11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 20 luglio 2018

2613


Quando, malgrado tutte le inevitabili difficoltà per lei proprie qual conseguenza di un senso della vista inferiore persino a quello di un umano, Lys’sh ebbe occasione di distinguere la sagoma di Rula, e di distinguerla nel mentre in cui ella stava venendo risucchiata all’interno di quell’enorme bocca, la certezza della fine della compagna non ebbe a essere posta in discussione, con tutto il carico di rabbia, di frustrazione, di dolore e di senso di colpa che, da ciò, non avrebbe potuto ovviare a derivare.
Benché a sua volta probabilmente prossima alla morte, e in ciò destinata a pagare in prima persona il prezzo della stolida scelta compiuta nel voler attraversare quel lago anche laddove nessun altro si stava in tal senso impegnando, la giovane ofidiana non avrebbe potuto ovviare a colpevolizzarsi per tutto ciò, conscia di quanto, se soltanto ella avesse agito diversamente, se soltanto non avesse insistito in quella direzione, allora entrambe sarebbero state quietamente al sicuro a passeggiare lungo la sponda di quel grande lago, limitandosi a contemplare serenamente la bellezza del luogo. Purtroppo così non era stato, purtroppo ella aveva voluto a tutti i costi intraprendere quella stupida scorciatoia, e, in ciò, aveva condannato a morte non soltanto se stessa, ma anche la giovane Rula, la sua protetta che, in lei, tanta fiducia aveva riposto, che a lei tanta fedeltà aveva destinato, al punto tale da essere alfine morta per lei, condannatasi in una maniera terribilmente stupida ad anticiparla fra le fauci di quell’oscenità celata sul fondo del lago.
Maledetto, stupido pianeta della guerra.
Maledetta, stupida missione di soccorso.
Maledetta, stupida Lys’sh.
Da quando lì erano arrivate, tutto era andato per il peggio, tutto era andato per il peggio anche e soprattutto per colpa sua. Se soltanto, infatti, ella non avesse dato vita a quell’assurdo scisma, a quella stolida separazione dalle proprie amiche, da Midda e da Duva, certamente nulla di tutto quello sarebbe accaduto.
Perché diamine si era voluta intromettere? Perché diamine aveva voluto a tutti i costi puntare i piedi in contrasto a Duva, pretendendo da parte sua un improvviso cambiamento nel suo comportamento, e nel suo comportamento nel confronto con Rula, laddove per anni, già da prima del suo arrivo a bordo, la loro relazione aveva avuto occasione di procedere tranquillamente in quei termini? A quale scopo sforzarsi di cambiare quella situazione, e quella situazione consolidata, soltanto per finire con il condannare a morte proprio colei in favore della quale avrebbe pur desiderato agire?
E se, pur, quasi consolatoria avrebbe avuto a dover essere intesa la propria prossima morte, nell’ineluttabilità del fato a cui, allora, si sarebbe vista condannata qual estrema, ultima conseguenza di tutte le proprie azioni, di tutto il proprio operato, quella prospettiva non avrebbe potuto, in alcuna maniera, concederle pace… non in quel momento, non nel confronto con la morte di quella giovane così straordinariamente ricca di vita e di voglia di vivere, e di lottare, e, ciò non di meno, così ancora incredibilmente ingenua su quanto, allora, avrebbe avuto a voler realmente significare andare in guerra.
Povera Rula…

« … » imprecò Lys’sh, sgranando gli occhi e, per un attimo, ritrovandosi a essere completamente dimentica di non avere neppure più fiato per vivere, figurarsi, quindi, per potersi permettere di imprecare.

Fiato a parte, quella muta imprecazione non avrebbe potuto essere da lei ovviata nel momento in cui, in maniera assolutamente spiazzante, il suo sguardo vide accadere qualcosa più in basso, sul fondo del lago, là dove il mostro l’attendeva e là dove esso avrebbe dovuto aver appena ucciso Rula.
Perché quell’enorme testuggine tentacolata ebbe a dimostrare, in termini del tutto inattesi, un certo disturbo, una chiara difficoltà, un evidente turbamento, e un turbamento che, allora, avrebbe avuto a doversi ricondurre all’ultimo boccone ingoiato. Quel boccone che, tutt’altro che vinto, tutt’altro che sconfitto, tutt’altro che giudicabile qual ingenuo nel proprio incedere a confronto con la guerra e con le sue impietose regole, non si era semplicemente condannato a morte ma, piuttosto, stava allor impegnandosi, con tutte le proprie forze, a guadagnarsi il proprio diritto alla vita, il proprio diritto al futuro, e, con essi, eguale vita ed eguale futuro anche per colei che, troppo velocemente, aveva allor decretato la sua triste dipartita.
Rula, infatti, intrappolatasi nelle fauci di quel mostro, stava riuscendo, faticosamente ma incredibilmente, a contrastare tutto ciò, a respingere la sua violenza, la sua forza, puntando con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze, i piedi e la schiena fra il palato e la mandibola, e lì premendo, lì convogliando tutta se stessa, al solo, straordinario scopo di disarticolare quella mandibola, e, così, di porre fine allo scontro. E se, in tutto ciò, forse ella avrebbe avuto a dover vantare una possibilità su un milione, o una su un miliardo, quel suo coraggio, quel suo ardore, non passarono inosservati innanzi agli sguardi degli dei, o di chi per essi, i quali, evidentemente, non vollero lasciar tanto valore, tanto straordinario impegno, qual vano, qual fine a se stesso, e, in ciò, eventualmente destinato a fallimento, concedendole, altresì, il successo sperato, e concedendoglielo con un risultato persino maggiore di quanto ella non avrebbe mai potuto illudersi di ottenere.
Perché, con un improvviso schiocco secco, che riuscì a essere udito perfettamente anche in acqua, quella mandibola lasciò alfine la propria sede, vedendo Rula, in conseguenza di ciò, letteralmente saltare fuori da quella bocca, come una molla troppo a lungo compressa che, alfine, riesce a distendersi, e a distendersi per ben oltre la propria naturale portata, la propria consueta estensione. E se la speranza, alla base di simile azione, di un tale impegno, avrebbe avuto a doversi intendere quella di sorprendere, e di spaventare la creatura, costringendola a un’insperata ritirata, ciò fu quanto effettivamente accadde, e accadde in un instante, nel veder liberata Lys’sh dai tentacoli, e nel veder il mostro allontanarsi, rapidamente, da lì, tutt’altro che desideroso di correre il rischio di un nuovo confronto con quelle due ipotetiche prede, suo malgrado dimostratesi tutt’altro che collaborative, tutt’altro che disponibili a saziarlo.
Purtroppo, per quanto vittoriosa nel proprio intento, Rula non avrebbe avuto a doversi considerare propriamente salva. Così come anche Lys’sh, finalmente libera di muoversi e sol desiderosa di riconquistare la superficie e ritrovare il contatto perduto con l’aria sopra di loro, ebbe infatti a notare, la sua inattesa salvatrice, la sua compagna e amica, aveva dato fondo a ogni energia, e, soprattutto, a tutta l’aria all’interno del proprio corpo, per poter sperare, a propria volta, di riconquistare il mondo superiore. E, in ciò, come peso morto, ella non poté ovviare a lasciarsi semplicemente adagiare sul fondale del lago, fra le alghe, nell’essere in tal senso destinata lì a giacere, e a giacere per l’eternità...
… a meno che, ovviamente, l’ofidiana non decidesse di ricambiare il favore e, in ciò, di intervenire e di intervenire, pur in condizioni già indubbiamente precarie, allo scopo di salvare Rula, spingendosi, con tutte le proprie ultime forze, verso il fondo del lago, a recuperarne il corpo inanimato per risalire, insieme a lei, verso la superficie, nella speranza di, malgrado tutto ciò, non fosse troppo tardi per lei.
E se interminabile era stata la discesa, altrettanto interminabile, o forse in misura persino maggiore, ebbe a essere la risalita, e la risalita verso una meta apparentemente troppo distante, troppo lontana per poter permettere loro di salvarsi, per poter permettere loro di raggiungerla e di raggiungere, con essa, l’aria loro promessa. E se incredibilmente pesante, in quel momento, avrebbe avuto a risultare il corpo inanimato di Rula, non per un fugace istante, non per un effimero momento, Lys’sh prese in esame l’ipotesi di lasciarla andare, anche laddove, in caso contrario, forse nessuna delle due ce l’avrebbe alfine fatta: mai, infatti, l’ofidiana avrebbe potuto abbandonarla, mai avrebbe potuto tradirla, non in linea generale, e certamente non dopo quanto accaduto, dopo che quella giovane, impavida donna, tanto aveva rischiato per lei, tutto aveva posto in gioco per salvarla, anche in esplicito contrasto alle sue stesse richieste, ai suoi stessi ordini.
Qualunque cosa fosse accaduta, ancora una volta, o avrebbero raggiunto insieme la superficie, o insieme sarebbero lì affogate… in un’eventualità tutt’altro che remota, tutt’altro che di difficile concretizzazione, nel considerare quanto, ormai, Lys’sh avesse iniziato ad avvertire le proprie cellule celebrali esplodere come tante piccole bolle di sapone per l’eccessivamente prolungato periodo di forzata apnea.

