11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 25 aprile 2018

2527


« … e alla locanda abbiamo fatto ritorno! » esclamò la Figlia di Marr’Mahew, con palese soddisfazione nell’aver ottenuto, in tal maniera, la risposta ricercata « Così come con Maddie abbiamo fatto ritorno alla Kasta Hamina alla comparsa di Liagu, quando io ho pensato alla nave, a Tagae e a Be’Sihl. O così come quando siamo finiti nella fortezza fra i ghiacci nel momento in cui è entrato in scena Desmair… e, allo stesso modo, ogni nostro altro spostamento, ogni nostro nuovo cambio di scena: sempre collegato alla presenza di un elemento catalizzatore, a un pensiero, a un’idea, a un ricordo, volto a condurci, ogni volta, in un luogo diverso, in un mondo diverso, addirittura in un tempo diverso o, persino, in una realtà diversa! »
« Non capisco… e, per cortesia, non fate battute scontate a tal riguardo. » riprese voce il biondo Be’Wahr, scuotendo appena il capo a dimostrare il proprio disorientamento in quel particolare momento, nel tentare di seguire il ragionamento così suggerito da parte della donna « Come potrebbe, un’idea, un pensiero, per quanto forte, per quanto potente, condurci istantaneamente da un luogo a un altro, da un tempo a un altro, o, addirittura, da una dimensione a un’altra?! »
« E’ quello che mi stavo domandando anche io… fino a quando, la tua battuta non mi ha chiarito le idee a tal riguardo, suggerendo l’eventualità che tutto questo non abbia a dover essere effettivamente considerato ciò che appare. » sancì la donna, annuendo vivacemente in risposta a quell’ultimo interrogativo, nella volontà di condividere il proprio pensiero con tutti loro, affinché a tutti fosse concessa l’opportunità di giungere allo stesso risultato al quale ella era arrivata.
« Vorresti dire che, in verità, non siamo noi veramente a muoverci… e che, al contrario, è il mondo attorno a noi a mutare, assumendo ogni volta delle sembianze prossime a realtà per noi familiari, secondo quella che, nell’eventualità del momento, ha a doversi considerare l’idea più forte, l’idea dominante fra noi?! » tentò di elaborare il concetto Lys’sh, impegnandosi a concedere assoluta fiducia, totale buona fede a qualunque idea della compagna, della sorella maggiore qual, in buona sostanza, era da lei considerata, trascendendo in tal maniera qualunque ricerca di razionalità, almeno secondo sistemi di riferimento tradizionali, secondo canoni consueti, per così come, allora, non avrebbe potuto evidentemente ovviare a impegnarsi a compiere nella necessità di offrire un significato a quanto stava accadendo.
« Quasi… » puntualizzò Midda, indicandola a enfatizzare quanto ella potesse essere giunta vicino alla sua stessa conclusione, pur ancora trascurando un altro dettaglio, un altro particolare tale per cui, tutto ciò, avrebbe avuto a dover essere meglio definito, meglio inquadrato in un contesto ancor più preciso, nel quale tutti i tasselli di quella confusa vicenda avrebbero potuto ottenere una giusta occasione di collocazione, compreso anche quanto prima fatto notare da parte di Liagu, per così come ebbe allora a ricordare a beneficio comune « … non dimenticare, però, il fattore linguistico: come è possibile che tu e io ci stiamo comprendendo senza l’uso del traduttore automatico?! »

E se un momento di silenzio ebbe a dominare tutti i presenti, nel tentativo da parte dei più di giungere a quella particolare verità, a quella conclusione alla quale l’Ucciditrice di Dei era chiaramente già giunta, chi ebbe ad arrivare a dare un senso a tutta la vicenda, esplicitando a beneficio di tutti l’unica, particolare possibilità di interpretazione che avrebbe offerto un senso alla vicenda, non fu Lys’sh, non fu Be’Wahr, e non furono neppure Seem, o Be’Sihl, o, ancora, Maddie o Rín, le quali, anzi, stavano impegnandosi a tentar di offrire un senso a tutto ciò e, in particolare, alle elucubrazioni di quella donna che non desideravano smentire e che, ciò non di meno, in quel frangente non sarebbero neppur state in grado di comprendere: in maniera innocente, non meno rispetto a quanto non fosse stata l’osservazione originale di Liagu, o l’ultima battuta di Be’Wahr, chi ebbe lì a concedere a tutti la giusta chiave di lettura sugli eventi fu Tagae, con un commento tanto banale quanto disarmante, nel riuscire, allora, a concedere a tutti di riordinare ogni frammento di quel complesso mosaico così metaforicamente disposto innanzi a loro…

« … è un po’ come quando sogniamo, mamma? » cercò conferma della genitrice adottiva, forse, in tal senso, spinto anche dalla volontà di dimostrarsi non da meno rispetto alla propria sorella, in quello che, ai suoi occhi, al di là della follia generale, altro non avrebbe avuto a dover apparire se non un’innocente competizione educativa come molte altre fra loro, un problema matematico non così dissimile da quelli che, quotidianamente, ella offriva loro, allo scopo di formarli, di concedere loro un’istruzione di base, in grazia alla quale, poi, riservarsi di potersi impegnare in qualsiasi altro genere di studi, secondo le proprie prerogative, secondo le proprie capacità « Quando faccio un sogno, riesco a comprendere tutti attorno a me, anche quando non dovrei esserne capace. E il mondo attorno a me può mutare da un istate all’altro senza quasi che io me ne abbia a rendere conto… »
« E bravo il mio bambino! » non mancò di complimentarsi ella, annuendo e sorridendo felice nel confronto del cucciolo, non a titolo di gratuito riconoscimento, quanto e piuttosto di meritato credito per quanto, in tal maniera, aveva fatto emergere.

Un’osservazione tanto banale quanto disarmante, quella che il pargolo ebbe appunto a rendere propria, e che pur, con semplicità, con innocenza, fu in grado di spingere tutti a osservare la realtà dei fatti sotto una luce nuova. Una luce che, sebbene nell’immediato non mancò di apparire improbabile, istante dopo istante, a ogni nuovo battito dei loro cuori, iniziò a delinearsi sempre più concreta, sempre più accreditabile, sino a giungere, alla fine, a risultare addirittura spaventosa nell’imbarazzo che, in tutti loro, non avrebbe potuto ovviare il pensiero che tutto ciò avesse a doversi considerare nulla di più, nulla di diverso da un semplice sogno.

« No… » commentò Be’Wahr, scuotendo il capo e non volendo credere a nulla di quanto, pur, già, avrebbe avuto a doversi riconoscere impegnato a credere.
« Un sogno…? » esitò Lys’sh, incerta fra accettare quella verità o meno, e, in tal senso, volgendo subito l’attenzione alla propria amica, alla propria complice, per trovare, in lei, una conferma o un diniego, sui quali potersi sforzare di tarare nuovamente il proprio senso della realtà, e un senso della realtà difficile da considerare realmente tale, laddove ella avesse confermato simile interpretazione.
« Mi sfugge qualcosa.... » commentò Be’Sihl, non potendo allora evitare di esprimersi a tal riguardo, con tono assolutamente serio, tale da evidenziare quanto, dal suo personale punto di vista, quella taratura fosse già occorsa e, ciò non di meno, non tutti i pezzi erano stati in grado di trovare il proprio giusto collocamento nell’insieme « Se fosse soltanto un sogno, la mera consapevolezza di ciò non ci porterebbe necessariamente al risveglio? »
« E comunque… di chi dovrebbe essere questo sogno? » incalzò Maddie, raccogliendo il testimone dello shar’tiagho e non negandosi la possibilità di continuare a correre idealmente in quella medesima direzione, secondo quanto da lui così introdotto « Il mio? Il tuo…? O quello di chi…?! » domandò, osservandosi attorno a cercare conferma nello sguardo di tutti « Cioè… anche ammettendo che sia soltanto una mia fantasia, io non ho mai conosciuto né Desmair, né Lys’sh… e, francamente, prima di tutto ciò, non avrei neppure immaginato potesse esistere qualcuno come loro! » dichiarò, per poi portare l’attenzione, in particolare, alla volta dell’ofidiana per soggiungere « … senza offesa, s’intende. Per quel poco che ho avuto occasione di conoscerti, sono certa potremmo essere migliori amiche per sempre! »
« Nessuna offesa. » minimizzò la diretta interessata, non potendo ovviare a trattenere un sorriso per tutto ciò, e per il pensiero di un’altra Midda con la quale stringere amicizia, ipotesi che, probabilmente, avrebbe deliziato Duva Nebiria e, parimenti, avrebbe condotto all’isteria il buon capitano Lange Rolamo, se soltanto fossero stati lì presenti.

E se tutti, a quel punto, non avrebbero potuto ovviare ad attendersi una spiegazione, un qualunque ulteriore chiarimento utile a tal riguardo, da parte di colei che aveva lanciato simile provocazione verso tutti loro, da parte della Figlia di Marr’Mahew; la sua necessità di intervento venne nuovamente vanificata da un’altra voce che ebbe a impegnarsi in sua vece…

martedì 24 aprile 2018

2526


Come sovente già accaduto in passato, anche in quell’occasione le parole ingenuamente pronunciate da Be’Wahr si dimostrarono essere molto più profonde di quanto mai egli avrebbe potuto menar vanto e di quanto, chiunque altro attorno a lui, avrebbe potuto attendersi da parte sua. Nell’ironizzare, infatti, su quanto quel mondo, nel quale essi si stavano lì ponendo, non avesse a dover essere necessariamente il proprio, egli pose l’accento su un dettaglio che, unito a quanto già evidenziato dall’infantile genuinità dell’osservazione di Liagu nel merito delle scritte dei cartelli nel centro commerciale da loro prima visitato, ebbe a offrire molto attorno a cui pensare alla Figlia di Marr’Mahew, all’Ucciditrice di Dei, il silenzio della quale, allora, altro non avrebbe avuto a dover essere inteso se non qual espressione dell’impegno da lei posto nel cercare di restituire una logica alla più totale assurdità degli eventi da loro vissuti sino a quel particolare momento.
Se una verità, infatti, ella aveva mai avuto occasione di apprendere nel corso della propria complicata e avventurosa esistenza, tale avrebbe avuto a dover essere considerata quella in grazia alla quale, ogni evento, ogni assurdità, per quanto apparentemente folle, per quanto impropriamente inspiegabile, avrebbe dovuto avere una propria logica, un proprio raziocinio, forse estemporaneamente estraneo a ogni possibilità di comprensione e, ciò non di meno, esistente. Un raziocinio una volta scoperto, una volta colto il quale, anche la stregoneria più arcana, o la tecnologia più progredita, sarebbero state apprezzabili qual intrinsecamente regolate, nei propri sviluppi, nei propri progressi, da esso, in termini utili, pertanto, a definire un percorso logico, un ambito d’azione che, per quanto amplio, non avrebbe avuto a doversi considerare illimitato, e che avrebbe permesso, in un modo o nell’altro, di scendere a patti con tutto ciò e, all’occorrenza, di dominarlo, di sovrastarlo.
Così, anche in quella follia incominciata con un’innocente passeggiata notturna verso i bagni della Kasta Hamina, Midda non avrebbe potuto ovviare a voler cercare tale raziocinio, simile logica, per maturare confidenza con la quale, obbligato sarebbe stato, per lei, ripercorrere, un passo alla volta, tutti gli eventi occorsi, e cercare, dietro agli stessi, quel percorso logico che pur, sino a quel momento, le era sfuggito. Un percorso logico per meglio comprendere il quale, in quel momento, tanto l’osservazione di Liagu, quanto quella di Be’Wahr, non avrebbero avuto a dover essere banalizzate. Al contrario…

« Be’Wahr… » ebbe alfine a commentare la stessa donna guerriero minimo comune denominatore fra tutti i presenti « … quando domani mattina rivedrai tuo fratello Howe, ricordati di dirgli quanto tu sia dannatamente geniale, benché neppure tu stesso te ne abbia ad accorgere nella maggior parte delle occasioni! » esclamò, aprendosi in un amplio sorriso e, in ciò, lasciando trasparire il proprio intimo successo nella ricerca di quel raziocinio, di quanto, attorno a loro, stesse accadendo « Ricordati di dirglielo da parte mia, mi raccomando! » insistette ella, avanzando poi vero il biondo per non negargli l’occasione di un affettuoso abbraccio, quasi a titolo di ricompensa per quella sua intrinseca genialità.

Un abbraccio, quello che ella non mancò di dedicargli, che non fu assolutamente disprezzato da parte di Be’Wahr, e che non poté ovviare, ciò non di meno, a far sorgere una certa curiosità nel merito delle ragioni dietro al medesimo, ragioni che, in quel momento, avrebbero avuto a doversi considerare palesi soltanto all’interno della mente della donna guerriero e di nessun altro…
… o quasi.

« Credo che abbia appena compreso qualcosa di importante… » sussurrò Rín in direzione della propria gemella e di Lys’sh, le due persone a lei più vicine in quel momento « … o, per lo meno, è così che tu reagiresti se avessi compreso qualcosa di importante. » puntualizzò poi, in riferimento a Maddie, nel non banalizzare l’importanza del collegamento esistente fra le due donne, non limitato a una mera somiglianza fisica, che altresì sarebbe potuta valere anche per lei stessa, ma, ancor più, per una sorta di comunione di spiriti, o qualsiasi altro parallelismo avrebbe potuto essere allora considerato esistente fra due diverse versioni della medesima persona.

