11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

domenica 30 dicembre 2018

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Scartata, o per meglio dire eliminata, la falsa pista offerta da parte di Mes’sh-Tah, Be’Sihl e Lys’sh si ritrovarono, purtroppo, al punto di partenza, arricchiti, semplicemente, dall’estemporanea proprietà di un sicuramente utile mezzo di locomozione, in grazia al quale assicurarsi una più comoda possibilità di movimento entro i confini della superficie di quel pianeta. Costretti, pertanto, a riprendere l’approccio iniziale, i due iniziarono a vagare di locale in locale cercando di piazzare il proprio caccia stellare e, di volta in volta, ritrovando soltanto occasione di insoddisfazione: per quanto quel quartiere avesse a doversi considerare indubbiamente malfrequentato, con abbondanza di teppisti da quattro soldi, di attaccabrighe nonché di qualche predatore sessuale, nessuno sembrava essere in grado di venire loro incontro nell’indicare la via giusta per mettere in commercio qualcosa come quello che stavano così dichiarando di avere sulla coscienza.
Alla sera del primo giorno, stanchi e ancora privi di fondamentali indicazioni sulla direzione da intraprendere, i due ebbero così a fare ritorno ai quartieri più tranquilli della città, per lì cercare occasione di ospitalità in un qualche albergo. E, così, nell’impegnarsi a cercare di compiere un qualche sunto della giornata, quanto poterono censire qual risultato di quelle ultime ore furono sette locali visitati, compreso il primo, quattro ulteriori risse, in aggiunta a quella iniziale con la coppia di stolidi nerboruti, due tentativi di rapina nonché due ulteriori approcci di interesse sessuale, per ovviare a qualunque genere di discriminazione l’uno ancora indirizzato all’attenzione della conturbante ofidiana e l’altro, non senza una certa ragione di ilarità da parte della medesima Lys’sh, verso il suo compagno d’arme, ritrovatosi pesantemente apostrofato da un omaccione desideroso di compagnia nel proprio letto. Insomma: tante occasioni per promuovere la propria presenza in città e, tuttavia, ben poche possibilità di raggiungere il proprio obiettivo, ossia trovare un’occasione di contatto con Lo Sfregiato.
A minimizzare le spese, nel considerare quanto, invero, i loro fondi fossero ben lontani dal potersi considerare illimitati, e nel ricordarsi quanto, già, sino a quel momento, quell’avventura stesse loro costando parecchio, fosse anche e soltanto nelle spese per ricaricare le batterie all’idrargirio del loro caccia, Be’Sihl e Lys’sh valutarono, anche in quel mondo, così come del resto avevano già compiuto sino a quel momento, di condividere la camera da letto, nel quieto intendimento di quanto, fra loro, non avesse a doversi intendere esistente alcun genere di complicità estranea a quella derivante dalla loro stessa amicizia, e, ancor più, dal forte legame che entrambi provavano per Midda Bontor, per la salvezza della quale, del resto, stavano compiendo tutto quello. Non che agli occhi di Be’Sihl, l’ofidiana non avesse caratteristiche di indubbio fascino; così come agli occhi di Lys’sh, lo shar’tiagho non potesse vantare a sua volta una certa avvenenza: al di là delle differenze di specie, in altro contesto, in una differente situazione, l’idea di condividere lo stesso letto avrebbe probabilmente suscitato pensieri e reazioni emotive e, soprattutto, fisiche, non indifferenti, in misura tale per cui entrambi avrebbero avuto sicure ragioni di imbarazzo a tale prospettiva. Ma nel ritrovarsi allora l’uno all’altra legati dall’amore per Midda, e da quell’amore sororale per Lys’sh, e da quell’amore passionale per Be’Sihl, nessuno dei due avrebbe potuto vivere il benché minimo imbarazzo reciproco anche nel ritrovarsi, come già era accaduto in più di un’occasione, con le ignude forme dell’altro o dell’altra, in ciò nessun pudore avendo ragione di provare, ben consapevoli del proprio rapporto, della propria amicizia e della propria complicità come compagni d’arme.