giovedì 19 luglio 2018

2612


Malgrado l’invito in direzione opposta rivoltole dall’amica, Rula non prese neppure per un fugace istante in considerazione l’idea di ritirarsi. Non che non avesse timore per la propria sorte, non che ritenesse di poter realmente fare la differenza, non che avesse la benché minima idea su come procedere… ciò non di meno, ella avrebbe agito, e avrebbe agito allo scopo di fare tutto il possibile, e anche l’impossibile, per sperare di aiutarla, per cercare di restituirle la libertà così sottrattale, fosse questa anche l’ultima cosa che avrebbe avuto a poter compiere in vita: forse ella non avrebbe avuto a poter vantare l’abilità guerriera di Midda, l’audacia di Duva o la saggezza di Lys’sh, ma non avrebbe mai lasciato indietro una propria compagna, un membro della sua squadra e del loro equipaggio, quell’equipaggio ogni elemento del quale, era certa, avrebbe compiuto la sua medesima scelta in contrasto a qualunque possibile antagonista, senza, in ciò, alcuna ritrosia, alcun freno a tutela della propria vita, della propria incolumità.
Così, metaforicamente sorta all’invito dell’ofidiana, la giovane donna si spinse ancora più in basso, verso di lei, verso quella nuova sfida, disarmata ma non per questo frenata nel proprio incedere. E giunta a lei, non mancò di tentare, in ogni modo, di aiutarla, di permetterle di evadere da tutto ciò, stringendo le proprie mani attorno ai suoi polsi e cercando, vanamente, di tirare verso l’altro, di trascinarla verso la superficie, senza, tuttavia, in alcuna maniera essere in grado di opporsi alla forza di quei tentacoli, che in alcuna maniera apparvero ostacolati dai suoi sforzi, dal suo impegno.
Con il proprio sguardo, Lys’sh non poté che cercare di supplicarla di allontanarsi da lei, di allontanarsi da lì e di porre, almeno, se stessa in salvo, lontano dal triste fato di morte che, là sotto, di quel passo avrebbe atteso entrambe. Ma Rula, certamente non meno testarda rispetto alle proprie compagne, alle proprie alleate, non si lasciò convincere da quel nuovo, silenzioso, tentativo e, anzi, cercò in tal senso un nuovo approccio, una nuova tattica, scendendo lungo il corpo dell’amica e cercando di forzare, in ogni modo, la presa di quei tentacoli, contro di essi agendo con tutte le proprie energie, con le unghie e con i denti. Un’espressione potenzialmente metaforica, che pur, in quel particolare frangente, non ebbe a essere tale, vedendola letteralmente affondare unghie e denti in quel tessuto viscoso, su quella superficie scivolosa, per tentare, con le più primordiali armi che avrebbe potuto vantare, di offendere quelle carni, di ferire quella creatura, qualunque cosa essa fosse. Ma, malgrado tutti i propri sforzi,  malgrado tutto il più serio e apprezzabile impegno in tal senso, l’elasticità di quell’epidermide apparve inattaccabile ai suoi tentativi d’offesa, vedendo, lì sopra, semplicemente scivolare tanto le proprie unghie, quanto i propri denti.
E se Lys’sh, a fronte di tale immagine, non avrebbe potuto ovviare a provare un sincero sentimento di gratitudine verso di lei, laddove palese avrebbe avuto a dover essere riconosciuto quel suo impegno in proprio soccorso, in proprio potenziale aiuto, ancora una volta, con le proprie mani, l’ofidiana cercò di respingerla, di spingerla ad allontanarsi da lei, e di riconquistare la superficie, iniziando a provare un certo affaticamento, una certa mancanza d’aria che, certamente, non avrebbe potuto ovviare anche a contraddistinguere l’altra e che, in ciò, avrebbe potuto sancire la loro fine ben prima di qualunque mostro avesse a doversi considerare nascosto al centro di quel lago. Ancora una volta, però, Rula non volle ascoltarla, non volle riconoscere ragione alcuna a quell’invito, e a quell’invito pur assolutamente ragionevole, nell’ubbidienza al quale, forse, almeno una di loro avrebbe potuto salvarsi, e avrebbe avuto l’occasione di raccontare alle altre cosa fosse accaduto all’altra. E, con cieca e sorda ostinazione, con pericolosa cocciutaggine, ella non soltanto non volle abbandonare quella sfida ma, anzi, decise, follemente, di anticipare la discesa di Lys’sh verso il fondo del lago, nuotando verso il basso e seguendo quei tentacoli per giungere, in tal modo, non a una semplice estremità della creatura, quanto e piuttosto al suo vero corpo, alla sua interezza, per cercare, una volta lì giunta, di ferirla, in un qualunque modo.
Sprofondando sempre più nelle profondità di quel vasto lago, per qualche istante Rula perse persino la cognizione del tempo, avvertendo un profondo dolore nel proprio petto, e un vivo pulsare nelle proprie tempie, tanto per la crescente differenza di pressione, quanto e ancor più per l’assenza di aria, per quella prolungata apnea che, presto, avrebbe richiesto, avrebbe preteso da lei il pagamento di un giusto prezzo. E per quanto, allora, quella sfida avrebbe probabilmente spaventato chiunque, avrebbe probabilmente visto retrocedere la maggior parte di tutti gli attuali visitatori del pianeta della guerra, così entusiasti all’idea di una battaglia simulata, così desiderosi di violenza e di morte nella sicurezza di un giuoco, e pur, probabilmente, più prudenti nel confronto con una vera sfida, con un vero combattimento a confronto con il quale il loro futuro avrebbe potuto essere posto realmente in dubbio, ciò non ebbe a rappresentare ragione di freno per lei, in quel momento indifferente a ogni prospettiva di tragico epilogo, laddove o lei e Lys’sh avrebbero vinto insieme, oppure avrebbero perduto insieme, senza altre possibili alternative, senza altre possibili soluzioni.
E se eterna apparve quella discesa, iniziando a farle temere di non avere neppure la possibilità di giungere là sotto, nelle oscurità di quelle torbide acque, oscurità a cui il suo sguardo ormai avrebbe avuto a doversi dire sufficientemente abituato, ella ebbe alfine a individuare, inaspettatamente, il proprio avversario, benché, allora, non avrebbe avuto a potersi considerare certa di quanto, lì sotto, stesse osservando.
Innanzi ai suoi occhi, infatti, sul fondale del lago, riccamente popolato da vegetazione acquatica, e, in particolare, da numerose alghe, quanto ebbe a cogliere, quanto ebbe a individuare qual origine di quei lunghi, lunghissimi tentacoli, fu una sorta di bizzarro ibrido fra un mollusco e una testuggine, un’enorme tartaruga aliena al centro della superficie superiore del guscio della quale, da un inatteso foro, avrebbero avuto a doversi considerare fuoriuscenti quei lunghi tentacoli, quelle estremità simili a quelle di una piovra, e utili, evidentemente, a permettergli di catturare le proprie prede, il proprio cibo, a grande distanza da essa, la quale, docilmente adagiata sul fondale, non avrebbe avuto a dover fare altro che attendere, e attendere quietamente l’arrivo del pasto fino alla propria enorme bocca, una bocca simile a una sorta di becco lì già aperta e già desiderosa di poter, allora, affondare le proprie affilate estremità all’interno delle morbide carni di Lys’sh.
In un altro momento, in un’altra occasione, quella strana creatura, quell’osceno mostro estraneo a qualunque genere di bestia ella avrebbe potuto vantare di conoscere, avrebbe avuto certamente occasione di sorprenderla, di spaventarla, forse e persino di disgustarla, nell’improprio effetto derivante dalla bizzarra commistione fra quei tentacoli e le forme proprie di una grande testuggine. Ciò non di meno, in quel momento, in quell’occasione, Rula non avrebbe potuto permettersi il lusso di sorprendersi, di spaventarsi, o di disgustarsi, non laddove il tempo a propria disposizione, e a disposizione della propria amica, avrebbe avuto a doversi considerare così poco, ormai ridotto ai minimi termini. Ragione per la quale, lasciandosi guidare più dall’istinto che da una vera e propria tattica, da una qualche razionale strategia, ella decise di agire, e di agire nell’unica maniera in cui, sperava, di poter recare un reale danno a quella creatura, un danno forse non sufficiente a ucciderla, non nell’immediato, quantomeno, e, ciò non di meno, probabilmente abbastanza doloroso da respingerla, da spaventarla, laddove, probabilmente, quel mostro non avrebbe avuto a doversi considerare qual abituato a essere aggredito, a essere attaccato.
E con poche, ultime e decise bracciate, ella scese, quindi, innanzi a quell’enorme testa, a quella grande bocca aperta nella quale, comodamente, metà del suo corpo avrebbe potuto essere risucchiata, e, lì, si raggomitolò, offrendosi, in apparente sacrificio, a quella creatura, a quel mostro, che non ebbe a disdegnarne il gesto e che, anzi, immediatamente cercò di stritolarla fra le proprie fauci, cercò di chiudere il proprio grande becco per accoglierla e ingoiarla, così, intera come si era presentata. Ma allorché cedere passivamente a quel morso, ritrovatasi nella bocca di quel mostro, ella ebbe a puntare i propri piedi contro la superficie del suo palato, per lì trovare un punto di appoggio e spingere, con tutte le proprie forze, premendo la schiena contro la parte inferiore della bocca della creatura, contro la sua lingua, nella volontà non soltanto di non permettere quella chiusura ma, anzi e ancor più incredibilmente, di forzarne l’apertura, e l’apertura in termini sufficientemente violenti da arrivare a poterle slogare la mandibola, e, in tal senso, a costringerla a rinunciare non soltanto a quello specifico pasto ma, forse, anche a qualunque altro pasto futuro, in un risultato tutt’altro che ovvio nella propria riuscita, nel proprio successo, e che pur, certamente, avrebbe avuto lì a doversi riconoscere l’unica soluzione della quale era riuscita a ipotizzare la riuscita.

mercoledì 18 luglio 2018

2611


Tutto avvenne tanto rapidamente al punto tale che Lys’sh non ebbe neppure il tempo di avvisare la propria compagna prima di ritrovarsi precipitata nella tiepida acqua del lago, in essa sprofondata per almeno una decina di piedi, e lì estemporaneamente privata persino della capacità di orientarsi, di comprendere in quale direzione fosse il cielo e in quale la terra. Per propria fortuna, a differenza della maggior parte degli ofidiani, Lys’sh avrebbe avuto a doversi considerare a suo agio tanto in terra quanto in acqua, laddove, il suo sangue impuro, non avrebbe avuto a doversi limitare semplicemente alla presenza di un antenato umano, ma anche di alcuni antenati appartenenti a una particolare razza di ofidiani anfibi, tale per cui, appunto, i suoi genitori non avevano mai avuto ragione per tenere né lei, né i suoi fratelli e sorelle, lontani dall’acqua, incitandoli, anzi, a cercare quanto più possibile di maturare confidenza con essa, fosse anche e soltanto in quegli stessi periodi di vacanza nel corso dei quali aveva anche imparato ad andare in canoa nonché a portare una barca a vela… con fiera approvazione da parte di Midda quando, per puro caso, avevano avuto occasione di affrontare il discorso.
Così, avviluppata dalle acque del lago divenute, da quella prospettiva, decisamente meno lucenti, indubbiamente meno affascinanti rispetto a quanto non avrebbe potuto apprezzare pocanzi, nel mostrarsi piuttosto torbide, inquietantemente oscure e tenebrose, Lys’sh non perse assolutamente la calma, e, al contrario, cercò subito non tanto di risalire in superficie, quanto e piuttosto di preoccuparsi per le ragioni per la quale era stata così precipitata sotto la superficie.

« … »

Fu proprio allora che, proprio malgrado, un’improvvisa stretta all’altezza della propria caviglia destra ebbe a sorprenderla, costringendola a un lieve grido, e a un grido che, sotto le acque del lago, la vide soltanto perdere parte della già scarsa, e incredibilmente preziosa, riserva di ossigeno presente nei propri polmoni, nel mentre in cui ebbe a sentirsi trascinare, e trascinare verso il basso, verso le profondità del lago.
Recuperato rapidamente il controllo di sé, la giovane ofidiana ebbe a tentare di colpire, e di colpire con tutta la violenza concessale dalla densità di quel liquido, atta a frenare sgradevolmente i propri movimenti, qualunque cosa la stesse in tal maniera trattenendo, muovendo in tal senso il proprio tallone sinistro e direzionandolo, a sensazione, là dove avrebbe potuto raggiungere il proprio avversario, il proprio antagonista. E fu così che, ad accogliere i propri colpi, ella ebbe a ravvisare la presenza di qualcosa di solido, sì, e pur, al tempo stesso, sgradevolmente soffice e viscoso, in termini tali da poter essere persino definito molliccio, per quanto la solida stretta impostale avrebbe avuto a testimoniare una realtà decisamente diversa. Qualunque cosa l’avesse catturata sembrava allora in grado di vanificare in maniera naturale alla violenza dei suoi attacchi, dei suoi colpi, costringendo il suo piede sinistro, semplicemente, a scivolare, e a scivolare verso il nulla, quasi stesse provando a aggredire qualcosa cosparso di olio o di sapone.
Comprendendo, quindi, di non poter fare molto per liberarsi, non in quelle condizioni, non senza l’ausilio di una qualche arma utile a scalfire l’indifferenza del proprio antagonista, Lys’sh non poté ovviare a sentirsi grada a qualunque dio in quel momento fosse giunto in suo soccorso nell’istante in cui vide affondare, proprio davanti a sé, uno dei loro fucili. Fucili finti, certo, armi giocattolo, è vero, e, ciò non di meno, oggetti dotati di una certa solidità, in grazia alla quale, pur non potendo allora sparare, avrebbe potuto permetterle di usarlo come oggetto contundente, e come oggetto contundente speranzosamente utile a svincolarsi da quella stretta potenzialmente letale.
Fra l’idea e l’azione fu questione di un attimo e, afferrata l’arma prima che potesse precipitare oltre la sua portata, Lys’sh colpì, e colpì con violenza qualunque cosa stesse avvolgendo la sua caviglia, senza neppur preoccuparsi se, in tali colpi, avrebbe potuto rischiare di ferire anche se stessa: se avesse dovuto scegliere fra fratturarsi la caviglia e morire lì sotto, certamente, la prima alternativa avrebbe avuto a doversi considerare quella da preferire. Così, comunque, non fu, e, forse anche in conseguenza alla sorpresa di colpi questa volta necessariamente più efficaci rispetto alle tallonate precedenti, ella riuscì ad avvertire la presa attorno al proprio piede destro allentarsi, e allentarsi quanto sufficiente per permetterle di evadere da essa e di iniziare a nuotare e a nuotare freneticamente verso la superficie, abbandonando, forse stolidamente, il fucile nella necessità di raggiungere quanto prima il cielo là sopra, a riprendere fiato, a riempirsi nuovamente i polmoni d’aria, laddove, ormai, avrebbe avuto a doversi considerare giunta al limite.
Quasi invertendo cielo e terra, e tuffandosi dal lago direttamente nell’aria, ella riemerse allora sino alla superficie, con foga tale da avvertire il proprio corpo lasciare quelle acque torbide ben oltre la linea della propria vita, sino, addirittura, ai propri glutei. E semplicemente estasiante, inebriante, fu la sensazione concessale da un nuovo, profondo contatto con il mondo superiore, con l’aria, avvertita qual straordinariamente frizzante nei propri polmoni, nel proprio petto che, in tale gioia, ebbe a gonfiarsi al massimo delle proprie capacità, a recuperare quanto sino a quel momento perduto e, soprattutto, a prepararsi al peggio, perché, malgrado tutto, ella non avrebbe avuto a doversi considerare così stupida da poter realmente credere che tutto avesse a doversi considerare qual così semplicemente conclusosi.

« Lys’sh! » sentì gridare il proprio nome, e lo sentì gridare dalla voce di Rula, la quale, evidentemente e fortunatamente, doveva essere riuscita a ovviare all’aggressione di quella creatura lacustre, qualunque cosa essa fosse.

