11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 22 luglio 2009

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« S
eem! » esclamò la giovane, nel riconoscere immediatamente colui che, fino a quel momento, non aveva ancora ragioni per non considerare più quale il proprio compagno, il proprio amante, per quanto il loro rapporto non fosse mai stato ufficializzato in qualche modo « E… Midda Bontor in persona! » aggiunse poi, nell’offrir riprova di non ignorare l’identità della sua accompagnatrice, del resto facilmente distinguibile anche all’interno di una numerosa folla per le molteplici caratteristiche pressoché uniche che la segnavano « A cosa debbo questo piacere? Se, non, addirittura onore… »

Alterare la realtà, lasciar credere che tutto sia ordinario, quotidiano, che nulla di quanto accaduto nel giorno precedente sia mai stato ravvisato, al fine di poter agire con malizia ancor prima che con forza dove, probabilmente, nel secondo caso pochi sarebbero stati i risultati che avrebbero potuto ottenere: tali erano gli ordini che lo scudiero aveva ricevuto dal proprio cavaliere, estremamente semplici per quanto di tutt’altro che banale attuazione. Anche dove egli fosse stato solido, certo nel proprio sentimento d’ira nel confronto della fanciulla, lo stesso che il giorno prima ne aveva infiammato rapidamente l’animo negandogli persino la possibilità di restare ad ascoltare per ulteriore tempo il dialogo fra lei e Geto, riuscire infatti a mentire tanto spudoratamente da far finta di nulla sarebbe stato a dir poco complicato, nel dover non solo rinnegare le proprie emozioni ma, addirittura, simularne di completamente opposte. A peggiorare simile scenario, in quel momento, si impose poi un ulteriore imprevisto, la difficoltà rappresentata da un incontrollabile, irrazionale cambiamento nelle sue emozioni: nel confronto diretto con quel volto, con quell’immagine innegabilmente a lui cara, egli non stava più riuscendo a formulare la stessa condanna precedentemente sentenziata, ritrovando, in ciò, nel proprio animo e nel proprio cuore una confusione tale da portarlo sull’orlo dell’isterismo.

« Arasha… » sorrise, lasciando trasparire chiaro imbarazzo per sentimenti fra loro estremamente contrastanti, nel rapporto con i quali stava inevitabilmente avendo la peggio.
Midda, nel cogliere tale segnale, comprese di aver evidentemente richiesto una prova eccessiva al proprio compagno, decidendo pertanto di intervenire al fine di contenere possibili danni ancor prima che essi avessero modo di insorgere: « L’onore è mio. » sorrise verso la fanciulla, chinando appena il capo in cenno di saluto, senza però offrirle alcun braccio a sottolineare una qualche fiducia verso di lei, comportamento troppo espansivo che, anche dove non avesse avuto ragioni di dubbio nei suoi confronti, non avrebbe avuto comunque ragione di essere « Il mio scudiero mi ha parlato con così tanto trasporto di te da rendermi impossibile non volerti incontrare… »

Una frase volutamente ambigua quella pronunciata dalla donna guerriero, laddove, nell’essere accompagnata da un aperto sorriso, si volle concedere quale uno fra i migliori complimenti che mai avrebbe potuto rivolgerle, valendo, al contempo, anche in senso completamente opposto, nel rispetto del particolare contesto definito dalle accuse di Seem, della totale incognita rappresentata ai suoi occhi da quella fanciulla. Scopo della mercenaria, del resto, non si poneva in quel momento quale quello di arrivare a condannare una ragazza qualunque quale quella sarebbe potuta apparire ai suoi occhi, forte, unicamente, di un vano sospetto derivante dalla sua connessione con Geto, contro cui, invero, non avevano avuto occasione di raccogliere alcun reale indizio, alcuna concreta prova per definirne il coinvolgimento nell’omicidio di Degan: ella, al contrario, era piuttosto interessata cercare di comprendere il carattere di quella particolare presenza ed, in ciò, di arrivare ad una valutazione personale a suo riguardo, nel non ignorare come quella giovane non si sarebbe certamente potuta guadagnare la fiducia del maestro d’arme in maniera del tutto gratuita.