« Solita sveglia alle cinque e trenta…? » domandò Lys’sh, nel mentre in cui, dopo aver indossato una veste da camera, si era seduta al bordo del letto, prendendo in mano il proprio orologio allo scopo di regolarne l’allarme per il mattino successivo.
« Non ti preoccupare di impostare la sveglia. Probabilmente mi sarò già destato prima. » minimizzò Be’Sihl, il quale, da quanto quella storia aveva avuto inizio sei mesi prima, non era praticamente più riuscito a dormire per più di due-tre ore a notte, risvegliandosi poi in conseguenza di quell’eccesso di ansia che, abitualmente, si sforzava di reprimere ma che, tuttavia, durante il sonno non si poneva in grado di contenere.
« Diciamo che per scaramanzia la imposterò ugualmente… » sorrise la giovane ofidiana, volgendosi a lui, già sdraiato sul lato destro del letto, per accarezzargli delicatamente il dorso della mano con la propria, a dimostrargli, silenziosamente, tutta la propria vicinanza emotiva oltre che, banalmente, fisica « … nella speranza che, almeno questa notte, tu possa riposare un po’ di più. »

Senza alcun genere di malevolenza verso di lei, Be’Sihl quasi non ebbe a rendersi conto del delicato contatto che ella ebbe premura di volergli rivolgere: per quanto lì fisicamente presente, e per quanto allora in grado di offrire risposte intelligibili a eventuali domande dirette, egli non avrebbe avuto a doversi considerare tuttavia lì mentalmente presente, perso, proprio malgrado, nei propri pensieri verso l’amata e verso le sue condizioni.

« Hai sentito Tagae e Liagu, stasera…? » tentò nuovamente di cercare un’occasione di dialogo l’altra, ben consapevole non soltanto della risposta a quell’interrogativo assolutamente retorico, ma anche, e ancor più, nel merito delle sue condizioni psicologiche, ragione per la quale, per l’appunto, ella non avrebbe voluto lasciarlo lì da solo con i propri pensieri, con i propri dubbi per così come, tuttavia, puntualmente non avrebbe mancato di occorrere, in quella sua completa apatia emotiva dalla quale avrebbe trovato occasione di evasione soltanto nell’azione, e nell’azione speranzosamente intesa a riscattare l’anima della propria compagna così amaramente perduta.

In quegli ultimi tre mesi, sin da quando avevano lasciato la Kasta Hamina, non vi era stata mattina o sera che Be’Sihl non avesse lasciato un videomessaggio per i propri figli, ricevendo, a suo volta, da essi, un equivalente contenuto utile a mantenere, seppur in maniera obbligatoriamente indiretta, una parvenza di contatto, un’illusione di costante, reciproca presenza nelle vite gli uni degli altri.
In conseguenza, infatti, alla loro pendente situazione legale nel confronto dell’omni-governo di Loicare, con un ingiusto mandato di cattura a discapito di tutti loro emesso in sola conseguenza al fallimento nel consegnare loro Reel Bannihil; assolutamente controindicato sarebbe stato tentare di stabilire un canale di comunicazione diretto con la Kasta Hamina, in termini che, allora, non soltanto avrebbero spiacevolmente rivelato le reciproche posizioni, conducendo ineluttabilmente all’arresto di tutti gli uomini e le donne al servizio del capitano Rolamo, ma anche, e ancor peggio, per lo meno dal punto di vista dello shar’tiagho, avrebbero allora impedito qualunque azione in contrasto a Desmair e, soprattutto, per la salvezza della stessa Figlia di Marr’Mahew, la quale, di conseguenza, si sarebbe ritrovata intrappolata all’interno della propria mente per il resto della propria esistenza mortale. A ovviare, pertanto, a tale rischio, Duva e Lys’sh avevano arrangiato quel meccanismo di contatto indiretto, il quale, attraverso videomessaggi criptati precaricati in una serie di apposite caselle telematiche attraverso una serie di opportune precauzioni, avrebbero comunque permesso loro di mantenere un reciproco contatto e, soprattutto, avrebbero garantito a quel padre di non perdere il contatto con i propri figliuoli, i quali avrebbero già avuto a doversi riconoscere sufficientemente colmi di problemi, con il coma nel quale era caduta loro madre, per avere anche a dover fare i conti con la sua assenza.
E malgrado la mente di Be’Sihl non fosse così ben disposta a concedersi possibilità di distrazione rispetto alla propria missione, e a quella missione a confronto con la quale non si sarebbe riservato opportunità di requie sino a quando non fosse stata compiuta, mai egli avrebbe ignorato l’importanza di quell’appuntamento, e quell’appuntamento che solo avrebbe garantito a quei due pargoli in qualche contatto con l’unica famiglia che avrebbero potuto vantare di conoscere in conseguenza alle non semplici dinamiche proprie della loro sì breve, e pur già assolutamente complicata, esistenza.

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