Purtroppo, però, non ebbe neppure il tempo di comprendere ove la propria compagna avrebbe a doversi considerare geograficamente collocata attorno a lei che, nuovamente, ebbe a sentirsi aggredita, e afferrata, questa volta, non soltanto all’altezza della propria caviglia destra, quanto, e peggio, a intrappolare entrambe le gambe, a stringerle in una morsa e in una morsa destinata a trascinarla, allora, verso il basso, senza più volerle garantire nuova occasione di fuga.
Fu questione di un istante, quindi, e tutti gli sforzi compiuti per riemergere vennero vanificati, e vanificati nel sentirsi, con forza, con prepotenza, con violenza, trascinata ancora una volta verso il fondo del lago, circondata, ora, attorno alle proprie gambe, da quanto riuscì a percepire qual qualcosa di simile a un tentacolo, o forse a più di uno, oscenamente avviluppatisi alla parte inferiore del suo corpo, stringendo con straordinaria forza i suoi piedi, le sue caviglie, il suoi polpacci, le sue ginocchia e, finanche, le sue cosce, quasi un’enorme mano l’avesse così avvolta e la stesse stritolando non diversamente da una mera bambola, da un semplice giocattolo.
Lasciando scendere le proprie mani all’altezza di quei tentacoli viscosi, ella cercò di affondare le proprie dita in essi, a tentare, in qualche maniera, di imporre loro un qualche dolore: ma tentare di stringere quel tessuto, sarebbe equivalso a tentare di stringere una saponetta bagnata sotto la doccia, in termini tali per cui, purtroppo, qualunque sforzo, qualunque impegno, avrebbe avuto a doversi considerare vanificato. E nel mentre in cui, osservandosi attorno, ella tentò di individuare un nuovo segno della benevolenza di un qualche dio, nell’offrirle una nuova risorsa utile alla propria liberazione, quanto ebbe a presentarsi innanzi al suo sguardo fu, in maniera francamente inattesa, l’immagine della stessa Rula, intenta a nuotare nella sua direzione, sorpresa, spaventata certamente da quanto, lì, stava riuscendo a distinguere, e, ciò non di meno, decisa a raggiungerla ed, evidentemente, a concederle il suo aiuto per fuggire da lì.
Un aiuto che, tuttavia, avrebbe potuto troppo facilmente tradursi in una sgradevole condanna a morte anche per la medesima, nel momento in cui fosse stata a sua volta catturata da quei tentacoli, ragione per la quale, sollevando le mani nella sua direzione, la invitò silenziosamente ad arrestarsi e ad allontanarsi da lì, finché, ancora, avrebbe avuto a doversi considerare in tempo per farlo.

martedì 17 luglio 2018

2610


Tutto avvenne tanto rapidamente al punto tale che Rula non ebbe neppure il tempo di comprendere cosa stesse accadendo prima di ritrovarsi precipitata nella tiepida acqua del lago, in essa sprofondata per almeno otto-nove piedi, e lì estemporaneamente privata persino della capacità di orientarsi, di comprendere in quale direzione fosse il cielo e in quale la terra. Per propria fortuna, benché ignara, sino a qualche ora prima, persino della semplice esistenza delle canoe, o del loro principio funzionamento, la giovane moglie del capitano della Kasta Hamina non avrebbe avuto a doversi considerare del tutto estranea rispetto al nuoto. E benché, comunque, fossero passati molti anni dall’ultima volta che aveva avuto occasione di nuotare, e di nuotare all’interno del confortevole ambiente proprio di una piscina quando, ancora bambina, aveva avuto la fortuna di frequentare, per qualche tempo, diversi corsi, ella non ebbe a lasciarsi prendere dal panico, per quanto l’ambiente lacustre non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual il migliore a tale scopo, e si impose di reagire, e di reagire con sufficiente autocontrollo.
Così, avviluppata dalle acque del lago divenute, da quella prospettiva, decisamente meno lucenti, indubbiamente meno affascinanti rispetto a quanto non avrebbe potuto apprezzare pocanzi, nel mostrarsi piuttosto torbide, inquietantemente oscure e tenebrose, Rula riuscì a ritrovare il proprio orientamento, la giusta direzione, seguendo il bagliore attribuito alla luce del sole, in quel momento posto sotto i propri piedi, e, in grazia di esso, riconquistando in pochi, rapidi, movimenti, la superficie e, con essa, l’aria calda di quella giornata, il cielo verso il quale rivolgere il proprio sguardo e, con esso, quei necessari colpi di tosse volti a tentare di liberarsi la gola dall’acqua inavvertitamente ingerita al momento della caduta…

« Lys’sh… coff… coff… » richiamò il nome dell’amica, guardandosi attorno e cercando una qualche evidenza di lei o della canoa con tutte le loro cose « Lys’sh… coff… dove sei?! »

Per un istante, complice la vista annebbiata dall’acqua del lago e quel principio di soffocamento, Rula non fu in grado di apprezzare realmente il mondo a sé circostante, volgendo a esso il proprio sguardo senza realmente vedere, senza riuscire effettivamente a distinguere le immagini di quanto attorno a lei presente. Ma in breve, brevissimo tempo, tale problema fu superato ed ella ebbe modo di rendersi conto di essere precipitata, dopo quel breve volo, a diversi piedi dalla canoa, almeno una trentina… canoa, purtroppo, che in quel momento la attendeva rovesciata, completamente capovolta nella propria postura, con l’incavo entro il quale ella e Lys’sh erano alloggiate rivolto, ora, verso il basso, e la chiglia verso l’alto, verso il cielo, in una collocazione che, oltre a non apparire per nulla corretta, non avrebbe potuto mancare di suggerire una spiacevole realtà nel merito di tutte le loro cose, equipaggiamento, cibo, armi e, persino, vestiti, che, in essa, avevano precedentemente trovato il proprio giusto spazio, e che, in ciò, molto facilmente, molto probabilmente, avrebbero avuto a doversi considerare tristemente perdute in quel lago, a ogni nuovo istante sempre meno affascinante, sempre meno estasiante rispetto a come lo aveva pocanzi apprezzato essere.

« Lys’sh!!! » gridò con tutta la voce che avrebbe potuto vantare di possedere, nel richiamare ancora una volta il nome dell’amica e nello sperare, in ciò, di ottenere una qualunque risposta, laddove l’alternativa a essa avrebbe avuto a doversi riconoscere persino tragica, e tragica in una misura che, francamente, non avrebbe desiderato aver ad affrontare.

Una lieve increspatura dell’acqua, a pochi piedi da lei, attrasse improvvisamente la sua attenzione, suggerendo un movimento sotto la superficie, in termini che avrebbero potuto essere quantomeno gradevoli e altrettanto sgradevoli, a seconda di cosa sarebbe allor emerso da lì sotto. E se, per un fugace istante, Rula non avrebbe potuto ovviare a temere il peggio, nell’istante in cui, con un profondo e quasi gridato inspiro ebbe a ricomparire, in quel punto, l’immagine propria di Lys’sh, proiettata verso il cielo e verso l’aria che, evidentemente, stava iniziando a scarseggiare nei suoi polmoni, ella non poté che trarre un sospiro di sollievo, consapevole di quanto, comunque, la situazione non si fosse assolutamente risolta, di quanto i problemi non avrebbero avuto a dover essere erroneamente considerati qual superati e, ciò non di meno, innegabilmente felice di scoprire di non essere rimasta sola nel confronto con gli stessi, in una condizione a confronto con la quale, altrimenti, non avrebbe probabilmente saputo come agire.

« Lys’sh! » esclamò, con tono ineluttabilmente meno preoccupato e più allegro, compiendo qualche bracciata per spingersi a lei, per colmare la distanza fra loro presente e, in ciò, ricongiungersi all’amica, nella volontà di comprendere, insieme a lei, cosa potesse star accadendo.

Ciò non di meno, prima che questa potesse risponderle, o potesse anche e soltanto rendersi conto della sua presenza lì vicino, l’ofidiana scomparve nuovamente sotto la superficie delle acque, e lì scomparve con un moto assolutamente innaturale, non rituffandosi in esse, non lasciandosi immergere, quanto e piuttosto, quasi fosse stata lì sotto trascinata, e trascinata con violenza per effetto di qualcuno, o di qualcosa, appeso alle sue gambe e desideroso, in tal senso, di affogarla nelle profondità di quel lago.
E se, allora, naturale sarebbe stato per lei gridare, e gridare per la sorpresa, per lo spavento, e per tutta la giustificabile paura nel confronto di quanto così appena accaduto, e della scomparsa della propria amica, quello stesso spirito che l’aveva spinta a reagire nel confronto con Bue e i suoi compagni quando tutto ormai avrebbe avuto a doversi ritenere perduto, la animò, ancora una volta, allo scopo di agire, e di agire rapidamente, per non permettere a niente e a nessuno di privarla della propria amica, della propria compagna, della propria sorella d’arme. Così, pur inconsapevole di quanto là sotto avrebbe potuto attenderla e, soprattutto, fondamentalmente disarmata, la giovane Rula non esitò un solo istante a immergersi, e a immergersi con un forte colpo di reni, utile a permetterle, nuovamente, di rigirare la propria posizione e di abbandonare, volontariamente, quel cielo non banalmente riconquistato, per scomparire nuovamente fra le tenebre di quel lago, sol desiderosa di raggiungere Lys’sh e di offrirle il proprio aiuto, in qualunque modo, in qualunque termine ciò avrebbe potuto occorrere.
Ma anche laddove, a confronto con tutto quello, il suo spirito avrebbe avuto a doversi riconoscere forte e combattivo, invocante una qualunque occasione di riscatto per il fato della giovane ofidiana; spiacevolmente evidente ebbe allor ad apparire la propria più totale mancanza di ogni possibilità di azione, o di successo, in quel proposito, nel momento in cui, fra le oscure acque di quel lago, il proprio sguardo annebbiato, la propria vista provata, ebbe a individuare l’immagine propria di Lys’sh orrendamente stretta, nell’estremità inferiore del proprio corpo, fra grandi tentacoli, l’origine dei quali avrebbe avuto a doversi ricercare ancor più in basso, perduta nelle tenebrose profondità di quel lago, là dove, chiaramente, avrebbero avuto a voler trascinare anch’ella, condannandola, in tal maniera, a morte, e a morte certa…

« … » tentò stupidamente di gridare, e di gridare il nome dell’amica, per un momento dimentica della propria effettiva condizione, forse e proprio in conseguenza alla follia di quanto stava osservando, e alla paura per il suo destino, benché, così facendo, non avrebbe potuto in alcun modo aiutarla, ma soltanto, al contrario, diminuire la propria possibilità di permanenza lì sotto, lasciando sfuggire dai propri polmoni quella preziosa aria in sola grazia alla quale avrebbe potuto ovviare ad annegare.

Sorpresa, certo; spaventata, pure; preoccupata, indubbiamente; Rula non volle, ciò non di meno, allontanarsi da lì, retrocedere nel confronto con l’impresa lì richiestale dal fato, nel non facile, non banale, non scontato compito di salvare la propria amica, la propria compagna da qualunque orrenda creatura la stesse lì aggredendo. E così, ancora una volta, non esitò innanzi al pericolo, né retrocesse, per così come pur sarebbe stato comprensibile e giustificabile avvenisse, ma, con straordinario coraggio, scelse di avanzare, e di avanzare pur consapevole di non avere alcun genere di idea nel merito di cosa poter concretamente compiere in suo aiuto, in suo soccorso.

lunedì 16 luglio 2018

2609


Allontanatesi a sufficienza dalla costa da non rischiare di esporsi a colpi avversi, Rula aveva potuto dimostrare nuovamente tutta la propria naturale eleganza, agilità ed equilibrio nel ritornare a bordo della canoa come se tale ascesa avesse a doversi riconoscere qual il movimento più naturale al mondo, sebbene, in verità, la difficoltà in tale risalita avrebbe avuto a doversi considerare quantomeno triplicata, se non quintuplicata, nel confronto con l’assenza di una solida base d’appoggio sulla quale poter far leva nella propria risalita. Una spontaneità, quella con la quale ella fu in grado di muoversi e di agire, che non aveva potuto che sorprendere la sua compagna, Lys’sh, spingendola ad apprezzare apertamente simili doti…

« Diamine! » aveva esclamato, ancora nuotando accanto alla canoa, avendo lasciato alla propria compagna la precedenza nel salire a bordo « Sei sicura di non avere anche un po’ di sangue ofidiano nelle vene…?! Per essere solo un’umana, sei straordinariamente agile! »
« E ora chi è la razzista…?! » aveva risposto ridacchiando la giovane donna, rindossando, quantomeno, la propria giacca militare, direttamente al di sopra dell’intimo con il quale anche lei era rimasta soltanto vestita, a cercare di ridare un senso ai propri lunghi capelli ricci che l’acqua aveva completamente sconvolto.

Risalita anche l’ofidiana sulla canoa, non era stato difficile per quest’ultima insegnare alla compagna d’arme l’uso delle pagaie. E, dopo qualche iniziale istante di comprensibile e giustificabile incertezza nel merito del sincronismo da rendere proprio per non rischiare di interferire l’una con l’altra, l’imbarcazione aveva ulteriormente esitato a muoversi, e a muoversi sulla superficie del lago a velocità sempre maggiore.
Un risultato straordinario, ottenuto senza l’impiego di alcuna tecnologia, quello proprio di quel sistema tanto primitivo quanto efficace ed efficiente, che non poté ovviare a sorprendere ed entusiasmare la giovane Rula: ella, infatti, alla propria prima esperienza del genere, si ritrovò costretta a scoppiare a ridere per il piacere provocato da tutto ciò, dallo sferzare dell’aria sulla pelle ancora umida, dal vedere la loro piccola imbarcazione scivolare leggera e rapida sulla superficie di quel lago, così simile a una lucida lastra di vetro, e dall’essere consapevole di quanto, tutto ciò, avesse a doversi riconoscere in sola conseguenza alle proprie forze, al proprio operato… e, ovviamente, accanto a lei, anzi, dietro di lei, all’operato di Lys’sh, la sua nuova amica e, in quel frangente, la sua maestra.

