11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

lunedì 31 dicembre 2018

2776


« Sì. Certo. » rispose egli, non scuotendosi dalla propria apatia neppure nel confronto con quella domanda, rispondendo anche a essa in maniera pressoché automatica, senza concedersi di soffermare il proprio pensiero sui due pargoli, per così come altrimenti sarebbe stato troppo doloroso da sopportare, memoria della felicità che sino a pochi mesi prima lo stava contraddistinguendo con la propria amata, e con la famiglia che ella aveva radunato attorno a loro, purtroppo strappatagli dalle mani in pochi, subitanei istanti, al ritorno di Desmair nelle loro esistenze, nella loro quotidianità.

E, cosa peggiore a cui pensare, e, in effetti, alla quale sforzarsi di non rivolgere il proprio pensiero, altro non avrebbe avuto a doversi considerare una propria corresponsabilità nella questione, e una propria corresponsabilità primaria a confronto con la quale, in effetti, persino le pur obiettive colpe della stessa Midda Bontor nella propria complicità nel merito della liberazione di Desmair, avrebbero avuto a doversi giudicare ben misera cosa innanzi al suo personale giudizio, e al giudizio proprio del suo senso di colpa. Perché, prima ancora che Midda avesse a compiere quell’errore, e quell’errore che, dopotutto, ella stava allor pagando sulla propria pelle, egli stesso non aveva mancato di commettere un altro errore forse ancor peggiore, forse ancor più grave e tale, invero, da garantire a tutti gli eventi successivi di occorrere per così come erano occorsi, e in assenza del quale, probabilmente, nulla sarebbe mai accaduto.
Prima di allora, infatti, prima di quell’ultimo, tragico tradimento, Be’Sihl si era sempre riservato un certo, pur effimero, margine di fiducia nei riguardi del semidio l’anima del quale, senza reale possibilità di voto o di veto, si era ritrovato a essere ospite molti anni prima. Una condizione, la sua, invero, conseguente a un’altra dimostrazione di fiducia riservatasi a suo riguardo ulteriore tempo addietro, quando, in un momento di necessità, e nella necessità di compiere tutto il possibile, e anche l’impossibile, per ritrovare l’amata quando creduta perduta, egli aveva ingenuamente deciso di stringere un patto proprio con colui che, non a caso, avrebbe avuto a doversi considerare responsabile per quanto allora accaduto: una scelta disperata, certamente, che non avrebbe potuto giustificare in alcun modo la stolidità di quanto con la sua espressa complicità era poi così accaduto, ma alla luce della quale, mai e poi mai, proprio malgrado, avrebbe avuto possibilità di esprimere qualsivoglia condanna verso la stessa Figlia di Marr’Mahew per quanto da lei, solo pochi mesi prima, compiuto, e compiuto a sua insaputa, in quel patto da lei sicuramente stretto con il proprio semidivino e mai amato sposo, in sola conseguenza al quale egli aveva ritrovato la libertà ed ella, al contrario, aveva inaspettatamente perduto la propria. E per quanto, allora, Be’Sihl non avrebbe potuto vantare alcuna informazione certa a tal riguardo, nel merito di quanto effettivamente occorso fra Midda e Desmair, nel conoscere l’una, e nel conoscere l’altro, e nel conoscere la dinamica degli eventi per così come accaduti, l’unico rimprovero che mai avrebbe potuto muovere a tutto ciò sarebbe stato quello di non essersi riservato esitazioni, dubbi, domande per tempo, permettendo, altresì, agli eventi di svilupparsi in quella maniera, in quei termini a dir poco infelici.
Non a discapito di Midda, e, sotto certi aspetti, neppure a discapito di Desmair, egli avrebbe avuto a muovere le proprie accuse, le proprie ricerche di una qualche colpa, quanto e piuttosto al proprio stesso indirizzo, laddove se non fosse stato egli, quasi dieci anni addietro, a stringere quell’osceno patto con lo sposo della propria amata, non sarebbero mai state poste le basi per nulla di quanto poi avvenuto. E, in questo, probabilmente, addirittura, lo stesso Desmair avrebbe cessato di vivere molto tempo addietro, quando il suo corpo immortale venne ucciso dal suo stesso genitore, il dio minore Kah.

« Come vanno le cose sulla Kasta Hamina…?! » insistette Lys’sh, tentando, come ogni sera, di cercare occasione di dialogo con lui, in un tentativo, purtroppo, apparentemente privo di possibilità di successo, laddove egli, altresì, non avrebbe offerto evidenza di volersi offrire collaborativo in ciò.
« Al solito. » minimizzò per tutta risposta lo shar’tiagho, in una risposta fondamentalmente automatica, priva di una qualche effettiva elaborazione da parte della sua mente.