« Oh… » commentò ella, colta evidentemente di sorpresa da simile affermazione e non avvampando in volto probabilmente solo in virtù della propria carnagione scura « Io… Seem, cosa sei andato a raccontare?! » chiese poi, in tono scherzosamente stizzito verso l’altro, cercando in ciò di minimizzare le parole di un’ospite tanto celebre.
« Solo la verità. » rispose lo scudiero così interrogato, nel seguire con discreta abilità e prontezza l’esempio proposto dalla propria signora, nel non forzare alcuna menzogna ma, semplicemente, i toni di una risposta assolutamente sincera quale quella si stava effettivamente ponendo.
« Possiamo accomodarci? » propose quindi la mercenaria, nel voler sottolineare con retorica come si stessero concedendo ancora in piedi sulla soglia d’ingresso dell’abitazione.
« Assolutamente… prego, entrate e fate come se foste a casa vostra… non che per Seem non sia così. » invitò Arasha, annuendo e arretrando, per concedere reciprocamente alla coppia di avanzare.

Nel merito della vita, della quotidianità, della professione di quella ragazza, l’unica informazione concessa alla Figlia di Marr’Mahew fino a quel momento era stata quella nel merito di un suo ruolo di serva, impegnata fra l’altro alle dipendenze del tranitha prima della sua uccisione.
In effetti il giovane scudiero non si era dimostrato capace di offrire la concreta e naturale abbondanza di particolari che ci si sarebbe potuti attendere in conseguenza del rapporto che lo aveva visto, o che ancora lo avrebbe dovuto considerare, a lei legato, dove evidentemente alla sua attenzione non era mai risultato effettivamente importante in che modo ella si sarebbe potuta impegnare all’interno della città del peccato per garantire la propria sopravvivenza, quanto semplicemente e, forse, egoisticamente il sentimento da sé vissuto e da lei ampiamente ricambiato. L’alloggio che, però, si offrì allo sguardo della donna guerriero, una volta superata la soglia, volle porre in estremo dubbio ogni considerazione a tal riguardo, dove esplicito di un agio improbabilmente associabile ad una comune serva e trasparente, al contrario, di una signora, ponendo ulteriore conferma all’impressione di improprio benessere che la mercenaria aveva associato alla presenza dell’elaborato scialle di pizzo attorno alle sue spalle, dettaglio nel merito del quale si era pur inizialmente riservata il diritto di non esprimere ancora giudizi di sorta.

« Splendida abitazione. » volle riconoscere, con tono ancor cortese ed educato verso di lei « E, se non sono troppo indiscreta… è un’eredità di famiglia? »
« In un certo senso. » sorrise l’altra, non offrendo alcuna dimostrazione di sospetto nei loro confronti, dove in verità non avrebbe potuto riservarne « E’ stato un dono di mio padre a mia madre ed, ormai, una delle poche memorie materiali che mi resta di entrambi. Ti ringrazio per l’apprezzamento… »
« Non farlo. » negò Midda, scuotendo appena il capo « Non è necessario, dove la nota era assolutamente meritata. »

Guidandoli attraverso l’intera estensione dell’edificio, non eccessiva e pur non discreta, la padrona di casa accompagnò i propri ospiti nella stessa stanza in cui, il giorno precedente, Seem l’aveva colta a complottare insieme a Geto.
Posizionata in un angolo quieto e sufficientemente protetto, ipoteticamente il più lontano possibile da sguardi ed orecchie indiscrete per quanto lo scudiero avesse dimostrato come tale condizione sarebbe potuta facilmente essere violata, quella stanza probabilmente era stata originariamente concepita quale camera da letto e, solo successivamente, riadattata alla funzione di modesto soggiorno. Pochi ma eleganti mobili in raffinato e lucido legno, pertanto, ornavano le pareti, mentre un divanetto e due sedie si ponevano a circondare un basso tavolino nel centro dello spazio li concesso, creando un ambiente perfetto per concedere all’anfitrione di intrattenersi con i propri ospiti anche in occasioni non conviviali.

« Prego… sedetevi pure dove più preferite. » suggerì Arasha, nell’indicare quanto innanzi a loro « Mi spiace non aver nulla in casa da offrirvi, ma… »
« Non averne cruccio, davvero. » minimizzò la mercenaria, sorridendo apparentemente serena « Del resto la nostra incursione si è proposta quale assolutamente estemporanea, non concedendoti il minimo preavviso ed, anzi, irrompendo senza permesso nella tua giornata. »

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