11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

sabato 22 dicembre 2018

2767


« Io ti ammazzo! » proclamò, in parole che non avrebbero avuto a doversi fraintendere qual semplice fola, quanto e piuttosto qual un vero e proprio manifesto programmatico, una concreta intenzione da tradurre in realtà nel minor tempo possibile.

Al fine di porre in essere tale intento, il nerboruto sanguinante non ebbe a cercare un qualche approccio particolarmente elegante nei confronti di Be’Sihl, puntando, altresì, sulla concretezza, e sulla concretezza propria di due grosse e forti mani che, allora, ebbero ad afferrarlo alla gola, cogliendolo di sorpresa alle spalle, per lì iniziare a stringere, e iniziare a stringere con foga, nella sola, semplice e primordiale volontà di soffocarlo, di estirpare la vita dal suo corpo con tutta la violenza della quale sarebbe stato capace.
Una violenza che, sorprendendo lo shar’tiagho, lo vide ritrovarsi in una spiacevole situazione, in una morsa potenzialmente letale, nella quale, allora, avrebbe potuto facilmente soccombere se soltanto si fosse riservato una qualche particolare occasione di scrupolo in quel confronto, in quella che, pur essendo iniziata quale una disputa verbale, era allora rapidamente scaduta in una rissa e, forse, in qualcosa di molto peggio. E se pur, in un altro contesto, in un’altra situazione, ineluttabile da parte sua sarebbe stato riservarsi opportunità di scrupolo a confronto con l’idea di permettere a tutto quello di involvere in un qualche genere di affare molto più sporco, molto più violento, molto più sanguinario, e di permetterlo non tanto per un qualche proprio effettivo coinvolgimento, quanto e piuttosto per una qualche propria mancanza; la situazione per lui lì corrente, il contesto per lui rappresentato da quella caccia a Desmair per la salvezza della sua amata donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, non avrebbe potuto ovviare a vederlo quantomeno disinteressato alla sorte di quella coppia di inutili interferenze, ragione per la quale non ebbe a riservarsi esitazione alcuna prima di reagire, e di reagire in maniera pur priva di possibilità di pietà per essi o per chiunque altro si fosse posto innanzi ai suoi passi.
Così, nel ravvisare dolorosamente la presenza di quella terribile stretta attorno al proprio collo, e nel rimproverarsi per non essersi concesso opportunità di prestare dovuta attenzione a quell’avversario, ingenuamente considerandolo già escluso da ogni confronto, l’ex-locandiere non ebbe a perdere la freddezza d’esecuzione dimostrata sino a quel momento, e, con quieta lucidità, ebbe a condurre le proprie mani al di sotto del proprio giaccone, all’altezza della cintola, verso il retro della propria schiena, là dove, quietamente riposte nei propri foderi, avrebbero avuto a doversi riconoscere due corte ma affilate lame, due lame ricurve che, impugnate saldamente fra le mani, ebbe a estrarre e a condurre, senza la benché minima esitazione, a conficcarsi con mirabile sincronismo, e temibile violenza, negli avambracci dell’aggressore, aprendone le carni senza fatica alcuna, senza incontrare il benché minimo ostacolo, o la più banale occasione di freno, nel vedere quelle lame così profondamente nelle sue carni in misura tale per cui troppo facile sarebbe stato un qualche paragone fra quelle e un panetto di morbido burro a confronto con un coltello incandescente.
E se, allora, quel duplice affondo venne portato a termine con la più assoluta indifferenza da parte dello shar’tiagho, vedendolo compiere quel gesto, per lo più, con un’evidente espressione di noia a confronto con quanto allora richiestogli, ancor prima che con una possibile contrarietà innanzi alla brutalità di quanto lì ritrovatosi costretto a rendersi partecipe e promotore; decisamente meno composta ebbe a essere la reazione del proprio predatore, lì nuovamente ricondotto allo stato di preda, nel ritrovarsi entrambe le braccia dolorosamente trapassate da quelle lame, e da quelle lame per tentare di sfuggire alle quali, allora, ebbe a liberare il collo prima trattenuto in ostaggio, tentando di ritrarsi, di evadere a una situazione a confronto con la quale, chiaramente, non avrebbe avuto a doversi considerare né psicologicamente, né tantomeno fisicamente preparato. Perché per quanta rabbia, per quanta alterigia, per quanto sprezzo avrebbe potuto contraddistinguerlo, nulla di tutto ciò sarebbe valso il dolore conseguente a quelle due impietose pugnalate, in aggiunta al naso già frantumato…