« E’ fantastico… » non riuscì a trattenersi dal commentare quando si rese conto di essere arrivata ormai a metà del tragitto che avrebbero avuto a dover compiere, iniziando sì a provare una certa fatica, soprattutto alle braccia e alle spalle, e ciò non di meno, non potendo che apprezzare tutto ciò, e di apprezzarlo nella misura in cui, in conseguenza a tale sforzo, avrebbe avuto a dover essere verificato un risultato, e un risultato palese, evidente, palpabile, del quale a poter essere obiettivamente fiera.
« Già… » annuì Lys’sh, cercando di compensare il cambio di velocità, la decelerazione che, in maniera inconsapevole, l’altra aveva imposto al proprio remare, probabilmente in conseguenza della distrazione riservatasi nel concedersi di osservarsi attorno, contemplando il risultato dei propri sforzi e, soprattutto, il piccolo miracolo rappresentato da quella canoa, non desiderando, in ciò, rivolgerle alcun rimprovero, sollevare alcuna nota, nel non volerle rovinare l’incanto del momento « … è qualcosa che ti offre un senso di controllo sul mondo circostante, molto più rispetto a qualunque veicolo antigravitazionale, o a un viaggio interstellare. » sorrise, dolcemente nostalgica, non potendo che godere di tutto ciò nel quieto ricordo della propria infanzia così psicologicamente lontana dal proprio presente.
« … fantastico. » si ripeté la giovane, semplicemente rapita da quel momento, al punto tale, addirittura, da smettere di pagaiare, nel limitarsi a osservare l’imbarcazione continuare ad avanzare, scivolando delicatamente sulla superficie del lago.

Nuovamente evitando qualunque genere di rimprovero, o anche solo di incitamento, a suggerire di non arrestarsi nel loro incedere, di non rallentare proprio lì a metà del loro cammino, l’ofidiana, seduta dietro a Rula, si limitò a cessare a sua volta di remare, per godersi, con lei, quel momento, quell’occasione di pace. Un momento di serenità, un’effimera fuga dalla realtà che, malgrado tutto, non avrebbe potuto ovviare a essere quantomeno gradito, piacevole ricompensa utile, pur in minima parte, a compensare gli sforzi, e le difficili decisioni, sino a quel momento affrontate: lì, al centro di quel vasto lago, circondati dalle acque e lontani da ogni costa, nonché da ogni possibile pericolo loro riservato dai numerosi antagonisti con i quali si erano dovute continuamente confrontare per non essere escluse prematuramente da quell’assurdo giuoco, ogni cosa non avrebbe potuto ovviare ad apparire sotto una luce diversa, sotto una luce migliore, offrendo a tutto ciò un certo merito, un qualche concreto valore, e un valore utile a trascurare anche gli aspetti più negativi della questione, primo fra tutti l’assenza, al loro fianco, magari nella seconda canoa lasciata abbandonata in quel canneto, di Duva e Midda.

« Lys’sh…? » ne richiamò l’attenzione Rula, con tono dolce, sereno, pacifico, in accordo con quel momento e con la loro attuale visione del mondo da quel particolare punto di vista.
« Dimmi. » domandò l’ofidiana, invitando la compagna a esprimersi, e, pur in maniera implicita, a esprimersi liberamente, così come, dopotutto, l’aveva sempre invitata a compiere sino a quel momento, senza porle vincoli o limiti alcuni, così come mai avrebbe compiuto nei riguardi di chiunque altro.
« … grazie. » asserì la prima, con un lungo, profondo sospiro.

Un ringraziamento apparentemente semplice, il suo, che avrebbe tuttavia voluto estendersi a ogni singolo momento di quegli ultimi giorni, a partire da quando, a discapito della propria amicizia con Duva, l’ofidiana si era schierata a sua difesa innanzi a lei, sino a giungere a quell’ultimo, meraviglioso sviluppo, nel quale, addirittura, le aveva insegnato a condurre una canoa, portandola sino a lì, al centro di quella vasta distesa di acqua dolce, fra quelle acque splendenti sotto il sole di quel nuovo, lungo giorno, immerse nella pace più assoluta. Un ringraziamento, il suo, che avrebbe voluto rivolgersi, in particolare, non soltanto a quelle realtà concrete, materiali, a fronte delle quali pur non avrebbe potuto che esprimere tutta la propria gratitudine, ma, ancor più, per l’occasione che ella non si era rifiutata di riconoscerle, nel concedere a quel loro rapporto la possibilità di svilupparsi, tardivamente, forse, nel confronto con quello che avrebbe potuto essere già da almeno due anni, se solo avessero avuto una precedente occasione in tal senso, e pur, non per questo, in maniera meno che apprezzabile, meno che valevole, tale da rendere, anzi, tutto ciò ancor più importante, proprio in conseguenza alla lunga attesa che era stata loro richiesta.
E se pur, allora, Lys’sh avrebbe voluto minimizzare la necessità propria di un ringraziamento nei suoi confronti, ciò non ebbe ad avvenire. E non ebbe ad avvenire non tanto per una quieta rinuncia da parte della giovane ofidiana a offrire una qualunque replica nei suoi riguardi, quanto e piuttosto per uno sviluppo inatteso, e uno sviluppo che, allora, pretese improvvisamente tutta la sua attenzione e tutta l’attenzione dei suoi sensi, a cercare di comprendere cosa stesse accadendo e, soprattutto, se qualche pericolo stesse per minacciarle, per porre in dubbio la loro possibilità di sopravvivenza… e non, in quella specifica occasione, in senso puramente virtuale.

« … c’è qualcos… » tentò di avvisare la compagna d’armi, per metterla in guardia innanzi a quanto di lì a breve sarebbe accaduto, salvo, tuttavia, non fare neppure in tempo a concludere la frase che stava, in tal maniera, pronunciando, prima di ritrovarsi catapultata nell’alto del cielo sopra di lei, senza alcuna possibilità di controllo sulla propria sorte.

domenica 15 luglio 2018

2608


Incredibilmente, tuttavia, per una volta, forse per la prima volta in assoluto da quando si erano conosciute e da quando era iniziato quel loro giocoso rito divenuto ormai abitudine, Midda non si oppose a quell’indiretta critica all’abbondanza delle proprie forme ma, anzi, riconobbe una certa ragione in favore a quell’osservazione, avvalorando, anzi, un ulteriore aspetto di quella questione…

« In effetti, benché ti assicuro che non abbia a mancare di apprezzare i miei seni, Be’Sihl è sempre stato uno dei pochi capaci di guardarmi negli occhi, ancor prima che qualche pollice più in basso… » constatò la Figlia di Marr’Mahew, dimostrandosi seriamente riflessiva attorno a simile verità, che avrebbe avuto a doversi considerare tutt’altro che banale, nel confronto con la propria non superficiale esperienza personale in fatto di uomini « Persino Desmair, malgrado tutto l’odio reciproco e più che giustificato, la maggior parte delle volte non riesce a evitare di lasciarsi distrarre dalla mia scollatura. »
« O forse, e più probabilmente, Be’Sihl è uno dei pochi capaci di non farsi beccare… » suggerì maliziosamente l’amica, non per critica a discapito dello shar’tiagho, quanto e piuttosto a ulteriore tributo in favore delle sue capacità, e delle sue capacità atte non soltanto a tenere testa a una donna del calibro della propria sorella d’arme, ma anche, e addirittura, a farlo con mai banale eleganza, qual pur avrebbe avuto a dover essere riconosciuta quella così suggerita.
« Può essere. » concordò la donna dagli occhi color ghiaccio, stringendosi appena fra le spalle a minimizzare l’importanza di quell’eventuale interpretazione dei fatti « In tal caso, ha comunque a doversi considerare, per lui, un apprezzabile pregio… » concluse, accordando qualche altro psicologico punto al proprio amato, al proprio compagno, al proprio miglior amico e complice, il quale, comunque, dal suo personale punto di vista, avrebbe avuto a poter vantare già un primato straordinario, in tutto ciò che egli non aveva mai mancato di compiere in tanti anni insieme, in tanti anni al suo fianco, giorno dopo giorno, amandola con straordinaria pazienza, per quanto ella fosse perfettamente consapevole di non aver a dover essere considerata propriamente semplice da amare… o, anche e soltanto, da sopportare « … l’ennesimo apprezzabile pregio di una lista già troppo lunga. »
« In effetti non riesco proprio a comprendere cosa possa trovarci in te! » la canzonò Duva, non riuscendo a trattenersi dal cogliere al balzo l’opportunità da lei concessale con quella affermazione « Be’Sihl è chiaramente un otto… mentre tu, a malapena. sei un quattro… tre e mezzo, magari. » la sminuì senza cattiveria, ma soltanto nella volontà di alimentare quel loro confronto verbale, un modo come un altro per passare il tempo in quella lunga passeggiata attorno al lago.
« A parte che non capisco come tu possa avermi portato a questo genere di discorsi a partire dalla mia osservazione su quanto potesse essere bello un mondo incontaminato come questo nel confronto con la confusione tipica dei tuoi mondi tecnologicamente avanzati… » premesse la Figlia di Marr’Mahew, spingendo le labbra in avanti, con fare meditabondo per la deriva assunta dall’argomento da lei proposto, e mai realmente affrontato « … ma poi… sta iniziando a venirti a noia vivere?! » soggiunse, volgendole un’occhiataccia, in obbligata reazione per il giudizio così da lei espresso « Be’Sihl non è un otto, ma un dieci pieno… » corresse, scherzosamente seria nel proprio tono « … ossia il minimo indispensabile per quindici mio pari! »
« Boom! » scoppiò a ridere l’altra, sottolineando con quell’onomatopea la colossale bestialità da lei in tal maniera resa propria, e resa propria, nel dettaglio, nel valore attribuito a se stessa, quel quindici che, su una scala da uno a dieci, evidentemente non avrebbe potuto ovviare ad apparire eccessivo « Cala, cala… »
« Ma tu guarda… » commentò Midda, incupendosi sempre di più verso di lei, in termini che, se pur avrebbero avuto a dover essere ancora considerati necessariamente scherzosi, avrebbero potuto preoccupare chiunque, laddove certamente spiacevole sarebbe stato, per chiunque, inimicarsi quella coppia di occhi color ghiaccio « … vuoi proprio che abbia a ricordarti quanto mi hanno valutata? Dieci miliardi di crediti…! »

Tuttavia, nel mentre stesso in cui ella si ritrovò a scandire quella straordinaria cifra, e quella cifra che, effettivamente, le era stata attribuita durante un’asta al Mercato Sotterraneo, Duva non mancò di farle il verso, di scimmiottarla, muovendo le labbra a definire quelle poche stesse parole, a implicita dimostrazione di quanto ella avesse a doversi considerare perfettamente consapevole di quella cifra come ironica conseguenza di un eccessivo ascolto della medesima da parte sua…

« Sì. Ti deve essere proprio venuto a noia vivere! » sancì la Figlia di Marr’Mahew, rendendosi conto di quanto stesse accadendo ed esprimendosi in tal senso con aria estremamente seria « Lo comprendo, per carità… questo presunto pianeta della guerra è decisamente insoddisfacente nelle proprie premesse e, giunta sin qui, hai iniziato a convincerti che la cosa migliore che ti potrebbe mai accadere è essere fatta a pezzi da me. » commentò scuotendo il capo quasi con aria di malinconica rassegnazione e un certo livello di pietà per il triste fato a cui ella stava in tal maniera insistentemente, inconsapevolmente e incoscientemente tendendo « Però… credimi: ci sono modi migliori per suicidarsi, rispetto a farmi arrabbiare. Potresti andare a fare una nuotata in un vulcano, per esempio. O tentare l’ebrezza del nuoto nello spazio senza alcun equipaggiamento. O… non so… lasciarti scivolare lentamente in un tritacarne gigante: sarebbe comunque preferibile a me, fidati! » le consigliò, con tono sinceramente dispiaciuto per quella vena masochistica da lei in tal modo dimostrata.

E se scherzo avrebbe avuto comunque a doversi considerare il loro, espressione di una profonda amicizia e di un assoluto reciproco rispetto che mai avrebbe potuto essere posto in dubbio da parole anche peggiori rispetto a quelle, alcuno avrebbe probabilmente avuto piacere a ritrovarsi nei panni della bella Duva, la quale, in tal maniera minacciata, e minacciata da colei che della guerra aveva fatto la propria quotidianità, in contrasto a uomini, mostri e, persino, dei, non avrebbe potuto riservarsi particolare speranza di futuro.
Ma Duva, a differenza di chiunque altro che, eventualmente, avrebbe potuto ritrovarsi al suo posto, non avrebbe avuto a temere la propria amica, la propria compagna, la propria sorella d’arme, né, tantomeno, a fraintenderne quel macabro umorismo. Non laddove, quantomeno, esse non avrebbero avuto a doversi fraintendere così diverse l’una dall’altra, così distanti, a livello psicologico, nei proprio comportamenti e nei propri atteggiamenti, in maniera tale per cui, anzi, ella avrebbe anche potuto presumere un certo successo da parte propria nell’indispettirla, nell’imbarazzare colei che pur raramente avrebbe avuto a doversi riconoscere imbarazzata, in maniera tale per cui soltanto una risposta violenta avrebbe potuto essere allora formulata da parte sua, come estrema soluzione al problema.

