11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

venerdì 14 dicembre 2018

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Har-Lys’sha era preoccupata. E non avrebbe potuto essere diversamente. In quanto ofidiana, oltre a piacevolissime sembianze rettili, ella avrebbe anche potuto vantare altre differenze rispetto agli esseri umani, quali una serie di sensi più acuiti a discapito di una vista lievemente peggiore: sensi quali l’olfatto, l’udito, il gusto, che, in quel preciso momento, al di là delle tre porte chiuse di separazione fra lei e Be’Sihl, non avrebbero potuto negarle la possibilità di seguire alla perfezione il dialogo in corso, di essere frastornata dalle raccapriccianti urla di dolore del prigioniero, e di essere disgustata dall’odore e dal sapore del suo sangue, che non avrebbe potuto mancare di riempirle naso e bocca. Ciò non di meno, Lys’sh non avrebbe mai abbandonato Be’Sihl, non lo avrebbe mai lasciato solo in quella propria tragica discesa verso la dannazione… non nella consapevolezza di quanto, tutto ciò, fosse animato soltanto dalla volontà, dal desiderio, per l’uomo, di salvare la donna da lui amata, e la donna che, per lei, avrebbe avuto a doversi considerare al pari di una sorella maggiore, e di una sorella maggiore che l’aveva salvata troppe volte per non sentirsi moralmente obbligata a fare tutto il possibile, e anche l’impossibile, per aiutarla.
Ma per quanto, allora, ella non avrebbe abbandonato Be’Sihl, un dubbio non avrebbe potuto ovviare a sorgere dal profondo del suo cuore: anche nell’ipotesi, tutt’altro che scontata, che la strada che egli aveva deciso di intraprendere, di abbracciare, per ritrovare la propria amata, avrebbe avuto a concedergli occasione di raggiungere il proprio scopo… a quale prezzo, tale fine, sarebbe stato raggiunto? O, in altre parole, l’uomo che avrebbe salvato Midda Bontor dalla prigione mentale nella quale ella era stata rinchiusa, sarebbe stato ancora lo stesso che ella aveva imparato ad amare?! Perché, per quanto a Lys’sh fosse stata concessa occasione di conoscere quei due soltanto da poco più di tre anni, tutt’altro che di difficile intesa avrebbe avuto a doversi riconoscere quanto, allora, l’uomo lì impegnato, a tre porte di distanza rispetto a lei, a dissezionare un altro essere vivente per estorcergli delle informazioni attraverso tanta crudeltà, ben poco, o forse nulla, avrebbe potuto vantare di avere in comune con il dolce, affettuoso e premuroso compagno che anch’ella aveva imparato ad apprezzare, e che, si sentiva sufficientemente sicura, Midda fosse solita amare.
Non che Midda, la sua sorellona, fosse propriamente una donna priva di qualunque confidenza con la violenza… anzi: ove necessario, ella sarebbe stata in grado di compiere vere e proprie stragi per conseguire i propri scopi, o per la salvaguardia delle persone da lei amate. Ergo, semplicemente ipocrita avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qualunque eventuale giudizio antagonistico al comportamento assunto da Be’Sihl, per la sua salvezza. Ma qualcosa, a margine di tale considerazione, non avrebbe potuto ovviare a far sembrare estremamente sbagliato tutto quello innanzi allo sguardo di Lys’sh, quasi l’unica persona veramente buona all’interno della vita della propria amica fosse, in tal maniera, stata sgradevolmente corrotta, e corrotta nell’aver intrapreso un cammino dal quale, forse, non avrebbe più avuto la possibilità di fare ritorno.
Persa in tali preoccupati pensieri, Lys’sh non poté che accogliere con un certo sollievo il termine delle torture, quando, finalmente, Korin Holderein ebbe a decidersi a rispondere al semplice interrogativo propostogli. E se tanto, forse troppo, avrebbe avuto a doversi giudicare il sangue da lui perduto, e sicuramente irrimediabilmente perduta una parte del suo corpo, in conseguenza al truce operato di Be’Sihl, quell’uomo avrebbe avuto comunque occasione di sopravvivergli. Per fortuna… e per fortuna non tanto dello stesso Korin, quanto e piuttosto del suo torturatore che, per lo meno, avrebbe avuto in ciò occasione di dimostrare, ancora, una certa capacità di autocontrollo e un’indubbia concentrazione di intenti, di volontà, rivolta nella direzione del proprio reale obiettivo: la salvezza di Midda Namile Bontor.

« Immagino tu abbia sentito tutto… » suggerì lo shar’tiagho, dopo essere uscito dalla terza porta ed essersi ritrovato a confronto visivo con la propria compagna d’arme.
« … anche troppo. » accennò un lieve sorriso imbarazzato la giovane ofidiana, quasi, in ciò, fosse stata sorpresa a origliare qualche momento intimo, un incontro privato, e non, piuttosto, una chirurgica tortura a discapito di un uomo colpevole solo di non voler condividere un’informazione con loro.

