11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

venerdì 15 febbraio 2019

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« Ovviamente, al di là di tutti i propri legittimi dubbi, Salge non avrebbe mai abbandonato la propria amica, e, così, non senza il timore di star andando a cercare non tanto un tesoro, ma, piuttosto, un sacco di guai, egli ebbe ad accettare di seguirla, di accompagnarla, in quella propria improvvisata avventura. »
« Ambientazione di quella improvvisata avventura, allora, avrebbe avuto a doversi riconoscere la vivace e colorata città portuale di Seviath, in quel del regno di Tranith, con le sue case di forme tanto variegate quanto estranee a qualsiasi logica geometrica e, piuttosto, simili a una coltura spontanea, quasi esse non fossero lì state edificate dall’uomo, ma avessero avuto occasione di crescere spontaneamente, in maniera non poi così diversa dal resto della vegetazione circostante. E se per qualunque straniero, quell’architettura estremamente particolare, se non unica al mondo, avrebbe avuto a doversi riconoscere già qual ragione di paranoico timore, nel confronto con qualcosa di assolutamente alieno a ogni propria possibilità di concezione; per qualunque figlio o figlia di Tranith, quali Midda e Salge avrebbero avuto a dover essere riconosciuti, tutto ciò non avrebbe avuto a poter essere frainteso se non qual quanto di più normale, di più familiare possibile, offrendo loro quella amorevole accoglienza che soltanto fra le braccia di una madre avrebbero mai potuto immaginare di vedersi riservata. »
« Dimostrazione della confidenza che la piccola furia sfrenata dai capelli color del fuoco e dagli occhi color del ghiaccio avrebbe saputo riservarsi nel confronto con quell’ambiente, altro non avrebbe avuto a doversi riconoscere se non la difficoltà con la quale il suo compagno d’avventure, in quel mentre, avrebbe avuto a doversi rapportare nel tentare di restarle dietro, di mantenere il passo con la corsa nella quale, altresì, ella avrebbe avuto a doversi considerare impegnata non soltanto fra le vie della città ma anche, e ancor più, su quei tetti irregolari, balzando agilmente da un lato all’altro quasi senza neppure prestare reale attenzione a dove ella avrebbe finito per porre i propri piedini, nell’avere a lasciarsi completamente assorbire dalla contemplazione della propria mappa… »

«  ̶  Attenta! ̶  gridò Salge, costretto ad arrischiarsi a sua volta in un azzardato balzo in avanti al solo scopo di afferrare al volo l’amica per il colletto della propria maglia, e, in sola grazia a tale presa, ovviare a una sua disastrosa caduta, nel momento in cui ella, pericolosamente distratta dalla propria mappa, stava andando a completare quello che avrebbe avuto a poter essere il proprio potenziale, ultimo passo oltre il limitare di un tetto sul quale, in quel mentre, si stavano ritrovando a passare. »
«  ̶  Oh… grazie!  ̶  sorrise per tutta risposta la bambina, accennando una risatina divertita a confronto con quella situazione, e con quella situazione nella quale chiunque altro avrebbe avuto di che mettersi a gridare, nel riconoscere il proprio futuro sostanzialmente dipendente dalla fermezza della presa che il proprio fedele amico aveva allor imposto alla sua maglia e, ancora, alla resistenza della leggera stoffa della medesima, allor già pericolosamente tesa e minacciosamente scricchiolante. »
«  ̶  Se, in luogo a volgere tutta la tua attenzione a quella pergamena, tu avessi a concedere un minimo di premura anche all’ambiente a te circostante, forse potresti avere una qualche speranza di arrivare viva a stasera… e io potrei evitare di rischiare di ammazzarmi per salvarti l’osso del collo!  ̶  protestò il bambino, scuotendo il capo in segno di rimprovero a suo discapito. »
«  ̶  Ma in questo modo renderei del tutto vano il tuo impegno in mio aiuto!  ̶  ridacchiò ella, accogliendo tutto quello come un divertentissimo giuoco, senza apparente premura nel confronto con il rischio che, in buona sostanza, avrebbe potuto ancora vantare di star correndo, non essendosi in quel momento ancora ritratta all’indietro, a tentare di porre spazio fra sé e il baratro di una dozzina di metri davanti a lei, in un volo che, se pur, eventualmente, non l’avrebbe uccisa, certamente non le avrebbe permesso di proseguire quietamente la propria esistenza mortale, probabilmente condannandola a un fato terrificante. »

