11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

sabato 29 dicembre 2018

2774


« E’ così! » confermò egli, con comprensibile agitazione a confronto con il dito di lei troppo fremente in prossimità del grilletto « E’ così, lo giuro! »
« Perché lo hai fatto, razza di stupido…?! » domandò l’altra, apparendo francamente contrariata da quello sviluppo degli eventi, e da quello sviluppo che la stava allora costringendo a prendere in mano la situazione in quella maniera, e ad agire in termini tanto severi « Non ti sei fermato un attimo a pensare che, in questo modo, mi avresti costretto a ucciderti? Ti è venuta così a noia la vita…?! »
« Io… non volevo farvi del male… » tentò di difendersi egli, scuotendo appena il capo « Devi credermi! »
« Disse colui che ha appena narcotizzato il mio amico con un dannatissimo drone. » reagì Lys’sh, aggrottando la fronte e non avendo riprove per poter offrire credito a quella particolare versione « E’ stato Desmair a dirti di farlo…? Lui sa che siamo qui…?! »
« Desmair…? » ripeté l’ofidiano, scuotendo il capo con aria disorientata « Non conosco alcun Desmair… chi dovrebbe essere?! »

Mes’sh-Tah apparve sincero: il suo cuore pulsava in maniera assolutamente regolare, nel considerare, ovviamente, l’enfasi già propria della concitazione del momento nella quale, tuttavia, avrebbe potuto essere spiacevolmente alterata quella stima, quella valutazione da parte della sua interlocutrice. Ma laddove egli non stesse mentendo, laddove egli non stesse lì cercando di nascondere la verità dei fatti e, in effetti, dietro al suo agire sconsiderato non avesse a doversi considerare la lunga ombra di Desmair, quale accidenti di motivazione avrebbe mai potuto spingerlo a compiere qualcosa di tanto stupido?!
Lys’sh non si sarebbe potuta dichiarare riconoscere in grado di indovinarlo e, in questo, avrebbe avuto necessità di insistere verso di lui per ottenere da lui un qualche genere di risposta, non potendo certamente lasciar dimenticare in maniera tanto banale quanto occorso… anzi.

« Se vuoi persuadermi del fatto che tu non abbia nulla a che vedere con Desmair, dovrai essere un po’ più convincente rispetto a quanto tu non stia riuscendo ad apparire in questo momento, mio caro. » dichiarò la donna, scuotendo appena il capo « Quindi, per carità divina, potresti cortesemente spiegarmi la ragione per la quale hai messo in piedi tutto questo…?! A che diavolo ti sarebbe mai potuto servire tenere in casa un dannato drone con aghi narcotizzanti…?! »
« Io… » esitò egli, temendo, francamente, le conseguenze della verità più di quanto non avrebbe potuto aver a temere quelle derivanti da un eventuale e omertoso silenzio.
« Parla… o come è vero che mi chiamo Har-Lys’sha, ti giuro che ti legherò dentro la tua vasca da bagno e aspetterò che il mio amico abbia a svegliarsi, per lasciarti sfilettare da lui come un dannato quarto di bove. » incalzò ella, storcendo le labbra verso il basso con aria sempre più indispettita nel confronto con la mancanza di volontà di collaborazione da parte sua « E ti posso assicurare, purtroppo per verifica diretta, che ha molta esperienza a tal riguardo… »
« Io… » tentennò l’ofidiano, con la bocca arida come un deserto lunare.
« Parla! » gridò Lys’sh, esplodendo un nuovo colpo e guidandolo a passare incredibilmente vicino al suo volto, così vicino che, sulla sua guancia, alcune scaglie ebbero a bruciacchiarsi in conseguenza alla prossimità con il laser.
« Io… »