Ma Be’Sihl, lì ancora intento a pulirsi le mani su un asciugamano, per cercare di togliere le tracce di sangue rimaste fra le dita e le unghie, scosse il capo, ben intuendo i dubbi presenti nel cuore della propria amica, della propria interlocutrice, e lì escludendone la ragionevolezza, nel non voler considerare quell’uomo, Korin Holderein, come una semplice vittima delle circostanze.

« Sai, Lys’sh. » sorrise amaramente Be’Sihl, sollevando lo sguardo verso di lei « In quel di Kriarya, la città del peccato del regno di Kofreya, anche nella mia locanda non mancavano di esercitare professione alcune prostitute, lì fondamentalmente impiegate al mio servizio. » dichiarò, rievocando il proprio passato, le proprie origini, in una definizione volta ad annullare, in apparenza, qualunque distanza fra lui e Korin, salvo tuttavia proseguire in una ben diversa direzione « Le ragazze e le donne, tuttavia, che lavoravano presso di me, non sono mai state obbligate a vivere simile vita, non sono mai state né costrette, né tantomeno violentate per intraprendere una tale professione: ognuna di loro ha sempre operato nella più completa autonomia, riservando per se stesse, giustamente, la maggior parte dei propri profitti e vedendo da me richiesto semplicemente il pagamento delle spese, per le loro camere, per il vitto e, talvolta, per veder intervenire qualcuno a placare gli animi di clienti un po’ troppo… agitati. » spiegò, con assoluta tranquillità, non lasciando trapelare la benché minima esitazione nel confronto con un tema che, sicuramente, avrebbe avuto a scontrarsi con la moralità di molte persone « Figurati… non ho mai neppure accettato che avessero a offrirmi qualche notte insieme, quand’esse, per rispetto verso di me, avrebbero desiderato farlo: quando ciò è accaduto, e prima che Midda decidesse di accettarmi ovviamente è accaduto molte volte, ho sempre riconosciuto loro tutto il giusto pagamento per i loro servigi, mai pretendendo per me trattamenti di favore. »

Continuando a parlare, Be’Sihl ebbe allora ad abbandonare l’asciugamano su una sedia lì vicino, e ad appropinquarsi a un’altra porta, e all’ultima porta che avrebbe allora separato gli appartamenti personali di Korin dal resto del suo possedimento, di quel postribolo da lui gestito.

« Qualcuno potrebbe pensare che fra me e il signor Holderein non vi siano sostanziali differenze… » puntualizzò egli, ben consapevole di ciò « Ma entrambi sappiamo che non è così. Entrambi abbiamo parlato con le ragazze qui tenute prigioniere ed entrambi sappiamo bene quanto dolore, quanta violenza quest’uomo abbia imposto a tutte loro, solo per il proprio tornaconto… e solo per arricchire il nostro “amico” Desmair. » dichiarò, giungendo alla porta e aprendola, per trovare, là fuori, in loro attesa, i volti disorientati di una quarantina di ragazze, fra i quindici e i venticinque anni, lì chiaramente richiamate dalle urla di quanto accaduto, urla che, anche in assenza di un udito straordinariamente sviluppato non avrebbero potuto mancare di raggiungerle in ogni angolo dell’edificio, richiamandole, una a una, sino a quella porta chiusa « E, in questo, entrambi sappiamo che nessuna di queste ragazze, ora, avrà a dispiacersi nel sapere che il loro aguzzino, il loro carceriere, si trova agonizzante e immobilizzato dentro la sua stessa vasca da bagno… quella grande e lussuosa vasca nella quale, probabilmente, non si è fatto scrupolo di approfittare, una alla volta, di tutte loro. » annunciò, continuando a rivolgersi verso Lys’sh e, al contempo, comunicando tale preziosa informazione a tutte loro, tutte loro che, a confronto con quella notizia non poterono ora palesare, sui propri volti, molti interrogativi, e interrogativi chiaramente interessati, e interessati alle parole che quello straniero stava loro offrendo « Così come, permettimi l’arroganza del momento, entrambi sappiamo bene che nessuna di queste ragazze avrà a dispiacersi all’idea della presenza di un amplio assortimento di coltelli vicino a quella vasca… e di coltelli che, all’occorrenza, potranno impiegare per restituirgli tutti i favori ricevuti, tutte le attenzioni loro rivolte, ponendo fine, in ciò, al suo dominio su di loro e a tutto l’orrore che aveva imposto nelle loro vite. » concluse, nel mentre in cui, da interrogativi, molti sguardi iniziarono a offrirsi allora esclamativi innanzi a una tanto preziosa informazione… e a quel dono assolutamente inatteso.

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