11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

sabato 13 luglio 2019

2970


Vi è stato un tempo in cui la domanda più ovvia da rivolgermi, in un simile contesto, sarebbe stata probabilmente “Chi sei tu?”. Poi Midda Bontor, la prima Midda Bontor, la mia defunta mentore, era sopraggiunta nella mia vita e tutto ciò che, sino ad allora, avrebbe avuto a doversi considerare ovvio, improvvisamente, aveva mutato di significato.
In tal senso, quindi, ritrovarmi a essere accolta con la domanda “Quale Maddie sei tu?” non avrebbe avuto a doversi fraintendere così assurdo. Anzi… nel confronto con la complessità propria del concetto di multiverso, probabilmente, quell’interrogativo avrebbe avuto a doversi riconoscere estremamente più sensato rispetto a un più generico “Chi sei tu?”, seppur decisamente di più difficile risposta.

« Eh… fosse facile discriminarlo. » dichiarai, aggrottando la fronte « Dal momento in cui nessuno si è ancora preso la briga di classificare gli infiniti piani di realtà esistenti, mi risulta davvero difficile dare una risposta sensata a questo interrogativo. » constatai, aggrottando appena la fronte e, in tale apparentemente sereno clima di colloquialità, concedendomi di allentare un po’ la tensione interiore con la quale avevo mosso i miei passi sino a quel momento, pur, ancora, non volendo commettere l’errore di abbassare completamente la guardia, fosse anche e soltanto a livello psicologico, non potendomi ancora fidare di quell’interlocutrice, della quale, in fondo, non avrei potuto vantare di conoscere nulla.
« In effetti… » riconobbe la mia interlocutrice, apparendo ancora un po’ in imbarazzo, nell’immaginare, probabilmente, quanto sarebbe stato difficile per lei rispondere a ruoli inversi « … ti chiedo scusa, ma per me è ancora tutto abbastanza nuovo. E se consideri che, giusto ieri, ero a bordo di una nave stellare in compagnia di un’altra versione di te, a condurre un dialogo poi non così dissimile da questo… ti lascio solo immaginare quanto la questione non possa mancare di confondermi. »
« Figurati quanto non posso che essere confusa io… » accennai un sorriso divertito, provando, in quel dialogo, in quel confronto, un certo senso di familiarità con lei, e una familiarità che pur non avrebbe potuto aver alcun fondamento razionale in quel frangente, non potendo certamente essere, quella donna, colei che una parte del mio cuore stava iniziando a ipotizzare che fosse « … però aspetta… quest’altra versione di me con cui hai parlato, per caso, si trova in questo stesso piano di esistenza?! » domandai, cogliendo un dettaglio interessante a margine di quella frase, e un dettaglio che, forse in maniera forzata, avrebbe potuto sottintendere che quella stessa donna avesse avuto occasione di confronto con la Midda autoctona di quel mondo, la vera Figlia di Marr’Mahew, colei che avevo avuto occasione di incontrare soltanto in quella fugace, e molto animata, esperienza comune all’interno del tempo del sogno.
« Spererei di sì. » storse le labbra verso il basso l’altra, scuotendo appena il capo con aria francamente confusa, se non, addirittura, preoccupata « Come giustamente hai detto tu, purtroppo non c’è un qualche modo per discriminare, in maniera immediata, un universo da un altro. E, diciamo, il mio metodo per viaggiare non è ancora abbastanza rodato per darmi la certezza assoluta di essere finita là dove desideravo… » argomentò, ancora una volta suscitando in me, nelle proprie parole, nel proprio atteggiamento, in tantissimi dettagli, quel senso di familiarità, che pur, ancora una volta, non avrebbe potuto riservarsi alcun senso logico… non nel pensare a chi, una parte di me, avrebbe voluto intendere che ella fosse « … però sì. Se non ho sbagliato nulla, dovrei essere ancora nello stesso piano di realtà. »
« Se tu fossi nello stesso piano di realtà, e se stessimo parlando della stessa donna, due “se” decisamente grandi, è possibile che tu abbia conosciuto la Midda “titolare” di questo universo, se mi permetti il termine. » accennai, cercando di dare un senso a quanto ella stava dichiarando, e, francamente, ormai dimenticando ogni prudenza a margine di tutto ciò, nel limitarmi a seguire il flusso di quel discorso e nell’accantonare ogni pur necessario sospetto nei riguardi della mia interlocutrice, e di un’interlocutrice ancora per me del tutto sconosciuta.
« Non che nell’infinito campo probabilistico tutto ciò possa avere un qualche significato, ma… per quello che appunto può valere, la Midda “titolare” di questo universo, come l’hai definita, in questo momento si starebbe trovando decisamente lontana da casa, impegnata in una missione oltre i confini del proprio stesso mondo, circondata da un gruppo di nuovi amici, in compagnia di un antico amore e di due nuovi figli adottivi. » descrisse, a cercare, con una certa prudenza, di trovare anch’ella un qualche genere di riferimento comune in quel discorso, in termini probabilmente utili, a sua volta, per riuscire a discriminare, in qualche maniera, la mia identità e trovare, in tal senso, una risposta al proprio interrogativo iniziale.
« Stai parlando, fra gli altri, di una sorta di donna serpente di nome Lys’sh, di uno shar’tiagho di nome Be’Sihl e di due bambini di nome Tagae e Liagu?! » proposi, aggiungendo in tal senso un nuovo pezzetto a quel tutt’altro che semplice mosaico, e a quel mosaico che, tuttavia, stava lentamente prendendo forma fra me e quella sconosciuta a me tanto istintivamente familiare… per quanto assurdo avrebbe potuto credere che ella fosse colei che avrei voluto che fosse, e colei che, certamente, non avrebbe potuto proiettare fasci di fiamme dalle mani, che non avrebbe potuto viaggiare attraverso il multiverso e, soprattutto, che non avrebbe potuto essere in quel momento di fronte a me, in piedi sulle proprie stesse gambe.
« Già… e di molte altre persone, come una certa Duva Nebiria, il suo ex-marito Lange Rolamo e la sua nuova moglie Rula Taliqua, la cuoca Thaare Kir Flann, il medico Roro Ce’Shenn, il tecnico Mars Rani e un giovane molto simpatico di cui non ho avuto occasione di conoscere il nome, giacché tutti lo chiamavano semplicemente Ragazzo. » mi elencò, una serie di nomi con i quali, tuttavia, non avrei potuto vantare alcuna familiarità, avendo io conosciuto, in occasione della nostra comune esperienza nel tempo del sogno, soltanto coloro dei quali avevo appena fatto i nomi « La nave, per la cronaca, è la Kasta Hamina… »
« Vorrei poter simulare una quieta confidenza con tutti coloro che hai appena elencato, ma, in tutta onestà, non ho mai avuto occasione di incontrare alcuno fra loro. » scossi il capo, ora riservandomi io un certo imbarazzo in quell’ammissione, e pur decidendo, in tal senso, di procedere con quieta trasparenza, giacché, se tutto quello avrebbe avuto a esserci utile per definire dei parametri comuni atti a orientarci all’interno della complessità del multiverso, mentire, fosse anche e soltanto per omissione, non sarebbe stata l’idea migliore che mi avrebbe potuto venire « A stento ho conosciuto coloro dei quali ti ho fatto il nome, avendo condiviso con loro un’affascinante esperienza in uno strano piano di realtà che mia sorella ha ribattezzato come il tempo del sogno… »