Facendo ritorno dalla propria fugace missione personale, Seem ritornò in scena esattamente dal punto ove pocanzi era scomparso, conducendo seco, fra le braccia, due fagotti di stoffa, abiti accuratamente ripiegati che, senza troppo sforzo di comprendonio avrebbero avuto a doversi considerare qual appartenenti, in dettaglio, alla Figlia di Marr’Mahew e al suo compagno, vesti sicuramente differenti da quelle che avrebbero potuto indossare a bordo della Kasta Hamina e che, altresì, non avrebbero mancato di ricondurli, psicologicamente, ad almeno due anni prima, a quando ancora il viaggio attraverso lo spazio siderale sulle ali della fenice non li aveva portati via dal loro mondo. Per tale ragione, quindi, il giovane ex-scudiero della donna, nonché ex-garzone dell’uomo, si era allontanato con tanta urgenza e concentrazione da loro: non perso dietro a propri egoismi personali, non desideroso di abbandonare il gruppo, quanto e piuttosto premurosamente preoccupato di voler concedere, tanto alla propria signora, quanto al locandiere, degli abiti degni di tale nome, approfittando della pur probabilmente effimera loro presenza in quel particolare luogo, con tali risorse così a portata di mano.

« … mia signora? » apostrofò egli, dirigendosi innanzitutto verso di lei, a consegnarle degli abiti, invero, non differenti da quelli indossati, in quel preciso istante, anche da Maddie, se non per il colore, lì tendente a una scura sfumatura di blu.
« Scommetto che sei stato proprio tu! » esclamò, per tutta risposta, la donna, liberando Be’Wahr dal proprio abbraccio e levando il proprio indice mancino in direzione dell’ex-scudiero « Oh, sì. Non può essere altrimenti… »
« … sono stato io a fare cosa…?! » esitò Seem, non comprendendo il senso di quella specie di accusa, né comprendendo, in effetti, se quella avesse a doversi considerare effettivamente qual un qualunque genere di accusa, restando con il braccio destro teso verso di lei, nella semplice volontà di consegnarle gli abiti a lei condotti « Ho sbagliato qualcosa, mia signora…? »
« A cosa stavi pensando poco fa? » domandò ella, nel proseguire nel proprio percorso mentale, pur non negandogli un sorriso di ringraziamento nell’accogliere i vestiti a lei così condotti, non volendo certamente dimostrarsi irriconoscente innanzi a tanto impegno volto a proprio esclusivo vantaggio, e apprezzando, sinceramente, l’idea di poter indossare qualcosa di più idoneo al combattimento rispetto a una vestaglia già a pezzi, qual, purtroppo, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la propria.
« Speravo di fare in tempo a tornare con vestiti per te e Be’Sihl prima di qualche nuovo… salto. O comunque  si abbia a dover definire quanto sta accadendo. » rispose il giovane, aggrottando la fronte nel continuare a non cogliere il senso di quell’interrogativo e del discorso collegato.
« Prima ancora. Quando eravamo nel mondo di Maddie e Rín! » incalzò ella, non avendo ancora ricevuto la risposta che desiderava, e che, francamente, sperava di ricevere per poter effettivamente dare un senso a quanto lì stava accadendo.

Seem si ritrovò costretto ad accigliarsi nel porsi innanzi a quell’interrogativo estremamente preciso e, ciò non di meno, rivolto a una questione tanto banale a fronte della quale, allora, non avrebbe saputo come comportarsi. Tuttavia, la fiducia del giovane nella sua signora, malgrado i due anni di distacco, non avrebbe avuto a dover essere considerata qual minimamente scemata, ragione per cui, che egli comprendesse o meno il senso di tutto ciò, non ebbe a esitare a rispondere.

« Stavo pensando alla locanda. E a quanto mi sarebbe piaciuto fare ritorno al mio mondo, allorché rischiare di restare intrappolato in quell’assurdo posto dove eravamo finiti… quel… supermercato?! » replicò, incerto nell’aver adoperato il termine corretto per indicare la loro precedente collocazione spaziale.

lunedì 23 aprile 2018

2525


« Fai pure… » le concesse Maddie, non trovando ragione alcuna per negare alla sorella tale opportunità, non a fronte di quella follia e della sua sempre più incostante evoluzione, un’evoluzione che non sembrava desiderare volgere verso alcuna reale destinazione « … in effetti, lo farei volentieri pure io, se soltanto potesse servire a qualcosa. »
« Grazie… » annuì la giovane, chiudendo per un istante gli occhi, inspirando profondamente l’aria nei propri polmoni e, dopo aver offerto un nuovo sguardo al mondo attorno a sé, forse ad assicurarsi che, nel frattempo, non fosse nuovamente mutato, levando un alto grido a offrire libero sfogo a tutte le naturali emozioni conseguenti a quanto appena accaduto, non limitandosi, psicologicamente, soltanto all’improvvisa mutazione del mondo a sé circostante, ma includendo, in tal senso, anche la presenza di un enorme demone dalle smisurate corna e di una donna rettile, la presenza dei quali, per quanto affrontata in precedenza con sufficiente autocontrollo, non avrebbe potuto ovviare a coglierla  di sorpresa e a stuzzicare soltanto un profondo senso di paura nel suo cuore.

E se Maddie fu costretta ad allontanarsi di un passo dalla propria parente, nel desiderio di non ritrovarsi estemporaneamente assordata da quell’urlo, tutti gli altri, incluso lo stesso Desmair, non poterono che accennare un lieve sobbalzo a fronte del medesimo, sinceramente colti di sorpresa da tutto ciò, soprattutto laddove, obiettivamente, quella richiesta da parte sua avrebbe avuto a poter essere fraintesa più qual una scherzosa nota a margine rispetto a quanto accaduto, ancor prima che, effettivamente, l’espressione della volontà di impegnarsi in quel grido, in quell’urlo, in tal maniera, pertanto, da nessuno allor atteso o previsto, malgrado tutto.

« … scusatemi. » ansimò Rín, in lieve imbarazzo al termine di tutto ciò, ritrovandosi obiettivamente senza fiato per quanto appena accaduto, per l’urlo che si era così riservata opportunità di levare al cielo « Per voi tutto questo sarà magari normale… ma, nel considerare tutte le barriere architettoniche esistenti nella nostra città, per me ha già a doversi considerare un’avventura riuscire ad arrivare autonomamente al supermercato a fare un po’ di spesa. »
« Non ti preoccupare: per amor di cronaca, neppure per noi nulla di tutto ciò è propriamente normale. Anzi… » sorrise accomodante Lys’sh, colei che, più di tutti, in quel momento, in quel frangente, doveva aver accusato il colpo proprio di quel grido, nel considerare il suo sensibile udito, tale da permetterle di percepire un semplice sussurro qual una parlata a tono sostenuto, e quello sfogo non dissimile dal boato di una terrificante esplosione « Se possibile, però, ti inviterei a evitare cortesemente nuove grida simili… il mio orecchio è molto più delicato rispetto al vostro e, in questo, ti assicuro che non è assolutamente piacevole quanto sentirti gridare in tal maniera. » spiegò, cercando di dimostrarsi quanto più possibile cordiale, nel non voler rischiare di spaventare ulteriormente quella ragazza « Ti ringrazio… »
« … oh… » esitò la giovane, arrossendo e coprendosi immediatamente la bocca con le mani, in un gesto fondamentalmente inutile e che pur, in quel frangente, desiderava dimostrare tutto il proprio più sincero senso di colpa innanzi all’accaduto, non potendo, ciò non di meno, immaginare quanto così appena scoperto « … mi dispiace… » sussurrò, sinceramente pentita di averle potuto arrecare danno, in conseguenza a quella sua cortesia, a quella sua cordialità, non riuscendo a cogliere in lei null’altro che una ragazza suo pari, al di là del suo aspetto così estraneo a qualunque parvenza di umanità.
« Come ho già detto, non ti preoccupare. » annuì l’ofidiana, muovendo qualche passo sino a lei, costretta in tal senso a scavalcare diversi corpi distesi a terra, per offrirle la propria destra, in un quieto gesto di amicizia, volto a considerare chiusa la questione, oltre che, ovviamente, a presentarsi « Il mio nome è Har-Lys’sha… ma puoi chiamarmi Lys’sh. » dichiarò, chinandosi appena nella volontà di non sovrastarla, in conseguenza della costretta postura seduta dell’altra « E’ un piacere fare la tua conoscenza… Rín. »
« … il piacere è mio. » sorrise la giovane, ricambiando il gesto concessole.
« E, per la cronaca, è un piacere fare la conoscenza di tutti voi: in conseguenza a quanto è accaduto in maniera tanto incalzante, non mi era stata ancora concessa l’opportunità di introdurmi formalmente. » apostrofò verso l’intero gruppo, nell’evidenziare, effettivamente, quanto fosse in precedenza mancata una simile occasione, benché poi, al fianco di Midda, nessuno avesse esitato a schierarsi per difenderla durante gli eventi occorsi in quella stessa locanda « Di voi due, in particolare, ho sentito raccontare così tante storie da sentirvi ormai qual parte della mia vita, anche se non vi ho mai incontrato prima! » puntualizzò in direzione del biondo Be’Wahr e del timido Seem, strizzando l’occhio destro con fare complice.

Riconoscendo l’opportunità di quel momento di apparente tranquillità, il medesimo che stava in tal maniera permettendo a Lys’sh di presentarsi, al di là della mai affidabile presenza di Desmair fra loro, e di un’intera locanda di gente svenuta, più un cadavere; Be’Sihl, il quale stava iniziando a provare un certo affaticamento a reggere in braccio Tagae e Liagu, approfittò dell’occasione per fare qualche passo in direzione di uno spiazzo abbastanza sgombro di corpi per poter appoggiare a terra i due bambini, raccomandando sottovoce loro di non allontanarsi da lui, non potendo riservarsi idea alcuna su quanto, di lì a un istante dopo avrebbe potuto ancora accadere. I pargoli, dal canto loro, si strinsero immediatamente, uno alla destra, l’altro alla sinistra, del padre adottivo, non dimostrando il benché minimo interesse a prendere le distanze… non, quantomeno, con quel brutto demonio lì vicino a loro a guardarli e a ridacchiare divertito, benché, chiaramente, nulla di divertente avrebbe potuto essere ravvisato in tutto ciò.
Ad allontanarsi, invece, fu proprio Seem, il quale, forse non avendo neppure udito quanto Lys’sh aveva allor dichiarato a suo riguardo, scomparve per qualche istante oltre il bancone, in direzione di quelle che, un tempo, avrebbero avuto a dover essere riconosciute essere le stanze personali di Be’Sihl, prima, e di Be’Sihl e di Midda, poi, in tal senso mosso da un non meglio compreso desiderio da parte del resto del gruppo, e, non per questo, minimamente frenato nel proprio incedere, per quanto, allora, avrebbe potuto riservargli qualche sgradevole sorpresa, qualche nuova, inattesa evoluzione degli eventi a fronte della quale, nel proprio isolamento, avrebbe potuto ritrovarsi solo e, in ciò, in sgradevole svantaggio. Ovviamente, trovandosi in quel momento, involontariamente, al centro dell’attenzione comune, in conseguenza delle parole a lui dedicate, tutti colsero quel gesto, quel suo indifferente e incauto allontanarsi dal gruppo, ragione per la quale la stessa Figlia di Marr’Mahew, disorientata dall’apparente disinteresse da proprio ex-scudiero in tal maniera dimostrato, ebbe a volgere uno sguardo interrogativo in direzione di Be’Wahr, a cercare, da parte sua, una qualche spiegazione nel merito del perché di quel bizzarro comportamento. Ma Be’Wahr non poté fare altro che stringersi nelle spalle, non sapendo in che termini poter rispondere a simile, silenzioso interrogativo, e, per questo, limitandosi a minimizzare la questione…

« Boh… » fu tutta la replica che si dimostrò in grado di rivolgere alla propria vecchia amica, per poi muovere a sua volta qualche passo in direzione di Rín, e di Lys’sh, accanto a lei « Piacere mio… Lys’sh! » sorrise verso l’ofidiana « Se non ho frainteso, tu sei l’attuale compagna di ventura di Midda, in questo suo nuovo viaggio fra le stelle. »
« Una dei compagni di ventura. » confermò e precisò la giovane, con un sorriso entusiasta « Anche se, per l’appunto, non fa altro che parlare di te, di tuo fratello Howe, e di tutte le sfide che insieme avete affrontato in questo mondo! » commentò, quasi divertita « Perché questo è il vostro mondo… non è vero?! » cercò poi conferma a quanto, obiettivamente, sino a quel momento era stato intuibile fra le righe, e pur non comunicatole apertamente.
« Esattamente… o, per lo meno, ci assomiglia parecchio! » ironizzò il biondo, per poi fermarsi innanzi a Rín e tendere anch’egli la mano alla gemella di Maddie « E anche piacere di fare la tua conoscenza, mia cara… nel tuo caso, è stata Maddie a non farmi mancare cronaca di tutte le vicende che vi riguardano, facendoti entrare nella mia vita anche senza aver mai avuto occasione di conoscerti. »

domenica 22 aprile 2018

2524


Nel merito dell’evidenza di quanto quella storia fosse lunga e decisamente poco trasparente nelle proprie dinamiche, alcuno avrebbe avuto ragione di che esprimere il benché minimo dubbio, la più semplice obiezione. Così come anche nel merito dell’evidenza di quanto, istante dopo istante, quella situazione si stesse facendo decisamente più complessa e assurda.
Ciò non di meno, come talvolta accade, a evidenziare quell’ovvietà pur apparentemente impercettibile a tutti, fu la voce di un bambino. Anzi, nella fattispecie specifica di una bambina, e di Liagu, in particolare, che, levando la propria manina, e il proprio indice destro, in direzione di uno dei tanti cartelli sopra le loro teste, scritte in caratteri del tutto intraducibili, incomprensibili per chiunque se non per Maddie e Rín, autoctone di quella particolare realtà, ebbe a esprimere apertamente il proprio dubbio a tal riguardo…

