11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 26 luglio 2018

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« Mi aiuteresti a ricordare, per cortesia, come è possibile che siamo finite in questo macello…?! » domandò Lys’sh, con ironica autocritica, e autocritica nel confronto con l’imperdonabile leggerezza da loro resa propria nel permettersi di ritrovarsi in una tanto spiacevole situazione, al centro del fuoco incrociato di così tanti avversari, e del tutto impossibilitate ad agire, e ad agire secondo una qualunque possibile linea di difesa utile a farle uscire da quell’assurdo stallo.
« Quanto larga vuoi che prenda la faccenda…? » replicò Rula, aggrottando appena la fronte « Perché se vuoi tornare a sufficienza indietro nel tempo, credo che il tuo errore sia stato quello di stringere amicizia con Duva e Midda in carcere, mentre il mio sia stato quello di innamorarmi di un certo Lange Rolamo. » argomentò, dimostrando indubbia autoironia a margine di quella situazione, e di quella situazione nella quale, ormai, non sarebbe rimasto poi molto su cui ironizzare per loro, e, ciò non di meno, dimostrando di non voler cedere ad alcun genere di inutile allarmismo, malgrado non vi fossero poi molte altre opportunità in loro favore anche decidendo di voler conservare la calma, di voler mantenere il controllo.
« … e offrendo riferimento a eventi più recenti…?! » insistette la prima, scuotendo appena il capo a escludere di dover individuare la colpa ricercata spingendosi così tanto addietro nel tempo « Qualcosa accaduto nel corso delle ultime ore, magari…? »
« Ah… allora siamo state semplicemente idiote! » rispose in maniera puntuale la seconda, non dimostrando di voler concedere, né a se stessa, né alla propria compagna, particolare pietà, dopotutto entrambe più che consapevoli di aver a dover essere le sole responsabili per tutto ciò « Dopotutto solo una coppia di idiote nostro pari avrebbe potuto permettere a quei sei di accerchiarci con così tanta banalità, come è accaduto. »

Pur apprezzando lo spirito di cameratismo allor dimostrato dall’amica, dalla sorella d’arme che, anche in quella sventurata situazione avrebbe avuto a doversi considerare a lei vicina, e pronta ad affrontare qualunque comune destino sarebbe stato loro offerto senza sollevare il benché minimo dubbio, senza dimostrare la pur minima esitazione, e, soprattutto, senza rivolgerle alcuna accusa, alcuna colpa nel merito di quanto accaduto; Lys’sh non avrebbe potuto ovviare al pensiero di quanto, in verità, la responsabilità di tutto ciò avrebbe avuto a doversi considerare fondamentalmente soltanto sua. Sua e del fatto che ella non aveva saputo dimostrare quell’attenzione, al mondo a loro circostante, in grazia alla quale tutto ciò non sarebbe accaduto.
Ella, dopotutto, era l’ofidiana della coppia e, in ciò, era proprio e solo lei colei dotata di sensi sovrumani, di un olfatto e di un udito che non avrebbero avuto a poter giustificare l’eventualità di un agguato, di un attacco a sorpresa qual quello che pur era stato loro teso. A propria parziale discolpa, certo, la giovane donna rettile avrebbe potuto proporre qual argomentazione l’essere stata inaspettatamente distratta da una serie di odori a lei noti e, in particolare, da una serie di odori ricollegabili alle sue due amiche perdute, a Midda e a Duva, la cui sopraggiunta presenza al suo naso in quel luogo aveva necessariamente attratto tutto il suo interesse, tutta la sua curiosità, portandola a ignorare qualunque altra evidenza, qualunque altro segnale sensoriale, ivi compresi quelli relativi alla minaccia loro incombente, per potersi concentrare su di loro, nella volontà di cogliere ove esse avrebbero avuto a doversi allor considerare posizionate, e, in ciò, di poterle raggiungere. Solo un istante di distrazione il suo, solo un effimero momento di estraneazione dal presente, in conseguenza al quale, tuttavia, quel gruppetto aveva avuto l’occasione di saltare fuori apparentemente dal nulla e di aprire in loro contrasto quel fuoco incrociato, salvezza dal quale, ancora una volta, avrebbe avuto a dover essere oltretutto accreditata per entrambe all’opera di Rula, la quale, cogliendone il movimento, aveva trascinato entrambe a terra, ponendole in salvo dietro quell’improvvisato riparo. Un riparo destinato a trasformarsi nella loro tomba virtuale se presto non fossero riuscite a trovare il modo di opporsi a tutto ciò.