« D’accordo… d’accordo. » dichiarò Duva, decidendo, comunque, di mollare leggermente ed estemporaneamente la metaforica presa su di lei, a non voler insistere inutilmente con uno scherzo che, alla lunga, non sarebbe più stato altrettanto divertente « Diciamo, allora, che se tu sei un quindici, come tanto fermamente insisti a volerti dichiarare essere, io ho da valutarmi almeno sul venti. E credo che, di questo, non vi sia dubbio alcuno… non è vero?! » incalzò, non riuscendo a resistere alla tentazione di tornare a stuzzicarla e, in ciò, nuovamente cercando una stoccata, un affondo deciso dritto al suo orgoglio, nella sola volontà di non concludere quel giuoco fra loro, vista e considerata l’assenza di qualunque altra possibile attività utile lì attorno.
« Ven…?! » tentò di ripetere la Figlia di Marr’Mahew, non riuscendo neppure a concludere quella valutazione e, in ciò, scoppiando in una sonora risata, tanto violenta da costringerla persino a gettare il capo all’indietro per permettere all’ilarità un più semplice sfogo « Ora ho capito! Non è che ti sia venuto a noia vivere… stai solamente perdendo il senno! » concluse, non individuando altre ragioni utili a giustificare tutto ciò « Ahh… brutta cosa la noia… » soggiunse, riportando, ancora una volta, la colpa di tutto a tale ragione.

sabato 14 luglio 2018

2607


Nel mentre in cui Lys’sh e Rula stavano preparandosi a prendere il largo, lungo la sponda settentrionale di quel medesimo lago avrebbero allora avuto a dover essere riconosciute le altre due componenti della loro squadra divisa a metà: Duva e Midda.
Esse, a dispetto di quanto ipotizzato dall’ofidiana, non avevano avuto la sua stessa fortunata intuizione volta a cercare un modo per attraversare il lago, in termini utili a permettere loro di risparmiare tempo ed energie. Una soluzione sicuramente intelligente, indubbiamente sensata, quella proposta e promossa da parte della giovane donna rettile, che pur, mai avrebbe avuto possibilità di essere perseguita da una figlia dei mari qual la donna dagli occhi color ghiaccio, ragione per la quale, allora, entrambe si erano limitate, semplicemente, a continuare nel proprio incedere lungo quel percorso alternativo, seguendo una via meno fantasiosa e, loro malgrado, più lunga.
Una lunga passeggiata, in condizioni certamente più piacevoli rispetto a quelle che le avevano vedute protagoniste sino a quel momento, prima nelle foreste, poi lungo le montagne, fu quindi quella che si offrì alla coppia di amiche, rivelandosi stranamente caratterizzata anche da una certa assenza di nuove insidie, di nuovi scontri, quasi, lì attorno, non avessero a dover essere riconosciute qual presenti nuove minacce, nuovi antagonisti pronti a pretendere le loro vite, in quella che avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual una straordinaria eccezione nel confronto con ogni altro angolo sino a quel momento da loro esplorato di quell’intero, bizzarro pianeta della guerra. Una possibile interpretazione, attorno a simile singolarità, avrebbe potuto essere forse ricercata nella scarsa presenza di ripari lungo tutta la costa del lago, scarsa presenza che, pertanto, avrebbe portato chiunque a esporsi eccessivamente a qualunque possibile insidia esterna, anche a una certa distanza: per tale ragione, quindi e probabilmente, i più dovevano chiaramente preferire altri percorsi, altri tragitti tali da escludere quella particolare tappa, per così come, altresì, alcuna delle quattro donne si era posta il problema di prendere in esame, concedendosi, in maniera fortunata, una straordinaria occasione di serenità.
E per quanto mai la Figlia di Marr’Mahew avrebbe potuto equivocare quel paesaggio qual gradevole o gradito, in una intima diffidenza verso quelle acque dolci, neppure ella avrebbe mai potuto negare la piacevolezza di quel momento e, più in generale, degli scenari propri di quel mondo, a confronto con i quali non avrebbe potuto ovviare a sentirsi decisamente più prossima a casa, al proprio pianeta natale, rispetto a qualunque altra esperienza, a qualunque altra ambientazione, avesse contraddistinto la sua vita, e le sue imprese, negli ultimi due anni…

« Dai… ammettilo. » tentò di incalzare l’amica, invitandola a confermare la sua opinione a tal riguardo « La confusione propria di pianeti tecn… tecnol… uff… » sbuffò, inciampando in quella parola, e nel suo particolare suono di difficile pronuncia « … come si dice?! »
« Tecnologicamente…? » ipotizzò Duva, non essendo effettivamente sicura di cosa avrebbe voluto dire l’amica, e, ciò non di meno, cercando di aiutarla, e di aiutarla senza critiche a confronto con simili, perdonabili errori, soprattutto nello sforzo di apprendere una nuova lingua alla sua non più fanciullesca età.
« Sì. Grazie! » annuì ella, cercando di riprendere il filo del discorso in tal modo interrotto « Dicevo che la confusione propria di pianeti tecnologicamente avanzati non può competere in alcun modo con la bellezza di un mondo incontaminato qual questo… con buona pace di tutte le comodità che pur li hanno a contraddistinguere. » sancì, con ferma convinzione nel merito della propria posizione.
« Disse la donna che quando entra nella doccia, non esce prima di almeno venti minuti buoni. » osservò, per tutta risposta, l’altra, scuotendo appena il capo nel rifiutare quell’ipotesi, confutata dalla realtà dei fatti « E che non meno di una volta alla settimana si accorcia i capelli, per mantenere quel taglio assolutamente antiestetico. » soggiunse poi, prendendo due esempi banali dell’uso, o dell’abuso, di tecnologia da parte della propria interlocutrice così pur apparentemente critica verso la stessa.
« Sarà antiestetico, ma, quantomeno, è estremamente pratico… » puntualizzò Midda, scuotendo il capo con un sorriso di quieta soddisfazione, nel ritenere di aver offerto un’argomentazione incontrovertibile « … e, comunque, ho anche un lunga cicatrice in volto e un braccio in meno che non addolciscono certamente la mia figura. » soggiunse poi, strizzando l’occhio sinistro con aria complice, a evidenziare quei propri difetti estetici difficilmente trascurabili anche a confronto con il proprio corto taglio di capelli.
« Ne abbiamo già parlato: se tu lo volessi, una protesi in pelle sintetica potrebbe fondamentalmente restituirti il tuo braccio destro, con tutte le proprie sensazioni tattili e la propria naturale eleganza. E per la cicatrice, sarebbe sufficiente un piccolo intervento di chirurgia plastica, assolutamente sicuro e privo di ogni controindicazione. » le rinfacciò l’amica, replicando in maniera puntuale ai punti da lei sollevati ed escludendo, in tal senso, qualunque reale limite fisico alla questione, a dispetto di quanto l’altra non volesse concedersi occasione di accettare « Ma tu non vuoi darmi retta… »
« Ti svelerò un segreto… » sorrise sorniona la prima, piegando appena il capo di lato con fare complice « Ho viaggiato sulle ali della fenice in più di un’occasione, e, te lo assicuro, se soltanto avessi voluto, ella avrebbe potuto rimettermi a nuovo senza neppure un intervento chirurgico! » dichiarò, senza alcuna ombra di dubbio a tal riguardo, ben consapevole degli straordinari poteri della Portatrice di Luce « Ma quelli che per te sono soltanto dei difetti da correggere, per quanto mi riguarda sono le testimonianze concrete della mia vita passata, dei miei fallimenti e delle mie sconfitte, promemoria importanti a non permettermi, in alcuna occasione, di dimenticare chi io sia, da dove venga e, soprattutto, cosa ho fatto, di giusto e di sbagliato, per giungere sino a qui. »
« Una visione estremamente romantica di un terribile sfregio sul tuo volto… » osservò Duva, simulando contrarietà a tale punto di vista, per quanto, in verità, ella stesse comprendendo perfettamente la questione e le sue ragioni, dopotutto sufficientemente prossima a lei, nella propria mentalità, nel proprio modo di agire, da non avere difficoltà a capire il perché di quella particolare presa di posizione.
« Se cancellassi questa cicatrice… se chiedessi alla fenice di restituirmi il mio braccio destro, e magari la possibilità di procreare, che mi è stata tolta praticamente nello stesso momento, nella stessa, terribile battaglia, probabilmente potrei essere una persona nuova, potrei immaginare di vivere una vita diversa da quella che vivo… ma, al tempo stesso, smarrirei la memoria di più di venti lunghi anni di conflitto in contrasto a mia sorella Nissa, con tutte le proprie motivazioni, per quanto giuste o sbagliate esse siano state. » dichiarò, storcendo appena i bordi delle proprie labbra verso il basso, a escludere qualunque volontà in direzione di una simile eventualità « E, sinceramente, non credo che tutto ciò mi renderebbe una persona migliore. Anzi… ho timore che, nel dimenticare il nostro passato, nel dimenticare i nostri errori, tutti noi potremmo essere destinati soltanto a ripeterli, con tutte le peggiori conseguenze a cui questo potrebbe condurci. »
« D’accordo… d’accordo… » annuì l’amica, con fare fintamente sostenuto, nel non volersi mostrare colpita da quelle parole,  alle quali, pur, non avrebbe potuto offrire il minimo torto, non avrebbe potuto riconoscere il benché minimo errore « Quindi…? » incalzò poi, con un sorriso di giocosa sfida « Cosa c’entra tutto questo con quell’orrido taglio di capelli…?! »
« Ehy… a Be’Sihl piace! » protestò Midda, aggrottando la fronte con aria perplessa per quella critica alla propria acconciatura, per lei così straordinariamente comoda.
« A Be’Sihl piaci tu… e sicuramente ti amerebbe anche se tu decidessi di rasarti la testa tirando il cranio a lucido tanto da potercisi specchiare sopra! » puntualizzò Duva, correggendo l’affermazione dell’amica laddove, obiettivamente, tale asserzione non avrebbe potuto minimamente avvalorare la sua tesi « Senza contare che con quel davanzale che ti ritrovi, ha già a doversi considerare straordinario il fatto che sappia che tu ti sia tagliata i capelli… » soggiunse, non lasciandosi mancare un facile attacco gratuito alle dimensioni sproporzionate della sua circonferenza toracica, uno dei suoi grandi classici in quel genere di scherzosi battibecchi.

venerdì 13 luglio 2018

2606


« Non farlo. »

A esprimere quel quieto invito, utile a scuotere la giovane Rula dai propri pensieri, fu proprio la vellutata voce di Lys’sh. Una voce che, ancora una volta, non avrebbe desiderato esprimere rimprovero nei suoi confronti, se non, proprio, in contrasto a quello stesso vortice di negatività nel quale si stava lasciando precipitare, improvvisamente dimentica di tutto al di fuori di quel semplice nome: Kala’assh.

« … cosa…?! » domandò, ancora in imbarazzo, la giovane Rula, fraintendendo il senso di quell’invito e ipotizzandolo rivolto in altra direzione, e in una direzione necessariamente a lei negativa, a lei avversa.
« Non iniziare a considerarmi semplicemente una sopravvissuta alla distruzione di Kala’assh. » chiarì l’ofidiana, serena nei toni, ora anche nel pronunciare il nome della sua città natale, e di quella città che era poi divenuta anche la tomba di tutti i suoi cari « Non cambiare idea a mio riguardo solo perché ora sai da dove vengo, o conosci qualcosa di più della mia storia o del mio lutto. Non desidero che sia nulla di tutto questo a definirmi, ma soltanto le mie azioni, soltanto il mio comportamento. » dichiarò con coraggiosa fierezza, con un orgoglio raro e prezioso, già solo il quale avrebbe potuto ben definirla, avrebbe potuto descriverla adeguatamente nel proprio valore, nella grandezza del proprio animo.
« Essere nata e cresciuta a Kala’assh non mi rende migliore o peggiore rispetto ad altri: forse più sfortunata, ma non migliore, né peggiore. » continuò a parlare ella, non lasciando all’altra neppure il tempo di maturare una qualsivoglia possibilità di risposta verso di lei « E se, fino a un attimo fa, mi avresti mai voluto criticare per un qualche mio difetto, uno fra i tanti, nulla è cambiato ora, nulla deve cambiare ora: io sono la stessa di sempre. La stessa ofidiana che avete accolto a bordo della vostra nave insieme a Midda, e che per lungo tempo ha stupidamente evitato di stringere rapporti con te male indirizzata dalla gelosia di Duva. » volle ricordare, non desiderando in alcuna maniera essere equivocata per qualcosa di meglio rispetto a quanto non fosse, anche a costo, in questo, di porre in risalto ogni proprio difetto, ogni proprio limite, indicandolo, elencandolo con cura e con attenzione « Anzi… come vedi, appunto, continuo a commettere anche io i miei errori, a volte in buona fede, altre no. E il fatto che la mia famiglia sia stata tragicamente sterminata da un folle non mi rende, né potrebbe rendermi, necessariamente una persona migliore. »

Ancora una volta parole importanti, quelle della giovane ofidiana, la quale non si negò occasione di evidenziare come, in tal maniera, facile, troppo facile, sarebbe potuto essere per Rula, e per chiunque altro, ricadere nuovamente nel pregiudizio, e in un pregiudizio, questa volta, contrario alla consueta accezione negativa di pregiudizio, ma non per questo meno erronea e potenzialmente pericolosa. Cambiare pensiero, cambiare opinione, cambiare idea su di lei soltanto perché la sua origine era stata in tal maniera condivisa, non sarebbe stato più corretto rispetto a reputarla malamente soltanto per la propria specie, per il proprio aspetto: in entrambi i casi, infatti, simile idea, tale opinione, quel pensiero non sarebbe derivato dall’esperienza diretta, e dall’esperienza diretta nel confronto con lei, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue colpe e i suoi meriti, ma, soltanto e banalmente, con un preconcetto, e un preconcetto che, buono o cattivo esso fosse, sarebbe egualmente stato un preconcetto.
Certamente un pregiudizio positivo sarebbe stato meno discriminatorio rispetto a un pregiudizio negativo, ma indubbiamente sbagliato sarebbe stato negare il secondo e accettare il primo, laddove, anche una scelta giusta per le ragioni errate, al pari di una scelta errata per le ragioni giuste, avrebbe presto o tardi condotto a terribili conclusioni…

« Sei veramente una donna speciale, Har-Lys’sha. » non poté che concludere, semplicemente, Rula, non trovando altre parole utili a descriverla, e a descriverla in quella meravigliosa coerenza con se stessa in sola grazia alla quale, dopotutto, quella loro intera avventura aveva avuto inizio, a partire dallo scisma involontariamente causato con Duva e Midda, giacché fosse ella stata diversa da così come lì stava continuamente confermando di essere, certamente nulla di tutto quello sarebbe mai avvenuto.
« Non posso darti torto… sono meravigliosa! » ridacchiò per tutta risposta ella, a minimizzare, in quella scherzosa autoironia il valore del complimento a lei rivolto « E, soprattutto, so come condurre una canoa! » soggiunse poi, a riportare la loro attenzione al tempo presente e, soprattutto, alla presenza di quelle due imbarcazioni innanzi a loro, in grazia all’uso delle quali, certamente, attraversare il lago sarebbe stata questione di poco.