« Mamma… » ebbe a tentare di richiamare l’attenzione di Midda la piccola, osservando con diffidenza quella criptica segnalazione « … cosa c’è scritto lì sopra? Non si capisce niente. »

… dubbio a confronto con l’evidenza palese del quale, allora, nelle menti di molti non poté che sorgere, in maniera persino inquietante, una domanda assolutamente legittima.
Una domanda che, allora, venne espressa, prima fra tutte, da parte di Lys’sh, la quale non poté ovviare in tal senso a cogliere quanto pur da molto, da troppo, palese all’attenzione comune, e quanto, ciò non di meno, da tutti loro era stato semplicemente ignorato, nell’essere distratti da troppi altri pensieri, da troppi altri eventi per poter prendere in considerazione una tanto sciocca banalità…

« Ehy… un momento. » anticipò qualunque altra frase, qualunque altro intervento, la giovane ofidiana, levando ambo le mani a richiedere occasione di parola « Come accidenti possiamo essere in grado di comprenderci l’un l’altro?! »

… già. Come accidenti potevano essere in grado di comprendersi l’un l’altro?!
Un’ottima domanda, quella formulata in tal maniera da parte di Lys’sh, su suggerimento della piccola Liagu e del suo interrogativo rivolto alle insegne sopra le loro teste, che non poté ovviare a propagarsi nelle menti di tutti e, in particolare, in quelle di Midda e Be’Sihl, i quali, più confidenti di chiunque altro con i problemi di comunicazione che avevano avuto ragione di affrontare al loro primo arrivo in un nuovo pianeta, non avrebbero, in quel momento, in quella situazione, potuto ulteriormente trascurare l’argomento, lasciato emergere in termini tanto palesi da parte della bambina, prima, e dell’ofidiana, poi.
Se infatti, Midda e Be’Sihl, al pari di Be’Wahr, Seem e Desmair, non avrebbero avuto ragione di fraintendimento reciproco, nel rapportarsi nella lingua comunemente parlata in quel dell’estremità sud-occidentale del continente di Qahr, diviso fra i regni di Kofreya, Tranith, Y’Shalf e Gorthia, fra loro accomunati da una lingua fondamentalmente assimilabile, se non per qualche, lieve, differenza più estetica che pratica; Lys’sh, al pari di Tagae e Liagu, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti qual intenti a parlare quell’ancor sconosciuta lingua franca con la quale la Figlia di Marr’Mahew presto o tardi avrebbe avuto occasione di maturare confidenza, e per ovviare all’apprendimento della quale, nei precedenti due anni trascorsi fra le stelle, aveva ben accolto quel piccolo miracolo della tecnologia proprio del traduttore automatico, gioiellino estremamente utile che pur, in quel momento, in quel particolare frangente, non avrebbe avuto a doversi considerare in suo possesso; e, ancora, Maddie e Rín avrebbero avuto a doversi riconoscere qual intente a utilizzare la propria lingua natale, la medesima nella quale, allora, avrebbero avuto a doversi considerare scritti i cartelli sopra le loro teste, completando, in tal maniera, una quadro all’interno del quale non soltanto improbabile, ma addirittura assurda, avrebbe avuto a doversi considerare ogni possibilità di dialogo fra loro.
Quindi… come accidenti potevano essere in grado di comprendersi l’un l’altro?!

« Maddie ha imparato il kofreyota nel corso dei suoi primi sei mesi nel nostro mondo… » tentò di giustificare Be’Wahr, proprio malgrado dimostrandosi l’unico a non cogliere la complessità della questione e, in ciò, ancora una volta rinunciando ingenuamente a una splendida occasione per tacere.
« … ma io non sto parlando kofreyota in questo momento. E neppure tu. » obiettò la stessa Maddie, subito palesando l’errata interpretazione degli eventi così da lui compiuta.
« … kofreyota…?! » domando Rín, evidenziando quanto improbabile avrebbe avuto per lei potersi esprimere in tal lingua, neppur immaginandone l’esistenza sino a un attimo prima.
« E’ vero mamma! » esclamò Tagae, prendendo voce nella questione, non volendosi ritrovare a essere l’unico a non esprimersi a tal riguardo, già rimasto, dopotutto, sin troppo a lungo in silenzio « Tu e papà non avete il traduttore automatico! »

Sempre più confuso e disorientato, unico a non volersi esprimere in quel momento, in quella situazione, così come già prima ancora, fu il buon Seem, non potendo ovviare a pensare quanto, obiettivamente, piuttosto che essere lì, chissà dove, avrebbe sicuramente preferito poter fare ritorno a casa propria, alla loro amata locanda, in quell’ambiente, in quel contesto, per lui più familiare. L’ex-scudiero della Figlia di Marr’Mahew, infatti, avrebbe avuto a doversi riconoscere sinceramente diviso su come reagire nel confronto con quanto stava accadendo, giacché, sebbene non avrebbe potuto ovviare a gioire per il ritorno nella propria vita, nella propria quotidianità, del suo cavaliere, della sua signora, di colei che molti anni prima aveva giurato di servire e di servire fino alla fine della propria esistenza, una piccola parte di lui non avrebbe potuto, lì, ovviare a temere quanto stava accadendo e quanto, nel confronto con tutto quello, e con i guai che, abitualmente, erano soliti accompagnare la quella straordinaria figura, avrebbe potuto ancora accadere, e accadere anche a suo discapito.
Giacché, in quegli ultimi due anni, molte cose erano cambiate nella sua vita… e, per quanto ancora non avesse avuto occasione di parlarne con lei, non era più così sicuro, così certo di potersi permettere quella vita da avventuriero per ottenere la quale pur tanto aveva insistito, tanto aveva dovuto faticare, in contrasto a ogni opinione in senso contrario. E più egli taceva, più cresceva in lui un senso di colpa per quel presunto, intimo tradimento che stava riservando alla sua signora, al suo cavaliere. E più cresceva tale senso di colpa, più egli altro non avrebbe potuto fare se non tacere, alimentando, in tal maniera, un terribile circolo vizioso.
Un circolo vizioso, quello nel quale, ancora una volta, ebbe a precipitare la mente di Seem, in tal maniera stuzzicata da emozioni tanto contrastanti, a fronte del quale, ancora un volta, in termini usualmente improvvisi e inattesi, l’ambiente attorno a loro cambiò nuovamente. E cambiò, in particolare, nella misura utile a riportarli in quel di Kriarya, e, in particolare, nel contesto proprio de “Alla Signora della Vita”, là dove, nella folla di gente ancor priva di sensi a terra, un cadavere non avrebbe potuto ovviare che testimoniare tutta la crudeltà dell’individuo responsabile di tale uccisione, di tale inutile assassinio, lì occorso quasi a dispetto di tutto l’impegno altresì posto da tutti gli altri membri di quella eterogenea compagnia a preservare quanto più possibile la salute di chiunque egualmente coinvolto in quella lotta.
Ma se, al passaggio precedente, in nove avrebbero avuto a dover essere conteggiati coloro coinvolti in tale assurda giostra, al momento di quella nuova rimodulazione del mondo attorno a loro, una decima persona si ebbe a ritrovare proprio malgrado trascinata in qualunque follia li stesse guidando. Una decima persona l’identità della quale, allora, non improbabile sarebbe stata a dover essere ipotizzata...

« D’accordo… ora comprendo cosa intendessi dire pocanzi. » non poté che ammettere Rín, all’indirizzo della propria gemella « Ciò non di meno, e per quanto io in questo momento possa desiderare di dimostrarmi forte, sarebbe proprio inaccettabile l’eventualità nella quale io mi abbia a mettere a gridare?! »

sabato 21 aprile 2018

2523


« Un rapporto decisamente diverso rispetto a quello fra Nissa e te, mia cara… » sussurrò, crudele, la voce di Desmair rivolgendosi in direzione della propria sposa, non volendo trascurare la possibilità lì tanto generosamente offertagli di imporle del male, nel rigirare, metaforicamente, il coltello nella piaga e nell’esplicitare a livello verbale quanto, del resto, già ella non stava mancando di compiere nel profondo della propria mente e del proprio cuore, in un ineluttabile, e purtroppo totalmente iniquo, paragone con la propria storia passata, e, in particolare, la drammatica memoria del difficile rapporto fra lei e la perduta gemella.
« Oh, ti prego… taci! » replicò Be’Sihl, prendendo le difese della propria amata e non potendosi alcun problema in un rapporto tanto familiare con quel mostruoso semidio, non potendo certamente provare un qualche, particolare, senso di timore nel confronto con chi, da anni, aveva preso fissa dimora nella propria testa, costringendolo, proprio malgrado, a dover trovare il modo di scendere a patti con lui, in una tanto assurda relazione fra loro.

Che Desmair fosse un individuo semplicemente odioso, avrebbe avuto a doversi considerare mera retorica, incarnando, proprio malgrado, ogni possibile ragione di disprezzo non soltanto innanzi all’attenzione della sua mai amata sposa, ma anche di chiunque altro innanzi a lui avesse avuto occasione di ritrovarsi a essere, non essendosi egli, dopotutto, neppur mai sforzato di piacere o compiacere chicchessia, dall’alto della consapevolezza della propria stessa natura, di quel retaggio non soltanto regale, ma addirittura divino, che mai avrebbe potuto vederlo abbassarsi alla stregua di semplici umani, meri mortali qual quelli che pur, da sempre, lo avevano circondato. Che Desmair, purtroppo, avesse in quel momento terribilmente ragione, avrebbe avuto a doversi egualmente considerare mera retorica, nel limitarsi a sottolineare quell’ovvietà a fronte della quale neppure la stessa Ucciditrice di Dei avrebbe mai potuto opporsi, avrebbe mai potuto, in fede, tentare di promuovere una qualsivoglia diversa interpretazione della verità.
Fra lei e Nissa, la sua gemella, la sua perduta sorella, un rapporto come quello lì dimostrato qual esistente fra Maddie e Rín, avrebbe avuto a dover essere ricercato, probabilmente, non più tardi rispetto al loro decimo anno di età, all’epoca in cui, per sua scelta, in conseguenza a una sua fuga notturna alla volta del mare e della vita da marinaio che pur aveva sempre desiderato, il loro rapporto si era tragicamente corrotto. E se pur eccessiva avrebbe avuto a dover essere considerata la reazione dell’ancor bambina Nissa all’epoca, laddove, a confronto con il dolore dell’abbandono e, successivamente, della perdita della loro genitrice per effetto di una tragica malattia, ella aveva deciso di trasmutare tutto il proprio amore per la propria gemella in semplice e puro odio, votando innanzi agli dei tutti la propria intera esistenza soltanto alla distruzione di quella di Midda e di ogni barlume, per lei, di gioia, di serenità, di speranza; oggettiva avrebbe avuto a doversi considerare la partecipazione di colpa propria anche della stessa futura Figlia di Marr’Mahew, giacché, in tal senso, in tal maniera, da null’altro si era lasciata trascinare se non da puro e semplice egoismo, scegliendo di fuggire attraverso la via del mare allorché, magari, tentare un diverso approccio, cercare, in tal senso, quell’appoggio, quel sostegno che pur, obiettivamente, la sua famiglia non le avrebbe mai negato, un appoggio, un sostegno, in grazia al quale, probabilmente, anche il suo rapporto con Nissa avrebbe avuto occasione di salvarsi, di preservarsi in quell’amore allor testimoniato, innanzi ai loro sguardi, da Maddie e Rín.

« Non che sia felice di ammetterlo… ma per una volta tanto anche lui ha ragione. » sospirò la Campionessa di Kriarya, scuotendo appena il capo e non negando al proprio sposo il valore della propria sentenza.

