11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 23 settembre 2011

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A
lcun ulteriore cenno fu, in tal frangente, offerto dalla donna guerriero, nella volontà della medesima di non offrire al proprio compare la benché minima occasione non solo di distrazione, ma anche e solo di ulteriore rimando nel confronto di quanto anche da parte sua finalmente accettato qual inevitabile. Qualsiasi sua risposta, dopotutto, avrebbe potuto prevedibilmente scatenare un nuovo intervento verbale da parte dell'uomo, nell'inconscia volontà, in tal modo, di riservarsi maggiore tempo per riflettere, maggiore margine fra la maturata consapevolezza di dover agire e l'azione stessa, ragione per la quale eliminare ogni tentazione in tal senso sarebbe dovuto essere considerato solo e inevitabilmente a suo stesso favore, in suo indubbio aiuto. In quieto silenzio ella attese pertanto che lo shar'tiagho ponesse in essere quel salto, quel breve volo verso il basso che, nel migliore e più auspicabile fra tutti i casi lo avrebbe visto raggiungere la salvezza con il traguardo stabilito, mentre nel peggiore e più tragico lo avrebbe visto ricadere all'interno della lava e lì morire all'istante. E non un solo altro verso di incitamento, di esortazione gli venne rivolto, riconoscendogli il diritto di riservarsi tutta la concentrazione necessaria a concludere quanto necessario. Dal canto suo, Midda, non avrebbe potuto negarsi altre ragioni di parallela analisi e riflessione sull'immediato futuro, su quanto sarebbe da lei stessa dovuto essere compiuto dopo il proprio compagno. Ragione per la quale, rinfoderando alfine la propria spada, ormai superflua nella propria stessa presenza, ella si preparò a ridiscendere a sua volta lungo quella parete rocciosa, nella positiva presunzione di successo per il proprio compare.
E dopo un tempo privo di oggettive possibilità di stima, di valutazione, dall'uomo ritenuto pari a un intervallo di pochi istanti, mentre dalla donna a uno di intere ore, nelle diverse emozioni in loro predominanti, egli contrasse improvvisamente l'intera muscolatura del proprio corpo, sospingendosi, un fugace attimo prima verso destra e poi, sempre facendo perno sull'impugnatura della propria lama, slanciandosi verso sinistra, in direzione del proprio obiettivo. Un'enfasi, quella da lui resa propria, che a posteriori sarebbe stata giudicata persino eccessiva, dal momento in cui, in conseguenza della stessa, il mercenario non solo raggiunse il varco individuato ma, addirittura, fu prossimo a superarlo, costringendosi con incredibile prontezza a correggere il proprio moto nell'aggrapparsi al bordo frastagliato di quel cunicolo sul fronte opposto rispetto a quello sul quale aveva temuto di non giungere, a ovviare in tal modo al pericolo di trasformare quella spiacevole erronea valutazione in un'ancor più spiacevole tragedia.

« Lohr! » gemette, grattando con la punta delle dita e con le unghie della mano destra, unica per lui allora utilizzabile e utile, a trattenersi in quella precaria posizione, ancor proiettato con il proprio intero corpo a picco sul fiume di magma e, purtroppo, ora ancor più vicino al medesimo di quanto non fosse stato pocanzi.
« Dannazione… » commentò la donna dagli occhi di ghiaccio, stringendo i denti e, immediatamente, ponendosi all'opera per ridiscendere a propria volta lungo quella parete, per raggiungere il proprio compagno e, ove necessario, ora offrigli il supporto necessario, l'aiuto richiesto per porsi definitivamente al riparo da ogni pericolo di morte all'interno di quel flusso di roccia fusa incandescente « Sto arrivando, razza d'imbranato! » tentò di rassicurarlo, nel mentre in cui egli, contorcendosi come una serpe, tentava, vanamente, di conquistare una posizione migliore in quel punto.

