11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 4 luglio 2018

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In un tale contesto, il primo a cadere fu proprio il Viscido, il quale, nel momento in cui ella estrasse la propria lama di luce dal fodero, venne trafitto dalla medesima, ritrovandosi risvegliato dalle proprie fantasie, dai propri pensieri dal suono emesso dal suo bracciale, utile a comunicargli la fine del gioco, almeno per lui. Ma se, il primo a cadere non avrebbe potuto essere altri che lui, il primo a reagire, e a reagire con efficacia in contrasto alla giovane Rula, non si fece attendere nelle altrettanto prevedibili, quanto colossali fattezze del Bue, il quale, con un semplice manrovescio, la colpì e la catapultò a non meno di nove piedi di distanza da loro, senza, in ciò, riservarsi né particolare impegno, né concreta fatica. Un colpo violento, un colpo deciso, quello che travolse la giovane, a confronto con il quale ella sentì i propri polmoni improvvisamente svuotati di ogni illusione di fiato, e il proprio diaframma così contratto da non riuscire a concederle altre occasioni di respiro, quasi come se, anziché ricadere rotolando su quel terreno erboso, fosse stata piuttosto lanciata nelle profondità dello spazio o del mare, privata di qualunque speranza di aria, di ulteriore ossigeno a condurre energia e forza al tutte le membra del proprio corpo.

« Imbecille… ti sei fatto uccidere da quella cagnetta! » rimproverò lo Sbrigativo, indirizzato in tal commento, in simile critica, al compagno escluso dai giochi, il quale, comunque, ebbe ad accogliere quanto accaduto con sufficiente sportività, in questo non protestando, non arrabbiandosi, quanto e piuttosto facendo un semplice passo indietro, nel rispetto delle regole, allo scopo di lasciare libertà di azione ai suoi compagni.
« Ve l’avevo detto che questa storia mi puzzava… » esitò il Prudente, apparentemente già dimentico dell’antagonista lì presente nel volgere, allora, tutta la propria attenzione all’ambiente circostante, e a quell’ambiente dal quale, si attendeva, avrebbe potuto sorgere da un momento all’altro qualche ulteriore avversario, qualche più temibile nemico, nemico che avrebbe potuto spazzarli in un battito di ciglia « Una come quella non se ne andrebbe in giro sola per la foresta, dannazione a voi! » insistette, non resistendo all’impulso di aprire nuovamente il fuoco, e di aprirlo, ora, verso un bersaglio non meglio definito, nel puntare, in maniera confusa e del tutto ingiustificata fra gli alberi lì circostanti.
« Smettila di fare l’idiota! » protestò, tuttavia, il Bue, scuotendo il capo e lasciando cadere pesantemente la propria grossa mano sulla punta di quell’arma, per costringerlo a interrompere il fuoco, e quel fuoco privo di scopo, nel non poter vantare bersaglio alcuno se non le innocue foglie degli alberi « Se ci fosse qualcuno fra quegli alberi, a quest’ora saremmo già tutti morti… » ragionò, dimostrando quanto, in quell’assortito gruppetto, avesse a dover essere riconosciuto qual colui dotato di maggior raziocinio.

Una scaramuccia, quella che venne così scandita da tale scambio di idee, che concesse a Rula qualche insperato istante di tempo utile, se non per riprendere a respirare, quantomeno per ritrovare una postura utile a muoversi, e a muoversi verso una posizione più riparata, e riparata quanto sufficiente per permetterle di guadagnare ancora qualche istante di tempo e, con esso, per riprendere il proprio esame, un esame ben lontano dall’aversi a considerare concluso, giacché, seppur un estemporaneo successo aveva avuto occasione di riscuotere, tale punto in favore era stato rapidamente azzerato dal colpo subito, e da un colpo contraddistinto da una profonda fisicità, tale da spiazzarla in termini estranei da quelli del semplice gioco, e che, probabilmente, le avrebbero visto un brutto livido impresso al centro del petto per qualche tempo.
Barcollante e decisamente incerta nel proprio incedere, ella si lasciò così pressoché rotolare di lato, a cercare riparo nel sottobosco circostante quella radura e lì nel tentare di eludere l’attenzione dei tre superstiti, i quali, ancora, avrebbero potuto non soltanto escluderla dal gioco ma, ancor peggio, riservarle nuovi spiacevoli colpi come quello già subito. E se, in tal senso, ella ebbe a rimproverarsi di aver cercato quel confronto diretto, anziché limitarsi a freddarli a debita distanza; subito dopo non poté ovviare a dimostrarsi contrariata dal proprio stesso rimprovero, e dalla mentalità che in tal senso l’aveva spronata ad agire, giacché quel confronto, allora, avrebbe potuto avere un qualunque significato soltanto laddove effettivamente mantenuto entro i confini propri di una sfida diretta, e di una sfida nella quale aver a dimostrare, a se stessa e a tutti, il proprio valore.