Superato l’istante iniziale di felice commozione, tuttavia, Nóirín Mont-d'Orb non poté ovviare a spostare la propria attenzione dalla sorella, a lei ancora abbracciata, a coloro i quali, innanzi al proprio sguardo, si stavano presentando allora quali quieti spettatori di quel loro ricongiungimento, non potendo ovviare a distinguere un volto noto, diversi volti estranei e, soprattutto, due volti del tutto privi di qualsivoglia parvenza di umanità, nel confronto con i quali ineluttabile fu, per lei, un lieve sobbalzo, benché, dimostrando straordinario autocontrollo, evitò allora di gridare, per così come pur, in quel frangente, sarebbe stato comprensibile e accettabile avesse a fare.
Ove, tuttavia, nel loro particolare caso, nella loro specifica versione di quella storia, Maddie non aveva commesso il medesimo errore di Midda, non aveva abbandonato la propria famiglia senza offrir loro la benché minima spiegazione, senza affrontarli direttamente, a volto aperto, nell’accettare di condividere le ragioni delle proprie scelte, le motivazioni del proprio viaggio, per quanto assurdo tutto ciò avrebbe potuto rischiare di apparire; Rín non avrebbe avuto a dover essere considerata, allora, inconsapevole del cammino intrapreso dalla propria gemella, o delle motivazioni del medesimo, o, ancora, dell’assurdità delle situazioni a confronto con le quali ella avrebbe potuto ritrovarsi. E, del resto, neppur trascorso un lustro da quando, alla porta di casa loro, si era presentato un orrido mostro con la testa aperta longitudinalmente in due a palesare un’oscena fila di terribili zanne, reclamando il loro sangue e la loro morte; la giovane donna non avrebbe potuto ovviare a ben giustificare l’esistenza, in altri mondi, in altre realtà, di creature come quelle che, in quel momento, si stavano concedendo innanzi al proprio sguardo, nelle fattezze di un colossale demone e di una sensuale donna serpente in abbigliamento intimo sportivo.

« … vedo… che ti sei fatta nuovi amici. » commentò, non senza un certo imbarazzo nella subitaneità di quel confronto inatteso, di quel porsi in tal maniera innanzi a una tanto variegata compagnia senza alcun genere di preavviso utile a comprendere, banalmente, con chi potesse star avendo a che fare in quel momento « E vedo che hai trovato un’altra… te. » soggiunse, non potendo ovviare a riferirsi, in tal senso, a Midda Bontor, fra tutti i presenti colei che, più di tutti, avrebbe potuto riconoscere, per ovvie ragioni « … bella vestaglia. »

Un’osservazione, quell’ultima, che non avrebbe voluto certamente apparire critica a discapito dell’abbigliamento della donna, o dell’assenza di abbigliamento della medesima, e che pur, in quel particolare frangente, ebbe a risultare un po’ più ironica di quanto non avrebbe voluto realmente risultare, nel considerare gli effetti dello scontro appena occorso in quel de “Alla Signora della Vita”.
Laddove, dopotutto, difficilmente la Figlia di Marr’Mahew avrebbe avuto a doversi considerare capace di mantenere integri i propri abiti, finendo quasi sempre per logorarli o rovinarli al punto tale dall’apparire puntualmente vestita di stracci, o, in effetti e piuttosto, svestita di stracci; a confronto con un’elegante vestaglia di seta, sicuramente comoda per rivestirsi rapidamente nella necessità di una passeggiata notturna fino al bagno comune della Kasta Hamina, e pur meno efficace in un qualunque diverso contesto, soprattutto ove atto a prevedere una qualsivoglia lotta, improbabile sarebbe stato per lei riuscire a riservare a tale abbigliamento una pur vaga speranza di futuro. Ragione per la quale, allora, della manica destra della vestaglia soltanto pochi frammenti avrebbero avuto a dover essere ancora riconosciuti qual presenti attorno al suo arto in lucente metallo cromato, nel mentre in cui, sul fronte opposto, stracciata appariva la cucitura fra la manica e la spalla, denudandole gran parte del braccio, sino quasi al gomito: non che, comunque, più in basso la situazione avrebbe avuto a doversi considerare migliore, laddove un pericoloso taglio, che pur era riuscito a ovviare a raggiungere la sua gamba destra, aveva diviso orizzontalmente la morbida seta all’altezza della sua coscia, vedendo, in tal maniera, l’arto inferiore destro praticamente denudato, nel mentre in cui, almeno per il momento, quello mancino ancora stava riuscendo a mantenersi adeguatamente coperto.

« … è una storia lunga. » sorrise Maddie, liberando la gemella dal proprio abbraccio, nel ricordarsi soltanto in quel momento del resto della compagnia e nel voltarsi quasi a volerli presentare alla medesima, benché, ormai, avrebbe avuto a doversi ritenere una premura tardiva « E della quale, in effetti, anche io non ho ancora avuto occasione di comprendere molto. »

venerdì 20 aprile 2018

2522


Erano trascorsi ormai tre anni, o, almeno, così ella aveva calcolato, da quando Maddie aveva accettato di farsi carico della missione della propria mentore, della propria maestra d’arme, della prima Midda Bontor da lei incontrata, lasciando il proprio mondo, la propria realtà, per incominciare un lungo peregrinare attraverso il multiverso. Un vagabondare apparentemente privo di meta, sulle ali della fenice, che l’aveva vista attraversare ben cinque universi alternativi al proprio, incontrando cinque versioni alternative di sé, cinque altre Midda, e impegnandosi per salvarle dalla minaccia per tutte loro rappresentata da Anmel Mal Toise, prima di giungere sino a quell’ultima realtà, una realtà nella quale, in maniera del tutto sorprendente, disorientante rispetto al passato, non le era stata concessa neppure la possibilità di incontrare la propria versione autoctona, avendo la medesima lasciato il proprio mondo, il proprio pianeta, per inseguire la propria nemesi, la propria versione locale di Anmel attraverso le stelle, attraverso lo spazio siderale.
In simile disomogeneità rispetto al passato, rispetto agli altri universi nei quali ella era soggiornata per non più di pochi mesi, mai superando le due stagioni consecutive, in quel mondo, in quella nuova realtà, ella si era ritrovata in tal maniera costretta a soggiornare per più di un intero anno. Un anno che, tuttavia, non le era pesato, non le era stato difficile affrontare, avendo avuto sin dal primo istante, dal proprio arrivo in quelle terre, la fortunata occasione di incontrare tutti gli amici, tutti i compagni, che la Midda locale si era lasciata alle spalle, e, in ciò, di stringere con loro amicizia, di instaurare con loro nuove relazioni: amicizie e relazioni, le sue, non animate da qualche bramosia volta a usurpare, nelle loro vite, il vuoto lasciato dall’assenza della loro amica, della loro compagna, ma, ciò non di meno, sicuramente favorite dall’aver trovato, in loro, vivaci menti già sufficientemente familiari non soltanto con il sovrannaturale, ma, persino, con l’impossibile, da essere in grado, senza troppe reticenze o sospetti, di accettarla, di accoglierla fra loro.
Certo… il proprio prolungato soggiorno, poi, aveva finito con il vederla legare maggiormente con qualcuno di loro rispetto che con altri, così come, in particolare, era accaduto con il biondo Be’Wahr. Ma questo avrebbe avuto a doversi giudicare sotto un diverso metro di valutazione. E sotto un metro che non trascurasse di prendere in considerazione quanto ella mai avesse voluto illudere quell’uomo, suggerendogli, per loro, l’occasione di una lunga e serena vita insieme, e che non ignorasse quanto ella avesse trovato il medesimo più che disposto ad accettare di vivere tutto ciò alla giornata, preferendo avere l’occasione di amarla anche laddove poi l’avrebbe dovuta perdere, piuttosto che, semplicemente, rinunciare a lei. E se anche, forse, simile attrazione, tale interesse, in lui, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual inizialmente alimentato dalla facile associazione visiva esistente fra Midda e Maddie; l’alchimia che, nei mesi seguenti, nelle stagioni trascorse insieme, vivendo e combattendo l’uno al fianco dell’altra, non aveva mancato di instaurarsi fra loro, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta obiettivamente qual qualcosa di inedito per entrambi.
Malgrado Be’Wahr, malgrado l’anno intero trascorso nel mondo natale di Midda, e malgrado i due anni precedenti vissuti vagabondando per il multiverso, Maddie non avrebbe mai potuto, né voluto, scordarsi del proprio passato, della propria realtà, del proprio universo, del proprio mondo, e, soprattutto, di coloro che lì era stata costretta a lasciare, nel decidere di seguire la fenice. Persone a lei care, persone da lei amate, e non soltanto come amici o amanti, ma anche, e ancor più, qual la propria famiglia: suo padre, innanzitutto, ma anche, e forse ancor più, la sua amata gemella, Nóirín.
Per Maddie, Rín aveva da sempre e obiettivamente rappresentato la parte migliore di sé. Contraddistinta da una tempra, da uno spirito privo d’eguali, Rín aveva raggiunto successi, traguardi, che chiunque altro non avrebbe neppure potuto ambire a realizzare, a riprova di quanto l’incidente occorsole, e la perdita di metà del proprio corpo, non avrebbero mai potuto realmente spezzarla, non avrebbero mai potuto realmente piegarla e piegarla a un qualsivoglia genere di fatalismo: una vera e propria supereroina, quindi. E così, a dispetto di tutto, ella non soltanto aveva completato i propri studi superiori, conseguendo la propria bramata maturità classica, ma aveva poi proseguito oltre con così tanti studi linguistici che, se solo ne avesse fatto richiesta, probabilmente persino all’Organizzazione delle Nazioni Unite sarebbero stati soltanto onorati di poterla annoverare fra i propri interpreti: tre anni prima, al momento della partenza di Maddie, Rín, oltre alla propria lingua natale, era in grado di parlare e scrivere correttamente altre tre lingue, quali inglese, francese e tedesco, e si stava impegnando, parimenti, su altri tre fronti, includendo russo, innanzitutto, ma anche cinese mandarino e giapponese, con i quali nessuno, non Maddie soprattutto, avrebbe potuto avere dubbio sarebbe presto riuscita a giostrarsi alla perfezione.
Alla luce di tutto ciò, non soltanto comprensibile, ma anche imprescindibile, avrebbe avuto a doversi considerare la reazione propria di Maddie di fronte all’apparizione della propria gemella, un’apparizione che, al contempo, avrebbe avuto a doversi considerare sia inattesa, sia, quantomeno, apprezzabile e apprezzata, al punto da caricarle gli occhi di lacrime di gioia per quella possibilità loro così offerta, al di là di quanto, probabilmente, nulla di buono avrebbe avuto a doversi considerare alla base di quanto, allora, stava accadendo…

« Rín! » esclamò nuovamente, ora con maggiore convinzione, non potendo e non volendo ovviare a correre incontro alla sorella, per precipitarsi accanto a lei, quasi gettandosi a terra al suo fianco, soltanto allo scopo di poterla abbracciare, di poterla stringere a sé e, in quell’abbraccio, celare la commozione che non poté ovviare a rigarle il volto, nella felicità di poterla rivedere, di poter essere nuovamente accanto a lei, fosse anche e soltanto per un effimero, fugace momento in quella sempre più assurda situazione « Dei… non puoi immaginare quanto tu mi sia mancata! »

E l’altra, non meno sorpresa, non meno sconvolta e, ciò nonostante, neppur meno gioiosa o commossa rispetto a lei, non poté che ricambiare quell’abbraccio, posticipando qualunque domanda, rimandando qualunque richiesta di spiegazioni e qualunque commento a un momento successivo, giacché, in quel preciso istante nulla avrebbe avuto maggiore valore rispetto a quella riunificazione fra loro, a quel tanto inatteso, quanto improvviso ricongiungimento dopo così tanto tempo, mesi, stagioni, addirittura anni, trascorsi senza neppur avere idea se la propria amata sorella fosse ancora viva oppure no.

« … Maddie… » fu tutto ciò che ella riuscì allora a sussurrare, non sforzandosi di trattenere calde lacrime a discendere sul proprio viso, espressione più sincera, più pura, di quell’amore, di quel sentimento fra loro indissolubile e indiscutibile, in termini tali che neppure quella prolungata lontananza, quella loro sofferta separazione, era stata in grado di porre in dubbio, di minare nel proprio valore, nella propria concretezza.

E se pur, tutti gli altri presenti, avrebbero avuto lì a doversi considerare quantomeno disorientati dalla situazione, e dalla chiave di interpretazione della medesima per così come loro offerta dalla stessa Maddie, nello scoprirsi trasportati non soltanto attraverso lo spazio e, forse, persino il tempo, ma anche, e ancor più, attraverso le dimensioni, al punto da riuscire a raggiungere quietamente quel mondo per tutti loro ben oltre qualunque concetto di alieno; nessuno fra loro avrebbe lì potuto ignorare l’emozione propria di quell’abbraccio, e quanto, in esso, palesemente dimostrato.
E, fra tutti gli altri presenti, più di chiunque non avrebbe potuto ovviare a cogliere il profondo significato di tutto ciò colei che, ritrovatasi nella medesima situazione, pur in termini certamente diversi, e in epoche egualmente diverse, non aveva avuto l’opportunità di un tanto gioioso ricongiungimento con la propria gemella, con la propria pur amata sorella, ritrovandosi, proprio malgrado, altresì posta innanzi al preludio di quella che, molto presto, si sarebbe dimostrata la sanguinosa guerra di una vita intera, una faida che, nell’assenza di una tanto quieta riunificazione, altro non aveva potuto produrre se non straordinario dolore, incredibile tristezza, incommensurabile tragedia, non soltanto fra loro, ma in tutto il loro mondo.

giovedì 19 aprile 2018

2521


« Desmair… » scandì lentamente il nome dell’interlocutore, a tentare di mantenere tutto il proprio autocontrollo, tutta la quiete in tal maniera difficilmente conquistata.