« Ahhh...! » gridò il primo nerboruto, nel mentre in cui nuovi fiotti di sangue esplodevano dalle sue carni, e dalle sue carni dalle quali Be’Sihl si affrettò a estrarre le proprie lame, in un gesto allor motivato non tanto dalla volontà di rivolgergli un qualche favore, quanto e piuttosto per non ritrovarsi allora immediatamente disarmato, laddove, per quanto avrebbe potuto saperne, ancora molte avrebbero avuto a doversi considerare le occasioni, anche immediate, nelle quali gli sarebbe stato richiesto di impiegare quelle lame.
« Maledetto pazzo furioso! » esclamò il secondo, contemplando con orrore le nuove ferite inferte al proprio compagno di bevute, e inferte in maniera del tutto gratuita, immotivate a confronto con la situazione per così come si era sviluppata sino a quel momento, almeno dal proprio personale punto di vista.

E se lo “smilzo”, or promosso a “pazzo furioso”, non si sarebbe allor riservato problema alcuno nel proseguire in quella tutt’altro che amichevole discussione, lasciando roteare quelle lame attorno agli indici, l’impugnatura delle quali avrebbe avuto a doversi considerare legata in grazia a un anello, a dimostrazione di quanto sarebbe stato più che lieto di potersi divertire a sfilettare ancora e ulteriormente le membra del primo volontario che si fosse fatto avanti; a frenare quel crescendo prima che potesse condurre a qualche di peggio rispetto a un naso rotto e a due tagli sulle braccia, si riservò occasione di intervento la stessa ofidiana involontaria motivazione alla base di tanta violenza, in un intervento ancora una volta motivato non tanto da una qualche volontà di salvaguardia di coloro i quali avrebbero avuto lì a doversi obiettivamente riconoscere quali le vittime della situazione, quanto e piuttosto nel desiderio di tentare di preservare quanto sempre meno rimasto dell’animo di Be’Sihl, per così come, per lo meno, da lei un tempo conosciuto e, francamente, apprezzato.

« Basta così, Be’S! » intervenne quindi Lys’sh, con voce imperiosa verso il compagno, in un tono che, se allora avrebbe avuto a doversi giudicare giustificato dalla messinscena preventivamente concordata, mai come in quel momento avrebbe avuto ragione di essere riconosciuto qual sincero e quietamente motivato, e motivato da un indiscutibile disappunto per l’ennesima mattanza della quale stava apparendo desideroso di rendersi protagonista « L’unica colpa di questi due disgraziati è di essersi lasciati guidare nelle proprie constatazioni da un organo diverso dal cervello, e posto decisamente più in basso rispetto a esso… »

Fedele al piano concordato, e tutt’altro che desideroso di avere a contrariare in maniera eccessiva l’unica amica sulla quale, in quel frangente, avrebbe potuto riservarsi opportunità di contare, Be’Sihl accettò quell’invito, e quell’invito perentorio, limitandosi ad annuire lievemente con il capo e, soprattutto, a lasciar svanire, nuovamente, dietro la propria schiena quelle due armi, riponendole là dove le aveva estratte.
E se Lys’sh non poté negarsi una certa soddisfazione nel vederlo quantomeno ancor sufficientemente padrone di sé da poter essere ancora recuperato, per diversa motivazione non avrebbero avuto a rifiutare di essere altrettanto soddisfatti anche i due nerboruti malcapitati, i quali, decisamente ridotti nella propria importanza, non avrebbero potuto ovviare a desiderare una qualche occasione per ritirarsi da quel conflitto, e da un conflitto all’interno del quale, ormai evidente, avrebbe avuto a doversi considerare quanto inadeguata avrebbe avuto a dover essere giudicata la loro posizione o, ancor più, la loro intrinseco cattiveria.

« … se tu mi permettessi di rimuovere l’organo erroneamente sostituitosi al cervello, sono sufficientemente sicuro che non commetterebbero più il medesimo errore in futuro. » propose, animato in tal senso dal solo desiderio di restare all’interno della parte che, con tanta risolutezza, si era palesemente occupato di rendere propria, e di rendere propria al prezzo del sangue lasciato sgorgare dai corpi di coloro i quali, malcapitati, fossero finiti fra le sue mani.

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