« Con un profondo sospiro di malcelata critica, Salge si impegnò allora a ritrarla all’indietro, riconducendo il suo baricentro entro un limite più consono e, in ciò, allontanandola dal rischio proprio di sperimentare l’ebbrezza del volo, e di un volo a confronto con il quale, malgrado tutta la propria temerarietà, ella non sarebbe riuscita a uscire indenne. E Midda, senza neppur concedersi l’occasione di ringraziare gli dei tutti per il miracolo chiamato Salge che, in quel momento, in quell’occasione, avevano posto al suo fianco a vegliare sulla sua sopravvivenza, si rimise immediatamente all’opera, finendo di contemplare la propria mappa alla ricerca della giusta interpretazione della stessa e, in ciò, immediatamente riprendendo a correre, e a correre con piglio ancor più deciso rispetto a quello precedente, per quanto, in maniera non dissimile da pocanzi, il suo percorso non sarebbe risultato scevro da rischi. »
« Per tre volte, quindi, il piccolo Salge dovette premurarsi di intervenire in aiuto dell’amica, della compagna di avventure, acchiappandola puntualmente al volo prima della peggiore evoluzione possibile. E più egli si impegnò a soccorrerla, più ella parve altresì impegnarsi a porsi in situazioni sempre più assurde, in termini tali per cui, allora, fin troppo banale sarebbe stato equivocare tutto ciò interpretandolo qual l’effettiva ragione di divertimento, di svago, per la bambina, quasi ella, allora, nulla desiderasse di diverso rispetto a quello, a quella continua ricerca di adrenalina nella consapevolezza di quanto, puntualmente, il suo fedele complice non avrebbe mancato di intervenire in suo aiuto. »
« Di tetto in tetto, di vicolo in vicolo, con un balzo e una corsa, Midda e Salge attraversarono l’intera città nell’inseguire l’imprecisata promessa propria di quella mappa, prima di giungere a confronto con un alto muro, e un alto muro a tutela, a protezione, di un’area privata, di un possedimento entro i confini del quale, evidentemente, i proprietari non avrebbero gradito avessero a spingere i propri passi degli estranei non autorizzati. »

«  ̶  Fine dei giochi.  ̶  suggerì Salge, quasi rallegrandosi per la presenza di quel muro, e di quel muro che, nella propria inviolabile presenza, avrebbe posto un freno all’impulsività della compagna. »
«  ̶  Perché mai…?!  ̶  domandò per tutta risposta la piccola, riprendendo a muoversi e a muoversi nella direzione di un vicolo, e di un vicolo adocchiato lì vicino, in prossimità del limitare settentrionale di quel muro, un vicolo che, allora, le avrebbe potuto offrire occasione di riparo da sguardi indiscreti, nel ben ricordarsi di aver a essere in pieno giorno e, per tale ragione, di non potersi permettere di attirare eccessivamente l’attenzione… non più di quanto già non avesse fatto, quantomeno. »

« Ancora una volta inseguita dal compagno di ventura, al quale evidentemente non avrebbe potuto essere concessa occasione di requie né di soddisfazione, Midda raggiunse quel vicolo e, lì protetta da attenzioni inopportune, si slanciò senza esitazione alcuna contro quel muro, per iniziare ad arrampicarsi lungo di esso, sfruttando, a tal fine, le abilità acquisite nel corso di quell’ultimo anno, e di quell’ultimo anno nel quale le proprie giornate avrebbero avuto a doversi riconoscere trascorse per lo più a penzoloni fra le sartie della Fei'Mish. »
« Con l’agilità propria di una piccola lucertola, quindi, la bambina iniziò a risalire lungo quella parete, ovviando a dimostrare la benché minima esitazione in tal direzione. Esitazione che, altresì, avrebbe avuto a doversi considerare tutta nel suo più riflessivo complice, il quale, in quel contesto, volle dimostrare una certa ritrosia a commettere quanto, chiaramente, avrebbe avuto a doversi giudicare un reato… »

«  ̶  Le parole “violazione di domicilio” non ti suggeriscono nulla…?!  ̶  la rimproverò l’amico  ̶  Siamo marinai… non ladri!  ̶  »
«  ̶  Non è possibile rubare qualcosa a qualcuno che non la possiede veramente… non ti pare?!  ̶  replicò, sorridendo, la piccola furia dai rossi capelli color del fuoco e dagli occhi color ghiaccio, senza frenare la propria ascesa, e dimostrando, in quelle parole, di conoscere evidentemente molto più nel merito della questione rispetto a quanto non si fosse premurata di condividere con lui. »

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