11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

giovedì 27 dicembre 2018

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Dopo aver bevuto insieme qualche bicchiere per festeggiare quel nuovo, e felice, incontro, Lys’sh e Be’Sihl lasciarono il locale seguendo Mes’sh-Tah per poter essere da questi speranzosamente accompagnati sino all’ultimo tizio nella catena di conoscenze dell’ofidiano. Saliti, quindi, sul suo veicolo antigravitazionale, e partiti insieme per un breve tragitto, i tre ebbero a giungere alla loro prima destinazione in meno di una decina di minuti, ritrovandosi, tuttavia, non a confronto con un qualche tizio, quanto e piuttosto con un appartamento vuoto: non un appartamento lussuoso, non qualcosa di particolarmente ricercato, quanto e piuttosto un alloggio definibile qual dignitoso, e dignitoso nella misura utile a concedere a un ofidiano privo di famiglia i propri giusti spazi.

« Dove ci hai condotti, Mes’sh-Tah…? » domandò lumi la giovane donna, osservando l’ambiente circostante con apparente curiosità ma, anche, una certa contrarietà, nel non ravvisare l’evidenza di quanto avrebbe avuto a sperare di poter trovare attorno a sé.
« Spero che non vi dispiaccia… ma ho pensato che avrebbe potuto farvi piacere avere un posto tranquillo dove ingannare il tempo, nel tempo necessario a permettermi di fare qualche chiamata, per poter organizzare il vostro incontro… » argomentò egli, con apparente semplicità, stringendosi fra le spalle.
« … questa è casa tua…?! » cercò quindi più evidente volontà di conferma Lys’sh, sinceramente colta in contropiede da quella scelta.
« Esattamente. » confermò l’altro, accennando un sorriso « Prego… accomodatevi pure. E se vi può essere utile, il bagno è la terza porta a destra. »

Se nel proprio approccio quell’ofidiano era apparso quantomeno audace, nella scelta di condurli a casa propria egli avrebbe avuto a dover allora apparire o terribilmente ingenuo, oppure incredibilmente pericoloso. Accettare entro i confini del proprio appartamento due perfetti sconosciuti, appena incontrati in un locale, non avrebbe avuto a doversi ritenere, propriamente, una scelta prudente per chicchessia, fosse anche egli il più importante capo criminale di tutto il pianeta, così come, chiaramente, non avrebbe avuto a dover essere frainteso essere. Possibile, quindi, che quell’uomo potesse essere veramente tanto ingenuo, tanto stolidamente superficiale nel proprio approccio, da essersi permesso di correre un simile rischio, per così come allora rappresentato dal rivelare un’informazione tanto privata a due persone a lui del tutto estranee? Pur prendendo in considerazione l’eventuale perdita di inibizione conseguente all’eventuale sbandata per Lys’sh, tutto quello avrebbe avuto a doversi giudicare francamente eccessivo per poter essere considerato privo di qualche pericolo, scevro dello spiacevole sentore proprio di una trappola. Ragione per la quale, obiettivamente, l’ultima cosa che avrebbe potuto animare il buon senso della coppia sarebbe stato quello di accomodarsi entro i confini di quell’appartamento, attendendo con ancora più ingenua serenità l’evolversi degli eventi.
Ma sebbene per Be’Sihl tutto quello avrebbe avuto a doversi considerare già utile giustificazione a un approccio più risoluto alla questione, in termini nei quali l’informazione nel merito della collocazione del bagno sarebbe potuta essere utile a concedersi occasione di ripetere l’approccio già adottato con Korin Holderein; a confronto con il giudizio di Lys’sh spingersi così subitaneamente a un tale livello di violenza sarebbe stato quantomeno deprecabile, soprattutto laddove, in fondo, del tutto ignari nel merito di chi avesse a doversi riconoscere effettivamente essere quell’uomo. Così, con un’occhiata priva di possibilità di fraintendimenti, la giovane ofidiana ebbe a lasciar scemare qualunque negativo intento proprio del suo compagno d’arme, comunicandogli un fermo ordine a mantenere la loro copertura e ad attendere l’evolversi degli eventi. Un’occhiata che, per quanto esplicita nella propria volontà, lo shar’tiagho avrebbe potuto anche permettersi di ignorare, afferrando il proprio anfitrione per la gola e sbattendolo con violenza a terra sino a fargli perdere i sensi, fingendo poi una quieta incomprensione verso l’amica; ma che pur, allora, non si sentì di voler ignorare, non tanto per chissà quale profonda ragione morale, quanto e piuttosto per mero rispetto verso di lei.
Dopo aver trascorso, infatti, la maggior parte della propria vita entro le mura dodecagonali di Kriarya, Be’Sihl avrebbe potuto vantare di ben conoscere una certa categoria di persone, e quella categoria che, in altri contesti, in altre città, avrebbe avuto a dover essere definita semplicemente qual pendaglio da forca, ragione per la quale, per quanto allora Mes’sh-Tah potesse star apparendo ingenuo e inoffensivo, per vivere in quel particolare contesto, per frequentare quella particolare zona della città e, soprattutto, i suoi abitanti, certamente non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual tale. Non, quantomeno, nella stessa misura in cui egli stesso avrebbe avuto a dover essere frainteso qual un semplice locandiere lontano dalla propria locanda. Ritenere inoffensivo quell’ofidiano soltanto perché, per il momento, non avevano avuto ancora evidenza della sua effettiva pericolosità avrebbe avuto a dover essere inteso, da parte di Be’Sihl, un fondamentale errore e un errore il prezzo del quale, a tempo debito, avrebbero probabilmente avuto a dover pagare: ma per rispetto verso Lys’sh, e verso il suo comando, egli avrebbe rispettato i confini dei propri ranghi, e, pur senza abbassare la guardia, avrebbe allora atteso il momento utile ad agire.

