11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 31 luglio 2018

2623


« Ah… ecco! » sorrise Ras’sh, ben interpretando la silenziosa risposta offertale e, in ciò, ben comprendendo la natura della propria interlocutrice, in termini tali per cui, effettivamente, ogni incoerenza avrebbe avuto a poter essere spiegata.
« Si può sapere che succede…?! » insistette Mach, aggrottando la fronte con aria poco convinta « Cioè… scommetto che hai fatto uno dei tuoi soliti abracadabra ofidiani… ma se magari fossi tanto gentile da condividere questa informazione anche con me, potrei evitare di sentirmi escluso! » sancì, avendo sufficiente confidenza ed esperienza pregressa con la propria interlocutrice da ben interpretare quanto fosse accaduto e, in ciò, da necessitare soltanto di poter comprendere effettivamente il senso di tutto ciò e, ancor più, di quell’ultima esclamazione, volta a voler offrire una qualche conferma di sorta, benché, in effetti, alcuna conferma fosse stata allor condivisa.
« Il mio solito brontolone umano… » ridacchiò l’altra, allungando appena la propria mancina a solleticargli la pelle sotto il mento, in maniera scherzosa, quasi stesse interagendo, in quel momento, con un cucciolone troppo agitato e desideroso di affetto, qual, forse, questi avrebbe avuto a doversi effettivamente considerare dal suo personale punto di vista « Comunque, la mia simile non è effettivamente una purosangue. E, in questo, evidentemente non è stata in grado di rilevare con precisione la mia presenza qui, fino a quando non l’ho rivelata io stessa, offrendole un cenno di saluto. Ed è stato in grazia alla sua risposta che ho potuto comprendere la dinamica degli eventi… »
« Cioè… le hai salutate? » domandò l’uomo, ancora poco convinto da tale argomentazione, pur non ritraendosi innanzi al gesto scherzoso, ma affettuoso, dell’altra, forse, anzi, intimamente apprezzandolo « Non è stato un po’ imprudente da parte tua…?! » questionò, in riferimento al pericolo proprio di un’eventuale minaccia da parte di quella coppia per lui non ancora identificata, minaccia tutt’altro che improbabile in un mondo dedicato solo ed esclusivamente alla guerra.
« Sempre meno di quanto non sarebbe stato permettere loro di avvicinarsi senza neppure comprendere il perché della loro presenza… » osservò l’ofidiana, scuotendo appena il capo « Comunque la mia pari ha detto che non desiderano ingaggiare combattimento con noi e che sono soltanto in cerca di informazioni. » comunicò, quieta « E che, a dimostrazione di buona volontà, avanzeranno a mani alzate. »
« … quindi sarà più facile abbatterle…?! » ipotizzò Mach, inarcando per un istate il sopracciglio destro, nel riflettere attorno all’informazione concessagli.
« … non ci provare! » protestò Ras’sh, imponendogli un lieve schiaffo sul braccio mancino, con incedere più simbolico che pratico « La primeva lingua ofidiana non può essere usata per mentire… e io ho assicurato che non avremmo imposto loro alcun danno. » dichiarò, non senza un certo moto d’orgoglio per le antiche tradizioni della propria gente « E, comunque, ormai sono abbastanza vicine che la mia corrispettiva dovrebbe essere in grado di sentirti, malgrado il suo udito sia meno sensibile del mio. Quindi è meglio che eviti di dire cose di cui poi dovrai soltanto chiedere scusa… a meno che non ti piaccia proprio follemente collezionare brutte figure! »

Mach storse le labbra verso il basso a quell’ultima nota e, semplicemente, si limito a sospirare, abbassando la propria arma e costringendosi a dimenticare qualunque ipotesi di facile offensiva a discapito delle nuove arrivate: che egli potesse desiderare o meno aggiungere un altro paio di morti al proprio conteggio, a quel punto, sarebbe valso poco, giacché Ras’sh aveva chiaramente già deciso per lui, per tutti loro, e, in tal senso, egli non avrebbe potuto fare altro che accettare la sua decisione, limitandosi ad annotare mentalmente una futura occasione di brontolio a suo discapito, in un credito che, a tempo debito, non avrebbe certamente esitato a riscuotere. Così, incupendosi preventivamente per non dimostrarsi troppo accogliente verso le nuove arrivate, in un mondo nel quale, del resto, non avrebbe avuto a doversi considerare consuetudine impegnarsi a stringere rapporti di sorta, l’uomo incrociò le braccia al petto, e si ripropose di limitarsi ad attendere la semplice evoluzione degli eventi, per così come si sarebbero potuti quindi presentare.
Evoluzione che, in effetti, non ebbe a lasciarsi attendere a lungo, giacché, dopo una manciata di minuti, una coppia di giovani donne, un’umana e un’ofidiana, ebbero a emergere dalle rovine innanzi a loro effettivamente con le braccia alzate, così come promesso, e, soprattutto… mezze nude.