Ciò non di meno, prima ancora che ella potesse avere occasione di iniziare a formulare una qualunque altra frase di senso compiuto, la sua mente ebbe a elaborare, attorno a loro, un nuovo cambio di contesto, un nuovo cambio di scena, volta, ora, a condurli in un ambiente per lei del tutto inedito, certamente non appartenente al suo mondo, ma, neppure, a qualunque altro mondo sino a quel momento visitato, seppur non mancando di presentare, in minima parte, alcune analogie con i più tecnologicamente progrediti fra gli stessi. Se, infatti, attorno a loro ebbe a scomparire l’oscena sala da pranzo di Desmair, quel funesto ambiente al quale troppe negative emozioni avrebbero avuto a dover essere ricollegate da parte sua, unica fra tutti i presenti ad avervi messo piede oltre al medesimo semidio; quanto allora ebbe a riplasmarsi innanzi al loro sguardo fu quanto ella avrebbe potuto descrivere, alla luce delle conoscenze da lei acquisite nel corso degli ultimi due anni, qual un centro commerciale, un ampio edificio all’interno del quale le persone avrebbero avuto piacere ad affollarsi nel desiderio, nella volontà, di acquistare ogni qualsivoglia genere di beni, di merci, in misura poi non concettualmente dissimile da uno dei tanti mercati di Kriarya, e pur, maggiormente strutturato, allo scopo di poter accogliere, servire e soddisfare il maggior numero possibile di persone nel medesimo momento. E benché quasi ogni pianeta da lei visitato avrebbe potuto vantare numerosi luoghi assimilabili a quello, di quello in particolare ella non avrebbe potuto vantare alcuna conoscenza pregressa, non riconoscendone le forme, i colori, e, in verità, neppure l’alfabeto...
… non che, in quegli ultimi due anni, ella avrebbe avuto occasione di apprendere tutte le lingue dei pianeti da lei visitati, e neppure, in verità, una delle principali lingue franche, in grazia alle quali, da ogni parte dell’universo, ogni qual genere di società avrebbe potuto dimostrarsi in grado di comprendersi reciprocamente, instaurando dialoghi più o meno costruttivi. Anche se, almeno sotto tale punto di vista, la Figlia di Marr’Mahew aveva iniziato a esprimere la volontà di apprendere qualcosa di più, al fine di non aversi a dover considerare necessariamente legata, nelle proprie possibilità di comunicazione, fosse anche e soltanto verso Tagae e Liagu, al proprio dispositivo di traduzione automatica e alla sua pur straordinaria efficacia ed efficienza.
Qualunque luogo fosse quello a loro circostante, ella avrebbe potuto considerarsi sufficientemente certa non appartenere alla propria vita. Per quanto, in una qualche logica propria dell’assurdità di quegli eventi, ella non avrebbe potuto ovviare a ritenere quell’ambiente, quel luogo, qual effettivamente appartenente all’esistenza di qualcuno fra loro.

« … Lys’sh… conosci questo posto…?! » ipotizzò, rivolgendosi alla propria ofidiana sodale, non potendo escludere che, dall’alto della propria maggiore esperienza, ella avesse effettivamente avuto pregressa occasione di confronto con quel luogo, ovunque oramai fossero stati catapultati.
« No. Per nulla. » escluse immediatamente l’altra, scuotendo appena il capo e non mancando di osservarsi attorno con aria curiosa e preoccupata, cercando di comprendere meglio ove fossero arrivati, purtroppo, a sua volta, non potendo ovviare a ritenersi estranea a tutto quello, finanche all’alfabeto lì adoperato.

A concedere risposta affermativa a tale interrogativo, immediata, fu tuttavia la voce di un altro elemento di quel variegato gruppetto. Un elemento al quale, proprio malgrado, la Campionessa di Kriarya non aveva avuto occasione di pensare in quanto, comunque, ancor troppo estranea nel confronto con la sua mente, innanzi al suo giudizio, soprattutto ove posta in paragone con così tante altre persone da lei non soltanto conosciute, ma, anche e indubbiamente, amate. Un elemento che, in maniera non meno sorpresa, stupita e, addirittura, disorientata rispetto agli altri, lì stava osservandosi attorno, non riuscendo a elaborare la sorpresa per l’accaduto e per quell’ultimo cambio di contesto, in particolare…
… un elemento di nome Maddie.

« Io sì… »

Solo quella semplice asserzione ebbe tempo di essere pronunciata dalla versione più giovane di Midda Namile Bontor prima che ella avesse a bloccarsi, ritrovandosi impossibilitata a esprimere qualunque parola, qualunque ulteriore dettaglio eventualmente chiarificatore nel merito di quanto stesse accadendo o perché.
Solo quella semplice asserzione ebbe tempo di essere pronunciata prima che Maddie si ritrovasse quasi soffocata, privata della possibilità di esprimere qualunque ulteriore verbo tanto in direzione della propria versione più anziana, quanto di chiunque altro, in una pietrificazione emotiva tanto improvvisa quanto apparentemente immotivata, nel considerare come, in fondo, ella non avesse avuto ragione di reagire tanto malamente né di fronte all’apparizione di Desmair, né a quella di Lys’sh, le cui nature non umane avrebbero potuto, eventualmente, spaventarla, o anche e soltanto sorprenderla, nel ben considerare la propria estraneità da simili contesti, da tali realtà.
E, paradossalmente, a bloccarla, a congelarla vittima delle proprie emozioni, con occhi spinti quasi fuori dalle orbite e bocca aperta, a nulla mistificare del proprio stupore, della propria sorpresa, del proprio trauma emotivo a fronte di tutto ciò, non ebbe a essere un mondo nuovo, una realtà a lei estranea, nelle quali poter essere colta in contropiede dalla comparsa inattesa di un colosso dall’aspetto demoniaco o di una giovane donna serpente. A sconvolgerla, allora, altro non ebbe a essere che quello che ella non ebbe esitazione a riconoscere qual il proprio universo, il proprio mondo e, ancor più nel dettaglio, il proprio mondo.
Un’identificazione per lei inoppugnabile, per lei inappellabile, nel confronto non tanto con quel supermercato, qual avrebbe potuto presentarlo ai propri compagni, a coloro i quali, come Be’Wahr e Seem avrebbero avuto a doversi riconoscere del tutto estranei innanzi a un tale concetto; quanto e piuttosto qualcos’altro… qualcun altro.
Qualcuno che, nella fattispecie, stava procedendo tranquillamente nelle proprie compere, nella propria visita a quel luogo di commercio, di mercato, muovendosi con mirabile agilità, e senza impiccio alcuno, in grazia a una sedia a rotelle, limite con il quale, proprio malgrado, aveva dovuto imparare a rapportarsi, a confrontarsi, sin da quando neppur decenne, invero e addirittura conquistando tale occasione, simile possibilità, in grazia alla propria straordinaria forza di volontà, oltre che a un difficile percorso di riabilitazione, che le aveva permesso di recuperare completamente il controllo su almeno metà del proprio corpo, anche laddove nessun medico, nessun chirurgo aveva accettato di correre il rischio di illuderla, di suggerirle un qualunque possibilità di miglioramento rispetto al letto sul quale si era ritrovata immobilizzata a seguito del devastante incidente nel corso del quale, ancor peggio, loro madre era morta…
… loro madre…

« … Rín…?! »

E Nóirín Mont-d'Orb, sorella gemella di Madailéin, così richiamata da una voce tanto familiare, tanto amica, non poté che muovere il proprio sguardo nella direzione dell’eterogeneo gruppetto, dal lato opposto della corsia nella quale aveva appena svoltato, osservando con curiosa attenzione i prezzi dei prodotti in offerta e comparandoli gli uni agli altri, al fine di meglio orientarsi nella propria scelta, nei propri acquisti. E finendo per incontrare, con i propri occhi color ghiaccio, quelli della propria gemella, la sorpresa, lo stupore, non poté che essere equivalente a quello da lei dimostrato, lasciando ricadere improvvisamente a terra quanto stava reggendo in mano, in un cestino appoggiato in grembo.

« … Maddie…?! »

mercoledì 18 aprile 2018

2520


« Te lo chiederò ancora una volta… un’ultima volta, prima di iniziare a farti a pezzi e a spargere i frammenti del tuo corpo per tutto l’universo, in maniera tale che, pur non potendo morire, certamente avrai qualche difficoltà a vivere. » premesse l’Ucciditrice di Dei, con tono decisamente spazientito, non volendo concedersi ulteriore possibilità di pazienza nei suoi confronti « Quindi, te ne prego, valuta molto attentamente la risposta che vorrai darmi e risparmiami le solite minacce a me, ai miei amici, o a chiunque altro, giacché buona parte di coloro che mi stanno a cuore, in questo momento, sono qui a rischiare le loro vite senza neppure consapevolezza nel merito del perché. » proseguì e incalzò, nel preventivare l’ovvia replica del semidio a quel suo perentorio invito a parlare « Che diamine sta accadendo, Desmair?! »

Prolungato fu il silenzio che ebbe ad accompagnare l’espressione sorniona del semidio a fronte di quell’interrogativo, non sforzandosi di mistificare in alcuna maniera il proprio divertimento a fronte di quell’intera situazione. Un divertimento, il suo, giustificato dallo smarrimento della propria interlocutrice e, ancor più, dalla consapevolezza di quanto ella potesse star patendo tutto ciò, dopo tanti anni trascorsi purtroppo insieme a lei più che consapevole del suo carattere, e di quanto la famosa Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, avrebbe potuto preferire, tollerare o non sopportare nella propria vita. Così fieramente legata alla volontà di essere l’unica autrice del proprio destino, l’unica padrona della propria sorte, ella non avrebbe mai potuto scendere quietamente a patti con l’idea di essere stata trascinata in qualcosa di neppur compreso nelle proprie dinamiche e regole, qualcosa destinato apparentemente a prendersi giuoco di lei, non concedendole alcuna possibilità di controllo sugli eventi, a discapito di quanto sforzo, in tal senso, ella o chiunque altro avrebbe potuto porre. A ogni nuova rimodulazione della realtà attorno a loro, a ogni nuovo cambio di contesto, Desmair era certo che la propria sposa non avrebbe potuto mancare di provare un profondo senso di frustrazione, di rabbia, nel ritrovarsi in tal maniera trascinata, proprio malgrado, dagli eventi, ancor prima di essere ella stessa a trascinare gli eventi, rivivendo, in tal senso, soltanto quel genere di momenti, nel corso della propria vita, associati a più o meno plateali fallimenti, e fallimenti con i quali, il suo animo fiero e indomito non avrebbe potuto scendere facilmente a patti.
In tutto ciò, in un simile contesto, se soltanto il loro rapporto fosse stato diverso, si fosse basato su diversi presupposti, non tanto d’amore incondizionato, sentimento che mai Desmair aveva conosciuto nella propria esistenza al di là dei propri novecentodieci matrimoni precedenti a quello, ma anche e soltanto di amicizia, di simpatia, di una qualunque complicità, probabilmente in quel momento egli avrebbe avuto interesse a placare quella crescente frustrazione in lei, risolvendo nella maniera più semplice possibile quell’inghippo, ammessa, ma non concessa, l’esistenza di una semplice soluzione a quanto stava accadendo. Avendosi a riconoscere, altresì, il loro rapporto qual una forzata collaborazione di reciproco interesse, e, obiettivamente, in quel momento non potendo avere egli interesse alcuno a interrompere quanto stava lì accadendo, e quanto gli stava estemporaneamente concedendo l’opportunità di poter tornare a vivere la propria esistenza in maniera estranea a Be’Sihl, l’ospite entro il quale si era trovato sostanzialmente costretto a cercare rifugio al momento della propria morte, per scampare alla medesima; egli non avrebbe mai potuto avere interesse a terminare, nei tempi più brevi possibili, tutto ciò. Anzi…
Per questa ragione, a dispetto della pur inattuabile minaccia della propria sposa, egli non ebbe a reagire in maniera indispettita o violenta, qual pur ella non aveva mancato di ipotizzare. Al contrario, egli si limitò a continuare a sorridere, esprimendo in quel sorriso tutta la propria indifferente superiorità a qualunque genere di ipotesi offensiva ella avrebbe mai potuto ipotizzare di formulare a suo discapito, laddove, in fondo, nulla di tutto ciò avrebbe potuto trovare una qualunque reale possibilità di attuazione, in quel particolare momento.