« Allora… se siete comodi, io vado un attimo ad arrangiare quanto necessario. » sorrise Mes’sh-Tah, indicando la porta di un’altra stanza, probabilmente uno studiolo o, forse, la camera da letto, a palesare la propria prossima meta, a scanso di qualunque equivoco nel merito della propria destinazione.

E per quanto, allora, né Lys’sh, né tantomeno Be’Sihl avrebbero avuto a doversi considerare propriamente comodi, e del tutto privi di ogni volontà ad accomodarsi, l’ofidiana accennò un sorriso e un assenso in direzione del loro ospite, a confermare quanto loro due, a quel punto, si sarebbero quietamente limitati ad attendere il suo ritorno. Un’attesa, la loro, che avrebbe necessariamente dovuto mantenersi silenziosa, giacché, anche ove fossero state presenti più pareti e porte chiuse a dividerli da lui, il suo udito ofidiano gli avrebbe permesso di ascoltare quietamente qualunque conversazione fra loro, per quanto moderata nel proprio volume, per quanto contenuta nei propri toni.
Così, rimasti soli, a Lys’sh e Be’Sihl altro non poté essere concesso che osservarsi attorno, a meglio analizzare l’ambiente circostante e a meglio comprendere qual genere di persona avesse a doversi considerare il loro attuale ospite.
Fu proprio nel mentre di quella breve attesa che, purtroppo per loro, gli eventi ebbero a precipitare. Ed ebbero a precipitare in termini nei quali, allora, difficile sarebbe stato anche per la loro paranoia avere occasione di prevedere: non che Be’Sihl non sarebbe stato quietamente disposto a scommetterci la testa… ma, ciò non di meno, prevedendo un’evoluzione francamente estranea a quanto, sino a quel momento, non avrebbe potuto mai avere possibilità di presumere, pur associando preventivamente, e negativamente, tutto il male possibile a quell’individuo.
Purtroppo, per quanto allora avrebbero potuto mantenere alta la guardia, per quanto avrebbero potuto riservarsi occasione di dubbio nel merito dell’onestà del loro interlocutore, improbabile sarebbe stato per entrambi poter attendere di essere lì improvvisamente aggrediti da un minuscolo drone, e un minuscolo drone armato da sottilissimi aghi intrisi di qualche narcotico, o peggio veleno, al confronto con il quale, allora, Be’Sihl, il primo a essere colpito, non ebbe a poter reggere se non per tre secondi. Giusto il tempo di iniziare a supporre di imprecare in contrasto al loro ospite e alla propria stupidità nel non averlo immediatamente afferrato per il collo per così come pur, allora, sarebbe certamente stato felice di compiere…

… ma prima di poter anche soltanto terminare quel pensiero, quell’intenzione, egli cadde a terra, totalmente privato d’ogni consapevolezza nel merito del mondo a sé circostante.

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