11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 14 luglio 2009

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E
dove ineluttabile si fosse dovuta considerare quell’uscita, con egual metro non si sarebbe potuto evitare di giudicare anche la risposta della donna, la quale offrì senza la minima esitazione un deciso rovescio con la propria mancina chiusa a pugno, colpo che non mancò di risuonare nella silenziosa aria di quella stanza con maggiore vigore di quanto mai avrebbe potuto fare qualsiasi suo rimprovero in replica a quegli insulti, qualsiasi sua condanna quale risposta all’insolenza osata verso di lei.

« Se mai, per assurdo, tu dovessi riuscire a porre in essere questa tua stolida minaccia, assicurati che io sia realmente morta. » commentò poi, a denti stretti « In caso contrario utilizzerò le tue stesse viscere per strozzarti, ragazzino. »

Un nuovo attacco venne allora offerto dalla medesima mancina, che questa volta andò ad impattare sul fronte opposto del viso del giovane con un pugno diretto, impietoso, in una chiara volontà di punizione per quella reazione non gradita e, nonostante tutto, in un altrettanto espresso desiderio di non negargli i sensi, la coscienza come ella avrebbe potuto altrimenti ottenere senza alcuna difficoltà ricorrendo all’altra mano, ad una carezza donata dalla destra metallica.

« Andiamo, Seem. » concluse, rivolgendosi verso il proprio scudiero nell’avanzare ora verso la soglia da lui presidiata fino a quel momento « Ho bisogno di lavarmi le mani dalla sozzura che le ha intrise nel contatto con quel rifiuto umano. »

Personalmente più che felice di poter abbandonare quell’ambiente nel quale a propria volta stava iniziando a sentirsi prigioniero, soffocato dopo troppo tempo lì volontariamente rinchiuso, lo scudiero seguì senza alcun indugio la propria signora, nell’offrire solo un ultimo e fuggevole sguardo al loro indagato per assicurarsi che i legacci impostigli si stessero dimostrando adeguati allo scopo prefisso: un controllo in verità vano, dove l’altro, quasi stordito a seguito dei due colpi incassati, non si stava ancora proponendo impegnato a cercare libertà dai propri vincoli, dalle proprie costrizioni.
Per quanto avesse seguito con assoluta attenzione il corso dell’interrogatorio, e per quanto avesse comunque compreso come la realtà dei fatti occorsi si sarebbe dovuta considerare ben distante da quella loro offerta nelle parole del prigioniero, suo malgrado il tempo che Seem aveva fino ad allora trascorso accanto alla sua signora non si sarebbe potuto ritenere sufficiente per potergli permettere di riconoscere immediatamente ogni suo pensiero, per potergli concedere di seguire in maniera naturale ogni sua elucubrazione. In conseguenza di quelle ragioni, ed avendo probabilmente sperato che quelle ultime ore non si fossero concesse quali completamente superflue, egli restò sinceramente sorpreso dalla reazione tutt’altro che soddisfatta che ella stessa gli volle donare non appena la porta alle proprie spalle fu richiusa, un gesto da lui compiuto istintivamente ancor prima che per un ordine ricevuto in tal senso.

« Idiota! » esclamò la donna, con tono estremamente alterato, quasi collerico « Due ore della mia vita spese con un inutile ed immaturo ragazzo che si crede qualcuno: se pensi di diventare come lui, un giorno, avvertimi ora e sarà mia personale premura spingerti sulla retta via, a costo di strapparti la pelle dalle ossa della schiena a forza di scudisciate! »
« Ma… »
« Zitto, per grazia di Thyres… taci o non so come potrei reagire. » insistette la donna, con medesima enfasi, proibendogli ogni possibilità di parola con un trasporto assolutamente inedito al suo sguardo, alla sua attenzione, dove mai l’aveva veduta tanto iraconda come in quel momento « Andiamo da lord Bugeor, ora: voglio chiarire una volta per tutte anche la questione della taglia sulla mia testa, visto che sul fronte di queste dannate indagini non sembrano poterci essere progressi di sorta. »

Senza aggiungere altro la Figlia di Marr’Mahew mosse i propri passi prima attraverso il corridoio, poi in direzione delle scale ed infine all’uscita dall’edificio, non voltandosi per un solo istante all’indietro e lasciando, in questo, tremendamente confuso il proprio compagno di ventura.
In effetti, qualcosa di simile ad una lontana voce, di difficile ascolto, nel profondo della propria mente, del proprio raziocinio, stava sussurrando a Seem l’ipotesi di una messa in scena già dal primo scatto d’ira della donna guerriero, così isterico e lontano dallo stile che le era invece proprio, che l’aveva da sempre caratterizzata innanzi al suo sguardo anche nei momenti peggiori. Solo quando fu ella stessa ad offrire le adeguate spiegazioni, però, egli si persuase finalmente a dare ascolto a tale intuizione, rimproverandosi in ciò di aver reagito con eccessiva pigrizia mentale, di non aver proposto immediatamente la dovuta attenzione ad un’idea assolutamente corretta.

