendere perfettamente a quale circostanza ella si stesse riferendo « O, forse, credi di conoscere una verità diversa da quella concessa a tutta Kriarya? »

La donna guerriero sorrise, nel comprendere, da quelle ultime parole, di esser riuscita ad attrarre l’attenzione del proprio interlocutore, conquistandosi in ciò una possibilità a proseguire il dialogo in maniera più appropriata.
Per questo, dopo essersi a lungo osservata attorno, forse prestando, per la prima volta dal suo ingresso, attenzione alle attività attorno a lei svolte, ai piaceri attorno a lei ricercati e consumati, e richiedendo in tal gesto che anche l’altro cogliesse quella particolare situazione, tornò nuovamente con lo sguardo all’uomo, per offrire la risposta forse non attesa ad una domanda potenzialmente retorica.

« Non fraintendere la mia volontà, in quanto è mia intenzione solo porre semplici domande utili a raccogliere tutte le informazioni possibili nel merito della tragica e spiacevole circostanza occorsa, ma non sarebbe più appropriato discutere di certi temi in un ambiente adeguato, diverso da quello qui offertoci? » propose, inarcando le sopracciglia e sorridendo appena, con fare complice « Protrarre simile dialogo, nel merito della scabrosità di una triplice morte, in questo contesto potrebbe offrire fastidio alla passione d’amore altrimenti qui imperante… non trovi? »
Egli, dopo essersi riservato un istante di riflessione a tal riguardo, annuì, acconsentendo in tal modo alla proposta: « Così sia. Io sono uno di coloro che cercavi… il mio nome è Dhima. » confermò presentandosi in maniera esplicita, salvo immediatamente sottolineare « Però, per ragioni che spero vorrai comprendere e condividere, mi trovo costretto a richiedere a te e al tuo accompagnatore di voler lasciare in custodia ogni vostra arma ai miei due collaboratori. Per quanto poco probabilmente potrà valere innanzi alla tua attenzione, hai la mia parola che tutto vi sarà restituito quando lascerete questo edificio… »

Pur consapevole di come, almeno nella volontà del loro improvvisato anfitrione, quell’ultimo avverbio, indicativo del trascorrere del tempo utile prima della loro uscita da quel luogo, avrebbe potuto se non addirittura dovuto essere sostituito con una congiunzione, relativa al contrario alla condizione ipotetica per la quale simile evento avrebbe potuto avverarsi, Midda accettò le condizioni da lui proposte. In caso contrario, del resto, ella avrebbe dovuto reindirizzare la propria inchiesta verso nuove strade e, considerando con oggettività il limite entro il quale si era spinta fino a quel punto, sarebbe stato assurdo rinunciare a potenziali informazioni unicamente per una prudenza considerabile comunque eccessiva, dove anche senza la propria spada non sarebbe di certo mai stata indifesa o inerme di fronte ad un potenziale avversario.
Senza aggiungere ulteriori parole, in quanto sarebbero state chiaramente superflue, ella si slacciò, pertanto, la cintola da cui il fodero e la stessa arma pendevano, per consegnarla con gesti assolutamente sereni e movimenti lenti ai due primi interlocutori, i quali in ubbidienza alla volontà di Dhima, loro protettore, si prestarono immediatamente al loro nuovo compito.
Seem, diversamente dalla sua signora, non stava conducendo con sé alcuna particolare armamento: per questo egli restò immobile, limitandosi a seguire quale semplice spettatore l’evolversi di quella situazione, ma attraendo, in simile mancanza d’azione, l’attenzione della prostituta che li aveva accolti, desiderosa di svolgere l’incarico impostole con la dovuta efficienza.

« La borsa…? » domandò ella, indicando quanto dallo scudiero condotto con sé a tracolla, nel presupporre al suo interno la presenza di qualche pugnale o altre lame similari.
« Non contiene armi. » specificò allora il ragazzo, chinando lo sguardo in direzione della medesima quasi si fosse persino dimenticato di averla con sé, al proprio fianco « Solo oggetti personali… privi di valore. »
« Non contiene armi?! » replicò incredula l’altra, non riuscendo neppure a concepire una simile ipotesi, posta al di fuori di tutto ciò che sarebbe stato effettivamente consueto nella mentalità, nel costume quotidiano di quella capitale.
« Consegna la borsa. » richiese la mercenaria, intervenendo nella questione con la volontà di non protrarla più del dovuto, rivolgendosi direttamente al proprio compagno di ventura « La recupereremo poi, insieme alla mia spada… »

Non senza un deciso disagio, per il quale la mercenaria provò pur celata curiosità ripromettendosi di cercare a seguito soddisfazione come per la questione già rimasta in sospeso insieme al loro dialogo precedentemente interrotto, il giovane si sfilò la borsa e la consegnò nelle mani della prostituta.
Questa, così soddisfatta, poté indi allontanarsi nella folla della sala, che si dimostrò completamente disinteressata a quanto stava avvenendo vendendo, per ovvie ragioni, tutta la propria attenzione già impegnata nelle attività in cui si erano lasciati coinvolgere. Nel contempo in cui la propria compagna si stava in tal modo preoccupando di porre al sicuro gli effetti dei loro due ospiti, l’uomo rimasto solo con la mercenaria ed il suo scudiero dovette improvvisarsi guida per entrambi, nell’accompagnarli al piano di sopra ad incontrare finalmente il padrone di casa in una condizione migliore di quella nella quale erano restati fino a quel momento. Risalendo scale affollate da ogni genere di impegno erotico, in uno scenario praticamente grottesco per l’esasperazione lì presente di simile attività, i tre dovettero attraversare, successivamente, due diversi corridoi prima di raggiungere una porta chiusa, innanzi alla quale si arrestarono.

« Vi attenderò qui fuori. » comunicò allora alla coppia, bussando contemporaneamente contro la soglia in legno « E se, poi, cambiaste idea nel merito dei servizi che qui vi potremmo offrire, non esitate a comunicarmelo, ve ne prego… »
« Non credo che ve ne sarà occasione, ma grazie. » escluse la mercenaria, attendendo di poter entrare nella stanza preposta al loro incontro, probabilmente un alloggio privato riservato alle attività dei protettori di quell’edificio e delle persone impiegate al loro interno.

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