Un sussulto, a quelle parole, scosse in maniera evidente la mia interlocutrice, accedendo nei suoi occhi, e sul suo viso tutto, una nuova espressione di trattenuto entusiasmo, e di un entusiasmo che, per l’appunto, ella stava lì cercando di soffocare, benché in tal senso non stesse dimostrando particolare successo. Un sussulto, il suo, che non poté ovviare, allora, a risultare inspiegabilmente contagioso, nel propagarsi fino al mio cuore, e nell’impormi una forte sensazione di aspettativa, e di un’aspettativa importante, per quanto assolutamente irrazionale, nei confronti di quella donna, e di quella donna del tutto sconosciuta, che mai avrebbe potuto essere chi speravo che fosse, e che pur, per qualche assurda ragione, non avrei potuto smettere di fraintendere qual tale, lì quindi attendendo, quasi con ansia, il suo successivo intervento.
Un intervento, il suo, che non ebbe a lasciarsi desiderare troppo a lungo, e che, allora, vide tuttavia mutare drasticamente la lingua da lei sino a quel momento parlata, e parlata, in verità, in quieta risposta al mio approccio, e al mio approccio in inglese, nel vederla abbandonare quel pur squisito accento britannico in favore di una cadenza per me estremamente familiare…

« E’ per caso possibile che tu sia Madailéin Mont-d'Orb, dalla Terra, e che tu abbia avuto occasione di affrontare, insieme a tua sorella, ai tuoi amici nonché a Midda Bontor e ai suoi amici, nel tempo del sogno, il vicario della regina Amnel Mal Toise presentatosi come secondo-fra-tre…? » domandò quindi ella, parlando in lingua italiana e guardandomi con occhi colmi di speranza.

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