« A costo di sembrare pessimista, non credo che la tua minaccia lo abbia impressionato più di tanto… » commentò Maddie, sottovoce, in direzione della propria versione più anziana, nello storcere appena le labbra verso il basso a esprimere il proprio disappunto a tal riguardo « E, per inciso, ancora non mi è propriamente chiaro chi abbia a essere questo simpaticone… »
« Il suo nome è Desmair, figlio del dio Kah e della regina Anmel Mal Toise. » prese voce, dopo lungo silenzio, Be’Sihl, riservandosi l’opportunità di quell’introduzione formale, fra tutti, in fondo, colui che più avrebbe avuto diritto a esprimersi a suo riguardo, nel ben considerare il particolare rapporto che li legava, un rapporto, paradossalmente, maggiore rispetto persino a quello che avrebbe potuto collegarlo persino a colei che avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual sua sposa « Sciaguratamente sposatosi alla mia amata, alcuni anni fa, in tal maniera incalzato dalla stessa Anmel, suo padre, Kah, ebbe a ucciderlo, poco prima di essere a sua volta ucciso da Midda. Ciò non di meno, in grazia a un legame mentale che già, da qualche tempo, era stato stabilito con me, Desmair riuscì a ovviare ancora una volta alla morte, trasferendo la propria coscienza, il proprio spirito, all’interno del mio corpo… con tutte le conseguenze negative che, da ciò, non avrebbero potuto ovviare a derivare. »
« … ingrato… » aggrottò appena la fronte il semidio, nell’ascoltare, senza particolare compiacimento, le parole a lui dedicate da parte del proprio obbligato sodale « A oggi, credo proprio che tu non abbia a poterti lamentare di nulla per la mia presenza dentro la tua mente… anzi. Mi sono sempre comportato in maniera estremamente collaborativa nei tuoi confronti. »
« Certo… dopo che, ogni volta, ho a dover trascorrere ore intere a supplicarti per ottenere questa tua estrema collaborazione… » negò lo shar’tiagho, scuotendo appena il capo « Risparmiati queste argomentazioni per qualcun altro, Des… »
« Un attimo… un attimo solo. » richiese Maddie, levando le mani esplicitare in maniera più chiara quella sua richiesta di temporeggiamento, o, per lo meno, sperando di apparire più chiara in tal senso, sebbene il gesto da lei proposto, ponendo la punta delle dita della destra al centro del palmo della sinistra, e intersecando in tal maniera le due mani tese in una perfetta traiettoria perpendicolare non avrebbe avuto, poi, particolare significato per i propri interlocutori « Fatemi un attimo capire. » insistette, richiamando a sé l’attenzione di tutti gli astanti « Lui… » indicando Desmair « … è il figlio di Anmel Mal Toise. Ma tu… » indicando Midda « … te lo sei sposato. E tu… » indicando alfine Be’Sihl « … ne ospiti la coscienza dentro di te, ora che lui è morto, benché sia un mostro e, soprattutto, sia il marito della donna che ami?! »
« Detto così suona un po’ complicato... » osservò, di rimando, Midda « … ma in buona sostanza è corretto. »
« Sia messo agli atti che io non ho mai voluto sposare quella donna. » sottolineò Desmair, levando la destra, e l’artigliato indice della destra, a richiedere un istante di attenzione « E’ stata lei a ingannarmi, sostituendosi alla mia promessa sposa e legandosi a me a mia più completa insaputa. »
« … in effetti è un po’ complicato, la prima volta che lo racconti. » ammise Lys’sh, non potendo ovviare a sostenere la difficoltà di Maddie a tal riguardo, avendo, ella stessa, avuto a dover affrontare quel discorso soltanto un paio di anni prima, e non avendolo, realmente, compreso, o forse accettato, sino all’ultimo.
« Quanto mi manca un’aspirina… » sospirò Maddie, scuotendo il capo e coprendosi per un istante il volto con la mancina, a cercare di rimettere ordine nella questione.
« Comunque sia… la tua versione più giovane ha ragione. » puntualizzò Desmair, tornando a concedersi un amplio sorriso sornione, tanto divertito quanto invero terrificante sul suo mostruoso volto « La tua minaccia non mi ha impressionato più di tanto. » ripeté a beneficio della propria sposa, non potendo ovviare a tale provocazione nel desiderio di poterne osservare la reazione.

E se pur, in quel frangente, Midda avrebbe avuto ben piacere di saltare alla gola del proprio sposo, per potergli fracassare il cranio a suon di pugni, e di pugni gentilmente offerti in grazia al proprio destro in cromato metallo; ben comprendendo quanto nulla di diverso sarebbe stato da lui allor apprezzato, ella decise di riservarsi il tempo utile a trarre un profondo respiro, prima di riprendere, nuovamente, voce.

martedì 17 aprile 2018

2519


Dopo essere rimasto sino a quel momento in quieta disparte, non degnando di alcuna considerazione gli eventi in corso né, tantomeno, i protagonisti degli stessi, tanto da un fronte, quanto da quello opposto, il semidio immortale, ritornato padrone del proprio antico e possente corpo, volle intervenire a esprimere la propria opinione nel merito di una serena conclusione di quella scaramuccia entro del mura de “Alla Signora della Vita”. E volle intervenire a esprimere la propria opinione risollevandosi in piedi dall’angolo in cui era rimasto quietamente in attesa, solo al fine di sollevare da terra una delle tante armi lì sparse, una pesante mazza che pur, nelle sue enormi mani, apparve necessariamente minuscola, e di scagliarla, con devastante violenza, in precisa direzione di colui che, per ultimo, si era espresso e che aveva voluto riconoscere, in Midda, la propria Campionessa, non limitandosi a colpirlo con tal gesto ma, addirittura, sostanzialmente a decapitarlo, nella violenza dell’impatto fra quell’arma e quel cranio, un impatto a confronto con il quale, allora, del cranio di quell’uomo non rimase null’altro se una nauseante deflagrazione di sangue e cervella per tutta l’area circostante.
Un gesto tanto violento, quanto immotivato, quello del semidio immortale, a confronto con il quale, necessariamente, tutti tornarono a porsi in guardia, non soltanto fra le schiere di Kriarya, ma anche fra Midda e i propri compagni, non potendo ovviare a temere l’implicito che, ineluttabilmente, avrebbe avuto a dover essere letto dietro a un tale gesto, a una simile azione, a un omicidio compiuto con così tanta brutalità e così tanta indifferenza nei confronti della vita di quell’uomo e del valore della medesima…

« Thyres! » imprecarono, quasi all’unisono, e in un effetto sostanzialmente stereofonico, le voci di Midda e Maddie, rivolgendosi a quella comune divinità, per la prima venerata da tutta la propria vita, e per la seconda, in verità, semplicemente acquisita per imitazione della propria defunta maestra d’arme.
« Ma che diavolo… » protestò Lys’sh, non meno sconvolta per l’accaduto.
« Lohr… » gemette Be’Wahr, storcendo le labbra verso il basso.
« Bambini… continuate a tenere chiusi gli occhi. » ordinò, con tono straordinariamente freddo e controllato, Be’Sihl, rivolgendosi a Tagae e Liagu, nella speranza che nulla di tutto ciò potesse essere giunto a confronto con le loro giovani, e pur già sufficientemente provate, menti.
« Dei… » sussurrò Seem, con sguardo colmo d’orrore per quel gesto.
« … quante storie! » esclamò Desmair per tutta risposta, levando le braccia all’altezza delle spalle e, in tal senso, dischiudendosi metaforicamente a qualunque giudizio avverso i suoi compagni di ventura avrebbero potuto desiderare destinargli a condanna per quanto compiuto « Dovresti ringraziarmi, piuttosto, per avervi impedito di distrarvi troppo dietro l’inutilità di quanto stava accadendo! » li invitò, scuotendo il grosso e pesante capo, nell’avanzare di qualche passo verso di loro « Probabilmente siete tutti troppo stupidi per poterlo comprendere da soli, ma nella situazione in cui siamo, permettere agli eventi di avere la meglio su di noi è l’ultima cosa di cui mai potremmo avere bisogno per sopravvivere… »

Parole ancora una volta enigmatiche, quelle proprie del semidio, il quale, evidentemente, avrebbe avuto a dover vantare una confidenza con gli eventi sicuramente maggiore rispetto a quanto, sino a quel momento, non avesse avuto occasione di condividere con tutti gli altri. Parole ancora una volta di difficile comprensione, le sue, che, ciò non di meno, non apparvero del tutto fini a se stesse, giacché, nel mentre delle medesime, e della nuovamente attratta attenzione comune verso di lui, l’ambiente attorno a loro ebbe nuovamente a mutare, ancora una volta sfumare in maniera tanto rapida quanto, al contempo, coscientemente impercettibile, riportando tutti loro, dalla sala principale della locanda di Kriarya, ai monti Rou’Farth e, con essi, alla sala da pranzo propria della fortezza fra i ghiacci che, per lunghi secoli, era stata dimora e prigione del medesimo. E se pur, in quel nuovo cambio di contesto, tutti loro ebbero a potersi reciprocamente ritrovare nella medesima variegata formazione iniziale, Midda e Be’Sihl, con Tagae e Liagu, Maddie e Be’Wahr, ma, anche, Seem e Lys’sh, quanto invece ebbero a venir meno furono tutti coloro con i quali, sino a quel momento, avevano avuto occasione di ingaggiare battaglia, tutti i corpi svenuti a terra, così come coloro i quali, ancora, avrebbero avuto a doversi lì considerare coscienti e, manco a dirsi, il cadavere prodotto per effetto di quell’assurda e immotivata azione da parte del colosso dalla pelle simile a cuoio rosso e dalle enormi corna bianche ai lati del capo.
Proprio il semidio, in nulla dimostrandosi disorientato da quanto accaduto, da quel nuovo cambio di ambientazione attorno a loro, ebbe lì a proseguire nel proprio incedere, in quei passi che, un attimo prima, erano parsi rivolti verso di loro, e che pur, in quella nuova rimodulazione della realtà, lo condussero a dirigersi, piuttosto e nuovamente, al suo trono, là dove, non senza una certa, palese soddisfazione, tornò a sedersi, ad accomodarsi, ritrovando posto in quel luogo che, se pur avrebbe avuto a dover essere da lui odiato, al contempo altro non avrebbe potuto che essere riconosciuto qual la sola casa che mai gli era stata concessa opportunità di conoscere.

« Tutto questo sta iniziando a diventare noioso… » ringhiò a denti stretti Midda, osservandosi attorno e rapidamente conteggiando i presenti, ad assicurarsi di non aver perso alcuno dei suoi, benché, obiettivamente, in quanto stava accadendo, difficile sarebbe stato discriminare quanto ciò avrebbe avuto a doversi considerare positivo o negativo « State tutti bene?! »
« Sicuramente meglio di Viton. » commentò, per tutta risposta, Maddie « C’era davvero bisogno di ucciderlo…?! La battaglia era finita! » soggiunse, rivolgendosi direttamente in direzione del mostro dalla pelle rossa ed esplicitando il riferimento così compiuto al disgraziato appena ucciso da Desmair, dimostrando, in tal senso, una maggiore confidenza con Kriarya e con gli avventori della locanda, non soltanto rispetto a quanto la sua versione più anziana non si sarebbe potuta attendere da lei ma, anche, rispetto a quanto ella non avrebbe mai potuto vantare di possedere, non essendosi mai concessa di permanere in quella capitale tempo sufficiente a concedersi occasione utile di conoscere chicchessia.
« Bisogno… non so. » minimizzò Desmair, stringendosi appena fra le spalle, a minimizzare, in effetti, la necessità di quella morte, banalizzandone, di conseguenza, il significato « Ma è stato divertente… e, di certo, utile a ricondurre la vostra attenzione a me, permettendoci di fare ritorno in questo luogo. »

A margine di quell’ultima affermazione di Desmair, la Figlia di Marr’Mahew non poté ovviare a riservarsi un appunto mentale nel merito della confidenza dimostrata dalla propria versione più giovane con l’identità propria del defunto Viton, aggiungendo tale dettaglio a molti altri interrogativi rimasti, sino ad allora, in sospeso nel merito di quella particolare figura, fra i quali, senza dubbio, il non particolarmente velato rapporto di complicità esistente fra lei e Be’Wahr. E se pur, francamente, ella avrebbe avuto indubbio desiderio di saperne di più nel merito non soltanto dell’origine di Maddie ma, anche e ancor più, della sua permanenza nel proprio mondo, una permanenza che, evidentemente, non avrebbe avuto a doversi considerare poi una novità dell’ultimo minuto per nessuno al di fuori di lei; quanto appena compiuto e, ancor più, dichiarato da parte del proprio mai amato sposo non avrebbe potuto ovviare a pretendere tutta la sua attenzione, ponendo qualunque altra questione in secondo piano.
Assicuratasi, pertanto, che, a parte Maddie, anche tutti gli altri fossero in salute, con particolare riguardo per i propri figli, loro malgrado ritrovatisi coinvolti in quella nuova disavventura, troppo poco tempo dopo il termine della precedente; Midda non poté mancare di riportare tutta la propria attenzione, tutto il proprio interesse nei riguardi di Desmair, desiderando, in qualunque modo, arrivare a comprendere cosa diamine potesse star loro accadendo e in quale dannata maniera potessero star viaggiando, in maniera tanto subitanea, attraverso lo spazio e, forse, persino il tempo, o comunque le dimensioni, a giustificare, allora, non soltanto la presenza di quel semidio fra loro, ma, anche e ancor più, la presenza di quella fortezza attorno a loro, fortezza che, non avrebbe avuto a doverlo scordare, era andata distrutta ormai diversi anni prima…

lunedì 16 aprile 2018

2518


Con altrettanta fermezza emotiva, anche la Campionessa di Kriarya, pur impegnata in quella lotta, in quella battaglia, non poté mancare di dedicare una parte della propria mente a riflettere su quelle parole e, in particolare, sull’ultimo termine dall’altra adoperato, per definire l’orrore in tal maniera scatenato da Anmel nella propria realtà, nel proprio mondo, nel merito del dettaglio del quale, pur, ancora non le era stata offerta neppur una fugace impressione. Uno sforzo mnemonico, quello così compiuto, volto a tentare di rielaborare quel concetto e, in ciò, ricollegarlo in qualche modo a qualcosa di già udito, fosse anche soltanto a titolo di chiacchiera, di notizia senza una qualche reale, effettiva, ragion d’essere.
Ma ella, in quegli ultimi due anni nello spazio siderale, non aveva mai avuto occasione di sentir parlare di un  qualche morbo cnidariano, né, più in generale, di alcuna civiltà cnidariana… o qualunque avesse a doversi considerare il loro effettivo nome.