« Restando qui dietro la situazione non migliorerà… » analizzò Lys’sh, con ritrovata serietà « … quelli non smetteranno certamente di spararci contro e, anzi, appena avranno compreso di averci inchiodate al suolo, probabilmente si muoveranno al fine di stanarci e di farla finita. » ipotizzò, in una versione tutt’altro che improponibile del loro prossimo futuro.
« Idee…? » domandò Rula, più che aperta a ogni proposito, a ogni possibile soluzione, per quanto, in quel frangente, purtroppo, non stesse propriamente riuscendo a individuarne alcuna.
« Desiderando scommettere sulla tua velocità potrei alzarmi di scatto, attirando la loro attenzione su di me e lasciandoti il tempo di fuggire… » suggerì l’ofidiana, in quello che avrebbe avuto a doversi riconoscere necessariamente qual un sacrificio, e, comunque, un sacrificio sul virtuale, sol valido ai termini del gioco, e che pur nessuna conseguenza duratura avrebbe imposto a suo discapito « Qui attorno ho fiutato la presenza del resto del nostro gruppo e, a questo punto, tutto ciò che dovrai fare sarà sempli… »
« Non intendo permetterti di sacrificarti per me. » negò l’altra, scuotendo vigorosamente il capo « Non te l’ho permesso con quel dannato mostro del lago, non te lo permetterò, certamente, con quegli stupidi giocatori di questo stupido gioco della guerra. » escluse fermamente, in quella che avrebbe quindi avuto a doversi considerare, ancor prima che una questione pratica, qual una questione di principio, e di un principio a fronte del quale non avrebbe mai preso in considerazione alcuna possibilità di ritrattazione.
« E allora restiamo qui dietro entrambe ad aspettare che, qualcuno, da lassù, intervenga a fulminarli uno a uno… » sbuffò Lys’sh, non potendo ovviare ad apprezzare la fedeltà della propria compagna, della propria amica, e, ciò non di meno, non potendo neppure mancar di patire quella situazione, e quella situazione a confronto della quale, come già per la tartaruga tentacolata, la responsabilità di quanto accaduto avrebbe avuto a doversi addebitare soltanto al suo indirizzo, nell’evidenza di una spiacevole serie di continui errori iniziata con lo scisma da lei creato nel loro gruppo e che, ancora, non sembrava volerle concedere opportunità di requie.

Con un tempismo straordinario, e quasi a volerle finalmente dimostrare un apprezzabile cambio di carte in gioco, e un cambio volto, allora, a non vederle più imposta una continua punizione per l’errore commesso nel decidere di litigare con Duva e di abbandonare, in ciò, il resto del gruppo; un leggero cicalio elettronico, proveniente da un braccialetto lì vicino, ebbe a segnalare al fine udito di Lys’sh l’abbattimento di uno degli uomini intenti a porre loro assedio, subito seguito da un secondo, e da un terzo, a promozione di quel miracoloso salvataggio loro riservato forse e realmente dall’alto dei Cieli, per così come sarcasticamente pocanzi suggerito in quella propria semplice volontà di sfogo.
Ma che fosse stato loro riservato per un intervento divino o umano, in quel mentre poca sostanziale importanza avrebbe mai avuto, nel non aver a dover essere comunque sprecato nel leggero vantaggio loro estemporaneamente riservatole. E così, cogliendo a sua volta quell’inattesa evoluzione degli eventi, più di riflesso nella sorpresa propria dello sguardo dell’amica che perché realmente raggiunta da quella medesima serie di sottili suoni, Rula non ebbe a concedersi alcuna esitazione prima di alzarsi da terra e di aprire, rapidamente, il fuoco, e aprirlo in direzione di quegli ultimi tre superstiti che, sperava, avrebbero avuto a doversi allor riconoscere troppo sorpresi per inaspettata morte di metà della propria squadra per potersi riservare l’opportunità di agire e di reagire. Un calcolo non privo di fondamento, e, ciò non di meno, neppur privo di azzardo, il suo, che ebbe tuttavia a riservarsi una certa ragione, un’evidente raziocinio, nel momento in cui, alfine, il suo intervento non risultò vano, ma, anzi, concluse l’opera iniziata dal loro non meglio precisato soccorritore, vedendo abbattuti, da una continua raffica di colpi, gli ultimi superstiti.

« Non aspettatevi una frase a effetto… » esclamò alfine la giovane, risollevando la punta della sua arma non senza una certa, giustificabile soddisfazione per il risultato conseguito « … francamente inizio a essere un po’ stanca per potermi permettere di elaborare qualcosa di senso compiuto! » si giustificò, stringendosi appena fra le spalle, a minimizzare l’importanza, allora, di enfatizzare quel successo, quel risultato, con un qualche commento ironico o sarcastico.

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