« Ehy… sta scappando! » protestò lo Sbrigativo, non desiderando concederle tale occasione e, in ciò, riaprendo a sua volta il fuoco, e aprendolo all’indirizzo del cespuglio nel quale ella aveva sperato di potersi nascondere ancora, per lo meno, un altro istante, utile a garantirle, quantomeno, di recuperare la perduta, e non così superflua, possibilità di respirare.

Costretta, quindi, a posticipare tale velleità, qual, in fondo, la respirazione avrebbe avuto a dover essere considerata nel confronto con la morte, Rula ebbe a muoversi ancora una volta in apnea, strisciando lontana dal cespuglio prima che quei fasci di luce potessero avere occasione di raggiungerla. E se, pur, nel complesso il risultato conseguito sino a quel momento avrebbe potuto aver a essere supposto qual apprezzabile, ogni complimento in proprio stesso favore non poté che essere vanificato nel momento in cui, spiacevolmente, ella ebbe a rendersi conto di aver smarrito la propria lama nel corso del volo subito, e, in ciò, di aver a dover essere considerata completamente disarmata nel confronto con tre avversari il cui peso totale avrebbe avuto a dover essere giudicato in almeno sette od otto volte il suo.

« … dannazione… » imprecò, in un alito inudibile, con un moto di rabbia, e di rabbia verso se stessa, utile persino a permetterle di superare il problema della respirazione, e a vederle garantita nuovamente simile opportunità, benché, in quel frangente, non ebbe a rallegrarla, non rappresentò per lei un’occasione di gioia.

Nel ritrovarsi sola e disarmata, Rula avrebbe potuto così già presumere la propria sicura sconfitta, dal momento in cui, suo malgrado, improbabile, se non impossibile sarebbe stato riuscire a sopravvivere a quel confronto già sufficientemente impari di suo, tanto della differenza numerica, quanto nella palese inferiorità fisica. Ciò non di meno, ella si costrinse a reagire, e a reagire, innanzitutto, psicologicamente all’impietosa situazione attuale, certa di quanto, al suo posto, nelle sue vesti, tanto Lys’sh, quanto Duva, quanto e ancor più banalmente Midda, non avrebbero dimostrato fatica alcuna nell’uscire vittoriose da tutto ciò. E per quanto indubbia avrebbe avuto a doversi giudicare la disparità lì esistente, e lì esistente ancora a suo svantaggio anche nel confronto con le sue compagne di squadra, ella non si sarebbe mai concessa opportunità di arrendersi, né psicologicamente, né fisicamente, laddove, così facendo, altro non avrebbe offerto che ragione a chiunque in lei non aveva mai voluto dimostrare fiducia, a iniziare da se stessa.
Per questa ragione, allorché arrendersi, ella riprese a lottare, e a lottare, innanzitutto, nel muoversi in maniera quanto più possibile discreta, ma rapida, fra quei cespugli, a minimizzare l’eventualità di incassare uno dei colpi in tal maniera sparati da parte dello Sbrigativo non verso un qualche ipotetico avversario, ma verso ella stessa. E nel mentre di quel movimento, ella non avrebbe potuto mancare di tentare di elaborare, all’interno della sua mente, una qualsivoglia strategia utile a garantirle opportunità di riscossa.

« Korn… vai a vedere se l’abbiamo ammazzata. » ordinò lo Sbrigativo, interrompendo alfine il proprio fuoco, per potersi in tal maniera rivolgere verso uno dei suoi due compagni e, in particolare, verso il Bue, così come ebbe a verificarsi in conseguenza dell’immediata risposta verbale che questi ebbe a produrre.
« Spero bene che tu non stia presumendo di potermi dare ordini, Lohn. » replicò il tauriano, scuotendo appena il capo e, ciò non di meno, avanzando per così come richiestogli, alla volta dei cespugli nei quali la “bambina” era scappata « Sai che non amo alcuna arroganza… »
« Lo chiederei a Mann… ma idiota come è, si sparerebbe sul piede di fronte alla vista del primo scoiattolo lì dietro nascosto. » puntualizzò Lohn lo Sbrigativo, quasi a titolo di scuse verso l’uno e, ciò non di meno, insultando più o meno apertamente l’altro fra i propri compagni ancora in vita.

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