Benché avendo due canoe a disposizione, le due giovani donne avrebbero potuto scegliere di prenderne una a testa, appesantendo in misura inferiore ognuna nel considerare quanto, oltre a se stesse, avrebbero avuto a dover lì caricare anche il proprio equipaggiamento, le proprie armi e i propri zaini, dopo un breve momento di valutazione degli spazi a loro disposizione Lys’sh decise di limitarsi all’impiego di una sola canoa, comunque a due posti e comunque abbastanza capiente per contenere tutte le loro cose, in maniera tale da non rischiare di abbandonare la compagna al proprio destino nel caso in cui fosse successo qualcosa e nel caso in cui, in ciò, per lei si fosse dimostrato troppo complicato condurre autonomamente la propria canoa, così come, in fondo, avrebbe potuto avvenire, nel considerarla alla propria prima esperienza su una simile imbarcazione.
In verità, volendo riconoscere a Rula i propri meriti, ella riuscì a dimostrare un’ottima padronanza del proprio equilibrio e dell’equilibrio della canoa nel momento in cui, per la prima volta nella propria vita, ebbe a salire sulla stessa. Un risultato non banale, quello da lei conseguito di ovviare all’eventualità di ricadere in acqua per un insufficiente o un eccessivo slancio in tale movimento, che Lys’sh non poté ovviare a lodare e a lodare non in maniera gratuita, ma più che motivata, per così come, anche, volle sottolineare, e sottolineare in maniera esplicita…

« Bravissima! » esclamò, a fronte di quel piccolo, ma già importante, successo « Ricordo che la prima volta, e talvolta anche la seconda o la terza, molti miei fratelli finivano per ricadere in acqua! Non è banale, se non lo si è mai fatto prima… »
« Beh… qualche pregio devo per forza averlo anche io! » ridacchiò per tutta risposta l’altra, stringendosi fra le spalle e mettendosi comoda nella posizione anteriore della canoa, incastrando le proprie gambe fra il resto dei bagagli già lì caricati « E, comunque, a costo di sbagliarmi e di fare poi una pessima figura, credo proprio che mi piacerà questa cosa… » soggiunse, non potendo provare una certa eccitazione all’idea di quella parentesi lacustre nella loro esperienza su quel pianeta della guerra, un’esperienza forse destinata a concedere loro un momento di sereno svago.
« Ottimo! Questo è lo spirito giusto! » confermò Lys’sh, con soddisfazione « Ora, però, è meglio se scendi in acqua… perché, nel ben ricordare dove ci troviamo, non ci possiamo permettere il rischio di diventare dei facili bersagli per eventuali avversari di passaggio. » osservò, nel confronto con le sponde del lago, troppo scoperte per garantire loro una comoda partenza senza, in questo, esporsi alle attenzioni di un cecchino.
« Oh… vero! » annuì Rula, per un attimo dimentica effettivamente della loro attuale collocazione spaziale e, in ciò, dei pericoli a cui avrebbero potuto ritrovarsi esposte, immediatamente adoperandosi per ridiscendere dalla canoa e, in ciò, per cercare di farlo con la stessa grazia con la quale era appena riuscita a salire, in un risultato tutt’altro che ovvio « Come pensi sia meglio agire…? »
« Dovremo nuotare per un po’, trascinando con noi la canoa. » dichiarò iniziando a sbottonare la giacca militare, allo scopo di privarsi di ogni peso superfluo in quanto avrebbe avuto ad attenderle e, soprattutto, a ovviare al rischio di bagnare ulteriormente e inutilmente i propri abiti, non avendo seco alcun ricambio « E solo quando saremo sufficientemente lontani dalla riva, allora potrai divertirti a scoprire come funzionano le pagaie! » soggiunse, ripiegando con cura la giacca all’interno della canoa prima di privarsi anche della maglietta sotto di essa, per restare, semplicemente, in abbigliamento intimo.

giovedì 12 luglio 2018

2605


Una coppia di canoe a due posti, con relative pagaie, fu infatti quella che emerse al di sotto del telone mimetico, palesandosi in forme lunghe e affusolate, e in tonalità di verde scuro militare, colore proprio di un materiale plastico che difficilmente avrebbe potuto lasciar supporre all’opera estemporanea della creatività di un qualche precedente visitatore di quel pianeta. Immediato, in ciò, sarebbe stato riconoscere quella presenza qual espressione di una sorta di fornitura segreta posta a disposizione di coloro che avrebbero dimostrato sufficiente attenzione da coglierla, oltre che sufficiente creatività da volerla impiegare e da volerla impiegare per ovviare alla lunga passeggiata lungo il perimetro del lago.
Un dono inatteso, un beneficio imprevisto, che non avrebbe potuto ovviare a offrire implicita conferma all’idea proposta da Lys’sh a confronto con il problema per loro lì presente e, soprattutto, che non avrebbe potuto evitare che entusiasmare entrambe le giovani donne nella prospettiva di poter riuscire a tradurre in concreta realtà il proposito che tanto a lungo le aveva viste impegnarsi in contrasto a quel canneto, aprendosi spiacevoli e dolorose piaghe sulle mani. Un dono, tuttavia, che ebbe a porre in imbarazzo Rula, la quale, figlia del proprio mondo, e di un mondo decisamene troppo evoluto per conoscere quel genere di imbarcazioni, non avrebbe potuto immediatamente apprezzare né il valore, né la reale natura di quanto presentato loro innanzi allo sguardo…

« E queste sarebbero…?! » ebbe a domandare pertanto, aggrottando appena la fronte e tergendosi, con il dorso della mano, il sudore dalla stessa, nell’osservare fra l’incuriosito e il deluso, le due imbarcazioni, nel non riuscire ancora a trovare di che realmente gioire per il successo così ottenuto.
« Due canoe! » esclamò l’ofidiana, al contrario con entusiasmo quasi infantile, in tale emozione motivata non tanto dalla ricompensa così riservata ai loro sforzi, quanto e piuttosto da qualcos’altro, da una dolce nostalgia per qualche epoca lontana, per qualche età perduta, il ricordo della quale riaffiorò immediatamente al confronto con quell’immagine « Quando ero bambina, i miei fratelli e io eravamo soliti giocarci nelle calde giornate estive...! » rievocò ed esplicitò, a beneficio della propria interlocutrice, affinché potesse meglio comprendere il perché della sua pregressa confidenza con tutto ciò.
« Non sapevo tu avessi dei fratelli… » esitò Rula, non potendo ovviare a provare un certo imbarazzo per la propria ignoranza a tal riguardo, laddove, benché da due anni dividessero gli stessi spazi comuni a bordo della nave, mangiassero allo stesso tavolo e si impegnassero ogni giorno per un comune obiettivo, la particolare situazione conseguente al suo cattivo rapporto con Duva le aveva impedito di socializzare con lei al punto tale da non conoscere neppure una verità tanto banale a suo riguardo, quanto la semplice esistenza di suoi fratelli da qualche parte nell’universo.
« Nella mia nidiata eravamo in trentotto, fra maschi e femmine. » spiegò, ora con tono contraddistinto da minor dolcezza e maggior amarezza, in un’evidente nuova dolorosa declinazione del discorso, rispetto all’allegro ricordo precedente « Di tutti loro, io sono la sola sopravvissuta all’attacco di Nero a Kala’assh… » soggiunse, cercando di non lasciarsi sopraffare eccessivamente dalla pena per quel pensiero, per quel tragico pensiero, e, ciò non di meno, non potendo celare un senso di rottura nel proprio tono di voce.
« Oh, cielo… tu vieni da Kala’assh…? » domandò, in termini necessariamente retorici, la giovane interlocutrice, sgranando gli occhi e avvampando di imbarazzo e di dolore al pensiero di quanto stupida potesse essere stata a porre quella domanda nel merito dei suoi fratelli, senza sapere una così importante informazione a margine.

Solo cinque cicli prima, la città di Kala’assh, uno dei più importanti, frequentati e ricchi porti delle colonie esterne, era stata oggetto di un vile attentato genocida da parte dell’uomo conosciuto con il soprannome di Nero, al secolo Kirthar Voor Lonnegerth: egli, in nome della ricerca di una presunta purezza della specie, aveva deciso di sterminare quell’enorme città, e la sua popolazione, una popolazione contraria al suo credo, ai suoi ideali, in quanto formata, in maniera meravigliosamente pacifica, tanto da umani quanto da ofidiani e da numerose altre specie, sovente fra loro tutti incrociati in nuove, ammirevoli generazioni ibride. Ibridi ai quali, in minima parte, anche la stessa Lys’sh avrebbe avuto a dover essere riconosciuta appartenere, avendo, nelle proprie radici, anche un antenato umano.
La follia di un uomo, di un terrorista genocida, aveva quindi trasformato quello che avrebbe potuto essere considerato un esempio straordinario di integrazione fra diverse specie in un tragico monito, con un conteggio di vittime sì elevato da aver trovato necessariamente risalto attraverso i media dell’intero universo, arrivando alle orecchie di tutti nella vastità dello spazio siderale, finanche a quelle della stessa Rula Taliqua, per la quale, pertanto, quel semplice nome, quelle poche sillabe sibilate, avrebbero avuto a raccontare già in maniera sufficientemente significativo l’orrore proprio della storia della sua interlocutrice e, con esso, tutta la più legittima disperazione della medesima per gli eventi dei quali era stata innocente protagonista.

« Ti prego di scusarmi… io… non lo sapevo. » insistette Rula, più che mortificata dalla propria stupidità, dalla propria ignoranza, e da quell’imperdonabile ignoranza nel merito di qualcosa di così grande, di così importante, tale per cui alcuna giustificazione avrebbe potuto valere.
« E come avresti potuto…? » sorrise tuttavia Lys’sh, scuotendo appena il capo a minimizzare la supposta colpa dell’altra, una colpa che non le avrebbe mai riconosciuto, non tanto nella semplice e razionale impossibilità per la medesima di conoscere una simile informazione, quanto e piuttosto giacché, a prescindere, alcuna colpa avrebbe potuto esserle altresì attribuita, e attribuita per l’orrore di quanto accaduto a Kala’assh, responsabilità del quale solo avrebbe avuto a dover essere imputata a Nero « A parte che, in generale, non amo far eccessiva pubblicità al mio passato… ma, a prescindere da ciò, abbiamo già chiarito quanto, prima di questa nostra scampagnata qui sul pianeta della guerra, i nostri rapporti non avessero avuto mai reale occasione di maturare. O no…?! »
« E che… mi dispiace. Mi dispiace davvero. » commentò l’altra, non volendosi perdonare, non volendosi giustificare innanzi a lei, non nel confronto con una mancanza giudicata troppo importante per poter essere così semplicemente minimizzata, in maniera che non avrebbe potuto ovviare a giudicare altresì irrispettosa per tutti i morti di quel terrificante genocidio.