Sebbene in quella particolare situazione animata dall'urgenza di raggiungere il proprio alleato, prima che, maldestramente, egli potesse vanificare ogni sforzo compiuto in direzione di quel cunicolo, la Figlia di Marr'Mahew impose sul proprio animo, sul proprio cuore e, in conseguenza, anche sulla propria mente e sul proprio corpo, il consueto intimo gelo per lei caratteristico, ben conoscendo i pericoli che, a propria volta, avrebbe potuto correre nell'affrontare quella discesa senza un adeguato livello di concentrazione. Non così stolida da sopravvalutare le proprie possibilità, seppur neppure tanto sciocca dal sottovalutarle, ella era sicura di poter raggiungere Howe senza eccessivo penare, e in tempi sufficientemente brevi, ma, al contempo, non si voleva permettere occasione di scordare come quello stesso cammino sarebbe potuto essere per lei non meno letale che per lui, se solo non fosse stata attenta a misurare ogni proprio gesto, ogni proprio movimento, cercando maggiore confidenza possibile con quella parete tanto sotto le dita della propria mancina, quanto sotto i propri piedi, non scalzi al pari di quelli dell'uomo, e pur, come di consueto, avvolti solo in molteplici fasciature, a proteggerli e, al contempo, a garantirle la possibilità di agire con maggiore libertà e destrezza possibile in situazioni quali quella lì attuale.
Così, agendo quasi come dimentica della situazione di rischio imposta sullo shar'tiagho, ella pretese qual proprio tutto il tempo necessario a non porsi mai in una situazione di fallo, soprattutto con la propria destra, in nero metallo dai rossi riflessi, che, come ormai anch'egli avrebbe dovuto ben comprendere nell'infinito numero di volte ripetutogli, non era in grado di offrirle alcun riscontro sensoriale nel rapporto con quella stessa parete, con le sue forme, con la sua resistenza.
Una scelta forse giudicabile crudele ed egoistica, quella della donna, e che pur sarebbe dovuta essere riconosciuta qual derivante da semplice logica, mero raziocinio, ove egli non avrebbe tratto di certo giovamento alcuno da una sua eventuale e prematura morte in diretta conseguenza di troppo concitato confronto con quella sfida. Una decisione, la sua, che come già molte altre in passato, e speranzosamente altre in futuro, si rivelò ancora assolutamente azzeccata, permettendole di conquistare, alfine, il cunicolo già parzialmente raggiunto dal compagno e, lì arrivata, di sollevare quasi di peso quest'ultimo all'interno del medesimo, non risparmiandogli, ovviamente, una meritata sarcastica osservazione…

« Sempre così con voi maschietti… » sbuffò, lasciandosi ricadere seduta al suo fianco, per un momento di necessaria requie, psicologica oltre che fisica « Non riuscite ad apprezzare l'infinito valore della tanto cara e sempre sottovalutata mezza misura, tendendo sempre a strafare per dimostrare chissà cosa. » ironizzò nei suoi riguardi « Non sarà forse un modo per sopperire, attraverso tanta aggressività psicologica, a una carenza di sicurezza in altri campi...? » suggerì poi, con intento trasparentemente malizioso, a voler giocosamente porre in dubbio la virilità stessa del proprio interlocutore.
« … guarda… » esitò egli, riprendendo parola per un istante ancora con tono sottomesso, quasi non si fosse ancora reso conto di poter nuovamente parlare libero da ogni pressione che, sino a un attimo prima, lo aveva costretto a esprimersi in mezzi sussurri « Questa volta te la cavi solo perché mi hai appena salvato la vita… altrimenti vedresti… »
« Altrimenti vedrei… cosa?! » ripeté ella, aggrottando la fronte e guardandolo con aria di voluta superiorità, con fare ricercatamente altezzoso, a negare in tal modo che egli potesse mostrarle qualcosa in grado di farle mutare idea rispetto alla propria ultima asserzione.

E lo shar'tiagho, innanzi al tono di lei, pur compreso come ancor rivolto a semplice volontà di ludo e non di concreta sfida, non riuscì comunque a formulare una sentenza di senso compiuto utile per controbattere alla stessa, conscio di quanto, dopo tutto ciò che era appena avvenuto, a partire dall'uccisione dei thusser deformi, per proseguire con la loro fuga dai guerrieri, e per finire con l'ultimo, necessario intervento della mercenaria in suo soccorso, qualunque suo tentativo di replica nei suoi confronti sarebbe apparso inappropriato e ridicolo.

« Ci penserò quando mi sarò riposato un poco e ti farò sapere al momento opportuno. » concluse pertanto, promettendole paradossalmente, in tali parole, di ritornare a quell'ipotetica minaccia in un qualche non meglio precisato futuro, quando fosse riuscito a individuare i termini giusti per la medesima.
« E, a tal proposito, credi che ci possiamo permettere un quarto d'ora di sosta o no? Non so te… ma io inizio a sentirmi un po' stanco. » ammise proseguendo e cambiando, in ciò, completamente registro nel dialogo con lei, e ritornando, alfine, a un clima di più quieta e serena collaborazione con lei, concedendole di potersi nuovamente proporre qual riferimento guida all'interno del loro ristretto, intimo gruppo.

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