Quando Be’Sihl ebbe a riprendersi, fu per lui necessario qualche istante prima di poter maturare consapevolezza con l’evidenza di trovarsi a bordo dello stesso veicolo antigravitazionale con il quale ricordava di essere stato condotto sino a casa di Mes’sh-Tah. Alla guida, tuttavia, in questa occasione, egli poté notare la familiare figura di Lys’sh, verso la quale tentò di prendere voce, salvo, in ciò, compiere un piccolissimo movimento con il capo e, in conseguenza a esso, avvertire un terrificante senso di vertigine, da nausea, come neanche con la peggior ubriacatura avrebbe potuto ricordare di aver mai provato. E a confronto con quella vertigine, egli fu costretto allora a chiudere gli occhi e a tapparsi le orecchie, laddove l’intero mondo a lui circostante sembrò improvvisamente troppo luminoso e troppo rumoroso per non risultare dolorosamente accecante e assordante, in termini a confronto con i quali difficile sarebbe stato ovviare a gridare, e a gridare a gran voce.
Fu necessario, per lo shar’tiagho, tutto il proprio autocontrollo, e una certa dose di pazienza, per trattenersi dal reagire violentemente a tutto ciò, e, ancora, per conservare la calma, per affrontare la situazione con razionalità, concedendosi il tempo di riprendere, faticosamente, il dominio dei propri sensi, in termini tali da non voler, necessariamente, gridare o vomitare nel confronto con il mondo a lui circostante. E quando, alfine, si sentì sufficientemente confidente con ciò, egli si concesse una nuova occasione di interazione con la realtà e, in particolare, con Lys’sh, la quale, apparendo evidentemente padrona di sé, avrebbe avuto a potersi considerare la persona ideale per ragguagliarlo nel merito di quanto fosse accaduto, giacché evidente avrebbe avuto a doversi considerare una propria estemporanea mancanza.

« Che succede…? Dove siamo…?! » sussurrò in un filo di voce, più che sufficiente per poter essere udito dalla compagna e utile a impedire alla sua testa di tornare a pulsare e a pulsare in termini probabilmente per lui nuovamente insopportabili.
« Ehi… ti sei ripreso! » osservò ella, mantenendo rispettosamente un volume equivalente a quello adoperato dal compagno, il quale, dopotutto, avrebbe avuto a doversi considerare per lei obiettivamente ottimale in un qualsivoglia dialogo, proprio malgrado costretta per la maggior parte della propria esistenza a ritrovarsi quasi assordata da quei toni giudicati obiettivamente normali e, ciò non di meno, per lei sostanzialmente eccessivi, per i quali, ovviamente,, non avrebbe tuttavia offerto colpa ad alcuno.
« Diciamo che ci sto ancora lavorando sopra…. » puntualizzò lo shar’tiagho, non potendo affermare, in fede, di essersi ripreso… anzi « Ma cosa mi è accaduto…? »
« Mes’sh-Tah. » rispose Lys’sh, proponendosi quasi funerea nello scandire quel nome « Ti ha narcotizzato a tradimento con un microscopico dardo, in grazia a un altrettanto minuscolo drone. » riassunse, scuotendo appena il capo « E la cosa peggiore è che, in verità, non avrebbe neppure saputo esserci utile: tutto ciò che ci ha detto, lo ha detto al solo e uno scopo di attirarci in casa sua… »
« Lurida serpe… » lo insultò d’istinto Be’Sihl, salvo rendersi conto un istante dopo della propria pessima scelta di vocaboli, in termini che non avrebbero potuto ovviare a risultare che offensivi anche nei riguardi della propria interlocutrice, motivo per il quale, allora, tentò subito di offrire ammenda a tal riguardo « … ti chiedo scusa. Non desiderava essere un commento riferito alla sua specie di appartenenza. » puntualizzò, scuotendo il capo.
« Non scusarti… anche fra noi ofidiani ci sono brave persone e veri e propri rifiuti fecali esattamente come in qualunque altra specie. » sorrise per tutta risposta la giovane donna rettile, stringendosi appena fra le spalle « L’importante è comunque offrire il giusto distinguo fra coloro che lo sono… e coloro che non lo sono. »
« Ma… se hai detto che non poteva aiutarci, che diamine desiderava da noi…? E che fine ha fatto?! » provò l’altro a riprendere il discorso principale, laddove avrebbe avuto a doversi ancora riconoscere decisamente disorientato nel merito degli ultimi eventi occorsi.
« Era solo un dannato maniaco sessuale… » sospirò Lys’sh, stringendo poi il corrispettivo quanto avrebbe avuto a poter essere considerato per lei quali labbra e storcendole, in ciò, verso il basso, a dimostrare tutta la propria disapprovazione per ciò « … solo che, in questa occasione, ha commesso l’errore di volgere le proprie attenzioni alla donna sbagliata. » concluse, non riservandosi possibilità di ulteriori puntualizzazioni nel merito della sua sorte e, tuttavia, in ciò, ritrovandosi sufficientemente confidente di quanto non ne sarebbero state allor necessarie.

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