11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 29 settembre 2011

1352


N
on semplicemente presuntuosa, ma addirittura folle, avrebbe potuto essere considerata colei resasi in tutto ciò protagonista di simile asserzione, dal momento in cui, dinnanzi a tanto audace o forse, e solamente, incauto sbilanciarsi, ella avrebbe obbligatoriamente dovuto offrire riprova pratica della propria inarrivabile bravura nell'arte del combattimento e della guerra, a un livello persino superiore a quello della tanto declamata Midda Bontor o di sua sorella Nissa, lì regina, nell'ipotesi che, in simile incedere, non avesse impegnato le proprie energie in un modo particolarmente complesso, e decisamente poco intuitivo, per suicidarsi. E, difatti, la collerica deflagrazione, che si impose incontrollata, incontrollabile e, sicuramente, irrefrenabile in conseguenza al comprensibile e condivisibile sdegno nei presenti per quell'aperta e immotivata offensiva verbale loro rivolta, fu tale che, per un istante, il tempo stesso apparve arrestare il proprio naturale corso per volgere, a sua volta, tutta la necessaria attenzione agli eventi che lì stavano per occorrere, alla battaglia che, ormai ineluttabile, lì sarebbe conseguita, in un ordine di misura che mai l'avrebbe potuta descrivere qual una semplice rissa come tante altre entro quelle quattro murra.
Ma se Tahara, in virtù delle proprie stesse azioni, si era così costretta a dimostrare una propria incontestabile superiorità innanzi non a uno, ma a una dozzina di avversari, di terribili pirati avvezzi non solo alla lotta, ma, ancor più, al sangue e alla morte dei propri antagonisti, delle proprie vittime, ella si volle da subito porre all'opera al fine di palesare quanto, per mala sorte dei malcapitati allora eletti a proprie ostie sacrificali, alcuna fra le parole da lei scandite avrebbe dovuto essere condannata qual eccessiva, qual ingiustificata, gratuita e grottesca esaltazione personale priva di fondamento alcuno. Al contrario, così come già il confronto con il bardo si era risolto in tempi rapidi e mosse sì repentine da renderne difficile l'effettivo apprezzamento, anche quella nuova sfida, quella disputa da lei tanto insistentemente invocata, si sviluppò e concluse in un intervallo incredibilmente minimale al punto tale da poter spingere ogni spettatore lì presente, all'interno della taverna, a dubitare dell'effettiva occorrenza di quell'evento, forse semplice fantasia, illusione conseguenza di qualche birra di troppo.

« Ohi… » sospirò l'uomo indicato come Braal, a preludio di quegli avvenimenti, dimostrando, in tal lamento, più fastidio che preoccupazione in direzione della propria compagna, sentimento egualmente espresso da praticamente ogni commensale accomodato a quella stessa tavola, alcuno fra i quali offrì evidenza non solo di voler prendere parte alla lotta, ma anche di voler riservare un effettivo interesse per quel combattimento già concluso ancor prima del proprio stesso inizio, dimostrazione di assoluta fiducia nelle potenzialità della donna loro sorella di razzia.