« Ah… » non poté ovviare a commentare l’uomo, aggrottando la fronte innanzi al torso nudo dell’una e alle cosce scoperte dell’altra, entrambe riconosciute quali ottime argomentazioni in favore di un dialogo con quelle sconosciute ancor più che di una mera mattanza « … ti eri dimenticata di dirmi qualche dettaglio importante, mia cara?! » sussurrò alla volta di Ras’sh, non negandosi una certa malizia.
« In verità non te l’avevo detto apposta. » sancì l’ofidiana, scuotendo appena il capo « E, soprattutto, quale particolare di “è meglio che eviti di dire cose di cui poi dovrai soltanto chiedere scusa”… non ti è stato chiaro?! » insistette, levando per un istante gli occhi al cielo, ancora con fare quasi materno nei suoi riguardi.
« Dannazione. » avvampò l’altro, rendendosi conto di aver in effetti appena collezionato una magra figura nei riguardi delle nuove venute e, in particolare, dell’altra giovane ofidiana, la quale, con un profondo sospiro e un lieve movimento di diniego del capo, volle confermare di averlo perfettamente udito e di preferire ignorare la cosa, quantomeno per buona creanza.

Ignorando l’evidente goffaggine del proprio compagno d’arme, Ras’sh decise allora di avanzare verso le due nuove arrivate e di tendere, verso la propria simile, la mano destra, qual amichevole gesto di saluto: un gesto che, dall’altra, venne quietamente ricambiato, insieme a un sorriso, o a quanto, per lo meno, per un’ofidiana avrebbe avuto a dover essere inteso qual un sorriso, malgrado un volto privo di labbra a rendere più evidente, più chiara simile particolare espressione facciale.

« Grazie per non averci sparato contro! » esordì la nuova giunta, prendendo voce per prima « Il mio nome è Har-Lys’sha e la mia amica si chiama Rula Taliqua. » si presentò, con voce quieta e cordiale nei toni « Vi domando scusa per l’approccio inusuale in questo mondo… ma, francamente, non siamo qui per combattere. »
« Tuttavia se siete giunte sino a qui, evidentemente dovete saper combattere. E anche bene. » sottolineò Ras’sh, per tutta risposta, in un sincero tributo nel confronto con il risultato da loro conseguito « Potete chiamarmi Reb-Ras’sha. E il mio animaletto domestico lì dietro risponde al nome di Mach Roliva. » ricambiò le presentazioni, non avendo motivo di celare le proprie identità, giacché, pur essendo quel pianeta preposto a far combattere tutti contro tutti, lì, paradossalmente, nessun reale avversario avrebbe avuto a dover essere considerato esistente « Cosa possiamo fare per voi…? »
« Lys’sh e io, insieme ad altre due compagne dalle quali ci siamo purtroppo separate da qualche giorno, stiamo cercando informazioni in merito a un ragazzo. Un giovane umano che, circa un mesetto fa, è scomparso in questo mondo… » giunse subito al sodo Rula, prendendo parola e, in ciò, assumendosi la responsabilità di quell’iniziativa, essendo stata dopotutto lei a proporre quel particolare approccio e, in ciò, non desiderando veder delegata l’incombenza di porre domande, ed eventualmente di porre domande scomode o, peggio, stupide « L’ultima volta è stato visto in questa zona… avete avuto forse occasione di sentirne parlare? » domandò, concludendo in breve la questione e preparandosi, in ciò, a una risposta prevedibilmente negativa o, più probabilmente, a una risata, in quella che molto facilmente avrebbe potuto essere considerata una vera e propria banalità.

Ma se una risata avrebbe avuto a doversi considerare quanto da lei atteso, ben altro fu ciò che le venne allor rivolto, e rivolto da parte dei propri due nuovi interlocutori…

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