« … mai sentito. » negò alfine, scuotendo appena il capo nel mentre in cui ebbe a respingere l’ennesima e infruttuosa offensiva a proprio supposto discapito « Lys’sh?! » cercò l’interesse della propria amica, della propria sorella d’arme, nella speranza che, almeno ella, potesse aver già avuto possibilità di confrontarsi con un tale termine.
« Conosco il sistema di Cnidari… » confermo l’ofidiana, la quale, pur impegnata a breve distanza da loro in altro confronto, in altro combattimento, in grazia al proprio sensibilissimo udito, non avrebbe potuto ignorare l’occorrenza di quel dialogo, di quello scambio di battute fra le due Midda, nel quale pur non era stata prima direttamente coinvolta « … ciò non di meno non so di alcun morbo. Né, tantomeno, di un morbo mutageno. »
« Beh… il fatto che almeno tu abbia capito a cosa la nostra amica si stia riferendo, mi consola. » replicò la Figlia di Marr’Mahew, in tal senso ovviando a qualunque gratuita ironia e, semplicemente, esprimendosi con assoluta sincerità a tal riguardo, avendo evidentemente necessità, in qualche modo, di trovare occasione per confermare o smentire la storia propostale dalla propria versione più giovane, una storia decisamente non semplice da accettare, da accogliere qual vera, e pur, in fondo, neppure poi così folle, così assurda, a confronto con quanto vissuto e affrontato nel corso della propria esistenza « Forse, dopotutto, sei chi dici di essere, Madailéin Mont-d'Orb. » concesse alla medesima, aggrottando appena la fronte « Benché ciò, se non ho frainteso la situazione, abbia a significare l’attuale presenza di addirittura due Anmel in questo universo… » sospirò, non potendo trascurare le implicazioni della faccenda, implicazioni per tutti loro necessariamente negative « Verità a confronto con la quale, probabilmente la follia che stiamo vivendo in questo momento potrebbe avere anche una sua qualche motivazione razionale… »

Per quanto, infatti, quel loro continuo rimbalzare fra diversi luoghi, diversi mondi a distanze impossibili e, ciò non di meno, attraverso trasferimenti praticamente istantanei, avrebbe avuto a doversi considerare estraneo a qualunque possibilità di raziocinio, apparendo, per l’appunto, prossimo a una follia, nel confronto con l’idea della presenza contemporanea, in quell’universo, di ben due regine Anmel Mal Toise, la follia avrebbe avuto a doversi considerare un concetto indubbiamente sorpassato, ragione per la quale ogni cosa avrebbe potuto essere in qualunque momento, e niente, peggio ancora, avrebbe potuto valere… e avrebbe potuto valere in loro contrasto.
In verità, quella avrebbe avuto a dover essere considerata la prima volta in cui, a prescindere dalla propria pregressa conoscenza del multiverso, Midda Namile Bontor ebbe a prendere in esame l’idea dell’esistenza, accanto a più versioni di se stessa, anche di più versioni della propria nemesi e, in ciò, di più conflitti che, parallelamente l’uno all’altro, avrebbero avuto a dover essere considerati, in tal maniera, condotti su diversi piani di realtà. Conflitti che, sfortunatamente, in molti scenari avrebbero avuto anche a dover prevedere la sua sconfitta, la sua uccisione per mano della propria antagonista, permettendo il dischiudersi, in tal senso, in tal maniera, di molti, spiacevoli scenari per tali mondi, per tali realtà. Addirittura, nel seguire un simile flusso di pensiero, un tale ragionamento, molteplici avrebbero avuto a dover essere anche considerate le eventuali Anmel in viaggio attraverso il multiverso, giacché laddove una aveva intrapreso un simile percorso, anche altre avrebbero potuto condividere tale scelta e, parimenti, molteplici avrebbero avuto a poter essere considerate le Midda, o le Maddie, in viaggio da un universo all’altro, in una crescente entropia a confronto con la quale persino la follia propria di quella situazione avrebbe avuto a dover essere considerata una noiosa banalità.
Noiosa banalità qual quella che, evidentemente, doveva in quel momento star contraddistinguendo la percezione degli eventi in corso da parte di Desmair, il quale, dimostrandosi fondamentalmente indifferente al conflitto in corso, si stava limitando a restarsene seduto in disparte, a osservare l’evolversi della situazione, senza neppur esserne fugacemente coinvolto. A dispetto, infatti, dell’avversione che i cittadini di Kriarya stavano dimostrando in contrasto alle due Midda e a tutti i loro compagni così schierati, il semidio immortale stava risultando praticamente ignorato da chiunque, in una scelta, in verità, tutt’altro che fine a se stessa: ben lontani, infatti, dal doversi considerare degli sciocchi, gli abitanti della città del peccato non avrebbero avuto alcuna ragione per ingaggiare un qualsivoglia genere di lotta con un mostro del genere nel momento in cui, quantomeno, egli non sembrava parimenti interessato a offrir loro battaglia, ragione per la quale, quindi, prioritario sarebbe stato l’eventuale confronto con tutti gli altri, mantenendo della possibilità, quella lotta, come ultima alternativa possibile, a seguito dell’eventuale sconfitta di tutto il gruppo così schierato.
Eventuale sconfitta, comunque, ben lontana dall’aversi a giudicare possibile, giacché, pur inibiti nelle proprie possibilità offensive dall’ordine loro imposto da Be’Sihl, Midda, Maddie e i loro compagni, di qualunque mondo essi fossero, ebbero a dimostrarsi una squadra indubbiamente appassionata nel proprio incedere, straordinariamente efficace ed efficiente nel proprio combattere, in termini tali per cui non ebbe a dover trascorrere molto tempo prima che la presenza di possibili antagonisti, all’interno della locanda, avesse a scemare, vedendo restare cosciente, e abile al combattimento, solo uno sparuto gruppetto di avventori, i quali, a confronto con il fato di tutti i loro compagni, non poterono ovviare a riconsiderare la propria posizione e, in ciò, il proprio giudizio a discapito di quella presunta straniera dai cortissimi capelli color del fuoco…

« … allora?! » li incalzò l’Ucciditrice di Dei, nel mentre in cui ebbe a gettare banalmente a terra l’ultimo scagliatosi in sua opposizione, ritrovatosi, tuttavia, violentemente frenato, nei propri intenti più violenti, dalla fermezza del suo destro in lucente metallo cromato « Desiderate anche voi fare la stessa fine di tutti gli altri, oppure vi siete convinti dell’evidenza dei fatti…? »
E se pur, a seguito di quella tanto violenta quanto inutile battaglia, tardivo sarebbe stato qualunque riconoscimento in suo favore, nel merito della sua identità, soltanto un’evidenza, soltanto una realtà avrebbe potuto essere lì asserita da tutti i presenti rimasti ancora in grado di intendere e di volere, e, soprattutto, di esprimersi nel merito di quanto, in conseguenza degli eventi accaduti, ineluttabile sarebbe stato ammettere: « … sei lei… sei veramente la Campionessa! »
« Alla buon’ora! » esclamò la medesima, levando le mani e lo sguardo verso il cielo, a voler, in tal maniera, rendere grazie agli dei tutti per quel minimo di assennatezza così concessa ai suoi interlocutori « Temevo di dover attendere un nuovo assedio alle mura della città, prima di poter essere riconosciuta per colei che sono! » dichiarò, rievocando gli eventi nel corso dei quali, effettivamente, le era stato concesso tale titolo, eventi che avevano visto le colossali mura dodecagonali di Kriarya poste sotto attacco da parte di oscene creature fuoriuscite letteralmente da un incubo.

E se pur, in tutto ciò, un sospiro di sollievo avrebbe potuto accompagnare la conclusione di tale scontro, il possibile clima di serenità e di pace che, alfine, lì avrebbe potuto imporsi, nel ritorno di Midda in quel di Kriarya, il destino, evidentemente, volle dimostrare di avere un piano differente.
Il destino… o, piuttosto, Desmair.

domenica 15 aprile 2018

2517


« Sì… ma, se ti può essere di qualche consolazione, è la prima volta che mi capita di raggiungere una Midda effettivamente degna della mia maestra d’armi. » sembrò volersi complimentare con lei, forse a cercare di minimizzare l’eventuale percezione negativa nel merito dell’alto numero di altre loro versioni alternative precedentemente incontrate « L’Anmel che sto inseguendo, in genere, ha dimostrato preferire quelle dimensioni in cui vi siano delle nostre corrispettive indubbiamente più vicine a come ero io rispetto che a come sei tu, nella speranza, in ciò, di avere facile possibilità di vittoria a loro discapito. Ed è proprio per salvare tutte loro che ho deciso di prendere il posto della mia maestra, saltando da un piano di realtà al successivo nella speranza, presto o tardi, di poter avere la meglio su quella maledetta strega… »
« In verità non mi è particolarmente di consolazione sapere che esistono molte versioni di me… di noi… meno in gamba rispetto ad altre. » replicò la Figlia di Marr’Mahew, in effetti non potendosi immaginare neppur soddisfatta a confronto con uno scenario opposto, e uno scenario volto a presentare un numero potenzialmente infinito di altre Midda tutte suo pari, tali da rendere tutto il suo impegno, tutto lo sforzo da lei compiuto nel corso della propria esistenza, quasi una banalità, un’ovvietà, una mera constatazione di fatto strettamente derivante dal suo stesso nome « E della tua maestra che ne è stato…? Immagino che, se tu hai dovuto prendere il suo posto, non sia finita bene per lei. »

Un altro duplice tentativo di offensiva a proprio discapito impedì a Maddie di offrire un’immediata risposta a quell’interrogativo, impegnata, in ciò, a lasciarsi ricadere sino a terra prima di andare a spazzare, con un movimento preciso di entrambe le braccia, e di entrambi quei bastoni naturale proseguimento delle stesse, le gambe di uno dei propri candidati assassini, nel mentre in cui non diversa sorte imponeva, con i propri talloni, a quelle del secondo fra loro, al primo in posizione opposta, proiettando, in ciò, improvvisamente il loro baricentro in avanti rispetto al nuovo asse imposto ai loro corpi e, di conseguenza, destinandoli a ricadere violentemente a terra nell’istante stesso in cui, con apprezzabile naturalezza, ella stessa riconquistò l’iniziale posizione eretta, a concludere quel nuovo, fallimentare tentativo a proprio discapito con un duplice colpo, simultaneo, di entrambi i bastoni l’uno alla base della nuca del primo e l’altro alla base della nuca del secondo avversario, non soltanto sancendo, in tal maniera, la propria vittoria ma, anche e più importante, privandoli dolorosamente di ogni contatto con la realtà, in termini tali per cui, probabilmente, sino all’alba successiva non avrebbero avuto occasione di attentare, nuovamente, alla sua esistenza.
Un’azione complessa, e pur pressoché subitanea, che ebbe a concludersi un battito di ciglia dopo il proprio inizio, tempo comunque sufficiente, sul fronte proprio di Midda, per sistemare in maniera non meno definitiva ben quattro antagonisti in contemporanea, quattro nerboruti aggressori diretti a suo ipotetico arresto armati di spada, pugnale, mazza e, semplicemente, di un coltello da pane, e che pur neppure ebbero possibilità di giungere a lei, nel ritrovarsi arrestati, e violentemente respinti, addirittura da un intero tavolo, da lei senza alcuna difficoltà sollevato in grazia la proprio destro, e alla straordinaria forza a esso assicurata dai servomotori alimentati all’idrargirio, e catapultato, quasi fosse nulla di più di un semplice piatto, a travolgere il drappello così schieratosi a sua supposta sconfitta e morte.

