11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

martedì 25 dicembre 2018

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Ovviamente Lys’sh non avrebbe potuto essere più che contrariata dall’ingresso in scena di un altro ofidiano, e, così per come egli non avrebbe potuto ovviare a presentarsi, di un ofidiano purosangue. Se, infatti, egli si fosse allor dimostrato non un semplice passante desideroso di riservarsi una qualche occasione utile ad attaccare bottone con lei, quanto, e piuttosto, una persona effettivamente informata dei fatti, concretamente coinvolta nella questione, e, soprattutto, nel giro de Lo Sfregiato, ciò avrebbe rappresentato, per Be’Sihl e per lei, uno spiacevole ostacolo, e l’ostacolo lì rappresentato da un udito estremamente fine e un’innata capacità a muoversi contraddistinto da un silenzio tale al punto da poter, potenzialmente, giungere a sorprendere persino lei, la quale pur, abitualmente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta in grado di sorprendere persone dell’addestramento proprio della Figlia di Marr’Mahew In altre parole, quell’ofidiano, laddove avesse avuto a dover essere coinvolto con loro, avrebbe certamente rappresentato una ragione di costante monitoraggio, una potenzialmente onnipresente spia, a confronto con la quale, pertanto, Be’Sihl e lei non avrebbero più potuto riservarsi opportunità di scambiare la benché minima parola in relazione alla realtà dei fatti, limitandosi, altresì, unicamente a vivere in quell’artefatta finzione fino a quando, quantomeno, essa avrebbe avuto necessità di sussistere, ossia fino al compimento della loro missione. E per quanto, allora, l’eventualità di un tale limite, una simile costrizione, avrebbe avuto a doversi considerare fondamentalmente prevedibile a confronto con una tale impresa; il ritrovarsi impossibilitata a parlare sinceramente a Be’Sihl, in quel contesto nel quale già complicato sarebbe stato avere con lui un qualche genere di dialogo, non avrebbe certamente potuto aiutare… anzi.

« Mes’sh-Tah… potete chiamarmi così, se desiderate. » ebbe a presentarsi, sorridendo e accennando quasi una sorta di inchino nell’accompagnare le sillabe del proprio nome « E lasciamo pure perdere i formalismi: in fondo siamo fra amici, no?! »
« Har-Lys’sha. O Lys’sh, se preferisci… » introdusse se stessa, con un lieve movimento del capo, per poi indicare il compagno d’arme con un movimento elegante della mano « … e lui è Be’Sihl Ahvn-Qa. »
« Uomo fortunato… » suggerì Mes’sh-Tah, porgendo la mano verso lo shar’tiagho, in segno di ricercato rispetto verso di lui.

E se quell’equivoco avrebbe potuto essere quietamente credibile, soprattutto in conseguenza al comportamento adottato da Be’Sihl in reazione alle provocazioni dei due nerboruti, Lys’sh non ebbe a concedere a esso alcuno spazio, non laddove il suo interlocutore avrebbe avuto a dover essere considerato un’ofidiano purosangue e, in questo, contraddistinto da un senso dell’olfatto e del gusto tale da non riservarsi certamente il benché minimo dubbio nel ben sapere quanto ella non avesse, proprio malgrado, a doversi considerare sessualmente coinvolta con alcuno e, soprattutto, da ben riconoscere quanto, al contrario, l’odore del quale la pelle del suo supposto amante avrebbe avuto a doversi considerare intrisa non avrebbe avuto a dover essere il suo.
Per questo, e rinunciando sicuramente a un’occasione utile per giustificare al meglio la loro accoppiata, ella ebbe a escludere immediatamente qualunque intimo rapporto fra lei e Be’Sihl, ovviando, in ciò, anche a quei possibili imbarazzi che avrebbero potuto essere allor propri nel momento in cui, al di là della finzione propria della loro missione, avessero entrambi avuto a rammentare quanto la di lei amica e sorella, nonché la di lui amata e amante, Midda, in quel momento, in quel frangente, avesse a doversi riconoscere intrappolata all’interno della propria stessa mente, in chissà quale orrenda allucinazione per lei creata dal potere di Desmair…

