11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 22 luglio 2018

2615


Fu proprio allora, quando ormai anche la speranza avrebbe avuto a doversi considerare purtroppo perduta, e la certezza di quella tragica fine avrebbe avuto a dover essere crudelmente accettata, che un improvviso colpo di tosse ebbe a scuotere il corpo di Rula, costringendo un primo fiotto d’acqua a lasciare le sue labbra e, attraverso esse, i suoi polmoni. Una reazione semplice, una risposta primitiva, e pur, in quel frangente, utile a comunicare un messaggio totalmente inequivocabile: la fine, per lei, non avrebbe avuto a dover essere equivocata qual già sopraggiunta.

« Rula! » esclamò con gioia la giovane ofidiana, subito aiutando l’amica a voltarsi, a girarsi su un fianco, per permettere a quel flusso di acqua lacustre di essere espulsa dalla sua bocca, dal suo corpo, a restituirle la possibilità di respirare e, in ciò, di vivere « Tossisci… butta tutto fuori, amica mia… tutto fuori! » la incitò, la incalzò, ancora con le lacrime agli occhi, benché, ora, non avrebbero avuto a dover essere equivocate qual lacrime di dolore, quanto e piuttosto di gioia, e di gioia per quella inattesa, seconda occasione a lei riservata, a tutte loro riservata, in una morte che, ancora, avrebbe avuto a dover attendere per incontrare quella giovane, e coraggiosa, piccola umana.

E Rula tossì, vomitò acqua dai propri polmoni, arrossendo per lo sforzo e, ciò non di meno, comprovando a ogni singolo sputo tutta la propria più assoluta, più concreta, più irremovibile volontà di vita, in una presa di posizione ormai estranea a ogni possibilità di dubbio e volta a ribadire a quel mondo e al Creato tutto, quanto ella non desiderasse morire, e non lo avesse mai desiderato, nel porsi piuttosto animata dall’unica, importante volontà di salvare la propria amica, e di salvare la propria amica da quella che, altrimenti, avrebbe potuto rivelarsi qual morte certa.

« Brava… brava… » continuò a incoraggiarla Lys’sh, aiutandola a sorreggersi, in quella posizione di equilibrio precario, tenendola ferma, sulla ciglia della canoa rovesciata, con il proprio stesso corpo, a impedirle di ritornare inavvertitamente in acqua, in un momento che, allora, avrebbe avuto a doversi considerare probabilmente prematuro, eccessivamente prematuro per non aversi a considerare ancora eccessivamente rischioso, nella facilità con la quale, nuovamente, quelle sue membra stremate avrebbero potuto cedere all’abbraccio delle acque del lago, vedendola nuovamente affondare in quell’oscurità di morte « Respira con il naso… butta tutto fuori… ce l’hai fatta, Rula: ce l’hai fatta! »

E Rula, scoprendosi alfine libera dalla morsa dell’acqua che, troppo a lungo, l’aveva soffocata, cercò di riprendere a respirare con quiete, con controllo, inspirando attraverso il naso per meglio aiutare il proprio corpo a riprendersi, a recuperare tutto l’ossigeno troppo a lungo mancatole, in una mancanza che, in quel frangente, in quel momento, stava rendendo quel presente qual incredibilmente confuso, non riuscendo ancora, ella, a distinguere con precisione le forme attorno a lei, le immagini del mondo a lei circostante, e, obiettivamente, avendo persino difficoltà a ricordare cosa fosse successo in quegli ultimi minuti. A ogni nuovo respiro, a ogni nuova boccata di aria fresca, tuttavia, quelle forme, quelle immagini, divennero sempre più nitide, e la visione del lago attorno a lei, della canoa sotto di lei, e di Lys’sh sopra di lei, aiutarono anche la sua mente a meglio focalizzare gli ultimi eventi occorsi, inquadrandoli uno a uno e riordinandoli, non senza una certa difficoltà, nella giusta sequenza temporale…