« Ehy… così non vale! » protestò Maddie, quasi indispettita dalla banalità, dall’ovvietà con la quale la donna guerriero era stata in grado di sconfiggere, con molto meno impegno rispetto a lei, e nello stesso lasso di tempo, il doppio dei suoi avversari.
« … non so di cosa tu stia parlando. » sorrise Midda, con aria ora sinceramente sorniona e divertita, non potendo fare a meno di apprezzare, in fondo, anche tutta quella follia, tutta quell’insensatezza, nel momento in cui nulla di meno le stava concedendo se non il suo passatempo preferito proprio di quei sempre fugaci periodi di permanenza entro quelle mura, in quella locanda, con buona pace del suo paziente, e innamorato, locandiere che, proprio malgrado, avrebbe sicuramente preferito ella evitasse un tale genere di svago.
« Comunque sì. » confermò la prima, riprendendo la domanda rimasta in sospeso « La Anmel per inseguire la quale la mia maestra era giunta sino a me, purtroppo, aveva condotto seco, da una realtà non diversa da quella nella quale anche tu ora stai vivendo, nell’infinità dello spazio siderale, una terrificante piaga, un osceno morbo mutageno che, purtroppo, ha finito per infettare anche la mia mentore, trasformandola in un terrificante mostro. » spiegò, continuando a combattere e, ciò non di meno, non potendo ovviare a rendere evidente un senso di rammarico, di colpa nella propria voce, nelle proprie parole, che ebbe, poi, immediatamente a esplicitare nelle proprie ragioni « E benché ella, cosciente della sorte alla quale si sarebbe trovata in tal maniera condannata, mi avesse domandato di ucciderla, per risparmiarle quell’orrida mutazione e per ovviare al rischio di vederla aggredire me stessa e le persone a me più care, la mia famiglia; purtroppo io non sono stata in grado di accontentarla, di esaudire quell’ultima volontà di una condannata a morte, non trovando la forza di ribellarmi contro colei alla quale, pur, tanto avrei dovuto, non soltanto nell’avermi insegnato a sopravvivere, ma, ancor più, a vivere e a vivere pienamente come prima di allora, per trent’anni, non avevo mai realmente compiuto. »
« … e poi cosa è accaduto?! » insistette la Figlia di Marr’Mahew, ora senza più evidenza di divertimento a fronte di tutto ciò, quanto e piuttosto di seria attenzione, soprattutto a fronte del riferimento a un’altra realtà non distante rispetto a quella nella quale, insieme a Be’Sihl, ai due bambini, a Lys’sh e a tutto l’equipaggio della Kasta Hamina avrebbe avuto a doversi considerare solita vivere… una realtà che mai avrebbe avuto piacere a dover vedere piagata dalla minaccia di un osceno morbo mutageno, qualunque cosa ciò avrebbe potuto mai voler realmente significare.
« Non è stato facile, non è stato banale, non è stato piacevole… ma, quasi ammazzandomi, sono riuscita a distruggere il mostro che, un tempo, era stata la prima Midda Bontor da me incontrata, precipitandola dal quarto piano di un palazzo davanti sul binario di un tranvai, lì condannandola a essere fatta a pezzi sotto le ruote metalliche del medesimo, allor sopraggiunto con straordinaria tempestività.  » concluse l’altra, con tono sempre più grave, nel ricordare eventi ormai appartenenti a quattro anni prima e, ciò non di meno, ancor vivi nella propria memoria, perché, in fondo, all’origine di tutto ciò che successivamente era accaduto, a incominciare dal suo ereditato rapporto con la fenice e al collegato e antagonistico retaggio in opposizione ad Anmel Mal Toise… o, per lo meno, a quella Anmel Mal Toise in particolare, avendo scoperto, dopo il proprio arrivo in quella nuova dimensione, in quella nuova realtà nella quale, ormai, da più di un anno aveva preso dimora, quanto anche della medesima non avrebbe avuto a dover essere fraintesa un’assoluta unicità, così come inizialmente aveva creduto essere.
« Farò finta di aver realmente capito di cosa tu stia parlando… benché, in verità, non ne abbia la più pallida idea. » sospirò la sua versione autoctona, proprio malgrado incapace a comprendere il significato di diversi significanti da lei appena impiegati, in particolare nel riferimento a quel non meglio definito tranvai, intuito come un qualche mezzo di locomozione, forse non dissimile dai treni e dalle metropolitane da lei scoperti nel proprio viaggio fra diversi mondi e, ciò non di meno, probabilmente diverso, nel diverso termine così impiegato « E a proposito di non capire nulla… qual genere di morbo ha contagiato questa tua Midda Bontor, conducendola a una morte tanto atroce? Credo potrebbe essermi utile saperlo… » suppose, non potendo mancare di esprimere una certa curiosità a tal riguardo, non per pura e semplice morbosità, quanto e piuttosto perché, forse, la conoscenza con quella particolare informazione avrebbe potuto permetterle di evitare un’eguale fine rispetto a quanto già vissuto da un’altra di loro.
« Era il morbo cnidariano… » sancì con assoluta convinzione Maddie, senza concedersi neppur un fugace momento di riflessione utile a permetterle di ricordare simile dettaglio, ipoteticamente secondario e, in questo, altrettanto dimenticabile « … non potrò mai dimenticarmi quel nome, non dopo quanto l’orrore che ha condotto anche nel mio mondo! » insistette, apparendo assolutamente ferma sotto tale fronte, non avendo la più effimera esitazione emotiva a tal riguardo.

sabato 14 aprile 2018

2516


Se combattere una battaglia, e combatterla in netto svantaggio numerico, non avrebbe mai potuto essere considerato qualcosa di semplice, di ovvio, di banale; scegliere di combatterla non soltanto in netto svantaggio numerico, ma anche, e soprattutto, con l’imperativo di non mietere vittime nella fazione avversa, avrebbe avuto a dover essere considerato qualcosa di fuori da ogni illusione di ordinarietà, in misura tale per cui, in un contesto qual quello nel quale Midda, Maddie e tutti i loro compagni, vennero a trovarsi impegnati, non improprio sarebbe stato valutare tutto ciò qual prossimo a quel medesimo senso di epico che già, da anni, da decenni, accompagnava qualunque avventura della prima e che, probabilmente, se mai un giorno qualcuno avesse mai saputo quanto compiuto anche dall’altra, non avrebbe mancato di contraddistinguere anche la narrazione delle gesta della sua non meno complicata esistenza.
Per quanto, tuttavia, Midda e Maddie avrebbero avuto a doversi considerare ben più di due facce della stessa medaglia, nel presentarsi, invero, qual la medesima faccia della stessa medaglia, seppur in età differenti, e con differenti esperienze di vita alle proprie spalle, nel provenire da mondi così dissimili, così estranei l’uno dall’altro da rendere improponibile qualunque paragone; non soltanto improprio, ma, persino, ingiusto sarebbe stato tentare di porre sul medesimo piano la naturale confidenza con l’idea stessa di battaglia propria della prima, di colei che della guerra aveva reso la propria professione, la propria stessa vita, e il pur concreto impegno in tal senso da parte della seconda, di colei che, per la maggior parte della propria vita, mai si era neppur concessa l’occasione di immaginarsi impegnata in un qualunque genere di scontro, e che soltanto nel corso di quell’ultimo lustro della medesima aveva avuto a dover velocemente recuperare terreno, a dover rapidamente sopperire alle proprie mancanze, non per qualche diletto personale, quanto e piuttosto, semplicemente, per sopravvivere a quanto, in maniera improvvisa e inaspettata, le era stata proposta qual propria nuova, e pericolosa, quotidianità. Così, benché posta accanto a Midda, Maddie non avrebbe potuto che miseramente sfigurare, non potendo in alcuna maniera sperare di competere con colei che aveva iniziato a combattere le proprie prime battaglie quand’ancora neppure fanciulla, con colei che aveva avuto occasione di  combattere in buona parte delle guerre del proprio angolo di mondo, sviluppando con tutto ciò una confidenza, una naturalezza priva d’ogni possibilità d’eguale; posta accanto a Maddie, Midda non poté ovviare a cogliere quanto, nei gesti pur ancor estremamente ponderati, più riflessivi che istintivi della propria ipotetica versione più giovane, altro non avrebbe avuto a dover essere notato che un certo parallelismo fra loro, fra le loro scelte, fra le loro azioni e reazioni, quasi come se, in effetti, a formare quella donna altro non fosse stata che lei stessa, a addestrarla altro mentore non si fosse impegnato che lei, per quanto assurdo, tutto ciò, avrebbe avuto a dover essere considerato. Non che, in effetti, in quella folle notte le assurdità non stessero mancando…

« Sai usare discretamente bene quei bastoni, Maddie. O qualunque sia il tuo nome… » le volle riconoscere, nel momento in cui, ritrovatesi, nella bolgia della lotta una accanto all’altra, ebbe a poter verificare direttamente la straordinaria confidenza con la quale l’altra si stava ponendo in quella pur disgraziata situazione, a confronto con qualunque genere di arma e di avversario, a sua volta equipaggiata soltanto di quella coppia di manganelli telescopici.
« Madailéin Mont-d'Orb… ma Maddie va più che bene! » tornò a presentarsi l’altra, cercando di minimizzare il senso di diffidenza proprio della seconda parte di quell’ultima frase rivoltale, nel dimostrare ancora una volta il più sincero impegno a cercare un confronto costruttivo con lei, benché, sino a quel momento, la Figlia di Marr’Mahew non avesse perso occasione per dimostrarsi quantomeno critica a suo riguardo « E, per tua informazione, sono stata addestrata al combattimento dalla migliore guerriera che sia mai esistita… » soggiunse, sorridendo appena, benché l’impegno di quella battaglia, e la concentrazione allor richiestale, non le avrebbero potuto permettere di apparire così serenamente distratta come, probabilmente, avrebbe avuto piacere di riuscire a risultare in simile momento, in tale occasione di dialogo con lei.
« … Carsa Anloch? » ipotizzò allora l’Ucciditrice di Dei, non per falsa modestia, ma, semplicemente, perché consapevole di non averla addestrata alle stessa e, in ciò, per logica esclusione, non potendo ovviare a suggerire il nome di quell’antica alleata, e talvolta avversaria, appartenente al proprio passato.
« Parlo di te, sciocca. » si concesse occasione di ridacchiare la rossa più giovane, nel mentre in cui, con un’agile torsione del busto, ovviò agli effetti più letali di una coppia di pugnali lanciati a proprio discapito, interrompendone, ciò non di meno, l’altrimenti pericolosa traiettoria con un gesto perfettamente misurato delle proprie stesse armi, nel reindirizzare, in tal modo, a terra, le due lame ipoteticamente scagliate al solo scopo di privarla della vita « Ovviamente non eri tu… ma un’altra Midda Bontor. Proveniente da un mondo estremamente simile a questo, per quanto ha avuto occasione di raccontarmi, seppur con qualche effimera differenza nella propria storia personale. »
« Quindi non sarei la prima Midda che incontri…?! » esitò la sua interlocutrice, in tutto ciò non sapendo bene neppur come reagire, in quali termini proporsi, più che consapevole di non essere certamente l’unica Midda del multiverso e, ciò non di meno, non potendo ovviare a sentirsi defraudata di una parte della propria identità a tale pensiero e, soprattutto, all’idea di non rappresentare neppur un’esperienza inedita per la propria controparte.
« Tecnicamente sei la settima. » replicò Maddie, respingendo con un violento calcio un uomo di tre volte il suo peso all’indietro, spedendolo a travolgere altre persone dirette in carica contro di lei, per poter, su quel fronte, avere occasione di temporeggiare e, in tal contempo, potersi dedicare a nuovi attacchi per lei provenienti su un diverso versante « La prima, colei che è venuta nel mio mondo per salvarmi da Anmel Mal Toise, è stata anche la mia maestra d’armi, per un lungo, e non facile, anno insieme. Credo avesse pressoché la tua età attuale, benché, a differenza tua, non avesse iniziato a vagare fra le stelle inseguendo la sua antagonista, quanto e piuttosto attraverso le diverse realtà del multiverso. »

In quel frangente armata solo del proprio braccio meccanico, e non desiderosa di rendere proprie altre risorse, per minimizzare l’eventualità di uccidere, involontariamente, qualcuno, Midda Bontor avrebbe avuto a doversi tuttavia e anche considerare semplicemente vestita in grazia di una semplice vestaglia, indumento che non avrebbe avuto a doversi considerare propriamente idoneo a un contesto bellico. E per quanto, dal proprio stretto punto di vista, tutto quello avrebbe avuto a doversi mantenere entro i semplici limiti di una rissa come tante altre in passato vissute in quella stessa sala; pari proposito, eguale intento non avrebbe avuto a doversi anche riconoscere nei propri avversari, nelle proprie controparti, altresì più che desiderosi di arrivare a piantarle una lama dritta nel petto, a imporre la parola fine sulla vita di colei semplicemente considerata qual un vero e proprio insulto alla reale Campionessa di Kriarya, un fatuo tentativo di imitazione che, in quella battaglia, sarebbe stato alfine smascherato nella propria effettiva, e insincera, natura.
In ciò, proprio malgrado, la sua inizialmente elegante vestaglia, pocanzi apprezzata anche da parte della stessa Maddie, stava subendo un rapido processo degenerativo, in conseguenza al quale dell’intera manica destra già non avrebbe avuto a doversi riconoscere più alcuna traccia, mentre in corrispondenza ad altre, varie parti del suo corpo numerosi tagli, diversi squarci non avrebbero potuto ovviare a riconoscersi, a emergere, qual riprova di aggressioni che, potenzialmente, avrebbero potuto anche tradursi in aggressioni letali a suo discapito e che, ciò non di meno, ella era riuscita a minimizzare nelle proprie conclusioni più negative, nei propri risultati più tragici.
Giusto nel contempo di quella chiacchierata con Maddie, la sua vestaglia ebbe occasione di guadagnarsi un nuovo strappo in corrispondenza alla sua coscia sinistra, sfiorata, ma non colpita, dalla deviazione da lei stessa imposta all’affondo di una daga ipoteticamente indirizzata al suo ventre, ancor più che, semplicemente, a una sua gamba.

« … la settima?! » ripeté, non negandosi una certa sorpresa, quasi un senso di indignazione, benché, a conti fatti, volendo ipotizzare di accogliere per vera la versione di Maddie, quella donna avrebbe avuto a doversi considerare, da parte sua, addirittura l’ottava Midda da lei incrociata nel corso della propria esistenza.