« Un uomo fortunato, sì… per il fatto che, malgrado tutti i suoi assurdi colpi di testa io continui a sopportarlo al mio fianco. » replicò quindi ella, in una frase che avrebbe potuto ancora risultare ambigua e che, tuttavia, di lì a un istante ebbe a meglio definire « Inizio a capire perché la sua donna lo abbia lasciato per il proprio ex… e, se continua di questo passo, continuerà a condurre la sua caccia da solo, perché, francamente, io inizio a essere un po’ stanca del suo comportamento e per quanto si possa essere amici, non desidero tollerare ulteriormente certe scenate. »

Una frase enfaticamente scocciata, la sua, che si premurò di mischiare quanto più possibile realtà e finzione, con maggiori dosi della prima e minori interventi della seconda, al fine di non apparire prossima a una bugia, in termini nei quali, altresì, un ofidiano purosangue qual il loro interlocutore avrebbe potuto maturare facilmente consapevolezza, cogliendone facilmente i segnali biologici attraverso i propri sensi troppo acuti per poter essere spudoratamente ingannati. Meglio, quindi, argomentare in termini quanto più possibili prossimi alla realtà, allorché proporre qualcosa di troppo distante da essa, in maniera tale che, con un po’ di benevolenza divina verso di loro, quell’interlocutore non avesse a doversi considerare interessato ad approfondire ulteriormente, a sospettare una qualche realtà alternativa, per così come, altresì, tutto il castello di carte da loro eretto avrebbe potuto essere troppo facilmente disfatto.
Fortunatamente, e per comprendere ciò non sarebbero stati necessari sovrasviluppati sensi ofidiani, Mes’sh-Tah avrebbe avuto a doversi riconoscere evidentemente più che soddisfatto alla conferma verbale di quanto, fra loro, non avesse a dover essere inteso esistente alcun particolare rapporto, alcuna relazione intima, in termini tali per cui, allora, ben poco di tutto il resto avrebbe avuto ancora a riservarsi qualche particolare valore, qualche effettiva importanza: ofidiano o no, egli era comunque un uomo, e come uomo, in quel frangente, avrebbe avuto a dover essere più interessato a lei in quanto donna che a qualunque altra possibile declinazione del discorso. Da comprendere, tuttavia, avrebbe avuto a essere quanto, parimenti, anch’egli avrebbe avuto a dover essere riconosciuto interessante per loro e quanto, piuttosto, null’altro avesse a dover essere inteso se non una semplice perdita di tempo.

« Ma dimmi… Mes’sh-Tah. » riprese quindi immediatamente voce, a reindirizzare il discorso verso un ben diverso genere di argomentazione « Mi pare aver inteso che tu abbia a poterci essere d’aiuto per la questione di coscienza alla quale pocanzi accennavo con quel garzone. » lo invitò a giungere al sodo, nel mentre in cui, con un movimento del piede, ebbe a spingere all’indietro una sedia ancora libera al loro desco, per poterlo, in ciò, invitare ad accomodarsi e invitarlo accanto a sé, là dove avrebbero quindi potuto proseguire più comodamente in quella discussione « La tua voleva essere soltanto una frase a effetto, per provarci un po’ con me, oppure puoi veramente aiutarci…? »
« Non mi oserei mai! » escluse l’altro, scuotendo il capo « Nel senso… non mi oserei mai ricorrere a una qualche frase a effetto soltanto per provarci con te, Lys’sh. Per quanto, devo essere sincero, oserei ricorrere a qualunque genere di tattica pur di poterci provare con te… » asserì, in una frase totalmente priva di significato, e intrinsecamente contraddittoria, a confronto con la quale, tuttavia, ella non ebbe a soffermarsi più di molto, nel mantenere concentrato il proprio interesse unicamente sulla questione alla base di tutto ciò, e sulla ricerca di un contatto con Lo Sfregiato e, da lui, con Desmair « E comunque sì… credo proprio di potervi aiutare! » concluse, accomodandosi là dove da lei offertogli.
« In che modo, mio caro…?! » sorrise ella, allungandosi appena verso di lui per andare a fiorargli il ginocchio destro con la propria mancina, nella ricerca di un complice contatto con lui, un gesto che avrebbe potuto significare tutto e nulla, e che, in quel frangente, per quanto per lei non significasse nulla, sperava francamente che per l’altro avrebbe potuto significare tutto, motivandolo maggiormente a fornire loro l’aiuto necessario.
« Diciamo che conosco un tizio che conosce un tizio che conosce un tizio a cui potrebbe fare molto piacere un caccia stellare… » replicò l’altro, abboccando completamente all’esca tesagli e smarrendosi con assoluto piacere nello sguardo di lei.

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