Lasciata in ciò priva di particolare supporto, non solo fisico ma, semplicemente, morale, la pirata non parve destinare eventuale rimprovero a discapito dei suoi camerati, probabilmente in quanto, così facendo, ella avrebbe anche implicitamente suggerito un qualche valore, una qualche importanza per quanto lì si sarebbe presto consumato, rilevanza che, da parte sua, non sarebbe altresì stata mai riconosciuta per tutto ciò. E, a ulteriore riprova di simile atteggiamento psicologico, di quella propria peculiarità caratteriale, ella non ricercò qual propria una particolare postura di guardia, neppure quando i primi due suoi avversari si slanciarono, in maniera reciprocamente coordinata, in sua offesa. Distratta, anzi e addirittura, la donna volle apparire sino all'ultimo istante utile, come se all'incirca quattrocento libbre di virile e vigorosa carne armata dal affilate lame, quale avrebbe potuto essere valutata l'entità della minaccia a sé rivolta, in nulla avesse da essere ritenuta più pericolosa del volo di una fastidiosa mosca in prossimità al proprio volto.
Solo nel tempo in cui ormai una lunga sciabola e un affilato stiletto furono prossimi a inciderle le carni, a penetrarne le forme con cieca violenza che neppure innanzi alla sua morte avrebbe trovato repentina occasione di soddisfazione, Tahara si mosse. E quando ciò avvenne, il tutto apparve, nuovamente, più prossimo al frutto di un incanto, di una qualche stregoneria, ancor prima che mera preparazione fisica qual, altresì, era la sua. Perché, se solo un fugace ed eterno momento prima, scolpito in maniera indelebile nel tempo ove pur d'infinitesimale valore nel confronto con l'illimitato concetto proprio di eternità, ella era apparsa ancora sorridente nella propria sardonica espressione carica di supponenza a discapito delle proprie controparti, un attimo dopo nelle sue mani parve materializzarsi la coppia di pugnali prima posta a riposo in corrispondenza ai suoi fianchi, imponendosi sulla traiettoria delle lame a lei destinate e, con un movimento perfettamente calcolato nel proprio più impercettibile parametro, deviando le stesse dal loro obiettivo originale, nel farle sfogare la propria furia sull'aria a lei circostante.
Se sorpresa avrebbe potuto animare i volti dei due uomini scagliatisi in opposizione a quella singola donna, e così banalmente gestiti nell'irruenza della loro prima offensiva, neppure l'occasione di vivere un tal sentimento venne, tuttavia, loro garantita dal momento in cu ella preferì non concedere a nessuno fra i due tempo utile a elaborare quanto accaduto. Così, quegli stessi pugnali impiegati per reindirizzare l'energia della coppia verso un obiettivo inerme e privo di valore alcuno, vennero repentinamente guidati a incidere in maniera profonda e dolorosa, se pur non letale né, probabilmente, permanente, le carni della medesime braccia offerte verso di lei insieme a quella sciabola e a quello stiletto, costringendo, in conseguenza di ciò, le proprie controparti a un istintiva, e incontrollata, rinuncia alle proprie risorse offensive. Disarmo, al quale seguì immediatamente un ulteriore offensiva da parte della donna, che, ancor anticipando qualunque possibile effettiva presa di coscienza sulla realtà per la coppia, condusse con un movimento meravigliosamente elegante e coordinato, incredibilmente armonico nella propria simmetria e specularità e, pur, energicamente devastante, i pomelli metallici presenti alle estremità inferiori delle impugnature dei propri pugnali, a impattare sulle tempie dei propri avversari, l'una a destra, l'altra a sinistra, imponendo loro quella che, se solo le armi fossero state rovesciate in senso opposto, sarebbe stata morte certa ma che, in tal modo, fu semplicemente, seppur dolorosamente, una perdita di sensi.

« Tarth… » gemette una delle donne presenti all'interno della comitiva avversa a Tahara, di nome Lorea, per un istante sospinta da inevitabile stupore, lasciandosi dominare dal lume della ragione e, in ciò, palesando un trasparente timore per quanto appena osservato, per quella scena sviluppatasi e conclusasi tanto brevemente da risultar difficilmente comprensibile nella propria effettiva dinamica.

Un'effimera dimostrazione di senno, da parte di quella ipotetica carnefice e, ciò nonostante, allora riconosciutasi piuttosto qual potenziale vittima, che suo malgrado non volle rendere proprio il benché minimo sforzo rivolto al predominio della coscienza della propria stessa interprete, ritrovando quest'ultima stolidamente coinvolta dal pur importante e, forse, irrinunciabile spirito di gruppo, di branco, proprio del suo equipaggio e, per questo, mostrandola pronta a scagliarsi a propria volta in contrasto a quella nemica nella duplice volontà di dimostrare la loro superiorità, da lei posta in discussione, e, ancora, di riscattare, vendicare la triste sorte occorsa ai loro primi due compagni, già caduti sotto i suoi colpi.
In conseguenza di tal ispirazione bellica, se il primo e vano tentativo di predominazione sulla tracotante pirata lì resasi protagonista d'ogni interesse all'interno dell'intero salone era stato appena condotto da due robusti uomini, di forte tempra e di indubbio vigore, la seconda ipotesi in avversione a Tahara vide così coinvolte ben cinque supposte minacce a suo discapito, censibili, in ordine e nel dettaglio, nel numero di tre donne e due uomini, armati rispettivamente da uno stiletto, due pugnali dalle sinuose lame ondulate, un bastone uncinato, una spada e, persino, due agili scuri di dimensioni sufficientemente ridotte da essere adatte tanto per il lancio, quanto per combattimenti a distanze particolarmente limitate. Una ristretta e ben armata squadra che, una settimana prima, insieme ai pochi altri compagni ancora in disparte, probabilmente non giudicando necessario anche un loro coinvolgimento, era stata in grado di dimostrare tutta la propria animalesca aggressività saccheggiando una nave mercantile e sterminandone l'equipaggio intero, senza esprimere pietà o esitazione alcuna per il fato di chiunque a loro oppostosi. Una ristretta e temibile squadra che, tuttavia, malgrado ogni propria umana speranza, in quella sera non avrebbe conquistato altra ragione di soddisfazione, di ferino appagamento, venendo, altresì, umiliati dalla più completa assenza d'impegno apparentemente dimostrata dalla loro antagonista, la quale, peraltro, non avrebbe poi neppure richiesto loro un qualche pegno letale ove pur troppo semplicemente avrebbe potuto riservarsi sicuro successo anche in tal direzione.

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