« … la… tarta…?! » tentò di domandare, a fatica, con ancora voce soffocata,  in conseguenza alla lunga asfissia alla quale si era ritrovata sottoposta da quel fortunatamente ormai mancato annegamento.
« Non credo che sarà più un problema… » commentò sorridendo Lys’sh, scuotendo appena il capo con sufficiente fiducia nel confronto con la verità di quanto, quella bestia, quella creatura, qualunque fosse la sua natura, non avrebbe più aggredito tanto impunemente altre persone, non nella lezione così severamente impostale dalla stessa Rula… sempre ammesso, ma in maniera tutt’altro che scontata, che sarebbe riuscita a sopravvivere all’offesa subita, a quella slogatura della mandibola impostale da parte di quell’azione tanto coraggiosa quanto assolutamente priva di senno « Direi che le hai presentato, in maniera sufficientemente convincente, le tue ragioni… anche se, accidenti a te, non c’era bisogno di rischiare tanto nel farlo. »
« … saresti… morta… » sottolineò, ancora in difficoltà a parlare, a esprimersi, e a esprimersi in maniera più chiara, più naturale rispetto a quel sibilo graffiante nel quale, in quel momento, si era ridotta a essere la sua stessa voce.
« E questo in quale modo avrebbe potuto rendere sensato il tuo tentativo di suicidio…?! » escluse implicitamente l’ofidiana, in una domanda chiaramente retorica a fronte della quale alcuna risposta avrebbe avuto dover essere attesa o formulata « Non c’è bisogno che tu risponda, giacché in alcun modo ciò avrebbe avuto a dover essere ritenuto sensato. »
« … avresti… fatto… lo stesso… » contestò, tuttavia, Rula, non volendole concedere occasione utile a discreditare la legittimità del suo operato, non laddove, tramite esso, aveva avuto a poterla salvare, a concederle ancora una speranza di futuro, e non per giuoco, non in termini virtuali, qual pur in quel mondo avrebbe potuto essere, quanto e piuttosto in termini estremamente reali, e reali quanto la morte che, là sotto, avrebbe potuto esserle destinata a opera di quel mostro.
« Il fatto che io possa essere tanto idiota da sacrificarmi per un’amica, non significa che tu abbia a dover fare lo stesso… » tentò di obiettare, ancora una volta, benché, ormai, avrebbe avuto ad apparire chiaro quanto, nel bene o nel male, Rula avesse ragione, e null’altro le sarebbe allor rimasto se non la possibilità di accettare quietamente quella verità, concedendole il giusto riconoscimento per il suo straordinario ardimento: autolesionista forse, letale potenzialmente, e, ciò non di meno, straordinario.
« … oh… sta zitta… » concluse allora la giovane, ben comprendendo la propria vittoria morale in quel confronto e, in ciò, non avendo altro da aggiungere, altro da poter dire se non invitarla, allora, a tacere, e a concederle il tempo utile a riprendersi e a riprendersi da quanto affrontato, da quanto subito.

E Lys’sh tacque, a sincero rispetto per colei alla quale, a margine di tutto ciò, avrebbe avuto a dover riconoscere un debito incommensurabile, qual la propria stessa vita, un debito che forse, Rula non avrebbe mai considerato realmente tale, e che pur, la giovane ofidiana, non avrebbe neppur mai mancato di riconoscerle, di tributarle, con la speranza, presto o tardi, di avere una qualche occasione, una qualche possibilità, una qualche speranza utile a ricambiare il favore così offertole, non per liberarsi da quel debito, non per considerarsi banalmente alla pari, quanto, e piuttosto, per aggiungere altro solido cemento alle fondamenta che, in quegli ultimi giorni, avevano posto insieme alla base della loro amicizia, e di quell’amicizia sicuramente inattesa, e pur, allora, quanto mai sincera, qual non in arbitrarie parole, ma in concreti fatti, entrambe avevano avuto occasione di comprovare.
Perché in un’amicizia, e in un’amicizia qual quella a cui lì avevano avuto occasione di dar vita, non avrebbe mai potuto aver valore un banale conteggio contabile, alla ricerca di un’eguaglianza, di un pareggio, fra il dare e l’avere, quanto, e piuttosto, il crescendo costante e autoalimentato di quel loro legame sororale, in grazia al quale alcuna prova, alcuna sfida, sarebbe mai stata troppo estrema per frenare l’una dall’accorrere l’altra, e viceversa.

« … e quindi… ti ho salvata… » non poté ovviare a sorridere, alla fine, la stessa Rula, cogliendo nel silenzio dell’amica la giusta replica al suo ultimo invito e, soprattutto, riuscendo a iniziare, finalmente, a porre a fuoco gli ultimi eventi occorsi e, con essi, una così semplice, e pur straordinaria verità « … sono… stata brava! » si complimentò con se stessa, ancora sorridendo prima di lasciarsi accasciare su quella canoa, nuovamente svenuta, in conseguenza alla stanchezza accumulata, e, ciò non di meno, ormai in salvo.

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