« Ti sono parsa convincente? » domandò ella, non appena furono nuovamente in strada, protetti nel caos della folla di Kriarya « Non vorrei aver esagerato al punto tale da esser apparsa grottesca, per quanto mi senta di dubitare che il nostro amico abbia potuto porre qualche distinguo, soprattutto dopo i colpi che mi ha istigato con quelle sue ultime e spiacevoli affermazioni… »
« Sei stata tanto convincente da aver tratto anche me in inganno, mia signora. » ammise egli, mantenendosi fedele alla propria politica di assoluta trasparenza nei suoi confronti « Per un istante ho temuto che davvero avessi perso le staffe in tale confronto. »
« Sei ancora giovane ed inesperto, mio buon Seem. » sorrise la mercenaria, senza volontà di offesa in simili parole quanto, piuttosto, di dolce comprensione nei riguardi di quella sua effettiva ingenuità « Sappi che, in passato, non mi sono riservata la possibilità di smarrire in controllo in contrasto con avversari molto più autorevoli e sfibranti rispetto a Geto, che continuerò a considerare indegno persino di ritenersi tale fino a quando non mi dovesse offrire ragioni contrarie, magari aiutandosi con quella sua bella spada di Hyn… su simili presupposti, pertanto, quale speranza avrebbe potuto far propria in tal senso? Come avrebbe mai potuto spingermi a siffatta ira? »
« Nessuna. In alcun modo. » scosse il capo il giovane, più che soddisfatto da quella spiegazione, nella rinnovata ammirazione verso coli che aveva voluto erigere al ruolo di propria padrona.
« Mi spiace, però, se hai ritenuto che potessi essermela presa anche con te… » specificò allora, storcendo le labbra « Ciò nonostante non abbiamo tempo per tergiversare in futili chiacchiere. » riprese immediatamente, prima di smarrirsi eccessivamente in quel dialogo « Geto potrebbe liberarsi a momenti e non desidero ci possa ritrovare ancora qui davanti quando uscirà. »
« Cosa intendi fare? » domandò lo scudiero, risultando in tale questione solo apparentemente retorico per quanto, effettivamente, non avrebbe potuto avere la minima idea nel merito del piano della sua signora, non nel dettaglio di come, evidentemente, ella doveva averlo già riformulato nel mentre dell’interrogatorio appena concluso.
« A questo punto, che tale notizia ti possa compiacere o meno, siamo costretti a separarci. » definì lei, offrendo riprova di aver effettivamente elaborato una decisa tattica « Sebbene mi dispiaccia constatarlo, sarei troppo appariscente per condurre un’azione di pedinamento e noi abbiamo necessità di sapere sia dove egli andrà una volta liberatosi, sia con chi parlerà. Con alte probabilità una donna, nel proseguo di quanto mi sono permessa di lasciargli credere. »

Seem restò per un istante in silenzio innanzi tale consegna d’incarico, formulata con assoluta tranquillità dalla sua signora: quella sarebbe stata la sua prima, reale missione al servizio della stessa, l’occasione per concederle trasparenza delle proprie capacità, delle proprie concrete forze, onorando, nel riportare successo, non solo il suo nome ma anche quello del suo maestro, purtroppo prematuramente defunto.

Ma, nonostante la ragionevole emozione a dominare la sua mente in quel momento, egli non riuscì ugualmente ad evitare di chiedere: « E tu? » nell’intuire come ella non avrebbe di certo atteso quietamente il suo ritorno da quell’incarico, non ancora esplicitamente accettato per quanto già ovviamente tale.
« Io? Oh… beh… ma già lo sai. » dichiarò con tranquillità Midda, voltandosi appena verso di lui « Non credo di essermi espressa in maniera tanto complicata, pocanzi. »

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