11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 25 dicembre 2018

venerdì 28 dicembre 2018

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Lys’sh aveva avvertito l’attivazione del drone. Non sapeva cosa, di preciso, stesse producendo quel suono, ma aveva avvertito distintamente il pur umanamente inudibile ronzio prodotto da esso e, a confronto con il medesimo, stava anche per avvisare Be’Sihl, invitandolo a porsi in guardia: purtroppo per lui, tuttavia, ella non era stata abbastanza pronta nella propria reazione, ed egli era così caduto a terra, come morto… non che, probabilmente, un qualche genere di avvertimento avrebbe potuto allora comportare uno sviluppo e una soluzione differente.
La scelta compiuta dal drone, o, più probabilmente, da chi allora lo stava comandando, e lì destinata a porre fuori combattimento Be’Sihl prima della compagna, ebbe tuttavia a favorire proprio la medesima, traducendosi, allora, in un errore strategico non indifferente. Sebbene infatti ella non avrebbe potuto vantare alcuna speranza di individuare visivamente quel minuscolo attentatore, in conseguenza a un senso della vista obiettivamente meno sensibile rispetto a quello umano; la giovane ofidiana avrebbe comunque potuto concedere totale fiducia al suo udito, e, in grazia di ciò, avrebbe potuto riservarsi una concreta speranza di opposizione a quella minaccia così come, d’altro canto, il suo compagno d’arme non avrebbe mai potuto confidare di aver occasione di permettersi. Così, quando con il proprio finissimo udito ella avvertì il drone esplodere un secondo colpo, in quello che nulla sarebbe stato percepito da orecchio umano e, probabilmente, neppure da un qualunque microfono per rilevazioni ambientali, ella poté reagire di conseguenza, intuendo la traiettoria che il medesimo avrebbe percorso per giungere sino a lei e muovendosi al fine di evadere da essa, in un gesto sicuramente compiuto alla cieca, priva di reale confidenza con la minaccia a lei riservata e, ciò non di meno, riservandosi una pur minimale possibilità di successo in tale confronto, innanzi a simile agguato. Una pur minimale possibilità di successo, la sua, che così come ella non avrebbe potuto ovviare a essere quietamente consapevole, in certi frangenti, in talune situazioni, avrebbe avuto comunque a doversi considerare quanto pur necessario a discriminare il trionfo dalla sconfitta, la morte dalla vita, per così come anche la stessa Figlia di Marr’Mahew avrebbe potuto certamente testimoniare se soltanto avesse avuto allora occasione di esprimersi a tal riguardo. E Lys’sh, ben consapevole di quanto, quella pur flebile possibilità avrebbe rappresentato per lei tutto ciò a cui avrebbe potuto ambire, non si riservò la benché minima esitazione a coglierla, e a sfruttarla al pieno delle proprie capacità, delle proprie risorse, ponendosi in gioco con tutte le proprie energie, con tutta la propria velocità, con tutta la propria agilità, per cercare di evadere alle continue offensive di quel drone e, soprattutto, per guadagnare la via verso la porta oltre la quale si era andato a isolare il loro anfitrione, sicuro responsabile di quanto, allora, stava accadendo.
Purtroppo per lei, quel dannato affare sembrava agire e reagire non diversamente da un essere vivente, muovendosi con incredibile rapidità e contrastando ogni suo tentativo con nuovi attacchi, sempre perfettamente mirati, sempre più prossimi a raggiungerla. In questo, pertanto, ella avrebbe dovuto giocarsi il tutto per tutto, in un azzardo persino maggiore rispetto a quanto, sino a quel momento, non avesse reso proprio. E in un azzardo, allora, volto a colpire al volo quell’antagonista pur priva di qualsivoglia confidenza visiva con lui.
Estraendo, nel mentre dell’ennesima capriola, un coltello a serramanico prima riposto in un’apposita custodia al suo fianco, ella ne aprì la lama e, nel momento esatto in cui il suono dell’ennesima detonazione a suo discapito, la donna serpente agì, e agì proiettando quella lama in una traiettoria semplicemente perfetta. Una traiettoria che, pur valutata unicamente in grazia a riferimento acustico concessole, ebbe occasione non soltanto di giungere a destinazione ma anche, allora, di intercettare l’ago che, in caso contrario, l’avrebbe allora sicuramente colpita, laddove, proprio malgrado, costrettasi ella a esporsi in tal imprudente maniera al solo, fondamentale scopo di riportare quella vittoria. E se, chiunque, osservando la scena, non avrebbe potuto allor notare praticamente nulla, se non quel coltello conficcarsi profondamente nell’anta di un mobiletto, il fine udito della giovane le concesse quieta conferma del proprio successo, nel percepire, non senza indubbia soddisfazione, il suono del proprio successo, del proprio trionfo, nell’infrangersi dei minuscoli ingranaggi metallici di quell’invisibile antagonista contro la lama da lei così scagliata in termini non dissimili da un vero e proprio proiettile.
Negandosi, tuttavia e allora, occasione di festosa esultanza per la propria straordinaria vittoria, finalmente libera dall’insidia lì rappresentata da quel temibile, ma non ultimo avversario, Lys’sh non esitò ulteriormente a muoversi, e a muoversi con rapidità verso la porta chiusa a separazione fra il soggiorno nel quale essi erano stati lasciati in attesa e la stanza ove aveva cercato rifugio il loro decisamente poco cortese ospite. E a non riservarsi possibilità di esitazione in tale confronto, in quel moto ella estrasse anche la propria arma e aprì tre.. quattro volte il fuoco, tanto contro la serratura di quella soglia, quanto contro i cardini della medesima, affidando all’efficacia del laser il compito di abbattere, in tal modo, quella barriera per permetterle, senza alcuna esitazione, di violare quello spazio e di raggiungere, ivi, il mandante dell’aggressione subita. Un impeto, il suo, una violenza del tutto inattesa, quella che ella ebbe allora a dimostrare, che si offrì chiaramente estranea alle aspettative dell’uomo lì celatosi, il quale, nel momento in cui la giovane ebbe a entrare nella sua stanza da letto con l’arma in pugno, dopo aver abbattuto senza fatica quella porta semplicemente andando a impattarci contro, ebbe a farsi cogliere in fallo, con ancora sguardo attonito rivolto a un piccolo schermo, sul quale, evidentemente, sino a un istante prima aveva orchestrato e  seguito la vicenda in corso a pochi piedi di distanza da lui.
Ancor prima di prendere parola, di concedersi occasione di diplomazia nei riguardi di colui in tal modo apertamente dimostratosi loro antagonista, quanto ella si premurò di fare fu di aprire ancora una volta il fuoco, dirigendo la propria arma, e il fascio laser che dalla sua estremità ebbe lì a scaturire, verso le di lui mani e il dispositivo elettronico che lì stava reggendo. Un colpo, ancora una volta perfettamente mirato, il suo, che non soltanto ebbe a distruggere quello schermo ma, anche, ebbe a trapassare nell’esatto centro entrambi i palmi, aprendo su di essi un perfetto foro circolare delle dimensioni di mezzo pollice, in una duplice ferita priva di ogni spargimento di sangue, così come solo il laser avrebbe saputo assicurare, nell’offrirsi dedito, in maniera istantanea, a cauterizzare vaso, piccolo grande che essi fosse.
E se subitanea fu quell’evoluzione in misura tale da non aver quasi concesso opportunità a quell’uomo di comprendere quanto fosse effettivamente accaduto e, soprattutto, come tutto ciò fosse potuto accadere; decisamente concreto fu, comunque, il dolore per lui conseguente a quel singolo colpo esploso a suo discapito, un dolore in conseguenza al quale non soltanto si prodigò in un alto grido ma, ancor più, si ritrovò  a piombare in ginocchio al suolo, osservando con occhi sgranati le conseguenze nefaste di quanto occorso.