La giovane ofidiana, a confronto con tutto ciò, altro non poté fare che scuotere il capo e lasciarsi sdraiare nella propria metà del letto, con un soffocato sospiro. Due mesi prima, nel tentare di scuoterlo da quello stato, ella si era sospinta persino a schiaffeggiarlo, ed egli, dopo averle rivolto un fugace sguardo interrogativo, era tornato a volgere la propria attenzione al nulla cosmico innanzi al propri occhi, quasi nulla fosse accaduto. Un mese prima, spinta dalla medesima volontà, non più sopportando di non trovare da lui altra reazione emotiva se non la violenza verso qualunque loro potenziale avversario, ella si era addirittura riservata una mossa decisamente più audace, voltandosi verso di lui in un letto non dissimile da quello e andando a cercare occasione di un bacio sulle sue morbide e formose labbra umane, in un gesto di pura e semplice provocazione del quale non avrebbe mancato di chiedere scusa, a tempo debito, alla propria sorellona, e lì animato soltanto dalla speranza di suscitare in lui una qualche risposta emotiva, fosse anche e soltanto di rifiuto nei suoi confronti, nel rispetto dell’amore provato per Midda: neppure ciò era stato utile a permettergli di riprendersi, laddove egli, semplicemente, aveva scosso il capo escludendo qualunque possibilità di risposta a quel bacio, ed era tornato a chiudersi nella propria mente, nei propri pensieri, come nulla fosse accaduto. E non fosse stato, quello, soltanto un disperato tentativo di provocazione, probabilmente Lys’sh avrebbe avuto anche di che sentirsi offesa nel proprio orgoglio, nel ritrovarsi similmente ignorata da lui… ma, per l’appunto, nessun interesse personale, nessun coinvolgimento emotivo, avrebbe avuto a doversi ricercare in lei se non quello volto a tentare di preservare, in ogni modo, e con ogni mezzo, la coscienza dell’uomo della propria amica, di quella sorella che, allora, giaceva incosciente nell’infermeria della Kasta Hamina, in uno stato di coma innaturale e ingiustificabile, se non qual conseguenza delle malvagie azioni di quel semidio immortale.
Frustrata, tuttavia, da quella situazione, ella non avrebbe potuto concedersi semplicemente di porsi a dormire. Ragione per la quale, ancora una volta, ella tentò una qualunque azione nei suoi confronti. Ma laddove né un approccio violento, né uno sensuale, aveva avuto effetto alcuno, ella decise allora di giocarsi la carta più importante all’interno del proprio mazzo, una carta che, francamente, avrebbe evitato di porre in giuoco, laddove troppo doloroso avrebbe avuto a dover essere considerato per tutti quanto, potenzialmente, da ciò sarebbe derivato, non soltanto per lui, ma anche per se stessa.
E, così, rialzandosi e voltandosi verso di lui, ella si mosse con leggerezza a sedersi, letteralmente, sulla parte superiore del suo addome, lì addirittura incrociando le gambe, a dimostrazione di quanto non si sarebbe mossa semplicemente da tale punto. E, ovviamente non riscuotendo il benché minimo interesse da parte sua per tale gesto, ella ebbe allora ad appoggiare le mani sulle sue spalle, ripiegandosi flessuosamente appena in avanti, per poterlo osservare dritto negli occhi prima di prendere voce e dire poche, e ben misurate, parole…

« Tu non sei più l’uomo che Midda ama. »

Parole dure, parole dolorose, parole più violente e crudeli rispetto a qualunque possibile insulto. E pur, proprio malgrado, parole allor riconoscibili qual contraddistinte da un profondo senso di realtà, da un’intrinseca verità che neppure la mente offuscata di Be’Sihl avrebbe potuto rifiutare di ascoltare.
Perché, per quanta sofferenza tale pensiero non avrebbe potuto ovviare a suscitare in lui, e per quanto certamente Midda non avrebbe potuto né confermarle né smentirle, impossibile sarebbe stato, per amor di onestà, giudicarle erronee, considerarle prive di veridicità… non laddove, in fede, egli stesso ormai avrebbe fatto fatica a riconoscersi, avrebbe fatto fatica a riconoscere se stesso per così come sempre era stato, per così come sempre aveva vissuto la propria vita, e per così come, invero, Midda aveva avuto possibilità di innamorarsi di lui.

Nessun commento: