11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

domenica 9 dicembre 2018

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« Ti prego… se non desideri che abbia a chiamare un’ambulanza, permettimi per lo meno di accompagnarti a casa. » si propose il suo investitore, continuando a scuotere il capo con fare rammaricato, in evidente stato di panico per quanto accaduto « Al di là del fatto che, ovviamente, ti ripagherò tutti i danni, senza considerare lo scarso valore che attribuivi alla tua bicicletta! »
« Per quanto concerne il discorso danni, è soltanto il minimo che puoi pensare di fare. » sottolineo ella, con un lieve sorriso necessariamente ironico « Per quanto riguarda l’accompagnarmi a casa, non ti sembra di correre un po’ troppo…? E il gioco di parole ha da considerarsi puramente casuale. » puntualizzò, inarcando il sopracciglio destro con fare ora necessariamente divertito da quel bizzarro interlocutore « Cioè… non so che idea tu ti possa essere fatto di me, ma non sono proprio quel genere di donna che, solo perché un perfetto estraneo l’ha quasi ammazzata, lo invita a casa propria per un caffè! »
« Oh… accidenti. » avvampò egli, sempre più in imbarazzo nel rapporto con lei « Hai ragione… non so neppure il tuo nome né, tantomeno, mi sono presentato. Che razza di idiota… » sorrise forzatamente, cercando di sforzarsi al fine di riservarsi nuovamente un qualche contegno di sorta « Il mio nome è Desmond… ma puoi chiamarmi Des, se preferisci. »
« Desmond…? Ti prego, dimmi che i tuoi genitori hanno una grande passione per la letteratura, e che non mi sono quasi fatta ammazzare da un quasi connazionale. » osservò la donna, riconoscendo l’origine irlandese di quel nome e non potendo ovviare a trovare sempre più assurda quella situazione, tanto per il proprio quasi omicidio, quanto per tutta l’evoluzione successiva, in particolare nel rapporto con il proprio quasi assassino « Mi chiamo Madailéin… ma puoi chiamarmi signora Mont-d'Orb, giusto per non permetterti eccessive libertà nei miei riguardi. »
« In effetti, non sono irlandese. E ti risparmio i dettagli più scabrosi del rapporto fra “La scimmia nuda” e la storia della mia famiglia… » puntualizzò Des, sorridendo con fare appena più sereno, nel confronto con il quieto dialogo che stava riuscendo a riservarsi con la propria interlocutrice « In compenso, Mont-d'Orb non mi pare esattamente un cognome irlandese… » osservò, incuriosito dalla frase da lei allora pronunciata.
« Madre irlandese, da cui il nome, padre francese, da cui il cognome… e io, tuttavia, sono nata e cresciuta, e quasi morta a causa di un imbecille, in questa città. » spiegò la donna, non risparmiandosi una nuova frecciatina a discapito del proprio investitore « Ora, se vuoi lasciarmi un qualche recapito telefonico, sarò felice di mandarti la fattura della bicicletta… così possiamo chiudere qui la questione. »
« Ora sono io che ti dovrei domandare se non ti sembra di correre un po’ troppo, però… » replicò l’altro, scuotendo appena il capo « Cioè… non so che idea tu ti possa essere fatta di me, ma non sono proprio quel genere di uomo che, solo perché ha quasi ammazzato una perfetta estranea, o quasi, le da il proprio numero di telefono sperando di essere richiamato al più presto! »

E per quanto lo spavento e l’adrenalina dell’incidente non fossero ancora completamente scemati in lei, Maddie non poté che apprezzare la prontezza di riflessi con la quale egli non si era negato l’opportunità di parafrasarla, respingendo al mittente la maliziosa ironia propria di una frase da lei stessa pocanzi pronunciata e, in ciò, cercando di prendere maggiormente il controllo della situazione, dopo che, sino a quel momento, ella aveva condotto quietamente in gioco.
Così, forse in conseguenza all’impaccio da lui inizialmente dimostrato, forse in virtù dell’onestà da lui comunque comprovata nel decidere di assumersi pienamente la colpa per l’accaduto, così come in molti, purtroppo, al suo posto non sarebbero stati egualmente corretti nel compiere, e forse anche in non ininfluente conseguenza del suo pur evidente fascino; Maddie non poté che cedere a quelle giocose lusinghe, riconoscendogli, quantomeno, la dignità di quel punto segnato all’ultimo minuto dei supplementari…

« E sia… » sospirò ella, estraendo dalla tasca del giubbetto un quadernetto di appunti con una piccola penna legata all’elastico utile a mantenere chiuso lo stesso, scarabocchiando velocemente il proprio numero di telefono in una pagina e strappandola subito dopo, per consegnarla al proprio interlocutore « … chiamami tu domani sul tardi. E vedremo di sistemare la questione. »
« Lo farò! » annuì egli, prendendo il foglietto offertogli con dimostrazione di assoluta fiducia in lei, al punto tale da non controllare neppure cosa ella avesse lì appuntato « Ora, però, fatti almeno offrire un taxi… non posso davvero pensare che tu abbia a tornare a piedi a casa a quest’ora di notte, dopo che ti ho quasi ammazzata! »

E, anticipando qualunque possibile diniego da parte dell’interlocutrice, egli dimostrò sufficiente reattività da riuscire a portare il proprio cellulare all’orecchio con avendo già composto il numero utile a chiamare un taxi, numero che evidentemente doveva già conoscere e avere in rubrica, se non, addirittura, fra i preferiti, laddove altrimenti non si sarebbe potuta spiegare tale immediatezza.

« Se pensi di impressionarmi solo perché guidi una macchina sportiva e sei in grado di chiamarmi al volo un taxi, ti sbagli di grosso Desmond. » volle precisare ella, non appena egli ebbe a chiudere la comunicazione rivolgendole un amplio sorriso soddisfatto per quanto così ottenuto.
« Se pensi di impressionarmi solo perché giri di notte in bicicletta e sei in grado di rapportarti con il tuo quasi assassino senza cedere a scenate isteriche… beh, hai completamente ragione, signora Mont-d'Orb! » sorrise per tutta risposta egli, in quel dialogo che, in maniera del tutto imprevista, stava addirittura scemando in una sorta di flirt, benché le circostanze a contorno avessero a doversi considerare quantomeno improbabili.

Parole, quelle dell’uomo, che pur si dimostrarono in grado, almeno in questa occasione, di zittire la controparte, la quale, allora, non avrebbe potuto ovviare a dimostrarsi quantomeno impreparata a quel genere di situazioni, sia perché, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi considerare la prima volta nella sua vita, e nella sua vita reale, sia perché, altrettanto obiettivamente, mai avrebbe potuto ipotizzare che tale evoluzione avrebbe potuto conseguire il proprio quasi investimento. Per sua fortuna, il taxi impiegò un tempo straordinariamente breve a raggiungerli e, così, benché non avrebbe desiderato in verità tornare a casa in taxi, ella vide la propria bicicletta caricata nel retro dell’amplio monovolume e si ritrovò a sedere nel sedile posteriore del veicolo, ancora sufficientemente meditabonda nel merito dell’effettiva dinamica degli accadimenti.
Desmond, dal canto suo, non mancò di anticipare una cinquantina di euro al tassista, invitandolo a tenere il resto, e a portarsi innanzi al finestrino del posto da lei allor occupato, battendo su di esso delicatamente con la punta del proprio indice destro. Gesto al quale, in maniera quasi istintiva, la donna reagì comandandone la ridiscesa, per aver occasione di sentire cosa avrebbe voluto ancora dirle, probabilmente nel salutarla.

« Scusami ancora… » sorrise egli, sollevando il foglietto con il numero che ella gli aveva lasciato « … ma sono un po’ incerto su come scrivere “Mont-d'Orb” in rubrica. »

Ed ella, sospirando con quieta rassegnazione innanzi alla situazione, non poté che concedergli anche la grazia di quel secondo punto, con il quale, allora, probabilmente la partita fra loro avrebbe avuto a chiudersi in pareggio…

« Scrivi pure “Maddie”… mi chiamano tutti così. » concluse, scuotendo appena il capo « Buonanotte, Desmond. »

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