Pressoché coetanee, Rula non avrebbe potuto, in quel momento, in quel frangente, ovviare a volgere la propria attenzione al pensiero di come avrebbe mai potuto reagire a tutto ciò ella stessa, fosse stata nei panni dell’ofidiana. E al pensiero di veder la propria casa distrutta, la propria famiglia trucidata, tutti i propri amici e conoscenti uccisi, e uccisi per la follia di un singolo individuo, e di un individuo privo d’ogni scrupolo e sol desideroso di rivendicare un’assurda idea di purezza alla quale neppure egli stessi avrebbe avuto a poter ambire, essendo il medesimo Nero un cosiddetto mezzosangue; ella si ritrovò certa del fatto che non sarebbe riuscita a sostenere tutto l’orrore derivante da ciò… anzi. Probabilmente sarebbe impazzita, e sarebbe impazzita o chiudendosi nella propria mente, e rifiutando qualunque nuovo contatto con il resto del Creato, impossibilitata a sorreggere il confronto con esso; oppure, e peggio, sviluppando, a sua volta, un profondo odio altrettanto violento come quello che l’avrebbe in tal maniera consumata. Mai, in ogni caso, ella sarebbe stata in grado di affrontare la questione al pari di Lys’sh, al pari di quella giovane donna straordinariamente equilibrata, meravigliosamente padrona di sé, consapevole dei propri pregi e dei propri difetti, della propria debolezza così come della propria forza, e, sfruttando tanto l’una quanto l’altra, capace di perseguire qualunque obiettivo, e di perseguirlo con una serenità ammirevole.
In ciò, quindi, ella non sarebbe mai riuscita a perdonarsi, o anche solo a giustificarsi, per il proprio errore, per quella propria involontaria mancanza di tatto nei suoi confronti… né, parimenti, di ogni altra mancanza, sopra a tutte quelle a sfondo razziale, quei pregiudizi che, in maniera molto onesta, aveva persino ammesso di provare, e che, pur, innanzi a quell’orrore, a quella violenza incommensurabile, non avrebbero potuto trovare alcuna giustificazione, alcuna attenuante, alcuna possibilità di comprensione.

mercoledì 11 luglio 2018

2604


« Guardiamoci un attimo attorno… » suggerì la giovane donna dalle sembianze rettili « Forse non dovremo neppure perdere tempo a costruire una zattera, giacché, probabilmente, qualcun altro lo ha già fatto prima di noi. » definì, non attendendo la conferma della propria compagna e, subito, ponendosi alla ricerca, lungo quel litorale lacustre, di qualunque evidenza di imbarcazione o, eventualmente, di qualunque possibile nascondiglio utile a celare la presenza di una qualche imbarcazione, partendo dal presupposto che, certamente, chi si sarebbe dato tanto da fare per costruire qualcosa di utile ad attraversare quel lago, certamente non lo avrebbe poi lasciato alla mercede d’altri.

E benché, dal canto proprio, Rula non avesse cambiato idea sull’azzardo proprio di una simile proposta, ella non volle in alcun modo essere d’ostacolo alla proposta della propria interlocutrice, della propria alleata, non nella consapevolezza di quanto, pur, ella avesse fatto per lei sino a quel momento, in un debito per saldare il quale, certamente, riconoscerle allora un minimo di fiducia, di sostegno, di supporto, avrebbe rappresentato nulla di più del minimo indispensabile, e di quel minimo indispensabile la negazione del quale, allora, da parte sua sarebbe risultata imperdonabile. Così, desiderando collaborare, e desiderando collaborare attivamente con Lys’sh, la giovane donna iniziò a ispezionare la costa lungo la direzione opposta rispetto a quella che già stava perlustrando l’ofidiana, per cogliere qualunque genere di evidenza utile a confermare quell’idea, a concedere loro una qualsivoglia riprova della possibilità pratica di attuare quel proposito.
A dimostrazione del proprio serio impegno a tal riguardo, indubbiamente significativo fu il fatto che, a levare voce nel merito di un successo a tal riguardo, dopo poco più di mezz’ora di ricerche e oltre un miglio e mezzo di costa percorsa, non ebbe occasione di offrirsi Lys’sh, quanto e piuttosto la stessa Rula, che, in un canneto, abilmente mimetizzata fra le piante lì presenti, riuscì a distinguere la sagoma di qualcosa, e di qualcosa che avrebbe potuto essere, effettivamente, un’imbarcazione. Richiamo, quello della giovane, che non venne ignorato dalla sua compagna d’armi, la quale, anzi, accorse letteralmente a lei, nella volontà di verificare le ragioni di quell’avviso, coprendo rapidamente la distanza venutasi a creare fra loro nel contempo della speculare ispezione di quel fronte del lago.

« Eccomi… » annunciò, arrestando la propria corsa a pochi passi da lei, senza dimostrare particolare affaticamento malgrado la distanza percorsa nel breve tempo concessosi, così come avesse appena concluso una rilassante passeggiata fra le vetrine di un centro commerciale « … hai trovato qualcosa?! »
« Credo di sì! » confermò Rula, la quale, senza perdere tempo, si era già immersa nell’acqua del lago almeno sino alle ginocchia, cercando, a mani nude, di rimuovere parte di quel canneto, allo scopo di farsi spazio verso la supposta imbarcazione adocchiata.
« Mmm… » esitò  tuttavia l’ofidiana, cercando di comprendere a cosa ella potesse star riferendosi, senza, proprio malgrado, avere successo a tal riguardo.
« Non la vedi…?! » domandò incredula la prima, per un istante dimentica della natura della propria interlocutrice e di quanto, gli ofidiani, avessero a poter vantare udito, olfatto e gusto sicuramente superiori a quelli umani, ma, quasi a compensazione di ciò, una vista meno prestante, tale per cui, in effetti, allo sguardo di Lys’sh nulla di insolito avrebbe avuto a emergere in quel canneto.
« Ehm… no. » scosse il capo l’altra, offrendo diniego a fronte della retorica propria di quell’interrogativo, salvo poi soggiungere « Però mi fido! » e, in ciò, spingersi a propria volta all’interno delle acque del lago, per offrire aiuto alla propria compagna in quanto, con tanto impegno, stava cercando di compiere.

Così, quella che, in altri contesti, avrebbe potuto persino essere occasione di sarcastica offensiva a discapito dei difetti propri della sua natura ofidiana; in quel particolare frangente ebbe a essere piuttosto tradotto, a opera della stessa Lys’sh, qual nuova dimostrazione di quel clima di cameratismo, di complicità, che con assoluta buona volontà stava costruendo nei confronti di Rula, non riservandosi alcuna fugace occasione utile a dubitare di lei, non desiderando in alcuna maniera discutere con lei di quanto lì più o meno propriamente presente, ma, semplicemente, ponendosi all’opera insieme a lei, per liberare da quelle canne qualcosa che non riusciva neppure a vedere, e che, ciò non di meno, laddove fosse stato considerato qual presente dalla sua compagna, avrebbe avuto a dover essere considerato qual presente anche da lei.
Un attestato di stima, di fiducia, assolutamente naturale, completamente spontaneo e privo di qualunque incertezza, di qualunque indecisione, quello che l’ofidiana volle rivolgerle, a fronte del quale Rula non avrebbe potuto ovviare a provare quasi un certo imbarazzo, soprattutto al pensiero di tutti i propri timori di quelle ultime ore nel merito del proprio ruolo all’interno dell’equipaggio della Kasta Hamina, un ruolo in assenza del quale, stolidamente, si era convinta di non poter avere spazio alcuno, di non poter avere valore alcuno, per così come, tuttavia, l’altra si era impegnata a negare, e a negare non soltanto a parole, ma anche, come in quel momento, con piccole azioni concrete di grande valore, a fronte delle quali non avrebbe potuto ovviare a esserle quantomeno grata.

« Certo che, in questi casi, la differenza fra una spada reale e una spada giocattolo, quali quelle che ci hanno concesso, si fa proprio sentire… » osservò Lys’sh, in riferimento alle loro spade di luce, e alla più completa inutilità delle medesime nel confronto con quel canneto.

Un canneto che, certamente, non avrebbe rappresentato il benché minimo ostacolo ove fossero state equipaggiate con delle vere lame. Un canneto che, altresì, in quel momento, in quella situazione, apparve quantomeno complesso da gestire nel confronto con le loro semplici e nude mani, ossia tutto ciò che sarebbe stato loro concesso di utilizzare per perseguire il proprio scopo.
Riuscire a disboscare quel breve tratto di canneto, in ciò, richiese loro molto più tempo e molto più impegno di quanto mai avrebbero potuto inizialmente credere, ragione per la quale, quando alla fine ebbero a intravedere il termine del proprio operato, sostanzialmente obbligata avrebbe avuto a doversi considerare la scelta volta a perseguire quel cammino, quel percorso attraverso il lago anziché un meno originale tragitto lungo il suo perimetro: nella migliore delle ipotesi, infatti, quell’investimento temporale avrebbe loro comunque concesso di risparmiare una mezza giornata, in contrasto alla mezza giornata che, altresì, avrebbero dovuto accettare di perdere nell’eventualità in cui avessero deciso di abbandonare quel proposito in favore di una diversa soluzione.

« Ce l’abbiamo fatta! » esultò Rula, tanto felice del successo tardivamente da loro riportato, quanto del termine di quelle operazioni, di quell’azione in contrasto alle canne della riva del lago, per contrastare le quali, assurdo a dirsi, ella avrebbe avuto ad accusare un impegno maggiore rispetto a quanto non avesse sino a quel momento dedicato a qualunque altra sfida, inclusa quella contro il Bue e i suoi compagni, imponendole, anche, maggior danno fisico, nel considerare quanto, in maniera spiacevolmente dolorosa, le mani di entrambe avessero a doversi considerare sgradevolmente ferite, tagliate dalla superficie irregolare di quelle canne, tutt’altro che collaborativa a fronte della propria estirpazione.
« Per fortuna… » sospirò Lys’sh, in quel momento forse e persino più pentita rispetto all’altra nel confronto con l’idea da lei stessa promossa, con la strategia da lei stessa difesa, e che pur, a posteriori, aveva sino a quel momento sol dimostrato svantaggi e dolori, senza garantire loro alcun genere di evidente beneficio… o quasi.

O quasi, giacché, fortunatamente, Rula non si era sbagliata nella propria valutazione dell’ignoto oggetto nascosto all’interno del canneto, così come, in quel momento, ebbe a essere assolutamente chiaro, totalmente trasparente, anche all’ofidiana, lo sguardo della quale, finalmente, ebbe a cogliere, sotto un telone mimetico, la chiara sagoma di un’imbarcazione… o, in effetti, di due.

martedì 10 luglio 2018

2603


Una saggezza straordinariamente pratica, quella di Lys’sh, che non avrebbe potuto ovviare a colpire Rula e che, in effetti, la colpì, e la colpì al punto tale che per buona parte della giornata a venire non ebbe a pronunciare più verbo, nel riflettere, nel proprio cuore, a riguardo di quell’argomentazione e del valore della medesima. Silenzio, quello nel quale volle rinchiudersi allor Rula, che non ebbe tuttavia a ostacolare in alcuna maniera la loro avanzata, e che, tantomeno, non ebbe neppure a impedire loro nuove sfide, nuove battaglie, trovando, al contrario, la giovane donna sempre pronta al confronto e al confronto con chiunque le venne posto innanzi. E, dal canto proprio, Lys’sh ebbe a rispettare quel silenzio, quella riflessiva quiete, senza altro pretendere da parte sua, nel ben comprendere quanto, allora, ella potesse aver necessità, ancor prima di trovare occasione di confronto con il resto del mondo su quelle tematiche, di riuscire a fare chiarezza con se stessa, e di riuscire a comprendere nel rapporto con il proprio cuore, la propria mente e il proprio animo, cosa realmente avrebbe potuto desiderare per il proprio futuro, qualunque esso avrebbe avuto a essere, in qualunque direzione ella avrebbe voluto poi sospingere i propri passi.
In tale laconicità, pertanto, ebbe a svilupparsi il resto di quella parte di cammino, e di quell’ultima parte di cammino prima dell’arrivo alle rovine, meta del loro peregrinare. Una cammino che, in particolare, non poté ovviare a vederle giungere, in tale percorso, sino alle sponde di un grande lago e, lì, ritrovarsi a confronto con la necessità di scegliere in quale direzione muovere ulteriormente i propri passi, dividendosi fra tre alternative: la circumnavigazione del lago, nel fronte settentrionale o meridionale del medesimo, o l’attraversamento dello stesso. E se le prime due possibilità avrebbero richiesto loro probabilmente un’altra lunga giornata di viaggio, la terza ipotesi non avrebbe avuto a doversi considerare tanto ovvia, tanto banale nel proprio sviluppo, a confronto con una certa estraneità innanzi a simili scelte, e, soprattutto, a simili scelte in assenza di adeguati mezzi di trasporto, quali, per esempio, un qualunque mezzo antigravitazionale, tali per cui, altrimenti, passare da una sponda all’altra sarebbe stata probabilmente una questione di pochi minuti…

« Immagino che Midda abbia preferito la via più diretta… » suppose l’ofidiana, ben consapevole di quanto, nel proprio provenire da un mondo cosiddetto primitivo, la sua amica, la sua sorellona, avrebbe potuto vantare una confidenza maggiore rispetto a tutte loro con le difficoltà proprie di un viaggio come quello che stavano affrontando, in ciò non riservandosi certamente dubbi o esitazioni nel confronto con la presenza di un semplice lago.

In verità, con buona pace dell’indiscriminata fiducia che Lys’sh avrebbe avuto a riconoscere alla propria compagna d’arme, questa non avrebbe avuto a doversi considerare propriamente a suo agio nel confronto con l’idea stessa di lago. Figlia dei mari, seguace della dea Thyres, signora delle vaste distese di acqua salata nel confronto con le quali, altresì, chiunque non avesse a doversi riconoscere egualmente confidente nei loro confronti avrebbe avuto a dover essere considerato semplicemente terrorizzato da esse; Midda Namile Bontor non avrebbe potuto vedere di buon occhio delle sempre troppo piccole distese di acqua dolce, distese regolate da leggi ben diverse rispetto a quelle dei mari, e nel confronto con le quali, quindi, anche i rischi avrebbero avuto a doversi considerare ben diversi e, quantomeno dal suo punto di vista, persino maggiori. Poche, nel corso della propria vita, erano quindi state per Midda le occasioni nelle quali si era concessa l’opportunità di attraversare un lago, e di attraversarlo in maniera quanto più possibile sicura, a bordo di collaudati traghetti preposti a tale scopo. E, di certo, in quel pianeta della guerra, ella non avrebbe rischiato la propria vita, e la propria vita vera, non in meri termini di gioco, nello sciocco confronto con un lago, preferendo di gran lunga spendere più tempo per girarci attorno rispetto a qualunque, più diretta, alternativa.
Purtroppo, simile pregiudizio, tale non ingiustificato timore nel confronto con i laghi, non avrebbe avuto a doversi considerare noto alla giovane ofidiana, la quale, pertanto, non avrebbe avuto ragioni per reputare una scelta diversa, da parte della loro compagna, nel confronto con la necessità di attraversare quel lago. E così, proprio malgrado, la mente della giovane Lys’sh non poté ovviare a ritrovarsi qual posta al lavoro innanzi a quella sfida, e alla necessità di comprendere i termini migliori nella quale avere ad affrontarla…

« Spero che tu non voglia attraversarlo a nuoto… » ebbe a commentare Rula, interrompendo il proprio silenzio soltanto per intervenire nella questione, e intervenire quasi a titolo scaramantico, proponendo quell’alternativa soltanto per escluderla, ed escluderla categoricamente fra le possibilità loro offerte, laddove senza particolare originalità sarebbe sicuramente equivalsa a un suicidio da parte di entrambe « Premesso che non mi troverei a mio agio neppure in mare, sono sufficientemente sicura di aver sentito dire che nuotare in un lago non abbia a doversi considerare esattamente un’esperienza salubre. Anzi… »
« Temo che sia troppo esteso per permetterci di attraversarlo a nuoto. » osservò Lys’sh, incerta sul da farsi, e, forse, persino contrariata dall’impossibilità a procedere proprio in quella direzione, con quella soluzione estremamente diretta « Senza considerare che dovremmo ovviare a bagnare il nostro equipaggiamento… » soggiunse poi, cercando di affrontare la questione con pragmatismo.
« Sia lode all’equipaggiamento… allora. » osservò l’altra, inarcando appena il sopracciglio destro, nel timore, non così privo di fondamento, che, in assenza di tale necessità, probabilmente l’ofidiana avrebbe potuto realmente prendere in esame una simile soluzione, per quanto controindicata.
« Potremmo costruire una zattera… e con essa attraversare il lago. » propose quindi la prima, osservandosi attorno per valutare il materiale lì loro offerto a tal fine.
« … costruire una zattera? » ripeté tuttavia la seconda, iniziando forse a rivalutare la soluzione dell’attraversamento a nuoto « Non per essere disfattista… ma io non ho mai fatto nulla del genere prima d’oggi. E, immagino, neppure tu abbia a poter vantare particolare esperienza a tal riguardo… » puntualizzò, cercando di dimostrarsi criticamente costruttiva, benché, in verità, apparve probabilmente più costruttivamente critica… se non, semplicemente, critica « Siamo sicure di non perdere maggiore tempo ed energia nel cercare di perseguire questa soluzione allorché limitarci semplicemente ad aggirare l’ostacolo…?! » ebbe quindi a domandare, non senza le proprie ragioni a tal riguardo.

E se Rula avrebbe potuto vantare le proprie ragioni a tal riguardo, anche l’insistenza di Lys’sh all’idea di attraversare il lago non avrebbe potuto essere priva di fondamento, giacché, come ben osservato dall’alto delle montagne, la forma del lago avrebbe necessariamente portato loro indubbio vantaggio temporale a quella prospettiva allorché a una più quieta e sicura alternativa. Tuttavia, in effetti, l’assenza di pregresse esperienze a tal riguardo, nonché l’incognita rappresentata dalla possibilità di costruire, effettivamente, una zattera, non avrebbe avuto a dover essere banalizzata nel proprio valore, motivo per il quale l’ofidiana, pur sufficientemente convinta nel merito della propria idea, non avrebbe potuto ovviare a frenarsi e a frenarsi alla prospettiva di quanto, allora, avrebbe avuto effettivamente a ritenersi vantaggiosa simile scelta, nell’assenza di una qualsiasi imbarcazione già pronta a concedere loro simile opportunità.
Fu nel mentre di tale incertezza, e della possibile scelta di proseguire per la via più sicura, che l’attenzione di Lys’sh venne tuttavia distratta da un altro pensiero, e dal pensiero che, comunque, loro non avrebbero avuto a dover essere certamente considerate le prime a confrontarsi con quel lago, nella persino troppo abbondante presenza di giocatori su quel pianeta e in quella particolare zona del pianeta. Ragione per la quale, certamente, già altri dovevano aver avuto a confrontarsi con quella prova e, in tal senso, dovevano aver trovato una soluzione, e una soluzione che, forse, avrebbe potuto essere, da parte loro, rintracciata e riutilizzata senza il benché minimo sforzo…

lunedì 9 luglio 2018

2602


Non di rado, Lys’sh e Rula incontrarono, lungo il proprio cammino, diversi gruppi di altri giocatori, di altri concorrenti di quell’assurdo carosello, già battuti, già sconfitti, con i quali non avrebbero avuto possibilità di parlare, e nel confronto con la semplice presenza dei quali, ciò non di meno, avrebbe avuto a dover essere considerata sufficientemente chiara l’azione delle loro altre due compagne, di Duva e di Midda. Per quanto, infatti, separatesi dalle medesime, ineluttabile sarebbe stato per loro ripercorrerne i passi, e ripercorrerli, in particolare, in direzione del  comune obiettivo. E sebbene, molto probabilmente, il cammino da loro reso proprio non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual identico e sovrapponibile a quello delle altre, ineluttabilmente avrebbe avuto a dover essere considerato affine e, in ciò, atto a destinarle a cogliere i segni del loro passaggio, della loro azione nel circondario.

« Non c’è che dire… » commentò Rula, dopo che, addirittura, ebbero a doversi fermare nel confronto con il passaggio di un gruppo di una quarantina di persone, fra umani e non, tutti di sesso maschile e tutti quietamente destinati ad abbandonare quel pianeta, nell’evidenza della sconfitta per loro resa viva e palese dal rosso bagliore dei propri braccialetti « Le nostre compagne non si stanno negando occasione per divertirsi da queste parti… » evidenziò, con la fronte aggrottata nello stupore della quantità degli avversari da queste sconfitti, tale da rendere le loro personali vittorie ben misero risultato nel confronto con la virtuale mattanza altresì da esse compiuta.
« Mmm… » esitò tuttavia Lys’sh, soppesando quell’analisi e quanto da essa suggerito, nel non riuscire a ritrovarsi completamente concorde con la medesima, nell’avere a intendere, piuttosto, una realtà diversa « A costo di sbagliarmi, credo invece che stiano iniziando ad annoiarsi. » corresse, incerta nel confronto con quell’ipotesi di coinvolgimento positivo da parte delle amiche dalle quali si erano allontanate « Per loro, tutto questo non credo abbia a poter rappresentare, neppur vagamente, l’idea di una sfida, quanto e piuttosto una ragione di profondo tedio… e tedio nel confronto con troppe persone che della guerra stanno rendendo un semplice giuoco, senza averla mai vissuta, senza averla mai affrontata. »
« … persone come me? » ironizzò, non senza anche una certa autoironia, la giovane controparte, ben consapevole del proprio livello, e dell’impossibilità a porsi a confronto con tutte loro, un’impossibilità che nessuno sforzo, nessun impegno, avrebbe potuto vagamente colmare.
« No… figurati! » escluse l’ofidiana, scuotendo appena il capo « A confronto con la maggior parte di queste persone, probabilmente, tu hai a poterti considerare una guerriera di indubbio prestigio. » sorrise Lys’sh, in parole che non avrebbero voluto in alcun modo svilire ulteriormente tutti i loro potenziali antagonisti, quanto e piuttosto risaltare il valore proprio di Rula, per così come ebbe meglio a sottolineare di lì a breve « Per quanto tu possa non avere fiducia nelle tue stesse capacità, vorrei ricordarti che, sino a oggi, hai sempre collaborato in maniera attiva e proattiva in ogni avventura nella quale ci siamo ritrovate coinvolte dal nostro arrivo sulla Kasta Hamina… » intendendo riferirsi, in quell’aggettivo possessivo, a se stessa e a Midda, fra le ultime aggiunte all’equipaggio della nave di classe libellula « … anche quando c’era da combattere, armi in pugno, per liberare Be’Sihl su Loicare, se ben rammenti. »
« Ma… » tentò di negare Rula, non cogliendo particolari ragioni di lode per se stessa o per il proprio contributo, salvo essere, in tal senso, nuovamente contraddetta dall’interlocutrice.
« Niente “ma”: è così! » sorrise questa, strizzando l’occhio sinistro con fare complice « Credi davvero che io potrei mai parlare per il gusto di farlo…?! Non sto cercando di lodarti in maniera gratuita o immeritata… quello che dico, lo credo veramente! » sancì, non desiderando ripetersi ulteriormente a tal riguardo « E che tu possa accettarlo o meno, il tuo contributo alla squadra, all’equipaggio della Kasta Hamina, è meritevole quanto quello di qualunque altro membro… »
« Ciò non di meno, non sono certamente una guerriera al vostro pari. » asserì, non negandosi l’occasione di precisare, ben conoscendo i propri limiti e le proprie difficoltà.
« … che c’entra?! » scosse il capo Lys’sh, non negando il senso di quell’affermazione, quanto e piuttosto il suo effettivo valore nel discorso « Non sei neppure un medico come il caro vecchio Roro, un meccanico come il baldanzoso Mars, o una cuoca come la bravissima Thaare… ma non mi pare che tu abbia a farti crucci per questo, no?! » osservò, citando altri tre membri dell’equipaggio, rispettivamente il medico di bordo, il meccanico e la cuoca, i cui ruoli avrebbero avuto a dover essere riconosciuti non meno meritevoli di valore rispetto a quelli di chiunque altro lì a bordo, inclusi gli stessi Lange Rolamo o Duva Nebiria, i proprietari della nave, i quali, senza il proprio equipaggio, non avrebbero comunque potuto far molto.
« … è diverso. » tentò di obiettare Rula, non senza una certa confusione a tal riguardo.
« Diverso in cosa…?! » replicò, tuttavia, l’ofidiana, insistendo a tal riguardo, nel non volerle concedere ragione alcuna in quel discorso, non per farle torto quanto, e piuttosto, per non permetterle di far torto a se stessa, con la propria mancanza di fiducia nelle proprie potenzialità.

Solo il silenzio ebbe a seguire quella domanda, nell’impossibilità, per la giovane Rula, a trovare argomentazioni utili alle quali aggrapparsi.
E se, allora, Lys’sh avrebbe avuto a doversi considerare più che soddisfatta da quel silenzio, e dall’implicito consenso in esso celato, ella non volle permettere al discorso di cadere nel vuoto in quel modo, senza, in questo, garantire all’altra una qualche occasione di intimo chiarimento con se stessa nel merito di un argomento tanto sensibile…

« Sai… non sono esattamente una terapeuta, né tantomeno una barista, ma concedimi ugualmente la possibilità di condividere un’osservazione. » sorrise Lys’sh, in quell’espressione straordinariamente solare che, chiunque, conoscendola, avrebbe potuto ricondurre a un sorriso, anche in assenza, sul suo viso, di labbra utili a renderlo assimilabile al concetto umano di sorriso « Io credo che, ritrovandoti per tanto tempo ad ascoltare Duva ripetere che il tuo unico ruolo a bordo della Kasta Hamina avesse a doversi intendere qual quello di concubina del tuo sposo, complice la tua modestia e, probabilmente, la tua insicurezza, tu abbia finito con il credere realmente a tale opinione, iniziando a considerarla reale, veritiera, per quanto semplice conseguenza della gelosia di un’ex-moglie per la nuova compagna del proprio ex-marito. » ipotizzò, infilando la propria destra sotto il braccio sinistro di lei e, in questo, tirandola appena a sé, per proseguire, a braccetto, il loro comune cammino in discesa lungo quel nuovo versante delle montagne ormai quasi completamente superate, e lasciate alle loro spalle « Un errore madornale… se mi permetti la critica. »
« Ciò non di meno, è vero che a bordo io non ho un vero e proprio ruolo… » tentò di obiettare Rula, ancora una volta vittima di quel pregiudizio ormai profondamente attecchito nella sua mente.
« Neppure Ragazzo lo ha. E neppure Be’Sihl o io ne abbiamo uno… » insistette l’altra, scuotendo appena il capo e continuando a sorridere « … e quindi? E’ forse il ruolo che ti definisce? O, piuttosto, sono le tue azioni a farlo…?! »
« … è che io non voglio essere soltanto l’ultima moglie del capitano… »
« E allora non esserlo. » incalzò Lys’sh, minimizzando ogni possibile dramma attorno a ciò, stringendosi appena nelle spalle e continuando, ciò non di meno, a stringere il braccio di lei a sé « Tu sei la sola che può definire te stessa… non posso, e non devo, esserlo io, non può, e non deve, esserlo Midda, Duva, Lange… o alcun altro. » affermò, con assoluta convinzione a tal riguardo, trasparente e chiaramente percepibile nelle sue parole « Decidi chi vuoi essere… e siilo fino in fondo, non guardando in faccia a nessuno! Perché questa è la tua vita… e soltanto tu hai a poter decidere come viverla, tanto nel bene, quanto nel male. » concluse, non negandosi una certa soddisfazione per le parole appena pronunciate, atte a farla apparire decisamente più saggia di quanto non avrebbe creduto di poter essere.