« Ti invito a dirmi che il mio amico è stato soltanto narcotizzato, e a essere sufficientemente convincente in tutto ciò… » dichiarò Lys’sh, riservandosi alfine opportunità di parola e ora indirizzando la propria arma verso il suo capo « … o ti posso assicurare che con il prossimo colpo sarà mia premura quella di areare un po’ la tua scatola cranica, onde ovviare al rischio di nuove, nocive idee da parte tua. »

Che Be’Sihl fosse ancora in vita, in effetti, ella lo avrebbe potuto asserire con tranquillità anche da sola, in quello stesso momento, nel percepirne perfettamente il battito cardiaco, debole, certo, e pur presente. Ma che tale condizione avesse a doversi riconoscere qual duratura, almeno nel confronto con i prossimi minuti, non avrebbe potuto esserne certa, nell’ignorare qual genere di sostanza fosse stata a lui iniettata in conseguenza all’intervento di quei piccoli aghi.
E anche nell’eventualità in cui, un attimo prima, Mes’sh-Tah avrebbe potuto minimizzare il valore proprio di quella minaccia, non riconoscendole particolare possibilità di attuazione, nel non ritenere quella dolce fanciulla in grado di offrir seguito a una simile promessa; a seguito di quell’ultimo sparo, e di quell’ultimo sparo rivolto, senza esitazione o avviso alcuno, a trasformare le sue mani in due ciambelle, egli non avrebbe più potuto riservarsi dubbio alcuno su quanto ella non si sarebbe concessa occasione di dubbio alcuno ad aprirgli un terzo foro al centro della fronte, ragione per la quale, allora, avrebbe fatto bene a non contrariarla più del necessario.

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