11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 27 luglio 2009

563


« O
h… sei tu. »

Poche, pochissime parole, pronunciate da Arasha con un tono tale da non poter essere equivocato, neppure nel dubbio che ancora colmava l’animo di Seem a suo riguardo. Sul viso della giovane, dove ancora quella mattina, quando l’aveva salutata, era scritto sincero affetto, sentimento trasparente e vivo nei suoi riguardi, ora egli poté ritrovare solo apatia e stanchezza, emozioni che erano state solite accompagnarla, nella quotidianità di quello che era stato loro rapporto fino ad allora, solo nel momento in cui ella non desiderava lasciar sfogare la propria ira, per quanto essa ribollisse nel suo animo.
La sua compagna, o ex-compagna a seconda di quanto che sarebbe emerso nel corso della serata, era arrabbiata, evidentemente, inevitabilmente, e dove egli, in quel momento, non avrebbe potuto avere la benché minima idea nel merito di tale disappunto, era inconsciamente certo di esserne coinvolto, probabilmente addirittura la causa.

« Arasha? » cercò di richiamarne l’attenzione, nel mentre in cui ella si era già voltata e gli aveva lasciato libertà di movimento, non volendo chiaramente dimostrare il minimo interesse nei confronti delle sue mosse.
Ma la giovane non gli offrì alcuna replica e, mantenendo assoluto silenzio, continuò ad allontanarsi da lui, scomparendo poi dietro ad un angolo non lontano dall’ingresso, probabilmente diretta al solito soggiorno dove anche in quel mattino si erano ritrovati, insieme alla Figlia di Marr’Mahew.
« Arasha! » insistette egli, chiudendo la soglia alle proprie spalle e poi avanzando, preoccupato per quella reazione, completamente dimentico di ogni incognita prima associata alla stessa, quasi quella fosse una sera come altre nel loro passato « Si può sapere cosa ho fatto questa volta? » domandò, inseguendola fino al soggiorno, dove la ritrovò seduta, con apparente freddo distacco, su una sedia, con le mani unite in grembo e lo sguardo rivolto verso l’esterno, attraverso l’unica finestra lì presente.
« Midda Bontor dovrebbe arrivare a breve. » si limitò a comunicare la fanciulla, non concedendogli la minima attenzione « Accomodati dove preferisci. »

La scelta della sedia si concesse all’attenzione dello scudiero decisamente significativa, esplicita più di molte altre parole nel merito dello sdegno che Arasha desiderava dimostrargli. Cercando di riflettere nel merito di tale messaggio, di simile situazione assurda nel confronto con tutto quanto era accaduto fino a quel momento, dove sarebbe dovuto essere lui, eventualmente, a provare collera verso l’altra, per il presunto tradimento, e non il contrario, egli decise di provare, allora, a ricollegare proprio il discorso dell’accomodamento con l’irritazione ora presente in lei.

« Sei arrabbiata con me perché questa mattina non mi sono voluto sedere? » chiese, scuotendo il capo nella volontà di comprendere per quanto ciò non sarebbe probabilmente stato semplice « Ti chiedo scusa ma… »
« Per Tarth, risparmiami le tue scuse. » lo interruppe, levando entrambe le mani come a volersi difendere da quel tentativo di riappacificazione « Sei pietoso. E, poi, non sarebbe corretto da parte mia offriti rimprovero per la tua incertezza a tal riguardo: la colpa è stata mia, dove non ti ho chiesto se avresti preferito andare a sederti fuori dalla finestra, in mezzo al letame. »
« Ma… cosa?! »

Purtroppo a differenza di altre occasioni di incomprensione fra loro, di inevitabile litigio fra due caratteri oggettivamente molto diversi quali i loro erano, questa volta ella non aveva protratto il solito giuoco di acquietamento per lunghe ore, ma aveva preferito dimostrare immediatamente il proprio pezzo forte, il proprio carico, sorprendendo, spiazzando completamente con esso il proprio interlocutore.
Fortunatamente, però, a salvarlo in estremo fu il fato, rappresentato in quel mentre da un deciso bussare alla porta d’ingresso, che richiamò la loro attenzione verso la stessa.

« Vai ad aprire… è la tua signora, di certo. » ordinò la fanciulla, storcendo le labbra con stizza ora evidente nei suoi riguardi, non più celata nell’indifferenza di pocanzi.

Naturalmente confuso, Seem non poté fare altro che eseguire l’ordine ricevuto, nel dirigersi verso la soglia appena richiusa per accogliere la nuova giunta. O, meglio, i nuovi giunti, dove anche la donna guerriero volle chiaramente cogliere il proprio scudiero in contropiede, ponendolo innanzi al volto, inatteso ed inattendibile, del giovane mercenario presentatosi come Geto.

« Sei ancora intero? » sorrise sorniona la mercenaria, osservando divertita l’espressione dipinta sul volto del proprio compagno di ventura « O Degan ha fatto veramente un ottimo lavoro, oppure Arasha non ha ancora deciso in che modo fartela pagare… » aggiunse subito dopo, nel voler sottolineare come il dubbio espresso nel merito del suo stato in salute non sarebbe dovuto essere attribuito alla missione assegnatagli nel pomeriggio quanto, piuttosto, al suo ritorno entro quelle mura.
« Mia signora… tu?! » esclamò egli, nel collegare, ora senza più incertezze di sorta, il comportamento della fanciulla ad un qualche diretto intervento da parte della donna, per quanto a lui completamente ignoto « Quando? Come… perché?! »
« Tutto a tempo debito… » scosse il capo lei, invitando con un cenno della mano Geto ad avanzare oltre l’ingresso « Dopo di te, mio caro. »

Troppo distratto dai propri pensieri per riservarsi tale opportunità, lo scudiero non si soffermò neppure per un istante a prendere in esame quanto il nuovo attore in quella scena stesse cercando di manifestare con il proprio volto. Ma anche se ciò fosse così stato, egli non avrebbe ottenuto maggiore evidenza nel merito di quanto stava accadendo: il mercenario, possibile assassino del maestro d’armi tranitha, infatti, si stava concedendo particolarmente diviso fra discreto fastidio, possibile curiosità, sicuro nervosismo e accennato astio, rendendo parallelamente difficile, improbabile, comprendere le ragioni a giustificazione della sua presenza fra loro in quel momento, sebbene apparentemente non prigioniero della mercenaria e pur, trasparentemente, tutt’altro che entusiasta di essere accanto a lei.

« Mia sign… » tentò di obiettare Seem, pur facendosi istintivamente da parte per offrire loro possibilità di passaggio.
« Ti prego, per l’ennesima volta: non costringermi a ripetere ogni frase che pronuncio. » sbuffò ella, inarcando il sopracciglio destro nel donargli l’azzurro coloro ghiaccio dei propri occhi « Ho già detto che tutto sarà spiegato a tempo debito. E, come dovresti anche ricordare, che ogni situazione sarà chiarita prima della mezzanotte. Ora, per bontà divina, limitiamoci ad onorare la tavola della nostra cortese ospite, come farebbero quattro buoni amici in una quieta serata in compagnia… »

Impegnarsi a comprendere autonomamente qualcosa di quanto stava accadendo sarebbe stato probabilmente lodevole e, in caso di successo, gratificante da parte dello scudiero, ma nell’essere onesto con se stesso egli preferì non offrire il pur minimo tentativo in quel senso. Disorientato oltre misura per l’assurda sequenza di eventi dei quali si era ritrovato ad essere involontario spettatore e i quali sembravano essersi messi d’accordo per proporsi collettivamente alla sua attenzione con la stessa irruenza di una carica di animali selvatici; scagliato senza alcun controllo alle strofe finali di una ballata della quale comprendeva di aver altresì perduto oltre metà contenuto, egli era, infatti e purtroppo, conscio di come qualsiasi suo tentativo di districare quell’enigmatico groviglio avrebbe solo rischiato di complicare ulteriormente una situazione già tutt’altro che banale. E, del resto, posto a tacere in conseguenza delle ultime parole della propria signora, a Seem non venne riservata alternativa all’infuori di accettare la sua volontà così espressa, rinnovando verso di lei, nella propria fiducia, il proprio tacito giuramento di fedeltà già più volte riconosciutole.

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